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Roma Atlantide russa

Da qualche decennio in atto a Roma un lento bradisismo culturale - e come ogni bradisismo non immediatamente percepibile -, che sta facendo pian piano emergere cime e terre di un continente a lungo ignorato, una sorta di Atlantide sprofondata nella memoria storica: la colonia russa di Roma. Sono cos venuti in superficie reperti di vario tipo (lettere, memorie, documenti, libri e giornali russi), sedimentati in circa due secoli e legati tanto a storie personali, privatissime, quanto alla grande Storia. A lungo lafflusso di russi a Roma fu un fenomeno numericamente insignificante e sporadico, che inizi ad avere una sia pur modesta consistenza nel periodo della grande occidentalizzazione promossa da Pietro il Grande tra la fine del XVII e i primi decenni del XVIII secolo. Per tutto il Settecento la presenza russa a Roma fu esigua: pensiamo ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, al letterato e alto prelato Feofn Prokopovi (1681-1736), che aveva studiato a Roma agli albori del secolo, uomo nuovo dellentourage di Pietro il Grande, alla principessa Ekaterina Dkova (1743-1810), presidentessa dellAccademia delle Scienze di Pietroburgo, a Dens Fonvizin (1744-1792), famoso commediografo che, a Roma nel 1785, rimase disgustato dalla Roma moderna, povera e stracciona, allammiraglio e filologo Aleksndr ikv (1754-1841)1. Per i russi la consuetudine del Grand Tour inizi tardi, molto pi tardi che per altre nazionalit, divenendo un fatto culturalmente rilevante solo dopo la fine delle guerre napoleoniche, allorch in Europa si ricominci a viaggiare e, per effetto della temperie romantica, riprese in particolare la moda del viaggio nel Sud, che aveva in Roma una delle tappe pi meridionali e sicuramente la pi vagheggiata, carica di suggestioni, memorie storiche, testimonianze artistiche. Talmente desiderata, da far s che il viaggio a Roma venisse talora rimandato, come un evento supremo a cui ci si sentisse necessariamente impreparati, come accadde ancora alla fine dellOttocento al poeta e filologo classico Vjeslav Ivanov.

N. B. In considerazione del carattere divulgativo di questintroduzione, si cercato di ridurre al minimo le note e i rimandi bibliografici a testi russi. Per i nomi russi di persona si indicata la posizione dellaccento, tranne nei casi in cui questo cada sulla penultima sillaba. c Cfr. pi in dettaglio, Ettore Lo Gatto, Russi in Italia. Dal secolo XVII ad oggi, Roma: Editori Riuniti, 1971, p. 13-59.

I russi scoprirono Roma in ritardo, ma in compenso le rimasero ostinatamente fedeli, anche dopo che lo smalto della Citt eterna era stato irrimediabilmente scalfito: negli anni Quaranta dellOttocento, quando la citt aveva cessato di essere la capitale europea dellarte, funzione che aveva assunto con prepotenza Parigi, e ancora di pi dopo la fine delleffimera Repubblica romana (1849), quando la citt appariva poco pi che un borgo di provincia, politicamente e socialmente rinchiuso in se stesso, come tagliato fuori dalla storia. Solo un appassionato visionario come lo scrittore Nikolj Gogol nel lontano 1842 poteva vaticinare a Roma e al suo popolo un grande futuro2. Lamore dei russi per Roma non si affievol nemmeno dopo la proclamazione di Roma a capitale del Regno dItalia, quando il grottesco intento di trasformare la Citt eterna in una citt moderna, europea, port a scempi urbanistici e artistici irreparabili. Allora i turisti stranieri iniziarono a preferirle Firenze, Venezia e Napoli, citt che, rimaste fedeli alla loro identit storicoideale, continuavano a incarnare il mito artistico dellItalia3. Agli occhi dei russi, per, il fascino e il richiamo di Roma rimanevano sempre forti, ad onta della prima impressione, modesta e talvolta sgradevole, che la citt produceva. Cos il compositore Ptr ajkovskij (1840-1893), pur affermando ripetutamente di detestare la citt, continuava a tornarci, al pari del letterato Stepn evyrv (1806-1864), a cui il forte pregiudizio confessionale nei confronti del cattolicesimo e un sentimento nazionalistico che rasentava lo sciovinismo non impedirono di tradurre con passione Dante, di conoscere a fondo la letteratura italiana e di soggiornare a lungo in citt. La colonia russa di Roma era (ed ), ovviamente, una realt sociale e culturale a fisarmonica, in cui confluivano personalit di passaggio, giovani venuti a formarsi o a perfezionarsi a Roma (soprattutto artisti), persone residenti in citt per motivi di lavoro o di studio, russi trapiantati in citt e ormai naturalizzati romani: scrittori, pittori, scultori, architetti, uomini di teatro, diplomatici, rifugiati politici, uomini di scienza, musicisti, storici, pensatori, aristocratici, membri della famiglia imperiale e, naturalmente, bon vivants. Essa aveva, al pari delle altre colonie straniere di Roma, alcuni punti di ritrovo fissi, quasi obbligati. NellOttocento tali erano il Caff Bon Got a Piazza di Spagna e il celebre Caff Greco (dove i russi erano soliti riunirsi nellambiente detto lomnibus4), la trattoria del Lepre a Via dei Condotti e la trattoria del Falcone5 a Piazza S. Eustachio, preferita da Gogol e dalla sua cerchia. Cera poi il salotto cosmopolita della principessa Zinaida Volknskaja (1789-1862), che, dopo un lungo soggiorno a Roma allinizio degli anni Venti, si era definitivamente trasferita in citt nel 1829. Sul finire del secolo, punto di
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Nel racconto Roma (1842). Cfr. Rosario Assunto, Specchio vivente del mondo (Artisti stranieri in Roma. 1600-1800), Roma: De Luca, 1978, p. 116-117. 4 Cfr. Tamara F. Hufschmidt, Livio Jannattoni, Antico Caff Greco. Storia. Ambienti. Collezioni, Roma: Gruppo dei romanisti, s. a. [1989], p. 35. 5 Nella bibliografia su Roma esistono molte varianti dei nomi di queste due storiche trattorie (al Lepre, della Lepre, ecc.). Mi sono attenuta alla dizione riportata in Itinerario di Roma e delle sue vicinanze compilato da Antonio Nibby secondo il metodo del Vasi, Roma: Stabilimento Tipografico Aureli e C., 1861 (VII ed.), p. XXXV.

ritrovo cultural-mondano dei russi divenne il salotto di Nadeda (Nadine) Helbig, nata principessa achovskja (1847-1922), pianista e moglie dellarcheologo Wolfang Helbig, segretario dellIstituto Archeologico Germanico. La loro villa al Gianicolo fu uno dei pi prestigiosi cenacoli romani dellepoca. Senza dimenticare, ovviamente, limportanza dellambasciata russa e della sua chiesa come naturali punti di aggregazione della colonia russo-romana. Anche istituzioni culturali locali catalizzavano la presenza russa, come lAccademia di San Luca, lIstituto di Corrispondenza Archeologica (poi Istituto Archeologico Germanico), istituzione tedesca frequentata anche da artisti, studiosi e alti dignitari russi6, e le esposizioni darte a Piazza del Popolo. Ai russi mancava, e manca tuttora, unAccademia con sede a Roma, istituzione di cui si erano dotati tanti stati europei ed extra-europei, a partire dalla Francia, che per prima, nel 1666, si dot di unAccademia a Roma per volere dello stesso Luigi XIV. In realt lAccademia russa fu istituita sulla carta agli inizi degli anni Quaranta dellOttocento, ma rimase lettera morta. Talvolta sembr che stesse sul punto di tradursi in realt: una prima volta quando il principe Semn AbamelekLzarev, morto nel 1916, lasci in eredit la sua grande villa romana - Villa Abamelek al Gianicolo - allAccademia di Pietroburgo per farne la tanto agognata sede romana. Il lungo contenzioso che si apr tra la vedova, principessa Marija Demdova Abamelek-Lzareva e il nuovo governo sovietico, lesproprio della villa da parte italiana e la sua cessione nel 1947 allURSS vanificarono il progetto7. Una seconda volta quando, nel 1995, il premio Nobel per la letteratura Iosif Brodskij, il grande poeta, entr in concrete trattative con lallora sindaco di Roma Francesco Rutelli, per risolvere il problema del reperimento di una sede per lAccademia8. Limprovvisa morte del poeta, avvenuta allinizio del 1996, ha rigettato il progetto nel limbo. Nel Novecento, ai tradizionali punti di ritrovo russi se ne aggiunsero, talvolta sostituendoli, di nuovi. I primi decenni del secolo videro un grande fervore nella colonia russo-romana: nel 1902 venne fondata, ad opera dei residenti russi, la Biblioteca Gogol9, prima biblioteca russa in Italia, che raccoglieva prevalentemente testi in lingua russa, intitolata al grande scrittore di cui quellanno ricorreva il cinquantenario della morte. Nel 1911, in occasione dellEsposizione Universale di Roma, i russi parteciparono con un loro catalogo10 allEsposizione Internazionale di Belle Arti e sei
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Cfr. Rita Giuliani, La meravigliosa Roma di Gogol. La citt, gli artisti, la vita culturale nella prima met dellOttocento, Roma: Studium, 2002, p. 15-38. 7 Cfr. Galina Ippolitova, Vanda Gasperovi, Vladelcy Villy Abamelek, Sankt-Peterburg: Nestor-Istorija, 2005, p. 66-71. Sulla villa, cfr., in italiano, Olga Adamiina, I Demidov e Villa Abamelek, in I Russi e lItalia, a cura di Vittorio Strada, Milano: Scheiwiller, 1995, p. 155-165. 8 Cfr. Aleksej Bukalov, Italija-Rossija-Brodskij, ili poslednjaja volja poeta [Italia-Russia-Brodskij, o le ultime volont del poeta], in Novoe vremja, n. 9, 1996, p. 41. In italiano: Rita Giuliani, Iosif A. Brodskij, in Aleksej KaraMurza, Roma russa, Roma: Sandro Teti, 2005, p. 234. 9 Recentemente acquisita dalla Regione Lazio; inventariata e collocata presso la Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II di Roma. Sulla Biblioteca, cfr. Gabriele Mazzitelli, La Biblioteca Gogol, in Quaderni della Biblioteca nazionale centrale di Roma, n. 8, 2000, p. 59-71. 10 Cfr. Esposizione Internazionale di Belle Arti: Roma 1911: larte russa allesposizione del 1911 in Roma, Bergamo: Off. dellIstituto di arti grafiche, 1911.

anni pi tardi organizzarono unesposizione in proprio11. Nel marzo 1913 si tenne a Roma, su iniziativa della colonia russa di Capri, un congresso sulle associazioni culturali ed economiche russe attive in Italia12. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 inizi in Russia una massiccia emigrazione di oppositori del nuovo regime: scrittori, aristocratici, militari, filosofi13. I fuoriusciti russi dilagarono per il mondo, concentrandosi in alcuni paesi e citt in particolare: Berlino, Parigi, Praga, Belgrado, Harbin, in Estremo Oriente, poi, in una seconda ondata, negli Stati Uniti. A Roma lafflusso di emigrati russi fu meno massiccio. Ci fece s che il fenomeno fosse a lungo sottovalutato e poco studiato. Divennero punti dincontro della colonia russo-romana il Caff Aragno a Via del Corso e, sia pure per un solo anno, il 1921, la libreria-editrice Slovo 14 (La parola) in Piazza di Spagna, in cui si vendevano libri in lingua russa. Molte iniziative avevano vita effimera, come quella della Lega russa, fondata nel 191915, altre invece si rivelarono durature. Ad esempio, Olga Rznevi Signorelli (1883-1973), intellettuale, traduttrice dal russo e dama del bel mondo, a partire dagli anni Dieci rinverd i fasti dei salotti cosmopoliti della Volknskaja e della Helbig, aprendo la sua casa ai russi di passaggio o residenti a Roma (tra cui Gorkij, Djagilev e molti altri) e ad artisti italiani come Pirandello, Marinetti, Papini, De Pisis, De Chirico16. Dalla met degli anni Trenta si apr agli ospiti russi anche la casa romana del gi ricordato poeta Vjeslav Ivanov e, in seguito, del figlio Dimitrij, giornalista noto con lo pseudonimo di Jean Neuvecelle. Oggi lultima casa abitata da Dimitrij Ivanov ospita la biblioteca e parte dellarchivio del poeta ed sede del centro di studi ivanoviani17. Ai russi iniziarono ad aprirsi anche case private e istituzioni culturali italiane: innanzitutto la casa di Ettore Lo Gatto, il grande slavista amico personale di molti scrittori russi dellemigrazione18, uomo generoso che aiut personalmente intellettuali russi esuli in difficolt economiche. Come segretario dellI.p.E.O., lIstituto per lEuropa Orientale, fondato nel 1921
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Cfr. il catalogo Esposizione artisti ed amatori Russi residenti a Roma, Roma: S. Tip., 1917. I pittori hanno storicamente costituito una componente fondamentale della colonia russo-romana. Nella seconda met dellOttocento, essi avevano dato vita a un Club dei pittori russi, dotato di una sua biblioteca, confluita nel 1902 nella Biblioteca Gogol. 12 Cfr. Nelli Komolova, Russkaja emigracija v Italii v naale XX veka (1905-1914 gg.)[Lemigrazione russa in Italia allinizio del XX secolo], in Rossija i Italija. XX vek, vol. 3, Moskva: Nauka, p. 304. 13 Gi gli oppositori del regime zarista avevano dato vita a unemigrazione verso lItalia, che si era fatta pi consistente dopo la rivoluzione russa del 1905. Gorkij fu lesponente pi famoso di questa tipologia di emigrati. 14 Cfr. Antonello Venturi, Lemigrazione rivoluzionaria russa in Italia (1906-1921), in I Russi e lItalia, cit., p. 88-89. 15 Bollettino della Lega russa in Roma, a. 1, n. 1, febbraio 1919. 16 Cfr. Una russa a Roma: dall'archivio di Olga Resnevi Signorelli (1883-1973), a cura di Elda Garetto, Milano: Cooperativa libraria IULM, 1990; Elda Garetto, Olga Reznevi Signorelli (1883-1973), in I Russi e lItalia, cit., p. 203-208. 17 Del periodo romano di Ivanov si occupa da tempo il collega Andrej Shishkin. In particolare, si veda, in italiano, il suo Ivanov italiano, in I Russi e lItalia, cit., p. 189-194. 18 Si veda il suo libro di memorie: Ettore Lo Gatto, I miei incontri con la Russia, Milano: Mursia, 1976.

sullesempio di analoghe istituzioni europee per promuovere i rapporti culturali con i paesi slavi e per soccorrere gli intellettuali esuli, Lo Gatto fu straordinariamente attivo, sia a titolo personale sia a titolo istituzionale. Nel 1923, col sostegno economico del Comitato italiano per i soccorsi agli intellettuali russi egli organizz nei locali dellI.p.E.O. un ciclo di lezioni, tenute da grandi nomi della cultura russa dellemigrazione19. Lo Gatto fu anche il primo titolare della cattedra di lingua e letteratura russa dellUniversit di Roma La Sapienza, cattedra istituita nei primi anni Venti20. Lavvento del regime comunista in Russia e poi del fascismo in Italia fece s che gli scambi culturali diminuissero. Prima ancora che si innalzasse la cortina di ferro, la Russia era stata di fatto isolata dallOccidente: difficile uscirne, se non in sorvegliatissime delegazioni ufficiali, difficile entrarvi e, qualora veniva concesso il visto dentrata, impossibile muoversi liberamente e intrattenere normali rapporti con amici e colleghi. Altre nazionalit sono state pi attive e sollecite di quella russa nel ricomporre i tasselli di storia delle rispettive colonie romane. Pensiamo, ad esempio, allopera di accuratissima documentazione sulla colonia tedesco-romana, fatta da Friedrich Noack nei due volumi di Das Deutschtum in Rom21, esemplari per rigore filologico e documentario e per la mole dei dati raccolti. Noack giunge a fornire dati, altrimenti sconosciuti, anche su alcuni esponenti della colonia russa. Per quel che riguarda la ricostruzione della storia e della composizione della colonia russoromana, si molto indietro rispetto ai tedeschi. Il volume di Ettore Lo Gatto Russi in Italia, del 197022, ha costituito un importante momento di sintesi degli studi sullargomento. Lo Gatto ha raccolto le fonti russe, integrandole anche con sue personali conoscenze dirette, riguardanti la presenza dei russi in Italia, con particolare riguardo agli echi letterari dei loro soggiorni. Il quadro che ne emerge sui russi a Roma ampio. Sulla ricostruzione dellambiente russo-romano dellOttocento ha molto lavorato anche Piero Cazzola, in numerosi studi di ricostruzione storica23. Al giorno doggi lo scavo quanto mai intenso. Si tratta di numerose iniziative, di singoli studiosi e di gruppi, promosse sia da parte italiana sia da parte russa. La tipologia dei lavori appare triplice: da un lato la ricerca documentaria, darchivio, che porta alla luce dati fattuali, documenti, carteggi. Dallaltro lo studio dei rapporti letterari e
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Cfr. ivi, p. 49 sqq. Cfr. anche Angelo Tamborra, Gli inizi della slavistica in Italia e limpegno civile di Ettore Lo Gatto, in Studi in onore di Ettore Lo Gatto, a cura di Antonella DAmelia, Roma: Bulzoni, 1980, p. 301-314. 20 Anche la casa di Angelo Maria Ripellino, successore di Ettore Lo Gatto sulla cattedra di lingua e letteratura russa, grazie alla ventata di democratizzazione dellepoca chrueviana, negli anni Sessanta divenne un punto di riferimento per scrittori, traduttori e studiosi russi. Dopo linvasione della Cecoslovacchia (1969) e la pubblica presa di posizione dello slavista in favore della primavera di Praga, il visto dingresso in Unione Sovietica a Ripellino non fu mai pi rilasciato. 21 Friedrich Noack, Das Deutschtum in Rom seit dem Ausgang des Mittelalters, in 2 vol., Stuttgart 1927-Darmstadt: Scientia, 1974. 22 Lo Gatto, Russi in Italia, cit. 23 Cfr. i saggi di argomento romano in Piero Cazzola, LItalia dei russi tra Settecento e Novecento, in 2 vol., Moncalieri: C.I.R.V.I., 2004; Due russi a Roma, a cura di Piero Cazzola, Torino: Bona, 1966.

culturali, degli influssi reciproci, frutto talora di conoscenze personali, talaltra di influssi letterari. Spesso questi due livelli si saldano in una terza tipologia, ibrida, rivelandosi in fin dei conti assolutamente complementari. Ne ricorder, per motivi di spazio, solo alcuni. Frutto di una meticolosa ricerca darchivio il volume sul settore russo del cimitero acattolico di Testaccio, una vera e propria anagrafe dei russi morti a Roma e sepolti allombra della Piramide24. Studi critici sui rapporti letterari russo-romani sono stati raccolti nel volume miscellaneo Limmagine di Roma nella letteratura russa, del 200125. Un tentativo di offrire al tempo stesso una panoramica sulla colonia russa di Roma e unantologia degli scritti di argomento romano dei suoi componenti stato fatto da Aleksj Kara-Murza nel volume Znamenitye russkie o Rime [Russi illustri parlano di Roma, 2001]26, recentemente tradotto in italiano col titolo di Roma russa27. Si tratta di una compilazione condotta in base a criteri opinabili. Ne sono stati infatti esclusi personaggi che sono vissuti a Roma per anni, quando non per decenni come i pittori Fdor Matveev, Silvstr edrn, Fdor Bruni, lincisore Fdor Iordan, gli scultori Samul Galberg e Mark Antokolskij, il letterato Petr Boborkin (e lelenco potrebbe continuare) mentre vi figurano personalit che a Roma soggiornarono solo pochi giorni, riportandone impressioni superficiali e dandone giudizi convenzionali, come lo storico Michal Pogodin. In assenza di studi specifici sui russi a Roma, anche questa pubblicazione si rivela per preziosa, non tanto perch ledizione italiana stata riveduta, ampliata e corredata di riferimenti bibliografici assenti nelloriginale, quanto perch (e ci appare uninspiegabile stranezza) il panorama della colonia russa-romana finora si composto per assemblaggio di parti: tessere, frammenti contenuti in studi pi ampi sui russi e lItalia o sui russi in Italia, studi di carattere comparatistico russoitaliano. Manca ancora uno studio sistematico e generale (o quantomeno relativo a un periodo ampio) proprio sullambiente romano; ora per sono in corso ricerche darchivio, che hanno gi dato primi, interessanti risultati28. Appare di fondamentale importanza ricostruire presenze e rapporti su base documentaria, riprendendo in esame anche figure gi studiate e indagate, che continuano a riservare sorprese, anche se solo sfiorate incidentalmente da una ricerca. Ad esempio, stata una sorpresa, per chi
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Vanda Gasperovi, Michail Katin-Jarcev, Michail Talalaj, Andrei umkov, Testao. Nekatolieskoe kladbie dlja inostrancev v Rime. Alfavitnyj spisok russkich zachoronenij [Testaccio. Il cimitero acattolico degli stranieri a Roma. Elenco alfabetico delle sepolture russe], Sankt-Peterburg: VIDR, 2000. 25 Obraz Rima v russkoj literature. Medunarodnyj sbornik naunych trudov [Limmagine di Roma nella letteratura russa. Miscellanea internazionale di studi], a cura di Rita Giuliani e Vladimir Nemcev, Rim-Samara: Izd. NTC, 2001. 26 Aleksej Kara-Murza, Znamenitye russkie o Rime, Moskva: Nezavisimaja gazeta, 2001. 27 Idem, Roma russa, cit. 28 Cfr. Stefano Garzonio, Jaroslav Leont'ev, Iz istorii russkoj kolonii v Rime (1912-1917) [Dalla storia della colonia russa di Roma], in Vittorio. Medunarodnyj naunyj sbornik, posvjaennyj 75-letiju Vittorio Strady [Miscellanea internazionale di studi in onore dei 75 anni di V. Strada], Moskva: Tri kvadrata, 2005, p. 151-202. E anche in atto una ricerca PRIN sugli archivi russi in Italia, che prevede ricerche anche in archivi romani.

scrive, trovare testimonianza che Karl Brjullv, il grande pittore russo depoca romantica, aveva stampato a Roma nel 1830 una composizione musicale della principessa Zinaida Volknskaja, cimentandosi per lei nellinedita veste di editore, invece che in quella consueta di ritrattista29. DallAtlantide russa emerso anche un quadro di Brjullv Ritratto di Sergej Ivanov che viene esposto al pubblico per la prima volta in questa mostra30. Lesperienza personale conferma che sul soggiorno romano di grandi artisti del passato ancora possibile rinvenire documenti inediti, che consentano di delinearne con maggiore precisione il profilo storico-critico. Ormai gli studi accumulati sono molti e si avverte la necessit di sistematizzare i singoli contributi apparsi negli ultimi anni nelle sedi pi diverse, talora in Italia, talora in Russia. Ma per fare questo ci vorrebbe, probabilmente, un altro Ettore Lo Gatto. Oltre alla ricerca storico-documentaria e storico-critica, auspicabile anche una pi intensa collaborazione scientifica con gli studiosi russi, anchessi da lungo tempo interessati allo studio dei rapporti italo-russi31. In questi ultimi decenni, questo tipo di studi ha conosciuto una notevole accelerazione, anche se la parte romana di norma resta inserita nel pi generale contesto delle relazioni italo-russe32. A noi studiosi di cose russe il compito di veicolare nella cultura nazionale il dato storico di unimportante presenza russa in Italia, a Roma come a Firenze, a Venezia come a Napoli o nella costiera ligure. Questa presenza russa, che ormai una realt evidente, stenta ad essere recepita in ambiti non russistici o non slavistici. Prova ne sia che una recentissima pubblicazione sul viaggio in Italia33 non ricorda nessuno dei grandi scrittori russi che furono anche instancabili viaggiatori, bench abbiano compiuto viaggi in Italia figure non secondarie nella cultura mondiale come Gogol, Turgenev, Tolstj, Dostoevskij, Pasternk, solo per limitarsi ai nomi pi grandi.

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Zeneide Volkonsky, Cantate: la mmoire d'Alexandre Premier, Roma: Bruloff C., 1830. Il quadro, insieme a numerosi altri dello stesso autore, appartiene alla collezione privata di una famiglia romana. 31 Nei primi decenni del Novecento, ad esempio, uscirono sul tema a San Pietroburgo per i tipi della Tipografia dellAccademia delle Scienze vari volumi in pi fascicoli: Rossija i Italija: sbornik istorieskich materialov i issledovanij, kasajuichsja snoenij Rossii s Italiej [Russia e Italia: miscellanea di materiali storici e studi sui rapporti tra Russia e Italia], Sankt-Peterburg 1907 (I vol.)-Leningrad 1927 (IV vol.). 32 Cfr, ad esempio, da parte russa i volumi miscellanei Rossija i Italija. Iz istorii rusko-italjanskich kulturnych i obestvennych otnoenij [Russia e Italia. Dalla storia delle relazioni culturali e sociali russo-italiane], Moskva: 1968, e i pi recenti, Rossija i Italija, Moskva: Rossijskaja Akademija Nauk, Institut vseobej istorii, 1993; e, per i medesimi tipi, Rossija i Italija, Moskva 1996 (vol. 2), Rossija i Italija. XX vek, cit., (vol. 3); Rossija i Italija. Vstrea kultur [Incontro di culture], Moskva 1998 (vol. 4); Rossija i Italija. Russkaja emigracija v Italii v X veke [Lemigrazione russa in Italia nel XX secolo], Moskva 2003 (vol. 5). Cfr. anche Zlata Potapova, Rusko-italjanskie literaturnye svjazi. Vtoraja polovina XIX veka, Moskva: Nauka, 1973. Da parte italiana si possono ricordare I Russi e lItalia, cit.; Russica e Italica. Saggi sui rapporti culturali, a cura di Eridano Bazzarelli, Torino: Tirrenia Stampatori, 1994, la serie Archivio italo-russo/russko-italjanskij archiv, a cura di Daniela Rizzi e Andrej Shishkin, Trento: Universit degli studi di Trento, 1997 [I vol. della serie]; Salerno: Europa Orientalis, 2002 (vol. 2); Salerno: Europa Orientalis, 2001 (vol. 3, monografico, su V. Ivanov); Salerno: Europa Orientalis, 2005 (vol. 4). 33 Attilio Brilli, Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale. Bologna: Il Mulino, 2006.

Questa mostra bibliografica appare perci tanto pi preziosa, in quanto meritorio tentativo di presentare e di offrire al pubblico uno spaccato di vita russo-romana, fissato soprattutto nelle sue testimonianze bibliografiche. E una parte di Roma che sfoglia e scopre la sua parte russa, che fa spazio, mettendole in mostra, ad alcune vette dellAtlantide russa. Questa bella iniziativa, promossa da Marina Battaglini - una sinologa i cui interessi sono straripati oltre la riva russa dellAmur - dimostra anche quanto ancora ci sia da scoprire. Il lavoro di organizzazione della mostra, infatti, ha riservato non poche sorprese, ad esempio, ne emerso il quadro vivace e insospettato di una piccola editoria romana legata agli ambienti dellemigrazione russa. Le premesse ci sono tutte. Le prospettive sono ottime. DallAtlantide russa stanno emergendo picchi e lembi di terra ferma. Emerger, ne siamo certi, lintero continente.

Roma, settembre 2006 Rita Giuliani