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Tra manette e riforme, arriva il nuovo '92 in Italia


di Andrew Spannaus, 13 aprile 2012 17 aprile 2012 (MoviSol) - Pubblichiamo un'analisi dei recenti attacchi al sistema dei partiti italiani, proposta dal Segretario di MoviSol, Andrew Spannaus. Ad un osservatore attento, i numerosi scandali che colpiscono quasi tutti gli schieramenti della politica italiana, visti in controluce alla presenza di un governo tecnico che dichiara di fare finalmente le riforme necessarie a modernizzare il paese, non possono che suggerire un parallelo con un periodo simile di non tanto tempo fa, quello di Tangentopoli e dei governi tecnici dell'inizio degli anni Novanta. Allora ci fu un attacco speculativo in grande stile, che port ad una forte svalutazione della Lira. La finanza internazionale, guidata in quel caso dal famoso "mega-speculatore" George Soros, port a casa miliardi di dollari inaugurando una stagione sui mercati internazionali che avrebbe rappresentato perfettamente lo spirito della globalizzazione: i governi dovevano piegarsi ai voleri della finanza, permettendo alla "libera concorrenza" di sopraffare la sovranit nazionale. L'attacco speculativo e la conseguente svalutazione della moneta peggiorarono la crisi della finanza pubblica, per cui il bilancio dello Stato venne considerato insostenibile. Segu un lungo periodo di misure lacrime e sangue, iniziato gi prima dell'attacco con il prelievo forzoso dai conti correnti nel luglio del '92, e poi lanciato in grande stile con la manovra da 93.000 miliardi di lire, sempre ad opera del Governo Amato. Al contempo, si avvi la grande stagione delle liberalizzazioni e privatizzazioni di grandi fette dell'economia italiana. Come si sa, tutto ci avvenuto nel contesto della decimazione della classe politica italiana, quella della "Prima Repubblica", quella dei partiti politici che avevano retto il paese nel dopoguerra. Dalla DC ai Socialisti, i principali leader politici furono screditati e estromessi dal potere. Rimasero molti, riciclatisi nei modi pi svariati, ma la musica era cambiata; comandavano i tecnici, esperti come Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi, che avrebbero ridisegnato l'economia italiana. Furono riscritte le regole del sistema bancario e finanziario. Si cominci a smantellare le partecipazioni statali, vendendo - e in molti casi svendendo proprio - i gioielli di stato (vedi "La distruzione dello Stato Sociale attraverso la catastrofe delle liberalizzazioniprivatizzazioni in Italia" di Claudio Giudici); tutto ad uno sconto non indifferente quando si trattava di compratori stranieri, grazie alla svalutazione del settembre '92. Senza addentrarci in un'analisi completa di Tangentopoli e dei suoi risvolti, ci limiteremo qui a porre qualche domanda: stata davvero 'scoperta' la corruzione politica in Italia in quel periodo? Oppure si sapeva da tempo come funzionava il finanziamento dei partiti, e in qualche modo si decise di fare saltare il tavolo in quel momento storico? Stiamo meglio oggi? La nuova classe politica pi pulita e in grado di difendere meglio gli interessi della popolazione? Le risposte non sono difficili, sarebbe auspicabile che si cominciasse a riflettere pi a fondo su quel periodo di trasformazione, proprio perch sta avvenendo qualcosa di simile oggi. Ad onor del vero per, questa volta la potenziale resistenza da parte della classe politica sembra decisamente minore, in quanto quasi tutti si sono allineati subito quando il Presidente Napolitano impose il governo di Mario Monti alla fine del 2011. L'altro Mario, il signor

Draghi, invece di essere messo a capo del Governo italiano fu mandato alla vera cabina di regia europea, la BCE, e cos la formula "greca" viene imposta anche in Italia, con il risultato prevedibile di provocare la recessione e renderci tutti pi poveri per pagar il pizzo ai mercati che devono riacquisire la "fiducia" nel paese. Ma l'aspetto pi importante delle misure varate dal Governo Monti non sono i soldi trovati per accontentare i contabili; la vera posta in gioco sono le "riforme strutturali", la necessit di cambiare i settori per cui i soldi vengono spesi, e le regole generali dell'economia italiana. E qui sorge il vero paragone con il periodo '92-'93. Allora inizi la campagna per entrare nell'Euro. Con il Trattato di Maastricht fu imposta la riduzione del deficit, l'italia dovette allinearsi ai parametri europei. Il passaggio dur diversi anni e fu doloroso. Tutto per il nostro bene, ci fu spiegato, ma vent'anni dopo stiamo ancora facendo i sacrifici per rispettare le regole europee. Noi diremmo che la colpa di quelle stesse politiche; che le riforme liberiste hanno incentivato la finanza speculativa - che poi ha fatto crac - e disincentivato l'economia produttiva, ridottasi costantemente. Le conseguenze sono inevitabili: la capacit di sostenere lo stato sociale viene meno, e il debito (pubblico e privato) continua a crescere. Loro invece, quelli che troviamo in televisione, nelle universit, e ora anche nei ministeri, dicono che dobbiamo ricominciare da capo. L'Italia troppo incrostata: ci sono gli interessi, le corporazioni, i privilegiati. I tassisti guadagnano troppo, le farmacie pure, gli artigiani non pagano le tasse, e i dipendenti sono attaccati al posto fisso. Serve pi flessibilit, pi capacit di adattamento. Adattarsi a cosa? Alla globalizzazione. Se in Cina e in India si lavora di pi per molti meno soldi, gli italiani dovranno accettare la nuova realt. Le manifatture saranno sempre meno, uno stipendio dignitoso un privilegio, la colpa solo vostra se avete vissuto troppo bene. Cos bisogna liberalizzare tutto, privatizzare quello che rimasto in mano pubblica (per partito preso, non perch migliora il servizio o abbassa le tariffe; in quasi tutti i casi si dimostrato il contrario in questi anni). Le pensioni vanno cambiate, le regole sul lavoro pure. Tutte cose che in astratto sembrano avere un loro perch contabile o competitivo, ma che viste nel contesto della crisi economica nazionale e globale mirano solo a compiacere i mercati e a permettere l'ulteriore smantellamento dell'economia reale. Oggi gli scandali vengono utilizzati di nuovo per colpire la classe politica italiana. La caduta del Governo Berlusconi fu annunciata con un'interminabile serie di scandali a luci rosse, il cui scopo era evidente a chi pensava in modo strategico. La stessa arma fu usata contro il Ministro dell'Economia per sostenere la fazione liberista nella battaglia contro chi osava mettere in discussione il dominio del mercatismo. Alla Regione Lombardia numerosi partiti sono stati colpiti in questi ultimi mesi, sia per casi di basso profilo che con annunci di grande effetto mediatico come quello recente in merito alla Lega Nord di Umberto Bossi. Ma non si pensi ai soli magistrati "comunisti"; pure i partiti di centro e di sinistra sono colpiti da casi corruzione da qualche tempo, dall'ex Margherita all'Idv, dall'UDC al Pd. Tutti innocenti? Non questo il punto. Come nel '92, la domanda che effetto ha una nuova stagione anti-corruzione proprio ora? Chi vorrebbe manipolare questa situazione per imporre dei cambiamenti fondamentali per il futuro del Paese? Sembra delinearsi un bel contrasto con i correttissimi professori (e i banchieri) a Palazzo Chigi. I partiti sono corrotti, viva i tecnici! E cos sar ben pi difficile opporsi ai massacri liberisti richiesti dalla City di Londra e da Wall Street, passando per Francoforte e Bruxelles. Se si vuole davvero difendere l'Italia, se si vuole davvero difendere la tradizione europea, ora di ripristinare la sovranit nazionale. Serve una classe politica disposta ad opporsi alle operazioni di saccheggio, sta qui la vera corruzione: quanti pensano a salvare se stessi, con soldi o poltrone, piuttosto che agire in difesa del bene comune!? Oggi non si possono pi accettare le riforme strutturali che mirano ad aprire l'economia ai grandi capitali internazionali, alle bolle speculative in cerca di asset da fagocitare e poi rovinare prima di passare alla prossima vittima. un film gi visto. Le istituzioni sono delegittimate perch i politici pensano a se stessi, ma nel frattempo i nuovi arrivati pensano a

consegnare il Paese mani e piedi ai loro padrini dell'oligarchia transnazionale. Abbiamo il coraggio di opporci, questa volta?
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