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LETTERATURA CONTEMPORANEA

7 20/04/12 La Storia di Elsa Morante Le prime pagine sono significative, alla Morante interessa indagare la storia come fonte del racconto; questo evidente dalla struttura generale. Se si guarda l'indice, si parte con un 19.. e si chiude con un 19.. in mezzo, ritroviamo gli anni precisi, e a ogni capitolo corrisponde un anno. Ci significa che l'anno scandisce il romanzo, la sua struttura. La materia narrata non deve sembrare un fiume in piena senza argini e senza progetto. Uno scrittore non inizia a scrivere e basta, ma deve ordinare la materia narrata all'interno di un disegno strutturale ben preciso, il montaggio del romanzo. Gli anni quindi sono quelli della guerra e del dopoguerra. La logica quella annalistica, ossia come la storiografia antica (in particolare quella romana) che narra gli eventi anno per anno. I Romani cominciano a raccontare le loro vicende compilando anno per anno delle tabulae dealbatae. La pi grande opera annalistica dell'antichit Ab Urbe Condita di Tito Livio. Un'altra opera importante sono gli Annales di Tacito. Si va quindi dal 1941 al 1945-1946 (quest'ultimo, l'anno dei referendum per l'Italia). L'ultimo capitolo, in realt, sintetizza gli anni dal 1948 al 1951. La storia il motore della vicenda, e lo si capisce dall'inserimento di una sintesi delle vicende storiche all'interno di ogni capitolo. Per alcuni anni, tra il resoconto storico anticipato e il capitolo narrato, c' una pagina intermedia su cui vengono riportati dei versi. Abbiamo quindi vero storico, narrativa, ma anche poesia. I versi riportati aiutano poi a interpretare il capitolo raccontato. Il romanzo quindi viene anticipato da una serie di citazioni che avviano all'interpretazione e forniscono un punto di vista. Lo scrittore vuole saldare realt e letteratura sotto ogni aspetto, anche quello lirico.

P. 23, c. 2: La donna, di professione, ... Ida da una parte una donna immatura, mai cresciuta veramente, ma allo stesso tempo stata costretta molto presto a prendersi le responsabilit di una persona adulta: una bambina invecchiata. C' poi un riferimento alla storia: al dito non ha la fede nuziale d'oro, ma d'acciaio, perch quella d'oro era stata offerta per l'Impresa di Abissinia, per cui il regime fascista aveva chiesto tutto l'oro in possesso, al fine di finanziarla. Siamo quindi anche nel contesto del colonialismo. Dare i propri averi affinch l'Italia abbia delle colonie. P. 57 ritrovamento del cadavere della madre di Ida: L'unica violenza del mare, ... La donna, al contrario della figlia, non aveva voluto consegnare la fede, nonostante il suo conformismo patriottico. Dimostra di conseguenza pi carattere della figlia, che viene vista e letta come quella debole. Vediamo quindi un'Italia che non fa le stesse cose. La macrostoria ci dice semplicemente che gli Italiani consegnarono l'oro, ma nel romanzo leggiamo che chi ha avuto l'ardire, non l'ha fatto.

Essendo il padre di Ida un anarchico, troviamo citati Proudhon, Bakunin, Malatesta, fondatori di un pensiero che non vuole avere istituzioni e che avr una lunga storia. Egli impossibilitato di dire ci che vuole anche a casa sua, dato che la moglie non vuole che dica quelle cose. In casa, parla in dialetto calabrese, mentre Nora, la moglie, parla in dialetto veneto.

Anche la Morante interpreta la Storia come l'agire di due categorie di uomini: quelli che hanno il potere e quelli che lo subiscono. Troviamo quest'interpretazione nelle parole di Bakunin, che viene appunto citato nel romanzo. Spesso lo Stato cristallizza questi due blocchi sociali: se sei ricco, sei libero, se sei povero, sei costretto a obbedire. Tutto il romanzo un romanzo di potenti che opprimono i deboli. P. 36: Il rifiuto di obbedienza diventer sempre pi frequente, ... Giuseppe cita Tolstoj. Il romanzo ha come presupposto, quindi, la prevaricazione dei forti sui deboli. La pace il sentimento, la vita privata, i legami familiari. La guerra la lotta per il potere. P. 41-42: ...Urla e sparatorie per le vie sottostanti del quartiere... Si sente un fragore, si sentono urla e spari. Sono le giornate della Rivoluzione Fascista, della Marcia su Roma. E' la macrostoria, ma si parte ancora una volta dalla sfera privata. Il manuale di storia parla della Marcia su Roma come un'ondata univoca, mentre il romanzo ci parla dell'opposizione dei comuni di stampo comunista, sedata dalle camicie nere, uno scontro civile.

P. 46: ...lo si vide ritornare a Roma, ridotto irriconoscibile, ... Il padre di Ida muore nel 1936 di cirrosi epatica; poco dopo, muore anche il marito di Ida, partito per l'Etiopia, recentemente assoggettata dall'Italia, per affari. L'Abissinia era stata conquistata da poco, e i commercianti come Alfio ci vanno per aprirsi nuovi mercati, un tentativo di sfruttamento della colonia. Il dramma collettivo diventa tragedia personale: Alfio torna in Italia malato, ma lo era gi da prima, per un cancro. P. 48-49: Essa si trovava esposta definitamente alla paura... Ida ha un tremito alle mani, a rivelare l'inadeguatezza e l'incapacit di essere precisa, sicura, adulta. La grande storia, per le persone comuni, lontana tanto quanto le Guerre Cartaginesi, per quanto avessero dato l'oro. La Guerra in Abissinia lontanissima. L'Italia viene promossa da Regno a Impero. Orgoglio nazionale, certo, ma interessava qualcosa alla gente normale? Evidentemente no, la cosa non cambiava nulla. L'unica modifica il fatto personale, ossia il marito recatosi in Etiopia per affari. Per Ida non ci sono Regno, Impero, ma solo il fatto del marito che torna malato dall'Africa. Viene anche citata una situazione per cui Ida, maestra di scuola, vede l'immagine di Mussolini come soltanto il potere dello Stato, mentre il crocifisso rappresenta unicamente il potere della Chiesa. Per Iduzza, erano unicamente il simbolo dell'autorit, ossia dell'astrazione occulta che fa la legge.... Lo

Stato fa la legge, gli umili ne hanno solo soggezione.

Mussolini ovviamente si ispirava all'Impero Romano. Ida, nonostante senta l'estraneit a questa cosa, fa scrivere agli alunni una sua frase. Nel romanzo, per, si parla di come Mussolini sia caduto in una trappola, in cui lo aspettava il padrone predestinato, Hitler. Nel momento in cui Mussolini entra nella logica del Nazismo, destinato a essere schiacciato dalla personalit di Hitler. Ne diventer dipendente. Il romanzo quindi interpreta la storia in profondit, attraverso immagini, senza reticenze. La Morante li chiama sventurati falsari, diversi per natura. Vengono contrapposti i loro sogni, quello di Mussolini vitalista, carnevalesco, mentre quello di Hitler un sogno funebre, triste. Il carro carnevalesco di Mussolini viene agganciato al carro funebre di Hitler.