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Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice

Welfare e modelli di welfare 1. Alle origini dello Stato sociale Il welfare state nasce, sul finire dellottocento, per dare delle risposte ad una serie di problemi posti dal rapido diffondersi dellindustrializzazione e dellurbanizzazione delleconomie, quando le antiche societ contadine si trasformano in societ industriali. Il progresso tecnico irrompe nellorganizzazione artigianale del lavoro e della produzione determinando nuovi processi produttivi, lutilizzo di nuove materie prime, di nuove forme contrattuali non regolamentate e prive di restrizioni ( con il lavoro dei minori, delle donne, nelle ore notturne, ecc); la formazione di nuovi e pi ampi mercati, nuove vie di comunicazione, lo spostamento di milioni di persone dai centri rurali verso le citt industriali che iniziano ad espandersi a macchia dolio. Questo processo di grande fervore e produzione di ricchezza presenta, come spesso accade, alcuni elementi di debolezza; si moltiplicano gli incidenti sul lavoro, legati allutilizzo delle nuove macchine a fronte di una formazione inesistente, le malattie, per luso di materiali nocivi alla salute, il disagio economico nei momenti di stasi della produzione, il disagio abitativo per il confluire di una massa di popolazione in citt non attrezzate ai nuovi flussi migratori con conseguenti effetti di sovraffollamento, carenze di servizi igenici e, quindi, rapida diffusione delle malattie; il disagio sociale determinato dalla crisi del sistema assistenziale tradizionale basato sullaiuto reciproco e presente nelle piccole comunit. La presenza oggettiva dei diversi problemi economici e sociali - insieme alla formazione dei primi partiti operai e delle prime forme sindacali - fa s che si determinino le condizioni politiche per le prime leggi di intervento in campo sociale che nate per gruppi ristretti di lavoratori e in singoli paesi, si estendano, pi o meno velocemente, agli altri lavoratori e paesi per limitare le tensioni ed i conflitti e, quindi, per non ostacolare lo sviluppo della nuova organizzazione produttiva; per fronteggiare una classe operaia pi forte ed organizzata in partiti e sindacati, per un generale processo imitativo. Il primo modello di welfare si fa risalire, usualmente, alla Germania di Otto Von Bismark ( 1815 1898 ), il cancelliere di ferro dellimpero di Guglielmo 1 di Prussia, che nellarco di sei anni getta le fondamenta del welfare con le tre famose leggi : sullassicurazione contro le malattie ( 1883 ), sugli infortuni sul lavoro ( 1884 ) e sullassicurazione contro la vecchiaia e linvalidit ( 1889 ) considerate, allora, come le principali cause di povert ed indigenza. Viene, invece, attribuito ad un Arcivescovo inglese (1941), William Temple, il termine welfare state , Stato del benessere, per contrapporlo allo Stato di guerra warfare state dei nazisti ( nellaccezione oggi prevalente.
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). Ed a partire da questi anni che il termine inizia a diffondersi

Stevenson J (1984), British Society 1914-1945, Ed. J.H.Plumb, England, p. 453

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A Lord William Beveridge ( 1879 1963 ) (Regno Unito) viene fatta risalire laccettazione e la diffusione dellidea di uno Stato capace di farsi carico di tutti i problemi sociali dei suoi cittadini in ogni momento della loro esistenza ( dalla culla alla tomba , come si dir poi ). Nel suo Rapporto ( noto come Rapporto Beveridge, 1942 ), si delineano i caratteri essenziali di un moderno stato sociale che doveva essere gestito da ununica entit ( e, quindi, centralizzato per una maggiore efficienza ed economicit ); essere universale ( accessibile a tutte le classi sociali senza alcun limite di reddito e coprire tutte le evenienze ) e finalizzato alla sconfitta di cinque flagelli ( 2 ): Linsicurezza del reddito La malattia Lignoranza La miseria Lozio determinato dalla disoccupazione

Scopo del Piano di interventi e provvidenze quello di assicurare un reddito minimo ma sufficiente ( nel senso che lammontare definito non dovrebbe aver bisogno di integrazioni se non volontarie ), nel momento in cui la capacit di guadagnare del singolo si interrompe per disoccupazione, malattia, incidente sul lavoro, per let del pensionamento e per venir incontro a spese eccezionali quali quelle legate alla nascita, alla morte, al matrimonio. Il reddito minimo , anche, a tempo indeterminato e, cio, fin tanto che permane lo stato di bisogno. Un soddisfacente schema di sicurezza sociale dovrebbe, sempre secondo Beveridge, prevedere anche assegni familiari per i figli sino a 15 anni ( e sino a 16 se inseriti in processi educativi ) perch le retribuzioni fanno riferimento allindividuo e non alla dimensione della famiglia ( anche allora erano le famiglie numerose ad avere, insieme agli anziani, la pi alta probabilit di cadere in povert ), servizi per la salute ( perch la malattia implicava perdita di retribuzione e, quindi, povert), per leducazione (come processo di mobilit sociale, un bambino che non messo nelle condizioni di sviluppare il proprio capitale umano ha molte probabilit di divenire povero una volta adulto) e, naturalmente, politiche per la piena occupazione perch nessun Piano sarebbe finanziariamente sostenibile in presenza di una disoccupazione di massa. Il Rapporto Beveridge viene, quindi, a rappresentare la base di importanti provvedimenti legislativi quali il Family Allowances Act del 1945 (assegni familiari), il National Insurance Act del 1946 (assicurazioni obbligatorie ) e del National Health Service del 1948 (sistema sanitario). Per una definizione di welfare , largamente condivisa, si pu far riferimento allo storico inglese Asa Briggs (1961) ( 3 ) :

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Beveridge W.H. ( 1942 ) , Social Insurance and Allied Services, Her Majestys Office, London, p.6 Briggs A. (1961 ), The Welfare State in Historical Perspective, in European Journal of Sociology II.

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Lo Stato del benessere quello nel quale il potere organizzato viene impiegato al fine di modificare il funzionamento dei mercati in almeno tre direzioni : 1. Garantire a individui e famiglie un reddito minimo indipendentemente dal valore di mercato delle loro risorse; 2. Ridurre le condizioni di insicurezza, ponendo individui e famiglie in grado di fare fronte ad alcune evenienze sociali (ad esempio, la malattia, la vecchiaia e la disoccupazione), che altrimenti li condurrebbero verso situazioni critiche; 3. Assicurare che tutti i cittadini, senza distinzione di classe o posizione sociale, abbiano a disposizione un certo insieme di servizi sociali, nella migliore qualit disponibile. In questo senso i servizi e le prestazioni di welfare non devono dipendere dalla bont del potere organizzato (governo, partiti, sindacati, fondazioni, ecc ) ma devono essere collettivi e, quindi, organizzati e finanziati dallo Stato ed erogati come diritti di cittadinanza e non come assistenza, carit. Lo Stato sociale ( stato del benessere welfare state ) pu quindi essere definito come lo Stato che si assume la responsabilit di coprire i grandi rischi sociali per la generalit della popolazione. Naturalmente i confini del welfare state, come insieme di obiettivi e strumenti, non sono rigidi ma si modificano nel tempo a seconda dello sviluppo delle forze che lo governano ( monarchie e democrazie parlamentari, composizione dei parlamenti e dei governi, sviluppo ed evoluzione dei partiti politici, dei sindacati, delle associazioni, dei valori culturali, delle fluttuazioni cicliche delleconomia, e cos via ) o per il verificarsi di eventi particolari come le guerre (tutela degli orfani e delle vedove, ad esempio, ricostruzione delle abitazioni, e cos via) o profonde crisi economiche (come la grande crisi del 1929 in termini di disoccupazione, svalutazione dei patrimoni finanziari, ecc ); schematizzando le fasi di sviluppo e i beneficiari coinvolti , possibile leggere, indirettamente, anche le forze che ne determinano le tendenze. Nella sua evoluzione il welfare state sembra attraversare almeno due grandi fasi di sviluppo ed almeno una di inversione di marcia; dal 1870 e sino alla seconda guerra mondiale i benefici della protezione sociale in termini di copertura per infortuni, malattie, vecchiaia e disoccupazione coprono, essenzialmente, la classe operaia; la legislazione, definita in un determinato paese, si espande, poi, ai paesi a medesimo livello di sviluppo per imitazione o per la coincidenza dei nuovi problemi sociali determinati dal processo di industrializzazione ed urbanizzazione (4).

Gli interventi legislativi diretti a coprire i rischi legati alla malattia, ad esempio, si espandono dalla Germania ( 1883 ) all Austria ( 1888 ), al Belgio ( 1894 ), alla Gran Bretagna ( 1911 ) e cos via; quelli relativi agli infortuni sul lavoro ancora una volta dalla Germania ( 1884 ), e, quindi all Austria ( 1887 ), alla Finlandia (1895), allItalia ( 1898), al Regno Unito (1906), ecc; quelli relativi alla vecchiaia dalla Germania ( 1889 ), alla Danimarca ( 1891 ), al Belgio ( 1900), alla Gran Bretagna ( 1908 ), all Italia ( 1919 ), ecc; quelli diretti alla disoccupazione partono dalla Francia ( 1905 ), si estendono alla Danimarca ( 1907 ), alla Gran Bretagna ( 1911), all Italia ( 1919 ), alla Germania ( 1927 ), e cos via.

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Dalla fine della seconda guerra mondiale e sino alla fine degli anni sessanta, i programmi di protezione sociale si rafforzano e si estendono a settori crescenti della classe media ( impiegati, insegnanti, artigiani, commercianti, ecc ). Nella maggior parte dei paesi avanzati la spesa sociale si espande anche perch sono anni di sensibile crescita del Pil, di grande ottimismo in termini di sviluppo, di valori legati allequit, di rafforzamento del potere sindacale; questi elementi determinano sia una estensione delle provvidenze che lo sviluppo delle grandi infrastrutture sociali (scuole, ospedali, edilizia popolare, servizi sociali, ecc) quale garanzia di accesso alleducazione, alla salute, alla casa, il tutto attraverso un ruolo molto attivo dei sindacati e in presenza di un clima politico culturale aperto agli interventi dello Stato in campo sociale quale strumento di redistribuzione del reddito e della ricchezza (non a caso questo periodo viene unanimemente definito come lepoca doro dello stato sociale). 2. Tendenze recenti Intorno alla met degli anni settanta il vento cambia e si assiste ad uninversione di marcia, ad analisi sempre pi critiche nei confronti dellintervento dello Stato nelleconomia e nel sociale; le ragioni sono diverse e tutte portano a sostenere la spesa pubblica e la spesa in campo sociale come la principale causa di tutti i mali delleconomia (riduzione del tasso di crescita del pil, degli investimenti, inflazione e disoccupazione elevata, debito pubblico, ecc ). Ma la spesa in campo sociale viene, anche, messa pesantemente in discussione partendo da alcune analisi che sostengono (a seconda dei diversi paesi ) : un utilizzo particolaristico categoriale della spesa sociale in cui i costi sono a carico dellintera collettivit mentre i benefici verrebbero distribuiti a singoli gruppi e categorie sociali; vedi, ad esempio, i diversi regimi previdenziali che avevano / hanno condizioni differenziate in termini di contribuzione, et di pensionamento, trattamento, cumulo pensione altri redditi, ecc, o forme di redistribuzione perversa : a trarre i maggiori vantaggi dal sistema sono le classi a reddito medio alto; per quanto riguarda, ad esempio, listruzione superiore si evidenzia la minore probabilit di accesso, alluniversit, per i figli della classe operaia rispetto ai figli delle classi a reddito medio-alto; analogo discorso per i servizi della salute ove le classi a reddito pi elevato hanno maggiori capacit nel comprendere lopportunit di effettuare visite specialistiche e medicina preventiva rispetto alle classi a minor reddito; o, infine, di essere in presenza di un diffuso fenomeno di burocratizzazione dei servizi : costi gestionali elevati ed offerta di servizi indifferenziati a fronte di una domanda sociale variegata e in continua evoluzione. Come dire che alti livelli di spesa sociale non realizzano necessariamente una migliore distribuzione del reddito, delle opportunit tra i diversi membri della collettivit. Si gettano, cos, le premesse per introdurre, negli schemi universali adottati, le prime misure selettive (assegni familiari erogati non pi a tutti i lavoratori ma solo a coloro che vengono a trovarsi al di sotto di determinate soglie reddituali, ad esempio, come accade in Italia a partire dagli anni ottanta); o per trasferire i costi dalla fiscalit generale ai diretti fruitori dei servizi (definizione, in Italia, di alcuni servizi sociali

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quali servizi a domanda individuale - asili nido, refezione scolastica, soggiorni estivi, ecc - e, quindi, predisposizione di tariffe sempre pi vicine ai costi del servizio stesso), e cos via. Negli anni novanta tale processo si rafforza e si assiste ad unapertura al mercato nelle diverse aree del sociale; nella sanit, ad esempio, si incentiva lo sviluppo delle assicurazioni private; nellistruzione si assiste ad un sistematico contenimento delle risorse destinate al settore pubblico mentre si amplia il sostegno finanziario all istruzione privata; in campo previdenziale lobiettivo diviene quello di un progressivo indebolimento del sistema pubblico per indurre la formazione di un secondo e terzo pilastro pensionistico (previdenza complementare); il contenimento delle risorse centrali da trasferire agli enti locali (decentramento) chiude la strategia andando a ridimensionare quellinsieme di servizi sociali che coprono i bisogni delle fasce pi deboli (assistenza domiciliare agli anziani, centri diurni, case di riposo, assistenza alloggiativa, ecc). In altri termini, si assiste ad un graduale processo di internalizzazione dei costi dello stato sociale allinterno dellunit familiare rispetto allesternalizzazione sul sistema sociale ed economico; la rivincita dei neo-liberisti che ritengono che ciascuno debba far fronte agli eventi della vita con le proprie forze e che uno stato sociale universale rappresenti solo un costo eccessivo per la collettivit (crisi fiscale), modesti sussidi (reddito minimo, ad esempio) potranno essere elargiti a coloro che non riusciranno, con le loro forze, a farsi carico degli eventi sgradevoli della vita (i perdenti). Si riapre, cos, lantico conflitto di classe tra chi ha le risorse per accedere ai servizi del mercato (una minoranza) e la maggioranza della popolazione che si ritrova nellimpossibilit di accedervi. 3. Modelli di welfare Economisti e sociologi hanno cercato di classificare i diversi modelli di welfare presenti ai nostri giorni proponendo, essenzialmente, quattro modelli : modello universale (o socialdemocratico); modello residuale; modello corporativo e modello mediterraneo. Il modello universale, tipico dei paesi scandinavi e dellOlanda, si caratterizza per un approccio universalistico nel senso che la protezione sociale intesa come un vero e proprio diritto di cittadinanza, le provvidenze sono, quindi, dirette a tutte le componenti sociali, senza alcuna distinzione di classe, e si basano su una combinazione di trasferimenti monetari e di una ricca ed articolata struttura di servizi sociali (, in assoluto, il modello con la pi alta incidenza di spesa sociale sul pil). I diritti vengono attribuiti, prevalentemente, su base individuale nel senso che la famiglia gioca un ruolo marginale e lobiettivo quello di minimizzare la dipendenza dalla famiglia ed incoraggiare lindipendenza individuale. Il sistema si finanzia, prevalentemente, con la fiscalit generale. Il modello residuale ( o liberale ) presente negli USA , Australia e Nuova Zelanda; la politica sociale interviene solo ex-post quando i tradizionali canali ( mercato e solidariet familiare ) non sono in grado di far fronte a determinati bisogni. Le politiche sociali occupano, cos, un ruolo del tutto marginale

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riguardando esclusivamente gli strati pi poveri della collettivit ( politica assistenziale ) e gli interventi sono soggetti alla prova dei mezzi (means testing), al dimostrare dellessere in condizioni di bisogno, di povert. Per gli altri, per i non poveri, la sicurezza sociale va ricercata attraverso il mercato , nella libert di scegliere il modo migliore per soddisfare le loro esigenze in termini di previdenza, sanit, istruzione, servizi sociali; lo Stato pu intervenire, al pi, con sgravi fiscali (detrazioni per gli oneri connessi alle polizze sanitarie, al sistema previdenziale, alle spese per interessi sui mutui per lacquisto della prima casa, per listruzione, ecc). Anche questo modello si finanzia, prevalentemente, con la fiscalit generale. Il modello corporativo o meritocratico (il bisogno si coniuga con il merito individuale conseguito nel mercato del lavoro), tipico dellEuropa continentale (Germania, Austria, Francia, Belgio e Lussemburgo), basato, essenzialmente, su principi di tipo assicurativo: protegge, in primo luogo, chi lavora e la sua famiglia (lo status rilevante quello del lavoro in corso o effettuato nel passato); in questo senso si pu essere in presenza di una pluralit di interventi ed istituti quanti sono i lavoratori dei diversi settori. A differenza degli altri modelli, si finanzia, prevalentemente, con contributi sociali versati dai datori di lavoro e dai lavoratori. Il modello mediterraneo, tipico dellItalia, della Spagna, del Portogallo e della Grecia, si presenta come un sotto-caso del modello corporativo in cui maggiore la frammentazione dei programmi di spesa e in cui prevalgono i trasferimenti monetari, ad opera dello Stato, rispetto ad unefficiente rete di servizi sociali. Si differenzia anche per attribuire alla famiglia uno spiccato ruolo di ammortizzatore sociale. Anche questo modello si finanzia, prevalentemente, con contributi sociali. Al di l di singole peculiarit, la partita vera sembra giocarsi tra il modello residuale e il modello universale; allo stato attuale, lEuropa sembra difendere il suo modello ma anche in corso un ampio dibattito per un nuovo modello sociale europeo che riduce le universalit ed amplia le selettivit. 4. LEuropa e le sfide sociali Per un lungo periodo di tempo la Comunit ha adottato, in campo sociale, un atteggiamento fondamentalmente estraneo perch gli stati europei hanno sempre mostrato una certa riluttanza a rinunciare al loro potere in materia di politiche sociali sebbene uno degli obiettivi del Trattato di Roma (1957) fosse proprio larmonizzazione delle regolamentazioni sociali ( CEPR, 1998)5. Occorre praticamente arrivare agli anni novanta per cogliere, in una molteplicit di documenti ed analisi, unattenzione ed un impegno diverso sino ad arrivare al Trattato di Amsterdam6 (1997) quando si pone una nuova base giuridica per una strategia europea comune in campo sociale7.
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CEPR (Centre for Economic Policy Research)(1998), Le politiche sociali in Europa, il Mulino, Bologna Nel 1992 ci fu un tentativo di inserire nel Trattato di Maastricht un capitolo sociale teso ad armonizzare la politica sociale europea; il tentativo fall per lopposizione del Regno Unito ed al Trattato fu allegato solo un Protocollo sulle politiche sociali sottoscritto da 11 Paesi su 12. In occasione del Consiglio europeo di Amsterdam del 1997 il nuovo governo laburista di T.

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Ma quali indicazioni si possono trarre da tale documentazione ed in particolare dalle raccomandazioni


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inviate agli Stati membri ? Intanto un principio importante: la protezione sociale

considerata quale componente fondamentale del modello europeo di societ poich garantisce stabilit politica, coesione sociale e progresso economico. La protezione sociale, infatti, non solo ridimensiona la quota di famiglie che verrebbero, in sua assenza, a collocarsi in situazioni di povert
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ma rappresenta anche un

investimento nelle risorse umane nel momento in cui contribuisce a migliorare la qualit della forza lavoro, ad aumentare la produttivit del sistema economico ed a sostenere i mutamenti strutturali. Per cui grazie alle sue politiche sociali sviluppate, lEuropa riuscita e riesce tuttora a competere con successo con il resto del mondo: sia con i paesi che possono vantare tecnologie estremamente avanzate che con paesi dai salari molto pi bassi (Commissione Europea 2000- 379) In secondo luogo si sostiene la difesa delle culture nazionali attraverso il principio della sussidiariet in base al quale ogni Stato membro rimane responsabile dellorganizzazione e del finanziamento del proprio sistema di protezione sociale, in un contesto globale (Patto di Stabilit e di Crescita) in cui lUE svolge un ruolo di sorveglianza politica (Commissione Europea 2000- 163)10. In terzo luogo, partendo dalla constatazione di essere in presenza non di un unico modello di welfare ma di una molteplicit di modelli, si punta ad una convergenza degli obiettivi e delle politiche per ridurre le disparit presenti, per evitare che differenze di livello di protezione sociale ostacolino la mobilit delle persone (che i lavoratori, in particolare, non siano penalizzati dal fatto di dover cambiare paese) ma anche per impedire che una competizione selvaggia determini un succedersi di forme di dumping sociale (meno regolamentazioni e meno tutela ) per incoraggiare afflussi di capitale nei singoli Stati membri. La necessit di predisporre strumenti di coordinamento, di armonizzazione e di convergenza viene giustificata anche dal fatto che tutti i sistemi europei di protezione sociale debbono confrontarsi con problematiche comuni che appartengono al mondo del lavoro, agli aspetti demografici, ai profondi mutamenti sociali.

Blair pone fine allautoesclusione del Regno Unito e il Protocollo diviene parte integrante del Trattato. Sempre in tale occasione si decide si inserire nel Preambolo del Trattato un riferimento alla Carta sociale europea del 1961 e alla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali del 1989. Cfr. Ferrera M. (1998), Le trappole del welfare, il Mulino, Bologna 7 The Treaty of Amsterdam, Art.2 states that the Community shall have as its task.to promote throughout the Community a high level of social protection. 8 Raccomandazione 92/442/CEE (Convergenza degli obiettivi e delle politiche); Commissione Europea (1995), The future of social protecion, a framework for a European debate, COM (95- 466), Bruxelles; Commissione Europea (1997), Modernising and Improving Social Protecion in the European Union, COM (97- 102), Bruxelles; Commissione Europea (1999), Agenda for modernising social protecion, COM (1999-347), Luxemburg 9 In una comunicazione del Consiglio del 1999 si legge, ad esempio, in mancanza di trasferimenti sociali circa il 40% delle famiglie vivrebbe in una situazione di povert relativa mentre tale percentuale scende al 17% grazie appunto ai regimi fiscali e ai sistemi di erogazione di prestazioni Commissione Europea (1999- 347). 10 Cfr.Social Protection in Europe(2000), COM (2000-163), Bruxelles

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Per quanto riguarda il mercato del lavoro, ad esempio, la diffusione delle nuove forme contrattuali pi flessibili ma, al tempo stesso, pi precarie (contratti atipici), se aiutano la competitivit dei singoli Paesi e dellEuropa nel suo insieme, introducono forti elementi di incertezza nei bilanci delle famiglie, in particolare in quelle che vanno a formarsi, giovani coppie, ove pi usuale la presenza delle nuove forme contrattuali. Se in passato il lavoro a tempo indeterminato del capofamiglia lasciava le famiglie fuori dalla povert, oggi questo non pi vero e le analisi correnti mostrano come il rischio di povert si sia sensibilmente spostato (almeno sino ad oggi) dagli anziani (per effetto di un sistema pensionistico retributivo ante riforma) alle giovani coppie, alle famiglie monoreddito, alle famiglie con pi figli a carico. Questo significa che lesigenza di maggiore flessibilit va coniugata con la sicurezza, con la solidariet, con politiche di sviluppo capaci di determinare non soltanto pi posti di lavoro, ma anche buoni posti (Commissione Europea 1999- 347) e con una buona rete di ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda la popolazione, linvecchiamento demografico e laumento del tasso di crescita del numero degli anziani dal 2010 in poi, quando la generazione del baby boom raggiunger let del pensionamento, pone, in quasi tutti i Paesi europei, problemi di sostenibilit finanziaria dei sistemi pensionistici. Ma laumento della popolazione anziana e della vita media, si riflette, anche e naturalmente, in una domanda crescente di beni e servizi sanitari e di servizi sociali (assistenza domiciliare, case di riposo, ecc ) anche per laccresciuta partecipazione delle donne al mercato del lavoro che riduce la componente assistenziale non retribuita del lavoro di cura. La popolazione invecchia ma si struttura anche in un numero crescente di famiglie ; in tutta lUnione il numero delle famiglie sta aumentando pi velocemente della popolazione e questo si riflette in un graduale declino della dimensione media delle famiglie. Il declino della dimensione media dei nuclei implica, nuovamente, una domanda crescente di servizi sociali essendo le famiglie stesse meno capaci a fornire assistenza e sostegno anche e solo ai propri membri. Ma le famiglie divengono anche pi fragili; aumentano le separazioni, i divorzi, le famiglie monoparentali dove la partecipazione delle donne al mercato del lavoro prioritaria ma, nel contempo, si concilia con grande difficolt con la cura dei figli per la limitata disponibilit di adeguate reti di servizi sociali per linfanzia. Pi in generale, la stessa maggior partecipazione delle donne al mercato del lavoro ( nel 1970, ad esempio, meno del 40% delle donne di et compresa tra i 25 e i 54 anni aveva unoccupazione o la cercava attivamente, mentre si supera il 70 % sul finire degli anni novanta), elemento sicuramente positivo e fortemente auspicato, richiede crescenti e diversificati servizi sociali per conciliare le esigenze familiari con quelle professionali. La povert e lesclusione sociale sono diventati, ormai, fenomeni evidenti anche in Europa; i dati pi recenti disponibili in materia di reddito negli Stati membri mostrano che il tasso di povert relativa11,
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In Europa la povert viene misurata in termini relativi e la linea viene fissata ad un valore pari al 60% del reddito mediano nazionale reso equivalente

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al 18% circa della popolazione: si tratta di oltre 60 milioni di persone (Eurostat, 2002). Le antiche forme di esclusione sociale (disoccupazione, malattia, handicap, dipendenze da alcol e droga) si stanno consolidando con lo sviluppo delle nuove forme: disoccupazione dei capifamiglia scarsamente qualificati e spiazzati dallinnovazione tecnologica, disagio economico dei giovani assunti con le nuove forme contrattuali, delle famiglie con un solo reddito, delle famiglie con pi figli minori, e cos via. Per far fronte a queste sfide comuni, gli Stati membri si sono impegnati a sviluppare una crescita economica sostenibile e unoccupazione di qualit che possa ridurre i rischi di povert e di emarginazione sociale. Con quali strumenti? Intanto sostenendo la crescita, la competitivit e il dinamismo delleconomia senza i quali diviene pi complesso ricercare risorse da destinare alla coesione sociale. E poi adottando una strategia globale capace, attraverso opportuni dosaggi tra provvedimenti di politica sociale, politica per loccupazione e politica per la competitivit, di determinare un circolo virtuoso tra progresso economico e progresso sociale. Le politiche per loccupazione dovrebbero, cos, coordinarsi, pi che in passato, con le politiche sociali, per ridurre la dipendenza dalle politiche assistenziali; con le politiche dellistruzione e della formazione, per mantenere e migliorare le competenze della forza lavoro; con le politiche fiscali, per migliorare loccupabilit dei lavoratori a debole qualificazione (fiscalizzazione degli oneri sociali per i lavoratori a bassa produttivit), e cos via. Ma nel corso di questi ultimi anni, in un contesto di bassa crescita, perdita di competitivit e difficolt nellincrementare la buona occupazione, il modello sociale europeo12 inizia ad incrinarsi a favore di un nuovo modello sociale europeo in cui il welfare prevalentemente universale tende a divenire un welfare prevalentemente selettivo. Si parla cos, sempre pi sovente, di universalismo selettivo : le prestazioni rimangono universali ma laccesso effettivo condizionato alla disponibilit delle risorse pubbliche sempre pi scarse; nel contempo si innestano, su impianti universalistici schemi privatistici ( pensione pubblica minima di base e schemi privatistici per pensioni integrative ); si espande la compartecipazione degli utenti ai costi dei servizi resi; si ricercano strumenti dintervento che non fanno capo n al mercato n allo Stato ma alle organizzazioni del volontariato e del Terzo settore per ridurre i costi dei servizi e rendere pi flessibili i servizi stessi. 5. La spesa sociale in Europa Per meglio individuare il modello/ i modelli europei di welfare, si delineano i caratteri generali della spesa per la protezione sociale
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attraverso i dati dellESSPROS (European System of integrated Social

Il modello sociale europeo viene definito, nei diversi documenti della Comunit, come quel modello in cui il progresso economico e il progresso sociale procedono di pari passo e si rafforzano a vicenda in quanto la protezione sociale non fornisce soltanto una rete di sicurezza per i poveri ma contribuisce anche a garantire la coesione sociale. Come dire che solo se le societ sono in grado di offrire adeguati livelli di protezione sociale, gli individui saranno pi disposti ad assumersi i rischi dei cambiamenti imposti dal progresso economico in termini di formazione continua, processi di riqualificazione, di mobilit, e cos via. 13 Le spese considerate sono quelle incluse nella voce protezione sociale costituita dalle spese per la salute, per la previdenza, per il sostegno alla famiglia, per la disoccupazione, per il sostegno ai gruppi pi deboli e per la locazione .

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PROtection Statistics), per comprendere anche la direzione e le ragioni delle riforme portate avanti a partire dagli anni novanta e, in parte, ancora in corso. Ma, prima di entrare nellanalisi dei singoli dati e nei modelli nazionali di welfare, opportuno ricordare che la spesa sociale presa in considerazione dall ESSPROS al lordo del prelievo fiscale e, in quanto tale, rappresenta solo unapprossimazione delle differenze tra Paesi, essendo la tassazione sui trasferimenti abbastanza diversa da paese a paese. Se il confronto fosse effettuato pi correttamente al netto del prelievo, operazione ancora oggi estremamente complessa ed esclusa dalle elaborazioni ESSPROS, le differenze tra Paesi, secondo alcune stime realizzate dalla OCSE nel 1995 (Willem, 1999), sarebbero nettamente inferiori. La spesa sociale netta della Svezia, ad esempio, si avvicinerebbe molto a quella della Germania; quella della Danimarca e quella della Finlandia a quella del Regno Unito e quella dellItalia e dellIrlanda a questi ultimi paesi ( Commissione Europea, 2000- 163 ). In attesa di elaborazioni pi puntuali, si pu iniziare lanalisi considerando la spesa per la protezione sociale nel suo aggregato e la sua evoluzione dal 1990 al 2003, anno pi recente di disponibilit di dati. Nellanno 2005 le risorse destinate, nellUnione Europea a 1514, alle spese per la protezione sociale rappresentano il 27,8% del Pil ; esistono, naturalmente, divergenze ancora significative tra i diversi Paesi variando la spesa dal 32,0% del Pil della Svezia al 18,2% dellIrlanda; nello specifico presentano valori superiori al valore medio europeo, oltre alla Svezia, il Belgio (29,7%), la Danimarca (30,1%), la Germania (29,4%), la Francia (31,5%), lAustria (28,8%) e i Paesi Bassi (28,2%); hanno valori inferiori al valore medio otto paesi su quindici: la Grecia (24,2%), la Spagna (20,8%), lIrlanda (18,2%), lItalia (26,4%), il Lussemburgo (21,9%), il Portogallo (24,7%), la Finlandia (26,7%) e il Regno Unito (26,8%) (vedi tabella n.1). Le differenze permangono anche quando si considera la spesa media pro-capite espressa in termini di parit di potere dacquisto (Purchasing Power Standards PPS) Svezia alle 3.998 del Portogallo (vedi tabella n.1 ). Se si considerano i diversi segmenti che compongono la spesa sociale e, quindi, le funzioni , le quote pi rilevanti vanno, in tutti i Paesi dellUnione, alla previdenza ( 12,2% del pil come valore medio) ed alla salute (7,7% del pil come valore medio). A seguire le spese per linvalidit (2,1%) e la famiglia (2,2%); la disoccupazione (1,7%) e labitazione-esclusione sociale (0,9%) (vedi tabella n.1).
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dei singoli Paesi, variando dalle 8.529 PPS della

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LEuropa a 15 comprende il Belgio (BE), la Danimarca (DK), la Germania (DE), la Grecia (EL), la Spagna (ES), la Francia (FR), lIrlanda (IE), lItalia (IT), il Lussemburgo (LU), i Paesi Bassi (NL), lAustria (AT), il Portogallo (PT), la Finlandia (FI), la Svezia (SE) e il Regno Unito (UK) 15 PPS : Purchasing Power Standards : unit indipendenti dalle monete nazionali e serve a rimuovere le distorsioni dovute ai diversi livelli dei prezzi. I valori in PPS si derivano dal PPPs (parit di potere dacquisto) che si ottiene dalla media ponderata dei prezzi in relazione ad un paniere omogeneo di merci e servizi comparabile e rappresentativo per ogni Stato Membro. Il confronto della spesa pro-capite per la protezione sociale potrebbe essere effettuato anche in euro ma il confronto stesso perderebbe di significativit nel momento in cui esistono ancora differenze di rilievo, in termini di potere dacquisto, tra i diversi paesi. Per la Danimarca, ad esempio, lEurostat stima un costo della vita del 39% in pi rispetto allItalia; esprimendo la spesa pro-capite in euro la Danimarca avrebbe una spessa dell 88% in pi rispetto allItalia; in termini di PPS il differenziale tra i due Paesi si riduce al 35% (188/139=1,35) in pi per la Danimarca (Eurostat, 2002).

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11

Se si considera la struttura della spesa, limmagine, naturalmente, non cambia nel senso che le spese per le pensioni e la salute rimangono le poste pi importanti rappresentando, da sole, i due terzi della spesa totale. E poich una gran parte della spesa per la salute riguarda le persone anziane, si pu sostenere che una parte significativa delle risorse destinate alla protezione sociale diretta ad un segmento della popolazione, quella anziana. Risorse relativamente contenute finanziano i trasferimenti alle famiglie (assegni familiari) ( 8%), la disabilit (7,9%), la disoccupazione (6,2%) e labitazione-esclusione sociale (3,5%) ( vedi tabella n.2 ).

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Tabella n.1
Paesi
Spesa

Spesa per protezione sociale % PIL per funzioni anno 2005


Spesa pro capite in Previd.

Tabella n.1 .

Invalidi

Salute

Famigli a

Disoccp azione

Abitazio ne ed esclus.

Ammi n. altro

% PIL Media Eu 17 15 BELGIO


DANIMARCA

PPS

16

27,8 29,7 30,1 29,4 24,2 20,8 31,5 18,2 26,4 21,9 28,2 28,8 24,7 26,7 32,0 26,8

7.005 8.249 8.498 7.529 5.139 4.776 8.044 5.856 6.226


12.946

12,2 12,6 11,0 12,4 12,0 8,5 13,0 4,5 15,4 7,8 11,1 13,6 10,8 9,6 12,5 11,9

2,1 2,0 4,2 2,2 1,2 1,5 1,8 0,9 1,5 2,8 2,6 2,2 2,4 3,4 4,8 2,4

7,7 7,7 6,1 7,8 6,5 6,4 8,8 6,9 6,8 5,5 8,1 7,1 7,0 6,7 7,5 8,1

2,2 2,0 3,8 3,2 1,5 1,1 2,5 2,5 1,1 3,6 1,3 3,0 1,2 3,0 3,0 1,7

1,7 3,5 2,5 2,1 1,2 2,5 2,2 1,3 0,5 1,1 1,5 1,6 1,3 2,4 1,9 0,7

0,9 0,5 1,7 0,8 1,0 0,4 1,3 0,8 0,0 0,6 1,6 0,4 0,2 0,8 1,2 1,7

1,1 1,4 0,8 1,0 0,7 0,5 1,9 1,2 0,9 0,5 1,9 1,0 1,7 0,8 1,1 0,5

GERMANIA GRECIA SPAGNA FRANCIA IRLANDA ITALIA


Lussemburgo

PAESI BASSI AUSTRIA Portogallo FINLANDIA SVEZIA Regno Unito

8.305 8.268 3.998 6.833 8.529 7.176

Fonte : Eurostat 2007 ( dati 2005 provvisori)

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Tabella n.2
PAESI Media Eu 15 BELGIO DANIMARCA GERMANIA GRECIA SPAGNA FRANCIA IRLANDA ITA LIA Lussemburgo PAESI BASSI AUSTRIA PORTOGALLO FINLANDIA SVEZIA Regno Unito

Spesa per la protezione sociale, anno 2005


Previden. 45,7 44,7 37,5 43,5 51,2 41,4 44,0 26,7 60,7 36,6 42,2 48,6 47,3 37,3 40,5 44,0 Salute 28,6 27,1 20,7 27,3 27,8 31,6 29,8 40,9 26,7 25,7 30,9 25,5 30,4 25,9 24,3 30,9 Disabilit 7,9 7,0 14,4 7,7 4,9 7,3 5,9 5,3 5,9 13,1 9,9 8,0 10,4 12,9 15,4 9,0 Famiglia 8,0 7,2 12,9 11,2 6,4 5,6 8,5 14,6 4,4 16,9 4,9 10,7 5,3 11,6 9,8 6,3 Disoccup 6,2 12,2 8,6 7,3 5,1 12,4 7,5 7,5 2,0 5,0 5,9 5,8 5,7 9,3 6,2 2,6 Abitaz. esclusione. 3,5 1,8 5,8 2,9 4,5 1,7 4,3 5,0 0,3 2,7 6,2 1,5 1,0 3,1 3,8 6,3 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0

Fonte : Eurostat 2007

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Se si d uno sguardo agli anni che vanno dal 1990 al 2005 , il sistema sociale europeo sembra tenere18 e convergere nel senso che la quota di spesa sul pil continua a crescere in quasi tutti i paesi dellUnione passando dal 25,5% del 1990 al 27,8% (vedi tabella n.3) anche se a tassi via via inferiori a quelli registrati in precedenza. Il tasso medio annuo reale di crescita della spesa sociale, come media europea, risulta essere, ad esempio, dell1,8 % per il periodo 1994-1999, del 2,6% per il periodo 1999-2003 a fronte del 3,9 % degli anni 1990 1994. Linversione di tendenza appartiene, in parte, allesigenza di risanamento delle finanze pubbliche, in vista dellattuazione della moneta unica, ma anche al consolidamento del pensiero liberista che spiega, ad esempio, trend analoghi per paesi che non fanno parte dellarea euro (per il Regno Unito il tasso di crescita passa, rispettivamente, dal 7,5 % all 3,9; per la Danimarca dal 5,2 allo 2,2 e per la Svezia dal 3,7 al 3,0). Elementi di convergenza si possono rilevare notando come la spesa aumenti pi nei Paesi che avevano una quota sul Pil nettamente inferiore al valore medio ( in Portogallo, ad esempio, si passa dal 15,2% del 1990 al 24,7% del 2005) rispetto ai Paesi che si collocavano su valori superiori al valore medio ( in Svezia, ad esempio, si passa dal 33,1% del 1990 al 32,0% del 2005). Anche la spesa pro-capite, espressa in valore costante, cresce e poich la crescita abbastanza differenziata tra i diversi Stati membri e maggiore nei paesi a pi basso livello di spesa, la spesa pro-capite tende a convergere; al termine del periodo considerato, ad esempio, il rapporto tra il paese che spendeva di pi (Lussemburgo) e quello che spendeva di meno (Portogallo) passa da 3,6 del 1990 a 3,0 nel 2005.

18

E bene ricordare che la quota di spesa sociale sul pil un rapporto tra la spesa stessa e il pil; se il pil cresce pi lentamente della spesa, la quota aumenta anche a parit di risorse destinate alla protezione sociale.

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15

Tabella n. 3

Spesa per la protezio ne socia le come quota sul Pil 1990 - 2005

Paesi

Anni 199 0

Anni 1991 26,4 27,1 29,7 26,1 21,6 21,2 28,4 19,6 25,2 22,5 32,6 27,0 17,2 29,8 34,3 25,7

Anni 1992 27,7 27,4 30,3 27,6 21,2 22,4 29,3 20,3 26,2 22,6 33,2 27,6 18,4 33,6 37,1 27,9

Anni 1993 28,8 29,3 31,9 28,4 22,1 24,0 30,7 20,2 26,4 23,7 33,6 28,9 21,0 34,6 39,0 29,0

Anni 1994 28,4 28,7 32,5 27,7 22,1 22,8 30,2 19,7 26,0 22,9 31,7 28,9 21,3 33,8 36,8 28,6

Anni 1995 28,3 28,1 32,2 28,9 22,3 22,1 30,7 18,9 24,8 23,7 30,9 29,6 22,1 31,8 35,5 28,2

Anni 1996 28,4 28,6 31,2 29,4 22,9 21,9 30,6 17,6 24,8 24,1 30,1 28,8 20,4 31,4 33,8 28,0

Anni 1997 27,5 27,4 30,1 28,9 20,8 20,8 30,4 16,7 24,9 21,5 28,7 28,6 20,3 29,1 32,7 27,3

Anni 1998 27,1 27,1 30 28,8 21,7 20,2 30,1 15,2 24,6 21,2 27,8 28,3 20,9 27,0 32,0 26,7

Anni 1999 27,0 27,0 29,8 29,2 22,7 19,8 29,9 14,8 24,8 20,5 27,1 28,7 21,4 26,2 31,7 26,2

Anni 2000 27,0 26,5 28,9 29,3 23,5 20,3 29,5 14,1 24,7 19,6 26,4 28,1 21,7 25,1 30,7 26,9

Anni 2001 27,1 27,3 29,2 29,4 24,1 20,0 29,6 15,0 24,9 20,9 26,5 28,4 22,7 24,9 31,2 27,3

Anni 2002 27,4 28,0 29,7 30,0 23,8 20,3 30,4 15,9 25,3 21,6 27,6 29,0 23,7 25,6 32,2 26,2

Anni 2003 27,8 29,1 30,9 30,3 23,6 20,4 30,9 16,5 25,8 22,2 28,3 29,3 24,1 26,5 33,2 26,2

Anni 2004 27,7 29,3 30,9 29,6 23,6 20,6 31,3 .. 26,0 22,3 28,3 29,0 24,7 26,6 32,7 26,3

Anni 200 5 27,8 29,7 30,1 29,4 24,2 20,8 31,5 26,4 21,9 28,2 28,8 24,7 26,7 32,0 26,8

Europa a 15 BELGIO Danimarca Germania GRECIA SPAGNA FRANCIA Irlanda ITA LIA Lussembur go Paesi Bassi AUSTRIA
Portogallo

25,5 26,4 28,7 25,4 22,9 19,9 27,9 18,4 24,7 22,1 32,5 26,7 15,2 25,1 33,1 23,0

Finlandia SVEZIA Regno Unito

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Unultima annotazione riguarda il sistema di finanziamento delle politiche sociali. Dal confronto internazionale emergono, essenzialmente, due fonti di finanziamento : la tassazione generale e i contributi sociali sulle retribuzioni corrisposti sia dai lavoratori che dai datori di lavoro. A livello europeo il 60 % circa del finanziamento totale della spesa deriva dai contributi sociali ma esistono sensibili differenze tra Paesi : superano tale valore medio la Francia, il Belgio, i Paesi Bassi e la Spagna ; si collocano al di sotto del valore medio lItalia (47,0 %), il Regno Unito (47,9%), la Finlandia (50,2%), il Lussemburgo (51,3%); il Portogallo (47,4%), lIrlanda (40,0%), sino ad arrivare al 28,8% per la Danimarca (vedi tabella 4 ). Le differenze nella tipologia di finanziamento riflettono, essenzialmente, il modo in cui storicamente si sono formati i sistemi di protezione sociale; quando la quota di finanziamento da contributi sociali relativamente elevata significa che stato privilegiato un approccio di tipo assicurativo con uno stretto legame tra posizione lavorativa e diritto di accesso ai benefici; quando la quota relativamente bassa significa che si in presenza di un sistema fortemente basato su una copertura universalistica dei cittadini (tutti hanno accesso alle prestazioni indipendentemente dallessere o meno lavoratori ) e il sistema si finanzia, prevalentemente, con la fiscalit generale (contributi governativi). Nel periodo considerato (1990-2005), il sistema di finanziamento si modifica in tutti i paesi considerati per far fronte allintensificarsi della concorrenza e guadagnare gradi di competitivit; si cerca, cos, di ridurre il costo del lavoro trasferendo il finanziamento della protezione sociale dai contributi al prelievo fiscale generale servendosi, in alcuni casi, anche di tasse specifiche come la tassa di solidariet in Francia introdotta nel 1991 e limposta regionale sulle attivit produttive (IRAP) introdotta in Italia nel 1998 per compensare i minori introiti derivanti dalla soppressione dei contributi sociali diretti al finanziamento del sistema sanitario nazionale. Come media europea i contributi sociali passano, cos, dal 67 % del finanziamento al 58,9%, e la riduzione coinvolge sia la quota a carico dei datori di lavoro che passa dal 42,5 % del finanziamento totale al 38,2% sia quella dei lavoratori che scende dal 24,6% al 20,7 %. Il ridimensionamento particolarmente sensibile per lItalia ove la quota complessiva dei contributi sociali passa dal 70,4 al 47,0 % ( per la quota a carico dei datori di lavoro si passa dal 54,9 al 41,7 % e per i lavoratori dal 15,5 al 15,3 %). Alla riduzione della quota relativa dei contributi sociali fa riscontro un aumento dei contributi governativi che passano, in media, dal 28,8 al 37,9 % (dal 27,2 al 41,4 % per lItalia ) (vedi tabella n.4 ). Con riferimento alle modifiche introdotte nel sistema di finanziamento della spesa sociale, viene da chiedersi se tale compensazione rappresenti una strategia di breve periodo per evitare un opposizione da parte dei sindacati, ad esempio, o una diversa modalit strutturale di finanziamento dello Stato sociale. Le riforme del sistema fiscale in atto nei diversi Paesi e che avranno come conseguenza , almeno nel breve periodo, una riduzione delle entrate, inducono a ritenere la compensazione pi che una diversa modalit di finanziamento, un graduale ritiro dello Stato dallattivit di redistribuzione.

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Tabella n. 4 Entrate della protezione sociale Paesi


Contributi govertanivi 1990 2005 Datori di lavoro 1990 Media Eu 15 BELGIO DANIMARCA GERMANIA GRECIA SPAGNA FRANCIA IRLANDA ITALIA Lussemburgo PAESI BASSI AUSTRIA PORTOGALLO FINLANDIA SVEZIA Regno Unito 28,8 23,8 80,1 25,2 33,0 26,2 17,0 58,9 27,2 41,5 25,0 35,9 33,8 40,6 .... 42,6 37,9 24,7 63,2 35,6 30,7 33,4 30,6 53,9 41,4 45,3 19,9 33,1 42,2 43,7 48,0 50,5 42,5 41,5 7,8 43,7 39,4 54,4 51,0 24,5 54,9 29,5 20,0 38,1 36,9 44,1 .... 28,1 2005 38,2 51,4 10,3 35,0 35,5 48,9 44,7 24,7 41,7 26,9 33,4 37,9 31,7 38,8 41,0 32,4 Lavoratori 1990 24,6 25,5 5,3 28,4 19,6 16,9 28,5 15,6 15,5 21,0 39,1 25,1 20,1 8,0 .... 26,9 2005 20,7 22,0 18,5 27,7 22,9 15,6 20,9 15,3 15,3 24,4 34,4 27,4 15,7 11,4 8,8 15,5 Altre entrate 1990 4,1 9,2 6,8 2,7 8,0 2,5 3,5 1,0 2,5 8,1 15,9 0,9 9,2 7,3 .... 2,4 2005 3,2 1,9 8,0 1,7 11,0 2,1 3,8 6,1 1,6 3,4 12,3 1,6 10,4 6,1 2,3 1,6

Fonte : Eurostat 2007

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6. La spesa sociale in Italia Per quanto riguarda LItalia e facendo sempre riferimento alle elaborazioni ESSPROS, il primo dato che emerge, in un confronto europeo, che lItalia presenta, in termini di spesa sociale in rapporto al pil valori inferiori al valore medio e questo da quando sono pubblicati dati armonizzati e, cio, dal 1981. Nellanno 2003, lItalia, come gi visto, destina alla protezione sociale il 26,4 per cento del pil; in termini di spesa media pro capite lItalia presenta, invece, un valore di poco superiore al valore medio (6.024 PPS contro una media europea pari a 6.012). Il secondo dato di interesse, e che rappresenta anche il punto su cui si incentrato il dibattito interno ed internazionale, riguarda il peso che la spesa per la previdenza assume sia come quota sul pil che allinterno della spesa per la protezione sociale. Se in media la Comunit destina alla spesa per la previdenza il 11,1 per cento del pil, sempre con riferimento allanno 2003 e per un Europa a 15, in Italia tale valore sale al 15, 7 %, quattro punti e mezzo in pi, e questo aspetto viene usualmente indicato come la grande anomalia del sistema sociale italiano essendo la quota non solo superiore al valore medio ma anche pi alta di quella presente nella stessa Svezia (12,9%), considerata come il paese che dispone del sistema a pi alta protezione sociale. Esistono, in realt, diverse ragioni che possono spiegare tale differenza; intanto sembra opportuno ricordare che nel calcolo della spesa pensionistica italiana vengono incluse le erogazioni relative al cosiddetto Trattamento di Fine Rapporto (TFR)19, un istituto non presente negli altri Paesi e che se la relativa spesa fosse esclusa, la spesa previdenziale sul pil perderebbe, secondo alcune stime, due punti percentuali circa in termini di peso sul pil (Pizzuti, 2002). C anche da tenere presente che lItalia ha la pi alta quota, in Europa e nel mondo, di persone con unet superiore ai 65 anni (19,2 % contro il 16% del Regno Unito e della Francia, il 12,5 degli Stati Uniti, l12% dellIrlanda, ad esempio ) (vedi tabella n.5) e che spesso la spesa previdenziale stata e viene utilizzata, pi che negli altri paesi, per fini assistenziali o come ammortizzatori sociali (integrazioni al minimo e pensioni sociali come forme assistenziali, pensioni di invalidit come indennit di disoccupazione ). Questultimo elemento spiega anche perch lItalia il paese europeo che destina ai trattamenti di disoccupazione la quota pi piccola: 0,5 per cento del pil contro un valore medio europeo dell1,9 ). Probabilmente, se si riuscisse a separare la componente assistenziale dalla spesa per pensioni, a tenere conto della diversa struttura della popolazione, del TFR e del prelievo fiscale, la spesa previdenziale italiana cesserebbe dallessere considerata come la grande incongruenza del welfare italiano. Per quanto riguarda, invece, la salute anche per lItalia rappresenta, come per gli altri paesi europei, la seconda posta in termini di peso sul pil (6,5% contro il 7,1% come valore medio europeo). Se lItalia destina in media e per linsieme delle prestazioni sociali una quantit di risorse inferiore al valore medio e
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Il Tfr pari al 6,9% della retribuzione lorda e viene accantonato presso le aziende in cui si lavora.

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contemporaneamente presenta un valore superiore per la spesa previdenziale, significa che alcune aree del sociale hanno ricevuto e ricevono minori risorse rispetto a quanto sarebbe stato, probabilmente, necessario. Senza tenere conto del gap presente nella spesa per la disoccupazione e che si pu, in parte, giustificare con lutilizzo improprio delle pensioni di invalidit come indennit di disoccupazione, carenze si rilevano per gli aiuti alle famiglie (assegni familiari), con una quota dell 1% sul pil contro un valore medio del 2,4 e per il sostegno alle spese per affitto ed esclusione sociale pressoch irrilevante ( 0 contro 0,9 ) per un paese che presenta, tra laltro, un tasso di povert relativa superiore al valore medio europeo . Il diverso peso sul pil si riflette, naturalmente, sulla struttura della spesa sociale; ponendo pari a cento la spesa per la protezione sociale, la spesa pensionistica copre, in Italia, il 61,8 per cento del totale contro una media europea del 45,5 per cento e valori pari al 40,1 per la Svezia, al 43,3 per la Francia; al 42,9 per la Germania, e cos via (vedi tabella 3 ). Carenze si rilevano per gli aiuti alle famiglie a cui si destina solo il 4% del totale della spesa contro un valore medio dell8% e per il sostegno alle spese per affitto ed esclusione sociale: 0,2% contro il 3,5% come valore medio europeo ( per quanto riguarda il finanziamento vedi quanto detto in precedenza). Il confronto tra il sistema di welfare italiano e quello degli altri paesi europei, pur nei limiti della non completa omogeneit dei dati e nel ridimensionamento della anomalia riferita alleccessivo peso della spesa pensionistica, evidenzia, comunque, delle specificit che appartengono al modo stesso con cui si sono costruiti, nel tempo, i welfare nazionali, allevolversi delle componenti socio economiche della popolazione (invecchiamento, partecipazione al mercato del lavoro, peso dei lavoratori autonomi, e cos via), e da motivazioni socio culturali. Per un lungo periodo di tempo in Italia, ad esempio, la famiglia ha giocato attraverso una bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro un significativo ruolo di supplenza in una molteplicit di lavori di cura ( nei confronti degli anziani, minori, invalidi, portatori di handicap, ecc.), e di redistribuzione del reddito al suo interno ( per i giovani in cerca di occupazione, per le donne separate/divorziate, per le ragazze madri, e cos via); compiti affidati, negli altri Paesi, allintervento pubblico. Tale atteggiamento spiega, tra laltro, non solo la relativa bassa partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro (ad oggi permangono, ancora, quasi 15 punti di differenziale negativo in termini di tasso di occupazione rispetto alla media europea), ma anche la particolare tutela riservata ai disoccupati adulti ( in termini di fruizione della Cassa Integrazione Retribuzione, prepensionamenti, pensioni di invalidit), rispetto ai giovani in cerca di prima occupazione, esclusi da ogni forma di sostegno. In questo senso e rispetto alla situazione media dellEuropa, la struttura della spesa sociale italiana risulta, come si visto, fortemente sbilanciata a favore della spesa previdenziale con alcuni settori palesemente sottosviluppati quali quelli costituiti dal trattamento di disoccupazione e dallassistenza sociale.

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Tabella n. 5 Alcuni indicatori demografici ed occupazionali

Alcuni indicatori demografici ed occupazionali Paesi Popolazione all1.1.2005 (.000) 10.446 5.411 82.501 11.076 43.038 60.561 4.109 58.462 455 16.306 8.207 10.529 5.237 9.011 60.035 % popolazione 65 anni e pi % occupati su popolazione 15-64 (2004) 60,3 75,7 65,0 59,4 61,1 63,1 66,3 57,6 61,6 73,1 67,8 67,8 67,6 72,1 71,6 Tasso di disoccupazione ( 2005) 8,4 4,9 9,4 10,5 9,2 9,5 4,3 8,0
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BELGIO DANIMARCA GERMANIA GRECIA SPAGNA FRANCIA IRLANDA ITALIA Lussemburgo PAESI BASSI AUSTRIA PORTOGALLO FINLANDIA SVEZIA Regno Unito

17% 15% 18% 18% 17% 16% 12% 19% 14% 13% 15% 17% 16% 17% 16%

5,3 4,7 5,2 17,9 8,3 6,3 4,6

Fonte : European Commission 2005, Joint Report on Social Protection and Social Inclusion, Luxembourg

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7. Le innovazioni degli ultimi anni Come visto nel prs.2, a partire dagli anni novanta e sino ad oggi, in un quadro fortemente evolutivo a seconda della forma di governo presente nei diversi Paesi e della sua evoluzione (destra, centro-destra, sinistra, centro-sinistra, democratici, repubblicani, socialdemocratici, e combinazioni diverse), si possono cogliere alcune tendenze comuni alla generalit degli Stati membri, e che sembrano muoversi verso uno stato sociale pi residuale che universale, al di l delle affermazioni di principio presenti nei diversi documenti comunitari. Una prima tendenza quella di indebolire la protezione derivante dalle culture universalistiche spostando, pi o meno gradualmente, la copertura dei rischi sociali (vecchiaia, malattia, disoccupazione, ecc) dalla sfera delle decisioni pubbliche a quella delle decisioni individuali. In questa direzione sembrano muoversi, ad esempio, le riforme del sistema previdenziale,
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del sistema sanitario, delle indennit per

disoccupazione (dal welfare al workfare ), dei sussidi per listruzione, per ledilizia pubblica, ecc . Con le riforme pensionistiche, in corso nella generalit dei paesi europei, ad esempio, si innalza let pensionabile, si riduce la copertura per gli aumenti dei prezzi e/o rispetto alla dinamica retributiva, si trasforma il sistema da retributivo (pensione pari ad una certa quota dellultima retribuzione o della media delle retribuzioni di un determinato periodo di tempo) a contributivo, con un collegamento stretto fra contributi e prestazioni, in una logica assicurativa (pensione contributiva ). E poich il nuovo sistema determiner, mediamente, una pensione nettamente inferiore a quella prevista dal sistema retributivo (indebolimento del sistema pubblico), si auspica la costituzione di un secondo pilastro pensionistico (previdenza integrativa). Ma poich sembra probabile che anche questo secondo pilastro possa non essere in grado di ristabilire un adeguato rapporto tra risorse disponibili nellet del lavoro e del non lavoro, si ricercano incentivi per la formazione di un terzo pilastro (previdenza completamente privata). In una situazione di questo genere non difficile ipotizzare, a regime, pensionati che, forti sul mercato del lavoro, saranno in grado di assicurarsi adeguati livelli pensionistici (con un mix di pensione obbligatoria contrattuale volontaria) a differenza dei lavoratori pi deboli (in particolare gli atipici e quelli inseriti nelle piccole imprese) che potranno contare, prevalentemente, solo sul primo pilastro, con un generale processo di aumento della disuguaglianza nella distribuzione personale del reddito. Di fatto, si stanno creando le premesse per riportare ai margini della distribuzione del reddito un gruppo importante della popolazione che, con difficolt, aveva contribuito a determinare un sistema di norme per far s che il tenore di vita dellet del non lavoro non fosse drammaticamente diverso da quello dellet del lavoro.

Anno 2004 Per rendere i sistemi di protezione sociale pi incentivanti sotto il profilo del lavoro, le indennit per la disoccupazione si riducono nel loro ammontare e nei tempi di erogazione sino ad annullarsi se la persona disoccupata non segue oppositi programmi di formazione o riqualificazione o se non accetta opportunit di lavoro offerte dai centri per loccupazione, indipendentemente dalle proprie aspirazioni professionali o vincoli familiari.
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In un medesima direzione si muovono, anche, le misure dirette a contenere la dinamica delle spese per la salute; limporre, ad esempio, agli ospedali budget da rispettare e contenendo, in ogni caso, i trasferimenti alle strutture stesse, come sta accadendo in Italia, determina lunghe code di attesa per analisi, visite specialistiche, piccoli e grandi interventi con il risultato di indurre i pazienti, pi o meno benestanti, verso le strutture private22 e/o a dotarsi di polizze assicurative (in alcuni rinnovi contrattuali stanno entrando polizze assicurative sanitarie con costi condivisi tra aziende e lavoratori). Anche in questo caso non difficile prevedere un aumento della disuguaglianza nellaccesso al diritto alla tutela della salute cos come non difficile prevedere un indebolimento della struttura pubblica nel momento in cui si perde la fruizione dei servizi da parte dei pazienti appartenenti alla classe media e medio-alta che svolgono un importante funzione di controllo nella qualit e nella tipologia delle prestazioni sanitarie. Una seconda tendenza quella di ridurre la tassazione basata sulla capacit contributiva (sono in corso in tutti i paesi europei processo di riforma della tassazione personale tesi ad abbassare i livelli di imposizione a partire da quelli pi bassi) ed aumentare il peso della tassazione in base al principio del beneficio, rafforzando la partecipazione degli utenti al costo dei servizi ( ed anche questo sembra essere un tentativo di risposta alla mobilit del fattore capitale, resa pi agevole dal completamento del Mercato Comune Unico). Il processo, iniziato negli anni ottanta, si sta espandendo coinvolgendo, almeno in Italia, le prestazioni sanitarie, listruzione, la generalit dei servizi sociali. La contribuzione viene, a sua volta, modulata in funzione della capacit contributiva dei soggetti (Indicatore Situazione Economica Equivalente - ISEE) determinando non pochi problemi nella gestione burocratica delle procedure e nei necessari controlli, soprattutto in un paese come lItalia in cui ancora elevato il grado di evasione fiscale e il reddito prodotto nelleconomia sommersa. Una terza tendenza quella di trasferire a livello locale (regioni, province e comuni) la gestione e il finanziamento di quote crescenti di prestazioni e servizi sociali. La tendenza, di per s positiva, presenta, in assenza di una definizione a livello nazionale dei diritti e dei doveri minimi e di un trasferimento di risorse dallo Stato alle Regioni sempre pi ridimensionato, il grave rischio che, a parit di bisogni, ci siano, a livello locale, risposte fortemente differenziate in funzione delle preferenze politiche locali e/o delle risorse che possono essere messe a disposizione in campo sociale. Sembra facile prevedere, anche in questo caso, che le regioni economicamente pi forti e/o pi attente alla dimensione sociale portino avanti unarticolata politica sociale a differenza di quelle pi deboli, determinando, cos, una chiara discriminazione tra soggetti che presentano parit di bisogni. C da dire, infine, che queste tendenze trovano un marginale aggiustamento nella tenuta o nellampliamento ( a seconda del Paese considerato) della spesa prettamente assistenziale e, quindi, molto selettiva (sostegno alle spese daffitto, di acquisto di libri scolastici, di mantenimento dei minori inseriti in
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Nel 1997 la spesa privata per lassistenza sanitaria rappresentava, gi, in Italia, il 30% della spesa sanitaria totale contro il 15% in Svezia, Regno Unito, Belgio, Danimarca e solo l8% in Lussemburgo

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nuclei numerosi, di reddito minimo, quando previsto,ecc) . Piccoli interventi che sembrano molto lontani da un modello sociale in cui tutti dovrebbero poter condurre una esistenza dignitosa cos come usuale leggere nei documenti della Comunit ed in quelli governativi dei singoli Paesi. 8. I sistemi pensionistici Il sistema pensionistico23 italiano inizia a formarsi nel 1898 con listituzione della prima Cassa di previdenza per linvalidit e la vecchiaia la cui iscrizione era facoltativa per la maggior parte dei lavoratori ed obbligatoria solo per alcune categorie (dipendenti dello Stato, operai dei cantieri navali e delle zolfatare siciliane)24. Nel 1919, partendo dalle conseguenze devastanti del primo conflitto mondiale in termini di vedove, orfani ed invalidi, la Cassa di previdenza per linvalidit e la vecchiaia si trasforma in Cassa nazionale delle assicurazioni sociali e il sistema da volontario si trasforma in obbligatorio per i lavoratori dipendenti con una triplice contribuzione : degli operai, degli imprenditori e dello Stato. Durante il ventennio fascista la Cassa nazionale delle assicurazioni sociali si trasforma in ente pubblico (1933) ed assume la denominazione di Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale ( I.N.F.P.S. e, poi, I.N.P.S)25 . Allorigine, il sistema si finanzia assumendo la forma della capitalizzazione ( le pensioni pagate nel corso di ogni anno vengono finanziate attraverso i fondi accumulati dai lavoratori durante gli anni precedenti) e limporto della pensione riflette lammontare dei contributi versati e capitalizzati. Nel 1961 l'assicurazione obbligatoria viene estesa anche agli artigiani e nel 1967 ai commercianti; nel 1969 viene introdotta la pensione sociale per i cittadini privi di reddito26. Nel 1969 l'INPS passa, come era accaduto nella maggior parte dei paesi europei, dal sistema a capitalizzazione al sistema a ripartizione : i contributi versati in un anno da tutti i lavoratori attivi finanziano le pensioni pagate nel corso dello stesso anno. Il sistema a ripartizione, a differenza di quello a capitalizzazione, pu essere retributivo quando le pensioni erogate sono collegate alla retribuzione percepita dal lavoratore durante la sua attivit lavorativa (solitamente le pensioni sono calcolate come percentuale della retribuzione media di n anni lavorativi o dellintera vita lavorativa, sistema vigente sino alla riforma Dini), oppure pu essere contributivo quando le pensioni sono collegate all'ammontare dei contributi ( montante contributivo ) versati durante il periodo lavorativo ( situazione attuale). Labbandono del sistema a capitalizzazione a favore di quello a ripartizione derivava dalla necessit di tener conto del fatto che gli alti tassi di inflazione del secondo dopoguerra avevano eroso le riserve detenute dagli istituti previdenziali ed eroso il potere dacquisto delle pensioni stesse, nel contempo si era in presenza di
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Il sistema pensionistico di un paese determinato dalla combinazione di caratteri diversi che riguardano lobbligatoriet della partecipazione; il carattere pubblico o privato dellistituzione che lo gestisce; il metodo di finanziamento della spesa (a ripartizione o a capitalizzazione): il metodo di calcolo delle prestazioni :retributivo contributivo. 24 Cfr., Sepe Stefano 1999, Le Amministrazioni della Sicurezza Sociale nellItalia Unita, Ed Giuffr, Milano 25 LInps gestisce le pensioni di vecchiaia, .... di dipendenti da imprese private, commercianti, artigiani, coltivatori diretti, .....

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un'economia in rapida crescita, di buon equilibrio finanziario del bilancio dello Stato, di strutture demografiche in equilibrio, di un aumento del monte salariale e delloccupazione27, tutti elementi rassicuranti in termini di equilibrio finanziario tra prestazioni e contributi. Ma a partire dalla met degli anni settanta, il modello pensionistico pubblico inizia ad essere messo in discussione per la caduta del tasso medio annuo di crescita del pil, dei salari e delle entrate contributive che avevano garantito gli impegni di spesa assunti con gli assicurati, per la continua diminuzione del tasso di natalit e il parallelo aumento della vita media ( lallungamento della vita media si riflette, naturalmente, sugli oneri previdenziali nel senso che le prestazioni pensionistiche devono essere erogate per un periodo medio pi lungo nel tempo) nonch laumento dellet scolare ( si entra pi tardi nel mercato del lavoro e si versano, quindi, contributi per un tempo inferiore), la crescita del tasso di disoccupazione, il diffondersi dei casi di prepensionamento, che determinano una progressiva diminuzione del rapporto lavoratori e pensionati, incidendo profondamente su quella relazione numerica tra contribuenti e percettori di pensioni che alla base dei sistemi a ripartizione. I problemi provocati da questa evoluzione economica, demografica e sociale si riflette in un crescente deficit del sistema pensionistico pubblico e nel peso sempre maggiore della spesa pubblica per pensioni rispetto al Pil: due indici che concorrono a spianare la strada alle riforme degli anni novanta che cercano di rendere compatibile la spesa previdenziale con il bilancio dello Stato. Di fronte all'invecchiamento della popolazione e al calo delle nascite, si risponde con l'innalzamento dell'et pensionabile per accedere alle pensioni di vecchiaia; con la revisione dei meccanismi automatici di indicizzazione delle pensioni, con la modifica della formula di computo della pensione stessa, con laumento della contribuzione. Nello specifico si ha una prima riforma, nel 1992, con il governo di G. A mato (D.Lgs. 503 del 30 dicembre 1992, interventi diretti al contenimento della spesa pubblica) che ridisegna il metodo di calcolo della pensione in base ad un criterio di determinazione della pensione che prevede due quote: la prima, per i contributi versati fino al dicembre 1992, calcolata sulla base della retribuzione annua media degli ultimi cinque anni; la seconda, per i contributi versati dal gennaio 1993 in poi, calcolata sulla base degli ultimi dieci anni di retribuzione (la base pensionabile viene determinata facendo una media delle retribuzioni percepite nel tempo e rivalutate) (per i nuovi assunti il riferimento varr per lintera vita lavorativa); si prevede, inoltre, un innalzamento graduale dell'et pensionabile (da 60 a 65 per gli uomini e da 55 a 60 per le donne), la revisione del meccanismo automatico di adeguamento delle pensioni al costo della vita28
A partire dal ..... la pensione sociale prende il nome di assegno sociale pari a, dall1.1.2008, 395,59 euro mensili mentre la pensione minima risulta pari a 443,12 euro. 27 In generale, si sostiene che il sistema a capitalizzazione evita i rischi legati a trend demografici sfavorevoli (incremento delle persone non attive rispetto a quelle attive) e consente un controllo finanziario tra contribuzione/prestazione; non c' solidariet intergenerazionale e il rischio di maturare una pensione insufficiente ad uno standard medio di vita grava interamente sull'assicurato. Il sistema a ripartizione ha il vantaggio di un'ampia solidariet intergenerazionale e di assicurare livelli pensionistici concordati tra le parti sociali; di contro vulnerabile a trend demografici sfavorevoli e alla bassa crescita economica. 28 Per le pensioni minime (443,12 euro mensili all1.1.2008) e per le pensioni pari a cinque volte limporto minimo (dal 2008) ( importo della pensione sino a 2.180 euro) previsto un adeguamento pari alla variazione dei prezzi stimata dallIstat; per le
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(viene sospeso e non pi riattivato quello relativo alla dinamica dei salari e reso pi morbido quello relativo alla dinamica dei prezzi); si aumentano le aliquote contributive. Il diritto allintegrazione per una pensione minima viene legato non pi al reddito personale del richiedente ma a quello familiare. Si armonizzano le normative tra pubblico e privato; si introduce, infine, un divieto parziale di cumulo tra pensione e lavoro autonomo. Con la riforma di L. Dini (L. 335 dell8 Agosto 1995), il sistema pensionistico subisce una seconda e pi radicale riforma attraverso lintroduzione del sistema a capitalizzazione per il calcolo delle pensioni che saranno pari alla sommatoria dei contributi versati29 nel corso dellintera vita lavorativa rivalutati ad un tasso di rendimento pari al tasso medio annuo di variazione nominale del PIL ( montante contributivo). Alla fine della carriera lavorativa il montante contributivo viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che rapporta il trattamento allet del pensionato premiando chi arriva sempre pi vicino alla soglia dei 65 anni di et30, e trasformato in una rendita vitalizia che rappresenta la pensione che viene pagata fin quando il pensionato o i suoi superstiti sono in vita. Correttivi migliorativi vengono previsti per chi effettua lavori usuranti, per chi ha iniziato a lavorare da giovanissimo, ecc. Landata a regime del nuovo sistema prevista in modo graduale nel senso che il nuovo metodo di calcolo viene applicato immediatamente ai nuovi assunti ( 1 gennaio 1996) e a coloro che non avevano maturato almeno 18 anni di contribuzione ( il sistema di calcolo rimane retributivo per gli anni precedenti all1.1.1996); vengono, quindi, esclusi tutti i lavoratori che avevano maturato pi di 18 anni di contribuzione per i quali la pensione rimane calcolata con il metodo retributivo. Il nuovo sistema, partendo dalla considerazione che l' ingresso nel mondo del lavoro avviene sempre pi tardi e in modo precario, per cui le prestazioni pensionistiche future sono destinate a ridimensionarsi rispetto al passato, incoraggia, attraverso la destinazione del Tfr trattamento di fine rapporto a fondi pensione ( di categoria, aziendali o territoriali), la formazione di una pensione aggiuntiva attraverso la previdenza complementare quale secondo pilastro del sistema pensionistico, per avere, quindi, livelli di copertura previdenziale pi adeguati rispetto a quelli assicurati dal solo primo pilastro.

pensioni comprese tra 2.180 e 3.490 euro, laliquota percentuale di aumento pari al 75% della variazione dei prezzi mentre non si adeguano allaumento dei prezzi le pensioni di importo superiore a otto volte limporto minimo. 29 I lavoratori dipendenti versano ( al 21 ottobre 2006) il 32,7% della retribuzione : 8,89 a carico del lavoratore e 23,81 a carico del datore di lavoro. I parasubordinati versano ( al 21 ottobre 2006) il 18,20%. 30 Il montante contributivo individuale viene moltiplicato per 4,720%, ad esempio, se il lavoratore va in pensione a 57 anni di et e per 6,136% se va in pensione a 65 anni di et. La riforma prevede anche di rivedere, ogni dieci anni, i coefficienti di trasformazione in funzione dellandamento della speranza media di vita; una prima modifica di tali coefficienti ci sarebbe dovuta essere nel 2005, governo Berlusconi; non essendoci stata, per ragioni di opportunit politica, dovrebbe esserci con il governo Prodi; poich la speranza di vita si allungata di 2,5 anni dal 1995 al 2005 il Ministero del Lavoro (Ministro Cesare Damiano) dovrebbe rivedere i coefficienti di trasformazione che implicherebbero una riduzione delle pensioni future del 6-8% .

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Schema n.1 Dal sistema retributivo al contributivo riforma Dini del 1995 Lavoratori con meno di 18 anni di contributi Al 31.12.1995 almeno 18 anni di contributi al 31.12.1995 lavoratori assunti a partire dall1.1.1996 Schema n.2 Esempio di metodo di calcolo della pensione per un lavoratore che inizia la sua attivit il primo gennaio 2006 con una base retributiva annua imponibile pari a 15.000 euro. Al 31 dicembre 2006 si definisce la prima quota di contribuzione da considerare ai fini del calcolo della pensione e tale prima quota sar pari al 33% della retribuzione imponibile (15.000 euro) e, quindi, 4.950 euro su base annuale e versati mensilmente dal lavoratore e dal datore di lavoro. Alla fine del secondo anno di lavoro, 31 dicembre 2007, la quota maturata nellanno precedente, 4.950 euro, viene rivalutata in relazione al tasso medio annuo nominale del Pil degli ultimi cinque anni. Ipotizzando una variazione media del pil pari al 3%, la quota del primo anno rivalutata risulter pari a 5.098,5 : 4.950 pi 148,5 pari al 3% di 4.950; i 5.098,5 euro rappresentano, quindi, la prima quota di quella sommatoria di quote che andranno a costituire il montante contributivo. Nel corso del secondo anno il lavoratore e il datore di lavoro continueranno a versare, complessivamente, il 33% della retribuzione e, quindi, 4.950 euro. Alla fine del terzo anno di lavoro, 31 dicembre 2008, la quota versata nel 2007, 4.950 euro, viene rivalutata sempre in relazione al tasso medio annuo nominale del Pil degli ultimi cinque anni. Ipotizzando una variazione media del pil pari al 3,5%, la quota del secondo anno rivalutata risulter pari a 5.127,25 : 4.950 pi 173,25 pari al 3,5% di 4.950; i 5.127,25 euro rappresentano, quindi, la seconda quota del montante contributivo. E cos via nel tempo; naturalmente nel momento in cui la retribuzione dovesse aumentare per scatti di anzianit, rinnovi contrattuali, passaggi di carriera, ecc, si modificherebbe anche la base imponibile e, quindi, lammontare di contributi versati e, quindi, anche la quota che andr a costituire il montante contributivo. Alla fine della carriera lavorativa si determiner il montante contributivo individuale inteso come somma dei contributi via via accreditati e rivalutati. Per determinare limporto annuo della pensione bisogner compiere unulteriore operazione; occorrer, infatti, moltiplicare il montante contributivo per dei
La revisione dei coefficienti dovrebbe partire dal 2010 ed essere inserita nel protocollo sul welfare approvato dal Parlamento a dicembre 2007.

Sistema di calcolo della pensione Contributivo a partire dal 1.1.1996 e retributivo per gli anni precedenti retributivo Solo contributivo

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coefficienti di trasformazione che consentono di trasformare il capitale accumulato (montante) in una rendita vitalizia. I coefficienti di trasformazione partono da 0,04720, per un lavoratore che decide di andare in pensione a 57 anni, ed arrivano a 0,06136 per un lavoratore che decide di andare in pensione a 65 anni; in tal modo si incoraggia la permanenza nel mercato del lavoro. La riforma prevede anche una graduale abolizione delle pensioni di anzianit ( pensione che matura indipendentemente dallet e che legata agli anni di contribuzione 39 anni di contribuzione nel privato e 40 se un lavoratore autonomo) entro il 2008 ed introduzione della flessibilit dellet pensionabile ( 5767 per maschi e donne). Le pensioni di invalidit e reversibilit si riducono in presenza di altri redditi; si istituisce un fondo pensione per le casalinghe. Una fase ulteriore di riforma generale del sistema pensionistico si ha con il primo governo di R. Prodi ( legge 27 dicembre 1997 n.449 finanziaria 1998) che accelera l'inasprimento dei requisiti minimi per il pensionamento di anzianit previsto da Dini per i lavoratori dipendenti del settore privato (tranne operai e lavoratori precoci), che prevede lequiparazione dei requisiti di accesso alla pensione di anzianit del pubblico impiego a quelli previsti per i lavoratori del privato, l equiparazione dei pensionati ex dipendenti a quelli ex autonomi in materia di cumulo fra pensione e redditi da lavoro autonomo. Eleva le aliquote contributive di artigiani e commercianti. Con la legge delega in materia previdenziale 23 agosto 2004 n.243 (governo Berlusconi ministro R. Maroni), si innalza let di pensionamento (per le donne si fissa una fascia da 60 a 65 anni mentre per gli uomini il pensionamento consentito solo al raggiungimento dei 65 anni) si prevedono incentivi a rimanere al lavoro per il periodo 2004-2007 (la norma prevede lopzione per i dipendenti privati, al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento, di continuare a lavorare con un super bonus che si traduce nellesenzione totale dal pagamento dei contributi pensionistici e nel congelamento in termini reali dellammontare della pensione maturata. Il risparmio fiscale viene interamente versato in busta paga e si concretizza in un aumento valutabile in almeno un terzo in pi dello stipendio, essendo laliquota contributiva fissata al 32,7%; inoltre tale risparmio esente dallimposta personale sul reddito); eliminazione progressiva del divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro, il passaggio da 57 a 60 anni ( pi tre anni di lavoro) per poter andare in pensione di anzianit con 35 anni di contribuzione a partire dall1.1.2008 (il famoso scalone Maroni in discussione nel 200731) (in presenza di 40 anni di contributi non
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Allalba del 21 luglio 2007 i sindacati firmano con il governo un accordo per modificare la riforma Maroni : dallo scalone agli scalini, una salita graduale che alzer i requisiti anagrafici per avere accesso alla pensione di vecchiaia ( linnalzamento dellet non opera per chi matura 40 anni di contributi nel senso che chi ha versato 40 anni di contributi - pensione danzianit - potr andare in pensione indipendentemente dallet anagrafica raggiunta e lo potr fare in quattro periodi dellanno finestre gennaio, aprile, luglio ed ottobre) fino a 61 anni dal 2013. Dal 2008 per andare in pensione bisogner avere almeno 58 anni ( e non 60) e 35 di contributi; dal 1 luglio 2009 e sino al 2010 per andare in pensione bisogner avere almeno 59 anni e raggiungere quota 95 che pu essere rappresentata da 59 anni e 36 di contributi o da 60 anni e 35 di contributi ; da gennaio 2011 e 2012 il lavoratore dovr avere almeno 60 anni e raggiungere quota 96 ( 60 anni e 36 di contributi o 61 anni e 35 di contributi ); da gennaio 2013 let minima di pensionamento sar di 61 anni e la quota sar pari a 97 ( 61 anni e 36 di contributi o 62 e 35). Per i lavoratori autonomi si dovr aumentare, di volta in volta, di un anno sia per let anagrafica richiesta

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previsto alcun limite di et); ed infine il rilancio della previdenza complementare destinando il Tfr maturando ai fondi pensione. In base al principio del silenzio-assenso, il lavoratore (gi in servizio al primo gtennaio 200732) ha sei mesi di tempo dallentrata in vigore dei decreti attuativi per dire no alluso del Tfr ai fini pensionistici, se non esplicita la sua volont, il Tfr maturando confluisce nei fondi pensione; la scelta di destinare il Tfr ai fondi irreversibile mentre il lavoratore che ha scelto di mantenere il proprio Tfr, in un qualsiasi momento, pu cambiare idea e trasferire il suo Tfr ad un fondo. Per reperire risorse da destinare ad investimenti in infrastrutture, le parti sociali (Confindustria e Sindacati) firmano, il 23 ottobre 2006, un accordo ( inserito nella legge finanziaria 2007) con il governo in base al quale le aziende con pi di 50 dipendenti ( lo 0,6% del totale delle imprese per il 46,3% dei dipendenti) dovranno dirottare il Tfr non destinato alla previdenza integrativa (non optato dai lavoratori) in un fondo specifico della Tesoreria istituito presso lINPS ( trattandosi, comunque, di risorse accantonate per fini previdenziali)
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e le aziende che non avranno pi il Tfr a disposizione per il proprio autofinanziamento

saranno compensate dallo Stato con una serie di benefici fiscali. Laccordo prevede anche lanticipo della decorrenza della previdenza complementare dal 2008 all1.1.2007 : i lavoratori avranno, quindi, sei mesi di tempo per decidere se destinare il Tfr ad un fondo pensionistico complementare o mantenerlo presso il proprio datore di lavoro. Se il lavoratore non decide entro i sei mesi (1 gennaio 2007-30 giugno 2007) scatta il silenzio assenso e il datore di lavoro trasferisce il Tfr maturando in un fondo collettivo di previdenza complementare per i lavoratori inseriti in imprese con meno di 50 addetti ed al fondo Inps per quelle con pi di 50 addetti. In ogni caso, per i lavoratori, non cambia nulla rispetto alla titolarit del Tfr, sia nel caso in cui rimanga in azienda che nel caso in cui confluir al Fondo presso la Tesoreria dello Stato gestito dallINPS: la rivalutazione, le anticipazioni e la liquidazione al termine del rapporto di lavoro continueranno ad essere erogati dallazienda secondo le attuali (2006) disposizioni normative e contrattuali.

che per le annualit contributive richieste. Resta salva let delle donne per aver accesso alla pensione di vecchiaia : 60 anni. Dalle modifiche sono esclusi i lavoratori che hanno lavori usuranti (conducenti di mezzi pubblici, lavoratori su tre turni, addetti alle catene di montaggio, lavoratori delle miniere, ....) circa 1,4 milioni di lavoratori, per loro rester il mix 57 anni e 35 di contributi. Per quanto riguarda i coefficienti di trasformazione ( da rivedere per adeguarli alle maggiori aspettatitive di vita), ne discuter unapposita Commissione di esperti ed i nuovi parametri entreranno in vigore nel 2010. Nel contempo viene sospeso ladeguamento delle pensioni alle variazioni del costo della vita ( per un anno?) per le pensioni che superano i 3.500 euro mensili. Il costo dellaccordo viene stimato pari a 10 miliardi di euro in 10 anni: 7,1 per la revisione dello scalone e 2,9 per il fondo lavori usuranti; le fonti di copertura saranno trovate nella riorganizzazione degli enti di previdenza ( 3,5 miliardi in 10 anni); nellaumento delle aliquote contributive dei parasubordinati (3,5 miliardi); nellaumento delle aliquote contributive dei parasubordinati non esclusivi (0,8 miliardi); nella sospensione dellindicizzazione per le pensioni superiori otto volte il minimo (1,4 miliardi) e nellarmonizzazione dei fondi speciali (0,7 miliardi). Laccordo verr inserito nella Finanziaria 2008 e soggetto allapprovazione del Parlamento. 32 Se la data di assunzione successiva al primo gennaio 2007, il lavoratore avr sei mesi di tempo, dalla data di assunzione, per esplicitare o meno la sua scelta. 33 Il governo stima in sei miliardi di euro la somma che potrebbe confluire nel fondo.

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Dal retributivo al contributivo La riforma Dini ha segnato il passaggio da un sistema a ripartizione di tipo retributivo a un regime di tipo contributivo. Quello retributivo un sistema che presenta poche incertezze: tutto si basa sugli anni di lavoro e sulla media dei redditi percepiti nel tempo. Il sistema contributivo da una parte ha il vantaggio della trasparenza che garantita dal fatto che ciascuno deve contribuire personalmente a finanziare le prestazioni future, dallaltra per ha lo svantaggio di esporre il lavoratore ad una serie di incertezze circa la reale consistenza della pensione poich l'importo effettivo della stessa dipender da tre variabili: a) la propria storia contributiva, vale a dire quanti contributi ha versato; b) la rivalutazione del montante contributivo, collegata alla crescita economica del paese; c) i coefficienti di conversione in rendita che saranno in vigore al momento della pensione, collegati alla speranza di vita media. Per quanto riguarda il montante contributivo, esso rivalutato con la media della crescita economica dell'intera nazione. Nei calcoli che di solito sono fatti per stimare le pensioni future si ipotizza una crescita dell'1,5%, al netto dell'inflazione. Si tratta di ipotesi basate sulla storia pregressa, ma non dato sapere se la crescita economica passata si ripeter negli anni futuri. Uno scostamento della rivalutazione dell'1% pu significare una pensione superiore o inferiore anche del 20% (confronta Boeri). I coefficienti di trasformazione in rendita sono collegati alla speranza di vita media rilevata dall'Istat. Se al momento della pensione la speranza di vita media sar molto pi lunga, con lo stesso montante contributivo si potrebbe percepire una pensione sensibilmente inferiore. Nel sistema contributivo, quindi, si ha lo svantaggio di avere una pensione molto incerta rispetto al sistema retributivo perch molto pi difficile la sua stima. Inoltre la pensione percepita dai giovani viene stimata intorno al 60% dellultima retribuzione, mentre i lavoratori che beneficiano del vecchio calcolo retributivo possono arrivare fino all80% dellultima busta paga. I giovani quindi avranno bisogno, pi degli anziani, di integrare la futura rendita con la pensione complementare. Un altro svantaggio legato alle riforme via via introdotte, il fatto che si andr in pensione pi anziani ; con la riforma Dini, per esempio, un giovane che aveva cominciato a lavorare a venticinque anni nel 1996 poteva ritirarsi a cinquantasette anni nel 2028. Adesso, invece, come minimo dovr lavorare quattro anni in pi per raggiungere, nel 2032, la pensione danzianit (quota 97, con almeno sessantuno anni di et anagrafica).

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La previdenza complementare : il nuovo sistema previdenziale (riforma Dini) si regge su due tre pilastri: la previdenza pubblica, quella complementare e quella individuale attraverso le quali i lavoratori potranno costituirsi pi pensioni aggiuntive. Con lespressione previdenza complementare si fa, quindi, riferimento a tutti quegli istituti previdenziali che prevedono l'erogazione di trattamenti pensionistici complementari a quelli del regime obbligatorio con lo scopo principale di assicurare pi elevati livelli di copertura previdenziale e, quindi, consentire il mantenimento di un tenore di vita non molto diverso da quello raggiunto durante il periodo lavorativo. La previdenza complementare una forma di risparmio gestito professionalmente che differisce dal puro e semplice risparmio finanziario in quanto finalizzata, dal legislatore, a scopi socialmente rilevanti e, quindi, fiscalmente incoraggiata (i contributi versati, ad esempio, possono essere dedotti in una misura massima annua pari a 5.164,57 euro cos come pi vantaggiosa risulta essere la tassazione rispetto a quella prevista per il Tfr 34). Il lavoratore, in qualit di risparmiatore previdenziale, versa dei contributi e il gestore, grazie alla propria specifica attivit, consegue un rendimento finanziario che si cumula con i contributi versati. Le forme di previdenza complementare sono tre: fondi pensione chiusi o negoziali o di categoria; fondi pensione aperti; piani individuali di previdenza attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita (PIP). I fondi chiusi, disciplinati dall'art. 4 comma 1 del D.Lgs. n. 124/93, sono quegli strumenti finanziari a cui si pu accedere solo se si appartiene ad una determinata categoria di lavoratori, sono, quindi, istituiti sulla base di contratti o accordi tra lavoratori di un determinato settore oppure tra i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, se i destinatari sono lavoratori dipendenti; i fondi negoziali dei lavoratori autonomi e liberi professionisti sono invece istituiti dalle rispettive associazioni di categorie. I fondi aperti, disciplinati dall'art. 9 del D.Lgs.n. 124/93, sono, invece, sottoscrivibili da chiunque, senza alcuna limitazione derivante dalla propria occupazione; possono essere istituiti e gestiti dai soggetti abilitati alla gestione di un fondo pensione: banche, societ di gestione del risparmio, societ di intermediazione mobiliare (SIM), compagnie di assicurazione e societ di gestione dei fondi comuni di investimento. Ladesione a tali fondi pu essere individuale o collettiva; collettiva quando i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, invece di istituire un fondo chiuso, stipulano un accordo per ladesione collettiva ad uno o pi fondi aperti. Possono aderire a fondi pensione aperti i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi, i professionisti e i soci lavoratori di cooperative. La principale differenza tra fondi chiusi e aperti. si ha nella stretta correlazione tra i destinatari e i promotori del fondo nel caso dei fondi chiusi; i promotori sono di solito organizzazioni imprenditoriali
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Il regime fiscale della previdenza complementare pi vantaggioso rispetto allerogazione del Tfr poich le prestazioni del fondo pensione sono soggette ad una tassazione separata del 15% fisso ( e non soggetto ad aliquota progressiva come accade per il Tfr) che dopo quindici anni di iscrizione ad un fondo pu ridursi di uno 0,3% allanno e scendere fino al 9%.

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e sindacati mentre il gestore una entit diversa ed estranea. Il modello dei fondi aperti, invece, si basa sulla identificazione tra promotore e gestore: sono i destinatari delle prestazioni ad essere un'entit completamente distaccata; i soggetti promotori sono banche, SIM, assicurazioni, ecc.. I soggetti gestori devono attenersi alla disposizioni del Ministro del Tesoro che fissa limiti agli investimenti ed altre regole, finalizzate allottenimento di un adeguato grado di diversificazione degli investimenti e dei rischi e di un efficace gestione del patrimonio. Attualmente ladesione ad un fondo negoziale pi vantaggiosa perch nella maggior parte dei casi laccordo contrattuale che lo ha istituito prevede una quota di contribuzione a carico del datore di lavoro che altrimenti non sarebbe disponibile per il lavoratore. IL REGIME DI CONTRIBUZIONE I fondi pensione possono prevedere due diversi regimi di contribuzione:

FONDI PENSIONE

A contribuzione definita

A prestazione definita

Per entrambi i regimi possibile prevedere la garanzia di un reddito minimo (garanzia finanziaria). Nei fondi a contribuzione definita vi un elemento fisso, rappresentato dal contributo, ed un elemento variabile, rappresentato dalla prestazione. Questo significa che l'iscritto al fondo pensione, al momento dell'adesione sa di dover versare un certo contributo per pi anni, ma non pu sapere con certezza quale sar la prestazione finale. Al massimo, il contributo potr subire qualche variazione, ma sempre quantificabile, come nell'ipotesi di una sua indicizzazione alla retribuzione o al reddito di riferimento. In questa tipologia di fondi il rischio d'investimento , quindi, a carico dell'aderente che, a fronte di cattivi risultati di gestione, ad esempio, sar penalizzato sotto il profilo della prestazione mentre i datori di lavoro, a differenza delle forme a prestazione definita, sono sollevati dai rischi degli investimenti, non avendo contratto alcun obbligo di prefissate prestazioni finali. Nei fondi a prestazione definita, invece, l'elemento fisso rappresentato dalla prestazione finale, mentre l'elemento variabile rappresentato dall'ammontare delle contribuzioni. Tale caratteristica comporta che l'associato, nel momento in cui aderisce, sa di poter contare su una certa prestazione, legata ad alcuni parametri, ma non potr sapere quanto dovr versare nel corso degli anni. L'ammontare della prestazione , dunque, l'elemento di riferimento dell'iscritto: essa viene determinata in relazione al livello

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di reddito o a quello del trattamento pensionistico obbligatorio. L'entit del contributo fissata, anno per anno, in funzione dei risultati di gestione ed inversamente proporzionale a questi, per cui, aumenta in caso di performance deludenti. La diretta conseguenza che, diversamente da quanto avviene nella contribuzione definita, per riequilibrare la situazione, cio per riportare il rendimento in linea con quello garantito, l'associato dovr effettuare versamenti aggiuntivi. Un aspetto importante e da non sottovalutare quello relativo ai costi di gestione dei diversi fondi, di quanto diminuir la prestazione finale di una determinata forma di previdenza complementare per effetto dei costi di gestione rispetto ad unipotetica forma di previdenza complementare priva di costi di gestione; secondo la Covip ( Commissione di vigilanza sui fondi pensione), nellanno 2005 i costi medi annui di gestione amministrativa e finanziaria pi vantaggiosi si sono riscontrati nella gestione dei fondi negoziali (0,5% del patrimonio quale onerosit della partecipazione del lavoratore ai fondi); per i fondi aperti e per una gestione almeno triennale i costi medi sarebbero intorno all1,9% e scenderebbero all1,2% per un periodo di 35 anni; per i Pip i costi medi sarebbero intorno al 2,3% per un periodo di 35 anni. Le differenze, apparentemente non eclatanti, lo diventano, invece, in temini di montante finale e, quindi, di pensione integrativa; dopo 35 anni di contribuzione, ad esempio, un lavoratore avr un montante pari a 173 mila euro circa con costi pari allo 0,50% e a 127 mila circa con costi pari al 2%35. Ma, quanto ci si pu attendere dalla previdenza integrativa in termini di pensione futura? Secondo simulazioni della Covip, un lavoratore tipo di unazienda privata assunto nel 2006 e che andr in pensione nel 2040 a 60 anni di et e 35 di contributi, potr ricevere un pensione integrativa pari al 16,6% dellultima retribuzione mentre la pensione pubblica dovrebbe essere pari al 48,5% dellultima retribuzione per un totale, quindi, pari al 65% dellultima retribuzione. In conclusione, listituzione e la partenza della previdenza integrativa rappresenta un colossale business per le banche e le assicurazioni che si contenderanno un flusso enorme di risparmio ( si stima un flusso annuo di 19 miliardi di euro) ma potrebbe anche rappresentare aspetti positivi se una parte dei fondi raccolti andr a finanziare la formazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese che si affacciano o si affacceranno sul mercato dei capitali poich la destinazione di tale flusso finanziario verr decisa da chi sar chiamato a gestire tale fetta di risparmio delle famiglie36.

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La Covip ipotizza un versamento annuo costante e pari a 2.500 euro ed un rendimento annuo lordo costante pari al 4%. Ad un anno dal trasferimento del TFR alla pensione integrativa (giugno 2008) la pensione integrativa non decolla mentre il rendimento del TFR (pi 3,6%) risulta nettamente superiore ai rendimenti dei diversi fondi che perdono, mediamente, l1,9%. Se ci si riferisce, invece, ad un medio periodo (2003-2007) le performance dei fondi chiusi ed aperti (intorno al 25%) sono state nettamente superiori a quelle del TFR (14,35%). Ad un anno dalla riforma il tasso di adesione dei dipendenti privati rimane alquanto basso e pari, mediamente, al 25% (9,7% per i lavoratori under 30).

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Tabella n.6 Numero pensionati e distribuzione per classi di ammontare, anno 2005 Classi di ammontare Sino a 499,99 euro mese Da 500 a 999,99 Da 1000 a 1.499,99 Da 1.500 a 1.999,99 Oltre 2.000 Totale Numero pensionati 3.940.090 5.134.941 3.867.117 1.971.190 1.647.541 16.560.879 % sul totale pensionati 23,8 31,0 23,4 11,9 9,9 100

Fonte : Cfr. Istat 2007, I beneficiari delle prestazioni pensionistiche nellanno 2005.

8.1 Italia Europa Per meglio comprendere le caratteristiche del sistema pensionistico italiano possiamo dare uno sguardo all Unione Europea tenendo presente che, come indicato nei trattati e nella Costituzione Europea, la gestione e lorganizzazione dei sistemi previdenziali di esclusiva competenza degli Stati membri. Le diverse istituzioni pensionistiche possono essere distinte in funzione di quattro dimensioni specifiche: 1) obbligatoriet della partecipazione individuale : contribuzione; 2) caratteristica istituzionale dellente (pubblico o privato) che le gestisce: tutti i sistemi pensionistici sono caratterizzati dalla presenza di una componente pubblica obbligatoria, che fornisce un diverso grado di copertura agli individui. In tutti i paesi membri i lavoratori possono inoltre aderire a fondi pensione integrativi privati; il grado di adesione risulta differente e in particolare superiore al 50% dei lavoratori in Germania e in Irlanda, intorno al 30% in Lussemburgo e in maniera limitata, meno del 20%, in Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria, Francia e Finlandia; 3) metodo di finanziamento della spesa (a ripartizione o a capitalizzazione): nelle nazioni europee stato prevalentemente adottato il sistema a ripartizione 4) metodo di calcolo delle prestazioni : allinterno del sistema pubblico la maggior parte dei paesi applica un metodo di calcolo delle prestazioni a beneficio definito, nel quale lentit della rendita dipende dalla retribuzione pensionabile e dallaliquota di rendimento di ogni anno di contribuzione (in alcuni paesi si applicano aliquote diverse per livello di reddito, o et anagrafica, o anzianit contributiva individuale). Negli ultimi anni, si osservato una tendenza generalizzata ad estendere il numero di annualit di salario con leccezione dellIrlanda, tutti i paesi membri prevedono la partecipazione obbligatoria a piani in cui la prestazione , almeno in parte, dipendente dalla

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da considerare per il calcolo della retribuzione pensionabile (riforme in questa direzione sono state adottate nellultimo decennio in Italia, Austria, Spagna, Portogallo e Finlandia); in molti paesi la pensione dipende dal salario medio dellintera carriera. Un ulteriore elemento fondamentale per valutare le condizioni di vita dei pensionati concerne il metodo di indicizzazione delle prestazioni. Unindicizzazione basata sul tasso di inflazione fa s che la rendita sia costante in termini reali, ma se i salari dovessero crescere pi dei prezzi, si genera un impoverimento relativo dei pensionati rispetto ai lavoratori. In molti paesi (fra gli altri Italia, Francia e Regno Unito), al fine di ridurre la spesa previdenziale, negli ultimi 10-20 anni si passati da unindicizzazione ai salari a una ai prezzi (rivalutazione in base al tasso di inflazione integrale o parziale); unicamente in Germania37, Lussemburgo, Finlandia, Slovenia e Malta la prestazione legata allandamento salariale. In molti fra i nuovi membri si applicano, invece, formule di indicizzazione miste fra salari e prezzi. Francia : primo pilastro, pensione pubblica di base. Dall1.1.2004 entrano in vigore i primi correttivi con lobiettivo di garantire, entro il 2020, lequilibrio finanziario dei diversi regimi pensionistici tenendo conto dellevoluzione della struttura demografica ed assicurare ( tra pensione di base e pensione complementare) un tasso di sostituzione pari al 75% dellultima retribuzione. Un simile obiettivo dovrebbe essere conseguito attraverso lallungamento degli anni di contribuzione e lincremento dellaliquota contributiva. Let pensionabile del regime generale di base di 60 anni sia per gli uomini che per le donne; lassicurato che continua a lavorare dopo i 60 anni pu ottenere un bonus 38; possibile ottenere la pensione prima dei 60 anni per le persone che maturano 42 anni di contribuzione ( pensione di anzianit). I contributi vengono versati in parti uguali dai datori di lavoro e dai lavoratori. Con una prima riforma del 1994 si progressivamente innalzato il numero degli anni per il calcolo della retribuzione media annua portandolo dai dieci anni ai 25 anni (dal 2008). In Francia, a differenza di molti altri Paesi, la pensione complementare obbligatoria e il sistema a ripartizione : i lavoratori acquisiscono dei punti in base allammontare dei contributi versati; tali punti determinano, poi, il livello della prestazione pensionistica da erogare alla fine del piano. Germania : gli schemi pensionistici di base obbligatori variano a seconda della categoria di lavoratori e dei settori produttivi. Il sistema a ripartizione e si finanzia con un contributo pari a circa il 20% della retribuzione mensile lorda; i contributi vengono versati in parti uguali dai datori di lavoro e dai lavoratori. La prima riforma Riester (1.1.2002), ha ridotto le prestazioni pubbliche ( tasso di rimpiazzo dal 70% al 67%
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Nel marzo 2007 il Parlamento tedesco approva una riforma previdenziale presentata dal governo in cui si prevede un graduale innalzamento dellet pensionabile dai 65 ai 67 anni entro il 2029; ai 67 anni si arriva con un mese di lavoro in pi lanno dal 2012 e sino al 2024, e poi con due mesi lanno, dal 2029 si andr in pensione a 67 anni; uneccezione prevista solo per chi a 65 anni avr versato 45 anni di contributi. 38 Cfr. Gallo R e Piatti L (2006), La previdenza complementare in Europa in Messori M. ( a cura di), La previdenza complementare in Italia, Ed Il Mulino, Bologna

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del salario medio netto previsto per un lavoratore con 45 anni di anzianit, adeguamento alla dinamica salariale al 100% sino al 2010 e pari al 90% a partire dal 2011) ed ha introdotto nuove forme di previdenza integrativa (volontaria) a capitalizzazione incentivate dallo Stato con incentivi che tengono conto della condizione familiare dellassicurato in termini di reddito e ammontare dei contributi versati. Nel determinare la pensione di base si tiene conto dei cosiddetti punti salario che riflettono la posizione salariale relativa del lavoratore (un punto salario corrisponde al salario medio; 0,5 punti salario corrisponde al 50% del salario medio e 2 punti salario corrispondono al doppio del salario medio in un anno); gli anni di anzianit contributiva (comprendono gli anni di servizio effettivi pi la contribuzione figurativa per disoccupazione, servizio di leva, tre anni per leducazione di ogni figlio, universit, ecc); i fattori di riequilibrio per diversi tipi di pensione ed et diverse di pensionamento ( variano tra lo 0,25 e 1). Le pensioni sono pagate generalmente a 65 anni ma possibile ottenere una pensione anticipata con una riduzione dimporto. Olanda : il sistema olandese obbligatorio per tutti i lavoratori e fornisce una prestazione minima di base legata al salario minimo ( il tasso di sostituzione viene stimato intorno al 45% dellultima retribuzione); le pensioni si adeguano in base alla dinamica dei salari medi lordi. Il sistema finanziato con unaliquota che, per legge, deve rimanere sotto il tetto del 18,25%, attualmente dovrebbe essere pari al 17,9%. Let pensionabile di 65 anni sia per gli uomini che per le donne. Il basso tasso di sostituzione fa s che la previdenza complementare ( volontaria ma il Ministro per gli Affari sociali pu dichiarare obbligatoria la partecipazione ad un fondo per tutti i dipendenti di uno stesso settore) sia molto diffusa tra i lavoratori ( intorno al 90%) con lobiettivo di raggiungere un tasso di sostituzione, per un periodo di 40 anni di contribuzione, tra pensione base e pensione complementare pari al 70% dellultimo stipendio. Regno Unito : il primo pilastro del sistema previdenziale costituito da due livelli; il primo livello rappresentato da una pensione a base fissa mentre il secondo dato da un regime di previdenza addizionale. Il primo livello ha una natura esclusivamente pubblica ed una pensione di base uguale per tutti (i pensionati che dovessero avere un reddito inferiore ad una certa soglia minima, ricevono unintegrazione). Il secondo livello percepito dai soli lavoratori dipendenti con un reddito superiore a una soglia minima e viene commisurata al reddito. I contributi gravano sui datori di lavoro e sui lavoratori e le prestazioni dipendono dallammontare e dal tipo di reddito percepito (il tasso di sostituzione, tra base e addizionale, i contributi ad un fondo privato. Let pensionabile di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne (65 dal 2020); sono previsti degli incentivi per ogni anno di lavoro in pi. viene stimato intorno al 40% dellultima retribuzione). Se un lavoratore opta per un regime pensionistico complementare, pu abbandonare il secondo livello e versare

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Il secondo pilastro, in alcuni casi obbligatorio, pu essere pubblico, privato di tipo aziendale e privato di tipo individuale. Nessuna scelta previdenziale irreversibile, in ogni momento il lavoratore pu passare dal sistema privato al pubblico e viceversa. Spagna : gli schemi pensionistici di base obbligatori variano a seconda della categoria di lavoratori e dei settori produttivi. Il sistema a ripartizione e si finanzia con contributi versati dai datori di lavoro e dai lavoratori. Le pensioni vengono calcolate sulla base della contribuzione degli ultimi 15 anni ; la pensione completa si raggiunge dopo 35 anni di contribuzione e il pensionamento a 65 anni. Laliquota pari al 28,3% : 4,7% a carico del lavoratore e 23,7% a carico del datore di lavoro. Le pensione vengono rivalutate annualmente in base alla variazione dei prezzi. Il sistema previdenziale complementare volontario. Svezia : il primo pilastro costituito da due regimi: uno contributivo, legato al reddito, e laltro non contributivo basato su pensioni di anzianit garantite. Il regime contributivo si finanzia con unaliquota pari al 18,5%. La pensione garantita di anzianit prevede una rendita minima per i contribuenti con almeno 65 anni di et e con 40 anni di residenza in Svezia ed finanziata dal gettito fiscale. I regimi di previdenza complementare si fondano su accordi collettivi stipulati tra datori di lavoro e lavoratori dipendenti e coprono il 90% dei lavoratori. 9. Gli ammortizzatori sociali Gli ammortizzatori sociali sono quelle misure di politica passiva del lavoro che consentono di assicurare un reddito ai lavoratori in caso di perdita del posto di lavoro. La normativa italiana prevede almeno quattro tipologie di ammortizzatori : la cassa integrazione, la mobilit, i contratti di solidariet, lindennit di disoccupazione. La cassa integrazione una misura a vantaggio dei datori di lavoro che possono, cos, evitare licenziamenti e, quindi, perdite di professionalit e conflitti sindacali interni allimpresa e dei lavoratori in quanto non vengono licenziati e ricevono una indennit; pu essere di due tipi : ordinaria (crisi transitoria delle imprese) e straordinaria (crisi strutturale delle imprese). La mobilit e, quindi, la possibilit di ricevere unindennit di mobilit, una condizione a cui possono accedere i lavoratori licenziati da imprese con pi di 15 dipendenti; il licenziamento deve essere collettivo riguardare, cio, un numero relativamente elevato di dipendenti; la durata del provvedimento dipende dallet del lavoratore (con possibilit di scivolare verso il pensionamento) e dalla zona in cui collocata limpresa. I lavoratori in mobilit godono di alcuni vantaggi in termini di assunzioni nella pubblica amministrazione o in altre imprese private (sgravi contributivi). Il contratto di solidariet un particolare tipo di accordo a livello aziendale che prevede la riduzione dellorario di lavoro e delle retribuzioni di tutti i lavoratori dellazienda; lo Stato integra con il 75% della retribuzione persa. Lindennit di disoccupazione riguarda, essenzialmente, i lavoratori licenziati da imprese che hanno meno di 15 dipendenti . Come si vede e come si vedr meglio in seguito, il sistema italiano degli ammortizzatori sociali molto variegato e presenta degli

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istituti che garantiscono livelli adeguati di sicurezza economica (con trattamenti vicini alla media europea) nei periodi di non lavoro ed istituti ove la copertura del tutto insufficiente. 10.1 La Cassa Integrazione Retribuzione Ordinaria (CIGO) La cassa integrazione retribuzione o r d i n ar i a , come si detto, un intervento a sostegno delle imprese in difficolt che garantisce al lavoratore un reddito sostitutivo della retribuzione, copre, quindi, una disoccupazione temporanea (alcuni mesi) o parziale (alcune ore); spetta agli operai, impiegati e quadri delle imprese industriali in generale e delle imprese industriali e artigiane del settore edile e lapideo, esclusi gli apprendisti, in caso di sospensione o contrazione dell'attivit produttiva per situazioni aziendali dovute ad eventi temporanei di difficolt non imputabili allattivit produttiva dellimpresa o a cadute temporanee della domanda. Per ottenere la CIGO, le imprese devono presentare domanda alle sedi dell'INPS, entro 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso nella settimana in cui iniziata la sospensione o la riduzione dell'orario di lavoro; limporto della CIGO corrisponde all'8 0 % della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate. L'importo del trattamento ordinario non pu per superare un limite massimo mensile stabilito di anno in anno (per il 2007 di 844,06 pari a 7 9 4 , 7 7 al netto del contributoprevidenziale del 5,84 ; ed elevato a 1.014,48 per 955,23 nette, in caso di retribuzione mensile superiore a 1.826,07). I periodi di Cassa integrazione retribuzione sono utili per il diritto e per la misura della pensione. La cassa integrazione pu essere concessa per un massimo di 1 3 settimane, pi eventuali proroghe fino a 1 2 mesi; in determinate aree territoriali il limite elevato a 24 mesi. Se il lavoratore in Cassa integrazione svolge contemporaneamente attivit retribuita senza averlo prima comunicato alla propria sede INPS, decade dal diritto alla prestazione; in caso di comunicazione preventiva la prestazione sospesa per la durata dell'attivit lavorativa.

9.2 La Cassa Integrazione Retribuzione Straordinaria ( CGIS) La Cassa Integrazione Retribuzione Straordinaria un intervento che vuole sostenere le imprese in situazioni di crisi o di difficolt per processi di ristrutturazioni e riorganizzazione dei processi produttivi, crisi aziendali, ecc, e, nel contempo, garantire il lavoratore dalla perdita della retribuzione. Spetta agli operai, impiegati e quadri delle imprese industriali anche edili, imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione e dei servizi di pulizia. Esse devono aver occupato pi di 15 dipendenti nel semestre precedente la presentazione della domanda; imprese commerciali, di spedizione e trasporto e agenzie di viaggio e turismo che occupano pi di 50 dipendenti, esclusi gli apprendisti e gli assunti con contratto di formazione e lavoro. Non si pu chiedere l'intervento straordinario per le unit produttive per le quali stato richiesto, per lo stesso periodo, l'intervento ordinario. La scelta dei lavoratori da porre in Cassa integrazione deve essere effettuata in base al criterio della

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rotazione tra coloro che svolgono le stesse mansioni. Se l'azienda non ritiene di poter applicare la rotazione, deve indicarne i motivi nella domanda di ammissione al trattamento speciale di Cassa integrazione. La Cassa integrazione straordinaria dura al massimo 12 mesi per le crisi aziendali, 24 mesi per la riorganizzazione, ristrutturazione e riconversione aziendale, 18 mesi per i casi di procedure esecutive concorsuali. Gli interventi ordinari e straordinari non possono nel complesso superare 36 mesi in un quinquennio; sono peraltro intervenute varie disposizioni di legge, anche a carattere transitorio, che hanno modificato i limiti temporali suddetti. Lindennit di CGIS corrisponde all'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non svolte; l'importo del trattamento straordinario non pu per superare un limite massimo mensile uguale a quello previsto per la CGIO . Come per la CGI, i periodi di Cassa integrazione retribuzione sono utili per il diritto e per la misura della pensione. Se il lavoratore in CIGS svolge contemporaneamente attivit retribuita senza averne prima dato notizia alla propria Sede dell'INPS, decade, come per la CGI, dal diritto alla prestazione; in caso di comunicazione preventiva, la prestazione viene sospesa per il periodo di lavoro. 9.3 L'indennit di mobilit L'indennit di mobilit, che rappresenta il trattamento di maggiore tutela in caso di licenziamento, una prestazione che spetta ai lavoratori che sono stati collocati in mobilit dalla loro azienda a seguito dellesaurimento del periodo passato in CGIS, o per essere stati licenziati per riduzione di personale o trasformazione dellattivit. Per aver diritto allindennit il lavoratore deve essere iscritto nelle liste di mobilit compilate dai Centri per limpiego; avere un'anzianit aziendale complessiva di almeno 12 mesi; far valere almeno 6 mesi di effettivo lavoro, comprese ferie, festivit, infortuni. La durata varia in relazione all'et del lavoratore al momento del licenziamento e all'ubicazione dell'azienda (vedi schema).

Et del lavoratore Fino a 39 anni da 40 a 49 anni da 50 anni

Aziende del centro-nord 12 mesi 24 mesi 36 mesi

Aziende del mezzogiorno 24 mesi 36 mesi 48 mesi

Generalmente l'indennit non pu essere corrisposta per un periodo superiore alla anzianit aziendale del lavoratore; in presenza di determinati requisiti di et e di contribuzione viene pagata fino al conseguimento del diritto alla pensione. La domanda di indennit va indirizzata all'INPS e presentata alla Sezione circoscrizionale per l'impiego entro 68 giorni dal licenziamento. Lindennit di mobilit , per i primi 12 mesi, pari al 100% del trattamento di Cassa integrazione straordinaria percepito o che sarebbe spettato nel periodo immediatamente precedente il licenziamento, nellambito dei consueti limiti di importo massimo mensile; per i periodi successivi l 80% del predetto importo. Lindennit viene adeguata, con effetto dal 1 gennaio di ciascun anno, in misura pari

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allaumento dellindennit di contingenza dei lavoratori dipendenti. Lindennit pagata ogni mese dall'INPS direttamente al lavoratore ed sospesa quando l'interessato assunto con contratto a tempo determinato o a tempo parziale. Il trattamento si interrompe quando l'interessato: viene cancellato dalle liste di mobilit; viene assunto con contratto a tempo indeterminato; raggiunge il diritto alla pensione di vecchiaia, o diventa titolare di pensione di anzianit o anticipata, ovvero di pensione di inabilit o di assegno di invalidit senza aver optato per l'indennit di mobilit. 9.4 Lindennit di disoccupazione Tutti i lavoratori dipendenti sono obbligatoriamente assicurati contro il rischio di disoccupazione; non esiste assicurazione obbligatoria per : i lavoratori occasionali che lavorano meno di 78 giorni allanno; gli artisti del cinema e del teatro; i lavoratori remunerati esclusivamente con una quota dei profitti o dei prodotti di una impresa; i lavoratori autonomi; i giovani in cerca di prima occupazione. Esistono tre tipi di indennit di disoccupazione: lindennit ordinaria, il trattamento speciale per ledilizia e per r lagricoltura e il sussidio straordinario. Se il disoccupato ha persone a carico pu beneficiare, oltre che di queste indennit, anche degli assegni per il nucleo familiare. L indennit ordinaria (che presenta il tasso di sostituzione pi basso) viene corrisposta per 180 giorni; spetta a coloro che hanno unanzianitt contributiva di almeno due anni allassicurazione contro la disoccupazione e di almeno un anno durante i due anni immediatamente precedenti alla perdita del posto di lavoro39. Lindennit corrisposta nella misura del 40% della retribuzione media percepita nei tre mesi precedenti la cessazione del lavoro, nei limiti di un importo massimo mensile lordo pari a 844,06 euro al mese; tale importo pu arrivare a 1.014,48 euro se il disoccupato pu far valere una retribuzione mensile lorda superiore a 1.826,07 euro ( dati aggiornati al 1 gennaio 2007). Lindennit viene corrisposta dallINPS attraverso un assegno mensile. Con la legge del 14 maggio 2005 n.80 si sono introdotte delle novit importanti in merito agli importi, alle durate e allambito di applicazione dellindennit ordinaria di disoccupazione. In particolare, dal primo aprile 2005 la durata elevata a 7 mesi per i lavoratori di et inferiore ai 50 anni e 10 mesi per gli altri; limporto passa dal 40% al 50% della retribuzione per i primi sei mesi, al 40% nei tre mesi successivi e al 30% per gli ulteriori mesi; lindennit ordinaria viene estesa anche ai lavoratori sospesi per eventi transitori non imputabili n a loro n al datore di lavoro; limporto pari al 50% della retribuzione per un numero massimo di 65 giornate. Con il protocollo sul welfare del dicembre 2007 lindennit viene portata al 60% della retribuzione per i primi sei mesi, al 50% dal settimo allottavo mese e al 40% per gli ulteriori mesi per gli over 50 che hanno diritto al sussidio per 12 mesi ( otto mesi per i pi giovani). LindennitLindennit di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti rivolta a quanti non hanno 52 contributii settimanali negli ultimi due anni (lavoratori stagionali e precari), tuttavia - risultano assicurati da due anni - ed hanno almeno 78 giornate di lavoro nellanno precedente la disoccupazione.

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Tale beneficio non concesso a quanti si licenzino volontariamente dal lavoro ad eccezione di quanti lo facciano per una giusta causa. I trattamenti speciali sono rivolti agli occupati nel settore delledilizia che vengono licenziati nei seguentiti casi: - cessa lattivit dellazienda per la quale lavorano; - viene ultimato il cantiere e/o delle singole fasi lavorative; - si procede ad una riduzione del personale. Per ottenere il beneficio previsto il lavoratore, nei due anni precedenti la disoccupazione, deve aver maturato almeno 10 contributi mensili o 43 contributi settimanali per il lavoro prestato nel settore delledilizia; occorre inoltre che sia iscritto nelle liste di disoccupazione. Limporto erogato nei primi 100 giorni pari al 100% del trattamento di Cassa Integrazione Straordinaria percepito o che sarebbe spettato nel periodo immediatamente precedente il licenziamento, nei limiti di un importo massimo mensile stabilito dalla legge. Per i periodi successivi spetta l80% di tale importo. Il beneficio viene erogato generalmente per novanta giorni, in alcuni casi particolari per pu durare anche 18 o 27 mesi. Anche i lavoratori agricoli possono beneficiare di trattamenti speciali nel caso in cui si sono prestate almeno 151 giornate lavorative nellanno a cui si riferisce la prestazione e limporto pari al 66% della retribuzione media, per un periodo di tre mesi. Il sussidio straordinario si applica in casi molto eccezionali e spetta a chi non ha diritto allindennit ordinaria, risiede in determinate zone e rientra in specifiche categorie occupazionali. Per ottenere lindennit ordinaria, linteressato deve (1) iscriversi presso lUfficio di collocamento del comune di residenza e (2) presentare domanda allufficio INPS o al locale ufficio di collocamento entro 67 giorni dalla data in cui ha perso il posto di lavoro; la domanda deve essere corredata dalla lettera di licenziamento del datore di lavoro e da uno stato di famiglia, se linteressato ha familiari a carico. Per ottenere il trattamento speciale, linteressato deve espletare le stesse formalit previste per lindennit ordinaria, specificando nella domanda di aver diritto al trattamento speciale. La domanda deve essere presentata entro due anni dalla data di licenziamento. Per ottenere il sussidio straordinario, linteressato deve iscriversi presso lufficio di collocamento del comune di residenza e presentare domanda sullapposito modulo allUfficio provinciale del lavoro e della massima occupazione. La domanda deve essere corredata degli stessi documenti previsti per lindennit ordinaria. Dallanalisi dei diversi strumenti di sostegno al reddito possibile trarre le caratteristiche del sistema italiano degli ammortizzatori sociali; esso appare disorganico ( nei criteri di eleggibilit, durata, ammontare dei benefici, ecc.), poco efficiente (manca un collegamento tra le misure di sostegno al reddito e le politiche per il reinserimento lavorativo), ed iniquo dal momento in cui esclude i gruppi e i soggetti meno rappresentati (giovani in cerca di prima occupazione, lavoratori autonomi, ecc). In una prospettiva di riforma ( di cui si discute almeno da un decennio) occorerebbe, quanto meno, : estendere le tutele fornite

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dagli ammortizzatori

a settori e situazioni attualmente non coperti e ai giovani in cerca di prima

occupazione; omogeneizzare i trattamenti nei loro diversi aspetti (criteri di eleggibilit, durata, ammontare dei benefici, lavoratori tipici ed atipi, piccola e grande impresa, ecc); stabilire un collegamento stretto tra le prestazioni monetarie erogate e le politiche attive e, prevedere, infine, un datore di lavoro di ultima istanza per le situazioni pi complesse in alternativa a schemi assistenziali soggetti alla prova dei mezzi, quali, ad esempio, il Reddito Minimo esclusione sociale. Tabella n.7 Beneficiari di politiche passive nel 2005 (stock medio annuo- Ministero del lavoro) Cassa integrazione retribuzione ordinaria Cassa integrazione retribuzione straordinaria Indennit di mobilit Indennit di disoccupazione speciale edile Indennit di disoccupazione ordinaria nelledilizia Indennit di disoccupazione ordinaria non agricola Indennit di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti ridotti Indennit di disoccupazione ordinaria agricola Indennit di disoccupazione ordinaria agricola con requisiti ridotti Indennit di disoccupazione speciale agricola (40%) Indennit di disoccupazione speciale agricola (66%) Pensionamenti anticipati Totale Totale meno Cigo, Cgs e prepensionamenti Persone in cerca di lavoro media 2005 Tasso di copertura (beneficiari/potenziali) 82.100 58.800 110.000 1.400 28.400 137.300 128.000 36.700 1.900 51.700 43.600 95.500 775.400 539.000 1.889.0 00 28,5% che porterebbe ad istituzionalizzare situazioni di povert ed

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Beneficiari in % di politiche passive anno 2005 35,00 34,21

30,00

25,00

20,00 17,27

14,19

15,00 12,32

10,59

10,00

7,58

3,84

5,00

0,00 Cigo Cigs mobilit edile non agricola agricola Pensionamenti anticipati

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9.5 Sistemi di protezione sociale per i disoccupati in Europa: unanalisi comparata Prima di procedere ad una schematizzazione dei principali elementi dei sistemi di protezione sociale dei disoccupati contro la disoccupazione paese per paese, sembra opportuno sintetizzare alcuni caratteri generali. 1. Nella maggior parte dei paesi presente un sistema assicurativo contro la disoccupazione obbligatorio tranne nei paesi nordici (Danimarca, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Norvegia) ove i sistemi assicurativi contro la disoccupazione sono caratterizzati da volontariet di adesione; 2. Nella maggior parte dei paesi il sistema strutturato su due - tre pilastri : uno assicurativo, legato ai contributi versati negli anni di lavoro; uno sociale che interviene al termine del periodo previsto dallo schema assicurativo o quando non si soddisfano tutti i requisiti richiesti per poter accedere allo schema assicurativo e dura sino a quando perdura lo stato di disoccupazione ed uno assistenziale ( con lesclusione di Grecia ed Italia ), che copre i soggetti, disoccupati e non, relativamente poveri che non riescono ad inserirsi nel mercato e lindennit dura sino a quando perdura lo stato di bisogno. 3. In quasi tutti paesi (con lesclusione della Gran Bretagna e Grecia) esistono forme di aiuto per i disoccupati di et avanzata sotto forma di prepensionamenti come avviene in Danimarca, nei Paesi Bassi, in Irlanda, in Belgio, in Lussemburgo , in Germania, in Austria ed in Francia, o di prolungamenti delle indennit come avviene in Svezia, Norvegia e Finlandia, o di provvedimenti particolari come avviene in Italia con lindennit di mobilit; 4. Nella generalit dei paesi, lindennit di base viene integrata con assegni familiari; 5. Per quasi tutti i paesi, ad eccezione di quelli sassoni ( Gran Bretagna e Irlanda), lindennit di disoccupazione principale quella correlata ai retribuzione percepiti nel periodo precedente la disoccupazione; in alcuni paesi soggetta a tassazione e contribuzione, in altri no; 6. I tassi di compensazione
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e di durata variano sensibilmente da paese a paese e possono essere funzione

dei periodi di occupazione e dellet del beneficiario; spesso il prolungamento della durata rispetto ad un periodo standard soggetto allobbligo di partecipazione a misure di politiche attive del lavoro (corsi di formazione e aggiornamento); lindennit, giornaliera, settimanale o mensile, pu oscillare entro un limite minimo e massimo; 7. Usualmente i lavoratori autonomi sono esclusi dai sistemi assicurativi contro la disoccupazione tranne che in alcuni paesi (Svezia, Finlandia, Danimarca, Lussemburgo e Gran Bretagna); 8. Solo in alcuni Paesi ( Svezia, Danimarca, Belgio, Lussemburgo) anche le persone in cerca di prima occupazione (giovani) e dopo il completamento degli studi possono ricevere lindennit di disoccupazione. 9. In termini di condizioni generali di accesso occorre, in tutti i paesi, : essere disoccupato involontariamente; essere iscritto allufficio di collocamento come persona in cerca di lavoro; essere abile al lavoro

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Svezia

ricercare attivamente un impiego aver lavorato e versato dei contributi per un certo periodo

Lindennit di disoccupazione si basa su tre pilastri: 1. indennit opzionale correlata ai retribuzione; 2. indennit base; 3. assegno sociale. Lindennit correlata ai retribuzione volontaria, gestita da casse che operano in diversi settori e generalmente rivolta a lavoratori dipendenti anche se esistono delle casse per gli autonomi. Limporto del beneficio per i lavoratori dipendenti pari all80% dei retribuzione medi giornalieri precedenti la disoccupazione, fino ad un massimo di 85 euro al giorno durante i primi 100 giorni di godimento del beneficio e 72 euro al giorno durante il resto del periodo. Per gli autonomi il beneficio viene calcolato in base al reddito tassato durante gli ultimi tre anni. Lerogazione del beneficio dura 300 giorni, periodo questo che pu essere prolungato fino a 600 giorni. Lindennit di base viene pagata ai soggetti con et compresa tra i 20 ed i 65 anni che presentino una delle seguenti caratteristiche: - non siano assicurati contro la disoccupazione; - non abbiano ancora raggiunto il requisito dei dodici mesi di appartenenza al fondo di assicurazione contro la disoccupazione. Il beneficio forfettario, ed generalmente pari a 34 euro giornalieri (748 euro al mese); lerogazione del beneficio dura 300 giorni, periodo questo che pu essere prolungato fino a 600 giorni, al termine del quale se il disoccupato non riesce a trovare lavoro ricade nel sistema generale di assistenza sociale (28 euro al giorno per il singolo ed integrazioni per persone a carico), in cui lassegno senza limiti temporali nel senso che dura sino a quando permane lo stato di bisogno. Nel caso in cui il disoccupato rifiuti un lavoro accettabile, la prima volta previsto una riduzione dellindennit del 25% per 40 giorni, la seconda del 50% per ulteriori 40 giorni e la terza volta la sospensione per 60 giorni. Per i disoccupati in et avanzata non esiste un vero e proprio prepensionamento, quanti per siano autorizzati ad andare in pensione prima dei 65 anni di et, hanno diritto a percepire lindennit di disoccupazione per un importo pari al 65% del reddito iniziale e la pensione ridotta per un importo pari allindennit di disoccupazione giornaliera prima del pagamento. Le indennit concesse sono sottoposte a tassazione. Finlandia Anche in Finlandia come in Svezia, lindennit di disoccupazione consiste di tre pilastri: - indennit correlata ai retribuzione;

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- indennit base; - assegno sociale. Per poter accedere allindennit correlata ai retribuzione occorre essere occupati ed assicurati presso un fondo di categoria; limporto del beneficio erogato calcolato tenendo conto dei redditi medi percepiti dal disoccupato nel periodo immediatamente precedente la disoccupazione. Lindennit base finanziata dallo Stato e dai lavoratori; lo Stato paga il costo dellindennit base per una durata di 500 giorni ai lavoratori dipendenti ed autonomi in et compresa tra i 17 ed i 64 anni e nel caso in cui il disoccupato abbia compiuto i 57 anni lerogazione dellindennit pu durare fino a 60 anni di et. Lammontare del beneficio costituito da una parte uguale per tutti (21 euro al giorno) e da una parte legata alla retribuzione (42% della differenza tra la retribuzione giornaliera e lindennit base). Per poter accedere allassegno sociale necessario trovarsi nella condizione di necessit; questo tipo di indennit finanziato dallo Stato e dai Municipi ed rivolto a: - soggetti disoccupati che non soddisfano le condizioni per il sistema di assicurazione di disoccupazione o che hanno ricevuto lindennit di disoccupazione per il periodo massimo previsto; - persone che hanno completato periodi di prova o tirocinio e rimangono disoccupati. Il beneficio ha durata illimitata; calcolato in forma forfettaria dopo aver fatto gli opportuni accertamenti circa i mezzi economici e la situazione familiare del disoccupato; generalmente lammontare del beneficio giornaliero di 20 euro. Limporto completo pagabile se il reddito mensile inferiore ai 252 euro per un single e agli 848 euro per una famiglia (il limite viene incrementato di 106 euro per ogni figlio con meno di 18 anni ). Lammontare del beneficio per un giovane che vive con i genitori in parte dipendente dal reddito di questi ultimi. Le diverse forme di indennit di disoccupazione sono soggette a tassazione. Danimarca In Danimarca, come per i paesi visti in precedenza, lindennit di disoccupazione di natura volontaria, caratterizzata dalliscrizione volontaria ad un Fondo di disoccupazione di categoria di natura privatistica gestito dal sindacato di appartenenza Il sindacato si fa carico della raccolta presso gli iscritti delle quote assicurative (pi o meno consistenti, a seconda dei contributi erogati da Stato e associazioni imprenditoriali), e della gestione diretta dei fondi destinati a sussidi. Possono iscriversi ai Fondi di disoccupazione sia i lavoratori dipendenti che i lavoratori autonomi. Lindennit erogata pari al 90% delle retribuzioni di riferimento, ma non pu superare i 383 euro settimanali ( anno di riferimento?dovrebbe essere il 2000-2001). I giovani disoccupati, al termine dei 18 mesi di formazione, o i militari terminato il servizio di leva, percepiscono 314 euro. Lindennit pu essere pagata sino a quattro anni (nel primo anno il disoccupato libero nella ricerca di una nuova occupazione mentre nei tre anni successivi obbligato a partecipare a programmi di rinserimento al lavoro), anche se per coloro che abbiano compiuto 55 anni , il periodo pu estendersi al compimento del loro sessantesimo anno di et. Lindennit di disoccupazione soggetta a normale tassazione e contribuzione. I lavoratori disoccupati non iscritti ad un sindacato ricadono nel sistema assistenziale e percepiscono un sussidio.

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In Danimarca, come nella maggior parte dei paesi in esame, parallelamente ai sussidi per la disoccupazione, sono altres previste una serie di misure (politiche attive ) dirette al reinserimento del disoccupato nel mercato del lavoro:
o

Formazione professionale ordinaria, che d accesso ad unintegrazione salariale, per i disoccupati che possono svolgere mansioni ordinarie in aziende private o nel settore pubblico.

Formazione professionale individuale per i disoccupati che non possono essere occupati in condizioni normali. La formazione professionale individuale pu essere impartita in aziende private o nel settore pubblico (in genere nei comuni).

Istruzione (compreso il congedo di formazione per disoccupati) con o senza sussidio da parte delle autorit del mercato del lavoro.

Paesi Bassi Nei Paesi Bassi lindennit di disoccupazione si basa sui contributi versati da lavoratori e datori di lavoro e non prevede alcuna partecipazione delle autorit pubbliche. Lassicurazione comprende tre tipi di indennit: - indennit correlata alla retribuzione; - indennit a breve termine - indennit di proseguimento. L indennit correlata ai retribuzione pari al 70% dellultimo stipendio percepito ed ha un livello massimo pari a 145 euro al giorno e la durata della sua erogazione pu variare dai 6 mesi ai 5 anni in funzione degli anni di lavoro; alla cessazione del diritto all indennit proporzionale alla retribuzione, il lavoratore disoccupato ha diritto a beneficiare dellindennit di proseguimento . Lindennit a breve termine viene erogata per un massimo di sei mesi, non dipende dalla retribuzione precedentemente percepita dal lavoratore ma pari al 70% del salario minimo sindacale. Lindennit di proseguimento concessa a quanti soddisfino tutti i requisiti previsti per lindennit correlata al salario e abbiano esaurito il periodo di fruizione di questultima. Limporto di questo tipo di beneficio pari al 70% del salario minimo sindacale e la sua durata di due anni. Le indennit vengono incrementate dai supplementi familiari. Nel caso in cui le indennit di disoccupazione siano inferiori al minimo sociale, pu essere concesso un beneficio supplementare, previa verifica dei mezzi. Anche in Olanda sono previste delle limitazioni che si traducono nella riduzione o abolizione del beneficio e che vengono applicate se il soggetto interessato rifiuta, ad esempio, un lavoro accettabile o rifiuta di partecipare ad un programma di reinserimento. Un trattamento particolare rivolto ai disoccupati in et avanzata ( pi di 57 anni) con un prolungamento

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dellindennit di proseguimento fino al raggiungimento dellet pensionabile o con il prepensionamento l dove sia concesso dagli accordi collettivi settoriali. Le indennit di disoccupazione non vengono tassate nei limiti di una determinata soglia oltre la quale sono soggette ad imposizione fiscale, su di esse sono, invece, trattenuti i contributi sociali. Il disoccupato relativamente povero che non riesce ad inserirsi nel mercato del lavoro ricade nel sistema generale di assistenza sociale gestito a livello locale e percepisce un assegno senza limiti temporali nel senso che dura sino a quando permane lo stato di bisogno. Belgio Il sistema belga di assicurazione contro la disoccupazione organizzato su base obbligatoria e finanziato da contributi sociali versati dai lavoratori e dai datori di lavoro. Tale assicurazione copre i lavoratori assicurati contro la disoccupazione ed i giovani che abbiano terminato un periodo di istruzione (obbligatoria) e risultino contemporaneamente disoccupati. Lammontare del beneficio giornaliero calcolato in percentuale del reddito precedentemente percepito; previsto un limite massimo ed uno minimo allinterno del quale il livello giornaliero del beneficio pu oscillare tenendo anche conto della situazione familiare. Per i lavoratori regolarmente assicurati si possono distinguere tre situazioni diverse: - nel caso di conviventi con persone a carico lassegno di disoccupazione sar pari al 60% dei retribuzione di riferimento, con un massimo di 34 euro ed un minimo di 30 euro; - nel caso, invece, dei single prevista una suddivisione per periodi: nel primo anno, infatti, lindennit pari al 60% dei retribuzione di riferimento con un massimo di 34 euro ed un minimo di 22, dal secondo anno in poi, invece, la percentuale si abbassa al 42% ed il livello massimo scende a 24 euro mentre quello minimo rimane a 22; - nel caso di conviventi senza persone a carico lassegno di disoccupazione pari al 55% dei retribuzione di riferimento nel primo anno con un massimo di 31 euro ed un minimo pari a 17. Nel caso in cui il lavoratore venga messo in cassa integrazione, il prepensionamento concesso a quanti abbiano compiuto i 52 55 anni di et. La durata del pagamento dellindennit generale di disoccupazione non ha limite tranne che in casi eccezionali (disoccupazione di lungo periodo). Lindennit di disoccupazione e quella di prepensionamento sono sottoposte a tassazione. Accanto a queste misure di sostegno al reddito, lo Stato belga prevede lerogazione di un sussidio sociale - reddito minimo, gestito a livello locale, a quanti non dispongano di mezzi sufficienti alla loro sopravvivenza. Lussemburgo Lindennit finanziata dal Fondo dellOccupazione alimentato, tra laltro, da contributi annuali dello Stato e

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contributi sociali contenuti nel prezzo del combustibile. Lindennit di disoccupazione spetta anche ai giovani disoccupati che abbiano terminato il periodo di formazione ed ai lavoratori autonomi che abbiano abbandonato la loro attivit e sono in cerca di lavoro salariato. Per gli adulti lammontare dellindennit stabilito nella misura dell80% degli stipendi lordi guadagnati negli ultimi tre mesi antecedenti la disoccupazione; tale percentuale sale all85% se il disoccupato ha figli a carico. Lindennit non pu comunque superare i 3.758,56 euro mensili o i 3.006,85 nel caso in cui lo stato di disoccupazione duri per un periodo superiore ai 182 giorni nellarco di 12 mesi; lindennit viene erogata per 24 mesi, sono comunque previsti 182 giorni in pi per le persone che mostrano una particolare difficolt nel trovare lavoro. Anche in Lussemburgo prevista una indennit di prepensionamento che consente alle aziende il licenziamento dei lavoratori strutturalmente in soprannumero. Per poter accedere a tale indennit occorre: avere compiuto 57 anni di et e non esercitare alcuna attivit professionale. Le indennit concesse sono soggette a tassazione ed al pagamento di contributi sociali. Accanto alle indennit previste esiste un sussidio sociale, nel quale ricadono i disoccupati che non riescono a rientrare nel mercato del lavoro e quanti non dispongono di risorse sufficienti alla loro sussistenza; i soggetti che ricevono tale beneficio devono essere disposti a partecipare alle politiche attive del mercato del lavoro. Germania
Anche in Germania lindennit

di disoccupazione organizzata secondo tre pilastri:

1. indennit di disoccupazione; 2. assegno sociale; 3. assegno minimo di sussistenza. Lindennit di disoccupazione viene erogata nella misura del 60% della retribuzione netta ai beneficiari senza figli ed in quella del 67% a quelli con figli; la durata varia ( 12 36 mesi) in funzione della copertura assicurativa e dellet del beneficiario; l indennit non soggetta a tassazione n a contribuzione sociale. Lassegno sociale viene erogato alle persone disoccupate che non hanno i requisiti per accedere allindennit di disoccupazione ed pari al 53% della retribuzione netta ai beneficiari senza figli ed al 57% a quelli con figli; Lassegno minimo di sussistenza si rivolge a tutti coloro che si trovano in uno stato di bisogno e che generalmente non sono in grado di lavorare ed ai membri della loro famiglia, cos da assicurare il livello minimo di sussistenza. Coloro che soddisfano tali requisiti, dopo i dovuti accertamenti reddituali e patrimoniali, hanno diritto a percepire: una indennit che assicuri loro la sussistenza ( lindennit varia a seconda della condizione familiare dellinteressato: se il disoccupato single ha diritto a 331 euro mensili nei nuovi Lender e a 345 nei vecchi) e la copertura di costi ragionevoli per sistemazione e riscaldamento; la copertura dei crescenti bisogni in caso di gravidanza, genitore single, disabilit, un assegno iniziale per lavvio di un appartamento includendo tutto ci che relativo ad una casa, e prestiti per necessit Il beneficio viene in genere accreditato automaticamente; la durata del sussidio

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illimitata fino a quando perdura lo stato di bisogno. Austria La legislazione austriaca prevede tre tipi di indennit: - lindennit di disoccupazione; - lassegno sociale; - lindennit di transizione o indennit di transizione dopo il part-time per i lavoratori pi anziani. L Lindennit di disoccupazione viene erogata solo dopo lesecuzione di alcuni accertamenti patrimoniali; se il disoccupato percepisce un reddito41 fino a 333,16 euro al mese, ha comunque diritto a percepire lindennit, se il reddito superiore il beneficio non viene concesso. Lammontare del beneficio calcolato prendendo come riferimento il guadagno medio dellultimo anno fino ad un n limlimite massimo di 3.360 euro. In particolare lindennit erogata pari al 55% del reddito giornaliero netto con un tetto minimo di 23 euro se lindennit di disoccupazione non supera, senza considerare i supplementi familiari, il 60% dello stipendio netto giornaliero o, prendendo in considerazione tali supplementi, l80% dello stipendio netto giornaliero. Lammontare del beneficio giornaliero deve comunque essere compreso tra 4,25 e 36 euro. La durata del pagamento varia in base al periodo assicurativo e allet del soggetto interessato ( da 20 a 52 settimane ) e pu essere estesa se il beneficiario partecipa a misure di reintegrazione. Accanto allindennit di disoccupazione prevista un assegno sociale cui accedono coloro che hanno esaurito il periodo di godimento dellindennit di disoccupazione e si trovano in stato di bisogno, pertanto viene considerato il reddito personale del beneficiario e quello del coniuge. Lammontare dellindennit erogata pari al 92% (in alcuni casi al 95%) dellindennit di disoccupazione (dopo sei mesi di godimento del beneficio prevista una riduzione per i tassi giornalieri pi alti); la durata del pagamento illimitata. Lindennit di transizione, o lindennit di transizione dopo il part-time per i lavoratori pi anziani, viene erogata dopo i dovuti accertamenti patrimoniali; l ammontare pari a quello previsto dallindennit di disoccupazione aumentato di 255 euro e di possibili supplementi familiari e viene erogato fin quando il soggetto non raggiunge i requisiti previsti per lerogazione della pensione di anzianit. Anche in Austria infine prevista la possibilit di prepensionamenti. I vari tipi di indennit analizzati non sono sottoposti a tassazione n a contribuzione sociale. Francia Lassicurazione contro la disoccupazione obbligatoria ed finanziata attraverso i contributi versati da lavoratori e datori di lavoro; lammontare del beneficio calcolato tenendo conto dei redditi da lavoro su cui sono stati pagati i contributi nei dodici mesi antecedenti la disoccupazione. Tale somma varia in base allimporto della

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retribuzione di riferimento e va dal 40,4% pi un importo fisso di 10 al giorno euro oppure il 57,4% della retribuzione giornaliera. Lindennit di disoccupazione pu essere pagata per un minimo di sette fino ad un massimo di quarantadue mesi; la definizione della durata dipende da una combinazione dellet del lavoratore e dellanzianit contributiva. Accanto a questa indennit il sistema di sicurezza francese prevede delle forme di assistenza di disoccupazione che si dividono in un sussidio di solidariet specifica e in un sussidio di integrazione e sono destinate alle categorie escluse dal mercato del lavoro. Il sussidio di solidariet specifica rivolto a quanti abbiano terminato il periodo di godimento dellindennit di disoccupazione e stiano ricercando attivamente un lavoro; viene erogato, dopo gli opportuni accertamenti patrimoniali42, per sei mesi rinnovabili, in forma forfettaria e per un totale di 14,25 euro al giorno. Il sussidio di integrazione si rivolge a quanti tornano in Francia dopo aver svolto un periodo di lavoro in un altro Stato e non dispongono di altre forme di sostegno, ai rifugiati politici e a quanti chiedono asilo; viene erogato per un anno dopo gli opportuni controlli patrimoniali43 e lammontare giornaliero di 10,04 euro. Anche in Francia esiste, per i disoccupati in l con gli anni, la possibilit di: prepensionamento finanziato dallo Stato e beneficio per cessazione di attivit, per coloro che svolgono attivit logoranti; per poter accedere al prepensionamento anticipato occorre: avere almeno 57 anni di et ; aver pagato i contributi sociali per 10 anni; aver svolto un lavoro presso unazienda per almeno un anno completo; non aver diritto alla pensione di vecchiaia. Lammontare del beneficio viene calcolato nella misura del 56% della retribuzione di riferimento. I diversi tipi di indennit analizzati sono sottoposti a tassazione e a contribuzione sociale. Gran Bretagna In Gran Bretagna le prestazioni previste in caso di disoccupazione sono tre: 1. 2. 3. lindennit di disoccupazione basata sui contributi; lindennit di disoccupazione basata sul reddito; lassegno sociale

Lindennit legata ai contributi riguarda tutti i lavoratori subordinati ed alcune categorie di lavoratori autonomi. Limporto della prestazione indipendente dalla retribuzione precedentemente percepita ed differenziata per fasce di et (coloro che hanno dai 25 anni in su percepiscono una indennit di 82 euro alla settimana); lindennit viene pagata per sei mesi ed soggetta a tassazione ma non a contribuzione sociale. Lindennit legata al reddito si applica ai lavoratori con un reddito inferiore ad un importo minimo stabilito, con risparmi inferiori a 8.000 sterline ( pari a circa 13.000 euro) e con un partner che lavora per meno di 24 ore settimanali. Limporto erogato dipende dallet, dai carichi familiari e dai livelli di reddito; il beneficio viene erogato per un tempo illimitato, fin quando sono soddisfatte le condizioni previste per lerogazione, e non soggetto a tassazione n

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a contribuzione sociale. In Gran Bretagna non sono previste agevolazioni per i disoccupati in et avanzata. Lassegno sociale (Income Support) si rivolge ai disoccupati che non dispongono di un lavoro a tempo pieno, non hanno richiesto di registrarsi come disoccupati e non dispongono di fonti sufficienti al loro sostentamento; lammontare dellassegno dipende dalle condizioni economiche della persona e dai carichi familiari. Anche in Gran Bretagna operano i Centri per il lavoro e per il reddito che svolgono, da un lato, lattivit di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro e, dallaltra, si occupano della raccolta e gestione delle richieste di prestazione sociale (indennit di disoccupazione, sussidi, ecc), creando, cos, un legame diretto tra politiche passive e politiche attive. Irlanda Lassicurazione contro la disoccupazione si basa su tre pilastri: 1. lassicurazione contro la disoccupazione, 2. lassistenza contro la disoccupazione; 3. lassegno sociale Lassicurazione organizzata secondo uno schema obbligatorio, limporto cui si ha diritto stabilito in forma forfettaria in un ammontare di 93 euro settimanali; sono previsti dei supplementi per adulti e bambini a carico. Il beneficio erogato per 390 giorni; se il disoccupato ha 65 anni lindennit viene pagata fino al compimento dei 66 anni. Lassistenza finanziata attraverso la tassazione ed rivolta a tutte le persone con pi di 18 anni prive di reddito; lammontare del beneficio calcolato in forma forfettaria ed esattamente uguale a quello previsto per gli assicurati; lindennit viene pagata senza limiti temporali fino al compimento dei 66 anni di et. I due tipi di indennit generalmente sono soggette a tassazione e possono essere incrementate grazie allerogazione di alcuni benefici relativi allaffitto ed al riscaldamento della casa. In Irlanda prevista la possibilit di prepensionamento per coloro che: hanno una et compresa tra i 55 ed i 66 anni, soddisfano le condizioni patrimoniali richieste ed hanno percepito per 15 mesi o pi il beneficio di assistenza di disoccupazione. Il beneficio erogato in questo caso varia in relazione ai mezzi di cui dispone il beneficiario e pu arrivare ad un massimo di 93 euro settimanali. Spagna Lassicurazione contro la disoccupazione si basa su uno schema obbligatorio finanziato attraverso i contributi versati da lavoratori e datori di lavoro. Limporto dellindennit di disoccupazione pari, durante i primi 180 giorni di disoccupazione, al 70% del reddito percepito nei 180 giorni precedenti la disoccupazione, e successivamente al 60% del guadagno di

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riferimento entro dei limiti minimi e massimi. La durata dellerogazione del beneficio dipende dal periodo di contribuzione e pu variare da sei mesi a due anni; lindennit soggetta a tassazione e al prelievo di contributi sociali. Accanto allindennit di disoccupazione previsto un sussidio di disoccupazione rivolto a: 1. disoccupati con famiglia a carico - che hanno esaurito il periodo di fruizione dellindennit di disoccupazione; - lavoratori che non soddisfano i requisiti contributivi richiesti; 2. disoccupati senza famiglia a carico: - disoccupati con 45 anni di et che hanno esaurito il loro diritto a percepire lindennit; - disoccupati che non hanno diritto a percepire lindennit di disoccupazione, ma che hanno almeno sei mesi di contribuzione. 3. altri gruppi (persone che hanno lasciato il carcere dopo aver scontato la pena per un periodo di almeno sei mesi; beneficiari di pensione di invalidit per i quali un miglioramento del loro stato di salute determina il riconoscimento della capacit a lavorare e linterruzione dellerogazione della pensione stessa, ecc) Il sussidio viene erogato, dopo i dovuti accertamenti, per un importo pari all80% del salario minimo; per i disoccupati di lunga durata con oltre 45 anni di et e 720 giorni di contribuzione, previsto un beneficio speciale il cui importo varia a seconda dei carichi familiari dal 75% al 125% del salario minimo. Il periodo di godimento del beneficio di sei mesi rinnovabili fino ad un totale di diciotto mesi. Quando il soggetto interessato abbia 52 anni di et, la durata del beneficio pu essere prolungata fino al raggiungimento dellet pensionabile. Lindennit soggetta a tassazione e al pagamento di alcuni contributi sociali. Oltre ai sussidi appena analizzati esistono in Spagna altre forme di integrazione del reddito che fanno parte del sistema assistenziale. Portogallo Lammontare dellindennit giornaliera pari al 65% della retribuzione media giornaliera percepita nei dodici mesi antecedenti; limporto erogato non pu, per, essere inferiore al minimo retributivo n superiore al triplo di tale importo; la durata delle indennit varia in base allet del lavoratore (da 12 a 30 mesi). Una volta terminato il periodo di fruizione di tale indennit se il disoccupato non trova un altro lavoro, pu ricevere una indennit sociale. A questo ultimo beneficio possono accedere anche tutti coloro che non hanno terminato il periodo di contribuzione richiesto per poter usufruire dellindennit di disoccupazione. Lindennit viene concessa, dopo che siano stati eseguiti i dovuti accertamenti patrimoniali, a quanti dispongano di un reddito mensile non superiore all80% del minimo retributivo. Lammontare dellindennit pu variare dall80% al 100% del minimo retributivo a seconda della composizione del nucleo familiare del soggetto interessato. Anche in Portogallo prevista la possibilit di prepensionamento per i disoccupati pi anziani che abbiano esaurito il periodo di godimento dellindennit di disoccupazione e abbiano fatto domanda per avere la pensione di

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anzianit. Le indennit analizzate non sono soggette n a tassazione n a contribuzione sociale. Anche in Portogallo, infine, esiste una indennit sociale (il reddito minimo di inserimento): vi ricadono quanti mostrano delle difficolt a trovare un impiego e non hanno risorse sufficienti ad assicurarsi il sostentamento. Grecia In Grecia, il beneficio base pari al 40% della retribuzione percepita al momento del licenziamento mentre gli impiegati percepiscono il 50% dellultimo stipendio. Limporto minimo previsto pari a non meno dei due terzi del salario di un operaio non qualificato, il massimo invece pari al 70% del reddito fittizio di riferimento per la relativa classe di disoccupazione. Limporto base viene incrementato del 10% per ogni familiare a carico; la durata del pagamento generalmente proporzionale ai periodi di occupazione; in tutti i casi possibile percepire lindennit per altri tre mesi ad un tasso ridotto. Tutte le indennit erogate sono soggette a tassazione, ma non a contribuzione sociale. In Grecia (come in Italia) a differenza di quanto avviene negli altri Paesi dellUE non prevista alcuna forma di assistenza sociale a tempo indeterminato per quanti sono disoccupati e privi di risorse. In sintesi Dalla analisi coparativa svolta paese per paese si evince che: - in quasi tutti i paesi esistono forme di aiuto per i disoccupati di et avanzata sotto forma di prepensionamenti come avviene in Danimarca, nei Paesi Bassi, in Irlanda, in Belgio, in Lussemburgo , in Germania, in Austria ed in Francia, o di prolungamenti delle indennit come avviene in Svezia e Finlandia , o di provvedimenti particolari come avviene in Italia con lindennit di mobilit; - in quasi tutti i Paesi (vedi tabella n. ) il sistema di indennizzo si struttura su tre pilastri; il caso questo di Svezia, Finlandia, Paesi Bassi, Germania, Austria, Francia, Portogallo e Spagna, nei quali esistono dei sussidi che sono rivolti a quanti o non soddisfano tutti i requisiti richiesti per poter accedere allindennit di disoccupazione correlata ai retribuzione (come accade in Svezia e Finlandia con lindennit base, nei Paesi Bassi con lindennit a breve termine e in Germania con il sussidio minimo per persone in cerca di impiego) o hanno esaurito i periodi di godimento di tale beneficio e continuano a trovarsi senza un reddito che possa assicurargli la sussistenza ( questo il caso dellindennit sociale in Finlandia, dellindennit di proseguimento nei Paesi Bassi, dellassegno sociale in Austria, del sussidio di solidariet specifica in Francia, dellindennit sociale in Portogallo, del sussidio di disoccupazione in Spagna). Anche in Gran Bretagna e in Irlanda, dove lindennit di disoccupazione erogata in forma forfettaria ed indipendente rispetto ai redditi da lavoro percepiti prima della disoccupazione, esistono due diversi tipi di indennit luna rivolta a quanti soddisfino determinati criteri contributivi e laltro rivolto a quanti dispongano di risorse limitate o non sufficienti ad assicurare il loro sostentamento. Per quanto riguarda poi lindennit correlata ai retribuzione le legislazioni euopee prevedono criteri di accesso di

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tipo contributivo che variano da Stato a Stato, cos come diversi sono anche i criteri utilizzati per stabilire i redditi presi come riferimento nel calcolo del beneficio da erogare. Tuttavia, possiamo comunque trarre delle considerazioni ed evidenziare le differenze esistenti per quanto riguarda il calcolo dellindennit di disoccupazione (vedi tabella n. ): i Paesi del Nord Europa, con la Danimarca in testa, mostrano generalmente delle percentuali di copertura piuttosto elevate. I Paesi dellEuropa Continentale mostrano percentuali variabili, comprese tra il 60 e l80% (la Spagna ha un tasso di copertura relativamente elavato 70% - ma solo per primi 180 giorni di disoccupazione). Nei Paesi del sud Europa il tasso di copertura oscilla tra il 40% della Grecia e il 65% del Portogallo. Per quanto riguarda la durata dei benefici, questa piuttosto elevata nei Paesi scandinavi soprattutto in Danimarca dove arriva sino a quattro anni e nei Paesi Bassi dove pu raggiungere un massimo di cinque anni in relazione al periodo di lavoro svolto dal beneficiario. Piuttosto breve la durata dellerogazione del beneficio in Gran Bretagna ed Irlanda e nei Paesi dellEuropa meridionale, variabile invece quella prevista nei Paesi del gruppo continentale. In Danimarca,Svezia, Finlandia, Belgio e Lussemburgo a differenza di quanto avviene nel resto dellUE, le indennit di disoccupazione coprono anche i giovani che hanno terminato un periodo di studio o di tirocinio e che si affacciano sul mercato del lavoro. Nei Paesi scandinavi, in Lussemburgo ed in Gran Bretagna inoltre assicurata la copertura dalla disoccupazione anche per i lavoratori autonomi.

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Tabella n.7 Comparazione delle forme di sostegno al reddito dei disoccupati


PAESE Danimarca Svezia FORME DI SOSTEGNO AL REDDITO

Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennit base Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennit base Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennit base Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennit illimitata e correlata alla retribuzione Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennit correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennit correlata alla retribuzione Indennit correlata alla retribuzione

Finlandia

Paesi Bassi

Belgio Lussemburgo Germania Austria Francia Gran Bretagna Irlanda Spagna Portogallo

Grecia Italia

Fonte: www. europa.eu/employment_social/missoc

Tabella n.8 Comparazione delle indennit correlate alle retribuzioni

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PAESE Danimarca

Tasso di rimpiazzo o livello dellindennit 90% retribuzione di riferimento entro un tetto masssimo di 383 euro a settimana e 314 euro per i giovani 80% retribuzione di riferimento con un tetto massimo di 85 euro al giorno

PAESE Austria

Tasso di rimpiazzo o livello dellindennit 56% retribuzione di riferimento entro dei limiti minimi e massimi

Svezia

Francia

40,4% retribuzione di riferimento + 10 euro al giorno oppure 57,4% retribuzione di riferimento 82 euro al giorno per unet maggiore di 25 anni e 65 euro per unet inferiore ai 25 anni 93 euro a settimana

Finlandia

Indennit base (21 euro al Gran Bretagna giorno)+45%(retribuzione giornaliera ind base) 62,4% retribuzione di riferimento pi un supplemento per le vacanze 70% retribuzione di riferimento con un tetto massimo di 145 euro al giorno 50-55-60% retribuzione di riferimento a seconda della composizione del nucleo familiare entro dei limiti minimi e massimi 80% retribuzione di riferimento entro dei limiti minimi e massimi Irlanda

Norvegia

Paesi Bassi

Spagna

70% per i primi 180 giorni e poi 60% retribuzione di riferimento entro dei limiti minimi e massimi 65% retribuzione di riferimento entro dei limiti minimi e massimi

Belgio

Portogallo

Lussemburgo

Grecia

40% per gli operai e 50% retribuzione di riferimento per gli impiegati entro dei limiti minimi e massimi 80% per lindennit di mobilit e 50% retribuzione di riferimento per lindennit ordinaria

Germania

60-67% retribuzione netta di riferimento a seconda della presenza o meno di figli

Italia

Fonte: www. europa.eu/employment_social/missoc (nella fonte non indicato lanno di riferimento ma, probabilmente, le indennit e il tasso di rimpiazzo dovrebbero far riferimento allanno 2005)

10. IL PROTOCOLLO DINTESA DEL 23 LUGLIO 2007

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Governo, Confindustria e Sindacati, stipulano il 23 luglio 2007 un Protocollo dIntesa sul welfare per modificare la legge Maroni eliminando le parti della legge considerate inique come lormai famoso scalone; il protocollo tradotto in legge dovrebbe essere approvato dal Parlamento come disegno di legge collegato alla Finanziaria e, quindi, entro il 31 dicembre 2007 ( approvato). Il percorso in trentadue articoli introduce diverse novit relative ai seguenti temi: previdenza (primo capo), ammortizzatori sociali (secondo capo), mercato del lavoro (terzo capo), mercato agricolo (quarto capo), competitivit (quinto capo), giovani (sesto capo), occupazione femminile (settimo capo). Per quanto concerne la riforma previdenziale viene abrogato lattuale brusco innalzamento dellet di accesso alla pensione di anzianit a sessanta anni dal 1 gennaio 2008, lo scalone. Viene definito in conseguenza di ci un percorso pi graduale fatto di scalini e quote costituite dalla somma di et anagrafica e anni di contribuzione. I lavoratori dipendenti e autonomi potranno pertanto accedere alla pensione di anzianit, fermo restando il requisito di anzianit contributiva non inferiore a trentacinque anni, al raggiungimento nel 2008 e nel 2009, dei 58 anni se dipendenti e dei 59 se lavoratori autonomi. Per i lavoratori dipendenti dal 1 luglio 2009 il requisito per il diritto alla pensione di anzianit costituito dal raggiungimento della cosiddetta quota 95 ottenuta sommando et anagrafica e anzianit contributiva. Per definire tale quota let anagrafica da sommare non potr comunque essere inferiro a cinquantanove anni. Dal 1 gennaio 2011 la quota necessaria per richiedere la pensione di anzianit posta a 96, ottenuta sommando gli anni di contribuzione con let anagrafica, la quale non potr comunque essere inferiore ai sessantanni. Dal 1 gennaio 2013 la quota per laccesso invece fissata a 97, con unet anagrafica comunque non inferiore ai sessantuno anni. I lavoratori autonomi, dal 1 luglio 2009 per ottenere tale pensione, devono invece raggiungere quota 96 con almeno sessantanni di et anagrafica, dal 2011 quota 97 con un minimo di et di sessantuno anni e dal 2013 quota 98 con sessantadue anni (vedi tabella 9).

Tabella n.9 Quote per l'accesso alla pensione di anzianit

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Lavoratori dipendenti pubblici e privati

Lavoratori autonomi iscritti all'Inps

Et anagrafica Et anagrafica (2) Somma di et minima per la minima per la (1) Somma di et anagrafica maturazione del anagrafica e anzianit maturazione del e anzianit contributiva requisito indicato contributiva requisito indicato nella colonna 1 nella colonna 2 2009 (dal 1luglio al 31 dicembre) 95 59 96 60 2010 95 59 96 60 2011 96 60 97 61 2012 96 60 97 61 2013 97 61 98 62 Fonte: Disegno di Legge sul welfare, articolo 1, comma 1, allegato 1, tabella B La nuova disciplina prevede tuttavia il pensionamento anticipato di tre anni per i lavoratori impegnati in attivit usuranti ( lavoratori impegnati nei lavori con turni notturni, i lavoratori addetti a linee a catena e ai mezzi pubblici pesanti), essi mantengono dunque la possibilit di accedere alla pensione di anzianit a cinquantasette anni con trentacinque di contributi. Attraverso larticolo 3 del primo capo viene costituita una commissione con il compito di proporre entro il 31 dicembre 2008 modifiche dei criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione che tengano conto delle nuove condizioni economiche e del mercato del lavoro al fine di tutelare la pensioni pi basse e le carriere discontinue dei giovani e di favorire il raggiungimento di un tasso di sostituzione al netto della fiscalit non inferiore al 60%. In fase di prima rideterminazione dei coefficienti di trasformazione dal 1 gennaio 2010 verranno applicati quelli riportati nella tabella che segue.

Tabella n.10 Coefficienti di trasformazione sbabiliti dal disegno di legge sul welfare

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Et al momento del pensionamento

Coefficienti di trasformazione

57 0,04419 58 0,04538 59 0,04664 60 0,04798 61 0,04940 62 0,05093 63 0,05257 64 0,05432 65 0,05620 Fonte: Disegno di Legge sul welfare, articolo 3, comma 3, allegato 2, tabella A Infine unaltra modifica in tema di riforma previdenziale la definizione di alcuni interventi solidaristici quale ad esempio il blocco della rivalutazione automatica delle pensioni superiori a otto volte il minino (articolo 5). Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali le principali modifiche prevedono: un aumento della durata dellindennit di disoccupazione da sei a otto mesi per i soggetti con et anagrafica inferiore a cinquanta anni e a dodici mesi per gli ultracinquantenni; un incremento del suo importo fissandolo al 60% dellultima retribuzione per sei mesi, al 50% dal settimo allottavo mese e al 40% nei mesi successivi; la creazione di uno strumento unico per il sostegno e il reinserimento lavorativo delle persone disoccupate senza distinzioni di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione dellimpresa e tipologia di contratto di lavoro. anche prevista una rimodulazione degli incentivi economici a favore delloccupazione attraverso lattivazione di corsi di formazione e di riqualificazione professionale. In questottica, si segnala la predisposizione di misure di sostegno alle persone ultracinquantenni (Piano Nazionale per linvecchiamento attivo), il cui tasso di attivit resta tra i pi bassi dellUnione Europea. Per quanto concerne il capo terzo, riguardante il mercato del lavoro, i cambiamenti apportati sono intesi a migliorare la qualit delloccupazione e a contrastare gli abusi e i contratti di lavoro particolarmente precarizzati: viene abolito il lavoro intermittente previsto dal decreto legislativo numero 276 del 10 settembre 2003 e viene modificata la disciplina del contratto a termine e del contratto a tempo parziale. Per il contratto a tempo determinato in particolare si stabilisce il limite dei trentasei mesi alla possibilit di reiterazione comprese proroghe e rinnovi. Scaduto tale termine un ulteriore successivo contratto a termine tra gli stessi soggetti pu essere accordato per una sola volta e a condizione che la stipula avvenga davanti alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio e con lassistenza sindacale. In caso di mancato rispetto della procedura, il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato. Per i giovani le misure delineate dal disegno di legge sono in buona parte orientate al sostegno del reddito, della libera iniziativa e del futuro pensionistico, con particolare riferimento alle situazioni di discontinuit lavorativa. Dal 1 gennaio 2008 sono istituiti tre Fondi per un importo di circa 150 milioni di euro, per lanno 2008, per

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favorire laccesso a finanziamenti agevolati ai soggetti di et inferiore a venticinque anni o ventinove se laureati: un Fondo credito per il sostegno dell attivit intermittente dei lavoratori a progetto che consente di accedere in assenza di contratto a un credito fino a 600 euro mensili per dodici mesi con restituzione posticipata a ventiquattro o trentasei mesi; un Fondo microcredito per incentivare le attivit innovative dei giovani, con priorit per le donne; un Fondo per il credito ai giovani lavoratori autonomi che offrir condizioni particolarmente vantaggiose per le esigenze di passaggio generazionale delle piccole imprese che operano nel campo dellartigianato, del commercio, del turismo e dellagricoltura e per lavvio di nuove attivit in tali ambiti. Viene poi aumentato limporto degli assegni di ricerca e sostegno dei giovani ricercatori impegnati nelle Universit. Ulteriori nuovi interventi sono predisposti per il cumulo di tutti i periodi contributivi e per il riscatto degli anni di laurea. Infine il capo settimo del disegno di legge si occupa delle norme in materia di occupazione femminile. Il Governo viene delegato a definire sgravi contributivi mirati a sostenere i regimi di orari flessibili legati alla necessit della conciliazione tra lavoro e vita familiare. Vi sono poi misure orientate a incentivare luso del part time e per dare alle donne priorit di accesso al Fondo microcredito. Altre novit introdotte dal disegno di legge sono: iniziative di sostegno ai servizi per linfanzia; programmazione di fondi comunitari a supporto non solo delle attivit formative ma anche di quelle di accompagnamento e inserimento al lavoro per le donne; potenziamento delle azioni per avitare forme discriminatorie in materia di lavoro salari e carriere.

11. Gli assegni familiari Per quanto riguarda lItalia una prima applicazione a carattere provvisorio e sperimentale di erogazione degli assegni familiari (trasferimento monetario per adeguare le retribuzioni alle necessit delle persone a carico dei lavoratori) si ha durante il ventennio fascista quando nel 1934, nel tentativo di ridurre la disoccupazione, si pens di ridurre lorario di lavoro degli operai da 48 a 40 ore settimanali in modo da ripartire le occasioni di lavoro tra un maggior numero di lavoratori. Per non determinare aumenti nel costo del lavoro si ridussero le paghe settimanali e le si integrarono con gli assegni familiari per i lavoratori con figli a carico. A partire dal 1936 gli assegni familiari vengono estesi alla generalit dei lavoratori44 Gli assegni familiari sono, quindi, prestazioni monetarie tese ad indennizzare il lavoratore con carichi familiari (coniuge, figli o altri familiari eventualmente risultanti a carico) e quindi dellincidenza che questi possano avere sul benessere del nucleo familiare. A par A partire dal 1988 (legge n. 153/1988) gli assegni familiari si trasformano in assegno per il nucleo familiare (noto con la sigla Anf) e rappresenta una prestazione aggiuntiva allo stipendio o alla pensione, istituita a favore

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dei lavoratori dipendenti e pensionati (sono, quindi, esclusi i lavoratori autonomi). L'assegno per il nucleo familiare e' una prestazione previdenziale e assistenziale, integrativa della retribuzione, cui hanno diritto i lavoratori dipendenti con carico familiare, in misura differenziata in rapporto al numero dei componenti la famiglia e al loro reddito complessivo superi determinati limiti di reddito, stabiliti ogni anno dalla legge. Hanno diritto all'assegno per il nucleo familiare45 i lavoratori dipendenti, i disoccupati indennizzati, i lavoratori cassintegrati, i lavoratori in mobilit e impiegati in lavori socialmente utili, i lavoratori assenti per malattia o maternit, i titolari di pensione e delle prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente, i soci di cooperative, ecc. L'assegno per il nucleo familiare spetta anche ai lavoratori con contratto di part-time e dal gennaio del 1998 spetta anche ai lavoratori parasubordinati, a coloro cio che sono iscritti alla gestione separata Inps, tanto che per quanto riguarda il pagamento dell'assegno, questo corrisposto direttamente dall'Inps (e non direttamente dal datore di lavoro). Lassegno per il nucleo familiare spetta anche al nucleo a composizione reddituale mista (lavoro dipendente ed autonomo) che raggiunga il requisito del 70% del reddito complessivo sommando i redditi derivanti da lavoro dipendente con i redditi derivanti da lavoro autonomo. Per ottenere l'assegno, necessario che il reddito familiare non superi determinati limiti di reddito, stabiliti ogni anno dalla legge; ai fini del diritto all'assegno, si considera la somma dei redditi complessivi assoggettabili all'Irpef e dei redditi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti da imposta e quelli soggetti a ritenuta alla fonte. Dal 1999 i nuclei familiari con almeno tre figli minori possono ottenere un assegno aggiuntivo, definito assegno di sostegno, ed erogato dallInps (pari a 120,39 euro mensili per il 2006, se spettante nella misura intera), a condizione che non superino i tetti reddituali prestabiliti
(per

lanno 2004 20.891,60 euro per un nucleo di 5 persone). Questo particolare intervento destinato a tutti i

nuclei familiari composti da cittadini italiani o comunitari, residenti nel comune, con tre o pi figli, tutti con et inferiore ai 18 anni. Con la legge Finanziaria 2007 si assiste alla riscrizione delle regole e delle misure di attribuzione degli assegni familiari. A partire dal 1 gennaio 2007 infatti entra in vigore la nuova tabella unica (vedi tabella n. ). La prima novit introdotta dal decreto la scomparsa delle differenze tra i nuclei monoparentali (ovvero con solo un genitore) e quelli composti da entrambi i genitori, distinzione che diventa irrilevante ai fini dell'assegno base. La distinzione tra nucleo monoparentale e biparentale continua ad avere rilevanza invece ai fini dell'assegno aggiuntivo, riservato a quei casi in cui, oltre al genitore, vi siano almeno altri tre componenti. La nuova tabella contiene importi personalizzati in funzione degli specifici livelli di reddito che variano da nucleo a nucleo; l'esatto importo dell'assegno viene calcolato sottraendo all'importo dell'assegno una cifra variabile a seconda dei diversi scaglioni di reddito ( gli assegni diminuiscono gradualmente per ogni 100 euro di aumento del reddito e non pi per scaglioni di reddito che portava alla riduzione o alla perdita della prestazione in presenza di aumenti anche minimi del reddito familiare). Un nucleo familiare composto dai due coniugi ed un figlio riceve un assegno annuo di 1.650 euro se il reddito familiare a 12.499 euro; da 2.500 euro di reddito familiare in avanti, limporto decresce di 9,3 euro per ogni 100 di maggior reddito familiare fino a 25.799 euro;

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da 25.800, limporto decresce di 1,2 euro per ogni 100 di maggior reddito familiare fino ad azzerarsi a 61.000 euro di reddito lanno (prima invece si fermavano a 41.960 euro di reddito annuo).

Tabella n.11 Assegni familiari per dimensione del nucleo familiare e livello di reddito

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11. LISEE : indicatore situazione economica equivalente

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LISEE

trova un primo punto di riferimento nei lavori della c.d. Commissione Onofri

( Paolo Onofri,

economista e presidente della Commissione per lanalisi delle compatibilit macroeconomiche della spesa sociale, Roma 1997 ) e nel successivo accordo governo - sindacati sul welfare del novembre 1997 in cui si ritrovano gli elementi costitutivi del nuovo strumento ed i suoi obiettivi. Al punto 3.2 dellaccordo , ad esempio, possibile leggere : Il governo e le parti sociali convengono di razionalizzare lerogazione della maggior parte dei benefici dello Stato sociale sulla base della sussistenza di determinate condizioni economiche e della capacit di accertarne leffettiva portata. Lobiettivo quello di evitare sprechi e abusi e di riservare esenzioni e agevolazioni ai soggetti e ai nuclei familiari che ne abbiano effettivamente titolo. Lo strumento che si intende predisporre si configura come una sorta di misuratore di reddito convenzionale che operer solo nei confronti di coloro che chiedono il riconoscimento di un beneficio..si intende prevedere un procedimento di calcolo che tenga conto di elementi reddituali e patrimoniali con abbattimenti specifici per la casa di abitazione o in locazione, nonch per i mutui immobiliari, prevedendo una franchigia relativamente al patrimonio finanziario. LISEE viene, quindi, inserito come maxi-emendamento alla finanziaria 1998 (L. 449 del 27.12.97); regolamentato in via sperimentale dal Dlgs. n. 109 del 31.03.98, disciplinato dal Dlgs. n. 130 del 3 maggio del 2000 e ulteriormente regolamentato con i DPCM del 4 aprile e del 18 maggio del 2001. LISEE , quindi, il primo strumento, a valenza generale, adottato nel nostro paese per includere/escludere i potenziali beneficiari alle diverse prestazioni ( dallassegno per i nuclei familiari con almeno tre figli minori alla fornitura gratuita di libri di testo, alle borse di studio per gli studenti universitari, e cos via, vedi tabella n. .. ) o graduare la partecipazione ai costi dei servizi destinati allintera collettivit (dagli asili nido alle tariffe del trasporto urbano, ai contributi universitari, ecc). Rispetto al passato (riccometro), lISEE prevede linserimento, accanto al reddito, di una quota ( 20% ) di patrimonio ( mobiliare ed immobiliare ). Lipotesi sottostante sembra essere quella di mitigare, attraverso i valori patrimoniali, leventuale gap tra condizione economica effettiva e condizione fiscalmente dichiarata e questo per la consapevolezza della presenza di soggetti che, pur essendo titolari di patrimonio, dichiarano al fisco redditi incredibilmente bassi. Per quanto riguarda il reddito, il riferimento al reddito complessivo lordo ai fini IRPEF di tutti i componenti il nucleo familiare ( per gli studenti universitari il reddito dei fratelli, cos come il patrimonio, viene incluso per un valore pari al 50% del suo valore dando origine ad un indicatore definito ISEEU, dove la U finale significa universit) al netto di una franchigia pari alleventuale spesa per canone daffitto (entro un massimale di 5.165 euro annui) e compreso il rendimento delle eventuali attivit finanziarie (patrimonio mobiliare) della famiglia calcolato ad un tasso definito annualmente dal Ministro dellEconomia (vedi schema n.1 ). Per quanto riguarda, invece, il patrimonio mobiliare (depositi e c/c bancari, titoli, partecipazioni in societ, ecc), viene prevista una franchigia pari a 15.494 euro, mentre per il patrimonio immobiliare la franchigia pari a

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51.646 euro, per il valore della casa di abitazione in propriet , o del capitale residuo del mutuo contratto per lacquisto di immobili posseduti dai componenti del nucleo familiare (vedi schema n.1 ). LISE viene, quindi, corretto per tener conto delle economie di scala derivanti dalla convivenza cos come delle situazioni di particolare disagio presenti nella famiglia (ad esempio presenza di portatori di handicap oppure di un solo genitore) - attraverso luso di una scala di equivalenza per permettere un confronto tra soggetti appartenenti a nuclei diversi per numerosit e presenza di particolari condizioni di disagio ( vedi schema n.2 ), dando origine allISEE ( Indicatore Situazione Economica Equivalente _ ISEEU per gli studenti universitari nel caso in cui i fratelli abbiano forme di reddito e/o di patrimonio ), lindicatore effettivamente utilizzato nelle diverse forme di intervento sociale. Liter per la richiesta di prestazioni agevolate con criteri di selettivit su base ISEE disciplinato dallo stesso d.lgs. 109/98 come modificato dal d.lgs. 130/2000; il richiedente tenuto a presentare una dichiarazione con i dati necessari al calcolo dellindicatore allente erogatore la prestazione, oppure al comune o anche ai centri di assistenza fiscale convenzionati. I contenuti della dichiarazione sostitutiva sono inviati per via informatica ad unapposita banca dati costituita e gestita dallINPS che rende disponibili i parametri allutente e agli enti cui esso richiede una prestazione agevolata. La dichiarazione sostitutiva unica un atto importante, che il cittadino presenta assumendosi la responsabilit anche penale, di quanto dichiara. Il cittadino ha pi sportelli a cui rivolgersi per presentare la dichiarazione sostitutiva unica (CAF, INPS territoriale etc.) e ottenere lattestazione ISEE. In base ad un recente Rapporto governativo sull ISEE (Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali , a cura di R. Tangorra e P. Sestito, dicembre 2004, Rapporto ISEE 2004, Implementazione, popolazione e selettivit dellIndicatore della Situazione Economica), il sistema informativo dell INPS ha gi acquisito, come prescrive la legge, pi di 2.800.000 Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) (nel corso dellanno 2003), pari a circa 2.500.000 famiglie, pari all11,8% delle famiglie residenti.

PRINCIPALI PRESTAZIONI E SERVIZI CUI SI APPLICANO CRITERI SELETTIVI CON E SENZA ISEE Prestazioni Principali Prestazioni la cui Principali

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice nazionali con ISEE prestazioni locali con ISEE a discrezione dellente normativa nazionale prevede altri criteri, ma con possibilit di introdurre lISEE a livello locale. Contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione prestazioni escluse dalla disciplina ISEE

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Assegno di maternit

Asili nido e latri servizi per linfanzia

Integrazione al minimo, maggiorazione sociale delle pensioni, assegno e pensione sociale e ogni altra prestazione previdenziale Assegno e pensione di invalidit civile Indennit di accompagnamento e assimilate

Assegno per il terzo figlio Agevolazioni per servizi di pubblica utilit (Telecom)

Mense scolastiche Servizi socio sanitari domiciliari e residenziali per anziani e per portatori di handicap gravi Agevolazioni per tasse universitarie

Agevolazioni acquisto libri scolastici

Borse di studio scolastiche Fornitura gratuita o parziale dei libri di testo Prestazioni del diritto allo studio universitario

Assegni al nucleo familiare e bonus per il secondo figlio

Assegnazione posti nei centri vacanze Agevolazioni su tasse e contributi Esenzione pagamento dei ticket sanitari Trasporto scolastico Sostegno economico in situazioni di disagio Sostegno allacquisto della casa per giovani coppie Sostegni alle famiglie Buoni scuola

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Avviamento alla selezione nella P.A.

Schema n.1 ISEE : INDICATORE SITUAZIONE ECONOMICA EQUIVALENTE

D. LGS. 3 MAGGIO 2000 N. 130 Componente reddituale Reddito complessivo Irpef (reddito lordo) + r* attivit finanziarie deduzione integrale affitto fino a 5.165 euro (10 milioni ) Componente patrimoniale = 0,2 * P P = Patrimonio Franchigie Franchigie Patr. immobiliare: Valore abit.propriet fino a 51.646 euro (o mutuo). Rendita catastale rivalutata del 5% moltiplicata per 100 ( a ) Patr. mobiliare: 15.494 euro ( b )

Schema n.2

Scala di equivalenza
1 2 3 4 5 5+ 1 1,57 2,04 2,46 2,85 0,35

Maggiorazioni alla scala di equivalenza: 0,20 genitore solo con figli minori 0,20 genitori entrambi lavoratori con figli minori 0,50 presenza di un componente con handicap allinterno del nucleo, ecc

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Patrimonio : ( a ) un patrimonio mobiliare inferiore a 15.494 euro (franchigia) non entra nel calcolo del patrimonio ma entra in quello del reddito in termini di rendimento Esempio patrimonio immobiliare : rendita catastale 1.000 euro; rivalutazione del 5% 1.050; valore patrimonio 105.000 euro

Con qualche esempio cerchiamo di capire il funzionamento della scala di equivalenza : Primo caso: marito e moglie e 2 figli maggiorenni, di cui uno handicappato. Lavorano entrambi i genitori. Secondo caso: marito e moglie 2 figli, di cui uno minorenne. Lavorano entrambi i genitori. In pi sono presenti, nel nucleo, entrambi i suoceri . Nel primo esempio si ha : marito, moglie e due figli: un nucleo composto da quattro persone, per il quale il valore della numerosit riportato in tabella pari a 2,46; particolari condizioni : uno dei due figli handicappato, quindi spetta un ulteriore +0,5; in conclusione lindice sar pari a (2,46+0,5) = 2,96. Secondo esempio: marito, moglie, due figli pi il suocero e la suocera per un totale di sei componenti. La tabella arriva fino a cinque componenti e ci dice che ogni componente aggiuntivo oltre al quinto vale (2,85+0,35) = 3,20; poich i due genitori lavorano e ci sono figli minori spetta un altro 0,2 in pi; lindice finale sar : (3,2+0,2) = 3,40.

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SIMULAZIONE CALCOLO ISEE


Primo caso NUCLEO FAMILIARE COMPOSTO DA 4 PERSONE; PADRE LAVORATORE DIPENDENTE CON REDDITO COMPLESSIVO Lordo DI 28.000 EURO; MADRE CASALINGA; FIGLIO DI ANNI 20 e FIGLIO DI ANNI 15; ABITAZIONE PRESA IN AFFIITO CANONE DI LOCAZIONE ANNUO PARI A 6.000 EURO DEPOSITO BANCARIO PER 15.000 EURO. REDDITO DEL NUCLEO FAMILIARE DA CONSIDERARE AI FINI ISEE A1 Reddito complessivo ai fini IRPERF del nucleo familiare, relativo allanno Euro 28000 2005. A2 Reddito delle attivit finanziarie del nucleo familiare. Si determina applicando il Euro 531 3,54 % al valore del patrimonio mobiliare al 31/12/2005 (15.000 X 3,54%) A3 Detrazione per residenza in abitazione presa in affitto. Si detrae il valore del - Euro 5.164,43 canone annuo, fino a concorrenza, per un ammontare massimo di euro 5.146,57 (esempio:con un canone annuo di 4700euro, la detrazione pari a 4700euro; con un canone annuo di 6000 euro, la detrazione pari a euro 5.164,57). A4 TOTALE DEL REDDITO DA CONSIDERARE AI FINI Euro 23.366,43 ISEE(=A1+A2- A3) PA TRI MO NI O DE L NU C LEO FA MI LARE DA CO NSI DE RAR E AI FI NI ISEE Il patrimonio da considerare ai fini ISEE pari al 20% del patrimonio immobiliare e del patrimonio mobiliare, al netto delle rispettive franchigie. A5 Euro 0 PATRIMONIO IMMOBILIARE Abitazioni e terreni edificabili e agricoli intestati a persone fisiche. Va indicato il valore degli immobili ai fini ICI posseduti al 31/12/05 A6 DETRAZIONE PER ABITAZIONE DI RESIDENZA: per i nuclei familiari - Euro 0 che possiedono la casa in cui abitano, si detrae, fino a concorrenza, un massimo di euro 51.645,69 (esempio : se il valore della casa di euro 60.000, la detrazione di 51.645,69); in alternativa, si pu detrarre il valore del mutuo residuo al 31/12/05, contratto per lacquisto dellimmobile, fino a concorrenza del suo valore. A6BIS Detrazione per altri immobili (diversi dallabitazione in residenza). Dal valore di - Euro 0 ciascun immobile si detrae, fino a concorrenza del rispettivo valore, il mutuo residuo al 31/12/2005 contratto per lacquisto dellimmobile. A7 TOTALE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE (A5,A6,A6BIS) Euro 0 A8 Euro 15.000 PATRIMONIO MOBILIARE Patrimonio mobiliare: depositi e c/c bancari e postali, titoli di stato , obbligazioni, azioni, quote di fondi comuni, altre attivit finanziarie, quota del patrimonio netto riferita a partecipazioni in societ e patrimonio netto delle imprese individuali. Il totale va approssimato per difetto ai 500 euro o ai suoi multipli (esempio:per euro 5900, scrivere 5500; per 5400, scrivere 5000; per 490 scrivere 0). A9 Franchigia da applicare al patrimonio mobiliare: si detrae, fino a concorrenza, - Euro 15000 una franchigia di euro 15.493,71(esempio: se il valore del patrimonio mobiliare di 20.000 euro, la detrazione di 15.493,71; se il valore del patrimonio mobiliare di 10.000euro, la detrazione di 10.000). A10 TOTALE DEL PATRIMONIO MOBILIARE (A8-A9) Euro 0 A11 TOTALE DEL PATRIMONIO (A7+A10) Euro 0 A12 TOTALE DEL PATRIMONIO DA CONSIDERARE AI FINI ISEE ( Euro 0 20% di A11) A13 TOTALE INDICATORE DELLA SITUZIONE ECONOMICA Euro 23.366,43

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice (A4+A12) Parametro corrispondente alla composizione del nucleo familiare (scala di 2,46 equivalenza per numero di componenti ed eventuali maggiorazioni). INDICATORE ISEE (=A13 DIVISO A14) Euro 9.498

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A14 A15

Secondo caso -NUCLEO FAMILIARE COMPOSTO DA 3 PERSONE -MADRE LAVORATRICE DIPENDENTE CON REDDITO COMPLESSIVO DI EURO 25.000 -FIGLIO DI ANNI 10 -FIGLIO DI ANNI 1 -CASA DI ABITAZIONE DI PROPRIETA CAT. CATASTALE A/3 rendita catastale 2.100 euro. -DEPOSITO BANCARIO di euro 21.000
REDDITO DEL NUCLEO FAMILIARE DA CONSIDERARE AI FINI ISEE A1 A2 Reddito complessivo ai fini IRPERF del nucleo familiare, relativo allanno 2005. Reddito delle attivit finanziarie del nucleo familiare. Si determina applicando il 3,54 % al valore del patrimonio mobiliare al 31/12/2005 A3 Detrazione per residenza in abitazione presa in affitto. A4 TOTALE DEL REDDITO DA CONSIDERARE AI FINI ISEE (=A1+A2A3) PA TRI MO NI O DE L NU C LEO FA MI LARE DA CO NSI DE RAR E AI FI NI ISEE A5 PATRIMONIO IMMOBILIARE Rendita catastale rivalutata moltiplicata per 100 DETRAZIONE PER ABITAZIONE DI RESIDENZA Detrazione per altri immobili TOTALE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE (A5, - A6, A6BIS) PATRIMONIO MOBILIARE Franchigia TOTALE DEL PATRIMONIO MOBILIARE (A8 - A9) TOTALE DEL PATRIMONIO (A7+A10) Euro 25.000 Euro 743,4 - Euro 0 Euro 25.743,4

Euro 210.000

A6 A6BIS A7 A8 A9 A10 A11 A12 A13 A14 A15

- Euro 51.645,69 - Euro 0 Euro158.354,31 Euro 21.000 - Euro 15.493,71 Euro 5.506,29 Euro 163.860 ,6

TOTALE DEL PATRIMONIO DA CONSIDERARE AI FINI ISEE (20%DI A11) Euro 32.772 ,12 TOTALE INDICATORE DELLA SITUZIONE ECONOMICA (A4+A12) Euro 58.515 ,52 Parametro corrispondente alla composizione del nucleo familiare (madre sola che lavora con figlio minore : 2,24 invece che 2,04) INDICATORE ISEE (=A13 DIVISO A14) Euro 26.123 2,24

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Ulteriori esemplificazioni

IL CALCOLO DELLISE
Esempio riferito a un nucleo di 4 persone con figli minori; entrambe i genitori lavorano. Residenza in casa di propriet (rendita catastale non rivalutata 1.000 euro); Mutuo residuo 20.000 euro Reddito nucleo 40.000 euro Titoli di Stato per 18.000

SITUAZIONE REDDITUALE

Ultimo reddito lordo Irpef del nucleo: Reddito figurativo delle attivit finanziarie (5,04)% Totale situazione reddituale:

40.000 907,20 40.907,2

SITUAZIONE PATRIMONIALE
Valore Ici fabbricati nucleo: rendita rivalutata del 5% Mutuo residuo (o franchigia 100 milioni): opzione pi favorevole Patrimonio immob da considerare Valore patrimonio mobiliare: Franchigia 15.000 euro: Patrimonio mob da considerare Totale patrimonio imm e mob 20% Totale situazione patrimoniale al 20% 105.000 (-) 51.645,69 53.354,31 18.000 15.000 3.000 56.354,31 11.270,86 11.270,86

CALCOLO COEFFICIENTE DENOMINATORE


- 4 persone - entrambi i genitori lavorano con figli minori Coefficiente 2,46 0,20 2,66

CALCOLO DELLISEE 40.907,20 + 11.270,86 = 52.178,06 : 2,66 = 19.615,81

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(1) il tasso di rendimento viene definito annualmente dal Ministro del Tesoro

IL CALCALCOLO DELLISE

Esempio riferito ad una madre separata con figlio minore; la madre ha un reddito da lavoro pari a 12.306 euro ( lex marito versa, per il figlio, un assegno mensile di 250 euro : non entra nel conteggio ISE); unabitazione di propriet al 50% - rendita catastale non rivalutata 1.030 euro; Titoli di Stato per 4.500

UAZIONE REDDITUALE
Ultimo reddito Irpef del nucleo: Reddito figurativo delle attivit finanziarie (5,04)% 4.500 X 5,04 = 226,80 Totale situazione reddituale: 12.306,00 226,80 12.532,80

SITUAZIONE PATRIMONIALE
Valore Ici fabbricati nucleo: rendita rivalutata del 5% 1.030+5%=1081,50=108150 50%=54075,00 Mutuo residuo (o franchigia 51.645,69): opzione pi favorevole Valore del patrimonio imm da considerare Valore patrimonio mobiliare: Franchigia 15.000 Valore del patrimonio mobiliare da considerare Totale 20% di 2429,31 Totale situazione patrimoniale

54.075,00 (-) 51.645,69 2429,31 4.500 4.000 0 2429,31 485,86 485,86

CALCOLO COEFFICIENTE DENOMINATORE


Nucleo di due Genitore solo con figlio minore coefficiente 1,57 0,20 1,77

CALCOLO DELLISEE
12.532,80 + 485,86 = 13.018 diviso 1,77 = 7.355,18

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IL CALCOLO DELLISE

Esempio riferito ad un nucleo familiare composto da un singolo individuo che lavora ed ha un reddito pari a 15.002 euro; paga un canone daffitto pari a 3.200 euro ( c una franchigia pari a sino 5.164,56 euro; le spese daffitto vanno detratte dal reddito); Titoli di Stato per 8.000

SITUAZIONE REDDITUALE
Ultimo reddito Irpef del nucleo: Meno canone daffitto Reddito figurativo delle attivit finanziarie (5,04)% Totale situazione reddituale: 15.002 - 3.200 403,20 12.205,20

SITUAZIONE PATRIMONIALE
Valore Ici fabbricati nucleo: rendita rivalutata del 5% Mutuo residuo (o franchigia 100 milioni): opzione pi favorevole Valore patrimonio mobiliare: Franchigia 15.000 euro: Totale 20% Totale situazione patrimoniale 0

(-) 51.645,69 8.000 8.000 0

CALCOLO COEFFICIENTE DENOMINATORE


Nucleo di uno 1

CALCOLO DELLISEE
12.205,20 diviso uno = 12.205,20

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IL CALCOLO DELLISE

Esempio riferito ad un nucleo familiare composto da tre componenti con un reddito pari a 30.000 euro; la famiglia paga un canone daffitto pari a 7.000 euro ( c una franchigia pari a sino 5.164,56 euro; le spese daffitto vanno detratte dal reddito);

SITUAZIONE REDDITUALE
Ultimo reddito Irpef del nucleo: Meno canone daffitto Reddito figurativo delle attivit finanziarie (5,04)% Totale situazione reddituale: 30.000 5.164,56 0 24.835,44

SITUAZIONE PATRIMONIALE
Valore Ici fabbricati nucleo: rendita rivalutata del 5% Mutuo residuo (o franchigia 100 milioni): opzione pi favorevole Valore patrimonio mobiliare: Franchigia 15.000 euro: Totale 20% Totale situazione patrimoniale

(-) 51.645,69 0 15.000 0 0 0

CALCOLO COEFFICIENTE DENOMINATORE


Nucleo di tre 2,04

CALCOLO DELLISEE
24.835,44 diviso 2,04 = 12.174,24

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12. Il Terzo Settore Premessa alle ipotesi di sviluppo del Terzo settore I diversi modelli di welfare, nel corso degli anni Settanta, sono andati incontro a notevoli difficolt, che vanno dalla presunta insostenibilit economica, ad una insufficiente differenziazione dellofferta, fino alla realizzazione di distorsioni nella redistribuzione del reddito e delle opportunit ( a trarre vantaggio dalla spesa pubblica sarebbero soprattutto le classi a reddito medio alto ). A determinare linsostenibilit economica dei sistemi di welfare sembrano aver contribuito i diversi fattori visti in precedenza (invecchiamento della popolazione, mutamenti nelle strutture familiari, nellemersione di nuovi rischi sociali - mutamenti nelle tipologie contrattuali immigrazione, cosi via) , e la natura dei servizi resi per i quali si parla di malattia dei costi. Nella produzione dei servizi alla persona ( tipici servizi di welfare ), gli incrementi di produttivit che consentirebbero di ridurre o non far aumentare i costi sono, ancora oggi, enormemente inferiori a quelli che si possono cogliere nellindustria manifatturiera, ad esempio; o in altri rami dellarea servizi ( comunicazioni, trasporti, intermediazione finanziaria, ecc ). Questo significa che la spesa di welfare e, quindi, la quota delle risorse (cio la percentuale del prodotto interno lordo) destinata alla produzione dei servizi (e di quelli di welfare in particolare ) destinata a crescere progressivamente nel tempo. Ma laumento della spesa pu essere anche una conseguenza dellassenza di competizione tra produzione pubblica e produzione privata; mancanza di concorrenza che pu incidere, oltre che sui costi, anche sulla qualit dei servizi, in quanto permette alle unit di offerta e al personale in esse impiegato di assumere i comportamenti tipici del monopolista )(Savas,1987). Nel contempo, il ricorso a modelli organizzativi di tipo burocratico ( offerta pubblica ) che erogano, di norma, prodotti standardizzati, si scontra, sempre pi spesso, con una domanda sempre pi differenziata e mutevole nel tempo a cui occorre dare delle risposte / servizi che non possono essere governati dalla burocrazia. Da qui le necessit di ridisegnare, sempre secondo alcuni, un sistema di welfare non solo meno costoso e perci pi accettabile dai contribuenti., ma anche escogitare modelli di fornitura dei servizi pi concorrenziali (pluralit di fornitori ) ( maggiori margini di scelta per i cittadini ) e che rispondano ad esigenze diverse (elevata flessibilit ). ( atteggiamento burocratico

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Nellambito di tale dibattito si inserisce il non profit .

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