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L'APICE DELLA VITA SPIRITUALE Agostino ha parlato a lungo di questo argomento e in particolare delle relazioni tra contemplazione ed azione.

Non poteva essere diversamente: era un uomo immerso nell'azione, ma che portava nel cuore il desiderio bruciante della contemplazione. Nella vita aveva raggiunto, anche se non senza profonde tensioni 1, una sintesi tra l'una e l'altra; altrettanto fece nella dottrina. L'espressione pi efficacemente riassuntiva un testo della Citt di Dio, dove l'opposizione tra vita contemplativa e apostolato viene risolta attraverso l'amore della verit e le esigenze dell'amore con la mediazione del godimento della verit. Eccolo con le sue stesse parole: " L'amore della verit cerca la quiete della contemplazione, l'esigenza dell'amore accetta le occupazioni dell'apostolato. Se nessuno c'impone questo fardello, dobbiamo attendere alla ricerca e all'acquisto della verit; ma se ci imposto, dobbiamo accettarlo per dovere della carit. Per, neppure in questo caso bisogna abbandonare il godimento della verit, perch non avvenga che, sottrattaci questa dolcezza, si resti oppressi da quella esigenza " 2. Mi sembra di vedere in queste parole, scrivevo altrove, tre grandi principi, che si potrebbero enunciare cos: il primato della vita contemplativa; la necessit di accettare la vita attiva, cio il servizio della Chiesa, quando il bisogno lo richieda; l'obbligo di conservare, anche nelle fatiche della vita attiva, il gusto degli esercizi propri della vita contemplativa 3. Dei tre principi, a noi qui interessa soprattutto il primo. Mi fermer su di esso. 1) Primato della contemplazione Agostino ne parla spesso e con profonda convinzione. In particolare a proposito di Lia e Rachele, amate ambedue da Giacobbe, ma la prima in grazia della seconda 4; di Marta e Maria, le due sorelle di Lazzaro, che rappresentano due generi di vita, attivo e contemplativo, ambedue buoni e lodevoli, ma il secondo migliore del primo 5; di Pietro e Giovanni, dei quali uno simboleggia la vita presente, l'altro la vita futura 6. Ecco alcuni testi. " Rachele rappresenta la speranza della contemplazione eterna di Dio, speranza che gi racchiude in s un'intelligenza certa e dilettevole della verit... Nessuno dunque, una volta liberato dalla grazia della remissione dei suoi peccati, si volge alle opere della giustizia se non per giungere alla quiete della contemplazione della parola che ci svela il Principio, cio Dio: si ama quindi il servizio per amore di Rachele, non di Lia. Chi infatti potrebbe amare il peso di questo servizio e le inquietudini che esso comporta, chi potrebbe cio amare quella vita per se stessa? ". Per questo " moltissimi, di acuta intelligenza, anelano allo studio e, bench capaci di governare, evitano tuttavia ogni attivit a motivo delle sue preoccupazioni che provocano scompiglio, e si dedicano con tutto l'animo alla ricerca della verit " 7. " (Le opere di misericordia) nascono da un bisogno contingente, la dolcezza della contemplazione nasce dall'amore... Ti potrebbe essere sottratto il peso del bisogno, mentre eterna la dolcezza della verit. A Maria non sar tolto quanto ha scelto; non solo, ma le sar aumentato in questa vita e reso perfetto nell'altra, giammai tolto " 8. E ancora: " Di che cosa si dilettava Maria? Di che cosa si nutriva, che cosa beveva il suo avidissimo cuore? La giustizia, la verit. Si dilettava della verit, accoglieva la verit: vi era protesa, vi anelava; famelica, se ne nutriva; assetata, ne beveva: ne era ristorata, e la verit non diminuiva... Il vero godimento del cuore umano nella luce della verit, nella sovrabbondanza della sapienza: non c' piacere che possa paragonarsi in qualche modo (tanto meno poi essere maggiore) a questo godimento del cuore umano, purch il cuore sia giusto, sia santo " 9.

Il discorso agostiniano sul primato della contemplazione si riduce: a) al primato dell'amore della verit, che il primato dell'amore di Dio vivo e vero; b) all'eternit della vita contemplativa a differenza di quella attiva, che dura solo in questa vita, dove ci sono i miseri che hanno bisogno di misericordia; c) all'altezza dei doni che l'accompagnano: infatti legata al dono della sapienza, che il pi alto dei doni dello Spirito Santo, e alla beatitudine della pace, la pi alta tra le beatitudini. Inutile dire che il vescovo d'Ippona, pur difendendo il primato della vita contemplativa, insiste sull'accettazione degli impegni della vita attiva quando i bisogni della Chiesa lo richiedono, cio sulle esigenze dell'amore. Per questo, con felice intuizione e profonda originalit, insegna, attraverso la parola e l'esempio, a mettere insieme le scelte del monachesimo (preghiera e lavoro 10) e quelle del sacerdozio 11. Ma non questo l'argomento che dobbiamo trattare qui. Fa parte invece del nostro argomento mettere in rilievo che tra l'amore della verit o vita contemplativa e le esigenze dell'amore, o vita attiva, media, come si accennato, il godimento della verit che fa parte della prima essendo il presupposto di essa, cio il desiderio costante e la brama insoddisfatta di dedicarsi alle opere proprie della vita contemplativa. Su questo tema Agostino ha toni ed accenti di commovente piet. L'uomo di Dio " cerchi la gioia del silenzio, predichi solo secondo il bisogno...; godiamo dei beni interiori, negli esteriori sia la necessit non la volont a guidarci ". Parlando al popolo delle fatiche dell'apostolato e delle dolcezze della contemplazione, dice riferendosi a quest'ultima: " Nessuno pi di me amerebbe una vita cos sicura e tranquilla: niente di meglio, niente di pi dolce che scrutare il divino tesoro lontano dai rumori del mondo; cosa dolce e buona. Invece predicare, rimproverare, correggere, edificare, attendere ai bisogni di ciascuno un gran peso, un gran carico, una grande fatica. Chi non rifuggir da questa fatica? Ma mi spaventa il Vangelo " . Davvero lo atterriva il Vangelo. Esso gli comandava di pascere il gregge di Cristo, il che , s, un compito di amore (" Pascere il gregge del Signore un impegno di amore " ) ma un amore che impedisce di soddisfare come si vorrebbe un altro amore. Per questo comando del Vangelo, Agostino era restato e restava sulla breccia, ma le sue preferenze erano ben altre: " Chiamo Cristo a testimonio delle mie parole, che per quanto riguarda il mio comodo preferirei molto pi lavorare con le mie mani ogni giorno ad ore determinate, come si fa nei monasteri bene governati, ed avere poi le altre ore libere per leggere e pregare o per studiare la Scrittura, anzich soffrire il tormento e le perplessit delle questioni altrui, nelle quali pur bisogna intervenire o per dirimerle col giudizio o per finirle col proprio intervento... Ma - continua rassegnato - siamo servi della Chiesa e servi soprattutto dei membri pi deboli di essa ". In questa brama insoddisfatta della vita contemplativa pura c' la testimonianza pi bella dell'animo profondamente mistico del vescovo d'Ippona. Vediamo quali siano, nel suo pensiero, i momenti salienti di questa vita quando giunga, per quanto pu giungere quaggi, al suo apice. Sono essenzialmente tre: un'ascesa, un'intuizione, una "ricaduta". Ad essi si aggiunge il discorso sui frutti della contemplazione, che sono molti e preziosi. 2) Ascesa verso la contemplazione lunga e faticosa, perch suppone le dure fatiche della purificazione, delle quali il premio " altissimo e segretissimo " . Ho detto purificazione: il termine filosofico, ma il contenuto evangelico. Agostino la ricollega alla beatitudine dei puri di cuore, e sentenzia: " Tutta la nostra opera in questa vita consiste nel purificare l'occhio del cuore allo scopo di vedere Dio " . Essa comprende quella assidua opera ascetica che serve non a mortificare ma a riordinare l'amore. " Nessuno vi dice: Non amate. Non sia mai! sareste pigri, morti, detestabili, miseri se non amate. Amate, ma state attenti a che cosa amate " .

Riordinare dunque l'amore, riportando ordine e pace dentro di noi: a tale scopo sono necessarie le opere dell'ascetismo cristiano, nelle quali occorre insistere in particolare nei primi passi della vita spirituale. Soprattutto sono necessarie, per elevarsi progressivamente verso la contemplazione, quelle opere che Agostino chiama le "delizie" delle anime consacrate, e cio: " la lettura - che vuol dire studio, meditazione, ascolto della voce di Dio, dialogo con Dio -, l'orazione, la salmodia, i buoni pensieri, l'impegno in opere di bene, l'attesa della vita futura, l'elevazione del cuore " 20. Programma ascetico-mistico nel quale si muovono appunto le persone che sono pi in alto nella vita dello spirito. Da queste opere nasce il silenzio, quel prezioso silenzio interiore, che per Agostino - e non solo per lui - la condizione indispensabile per il colloquio con Dio e per la contemplazione innamorata della bellezza divina. " La nostra anima ha bisogno di solitudine. Se l'anima attenta, Dio si lascia vedere. La folla chiassosa: per vedere Dio necessario il silenzio " 21. Per questo egli chiede appassionatamente a Dio questo silenzio: " Liberami, o mio Dio - scrive nella preghiera con cui chiude il suo De Trinitate -, liberami dalla moltitudine di parole di cui soffro nell'interno della mia anima... Infatti non tace il pensiero anche quando tace la lingua " 22. Frutto di questo silenzio, non vuoto ma pieno, quello di raccogliere tutte le potenze del nostro spirito in Dio. Ancora un testo agostiniano: " Che cosa facciamo quando ci sforziamo di essere sapienti se non raccogliere, per cos dire, con la maggiore alacrit possibile, tutta la nostra anima in ci che tocchiamo con la mente, e metterla l e fissarcela stabilmente, di maniera che non goda pi del suo bene privato con il quale si avvinta alle cose transitorie, ma, spogliatasi di tutti gli affetti temporali e spaziali, afferri l'Essere ch' uno ed sempre lo stesso? " 23. 3) La contemplazione Se l'ascesa lunga e faticosa, la contemplazione invece, nel suo grado pi alto, rapida e folgorante, simile a un baleno, un battito del cuore, un'intuizione momentanea. Agostino la nota ogni volta che ne parla. " E pervenne (la mente) all'Essere stesso in un impeto di trepida visione " 24. " La cogliemmo un poco (la fonte della sapienza), con tutto l'impeto del cuore, e sospirammo " 25. " Allietati da una ineffabile dolcezza interiore, abbiamo potuto scorgere con l'occhio della mente qualcosa d'immutabile, anche se per un momento solo e di sfuggita " 26. " Una visione da non poterla sopportare lungamente " 27. Ma pur nella sua momentaneit, essa insieme " conoscenza e dilezione dell'Essere eterno e immutabile, Dio " 28. Una conoscenza non nozionale, dunque, ma sperimentale, cio conoscenza amorosa e, pur nella sua oscurit, piena di luce. Nella contemplazione, quale Agostino la descrive, vi sono due elementi: la conoscenza e l'amore; importa infatti un "conoscere le cose divine" e insieme "toccarle" con la punta del cuore, un "raggiungerle", un "raccogliere" in esse tutte le proprie facolt e il proprio essere. Del resto difficile esprimere a parole questa sublime esperienza. Anche chi l'ha avuta la esprime con difficolt. Agostino non ha saputo dirci nulla di meglio, e ha detto stupendamente che talvolta il Signore lo introduceva in un sentimento interiore affatto sconosciuto, che se fosse cresciuto un poco s da esser pieno, questa vita non sarebbe stata pi questa vita 29. Si avrebbe torto per d'interpretare questa dottrina come una visione immediata di Dio. Agostino lo esclude. La vita contemplativa, scrive, vissuta qui in terra nella fede, e solo " pochissimi (la vivono) in una qualche visione della verit immutabile, come in uno specchio, in maniera confusa, imperfettamente " 30. N dai testi si pu dedurre che egli stesso, Agostino, abbia qualche volta usufruito del privilegio della visione immediata di Dio 31. 4) La "ricaduta"

Dopo la rapida esperienza contemplativa che fa gustare, per un istante, qualcosa che non di questa vita, il ritorno alle occupazioni abituali sentito come una discesa, una "ricaduta" verso le cose che, in comparazione del bene gustato, non si amano pi ma si sopportano in vista di quello. Agostino lo nota ogni volta che tocca l'argomento o narrando le sue esperienze personali o parlando al popolo. " Non fui capace di fissarvi lo sguardo ", dice della prima esperienza che fin in un insuccesso. " Quando, rintuzzata la mia debolezza, tornai fra gli oggetti consueti, non riportavo con me che un ricordo amoroso e il rimpianto, per cos dire, dei profumi di una vivanda che non potevo ancora gustare " 32. La narrazione della celebre estasi di Ostia si conclude con queste meste parole: " ...E ridiscendemmo allo strepito delle nostre bocche, ove la parola ha principio e fine " 33; quella delle sue non infrequenti esperienze mistiche con parole diverse e identiche: " Invece ricado sotto i pesi tormentosi della terra. Le solite occupazioni mi riassorbono, mi trattengono, e molto piango, ma molto mi trattengono, tanto considerevole il fardello dell'abitudine " 34. Di questa esperienza di ascesa, di intuizione e di "ricaduta", il vescovo d'Ippona parla anche al popolo (si veda, per esempio, lo splendido commento a quelle parole Dov' il tuo Dio? 35), e la conclusione sempre la stessa: il rammarico di tornare alla vita di quaggi che scorre nel tempo ed tormentata di tanti affanni, per cui ci si accorge di essere non tra quelli che " sopportano la morte " ma tra quelli che " sopportano la vita " 36; " ...Come per un contatto spirituale raggiunse quella luce immutabile, ma non pot, a causa della debolezza dello sguardo, sopportarne lo splendore, e ricadde, per cos dire, nella sua malattia e nel suo languore; si paragon ad essa e si accorse che l'occhio della mente non era ancora adatto a contemplare la luce della sapienza " 37. 5) I frutti Il nostro dottore non ha mancato di mettere in rilievo i frutti preziosi e ricchissimi che derivano dall'esperienza mistica, anche se passeggera e momentanea. Li descrive nella Grandezza dell'anima, opera del neofita, ma d'un neofita gi molto avanti nelle vie dello spirito: poco prima aveva avuto, insieme a sua madre, l'indimenticabile e sublime esperienza dell'estasi di Ostia. Come questi frutti operassero nella sua vita l'ho accennato sopra. Qui un accenno all'aspetto pi generale e teorico. Tra questi frutti, ho scritto altrove 38, ci sono in primo luogo quelli spirituali, come la chiara percezione della vanit delle cose terrene, le quali, se " considerate in se stesse sono ammirabili e belle ", invece " comparate ai beni eterni, sono come se non fossero ". Ma vi sono anche i frutti di ordine intellettuale, quelli che acuiscono lo sguardo della mente e potenziano la scienza teologica: " Riconosceremo allora quanto siano vere le verit che crediamo e quanto sapientemente e salutarmente in seno alla madre Chiesa siamo stati nutriti " con il latte della fede. Vale la pena, terminando, citare un passo di quest'opera giovanile: esso esprime, meglio di ogni altro, il dischiudersi di una grande vita tutta dedita alle speculazioni del pensiero, agli impegni dell'apostolato e alle esperienze della mistica. " Vedremo anche i tanti mutamenti e le vicissitudini della natura corporea che ubbidisce alle leggi divine, per cui la stessa resurrezione, che alcuni credono languidamente e altri non credono affatto, la riterremo per certa non meno dello spuntar del giorno dopo ogni tramonto. Cos pure non baderemo a coloro che irridono l'incarnazione del Figlio di Dio e la sua nascita da una vergine e gli altri miracoli della storia della salvezza; come non badiamo a quei fanciulli, che, avendo visto un pittore dipingere copiando un quadro, s'immaginano che l'uomo non possa dipingere se non guardando un'altra pittura. Il diletto che si prova nella contemplazione della verit cos grande, cos puro, cos sincero, e d

tanta certezza della verit, che chi lo prova ritiene di non aver mai saputo le cose che prima credeva di sapere; e perch l'anima possa aderire integralmente alla Verit totale, non teme pi la morte... che prima temeva, anzi la desiderava come un sommo acquisto " 39.