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Quando la Resistenza salv lItalia (boh)

Avagliano Mario, Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945.


La ricerca da cui nato questo libro un tentativo di ricostruisce dal vivo una cronaca dei due anni della Resistenza italiana, scandita attraverso i diari e le lettere ai familiari, alle fidanzate o agli amici di partigiani, di militari e di deportati. Ne scaturisce un racconto di quei giorni, scritto dagli stessi protagonisti. Un diario non viziato dal clima del dopoguerra e dalle varie interpretazioni storiografiche sul movimento di Liberazione (si spiega cos l'esclusione della memorialistica non coeva), ma che invece trasporta anche emotivamente chi legge - come in un susseguirsi di vertiginosi flashback dallillusione del 25 luglio 1943, con la caduta del regime fascista e dei suoi simboli, fino all'aprile del '45 e ai festeggiamenti con le bandiere tricolori all'atto della liberazione di Milano.
Questa raccolta un contributo importante e necessario non solo per documentare dall'interno aspetti concreti, quotidiani, dell'esperienza della guerra, della Resistenza, dell'internamento, ma soprattutto per dare consistenza concreta ed eloquente a quello che, con felice immagine, Claudio Pavone ha chiamato "la moralit nella Resistenza".

Avagliano Mario e Marco Calmieri, Voci dal Lager


La rivendicazione della Resistenza antifascista si ridotta per decenni al dibattito politico sulla guerra partigiana. Negli ultimi anni registriamo il recupero di una dimensione pi ampia. Contiamo la resistenza contro i tedeschi delle forze armate all'8 settembre. Poi la guerra partigiana e la deportazione politica e razziale nei lager di morte. La partecipazione delle forze armate nazionali alla campagna anglo-americana in Italia. E infine la resistenza degli Imi nei lager tedeschi: le centinaia di migliaia di militari che invece della guerra nazifascista scelsero e pagarono la fedelt alle stellette della patria. Le stellette a cinque punte sul bavero della divisa (piccoli pezzi di metallo povero o un quadratino di stoffa) sono il simbolo tradizionale dei militari italiani. La fedelt alle stellette fu la motivazione pi comune e diretta della grande maggioranza dei 650000 militari italiani che preferirono la prigionia nei lager tedeschi al passaggio dalla parte nazifascista. Questi 650000 prigionieri erano degli sconfitti che avevano vissuto il fallimento del regime fascista, la misera fine delle guerre di Mussolini, lo sfacelo delle forze armate all'8 settembre. Tutti avevano ragione di sentirsi traditi dal re e da Badoglio, che li avevano abbandonati senza ordini agli attacchi tedeschi. Ci nonostante, una grande maggioranza di questa massa di sbandati prefer la fedelt alle stellette e la prigionia nei lager (Dalla Prefazione di Giorgio Rochat).

Avagliano Mario e Marco Calmieri, Gli internati militari italiani. Diari e Lettere dai Lager Nazisti 1943-1945
Nel dopoguerra gli ex deportati si trovarono immersi in un dolore che rifiuta l'espressione narrativa, nel tentativo di rimuovere un'esperienza inquietante. Alla paura di non essere creduti si aggiunsero il senso di colpa per essersi salvati, il desiderio collettivo di voltare pagina, il rifiuto di editori, storici, mass media di ascoltare e di far conoscere quanto era accaduto. Per lungo tempo la memoria della deportazione italiana cos rimasta in una zona d'ombra, soprattutto quella che ha riguardato i deportati politici e i prigionieri nelle carceri del Reich, arrestati in quanto membri di bande partigiane o resistenti civili. Voci dal lager raccoglie le loro lettere, ufficiali e clandestine, e i biglietti lanciati dalle tradotte ferroviarie, con un'appendice dedicata ai lavoratori coatti. L'obiettivo duplice: recuperare fonti inedite che altrimenti rischierebbero di andare perdute, e soprattutto colmare quel vuoto di conoscenza che ha interessato un periodo della nostra storia.
Un caso unico la scelta della grande maggioranza dei 650000 militari italiani che nel 1943, dopo l'armistizio, rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale italiana al prezzo della prigionia nei lager nazisti. La tragedia dell'8 settembre, i dilemmi della scelta, la dura vita nei campi nelle testimonianze a caldo degli internati militari italiani.

Bentivegna Rosario, Senza fare di necessit virt. Memorie di un antifascista.


Nato in una nobile famiglia siciliana impegnata nelle lotte per il Risorgimento, Rosario Bentivegna protagonista (e testimone) di alcuni momenti cruciali della storia d'Italia del Novecento. In un confronto serrato con la storica Michela Ponzani (e attraverso documenti inediti tratti dal suo archivio personale, oggi conservati presso l'Archivio del Senato della Repubblica) l'autore racconta di s e delle scelte che hanno segnato la sua vita: dall'attivit clandestina antifascista negli anni '30, alla decisione di aderire al PCI dopo l'8 settembre 1943, dalla Resistenza nei Gap a Roma fino al ruolo di comandante partigiano sui Monti Prenestini, dietro il fronte tedesco di Cassino. Bentivegna prosegue la sua lotta al fascismo internazionale in Jugoslavia come vice- commissario politico della IV Brigata della Divisione Partigiana Garibaldi. Nel 1949, l'inizio della vicenda processuale per l'azione di Via Rasella, compiuta a Roma il 23 marzo 1944 e il bisogno di confutare sempre e con efficacia le calunnie e le menzogne diffuse su quell'avvenimento e sulla strage delle Fosse Ardeatine. Il dopoguerra scandito da un'intensa stagione di lotte politiche e sociali vissute attraverso la professione di medico e la militanza nel PCI: sono gli anni delle battaglie per la prevenzione sanitaria negli ambienti di lavoro, dell'attentato a Togliatti e degli arresti di militanti comunisti ad opera della polizia di Scelba. Tra i ricordi di una vita, la crisi ungherese del '56, la scelta di non abbandonare il PCI, i viaggi nelle fabbriche dell'URSS e nell'Europa dell'est, fino all'impegno internazionale a fianco della Resistenza greca durante il regime dei colonnelli. Nel 1985 la

decisione di uscire dal PCI per i profondi dissensi con la linea del partito: Avevo scelto di essere un comunista nel 1938 perch volevo essere libero, vivere nella democrazia; volevo la pace, la giustizia sociale. Cos scrive a suggello di un impegno per i valori di libert e democrazia durato tutta una vita.
Le memorie di uno dei pi importanti protagonisti della Resistenza italiana: dalla scelta antifascista, alla guerra partigiana e all'azione di Via Rasella, fino all'impegno civile, nel dopoguerra, in nome degli ideali di libert e democrazia.

Ponzani Michela, Guerra alle donne. La memoria taciuta sul secondo conflitto mondiale.
Nella guerra al nazismo e al fascismo di Sal si nasconde una guerra privata per lemancipazione femminile, combattuta anzitutto contro il tradizione ruolo di subalternit imposto alle donne dalla cultura e dalla societ, non solo quella fascista. Per questa loro battaglia arriveranno a scontrarsi col pregiudizio morale di quei compagni di banda che mal sopportano la presenza femminile nelle formazioni partigiane. La loro guerra continuer dopo la liberazione: molte rinunceranno per sempre allesperienza del matrimonio o della maternit per dedicarsi alla militanza politica, o a causa delle torture subite nelle carceri fasciste durante la resistenza a fronte di un piccolo ed elitario esercito di partigiane che sceglie consapevolmente la lotta antifascista e la resistenza armata, Ponzani riporta alla luce anche lesperienze di quelle donne anonime, non colte, lontane dalla militanza politica: la voce delle vittime della fame, dei bombardamenti e dei rastrellamenti.
Attraverso le memorie taciute, le lettere private e i racconti rimasti per anni nelloblio del silenzio, lautrice ricostruisce lesperienza di quelle donne italiane che scelsero di imbracciare le armi e di lottare contro la guerra ai civili.