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il Ducato

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700 anni fa, Carlo dAngi...


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on sono colonie doltremare, ma un pezzo di Francia tra le montagne del Subappennino dauno: le isole linguistiche francoprovenzali di Faeto e Celle di San Vito, rispettivamente il Comune pi alto della Puglia (primato conteso con Monteleone di Puglia) e il pi piccolo, con i suoi 176 abitanti. Come 700 anni fa, qui, a pi di ottocentro chilometri dallArpitania, si parla il francoprovenzale, una delle dodici lingue riconosciute come minoritarie dalla legge 482/1999. Le origini dei due borghi vanno indietro fino al Medioevo: per Celle, la fondazione si fa risalire a una piccola comunit monastica che aveva costruito in altezza le sue cellette per sfuggire alla malaria che infestava il torrente Celone, poco pi sotto. Sulla fondazione di Faeto, invece, la ricerca storica si divide in due ipotesi: secondo la prima, che trova fondamento in due editti del re Carlo dAngi (uno dell8 luglio 1268 e laltro del 20 ottobre 1274). Dopo la vittoria sugli Svevi nella battaglia di Benevento del 1266, Lucera continuamente esposta alle razzie dei Saraceni, perci il re invia soldati angioini a fortificare il feudo di castrum Crepacordis, che si trovava sulla via Traiana; a loro si uniscono maestranze di sudditi provenienti dalla Provenza e cos nasce cos Faeto. Con leditto successivo, Carlo dAngi concede agli abitanti di non tornare in Francia e restare sulle alture del Subappennino dauno. Laltra ipotesi, quella sostenuta per primo dallo storico Pierre Gilles nel XVI secolo, vorrebbe i paesi di Celle, Faeto, Monteleone, Montacuto e Motta montecorvino, fondati da valdesi in fuga dalle persecuzioni religiose durante il 400. Ancora oggi, il francoprovenzale resiste, soprattutto in ambito familiare, dove si compie lapprendimento principale dal momento che il patois, per oltre 700 anni, cio dal 1200 a fine 1800, non mai stata una lingua scritta; il primo documento (1875) redatto in francoprovenzale, infatti, la traduzione della nona novella del Decamerone di Boccaccio da parte del cellese Alfredo Perrini; segue, nel 1892, la parabola del Figliol prodigo in faetar a cura di Giacomo Morosi. Sempre in quegli anni, nel 1873, Isaia Graziadio Ascoli, padre della glottologia italiana, stabil con certezza che la lingua parlata a Faeto e Celle san Vito non assomigliasse a nessuno dei dialetti apulo-sannitici circostanti e neppure, come qualcuno erroneamente credeva, allalbanese: la scoperta delle isole alloglotte di Celle e Faeto, che da allora in poi saranno oggetto di ricerche da parte di numerosi studiosi: Antonio De Salvio, Giacomo Morosi, Dieter Kattenbusch, Michele Melillo, Ernest Schle, Tullio Telmon. Ma a dispetto di questa tradizione secolare di trilinguismo (la coesistenza di francoprovenza-

A sinistra cartello bilingue allingresso di Faeto. Nella pagina a destra, Anna Conte e Antonietta Cocco. A destra, Giovanni Agresti. Apsum

le, italiano e dialetto pugliese del foggiano), nellunica scuola del paese, una sezione distaccata della scuola Virgilio di Troia, il francoprovenzale non viene insegnato nellorario didattico. Anna Conte, docente a Faeto e fiduciaria del dirigente scolastico, spiega: Lattivit didattica dinsegnamento del francoprovenzale prevista come extracurricolare e per farla ogni anno c un docente. A scuola il francoprovenzale non viene usato anche perch non tutti gli insegnanti sono del posto e quindi non lo comprendono. Un altro punto a sfavore delluso del francoprovenzale nella didattica ordinaria, per la professoressa, il fatto che le classi siano miste per et (pluriclasse): una modalit con la quale secondo linsegnante assai difficile gestire la didattica. Terza concausa la mancata stabilit del corpo docenti. Il quadro nel quale il francoprovenzale sopravvive non dei pi rosei; a darci lidea del rischio drammatico che questa lingua corre la maestra Cinzia Cocco: Alle elementari, su 24 iscritti solo due lo parlano; gli altri non lo conoscono. E le cause? Le maestre spiegano che in molte famiglie resta lidea che sia un dialetto, da evitare per parlar meglio litaliano; inoltre, i matrimoni misti tra giovani faetani o cellesi e abitanti dei paesi limitrofi, come Roseto valfortore, Castelluccio Valmaggiore e Troia riducono le possibilit che il francoprovenzale venga

trasmesso ai figli: In questo caso, la lingua della madre quella vincente spiega Conte- perch, la lingua francoprovenzale la si succhia, esattamente come nellallattamento. Come detto, alla fine delle scuole medie i faetani (i ragazzi di Celle, una ventina in tutto, studiano a Castelluccio valmaggiore, con leccezione di due) si trasferiranno altrove per le scuole superiori, dove parlano in faetano, allinizio, per subito si accorgono di non essere compresi dai nuovi compagni, aggiunge Conte. E perci, la scuola promuove scambi culturali biennali con altre comunit di lingue minoritarie; per esempio, nel 2010-2011 con le scuole di Sassari e Aosta, questanno e il prossimo anche con quelli friulani di Udine. Non un viaggio distruzione perch i ragazzi vengono ospitati in famiglia potendosi cos confrontare insieme ai loro coetanei che trovano le stesse barriere linguistiche. A ci si aggiunge che lattivit dello sportello linguistico comunale di Faeto, nato grazie ai fondi della legge sulle minoranze linguistiche (e ripartiti dalla Provincia) sospesa, a causa del commissariamento dellamministrazione comunale e della mancanza di risorse economiche. Il lessico francoprovenzale rimasto legato agli usi della civilt contadina, mentre per i termini di nuovo conio c la contaminazione con il dialetto pugliese: Ma non bisogna averne paura,

ragiona Conte per la quale necessario che la lingua venga contaminata per mantenerla viva. A Faeto, per esempio, la lingua maggiormente influenzata dallaccento napoletano rispetto al cellese; questo perch siamo collegati con larea campana, con Greci e Savignano Irpino. Uno dei tentativi di dare sistematicit alla produzione scritta in francoprovenzale il concorso in lingua Abb Cerlogne, organizzato in Val dAosta, a cui partecipano, dal 1989 gli alunni della scuola faetana; questanno il tema scelto quello della Scuola cuore del villaggio. A Faeto e Celle San Vito, invece, viene organizzato il concorso letterario Giuseppe La Nave, aperto anche a chi non scrive in francoprovenzale. Oppure, la rielaborazione in francoprovenzale, per un recital scolastico, di Notre dame de Paris di Victor hugo. La letteratura in lingua francoprovenzale, parallelamente alla tutela linguistica fornita dalla legge 482/1999, via via cresciuta negli anni: nello stesso anno della legge sulle minoranze linguistiche, il faetano Giuseppe Cocco (sindaco della cittadina a cavallo tra 2010 e fine 2011) vince

il premio Cultura della Presidenza del consiglio con il libro Le uaje de ciann (le voci di casa), interamente redatto in francoprovenzale. I fondi stanziati dalla legge 482/1999, spiega Palazzo Dogana, vengono ripartiti dalla Regione alle Province dove sono presenti comunit di lingue a rischio: il Grico, in provincia di Lecce, e Arbereshe e Francoprovenzale in quella di Foggia. Ma la Provincia, per conto suo, non stanzia alcun finanziamento. La progettazione delle azioni di tutela previste dalla legge 482/1999 affidata alla societ Euromediterranea srl, con sede a Foggia. Lazienda cura la realizzazione dei contenuti da inserire sul portale www.minoranzelinguistiche.fg.it, che funge anche da Sportello linguistico virtuale, mentre lattivit di quello reale, che aveva una sede in via Telesforo, sospesa,. La Euromediterranea ha curato anche la pubblicazione di una collana di volumi di autori dei quattro paesi delle minoranze linguistiche, e un itinerario turistico-culturalealla scoperta di Chiesti, Casalvecchio, Celle e Faeto.

ECONOMIA

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er la prima volta, il 12 e 13 agosto dellanno scorso, a Faeto si svolta lUniversit francoprovenzale destate (Ufe); ne abbiamo parlato con lideatore, Giovanni Agresti, sociolinguista e ricercatore dellUniversit di Teramo. Tutto nasce dal progetto Langues dEurope et de la Mditerrane (Lem) del Ministero della Cultura francese. La nostra intenzione era quella di non fare una cosa accademica; perci, abbiamo organizzato atelier di lingua francoprovenzale tenuti da insegnanti e scrittori locali, e i partecipanti andavano dagli otto ai 60 anni. La novit che in questa occasione, per la prima volta, la lingua locale stata insegnata allesterno. Parallelamente, spiega Agresti, si svolgevano delle conferenze per gli studiosi. Durante questa due giorni, si sono incontrati linguisti, residenti, emigrati faetani e cellesi in vacanza nel borgo natio; cerano anche Ines Cavalsanti e Teresa Geminatti della Chambra dOc piemontese. Agresti racconta che Geminatti e uno scrittore locale, Salvatore Carosielli, a un certo punto si sono messi a parlare, ognuno nel francoprovenzale di provenienza, e si sono compresi bene. Purtroppo- continua il docente- avendo preparato levento in un mese e mezzo soltanto, mancato il marketing per sollecitare la popolazione. Infatti, sono cose cos nuove che hanno bisogno di un tempo fisiologico per essere ben comprese. Una situazione privilegiata dove, a differenza che in altre isole linguistiche cos piccole che tendono ad assimilare la

lingua circostante, al contrario, a Faeto fanno a gara sul dare importanza alla lingua madre; per loro un orgoglio usare la lingua francoprovenzale. Per Agresti, il punto cruciale per la tutela del francoprovenzale la sua normalizzazione: Si rende molto pi servizio a una lingua locale ancestralespiega - utilizzandola, ad esempio, per redigere un verbale di contravvenzione, anzich pubblicando dei bellissimi libri di poesie. Al contrario, se luso della lingua quello circoscritto alla lingua del cuore, c il rischio che muoia. Trovata la soluzione per continuare a parlare francoprovenzale anche nei prossimi decenni? Non tutti i faetani sono daccordo: secondo il sociolinguista, infatti, alcuni parlanti preferiscono mantenere una lingua ibernata in un passato mitico e indefinito, piuttosto che una lingua ammodernata e utilizzata quotidianamente, un atteggiamento chiamato, mutuando il termine dalla psicanalisi, resistenza alla cura. Tutto nasce dallesigenza di creare neologismi francoprovenzali per poter parlare questa lingua ancora nel 2012 poich il suo lessico rimasto fermo alla societ contadina e isolata cos comera fino allunit dItalia. Chi si oppone alla normalizzazione linguistica crede sia ridicolo creare un neologismo e perci- continua Agresti- preferisce mantenere una lingua ibernata in un passato mitico e indefinito, piuttosto che una lingua ammodernata e utilizzata, su base volontaria, tutti i giorni. Il Comune di Faeto, per favorire la normalizzazione, ha tradotto in francoprovenzale alcuni atti amministrativi: certificati di nascita e morte, matrimonio, statuto bi-

lingue. E il francoprovenzale di Faeto, grazie al progetto Tramontana, potrebbe avere una ribalta europea. Tramontana, promosso da associazioni italiane, (Lem Italia, Bambun e La Leggera) francesi e portoghesi, cofinanziato al 50% dallUnio-

ne europea con 200.000 euro, e prevede la creazione di un portale e linserimento di circa 800 interviste di unora ciascuna su tratti di continuit linguistica, tradizioni e riti religiosi, tesa anche a favorire percorsi di turismo culturale. Al momento, per, a causa del com-

missariamento dellamministrazione comunale faetana, tutto sospeso, e c il rischio che questa preziosa opportunit possa scivolare via.

A lezione di francoprovenzale
N
o, imparare il francoprovenzale non mi piace: la sincerit di una ragazzina delle medie disarmante. Siamo alla scuola Virgilio di Faeto e marted pomeriggio c la lezione, extra orario scolastico, di francoprovenzale; ci sono otto alunni di prima e seconda media: tre ragazze tutte sedute a destra accanto alla finestra, separate dai loro compagni maschi. Entro in classe e vengo accolto dalle due docenti, Anna Conte e Maria Antonietta Cocco: lei lesperta di francoprovenzale che la scuola ha scelto per linsegnamento della lingua. Gli alunni sono agitati, forse la mia presenza a fargli questeffetto, oppure come ricorda Cocco sono qui da stamattina, poich per problemi di orario in questa settimana la lezione slittata al marted pomeriggio. Mi fanno vedere i loro quaderni dove traducono poesie dallitaliano al francoprovenzale: alcuni di questi lavori, sul tema della scuola come cuore del villaggio parteciperanno al concorso Cerlogne che questanno si svolge a Fnis, in Val dAosta, dal 16 al 18 maggio. C Giuseppe, che sollecitato dallinsegnante, comincia a parlare in francoprovenzale; c Antonietta, che di Celle san Vito, beccata dai suoi compagni, un coro unanime che in francoprovenzale la etichetta come C. (la cellese, in francoprovenzale); c Ramona, che vive a Faeto da due anni e di francoprovenzale non conosce niente perch sua madre rumena e suo padre polacco: Faccio molta fatica ad impararlo, riconosce. C anche Matteo, il sindaco junior che con altri dodici ragazzi compone il Consiglio comunale dei ragazzi, sul valore del quale linsegnante insiste; quello che per mi colpisce che tra ragazzi e insegnante non c una vera comunicazione in francoprovenzale; anche fra di loro i piccoli faetani non sono a loro agio a interloquire in lingua nel contesto scolastico. Leccezione Miriana, unalunna di terza media che parla volentieri la lingua dei suoi genitori: entrambi infatti, Carmelina e Pasquale, sono faetani. Mi sembra unaltra dimostrazione del rischio paventato da Cocco che aveva individuato nei matrimoni misti tra indigeni e abitanti dei paesi limitrofi una delle cause che influiscono sul futuro di questa lingua: I risultati che abbiamo con il corso- confessa linsegnante- non sono ottimi. Solo quelli che hanno appreso la lingua in famiglia riescono a mantenerla pura, mentre gli altri spesso confondono pronunce diverse; un esempio quello della parola cinne, (cane in francoprovenzale) che sento sempre pi spesso pronunciare cien, con una e anzich la i del vero francoprovenzale. Infine, anche i ragazzi di terza media che avevano fatto lezione prima che arrivassi a scuola, si uniscono a noi: intonano un bellissimo coro natalizio a cappella in francoprovenzale: Il mondo che risplende di luce. A un certo punto Mario, un ragazzino dallaria vispa e i capelli spettinati, inizia a leggere in francoprovenzale un suo racconto, Luigi: uno scherzo del sagrestano di Faeto al suo parroco, che prima della messa sostituisce il vino destinato alla consacrazione con laceto. Una volta concluso il brano, alunni e insegnanti applaudono il nostro Luigino e si scambiano complimenti e frasi ironiche in lingua locale: una gran confusione, nella quale chi scrive perde il filo della comprensione, salvo riflettere che, almeno finora, il francoprovenzale salvo.