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Appunti di Macroeconomia

1
Giovanni Pica
Universit` a di Salerno
13 febbraio 2012
1
Queste note sono state scritte come supporto didattico al corso di Macro Avanzata (Laurea Magistrale
in Economia, Universit` a di Salerno). Si basano sugli appunti e sui testi indicati di seguito e non contengono
alcun contributo originale. Sono incomplete e potrebbero contenere errori dei quali sono, ovviamente, il
solo responsabile.
La prima parte (Crescita Economica) si basa sugli appunti del Prof. Tullio Jappelli (Universit` a Federico
II di Napoli), che ringrazio per avermene dato disponibilit` a, eccetto la parte relativa ai modelli di crescita
endogena basata su Advanced Macroeconomics, David Romer, McGraw Hill, 3rd edition, 2006. La terza
parte (Ciclo Economico) si basa sugli appunti del Prof. Tullio Jappelli per la parte sul ciclo economico
reale, sul testo Metodi dinamici e fenomeni macroeconomici, di Fabio-Cesare Bagliano e Giuseppe Bertola,
Il Mulino, 1999 per la discussione del modello di Diamond (1982) e su Advanced Macroeconomics, David
Romer, McGraw Hill, 3rd edition, 2006 (nonche sugli articoli indicati in bibliograa) per il resto.
Disponibili online: http://www.unisa.it/docenti/pica/didattica/macroavanzata.
ii
Indice
I La crescita economica I-1
I.1 Perche studiarla? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-1
I.1.1 Evidenza empirica e regolarit`a statistiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-2
I.2 Il modello di crescita di Solow . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-4
I.2.1 Struttura e ipotesi del modello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-4
I.2.2 Discussione delle ipotesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-5
I.2.3 Lo stato stazionario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-7
I.2.4 La golden rule e linecienza dinamica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-13
I.2.5 Crescita e progresso tecnico nel modello di Solow . . . . . . . . . . . . . . . I-14
I.2.6 La convergenza del reddito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-17
I.2.7 Il modello di Solow e le questioni poste dalla teoria della crescita . . . . . . I-17
I.2.8 Contabilit`a della crescita: contributo dei fattori produttivi alla crescita . . I-19
I.3 Il modello di Solow con capitale umano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-21
I.4 Il modello di Solow con ricerca e sviluppo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-22
I.4.1 Ipotesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-23
I.4.2 Dinamica della conoscenza e del capitale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-23
I.4.3 La natura della conoscenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-27
I.4.4 I modelli di crescita endogena e le questioni poste dalla teoria della crescita I-28
I.4.5 Il ruolo del contesto istituzionale e sociale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I-29
II Il ciclo economico II-1
II.1 Il ciclo economico: regolarit`a statistiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-1
II.2 Teoria del ciclo economico reale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-3
II.2.1 Ipotesi del modello RBC . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-3
II.2.2 Le scelte del consumatore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-5
II.2.3 Versione semplicata del modello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-6
II.3 Il modello keynesiano AS AD . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-10
II.3.1 La domanda aggregata AD . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-10
II.3.2 Loerta aggregata AS . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-13
II.3.3 Il trade-o tra output e inazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-18
II.4 Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-23
II.4.1 Il ruolo dellinformazione (Lucas, 1972) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-23
II.4.2 Concorrenza monopolistica e menu costs (Blanchard e Kiyotaki, 1987) . . . II-29
II.4.3 Concorrenza monopolistica e contratti predeterminati (Fischer, 1977) . . . II-43
II.4.4 Menu costs e uttuazioni economiche: il ruolo delle rigidit`a reali . . . . . . II-45
II.4.5 Concorrenza monopolistica e state-dependent pricing (Caplin e Spulber, 1987)II-47
II.5 Modelli non walrasiani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-51
II.5.1 Esternalit`a di scambio, complementariet`a strategica e molteplicit`a di stati
stazionari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-51
II.5.2 Coordinating coordination failures . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-58
II.5.3 Search e matching nel mercato del lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II-60
IIISoluzione esercizi III-1
III.1 Esercizi sulla crescita . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . III-1
iii
-4
Parte I
La crescita economica
1
I.1 Perche studiarla?
Lanalisi dei fattori che inuenzano e determinano la crescita del prodotto interno lordo (PIL) di
un paese `e uno dei temi pi` u importanti arontati dalla teoria macroeconomica. La sua rilevanza
pu`o ricavarsi dallanalisi di alcune tabelle. La tabella I.1 riporta i dati del PIL reale italiano
(misurato in dollari del 1985) dal 1870 al 1990. I tassi di crescita annuali variano dallo 0.5% del
ventennio 1870-1890 al 5% del ventennio 1950-1970. La crescita media annuale nel corso dei 120
anni considerati `e del 2% circa.
Tabella I.1: La crescita economica in Italia dal 1870 al 1990
Anno PIL pro-capite reale ($ 1985) Tasso di crescita annuale
1870 1216
1890 1352 0.0053
1910 1891 0.0168
1930 2366 0.0112
1950 2840 0.0091
1970 7884 0.0511
1990 13215 0.0258
Media 0.0199
Cosa sarebbe successo se, in media, la crescita annua fosse stata del 1.5%? O del 2.5%? O
del 3.5%? La risposta `e riportata nella tabella I.2. Il livello del PIL reale, alla ne del periodo
considerato, sarebbe stato molto diverso. Mezzo punto percentuale di crescita in meno allanno
(cio`e una crescita media annuale dell1.5%) nel periodo 1870 1990 avrebbe comportato, nel
1990, un PIL inferiore del 44% (7356.37$) rispetto a quello osservato nella realt`a. Mezzo punto
percentuale di crescita in pi` u allanno (crescita media annua dell2.5%) avrebbe invece comportato,
nel 1990, un PIL reale pari a 24424.01$, maggiore dell84% rispetto a quello realizzatosi. Come
si vede, variazioni minime dei tassi di crescita annui comportano, nel lungo periodo, variazioni
sostanziali nel livello di ricchezza di un paese.
La crescita del reddito pro capite, almeno a ritmi cos` sostenuti (1-2% lanno, ma in alcuni
casi, come la Cina, 6-8% lanno) `e un fenomeno relativamente recente. In particolare, prima della
rivoluzione industriale inglese, era uneccezione piuttosto che la regola. Per esempio, nel periodo
dal 1580 al 1820, in Olanda, uno dei paesi dalleconomia pi` u orente, la crescita era dello 0.2%
allanno. Nel periodo dal 1820 al 1890, leconomia pi` u orente era il Regno Unito la cui crescita `e
stata dell1.2% allanno (ben sei volte maggiore che in Olanda nel periodo dal 1580 al 1820). Inne,
nel periodo 1890-1989, il tasso di crescita medio annuo degli Stati Uniti (leconomia pi` u forte, in
1
Questa parte `e basata sugli appunti del Prof. Tullio Jappelli (Universit`a Federico II di Napoli), eccetto la
discussione relativa alla crescita endogena basata su Advanced Macroeconomics, David Romer, McGraw Hill, 3rd
edition, 2006.
I-1
I. La crescita economica
Tabella I.2: Ipotesi relative a dierenti tassi di crescita annuali negli ultimi 120 anni
Tassi di crescita PIL 1990
0.01 4037.26
0.015 7356.37
0.0199 13215
0.025 24424.01
0.03 44503.45
media, durante questo periodo) `e stato del 2.2%, quasi il doppio di quello delleconomia inglese nel
periodo 1820-1890.
Queste dierenze possono sembrare contenute, ma non `e aatto cos`. Un modo per comprendere
limportanza del tasso di crescita di lungo periodo del sistema economico `e quello di calcolare il
tempo necessario a raddoppiare il reddito nazionale in funzione del tasso di crescita :
Y
0
e
T
= 2Y
0
(I.1)
da cui
T =
ln 2

(I.2)
Ad esempio se = 0.01, T = 69, e quindi il reddito raddoppia ogni 69 anni; se = 0.03, T = 23;
se inne leconomia cresce al tasso se = 0.05 il reddito nazionale raddoppia ogni 14 anni.
In questi ultimi 100 anni ci sono stati esempi di crescita sostenuta che ha portato alcuni paesi
in via di sviluppo ad avvicinarsi considerevolmente ai livelli di reddito pro-capite dei paesi avanzati
(tra cui alcuni veri e propri miracoli localizzati nella regione del sud-est asiatico, vedi le cosiddette
tigri asiatiche) ma ci sono stati anche anche molti casi di regresso e di allontanamento dai paesi
ricchi (specie nellarea dellAfrica sub-sahariana), specie negli ultimi anni.
Scopo di questa parte del corso `e lanalisi dei fattori che inuenzano e determinano la crescita
economica di un paese, con particolare attenzione allanalisi degli strumenti di politica economica.
A questo scopo, ci doteremo di alcuni strumenti analitici che ci permettano di analizzare il
tema della crescita utilizzando un modello formale (sezione I.2). Un modello `e una rappresenta-
zione semplicata della realt`a, basata su una serie di ipotesi, che permette di concentrarsi sugli
elementi essenziali del tema oggetto dellanalisi tralasciando quelli irrilevanti. Un modello non deve
perci`o essere (necessariamente) realistico. Anzi, quasi mai lo `e. Non lo `e perche il suo scopo non
`e orire una fotograa del mondo, ma aiutare a mettere in relazione aspetti di un problema che
una rappresentazione pi` u articolata e complessa non permetterebbe di cogliere. Le semplicazioni
oerte da un modello sono quindi funzionali ad una migliore comprensione dei fenomeni oggetti di
studio. Inoltre la struttura formale del modello consente di vericare che la teoria sia internamente
coerente. Lecacia di un modello dipende, ovviamente, non solo dalla sua capacit`a di miglio-
rare la comprensione dei fenomeni studiati, ma anche dalla sua capacit`a di generare implicazioni
riscontrabili nella realt`a.
I.1.1 Evidenza empirica e regolarit`a statistiche
In via schematica, le principali regolarit`a statistiche che riguardano la crescita economica sono le
seguenti:
1. Il reddito pro-capite nei paesi attualmente industrializzati `e cresciuto di 50-100 volte dalla
rivoluzione industriale a oggi.
2. Prima della rivoluzione industriale la crescita del reddito era praticamente nulla. Il reddito
uttuava intorno al livello di sussistenza.
3. Attualmente, le dierenze di produttivit`a (output per lavoratore) tra paesi sono enormi: i
paesi meno produttivi hanno livelli di output per lavoratore pari a meno del 5% del livello
degli Stati Uniti.
I-2
I.1. Perche studiarla?
4. Le dierenze di produttivit`a registrate nelle ultime decadi sono persistenti. Non vi `e ten-
denza ne alla convergenza ne alla divergenza. La maggior parte dei paesi ha mantenuto la
propria posizione relativamente agli Stati Uniti (con alcune eccezioni: Taiwan, South Korea,
Singapore).
5. Viste in una prospettiva di pi` u lungo periodo, le dierenze tra paesi sembrano aumentare,
cio`e i paesi sembrano divergere: prima della rivoluzione industriale il reddito era intorno al
livello di sussistenza. Oggi una parte della popolazione mondiale `e ricca e unaltra parte
(maggiore) ancora a livelli di sussistenza.
Ad un livello di dettaglio maggiore, si elencano di seguito alcune regolarit`a statistiche relative
al fenomeno della crescita (Kaldor, 1961):
1. Loutput pro-capite cresce nel tempo ad un tasso che non tende a diminuire.
2. Lo stock di capitale sico per lavoratore cresce nel tempo.
3. Il rendimento del capitale sico `e pressoche costante.
4. Il rapporto tra capitale sico e output `e pressoche costante.
5. Le quote del reddito da lavoro e del reddito da capitale sul reddito nazionale sono pressoche
costanti.
6. I tassi di crescita delloutput pro-capite dieriscono in maniera sostanziale tra paesi.
Mentre il punto 6 `e tuttora riscontrabile nei dataset internazionali, i punti 1, 2, 4 e 5 valgono
sostanzialmente solo per i paesi attualmente sviluppati. Il punto numero 3 non sembra invece
essere valido e deve essere rimpiazzato dal seguente punto:
3bis. Il rendimento del capitale sico tende a diminuire quando leconomia si sviluppa.
Inne, lultimo fatto stilizzato viene detto convergenza condizionata: se si guarda a gruppi
omogenei di paesi (es.: stati degli USA, regioni europee, paesi OCSE) in dati cross-section (cio`e
senza variazione temporale), i paesi inizialmente pi` u poveri tendono a crescere pi` u rapidamente,
mantenendo costanti alcune variabili quali il livello iniziale di capitale umano, la propensione al
risparmio, la fertilit`a, eccetera. . .
I-3
I. La crescita economica
I.2 Il modello di crescita di Solow
Gli incrementi di produttivit`a osservati possono essere stati causati da vari fattori:
1. Accumulazione di capitale (sico) per lavoratore.
Per capitale sico si intendono tutti i beni durevoli utilizzati come input nel processo pro-
duttivo. Al giorno doggi i lavoratori sono pi` u produttivi di quanto non fossero nel passato
perche dispongono di un maggiore ammontare di capitale con il quale lavorare.
2. Accumulazione di capitale umano.
Al giorno doggi nei paesi industrializzati la quasi totalit`a della popolazione `e in grado di
leggere e scrivere. In alcuni paesi quasi la met`a degli studenti proseguono gli studi al termine
della scuola secondaria.
3. Tecnologia o accumulazione di conoscenza (idee).
Nel corso del tempo, gli individui hanno accumulato conoscenze che permettono di produrre
una maggiore quantit`a di output utilizzando la stessa quantit`a di input.
I meccanismi attraverso cui si accumulano conoscenze comprendono:
(a) Esternalit`a di apprendimento: si apprende basandosi sulla propria esperienza e su quella
altrui.
(b) Specializzazione: mercati pi` u ampi permettono di focalizzarsi su un numero limitato di
compiti.
(c) Ricerca e sviluppo: imprese e individui dedicano parte del loro tempo alla ricerca di
idee (invenzioni) da brevettare.
Il modello di Solow (1956), anche detto modello di Solow-Swan (Swan, 1956), si soerma
nella sua versione base solo sul ruolo dellaccumulazione di capitale sico, cercando di capire se `e
suciente a spiegare la crescita di lungo periodo. Le ragioni per le quali il modello di Solow si
concentra esclusivamente sullaccumulazione di capitale sico sono le seguenti:
1. laccumulazione di capitale sico `e chiaramente parte integrante del processo di crescita.
2. laccumulazione di capitale sico `e un fenomeno empiricamente rilevante.
3. laccumulazione di capitale sico `e un ingrediente necessario anche in modelli di crescita che
si concentrano su dierenti determinanti della crescita.
Il risultato principale del modello di Solow `e tuttavia un risultato negativo. Laccumulazione
di capitale e il risparmio non possono spiegare la crescita di lungo periodo. Per questo motivo si
passer`a poi a modelli con capitale umano (sezione I.3) e alla teoria della crescita endogena (sezione
I.4) nella quale si considera esplicitamente il ruolo dellaccumulazione della conoscenza.
I.2.1 Struttura e ipotesi del modello
Il modello di Solow `e un modello di equilibrio generale, cio`e un modello che rappresenta leconomia
nel suo complesso nel quale `e quindi possibile studiare il fenomeno della crescita tenendo conto
delle interazioni che si sviluppano tra i diversi mercati. Nel modello di Solow in ogni periodo i
mercati considerati (mercato del lavoro, mercato dei beni e mercato dei capitali) sono in equilibrio.
I diversi periodi sono legati dalla possibilit`a di rinunciare a consumo presente e risparmiare allo
scopo di accumulare capitale e consumare di pi` u nel futuro.
Allo scopo di costruire il modello di Solow `e necessario specicare (i) le preferenze degli indi-
vidui; (ii) la tecnologia produttiva delle imprese; (iii) la struttura dei mercati e (iv) il concetto di
equilibrio.
I-4
I.2. Il modello di crescita di Solow
1. Preferenze degli individui: oerta di lavoro e risparmio.
Nel modello si ipotizza che, nel periodo t, la forza lavoro sia pari a N
t
e che gli individui
orono tale quantit`a di lavoro in maniera inelastica. Si assume inoltre che la forza lavoro
cresce al tasso esogeno n:

N
t
N
t
= n (I.3)
Gli individui risparmiano una frazione costante s del reddito.
2. Tecnologia.
Supponiamo che la funzione di produzione Y
t
= F(K
t
, N
t
), con F
K
> 0, F
N
> 0, F
KK
<
0, F
NN
< 0, sia una funzione omogenea di grado 1. In altre parole la funzione `e caratte-
rizzata da rendimenti di scala costanti nei fattori produttivi e decrescenti nellunico fattore
riproducibile (il capitale).
Inoltre si assume che lim
K0
F
K
= e lim
K
F
K
= 0 (condizioni di Inada).
3. Struttura di mercato ed equilibrio.
Si ipotizza che tutti i mercati siano perfettamente concorrenziali e quindi tutti gli agenti
economici (imprese e individui) prendono i prezzi come dati.
In equilibrio la domanda e loerta sono uguali in tutti i mercati.
Tali ipotesi sono discusse di seguito.
I.2.2 Discussione delle ipotesi
Funzione di produzione
Data una funzione di produzione in cui la quantit`a prodotta (Y ) dipende dalla quantit`a di capitale
(K) e di lavoro (N) impiegate nel processo produttivo
Y = F(K, N)
con F
K
> 0, F
N
> 0, F
KK
< 0, F
NN
< 0, la funzione si dice omogenea di grado se:
F(K, N) =

Y
Nel caso in cui = 1, la funzione di produzione si dice a rendimenti di scala costanti. In questo caso
`e possibile esprimere la funzione di produzione unicamente in termini del rapporto capitale-lavoro:
F
_
K
N
, 1
_
= f (k) = y
dove k = K/N e y = Y/N. Ne segue che le produttivit`a marginali del lavoro e del capitale sono
esclusivamente funzione di k. Infatti:
Y
K
=
F(K, N)
K
=
Nf(
K
N
)
K
= f

(k)
e
Y
N
=
Nf(
K
N
)
N
= f(k) kf

(k)
Inoltre, se i rendimenti di scala sono costanti ( = 1), vale il teorema di Eulero. Infatti, derivando
rispetto a la relazione F(K, N) = Y , si ottiene:
K
F(K, N)
K
+N
F(K, N)
N
= Y
che vale per ogni valore di , per cui anche per = 1, da cui:
K
F(K, N)
K
+N
F(K, N)
N
= Y (Teorema di Eulero)
Il teorema di Eulero ci dice che, con rendimenti di scala costanti, se il prezzo dei fattori produttivi
riette la produttivit`a marginale, lintera produzione viene usata per pagare i fattori produttivi.
I-5
I. La crescita economica
Massimizzazione dei protti in concorrenza perfetta
Supponiamo che in ogni periodo lo stock di capitale utilizzato nella produzione si deprezzi di
una frazione costante > 0. La produzione lorda dellimpresa `e quindi Y = F(K, N), mentre
Y = F(K, N) K rappresenta la produzione netta. Esse coincidono solo nel caso di assenza di
ammortamento, ossia quando = 0.
Limpresa massimizza i protti, cio`e la produzione netta meno il costo del lavoro ed il costo del
capitale:
= F(K, N) wN rK K (I.4)
in cui il prezzo del prodotto `e posto pari a 1, w `e il costo del lavoro e r il costo del capitale.
Assumiamo che ci sia competizione tra le imprese e quindi le imprese prendono i prezzi dei
fattori w e r come dati (le imprese sono price-takers). In questo caso, le condizioni del primo
ordine sono:

K
= 0 F
K
= r + (I.5)

N
= 0 F
N
= w (I.6)
Limpresa sceglie quindi la quantit`a di lavoro e di capitale uguagliando le due produttivit`a marginali
ai rispettivi prezzi dei fattori. Si noti che le equazioni (I.5) e (I.6) descrivono relazioni di domanda,
cio`e illustrano per ogni livello del prezzo del fattore, la quantit`a ottimale che limpresa desidera
impiegare di quel fattore.
Spesso sar`a utile considerare i due casi particolari di ammortamento completo ( = 1) e di
assenza di ammortamento ( = 0). Nel primo caso F
K
= 1 + r, mentre nel caso di assenza di
ammortamento F
K
= r.
Nel caso di una funzione di produzione con rendimenti di scala costanti, il problema di massi-
mizzazione (I.4) pu`o essere anche espresso in funzione del solo capitale per addetto:
max
k
f(k) w rk K (I.7)
da cui
f

(k) = r + (I.8)
Il prodotto marginale per addetto `e uguale alla somma del costo del capitale e del tasso di ammor-
tamento. Se i rendimenti di scala sono costanti, limpresa pu`o quindi limitarsi a scegliere un certo
rapporto capitale-lavoro piuttosto che scegliere separatamente le quantit`a dei fattori produttivi K
e N. Utilizzando il teorema di Eulero, e ponendo la produttivit`a marginale del lavoro uguale al
costo del lavoro, si ottiene:
y = kF
K
+F
N
= kf

(k) +w (I.9)
da cui
w = f(k) kf

(k) (I.10)
Esempio. Funzione di produzione Cobb-Douglas
La funzione Y = AK

`e omogenea di grado + . Se + = 1 (rendimenti costanti), `e


facile vericare che le produttivit`a marginali e i prodotti medi dipendono solo da k = K/N.
Y
N
=
AK

N
1
N
= Ak

(I.11)
Y
K
=
AK

N
1
K
= Ak
1
(I.12)
Y
N
= (1 )AK

= (1 )Ak

(I.13)
Y
K
= AK
1
N
1
= Ak
1
(I.14)
La funzione di produzione pu`o quindi essere espressa come y = Ak

.
I-6
I.2. Il modello di crescita di Solow
Verichiamo che vale il teorema di Eulero:
Y = F
K
K +F
N
N = AK

N
1
+ (1 )AK

N
1
= Y (I.15)
o anche
y = F
K
k +F
N
= f

(k)k +f(k) f

(k)k = f(k) (I.16)


Dalla contabilit`a nazionale sappiamo che Y = wN +rK, cio`e che il reddito nazionale `e uguale alla
somma del reddito da capitale e del reddito da lavoro. Se le imprese massimizzano i protti, e se
ora la produzione aggregata `e descritta da una funzione di produzione Cobb-Douglas, i parametri
e (1) possono essere interpretati come le quote, rispettivamente, del reddito da capitale e del
reddito da lavoro sul reddito nazionale.
rK
Y
=
KAK
1
N
1
Y
= (I.17)
wN
Y
=
N(1 )AK

Y
= 1 (I.18)
Nel caso di una funzione di produzione Cobb-Douglas, le condizioni del primo ordine per la
massimizzazione dei protti sono:
r + = f

(k) = Ak
1
(I.19)
w = f(k) f

(k)k = (1 )Ak

(I.20)
da cui si ottengono la domanda condizionata di capitale e la domanda condizionata di lavoro,
ovvero la domanda di ciascun fattore in funzione del proprio prezzo, dato un certo livello dellaltro
fattore:
K(r; N) = N
_
A
r +
_ 1
1
(I.21)
N(w, K) = K
_
(1 )A
w
_1

(I.22)
La domanda di ciascun fattore dipende negativamente dal proprio prezzo e positivamente dalla
quantit`a dellaltro fattore (complementariet`a tecnologica tra fattori).
I.2.3 Lo stato stazionario
Dato che il mercato del lavoro `e perfettamente concorrenziale, il sistema economico si trova in ogni
periodo in una situazione di piena occupazione. Inoltre, se leconomia `e chiusa agli scambi con
lestero (ed in assenza del settore pubblico) vale la condizione di equilibrio tra produzione (Y ) e
spesa aggregata (C +I):
Y
t
= C
t
+I
t
(I.23)
Si noti che tale relazione ci dice anche che, in equilibrio, risparmi (Y
t
C
t
) e investimenti (I
t
) si
equivalgono:
S
t
= I
t
(I.24)
Le famiglie risparmiano una frazione costante del reddito e adano il risparmio alle banche. Queste
ultime li usano per erogare prestiti alle imprese. Le imprese utilizzano i crediti concessi dalle
banche (e/o i protti non distribuiti agli azionisti e/o il ricavato dallemissione di nuove azioni) per
acquistare nuovi macchinari. Gli investimenti sono quindi pari sia al valore degli acquisti di nuovi
macchinari che ai risparmi dati in prestito alle imprese. Il tasso di interesse `e la variabile che si
aggiusta anche il mercato del credito sia in equilibrio (valore degli acquisti di nuovi macchinari
= risparmi).
Inne, `e necessario descrivere levoluzione dello stock di capitale nel tempo. In tempo discreto,
lo stock di capitale al tempo t `e pari allo stock di capitale al tempo t 1 (meno la frazione di
capitale resa obsoleta dal deprezzamento) pi` u linvestimento (acquisti di nuovi macchinari) deciso
al tempo t 1 per il periodo t:
K
t
= K
t1
K
t1
+I
t1
(I.25)
I-7
I. La crescita economica
Lavorando in tempo continuo, lequazione che descrive levoluzione dello stock di capitale `e leg-
germente dierente. La variazione dello stock di capitale `e infatti denita come dierenza tra gli
investimenti lordi I
t
e gli ammortamenti:

K
t
= I
t
K
t
(I.26)
dove si `e supposto che la quota di ammortamento () sia una proporzione costante dello stock di
capitale.
2
Denendo y = Y/N, c = C/N, i = I/N, k = K/N possiamo riscrivere le equazioni precedenti
come
y = c +i (I.27)
i =

k +nk +k (I.28)
y = f(k) (I.29)
dove lequazione (I.28) si ottiene ricordando che

K =

(kN) =

kN +

Nk. La (I.29) si ottiene utiliz-
zando la propriet`a delle funzioni omogenee di grado 1. Ricordiamo che tale propriet`a implica che,
nel caso di rendimenti di scala costanti, limprenditore pu`o limitarsi a scegliere un dato rapporto
K
N
piuttosto che K e N separatamente. Si noti che lequazione (I.28) pu`o essere riscritta come
segue:

k = i nk k (I.30)
Segue che poiche, come detto sopra, il risparmio `e una frazione costante del reddito:
y c = sy = sf(k) (I.31)
e poiche in equilibrio i = sy, utilizzando lequazione (I.31) e lequazione (I.30) si ottiene unequa-
zione dierenziale non lineare (lequazione fondamentale della teoria della crescita) che descrive
levoluzione di equilibrio dello stock di capitale pro-capite:

k = sf(k) (n +)k (I.32)


Lequazione indica che leconomia cresce (

k > 0) se il risparmio `e superiore allinvestimento di


sostituzione. Lequilibrio di lungo periodo del sistema (

k = 0) `e dato dal valore di k implicitamente


denito dallequazione:
sf(k

) = (n +)k

(I.33)
Per determinare la dinamica di k rappresentiamo in un piano cartesiano le due componenti della
(I.32). Il termine sf(k) riette landamento della funzione di produzione. Essendo la funzione di
produzione omogenea di grado 1 e, quindi, a rendimenti di scala costanti, la produttivit`a marginale
del capitale `e decrescente. La funzione (n+)k `e, invece, una retta crescente che passa per lorigine.
Linvestimento netto (

k) `e dato dalla distanza verticale tra la curva sf(k) e la retta (n + )k.


Se sf(k) > (n + )k allora

k > 0 e k aumenta. Al contrario se sf(k) < (n + )k la crescita `e
negativa e k si riduce con il passare del tempo. Quando sf(k) = (n + )k,

k = 0. In questo caso
lo stock di capitale per addetto `e costante nel tempo e pari a k

. Questo livello di k

`e lo stato
stazionario del sistema (steady-state), una situazione in cui il livello delle variabili non cambia
nel tempo, ovvero il loro tasso di crescita `e nullo. Poiche la forza lavoro cresce al tasso n, in stato
stazionario il risparmio del sistema economico `e appena suciente a dotare i nuovi lavoratori della
stessa quantit`a di mezzi di produzione di cui dispongono i lavoratori gi`a occupati e di sostituire il
capitale obsoleto. La funzione sf(k) (n+)k pu`o essere rappresentata direttamente (gura I.1).
Lequilibrio k

`e stabile: infatti se k
0
< k

allora

k > 0; se k
0
> k

allora

k < 0.
`
E importante
notare che in stato stazionario, anche se il capitale pro-capite `e costante, lo stock di capitale, il
reddito nazionale Y e la forza lavoro crescono ad uno tasso comune n.
2
Lequazione (I.26) pu`o essere interpretata pi` u facilmente considerando nuovamente la versione in tempo discreto.
Si denoti lintervallo di tempo tra due periodi con il simbolo . Segue che:
K(t) = K(t ) K(t ) + I(t )
dove I(t ) `e linvestimento (o meglio il usso di investimenti) per unit` a di tempo , mentre rappresenta la
quota di ammortamento per unit`a di tempo. Riscrivendo lequazione nel modo seguente
K(t)K(t)

= I(t )
K(t ) e prendendo il limite per che tende a zero si ottiene

K
t

K(t)
t
= I(t) K(t), ovvero lequazione
(I.26).
I-8
I.2. Il modello di crescita di Solow
( ) ( ) s f k n k * * = + . [2.10]
Per determinare la dinamica di k, rappresentiamo in un piano cartesiano le due componenti della
[2.9]. Il termine riflette landamento della funzione di produzione. Essendo la funzione di
produzione omogenea di grado 1 e, quindi, a rendimenti di scala costanti, la produttivit marginale
del capitale decrescente. La funzione
( ) sf k
( )k n + , invece, una retta crescente che passa per
l'origine.
Linvestimento netto
( )
k

dato dalla distanza verticale tra la curva e la retta ( ) sf k nk . Se


( ) sf k n k > + ( ) , allora
&
k > 0 e k aumenta. Al contrario, se ( ) sf k n k < + ( ) la crescita
negativa: k si riduce al passare del tempo. Quando ( ) sf k n k = + ( ) , k

= 0. In questo caso lo
stock di capitale per addetto costante nel tempo e pari a k *. Questo livello di k * lo "stato
stazionario" del sistema (steady-state), una situazione in cui il livello delle variabili non cambia nel
tempo, ovvero il loro tasso di crescita nullo. Poich la forza lavoro cresce al tasso , in stato
stazionario il risparmio del sistema economico appena sufficiente a dotare i nuovi lavoratori della
stessa quantit di mezzi di produzione di cui dispongono i lavoratori gi occupati e di sostituire il
capitale obsoleto. La funzione
n
( ) ( ) k n k sf + pu essere rappresentata direttamente (Figura 2.1).
Lequilibrio k * stabile: infatti se , allora k k
0
< *
&
k > 0; se , allora k k
0
> *
&
k < 0.
0
0
& k
& k > 0
& k < 0
k
0
Figura 2.1. La dinamica dello stock di capitale nel modello di Solow
( )
( )
sf k
n k
,
+
k k *
k k *


E importante notare che in stato stazionario, anche se il capitale pro-capite costante, lo stock
di capitale, il reddito nazionale Y e la forza lavoro crescono ad uno tasso comune . n
14
Figura I.1: La dinamica dello stock di capitale
Il ruolo dei rendimenti decrescenti in k
In stato stazionario le variabili per unit`a di lavoro non crescono. Ci`o sembra essere a prima vista
dovuto allipotesi di rendimenti di scala decrescenti in k che fanno s` che incrementi successivi di
k producano incrementi delloutput, e quindi del risparmio, via via minori e quindi, ad un certo
punto, appena sucienti a compensare lincremento dellinvestimento di sostituzione. In realt`a,
come chiarisce lesercizio seguente, non sono i rendimenti di scala decrescenti tout court ma lipotesi
che la produttivit`a marginale del capitale si annulli per k (condizione di Inada) a far s` che
in stato stazionario non vi sia crescita.
Esercizio I.2.1 Si consideri la funzione di produzione
Y
t
= AK

t
N
1
t
+BK
t
dove A e B sono parametri positivi e (0, 1). La popolazione cresce ad un tasso n, il capitale si
deprezza ad un tasso e il progresso tecnico g `e nullo, cio`e g = 0.
1. Si mostri che la funzione di produzione `e omogenea di grado 1 e concava nel fattore capitale.
2. Si scriva la funzione di produzione in termini pro-capite.
3. Si derivi la produttivit`a marginale del capitale e la si rappresenti gracamente. Cosa succede
quando il capitale tende a +?
4. Sapendo che y
t
= c
t
+i
t
e i
t
=

k+(+n)k
t
, si scriva lequazione fondamentale della crescita.
5. Si assuma per ora che B = 0.
(a) Si calcoli lo stock di capitale pro-capite di stato stazionario.
(b) Si ora una rappresentazione graca del tasso di crescita delleconomia

k
k
in funzione
dello stock di capitale k.
(c) Si derivi il tasso di risparmio che massimizza il consumo di stato stazionario delleco-
nomia.
I-9
I. La crescita economica
(d) Cosa signica che una economia pu`o essere dinamicamente ineciente?
6. Si assuma ora che B > 0. Si rappresenti gracamente il tasso di crescita delleconomia

k
k
in funzione dello stock di capitale k. Sotto quale condizione un incremento del tasso di
risparmio produce una variazione permanente del tasso di crescita?
Eetto di variazioni di s, n e
Cosa accade allo stock di capitale di stato stazionario (k

) in seguito ad una variazione della


propensione al risparmio (s), del tasso di crescita della forza lavoro (n) o del tasso di ammortamento
()?
Nel primo caso (gura I.2), un aumento della propensione al risparmio (s) sposta verso lalto
la curva sf(k) e provoca un incremento dello stock di capitale di stato stazionario dal livello
k

al livello k

. Un incremento del risparmio, infatti, provoca inizialmente un aumento degli


investimenti netti e, nel lungo periodo, un aumento del capitale per addetto. Anche se in stato
stazionario la variazione della propensione al risparmio non inuenza la crescita del capitale per
addetto (che continua ad essere nulla), nel passaggio da uno stato stazionario allaltro lo stock di
capitale pro-capite aumenta no a k

. Osservando, infatti, la parte inferiore della gura I.2, si


nota che in t
0
la propensione al risparmio aumenta da s
0
a s
1
; tra t
0
e t
1
(il solo intervallo in cui

k > 0) il sistema passa al nuovo stato stazionario; in t


1
laggiustamento `e completo. Durante il
processo di aggiustamento, quindi, un aumento della propensione al risparmio provoca un aumento
del tasso di crescita.
Se invece aumenta il tasso di crescita della forza lavoro I.3 linclinazione della retta (n + )k
aumenta e quindi lo stock di capitale per addetto di stato stazionario si riduce da k

a k

. Come
nel caso precedente, in stato stazionario la crescita `e nulla, ma nella transizione da uno stato
stazionario allaltro il tasso di crescita `e negativo. Lincremento del tasso di crescita della forza
lavoro, non accompagnato da un pari aumento delle risorse investite in nuovo capitale, riduce la
dotazione di capitale per lavoratore per addetto.
Dal punto di vista graco, un aumento del tasso di ammortamento () comporta gli stessi
eetti che nel caso di un aumento del tasso di crescita della forza lavoro. La riduzione dello stock
di capitale in questo caso e dovuta alle maggiori risorse che leconomia deve impiegare per sostenere
lo stock di capitale esistente. In altre parole gli ammortamenti corrispondenti a k

sono insucienti
ad arginare la velocit`a con cui il capitale esistente si deprezza; questa `e la ragione per cui, ceteris
paribus, il capitale per addetto si riduce.
In conclusione, ogni aggiustamento da uno stato stazionario allaltro comporta una variazione
(positiva o negativa) del livello del capitale per addetto. Anche ci`o si realizzi, `e necessario
che le grandezze assolute del modello crescano a tassi dierenziati. Ad esempio in presenza di
un incremento della propensione marginale al risparmio (fermo restando il tasso di crescita della
popolazione ed il tasso di obsolescenza del capitale), il capitale e la produzione aumentano pi` u
rapidamente della forza lavoro. La crescita `e massima immediatamente dopo lo shock e tende
gradualmente a ridursi (no ad annullarsi in corrispondenza del nuovo stato stazionario) a causa
dellandamento decrescente della produttivit`a media del capitale pro-capite. Questo risultato si
ricava immediatamente riscrivendo la (I.32) e ricordando che f

(k) > 0 e f

(k) < 0:

k
k
= s
f(k)
k
(n +) (I.34)
dove

k
k
rappresenta il tasso di crescita delleconomia e
f(k)
k
il prodotto medio del capitale (gura
I.4). In seguito allaumento del risparmio che si verica al tempo t
0
, leconomia raggiunge il nuovo
equilibrio k

.
Supponiamo inne che una guerra o una calamit`a naturale riducano lo stock di capitale da k

a k
0
(gura I.5). Gradualmente leconomia torna a k

. Di nuovo, date le ipotesi sulla funzione di


produzione, il tasso di crescita `e massimo allinizio del processo di aggiustamento, quindi si riduce
gradualmente nel raggiungere k

.
I-10
I.2. Il modello di crescita di Solow
Cosa accade allo stock di capitale di stato stazionario ( k *) in seguito ad una variazione della
propensione al risparmio ( ), del tasso di crescita della forza lavoro ( ) o del tasso di
ammortamento (
s n
)? Nel primo caso (Figura 2.2), un aumento della propensione al risparmio ( )
sposta verso l'alto la curva
s
sf k ( ) e provoca un incremento dello stock di capitale di stato stazionario
dal livello k *al livello k **. Un incremento del risparmio, infatti, provoca inizialmente un
aumento degli investimenti netti e, nel lungo periodo, un aumento del capitale per addetto. Anche se
in stato stazionario la variazione della propensione al risparmio non influenza la crescita del capitale
per addetto (che continua ad essere nulla), nel passaggio da uno stato stazionario all'altro lo stock di
capitale pro-capite aumenta fino a k **
s s t t
. Osservando, infatti, la parte inferiore della Figura 2.2, si
nota che in la propensione al risparmio aumenta da a ; tra e (il solo intervallo in
cui
t
0 0 1 0 1
&
k > 0) il sistema passa al nuovo stato stazionario; in laggiustamento completo. Durante il
processo di aggiustamento, quindi, un aumento della propensione al risparmio provoca un aumento
del tasso di crescita.
t
1
s
0 f(k)
s
1 f(k)
0
k
0
t
0
t
1
( ) s
1
( ) s
0
Figura 2.2. Un aumento del risparmio nel modello di Solow
( )
( )
sf k
n k
,
+
k k **
k *
k *
k **
t


Se invece aumenta il tasso di crescita della forza lavoro (Figura 2.3), linclinazione della retta
( ) n k + aumenta e quindi lo stock di capitale per addetto di stato stazionario si riduce da k * a
k **. Come nel caso precedente, in stato stazionario la crescita nulla, ma nella transizione da uno
stato stazionario all'altro il tasso di crescita negativo. Lincremento del tasso di crescita della forza
lavoro, non accompagnato da un pari aumento delle risorse investite in nuovo capitale, riduce la
dotazione di capitale per lavoratore per addetto.
15
Figura I.2: Un aumento del risparmio
0
Figura 2.3. Un aumento del tasso di crescita della forza lavoro
nel modello di Solow
( )
( )
sf k
n k
,
+
k k * k **
( )
sf k
( ) n k
0
+
( ) n k
1
+


Dal punto di vista grafico, un aumento del tasso di ammortamento ( ) comporta gli stessi effetti
che nel caso di un aumento del tasso di crescita della forza lavoro. La riduzione dello stock di
capitale in questo caso dovuta alle maggiori risorse che leconomia deve impiegare per sostenere
lo stock di capitale esistente. In altre parole gli ammortamenti corrispondenti a k *
0 ) ( >
sono
insufficienti ad arginare la velocit con cui il capitale esistente di deprezza; questa la ragione per
cui, coeteris paribus, il capitale per addetto si riduce.
In conclusione, ogni aggiustamento da uno stato stazionario allaltro comporta una variazione
(positiva o negativa) del livello del capitale per addetto. Affinch ci si realizzi, necessario che le
grandezze assolute del modello crescano a tassi differenziati. Ad esempio in presenza di un
incremento della propensione marginale al risparmio (fermo restando il tasso di crescita della
popolazione ed il tasso di obsolescenza del capitale), il capitale e la produzione aumentano pi
rapidamente della forza lavoro. La crescita massima immediatamente dopo lo shock e tende
gradualmente a ridursi (fino ad annullarsi in corrispondenza del nuovo stato stazionario) a causa
dellandamento decrescente della produttivit media del capitale pro-capite. Questo risultato si
ricava immediatamente riscrivendo la [2.9] e ricordando che k f 0 ) ( ' < e k f

( )
( ) n
k
k f
s
k
k
+ =
&
, [2.11]
dove
k
k

rappresenta il tasso di crescita delleconomia e


( )
f k
k
il prodotto medio del capitale (Figura
2.4). In seguito allaumento del risparmio che si verifica al tempo , leconomia raggiunge il
nuovo equilibrio
t
0
k **.
16
Figura I.3: Un aumento del tasso di crescita della forza lavoro
I-11
I. La crescita economica
0
k
k

Figura 2.4. La dinamica del tasso di crescita in seguito ad un


aumento del risparmio
( )
( )
sf k
k
n
,
+
k k ** k *
( ) sf k
k
( ) n +


Supponiamo infine che una guerra o una calamit naturale riducano lo stock di capitale da k * a
(Figura 2.5). Gradualmente leconomia torna a k
0
k *. Di nuovo, date le ipotesi sulla funzione di
produzione, il tasso di crescita massimo allinizio del processo di aggiustamento, quindi si riduce
gradualmente nel raggiungere k *.
0
s f k k
n
( ) ,
+
& k
k
n+
s
f k
k
( )
k
0
Figura 2.5. Leffetto di una riduzione dello stock di capitale
k *
k


Esempio. Si consideri una funzione Cobb-Douglas gi espressa in termini pro-capite:

( )
y f k k = =

.
In stato stazionario,
( ) ( )
s k n k * *

= + e quindi:
17
Figura I.4: La dinamica del tasso di crescita in seguito ad un aumento del risparmio
0
k
k

Figura 2.4. La dinamica del tasso di crescita in seguito ad un


aumento del risparmio
( )
( )
sf k
k
n
,
+
k k ** k *
( ) sf k
k
( ) n +


Supponiamo infine che una guerra o una calamit naturale riducano lo stock di capitale da k * a
(Figura 2.5). Gradualmente leconomia torna a k
0
k *. Di nuovo, date le ipotesi sulla funzione di
produzione, il tasso di crescita massimo allinizio del processo di aggiustamento, quindi si riduce
gradualmente nel raggiungere k *.
0
s f k k
n
( ) ,
+
& k
k
n+
s
f k
k
( )
k
0
Figura 2.5. Leffetto di una riduzione dello stock di capitale
k *
k


Esempio. Si consideri una funzione Cobb-Douglas gi espressa in termini pro-capite:

( )
y f k k = =

.
In stato stazionario,
( ) ( )
s k n k * *

= + e quindi:
17
Figura I.5: Leetto di una riduzione dello stock di capitale
I-12
I.2. Il modello di crescita di Solow
Esempio. Funzione di produzione Cobb-Douglas
In termini pro-capite y = k

. In stato stazionario s (k

= (n +)k e quindi
k

=
_
s
n +
_ 1
1
(I.35)
Considerando i valori s = 0.1, n = 0.02, 1 = 0.7, = 0.05, si ha che in stato stazionario
k

= 1.64 e y

= (k

= 1.16.
I.2.4 La golden rule e linecienza dinamica
Il problema che si aronta in questo paragrafo `e di tipo normativo. Ci si chiede come scegliere,
tra tutti i possibili equilibri di lungo periodo, lo stock di capitale che garantisce il livello di consumo
pi` u elevato. Il consumo `e dato dalla dierenza tra reddito e risparmio:
c = f(k) sf(k) (I.36)
In stato stazionario

k = 0 e quindi sf(k

) = (n +)k

e quindi:
c

(s) = f(k

(s)) (n +)k

(s) (I.37)
Lespressione ricorda implicitamente che in stato stazionario il valore di k

dipende dalla propensio-


ne al risparmio. Supponiamo ora che un pianicatore desideri massimizzare il consumo pro-capite
in stato stazionario:
max
s
c

(s) (I.38)
che equivale ad individuare un valore di s e, quindi, un certo stock di capitale in modo da
massimizzare lespressione (I.37). La condizione del primo ordine del problema `e:
f

(k

) = n + (I.39)
che `e nota come regola aurea di accumulazione (golden rule). Essa indica che il livello di capitale
di cui deve dotarsi uneconomia anche il consumo pro-capite sia massimo `e quello in corrispon-
denza del quale la produttivit`a marginale f

(k) del capitale `e pari alla somma del tasso di crescita


della popolazione e del tasso di ammortamento.
Rappresentiamo su di un graco gli investimenti di sostituzione (n + )k e la funzione di
produzione f(k); la dierenza tra f(k) e (n + )k `e il consumo in stato stazionario (Figura I.6).
Si ricordi che ad ogni livello di k `e associato un dato tasso di risparmio s, dati n e . Il consumo
`e massimo in corrispondenza di k
GOLD
, e cio`e del punto in cui la distanza tra f(k) e (n + )k `e
massima.
Un aumento di k fa aumentare il consumo di un ammontare pari a f

(k) (n + ). Conviene
quindi aumentare k no a quando lincremento di produzione `e superiore allincremento dellinvesti-
mento necessario a sostenere il pi` u elevato livello di capitale (cio`e no a quando f

(k) > (n+), la


funzione di produzione `e pi` u ripida della funzione degli ammortamenti). Se invece k > k
GOLD
, un
aumento di k comporta un incremento degli investimenti di sostituzione maggiore della produzione
f

(k) < (n +); in questo caso per aumentare il consumo occorre ridurre k.
Dato un certo livello di k
GOLD
, lintervallo [0, k
GOLD
] individua la cosiddetta regione di e-
cienza dinamica. In questa regione per aumentare c

occorre aumentare gli investimenti, e quindi


un aumento del risparmio aumenta gli investimenti, il reddito ed i consumi.
Si supponga che nellistante t
0
il tasso si risparmio s aumenti. La gura I.7 illustra il sentiero
di aggiustamento dellinvestimento (

k), del capitale (k) e del tasso di crescita del reddito pro-
capite (Y/N). La gura I.8 quello del consumo (c). A seguito di un incremento del tasso di
risparmio, il tasso di crescita del capitale e delloutput pro-capite aumentano temporaneamente
(nella transizione tra uno stato stazionario e laltro); lo stock di capitale invece aumenta in maniera
permanente (leconomia converge ad uno stato stazionario associato ad uno stock di capitale pi` u
elevato). Si noti che inizialmente, a seguito di un aumento del risparmio, c si riduce per consentire
una maggiore accumulazione. La riduzione `e temporanea o permanente a seconda se leconomia
si trova nella regione di ecienza o di inecienza dinamica (per questo motivo nella gura I.8 il
I-13
I. La crescita economica
f k s [ ( )]
( ) n +
0
( ) ,
( )
n k
f k
+
c
MAX
c
MAX
k
GOLD 0
Figura 2.6. La golden rule
k
k


Un aumento di k fa aumentare il consumo di un ammontare pari a + f k n ( ) ( ) . Conviene
quindi aumentare fino a quando lincremento di produzione superiore allincremento
dellinvestimento necessario a sostenere il pi elevato livello di capitale (cio fino a quando
k
> + f k n ( ) , la funzione di produzione pi ripida della funzione degli ammortamenti). Se
invece > k k
GOLD

, un aumento di k comporta un incremento degli investimenti di sostituzione


maggiore della produzione ( < + f k n ( ) ); in questo caso per aumentare il consumo occorre
ridurre k .
Dato un certo livello di k
GOLD
, lintervallo 0 < < k k
GOLD
individua la cosiddetta regione di
efficienza dinamica. In questa regione per aumentare occorre aumentare gli investimenti, e
quindi un aumento del risparmio aumenta gli investimenti, il reddito ed i consumi. Si noti che,
inizialmente, a seguito di un aumento del risparmio, si riduce per consentire una maggiore
accumulazione [Figura 2.7 (a)]. Ci significa che esiste un conflitto tra futuro e presente: per
aumentare il consumo presente occorre ridurre quello futuro. Per
c*
c
k k
GOLD
> si ha invece la regione
di inefficienza dinamica, una situazione in cui leconomia ha accumulato troppo capitale. Una
riduzione del risparmio riduce gli investimenti ed il reddito, ma aumenta (nel breve e nel lungo
periodo) i consumi [Figura 2.7 (b)].
Lanalisi riassunta nella Figura 2.8. La regione di efficienza dinamica ottimale secondo il
criterio di Pareto, perch non possibile aumentare il consumo delle generazioni future senza un
aumento della propensione al risparmio e, quindi, senza una riduzione del consumo delle
generazioni correnti. La regione di inefficienza dinamica non invece ottimale secondo il criterio di
Pareto, perch possibile, riducendo il saggio di risparmio, aumentare il consumo delle generazioni
future riducendo linvestimento corrente, e quindi aumentando anche il consumo delle generazioni
correnti.
19
Figura I.6: La golden rule
sentiero del consumo `e solo accennato). Se leconomia si trova nella regione di ecienza dinamica
il consumo, dopo essere diminuito, aumenta e supera il livello iniziale: leconomia converge ad uno
stato stazionario associato ad un livello di consumo pi` u elevato. In questo caso esiste quindi un
conitto tra futuro e presente: per aumentare il consumo futuro occorre ridurre quello presente. In
caso contrario, se k > k
GOLD
, leconomia si trova invece nella regione di inecienza dinamica,
una situazione in cui leconomia ha accumulato troppo capitale e un incremento del risparmio,
nonostante generi un incremento degli investimenti e del reddito, riduce (nel breve e nel lungo
periodo) i consumi.
Lanalisi `e riassunta nella Figura I.9. La regione di ecienza dinamica `e ottimale secondo il
criterio di Pareto, perche non `e possibile aumentare il consumo delle generazioni future senza un
aumento della propensione al risparmio e, quindi, senza una riduzione del consumo delle generazioni
correnti. La regione di inecienza dinamica non `e invece ottimale secondo il criterio di Pareto,
perche `e possibile, riducendo il saggio di risparmio, aumentare il consumo delle generazioni future
riducendo linvestimento corrente, e quindi aumentando anche il consumo delle generazioni correnti.
Nel seguito di questo capitolo ci concentreremo sul progresso tecnico e su alcune propriet`a
implicite nel modello di Solow.
I.2.5 Crescita e progresso tecnico nel modello di Solow
Lanalisi n qui condotta ha evidenziato che nel modello di Solow in stato stazionario la crescita
del reddito per addetto `e nulla. Ma allora, cosa spiega nel lungo periodo la crescita dei sistemi
economici? Per rispondere a questa domanda introduciamo in questo paragrafo il concetto di
progresso tecnico (t) che riette il fatto che il contributo produttivo dello stesso ammontare di
capitale e di lavoro aumenta al passare del tempo. Ovvero:
Y
t
= F(K
t
, N
t
, t)
In quanto segue supponiamo che il progresso tecnico sia incorporato nel fattore lavoro: con il
passare del tempo il fattore lavoro diventa pi` u produttivo. Vericheremo che il progresso tecnico,
anche in assenza di crescita della forza lavoro, permette di spiegare perche uneconomia cresce
anche lungo nel lungo periodo.
I-14
I.2. Il modello di crescita di Solow
Figura I.7: Incremento del tasso di risparmio: il sentiero dellinvestimento e del reddito durante il
processo di aggiustamento
Figura I.8: Incremento del tasso di risparmio: il sentiero del consumo durante il processo di
aggiustamento
I-15
I. La crescita economica
0
0
(a)
k k
Efficienza
dinamica
GOLD
<
(b)
k k
Inefficienza
dinamica
GOLD
>
Figura 2.7. Il sentiero del consumo, dellinvestimento e del reddito durante il
processo di aggiustamento
k
t
0
k t
0
i
i
c
y
y
c



k

+
f k
n
( ),

0
n+

f k ( )
k
GOLD
efficienza
dinamica
inefficienza
dinamica
Figura 2.8. Regioni di efficienza ed inefficienza dinamica


20
Figura I.9: Regioni di ecienza ed inecienza dinamica
Deniamo la forza lavoro eettiva

N
t
come:

N
t
= N
t
e
gt
= N
0
e
(g+n)t
dove abbiamo supposto che la forza lavoro N
t
cresca al tasso n. Supponiamo ora che la produzione
dipenda dalla forza lavoro eettiva
Y
t
= F(K
t
,

N
t
)
Lequazione fondamentale della crescita `e:

K = sF(K
t
,

N
t
) K
t
(I.40)
Se la funzione di produzione `e omogenea di grado 1 (cio`e a rendimenti di scala costanti), `e possibile
esprimere le variabili in termini di unit`a di lavoro eettive. Dividendo la (I.40) per

N
t
, si ottiene:

k = sf(k
t
) ( +n +g)k
t
(I.41)
dove ora k
t
=
K
t
N
t
e
gt
.
Lequazione indica che lo stock di capitale per unit`a di lavoro eettiva cresce se il risparmio
`e maggiore dellinvestimento di sostituzione. Questultimo comprende lammortamento, le risorse
investite per dotare di capitale i nuovi lavoratori e le unit`a di capitale aggiuntive distribuite in
ogni periodo ai lavoratori divenuti pi` u ecienti. Verichiamo ora che lintroduzione del progresso
tecnico assicura una crescita costante del reddito nazionale e del reddito per addetto, anche se il
capitale ed il reddito per unit`a di lavoro eettivo sono costanti in stato stazionario. Infatti, in
equilibrio (

k = 0) si ha:
sf(k

) = ( +n +g)k

(I.42)
che implicitamente denisce un livello costante di k (e quindi di y) in stato stazionario; dal punto
di vista graco, lunica dierenza con il modello senza progresso tecnico `e data dal fatto che la
retta ( + n + g)k `e pi` u inclinata. Si noti ora che anche se y `e costante, il reddito nazionale Y
cresce al tasso (n +g):
Y

= y

N
0
e
(n+g)t
(I.43)
I-16
I.2. Il modello di crescita di Solow
Inoltre il reddito pro-capite:
Y

N
= y

e
gt
(I.44)
cresce al tasso g.
`
E facile vericare che anche il salario cresce al tasso g. Infatti:
Y
N
=

_
Ne
gt
f
_
K
Ne
gt
_
N
= e
gt
[f(k) kf

(k)] (I.45)
Come in precedenza, in stato stazionario, la crescita n + g `e indipendente dalla tecnologia e dal
risparmio. Tuttavia, variazioni nei parametri n, g, e s inuenzano il livello del capitale per
unit`a di lavoro eettiva (generando crescita positiva o negativa di k nel passaggio da uno stato
stazionario allaltro), in modo analogo a quanto visto nelle Figure I.2 e I.3; naturalmente la retta
degli investimenti di sostituzione e pi` u inclinata a causa della presenza del parametro g.
Dividendo la (I.41) per k, si ottiene unespressione del tasso di crescita del capitale per unit`a
di lavoro eettivo:

k
k
= s
f(k
t
)
k
( +n +g) = s(APk) ( +n +g) (I.46)
dove APk, decrescente per le ipotesi fatte sulla funzione di produzione, rappresenta il prodotto
medio di k, il cui andamento dipende dalla produttivit`a marginale di k. Anche si abbia crescita
`e necessario, quindi, che la produttivit`a media del capitale sia sucientemente elevata.
I.2.6 La convergenza del reddito
Consideriamo due economie A e B con la stessa propensione al risparmio s, lo stesso tasso di
ammortamento lo stesso tasso di crescita della forza lavoro n e del progresso tecnico g. Le due
economie sono quindi caratterizzate dallo stesso stato stazionario k

. Le due economie, tuttavia,


hanno inizialmente uno stock di capitale diverso, con k
A
< k
B
. Ne segue che APk
A
> APk
B
.
Lequazione (I.46) indica che leconomia A cresce ad un tasso maggiore delleconomia B. Quindi
le due economie, nel lungo periodo, convergeranno allo stesso stato stazionario; questa propriet`a
del modello `e indicata con il termine di convergenza assoluta. Poiche la crescita del reddito `e
proporzionale alla crescita dello stock di capitale, nel lungo periodo anche il reddito per addetto
dei due paesi converge.
Se le due economie, invece, sono caratterizzate da valori di (n, s, g, ) diversi tra loro, ciascuna
converge ad uno stato stazionario diverso. Tuttavia, la propriet`a della convergenza condizionata
stabilisce che il tasso di crescita di ciascuna economia sar`a tanto maggiore, quanto pi` u essa `e
lontana dal proprio stato stazionario. Infatti dalla (I.46) e ricordando che sf(k

) = ( +n +g)k

si ha che:
= ( +n +g)
_
APk
APk

1
_
(I.47)
e quindi che il tasso di crescita di uneconomia `e tanto maggiore quanto maggiore `e il rapporto tra
la produttivit`a media del capitale APk e la produttivit`a media del capitale di stato stazionario
APk

.
I.2.7 Il modello di Solow e le questioni poste dalla teoria della crescita
Eetti dellaccumulazione di capitale sico sul livello del reddito di lungo periodo
Secondo il modello di Solow, le dierenze nelloutput per lavoratore (nel tempo o tra paesi) sono
dovute o a dierenze nello stock di capitale per lavoratore K/N o a dierenze nella produttivit`a
del lavoro A. Tuttavia empiricamente le dierenze in K/N non possono spiegare ne levoluzione
delloutput pro-capite nel tempo ne le dierenze attuali tra paesi nel livello di output pro-capite.
Supponiamo che si voglia spiegare la dierenza nel reddito tra 2 paesi per un fattore pari a X.
Questo implica che ln y
A
ln y
B
= ln X e quindi ln k
A
ln k
B
= ln X e ln k
A
ln k
B
= ln X/.
Per cui k
A
/k
B
= X
1/
.
Loutput pro-capite `e aumentato negli ultimi 100 anni di un fattore pari a 10 (X = 10).
Analogamente, loutput pro-capite nei paesi ricchi `e circa 10 volte maggiore rispetto ai paesi poveri.
Se = 1/3, il modello di Solow predice una dierenza nel capitale pro-capite per un fattore pari
I-17
I. La crescita economica
VOL. 78 NO. 5 DE LONG: PRODUCTIVITY GROWTH 1141
2.6.
'S
+
? 2.4 +
+
0) 2.2+ +
+
2a Y+
+
E a 24 East Germany
++
1.8.
Spain++
+
++
*; > 1 ~~~~~Ireland+ ++
+New Zealand
14 Chile Portugal + +
Argentina
E) 1.
6 6.2 6.4 6.6 6.8 7 7.2 74 7.6
Log Per Capita Income in 1870
FIGURE 2. 1870 PER CAPITA INCOME AND SUBSEQUENT GROWTH FOR THE
ONCE-RICH TWENTY-TWO
1870 possess the social capability for rapid
industrialization; including as many nations
in Baumol's sample as possible; and building
as large a sample as possible.
One cannot proceed by pursuing this last
goal at the expense of the others: one should
not form a regression sample by including
all nations for which 1870 income estimates
can be generated. Few would argue that the
failure of, say, India to converge is evidence
against the convergence hypothesis. Even if
nations that were not seen as having high
growth potential are removed, an all-inclu-
sive sample suffers from selection bias.
Long-run national accounts are luxuries. Na-
tions likely to have the historians and archi-
ves necessary to construct such accounts are
nations that have converged.
If the convergence club membership cutoff
is set low enough to include all Maddison's
sixteen, then nations with 1870 incomes
above 300 1975 dollars are included. This
sample covers half the world. All Europe
including Russia, all of South America, and
perhaps others (Mexico and Cuba?) were
richer than Japan in 1870. This sample does
not provide a fair test of convergence. The
Japanese miracle is a miracle largely because
there was little sign in 1870 that Japan-or
any nation as poor as Japan-was a candi-
date for rapid industrialization.
The second poorest of Maddison's sixteen
in 1870 was Finland. Taking Finland's 1870
income as a cutoff leads to a sample in
which Japan is removed, while Argentina,
Chile, East Germany,9 Ireland, New Zea-
land, Portugal, and Spain are added. Growth
and initial per capita income levels for this
resulting "once-rich twenty-two" sample are
plotted in Figure 2.10
9Perhaps only nations that have remained capitalist
should be included in the sample, for occupation by the
Red Army and subsequent relative economic stagnation
has no bearing on whether the forces making for con-
vergence among industrial capitalist economies are
strong. There is only one centrally planned economy in
the unbiased sample, and its removal has negligible
quantitative effects on the estimated degree of conver-
gence.
1
A strong case can be made for including Czech-
oslovakia and Hungary in this extended sample even
though estimates of their 1870 per capita GNP fall just
below that of Finland. Bohemia was industrializing at a
pace equal to that of Austria (see Ivan Berend and
Gyorgy Ranki, 1974, David Good, 1984, 1986, and
Nachum Gross, 1973). William Ashworth (1977) and
John Komlos (1983) believe respectively that the areas
that were to become Czechoslovakia and Hungary grew
faster than the area around Vienna over 1870 and 1914.
It is this rapid growth that, combined with Bairoch's
(1981) estimate of the relative income gap between
Austria on the one hand and Czechoslovakia and
Hungary on the other, places their estimated 1870 per
capita income below Finland's and so leads to their
exclusion from the sample.
Figura I.10: Fonte: De Long (1988)
a 10
3
= 1000. Il rapporto tra capitale e output `e invece grosso modo costante nel tempo, il che
implica che lo stock di capitale per lavoratore `e aumentato solo di circa 10 volte. Analogamente,
la dierenza tra paesi nel rapporto tra capitale e lavoro `e invece solo di 20-30 volte.
Di conseguenza, le dierenze nelloutput per lavoratore devono essere dovute a dierenze nel
parametro A che viene spesso indicato con il termine di produttivit`a totale dei fattori (Total
Factor Productivity: TFP), ma in questo contesto pu`o anche riettere altri fattori, quali il livello
di istruzione della forza lavoro, la qualit`a delle infrastrutture, la capacit`a di assicurare i diritti
di propriet`a o una combinazione di questi elementi. Da cosa sono date tali dierenze? Perche
in alcuni paesi i lavoratori sono pi` u produttivi che in altri? Cosa determina laccumulazione di
conoscenze?
Alternativamente, si pu`o immaginare che limportanza del capitale nel modello di Solow sia in
realt`a maggiore se per capitale si intende un concetto pi` u ampio che comprende non solo il capitale
sico ma anche, per esempio, il capitale umano o se il capitale sico genera esternalit`a positive.
Su questi temi torneremo nella sezioni I.3 e I.4.
Esercizio I.2.2 Utilizzando una funzione di produzione Cobb-Douglas y = k

con = 1/3, si
individui il reddito di stato stazionario e si calcoli lelasticit`a del reddito di stato stazionario rispetto
al tasso di risparmio. Quanta parte della dierenza nel reddito di stato stazionario pu`o essere
spiegata da dierenze nel tasso di risparmio?
Evidenza empirica sulle ipotesi di convergenza condizionata e assoluta
Viste in una prospettiva di lungo periodo, le dierenze tra paesi sembrano aumentare, cio`e i
paesi sembrano divergere: prima della rivoluzione industriale il reddito era intorno al livello di
sussistenza. Oggi una parte della popolazione mondiale `e ricca e unaltra parte (maggiore) ancora
a livelli di sussistenza. In eetti, non vi `e evidenza di convergenza assoluta: cio`e non `e vero che i
paesi poveri tendano a crescere pi` u rapidamente dei paesi ricchi (De Long, 1988) come mostra la
gura I.10.
Tuttavia, bisogna considerare che i vari paesi dieriscono sotto diversi aspetti quali il tasso di
risparmio, la produttivit`a totale dei fattori o il tasso di crescita della popolazione. In questo caso
il modello di Solow non predice semplicemente che il paese con uno stock di capitale minore cresca
pi` u velocemente. Predice invece che il tasso di crescita di uneconomia sar`a tanto maggiore quanto
pi` u `e distante dal proprio stato stazionario (convergenza condizionata) come discusso nella sezione
I.2.6. In eetti lipotesi di convergenza trova conferma se si guarda a gruppi di paesi omogenei (per
esempio gli stati degli USA, i paesi membri dellUnione europea o i paesi OCSE), come mostra
I-18
I.2. Il modello di crescita di Solow
1140 THE AMERICAN ECONOMIC REVIEW DECEMBER 1988
S3 2.8
o J~apan
c3J2.6 pSweden
?C
2.4
Finland
+
Germany
S
+~Nr
Canada
2 Austria + + United States
enmark
*Q
1.
8
Italy
+
Switzerland
-
etherlands
egm
()
1.4
%
12 France
United
Kingdo
0 Australia
5.6 5.8 6 6.2 6.4 6.6 6.8 7 7.2 7.4 7.6
Log Per Capita Income in 1870
FIGURE 1. PER CAPITA GNP REGRESSION FOR MADDISON'S SIXTEEN
opposite errors in 1870-1979 growth and
bias the regression slope toward -1. As
Baumol notes, such errors can produce the
illusion of an inverse relationship between
income in 1870 and growth since.
The unbiased sample used here meets three
criteria. First, it is made up of nations that
had high potential for economic growth as of
1870, in which modern economic growth had
begun to take hold by the middle of the
nineteenth century. Second, inclusion in the
sample is not conditional on subsequent
rapid growth. Third, the sample matches
Baumol's as closely as possible, both because
the best data exist for Maddison's sixteen
and because analyzing an unbiased sample
close to Baumol's shows that different con-
clusions arise not from different estimates
but from removing sample selection and er-
rors in variables' biases.
Per capita income in 1870 is an obvious
measure of whether a nation was sufficiently
technologically literate and integrated into
world trade in 1870 to be counted among the
potential convergers. Nations with high in-
comes in 1870 were nations with the material
and human resources to industrialize. Mod-
ern economic growth had already pushed
real incomes far above the levels of the pre-
industrial world. And such a sample does
not exclude nations which had good in-
dustrialization prospects in 1870 that have
not since fulfilled their potential.7
The construction of this sample requires
judgment. Per capita income in 1870 must be
estimated for nations in the extended sample
but not in Maddison's sixteen. The estima-
tion of 1870 income is discussed in the Ap-
pendix.8 Changes in national boundaries
must be dealt with; this paper uses modern
boundaries throughout. The level of 1870
income to serve as a cutoff for inclusion in
the sample must be set. The choice of cutoff
level itself requires balancing three goals:
including only nations which really did in
Alternative measures of prospects for development
in 1870, such as per capita industrial production or the
proportion of the labor force in agriculture, would serve
as well but would make little quantitative difference.
The correlations for the sample of Maddison's sixteen
between 1870 per capita GNP and 1870 labor produc-
tivity and share of the labor force in agriculture are .98
and .84, respectively.
8The estimates of 1870 per capita income arrived at
in the Appendix are not precise enough to be used for
assessing the history and development of any individual
country. They do, however, serve adequately as the raw
material for a comparative exercise like that carried out
here in which explicit econometric correction is made
for errors in variables and in which errors in measuring
nineteenth century per capita income for any one nation
can have only a limited effect.
Figura I.11: Fonte: De Long (1988)
la gura I.11, oppure se nellanalisi empirica si tiene conto delle determinanti del reddito di stato
stazionario (Mankiw et al., 1992).
I.2.8 Contabilit`a della crescita: contributo dei fattori produttivi alla
crescita
Questa sezione cerca di individuare le determinanti della crescita di lungo periodo.
Se una funzione di produzione `e omogenea di grado 1 (rendimenti di scala costanti), il tasso
di crescita del reddito nazionale `e pari alla somma del tasso di crescita della forza lavoro e del
tasso di crescita dello stock di capitale, con pesi dati dalle rispettive quote sul reddito nazionale.
Consideriamo anche che la produzione aumenta, oltre che per eetto di un aumento dello stock
di capitale e della quantit`a di lavoro, anche per eetto del progresso tecnico. La funzione di
produzione `e quindi:
Y (t) = F (K(t), N(t), t) = F (K(t), A(t)N(t)) (I.48)
dove abbiamo supposto che il progresso tecnico A(t) `e incorporato nel fattore lavoro. Derivando
la funzione di produzione rispetto al tempo si ottiene:

Y =
Y
K

K +
Y
N

N +
Y
A

A (I.49)
dividendo per Y :

Y
Y
=
Y
K

K
K
K
Y
+
Y
N

N
N
N
Y
+
Y
A

A
A
A
Y
(I.50)
Se i mercati sono concorrenziali, le produttivit`a marginali sono uguali ai prezzi dei fattori produt-
tivi:

Y
Y
=
rK
Y

K
K
+
wN
Y

N
N
+ =

K
K
+ (1 )

N
N
+ (I.51)
dove
rK
Y
= e
wN
Y
= 1 rappresentano le quote dei redditi dei fattori produttivi sul reddito
nazionale, e il simbolo indica il residuo di Solow, cio`e la parte della crescita che non pu`o essere
attribuita ne al fattore capitale ne al fattore lavoro. Si noti che lequazione (I.50) `e sempre valida;
lequazione (I.51) vale invece solo se i mercati sono concorrenziali.
Lequazione (I.51) pu`o essere riscritta come:

Y
Y

N
N
=
_

K
K

N
N
_
+ (I.52)
I-19
I. La crescita economica
che esprime il tasso di crescita del reddito per addetto in funzione del tasso di crescita del capitale
per addetto. I tassi di crescita di Y , K e L sono facilmente osservabili. Inoltre, se capitale
e lavoro sono remunerati al prodotto marginale rappresenta la quota del reddito attribuibile
al capitale. Pertanto, pu`o essere misurato in maniera residuale usando lequazione (I.52) che
denisce implicitamente il progresso tecnico come la dierenza tra il tasso di crescita del reddito
per addetto e il tasso di crescita del capitale per addetto.
=
y
y

k
k
(I.53)
Lequazione (I.53) ore uno strumento per individuare il contributo del capitale, del lavoro e del
termine residuo, il residuo di Solow, alla crescita delloutput. Spesso il residuo di Solow viene inter-
pretato come una misura del progresso tecnologico. In realt`a, come mostra la derivazione, riette il
contributo di tutti i fattori che contribuiscono alla crescita diversi dal contributo dellaccumulazione
del capitale attraverso il suo rendimento privato.
3
Si noti inoltre che la contabilit`a della crescita esamina solo le determinanti immediate della
crescita. Considera, per esempio, limpatto dellaccumulazione di capitale ignorando le cause che
inducono un paese ad accumulare capitale.
Nonostante questi limiti questo esercizio `e stato utile per interpretare numerosi fenomeni. Solow
(1957), per esempio, verica che nel periodo 1910-1950 negli Stati Uniti il residuo rappresenta la
componente principale della crescita del reddito per addetto. Young (1995) mostra invece che
la crescita dei paesi dellAsia dellest `e dovuta quasi interamente alla crescita degli investimenti,
allincremento della forza lavoro e alla migliore istruzione.
Esempio. Funzione di produzione Cobb-Douglas
Nel caso di una funzione di produzione Cobb-Douglas con progresso tecnico incorporato nel
fattore lavoro:
Y
t
= AK

t
_
N
t
e
gt
_
1
(I.54)
il tasso di crescita della produzione pu`o essere agevolmente calcolato prendendo i logaritmi della
(I.54):
ln Y
t
= ln A+ln K
t
+ (1 ) ln N
t
+ (1 )gt (I.55)
e derivando rispetto al tempo:

Y
t
Y
t
=

K
t
K
t
+ (1 )n + (1 )g
. .

(I.56)
per ottenere la (I.56) abbiamo supposto che il tasso di crescita della forza lavoro sia costante e pari
a n. Lequazione (I.56) pu`o essere riscritta come segue:
=

Y
t
Y
t

K
t
K
t
(1 )n (I.57)
Lequazione (I.57) `e del tutto equivalente allequazione (I.53) e mostra come il parametro possa
essere stimato utilizzando dati macroeconomici sulla crescita del PIL, del capitale, delloccupazione,
nonche dati sulle quote di reddito del capitale e del lavoro.
Per comprendere come utilizzare lequazione (I.57) si considerino, a scopo esemplicativo, i dati
macroeconomici di due paesi immaginari, Tecnolandia e Risparmiolandia, illustrati nella tabella
I.3. Si noti che in entrambi i paesi loutput pro-capite cresce ad un tasso pari al 8%4% = 4%.
La tabella I.4 illustra il contributo alla crescita del capitale, del lavoro e del progresso tecnologico
in ciascuno dei due paesi. Il valore di , utilizzando lequazione (I.57), si ottiene sottraendo dalla
colonna 1 i valori delle colonne 2 e 3 moltiplicati per e 1 entrambi pari a 0.5 in questo
esempio.
3
Questo esercizio di contabilit`a della crescita pu` o essere modicato in modo da tenere conto non solo della
presenza di dierenti tipi di capitale o di variazioni nella qualit`a dellinput lavoro ma anche del fatto che i mercati
possano non essere perfettamente concorrenziali.
I-20
I.3. Il modello di Solow con capitale umano
Tabella I.3: Tassi di crescita annuali medi
PIL Stock di capitale Occupazione 1
Tecnolandia 8% 10% 4% 0.5
Risparmiolandia 8% 12% 4% 0.5
Ottenuta una stima di , utilizzando il modello di Solow possiamo predire leetto dei dierenti
tassi di crescita della produttivit`a totale dei fattori () sulla crescita di lungo periodo del PIL pro-
capite nei due paesi. Infatti, dal modello di Solow sappiamo che y/y = g e poiche g = /(1 )
si ottiene y/y = /(1 ). Sfruttando questultima relazione, la tabella I.5 illustra le previsioni
di crescita di lungo periodo del PIL nei due paesi.
Tabella I.4: Contributo alla crescita dei fattori produttivi
Crescita del PIL Stock di capitale Occupazione
Tecnolandia 8% 5% 2% 1%
Risparmiolandia 8% 6% 2% 0%
Sulla base della tabella I.5 ci si pu`o aspettare che il PIL di lungo periodo di Tecnolandia cresca
a tassi pi` u elevati perche, nel passato, tale paese si `e rivelato capace di introdurre innovazioni che
hanno migliorato la produttivit`a dei fattori. Risparmiolandia, invece, `e cresciuta nel passato prin-
cipalmente grazie allaccumulazione di capitale. Secondo il modello di Solow, per`o, laccumulazione
di capitale non pu`o generare crescita di lungo periodo a causa della presenza di rendimenti di scala
decrescenti.
Tabella I.5: Previsione della crescita di lungo periodo del PIL
1 Previsione Crescita PIL
Tecnolandia 1% 0.5 2%
Risparmiolandia 0% 0.5 0%
I.3 Il modello di Solow con capitale umano
Come visto nella sezione I.2.7, le dierenze nella dotazione di capitale per addetto non possono
spiegare le dierenze nel reddito pro capite. In questa sezione consideriamo quindi la possibilit`a
che il concetto di capitale (cio`e di input accumulabile) vada esteso no a considerare la dotazione di
capitale umano (formazione lavoro, istruzione) per valutare il ruolo che pu`o avere sulla crescita
economica.
Mankiw et al. (1992) hanno proposto un modello in cui la funzione di produzione comprende
tra i suoi argomenti anche il capitale umano (H); cio`e:
Y = K

(AN)
1
Dividendo per AN si ottiene:
y = k

Lo stock di capitale sico e lo stock di capitale umano crescono se il risparmio `e superiore


allinvestimento di sostituzione:

k = s
k
y (n +g +)k

h = s
h
y (n +g +)h
In stato stazionario

k =

h = 0, e quindi:
s
k
k

= (n +g +)k (I.58)
s
h
k

= (n +g +)h (I.59)
I-21
I. La crescita economica
da cui:
h =
s
h
s
k
k
Dividendo la (I.58) per k, raggruppando i termini e risolvendo si ottengono i valori di steady-state
dei due stock di capitale:
k

=
_
s

h
s
1
k
n +g +
_ 1
1
(I.60)
h

=
_
s
1
h
s

k
n +g +
_
1
1
(I.61)
Sostituendo nella funzione di produzione y = k

e prendendo i logaritmi si ottiene:


ln y =

1
ln s
k
+

1
ln s
h

+
1
ln(n +g +)
=
1
ln s
k
+
2
ln s
h
+
3
ln(n +g +) (I.62)
Mankiw et al. (1992) stimano lequazione (I.62) e sottopongono a test il vincolo
1
+
2
+
3
= 0.
Si noti che nel caso in cui il capitale umano non inuenza la funzione di produzione (y = k

),
lequazione (I.62) si riduce a
ln y =

1
ln s
k


1
ln(n +g +)
=
1
ln s
k
+
2
ln(n +g +)
In questo caso il vincolo tra i coecienti da sottoporre a test `e
1
+
2
= 0. Inoltre, se = 0.3
i coecienti stimati dovrebbero essere
1
= 0.43,
2
= 0.43. Lanalisi empirica condotta da
Mankiw et al. (1992) conferma linuenza del tasso di crescita della popolazione e del tasso di
risparmio per la determinazione del livello del reddito pro-capite nella direzione indicata da Solow.
Inoltre, il capitale umano, misurato dai tassi di scolarit`a, migliora la qualit`a delle stime. In questo
caso il vincolo
1
+
2
+
3
= 0 non `e riutato dai dati, e suggerisce valori di e realistici.
Anche la propriet`a di convergenza condizionata del modello di Solow trova conferma empirica:
controllando per i tassi di risparmio e di crescita della popolazione, i paesi con livello di reddito
iniziale inferiore crescono pi` u velocemente, in particolare quando si considera leetto del capitale
umano (in questo caso il tasso di convergenza `e del 2% circa).
Pi` u recentemente, Klenow & Rodriguez-Clare (1997) e Hall & Jones (1999) hanno cercato
analizzare le determinanti delle dierenze di reddito tra paesi decomponendole in dierenze nel
capitale sico, capitale umano e restanti fattori. Essenzialmente, ripropongono un esercizio di
contabilit`a della crescita, confrontando per`o diversi paesi in un dato istante di tempo invece di
seguire levoluzione di un determinato paese nel tempo. Hall & Jones (1999) trovano che loutput
medio per lavoratore nei cinque paesi pi` u ricchi del loro campione `e maggiore delloutput medio
per lavoratore nei cinque paesi pi` u poveri di circa 31.7 volte. Circa un sesto di questo gap `e dovuto
a dierenze nel rapporto capitale lavoro e meno di un quarto a dierenze nel capitale umano.
Il resto (pi` u della met`a) `e dovuto a dierenze nella produttivit`a totale dei fattori. Klenow &
Rodriguez-Clare (1997) raggiungono conclusioni analoghe.
In conclusione, considerando anche quanto visto nella sezione I.2.7, laccumulazione di capitale
sia sico che umano non `e in grado di spiegare (se non in parte) ne levoluzione delloutput pro-
capite nel tempo ne le dierenze attuali tra paesi. Poiche in entrambi i casi un ruolo determinante
sembra essere assunto dalla produttivit`a totale dei fattori (il termine A), analizziamo di seguito
un modello nel quale questa `e endogena.
I.4 Il modello di Solow con ricerca e sviluppo
Nella versione appena discussa del modello di Solow i rendimenti associati allinsieme dei fattori
produttivi accumulabili sono decrescenti. Pertanto, la crescita di lungo periodo `e possibile solo in
presenza di progresso tecnologico, assunto esogenamente. Tuttavia, il progresso tecnologico dipende
I-22
I.4. Il modello di Solow con ricerca e sviluppo
dalle decisioni degli agenti economici. Per questo motivo, questa sezione analizza un modello nel
quale il progresso tecnico `e endogeno e dipende dallevoluzione nel tempo (anchessa endogena)
dellaccumulazione di conoscenze.
Ovviamente, si possono fare dierenti ipotesi sul modo nel quale le conoscenze vengono prodotte
e su cosa determini lallocazione delle risorse nella produzione di conoscenza. Ad esempio, si pu`o
considerare lattivit`a di ricerca e sviluppo condotta dalle imprese allo scopo di innovare i processi
produttivi o creare nuovi prodotti. In alternativa, si pu`o immaginare una situazione nella quale il
processo di apprendimento dei lavoratori (learning by doing) accresce la capacit`a produttiva del
sistema economico. Ancora, come visto sopra, si pu`o considerare la presenza tra i fattori produttivi
del capitale umano, anchesso accumulabile come il capitale sico attraverso le scelte di istruzione
degli individui.
Per una trattazione completa si rimanda al capitolo 3 di Romer (2006). In questa sezione
consideriamo una semplice estensione del modello di Solow con due settori. Si tratta di una
versione semplicata di Romer (1990), Grossman & Helpman (1991) e Aghion & Howitt (1992)
nella quale un settore produce beni e laltro produce conoscenza (idee, brevetti,. . . ) attraverso
lattivit`a di ricerca e sviluppo (R&S).
I.4.1 Ipotesi
Si assume che una frazione a
L
della forza lavoro viene utilizzata nel settore R&S e una frazione
1 a
L
nel settore che produce beni. Analogamente, una frazione a
K
del capitale viene utilizzato
nel settore R&S e una frazione 1 a
K
nel settore che produce beni. Sia a
L
che a
K
sono esogeni
e costanti. Poiche lutilizzo di unidea in un settore non impedisce che la stessa venga utilizzata
altrove, entrambi i settori utilizzano lintero stock di conoscenza A.
Loutput prodotto al tempo t `e:
Y (t) = [(1 a
K
)K(t)]

[A(t)(1 a
L
)L(t)]
1
(I.63)
con 0 < < 1. Si noti che la funzione di produzione `e a rendimenti di scala costanti negli input
capitale e lavoro, data la tecnologia A(t).
La produzione di conoscenza dipende anchessa dalla quantit`a di capitale e lavoro utilizzati e
dalla tecnologia:

A(t) = B[a
K
K(t)]

[a
L
L(t)]

A(t)

(I.64)
con B > 0, 0 e 0.
Si noti che la funzione di produzione di conoscenza non ha necessariamente rendimenti di scala
costanti negli input capitale e lavoro. Pu`o avere sia rendimenti crescenti che decrescenti: dipende
da +. Il parametro misura invece leetto dello stock di conoscenza esistente sulla produzione
di nuove idee. Si assume che possa essere sia positivo che negativo.
Inne si assume, come nel modello standard,

K(t) = sY (t) e

L(t) = nL(t). Il tasso di
deprezzamento del capitale `e nullo per semplicit`a.
Questa versione del modello di Solow `e pi` u complicata della versione standard perche vi sono
due variabili di stato, K e A.
I.4.2 Dinamica della conoscenza e del capitale
La dinamica di K si ottiene sostituendo lequazione (I.63) nellespressione dellaccumulazione di
capitale

K(t) = sY (t):

K(t) = s [(1 a
K
)K(t)]

[A(t)(1 a
L
)L(t)]
1
(I.65)
Dividendo per K(t) e denendo c
K
= s(1 a
K
)

(1 a
L
)
1
si ottiene:
g
K
(t)

K(t)
K(t)
= c
K
_
A(t)L(t)
K(t)
_
1
(I.66)
Prendendo i logaritmi e dierenziando rispetto al tempo si ottiene:
g
K
(t)
g
K
(t)
= (1 )[g
A
(t) +n g
K
(t)] (I.67)
I-23
I. La crescita economica
Figura I.12: Dinamica del tasso di crescita del capitale
Lequazione (I.65) implica che g
K
(t) `e positivo. Lequazione (I.67) implica che g
K
(t) cresce se
g
A
(t)+ng
K
(t) `e positivo, decresce se g
A
(t)+ng
K
(t) `e negativo ed `e costante se g
A
(t)+ng
K
(t)
`e nullo, come sintetizzato nel graco I.12 nello spazio (g
A
, g
K
), nel quale il luogo dei punti tali che
g
K
`e costante ha intercetta n e pendenza pari a 1. Al di sopra della semiretta g
K
decresce, al di
sotto cresce.
Analogamente, dividendo lequazione (I.64) per A(t) e denendo c
A
= Ba

K
a

L
si ottiene:
g
A

A(t)
A(t)
= c
A
K(t)

L(t)

A(t)
1
(I.68)
Prendendo i logaritmi e dierenziando rispetto al tempo si ottiene:
g
A
(t)
g
A
(t)
= g
K
(t) +n + ( 1)g
A
(t) (I.69)
Lequazione (I.64) implica che g
A
(t) `e positivo. Lequazione (I.69) invece implica che g
A
(t) cresce
se g
K
(t) > n/ +((1)/)g
A
(t), decresce se `e minore ed `e costante se g
K
(t) = n/ +((1
)/)g
A
(t). Il graco I.13 ragura il caso < 1 nello spazio (g
A
, g
K
), nel quale il luogo dei punti
tali che g
A
`e costante ha intercetta n/ e pendenza positiva pari a (1 )/. Al di sopra della
semiretta g
A
cresce, al di sotto decresce.
Si noti, dallequazione(I.64), che i rendimenti di scala nei fattori accumulabili K e A dipendono
dalla somma di e . Se + < 1 vi sono rendimenti di scala decrescenti, se + = 1 rendimenti
di scala sono costanti e se + > 1 rendimenti di scala sono crescenti. Per discutere la dinamica
del sistema `e necessario distinguere dierenti casi. Di seguito consideriamo il caso + < 1 e il
caso + = 1 con n = 0. Per i restanti casi ( + > 1 e + = 1 con n > 0) si vedano gli esercizi
I.4.2 e I.4.3.
Caso 1: + < 1
Se + < 1 segue che (1 )/ > 1. Quindi il luogo dei punti tali che g
A
`e costante ha una
pendenza maggiore del luogo dei punti tali che g
K
= 0. Questo `e il caso rappresentato nella gura
I.14. I valori iniziali di g
A
e g
K
sono determinati dai valori dei parametri del modello e dai valori
iniziali di A, K e L. La dinamica `e determinata dalla direzione delle frecce rappresentate nella
gura. Il sistema, per qualsiasi valore iniziale di g
A
e g
K
, converge al punto E nel quale sia g
A
che
g
K
sono pari a zero.
I-24
I.4. Il modello di Solow con ricerca e sviluppo
Figura I.13: Dinamica del tasso di crescita dello stock di conoscenza
Figura I.14: Dinamica dei tasso di crescita del capitale e dello stock di conoscenza nel caso + < 1
I-25
I. La crescita economica
Quindi nel punto E leconomia si trova su un sentiero di crescita bilanciato nel quale lo stock
di capitale cresce al tasso g

K
e lo stock di conoscenze al tasso g

A
. Tali tassi devono soddisfare le
equazioni:
g

K
+n + ( 1)g

A
= 0
g

A
+n g

K
= 0
da cui
g

A
=
+
1 ( +)
n (I.70)
g

K
= g

A
+n (I.71)
Lequazione (I.63) implica che loutput cresce al tasso g

K
e quindi loutput per lavoratore cresce
al tasso g

A
.
In questo modello la crescita `e endogena. Il tasso di crescita di lungo periodo delloutput per
lavoratore viene determinato allinterno del modello invece che da un tasso del progresso tecnico
assunto esogenamente.
Il modello implica che il tasso di g

A
`e una funzione crescente del tasso di crescita della po-
polazione ed `e nullo se n `e nullo. La ragione `e la presenza di rendimenti decrescenti negli input
accumulabili A e K (si ricordi che stiamo analizzando il caso + < 1). Di conseguenza, in
assenza di crescita della popolazione, laccumulazione di capitale e conoscenza andrebbe prima o
poi incontro a rendimenti marginali decrescenti che annullerebbero il processo di crescita (come
accade per lo stock di capitale sico nella versione base del modello di Solow). La crescita della
popolazione fa invece s` che vi sia un numero crescente di individui che contribuisce ad accumulare
conoscenze e a sostenere la crescita economica.
Il fatto che il tasso di crescita delloutput per lavoratore sia crescente nel tasso di crescita
della popolazione pu`o risultare a prima vista problematico. Infatti, il tasso di crescita delloutput
per lavoratore non `e in media pi` u elevato nei paesi con maggiore crescita della popolazione. Le
conclusioni del modello sono per`o ragionevoli se il modello viene interpretato come un modello di
crescita mondiale. Se A rappresenta la conoscenza che pu`o essere utilizzata ovunque nel mondo, il
modello implica che una maggiore crescita della popolazione mondiale genera una maggiore crescita
del reddito mondiale.
Il modello implica anche che la frazione di individui a
L
che si dedica allattivit`a di R&S non
inuisce sulla crescita di lungo periodo. Anche in questo caso, la ragione risiede nella presenza di
rendimenti decrescenti negli input accumulabili A e K. Un incremento di a
L
ha un eetto di livello
ma non ha alcun eetto sul tasso di crescita di stato stazionario (esattamente come accade per il
tasso di risparmio nel modello di Solow). Se a
L
aumenta, il tasso di crescita delloutput aumenta
temporaneamente grazie alla maggiore accumulazione di capitale e di conoscenza. Leetto tuttavia
non `e duraturo a causa della presenza di rendimenti decrescenti.
Caso 2: + = 1 e n = 0
Abbiamo visto che il luogo dei punti tali che g
K
(t) = 0 `e dato da g
K
(t) = g
A
(t) + n mentre
lequazione (I.69) implica che g
A
(t) `e costante se g
K
(t) = n/ + ((1 )/)g
A
(t). Quando
+ = 1 e n = 0 entrambe le condizioni si semplicano e diventano
g
K
(t) = g
A
(t)
Ci`o vuol dire che i luoghi dei punti tali che g
K
(t) = g
A
(t) = 0 giacciono luno sullaltro come
mostra la gura I.15. La gura mostra anche che, indipendentemente dalle condizioni iniziali, la
dinamica del sistema conduce g
A
e g
K
sulla retta a 45 gradi. Quando questo accade g
A
e g
K
sono
costanti e leconomia si trova su un sentiero bilanciato di crescita. Il particolare sentiero bilanciato
di crescita verso il quale leconomia converge dipende dalle condizioni iniziali.
`
E per`o possibile
mostrare che, dati i parametri del modello, il sentiero bilanciato di crescita `e unico.
Esercizio I.4.1 Caso + = 1 e n = 0.
I-26
I.4. Il modello di Solow con ricerca e sviluppo
Figura I.15: Dinamica dei tasso di crescita del capitale e dello stock di conoscenza nel caso + = 1
e n = 0
1. Usando le equazioni (I.66) e (I.68) si trovi il valore di A/K tale che g
A
= g
K
.
2. Utilizzando il risultato precedente, si trovi il tasso di crescita di A e K quando g
A
= g
K
.
3. Si trovi il valore di a
K
che massimizza il tasso di crescita di lungo periodo delleconomia.
Perche non dipende da ?
Il tasso di crescita delloutput `e crescente nel tasso di risparmio. La ragione `e che un incremento
nel tasso di risparmio consente di accumulare pi` u capitale e, di conseguenza, pi` u conoscenza. La
presenza di rendimenti ostanti nei fattori accumulabili fa s` che lincremento non svanisca nel tempo
e sia quindi permanente. Analogamente, il tasso di crescita delloutput `e crescente in L (che in
questo caso `e costante data lipotesi n = 0).
Esercizio I.4.2 Caso + = 1 e n > 0.
1. Si disegni il diagramma di fase.
2. Si mostri che, indipendentemente dalle condizioni iniziali, nel lungo periodo i tassi di crescita
di A e K crescono indenitamente.
Esercizio I.4.3 Caso + > 1.
Si disegni il diagramma di fase.
Si mostri che, indipendentemente dalle condizioni iniziali, nel lungo periodo i tassi di crescita di
A e K crescono indenitamente.
I.4.3 La natura della conoscenza
Finora abbiamo descritto la variabile A prodotta dal settore R&S semplicemente come cono-
scenza. Tuttavia, la conoscenza pu`o assumere dierenti forme, dalla pi` u astratta (il teorema di
Euclide) alla pi` u applicata (come accendere una determinata marca di motorino quando fa freddo).
Sebbene sia plausibile pensare che tutti i tipi di conoscenza siano importanti per la crescita, non c`e
motivo di supporre che le determinanti dellaccumulazione dei dierenti tipi di conoscenza siano le
stesse. Per fare un esempio, le forze che generano progressi nello studio della meccanica quantistica
non sono le stesse che generano innovazioni nei processi produttivi dei fast-food.
Tuttavia, i vari tipi di conoscenza condividono una identica caratteristica. Si tratta di beni
non rivali. Cio`e, luso da parte di un individuo di un determinato tipo di conoscenza non riduce
I-27
I. La crescita economica
la quantit` a che altri individui ne possono consumare. In genere, invece, i beni convenzionali sono
rivali : per esempio, il consumo di un panino da parte di un individuo preclude il consumo del
medesimo panino ad altri individui.
Una implicazione diretta di questa caratteristica `e il fatto che la produzione e lallocazione della
conoscenza non possono essere governate in maniera eciente da mercati perfettamente concorren-
ziali. Il costo marginale di produzione di una unit`a addizionale di conoscenza `e infatti nullo una
volta che la scoperta di quel tipo di conoscenza sia stata fatta. Quindi, in concorrenza perfetta
il suo prezzo `e zero. Di conseguenza, anche vi siano incentivi allaccumulazione di conoscenza
`e necessario che questa sia venduta ad un prezzo maggiore del costo marginale oppure che il suo
sviluppo non dipenda da forze di mercato.
Sebbene tutti i tipi di conoscenza siano non rivali, essi possono dierire nel grado di escludibilit`a.
Un bene non escludibile `e un bene che una volta prodotto, `e accessibile a tutti i consumatori;
nessuno pu`o essere escluso dal consumo del bene. I beni convenzionali sono tipicamente escludibili:
il proprietario di un computer pu`o impedirne luso ad altri.
Nel caso della conoscenza il grado di escludibilit`a dipende dalla natura della conoscenza stessa
e dal contesto istituzionale che ne regola i diritti di propriet`a. Le leggi sui brevetti, per esempio,
danno allinventore il diritto esclusivo di utilizzare le proprie scoperte. Questo le rende escludibili.
In altri casi `e la natura stessa della conoscenza a renderla escludibile: la complessit`a della ricetta
della coca-cola fa s` che nessun altro la possa utilizzare, anche in assenza di brevetti. Altri tipi
di conoscenza sono invece meno escludibili, come per esempio quella che rende possibile copiare
programmi televisivi su supporti magnetici o digitali.
`
E plausibile pensare che il grado di escludibilit`a abbia una forte inuenza sulle forme di mercato
nelle quali la conoscenza si sviluppa. Se lescludibilit`a `e bassa non ci possono essere beneci privati
dallattivit`a di ricerca e sviluppo, che deve quindi necessariamente essere spinta da forze dierenti
da quelle di mercato. In caso contrario, se lescludibilit`a `e alta, i produttori possono cedere il diritto
di usare le loro scoperte a prezzi positivi e quindi `e possibile che le forze di mercato spingano le
imprese ad impiegare risorse nellattivit`a di ricerca e sviluppo.
In letteratura sono stata discusse alcune delle forze che determinano lallocazione delle risorse
destinate allattivit`a di ricerca e sviluppo. In particolare, lattenzione si `e soermata sul supporto
per la ricerca di base, gli incentivi privati allattivit`a di R&S, la presenza di opportunit`a alternative
allattivit` a di innovazione per gli individui dotati di talento e il learning-by-doing. Per unanalisi
completa si rimanda al testo di Romer (2006).
I.4.4 I modelli di crescita endogena e le questioni poste dalla teoria della
crescita
Abbiamo visto (sezioni I.2.7 e I.3) che le versioni del modello di Solow che hanno come unico
motore laccumulazione di capitale (sico e umano) non sono in grado di spiegare, se non in parte,
levoluzione delloutput pro-capite nel tempo e le dierenze di reddito tra paesi. Vediamo se i
modelli di crescita endogena sono invece in grado di dare risposte pi` u soddisfacenti.
Per quanto riguarda levoluzione nel tempo dei tassi di crescita `e plausibile pensare che le forze
individuate dai modelli di crescita endogena siano importanti. Laccumulazione di conoscenza `e
con tutta evidenza uno dei fattori centrali che ha spinto la crescita delloutput negli scorsi secoli,
come confermato anche dagli studi che attribuiscono un ruolo importante al residuo di Solow che
riette, tra le altre cose, il progresso tecnologico.
Per quanto riguarda invece la dierenze tra paesi, la rilevanza dei modelli di crescita endogena
`e meno chiara. Certamente si pu`o immaginare che non tutti i paesi abbiano accesso immediato alle
innovazioni tecnologiche. Tuttavia, dal punto di vista quantitativo, per giusticare le dierenze
di reddito esistenti bisognerebbe immaginare dei ritardi nella diusione della tecnologia di circa
un secolo, il che non `e plausibile. Inoltre, dal punto di vista concettuale, un ulteriore problema
`e dato dal fatto che la conoscenza `e un bene non rivale. Pertanto, non `e chiaro perche i paesi
meno sviluppati non possano avere accesso alla stessa tecnologia dei paesi sviluppati. Infatti, se le
conoscenze necessarie sono disponibili per tutti (beni non escludibili) `e suciente che i paesi meno
sviluppati istruiscano le proprie classi dirigenti in maniera appropriata. Se invece le conoscenze
necessarie sono propriet`a privata (per esempio a causa della presenza di brevetti) `e suciente che
i paesi meno sviluppati mettano in atto programmi per attirare le imprese straniere proprietarie
I-28
I.4. Il modello di Solow con ricerca e sviluppo
dei brevetti. Tuttavia, si osservano numerosi esempi di paesi con livelli di reddito bassi nei quali
le imprese straniere possono liberamente aprire stabilimenti ed usare il loro know-how.
A questo punto, `e ragionevole concludere che il problema potrebbe consistere non tanto nella
dicolt`a di accedere alle innovazioni tecnologiche quanto nella capacit`a di sfruttarle. In questo caso
lorigine delle dierenze di reddito tra paesi ricchi e paesi poveri sono da ricercare nelle dierenze
tra fattori che permettono di approttare al meglio del progresso tecnologico.
I.4.5 Il ruolo del contesto istituzionale e sociale
Hall & Jones (1999) hanno per primi proposto lidea che il contesto istituzionale e sociale, da loro
chiamato social infrastructure, possa essere alla base delle dierenze di reddito osservate tra paesi.
Per social infrastructure, questi autori intendono linsieme dei fattori istituzionali e sociali che
concorrono a formare lambiente economico nel quale agiscono gli individui. Un contesto favorevole
`e quello nel quale gli incentivi individuali inducono gli agenti economici ad intraprendere attivit`a
con rendimenti sociali positivi. Ci`o accade se i rendimenti privati e i rendimenti sociali legati alle
dierenti attivit`a individuali sono simili.
Le attivit`a per le quali i rendimenti privati e i rendimenti sociali possono dierire ricadono in due
categorie. La prima `e quella degli investimenti intesi in senso ampio. Il risparmio, linvestimento
in istruzione, lattivit`a di ricerca e sviluppo possono generare rendimenti privati inferiori a quelli
sociali a causa della presenza di attivit`a criminali che ne riducono i beneci, di esternalit`a, della
tassazione, e cos` via.
La seconda categoria comprende tutte le attivit`a condotte dagli individui per il proprio utile
che, invece di generare output, semplicemente lo riallocano (rent seeking). Tali attivit`a hanno, per
denizione, un rendimento sociale nullo dal momento che non generano alcun output aggiuntivo.
Le forme pi` u ovvie di rent seeking sono ovviamente le attivit`a criminali. Ma anche le attivit`a di
lobbying esercitate allo scopo, per esempio, di ottenere condizioni favorevoli per una determinata
categoria di individui, la corruzione o levasione scale costituiscono un esempio di rent seeking
activities.
Il contesto istituzionale e sociale `e determinato a sua volta da tre dierenti gruppi di fattori. Il
primo gruppo `e costituito dallinsieme delle attivit`a di governo che danno luogo alla politica scale.
Per esempio, la presenza di una tassa o di un sussidio agli investimenti ha sicuramente un impatto
sulla dierenza tra i rendimenti privati e i rendimenti sociali degli investimenti. Il secondo gruppo
comprende tutti i fattori che concorrono a formare lambiente nel quale gli individui prendono le
loro decisioni economiche. Alti tassi di criminalit`a o un sistema giudiziario che non garantisce il
rispetto dei contratti sottoscritti dalle parti rende gli investimenti di lungo periodo meno allettanti.
Inne, nel terzo gruppo ricadono i fattori che inuenzano la possibilit`a di esercitare attivit`a di rent
seeking, quali lassenza di stigma sociale nei confronti degli episodi di corruzione o di evasione.
Lanalisi empirica di Hall & Jones (1999) suggerisce che il contesto istituzionale e sociale possa
eettivamente avere un eetto quantitativamente importante sul PIL pro-capite e possa spiegare
larga parte delle dierenze tra paesi nel PIL pro-capite. Tuttavia, il fatto che il contesto istitu-
zionale sia dicile da misurare e sia potenzialmente correlato con altri fattori omessi dallanalisi
induce a prendere levidenza con cautela.
Posizione geograca, istituzioni e sviluppo economico
Degno di nota `e il fatto che in media il reddito pro capite diminuisca approssimandosi allequatore
come mostra le gura I.16 tratta da Bloom & Sachs (1998).
Una possibile ragione `e che i paesi tropicali abbiano caratteristiche che inuenzano direttamente
il reddito, come per esempio il clima non favorevole per lagricoltura o la maggiore morbilit`a. Tutta-
via questa ipotesi conigge con il fatto che levidenza disponibile indica che il contesto istituzionale
sia di gran lunga peggiore nei tropici rispetto agli altri paesi. Poiche dicilmente larretratezza
istituzionale `e dovuta alla povert`a (pi` u facilmente ne `e causa) e poiche `e dicile pensare che la
posizione geograca possa essere causa diretta dellarretratezza del contesto istituzionale, ci de-
ve essere stato qualcosaltro nei tropici, oltre alla posizione geograca, che ne ha inuenzato in
negativo lo sviluppo.
I-29
I. La crescita economica
Figura I.16: Reddito e posizione geograca (
b
PIL a parit`a di potere dacquisto). Fonte: Bloom &
Sachs (1998)
Acemoglu et al. (2001, 2002) suggeriscono che lanello mancante possa essere il colonialismo.
Secondo questi autori, le dierenze tra aree tropicali e moderate al tempo della colonizzazione
(dovute alla posizione geograca) diedero luogo a dierenti modalit`a di colonizzazione da parte
degli Europei. Le dierenti strategie di colonizzazione inuenzarono lo sviluppo istituzionale che
`e oggi una delle principali cause delle dierenze di reddito. Quindi, concludono, i fattori geograci
sono causa della attuale povert`a dei paesi tropicali ma non in via diretta, bens` attraverso limpatto
avuto nel passato sullo sviluppo istituzionale.
I-30
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I-31
I-32
Parte II
Il ciclo economico
1
II.1 Il ciclo economico: regolarit`a statistiche
Nelle economie moderne si osservano, a livello aggregato, pronunciate uttuazioni delloutput e
delloccupazione. Scopo del corso `e capirne (almeno in parte) le cause. Innanzitutto, come si
caratterizza il ciclo economico? Dalle tabelle II.1, II.2 e II.3 si ricavano le seguenti osservazioni:
1. In primo luogo non si osservano particolari regolarit`a riguardo la durata e la profondit`a delle
variazioni del PIL. Recessioni ed espansioni dieriscono tra loro sia nella durata (numero
di trimestri: per gli USA, nel dopoguerra, da 1 a 5) che nella profondit`a (per gli USA, nel
dopoguerra, variazioni dell PIL reale da -0.8% a -4.1%).
2. Le variazioni cicliche sono distribuite in modo non uniforme tra le varie componenti del PIL.
Per esempio, il consumo privato (che costituisce circa il 60% del PIL) contribuisce molto
poco alla sua variabilit`a (circa il 30%). Mentre gli investimenti (che sono solo il 15% del
PIL) contribuiscono molto di pi` u (circa 65%). Entrambe le variabili sono procicliche, cio`e
aumentano nelle fasi espansive e decrescono nelle fasi recessive. Le esportazioni nette sono
invece anticicliche.
3. Per quanto la crescita del prodotto sia distribuita grosso modo simmetricamente intorno
alla media, il PIL `e caratterizzato da periodi relativamente lunghi nei quali `e leggermente
maggiore della media seguiti da brevi periodi in cui cala relativamente di pi` u.
4. Nel corso di una recessione loccupazione cala e la disoccupazione cresce. Inoltre cala anche il
numero di ore lavorate. Sia loccupazione che le ore lavorate (che la disoccupazione) variano
meno del prodotto, il che implica che la produttivit`a cala. Inne il salario reale varia molto
poco (`e leggermente prociclico).
1
Questa parte si basa su Romer (2006) eccetto dove indicato.
II-1
II. Il ciclo economico
Tabella II.1: Recessioni nel periodo post-bellico (Stati Uniti). Fonte Romer (2006).
Tabella II.2: Andamento delle componenti del PIL in recessione (Stati Uniti). Fonte Romer (2006).
II-2
II.2. Teoria del ciclo economico reale
Tabella II.3: Andamento delle maggiori variabili macroeconomiche in recessione (Stati Uniti).
Fonte Romer (2006).
II.2 Teoria del ciclo economico reale
2
Questo programma di ricerca `e stato sviluppato a partire dallimpulso di Kydland & Prescott (1982)
e Long & Plosser (1983). Si tratta di un progetto quantitativo il cui scopo `e costruire un modello
che riesca a replicare numericamente levidenza sopra riportata ed essere contemporaneamente
coerente con levidenza empirica sulla crescita economica (Kaldor, 1961).
La teoria del ciclo economico reale (Real Business Cycle) immagina un mondo nel quale i mercati
sono perfettamente concorrenziali e nel quale gli agenti scelgono in modo ottimale il (prolo nel
tempo del) consumo e la quantit`a di lavoro da orire in ogni periodo sul mercato di lavoro. Le
uttuazioni hanno origine da shock reali, cio`e da shock tecnologici alla produttivit`a. Si tratta quindi
di una estensione stocastica del modello di crescita neoclassico, nel quale si astrae completamente
dal ruolo della moneta.
Il modello mostra come shock alla produttivit`a, anche se temporanei, si possano propagare
nel tempo. Il meccanismo `e il seguente. Uno shock negativo nel periodo corrente fa s` che la
produttivit`a marginale del lavoro e quindi il salario reale diminuisca rispetto alla produttivit`a
marginale e ai salari futuri. Questo induce gli agenti a scegliere (in modo ottimale) di ridurre
loerta di lavoro corrente rispetto a quella futura (intertemporal labor substitution) per cui loc-
cupazione e il prodotto corrente diminuiscono. Ci`o riduce anche il consumo e il risparmio corrente
il che, di seguito, determina una caduta degli investimenti che si riverbera negativamente anche
sullo stock di capitale e sulloutput dei periodi seguenti.
Questa teoria, quindi, aerma che le uttuazioni economiche sono causate dalla reazione (otti-
male) degli agenti economici a shock tecnologici che, in maniera casuale, colpiscono leconomia. Il
fatto che i mercati siano perfettamente competitivi implica che lesito `e Pareto eciente e nessun
tipo di intervento pubblico pu`o migliorare lallocazione delle risorse nelleconomia (senza che alcun
agente risulti danneggiato).
Il problema di questo approccio risiede nel fatto che (a) non spiega lorigine degli shock tecno-
logici; (b) predice (almeno nella sua formulazione base) che il salario reale `e prociclico (mentre `e
sostanzialmente aciclico) e (c) che lelasticit`a intertemporale di sostituzione delloerta di lavoro `e
relativamente elevata (cosa che gli studi empirici non sembrano confermare).
II.2.1 Ipotesi del modello RBC
Rispetto al modello di Ramsey, il modello RBC endogenizza loerta di lavoro e include shock alla
produttivit`a (e alla spesa pubblica).
2
Questa sezione `e basata sugli appunti del Prof. Tullio Jappelli (Universit` a Federico II di Napoli).
II-3
II. Il ciclo economico
Leconomia `e popolata da un elevato numero di individui identici e di imprese identiche. Sia
gli individui che le imprese prendono i prezzi come dati.
Le imprese. Le imprese operano in mercati perfettamente competitivi e utilizzano tutte la stessa
funzione di produzione
Y
t
= K

t
(A
t
L
t
)
1
(II.1)
Il parametro relativo alla produttivit`a, A
t
, evolve come segue:
ln A
t
= A+gt +

A
t
(II.2)
dove g indica il tasso di crescita della produttivit`a lungo il trend e

A
t
indica uno shock alla
produttivit`a che segue un processo AR(1):

A
t
=
A

A
t1
+
A,t
(II.3)
nel quale
A,t
`e una variabile casuale a media nulla, indipendente e identicamente distribuita nel
tempo.
Loutput si ripartisce tra consumo, investimenti e spesa pubblica. Il capitale si deprezza ad un
tasso . Lo stock di capitale al tempo t + 1 `e:
K
t+1
= K
t
+I
t
K
t
= K
t
+Y
t
C
t
G
t
K
t
(II.4)
La spesa pubblica G
t
`e nanziata con tasse a somma ssa (lump-sum) e ha anchessa una compo-
nente stocastica:
ln G
t
= G+ (n +g)t +

G
t
(II.5)
Si noti che la crescita di trend della spesa pubblica (n + g) `e pari alla crescita di trend della
produzione. Inoltre,

G
t
=
G

G
t1
+
G,t
(II.6)
Di nuovo,
G,t
`e una variabile casuale a media nulla, indipendente e identicamente distribuita nel
tempo.
Lipotesi di concorrenza perfetta implica che lavoro e capitale sono retribuiti secondo le rispet-
tive produttivit`a marginali:
w
t
= (1 )
_
K
t
A
t
L
t
_

A
t
= (1 )
Y
t
L
t
(II.7)
r
t
+ =
_
A
t
L
t
K
t
_
1
=
Y
t
K
t
(II.8)
I consumatori. La funzione di utilit`a della famiglia rappresentativa `e:
U = max
{c
t
,l
t
}

t=0
E
0

t=0
e
t
u(c
t
, 1 l
t
)
N
t
H
(II.9)
dove `e il tasso di sconto, N
t
il numero di individui, con ln N
t
= N+nt. Quindi il tasso di crescita
della popolazione `e n. Il numero di famiglie `e pari a H, quindi
N
t
H
`e il numero di membri della
famiglia.
La funzione di utilit`a consta di due argomenti. Il consumo individuale (di ciascun membro
della famiglia) c
t
e le ore lavorate da ciascun individuo l
t
. Poiche gli individui sono identici tra
loro L
t
= N
t
l
t
sono le ore lavorate a livello aggregato e C
t
= N
t
c
t
il consumo aggregato.
Si assume per semplicit`a una funzione di utilit`a logaritmica:
u(c
t
, 1 l
t
) = ln c
t
+b ln(1 l
t
), b > 0 (II.10)
II-4
II.2. Teoria del ciclo economico reale
II.2.2 Le scelte del consumatore
Innanzitutto, `e utile capire in che modo il consumatore sceglie la quantit`a di ore di lavoro da orire
sul mercato in assenza di incertezza. Successivamente si introdurranno gli shock tecnologici.
Sostituzione intertemporale nelloerta di lavoro
Si consideri innanzitutto un modello uniperiodale nel quale vi `e un solo individuo per famiglia
la cui ricchezza `e nulla. Il problema di massimizzazione `e:
max
c,l
ln c +b ln(1 l) (II.11)
s.a. (II.12)
c = wl (II.13)
Sostituendo il vincolo nella funzione obiettivo, la condizione del primo ordine `e la seguente:
1
l
= b
1
1 l
(II.14)
da cui:
l

=
1
1 +b
(II.15)
c

=
w
1 +b
(II.16)
Si noti che allottimo il rapporto tra consumo e tempo libero `e:
c

1 l

=
w
b
(II.17)
In questo caso, il salario non inuenza la scelta ottima della quantit`a di lavoro da orire perche la
funzione di utilit`a logaritmica fa s` che leetto reddito e leetto sostituzione si compensino.
Tuttavia, ci`o non vale nel caso di un modello a due periodi, nel quale il consumatore risolve il
seguente problema:
max
c
1
,l
1
,c
2
,l
2
ln c
1
+b ln(1 l
1
) +e

[ln c
2
+b ln(1 l
2
)] (II.18)
s.a. (II.19)
c
1
+
c
2
1 +r
= w
1
l
1
+
w
2
l
2
1 +r
(II.20)
Condizioni del primo ordine:
L
c
1
:
1
c
1
= 0 (II.21)
L
c
2
:
be

c
2


1 +r
= 0 (II.22)
L
l
1
:
b
1 l
1
w
1
= 0 (II.23)
L
l
2
:
be

1 l
2

w
2
1 +r
= 0 (II.24)
Dividendo la
L
l
1
per
L
l
2
si ottiene:
1 l
1
1 l
2
=
w
2
w
1
(1 +r)e

(II.25)
Se w
2
= w
1
(1 + r)e

, loerta di lavoro nei due periodi `e identica l


1
= l
2
. Se per`o w
2
aumenta
rispetto a w
1
, allora l
2
aumenta rispetto a l
1
, cio`e lindividuo preferisce lavorare di meno nel periodo
II-5
II. Il ciclo economico
1 e aumentare loerta di lavoro nel periodo 2 quando il salario `e pi` u elevato. Ovviamente accade
lopposto se w
1
aumenta rispetto a w
2
. Si noti che se w
2
e w
1
aumentano nella stessa misura
(incremento permanente del salario) non c`e alcuna variazione delloerta di lavoro. Inne, se un
incremento di r `e equivalente ad un decremento w
2
e induce lindividuo ad incrementare loerta
di lavoro nel primo periodo.
La variazione delloerta di lavoro in seguito a variazioni dei salari relativi e del tasso di interesse
`e nota come sostituzione intertemporale nelloerta di lavoro (Lucas & Rapping, 1969).
Scelta in condizioni di incertezza
In presenza di incertezza il consumatore con un orizzonte temporale innito massimizza il valore
atteso scontato della somma dei ussi di utilit`a:
max
{c
t
,l
t
}

t=0
E
0

t=0
e
t
u(c
t
, 1 l
t
)
N
t
H
= E
0

t=0
e
t
[(ln c
t
) +b ln(1 l
t
)]
N
t
H
(II.26)
Condizione inter-temporale (condizione di Eulero):
u

(c
t
) = e

E
t
[u

(c
t+1
)(1 +r
t+1
) | I
t
] (II.27)
Lungo il sentiero ottimo lutilit`a marginale del consumo corrente deve essere pari al valore atteso
scontato dellutilit`a marginale del periodo seguente, data linformazione disponibile al tempo t
(che riette la storia delleconomia no a t). Si noti che sia c
t+1
che r
t+1
sono variabili casuali,
pertanto E
t
[u

(c
t+1
)(1 +r
t+1
)] = E
t
[u

(c
t+1
)] E
t
[(1 +r
t+1
)] a meno che u

(c
t+1
) e (1+r
t+1
) siano
incorrelati.
Data lipotesi di utilit`a logaritmica, lequazione (II.27) pu`o essere riscritta come segue:
1
c
t
= e

E
t
_
1 +r
t+1
c
t+1
_
(II.28)
Condizione intra-temporale:
Il consumatore non sceglie solo il prolo del consumo ma anche la quantit`a di lavoro. In un
punto di ottimo il consumatore deve essere indierente tra lincremento della disutilit`a del lavoro
dovuto ad un incremento delloerta di lavoro pari a l e lincremento dellutilit`a del consumo reso
possibile dal reddito extra guadagnato lavorando l unit`a di tempo in pi` u. Questo implica che:
e
t
N
t
H
b
1 l
t
l = e
t
N
t
H
w
t
c
t
l
da cui:
c
t
1 l
t
=
w
t
b
(II.29)
La condizione intra-temporale non include variabili future. Lincertezza non inuenza la scelta tra
consumo e tempo libero e la soluzione `e pertanto identica a quella ottenuta nel caso uniperiodale
descritta dalla condizione (II.17). Il comportamento del consumatore `e descritto dalle equazioni
(II.28) e (II.29).
II.2.3 Versione semplicata del modello
Date le ipotesi fatte nora il problema non ha una soluzione analitica. Per ottenerla facciamo le
seguenti ipotesi aggiuntive: ammortamento completo ( = 1) e assenza di spesa pubblica (G
t
= 0
per ogni t). Queste ipotesi implicano che le equazioni (II.4) e (II.8) diventano:
K
t+1
= Y
t
C
t
= S
t
= s
t
Y
t
(II.30)
1 +r
t
=
_
A
t
L
t
K
t
_
1
(II.31)
Denendo s
t
=
S
t
Y
t
, il consumo individuale `e c
t
= (1 s
t
)
Y
t
N
t
.
II-6
II.2. Teoria del ciclo economico reale
Soluzione del modello
La soluzione consiste nel determinare come le due variabili chiave, loerta di lavoro l e la quota
di reddito risparmiata s, dipendono dalla stato della tecnologia A
t
e dallo stock di capitale ereditato
dal periodo precedente, in modo da soddisfare le equazioni (II.28) e (II.29).
Si riscriva lequazione (II.28) come segue:
ln
_
(1 s
t
)
Y
t
N
t
_
= + ln E
t
_
1 +r
t+1
(1 s
t+1
)
Y
t+1
N
t+1
_
Usando le equazioni (II.30) e (II.31):
ln(1 s
t
) ln Y
t
+ ln N
t
= + ln E
t
_
Y
t+1
K
t+1
(1 s
t+1
)
Y
t+1
N
t+1
_
= + ln E
t
_
N
t+1
s
t
(1 s
t+1
)Y
t
_
= + ln + ln N
t
+n ln s
t
ln Y
t
+ ln E
t
_
1
1 s
t+1
_
dove abbiamo sfruttato il fatto che N
t+1
, s
t
e Y
t
sono noti al tempo t e che la popolazione cresce
ad un tasso n. Segue che:
ln s
t
ln(1 s
t
) = + ln +n + ln E
t
_
1
1 s
t+1
_
(II.32)
Poiche ne il capitale ne la tecnologia appaiono nellequazione (II.32), un valore costante di s
soddisfa tale condizione. Infatti, se s `e costante e pari a s, non vi `e incertezza riguardo s
t+1
e
E
t
_
1
1s
t+1
_
=
_
1
1 s
_
e lequazione (II.32) diventa:
ln s = ln +n (II.33)
In livelli, il tasso di risparmio costante `e s = e
n
.
Utilizzando lequazione (II.29), dato che c
t
= C
t
/N
t
= (1 s)Y
t
/N
t
, si ha che:
ln[(1 s)Y
t
/N
t
] ln(1 l
t
) = ln w
t
ln b
e poiche il salario `e pari alla produttivit`a marginale del lavoro w
t
= (1 )
Y
t
l
t
N
t
:
ln(1 s) + ln Y
t
ln N
t
ln(1 l
t
) = ln(1 ) + ln Y
t
ln l
t
ln N
t
ln b
ln l
t
ln(1 l
t
) = ln(1 ) ln(1 s) ln b
da cui:
l
t
=
1
(1 ) + (1 s)b

l
Anche loerta di lavoro `e costante. Ci`o `e dovuto al fatto che variazioni della tecnologia o del
capitale provocano variazioni dei salari relativi e del tasso di interesse i cui eetti (reddito e
sostituzione) si compensano esattamente.
Le scelte di consumo e tempo libero che massimizzano il valore scontato dei ussi futuri di
utilit`a attesa del consumatore, in un contesto perfettamente concorrenziale, implicano che il tasso
di risparmio e loerta di lavoro sono costanti.
Le uttuazioni delloutput
Le uttuazioni delloutput e delloccupazioni riettono scelte ottime in un contesto di mercati
completi e perfetti. Pertanto, lesito `e pareto eciente e eventuali interventi di stabilizzazione da
parte dellautorit`a di politica economica riducono il welfare.
II-7
II. Il ciclo economico
La forma funzionale Cobb-Douglas della funzione di produzione implica che:
ln Y
t
= ln K
t
+ (1 )(ln A
t
+ ln L
t
)
da cui:
ln Y
t
= ln s +ln Y
t1
+ (1 )(A+gt +

A
t
) + (1 ) ln

l + (1 )(N +nt) (II.34)


Allo scopo di separare il trend dal ciclo, determiniamo ora il pattern deterministico delloutput,
cio`e il pattern che loutput seguirebbe se

A
t
= 0 per ogni t. Il ciclo economico viene poi individuato
come dierenza tra loutput e il suo trend deterministico.
Se

A
t
= 0 per ogni t, il modello appena risolto non `e altro che il modello di Ramsey in tempo
discreto. In stato stazionario, loutput cresce quindi ad un tasso esogeno n +g. Pertanto, usando
lequazione (II.34) si ha:
ln Y
t
ln Y
t1
= ln s (1 ) ln Y
t1
+ (1 )(A+gt) +
+(1 ) ln

l + (1 )(N +nt) = n +g
che implica che in stato stazionario:
(1 ) ln Y

t1
= ln s + (1 )(A+N + ln

l) + (1 )(n +g)t
(n +g)
= ln s + (1 )(A+N + ln

l) + (1 )(n +g)t
(1 )(n +g) (n +g)
= ln s + (1 )(A+N + ln

l) + (1 )(n +g)(t 1)
(n +g)
Denendo Q ln s + (1 )(A + N + ln

l) (n + g) e spostando lequazione un periodo in


avanti:
ln Y

t
=
Q
1
+ (n +g)t (II.35)
Lequazione (II.35) individua il trend deterministico delloutput in stato stazionario. Si noti ora
che lequazione (II.34) pu`o essere riscritta in termini di deviazioni delloutput trend deterministico
di stato stazionario

Y
t
= ln Y
t

Q
1
(n +g)t come segue:
ln Y
t
= ln s + (1 )(A+N + ln

l) + (1 )

A
t
+
+ln Y
t1
+ (1 )(n +g)t
ln Y
t
(n +g)t = ln s + (1 )(A+N + ln

l) + (1 )

A
t
+
+ln Y
t1
(n +g)t
ln Y
t
(n +g)t = ln s + (1 )(A+N + ln

l) + (1 )

A
t
+
+ln Y
t1
(n +g)(t 1) (n +g)
ln Y
t
(n +g)t = Q+(ln Y
t1
(n +g)(t 1)) + (1 )

A
t
ln Y
t
(n +g)t
Q
1
= Q
Q
1
+(ln Y
t1
(n +g)(t 1)) + (1 )

A
t
ln Y
t
(n +g)t
Q
1
= (ln Y
t1
(n +g)(t 1)
Q
1
) + (1 )

A
t
Data la denizione di

Y
t
, lequazione sopra riportata implica che:

Y
t
=

Y
t1
+ (1 )

A
t
(II.36)
Lequazione (II.36) implica che il processo dinamico delloutput segue un processo AR(2). Infatti,
lequazione (II.36) pu`o essere riscritta come segue:

Y
t
=

Y
t1
+ (1 )
_

A

A
t1
+
A,t
_
(II.37)
II-8
II.2. Teoria del ciclo economico reale
e, poiche da

Y
t1
=

Y
t2
+ (1 )

A
t1
si ottiene che

A
t1
=
1
1
_

Y
t1

Y
t2
_
, lequazione
(II.37) implica che:

Y
t
=

Y
t1
+ (1 )
_

A
1
1
_

Y
t1

Y
t2
_
+
A,t
_
=

Y
t1
+
A

Y
t1

Y
t2
+ (1 )
A,t
Inne

Y
t
= ( +
A
)

Y
t1

Y
t2
+ (1 )
A,t
(II.38)
La risposta delloutput ad uno shock alla produttivit`a ha un un andamento a campana, dato
( +
A
) > 0 e
A
< 0.
Esempio: = 1/3,
A
= 0.9 e lo shock `e al tempo 0 `e
0
= 1/(1 ). In questo caso, usando
lequazione (II.38) si ha che

Y
0
= 1,

Y
1
= +
A
= 1.23,

Y
2
= ( +
A
) 1.23
A
= 1.22,

Y
3
= ( +
A
) 1.22
A
1.23 = 1.14 e cos` via.
Poiche `e relativamente piccolo, la dinamica delloutput `e determinata in larga parte dalla
persistenza degli shock tecnologici. Il modello non ha meccanismi che generino movimenti persi-
stenti delloutput a partire da shock transitori. Ciononostante, la dinamica delloutput che questa
versione del modello RBC implica non `e dissimile da quella del log delloutput degli USA reso
stazionario rimuovendo un trend lineare (Blanchard, 1981).
Il modello per`o non replica alcune caratteristiche fondamentali del ciclo. Il risparmio `e costante
e quindi consumo e investimento hanno la stessa volatilit`a (mentre nei dati la volatilit`a degli
investimenti `e maggiore). La quantit`a di lavoro `e costante. Oltre a non dare conto delle uttuazioni
delloccupazione lungo il ciclo, ci`o implica anche che il salario reale `e fortemente pro-ciclico dato
che w = (1 )Y/

lN (mentre nei dati `e quasi aciclico).


Discutere: ammortamento incompleto, spesa pubblica (G up, future tax liabilities up, labour
supply up and real wage down), calibration (si veda TABELLA pag 209) e estensioni (indivisible
labor, imposte distorsive, settori multipli con shock specici).
Limiti
1. Il modello assume shock tecnologici con una deviazione standard dell1% ogni trimestre.
Shocks di tale intensit`a dovrebbero per`o essere percepibili. In fasi recessive si hanno shock
negativi?
Inoltre, il residuo di Solow, generalmente utilizzato come misura degli shock, pu`o variare per
motivi diversi dalle innovazioni tecnologiche, quali rendimenti di scala crescenti, maggiore
intensit`a nelluso degli inputs, riallocazione delloutput verso imprese pi` u produttive. Se gli
shock tecnologici variano meno di quanto non suggerisca il residuo di Solow, diminuisce anche
le capacit`a del modello di spiegare le uttuazioni.
2. Il modello genera una forte pro-ciclicit`a del salario reale a meno che non si assuma una
elasticit`a delloerta di lavoro molto elevata, cosa che levidenza microeconometrica non
mostra.
3. Sono trascurati i fenomeni monetari, che possono avere eetti reali nel caso in cui i prezzi si
aggiustino lentamente, nonostante levidenza empirica mostri che le uttuazioni delloutput
dipendano dalla moneta.
4. Il modello non ha meccanismi di propagazione sucienti a spiegare le uttuazioni delloutput.
La dinamica delloutput nel modello segue in larga parte quella esogena degli shocks.
I modelli RBC oggigiorno incorporano anche ingredienti non walrasiani, rigidit`a dei prezzi e
shock monetari. Le caratteristiche di questo approccio, tuttora molto attivo, sono quindi oggi
metodologiche pi` u che di contenuto: il modello di base `e sempre walrasiano a meno di variazioni
introdotte per studiare limpatto di speciche caratteristiche non-walrasiane; lapproccio `e sempre
di equilibrio generale; la valutazione del modello `e sempre fatta attraverso la calibrazione. Tale
procedura `e soggetta per`o a critiche. Per esempio non `e possibile testare le ipotesi del modello.
II-9
II. Il ciclo economico
Inoltre, ogni modello, per quanto complicato, rappresenta una semplicazione della realt`a e omette
importanti fenomeni. Quindi, `e dicile valutare il fatto che un modello sia in grado di replicare
landamento dei momenti pi` u importanti dei dati, a meno di non voler ipotizzare che nessuno dei
fattori omessi abbia implicazioni quantitative rilevanti.
II.3 Il modello keynesiano AS AD
Il punto comune a molti dei modelli neo-keynesiani del ciclo presenti in letteratura risiede nellipote-
si che i mercati non siano perfettamente concorrenziali e i prezzi non si aggiustino istantaneamente.
Ci`o fa s` che la pendenza della curva di oerta aggregata nello spazio prodotto/livello dei prezzi
(Y P), diversamente dai modelli neo-classici, sia positiva. Questo, a sua volta, implica che varia-
zioni della domanda aggregata con regolare pendenza negativa inducano le imprese a variare le
quantit`a prodotte e abbiano eetti non solo sui prezzi ma anche sulloutput aggregato. Di conse-
guenza, qualsiasi shock di domanda (shock monetari, shock alla spesa pubblica, etc.) pu`o generare
uttuazioni del prodotto.
In questa sezione assumiamo semplicemente la presenza di rigidit`a nominali a livello aggregato
e ne studiamo le implicazioni che riguardano il ciclo economico. Successivamente, nella sezione II.4
cercheremo di capire che tipo di imperfezioni presenti a livelli microeconomico possano generare
rilevanti rigidit`a a livello macroeconomico. Inne, la sezione II.5 analizzer`a modelli non-walrasiani
nei quali vedremo che, nonostante lassenza di rigidit`a nominali, la presenza di frizioni e i problemi
di coordinamento che emergono in uneconomia dove gli scambi avvengono in modo decentralizzato
pu`o generare disoccupazione e uttuazioni.
II.3.1 La domanda aggregata AD
La curva di domanda deriva dalle curve IS/LM che, rappresentate nello spazio nello spazio prodot-
to/tasso di interesse (Y i), rappresentano, per un dato livello dei prezzi, rispettivamente lequi-
librio tra decisioni di spesa e spesa realizzata e lequilibrio sul mercato della moneta. Analizziamo
rapidamente il modello base IS/LM.
La curva LM
Vi sono due tipi di assets: la moneta e i titoli (bonds). La moneta non ore alcun rendimento. Il
tasso di interesse sui bonds rappresenta quindi il costo opportunit`a di detenere moneta. Segue che
la domanda reale di moneta `e decrescente nel tasso di interesse i. Inoltre, si assume che, poiche il
numero di transazioni aumenta al crescere del prodotto, la domanda reale di moneta `e crescente
nelloutput Y . Loerta di moneta `e esogena e pari a M. Quindi, dato un livello dei prezzi P, la
condizione di equilibrio sul mercato della moneta `e:
M
P
= L(i, Y ) (LM)
dove L(.) `e crescente in Y e decrescente in i, cio`e L
i
() < 0 e L
Y
() > 0. La curva LM mostra le
combinazioni di output e tasso di interesse che mantengono il mercato della moneta in equilibrio.
Date le ipotesi fatte `e chiaro che il luogo delle combinazioni di Y e i tale che lequazione (LM) sia
rispettata `e crescente. Infatti, dierenziando totalmente lequazione (LM) si ottiene:
0 = L
i
di +L
Y
dY
da cui:
di
dY
=
L
Y
L
i
> 0
La curva IS
La curva IS descrive le combinazioni del tasso di interesse e del prodotto che uguagliano le
decisioni di spesa alla spesa realizzata (cio`e il PIL). Le decisioni di spesa dipendono (a livello
II-10
II.3. Il modello keynesiano AS AD
aggregato) positivamente dal reddito reale Y , negativamente dal tasso di interesse reale i
e
,
positivamente dalla spesa pubblica G e negativamente dalle tasse T:
E = E (Y, i
e
, G, T) , con 0 < E
Y
() < 1, E
i
e() < 0, E
G
() > 0, E
T
() < 0 (II.39)
Si noti lipotesi cruciale 0 < E
Y
() < 1 secondo cui la spesa varia in maniera meno che proporzionale
rispetto al reddito reale. Una formulazione standard della funzione di spesa `e:
E = C (Y T) +I (i
e
) +G (II.40)
Ovviamente questultima formulazione `e estremamente semplicata. Ad esempio il consumo di-
pende anche dal tasso di interesse e gli investimenti anche dal reddito. Di conseguenza utilizzeremo
la formulazione generale oerta dallequazione (II.39).
Se si assume che le scorte siano beni acquistati dalle imprese, lintera produzione viene comprata
da qualcuno. Quindi la spesa realizzata `e uguale alloutput. In equilibrio le decisioni di spesa devono
essere uguali alla spesa realizzata e quindi:
Y = E
e utilizzando lequazione (II.39) si ottiene lequazione della curva IS:
Y = E (Y, i
e
, G, T) (IS)
Un incremento del tasso di interesse riduce la spesa programmata (si riducono gli investimenti)
e quindi riduce il livello del reddito al quale la spesa programmata e quella eettiva sono uguali.
La curva IS ha quindi una pendenza negativa, come si pu`o vericare dierenziando totalmente
lequazione (IS):
dY = E
Y
dY +E
i
edi
da cui:
dY
di
=
E
i
e
1 E
Y
< 0
Si noti che quanto maggiore `e E
Y
tanto pi` u elastica `e la curva IS, perche loutput deve variare
di pi` u al variare del tasso di interesse per ritornare in equilibrio.
3
La ragione `e la seguente. Un
incremento del tasso di interesse i riduce la spesa, dato che E
i
e < 0, e quindi il reddito. La
riduzione del reddito contribuisce a ridurre la spesa ulteriormente, dato che E
Y
> 0, e lentit`a di
tale riduzione `e tanto maggiore quanto maggiore `e E
Y
. Lulteriore riduzione della spesa induce un
ulteriore diminuzione del reddito.
Lequilibrio pu`o essere rappresentato anche gracamente utilizzando il diagramma a croce (-
gura II.1) nel quale si pu`o vedere come variano le combinazioni di reddito e tasso di interesse che
soddisfano lequazione (IS) al variare delle variabili esogene del modello.
Inne, lintersezione tra la IS e la LM mostra i valori di Y e i di equilibrio, dati P,
e
, G e T.
La domanda aggregata AD
Le curve IS e LM implicano lesistenza di una relazione negativa tra Y e P. Un aumento dei
prezzi riduce loerta reale di moneta e induce uno spostamento verso sinistra della curva LM.
Per ogni livello di reddito `e necessario un tasso di interesse pi` u elevato per ottenere lequilibrio sul
mercato della moneta. Quindi Y diminuisce perche lincremento del tasso di interesse riduce la
spesa programmata.
Analiticamente, la pendenza negativa della curva AD si ottiene dierenziando le equazioni
(LM) e (IS) rispetto a P:

M
P
2
= L
i
di
dP
+L
Y
dY
dP
(II.41)
dY
dP
= E
Y
dY
dP
+E
i
e
di
dP
(II.42)
3
Si noti che, in un graco con Y sullasse delle ascisse e i sullasse delle ordinate, ci`o implica che la curva diventa
meno ripida.
II-11
II. Il ciclo economico
Figura II.1: Il diagramma a croce keynesiano
II-12
II.3. Il modello keynesiano AS AD
Utilizzando lequazione (II.41) si ottiene:
di
dP
=
L
Y
L
i
dY
dP

1
L
i
M
P
2
(II.43)
Sostituendo lequazione (II.43) nellequazione (II.42):
dY
dP
(1 E
Y
) = E
i
e
L
Y
L
i
dY
dP

E
i
e
L
i
M
P
2
dY
dP
_
1 E
Y
+E
i
e
L
Y
L
i
_
=
E
i
e
L
i
M
P
2
dY
dP
=
E
i
e
L
i
M
P
2
_
1 E
Y
+E
i
e
L
Y
L
i
_
Riaggiustando:
dY
dP
=
M/P
2
[1 E
Y
]
L
i
E
i
e
+L
Y
< 0 (II.44)
Dunque la IS e la LM danno luogo ad un semplice modello di domanda aggregata che permette
di valutare leetto di un incremento della spesa pubblica o delloerta di moneta. Ad esempio, un
aumento della spesa pubblica induce un aumento della spesa programmata e di conseguenza uno
spostamento della curva IS verso lalto. Di conseguenza, per ogni livello dei prezzi Y aumenta,
cio`e la domanda aggregata si sposta verso lalto. Leetto nale (di equilibrio generale) sulloutput
dipende dalla pendenza della curva di oerta aggregata. Se `e verticale solo i prezzi aumentano.
Se ha una pendenza positiva aumenta anche la quantit`a prodotta. Se `e orizzontale aumenta solo
loutput.
Si noti che una curva di oerta aggregata con pendenza positiva implica che non solo shock di
oerta possono inuenzare loutput ma anche shock di domanda (alla spesa pubblica, alloerta o
domanda di moneta, al consumo, agli investimenti).
4
II.3.2 Loerta aggregata AS
Analizzeremo le dierenti implicazioni riguardanti la curva di oerta aggregata di quattro distinti
tipi di rigidit`a nominali.
Il modello di Keynes: salari rigidi, prezzi essibili e mercato dei beni perfettamente
competitivo
Keynes assume che il salario nominale sia rigido
W = W (II.45)
e che loutput sia prodotto da imprese operanti in un mercato competitivo, utilizzando solo il
fattore lavoro soggetto a rendimenti marginali decrescenti:
Y = F(L), con F

() > 0 F

() < 0 (II.46)
Le imprese scelgono la quantit`a di lavoro che massimizza i protti, cio`e tale per cui la produttivit`a
marginale del lavoro `e uguale al salario reale:
F

(L) =
W
P
(II.47)
Le equazioni (II.45)(II.47) implicano che la curva di oerta aggregata ha pendenza positiva perche
un incremento dei prezzi genera una caduta del salario reale, dato che il salario nominale `e sso, e un
incremento delloccupazione e delloutput. Di conseguenza uno shock di domanda riduce il livello
dei prezzi, fa aumentare il salario reale, riduce loccupazione e loutput. Questa formulazione
predice che il salario reale `e anticiclico, mentre levidenza suggerisce che `e aciclico o, al limite,
moderatamente prociclico.
4
Si noti la dierenza con la teoria del ciclo reale che invece attribuisce la fonte delle uttuazioni a un esiguo
numero di shock di oerta.
II-13
II. Il ciclo economico
Figura II.2: Mercato del lavoro con salari rigidi, prezzi essibili e mercato dei beni competitivo
Salari essibili, prezzi rigidi e mercato del lavoro perfettamente competitivo
Keynes assumeva che lorigine delle rigidit`a nominali risiedesse nel mercato del lavoro.
`
E naturale
chiedersi cosa succede se invece `e il mercato dei beni a non essere perfettamente competitivo e i
prezzi sono rigidi
P = P (II.48)
Lassunzione di prezzi rigidi si accompagna in modo naturale allipotesi di concorrenza monopo-
listica sul mercato dei beni. Infatti imprese price-takers che pongono il prezzo pari al costo
marginale non sono disposte a variare la quantit`a prodotta tenendo sso il prezzo, di fronte a
variazioni della domanda, perche andrebbero incontro a perdite. Invece, imprese price-makers
che pongono un prezzo maggiore del costo marginale sono disposte a produrre di pi` u, ad un
dato prezzo, per soddisfare un incremento della domanda. Cos` facendo aumentano i loro protti,
almeno no a che il costo marginale `e minore del prezzo.
Si assume che i salari nominali sono essibili. Di conseguenza il mercato del lavoro `e in equilibrio
e i lavoratori sono sulla loro curva di oerta di lavoro che si assume inclinata positivamente:
L = L
S
_
W
P
_
, con L
S
() > 0 (II.49)
Anche in questo caso si assume che loutput dipende dalla quantit`a di lavoro utilizzato attraverso
la funzione di produzione Y = F(L). Le imprese producono qualsiasi quantit`a domandata ad un
dato prezzo P purche questa non sia tale da richiedere un costo marginale di produzione maggiore
di P. Si denoti con Y
MAX
tale livello di output.
Questo insieme di ipotesi implica che la curva di oerta aggregata `e orizzontale no al livello
Y
MAX
come illustrato in gura II.3. Fluttuazioni della domanda aggregata inferiori a Y
MAX
inducono le imprese a variare la quantit`a di lavoro impiegato e la produzione. Se la domanda `e
maggiore di Y
MAX
, al prezzo P le imprese razionano i consumatori.
Come si caratterizza la domanda di lavoro? Se il salario nominale non `e tale da non rendere
prottevole produrre al prezzo P (cio`e, il salario `e inferiore a W
MAX
), le imprese domandano la
quantit`a di lavoro necessaria a produrre la quantit`a di beni domandata, cio`e:
L
D
= F
1
(Y ), se W < W
MAX
(II.50)
II-14
II.3. Il modello keynesiano AS AD
Figura II.3: Oerta aggregata con salari essibili, prezzi rigidi, e mercato del lavoro competitivo
II-15
II. Il ciclo economico
Figura II.4: Mercato del lavoro competitivo con salari essibili, prezzi rigidi
quindi la domanda di lavoro `e verticale in questo range del salario.
Se il salario `e invece maggiore di W
MAX
non `e ottimale produrre un ammontare uguale alla
quantit`a domandata. In questo caso, la domanda di lavoro `e data dalla condizione standard che
il salario reale eguagli la produttivit`a marginale del lavoro. Quindi, per livelli di salari superiori a
W
MAX
, la domanda di lavoro assume landamento standard decrescente. La domanda di lavoro `e
illustrata in gura II.4.
In casi come questo nei quali la quantit`a di lavoro `e determinata dalla quantit`a di beni doman-
data, si parla di domanda di lavoro eettiva. Si noti che in questo caso il salario reale `e prociclico
e subisce variazioni maggiori quanto pi` u inelastica `e loerta di lavoro.
Si noti che questo modello predice che il markup, cio`e il rapporto tra prezzo e costo marginale
`e anticiclico. In fase di boom, infatti, il costo marginale cresce (il salario nominale aumenta e
la produttivit`a marginale del lavoro diminuisce) mentre il prezzo non varia. Levidenza empirica
suggerisce eettivamente che i markup sono anticiclici.
Si noti il dierente meccanismo rispetto al caso precedente dove un calo della domanda riduce
i prezzi, fa aumentare i salari reali e riduce lammontare che le imprese vogliono produrre. Invece
in questo caso la riduzione della domanda, per una dato livello dei prezzi, riduce la quantit`a che
le imprese possono vendere, riduce loccupazione e il salario nominale (e quindi reale).
Si noti anche che in questo modello non c`e disoccupazione. Dunque non c`e un necessaria
correlazione tra rigidit`a nominali e disoccupazione.
Salari essibili, prezzi rigidi e imperfezioni reali sul mercato del lavoro
Le uttuazioni delloutput sono in genere associate a uttuazioni del tasso di disoccupazione. Allo
scopo di introdurre nel contesto appena visto anche questo ingrediente, assumiamo che il mercato
del lavoro abbia delle caratteristiche non walrasiane che fanno s` che il salario resti al di sopra del
livello competitivo. Una forma ridotta che cattura questa ipotesi `e data dalla seguente funzione
del salario reale:
W
P
= w(L) , con w

() 0 (II.51)
II-16
II.3. Il modello keynesiano AS AD
Figura II.5: Mercato del lavoro non competitivo con salari essibili, prezzi rigidi
Si pensi, ad esempio, ai salari di ecienza. Le imprese pagano salari superiori ai salari competitivi
per indurre i lavoratori ad esercitare il livello di sforzo ottimale (oppure per ridurre il turnover e i
costi di reclutamento associati a tassi di turnover troppo elevati).
Come nel caso precedente i prezzi sono ssi al livello P e loerta aggregata `e orizzontale per
Y Y
MAX
. In questo caso, ovviamente, c`e disoccupazione (segmento EA, in gura II.5); il salario
`e prociclico; di fronte a uno shock di domanda negativo, la disoccupazione aumenta se lelasticit`a
delloerta di lavoro `e minore dellelasticit`a della funzione del salario reale.
Salari rigidi, prezzi essibili e concorrenza monopolistica sul mercato dei beni
Lultimo caso estende il primo, prendendo in considerazione il caso in cui ci sia concorrenza mono-
polistica anche sul mercato dei beni. Come nel primo caso analizzato, i salari sono rigidi, W = W,
la funzione di produzione `e Y = F(L) con F

() > 0 e F

() < 0.
La dierenza con il primo caso analizzato risiede nellipotesi che vi sia concorrenza monopolistica
sul mercato dei beni che conferisce potere di mercato alle imprese. le quali riescono a porre un
prezzo maggiore del costo marginale:
P = (L)
W
F

(L)
(II.52)
dove (L) > 1 `e il markup e
W
F

(L)
`e il costo marginale (si ricordi che per produrre una unit`a in
pi` u di output `e necessario assumere
1
F

(L)
lavoratori).
Lequazione (II.52) implica che il salario reale `e pari a:
W
P
=
F

(L)
(L)
(II.53)
Per poter dire qualcosa sul comportamento del salario reale nel corso del ciclo economico `e necessa-
rio specicare come il markup varia al variare di L. Se `e costante, la curva di oerta aggregata `e
inclinata positivamente e il salario `e anticiclico (come nel primo caso). Se (L) `e sucientemente
II-17
II. Il ciclo economico
anticiclico (cio`e si riduce nelle fasi espansive e aumenta nelle fasi recessive) il salario reale pu`o
diventare aciclico o prociclico.
Se (L) `e anticiclico esattamente quanto F

(L) il salario reale `e costante e la curva di oerta


aggregata `e orizzontale perche, essendo il salario costante, anche i prezzi devono essere costanti.
Se invece (L) `e pi` u anticiclico di F

(L) il salario reale cresce nelle fasi espansive (quando L


aumenta) implicando che P diminuisce e quindi la curva di oerta aggregata `e decrescente. In
conclusione, come mostra la gura II.6, il modello AS/AD con rigidit`a nominali non ore predizioni
univoche riguardo il comportamento delle variabili esaminate. Dierenti ipotesi riguardo lorigine
delle rigidit`a presenti nelleconomia conducono a dierenti conclusioni. Tuttavia ciascuno dei casi
analizzati pu`o essere testato empiricamente. Alternativamente, per valutare la rilevanza di questa
impostazione, si possono analizzare le ipotesi necessarie a livello microeconomico per generare
ciascuna delle rigidit`a nominali analizzate e valutare la plausibilit`a di tali ipotesi.
`
E quanto faremo
nella sezione II.4. Prima analizziamo le implicazioni del modello riguardo il trade-o tra output e
inazione.
Esercizio II.3.1 Si consideri il modello con salari essibili, prezzi rigidi e e mercato del lavoro
perfettamente competitivo. Si supponga che la domanda aggregata sia uguale a Y
MAX
al prezzo
P. Si rappresenti la situazione nel mercato del lavoro. Cosa succede in caso di shock di domanda
positivo?
Esercizio II.3.2 Il bilancio del governo nel modello keynesiano classico.
1. Il moltiplicatore keynesiano con bilancio in pareggio. Si supponga che la spesa programmata
sia: E = C(Y T) +I(r) +G. Si assuma che
e
= 0.
(a) Qual `e leetto di un identico incremento di G e T sulla curva IS? In particolare, qual
`e leetto su Y per un dato livello di r?
(b) Qual `e leetto di un identico incremento di G e T sulla curva AD? In particolare, qual
`e leetto su Y per un dato livello di P?
2. Gli stabilizzatori automatici. Si supponga che le tasse T invece di essere esogene siano
funzione del reddito aggregato Y : T = T(Y ), con T

(Y ) > 0. Si discuta il modo in cui un


incremento di T

(Y ) inuenza:
(a) la pendenza della curva IS.
(b) leetto di una variazione di G e M su Y per un dato livello dei prezzi P.
II.3.3 Il trade-o tra output e inazione
Nei modelli visti vi sono forme di rigidit`a nominali. Inoltre, i prezzi (o i salari) sono, nel breve pe-
riodo, predeterminati. Se il livello a cui si ssano i salari dipende dal livello del periodo precedente,
questi modelli implicano lesistenza di un trade-o permanente tra output e inazione.
Si supponga che il salario al tempo t dipende dal livello dei prezzi nel periodo precedente:
W
t
= AP
t1
, con A > 0 (II.54)
Y
t
= F(L
t
) (II.55)
F

(L
t
) =
W
t
P
t
(II.56)
Si supponga che leconomia si trova in stato stazionario e che il livello costante di output `e Y . Se,
al tempo t, il livello dei prezzi aumenta a causa di uno shock di domanda e P
t
> P
t1
, loutput
aumenta grazie alla riduzione del salario reale: Y
t
> Y . Nel periodo successivo, il livello dei salari
aumenter`a (W
t+1
= AP
t
), provocando uno spostamento verso sinistra della curva di oerta (tale
per cui se P
t+1
= P
t
allora
W
t+1
P
t+1
= A e Y
t+1
= Y ). Tuttavia, se il policy-maker aumenta i prezzi
in ogni periodo, cio`e aumenta il tasso di inazione permanentemente, pu`o mantenere il livello
di output permanentemente al di sopra del livello Y . Analiticamente, sostituendo la relazione
W
t
= AP
t1
nella condizione del primo ordine F

(L
t
) =
W
t
P
t
si ottiene F

(L
t
) =
AP
t1
P
t
=
A
1+
t
.
Questultima relazione illustra la presenza di un trade-o stabile tra output e inazione.
II-18
II.3. Il modello keynesiano AS AD
Figura II.6: Salari rigidi, prezzi essibili e concorrenza monopolistica sul mercato dei beni
II-19
II. Il ciclo economico
Dunque, il policy-maker manovrando opportunamente la domanda aggregata e innalzando
permanentemente il tasso di inazione pu`o incrementare permanentemente loutput delleconomia.
Nel 1958 Phillips mostr`o che eettivamente, per la Gran Bretagna, esisteva una forte (e relati-
vamente stabile) relazione negativa tra disoccupazione e tasso di crescita dei salari (wage ination).
Successivamente si mostr`o che una relazione simile (tra inazione e disoccupazione) chiamata
Curva di Phillips esisteva anche per altri paesi.
Friedman e Phelps: il tasso naturale
Tuttavia agli inizi degli anni 70 Friedman e Phelps presentarono una critica basata sullargo-
mentazione che variabili nominali non possono inuenzare, nel lungo periodo, variabili reali. Nel
caso specico della curva di Phillips, Friedman e Phelps spiegarono come un cambio permanente
della politica monetaria (come quello visto nellesempio sopra in cui linazione aumenta in modo
permanente) deve portare prima o poi ad un cambio nel modo in cui si formano i prezzi. Nel
caso precedente, un incremento permanente dellinazione provoca una riduzione dei salari reali.
Tuttavia non `e ragionevole pensare che, per il solo fatto che linazione sia pi` u alta, i lavoratori
e le imprese si accordino su un livello dei salari reali minore. Cosa cambier`a? Il meccanismo con
cui si ssano i salari, che non saranno pi` u determinati sulla base del livello dei prezzi dellanno
precedente. Gli agenti economici anticiperanno lintenzione del policy-maker di innalzare il livello
dei prezzi e sseranno un salario nominale che ne tenga conto. Nel contesto dellesempio precedente
W
t
= AP
t1
(1 +
e
t
), da cui F

(L
t
) =
AP
t1
(1+
e
t
)
P
t
=
A(1+
e
t
)
1+
t
.
Questo implica che, nel lungo periodo, quando le intenzioni del policy-maker sono chiare
e
t
=

t
, la curva di Phillips `e verticale e il trade-o tra output e inazione scompare: F

(L
t
) =
A(1+
e
t
)
1+
t
=
A. Esiste dunque un livello naturale di disoccupazione che il policy-maker non pu`o ridurre in
maniera permanente utilizzando politiche di domanda.
La curva di Phillips aumentata con le aspettative
Largomentazione appena fatta ci porta a concludere che, nel lungo periodo, la curva di oerta
non pu`o che essere verticale. Ci`o non risolve il problema del breve periodo. Le formulazioni
moderne delloerta aggregata sono del tipo:
ln P
t
= ln P
t1
+

t
+
_
ln Y
t
ln Y
t
_
+
S
t
(II.57)
con > 0, da cui:

t
=

t
+
_
ln Y
t
ln Y
t
_
+
S
t
(II.58)
dove
S
t
uno shock di oerta e

t
`e linazione sottostante (core ination) o meglio linazione
che si osserverebbe se loutput fosse al suo livello naturale e non ci fossero shock di oerta. Se si
assume che

t
=
t1
lequazione (II.58) ci dice che c`e uno trade-o tra output e variazioni del
tasso di inazione, ma non c`e un trade-o permanente tra output e inazione.
Questa formulazione `e molto pi` u adatta a spiegare landamento congiunto dellinazione e
delloutput.
Esercizio II.3.3 Si consideri uneconomia nella quale la domanda aggregata pu`o essere descritta
dalla seguente relazione negativa tra output e prezzi:
Y
t
= Y (P
t
; M
t
, G
t
, T
t
)
in cui Y
t
`e loutput, P
t
il livello dei prezzi, M
t
la quantit`a di moneta, G
t
la spesa pubblica e
T
t
le tasse. Le imprese utilizzano solo il fattore lavoro come input e la funzione di produzione
`e Y
t
= F(L
t
) con F

() > 0 e F

() < 0. Si assuma che il mercato dei beni `e perfettamente


concorrenziale e che il salario nominale al tempo t dipenda dalle aspettative degli agenti sul livello
dei prezzi che prevarr`a nel periodo t, cio`e:
W
t
= AP
e
t
, con A > 0
Gli individui formano le loro aspettative sul livello dei prezzi come segue:
P
e
t
= P
t1
+ (1 )E[P
t
]
II-20
II.3. Il modello keynesiano AS AD
dove 0 1 riette il peso attribuito nella formazione delle aspettative alla componente adattiva
(il livello dei prezzi del periodo precedente) e alla componente razionale (il valore atteso di P
t
).
Si discuta leetto di uno shock di domanda atteso sulloutput e i prezzi nel caso in cui = 1
(aspettative adattive) e = 0 (aspettative razionali).
II-21
II-22
II.4 Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
Fino ad ora abbiamo ipotizzato la presenza di rigidit`a nominali a livello aggregato e abbiamo
concluso che tali rigidit`a possono dare luogo ad una curva di oerta inclinata positivamente.
5
Tut-
tavia, questo tipo di approccio non consente di andare molto oltre. Gi`a dalla ne degli anni 70
era diventato chiaro che lipotesi di prezzi ssi poteva essere fuorviante e dare luogo a predizioni
ambigue in assenza di microfondazioni che spiegassero lorigine delle rigidit`a no a quel momento
solo ipotizzate. Questo port`o, negli anni 80, ad un cambiamento radicale dellagenda di ricer-
ca dei macroeconomisti che cominciarono a costruire modelli nei quali si ipotizzava in maniera
esplicita la presenza di imperfezioni di mercato. Si derivavano poi le implicazioni macroeconomi-
che esaminando il comportamento ottimale degli agenti economici nel contesto delle imperfezioni
ipotizzate.
I principali temi emersi sono i seguenti. Il primo `e che la rigidit`a dei prezzi `e in parte il risultato
di problemi di coordinamento. Agenti che scelgono in maniera ottimale i prezzi in mercati non per-
fettamente concorrenziali possono trovare ottimo non cambiare (o cambiare infrequentemente) il
proprio prezzo, se anche gli altri produttori non cambiano i propri, in presenza di costi di aggiusta-
mento dei prezzi relativamente bassi. A livello macroeconomico ci`o implica che il prezzo aggregato
si aggiusta lentamente, che spostamenti della domanda aggregata abbiano un impatto rilevante
sulloutput e che loutput uttui in maniera pronunciata. Lanalisi dei problemi di coordinamento
e le rigidit`a nominali che ne risultano `e un tema gi`a presente, anche se in maniera vaga, nella
letterature keynesiana preesistente. La letteratura pi` u recente li ha analizzati, delineandone anche
i limiti, in maniera pi` u precisa.
Tuttavia, la presenza di rigidit`a nominali non riesce a fornire un quadro completo. Ad esempio,
se uttuazioni di domanda generano disoccupazione e essere occupati `e preferibile ad essere disoc-
cupati, `e necessario spiegare perche i lavoratori non accettano salari pi` u bassi allo scopo di trovare
lavoro. Il secondo tema emerso riguarda pertanto il fatto che il mercato dei beni e il mercato del
lavoro non sono descritti in maniera ecace dal paradigma della concorrenza perfetta. In partico-
lare, tali mercati reagiscono a shock di domanda con variazioni delle quantit`a maggiori (e variazioni
dei prezzi minori) rispetto a quanto implicato dai modelli con concorrenza perfetta. Nel mercato
del lavoro, ad esempio, variazioni della domanda di lavoro hanno eetti rilevanti sulloccupazione
ma non sul salario reale. Nel mercato dei beni, analogamente, le imprese reagiscono a shock di
domanda variando quasi esclusivamente le quantit`a prodotte e non i prezzi. Tale riluttanza ad
aggiustare i prezzi viene chiamata rigidit`a reale.
Nei modelli che vedremo di seguito le imperfezioni nominali riguardano losservabilit`a del prez-
zo aggregato in un contesto altrimenti perfettamente concorrenziale (sezione II.4.1); la presenza di
costi di aggiustamento dei prezzi a livello micro (sezione II.4.2) in presenza di concorrenza mono-
polistica in un contesto statico; lasincronicit`a nellaggiustamento dei prezzi (sezioni II.4.3 e II.4.5)
in presenza di concorrenza monopolistica in un contesto dinamico. Questi modelli permettono di
analizzare leetto dellinterazione tra rigidit`a nominali e rigidit`a reali.
La sezione II.5 si allontana in maniera pi` u marcata dal paradigma walrasiano e considera
contesti nei quali linterazione tra agenti economici si svolge in maniera decentralizzata. La presenza
di imperfezioni informative sulle caratteristiche degli individui e delle imprese richiede che gli agenti
economici debbano impiegare tempo e risorse per trovare una controparte adeguata e procedere
allattivit`a di scambio, che non quindi `e istantanea come in presenza del banditore walrasiano.
Tale attivit`a di ricerca produce esternalit`a analizzate nelle sezioni II.5.1 e II.5.3.
II.4.1 Il ruolo dellinformazione (Lucas, 1972)
Il modello di Lucas (1972) si basa sullidea che un produttore, quando osserva una variazione
del prezzo del bene che produce, non sa se questa `e dovuta ad una variazione dei prezzi relativi
oppure ad una variazione del livello aggregato dei prezzi. Nel primo caso `e ottimale variare la
quantit`a prodotta, mentre nel secondo caso no. Si vedr`a che la risposta ottimale del produttore `e
quella di attribuire parte della variazione del prezzo ad una variazione dei prezzi relativi e parte ad
5
Si noti che per ottenere una curva di oerta inclinata positivamente (eetti reali della politica monetaria)
`e essenziale che il mancato aggiustamento riguardi le variabili nominali. Nei modelli con imperfezioni reali la
dicotomia classica tra variabili nominali e reali vale.
II-23
II. Il ciclo economico
una variazione del livello aggregato dei prezzi. Di conseguenza, il produttore varier`a la quantit`a
prodotta anche nel caso in cui i prezzi relativi non varino. Questo fa s` che la curva di oerta
aggregata sia inclinata positivamente. Quando il livello aggregato dei prezzi aumenta, infatti,
ciascun produttore aumenta la propria produzione non sapendo che laumento del proprio prezzo
`e invece dovuto soltanto allincremento aggregato.
Di seguito si risolve il modello assumendo inizialmente informazione perfetta per poi passare al
caso con informazione imperfetta.
Informazione perfetta
Loerta
Nelleconomia si producono beni dierenti venduti su mercati dierenti. Il produttore del bene
i, chiamato Q
i
, utilizza la funzione di produzione
Q
i
= L
i
dove L
i
`e la quantit`a di lavoro svolto dallindividuo i. Il consumo C
i
dellindividuo `e dato dal
suo reddito reale, pari ai ricavi P
i
Q
i
diviso il livello aggregato dei prezzi P. La funzione di utilit`a
dellindividuo `e:
U
i
= C
i

i
con > 1. Il vincolo di bilancio dellindividuo `e:
C
i
=
P
i
L
i
P
dove si `e tenuto conto del fatto che Q
i
= L
i
. Di conseguenza lindividuo risolve il seguente problema
di massimizzazione:
max
L
i
P
i
L
i
P

1

i
(II.59)
dove la variabile di scelta `e la quantit`a di lavoro da svolgere. La condizione del primo ordine `e:
P
i
P
L
1
i
= 0 (II.60)
da cui:
L
i
=
_
P
i
P
_ 1
1
(II.61)
Esprimiamo lequazione (II.61) in logaritmi (per semplicit`a). Utilizzando le minuscole per indicare
le variabili espresse in logaritmi:
l
i
=
1
1
(p
i
p) (II.62)
Loerta di lavoro individuale e la quantit`a prodotta sono crescenti nel prezzo relativo.
La domanda
La domanda del bene i si assume che dipenda da tre fattori. Il reddito reale, il prezzo relativo
del bene i e uno shock casuale alle preferenze. Per semplicit`a anche la domanda `e log-lineare:
q
i
= y +z
i
(p
i
p) (II.63)
dove y `e il logaritmo del reddito reale, z
i
uno shock alla domanda del bene i e > 0 lelasticit`a
della domanda comune ad ogni bene. La media tra beni dello shock z
i
`e nulla, cio`e z
i
`e un puro
shock di domanda relativa. Inoltre,
y = q
i
(II.64)
p = p
i
(II.65)
II-24
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
Le equazioni (II.63)-(II.65) dicono che la domanda relativa di un bene aumenta allaumentare della
produzione totale (cio`e del reddito), al diminuire del suo prezzo relativo e quando subisce uno shock
positivo.
Inne la domanda aggregata:
y = mp (II.66)
Si tratta di una forma ridotta nella quale vi `e una relazione negativa tra output e prezzi. La
variabile m pu`o essere interpretata come un qualsiasi shock alla domanda aggregata.
Allo scopo di rendere trattabile il modello (nella parte in cui si assume informazione imperfetta)
si assume che sia lo shock aggregato m che gli shock idiosincratici z
i
si distribuiscano normalmente
con varianza V
m
e V
z
:
m N (E[m], V
m
) (II.67)
z
i
N (0, V
z
) (II.68)
Lequilibrio
In equilibrio la domanda e loerta di ogni bene i devono essere uguali. Utilizzando le equazioni
(II.62) e (II.63) si ottiene:
1
1
(p
i
p) = y +z
i
(p
i
p) (II.69)
il che implica che
p
i
=
1
1 +
(y +z
i
) +p (II.70)
Prendendo la media tra i beni si ottiene:
p =
1
1 +
y +p (II.71)
che implica che il valore di equilibrio di y `e:
y = 0 (II.72)
Questultima equazione e lequazione (II.66) implicano che:
m = p (II.73)
La moneta `e neutrale. Il livello delloutput non dipende dalla moneta e ogni incremento della
quantit`a di moneta si trasmette 1 a 1 sul livello dei prezzi. Il livello delloutput dipende solo da
fattori di oerta. Il fatto che y = 0 e quindi Y = 1 `e dovuto alla normalizzazione della disutilit`a
del lavoro utilizzando il fattore 1/.
Informazione imperfetta
Supponiamo adesso che i produttori osservino il prezzo del loro bene ma non il prezzo aggregato.
Essi, tuttavia, hanno unidea iniziale (prior) circa il livello del prezzo aggregato e utilizzano il
segnale oerto dal prezzo del bene che osservano per correggere (update) il prior.
Loerta
Si noti che:
p
i
= p + (p
i
p)
= p +r
i
(II.74)
e si assuma che r
i
`e una variabile casuale distribuita normalmente con media pari 0 e varianza V
r
:
r
i
N (0, V
r
) (II.75)
Questo modo di scrivere il prezzo individuale e lipotesi riguardo r
i
sottolineano il fatto che il
prezzo osservato p
i
fornisce informazioni sul prezzo aggregato (e quindi su quello relativo), ma
II-25
II. Il ciclo economico
linformazione non `e precisa (noisy signal ). Il termine r
i
rappresenta lo scostamento percentuale
del prezzo individuale rispetto al prezzo aggregato. Il segnale si assume che sia corretto, cio`e
E[r
i
] = 0, e quindi E[p
i
] = E[p]. Inoltre, assumiamo che anche p si distribuisca normalmente e sia
indipendente da r
i
:
6
p N (E[p], V
p
) (II.76)
Inne, poiche p
i
`e la somma di p e r
i
anche p
i
si distribuisce normalmente con media pari a E[p]
e varianza V
p
+V
r
.
Per risolvere in maniera semplice il modello, sono necessarie le seguenti ipotesi supplementari:
1. Certainty Equivalence. Lindividuo calcola il valore atteso di p dato p
i
e, sulla base di
questo, produce come se si trovasse in condizioni di certezza. Ci`o implica che:
l
i
=
1
1
(p
i
E [p | p
i
]) (II.77)
In questo modo si trascura leetto dellincertezza sulle decisioni (per rimuovere questa ipotesi
si veda lesercizio II.4.1).
2. Rational Expectations. In che modo lindividuo forma le sue aspettative su p dato p
i
?
Lucas assume che lindividuo abbia aspettative razionali, cio`e calcoli il vero valore atteso di
p dato p
i
, data la loro funzione di distribuzione congiunta.
Calcolo di E[p | p
i
]
Lipotesi di normalit`a consente di calcolare facilmente il valore atteso condizionato di p dato p
i
,
visto che `e noto che, quando la distribuzione congiunta di due variabili `e normale, il valore atteso
condizionato assume una forma funzionale lineare: E[p | p
i
] = +p
i
.
7
In particolare, nel caso in
cui p
i
sia pari a p pi` u una variabile casuale indipendente si ottiene:
E[p | p
i
] = E[p] +
V
p
V
r
+V
p
(p
i
E[p]) (II.78)
Interpretiamo lequazione (II.78). Questo `e un tipico problema di estrazione del segnale. Lindivi-
duo i osserva p
i
e ha unidea (un prior) riguardo il prezzo aggregato (di cui conosce la distribuzione).
Sulla base del valore di p
i
che osserva, lindividuo aggiuster`a la stima del prezzo aggregato. Le-
quazione (II.78) ci dice che lindividuo corregge la sua stima iniziale del prezzo aggregato sulla base
del valore osservato di p
i
e sulla base della variabilit`a relativa di r
i
e p. Se V
r
= 0, il segnale `e
estremamente preciso: `e in grado di informare con certezza sul livello del prezzo aggregato. Quindi
E[p | p
i
] = p
i
. Al contrario se V
r
il segnale non `e informativo (pure noise) e quindi la stima
iniziale non viene corretta: E[p | p
i
] = E[p].
Sostituendo lequazione (II.78) nella (II.77) si ottiene
l
i
=
1
1
V
r
V
r
+V
p
(p
i
E[p])
b (p
i
E[p]) (II.79)
e sommando per tutti i beni:
y = b (p E[p]) (II.80)
Lequazione (II.80) `e la curva di oerta di Lucas che dice che gli scostamenti delloutput rispetto
al livello naturale (che `e pari a zero in questa specicazione) dipendono dalle variazioni inattese
del livello dei prezzi. In altri termini la produzione aggregata `e dierente dal livello naturale solo
se il livello dei prezzi `e diverso dal livello atteso.
6
Lipotesi di normalit`a di p e r
i
, in realt`a, discende dallipotesi di normalit`a di m e z
i
(in eetti le distribuzioni
di p e r
i
sono endogene), e la sua validit` a sar` a vericata una volta risolto il modello.
7
Se due variabili x e y seguono una distribuzione bivariata normale (x, y) N

x
,
y
,
2
x
,
2
y
,

, le distribuzioni
condizionali sono normali:
f (y | x) = N

+ x,
2
y
(1
2
)

con =
y

x
e =

xy

2
x
. Quindi:
E [y | x] =
y
+

xy

2
x
[x
x
]
Nel nostro caso,
y
=
x
= E[p],
2
x
= V
r
+V
p
e
xy
= V
p
. Questultima uguaglianza `e dovuta al fatto p
i
= p +r
i
per cui Cov(p
i
, p) = Cov(p + r
i
, p) = V ar(p) + Cov(r
i
, p) = V ar(p) dato che r
i
e p sono indipendenti.
II-26
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
Lequilibrio
Unendo la curva di oerta (equazione (II.80)) con la domanda (equazione (II.66)) si ottiene
p =
1
1 +b
m+
b
1 +b
E[p] (II.81)
e quindi
y =
b
1 +b
m
b
1 +b
E[p] (II.82)
Dallequazione (II.81) si pu`o ottenere E[p]. Infatti lequazione (II.81) deve essere rispettata non
solo ex-post ma anche ex-ante, cio`e in termini attesi, per cui:
E[p] =
1
1 +b
E[m] +
b
1 +b
E[p]
E[p] = E[m] (II.83)
Sostituendo lequazione (II.83) nelle equazioni (II.81) e (II.82) (tenendo conto che m = E[m] +
(mE[m])):
p = E[m] +
1
1 +b
(mE[m]) (II.84)
y =
b
1 +b
(mE[m]) (II.85)
Le equazioni (II.84) e (II.85) sono le equazioni cruciali del modello. La componente osservata della
domanda aggregata E[m] ha eetto solo sui prezzi. La componente non osservata (mE[m]) ha
anche eetti reali.
Un incremento delloerta di moneta provoca uno spostamento della domanda aggregata. Gli
individui, per`o, non osservano lincremento delloerta di moneta e non sanno se attribuire lin-
cremento osservato del prezzo del bene i ad aumento del prezzo relativo p
i
p o ad un aumento
generalizzato dei prezzi che lascia i prezzi relativi invariati. Di conseguenza, in maniera ottimale,
ciascun produttore stimer`a che con una certa probabilit`a ci possa essere stato un aumento del
proprio prezzo relativo e aumenter`a la quantit`a prodotta.
Inne `e possibile calcolare anche V
r
e V
p
in funzione dei parametri del modello V
m
, V
z
e .
Lequazione (II.84) implica che V
p
= V
m
/(1 +b)
2
. Inoltre sostituendo la relazione y = b(p E[p])
nella (II.63) e riscrivendo la (II.79) come l
i
= b(p
i
p) +b(p E[p]) si ottiene il seguente sistema:
q
i
= b(p E[p]) +z
i
(p
i
p) (II.86)
l
i
= b(p
i
p) +b(p E[p]) (II.87)
da cui, tenendo conto che l
i
= q
i
si ottiene che p
i
p = z
i
/( +b), che implica che V
r
= V
z
/( +b)
2
.
Inne, utilizzando la denizione di b dellequazione (II.79) si ottiene la seguente espressione che
implicitamente denisce b:
b =
1
1
_
_
V
z
V
z
+
(+b)
2
(1+b)
2
V
m
_
_
Si noti che se = 1 si ottiene una soluzione in forma chiusa: b =
1
1
_
V
z
V
z
+V
m
_
.
Per ultimo, `e opportuno rilevare come il fatto che r
i
p
i
p = z
i
/( + b) e p = E[m] +
1
1+b
(mE[m]) implica che p e r
i
sono funzioni lineari delle variabili casuali normali e (indipendenti
tra loro) m e z
i
e quindi sono anchesse normali e indipendenti come ipotizzato per risolvere il
modello.
La curva di Phillips e la critica di Lucas
Nel modello di Lucas realizzazioni di m inaspettatamente alte (e.g. incrementi inaspettati dellof-
ferta di moneta) provocano un incremento sia delloutput che dellinazione. Per vedere perche, si
supponga che m sia un random walk con un drift:
m
t
= m
t1
+c +u
t
(II.88)
II-27
II. Il ciclo economico
dove u
t
`e un disturbo white noise. Lequazione (II.88) implica che E[m
t
] = m
t1
+ c e che la
componente non osservata `e m
t
E[m
t
] = u
t
. Di conseguenza:
p
t
= m
t1
+c +
1
1 +b
u
t
(II.89)
y
t
=
b
1 +b
u
t
(II.90)
Lequazione (II.89) implica che p
t1
= m
t2
+c+
1
1+b
u
t1
e quindi il tasso di inazione
t
= p
t
p
t1
`e:

t
= m
t1
m
t2
+
1
1 +b
(u
t
u
t1
)
= c +
1
1 +b
u
t
+
b
1 +b
u
t1
(II.91)
Si noti che E(
t
) = c. Dato c, che rappresenta il regime di policy, esiste una relazione positiva tra
output e inazione. Infatti, il fatto che u
t
entri positivamente sia nellequazione (II.90) che nelle-
quazione (II.91) vuol dire che, dato c, un incremento non atteso (del tasso di crescita) delloerta
di moneta genera un incremento sia delloutput che dellinazione. Quindi, dato un certo regime
di policy, `e possibile trovare nei dati una relazione positiva tra output e inazione. Pu`o questa
relazione positiva essere sfruttata per aumentare in maniera permanente loutput? Il modello ci
dice che non `e possibile. Un incremento permanente dellinazione (un incremento di c) non ha
eetto permanente sulloutput: la curva di Phillips sparisce se il policy-maker cerca di utilizzarla
per scopi di politica economica. Infatti, una volta che lincremento dellinazione (il policy change)
diviene pubblico, lincremento non osservato diviene nuovamente nullo. E quindi loutput ritorna
al livello naturale.
Questo modello mette in luce limportanza delle aspettative e il fatto che non `e possibile utiliz-
zare la correlazione esistente tra due variabili dato un certo regime di policy per valutare leetto
di una variazione della policy. Questa `e una applicazione della critica di Lucas (Lucas, 1976).
In altri termini, la critica di Lucas aerma che `e importante tenere presente il ruolo delle
aspettative e che variazioni della politica economica possono generare variazioni delle aspettative
che le neutralizzano (e.g. se si prevede un incremento dellinazione si chieder`a, poniamo, un salario
nominale pi` u alto che neutralizzi lincremento dei prezzi). Di conseguenza, non `e possibile utilizzare
modelli econometrici che stimano forme ridotte (cio`e che non stimano i parametri strutturali del
modello) allo scopo di valutare limpatto di variazioni di politica economica.
Limiti del modello di Lucas
Il modello di Lucas illustra un canale attraverso il quale variazioni di domanda possono avere un
eetto sulloutput. Punti deboli:
Nel modello le uttuazioni derivano dalle variazioni delloerta di lavoro causate dalle va-
riazioni percepite dei beneci derivanti dal lavorare (come nella teoria del ciclo reale). Il
problema `e che questo, come visto, richiede una elasticit`a delloerta di lavoro elevata (pi` u
di quanto empiricamente plausibile).
Lipotesi di informazione imperfetta riguarda il livello aggregato dei prezzi, una variabile
generalmente nota nelle economie moderne o comunque acquisibile facilmente.
Esercizio II.4.1 Si consideri il problema di scelta di un individuo che non osserva il prezzo relativo
P
i
/P del bene che produce. In questo esercizio, diversamente dal modello di Lucas nel quale si
assume che lindividuo, dato il valore atteso condizionato E[P|P
i
], si comporta come se si trovasse
in condizioni di certezza (ipotesi di equivalenza di certezza), ipotizziamo che lindividuo scelga L
i
per massimizzare il valore atteso condizionato dellutilit`a U
i
, con U
i
= P
i
L
i
/P 1/L

i
.
1. Si scrivano le condizioni del primo ordine per L
i
in modo da ottenere unespressione di L
i
in
funzione di E[(P
i
/P)|P
i
]. Si prendano i logaritmi di questa espressione in modo da ottenere
unespressione per l
i
.
II-28
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
2. In questo caso, loerta di lavoro `e maggiore o minore rispetto al caso di equivalenza di
certezza? (Suggerimento: utilizzando lineguaglianza di Jensen, si comparino E[ln(P
i
/P)|P
i
]
e ln(E[(P
i
/P)|P
i
])).
3. Si supponga, come nel modello di Lucas, che ln(P
i
/P) = E[ln(P
i
/P)|P
i
] + u
i
dove u
i
`e
una variabile casuale distribuita normalmente con media zero e varianza indipendente da
P
i
. Si mostri che questo implica che ln(E[(P
i
/P)|P
i
]) = E[ln(P
i
/P)|P
i
] + C dove C `e una
costante indipendente da P
i
. (Suggerimento: si noti che P
i
/P = exp{E[ln(P
i
/P)|P
i
]} exp(u
i
)
e si mostri che questo implica che l
i
dierisce dal caso di equivalenza di certezza (in cui
l
i
=
1
1
(p
i
E[p|p
i
])) solo per una costante.)
II.4.2 Concorrenza monopolistica e menu costs (Blanchard e Kiyotaki,
1987)
Uno dei problemi del modello di Lucas (1972) (comune anche al modello di Fischer (1977) che
vedremo nella sezione II.4.3) riguarda il fatto che le imperfezioni ipotizzate potrebbero essere
rimosse arontando costi relativamente limitati. Di conseguenza, anche le rigidit`a nominali
generate a livello macroeconomico da tali imperfezioni abbiano un ruolo rilevante nello spiegare
le uttuazioni economiche, `e necessario che piccole imperfezioni a livello microeconomico generino
rigidit`a nominali quantitativamente rilevanti a livello macroeconomico. Pu`o un costo piccolo, quale
per esempio quello per un ristorante di ristampare il proprio men` u per aggiornare i prezzi, generare
rigidit`a rilevanti a livello macroeconomico?
A questo problema `e dedicata la letteratura che analizza il ruolo degli small menu costs, tra cui
(Mankiw (1985); Akerlof & Yellen (1985); Blanchard & Kiyotaki (1987)). Di seguito si analizza,
in un certo dettaglio, questultimo lavoro.
Le imprese
Leconomia `e composta da m imprese e n individui. Ciascuna impresa produce un bene dierenzia-
to, sostituto imperfetto dei beni prodotti dalle altre imprese. Ciascun individuo, a sua volta, ore
servizi lavorativi dierenziati, sostituti imperfetti dei servizi lavorativi oerti da altri individui.
Sia le imprese che i lavoratori godono quindi di rendite monopolistiche.
Ciascuna impresa i, per i = 1, ..., m ha a disposizione la seguente tecnologia di produzione:
Y
i
=
_
_
n

j=1
N
1

ij
_
_

1
1

(II.92)
dove Y
i
`e loutput dellimpresa i e N
ij
`e la quantit`a di lavoro di tipo j (oerto dallindividuo j) usato
nella produzione delloutput Y
i
. Vi sono n tipi di lavoro (oerti dagli n individui) che seguono
lindice j = 1, ..., n. La funzione di produzione `e una CES in cui gli input entrano in maniera
simmetrica. I parametri chiave della funzione di produzione CES sono > 1, che rappresenta
lelasticit` a di sostituzione degli input nellattivit`a produttiva, e 1 0 che rappresenta lelasticit`a
del costo marginale rispetto alloutput.
Ciascuna impresa massimizza i protti che, in termini nominali, possono essere espressi come
segue:
V
i
= P
i
Y
i

j=1
W
j
N
ij
(II.93)
dove P
i
rappresenta il prezzo del bene prodotto dallimpresa i e W
j
rappresenta il salario nominale
pagato per ottenere i servizi lavorativi dellindividuo j. Limpresa massimizza i protti (II.93)
sotto il vincolo tecnologico (II.92) scegliendo il prezzo P
i
(e la quantit`a Y
i
) del proprio bene,
nonche le quantit`a di lavoro N
ij
per j = 1, ..., n, prendendo come dati i prezzi delle altre imprese
(e quindi lindice aggregato dei prezzi se m `e abbastanza grande) e i salari. Inoltre, ciascuna
impresa i fronteggia una domanda del proprio bene inclinata negativamente, che sar`a derivata dal
comportamento ottimizzante degli individui.
Si risolve il modello assumendo inizialmente lassenza dei costi men` u che verrano introdotti nel
paragrafo II.4.2.
II-29
II. Il ciclo economico
Gli individui
Vi sono n individui indicati con j = 1, ..., n. Lindividuo j ore servizi lavorativi di tipo j e ha una
funzione di utilit`a:
U
j
=
_
m
1
1
C
j
_

_
M

j
P
_
1
N

j
(II.94)
dove
C
j
=
_
m

i=1
C
1

ij
_
1
(II.95)
e
P =
_
1
m
m

i=1
P
1
i
_ 1
1
(II.96)
Il primo termine della funzione di utilit`a (II.94) rappresenta lutilit`a che lindividuo j deriva dal
consumo del paniere denito dallequazione (II.95), nella quale il termine C
ij
rappresenta il con-
sumo del bene prodotto dallimpresa i. Il paniere di consumo C
j
risulta dallaggregazione dei
termini C
ij
, attraverso una funzione CES nella quale > 1 rappresenta lelasticit`a di sostituzione
tra beni nellutilit`a. La costante m

1
`e una innocua normalizzazione necessaria a rendere lutilit`a
marginale del consumo (ottimamente scelto) indipendente dal numero di beni m.
Il secondo termine della funzione di utilit`a (II.94) rappresenta lutilit`a che lindividuo j deriva
dal possesso di saldi monetari reali. I saldi nominali M

j
sono deazionati usando lindice aggregato
dei prezzi P denito nellequazione (II.96) come una media (di potenza) dei prezzi P
i
.
Il terzo termine della funzione di utilit`a (II.94) rappresenta la disutilit`a che lindividuo j deriva
dallorire un ammontare di lavoro N
j
. Il termine 1 0 rappresenta lelasticit`a della disutilit`a
marginale del lavoro.
Gli individui massimizzano lutilit`a sotto il vincolo di bilancio, prendendo come dati i prezzi
dei beni e i salari degli altri lavoratori (e quindi il salario aggregato se n `e abbastanza grande).
Si noti che il lavoratore j, godendo di potere di mercato nelloerta dei servizi lavorativi di tipo
j, non prende come dato il proprio salario W
j
: lo sceglie sapendo di avere di fronte una curva di
domanda di lavoro del tipo j inclinata negativamente (derivata dal comportamento ottimizzante
delle imprese). Il vincolo di bilancio `e il seguente:
m

i=1
P
i
C
ij
+M

j
= W
j
N
j
+M
j
+
m

i=1
V
ij
(II.97)
dove M
j
rappresenta la dotazione iniziale di moneta e V
ij
la quota di protti dellimpresa i che
spetta allindividuo j.
A questo punto possiamo derivare la domanda da parte dellindividuo j di ciascun bene i.
Sommando per tutti gli individui otteniamo la domanda aggregata del bene i. Sommando per
tutti i beni otteniamo la domanda aggregata di beni.
Analogamente, possiamo derivare la domanda di lavoro da parte dellimpresa i del lavoro di
tipo j. Sommando per tutte le imprese otteniamo la domanda di lavoro aggregata del lavoro di
tipo j. Sommando per tutti i tipi di lavoro otteniamo la domanda di lavoro aggregata.
Successivamente, possiamo derivare i prezzi scelti da ciascuna imprese i e i salari scelti da
ciascun lavoratore j.
La domanda di beni
Si consideri innanzitutto la domanda del bene i da parte dellindividuo j, Tale domanda `e il
risultato della scelta ottimale della composizione del paniere di consumo C
j
, per un dato livello di
II-30
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
ricchezza totale I
j
. Lindividuo j massimizza la seguente funzione:
max
{C
ij
}
m
i=1
,M

j
=
_
m

i=1
C
1

ij
_

1
m

1
_
M

j
P
_
1
s.t.
m

i=1
P
i
C
ij
+M

j
= I
j
Il problema pu`o essere riscritto come segue:
max
{C
ij
}
m
i=1

j
=
_
m

i=1
C
1

ij
_

1
m

1
_
I
j

m
i=1
P
i
C
ij
P
_
1
La condizione del primo ordine rispetto a C
ij
implica che
0 =

1
_
m

i=1
C
1

ij
_

1
1
1

C
1

1
ij
m

1
_
M

j
P
_
1

(1 )
_
M

j
P
_

P
i
P
_
m

i=1
C
1

ij
_

1
m

1
da cui dividendo ambo i lati per
_

m
i=1
C
1

ij
_

1
m

1
_
M

j
P
_

1
P
si ottiene

_
m

i=1
C
1

ij
_
1
C
1

1
ij
M

j
= (1 ) P
i

C
1

ij

m
i=1
C
1

ij
M

j
= (1 ) P
i
C
ij
(II.98)
sommando per i:

m
i=1
C
1

ij

m
i=1
C
1

ij
M

j
= (1 )
m

i=1
P
i
C
ij
e poiche

m
i=1
P
i
C
ij
= I
j
M

j
:
M

j
= (1 ) I
j
(1 ) M

j
M

j
= (1 ) I
j
(II.99)
Lequazione (II.99) rappresenta la domanda di saldi monetari nominali.
Usando lequazione (II.99) e sostituendola nellequazione (II.98) si ottiene:

C
1

ij

m
i=1
C
1

ij
(1 ) I
j
= (1 ) P
i
C
ij
(II.100)

m
i=1
C
1

ij

m
i=1
C
1

ij
I
j
=
m

i=1
P
i
C
ij
che, ovviamente, implica che
m

i=1
P
i
C
ij
= I
j
II-31
II. Il ciclo economico
Inoltre, elevando lequazione (II.100) a 1 e sommando per i si ottiene:
(I
j
)
1

m
i=1
C
1

ij
_

m
i=1
C
1

ij
_
1
=
m

i=1
P
1
i
(I
j
)
1
_
m

i=1
C
1

ij
_

=
m

i=1
P
1
i
1
m
(I
j
)
1
_
m

i=1
C
1

ij
_

=
1
m
m

i=1
P
1
i
Elevando a
1
1
:
_
1
m
_ 1
1
I
j
_
m

i=1
C
1

ij
_
1
=
_
1
m
m

i=1
P
1
i
_ 1
1
Denendo lindice aggregato dei prezzi P come segue:
P
_
1
m
m

i=1
P
1
i
_ 1
1
e ricordando che C
j
=
_

m
i=1
C
1

ij
_

1
, si ottiene che
I
j
= C
j
Pm
1
1
(II.101)
e
C
j
=
_
m

i=1
C
1

ij
_
1
=
I
j
Pm
1
1
(II.102)
da cui utilizzando lequazione (II.98) e lequazione (II.101) si ottiene:

ij

m
i=1
C
1

ij
I
j
= P
i
C

ij
I
j
= P
i
m

i=1
C
1

ij
C

ij
I
j
= P
i
_
I
j
Pm
1
1
_
1

ij
= P
i
_
I
j
Pm
1
1
_
1
1

(I
j
)
1
C

ij
=
P
i
P
_
I
j
mP
_

Da cui
C
ij
=
_
P
i
P
_

I
j
mP
(II.103)
che rappresenta la domanda del bene i da parte dellindividuo j.
Utilizzando le equazioni (II.102) e (II.99) si ottiene la funzione di utilit`a indiretta:

j
= C

j
m

1
_
M

j
P
_
1
=
=
_
I
j
Pm
1
1
_

1
_
(1 ) I
j
P
_
1
=
=

(1 )
1
I
j
P
(II.104)
II-32
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
Aggregazione La domanda aggregata del bene i si ottiene sommando lequazione (II.103) per
j:
Y
i
=
n

j=1
_
P
i
P
_

I
j
mP
=
_
P
i
P
_

1
mP
n

j=1
I
j
e dato che I
j
=

m
i=1
P
i
C
ij
,
Y
i
=
_
P
i
P
_

1
mP
n

j=1
m

i=1
P
i
C
ij
Essendo la domanda aggregata pari alla spesa reale aggregata Y =

n
j=1

m
i=1
P
i
C
ij
P
, si ottiene:
Y
i
=
_
P
i
P
_

Y
m
(II.105)
Si noti che la domanda aggregata pu`o anche essere espressa come funzione decrescente dei saldi
monetari reali desiderati. Infatti dato che M

j
= (1 ) I
j
, si ha che
Y
i
=
n

j=1
_
P
i
P
_

I
j
mP
=
n

j=1
_
P
i
P
_

1
M

j
mP
Y
i
=
_
P
i
P
_

1
M

mP
dove M

n
j=1
M

j
, da cui
Y =
m

i=1
Y
i
=

1
M

mP
m

i=1
_
P
i
P
_

e utilizzando lequazione (II.105)


Y =

1
M

mP
m

i=1
_
P
i
P
_

=

1
M

mP
m

i=1
Y
i
Y
m
da cui essendo

m
i=1
Y
i
Y
=
Y
Y
= 1,
Y =

1
M

P
(II.106)
Lequazione (II.106) rappresenta la classica funzione di domanda aggregata inclinata negativamente
rispetto al prezzo aggregato.
La domanda di lavoro
La domanda di lavoro si ottiene massimizzando i protti delle imprese. Procediamo in due fasi.
Prima lasciamo che le imprese scelgano la quantit`a di lavoro che minimizza i costi. Tale procedi-
mento ci consente di ottenere la domanda di lavoro, per ogni tipo di lavoro j. Successivamente,
data la domanda di lavoro, lasceremo che ciascuna impresa i scelga il prezzo del bene i.
II-33
II. Il ciclo economico
In questa fase, quindi, ciascuna impresa i, dati i salari e loutput Y
i
sceglie la quantit`a di lavoro
N
j
che minimizza la seguente funziona di costo:
min
N
j
n

j=1
W
j
N
ij
s.t.
Y
i
=
_
_
n

j=1
N
1

ij
_
_

1
1

Il lagrangiano `e:
L =
n

j=1
W
j
N
ij

_

_
_
_
n

j=1
N
1

ij
_
_

1
1

Y
i
_

_
La condizione del primo ordine rispetto a N
j
`e la seguente:
W
j


1
1

_
_
n

j=1
N
1

ij
_
_

1
1

1
1

N
1

1
ij
= 0 (II.107)
da cui, elevando a 1 ,
_

W
j

_
1
=
_
_
n

j=1
N
1

ij
_
_
(1)

N
1

ij
Ricordando che Y
i
=
_

n
j=1
N
1

ij
_

1
1

, sommando per j e dividendo per n si ottiene


1
n
_

_
1
n

j=1
W
1
j
=
1
n
Y
1
i
_
_
n

j=1
N
1

ij
_
_
1
n

j=1
N
1

ij
1
n
_

_
1
n

j=1
W
1
j
=
1
n
Y
1
i
_
_
n

j=1
N
1

ij
_
_

Elevando a
1
1
:

_
_
1
n
n

j=1
W
1
j
_
_
1
1
=
_
1
n
_ 1
1
Y
i
_
_
n

j=1
N
1

ij
_
_

1
Denendo il salario aggregato come segue:
W =
_
_
1
n
n

j=1
W
1
j
_
_
1
1
(II.108)
Ricordando
_

n
j=1
N
1

ij
_

1
= Y

i
, si ottiene

W =
_
1
n
_ 1
1
Y
1
i
= n
1
1
WY
1
i
II-34
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
Utilizzando lequazione qui sopra, lequazione (II.107) pu`o essere riscritta come segue:
W
j
= n
1
1
WY
1
i
_

n
j=1
N
1

ij
_

1
1

n
j=1
N
1

ij
_ N

ij
W
j
= n
1
1
WY
1
i
Y
i
_

n
j=1
N
1

ij
_N

ij
(II.109)
W
j
= n
1
1
W
Y

i
Y

i
N

ij
W
j
= n
1
1
WY
(1
1

)
i
N

ij
W
j
= n
1
1
WY

i
N

ij
da cui
N

ij
=
W
j
W
n
1
1
Y

i
N
ij
=
_
W
j
W
_

n

1
Y

i
(II.110)
Lequazione (II.110) rappresenta la domanda di lavoro del tipo j da parte dellimpresa i.
Si noti che lequazione (II.110) implica che il costo del lavoro di tipo j `e:
W
j
N
ij
= W
j
_
W
j
W
_

n

1
Y

i
e pertanto il costo del lavoro totale dellimpresa i `e:
n

j=1
W
j
N
ij
=
_
1
W
_

n

1
Y

i
n

j=1
W
1
j
=
_
1
W
_

n

1
Y

i
n
_
_
1
n
n

j=1
W
1
j
_
_
= W

n
1
1
Y

i
W
1
da cui
n

j=1
W
j
N
ij
= Wn
1
1
Y

i
(II.111)
Lequazione (II.111) rappresenta la funzione di costo dellimpresa i.
Sommando per tutte le imprese si ottiene:
m

i=1
n

j=1
W
j
N
ij
= Wn
1
1
m

i=1
Y

i
Si noti che denendo la domanda di lavoro aggregata come segue, N

m
i=1

n
j=1
W
j
N
ij
W
, si ottiene
la seguente relazione:
N = n
1
1
m

i=1
Y

i
(II.112)
II-35
II. Il ciclo economico
Aggregazione La domanda aggregata di lavoro di tipo j `e:
N
j
=
m

i=1
N
ij
=
m

i=1
_
W
j
W
_

n

1
Y

i
=
_
W
j
W
_

n

1
m

i=1
Y

i
Usando lequazione (II.112) si ottiene la domanda di lavoro aggregata del tipo j.
N
j
=
_
W
j
W
_

n

1
N
n
1
1
=
_
W
j
W
_

N
n
(II.113)
Prezzi e salari
Prezzi Dati il livello dellindice aggregato dei prezzi e i salari, ciascuna impresa i sceglie il prezzo
P
i
, tenendo conto dei vincoli dati dalla funzione di costo (II.111) e dalla domanda del bene i
(II.105). Limpresa i massimizza:
max
P
i
,Y
i
V
i
= P
i
Y
i

j=1
W
j
N
ij
s.t.
n

j=1
W
j
N
ij
= Wn
1
1
Y

i
Y
i
=
_
P
i
P
_

Y
m
Il problema pu`o essere riscritto come segue:
max
P
i
V
i
= P
i
_
P
i
P
_

Y
m
Wn
1
1
_
_
P
i
P
_

Y
m
_

La condizione del primo ordine rispetto a P


i
implica che:
(1 )
_
P
i
P
_

Y
m
+Wn
1
1
P
1
i
_
1
P
_

_
Y
m
_

= 0
(1 )
_
P
i
P
_

Y
m
_
1

1
Wn
1
1
P
1+
i
_
1
P
_
+
_
Y
m
_
1
_
= 0
da cui
P
(1)+1
i
=

1
W
P
n
1
1

_
1
P
_
++1
_
Y
m
_
1
_
P
i
P
_
(1)+1
=

1
n
1
1
m
1
W
P
Y
1
P
i
P
=
_

1
n
1
1
m
1
W
P
Y
1
_ 1
(1)+1
(II.114)
Il prezzo relativo `e pari a

1
volte il costo marginale.
Salari Dati i prezzi il livello dellindice aggregato dei salari, ogni individuo sceglie il salario
e la quantit`a di lavoro da orire (interpretazione: ciascun j pu`o essere interpretato come un
II-36
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
sindacato, che data la domanda di lavoro, sceglie il salario che massimizza lutilit`a dei suoi membri).
Lindividuo j risolve il seguente problema vincolato:
max
W
j
,N
j
U
j
=

(1 )
1
I
j
P
N

j
s.t.
N
j
=
_
W
j
W
_

N
n
I
i
= W
j
N
j
+M
j
+
m

i=1
V
ij
che, denendo =

(1 ) pu`o essere riscritto


max
W
j
U
j
=
W
j
_
W
j
W
_

N
n
+M
j
+

m
i=1
V
ij
P

_
W
j
W
_

_
N
n
_

Condizione del primo ordine rispetto a W


j
:

P
(1 )
_
W
j
W
_

N
n
+W
1
j
W

_
N
n
_

= 0

P
(1 )
_
W
j
W
_

N
n
_
1

1

PW
1+
j
W

_
N
n
_
1
_
= 0
che implica che
W
(1)+1
j
=

1

P
W
W
(1)+1
_
N
n
_
1
_
W
j
W
_
(1)+1
=

1

n
1
P
W
N
1
da cui
W
j
W
=
_

1

n
1
P
W
N
1
_ 1
(1)+1
(II.115)
Il salario relativo `e pari a

1
volte la disutilit`a marginale del lavoro.
Equilibrio simmetrico
Prima di procedere alla discussione dellequilibrio simmetrico si noti che in equilibrio i saldi nominali
desiderati devono essere pari a quelli eettivi, M = M

da cui, utilizzando lequazione (II.106) si


ottiene:
Y =

1
M
P
Utilizzando le equazioni (II.112) e (II.105) si ottiene N = n
1
1
_
Y
m
_

m
i=1
_
P
i
P
_

. Questultima
relazione, in un equilibrio simmetrico nel quale P
i
= P per ogni i diventa:
N =
_
n
1
1
m

_
Y

(II.116)
Utilizzando questa relazione e la domanda di lavoro (II.113) si ottiene:
N
j
=
_
n

1
m

_
_
W
j
W
_

II-37
II. Il ciclo economico
Inne, utilizzando le equazioni (II.115) e (II.116) si ottiene il salario relativo in funzione delloutput
e del salario reale:
W
j
W
=
_

1

n
1
P
W
__
n
1
1
m

_
Y

_
1
_ 1
(1)+1
=
_

1

n
(1)
1
m
(1)
P
W
Y
(1)
_ 1
(1)+1
Un equilibrio simmetrico `e caratterizzato dalle relazioni che analizziamo di seguito (le costanti
non rilevanti dal punto di vista economico saranno indicate con le lettera K).
Domanda aggregata:
Y =

1
M
P
= k
M
P
Questa relazione deriva dal fatto che gli individui desiderano detenere una quota di reddito sotto
forma di saldi monetari reali. Aggregando e utilizzando la condizione di equilibrio si ottiene
lequazione sopra riportata.
Domanda del bene i e del lavoro di tipo j:
Y
i
= K
c
Y
_
P
i
P
_

N
j
= K
n
Y

_
W
j
W
_

per i = 1, ..., m e j = 1, ..., n. La domanda di ciascun bene (relativa alla domanda aggregata) `e
una funzione del prezzo relativo con elasticit`a (). La domanda di lavoro di ciascun tipo `e una
domanda di lavoro derivata che dipende dalla domanda di beni, oltre che dal rapporto tra il salario
di ciascun tipo e lindice aggregato del salario.
Equazione del prezzo:
P
i
P
=
_

1
K
p
W
P
Y
1
_ 1
(1)+1
(II.117)
Dato lindice aggregato dei prezzi P, ciascuna impresa `e monopolista e decide il prezzo relativo
P
i
/P. Un incremento del salario reale W/P trasla la curva del costo marginale verso lalto gene-
rando un incremento del prezzo relativo. Inoltre, un incremento della domanda aggregata trasla la
curva di domanda di ogni bene verso lalto. Quindi, se limpresa opera con rendimenti decrescenti
( > 1), il costo marginale e il prezzo relativo aumentano. Se = 1, spostamenti della domanda
aggregata non hanno alcun eetto sul prezzo relativo.
Equazione del salario:
W
j
W
=
_

1

K
w
P
W
Y
(1)
_ 1
(1)+1
(II.118)
Questa relazione deriva dal comportamento massimizzante dellindividuo che, dopo aver scelto
la composizione ottima del paniere di consumo dato il reddito, sceglie la quantit`a di lavoro da
orire e il salario nominale. Loerta di lavoro dipende dal salario reale del proprio tipo W
j
/P che
pu`o essere scritto come (W
j
/W) (W/P). Un incremento del salario reale aggregato W/P genera
un incremento delloerta di lavoro e quindi un decremento del salario relativo (W
j
/W). Un
incremento della domanda aggregata genera un incremento del salario relativo (W
j
/W) se > 1,
cio`e se la disutilit`a marginale del lavoro `e crescente. Se `e costante ( = 1) i lavoratori, in risposta
ad un incremento della domanda di lavoro causato da un incremento della domanda aggregata,
sono disposti ad orire pi` u lavoro allo stesso salario relativo.
II-38
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
Figura II.7: Equilibrio nel modello di Blanchard & Kiyotaki (1987)
Discussione In un equilibrio simmetrico W
j
= W per ogni j e P
i
= P per ogni i, quindi le
equazioni (II.117) e (II.118) implicano che:
P
W
=

1
K
p
Y
1
(II.119)
W
P
=

1
K
w
Y
(1)
(II.120)
Lequazione (II.119) deriva dal comportamento delle imprese e illustra il fatto che il rapporto tra
prezzo e salario `e crescente nel livello di output se vi sono rendimenti decrescenti ( > 1) (ovvero
il salario reale derivante dal comportamento ottimizzante delle imprese `e decrescente nel livello di
output). Lequazione (II.120) deriva dal comportamento degli individui e illustra il fatto che se
> 1, cio`e se la disutilit`a marginale del lavoro `e crescente, un incremento del livello delloutput,
che a sua volta genera un incremento della domanda di lavoro, richiede un incremento del salario.
Se la disutilit`a marginale del lavoro `e costante, la curva di oerta di lavoro `e innitamente elastica
(orizzontale) a un livello costante del salario reale
W
P
=

1
K
w
.
Lequilibrio pu`o essere caratterizzato gracamente (gura II.7), rappresentando le equazioni
(II.119) e (II.120) nel piano
_
log
W
P
_
(log Y ). Entrambe le equazioni (II.119) e (II.120) sono
log-lineari. La prima `e decrescente e la seconda crescente con pendenza, rispettivamente ( 1)
e ( 1). Lintersezione determina loutput di equilibrio, dato il quale `e possibile ottenere il
livello di saldi monetari reali utilizzando la funzione di domanda. Inne, dato M, si ottiene il
prezzo aggregato P.
Alternativamente, eliminando il salario W dalle equazioni (II.119) e (II.120) si ottiene una
curva di oerta aggregata verticale:
1

(1/K
p
) Y
1
=

1
K
w
Y
(1)
Y
1(1)
=

1

1
K
p
K
w
Y
1
=

1

1
K
p
K
w
Y

=
_
1

1
K
p
K
w
_ 1
1
(II.121)
II-39
II. Il ciclo economico
Figura II.8: Equilibrio di concorrenza perfetta e imperfetta nel modello di Blanchard & Kiyotaki
(1987)
Dato Y

, la funzione di domanda identica i saldi monetari reali di equilibrio:


M
P
= Y

. Essendo
la curva di oerta aggregata verticale, shock di domanda non hanno eetti reali.
Un caso particolare: = 1 Se = 1, il salario reale `e costante (si veda lequazione (II.120)).
Quindi il prezzo relativo, usando lequazione (II.117) `e pari a:
P
i
P
=
_

1
K
p

1
K
w
Y
1
_ 1
(1)+1
e dato che Y = k
M
P
, si ha che:
P
i
P
= k

_
M
P
_
1
(1)+1
Inecienza ed esternalit`a
Concorrenza perfetta e imperfetta Lequilibrio ottenuto con concorrenza monopolistica `e
ineciente. Il livello delloutput in un equilibrio di concorrenza perfetta nel quale sia le imprese
che gli individui prendono sono price-takers `e infatti maggiore (gura II.8).
In concorrenza perfetta, le formule che descrivono i prezzi e salari sono identiche a quelle che si
ottengono con concorrenza monopolistica, eccetto che sia

1
che

1
, sono pari a 1 (cio`e e
). La spiegazione `e semplice:

1
`e lo scarto del prezzo (relativo) dal costo marginale e

1
`e lo scarto del salario (relativo) dalla disutilit`a marginale del lavoro. Nel caso competitivo i prezzi
sono pari ai costi marginali e i salari alla disutilit`a marginale del lavoro. In concorrenza perfetta
loutput e loccupazione sono maggiori, i prezzi inferiori (e pertanto i saldi reali maggiori). Leetto
sul salario reale `e ambiguo, come si rileva dalla gura II.8. Loutput di equilibrio in concorrenza
perfetta `e
Y

cp
= (K
p
K
w
)
1
1
II-40
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
e il rapporto tra output di concorrenza monopolistica e output di concorrenza perfetta `e:
Y

cp
=
_
1

_ 1
1
< 1
`e crescente in e in .
Esternalit`a generate dalla domanda aggregata In presenza di potere di monopolio loutput
e loccupazione sono troppo bassi. La ragione risiede nella presenza di unesternalit`a generata
dalla domanda aggregata. Nellequilibrio con concorrenza monopolistica, nessuno ha incentivo ad
abbassare il prezzo (o il salario) ssato e aumentare la quantit`a prodotta, dati i prezzi (e i salari)
degli altri produttori (e lavoratori). Si immagini per`o che tutti i produttori abbassino i prezzi
contemporaneamente. Questa variazione farebbe aumentare i saldi monetari reali e la domanda
aggregata. Se lincremento della domanda viene soddisfatto, pur restando i prezzi relativi invariati,
si ha un incremento delloutput che riduce linecienza e genera un incremento del welfare.
Pi` u rigorosamente, si consideri una variazione proporzionale dei prezzi e dei salari (dP
i
/P
i
) =
(dW
j
/W
j
) per ogni i e j, che lasci i prezzi relativi invariati.
Qual `e limpatto di una tale variazione sul valore delle imprese? Dato loutput e il livello
delloccupazione, il valore dellimpresa non varia. Tuttavia, la diminuzione del livello dei prezzi
genera un incremento dei saldi monetari reali e della domanda aggregata che, a sua volta, sposta
la curva di domanda di ogni bene verso lesterno e fa aumentare i protti. In presenza di potere
di mercato, un incremento (soddisfatto) della domanda per un dato prezzo relativo genera un
incremento dei protti perche il prezzo `e maggiore del costo marginale.
Qual `e invece limpatto sullutilit`a degli individui? Lutilit`a (indiretta) `e la somma di tre
termini:
U
j
=
_
I
j
P
_
N

j
=
_

_
W
j
P
_
N
j
N

j
_
+
m

i=1
V
ij
+
_
M
j
P
_
Il secondo termine rappresenta la somma della quota dei protti delle imprese spettanti allindivi-
duo j i quali, come abbiamo appena visto, aumentano.
Il primo termine `e il surplus derivante dallorire un ammontare di servizi lavorativi pari a N
j
.
Per un dato ammontare oerto N
j
, tale surplus non varia (dato che la variazione proporzionale
di prezzi e salari lascia il salario reale invariato). Tuttavia, lincremento delle domanda aggregata
e delloccupazione implica che N
j
aumenta e, dato che il salario reale `e maggiore della disutilit`a
marginale del lavoro, il surplus del lavoratore aumenta.
Inne, il terzo termine `e dato dai saldi monetari reali, che aumentano dato che P diminuisce.
Quindi lutilit`a degli individui aumenta.
La presenza di una esternalit`a generata dalla domanda aggregata implica che la perdita di
benessere dovuta alla presenza di rendite monopolistiche `e amplicata dagli eetti di equilibrio
generale. Per essere pi` u chiari, `e sempre vero che unimpresa in regime di monopolio produce una
quantit`a di output inecientemente bassa ad un prezzo troppo alto, per cui una riduzione del
prezzo genera un incremento del surplus. Questo, per`o, `e solo leetto di equilibrio parziale. In un
modello di equilibrio generale, la riduzione dei prezzi innesca un ulteriore meccanismo: la domanda
aggregata aumenta inducendo un ulteriore incremento delloutput e del welfare.
Si noti che la presenza di una esternalit`a generata dalla domanda non implica che variazioni
della domanda aggregata abbiano eetti reali.
8
Anche questo accada `e necessaria la presenza di
un costo, seppur piccolo, nello stabilire e variare i prezzi.
Eetti di piccole variazioni nella quantit`a nominale di moneta in presenza di menu
costs
Si supponga lesistenza di costi legati al processo di ssazione dei prezzi (es. per i ristoranti, il
costo di stampare i men` u). Qual `e, in questo caso, leetto di una piccola variazione nella quantit`a
nominale di moneta dM?
8
Nel caso appena descritto leconomia torna necessariamente allequilibrio di partenza perche lincremento del-
loutput genera un incremento dei salari (a meno che = 1) e quindi dei prezzi che riduce la domanda aggregata al
suo livello iniziale.
II-41
II. Il ciclo economico
Dato il livello iniziale dei prezzi un incremento nella quantit`a di moneta genera un incremento
della domanda aggregata e quindi nella domanda di ciascun bene. Se lincremento di domanda `e
soddisfatto (no rationing), loutput e la domanda di lavoro aumentano. A meno che non operino
in regime di rendimenti costanti ( = 1), le imprese vorranno aggiustare i prezzi (perche il costo
marginale aumenta) e, a meno che non abbiano una disutilit`a marginale del lavoro costante ( = 1),
anche i lavoratori richiederanno un incremento del salario.
Tuttavia, sia per limpresa che per il lavoratore, lammontare della perdita (in termini di prot-
ti/utilit`a) nel caso in cui non aggiustino i prezzi/salari `e di secondo ordine. Di conseguenza, menu
costs relativamente piccoli (second order) possono impedire laggiustamento dei prezzi e dei salari
in presenza di una variazione della quantit`a nominale di moneta.
Per mostrare che lammontare della perdita di valore di unimpresa che non aggiusti il proprio
prezzo in presenza di una variazione della quantit`a nominale di moneta `e di secondo ordine, si con-
sideri il valore ottimizzato dellimpresa V

i
= V

i
(P, W, M) (il ragionamento, del tutto equivalente,
si pu`o applicare alla funzione di utilit`a dellindividuo). Il teorema dellinviluppo dice che
dV

i
dM
=
V
i
M
+
V
i
P
dP
dM
=
=
V
i
M
Poiche allottimo
V
i
P
= 0, leetto di un mancato aggiustamento dei prezzi `e di secondo ordine.
Menu costs maggiori di tale ammontare possono pertanto impedire laggiustamento dei prezzi.
Ci`o che `e rilevante `e che leetto sul welfare `e invece di primo ordine. Come gi`a spiegato sopra,
un incremento nei saldi monetari reali genera infatti un incremento dellutilit`a degli individui.
Si noti la stretta relazione tra lesternalit`a generata dalla domanda aggregata e leetto reale
della moneta in presenza di menu costs. Il meccanismo attraverso cui i menu costs fanno s` che
variazioni della moneta hanno eetti reali `e proprio quello dellesternalit`a generata dalla domanda
aggregata. Il fatto che le imprese non aggiustino i prezzi (o i lavoratori i salari) fa s` che la
variazione della quantit`a nominale di moneta generi un incremento dei saldi monetari reali e quindi
della domanda aggregata, etc. etc. . . .
Piccoli (second order) menu costs possono avere eetti rilevanti (rst order) sul welfare. Quanto
piccoli possono essere i menu costs che tuttavia ancora impediscano laggiustamento dei prezzi?
Tanto minori quanto pi` u la curva del costo marginale `e piatta e quanto meno la curva del costo
marginale si sposta in risposta a variazioni della output aggregato (rigidit`a reali ). Nel contesto del
modello appena visto, il costo di un mancato aggiustamento `e maggiore quanto maggiore lelasticit`a
di sostituzione (nellespressione del costo marginale appare linverso del mark-up:
1

).
Complementariet`a strategica ed equilibri multipli
DA COMPLETARE.
Si veda la sezione II.5.2 e lesercizio seguente.
Esercizio II.4.2 Si consideri uneconomia popolata da imprese che godono di potere di monopolio,
il cui prezzo ottimo `e p

= p + y con y = m p. Si supponga che se p


i
= p

limpresa i sore
di una variazione (negativa) nei protti pari a K(p
i
p

)
2
con K > 0. Ogni impresa sopporta un
costo Z per cambiare il prezzo nominale p
i
.
Inizialmente m = 0 e leconomia si trova in un equilibrio eciente con y = 0 e p = m = 0. Si
supponga che m cambi e diventi pari a m

.
1. Si supponga che la frazione f di imprese aggiusta il proprio prezzo e lo pone pari a p

mentre
la frazione 1 f lo lascia pari a 0. Questo implica che p = fp

. Si determini p, y e p

in
funzione di m

e f.
2. Si tracci un graco della funzione che descrive lincentivo di ciascuna impresa ad aggiustare
il proprio prezzo K(0 p

)
2
= K(p

)
2
in funzione di f, distinguendo il caso 1 e > 1.
3. Limpresa aggiusta il proprio prezzo solo se il benecio `e maggiore di Z. Ci pu`o essere
una situazione nella quale vi sono due equilibri, uno nel quale tutte le imprese aggiustano
II-42
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
il proprio prezzo e uno nel quale nessuna impresa aggiusta il proprio prezzo? Ci pu`o essere
una situazione nella quale ne il fatto che tutte le imprese aggiustano ne il fatto che nessuna
impresa aggiusta `e un equilibrio?
II.4.3 Concorrenza monopolistica e contratti predeterminati (Fischer,
1977)
Uno dei limiti del modello di Blanchard & Kiyotaki (1987) consiste nel fatto che lanalisi degli
eetti di uno shock di domanda `e limitata al caso nel quale le imprese partono dal prezzo che
massimizza i protti. Tale distribuzione degenerata dei prezzi `e tuttavia altamente improbabile
nella realt`a e non emerge in modelli dinamici nei quali le imprese possono riaggiustare i prezzi.
Tra i modelli dinamici si distinguono quelli nei quali la possibilit`a di riaggiustare i prezzi dipende
solo dal passare del tempo (time-dependent pricing), quale il modello di Fischer (1977), o quelli
nei quali la possibilit`a di riaggiustare i prezzi dipende dallo stato delleconomia (state-dependent
pricing), quale il modello di Caplin & Spulber (1987) presentato nella sezione II.4.5.
Prezzi relativi in un mercato dei beni non perfettamente concorrenziale
Se le imprese competono in un mercato non perfettamente concorrenziale pongono un prezzo
(relativo) maggiore del costo marginale. In particolare, con una funzione di domanda del bene i
con elasticit`a costante pari a > 1 data da Q
i
= Y
_
P

i
P
_

, si ottiene:
9
P

i
P
=

1
W
P
(II.122)
Con una oerta di lavoro analoga a quella dellequazione (II.61), L
i
=
_
W
P
_ 1
1
, e con una funzione
di produzione nella quale la quantit`a prodotta del bene i `e pari allammontare di lavoro utilizzato
nella sua produzione, in un equilibrio simmetrico si ha che P

i
= P e Q
i
= Y . Pertanto:
P

i
P
=

1
Y
1
(II.123)
In logaritmi:
p

i
p = ln

1
+ ( 1) y
c +y (II.124)
Si noti che = 1 misura il grado di rigidit`a reali presenti nelleconomia. Quanto minore `e
maggiori le rigidit`a reali, cio`e minori sono gli incentivi per ciascun produttore a far variare il
proprio prezzo relativo in presenza di uttuazioni delloutput. Infatti, se = 0 ( = 1) la curva
di oerta di lavoro `e innitamente elastica e determina il livello del salario reale a prescindere dal
livello della domanda di lavoro. Quindi un incremento di y non stimola alcun incremento del salario
reale e non fornisce alcun incentivo al produttore del bene i ad incrementare il prezzo relativo del
proprio bene.
Se la domanda aggregata `e y = mp lequazione (II.124) implica che:
p

i
= c + (1 ) p +m (II.125)
Dora in avanti assumeremo che c = 0. Si tratta di una innocua normalizzazione.
Contratti a lungo termine
Si assuma ora che le imprese al tempo t 1 debbano decidere sia p
t
che p
t+1
. Al tempo t + 1
stabiliranno i prezzi per i due periodi successivi. In pratica le imprese ogni due periodi ssano i
prezzi per i due periodi successivi.
10
9
Per la derivazione si veda Romer (2006)
10
Nella versione originale, Fischer assumeva che tale forma di rigidit`a cui dava linterpretazione di contratti a
lungo termine riguardasse i salari.
II-43
II. Il ciclo economico
Quindi, in ogni periodo, in media, met`a dei prezzi sar`a stata decisa il periodo precedente e
met`a due periodi prima. Quindi, il livello aggregato dei prezzi `e:
p
t
=
1
2
_
p
1
t
+p
2
t
_
(II.126)
dove p
j
t
`e il prezzo posto per il tempo t al tempo t j. Assumendo certainty equivalence e dato
che ogni impresa risolve lo stesso problema:
p
1
t
= E
t1
[p

it
]
= E
t1
[m
t
+ (1 ) p
t
]
= E
t1
[m
t
] + (1 )
1
2
_
p
1
t
+p
2
t
_
(II.127)
p
2
t
= E
t2
[p

it
]
= E
t2
[m
t
] + (1 )
1
2
_
E
t2
_
p
1
t

+p
2
t
_
(II.128)
Si noti che quando si pone p
1
t
il prezzo p
2
t
`e gi`a noto. Lequazione (II.127) implica che
p
1
t
=
2
1 +
E
t1
[m
t
] +
1
1 +
p
2
t
(II.129)
da cui, essendo le aspettative razionali:
E
t2
_
p
1
t

=
2
1 +
E
t2
[m
t
] +
1
1 +
p
2
t
(II.130)
Si noti che E
t2
[E
t1
[m
t
]] = E
t2
[m
t
]. Questa `e una conseguenza dellipotesi di aspettative
razionali. Infatti, se le aspettative sono razionali, non ci si aspetta di dover correggere la proprio
stima nel periodo successivo. Sostituendo lequazione (II.130) nellequazione (II.128):
p
2
t
= E
t2
[m
t
] (II.131)
e sostituendo questultima nella (II.129)
p
1
t
= E
t2
[m
t
] +
2
1 +
(E
t1
[m
t
] E
t2
[m
t
]) (II.132)
Per cui, utilizzando lequazione (II.126) e y = mp si ottiene:
p
t
= E
t2
[m
t
] +

1 +
(E
t1
[m
t
] E
t2
[m
t
]) (II.133)
y
t
=
1
1 +
(E
t1
[m
t
] E
t2
[m
t
]) + (m
t
E
t1
[m
t
]) (II.134)
Come nel modello di Lucas, variazioni inaspettate della domanda hanno eetti reali (termine
(m
t
E
t1
[m
t
]) nellequazione (II.134)). Inoltre anche variazioni della domanda aggregata che
divengono note solo dopo aver deciso il primo prezzo hanno eetti reali. In particolare, la quota
1
1+
di questa variazione si riverbera sulloutput (il resto, la quota

1+
, sui prezzi). Leetto reale
`e dovuto al fatto che una parte dei prezzi non pu`o aggiustarsi per tenere conto delle novit`a.
Si noti come, a dierenza del modello di Lucas, in questo caso il governo pu`o stabilizzare
loutput usando la domanda aggregata. Infatti, variando opportunamente m
t
(anche in maniera
annunciata m
t
= E
t1
[m
t
]), il governo pu`o neutralizzare shocks che siano intervenuti tra il periodo
t 2 e il periodo t 1. Questa caratteristica del modello chiarisce che non `e lipotesi di aspettative
razionali, nel modello di Lucas, a far s` che il governo non abbia la possibilit`a di stabilizzare loutput
(come era sembrato allepoca in cui larticolo `e apparso).
II-44
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
Rigidit`a reali nel modello di Fischer (1977)
Si noti il ruolo di che misura, come detto, il grado di rigidit`a reale presente nelleconomia.
La presenza di rigidit`a reali, pur non essendo suciente a far s` che la moneta non sia neutrale
(cio`e che la curva di oerta non sia verticale), pu`o accrescere leetto della presenza delle rigidit`a
nominali sulloutput. Quanto minore `e , infatti, maggiore `e leetto della presenza delle rigidit`a
nominali sulloutput. La spiegazione `e semplice: un grado maggiore di rigidit`a reali implica, per
ciascuna impresa, una minore disponibilit`a a far variare il proprio prezzo relativo, cio`e a lasciare
che il proprio prezzo diverga rispetto al prezzo delle altre imprese, al variare delloutput. Quindi,
da una parte la presenza delle rigidit`a nominali fa s` che una frazione (pari ad 1/2) di imprese non
possa aggiustare i propri prezzi e, dallaltra, la presenza di rigidit`a reali riduce la disponibilit`a della
frazione di imprese essibili ad aggiustare i propri prezzi. Di conseguenza, leetto di uno shock
di moneta non si ripartisce fra prezzi e output in proporzione al numero di imprese essibili e non
essibili (cio`e 1/2 e 1/2), ma in proporzione al grado di rigidit`a reale presente nelleconomia, cio`e
1
1+
e

1+
.
11
Si noti inne che, in equilibrio, loutput non dipende da E
t2
[m
t
], dati i valori di (E
t1
[m
t
]
E
t2
[m
t
]) e di (m
t
E
t1
[m
t
]). Ci`o vuol dire che ogni informazione riguardo la domanda aggregata
alla quale i produttori hanno gi`a avuto la possibilit`a di reagire non ha ulteriori eetti sulloutput.
Il modello, quindi, non ore alcuna spiegazione riguardo la persistenza degli shock di domanda
aggregata sulloutput.
II.4.4 Menu costs e uttuazioni economiche: il ruolo delle rigidit`a reali
Possono piccole imperfezioni a livello microeconomico generare rilevanti rigidit`a a livello macroeco-
nomico? La risposta sembra essere negativa a meno che, a tali piccole imperfezioni, non si associno
rilevanti rigidit`a reali che magnichino leetto delle rigidit`a nominali.
Per spiegare qui brevemente il ruolo delle rigidit`a reali pu`o essere utile utilizzare lanalogia
dellora legale. Per una trattazione completa si rimanda alla sezione 6.6 di Romer (2006).
Lora legale
Lora legale `e una variazione puramente nominale. In teoria potremmo neutralizzare tale va-
riazione ritardando di unora tutti gli appuntamenti in agenda. In questo modo si lascerebbe
inalterato lorario delle varie attivit`a rispetto al sole e quindi non ci sarebbero variazioni reali.
Se il costo di aggiustamento dellagenda e, soprattutto, il costo di comunicare tale aggiustamento
agli altri fosse nullo, dovremmo aspettarci che lora legale non abbia eetti reali. Visto che invece
osserviamo eetti reali dellora legale, tali costi, seppur piccoli, devono essere positivi. Ma perche
piccole imperfezioni quali quelle di riscrivere la propria agenda hanno eetti reali? Perche ci`o che
importa a ciascuno sono i propri orari relativi agli orari degli altri e non i propri orari relativi alla
posizione del sole. Dato che gli altri individui non cambiano i loro orari, nessuno incorre nel costo
(per quanto piccolo) di cambiare il proprio. Si noti lanalogia con le rigidit`a reali analizzate prima
in cui ciascun produttore `e restio a variare il proprio prezzo relativo al variare delloutput.
Origine delle rigidit`a reali
Quali fattori danno luogo a rilevanti rigidit`a reali? In generale, quanto pi` u piccoli gli spostamenti
della curva del costo marginale a fronte di variazioni delloutput e quanto pi` u piatta la curva
del costo marginale maggiore il grado di rigidit`a reale. Analogamente, quanto pi` u grandi gli
spostamenti della curva del ricavo marginale a fronte di variazioni delloutput e quanto pi` u ripida
la curva del ricavo marginale maggiore il grado di rigidit`a reale come (si veda la gura II.9).
Vari fattori possono potenzialmente inuenzare landamento ciclico di dei costi marginali e dei
ricavi marginali. Per quanto riguarda i costi, una minore pro-ciclicit`a pu`o essere indotta da:
11
Si noti che se = 1 leetto di uno shock di moneta annunciato si ripartisce in maniera identica tra output e
prezzi dato che
1
1+
=

1+
=
1
2
. Al crescere di uno shock atteso ha un eetto crescente sui prezzi e decrescente
sulloutput e al limite, cio`e per , uno shock atteso ha un eetto solo sui prezzi e non sulloutput dato che
lim

1
1+
= 0 e lim

1+
= 1. Si veda anche la discussione su Romer (2006) a pagina 318-319.
II-45
II. Il ciclo economico
The New Keynesian Synthesis 9
Figure I
A Representative Firm's Incentive to Change Its Price in Response to a
Change in Aggregate Output
\ \ ~~~~~~~~I I I
; _ _ _ _ v \ _ _ _ \- - -1
'A
- - - - - - - - - -
MR'
I I I ~ -MR
Quantity
falls. Thus the situation facing the representative firm is like that depicted in
the figure. If the representative firm's incentive to adjust its price is small and
there are frictions in price adjustment, then firms' conjectured behavior of
holding their prices fixed is indeed an equilibrium. If, on the other hand, the
incentive for price adjustment is large, all firms cut their prices; the end result
is that the negative aggregate demand shock results only in lower prices.
A firm's incentive to change its price in response to the fall in demand-the
size of the triangle in Figure 1 is determined by the responses of marginal
cost and marginal revenue to the downturn in aggregate demand. Take
marginal cost first. Since less output is being produced, less labor is demanded.
With an upward-sloping labor supply curve, this implies a decline in the real
wage, and hence in marginal cost.3 The cyclical behavior of marginal cost also
depends on the degree of short-run diminishing returns to labor; if the
3If labor is mobile in the short run, the decline in marginal cost takes the form of a downward shift
of the marginal cost curve caused by a fall in the economy-wide wage; if labor is immobile, the
decline takes the form of a movement along an upward-sloping cost curve. For simplicity, I have
not shifted the curve in the figure.
Figura II.9: Incentivi a cambiare il prezzo a fronte di un decremento delloutput aggregato. Figura
tratta da Romer (1993)
1. Imperfezioni dei mercati dei capitali che rendono pi` u oneroso ottenere credito durante le
recessioni a causa del minor cash-ow (Bernanke & Gertler, 1989) o a causa del minor valore
degli assets (Kiyotaki & Moore, 1997).
2. Esternalit`a di scambio (thick-market externalities) come in Diamond (1982) o, in genere,
economie esterne che rendono pi` u facile acquisire input e/o vendere beni nelle fasi espansive.
Per quanto riguarda i ricavi, una maggiore pro-ciclicit`a pu`o essere indotta da:
1. Di nuovo, thick-market externalities che rendono pi` u facile acquisire input e/o vendere beni
nelle fasi espansive.
2. Spostamenti della domanda verso beni la cui domanda `e pi` u elastica nelle fasi espansive.
3. Maggiore competizione a cause dellentrata di nuove imprese nelle fasi espansive.
4. Maggiori incentivi a deviare da patterns collusivi tagliando i prezzi nelle fasi espansive
(Rotemberg & Woodford, 1999).
Inne, sebbene le teorie neo-keynesiane del ciclo non abbiano un visione specica riguardo lo-
rigine delle rigidit`a reali, il mercato del lavoro `e sicuramente cruciale in quanto una componente
determinante dei costi marginali `e costituita dal salario reale. Pertanto, anche piccoli costi di ag-
giustamento a livello microeconomico generino rilevanti rigidit`a nominali a livello macroeconomico
`e necessario che i salari reali non varino in maniera eccessiava al variare delloutput.
Nel modello walrasiano analizzato nella sezione II.4.3 il grado di rigidit`a reale dipendeva esclu-
sivamente dallelasticit`a della curva di oerta di lavoro. Quanto pi` u elastica loerta di lavoro
II-46
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
maggiore il grado di rigidit`a reale. Con = 1 = 0 la curva di oerta di lavoro era innita-
mente elastica e il salario reale di equilibrio (da cui dipende il costo marginale delle imprese) non
variava al variare del livello delloutput aggregato.
I salari reali possono non essere altamente pro-ciclici per due ragioni. La prima, appena de-
scritta, `e che loerta di lavoro di breve periodo sia relativamente elastica (per esempio a causa del
meccanismo della sostituzione intertemporale delloerta di lavoro analizzata nella sezione II.2).
Tuttavia, levidenza empirica tende a negare questa possibilit`a. La seconda `e che il mercato del
lavoro non funzioni come descritto dal paradigma walrasiano, a causa della presenza di imperfezioni
che fanno s` che il prezzo del lavoro non sia il risultato dellinterazione tra la domanda e loerta
di lavoro e che il salario reale non sia pertanto pari al costo opportunit`a del tempo dei lavoratori.
Se i lavoratori non sono sulla loro curva di oerta si spezza il legame tra lelasticit`a delloerta di
lavoro e la risposta del salario reale a variazioni della domanda di lavoro. Pertanto modelli non
walrasiani, quali quelli analizzati nella sezione II.5, possono generare salari reali aciclici e quindi
rilevanti rigidit`a reali pur in presenza di unoerta di lavoro inelastica.
Esercizio II.4.3 Si consideri uneconomia nella quale una frazione 1q di imprese pu`o aggiustare
il proprio prezzo istantaneamente (imprese essibili) e la frazione q non pu`o (imprese rigide).
Sia p
f
il prezzo posto dallimpresa essibile rappresentativa e sia p
r
il prezzo posto dallimpresa
rigida rappresentativa. Le imprese essibili pongono il proprio prezzo dopo avere osservato la
realizzazione della variabile casuale m. Le imprese rigide pongono invece il proprio prezzo prima
di avere osservato m. Di conseguenza:
p
f
= p

i
= (1 )p +m
e
p
r
= E[p

i
] = (1 )E[p] +E[m]
dove E indica il valore atteso di una variabile dato linsieme di informazioni disponibili al momento
in cui le imprese rigide pongono il proprio prezzo. Poiche la frazione di imprese essibili `e pari a
1 q si ha che:
p = qp
r
+ (1 q)p
f
Si trovi:
1. p
f
in funzione di p
r
, m e dei parametri del modello ( e q);
2. p
r
in funzione di E[m] e dei parametri del modello;
(a) Una variazione attesa di m ha eetti reali? Perche?
(b) Una variazione inattesa di m ha eetti reali? Perche?
(c) In assenza di rigidit`a nominali (q = 0), pu`o la presenza di rigidit`a reali ( < 1) far s`
che shock nominali abbiano eetti reali? In presenza di rigidit`a nominali (q > 0), qual
`e leetto di una diminuzione di ?
II.4.5 Concorrenza monopolistica e state-dependent pricing (Caplin e
Spulber, 1987)
Il modello di Fischer (1977) assume che il timing della variazione dei prezzi dipenda esclusivamen-
te dal passaggio del tempo. Questa ipotesi, benche plausibile per i salari negoziati (per esempio,
annualmente) dai sindacati, non rappresenta invece una descrizione accurata del processo di ag-
giustamento dei prezzi nel commercio al dettaglio, dove i prezzi possono essere aggiustati ogni
qual volta variazioni della situazione economica lo richiedano.
`
E per questo naturale prendere in
considerazione il modello di Caplin & Spulber (1987) nel quale i prezzi possono essere aggiustati a
seconda della congiuntura economica (state-dependent pricing).
Il modello `e in tempo continuo. Per ipotesi, il PIL in termini nominali cresce nel tempo:
questo fa s` che i prezzi che massimizzano i protti delle imprese siano anchessi crescenti nel
tempo. Lipotesi chiave `e la seguente. Le imprese nel ssare i prezzi adottano una regola (Ss):
quando aggiusta il prezzo, limpresa i pone la dierenza tra il prezzo eettivo e il prezzo ottimale
II-47
II. Il ciclo economico
r
i
(t) p
i
(t) p

i
(t) pari ad S. Successivamente, il prezzo resta invariato no a che la crescita
della moneta non generi un incremento di p

i
(t) tale da portare r
i
(t) no al livello s. A quel punto,
limpresa ristabilisce il prezzo in modo che r
i
(t) = S. Tale dinamica `e illustrata in gura II.10.
Figura II.10: Limpatto della regola Ss sulla dinamica del prezzo reale dellimpresa
Si pu`o mostrare che tale regola `e ottimale nel caso in cui linazione cresca in modo constante,
loutput in termini reali sia costante e laggiustamento dei prezzi richieda un costo sso. Le ultime
ipotesi, tecniche, che completano il modello sono le seguenti. Primo, per evitare che r
i
(t) cada al
di sotto di s, m varia in modo continuo. Secondo, la distribuzione di r
i
(t) tra s e S `e uniforme:
F
0
(p) =
_
_
_
0 for p s,
b
Ss
for p = s +b, with 0 b S s,
1 for p S.
Inne, p

i
= (1 ) p +m, dove p `e la media dei p
i
, e la domanda aggregata `e y = mp.
Sotto queste ipotesi, variazioni della domanda aggregata non hanno eetti reali nonostante la
presenza di rigidit`a a livello microeconomico.
Si consideri, infatti, un incremento della quantit`a di moneta m < S s. Come variano il
prezzo p e loutput y? Poiche p

i
= (1 ) p +m, la variazione di p

i
`e pari a (1 ) p +m.
Quali imprese aggiustano il prezzo? Solo quelle tali per cui r
i
(t) cade al di sotto di s, cio`e quelle per
cui r
i
(t) < s + (1 ) p + m. Dal momento che r
i
(t) si distribuisce in maniera uniforme tra
s e S, la frazione di imprese che aggiusta il prezzo `e
(1)p+m
Ss
. Inoltre, ogni impresa aggiusta
il proprio prezzo non appena r
i
(t) `e pari a s e quindi aumenta il proprio prezzo di un ammontare
pari a S s. Segue che la variazione del prezzo aggregato `e pari a:
p =
(1 ) p +m
S s
(S s) = (1 ) p +m (II.135)
Lequazione (II.135) implica che p = m e quindi y = 0. Variazioni della quantit`a di moneta
non hanno eetti reali. Questo risultato deriva dalla natura della regola (Ss) seguita dalle imprese,
che rende la frazione di imprese che aggiustano il prezzo endogena. In particolare, la frazione di
imprese che aggiusta il proprio prezzo in ogni periodo `e maggiore quanto maggiore `e il tasso di
crescita della domanda aggregata. Questo rende la moneta neutrale.
12
Il risultato di neutralit`a nel modello di Caplin & Spulber (1987) pu`o essere anche spiegato
osservando che la regola (Ss) muove i prezzi delle imprese lungo una circonferenza come illustrato
in gura II.11. I punti della circonferenza rappresentano il range, pari a S s, nel quale si muove
12
Si ricordi che nel modello di Fischer (1977), nel quale la moneta non `e neutrale, la frazione di imprese che
aggiusta il proprio prezzo in ogni periodo `e costante.
II-48
II.4. Fondamenti microeconomici delle rigidit`a nominali
Figura II.11: La neutralit`a della moneta nel modello di Caplin & Spulber (1987)
r
i
(t), ovvero lo scostamento in termini percentuali del prezzo reale dal prezzo ottimale dellimpresa
i. I prezzi sono distribuiti uniformemente lungo la circonferenza. Al tempo t
1
il prezzo dellimpresa
i `e r
i
(t
1
). Linazione presente tra t
1
e t
2
(dovuta al fatto che m cresce in maniera continua)
riduce il prezzo reale no al livello r
i
(t
2
) seguendo la freccia in senso anti-orario. Tra il periodo t
2
e t
3
linazione riduce il prezzo no a s, limpresa lo riaggiusta ponendolo pari a S e linazione
successiva lo spinge no al livello r
i
(t
3
). Si noti che la rotazione generata dalla crescita della massa
monetaria m non dipende dalla posizione iniziale del prezzo e quindi non altera luniformit`a della
distribuzione dei prezzi.
Il risultato ottenuto in questo modello non `e robusto a una serie di variazioni delle ipotesi. Per
esempio, in presenza di inazione sia positiva che negativa o di shock idiosincratici che spingono
le imprese ad abbassare i prezzi, shock monetari hanno eetti reali anche se le imprese seguono la
regola (Ss). Di conseguenza, la rilevanza del modello di Caplin & Spulber (1987) non risiede tanto
nello specico risultato quanto nel fatto che introduce lidea di state-dependent pricing e illustra
unaltra ragione per la quale la relazione tra rigidit`a a livello microeconomico e macroeconomico `e
complessa. Mentre, il modello di Fischer (1977) mostra che la rigidit`a temporanea di alcuni prezzi
pu`o avere un eetto rilevante sulla risposta del prezzo aggregato a shock di domanda, il modello di
Caplin & Spulber (1987) mostra che laggiustamento di alcuni prezzi pu`o avere un eetto altrettanto
rilevante perche, sebbene solo una frazione di imprese aggiusti i prezzi, la variazione del prezzo `e
tale da rendere neutrali gli shock di domanda.
13
Esercizio II.4.4 Si consideri uneconomia nella quale la funzione di produzione dellimpresa i `e
data da Y
i
= SL

i
, dove S rappresenta uno shock di oerta e 0 1. In logaritmi y
i
= s +l
i
.
Il mercato dei beni `e perfettamente concorrenziale e i prezzi sono essibili. Quindi, dalla condizione
del primo ordine rispetto a L
i
(prendendo i logaritmi e ponendo il termine costante pari a zero),
13
Per una reinterpretazione dei risultati di Caplin & Spulber (1987) si veda Caballero & Engel (2005).
II-49
II. Il ciclo economico
si ottiene p
i
= w
i
+ (1 )l
i
s. Aggregando le equazioni del prezzo e delloutput, si ottiene:
y = s +l
p = w + (1 )l s
Si assuma inoltre che i salari siano parzialmente indicizzati ai prezzi, cio`e w = p con 0 1,
e che la domanda aggregata sia data da y = mp. Sia s che m sono variabili casuali indipendenti
con media nulla e varianza rispettivamente V
s
e V
m
.
1. Si trovino p, y, w e l in funzione di m, di s e dei parametri e .
2. Si derivi leetto di uno shock di domanda (m) e di uno shock di oerta (s) sulloccupazione.
3. In che modo un incremento dellindicizzazione () inuenza la risposta delloccupazione a
shock di domanda e di oerta?
4. Si supponga che lautorit`a di politica economica abbia il potere di decidere il livello di indi-
cizzazione dei salari e voglia farlo in modo da minimizzare le uttuazioni delloccupazione.
Si mostri che la varianza delloccupazione `e
V
l
=
_
1
1
_
2
V
m
+
_

1
_
2
V
s
e si trovi il valore di che minimizza la varianza delloccupazione. Si spieghi.
II-50
II.5 Modelli non walrasiani
Finora le cause delle uttuazioni sono state attribuite a rigidit`a o percezioni errate dei prezzi (o
dei salari). Adesso analizziamo unaltra potenziale causa: i problemi di coordinamento in une-
conomia di scambio. Anche se i prezzi sono essibili e correttamente percepiti, in uneconomia
non-walrasiana anche in assenza di shock di domanda o di oerta, vi possono essere uttuazioni
dovute alle aspettative auto-realizzantesi degli individui. Il modello estremamente stilizzato di
Diamond (1982) descritto nella sezione II.5.1 illustra questo punto.
La sezione II.5.3 presenta invece il modello di matching di Mortensen & Pissarides (1994)
nel quale si ipotizza che la caratteristica essenziale del mercato del lavoro sia leterogeneit`a dei
lavoratori e delle imprese. Questo elemento, in presenza di informazione asimmetrica, fa s` che il
mercato del lavoro non funzioni come un singolo mercato nel quale si scambia un bene omogeneo.
Ogni lavoratore e ogni impresa sono distinti e la loro unione `e il risultato di un complesso processo
di ricerca.
II.5.1 Esternalit`a di scambio, complementariet`a strategica e moltepli-
cit`a di stati stazionari
14
Per chiarire la struttura del modello `e utile ricorrere alla metafora cui `e ricorso Diamond. Si
immagini unisola tropicale nella quale vivono molti individui e in cui lunica risorsa disponibile
sono le noci di cocco. Per procurarsi il cibo `e necessario andare in cerca degli alberi di cocco di cui
lisola `e disseminata. Su ciascun albero vi `e lo stesso numero di noci di cocco ma gli alberi sono
di altezza diversa. Una volta individuato un albero, lindividuo deve decidere se scalarlo o meno
a seconda della sua altezza. Se non lo scala procede alla ricerca di un altro albero. Se lo scala,
riesce a procurarsi una noce di cocco. Lindividuo, per`o, non pu`o mangiare la noce di cocco che
ha raccolto. Un tab` u locale glielo impedisce e lo obbliga ad andare in cerca di un altro individuo
che abbia una noce di cocco per scambiarle. Una volta fatto lo scambio `e possibile consumare.
Ipotesi
Gli individui sono ex-ante uguali, vivono inniti periodi e sono impegnati nelle attivit`a di
produzione, scambio e consumo.
Produzione
Un individuo ha una opportunit`a di produzione quando trova un albero di noci di cocco. Si
assume che il tasso di arrivo istantaneo delle opportunit`a di produzione sia costante e pari ad a.
15
Dato che ciascun albero ha lo stesso numero di noci di cocco, tutte le opportunit`a di produzione
rendono lo stesso livello di output y. Tuttavia il loro costo `e dierente poiche su alberi dierenti
le noci di cocco sono poste ad altezze dierenti. Il costo `e rappresentato dalla variabile casuale c
la cui funzione di ripartizione G(c) `e denita su c c 0, dove c `e il costo minimo di produzione.
Gli individui, osservato lo stato delleconomia, decideranno in maniera ottimale laltezza massima
che sono disposti ad arontare per procurarsi una noce di cocco.
14
Lanalisi del modello di Diamond (1982) `e basata su Bagliano & Bertola (1999).
15
La distribuzione delle opportunit`a di produzione segue una distribuzione di Poisson. La probabilit`a che dalli-
stante t
0
allistante t lindividuo non trovi un albero `e pari a e
a(tt
0
)
. Quindi la funzione di distribuzione della
variabile casuale T = t t
0
tempo di attesa prima della prossima opportunit`a di produzione `e 1 e
a(tt
0
)
. La
probabilit`a dipende solo dallampiezza dellintervallo e non dallistante iniziale t
0
. Segue che la probabilit`a condi-
zionata di trovare un albero nellintervallo innitesimale t, dato che al tempo t non lo si `e ancora trovato, `e pari
a:
1
t
Prob (t T t + t | T t) =
1
t
(1 e
a(t+t)
1 + e
at
)
e
at
Se t 0 si ottiene:
lim
t0

1
t

e
a(t+t)
e
at

e
at
=

d
dt

e
at

e
at
= a
e
at
e
at
= a
Quindi, quando t 0, la probabilit`a condizionata di trovare un albero di cocco nel prossimo intervallo di tempo
t, dato che non lo si `e trovato no allistante t, `e pari ad at.
II-51
II. Il ciclo economico
Scambio
Una volta che lindividuo si `e procurato una noce di cocco deve trovare un altro individuo che
abbia a sua volta una noce di cocco e voglia scambiarla per poter consumare. Questa ipotesi
intende rappresentare in modo stilizzato i beneci oerti dalla specializzazione produttiva e dal
commercio in economie complesse nelle quali interagiscono molti agenti e unelevata quantit`a di
beni dierenti viene prodotta.
Di conseguenza, in ogni istante di tempo, vi sono due tipi di agenti.
Una frazione e di individui occupati che hanno gi`a sfruttato unopportunit`a di produzione,
cio`e hanno gi`a trovato un albero di cocco di unaltezza accessibile, lo hanno scalato e si sono
procurati una noce di cocco. Ciascun occupato `e alla ricerca di altro individuo occupato per
poter scambiare il bene e consumare.
Una frazione 1e di individui disoccupati che non hanno ancora trovato un albero da scalare
ad unaltezza accessibile.
Gli occupati sono alla ricerca di unoccasione di scambio.
Come per la produzione, anche le opportunit`a di scambio si presentano stocasticamente. La
probabilit`a istantanea di incontrare un individuo occupato con cui scambiare la noce di cocco si
assume crescente nella frazione di occupati:
b(e) con b(0) = 0, b

(e) > 0
Si noti come lipotesi appena descritta (b

(e) > 0: la probabilit`a di realizzare uno scambio `e


crescente nella frazione di occupati e) generi unesternalit`a nelle decisioni di produzione. Ciascun
individuo occupato, infatti, `e pi` u felice se altri individui decidono di sfruttare unopportunit`a di
produzione, perche ci`o aumenta la loro probabilit`a di scambio e quindi di consumo.
Consumo
La funzione di utilit`a istantanea dellindividuo `e data da:
U = y c (II.136)
dove y rappresenta il consumo delloutput (la noce di cocco) e c il costo di produzione (il costo
di scalare lalbero). Gli individui massimizzano il valore attuale dei ussi di utilit`a futuri V =

i=1
e
rt
i
U(t
i
) dove r `e il tasso soggettivo di sconto dellutilit`a futura e t
i
sono le date in cui
avvengono produzione e consumo.
16
Lagente deve decidere, quando trova un albero, se scalarlo oppure no, data laltezza dellalbero
e lo stato delleconomia cos` come descritto dalla frazione di occupati e la frazione di disoccupati.
Lagente sceglier`a un livello del costo c

, tale per cui sfrutter`a solo le opportunit`a produttive meno


costose, cio`e le opportunit`a cui si associa un costo c c

.
Le variabili endogene di questo modello sono c

e la frazione di occupati e.
La dinamica del tasso di occupazione
Come varia il tasso di occupazione nel tempo? In ogni istante di tempo una frazione a dei di-
soccupati trova un albero, dei quali solo la frazione G(c

) viene scalata. Quindi in ogni istante


di tempo la frazione degli occupati aumenta di (1 e)aG(c

). Daltra parte, in ogni istante di


tempo una parte degli occupati incontra un partner e realizza uno scambio diventando disoccupata.
Tale frazione `e pari a eb(e). Quindi la variazione di e nel tempo `e data dalla seguente equazione
dinamica:
e = (1 e)aG(c

) eb(e) (II.137)
In stato stazionario la frazione di occupati e di disoccupati `e costante quindi e = 0 e i ussi in
entrata e in uscita si equivalgono:
(1 e)aG(c

) = eb(e) (II.138)
16
Si noti che anche se il modello `e in tempo continuo, la produzione e il consumo avvengono in momenti discreti.
II-52
II.5. Modelli non walrasiani
Dierenziando totalmente lequazione (II.138) rispetto ad e e c

si ottiene
deaG(c

) + (1 e)aG

(c

) dc

= b(e)de +eb

(e)de
(1 e)aG

(c

) dc

= (b(e) +eb

(e) +aG(c

)) de
che implica che
de
dc

e=0
=
(1 e)aG

(c

)
(b(e) +eb

(e) +aG(c

))
> 0 (II.139)
Un incremento di c

provoca un incremento del livello di stato stazionario di e. La ragione `e che,


al crescere di c

, gli individui sfruttano un numero pi` u elevato di opportunit`a produttive e quindi


aumenta la proporzione di occupati, cio`e di individui con una noce in cocco in mano in cerca di
unopportunit`a di scambio.
Scelte individuali
Gli individui devono scegliere il livello critico c

. A questo scopo ciascun agente massimizza il


valore scontato della propria utilit`a attesa. Limitandoci allo stato stazionario, possiamo scrivere il
valore dellutilit`a nei due stati in cui pu`o trovarsi un individuo come segue.
Si denoti con la lettera E il valore scontato della somma dei ussi di utilit`a attesa futura di
un individuo occupato, e con la lettera U il valore scontato della somma dei ussi di utilit`a attesa
futura di un individuo disoccupato. Poiche le transizioni tra gli stati (occupato/disoccupato e
viceversa) sono governate da processi di Poisson, il valore di ciascuno stato non dipende dal lasso
di tempo che gli individui hanno trascorso nello stato in cui si trovano. Inoltre, in stato stazionario
sia E che U sono costanti.
Le equazioni che caratterizzano E ed U possono essere derivate in modo rigoroso utilizzando i
principi della programmazione dinamica (Ljungqvist & Sargent, 2004). Di seguito si adotter`a invece
un approccio pi` u semplice per derivarle. Lidea alla base della programmazione dinamica `e quella
di separare il futuro in due sottoperiodi: il prossimo intervallo di tempo (di ampiezza innitesimale
in tempo continuo o pari al prossimo periodo in tempo discreto) e i restanti inniti periodi. Questi
ultimi, data lipotesi che gli individui vivono inniti periodi, possono essere descritti in stato
stazionario dalle medesime funzioni valore E ed U. Si consideri pertanto un individuo occupato
e si supponga che il tempo sia suddiviso in intervalli di ampiezza pari a t. Tra breve si lascer`a
che t si avvicini a 0, quindi il vincolo che stiamo implicitamente imponendo che un individuo che
diventa disoccupato nellintervallo t non possa trovare trovare unaltra opportunit`a produttiva
nel corso del resto dellintervallo diventa irrilevante. Il valore di essere occupato `e pari a:
E(t) =
_
t
t=0
b (e) e
b(e)t
e
rt
ydt +e
rt
_
e
b(e)t
E (t) +
_
1 e
b(e)t
_
U (t)
_
(II.140)
Il primo termine dellequazione (II.140) rappresenta la somma scontata dei ussi di utilit`a attesa
nellintervallo t. In tale intervallo di tempo, se lindividuo incontra un altro individuo occupato
con cui scambiare la noce di cocco, ottiene unutilit`a pari a y. La probabilit`a di un incontro
nellintervallo di ampiezza dt `e b (e) e
b(e)t
dt. Scontando i ussi di utilit`a al tempo 0 al tasso r, il
contributo atteso allutilit`a `e pari a b (e) e
(b(e)+r)t
ydt.
Il secondo termine riette lutilit`a dopo t. Al termine dellintervallo t lindividuo `e occupato
con probabilit`a e
b(e)t
e disoccupato con probabilit`a 1 e
b(e)t
. Combinando tali probabilit`a
con le funzioni valore E e U e scontando al tempo zero si ottiene il secondo termine.
Risolvendo lintegrale nellequazione (II.140) si ottiene:
E (t) = y
b (e)
r +b (e)
_
1 e
(r+b(e))t
_
+
+e
rt
_
e
b(e)t
E (t) +
_
1 e
b(e)t
_
U (t)
_
= y
b (e)
r +b (e)
_
1 e
(r+b(e))t
_
+
+e
rt
_
1 e
b(e)t
_
(U (t) E (t)) +e
rt
E (t)
II-53
II. Il ciclo economico
da cui:
E (t)
_
1 e
rt

= y
b (e)
r +b (e)
_
1 e
(r+b(e))t
_
+
+e
rt
_
1 e
b(e)t
_
(U (t) E (t))
E (t) = y
b (e)
r +b (e)
1 e
(r+b(e))t
1 e
rt
+
e
rt
_
1 e
b(e)t
_
1 e
rt
(U (t) E (t))
Indicando con E lim
t0
E (t) e utilizzando la regola dellHopital, si ottiene:
E = y
b (e)
r +b (e)
lim
t0
1 e
(r+b(e))t
1 e
rt
+
+ lim
t0
e
rt
_
1 e
b(e)t
_
1 e
rt
(U (t) E (t))
E = y
b (e)
r +b (e)
lim
t0
(r +b (e)) e
(r+b(e))t
re
rt
+
lim
t0
e
rt
e
(r+b(e))t
1 e
rt
(U (t) E (t))
E = y
b (e)
r
+
r +r +b (e)
r
(U E)
Il valore scontato della somma dei ussi di utilit`a attesa futura di un individuo occupato `e pertanto
pari a:
rE = b(e)y +b(e)(U E) (II.141)
Lequazione (II.141) ci dice che il usso di utilit`a rE, derivante dallessere occupato, `e pari allutilit`a
istantanea attesa del consumo b(e)y, cui va aggiunto il valore (in termini attesi) del cambio di stato,
cio`e del passaggio da occupato a disoccupato che si realizza con probabilit`a b(e).
Ragionando in maniera analoga a quanto fatto per derivare lequazione (II.141), il valore
scontato della somma dei ussi di utilit`a attesa futura di un individuo occupato `e pari a:
rU = a
_
c

c
cdG(c) +aG(c

) (E U)
= a
_
c

c
(E U c)dG(c) (II.142)
Lequazione (II.142) si interpreta analogamente allequazione (II.141). Il usso di utilit`a rU, deri-
vante dallessere disoccupato, `e pari alla disutilit`a attesa necessaria a produrre, data dalla probabi-
lit`a di trovare un albero (pari ad a) per il costo atteso di scalarlo, dato dallespressione
_
c

c
cdG(c),
a cui va aggiunto il valore (in termini attesi) del cambio di stato che si realizza con probabilit`a
aG(c

).
Nellinterpretare le equazioni (II.141) e (II.142), si pu`o notare lanalogia con le equazioni che si
scriverebbero per prezzare un asset che ore un dividendo istantaneo atteso pari a b(e)y nel caso
in cui lindividuo sia occupato e un un dividendo istantaneo atteso pari a a
_
c

c
cdG(c) nel caso in
cui lindividuo sia disoccupato. Si supponga che tale asset debba essere prezzato da un investitore
neutrale al rischio che possa investire in un titolo alternativo che ore un rendimento pari a r. Dal
momento che la somma scontata dei dividendi attesi futuri `e pari al valore scontato della somma
dei ussi di utilit`a attesa futura, il prezzo dellasset deve essere pari a E quando lindividuo `e
occupato e a U quando lindividuo `e disoccupato. Anche lasset sia detenuto `e necessario che
ora un rendimento pari a r. Segue che il dividendo atteso per unit`a di tempo pi` u i guadagni
o perdite attese in conto capitale devono essere pari a rE quando lindividuo `e occupato e a rU
quando lindividuo `e disoccupato, da cui le equazioni (II.141) e (II.142).
II-54
II.5. Modelli non walrasiani
Gli individui disoccupati scelgono il livello di c

che massimizza il valore scontato della somma


dei ussi attesa di utilit`a. Quindi c

deve essere tale per cui:


r
U
c

= 0 (II.143)
Utilizzando la regola di Leibniz
17
si ottiene:
a(E U c

)G

(c

) = 0 (II.144)
che implica che:
c

= E U (II.145)
Lequazione (II.145) dice semplicemente che il costo massimo che si `e disposti ad arontare `e pari
al guadagno atteso dato dal cambio di stato.
Sottraendo lequazione (II.142) dallequazione (II.141) si ottiene:
r(E U) = b(e)y +b(e)(U E) +a
_
c

c
cdG(c)
aG(c

) (E U)
(r +b(e) +aG(c

)) (E U) = b(e)y +a
_
c

c
cdG(c) (II.146)
da cui
E U = c

=
b(e)y +a
_
c

c
cdG(c)
r +b(e) +aG(c

)
(II.147)
Per ottenere
dc

de
dierenziamo totalmente lequazione (II.146), tenendo conto del fatto che EU =
c

:
(r +b(e) +aG(c

) +aG

(c

)c

) dc

= b

(e) (y c

) de +ac

(c

) dc

da cui
dc

de
=
b

(e) (y c

)
r +b(e) +aG(c

)
> 0
Si noti che se e = 0 anche c

= 0.
Il livello massimo di costo sostenibile `e crescente nel numero di occupati delleconomia. Ci`o `e
dovuto allipotesi b

(e) > 0 che introduce complementariet`a strategica: il benecio marginale ad


intraprendere unazione `e crescente nel numero di persone che intraprendono quella determinata
azione.
In questo caso, quanto maggiore `e il numero di persone in cerca di un partner con cui scambiare
la noce di cocco, tanto maggiore `e, al margine, il benecio atteso derivante dallo scalare un albero
e procurarsi una noce di cocco.
Stato stazionario
Lo stato stazionario, rappresentato in gura II.12, `e descritto dalle equazioni (II.139) e (II.147).
Il fatto che in ciascuna di queste equazioni vi sia una relazione positiva tra e e c

fa s` che vi
possa essere pi` u di un equilibrio di stato stazionario. Infatti, tranne nel caso in cui lequilibrio
con attivit`a nulla e = 0 sia lunico equilibrio di stato stazionario, vi `e molteplicit`a. Questo accade
perche c

= 0 se e = 0 e, inoltre, c

(e) `e una funzione limitata superiormente dato che c

< y
per ogni b nito. Inne, e `e pari a zero se c

c. Si noti partendo dal punto e


0
in gura II.12,
leconomia pu`o convergere sia allequilibrio con un livello di attivit`a alta che a quello con un livello
di attivit`a nullo a seconda delle aspettative degli individui.
17
La regola di Leibniz stabilisce che:
d
dx

b(x)
a(x)
f(z; x)dz =

b(x)
a(x)
f(z; x)
x
dz + b

(x)f(b(x); x) a

(x)f(a(x); x)
II-55
II. Il ciclo economico
Figura II.12: Molteplicit`a di stati stazionari nel modello di Diamond (1982). Figura tratta da
Bagliano & Bertola (1999).
Esercizio II.5.1 Si consideri uneconomia di scambio non-walrasiana con frizioni nella quale gli
individui sono ex-ante uguali, vivono inniti periodi e sono impegnati nelle attivit`a di produzione,
scambio e consumo.
Ciascun individuo, per avere unopportunit`a di produzione deve sostenere uno sforzo s s, dove
s rappresenta lo sforzo minimo da esercitare. La probabilit`a istantanea di ottenere unopportunit`a
di produzione p(s) `e crescente in s. In particolare, si assuma che p(s) = s s. Gli individui che
hanno ottenuto unopportunit`a di produzione producono una unit`a di output e la devono scambiare
per poter consumare. Il tasso a cui si incontrano individui con cui scambiare `e pari a (e), dove e
rappresenta la frazione di individui che desidera eettuare uno scambio (gli occupati). Si assuma
che (0) = 0 e

(e) > 0.
La frazione di occupati varia nel tempo come segue:
e = (s s) (1 e) (e) e (II.148)
Lutilit`a istantanea dellindividuo `e u = 1
1
2
s
2
, dove il primo termine rappresenta lutilit`a de-
rivante dal consumo di una unit`a di produzione e il termine
1
2
s
2
rappresenta la disutilit`a dello
sforzo. Gli individui massimizzano il valore attuale dei ussi di utilit`a futuri V =

i=1
e
rt
i
u(t
i
)
dove r `e il tasso soggettivo di sconto dellutilit`a futura e t
i
sono le date in cui avvengono produzione
e consumo.
Segue che lutilit`a attesa dellindividuo se (rispettivamente) disoccupato e occupato `e data dalle
seguenti equazioni:
rU =
1
2
s
2
+ (s s) (E U) (II.149)
rE = (e) +(e)(U E) (II.150)
1. Si interpretino le equazione (II.148), (II.149) e (II.150).
2. Si rappresenti gracamente, nello spazio (e, s), il luogo dei punti tali che e = 0. In stato
stazionario, se s aumenta, e cresce o decresce? Perche?
II-56
II.5. Modelli non walrasiani
3. Si individui lo sforzo ottimale esercitato da ciascun individuo (in funzione di E e U) massi-
mizzando lequazione (II.149) rispetto a s.
4. Utilizzando le equazioni (II.149) e (II.150) si esprima lo sforzo ottimale in funzione di r
e (e) (suggerimento: una volta risolta lequazione di secondo grado si scarti la soluzione
negativa). Lo sforzo `e crescente o decrescente in e? Perche?
5. Si rappresenti, nel piano (e, s), la funzione dello sforzo ottimale.
6. Si individui gracamente lo stato stazionario (o gli stati stazionari).
7. Si spieghi perche le esternalit`a di scambio possono generare molteplicit`a di stati stazionari.
Esercizio II.5.2 Si consideri la seguente versione del modello di Diamond (1982).
In unisola vivono N individui. Lunica risorsa dellisola `e costituita da alberi di noci di cocco di
cui lisola `e disseminata. Su ciascun albero vi `e una sola noce di cocco. Diversamente dal modello
visto in classe, gli alberi sono tutti di identica altezza. Il costo di scalare un albero e prendere una
noce di cocco `e pari a c.
Ciascun individuo pu` o trovarsi in due stati: alla ricerca di un albero da scalare (stato U) o con
una noce tra le mani alla ricerca di un individuo con cui scambiare per poter consumare (stato E).
Gli individui nello stato U trovano un albero da scalare ad un tasso pari b per unit`a di tempo. Gli
individui nello stato E incontrano una persona con cui scambiare la noce di cocco ad un tasso pari
a aL per unit`a di tempo, dove L `e il numero di individui alla ricerca di unopportunit`a di scambio.
Il consumo di una noce di cocco genera una utilit`a pari a u. Il tasso di interesse `e pari a r. Sia a
che b che r sono esogeni.
1. Si scriva lequazione di moto dello stock di individui con una noce di cocco in mano. Si
scriva poi la condizione di stato stazionario. Si assuma (per semplicit`a) che aN = 2b e si
mostri che se L

= b/a leconomia si trova in stato stazionario. (Suggerimento: si risolva


lequazione di secondo grado e si scarti la soluzione negativa).
2. Sia V
U
il valore attuale dei ussi utilit`a futuri di un individuo nello stato U e V
E
il valore
attuale dei ussi utilit`a futuri di un individuo nello stato E. Si spieghi perche, se ogni
individuo nello stato U scala un albero ogni qual volta ne abbia lopportunit`a, allora:
rV
U
= bc +b(V
E
V
U
)
3. Si scriva unespressione analoga per V
E
. Si spieghi.
4. Utilizzando le due asset equations V
U
e V
E
, si risolva per V
U
e V
E
in funzione di r, b, a, c,
u e L. Si sostituisca poi sia in V
U
che in V
E
il valore di stato stazionario di L individuato
nel punto (a) e si calcoli la dierenza V
E
V
U
. Si spieghi cosa rappresenta V
E
V
U
.
5. Sotto quale condizione ciascun individuo nello stato U sar`a eettivamente disposto a scalare
un albero ogni qual volta ne abbia lopportunit`a? Si spieghi. (Suggerimento: tale condizione
riguarda V
E
V
U
e c).
6. Per quali valori di c il fatto che nessuno scali un albero (L

= 0) rappresenta un equilibrio
di stato stazionario? Si spieghi.
7. Per quali valori di c vi sono equilibri multipli di stato stazionario? Cio`e sia L

= 0 e L

=
b/a rappresentano equilibri di stato stazionario? (Suggerimento: si utilizzino le soluzioni dei
punti (e) e (f )).
8. In caso vi siano equilibri multipli, `e possibile dire a quale degli equilibri `e associato un livello
di benessere maggiore? Si spieghi.
II-57
II. Il ciclo economico
II.5.2 Coordinating coordination failures
Cooper & John (1988) presentano un modello che permette di analizzare i problemi di coordina-
mento che emergono in presenza di equilibri multipli in un contesto teorico unitario.
Leconomia `e formata da agenti identici che scelgono il valore di una variabile, che chiamiamo
output per comodit`a, prendendo le scelte degli altri agenti come date. Sia
U
i
= V (y
i
, y)
lutilit`a del giocatore i quando sceglie la quantit`a y
i
dato che tutti gli altri scelgono y e si indichi
con y

(y) la sua scelta ottima. Se la funzione V () gode delle propriet`a standard, y

(y) `e denita
in maniera unica per ogni y, `e continua e compresa tra 0 e un limite superiore y. La funzione y

(y)
`e chiamata funzione di reazione.
Lequilibrio di Nash si ottiene quando y

(y) = y. In questa situazione, se ogni agente ritiene che


gli altri produrranno la quantit`a y, sceglie di produrre y. La gura II.13(a) mostra un economia
(a) Unicit` a (b) Molteplicit` a
Figura II.13: Nella gura II.13(a) la funzione di reazione `e tale per cui lequilibrio `e unico. Nella
gura II.13(b) la funzione di reazione `e tale per cui vi sono equilibri multipli.
con un unico equilibrio. Lequilibrio si ottiene in corrispondenza del punto in cui la funzione di
reazione interseca la bisettrice. Poiche lintersezione `e unica, vi `e un unico equilibrio.
La gura II.13(b) mostra un economia con equilibri multipli. Poiche y

(y) `e compresa tra 0 e


y, la funzione deve cominciare al di sopra della bisettrice e terminare al di sotto. Poiche y

(y) `e
continua, deve intersecare la bisettrice un numero dispari di volte (ignorando i casi di tangenza).
La gura II.13(b) mostra un caso con tre intersezioni e quindi tre livelli di equilibrio delloutput.
Sotto ipotesi plausibili il punto B `e instabile. I punti A e C sono invece stabili.
In caso di molteplicit`a, i fondamentali delleconomia non determinano completamente lesito.
Le aspettative degli agenti diventano cruciali. Se gli agenti si aspettano che leconomia si trover`a
nel punto A, ci`o eettivamente avverr`a. Se si aspettano che si trover`a nel punto C, lequilibrio sar`a
invece il punto C. Dunque animal spirits, self-fullling prophecies e sunspots possono inuenzare
il livello aggregato delloutput.
18
`
E plausibile pensare che V (y
i
, y) sia crescente in y, cio`e che lutilit`a dellindividuo rappresen-
tativo cresca al crescere del livello delloutput aggregato. Ci`o implica che il livello di benessere sia
pi` u elevato in corrispondenza degli equilibri nei quali il livello di output aggregato `e pi` u elevato.
Modelli con equilibri multipli ordinabili sulla base del criterio di Pareto sono noti come modelli
con problemi di coordinamento (coordination failures models). La presenza di problemi di coor-
dinamento implica che leconomia pu`o restare intrappolata in un equilibrio nel quale il livello di
18
Gli equilibri con sunspots emergono quando una variabile che non inuenza leconomia ha invece eetti perche gli
individui credono li abbia. In un modello con equilibri multipli i sunspots possono servire a coordinare le aspettative
degli agenti se gli agenti credono che leconomia si trover` a in un certo equilibrio quando una variabile estranea
assume un certo valore e in un altro equilibrio quando la medesima variabile estranea assume un altro valore.
II-58
II.5. Modelli non walrasiani
output `e inecientemente basso solo perche tutti credono che il livello di output sar`a tale. In una
situazione del genere non esiste nessuna forza spontanea che tende far ritornare loutput al suo
livello normale. Pertanto, c`e spazio per lintervento dellautorit`a di politica economica che pu`o
aiutare leconomia a superare limpasse coordinando le aspettative degli agenti sullequilibrio con
un livello di output elevato. Uno stimolo temporaneo pu`o avere eetti permanenti.
Equilibri multipli e rigidit`a reali
DA COMPLETARE.
II-59
II. Il ciclo economico
II.5.3 Search e matching nel mercato del lavoro
Nei paesi industrializzati il mercato del lavoro `e caratterizzato da una ricca dinamica di ussi
di lavoratori tra occupazione, disoccupazione e inattivit`a. Circa il 18%-25% della forza lavoro
transita, nel corso di un anno, attraverso la disoccupazione.
19
Tali caratteristiche sono comuni
sia al mercato del lavoro americano (Blanchard & Diamond, 1990) che a quello europeo (Burda &
Wyplosz, 1994).
Benche tali ussi siano in teoria compatibili con una rotazione dei lavoratori allinterno di un
numero sso di posti di lavoro, la riallocazione dei lavoratori `e associata a sostanziali ussi annuali
di creazione e distruzione di posti di lavoro a livello della singola impresa. In particolare, Davis
& Haltiwanger (1992) analizzano i tassi di job creation e job destruction a livello della singola
impresa per gli Stati Uniti mettendo in evidenza le seguenti caratteristiche dei ussi di posti di
lavoro (gura II.14):
Figura II.14: Tabella 1 in Davis & Haltiwanger (1992)
1. Ogni anno vengono creati (job creation) e soppressi (job destruction) un numero ingente di
posti di lavoro.
job creation media = 9.2%
job destruction media = 11.3%
job reallocation media = 9.2% + 11.3% = 20.5% (min = 17.3%, max = 23.3%)
2. I tassi annuali di creazione e distruzione superano il 6% delloccupazione del settore manu-
fatturiero.
3. I ussi di posti di lavoro implicano una riallocazione di lavoratori compresa tra il 10.2% e il
26.6%, cio`e tra il 35 e il 56% della riallocazione complessiva di lavoratori.
4. La distruzione di posti di lavoro `e anti-ciclica e pi` u volatile della creazione che `e invece pro-
ciclica. La loro somma, cio`e la riallocazione totale di posti di lavoro, `e anti-ciclica. Una pi` u
pronunciata ciclicit`a si registra per imprese grandi, mature e multi-stabilimento.
5. La creazione e distruzione sono distribuite lungo lintero range di imprese che si contraggono
e si espandono, anche se la distruzione tende a concentrarsi maggiormente tra le imprese che
si contraggono fortemente (smooth expansions, lumpy contractions).
19
Inoltre, i ussi in entrata e in uscita dalla disoccupazione sembrano aumentare nelle fasi recessive del ciclo, cio`e
esibiscono un andamento anti-ciclico.
II-60
II.5. Modelli non walrasiani
6. La maggior parte degli episodi di distruzione di posti di lavoro sono causati da shock idio-
sincratici.
7. Il processo di distruzione di posti di lavoro `e persistente.
La gura II.15 mostra i tassi di creazione e distruzione per vari paesi europei inclusa lItalia. In
maniera forse sorprendente, si pu`o notare come i tassi di creazione e distruzione siano abbastanza
simili a quelli degli Stati Uniti. Dunque mercati del lavoro notevolmente dierenti dal punto di
vista degli stock (tassi di disoccupazione), sembrano invece essere abbastanza omogenei dal punto
di vista dei ussi.
Figura II.15: Tabella tratta da Contini & Trivellato (2006)
Levidenza presentata suggerisce che un analisi accurata del mercato del lavoro non pu`o non
tenere conto di un fenomeno pervasivo e comune a mercati del lavoro diversi quale quello dei ussi di
lavoratori e di posti di lavoro. Inoltre, levidenza suggerisce anche che una caratteristica del mercato
del lavoro `e leterogeneit`a. Eterogeneit`a delle imprese (se tutte le imprese fossero identiche non si
osserverebbero alcune imprese contrarre loccupazione mentre altre la espandono) e dei lavoratori
(se tutti i lavoratori fossero identici non si osserverebbe unimpresa che, contemporaneamente,
termina un rapporto di lavoro con un lavoratore e ne assume un altro).
Sulla base dellevidenza empirica, Mortensen & Pissarides (1994) sviluppano un modello di
matching nel quale le imprese e i lavoratori sono eterogenei e sia il tasso di creazione che il tasso
di distruzione di posti di lavoro sono endogeni.
Il modello di matching di Mortensen & Pissarides (1994)
Come nel modello di Diamond (1982), anche in questo caso gli scambi avvengono in maniera
non coordinata a livello decentralizzato. Si assume che la presenza di imperfezioni informative
sulle caratteristiche degli individui e delle imprese che orono e domandano lavoro richieda agli
agenti economici di impiegare tempo e risorse allo scopo di trovare la controparte adeguata e
poter produrre. Dunque, le attivit`a di scambio e produzione sono separate. Da una parte i
lavoratori disoccupati (e le imprese che hanno aperto delle posizioni lavorative ancora vacanti
da coprire con un lavoratore) cercano lavoro (candidati) e sono impegnati nellattivit`a di scambio.
Dallaltra, i lavoratori occupati (e le imprese nelle quali sono occupati) sono impegnati nellattivit`a
di produzione (no on-the-job search).
Gli elementi principali del modello sono i seguenti.
II-61
II. Il ciclo economico
La funzione di matching
La creazione dei posti di lavoro viene governata dalla funzione di matching che denisce il numero
di nuove posizioni lavorative occupate per istante di tempo in funzione del numero di individui e
di imprese che cercano una controparte. In particolare, se si indica con U il numero di lavoratori
disoccupati e con V il numero di posti di lavoro scoperti, in ogni istante dt, U e V generano M
nuovi posti di lavoro attraverso la funzione M = m(U, V ). Si assume che la funzione di matching
sia crescente e concava in entrambi gli argomenti e che sia omogenea di grado 1 (rendimenti di
scala costanti). Lomogeneit`a consente di riscrivere la funzione in termini di tassi:
M
FL
= m
_
U
FL
,
V
FL
_
m = m(u, v)
dove m `e il tasso di creazione di posti di lavoro, u il tasso di disoccupazione e v la proporzione di
posti vacanti, tutti espressi in proporzione della forza lavoro (FL). La funzione di matching cattura
le frizioni presenti sul mercato del lavoro senza che sia necessario modellizzare le imperfezioni
informative e leterogeneit`a presenti nel mercato del lavoro. Pu`o essere interpretata come una
funzione di produzione. Gli agenti conoscono le caratteristiche della funzione di matching (cio`e del
mercato del lavoro) e prendono le loro decisioni conseguentemente.
La funzione di matching denisce le probabilit`a con le quali le imprese e i lavoratori incontrano
la controparte. La probabilit`a che unimpresa occupi una posizione vacante `e:
m
v
=
m(u, v)
v
= m
_
u
v
,
v
v
_
= m
_
1

, 1
_
q ()
dove
v
u
rappresenta il grado di tensione sul mercato del lavoro (labor market tightness) ed `e
una misura delleccesso di domanda di lavoro rispetto alleccesso di oerta di lavoro. La funzione
q (), decrescente in , misura il tasso a cui vengono coperti i posti vacanti. In ogni intervallo di
tempo dt ogni posto vacante ha una probabilit`a q () dt di essere occupato da un lavoratore. La
durata media di un posto vacante `e quindi 1/q ().
Analogamente, la probabilit`a che un lavoratore trovi un lavoro `e:
m
u
=
m(u, v)
u
= m
_
u
u
,
v
u
_
= m(1, ) =

m(1, ) = m
_
1

, 1
_
= q ()
La funzione q (), crescente in , misura il tasso a cui i lavoratori trovano lavoro. In ogni intervallo
di tempo dt ogni lavoratore ha una probabilit`a q () dt di trovare lavoro. La durata media della
disoccupazione `e quindi 1/q ().
Le probabilit`a di transizione dei lavoratori (da disoccupato a occupato) e delle imprese (da posto
vacante a posto occupato) dipendono da attraverso la funzione q(). Si noti che lattivit`a di ricerca
degli agenti produce due tipi di esternalit`a: negative (congestion externality) sugli agenti dello
stesso tipo e positive (thick market externality) sugli agenti del tipo opposto. In una fase espansiva,
per esempio, aumenta il tasso di creazione di posti di lavoro (v aumenta) mentre la disoccupazione
u si riduce. Quindi aumenta e per le imprese `e pi` u dicile coprire le posizioni vacanti (q() si
riduce). Per i lavoratori, invece, in una fase espansiva `e pi` u facile trovare lavoro (q() aumenta).
Al contrario, in una fase recessiva v diminuisce mentre la disoccupazione u aumenta. Quindi
diminuisce: per le imprese `e pi` u facile coprire le posizioni vacanti (q() aumenta), mentre per i
lavoratori `e pi` u dicile trovare lavoro (q() si riduce).
Le imprese
Ogni impresa `e costituita da un solo posto di lavoro. Limpresa (o, equivalentemente, il posto di
lavoro) pu`o trovarsi in due stati, occupato e produttivo o scoperto e alla ricerca di un lavoratore.
II-62
II.5. Modelli non walrasiani
Ciascun posto di lavoro `e caratterizzato da una tecnologia irreversibile e, se occupato, produce
una unit`a di bene dierenziato il cui prezzo `e p + . Tale prezzo pu`o essere interpretato come
la produttivit`a del posto di lavoro. I parametri p e sono comuni a tutte le imprese mentre `e
una componente specica (idiosincratica) dellimpresa. Intuitivamente, il parametro p riette la
componente aggregata della produttivit`a e non ha eetto sulla dispersione dei prezzi. Il parametro
invece determina la dispersione dei prezzi. Un incremento di rappresenta un mean-preserving
spread simmetrico della distribuzione della componente specica della produttivit`a delle imprese
(o equivalentemente un incremento della varianza dei prezzi).
Il parametro varia ad un tasso , cio`e in ogni intervallo di tempo dt, con probabilit`a dt, uno
shock colpisce . Quando questo avviene, un nuovo valore di viene estratto da una distribuzione
nota F(x) che ha un supporto superiore nito
u
.
20
Assumendo che F(x) abbia media zero e
varianza unitaria, si ha che la deviazione standard della componente specica della produttivit`a
delle imprese `e pari a .
Si assume che le imprese creano posti di lavoro con produttivit`a iniziale massima. Nel momento
in cui limpresa e il lavoratore si incontrano e inizia lattivit`a produttiva, la produttivit`a `e pari a
p+
u
. Successivamente. limpresa non ha pi` u alcuna inuenza sullandamento della produttivit`a
(in questo senso, ciascun posto di lavoro `e caratterizzato da una tecnologia irreversibile) che `e
governata unicamente dal processo stocastico descritto sopra. Lunica scelta che rimane allimpresa
`e quella, eventuale, di sopprimere il posto di lavoro qualora la produttivit`a scenda al di sotto di
un certo valore di riserva. Dato che si assume che esiste un costo di reclutamento c per unit`a di
tempo, il valore di riserva della componente idiosincratica al di sotto della quale una posizione
di lavoro occupata viene soppressa `e
d
<
u
. Di conseguenza il tasso al quale i posto di lavoro
occupati vengono distrutti `e F (
d
).
I lavoratori
I lavoratori, come le imprese, possono trovarsi in due stati: occupati e dediti esclusivamente
allattivit`a produttiva (no on-the-job search) o disoccupati e alla ricerca di un posto di lavoro. Si
assume che i salari siano scelti in modo da dividere in ogni istante il surplus complessivo derivante
dal match in proporzioni sse. La quota di surplus che spetta ai lavoratori `e pari a . Di con-
seguenza, posizioni lavorative pi` u produttive pagano salari pi` u alti e, poiche posizione di lavoro
nuove hanno produttivit`a massima, queste pagano anche salari pi` u elevati.
Lo stato stazionario
Asset equations: valore di una vacancy e di una posizione occupata
Determiniamo innanzitutto il valore di (la somma scontata dei protti attesi derivanti dall)
aprire una posizione lavorativa (una vacancy). Dato che tenere aperta una vacancy costa c per
unit`a di tempo e che i nuovi match hanno produttivit`a massima, si ha che:
rV = c +q()[J (
u
) V ] (II.151)
dove V e J() rappresentano rispettivamente il valore di una vacancy e di un posto occupato la
cui componente idiosincratica della produttivit`a `e . Poiche non vi sono costi ssi nella creazione
delle vacancies (free entry), verranno aperte tante vacancies nche il loro valore non diventa pari
a zero:
rV = 0 J (
u
) =
c
q()
(II.152)
Il valore attuale dei protti generati da un posto occupato `e pari al costo atteso di assunzione:
costo unitario c per la durata attesa della ricerca 1/q(). Le posizioni lavorative occupate generano
protti positivi perche le imprese potenzialmente interessate ad entrare nel mercato non possono
farlo direttamente con un posto occupato. Devono prima cercare un lavoratore e sostenere un costo
(in media) pari a
c
q()
.
20
Modellizzare il tasso di arrivo degli shock con un processo di Poisson implica persistenza negli shock specici
dellimpresa. Tuttavia, condizionatamente allarrivo di uno shock, il livello iniziale del prezzo dellimpresa non ha
alcun eetto sul prezzo successivo.
II-63
II. Il ciclo economico
Per determinare il salario w(), pari ad una quota (0, 1) del surplus totale del match, `e
necessario innanzitutto determinare il surplus totale di un match con produttivit`a idiosincratica
come segue:
S() = J() +W() U (II.153)
Il surplus totale del match `e pari alla somma del surplus dellimpresa J() V = J() e del surplus
del lavoratore, che `e a sua volta pari alla dierenza tra W(), il valore di essere impiegato in una
posizione con produttivit`a idiosincratica , e U, il valore di essere disoccupato. Il salario w() `e
tale che:
W() U = S() (II.154)
Il valore di una posizione occupata `e:
rJ() = p + w() +
_
{max[J(x), 0] J()}dF(x) (II.155)
dove il termine p + w() rappresenta il usso di reddito generato da una posizione occupata
con produttivit`a idiosincratica . Il secondo termine rappresenta il capital gain che si ha in seguito
ad una variazione del valore di una posizione occupata. Tale variazione `e dovuta alla possibilit`a
che uno shock colpisca , cosa che avviene ad un tasso . Il nuovo valore di viene estratto
dalla distribuzione F(x). Se il valore estratto `e tale da rendere J(x) negativo, la posizione viene
soppressa e il capital gain `e pari a 0 J(). Altrimenti, per i valori di x tali per cui la posizione
non viene soppressa, il valore atteso del capital gain `e pari a
_
{J(x) J()}dF(x).
Dato che J(x) = (1 )S(x), lequazione (II.155) pu`o essere riscritta come segue:
rJ() = p + w() +(1 )
_
{max[S(x), 0] S()}dF(x) (II.156)
Asset equations: valore di essere occupati e disoccupati
In maniera analoga, il valore valore di essere occupato per un lavoratore `e:
rW() = w() +
_
{max[S(x), 0] S()}dF(x) (II.157)
Inne, il valore di essere disoccupato `e:
rU = b +q()[W(
u
) U] (II.158)
dove b `e il reddito (esogeno) percepito in caso di disoccupazione o il valore del tempo libero.
Job destruction
Sommando le equazioni (II.156)-(II.158), utilizzando la regola di divisione del surplus (II.154) e
dato che J () +W () U = S () si ottiene:
rS () = p + w() +(1 )
_
{max [S (x) , 0] S ()} dF (x) +
+w() +
_
{max [S (x) , 0] S ()} dF (x)
(b +q () [W (
u
) U])
= p + +
_
{(max [S (x) , 0] S ())} dF (x)
(b +q () [W (
u
) U])
(r +) S () = p + b +
_
max [S (x) , 0] dF (x) q () S (
u
)
Poiche S () `e crescente in in maniera monotona, esiste un solo valore di , che chiamiamo
d
,
tale per cui J (
d
) = (1 )S (
d
) = 0 e tale per cui tutte le posizioni lavorative colpite da uno
shock <
d
vengono soppresse. Si noti inoltre che S () `e lineare in e S

() =

r+
.
II-64
II.5. Modelli non walrasiani
Integrando il termine
_

d
S(x)dF(x) per parti

_

u

d
S(x)dF(x) = [S(x)F(x)]

_

u

d
S

(x)F(x)dx =
= S(
u
)

r +
_

u

d
F(x)dx =
= S(
u
) S(
d
)

r +
_

u

d
F(x)dx =
=

r +
(
u

d
)

r +
_

u

d
F(x)dx =
=

r +
_

u

d
[1 F(x)] dx
si ottiene
(r +) S () = p + b +

r +
_

u

d
[1 F(x)] dx q () S (
u
) (II.159)
Inne, utilizzando lequazione (II.152), il fatto che S (
u
) = J (
u
) /(1 ) e S (
d
) = 0, si ottiene:
p +
d
= b +
c
1


r +
_

u

d
[1 F(x)] dx (II.160)
Lequazione (II.160) `e una delle equazioni chiave del modello. Determina
d
, il valore di riserva
(della componente idiosincratica) della produttivit`a al di sotto del quale non `e prottevole tenere
aperta una posizione occupata, in funzione di e dei parametri del modello. Il termine p +
d
dellequazione (II.160) `e il prezzo minimo (produttivit`a minima) necessario per tenere aperta una
posizione occupata. Tale prezzo minimo `e inferiore al costo opportunit`a di essere occupato (per
un lavoratore) dovuto alla presenza di costi di assunzione.
Infatti, per un lavoratore il costo opportunit`a di essere occupato `e pari a b pi` u i guadagni attesi
legati allattivit`a di ricerca. Questo ultimo termine nellequazione (II.159) `e pari a q () S (
u
),
cio`e `e pari al prodotto tra la probabilit`a di trovare un lavoro q () e la quota di surplus che spetta
al lavoratore S (
u
). Lequazione (II.160) mostra invece il valore di equilibrio dei guadagni legati
ad una ulteriore attivit`a di ricerca:
c
1
.
Inne, lultimo termine dellequazione (II.160) `e loption value di non distruggere il match, cio`e
una misura di quanto limpresa sia disposta a subire perdite nel presente anticipando un futuro
miglioramento della produttivit`a. Il fatto che il termine

r+
_

d
[1 F(x)] sia positivo mostra che
limpresa, nel caso la produttivit`a assuma valori bassi, `e disposta a subire perdite nella speranza
che le cose migliorino.
JD: statica comparata. Lasciando invariato, `e facile mostrare che:
1.
d
`e decrescente (minore distruzione) nella distanza tra p e b.
2. Il termine
c
1
rappresenta il guadagno atteso legato allattivit`a di ricerca al quale, in assenza
di on-the-job search, bisogna rinunciare. Un incremento del guadagno atteso fa aumentare
il costo opportunit`a di essere occupato (e quindi fa aumentare il salario) dando luogo ad un
incremento di
d
(maggiore distruzione).
3. Al crescere di aumenta loption value della posizione lavorativa, perche la componente
idiosincratica della produttivit`a diventa meno persistente. Quindi, maggiore `e minore `e la
probabilit`a che uno shock negativo porti alla decisione di chiudere la posizione. Invece, un
pi` u elevato tasso di sconto r riduce il valore attuale dei protti per ogni livello dei prezzi,
riduce loption value e quindi fa aumentare
d
.
4. La relazione tra
d
e `e ambigua. Un incremento di implica che le posizioni lavorative
con alta produttivit`a diventano ancora pi` u produttive, mentre alcune posizioni lavorative
II-65
II. Il ciclo economico
con produttivit`a particolarmente bassa potrebbero diventare ancora meno produttive. In
generale, un incremento di fa aumentare il tasso di distruzione se la posizione lavorativa
marginale diventa meno produttiva allaumentate di . Infatti, dierenziando lequazione
(II.160) rispetto a
d
e si ottiene:

=
(r +)/
r +F (
d
)
_
p b
c
1

_
da cui si deduce che

d

> 0 se p `e maggiore del costo opportunit`a di essere occupato. Ma, in


questo caso, lequazione (II.160) mostra che
d
`e negativo e quindi la produttivit`a del lavoro
marginale diminuisce allaumentare di .
`
E ragionevole assumere p > b +
c
1
cosicche
un incremento di , misura della dispersione dei prezzi, faccia aumentare alcuni prezzi e
diminuirne altri generando davvero un incremento della dispersione dei prezzi.
Job creation
Per determinare le altre variabili endogene del modello, u e v `e necessario ricorrere allequazione
(II.152) e alla condizione di stato stazionario u = 0.
Allo scopo di riscrivere lequazione (II.152) si che noti lequazione (II.159) implica che:
S() S(
d
) =

d
r +
(II.161)
Per cui, tenendo conto del fatto che S() = J()/(1 ), lequazione (II.152) implica che:
q() =
c
1
r +
(
u

d
)
(II.162)
Lequazione (II.162) viene indicata con il nome di job creation condition. Insieme allequazione
(II.160), la job destruction condition, determina i valori di equilibrio di e
d
.
Lequilibrio `e rappresentato in gura II.16. La curva JD (job destruction) `e crescente perche
allaumentare di il costo opportunit`a di non continuare a cercare (per un lavoratore) aumenta
e pertanto aumenta anche il salario. Questo rende la posizione lavorativa meno prottevole per
limpresa che la chiuder`a (in media) pi` u spesso (cio`e per valori di
d
pi` u elevati). La curva JC
`e invece una relazione decrescente tra e
d
. Al crescere della tensione sul mercato del lavoro il
costo atteso di assunzione aumenta. Di conseguenza diventa pi` u costoso aprire una nuova vacancy
e le imprese hanno minori incentivi a distruggere le posizioni lavorative gi`a occupate.
Statica comparata. Come visto prima un incremento di p (o un decremento di b) sposta la
curva JD verso sinistra, quindi aumenta e
d
diminuisce. Un incremento di sposta la curva JD
verso sinistra e la curva JC verso il basso, quindi
d
diminuisce mentre, dal graco, leetto su
sembra essere ambiguo. In realt`a, analiticamente si mostra che leetto negativo dovuto alla curva
JC prevale sempre. Al contrario una variazione positiva di r sposta la curva JD verso destra e la
curva JC verso il basso, provocando una riduzione di e un eetto ambiguo su
d
.
Una variazione positiva di sposta la curva JC verso lalto e la JD verso destra. Quindi
d
aumenta. Di nuovo leetto su sembra essere ambiguo ma analiticamente si mostra che leetto
positivo dovuto alla curva JC prevale sempre.
Determinati e
d
per individuare i valori di stato stazionario di u e v si ricorre alla condizione
di stato stazionario.
La curva di Beveridge.
Il tasso di disoccupazione evolve come segue:
u = F(
d
)(1 u)
. .
distruzione
q()u
. .
creazione
In stato stazionario u = 0, i ussi in entrata e in uscita si equivalgono e quindi:
u =
F(
d
)
F(
d
) +
v
u
q(
v
u
)
(II.163)
II-66
II.5. Modelli non walrasiani
Figura II.16: Determinazione dei valori di equilibrio di e
d
In stato stazionario, leconomia si trova lungo la curva di Beveridge, la relazione tra u e v de-
scritta dallequazione (II.163). Tale relazione nei modelli di matching con distruzione esogena `e
decrescente. La ragione `e semplice. Un aumento delle vacancies implica un tasso di creazione
maggiore ma, dato che il tasso di distruzione esogeno non varia, il tasso di disoccupazione deve
diminuire per riportare il tasso di creazione al livello originario (pari cio`e al tasso di distruzione).
In questo modello, invece, un incremento delle vacancies implica anche un incremento del tasso di
distruzione che, a sua volta, richiede un incremento del tasso di disoccupazione per mantenere il
tasso di distruzione al suo livello stazionario. La curva di Beveridge `e crescente o decrescente a
seconda di quale eetto prevalga.
Mortensen & Pissarides (1994) aermano che poiche empiricamente la curva di Beveridge sem-
bra essere decrescente `e preferibile assumere che il matching eect prevalga sul destruction eect e
pertanto rappresentano la curva come in gura II.17. Per determinare gracamente i valori di equi-
librio di u e v si rappresenta, oltre alla curva di Beveridge, una semiretta che parte dallorigine con
pendenza pari al valore di equilibrio di . I valori di equilibrio di u e v sono dati dallintersezione
tra la semiretta e la curva di Beveridge.
Un incremento nella distanza tra p e b fa aumentare e diminuire
d
. Quindi la pendenza
della semiretta aumenta e la curva di Beveridge si sposta verso il basso. Il tasso di disoccupazione
diminuisce mentre leetto sul numero di vacancies `e ambiguo.
Un incremento di fa aumentare sia che
d
. Quindi la pendenza della semiretta aumenta e
la curva di Beveridge si sposta verso lalto. Il numero di vacancies aumenta mentre leetto sul
tasso di disoccupazione `e ambiguo.
Discussione sugli eetti asimmetrici del ciclo (smooth expansions, lumpy contractions).
II-67
II. Il ciclo economico
Figura II.17: Determinazione dei valori di equilibrio di u e v
II-68
Approfondimenti bibliograci
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II-70
Parte III
Soluzione esercizi
III.1 Esercizi sulla crescita
Esercizio I.4.1.
1. Usando le equazioni (I.66) e (I.68), g
K
= g
A
= g

implica
c
K
_
A(t) L
K (t)
_
1
= c
A
K (t)

A(t)
1
Risolvendo per
A(t)
K(t)
e ricordando che + = 1 = 1 :
c
K
_
A(t) L
K (t)
_
1
= c
A
_
K (t)
A(t)
_

_
A(t)
K (t)
_
1+
=
c
A
c
K
L
+1
A(t)
K (t)
=
_
c
A
c
K
_ 1
1+
L
+1
1+
2. Sostituendo nellequazione del tasso di crescita g
A
= g
K
= g

:
g

= c
A
K (t)

A(t)
1
= c
A
_
K (t)
A(t)
_

= c
A
_
_
c
A
c
K
_ 1
1+
L
+1
1+
_

= c
A
_
c
A
c
K
_

1+
L

+
1+
= c
1
1+
A
c

1+
K
L
(+)(1)
1+
=
_
c
1
A
c

K
L
(+)(1)
_ 1
1+
Dato che c
K
= s (1 a
K
)

(1 a
L
)
1
e c
A
= Ba

K
a

L
:
g

=
_
c
1
A
c

K
L
(+)(1)
_ 1
1+
=
_
_
Ba

K
a

L
_
1
_
s (1 a
K
)

(1 a
L
)
1
_

L
(+)(1)
_ 1
1+
=
_
B
1
s

_
a

L
(1 a
L
)

_
1 _
a
1
K
(1 a
K
)

L
(+)(1)
_ 1
1+
III-1
III. Soluzione esercizi
Si noti che g

`e crescente in s (con elasticit`a pari a



1+
) e L (con elasticit`a pari a
(+)(1)
1+
). Leetto di a
L
e a
K
`e invece ambiguo.
3. Il livello di a
K
che massimizza g

e lo stesso che massimizza ln g

max
a
K
ln g

= max
a
K
ln
_
B
1
s

_
a

L
(1 a
L
)

_
1 _
a
1
K
(1 a
K
)

L
(+)(1)
_ 1
1+
= max
a
K
1
1 +
ln B +

1 +
ln s +
1
1 +
ln
_
a

L
(1 a
L
)

_
+

1 +
[(1 ) ln a
K
+ln (1 a
K
)] +
( +) (1 )
1 +
ln L
La condizione del primo ordine `e:

1 +
ln
_
1
a
K


1 a
K
_
= 0
da cui
a

K
= 1
La frazione ottimale di capitale da impiegare nel settore R&S `e pari alla quota di output
da attribuire al lavoro nel settore dei beni. Si noti che non inuenza il valore ottimale
di a
K
. La ragione `e che, da una parte, un incremento di rende il capitale pi` u eciente
nella produzione di conoscenza e quindi tende a far aumentare a

K
. Daltra parte, per`o, un
incremento di rende conveniente avere a disposizione maggiori quantit`a di capitale. Poiche
questo `e possibile solo attraverso la produzione (e il risparmio di beni), questo tende invece
a ridurre a

K
. In questo specico esempio i due eetti si compensano annullandosi.
III-2