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P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G.

Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali


12 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
Fibre ottiche per Telecomunicazioni:
fibre monomodali
P. Di Vita, V. Lisi, M. Giaconi, G. Vespasiano (*)
Questo articolo presenta i parametri trasmissivi caratteristici delle fibre ottiche monomodali
e la trasmissione di solitoni su fibra.
Tra i parametri caratteristici sono stati considerati la lunghezza donda di taglio, il raggio
modale, la dispersione cromatica. In particolare si considera limportanza del raggio modale
ai fini della determinazione delle perdite di accoppiamento e delle perdite per curvatura della
fibra. La dispersione cromatica, legata alle caratteristiche spettrali della sorgente ottica,
viene ricondotta alla somma di tre contributi principali; viene mostrata in particolare la
dipendenza di uno di questi, la componente di guida, dal raggio modale.
Vengono infine presentate la trasmissione di solitoni in fibra e le prospettive che cos si
aprono nel mondo della comunicazione ottica.
mezzo trasmissivo risulta nel suo insieme pi uniforme,
riducendo cos il fenomeno della diffusione (dovuta a
disomogeneit su piccolissima scala).
Un ulteriore vantaggio, soprattutto sotto laspetto
della progettazione del sistema, deriva dal fatto che tutti
i parametri di trasmissione sono univocamente
determinati. Non c, come nel caso delle fibre
multimodo, unincertezza derivante dalle differenti
condizioni di eccitazione dei vari modi, o dai fenomeni
di conversione di modo che possono mutare landamento
della distorsione dellimpulso in funzione della
lunghezza di fibra in maniera non sempre prevedibile.
Per le fibre monomodo tale andamento sempre lineare.
A tutti questi vantaggi va aggiunto quello non
indifferente di un costo potenzialmente pi basso, perch
la fabbricazione pi rapida e non richiede un controllo
accurato sul profilo di indice di rifrazione, come nel
caso delle fibre multimodo. Vi sono per anche degli
inconvenienti, dovuti per lo pi alle ridotte dimensioni
del nucleo della fibra (diametro di 510m) ed alla
piccola differenza di indice di rifrazione tra nucleo e
mantello (12%). Ci comporta maggiori problemi
nella realizzazione di giunti e connettori tra fibre, nonch
nelle misure dei parametri di caratterizzazione della
fibra. Lo sviluppo di macchine automatiche ha
praticamente risolto il primo problema: sono attualmente
realizzabili giunti e connettori che assicurano
allineamenti con precisione al micron, soddisfacendo
1. Introduzione
Le caratteristiche generali delle fibre ottiche per
telecomunicazioni sono state illustrate in un articolo
precedente [1], in questo lavoro verranno approfonditi
i parametri trasmissivi caratteristici delle fibre
monomodali che rappresentano la assoluta maggioranza
della rete mondiale in fibra ottica.
Le fibre ottiche monomodali sono guide donda in
grado di propagare una sola configurazione di campo: il
modo fondamentale HE
11
o LP
01
; il loro vantaggio pi
evidente, rispetto alle multimodali, quindi lassenza
della dispersione intermodale; quanto alla dispersione
intramodale, essa pu essere annullata ad una specifica
lunghezza donda. Questo pu portare a enormi capacit
di trasmissione, con bande trasmissibili di diverse
migliaia di GHz per chilometro di fibra [1]. Anche per
ci che riguarda lattenuazione, le fibre monomodo si
mostrano migliori di quelle multimodo; infatti, essendo
richiesta una minore apertura numerica e un nucleo pi
piccolo, occorre un drogaggio minore degli strati interni,
durante la fabbricazione. Questo significa in generale
che si hanno minori perdite, non solo perch il drogante
pu introdurre ulteriori attenuazioni, ma anche perch il
(*) dott. Pietro Di Vita - CSELT - Torino; dott.ssa Vincenza Lisi -
Universit di Torino - Torino; ing. Mauro Giaconi, ing. Gaetano
Vespasiano - SSGRR - LAquila
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d
2
E
dr
2
+
1
r
dE
dr
+ s(r)V
2
w
2


2
r
2

_
,

E 0, (2)
dove il numero quantico azimutale, w legato alla
costante di propagazione longitudinale e la definizione
della frequenza normalizzata V stata generalizzata,
per fibre con profilo non a gradino, come segue:
V
2

aA. (3)
Ciascun modo LP
d
individuato da una coppia di
valori di e w, che assicurano lesistenza di una soluzione
non nulla della (2), soddisfacente alle condizioni al
contorno. Queste ultime sono:
a) regolarit del campo per r=0;
b) decadimento a 0 del campo per r sufficientemente
rapido, in modo da garantire un contenuto energetico finito;
c) continuit della derivata logaritmica del campo
allinterfaccia nucleo-mantello, ovvero per r=1.
Lultima condizione deriva dallimporre lesistenza di
una soluzione non nulla delle equazioni risultanti dalla
continuit delle componenti tangenziali del campo
elettrico allinterfaccia nucleo-mantello; ci sufficiente
a garantire unanaloga continuit anche per le componenti
del campo magnetico, nel caso di debole guidanza.
2.1 Lunghezza donda di taglio teorica
La tabella 1 mostra la composizione dei modi
linearmente polarizzati in termini di modi semplici. Ad
esempio il primo modo di ordine superiore LP
11
una
combinazione dei modi TE
01
, TM
01
, HE
21
, mentre il
modo fondamentale LP
01
si compone del solo modo
HE
11
. Si noti tuttavia che ciascuno dei modi ibridi (EH
oppure HE) corrisponde in effetti a N=2 modi distinti,
ciascuno caratterizzato da una delle due possibili
polarizzazioni lineari incrociate, e quindi N=2 per LP
01
mentre N=4 per LP
11
.
Come gi detto un importante parametro per
caratterizzare le fibre monomodo la lunghezza donda
di taglio
c
del primo modo di ordine superiore, e cio
del modo LP
11
. Essa si deduce dalla corrispondente
frequenza normalizzata di taglio V
11
T
ricavata dalla (3):
cos le stringenti tolleranze per questo tipo di fibra. Per
ci che riguarda il secondo problema, si ritenuto
conveniente caratterizzare la fibra attraverso alcuni
parametri globali, semplici da misurare e tuttavia
significativi dal punto di vista delle applicazioni. A
parte lattenuazione, la cui tecnica di misura non
sostanzialmente diversa da quella delle fibre multimodo,
sono tre i parametri con cui si caratterizza la fibra:
- la lunghezza donda di taglio del modo di ordine
superiore, che pone un limite inferiore (in termini di
lunghezze donda) allintervallo spettrale di
utilizzazione della fibra;
- il raggio del campo modale, il cui valore permette di
valutare importanti quantit come le perdite per
microcurvature (perdite di cablaggio) e le perdite ai giunti;
- la dispersione cromatica, che permette di valutare
la distorsione dellimpulso in funzione delle
caratteristiche spettrali della sorgente.
I limiti trasmissivi imposti dalla natura dispersiva
della fibra possono essere superati sfruttando uno
degli effetti di non linearit che si realizzano in fibra
quando lintensit della radiazione sufficientemente
elevata. Infatti, quando gli impulsi hanno forma
opportuna ed una potenza di picco adeguata, possibile
compensare leffetto di allargamento temporale degli
impulsi dovuto a dispersione lineare del mezzo: si
parla in questo caso di solitoni. Nella parte finale
dellarticolo vengono chiarite le ipotesi che rendono
possibile la produzione di solitoni in fibra, vengono
presentate le classi di solitoni possibili con le rispettive
caratteristiche, vengono illustrate le applicazioni
proposte ed i risultati raggiunti.
2. Taglio del modo superiore
Nel seguito si indica con E la componente trasversa del
campo elettrico associato ai modi HE
+1,d
e EH
1,d
; nel
caso di debole guidanza (ovvero di piccola differenza
percentuale tra lindice di rifrazione del mantello ed il valore
massimo dellindice di rifrazione nel nucleo), questi
degenerano in un unico modo, denominato LP
d
[1]. La
coordinata radiale r si intende normalizzata al raggio a del
nucleo, e si introduce inoltre la funzione profilo s(r) cos
definita:
s r ( )
n
2
r ( ) n
1
2
A
2
, r <1
0, r 1

'

(1)
dove n
1
lindice di rifrazione (uniforme) del
mantello, ed A n
2
0 ( ) n
1
2
lapertura numerica
massima della fibra. Per la funzione s(r) vale la
propriet s(r)1 per r<1.
Con tali assunzioni lequazione del campo (cfr. (38)
in [1]) si pu cos riscrivere:
Tabella 1 Composizione dei modi linearmente
polarizzati e numero di modi semplici
componenti
Modo LP Modi componenti # modi, N
LP
0p
HE
1p
2
LP
1p
TE
0p
- TM
0p
- HE
2p
4
LP
qp
EH
q-1,p
- HE
q+1,p
4
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c

2
V
11
T
aA . (4)
La condizione di taglio si ha quando w=0 (cfr. 3.1.6
in [1]), cio quando la costante di propagazione
longitudinale eguaglia il numero donda nel mantello:

2

n
1
. Quindi V
11
T
si pu ottenere come il primo
autovalore della seguente equazione differenziale
(ricavata dalla (2) per w=0 e =1):
d
2
E
dr
2
+
1
r
dE
dr
+ s(r)V
2

1
r
2

_
,
E 0. (5)
Si indichi con E
1
la soluzione della (5) allinterno del
nucleo, ovvero per r<1, e con E
2
quella per r>1 (e quindi
s(r)=0). In Appendice A viene mostrato che la condizione
al contorno b) implica
E
2
(r)
h
r
, (6)
con h costante arbitraria. Si noti che tale tipo di campo
ha un contenuto energetico infinito (come si vede
integrando su tutto il piano trasverso tale E
2
(r)), quindi
non si tratta di un modo guidato. Ci non deve
meravigliare perch il modo al taglio. Per quanto
riguarda la soluzione della (5) nel nucleo, imponendo la
condizione al contorno c), si ha:
1
E
1
r ( )
dE
1
r ( )
dr
r1

1
E
2
r ( )
dE
2
r ( )
dr
r1
1. (7)
Moltiplicando la (5) per r, integrando tra 0 e 1, ed
applicando la (7), si ottiene:
V
11
T
E
1
1 ( ) +
E
1
(r)
r
dr
0
1

s(r)E
1
(r)rdr
0
1

1
]
1
1
1
1
1
1
2
. (8)
Questa non una soluzione esplicita per V
11
T
in quanto
E
1
(r), essendo soluzione della (5), contiene anche V
11
T
. Si
possono per tentare attraverso la (8) delle soluzioni
approssimate soddisfacenti, rappresentando E
1
(r) con
funzioni semplici, ma realistiche, che soddisfino la propriet
(7). In Appendice B si mostra come determinare una soluzione
approssimata della (5) per 0r<1, mediante uno sviluppo
in serie di Taylor del campo elettrico E
1
(r), sfruttando le
condizioni al contorno a) e c): il risultato : E
1
(r)3r-2r
2
, che
fornisce la seguente espressione di
c
(eq. (4) e (8)):

c

2
3
aA s(r) 3 2r ( )
0
1

r
2
dr

_
,

1
2
. (9)
Questa equazione d errori inferiori al 2% per profili
convenzionali. Si nota in particolare che
c
direttamente
proporzionale al raggio del nucleo, alla apertura numerica
massima e dipende in una certa misura dal valore
sotteso dalla funzione profilo. Questo significa che nel
progetto di fibre monomodo si pu operare su tutti e tre
questi parametri per ottenere il valore opportuno di
c
.
2.2 Lunghezza donda di taglio efficace
Per >
c
il modo LP
11
non pi guidato: ci
significa che quando viene eccitato subisce perdite per
irradiazione. Il valore della costante di perdita
11
tanto
maggiore quanto pi maggiore di
c
; mentre, per
sufficientemente prossimo a
c
, la costante di perdita
pu essere cos bassa da far s che il modo sia
effettivamente presente in misura apprezzabile. Stando
cos le cose, e desiderando che il contributo del modo
LP
11
sia trascurabile, si preferisce definire una lunghezza
donda di taglio efficace
ce
tale che per maggiore di

ce
il modo LP
11
sia effettivamente trascurabile rispetto
al modo fondamentale LP
01
.
Detti E
11
ed E
01
i valori di energia dei due modi, in
una qualunque sezione della fibra si ha:

E
01
z ( ) E
01
0 ( )e

01
z
; E
11
z ( ) E
11
0 ( )e

11
z
. (10)
La frazione di energia presente nel modo LP
01
in una
data sezione della fibra pu essere espressa come:


E
01
E
01
+ E
11
. (11)
Dalla (10) si vede che in z si ha (essendo
01
<<
11
):
1+
0
1
1
( )
e

11
z
[ ]
1
, (12)
dove
0
il valore di allingresso della fibra (z=0) e,
se i modi sono egualmente eccitati (ad esempio tramite
una sorgente che illumini in maniera uniforme tutta la
superficie del nucleo) si ha:
0
1/3; infatti il modo
LP
11
, essendo composto da quattro modi semplici
(Tab. I), ha energia doppia rispetto al modo LP
01
. La
quantit di (12) dipende da attraverso
11
; essa vale

0
per =
c
e gradualmente cresce con lambda tendendo
asintoticamente a 1 e solo allora la fibra effettivamente
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monomodo. Quindi
ce
si definisce come quel valore
di per cui la curva () vale una quantit prefissata
prossima a 1, detta
c
(per esempio
c
=0.98), in modo
che per >
ce
il contributo del modo LP
11
risulti
effettivamente trascurabile. Imponendo questa
condizione nella (12), si ottiene:

11

ce
( )
1
z
ln

0
1
1

c
1
1

_
,

. (13)
La (13) tuttavia non definisce univocamente la
lunghezza donda di taglio efficace
ce
, a meno che non
si specifichino la lunghezza della fibra z e, soprattutto, le
condizioni di curvatura della stessa. Infatti, i modi vicini
alla propria condizione di taglio soffrono maggiormente
per perturbazioni esterne, quali sono appunto le curvature.
Per il modo LP
11
le considerazioni precedenti si possono
riassumere nella seguente legge empirica:

11
( )
1
z
e
C
c
( )
2
1

1
]
1
, (14)
dove il parametro C definisce proprio la sensibilit della
fibra alle curvature (il suo valore dipende, tra laltro, dal
profilo dindice). Per questo motivo
ce
definita in
condizioni standard (per esempio z=2m e curvatura di
raggio l4cm). In pratica si riscontrano differenze tra
ce
e
c
di 100nm o pi. La lunghezza donda di taglio cui
bisogna fare riferimento nel progetto di fibre monomodo
ovviamente
ce
piuttosto che
c
.
2.3 Taglio del modo fondamentale
Per le fibre con profilo dindice a mantello continuo
(matched-cladding) [1] la frequenza normalizzata di
taglio del modo fondamentale teoricamente nulla.
Tuttavia, allaumentare della lunghezza donda la
distribuzione di campo del modo penetra sempre pi
profondamente nel mantello con un aumento delle
perdite per micro e macrocurvature. Quindi, sebbene il
valore teorico della lunghezza donda di taglio del
modo LP
01
sia infinito, si deve concludere che anche per
il modo fondamentale esiste una lunghezza donda di
taglio efficace. Se poi lindice di rifrazione in parte del
nucleo minore rispetto al valore nel mantello, allora
anche la lunghezza donda di taglio teorica pu essere
finita, si pu dimostrare che ci avviene quando [2,3]
s(r)rdr < 0
0
1

, (15)
che corrisponde ad un valore dellindice di rifrazione
medio nel nucleo minore rispetto a quello nel mantello.
3. Raggio modale
E preferibile caratterizzare i parametri dimensionali
delle fibre monomodo attraverso propriet legate alla
propagazione, anzich attraverso quantit ottico-
geometriche (quale il raggio del nucleo). Il vantaggio di
questa scelta doppio: i parametri cos definiti sono pi
facili da valutare e inoltre permettono una applicazione
immediata nella previsione delle prestazioni trasmissive
(perdite di accoppiamento e per curvatura, dispersione
di guida, etc.). In particolare utile disporre di un
parametro che definisca, con il suo valore, la
distribuzione di ampiezza del campo nel nucleo e nel
mantello della fibra. Per il modo fondamentale di una
fibra con profilo dindice a gradino landamento del
campo risulta (cfr. (46), (48) in [1]):
E r ( ) J
0
ur ( ), r <1
E r ( ) K
0
wr ( ), r >1

'

(16)
dove J
0
(
.
) e K
0
(
.
) sono rispettivamente la funzione di
Bessel di prima specie e la funzione di Bessel modificata
di seconda specie e si ricorda che (cfr. (46)(52) [1]):
u a k
2
n
0
2

2
w a
2
k
2
n
1
2
V
2
u
2
+ w
2

'

(17)
e si posto n
0
=n(0) e k=numero donda nel vuoto=2/
(1)
.
Tuttavia la distribuzione radiale del campo dipende,
oltre che dalla lunghezza donda della luce (tramite u e
w), dalleffettivo andamento dellindice di rifrazione
nella fibra. Poich si stanno considerando le fibre
monomodali, e poich la propagazione del modo
fondamentale molto simile a quella di un fascio
gaussiano, si pu pensare di utilizzare una funzione
gaussiana per approssimare leffettiva distribuzione di
ampiezza:
E r ( ) E
0
exp - r w
g ( )
2

1
]
1
. (18)
In questo caso quindi si definisce raggio modale
(gaussiano) il valore del parametro w
g
che meglio adatta
la distribuzione (18) a quella effettiva. Ci corrisponde
a determinare il raggio modale della distribuzione di
campo gaussiana che, eccitando la fibra, accoppia la
massima potenza nel modo fondamentale. Assumendo
valida la (18), w
g
la distanza dallasse della fibra per
(1) Si noti che la medesima quantit stata indicata con k
V
in [1].
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16 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
cui lampiezza del campo 1/e0.37 e la sua intensit
1/e
2
0.135 del corrispondente valore sullasse.
La distribuzione radiale del campo rigorosamente
gaussiana solo per il modo fondamentale di una fibra con
profilo dindice interamente parabolico (anche nel
mantello), mentre non lo mai per le fibre monomodali
con mantello omogeneo. Peraltro, il decadimento del
campo nel mantello espresso da una funzione di Bessel
modificata di seconda specie (vedi le (16)), quindi una
approssimazione gaussiana tende a sottostimare il campo
evanescente nel mantello. Inoltre questa approssimazione,
che buona in prossimit della lunghezza donda di
taglio del modo LP
11
, diventa meno accurata allaumentare
della lunghezza donda. Si pu comprendere allora come
alla definizione appena proposta per il raggio modale sia
opportuno affiancarne delle altre, che meglio descrivono
il comportamento della fibra in riferimento ad alcuni dei
fenomeni propagativi.
A prescindere dalla definizione adottata, la
determinazione operativa del raggio modale si poggia
sulla rilevazione sperimentale della distribuzione di
intensit del campo guidato dalla fibra. Se tale rilevazione
viene effettuata da un punto molto vicino alla faccia
estrema della fibra si parla di campo vicino (near-field),
si invece in condizione di campo lontano (far-field)
quando la distanza R del punto da cui si valuta lintensit
luminosa dallestremit della fibra R >> w
g
2
/ .
Naturalmente la distribuzione di intensit proporzionale
alla distribuzione radiale di potenza nella fibra, ed
quindi di immediata comprensione la definizione di
raggio modale di near-field come [4]:
w
n

r
2
E
2
r ( )rdr
0

E
2
r ( )rdr
0

1
]
1
1
1
1
1
1/ 2
. (19)
Grazie al fattore di normalizzazione a denominatore,
che proporzionale alla potenza in uscita dalla fibra, w
n
lo scarto quadratico medio della distribuzione radiale
di intensit. Si noti che la (19) ricorda, per analogia, la
definizione del momento dinerzia di una trave cilindrica
non omogenea che avesse come densit specifica
lintensit quadratica del campo.
Quando R >> w
n
2
/ , cio in condizioni di campo
lontano, si devono considerare gli effetti della
propagazione in spazio libero. Adottando un sistema di
coordinate (R,) come mostrato in figura 1, si pu
introdurre il concetto di intensit di campo lontano
|E
f
(R,p)|
2
(dove p=ksin), che rappresenta la distribuzione
angolare della potenza in uscita dalla fibra monomodo.
Se si introduce la trasformata di Hankel di E(r) :

E p ( ) E r ( )
0

J
0
rp ( )rdr. (20)
Lampiezza di campo lontano E
f
(R,p) legata alla
distribuzione di campo vicino E(r) dalla [5]:
E
f
R, p ( )
ik
R
e
ikR

E p ( ). (21)
Si noti che, poich la distribuzione di campo vicino
per il modo fondamentale della fibra a simmetria
cilindrica, la distribuzione di campo lontano non dipende
dallangolo azimutale. La quantit

E
2
p ( ) misurabile
e rappresenta la distribuzione angolare di potenza in
uscita dalla fibra monomodale
(2)
.
Per quanto detto in precedenza, le distribuzioni di
campo vicino e di campo lontano costituiscono una
coppia di trasformate di Hankel, e per le propriet della
trasformata unampia apertura del campo (vicino) d
luogo ad un fascio irradiato molto stretto, e viceversa.
Pertanto, considerando che la larghezza angolare del
fascio irradiato limitata ed approssimabile con
linverso della sua larghezza radiale, possibile definire
un raggio modale di campo lontano come [6]:
Figura 1 Distribuzione di campo lontano di una fibra ottica
distribuzione di
campo vicino
distribuzione di
campo lontano
R

Fig. 1
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P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
3
3.5
4
4.5
5
5.5
6
1.6 1.65 1.7 1.75 1.8 1.85 1.9 1.95 2
frequenza normalizzata, V
r
a
g
g
i
o

m
o
d
a
l
e

(
u
m
)
wn
wg
wf
r
a
g
g
i
o

m
o
d
a
l
e

(

m
)
frequenza normalizzata, V
Figura 2 Variazione del raggio modale w
g
(vd. (18)), w
n
(vd. (19)) e w
f
(vd. (24)) in funzione della frequenza normalizzata
(2) Le (20) e (21) stabiliscono unanalogia col campo irradiato
da unantenna ad apertura, per la quale si ha:
E(p, ' ) a
2
f (r, ' )exp iprcos( ' ) ( )
0
1

rdrd'
0
2

dove a il raggio esterno dellapertura; r la distanza radiale


normalizzata ad a; p=(2asi n)/, come gi assunto in
precedenza; f(r,) la distribuzione di campo normalizzata
sullapertura. Le forme dellapertura pi semplici da valutare
sono quelle nelle quali la distribuzione indipendente dalla
coordinata angolare , ma dipende solo da r. In questo caso
il campo diventa:
E(p) 2a
2
f (r)J
0
(pr)rdr
0
1

Nel caso di distribuzione costante si ottiene


E(p) 2a
2
J
1
(p)
p
e soprattutto
w
f

dE
dr

_
,
2
rdr
0

E
2
(r)rdr
0

1
]
1
1
1
1
1

1
2
. (24)
Questultima definizione viene spesso citata
come raggio modale di Petermann II [7,8] (per
distinguerla dalla definizione (19) detta pertanto
raggio modale di Petermann I [4]), e risulta
estremamente utile per stimare la dispersione di
guida di una fibra monomodale, come verr
illustrato nel seguito.
Per i profili dindice usualmente utilizzati e per
le normali lunghezze donda di esercizio, il raggio
modale maggiore del raggio del nucleo della
fibra; si pu peraltro dimostrare che sempre:
w
n
w
g
w
f
, (25)
essendo valida leguaglianza solo per distribuzioni
gaussiane di E(r) e di

E(p) . In figura 2 riportato


landamento del raggio modale, a seconda della
definizione adottata, in funzione della frequenza
normalizzata V. Se il profilo di indice di rifrazione
del nucleo non troppo irregolare, lipotesi
gaussiana abbastanza plausibile e quindi w
n
w
f
.
Se invece, per il profilo particolare che si sta utilizzando,
i raggi modali w
n
e w
f
sono alquanto differenti, la
definizione gaussiana consente comunque di
determinare un valore intermedio w
g
.
w
f

p
2

E
2
(p)pdp
0

E
2
(p)pdp
0

1
]
1
1
1
1
1
1/ 2
. (22)
Peraltro, per la relazione esistente tra E(r) ed

E(p) ,
possibile esprimere w
n
in funzione di

E(p) e w
f
in
funzione di E(r). Si pu infatti dimostrare che valgono
le seguenti relazioni [6]:
w
n

d

E
dp

_
,

2
pdp
0

E
2
(p)pdp
0

1
]
1
1
1
1
1
1/ 2
(23)
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
18 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
4. Perdite di accoppiamento
La perdita di potenza che si pu avere nellaccoppiamento
tra due fibre ottiche pu ricondursi a differenze strutturali
o ad errori di posizionamento geometrico quali: il
disassamento laterale, il disallineamento angolare, la
separazione assiale tra le fibre.
Si considerino due fibre monomodo affacciate in
modo che la prima ecciti del campo elettromagnetico
nella seconda (sono indicati con i pedici 1 e 2 le quantit
pertinenti alle due fibre). Indicando con W
1
e W
2
la
potenza guidata dal modo fondamentale LP
01
in ciascuna
delle due fibre, lefficienza dellaccoppiamento
realizzato pu essere definita come:
W
2
W
1
. (26)
Si consideri poi il campo elettromagnetico E
i
, H
i
( )
,
i=1,2, rappresentativo del modo fondamentale nelle due
fibre, normalizzato in maniera tale che sia:
1
2
r
0

dr d E
i
H
i
*
z
i
0
2

1, i 1, 2 (27)
dove z
i
il versore che individua la direzione dellasse di
ciascuna delle due fibre, e lintegrale si estende a tutta la
regione su cui distribuito il campo e quindi corrisponde
allintera superficie trasversale della fibra. Il campo che
si propaga in fibra pu essere ottenuto moltiplicando il
vettore normalizzato per leffettiva ampiezza A
i
, quindi
la potenza ottica corrispondente data da:
W
i

A
i
2
2
, i 1, 2. (28)
In generale, si pu assumere che le due estremit
di fibra da accoppiare non risultino in contatto tra
loro; per cui il campo E
1
p
che eccita lingresso della
fibra 2 e che stato prodotto da E
1
ha subito
propagazione in aria nello spazio compreso tra le due
fibre. Per le ampiezze si pu scrivere quindi la
seguente relazione:
A
2

A
1
2
r
0

dr d E
1
p
0
2

H
2

z
2
A
1
C. (29)
Lintegrale di sovrapposizione
C
1
2
r
0

dr d E
1
p
0
2

H
2

z
2
(30)
una misura del grado di accoppiamento tra le fibre e
dalle relazioni precedenti si evince:
C
2
, (31)
cosicch la perdita dellaccoppiamento risulta:
L 1 1 C
2
. (32)
Quindi, per valutare le perdite di accoppiamento, si
deve determinare il valore della (30) nei casi di interesse.
Nellipotesi di debole guidanza (n
0
ed n
1
molto vicini tra
loro) inoltre la (30) si semplifica nella:
C
1
2
r
0

dr d E
1
p
0
2

E
2

, (33)
dove E
i
rappresenta il campo scalare, normalizzato in
maniera che
1
2
r
0

dr d E
i
2
0
2

1, i 1, 2. (34)
4.1 Disassamento laterale
Si consideri ora il caso del disassamento laterale,
cio quando le fibre sono a contatto tra loro, e con gli
assi paralleli, ma spostati lateralmente, e sia u il vettore
spostamento dellasse della seconda fibra rispetto a
quello della prima. In tal caso non c propagazione in
aria, quindi E
1
p
E
1
, e si ha:
C
1
2
r
0

dr d E
1
(r)
0
2

E
2
(r u) (35)
e cio
C 1
1
2
r
0

dr d E
1
(r) E
2
(r u)
[ ]
2
0
2

. (36)
La perdita di accoppiamento per piccoli valori del
disallineamento angolare una funzione quadratica del
parametro u; infatti per una fibra con profilo dindice
arbitrario, e purch si assuma che le fibre da accoppiare
siano identiche tra loro, sviluppando largomento della
(36) in serie (arrestata ai primi termini) ed indicando
con u il modulo del vettore u, si ottiene:
C 1 u
2
dE
dr

_
,
0

2
rdr. (37)
Ricordando la definizione (24) per il raggio modale
e trascurando gli infinitesimi di ordine superiore, la
perdita di accoppiamento risulta infine:
Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993 19
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
L u w
f
( )
2
. (38)
Quindi lentit della perdita aumenta al diminuire del
raggio modale, e allaumentare della frequenza
normalizzata (vedi figura 2). Infatti, allaumentare di V
cresce leffetto di confinamento del campo nella fibra,
e quindi un eventuale errore di allineamento delle fibre
comporta immediatamente una considerevole riduzione
nellintegrale di sovrapposizione dei campi accoppiati.
4.2 Disallineamento angolare
Il disassamento laterale di gran lunga la causa
maggiore di perdita nei giunti e connettori tra fibre
monomodo; tuttavia interessante considerare anche il
caso di disallineamento angolare. In questo caso le fibre
non sono a contatto tra loro, si deve quindi considerare
un percorso in aria per la luce, ed i rispettivi assi
formano tra loro un angolo che si pu assumere sia
<<1. Assumendo, come in precedenza, che le due
fibre siano uguali tra loro, a partire dalla (33) si pu
ottenere:
L
1
2
2a

n
i

_
,
2

2
w
n
2
, (39)
dove n
i
lindice di rifrazione del mezzo interposto tra
le due fibre, a il raggio del nucleo e w
n
il raggio
modale definito con la (19). Si noti che in questo caso la
perdita cresce allaumentare del raggio modale.
Rispetto alle perdite per disallineamento laterale ed
angolare, le perdite per separazione tra le fibre risultano
trascurabili e quindi non verranno trattate.
5. Perdite per curvatura
Al contrario di una normale coppia coassiale o di una
guida donda metallica, nei quali il campo elettromagnetico
strettamente confinato da pareti metalliche, nella guida
donda dielettrica costituita dalla fibra il campo non
confinato da uno schermo e si ha perdita di potenza per
irradiazione in corrispondenza di ogni discontinuit della
guida, ad esempio nei punti di curvatura. Questo problema
stato analizzato e definito gi nei primi studi sulle fibre
per telecomunicazione [9], che hanno chiarito la natura
discreta e non continua delle perdite [10] ed hanno consentito
di separare leffetto globale nella somma di perdite di
transizione e perdite per curvatura costante [11].
5.1 Perdite di transizione
In una fibra monomodale diritta lasse del fascio
ottico (modo fondamentale) e quello della guida
coincidono; in una fibra curvata invece il fascio si
sposta verso lesterno della curvatura, quindi il suo asse
non coincide pi con quello della fibra. Nel piano
normale allasse della fibra che individua la transizione
dalla fibra diritta a quella curva (figura 3), si ha quindi
un disadattamento di ampiezza tra la distribuzione del
modo fondamentale incidente dalla fibra diritta e quella
corrispondente per il modo lanciato sulla fibra curva. La
curvatura causa contemporaneamente una discontinuit
nella distribuzione di fase ed i due fatti portano
complessivamente ad una perdita per radiazione che
viene detta perdita di transizione.
Assumendo una distribuzione gaussiana a
rappresentare il campo del modo fondamentale nella
fibra, la perdita di transizione (in decibel) pu essere
espressa come [12]:
Figura 3 Deformazione del campo in corrispondenza
della transizione da fibra dritta a fibra curvata
piano di transizione
distribuzione
di ampiezza
fronti d'onda
vettori di
Poynting
nucleo della fibra
Fig. 3
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
20 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
a
t

a
R

_
,
2
w
g
a

_
,

6
V
4
8
2
, (40)
dove R il raggio della curvatura che si realizza sulla fibra,
w
g
il raggio modale gaussiano e n
0
2
n
1
2
( )
2n
0
2
.
Esplicitando i termini contenuti nella (40) si ottiene:
a
t
8
4
n
0
4
w
g
6
R
2
. (41)
Il caso appena esaminato relativamente semplice,
rispetto ad esempio a quello di transizione tra due
curvature con raggio diverso e, addirittura, giacenti su
piani diversi. Anche la trattazione di questa condizione
pu essere trovata in [12].
5.2 Perdite per curvatura costante
In corrispondenza di una curvatura della fibra, il
campo subisce uno spostamento verso lesterno che gli
consente di seguire la curvatura stessa; ne segue una
diminuzione della velocit di fase nella parte interna del
fascio ed un aumento della velocit nella parte esterna.
Le perdite per curvatura costante sono quelle subite
per radiazione di energia verso lesterno da parte del
modo fondamentale della fibra. Il fenomeno pu essere
descritto ricorrendo ad un modello corpuscolare della
luce e della sua propagazione. I fotoni che formano il
fascio di luce che si propaga lungo una fibra diritta si
trovano allineati, e si muovono con la velocit
p
=/
del modo fondamentale nelle condizioni assunte. In
linea di principio si dovrebbe distinguere tra velocit di
fase e velocit di propagazione dellenergia (velocit di
gruppo), ma si consideri, in questa rappresentazione
qualitativa del fenomeno, che le due quantit coincidano
e risultino limitate superiormente a c/n
1
, cio alla velocit
della luce nel mantello.
In corrispondenza della curvatura i fotoni descrivono
traiettorie circolari di raggio e, per mantenersi allineati,
la loro velocit di propagazione deve crescere in
proporzione alla distanza dal centro di curvatura. Sullasse
della fibra, cio per =R, la velocit uguale a
p
, e si pu
determinare la distanza dallasse R+R per la quale essa
raggiunge il suo massimo c/n
1
. I fotoni la cui traiettoria
collocata nella regione >R+R, non potendo aumentare
la propria velocit oltre il limite consentito, cessano di
essere guidati e vengono perduti per radiazione. Con
riferimento alla figura 4, e considerando la traiettoria
corrispondente allasse della fibra e quella percorsa con
la velocit limite ammessa, si ha
Rd

dt
R + R ( )d
c
n
1
dt

'

(42)
da cui si pu ricavare
R R
c
n
1

_
,

. (43)
Per la seconda delle (17) ed assumendo +kn
1
2kn
1
,
si ottiene:
R R
w a ( )
2
2k
2
n
1
2
. (44)
In altri termini, per >R+R i fronti donda
(corrispondenti a ciascuno dei fotoni) non ricadono
Figura 4 Determinazione della traiettoria limite per una fibra a curvatura costante
vettore
velocit
asse della fibra
traiettoria limite

R
R
d
fotone
P
Fig. 4
Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993 21
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
pi su un piano normale alla direzione (locale) dellasse
della fibra; e poich il vettore di Poynting sempre
normale al fronte donda, ci comporta lesistenza di
un flusso di potenza che si allontana dalla fibra dando
luogo ad un decadimento esponenziale della potenza
ottica guidata. In definitiva, le perdite per curvatura
costante sono determinate dalla limitazione di velocit
stabilita dal valore c/n
1
nel mantello della fibra. Per
ridurre le perdite si deve quindi limitare la parte di
campo che, in corrispondenza della curvatura, finisce
oltre il limite R dallasse; ci pu ottenersi aumentando
la distanza critica R rispetto allestensione radiale del
campo. Il progettista della fibra pu realizzare questo
obiettivo migliorando il grado di confinamento della
luce in fibra alla lunghezza donda di riferimento,
lutilizzatore finale invece non pu far altro che
intervenire su R come suggerisce la (44).
Parametro essenziale per determinare le perdite
per curvatura quindi la distanza critica R riferita
allestensione radiale del campo, la quale potrebbe
essere espressa tramite il raggio modale (con una
delle definizioni proposte) o direttamente tramite il
rapporto w/a utilizzato nella (44). Sebbene entrambe
le soluzioni siano praticabili, la seconda ha avuto
maggior successo. Lattenuazione del modo
fondamentale per curvature (in Neper per unit di
lunghezza), nel caso di fibra con profilo dindice a
gradino, si pu determinare come [13]:

c

1
4

aRw
3
u
wK
1
w ( )

_
,

2
exp
2R
3k
2
n
1
2
w
a

_
,
3

1
]
1
. (45)
La figura 5 mostra landamento dellattenuazione
in funzione della lunghezza donda per alcuni valori
del raggio di curvatura. Si noti, esaminando la (45),
la dipendenza esponenziale della perdita dal raggio
di curvatura, dal raggio modale e dalla lunghezza
donda. Si comprende cos come, al diminuire del
raggio di curvatura, le perdite siano prima trascurabili
per poi diventare rapidamente crescenti e quindi
insopportabili. E per questo che in alcuni casi si
caratterizza la sensibilit della fibra alle curvature tramite
un raggio di curvatura critico: quello che nelle condizioni
fissate causa un determinato valore della perdita.
5.3 Perdite per microcurvature
Quando una fibra ottica viene inserita in un cavo, pu
essere soggetta a sollecitazioni che la costringono a
curvarsi. Si tratta generalmente di una serie continua di
piccole curvature che cambiano in maniera casuale lungo
la fibra e che, quindi, non possono determinarsi
esattamente. Il fenomeno, detto di microcurvatura, dipende
dal tipo di fibra, dalla distribuzione delle curvature
1/R(z)
(3)
lungo lasse della fibra e dal grado di finitura
superficiale dellelemento di cavo nel quale la fibra viene
depositata (scanalatura o tubetto), esso pu portare a
perdite anche notevoli per conversione di modo.
(3) R(z) indica il raggio di curvatura dellasse della fibra in
corrispondenza della sezione z.
10
-3
10
-2
10
-1
10
0
10
1
10
2
10
3
10
4
10
5
10
6
1 1.1 1.2 1.3 1.4 1.5 1.6 1.7 1.8 1.9 2
lunghezza donda (um)
a
t
t
e
n
u
a
z
i
o
n
e

(
d
B
/
k
m
)
8cm
5cm
2cm
Figura 5 Variazione dellattenuazione incrementale per curvatura in funzione della lunghezza donda per alcuni valori del
raggio costante di curvatura
a
t
t
e
n
u
a
z
i
o
n
e

(
d
B
/
k
m
)
lughezza d'onda (m)
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
22 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
Per piccole curvature la fibra pu essere studiata
come se fosse rettilinea, ma con la seguente legge di
variazione dellindice di rifrazione:
n
c
2
(r) n
2
(r) +
2n
1
2
R
r cos , (46)
dove R il locale raggio di curvatura della fibra e
langolo che individua il punto lungo la curvatura (cfr.
con il riferimento della figura 4). In una fibra monomodo
a curvatura costante ed in ipotesi di debole guidanza,
una qualunque componente trasversa del campo, E
c
,
deve soddisfare lequazione:

2
E
c
r
2
+
1
r
E
c
r
+
1
r
2

2
E
c

2
+ k
2
n
c
2
(r)
c
2
[ ]
E
c
0 , (47)
con n
c
(r) dato dalla (46). Essendo R molto grande, si pu
trattare il termine dovuto alla curvatura come una
perturbazione per lequazione relativa alla fibra rettilinea.
Applicando la teoria delle perturbazioni si trova (indicando
col pedice
0
le grandezze relative alla fibra retta):

c

0
e E
c
r, ( ) E
0
r ( ) + E
(1)
r, ( ), (48)
con
E
(1)
r, ( )
k
2
n
1
2
R
w
n
2
r cos E
0
r ( ), (49)
dove w
n
il raggio modale definito dalla (19).
Si consideri ora una fibra la cui curvatura cambi e, in
particolare, il caso di transizione dalla fibra a curvatura
costante alla fibra retta. In tal caso avverr una conversione
di modo ed E
c
, che rappresenta il modo fondamentale
nella fibra a curvatura costante, travasa la sua potenza nel
modo fondamentale E
0
e nei modi irradiati della fibra
retta. Lequazione (48) suggerisce la maniera naturale in
cui ci avviene: la parte in E
0
si trasferisce sul modo
fondamentale, la parte in E
(1)
va sui modi irradiati. Per cui
il campo E=E(r,,z) in una fibra monomodo con curvatura
variabile espresso dallequazione:
E a
0
(z)E
0
(r)e
i
0
z
+ a
1
(z)E
(1)
(r, )e
i
(1)
z
. (50)
Poich E
(1)
non un modo puro della fibra retta, ma
una sovrapposizione di modi puri, la costante
(1)
sar
data da una media delle costanti di tali modi. Per
ricavare
(1)
si pu sostituire E
(1)
nella (47) della fibra
retta (R), moltiplicare ancora per E
(1)
ed integrare su
tutta la sezione trasversale, ottenendo cos:

(1)
2

0
2

2
w
n
2
. (51)
Landamento dei coefficienti a
0
(z) ed a
1
(z) permette
di ricavare la perdita per microcurvature, e va studiato
in maniera statistica. In particolare si pu ottenere la
seguente forma della costante di perdita per
microcurvature
m

m

kn
1
w
n
2

_
,
2

0

(1)
( )
, (52)
dove () rappresenta lo spettro della media dinsieme
delle curvature, cio:
( ) lim
z
1
z
1
R z' ( )
e
iz'
dz'
0
z

2
. (53)
Un comportamento tipico di ()
( ) A
2p
, (54)
dove il parametro p dipende dalla statistica della
perturbazione. In particolare si ha completa scorrelazione
da punto a punto nella curvatura per p=0 e negli sforzi
laterali sulla fibra per p=2 (questultimo caso il pi
realistico).
Considerando che
0
+
(1)
2kn
1
, dalla (51) segue

0

(1)
kn
1
w
n
2
( )
1
, per cui risulta:

m

A
4
kn
1
( )
2+2p
w
n
2+4p
. (55)
Questa equazione il risultato cercato: essa mostra che
le perdite per microcurvatura dipendono dalla fibra
attraverso il raggio modale w
n
, tale legge di dipendenza
peraltro estremamente critica, infatti per p=2 la perdita
proporzionale a w
n
10
. Ci pone dei vincoli di progetto
molto severi per una fibra monomodale, infatti un raggio
modale elevato comporta immediatamente perdite per
microcurvatura insopportabili.
La stima fornita dalla (55) accettabile nel caso di fibre a
mantello continuo, per le quali si pu assumere una
distribuzione gaussiana del campo. Per fibre con profilo
dindice pi articolato, ad esempio quelle a dispersione
spostata o appiattita, introducendo unulteriore definizione di
raggio modale come [14,15]:
w

0
2
k
2
n
1
2
, (56)
si pu assumere [14]:

m

A
2
kn(0)w
n
( )
2
kn(0)w
2
p ( )
2

1
]
1
2p
, (57)
Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993 23
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
b
kn
1
k n
0
n
1
( )
(65)
e quindi la costante di propagazione longitudinale pu
essere cos espressa:
bkn
0
+ kn
1
(1 b). (66)
Se si definisce la differenza relativa tra gli indici di
rifrazione

n
0
2
n
1
2
2n
0
2

n
0
n
1
n
0

n
0
n
1
n
1
(67)
e si introduce lindice di rifrazione di gruppo
N
i
n
i

dn
i
d
, i 0,1, (68)
si pu ottenere, a partire dalle (62) e tenendo conto
della (67):

g

N
1
c
1+
N
0
N
1
N
1
d Vb ( )
dV

1
]
1

N
1
c
1+
d Vb ( )
dV

1
]
1
(69)
ove si fatto uso dellapprossimazione
n
0
n
1
n
1

N
0
N
1
N
1
.
Derivando la (69) rispetto alla lunghezza donda si
ottiene la dispersione cromatica [17]:
D M 1+ d
1
( )
N
1
c
Vd
2
Pd
1
( ), (70)
dove si posto d
1

d(Vb )
dV
, d
2

d
2
(Vb )
dV
2
e si
introdotto il coefficiente di dispersione del materiale
M
1
c
dN
1
d


c
d
2
n
1
d
2
(71)
ed il coefficiente di dispersione di profilo
P

d
d
. (72)
dove w(p) caratteristico della specifica fibra considerata
e pu essere approssimato con [16]:
w p ( )
w

3
2
p

_
,
+ p
1
2

_
,

w

w
n

_
,

1
]
1
1
1 2p
. (58)
Per una fibra con profilo arbitrario valgono le seguenti
disuguaglianze:
w

2
w
2
p ( ) w
n
w
f
w
f
2
. (59)
Si possono quindi stabilire i limiti entro cui compresa
la perdita per microcurvatura come:
kn
1
( )
2+2p
4
Aw
n
2+4p
<
m
<
kn
1
( )
2+2p
4
Aw
n
2
w

4p
. (60)
6. Dispersione cromatica
La dispersione cromatica il parametro fondamentale
per caratterizzare le fibre monomodo: da essa si pu infatti
valutare la distorsione dellimpulso ottico che attraversa la
fibra, e quindi la sua capacit di trasmissione di informazioni.
La dispersione cromatica D definita come la
variazione relativa alla lunghezza donda, del ritardo di
gruppo per unit di lunghezza:
D
d
g
d
. (61)
Per comprendere quali fattori influenzano D e poterla
calcolare occorre dunque partire dal ritardo di gruppo
che pu essere espresso come:

g

d
d

1
c
d
dk

V
ck
d
dV
. (62)
E comodo introdurre la costante di propagazione
normalizzata
b

2
k
2
n
1
2
k
2
n
0
2
k
2
n
1
2
. (63)
Assumendo lipotesi di fibra debolmente guidante, e
cio
n
0
n
1
kn
1
< < kn
0
, (64)
la (63) pu essere riscritta come
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
24 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
Il secondo termine a secondo membro della (70), a
meno del differenziale implicitamente contenuto nel
fattore N
1
, esprime le variazioni delle condizioni di
guidanza con la lunghezza donda. In particolare il
termine V
d
2
(Vb )
dV
2
rappresenta le variazioni alle
condizioni di confinamento del campo nella fibra che si
registrano al variare della lunghezza donda (vedi fig. 2);
contemporaneamente il termine P
d(Vb )
dV
tiene conto
delle variazioni che intervengono nel profilo dindice,
nel senso che, per il diverso drogaggio, nucleo e mantello
subiscono variazioni diverse dellindice di rifrazione
con la lunghezza donda e ne deriva perci una variabilit
dellapertura numerica della fibra.
Nel caso di fibre ottiche con profilo dindice a gradino
e mantello continuo (matched cladding) la dispersione
di profilo molto piccola (fig. 6) ed il termine di guida
pu essere espresso esplicitamente [18]. E stato
dimostrato [7] che il termine di dispersione di guida D
w
pu essere espresso come:
D
w


2
2
c
d
d

n
0
w
f
2

_
,

, (73)
dove w
f
il raggio modale di Petermann II definito nella
(24). La (73) ribadisce quanto gi asserito sulla
dispersione di guida, evidenziando la sua dipendenza
dalle condizioni di confinamento del modo fondamentale
in fibra attraverso la variabilit del raggio modale con la
lunghezza donda.
Il primo termine a secondo membro della (70), che si
annullerebbe se lindice di rifrazione del mantello (cfr.
(71)) non dipendesse dalla lunghezza donda, esprime
la dispersione di materiale. Tuttavia, come spesso accade,
i singoli effetti che determinano un fenomeno non
possono essere completamente separati tra loro. E quindi,
in questo caso, gli effetti pertinenti al materiale e quelli
derivanti invece dalle condizioni di guida non sono
completamente distinti. Ad esempio il primo termine
della (70) mostra che nel contributo di materiale coesiste
una dipendenza dalle condizioni di guida rappresentata
dal termine
d(Vb )
dV
, in cui il fattore fa pure intervenire
il valore dellindice di rifrazione nel nucleo della fibra.
La legge di variazione dellindice di rifrazione del
materiale con la lunghezza donda pu essere espressa
con le funzioni di Sellmeier, che hanno la forma:
n
2
() 1+
a
i

2

i
2
i

. (74)
I parametri a
i
e
i
sono disponibili in letteratura e
dipendono, ovviamente, dalla composizione del vetro
considerato. A titolo di esempio, in tabella II sono
riportati i parametri di Sellmeier per la silice pura e per
due diversi tenori di drogaggio con germanio [19].
Si parla di fibra monomodale standard quando, come
nel caso della figura 6, il punto di zero nella curva di
dispersione cromatica cade in corrispondenza della
seconda finestra (la regione intorno ai 1300nm). Il fatto
che questo punto di zero esista e che si collochi in una
regione spettrale nella quale lattenuazione del vetro
relativamente bassa estremamente importante. Ne segue
-15
-10
-5
0
5
10
15
20
25
30
35
1.2 1.25 1.3 1.35 1.4 1.45 1.5 1.55 1.6
lunghezza donda (um)
d
i
s
p
e
r
s
i
o
n
e

(
p
s
/
n
m

k
m
)
materiale
profilo
totale
guida
lughezza d'onda (m)
d
i
s
p
e
r
s
i
o
n
e

(
p
s
/
n
m

k
m
)
Figura 6 Curva di dispersione cromatica totale e contributi di materiale, di guida e di profilo, al variare della lunghezza
donda, per una fibra monomodo normale
Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993 25
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
abbia una pendenza la pi piccola possibile. Ci
corrisponde infatti a mantenere un piccolo coefficiente di
dispersione anche quando lemissione della sorgente non
esattamente corrispondente alla lunghezza donda per
cui si annulla la dispersione.
Dalla figura 6 si osserva peraltro che in terza finestra
(intorno ai 1550nm), dove lattenuazione della fibra ha il suo
minimo assoluto, la dispersione relativamente elevata,
assumendo valori intorno ai 17-18ps/(nm km). Questo
significa che il vantaggio di utilizzare sorgenti in terza
finestra per poter sfruttare la minore attenuazione della fibra,
pu essere vanificato da un vincolo stringente dovuto alla
aumentata dispersione cromatica a queste lunghezze donda.
Un rimedio a questa situazione pu essere trovato
progettando la fibra in modo da modificare la sua curva di
dispersione cromatica, e per quanto detto a commento della
(70) si intuisce che, per modificare la curva, si deve intervenire
sulle tre componenti di dispersione che la determinano,
come mostrato ad esempio in figura 8. Rispetto ad una fibra
standard, si osserva come il punto di zero della curva di
dispersione risulti traslato verso la terza finestra. E per
questo che si parla di fibra a dispersione spostata (dispersion
shifted), volendo indicare una fibra che sia stata ottimizzata
in dispersione per luso in terza finestra.
In linea di principio, una fibra a dispersione spostata
potrebbe essere anche ottenuta mantenendo un profilo
dindice a gradino con mantello continuo. Tuttavia, per
considerazioni legate essenzialmente al valore della
lunghezza donda di taglio e, conseguentemente, alle capacit
di confinamento del campo ed alle perdite per curvatura, si
preferisce adottare un profilo dindice pi complesso. Le
fibre a dispersione spostata che vengono oggi utilizzate in
Italia presentano un profilo dindice triangolare nel nucleo
con un rialzo anulare esterno (figura 9) che migliora le
condizioni di confinamento del campo [20].
infatti che utilizzando sorgenti di luce che emettano in
seconda finestra si pu minimizzare leffetto dispersivo
cumulativo sul collegamento. Per comprendere questa
affermazione basta considerare la curva che esprime il
ritardo di gruppo in funzione della lunghezza donda
(figura 7), che quindi lintegrale della dispersione
cromatica totale rappresentata nella figura 6. La figura
mette bene in evidenza che tutte le componenti spettrali
collocate nel minimo della curva sono caratterizzate da
un valore pressoch costante del ritardo di gruppo. Al
contrario, allontanandosi dal minimo verso lunghezze
donda pi alte o pi basse si incontra una curva con
pendenza via via crescente, corrispondendo questo ad un
maggior effetto dispersivo indipendentemente dal segno
della derivata. E necessario quindi che in un sistema di
trasmissione su fibra ottica la sorgente emetta ad una
lunghezza donda il pi possibile prossima a quella per
cui la curva di dispersione cromatica attraversa lo
zero. E inoltre importante che in corrispondenza
dellattraversamento dello zero la curva di dispersione
a
i
silice pura
0.6965325
0.4083099
0.8968766
0.004368309
0.01394999
97.93399
6.3% mol GeO
2
0.7083952
0.4203993
0.8663412
0.004981838
0.01375664
97.93353
11.2% mol GeO
2
0.7186243
0.4301997
0.8543265
0.0040264
0.0163247
97.93440

i
2
Tabella 2 Coefficienti di Sellmeier per la silice pura e per
due diversi tenori di drogaggio con germanio
Figura 7 Andamento del ritardo di gruppo per unit di lunghezza, in unit arbitrarie, al variare della lunghezza d'onda
0
0.1
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1
1 1.1 1.2 1.3 1.4 1.5 1.6
lunghezza donda (um)
r
i
t
a
r
d
o

d
i

g
r
u
p
p
o

(
u
n
.
a
r
b
.
)
lughezza d'onda (m)
r
i
t
a
r
d
o

d
i

g
r
u
p
p
o

(
u
n
.
a
r
b
.
)
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
26 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
7. Propagazione di solitoni nelle fibre monomodali
Nel paragrafo precedente sono state esaminate le
conseguenze delle variazioni dellindice di rifrazione
di gruppo in fibra al variare della lunghezza donda.
Tuttavia, quando la radiazione che attraversa la fibra
particolarmente intensa, lindice di rifrazione
dipende pure dallintensit del campo, nel senso che
si pu assumere:
n n() + n
2
I , (75)
dove n() la parte lineare fin qui considerata, I
lintensit del campo ed n
2
il coefficiente di non
linearit dellindice di rifrazione. La dipendenza
dellindice dallintensit di campo nota come effetto
Kerr ottico. La velocit di risposta per leffetto Kerr
estremamente elevata (nellordine dei femtosecondi),
quindi le variazioni non lineari dellindice di rifrazione
seguono con grande rapidit la forma dellimpulso che
le induce, per quanto questo possa essere breve; questo
significa in definitiva una oscillazione (chirp) di fase
per limpulso in funzione della sua intensit istantanea
(questo effetto viene detto Self Phase Modulation, SPM).
-25
-20
-15
-10
-5
0
5
10
15
20
25
1.3 1.35 1.4 1.45 1.5 1.55 1.6
lunghezza donda (um)
d
i
s
p
e
r
s
i
o
n
e

(
p
s
/
n
m

k
m
)
materiale
profilo
totale
guida
Figura 9 Andamento dellindice di rifrazione in funzione della distanza dallasse per una fibra a dispersione spostata
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
-8 -6 -4 -2 0 2 4 6 8
distanza radiale (um)
v
a
l
o
r
e

r
e
l
a
t
i
v
o

d
e
l
l

i
n
d
i
c
e

d
i

r
i
f
r
a
z
i
o
n
e

(
x
1
0
0
0
)
lughezza d'onda (m)
d
i
s
p
e
r
s
i
o
n
e

(
p
s
/
n
m

k
m
)
distanza radiale (m)
v
a
l
o
r
e

r
e
l
a
t
i
v
o

d
e
l
l
'
i
n
d
i
c
e

d
i

r
i
f
r
a
z
i
o
n
e

(
x
1
0
0
0
)
Figura 8 Curva di dispersione cromatica totale e contributi di materiale, di guida e di profilo, al variare della lunghezza
donda, per una fibra monomodo a dispersione spostata
Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993 27
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
Per le fibre in silice il valore di n
2
dellordine
di 3.2 10
16
cm
2
/W, valore almeno due ordini di
grandezza inferiore rispetto alla maggior parte
dei mezzi non lineari. Ciononostante, gli effetti non
lineari in fibra possono essere osservati gi a livelli di
potenza relativamente bassi per leffetto congiunto del
valore molto piccolo del raggio modale (elevata densit
di energia in fibra) e delle perdite molto limitate (minori
di 1dB/km). In effetti la fibra ottica, rispetto ad un
materiale identico ma senza struttura guidante, presenta
unefficienza nei processi non lineari che, alla lunghezza
donda di 1550nm e per unattenuazione di 0.2dB/km,
circa un miliardo di volte superiore [21].
A causa della dipendenza dellindice di rifrazione
dallintensit istantanea I(t), dopo aver percorso la
lunghezza L di fibra limpulso subisce un ritardo di fase
addizionale pari a:
(t)
2

n
2
LI(t). (76)
Derivando lespressione precedente rispetto al tempo
si pu evidenziare come leffetto di modulazione di fase
causato dallimpulso su se stesso possa essere visto come
modulazione di frequenza indotta dallimpulso (chirp):
(t)
d
dt

2

n
2
L
dI(t)
dt
. (77)
Il coefficiente n
2
positivo nella silice, quindi in
corrispondenza dei fronti di salita e di discesa
dellimpulso si avr, rispettivamente, uno spostamento
verso lalto e verso il basso della lunghezza donda.
Se, a questo punto, si utilizza sul collegamento una
lunghezza donda che risulti maggiore di quella per cui
la dispersione cromatica si annulla, cio in una regione
dove le lunghezze donda maggiori sono pi lente di
quelle minori, leffetto congiunto di dispersione e non
linearit tendono a comprimere la durata dellimpulso
[22]. In effetti nel seguito viene dimostrato che, se
limpulso soddisfa a determinate condizioni (forma ed
intensit dellimpulso adeguate), possibile che
leffetto di non linearit compensi esattamente
lallargamento lineare dovuto a dispersione, e si parla
in questo caso di solitone.
La costante di propagazione di fase del modo
fondamentale pu essere sviluppata in serie di Taylor
nellintorno della frequenza di emissione della sorgente:
()
0
+ (
0
)
1
+
(
0
)
2
2

2
+
+
(
0
)
3
6

3
+...
(78)
dove si intende

n

d
n

d
n

0
. (79)
Il termine cubico e quelli successivi nella (78) sono
trascurabili se la larghezza spettrale della sorgente risulta
<<
0
, tuttavia, in corrispondenza dellannullarsi della
dispersione cromatica (
2
0) il termine cubico deve
essere considerato.
Assumendo che la sorgente sia quasi monocromatica,
come appena detto, e che la larghezza degli impulsi
sia maggiore di 0.1ps, levoluzione dellinviluppo
dampiezza A(z.t) degli impulsi stessi lungo una fibra
monomodale pu essere descritta dalla [21]:
A
z
+
1
A
t
+
i
2

2

2
A
z
2
+

2
A i A
2
A , (80)
dove il coefficiente di non linearit definito come:

n
2

0
cA
eff
. (81)
Il parametro A
eff
detto area efficace del nucleo e,
assumendo una distribuzione gaussiana per il campo del
modo fondamentale, risulta:
A
eff
w
g
2
. (82)
La (80) tiene conto dellattenuazione della fibra
attraverso , della dispersione cromatica attraverso
1
e
2
, e delle non linearit attraverso . Circa il significato
fisico dei coefficienti di dispersione cromatica facile
verificare che

1

g
1 v
g
e
2


2
2c
D, (83)
dove
g
e D hanno il consueto significato, rispettivamente,
di ritardo di gruppo per unit di lunghezza e di dispersione
cromatica (in ps/(nmkm))
Al di sopra della lunghezza donda
z
per la quale
la dispersione cromatica si annulla si ha
2
<0 (figure
6 e 8) e si parla di regione a dispersione anomala. Se si
adotta un sistema di riferimento che si muova lungo la
fibra con la velocit v
g
, e quindi la trasformazione
T t z v
g
t
1
z (84)
e se si assume =0, la (80) diventa:
i
A
z

1
2

2

2
A
T
2
A
2
A . (85)
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
28 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
u , t ( ) 2
1
sech 2
1
( )exp 2i
1
2

( )
, (90)
dove il parametro
1
determina lampiezza del solitone.
Scegliendo u(0,0)=1, cosicch si abbia 2
1
=1, si ottiene
la forma canonica del solitone fondamentale, e cio:
u , t ( ) sech ( )exp i 2 ( ). (91)
La (91) stabilisce quindi che se un impulso sagomato
secondo una secante iperbolica, di larghezza T
0
e
potenza di picco P
0
tali da realizzare la condizione
N=1 (cfr. (87)), viene lanciato in una fibra priva di
perdite, esso si propaga indistorto senza modificare la
sua forma per distanze arbitrariamente lunghe.
Si noti che dalla (87) pu essere ricavato il valore
della potenza di picco necessaria a realizzare le
condizioni di esistenza del solitone. E bene precisare
che nel caso limpulso sia effettivamente una secante
iperbolica risulta:
T
m
2ln 1+ 2
( )
T
0
1. 763T
0
, (92)
dove T
m
la larghezza dellimpulso a met altezza, che
il valore che si usa in pratica.
Per N maggiore di 1 si parla di solitoni di ordine
superiore. Hanno unimportanza particolare quei solitoni
la cui forma iniziale sia espressa da:
u 0, t ( ) Nsech ( ) , (93)
dove N sia un numero intero. La potenza necessaria a
produrre un solitone di ordine N per la (87) N
2
volte
maggiore rispetto al caso del solitone fondamentale. La
forma di un solitone di ordine superiore non si mantiene
inalterata durante la propagazione, ma oscilla
spazialmente con il periodo:
z
0


2
L
D


2
T
0
2

2
0. 322

2
T
m
2

2
. (94)
Nella propagazione lungo la fibra di un solitone di
ordine superiore (ad esempio N=3), limpulso
inizialmente si contrae fino ad una frazione della sua
larghezza iniziale, quindi si allarga fino a sdoppiarsi per
z=z
0
/2, infine limpulso si ricompone e si ristabilisce la
forma iniziale per z=z
0
. La definizione e lespressione di
periodo del solitone hanno senso anche nel caso di
solitone fondamentale, sebbene questo non subisca
alcuna variazione di forma nella sua propagazione.
Nel caso in cui limpulso non sia esattamente una
secante iperbolica o il livello di potenza non sia quello
corretto o infine N non sia intero, accade che la forma
La (85), che lequazione di Schrodinger non
lineare, esprime bene il senso di quanto stato proposto
in questo paragrafo; nel senso che la deformazione
dellimpulso lungo la fibra dovuta a dispersione
cromatica pu essere recuperata, sotto opportune
condizioni che devono ancora essere specificate, grazie
proprio alleffetto di non linearit del materiale.
Indicando con T
0
la larghezza dellimpulso
allingresso della fibra e con P
0
la sua potenza, si
possono definire la lunghezza di dispersione L
d
e la
lunghezza di non linearit L
nl
come:
L
d

T
0
2

2
L
nl

1
P
0
. (86)
Questi due parametri consentono di stabilire quali
sono gli effetti prevalenti nella trasmissione di impulsi
sulla lunghezza L di fibra. Si pu dimostrare infatti che
per L<<L
d
, L
nl
entrambi gli effetti sono trascurabili, per
L
nl
<L<<L
d
prevale leffetto di non linearit, per L
d
<L<<L
nl
prevale invece leffetto dispersivo. Infine quando L
maggiore o confrontabile con entrambi, leffetto non
lineare e quello dispersivo coesistono e possono
determinare il desiderato effetto di compensazione
sullallargamento degli impulsi.
A partire dalle definizioni precedenti si pu ancora
introdurre il parametro:
N
2

L
d
L
nl

P
0
T
0
2

2
. (87)
Se ora si adotta la trasformazione:
u N
A
P
0

z
L
d

T
T
0
, (88)
assumendo di operare nella regione spettrale a
dispersione anomala (
2
<0), la (85) pu essere riscritta
in funzione delle variabili normalizzate (88) come:
i
u

+
1
2

2
u

2
+ u
2
u 0, (89)
che proprio la forma normale dellequazione di
Schrodinger non lineare. Unimportante propriet di
questa forma differenziale che determinata una
soluzione u(,) anche la u(
2
,) una sua soluzione,
con fattore di scala arbitrario.
Per quanto detto a commento della (85), le soluzioni
della (89) esprimono proprio quelle particolari forme
donda che possono propagarsi nella fibra senza subire
deformazione; tali forma donda, per le quali leffetto
dispersivo e quello di non linearit si compensano,
vengono dette solitoni. Nel caso di N=1 si parla di
solitone fondamentale e la soluzione generale del tipo
Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993 29
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
dellimpulso stesso evolve lungo la fibra tendendo,
asintoticamente, alla forma caratteristica (93) con un N
*
uguale allintero pi vicino. Quindi, purch la potenza
di picco dellimpulso sia sufficiente, anche una forma
donda diversa dalla secante iperbolica (una gaussiana
o un supergaussiana o similare) pu evolvere lungo la
fibra tendendo asintoticamente al solitone fondamentale;
la larghezza finale assunta dallimpulso e la distanza
necessaria dipendono dalla forma iniziale, ma
landamento qualitativo quello descritto.
In figura 10 sono riassunti i casi fin qui considerati.
A sinistra, sullasse dei tempi, rappresentata
levoluzione di un impulso in regime lineare: per effetto
della dispersione cromatica limpulso si allarga man
mano che procede lungo la fibra. Al centro invece
riportato il caso di un solitone fondamentale, che
mantiene inalterata la sua forma nello spazio e nel
tempo. A destra mostrata levoluzione di un solitone
di ordine N=3 che subisce prima una contrazione, poi
uno sdoppiamento e torna infine ad assumere la sua
forma originaria.
E bene sottolineare che il livello di potenza necessario
a stimolare leccitazione di un solitone in fibra non
affatto proibitivo. Con riferimento alla (87) si pu
verificare ad esempio che per T
0
=10ps, =1.55m e
per una fibra monomodale a dispersione spostata la
potenza di picco risulta P
0
10mW, un valore che gi
compatibile con le sorgenti a semiconduttore oggi
disponibili. Si pu considerare peraltro lutilizzo di un
amplificatore ottico in trasmissione per aumentare
ulteriormente la potenza.
La trattazione precedente stata svolta considerando
nulla lattenuazione della fibra, questa ipotesi
chiaramente non realizzata; pertanto nelle prime trattazioni
si assumeva la possibilit di amplificare in maniera
distribuita lungo la linea, realizzando una cancellazione
pressoch uniforme delle perdite [23]. Tuttavia, il rapido
sviluppo degli amplificatori ottici a fibra attiva rende
plausibile la trasmissione di solitoni lungo una catena di
amplificatori ottici discreti. Ci effettivamente possibile
quando il passo di amplificazione molto pi piccolo del
periodo del solitone, in altri termini si deve poter assumere
che nello spazio tra due amplificazioni successive poco o
nulla possa accadere alla forma dellimpulso. Se si assume
T
m
=50ps ed una fibra a dispersione spostata usata in terza
finestra, il periodo del solitone risulta z
0
980km; questo
autorizza ad un passo di amplificazione di circa 100km
ed stata dimostrata con una simulazione la possibilit di
realizzare un collegamento dellordine dei 9000km [24].
Per dimostrare la pratica realizzabilit della
trasmissione di solitoni lostacolo costituito, tra laltro,
dalla necessit di tratte in fibra lunghe migliaia di
chilometri. Una soluzione cui molti gruppi di ricerca
hanno fatto ricorso quella di un anello in fibra recante
uno o pi amplificatori ottici, lungo decine o qualche
centinaio di chilometri, percorso pi e pi volte da un
pattern predefinito. Sincronizzando opportunamente il
ricevitore possibile controllare la qualit della
trasmissione al crescere della distanza percorsa; pi
recentemente le prove sono state realizzate su tratte in
linea con passaggio singolo del segnale di test, la tabella
III riassume i risultati conseguiti con le due
configurazioni cos come sono citate in [25].
8. Conclusioni
Le fibre ottiche monomodali possono essere
caratterizzate attraverso alcuni parametri fondamentali
che ne descrivono pienamente le prestazioni. Tali parametri
sono la lunghezza donda di taglio, il raggio modale, la
dispersione cromatica, e tutti sono stati definiti in questo
articolo e riferiti ai parametri costruttivi della fibra che
possono essere stabiliti in fase di progetto e controllati
durante la produzione o nel successivo collaudo.
Si sottolineato, in particolare, cosa si intenda per
lunghezza donda di taglio teorica e per lunghezza
Figura 10 Evoluzione spaziale di impulsi nel caso di
solo effetto dispersivo, di solitone di ordine
N=1, di solitone di ordine superiore N=3
T
Z
Tabella 3 Prestazioni dei sistemi di trasmissione basati
su solitoni, come riportate in [25]
ritmo
binario
(Gbit/s)
distanza
(km)
configurazione gruppo di ricerca
10 180 10
6
anello 500km Nakazawa, NTT
2 x 10 13000 anello 77km Mollenauer, AT&T
10 20000 anello 77km Mollenauer, AT&T
20 1850 tratta reale Nakazawa, NTT
40 750 tratta reale Nakazawa, NTT
80 80 tratta reale Iwasuki, NTT
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
30 Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993
donda di taglio efficace; chiarendo come solo la seconda
possa corrispondere alla evidenza sperimentale, purch
si stabiliscano con chiarezza le condizioni di prova.
Per il raggio modale sono state proposte le diverse
definizioni che vengono correntemente assunte in
letteratura, chiarendo lambito nel quale ciascuna di
queste definizioni pu rivelarsi pi utile. In particolare
sono stati presentati gli effetti indotti sullattenuazione
della fibra dalle curvature e la relazione che esiste tra tali
perdite ed il raggio modale appunto.
La dispersione cromatica stata descritta nelle sue
componenti di materiale, di guida e di profilo. Sono stati
evidenziati i termini che influenzano ciascuno di questi
contributi e quindi la possibilit, intervenendo su ciascuno
di essi, di realizzare tipi diversi di fibra dal punto di vista
della dispersione, con particolare riferimento al punto di
attraversamento dello zero e quindi alla regione di minimo
della dispersione cromatica.
Per molto tempo stato possibile descrivere la
trasmissione di luce sulla fibra considerando questa un
mezzo lineare; tuttavia quando il livello di potenza cresce
oltre certi limiti necessario considerare la dipendenza
dellindice di rifrazione della fibra dallintensit della
radiazione. Gli effetti non lineari che ne derivano hanno
ciascuno grande interesse nel mondo delle comunicazioni
ottiche, in particolare il cosiddetto Self Phase Modulation
consente, sotto opportune condizioni che sono state
chiarite nellarticolo, di compensare gli effetti dispersivi
della fibra. Questo apre la porta alla possibilit di
trasmettere quantit di informazione enormi a distanze
estremamente elevate, superando i limiti per dispersione,
mentre l'introduzione dell'amplificazione ottica permetter
di superare anche il limite per attenuazione.
Appendice A
Si tratta di determinare la soluzione generale
dellequazione (5) per r>1, ovvero della
y (r) +
1
r
y (r)
1
r
2
y(r) 0 , r>1, (A.1)
con la condizioni al contorno a) del 2, ovvero y(r)0
per r. Si verifica facilmente che due possibili soluzioni
particolari sono y
1
(r)=r e y
2
(r)=1/r. Poich il Wronskiano
W(r) det
y
1
(r) y
2
(r)
y
1
(r) y
2
(r)

1
]
1
1

2
r
diverso da 0 qualunque sia r>1, ne segue che le due
soluzioni particolari sono indipendenti e che la soluzione
generale della (A.1) esprimibile come:
y
1
(r) = c
1
y
1
(r)+c
2
y
2
(r) = c
1
r+c
2
/r,
ove c
1
e c
2
sono costanti arbitrarie. Imponendo ora che
questa funzione sia infinitesima per r, si ricava c
1
=0
e quindi la soluzione cercata proprio del tipo c
2
/r.
Appendice B
La componente radiale del campo elettrico del modo
LP
11
al taglio allinterno del nucleo data dalla soluzione
della (5) per 0r<1, ovvero dalla funzione y(r) tale che
y (r) +
1
r
y (r) + s(r)V
2

1
r
2

_
,
y(r) 0 (B.1)
con le condizioni al contorno a) e c) del 2,
ovvero
y(0) lim
r0+
y(r) condizione a)
y (1)
y(1)
1 condizione c)

'

(B.2)
La seconda delle (B.2) deriva dal fatto che la funzione
che esprime landamento del campo nel mantello
(proporzionale a 1/r) ha derivata logaritmica pari a 1
allinterfaccia nucleo-mantello, ovvero per r=1.
Moltiplicando ambo i membri della (B.1) per r
2
e
passando al limite per r0+, si ottiene che lim
r0+
y(r) 0,
e quindi y(0)=0 in virt della prima delle (B.2). Ne segue
che, sviluppando la soluzione di (B.1), (B.2) in serie di
Taylor ed arrestandosi ai termini di secondo ordine, si
ottiene:
y(r) y (0)r +
1
2
y (0)r
2
.
Imponendo la seconda delle (B.2), si ricava che
deve valere la 4y(0)+3y(0)=0, ovvero y(0)=3c e
y(0)=4c, essendo c una costante arbitraria. In
definitiva, lapprossimazione cercata :
y(r) c(3r2r
2
) .
Ringraziamenti
Gli autori desiderano ringraziare per la loro collaborazione
a questo articolo il dott. Angelantonio Gnazzo e il dott. Diego
Roccato (entrambi dello CSELT) per aver provveduto le
figure 8 e 10, rispettivamente. Un ringraziamento particolare
all'ing. Paolo Rumboldt ed all'ing. Andrea Baiocchi, la cui
opera attenta di revisione ha consentito di migliorare la forma
ed il contenuto stesso dei due articoli di questa breve serie.
Notiziario Tecnico SIP - Anno 2 - n. 3 - Dicembre 1993 31
P. Di Vita, M. Giaconi, V. Lisi, G. Vespasiano - Fibre ottiche per telecomunicazioni: fibre monomodali
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