Sei sulla pagina 1di 2

ANORESSIA Il progetto di recupero che abbiamo potuto sperimentare con questa patologia psicologica e in particolare in un caso di anoressia qui

sintetizzato si sviluppato nel corso di un anno circa. La persona, ragazzo di 20 anni, si presentato nel nostro studio inviato da conoscenti (come spesso avviene in questo campo) in un evidente stato depressivo, notevolmente sottopeso aveva da circa due anni sviluppato un rapporto distorto con il cibo rifiutando continuamente di mangiare. Faceva uso di lassativi e percorreva chilometri a piedi per bruciare le poche calorie che ingeriva. Il risultato era evidente dal punto di vista fisico, mentre richiedeva un particolare approfondimento dal punto di vista psicologico. La prima parte del lavoro di tipo psicologico stata centrata sulla comprensione di un significato pi profondo del proprio comportamento alimentare. In breve nel lavoro di staff si passati ad una integrazione del lavoro psicologico con quello fisico. Molti studi e ricerche confermano che il comportamento anoressico frutto di una ossessione sul proprio corpo, continuamente percepito dalla persona inadeguato e informe. Dal punto di vista psicologico riappropriarsi delle proprie risorse e di una buona stima di s che potesse contrastare il senso di inadeguatezza vissuto a partire da un contesto familiare stato il primo passo. Tuttavia, nello staff ci siamo concentrati anche su altre possibili forme di sostegno alle risorse psicofisiche della persona sofferente. In una prospettiva di integrazione abbiamo cercato di superare il problema di disagio psicologico e contemporaneamente di aiutare la persona a ricercare dentro di s le proprie risorse di adattamento: ne scaturito un programma specifico di attivit fisica. Il percorso di allenamento di A. ha avuto due obiettivi principali: 1. stimolare l'appetito attraverso l'attivit fisica 2. ridurre l'ossessione nella pratica del movimento, portata all'estremo dal paziente e contenuta attraverso un training rieducativo in palestra. Il programma di allenamento si sviluppato inizialmente in circuit training a corpo libero dove la priorit stata data allo sviluppo del sistema propriocettivo che lo ri-educasse a sentirsi. Dopo alcune settimane di stabilizzazione in cui la creazione di una relazione positiva e di fiducia tra trainer e paziente si concretizzata, si passato all'uso di leggeri sovraccarichi e, parallelamente ad un evidente miglioramento dei parametri condizionali, all'inserimento di alcuni allenamenti di corsa. BULIMIA La bulimia caratterizzata da un comportamento alimentare compulsivo che consiste in continue abbuffate di cibo. Alle abbuffate seguono per alcune persone comportamenti compulsivi di induzione del vomito (binging disorder). Dal punto di vista psicologico le continue abbuffate sono un tentativo distorto di riempire vuoti affettivi di varia natura: il rapporto con la famiglia dorigine alla base di un comportamento maladattivo che pu nel tempo divenire cronico e divenire patologico. Il lavoro psicologico mira in genere a rivedere e ridare significato alle figure genitoriali, molto spesso elementi dai quali diventa difficile separarsi. La presa in carico psicologica pu coinvolgere in alcune fasi della terapia i genitori. 1

Il percorso psicologico stato affiancato dopo diversi mesi da uno specifico allenamento fisico. Molti studi confermano che costanza e regolarit nellattivit fisica possono prevenire il sovrappeso e regolarizzare alcune importanti funzioni metaboliche e ormonali. Il programma stato centrato sul controllare le eccessive fluttuazioni di peso. In una prima fase di intervento importante contrastare la tendenza ad aumentare il peso con il lavoro aerobico, caratterizzato da un allenamento di corsa e cammino e in seguito da corsa continua progressiva. Oltre alla corsa importanza stata data ai circuit training e core stability, per aiutare la postura e la tonificazioni di importanti catene muscolari a sostegno.

VIGORESSIA

In seguito ad episodi psicologicamente invalidanti talvolta le persone possono sviluppare fragilit particolari: il problema delle recidive nelle patologia psicologica frequentemente trattato in letteratura e molto spesso diventa un criterio per valutare percorsi diversi dal punto di vista psicoterapeutico. La persona del caso qui descritto ad esempio ha sviluppato una fobia sociale in seguito ad un periodo di anoressia in adolescenza. Allinizio del percorso di allenamento fisico la persona era affetta da una patologia sempre pi diffusa a livello sociale soprattutto nelle palestre: la vigoressia, una forma ossessiva legata al proprio stato di forma e all'immagine del proprio corpo. Vedersi troppo magro e senza muscoli era diventata l'ossessione di M., che altro non faceva che frequentare palestre senza alcun riferimento n capacit di gestione del proprio corpo. Dopo alcuni mesi di allenamento a sfinimento subentrato un infortunio che ha portato M. ad una forma di depressione reattiva che non lo faceva praticamente uscire di casa. Dopo il recupero dall'infortunio iniziato il training sul campo, dove il primo obiettivo stato inserirlo gradualmente in un gruppo di atleti, superando liniziale problema a relazionarsi. Grande importanza stata data alla progressivit del training, facendo leva pi sulla qualit del gesto che sulla quantit di lavoro svolto. Questo approccio pi qualitativo ha gradualmente diminuito lossessivit di M. nei confronti dellattivit fisica in generale, e nei mesi a venire parallelamente ha costruito relazioni positive allinterno del gruppo, che lo ha riconosciuto come nuovo amico. Nei mesi successivi M. ha progressivamente migliorato la propria immagine di s, accettandosi e rendendosi sempre pi consapevole emotivamente e nelle relazioni con gli altri grazie ad una autostima accresciuta.