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Diverse specie di piccoli ingegnosi mettono

TESTA TESTA MENTI MENTI


nato mesi fa e ultimato agli inizi di questo anno di grazia
qui

non equivoco titolo di


insieme
per dare vita a uno

V .V ari . V.V.ari radunatisi in numero di

A.A.utori A.A.utori
strambo progetto dal

un po per gioco un po per amore, e con pretesti discutibili si

si danno da fare

diletto, uguale se non superiore al divertimento di quelli che come


leggerete

paragrai capitoli a formare racconti matti


con integro

parole unite in frasi periodi

2012

racchiude

per

primoedizioni primoedizioni
con malcelato

orgoglio

le

loro

che

Fine.

ne

hanno

agili e veloci che voi

ideato

inizio

PRIMOEDIZIONI Montefalcone nel Sannio 2012

Questo un libro collettivo Viene pubblicato nell'aprile 2012 con licenza Creative Commons [BY * NC * ND]

TESTA

MENTI
RA CCONTI DI

Giampiero Cordisco Alberto Ferrari Daniele Piovino Fabio Mastropietro Francesco Farabegoli Alex Grotto Paolo Melissi

Indice

Giampiero Cordisco Dallaltra parte Alberto Ferrari Giuliamaria Daniele Piovino Boom, ciao Fabio Mastropietro Vacuum Francesco Farabegoli 53 Alex Grotto Cronistoria spaziale dal Paese Migliore Paolo Melissi 1889

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Dallaltra parte ( unintroduzione)


___________________ di Giampiero Cordisco

Era il 2011, o il 2012, non di pi. Avevo proposto agli altri di mettere insieme una serie di racconti, e questi racconti avrebbero dovuto essere dei testamenti fittizi. Non ricordo esattamente il perch, non chiedermelo. Una sera mi ritrovai a pensare che il tema dei testamenti sarebbe stato un buon pretesto per radunare un po di gente in un libro collettivo. Quello che ricordo piuttosto bene che in realt volevo farci un libro digitale (allora la sigla accettata era ancora ebook) per provare a distribuirlo gratuitamente. Cerano ancora delle zone dellInternet chiamate blog, poi cerano i social network, roba che oggi pu sembrare preistoria e in definitiva proprio quello che sembra:

GIAMPIERO CORDISCO

preistoria. Cera gente che scriveva, tanta, e si interagiva e condivideva, per dirlo con le parole che avremmo usato allora. Il pi delle volte si perdeva tempo: tanto tempo perso dietro unidea di divertimento da perseguire seduti, comodi, in ufficio o da casa. Non ricordo cosa facevo per guadagnarmi da vivere. Lidea dei testamenti mi venne in mente per un progetto a scadenza: la data di pubblicazione doveva essere quella del 2 novembre, il giorno dei morti del calendario cristiano. Ieri ho ritrovato il testo originario con cui invitavo gli altri a partecipare, era nella Cellula. Eccone alcune parti: Diceva qualcuno davvero in gamba che sono sempre gli altri a morire. Nel senso che quando moriamo il mondo muore con noi, e chi scompare non e quello che se ne va, ma quelli che restano. Il mondo muore con noi, la fine della percezione la fine degli esistenti percepiti. Sar pur vero, chiss. Ma il fatto che la gente scrive dei testamenti, e questi testamenti fanno spesso incazzare quelli che restano, che si mettono a litigare e vanno dal notaio, e il notaio aveva comunque legittimato il testamento in partenza, per cui pu capitare che

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DALL'ALTRA PARTE

un ricco possidente lasci tutto quello che ha al suo barboncino, fottendosene alla grande dei familiari, degli amici, degli enti sociali. Nei casi pi divertenti i figli delusi del ricco possidente passato a miglior vita si uccidono sparandosi a vicenda. Il mondo muore con noi quando noi moriamo: ci crediamo, ma non tanto. Ecco perch si scrivono i testamenti. Per non dover tollerare quello che abbiamo (che avevamo), larroganza dei nostri averi che continueranno ad esistere in barba a qualsiasi visione filosofica, in barba al non esser pi percepiti da noi, che non li percepiamo pi perch siamo ormai trapassati. Il nostro corpo, gli organi, una maniera soddisfacente di liberarcene una volta che non potremo pi disporne. Il testamento come disposizione ultima della volont niente di nuovo, insomma. E via dicendo. Poi bucammo la data indicata, ma non potevamo farcene una colpa o dircene sorpresi: nessuno ci correva dietro, n eravamo tenuti ad osservare qualcosa che fosse un piano editoriale. (A proposito: tutto il progetto doveva essere la prima usci-

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GIAMPIERO CORDISCO

ta di uneditrice microscopica chiamata Primoedizioni, che nelle intenzioni era la costola bibliofila di unetichetta di musica strana nota ai pi come Primoregistrazioni, e non ho molta voglia di mettermi a spiegare la scelta di questi nomi.) Eravamo liberi, insomma, di fare come meglio credevamo, di sbagliare, di tornare indietro, di stancarci di progetti che fino al giorno prima sembravano validissimi. Di perdere tempo. In aggiunta a questo, io ero di una pigrizia intollerabile. Non cambiato granch, nel frattempo. A parziale giustificazione, mi convinsi che, dopotutto, il tema dei testamenti non era necessariamente legato al giorno dei morti. [omissis] (Che strano: la vita sembra vada avanti per fatti suoi, quasi senza senso, e in prospettiva appare incomprensibile, le strade del Signore eccetera eccetera, poi invece basta guardarsi indietro per un secondo e tutto cos chiaro, i percorsi, le svolte, i momenti importanti, tutto quello che mi ha portato qui e i motivi per cui mi trovo esattamente qui e non altrove, il 15 gennaio 2038 sotto il cielo

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DALL'ALTRA PARTE

del Capricorno, e chiss come mi venuto di buttare gi un file dal nome le ultime volont di GC in caso dovesse andarsene senza preavviso, capire la vita guardandola in prospettiva rovesciata, come ad arrotolarne la matassa, e arrivare a un bandolo che non proprio il senso ma ci si avvicina, anche se non sai cosa fartene del bandolo che ti resta in mano, e il senso non lo vedi, e spesso mi perdo, quando scrivo cos, ecco perch devo fare attenzione al file testamentario e depositarlo non appena finito.) Anchio avrei dovuto scrivere, per mi incagliai subito su unidea di racconto/testamento che inizi a farmi schifo troppo presto. Il racconto doveva essere il testamento, scritto in diretta, di un tipo che si stava uccidendo col monossido di carbonio chiuso in macchina. Cerano ancora automobili a benzina, ma il petrolio stava finendo goccia dopo goccia. Il tipo si era portato in macchina il suo cagnolino, sarebbero morti entrambi. Ricordo benissimo che il cagnolino si chiamava Gramo (seconda scelta: Sinistro) e si trattava di un bastardino nero con una macchia bianca sul petto. Il titolo del racconto ce lavevo: era Po-

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GIAMPIERO CORDISCO

licarpo Vsquez non abita pi qui e posso assicurarti che aveva un senso, anche se adesso non me lo ricordo. Il giorno dopo, il testamento lavrebbe ritrovato uno sconosciuto, che avrebbe poi chiamato la polizia ed eseguito quello che cera scritto sul testamento. E qui partiva una sorta di racconto nel racconto. Non mi piaceva per niente, lasciai perdere. Poi mi immaginai il testamento di un computer Windows che veniva sostituito con un prodotto Apple. Chi se li ricorda pi i Windows e gli Apple, nel 2038. Neppure questo decoll. Poi cercai di scrivere il testamento di un sito che chiudeva (si chiamavano cos le Stanze: si chiamavano siti, o siti internet, per chi non aveva vergogna delle ridondanze). Poi nientaltro, mi ero stancato. Con il mio racconto, i testamenti sarebbero stati sette. Non molti, ma insomma. Ricordo che quando avvisai gli altri che serviva pi tempo mi sentii un po di merda, ma bastava fregarsene un minimo per tornare in pace con se stessi. Cera da fare tutto limpianto grafico, e quello avrebbe portato via parecchio tempo. Poi per le cose si allungarono davvero, e non so come sia possibile ma credo

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DALL'ALTRA PARTE

che almeno fino ad oggi di quel libretto non se ne sia fatto pi nulla. Cio: dal 2011 al 2038. Sono passati quasi trentanni e non sono stato capace di completare un progetto semplicissimo: a ripensarci sto male, e non tanto per il caso specifico, ma per il fatto di aver lasciato un incompiuto, unidea buttata l e poi lasciata morire. Unidea che non vedr realizzata, perch a questo punto si tratta di una roba seria, di una logica senza scampo, e anche se ho gi depositato il mio testamento (quello vero, non il racconto e qui la cosa si mette piuttosto male dal punto di vista narratologico e, di conseguenza, anche da un punto di vista metafinzionale, ma non vi annoier con queste boiate paraformaliste, promesso), approfitto di questi ricordi per fissare un punto ulteriore alle mie ultime volont materiali e spirituali, e cio che la cosa venga portata a termine. E poco importa che io non potr mai leggere Testamenti, poco importa: questo gioco prevede un aut aut fra il mio essere in vita e luscita del libro, e quindi se tu (dico a te, chiunque tu sia, ci conosciamo? Saluti dallAltra Parte, amigo) stai leggendo queste parole, che sono un allegato notevole alle mie ultime volont e che finiscono di diritto, dopo la mia dipartita,

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come potenziale introduzione a Testamenti, se le stai leggendo e hai il volumetto in mano (esistono ancora quegli oggetti di carta?) o il file a tutto schermo sul Dispositivo, vuol dire che io non ci sono gi pi, e credimi se ti dico che Mi Stanno Tremando Le Gambe. (Spero di essermene andato serenamente, senza aver fatto danni, senza aver fatto soffrire nessuno. A pensarci questo il primo caso di testamento retroattivo, visto che indica le mie volont al passato, in una forma di passato ricorsiva rispetto al tempo effettivo in cui tu stai leggendo queste parole. Deve andarmi di culo, insomma. Met e met, almeno. Dimmi che andato tutto liscio. Dimmelo, avanti. Che anno ? Ho dei nipotini? Siamo poi andati su Marte? Qui non male, vorrei potertelo dire. Ciao.)

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___________________ di Alberto Ferrari

Giuliamaria

Serravalle, 8 ottobre 2044 Carissimi eredi, ne parlavo poco fa a cena, della zavorra. Di come condiziona il tempo di cui disponiamo, di come lo rallenta. Di come la propriet privata pu nuocere al movimento, di quanto lo stipare un numero indefinibile di cose, nel corso di una vita, gravi sulla medesima. I ricordi vivono in letargo, negli oggetti che occultiamo negli angoli umidi e nei pertugi ciechi delle nostre case: li occultiamo, cos pensiamo, cos diciamo, perch non servono. Quadri brutti, bauli di giocattoli sporchi, riviste appiccicose, scatole di scarpe riempite di sassoli-

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ALBERTO FERRARI

ni, sveglie a manovella, vestiti rimediati, posacenere bruciacchiati, qualche foto di voi da giovani. Cataste di prodotti per il disuso, ammucchiati nelle cantine buie dei rioni, ammassi di roba che esalano piscio di gatto appena non cambia il tempo. Zavorra. Nei cassetti, nelle borse, nei nylon antimuffa, eserciti di anime mute nellombra e senzombra, scarti di vita che per, vai a vedere, si beano nel sapersi ricordati, anche, e pure se in punto di morte, dal loro proprietario. Ma davvero il morente ricorda la gioia di averli posseduti? O forse pensa a quanta briga e quanto impaccio, quanti ostacoli e intralcio ha fruttato laccumulo insensato di materia? Zavorra, zavorra. Il possesso di cianfrusaglie ci ha reso vittime di fallite fughe di massa ai tropici, e ora siamo tutti qui nelle periferie del mondo a crepar dospizio, e in pochi ci ricordano. Ma questa unaltra storia. La mia vicenda, invece, narra di quanto sia necessaria, questa zavorra. Questa mole enorme di troii ci fa bene, il perch ce lo spiega la famosa legge del pallone aerostatico: devi liberarti del peso a bordo per non cadere al suolo, ma devi avere a bordo abbastanza peso

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GIULIAMARIA

per non salire in cielo fino a scomparire. Fidatevi di una moribonda: la zavorra serve, eccome. Ad esempio, lieta di aiutarci ad evitare voli pindarici dai risultati incerti, a schivare maldestri colpi dala in stile Piltre de Rozier, pioniere della mongolfiera che mor tra le fiamme del suo pallone attraversando La Manica, trovando linferno oltre le nuvole. Costui, pensate, sigill il primo incidente aereo della storia con lineguagliabile fama di primo uomo a volare e primo uomo a morire in volo. buffo, sembra proprio che gli esseri umani non riescano a liberarsi della propria zavorra senza incappare in tragici epiloghi, anche se la morte un bellepilogo forse non lo mai. In ogni caso meglio essere pronti allevenienza, le partenze last-minute non le ho mai digerite. Meglio preparare la valigia per tempo ed avere pronti i bagagli che lasceremo ai morenti prossimi, arrendendoci allidea di diventare, a nostra volta, attraverso gli oggetti che possedevamo, ricordi dimenticati in soffitta. Zavorra altrui, insomma. Onestamente non so cosa mi spetter tra un inferno di scantinato, un purgatorio sottoscala o un paradiso mansardato: ma, miei cari eredi, vorr distrarmi ora pensando a quello che spetter, del-

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ALBERTO FERRARI

la mia zavorra, a voi familiari, amici, compari, ex mariti e avvoltoi al seguito. E non decider io a chi andr cosa, nonn: sar la sorte a scegliere i destinatari dei dieci pesi che getter dal mio pallone aerostatico. Il signor Belluine li sortegger tra i venti candidati alle eredit elencati nel retro di questo foglio, estraendo, paro paro al numero progressivo, la zavorra in palio. Segue elenco dieci oggetti di propriet della sottoscritta destinati ai retroindicati eredi: # 1. clava di carnevale in plastica riempita di ghiaia # 2. berretto I love Germany con visiera basculante # 3. ukulele rotto ma bello # 4. pipa trovata per terra a Praga # 5. corda in canapa metri 2 # 6. miniatura di Gianni Morandi che mangia merda # 7. enciclopedia delle dittature # 8. ruota di carro in legno decorata a mano # 9. collezione di involucri del Calippo # 10. cavatappi donna ignuda Vi lascio questo, non me ne abbiate per sospetta superficialit, perch avrete un pezzo di me, un

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GIULIAMARIA

mio ricordo da nascondere in qualche luogo lontano dal sole. Sappiate cogliere la profondit di questo gesto, ve ne prego. Tutto il resto bicicletta, appartamento, terreno e tacchini li lascio in maleficenza alla casa di riposo dove sto morendo. Saluti dalloltretomba Giuliamaria Assunta Remi in Barca vien dal Mare

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___________________ di Daniele Piovino

Boom, ciao

Luned 10 Non proprio. una cosa diversa. Mi successo anche ieri sera, mentre le guardavo le dita dei piedi. bastato qualche secondo. La chiamo Bellezza Incomprensibile. Mi fa questo effetto. Mmm no, quando capisco il motivo non succede. Sei perplesso, eh? Se non ti mai capitato, difficile farsi unidea. Non per forza i piedi eh, anche le mani, il collo, le

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DANIELE PIOVINO

caviglie Quando ha i tacchi, io le guardo i polpacci. Finch non Pure il naso e le labbra e tutto il resto, certo, per in modo diverso. C meno primordialit sul viso, ecco. Credo sia per questo. Lascia stare il feticismo, le religioni eccetera. Non posso scrivere un testamento pensando a ste cose. Un testamento deve essere qualcosa di utile. Se parliamo di oggetti, dobbiamo fare riferimento alla logica classica. Se invece ti riferisci allesperienza umana, la logica classica la possiamo anche cestinare. Pensa a come ti sentivi quando provavi quel piacere. Pensaci bene, non cos, tanto per darmi limpressione che tu lo stia facendo, pensaci davvero. C sempre un po di consapevolezza guasta nel piacere del possesso, no? impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo.

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BOOM, CIAO

Non la scuola, Aristotele. Dico sul serio. Un testamento un mondo impossibile. Luned 17 Bene. Sono un paio di giorni che non mi succede. Ieri sera ho visto un documentario sul boom economico, mia moglie era l, e non successo. Abbiamo commentato il documentario. Il miracolo italiano. Ahahah, il miracolo italiano. Perch non c stato nessun boom economico: c stato un dopoguerra, diverso. Poveretti mica tanto, la mia di generazione ha avuto anche la sfiga di non avere case distrutte e bambini affamati. S, dai, lasciamo stare. Ieri sera Beh no, diciamo che ho evitato. Mentre le parlavo, le guardavo gli occhi. Solo e sempre gli occhi.

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DANIELE PIOVINO

Devi pensarla come se fosse una specie di Scala Richter. Gli occhi sono lultima difesa. Dopo gli occhi ci sono le domande senza risposta. Poi c il mio sguardo sul suo corpo, c la bellezza, la Bellezza Incomprensibile. Gli occhi sono lultima difesa, se li fisso a lungo, mi vien voglia di fare il pane, di farmene una ragione. Non sono un codardo. Diciamo che quando cammino in un luogo buio, chiudo gli occhi. Non vedere nulla con gli occhi chiusi una condizione naturale. Mi ricordo. Un testamento un mondo impossibile. La cosa relativamente pi semplice. Un mondo impossibile un mondo in cui alcune contraddizioni sono vere, e la Legge di Non Contraddizione non ha alcun peso. S, ma questa religione, la mia no. Lultima volta che dio si fatto uomo ed sceso

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BOOM, CIAO

tra noi, si faceva chiamare Dimebag Darrell. Se n andato il giorno della madonna. Questi sono i Pink Floyd certo. Luned 24 la Bellezza Incomprensibile che mi fa questo effetto. Il non afferrarla. Hai mai letto La Noia di Moravia? Hai ragione. Per questo dovresti leggerlo. Te lo presto io. Ricordamelo prima di andartene. Anche se quella raccontata da Moravia era unossessione borghese. Era uninsoddisfazione lucida, logica. Io sto parlando di Bellezza Incomprensibile, di un Mondo Impossibile. Io, se guardo le dita dei piedi di mia moglie, piango. Luned 31 Lho scritto. Il testamento dico. Mi venuto cos. Ci sono io che parlo con te,

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anche se tu non ci sei. E poi Hai letto La Noia? Hai letto cosa succede nel finale? Nessun boom economico. Solo boom, ciao.

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___________________ di Fabio Mastropietro

Vacuum

Questa notte ho dormito, come non dormivo da anni, affondato nel miele dellincoscienza. Non un sogno, non un ricordo. La botola del sonno aperta e poi pi nulla. Forse per questo mi sento stranamente vigile ed eccitato, questa mattina. Mi metterei perfino a scrivere adesso, alle nove, vale a dire a notte fonda, per i miei ritmi circadiani. Sembra una di quelle strane mattine di primavera che capitavano tanti anni fa, quando avevo in mente solo Lara. Mi svegliavo nellutero del mondo, stupidamente felice, abbracciato al suo piccolo corpo caldo di sonno, dentro il grande letto bianco. Maria era in viaggio per lavoro e noi due eravamo soli, finalmente liberi di guardare un film

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FABIO MASTROPIETRO

horror dopo laltro, e ridere insieme degli effetti speciali. Liberi di giocare al festivalino tutto il giorno, inventandoci i personaggi pi strampalati con le parlate e i tic pi esilaranti. Capaci di correre allimpazzata per casa, saltando sui letti e sui divani, e di rincorrerci per ore fino allo sfinimento. Era la stagione del padrebambino che giocava a mosca cieca. Una di quelle antiche mattine gonfie di sole e di luce, quando la vita ti ubriaca di voci e colori e tu sei molto vicino a capire il miracolo e sei certo che non finir mai. Una di quelle mattine che daresti lanima perch non finisse mai. Allora prendi tua figlia e la porti dentro al sole, la porti al mare, tu che lhai sempre odiato, il mare, e continui a odiarlo anche adesso. Ma pi forte di te, non puoi farne a meno, perch sei al centro del mondo, sei tu stesso la fonte della luce che ti abbaglia. Ho voglia di uscire questa mattina e di comprare un libro. Forse trover perfino il libro che voglio e che non mai stato scritto. Tiro su la serranda e faccio entrare la luce e laria in questo buco di contenzione. Sono fuori, sul balcone della camera da letto, a fissare la strada vuota di sotto.

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VACUUM

Non caldo come pensavo, per essere un sabato di fine giugno. Al contrario, il sole gi alto sembra un disco di azoto liquido e non scalda la pelle accapponata delle mie braccia. Il sole. Il cielo. Il cielo terso e pulito, di un blu quasi elettrico. Non ci sono nuvole. Solo una. Lunga e con i bordi lacerati, nera come la pece. Ma non una nuvola, non sembra una nuvola. Mio Dio, che cos'? Il cuore mi schizza in gola, una lingua di gelo mi sale dai lombi su per la schiena fino alla radice del collo. Non pu essere, deve essere unillusione ottica. Questa cosa sulla montagna non una nuvola. Sembra il segno di una coltellata. gigantesca, una gigantesca ferita di tenebra. Che Dio mi fulmini! Il cielo strappato sulla montagna. Distolgo lo sguardo e strizzo gli occhi ancora una volta, ma il taglio nel cielo a occidente non scompare. sempre l, con la sua impossibile evidenza di visione impensabile. Mentre comincio a tremare, non so se per il freddo o il terrore, mi viene in mente che potrebbe essere un difetto della

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FABIO MASTROPIETRO

mia vista, una degenerazione della retina, ne ho sentito parlare tempo fa. Una specie di macchia o di edema sulla retina che copre di nero la vista del centro di un oggetto. Ma no, non questo. Se fisso lo sguardo altrove la macchia scompare e il campo visivo torna pulito. Deve dipendere da qualche altra cosa, una specie di fenomeno ottico o di allucinazione. Sono per strada adesso, ho bisogno di vedere gente, gente che cammina, gente che parla, impegnata nella quotidianit. Persone normali che fanno qualcosa di normale, come ogni sabato mattina in citt. Ma per strada non c nessuno. Ormai cammino gi da un pezzo e le strade sono tutte vuote. Un deserto di marciapiedi e automobili parcheggiate. Sono le dieci del mattino, ma non fosse per la luce potrebbero essere le tre di notte. In Piazza Municipio, di fronte allorologio che torreggia su un parco deserto, solo panchine vuote e piazze desolate a perdita docchio. In giro non c anima viva. Lo scroscio dellacqua nella grande fontana lunica cosa viva che sfugge ad un silenzio eterno.

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VACUUM

Pi avanti, in Corso Vittorio Emanuele mi trovo dentro uninconcepibile macchinazione dellassenza. Le vetrine dei negozi sono chiuse, le porte e i portoni sbarrati e sigillati, mentre le finestre sono tutte aperte. Dai primi agli ultimi piani dei palazzi della citt tutto un traboccare di antichi scuri spalancati sulla strada, di battenti aperti dentro stanze vuote, di tende sollevate su teatri di tenebra. Ancora poche centinaia di metri e sono al centro di Piazza Garibaldi, di fronte alla stazione ferroviaria, inchiodato dalla gravit dentro unaiuola con il naso in su a guardare le case come torri del silenzio spalancate a vomitare il vuoto. Non capisco. Non riesco a capire il perch io sto assistendo da solo a questo spettacolo allucinante. Prima di uscire di casa, avevo pensato di chiamare Lara a New York. Lavrei svegliata alle tre del mattino per dirle quanto mi mancava la sua voce, per chiederle di David e della sua vita e alla fine raccontarle tutto, la mia lunga reclusione, il mio sonno senza sogni e lo strappo nel cielo. Poi ci avevo ripensato ed avevo afferrato la cornetta dim-

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FABIO MASTROPIETRO

pulso e composto il numero di Maria a Roma, ma il telefono era muto, dava solo un piatto ronzio di fondo. Stessa cosa sul cellulare, e sul cellulare di Marco e Cristiana. Stesso ronzio basso su tutti i numeri di telefono. Avevo acceso il satellite, ma lo schermo televisivo non rimandava nessun segnale, solo effetto neve. Limpianto sembrava fuori uso, cos il sintonizzatore dello stereo. Su tutta la gamma delle frequenze radio, solo qualche sporadica scarica e nientaltro. Troppe coincidenze strane, anche per i miei gusti di Robinson Crusoe metropolitano, e cos alla fine avevo deciso di uscire. mezzogiorno, un sole abbagliato veste di luce sbagliata le strade e le piazze nude. Sono seduto sulle radici di un vecchio platano secolare, la camicia bagnata fino al collo, il cuore un grumo inerte di sangue nel petto, dopo aver suonato ai campanelli di cento portoni senza ottenere una sola risposta. Dimprovviso si alza un vento teso che fa sussurrare ritmicamente le fronde dellalbero. Basta un alito di vento al vecchio platano del cimitero di Jerez per cantare il dolore flamenco. Ha il demonio dentro. Dentro il platano e dentro di me. Mi alzo barcollando, la testa mi gira

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VACUUM

e le gambe mi cedono. Cado a terra in ginocchio ma non serve pregare. La ferita del cielo si affaccia dietro il campanile della cattedrale, si apre sul nero di un altro mondo, come la bocca piena di fango di un annegato dello tsunami di Natale. Il sole tramontato da un pezzo e sono di nuovo a casa. Mi sento il corpo attraversato da una febbre di ghiaccio e ho le gambe devastate dai crampi. Ho vagato nel deserto per quasi dodici ore. Aspetto lalba, sdraiato sul letto come un condannato a morte che non sa quando verr eseguita la sentenza. Penso ancora al taglio nel cielo e guardo nel buio davanti a me. Dove sono finiti tutti? Che cosa significa questa farsa colossale? In trappola nella stupida parte del protagonista di Occhi bianchi sul pianeta Terra. Una guerra batteriologica ha distrutto lumanit e sono lunico sopravvissuto. E se veramente avessero usato una qualche arma sconosciuta per respingere gli invasori dello tsunami? S, devo essere gi sulla strada della demenza precoce se penso queste cose. Non riesco a trovare il legame tra la scomparsa di tutti e la ferita aperta nel cielo, ma so che c. Il sistema elastico. Fino alla soglia massima di tolleranza

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del carico di sofferenza. Quando il sovraccarico depressivo del sistema supera la soglia limite, la pelle del mondo si strappa. Il telefono e la televisione sono muti. Internet morto. Poco fa andata via la luce, anche i lampioni in strada sono spenti. Il silenzio intorno come un cuscino sulla faccia. E se domani il sole non sorger? Se questo buio non si dissolver pi, mai pi? Non so se ce la far ad uccidermi al buio, prima di impazzire del tutto. Prima di cancellare definitivamente il ricordo di Lara. Il pensiero di non parlarle pi, di non rivedere mai pi il suo viso gi linferno. Non la vedo da tre anni e mi manca come laria. E David, con i suoi occhi neri e profondi, due piccoli laghi di tenebra. Devo essermi assopito alla fine, perch sto sognando e nel sogno sono immerso in un mondo lattiginoso. La caligine bianca tutto intorno a me, sento la sua carezza bagnata sul collo ma sento anche la presenza di Lara, da qualche parte. molto vicina e posso avvertire fisicamente la sua paura. Un dolore sordo nel fondo del sogno, come una morsa alle tempie. Ora la nebbia si sta

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sciogliendo e comincio a distinguere una sagoma incerta, lontano, in fondo al corridoio di bruma. Lara, posso vederla con questi occhi. seduta, raggomitolata in una poltrona di pelle nera, la testa reclinata su un braccio e gli occhi chiusi. Ha i capelli raccolti sulla nuca e solo una camicia addosso. Le sue labbra si schiudono lentamente per pronunciare un nome dimprovviso mi trovo oltre la cortina di latte, scalza, in bilico sullimpiantito in pendenza di una specie di lungo stanzone in penombra. C dellacqua, un mare di acqua intorno, la sento sciabordare contro le pareti. Una debole luce lunare filtra attraverso un abbaino in alto sulla mia testa, rischiarando appena i contorni di lunghe pareti vertiginose e di grandi volte a crociera. Il pavimento di legno umido e assurdamente inclinato verso il basso, sembra il muro di una piramide. Laria intorno secca e rarefatta, come prosciugata da un sale maligno. C un respiro basso e ruvido nel fondo della grande stanza. Come di qualcuno che sta dormendo. Sento freddo e ho paura di muovermi. Potrei scivolare verso il fondo, nel buio, dentro il graffio di quel respiro. Vorrei solo uscire

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FABIO MASTROPIETRO

da questo posto e fuggire lontano ma sento che David qui. Non so dove, ma qui. Pronuncio il suo nome a voce alta, sempre pi alta, una, due, tre volte ma non riesco a udire la mia voce. Allora provo a risalire la stanza verso lalto, con le mani puntate a terra, sul pavimento sempre pi scosceso. Da qualche parte, in cima alla stanza, c un altare di pietra bianca e nera, con un tappeto rosso scarlatto in fuga sui gradini, e quellaltare il mio porto sicuro. Dalle volte altissime scendono lunghi raggi scuri. Sono corde. Questo posto un groviglio di corde tese dallalto verso il basso, sembrano tiranti di botole. Ora mi pare di udire una musica leggera e lontana, una melodia bassa di archi che fa tremare leggermente le corde. Di colpo una fune mi cattura un piede e perdo lequilibrio e finisco a terra di schiena. Afferro con la mano sinistra una corda per non rotolare verso il basso e il legno sotto di me ha come un sussulto e comincia a sollevarsi. Aggrappata alla fune con le mani, sono sul coperchio di una botola che si apre lentamente verso lalto, ruggendo sui cardini. Dalla botola filtra una luminescenza bianca, un cerchio di luce sale dal basso, comincia a fluttuarmi intorno come fosse vivo e poi divampa

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accecandomi e allora sono sparata di sotto, in una piccola stanza dagli angoli impossibili a forma di stella. David seduto a ginocchia incrociate di fronte a me, dentro la luce. Indossa il pigiama azzurro che indossava quando scomparso sei mesi fa e ha le mani sugli occhi, le piccole mani sul viso come per difendere gli occhi dal bagliore. Lemozione mi buca il cuore nel petto ma non faccio in tempo a pronunciare il suo nome che, nello spazio di una frazione di secondo, la sua immagine sbianca, i lineamenti del suo corpo si deformano, si comprimono e si restringono e poi si gonfiano di nuovo alla velocit della luce, occhi e mani, corpo e piume, esplodono nella forma di una colomba bianca di luce appena finisce di pronunciare quel nome, Lara e la poltrona davanti alla finestra si sciolgono come fumo nellaria. Ma il sogno continua e sono ai piedi di una scala di pietra che conduce ad un altare bianco e nero. Al centro dei gradini dellaltare scorre il sangue dellultimo sacrificio come un serpente scarlatto. In cima allaltare una luce bianca, viva, un sole pulsante, mi attira a s. Quando comincio a salire i gradini non ho pi in mente Lara,

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FABIO MASTROPIETRO

non penso pi a David, non vedo pi il sangue e la ferita aperta nel cielo. La luce bianca mi lava lanima e mi scalda il cuore. Se questa la morte, vorrei essere gi morto. Poi il bagliore diventa pi intenso, troppo forte per i miei occhi e mi ritrovo a letto, accecato dal sole di un altro giorno. Con un balzo sono in piedi alla finestra. La ferita del cielo sulla montagna sembra pi grande e il nero rimanda riflessi dacciaio alla luce del sole. Non un sogno n mi illudo che lo sia. Nel sogno di stanotte, invece, Lara chiamava David. successo qualcosa a David. Afferro di nuovo il telefono, ma sempre muto. Non c luce elettrica e il televisore ancora morto. La scomparsa della gente. Lo strappo della volta celeste. Potrebbe essere un qualche fenomeno locale, circoscritto a questo posto. Devo prendere lautomobile e allontanarmi dalla citt. Sono gi in strada, tutto vuoto e assente intorno, lo stesso silenzio di ieri. Eppure il silenzio sembra pi solido, come se ci fosse un rumore di fondo pi forte. Uno sferragliare lento e sordo. No, pi leggero, uno scuotere di ali. Di mille ali insieme.

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Il cielo non pi vuoto. una distesa fittamente punteggiata di nero. Uccelli. Uccelli di tutte le forme e dimensioni volano in alto sulla mia testa. Sembra unadunata ecumenica. O una fuga universale, che d il capogiro. Legioni di rondini, falchi, allodole, pettirossi, colombi, poiane e altri strani uccelli. Grandi, piccoli, colorati, mai visti, saettano e volteggiano in formazioni apparentemente ordinate per specie. Stormi militari di migliaia di volatili che sembrano attraversare il cielo tutti nella stessa direzione. Da occidente ad oriente. Senza disegnare traiettorie, senza perdere tempo, tutti verso Est. In fuga dallo strappo. Nel silenzio pi incredibile. In cielo non si ode un richiamo, un suono. Solo un basso costante travaglio di ali. Dopo lera del terrorismo globale, quella dellesodo planetario. Ancora ieri altri sbarchi e altri incidenti in tutto il Mare del Giappone e il Mare Arabico. Altre centinaia di morti negli scontri con le polizie e le milizie locali. Sessanta morti, dicono, solo a Sharm El Sheik. Anche vecchi e bambini calpestati nella ressa o finiti a bastonate, quando una folla di profughi armati di canne di bamb ha

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tentato di assaltare due navi da crociera ormeggiate nel porto. E lONU che continua ad adottare raffiche di risoluzioni senza risolversi a muovere le sue chiappe internazionali per intimare ai governi della Cina e del Giappone, dellIndia e della penisola arabica di accogliere i profughi. Per ordinare limpossibile accoglienza del pi grande esodo nella storia dellumanit. E i governi che cominciano a mandare prima le milizie spontanee di sudditi armati e poi gli eserciti a fermare sulle coste la carica degli orfani delloceano indiano, dei fratelli indonesiani e filippini e cingalesi e malesi. Per ributtarli in mare tra i pesci. Pesci senza branchie loro stessi di un oceano che non li vuole. Sono in auto e ho imboccato la strada che porta a Ferrazzano, in collina, a cinque chilometri dalla citt. La cometa nera sembra adagiarsi e strisciare sulle case e sui vicoli del paese. Devo andare in quella direzione e prima o poi incontrer lo strappo. Lo vedr da vicino e poi potr anche andare a schiantarmi contro un albero. Il cielo si abbassa a toccarti una sola volta nella vita. Lultima. Quando raggiungo la piazza nella parte alta del paese, la ferita nera appare gi pi grande e minacciosa.

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Sembra viva, con le sue labbra azzurre lievemente livide. Tutte le case hanno porte e portoni sbarrati e finestre aperte. Nessuno per strada, solo uccelli nel cielo. Ho lasciato lautomobile in piazza, dietro un vecchio ristorante, e sto proseguendo a piedi sullacciottolato umido. Verso il nero del cielo, sempre pi grande davanti a me, come la bocca dellinferno sulla terra. Ingoia laria intorno e i miei pensieri. Fa freddo ma non c un alito di vento. Su un lato della piazza, una strada in salita porta a un intrico di vicoli e viuzze. Il centro storico del paese. Alla fine della strada, a destra, appena pi in basso, c un vicolo minuscolo, con un passamano di ferro su una scala stretta di pietra. Ci sono i primi tre gradini di pietra. Una pietra sconnessa e con lerba ancora verde nelle fessure e poi pi niente. Tutto il resto manca. Mancano gli altri gradini della scala e il resto del paese e del paesaggio. Semplicemente, il mondo finisce al terzo gradino. Le case, la collina, lerba e la pietra, i colori e i suoni del mondo muoiono dentro il nero. Sotto i miei piedi si estende labisso. Altissimo, senza fine in fondo, immane a destra e sinistra, per quanto i miei occhi paralizzati riescono ad intravedere. La fine del mondo sotto le mie

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scarpe. Quella che provo non vertigine. Non esiste vertigine cos forte. solo attrazione per la fine perfetta. Per il compimento puro del nulla. Del vuoto. Un vuoto pi antico di qualsiasi vita. Se sono in automobile adesso, gi fuori dal paese, solo grazie al pensiero di Lara e David. successo qualcosa a David e Lara disperata. Ma ancora una disperazione di questo mondo, perch la fine del mondo sta succedendo solo a me. Sono ancora sul bordo della terra in bilico sul nulla. Non sono salvo. Non c salvezza sotto questo cielo. Nel retrovisore la ferita sembra allargarsi a vista docchio. Domani il vuoto ingoier anche questa parte di mondo, casa mia, la citt e tutto il resto. Per questo sono scomparsi tutti? Tutti tranne me. Il sipario strappato ha rivelato loscurit sul palcoscenico. E io sono ancora qui perch le ombre mi seguono. Muoiono come le mosche della quarta piaga dellEsodo. Continuano ad arrivare a sciami come le cavallette dellottava piaga. I primi gruppi sono gi passati attraverso lIran e la Turchia. Presto filtreranno anche nel nostro orizzonte cristiano-

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bancario di famiglie allargate e diritti inumani, di notti insonni e Roipnol, di trekking e fitness, di infotainment e democrazia da esportazione. Guarderanno i nostri stessi giornali, pieni di fotografie a colori della mostruosa onda anomala di vecchi, donne e bambini alieni infangati sparati dal nulla televisivo nelle nostre case di cemento armato di pan di zucchero. Ma forse non troveranno pi nessuno ad aspettarli, almeno su questa terra. Di colpo non ci sono pi uccelli. Il cielo uno specchio incrinato di silenzio. Sono seduto alla scrivania vicino alla finestra. Fuori ancora giorno. Il mio petto si muove impercettibilmente. Respira a fatica. Quello che ci vuole un suicidio dispnoico. Smettere di respirare, finalmente. La fame daria il primo mistero con il quale deve fare i conti un corpo che viene al mondo per morire. Se vero che si vive e si muore nel punto dove confluiscono grandi misteri, questo mistero di un corpo solo al mondo veramente lultimo. Ma prima devo scrivere. Devo fare testamento di tutto questo vuoto. Forse solo per questo che sono nato. Per raccontare la fine ad un mondo che non c pi.

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Mi chiamo Martino ed importante che tu sappia questa cosa che mi chiamo Martino perch da qui parte tutto ed anche una delle ragioni pi fondate per cui nel testo che andrai a leggere mia mamma e mio babbo non beccheranno un euro, OK?, allora dicevo che mi chiamo Martino e che nel momento in cui scrivo ho quasi ventun anni, che in realt sono venti anni compiuti, cinque o sei dei quali proprio non me li ricordo ma che mi hanno lasciato un paio di segni, cicatrici e cose cos, quindi insomma sono sicuro di essere vissuto fino a sei anni e gli altri quindici o quattordici sono serviti e stanno continuando a servire a mettere insieme quello che un uomo mette insieme nella

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vita e che ai tempi in cui vivo comincia ad accumularsi dopo i trenta, quindi sostanzialmente in questo momento la mia esistenza ancora potenziale e non suffragata da alcuna propriet concreta a parte quello che mi hanno regalato mamma e pap e poi insomma, cos, sto pensando a questa cosa e credo che non credo che Quasi Ventun Anni diventer mai Ventun Anni Compiuti, perch uno queste cose se le sente, come le donne si sentono quando sono incinte, e poi perch ho bisogno di prendermi una pausa di non-riflessione e io penso troppo e in questo momento la testa mi sta scoppiando e anche alla notte la testa non molla e mi vengono gli incubi, non te limmagini neanche gli incubi che mi vengono, tipo stanotte ho sognato che il gatto dei miei vicini di casa si stava ingrossando troppo cos i miei vicini lavevano abbandonato a casa mia e questo gatto mangiava sette sacchi di croccantini al giorno e per tutto il giorno non si sentiva altro che il CROC CROC di quel gatto del cazzo che mangiava un croccantino dietro laltro finch non era diventato grande come il giardino e gli dovevamo mettere la rete intorno al giardino ma il gatto pesava troppo e la rompeva, cio non pesava proprio come peserebbe in

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gatto vero alto tre metri, si muoveva pure un po lentamente, diciamo che sembrava un misto tra un gatto alto tre metri e il peluche a grandezza naturale di un gatto alto tre metri, voglio dire tra i due e i tre quintali, cristo di un dio, avevamo noleggiato un cannone tipo quelli per fare la neve e gli sparavamo i croccantini dentro al giardino e questo cazzo di gattone continuava a crescere, poi un giorno mia mamma sera girata le scatole di questo gattone che le cagava in giardino e faceva degli stronzi grandi come dei cespugli di salvia e sopra i cespugli di salvia che aveva piantato lei e che avevano tutto sommato un odore pi gradevole ed era andata a fargli un discorso e il gatto aveva rotto unaltra volta la rete e se lera mangiata, dico in un boccone, senza manco masticarla o giocarci come fanno i gatti con gli uccellini, proprio GNAM e la mandava gi e lultima cosa che mi ricordo di essere finito anche io davanti al gatto in uno stato di malessere palese e il gatto sera fermato davanti a me, aveva smesso di masticare quei croccantini e maveva mollato un rutto pauroso davanti alla faccia, ecco, e lultima cosa che ho sentito prima di svegliarmi stamattina e ricominciare a pensare con questa

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testaccia che non smette mai era il puzzo umido di croccantini e di mia madre non masticata che mi si spalmava in faccia assieme ai capelli di mia mamma che odoravano ancora di color mogano e di cottura dentro al casco della parrucchiera perch pure un gatto di trecento chili non riusciva a digerire quei capelli cotti e rossi e gonfi, e poi mi sono svegliato ed ero pi sconvolto di quando nel sonno il gatto s pappato mia mamma e sto andando avanti a pensare come un pazzo da ORE e se staccassi questo disco sentirei ancora dentro le orecchie il CROC CROC CROC di un gatto di trecento chili che singozza di croccantini e madri altrui e secondo me questa una specie di metafora, ecco, ma non che voglio dare chiss che testimonianza, lho scritto solo perch sento che non compir ventun anni e mi sento anche unemicrania PAUROSA e sto pensando che a parte quello che mhanno comprato mamma e pap non possiedo sostanzialmente nulla, e delle cose che mhan comprato loro giusto che siano loro a disporre e quindi boh, niente, se muoio prima di domani questo foglio stampato con lultimo sogno che potrei avere raccontato lunica cosa che posso lasciare in eredit e penso sia giusto che ad

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averla sia Foligno, che sarebbe il mio cane, da mettergliela sotto il cuscino o in qualsiasi altro posto e che ci caghi pure sopra o ne faccia quel che preferisce, ecco.

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___________________ di Alex Grotto

Fu esattamente dopo i quotidiani tre minuti e quarantadue secondi di applausi che il lamento meccanico della sua sedia a rotelle, assegnata dalla mutua popolare nel 1978, si impadron del refettorio deserto e delle sette ore che precedevano le luci spente. Jun Bo Gojokugo ritorn a spinte solenni nella sua stanza: era lora del radiogiornale militare, e se avevi trascorso pi di quarantanni al servizio dellEterno Presidente nordcoreano quella era una delle abitudini pi difficili da perdere, anche dopo tanti anni di degenza nel gerontocomio di Yangdok. Jun Bo era lunica settantacinquenne in tutto il Pyongyang Nando ad avere una stanza singola e lenzuola pulite ogni cinque giorni, al-

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meno tra i degenti vivi: questo in virt del fatto che era stato lEmissario dellEterno Presidente in persona a firmarle il modulo per linternamento, richiedendo le migliori cure e il miglior trattamento possibile previsti dal sistema sanitario centrale nordcoreano perch cito testualmente il paragrafo quinto alla voce NOTE SPECIALI del suddetto modulo di internamento La Repubblica Popolare Democratica di Corea sar per sempre grata a Jun Bo Gojokugo, eroina nazionale, per il merito di essere stata il primo essere umano e la prima donna a conquistare il suolo lunare, portando lo sguardo e lorgoglio dellEterno Presidente lass, fra gli astri suoi pari in lucentezza. Il gerontocomio di Yangdok era un museo vivente e medicalmente assistito di glorie e personalit che avevano fatto la storia del paese, e che si ritrovavano ora a spendere gli ultimi anni di vita a contatto con cittadini sufficientemente facoltosi o meritevoli per permettersi una stanza in uno dei pochi bastioni sanitari non militarizzati: cerano Qui Jung Mae, lallenatore della nazionale di calcio nordcoreano che aveva battuto il Brasile di Pel, Hoibok Junjii che per primo al mondo aveva

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trapiantato un cuore umano, una miriade di campioni olimpici, soldati pluridecorati, illustri studiosi, insegnanti ed economisti che avevano reso Quel Paese il migliore al mondo. Il migliore, o comunque sempre meglio di QuellAltro Paese pi a sud. A ciascuno di essi venivano concessi trenta minuti al giorno per raccontare a turno le proprie storie di obbedienza e fede nellEterno Presidente: le raccontavano agli altri internati dellospizio affinch rivivessero la loro gioia, con un orgoglio che nemmeno una dozzina di cataratte operate con attrezzatura simile a quella di un maniscalco avrebbe potuto accecare. Un testamento quotidiano di storie che erano vere solo per i diciotto milioni scarsi di cittadini nordcoreani la cui opinione era stata malmenata e cannibalizzata dalla censura e dalla coscienza nazional-egocentrica dellUnico Presidente. Il turno alla Solenne Rivisitazione di Jun Bo Gojokugo, cosmonauta, iniziava nel refettorio degli ospiti a met pomeriggio, subito dopo la seconda somministrazione dei medicinali, medicinali che spesso avevano il sorprendente effetto collaterale di abbandonare in un delirio lisergico qualcuno tra

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il pubblico, e questo qualcuno tra il pubblico, nelle fasi pi concitate del racconto, non poteva fare a meno di urlare contro delle sedie vuote. Anche quel giorno il racconto di Jun Bo Gojokugo part dagli albori della sua istruzione (il profumo degli oleandri e della terra bagnata dalla pioggia, quando faceva ritorno dalla scuola militare di Nampo per andare a lavorare nel vivaio dei genitori; quella volta che cedette al sonno durante un turno di guardia e dovette trascorrere una settimana in cella per punizione; i suoi commilitoni incapaci di accettarla in posti diversi da una cucina, che per ricordarglielo la prendevano a schiaffi; le mostrine cucite a lume del faro della portaerei sulla prima divisa della Chosn Inmin Kun Kongun; laddestramento al brevetto di volo militare in cui aveva pilotato per ore uno Shenyang J-6, mentre i suoi commilitoni maschi vomitavano dopo appena quindici minuti e la prendevano a pugni per non essere compatiti) per arrivare infine al giorno che le cambi la vita, con la lettera e lauto militare che la prelev da casa per portarla rigorosamente sedata e incappucciata nella base di lancio spaziale sovietico-coreana di Najin. Quelli erano tempi strani, la Guerra Calda si era raffreddata, i rus-

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si avevano appena lanciato un essere umano nello spazio e londa mediatico-propagandistica era al suo picco: per evitare rivolte femminili come quelle che avevano risvegliato le coscienze collettive tra i porci capitalisti rivolte che avrebbe dovuto sedare con dispiegamento di forze armate e conseguente indebolimento del confine con la Corea del Sud lEterno Presidente aveva ben pensato di prendere una delle poche donne ammesse alla carriera militare e di inserirla in un programma spaziale segreto, portato avanti in parallelo con U.R.S.S. e Cina, di lanciarla dentro una versione della Soyuz riveduta e corretta dagli ingegneri del Paese, di farne un simbolo che lasciasse un segno nelle menti e nella storia del pianeta. Seguivano minuziose descrizioni delladdestramento, e Jun Bo Gojokugo non poteva fare a meno di enfatizzare ogni singolo istante che precedeva il giorno del grande lancio, con il pubblico del gerontocomio sempre pronto a stupirsi negli stessi passaggi raccontati a memoria e gi ascoltati mille volte, ogni volta con le medesime reazioni strabilianti: cera sempre qualcuno che metteva la sedia al contrario mimando un premere di botto-

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ni, altri fingevano di indossare una tuta spaziale mettendosi il secchio della spazzatura in testa, altri gesticolavano con le mani, come in assenza di gravit. Poi arrivava il momento del lancio ed era sempre un successo, con tre quarti del pubblico geriatrico in piedi e il restante quarto in sedia a rotelle che cercava di arrivare alla prima fila. La notte precedente insonne, la salsedine che minava la corretta combustione del razzo e gli ordini del Comandante che prevedevano la morte immediata per ogni eventuale tentativo di diserzione. Jun Bo Gojokugo ometteva sempre il passaggio in cui le venne consegnata una pistola carica da inserire in una tasca della tuta e che le sarebbe servita nel caso in cui la fase di rientro si fosse conclusa con latterraggio sul suolo straniero: se qualcuno dei tre componenti dellequipaggio avesse tentato la fuga prima del recupero, o nel caso rischiosissimo di finire in mano nemica, ci si doveva sparare a vicenda, senza esitazione. Non si poteva fuggire dal Paese, non da vivi, nemmeno da cosmonauti miracolati, soprattutto non si poteva in qualit di potenziali eroi dellumanit. E allora ecco il conto

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alla rovescia, il rumore assordante dei razzi e la paura vera che potesse esplodere tutto sulla rampa di lancio, di nuovo il ricordo dellodore degli oleandri e della terra bagnata dalla pioggia quasi come unesperienza premorte, e poi la luce che cambiava in un attimo, labitacolo che si oscurava e il pianto del navigatore Huei Yuho, incredulo di essere ancora vivo, con la sacca di raccolta degli escrementi stracolma. Lacrime anche nel refettorio, qualcuno ha ancora gli occhi chiusi per lemozione di quel momento raccontato di nuovo, ancora. Per la fase successiva del racconto erano le donne presenti nel gerontocomio, a partire dalle inservienti, a farsi strada verso le prime file sgomitando e spostando chi stava impotente sulla sedia a rotelle. Jun Bo Gojokugo si era preparata allallunaggio studiando una serie immane di coordinate in cui far atterrare lintera Nuhang (questo il nome della navetta spaziale), alcune necessitavano di un numero crescente di orbite intorno alla luna per poter essere coniugate con una manovra di atterraggio sicura per tutti. Prese i comandi manuali e confrontando la rudimentale map-

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pa del suolo lunare ricavata dai telescopi di terra scelse una delle rotte dai suoi appunti: due orbite e trenta minuti di manovre e calcoli dopo, Jun Bo Gojokugo aveva portato tre esseri umani, e il vessillo dellEterno Presidente, a contatto con una superficie extraterrestre. Il navigatore Huei Yuho si mise a piangere di nuovo mentre nel refettorio laddetta alla mensa sorrideva fiera ogni volta che la cosmonauta sottolineava questo particolare, un paio di gomitate orgogliose anche tra due anziane in terza fila a sinistra. Segu lo sbarco, e quella sensazione di vuoto e disagio allo stomaco, con le gambe tremanti e i ricordi degli addestramenti nella piscina di sabbia. Non cerano odori sulla luna, nemmeno quello degli oleandri, non cerano nemmeno colori perch il buio spaziale ingoia tutto, ma la gioia dellEterno Presidente era tangibile ovunque, disse la cosmonauta, e gli occhi delle prime file si illuminarono in modo discontinuo e scoordinato come i neon di un hangar. Dopo venti minuti di passeggiata lunare era tempo di rientrare, di sfruttare leffetto fionda per tornare sulla terra seguendo le coordinate che avrebbero dovuto far precipitare la Nuhang svariate miglia al largo della Baia di Corea: questa volta era il

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turno ai comandi del navigatore Huei Yuho, e a piangere era Jun Bo Gojokugo. Il calore nella fase di rientro fu terribile, come infilare la testa nella carcassa di un animale, il diaframma sembrava una gruccia metallica da tanto era rigido mentre la respirazione era pi che altro un grido strozzato. Nellattimo dello sbadiglio di Qui Jung Mae, allenatore di calcio, ci fu lo schianto in mare, il tentativo del navigatore Huei Yuho di nuotare verso un peschereccio battente bandiera neozelandese e un colpo di pistola alla di lui schiena. Non si fugge dal Paese, nemmeno dopo averne fatto la storia. Il recupero in mare con lelicottero, i mesi di festa a Pyongyang. La targa dorata consegnata personalmente dallEmissario dellEterno Presidente, le interviste in TV, i libri di storia con in copertina il volto sorridente e mai cos bello di Jun Bo Gojokugo, la sconfitta dei cani capitalisti e maschilisti a stelle e strisce. Seguirono i quotidiani tre minuti e quarantadue secondi di applausi. Jun Bo Gojokugo morta nel giugno del 1993: ai funerali popolari hanno partecipato milioni di

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nordcoreani convinti di aver mandato per primi un essere umano sulla luna, per di pi donna, dopo aver battuto il Brasile di Pel ai mondiali di calcio.

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lora in cui il demone meridiano visita i sogni degli sprovveduti che si siano abbandonati al sonno: Pasculli prova a sollevare le palpebre che tendono al basso come serrande di negozio. Soddisfatto di non aver ceduto si guarda intorno, giocherella con una campanella di ceramica comprata in un altro eone a Praga. Prova ad ascoltare la pulsazione cardiaca che romba in fondo ai canali uditivi. Si addormenta di botto, seduto sul divano, testa reclinata sulla spalla, bocca aperta inghiottitoio carsico. Non sa al risveglio Pasculli dove sia stato n cosa abbia fatto il suo corpo. Non sa come il sangue

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abbia aiutato il sonno a circolare, n cosa sia colato gi, o si sia impigliato. Sente locchio vitreo, la bocca impastata, tutto spostato di qualche grado a destra, ma lo squilibrio trasforma in impulso. Pasculli si leva dallo sprofondamento e traccia una retta dal divano al tavolo del soggiorno. Rimane davanti allagenda: la copertina rossa pi rossa, le pagine pi pesanti a girarle. Trova quelle che sta cercando. Trasmetter le sue volont, lascer qualcosa a chi rester. Dal risveglio sa cosa e a chi, e vuole iniziare da quelli pi preziosi di cui dispone. Ecco i suoi beni: non al sole ma alla luna, nascosti, tenuti segreti celati difesi, sottratti alla luce, schermati ad altri sguardi, con la gelosia propria del pudore. Tutti sono in un unico elenco, aperto in alto da un anno scritto a numeri neri e spessi: 1889. Sono rubricati nella cartellina che reca: Toulouse-Lautrec espone al Salone degli Impres-

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sionisti, il gruppo dei Nabis alla Galleria Durand Ruel in omaggio a Odilon Redon. Paul Cezanne partecipa allExposition Universelle di Parigi e riscuote i primi riconoscimenti. Vincent Van Gogh dipinge il Ritratto del Dr. Felix Rey. In marzo entra nellospedale psichiatrico di Sant-Remy. Dipinge anche La stanza di Van Gogh ad Arles e Ritratto di Augustine Roulin (La Berceuse). Sir Laurens Alma-Tadema dipinge A dedication to Bacchus. Il pittore Akseli Kalilla dipinge Uomo che legge. Pascal-Adolphe Jean-Dognon-Bouveret dipinge Jeune fille en denil. Paul Heller dipinge Femme assise a un table. Paul Gauguin dipinge La belle Angele. Signac dipinge una veduta de La Seine.

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Pierre Bonnard dipinge Sous la lampe. Nellautunno Edvard Munch lascia Parigi e ripara a Saint-Cloud per evitare unepidemia di colera scoppiata nella capitale. Prime prove del sottomarino di Isac Peral. Allinizio dellanno Friedrich Nietzsche colpito da demenza a Torino. Il 31 Marzo viene inaugurata la Torre Eiffel e lEsposizione Universale di Parigi. Il luned di Pentecoste viene inaugurata la lapide del monumento dedicato a Giordano Bruno, in Campo de Fiori a Roma. Il 25 Maggio un italiano di quarantanni, un certo Siagelotti, osservando i meccanismi dellascensore della Torre Eiffel, si sporge troppo avanti nel vuoto e precipita. il primo incidente dopo linaugurazione. Si inizia il restauro della citt vecchia di Basilea

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con la demolizione delle case che si affacciavano a Nord, sulla Marktplatz. Cesare Poma, addetto presso il consolato italiano di Smirne, conduce ricerche e studi sugli zingari dellAsia Minore su richiesta di Adriano Colocci. Idelfonso Nieri pubblica i Racconti popolari lucchesi. August Marx pubblica a Stoccarda Griechische Marchen von dankbaren Tieren und verwandtes. Il 7 Dicembre a Parigi, al numero 27 di Rue Bleu, Papus, Paul Sedir, Josphin Peladan e Stanislas de Guaita fondano Le Temple dAl. Gli adepti si riuniscono fino al 1941. Hilaire Bernigaud de Chardonnet, chimico e industriale francese, realizza il processo della nitrocellulosa. Robert Louis Stevenson sbarca a Samoa. Escono The Master of Ballantrae e The wrong box.

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Dopo il suo primo imbarco, Josef Conrad comincia a scrivere La follia di Almayer. Ad Amiens, Jules Verne viene eletto consigliere municipale nelle liste radicali. Nella Pizzeria Brandi di Napoli nasce la pizza Margherita e ha inizio il Risanamento. In citt nasce il Circolo Artistico Politecnico come Societ Napoletana degli Artisti. Frank Lloyd Wright costruisce la sua prima casa ad Oak Park, Illinois, con uno studio ottagonale in legno di mogano. Axel Munthe lascia Parigi, compra un terreno a San Michele, sullisola di Capri, e apre uno studio a Roma, nella casa di Keats, per pagarsi la costruzione della villa. Un palombaro Veneziano scopre a Sirmione la fonte Boiola, dopo essersi immerso a venti metri di profondit nei pressi delle Grotte di Catullo. Viene costruita la kolonda allinterno del com-

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plesso termale di Marienbad. Nasce la Corale Lirica Giuseppe Verdi in unosteria di Via Pastrengo a Milano. Auguste Rodin scolpisce Leterno idolo. Arthur Rimbaud ad Harah. A Dumbarton viene costruito il vapore Reina Maria Sofia. Il villaggio di Ipoh, in Malesia, conta una popolazione composta da 10.291 malesi, 982 cinesi e un inglese. In Settembre, con Spettri di Henrik Ibsen, si inaugura il teatro naturalistico Freie Buhne. Viene fondato lArsenale Militare Marittimo di Taranto. Charles Booth traccia la sua Descriptive Map of London Poverty.

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Il Kaiser Guglielmo II sfida Anne Oakley, la tiratrice del West, a centrare un sigaro tenuto in bocca. Paul Nadar fotografa Mademoiselle Ibert in Riquet la hauppe e Emilienne dAlenon nel Royaume des femmes. Giuseppe Pitr pubblica Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano. Guy de Maupassant scrive Fort comme la mort e gli Scritti sul Maghreb. Henry James scrive A London life, The Patagonia, The Liar, Mrs Temperly. Andrew Lang scrive The Making of Religion. Escono Il piacere di Gabriele DAnnunzio e Mastro Don Gesualdo di Giovanni Verga. Guido Morselli scrive Divertimento. Ferdinand Gregorovius scrive una Storia di

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Atene nel Medioevo. Giosu Carducci scrive Le Odi barbare. Hermann Hesse, allet di dodici anni, accusa dolori muscolari che gli vengono trattati con lelettroshock. Maria Savi Lopez scrive Leggende delle Alpi. Gabriele DAnnunzio soggiorna con Barbara Leoni nei pressi di Pescara. Rudyard Kipling parte per un viaggio in estremo oriente. Tornato in Inghilterra pubblica il resoconto From sea to sea. Jerome Klapka Jerome scrive Tre uomini in barca. Giovanni Verga scrive I Malavoglia. William Robertson Smith scrive Lectures on the religion. Costance e Cyril, rispettivamente moglie e figlio di

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Oscar Wilde, posano assieme per una foto ricordo. Wilde lascia la direzione del Womans World, mensile femminile. Pubblica La decadenza della menzogna su The Nineteenth Century e Il ritratto di Mr. W. H. su Blackwoods Magazine. Creazione del nuovo codice penale Zanardelli. In Francia fugge il generale Boulanger e vincono le sinistre. Nasce a Parigi la Seconda Internazionale. In Germania viene promulgata la legge sullassicurazione per la vecchiaia. In Giappone promulgata la Costituzione Imperiale. Colpo di stato in Brasile, nasce la Repubblica. In Etiopia Ras Menelik proclamato imperatore. Trattato di Uccialli con lItalia. La South Africa Company amministra la Rhodesia. A Parigi, la chiesa di St. Julien le Pauvres riabilitata al culto bizantino ortodosso (melchita). Iniziano sistematici lavori di scavo sul sito archeologico di Dougga, in Tunisia. Nascono: Adolf Hitler, Arnold Toynbee, Martin Heidegger,

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Oskar Maurus Fontana (pedagogo, giornalista, prosatore e drammaturgo viennese), Paul Kornfel (scrittore espressionista morto nel campo di concentramento di Lodz nel 42), lo scultore Arturo Martini, il drammaturgo Max Pulver, lo scrittore turco Yakup Kadri Karaosmanoglu, Erle Stanley Gardner, autore di Perry Mason, Georg Qupersiman, sciamano groenlandese convertito al cattolicesimo, Ludwig Wittgenstein. Muoiono: Villiers delIsle-Adam, Barbey dAurevilly, Robert Browning, Jules Husson (Champfleury), il pittore francese Franois-Antoine Bossuet, William Wilkie Collins, il musicista Giovanni Bottesini, leducatore e filantropo Giulio Tarra, a Dresda la scrittrice Fanny Lewalo, il pittore Daniele Ranzoni, i pittori francesi Alexandre Cabanel e Jules Dupr.

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Gli autori ___________________


Schede biografiche a cura di nessuno in particolare

Alberto Ferrari Non quello dei Verdena. Ha trentanni, trentino di nascita, italiano dadozione, senza patria per indole. Ha due braccia donate allagricoltura biologica, due braccia impegnate nella musica rock, due braccia dilettanti nella videoarte, due braccia che a volte si affacciano su fogli bianchi, riempiendoli di poesie e racconti brevi. In pi, appena diventato padre. Non una divinit indiana, somiglia piuttosto a un tuttofare filippino.

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Daniele Piovino Ha passato i trenta senza tentare il suicidio. Altri punti a suo sfavore sono: un plettro di Dimebag Darrell custodito con piacere maniacale, una laurea in Scienze Politiche a Firenze, una Gibson Les Paul Custom. Suona la chitarra da quando aveva sedici anni e non mai riuscito nellimpresa di ascoltare per intero Metal Machine Music di Lou Reed per intero. A conferma di una patologia mentale accertata, sta leggendo per la seconda volta Infinite Jest. Si occupa prevalentemente di editoria, in particolare di quella malpagata, ed un fan dei Pink Floyd. Francesco Farabegoli Cesenate, di anni imprecisati, affetto da patologie della personalit che lo portano a dotarsi dei pi svariati pseudonimi con cui scrivere per qualsiasi sito glielo proponga. a capo del gabinetto direttivo di Bastonate, la bibbia italiana del transfuga metallaro, lisola felice del malato di musica. Scrive un numero imprecisato ma altissimo di battute, ogni santo giorno: la gente inizia

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a chiedersi chi sia il suo ghost writer. Ha appena dato il via a chiuso.eu. Per vivere commercia sementi. Alex Grotto Malvestito, sovrappeso, nerd. Nasce nei primi anni ottanta nella provincia ingrata e maleducata del Veneto pi oltranzista, modello Dime can ma no italin. Il suo amore per i videogiochi risale a una imprecisata et prepuberale, forse anche predentale. Dice di sembrare un tossicomane per via di un occhio pi pigro dellaltro, e di spingere solo rumore dissociato e cieco, dopo aver cercato una collocazione esistenziale in ambiti musicali di pi facile presa. Si d da fare nellunderground italiano con unagenzia di booking di nome Soviet Wife. Scrive su Finzioni e su chiuso.eu, finch andata ha scritto anche su Vitaminic. Fabio Mastropietro Sfuggito a una tempesta dantrace dalla New York del dopo Undici Settembre, si rifugia nella provincia dellImpero, che casualmente Campobasso.

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Da qui inizia a irradiare manifestazioni oblique e ubiquitarie di una personalit dedita a uninfinit di forme artistiche. Poesia, scrittura in prosa, teatro davanguardia, arte performativa. Dirige la rivista AltroVerso quaderno di segni contemporanei. Con lalter ego Kharim Chaloub impegnato a non portare a termine un progetto chiamato Romanzo Infinito, che potete trovare in rete digitando su Google Romanzo Infinito, appunto. Paolo Melissi Napoletano, trapiantato a Milano, tiene una rubrica su facebook che rende la homepage di molti un posto migliore: si chiama Ce ne fossero e parla di libri e di autori dimenticati, passati di moda, malcagati, da recuperare. In rete lo si trova a scrivere anche di letteratura e cammini per Sul Romanzo. Lavora per Satisfiction e organizza le Passeggiate dAutore in giro per Milano. Ha un debole per certa letteratura francese, e ama Georges Perec, che forse lo ricambia e forse no. Se gli mandate della posta, ricordatevi che arriva sempre al bar condominiale, non dovesse trovarsi in casa.

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Giampiero Cordisco Lultima volta che gli hanno chiesto una bio, ha scritto: Ha 32 anni. Gli piacciono la sintassi complicata, le saponette del Todis, il kebab. Non ha mai posseduto un giradischi. Ha delle belle camicie. La penultima volta ha invece scritto una cosa pi lunga. Eccone un estratto: Ho una laurea in lingua e letteratura inglese, un motorino in prestito e altre cose inutili. Sono campione interregionale di air-guitar, nonch agguerrito redattore. Vado forte nellediting, nel proofreading, nel petting. Dice che a volte ha delle belle idee.

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Dreamt I die in Chicago next weekend (heart attack in my sleep). Need to write my will today.