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Indice
Presentazione di Deliana Bertani, pag.7

Attivit nelle e con le scuole medie superiori della citt Quattro anni di Workshop al Liceo scientifico A.Moro di Sandra De Pietri, , pag.13 Le figure a met: verifica finale dei volontari di GO del Liceo scientifico A.Moro di Francesca Fontanesi,, pag.14 Lesperienza di workshop allIstituto Superiore Zanelli I workshop pomeridiani Continuit e Cambiamento di Lorena Agazzi, pag.16 Workshop alla scuola media Dalla Chiesa Il senso del volontariato allIstituto Magistrale Matila.s. 2001/02 de di Canossa - Alla conquista del workshop di Ornella Thiebat, pag.20 di Luana Pensieri, pag. 39 Verifica finale dei volontari di Gancio Originale del- Esperienza di volontariato di gruppo lIstituto Magistrale Matilde di Canossa di Elisa Bacchelli, pag. 44 di Margherita Cl, , pag.21 Anche il Bus ha il suo workshop Workshop alla scuola elementare Don Milani di Patrizia Tomasselli , pag. 23

Volontari BUS, quale WS? Commento sullattivit di Gancio Originale di Giorgio, Valentina, Luca, Elena, pag.24 Verifica finale dei volontari di Gancio Originale dellistituto Bus Pascal di Margherita Cl, pag. 24 ITAS Rivalta. Introduzione di Mariella Cantini, pag. 26 Un gancio appena nato allITAS Citt del Tricolore di M. Carla Fornaciari, pag. 26 Sacruffi-Levi La stanza di Dante di Mariella Cantini, pag. 28 La stanza di Dante - Workshop allistituto Scaruffi di A. Munarini e G. Ferrari, pag. 29 La stanza di Dante: il viaggio appena cominciato di Francesca Fontanesi, pag. 30 Cina, Kossovo, Albania; paesi lontanissimi.. di Monica Borg, pag. 32 Com successo che Gancio approdato allIpsia di Alessandra Martelli, pag. 34

a.s. 2001/02 - Voci di bimbo e allegria dinsieme di Luana Pensieri, pag. 45 - Lattivit di Workshop alla Scuola Don Milani di Francesca Tirelli, pag. 47 - Unesperienza molto costruttiva, di Valentina Mantovani, pag. 47 - Workshop alla scuola elementare Don Milani di Gloria Rutigliano, pag. 48 - Unesperienza rilassante di Maria Bevivino, pag. 48 Workshop alla scuola elementare S. Giovanni Bosco a.s. 2001/02 - Gini Pini Codini di Silvia Castagnetti, pag. 49 - Ma come ti senti dopo di Massimiliano Anzivino, pag. 50 Workshop alla scuola media Fontanesi a.s. 2001/02 - Sperimentare sintonie di Lorena Agazzi e Susy Amaini, pag.52 Workshop alla scuola media A. S. Aosta a.s. 2001/02 - Workshop alla scuola media Aosta di Manuela Kaddis, pag.56 - Creazione di una pagina Web di Francesco Picciati, pag.56 - Lattivit di teatro di Maria Antonietta Augenti, pag. 56

Workshop alla scuola media Lepido a.s. 2001/02 - Gli Agganciati di Silvia Castagnetti, pag. 58 - I Giamaicani di Silvia Castagnetti, pag. 60 - Il bel lavoro del volontario di Elena Bigi, pag. 62 - Lattivit di workshop alla scuola media E. Lepido di Francesca Tirelli, pag. 62 Workshop alla scuola elementare Lepido a.s. 2001/02 - Le piccole marmotte di Maria Luisa Zaccariello, pag. 64 - Workshop alla scuola elementare Lepido di Anna Pellegrini, pag. 64 Workshop alla scuola media Pertini a.s. 2001/02 - Gli ornitorinchi parlano (anche) napoletano di Laura Panna, pag. 66 - La ricetta del buon volontario di Gancio di Valentina Casoli e Marcello Gozzi, pag. 68 Workshop alla scuola media Don Pasquino Borghi a.s. 2001/02 - Workshop un modo per stare insieme di Luana Pensieri, pag. 69 - Insieme alla scuola, insieme agli altri di Luana Pensieri, pag. 72 - Io e il volontariato di Alessia Zini, pag. 74 - Il mondo dei bambini

di Jessica Donelli, pag. 75 ..Accompagnati dal workshop di Melissa Scolari, pag.76

Unesperienza pilota di attivazione delle risorse presenti sul territorio di Lorena Agazzi, pag. 87

Workshop alla scuola media di Bagnolo a.s. 2001/02 - Momenti difficili e amore autentico di Marcella Paterlini, pag.78

Esperienze di volontariato LAtelier di bricolage di Alice e Ramona, pag. 95 I Draghetti di Laura Iannetti e Marcello Maramotti, pag. 95 Latelier di cucina di Carmela Nardone, pag. 96 La mia esperienza nellAtelier di Musicoterapia di Liuzzi Angelica, pag. 97 Compagni DRAGO(RE) di Irene, pag. 98 Nei Centri Diurni Busetti e Damiel la prima esperienza con Gancio - Lquipe dei centri diurni Busetti e Damiel, pag. 98 - Volontariato al Busetti di Romanazzi, pag. 100 - Fare pi bene possibile di Nino Cristiano, pag. 101 I Falketti, la squadra di calcio e pallavolo del Servizio di Salute Mentale - Gli Operatori del Servizio di Salute Mentale, pag. 101 - Giocano in modo veloce e preciso di Marco Pau, pag. 102 Quei ragazzi dellIpsia di Mariella Cantini, pag. 103

Workshop alla scuola elementare di Quattro Castella a.s. 2001/02 - C'era una volta: tutti a bordo ma proprio tutti! di Silvia Arlini, pag. 80 - Ho scoperto un tesoro di Daniela Ligabue, pag. 81 - Riflessioni sullesperienza di volontariato di Chiara Codeluppi, pag. 81

Workshop alla scuola media di Quattro Castella a.s. 2001/02 - I primi passi di Silvia Arlini, pag. 84 - Le parole dei volontari di Quattro Castella di Silvia Arlini, pag. 84 - E la sfida continua di Daniela Ligabue, pag. 85 Workshop alla scuola media di Cadelbosco Sopra a.s. 2001/02

- A casa di Marco di Valerio Lati, pag. 103

Laboratorio di lettura: Einstein e Freud: sulla pace e sulla guerra - di Angelica Liuzzi, pag. 126

Eventi Martine Pinto.la Volontaria Francese di Mariella Cantini, pag. 107 Lesperienza del volontariato Europeo di Silvia Azzali, pag. 107 Seminario di formazione sul Servizio Volontario Europeo di Francesca Fontanesi, pag. 108 Mondi Lontanissimi e Gancio Originale di Mariella Cantini, pag. 109 Cero anchio di Daniela Bellezza, pag.112 Relazione sul convegno un gancio anzi tanti ganci di Anna Valentini, pag. 112 Volantini Marola 2002 Volantini Festa 2002

Il bilancio 2001 a cura di Deliana Bertani e Mariella Cantini

Gancio Originale sui giornali pag. 136

La redazione dellAnnuario: Angelini Leonardo Bertani Deliana Cantini Mariella Cl Margherita Fontanesi Francesca

La formazione Leggere la TV - di Flavia Rossi, pag. 118 - di Francesca Tirelli, pag 124 - di Angelica Liuzzi, pag. 125 - di Giulio Serri, pag. 126

pre sen ta zio ne

Presentazione di Deliana Bertani

2001/2002 : nel segno della discrezione , del decentramento e della creazione di reti i giovani volontari di Gancio Originale hanno continuato ad ampliare le loro attivit ( Deliana Bertani e Mariella Cantini) Nel retro del depliant del convegno del 28 Novembre 2001 Un Gancioanzi tanti ganci : 10 anni di attivit di Gancio Originale abbiamo messo una frase di Albert Einstein: lamore un padrone migliore del dovere. Lo abbiamo fatto perch in queste parole vi una verit che i giovani volontari reggiani ( non solo quelli di G.O.)mi pare abbiano compreso fino in fondo e sulla quale, come traspare da ogni loro opera e come emerso nel convegno ,dimostrano nella pratica di essere molto conseguenti :la gratuit del gesto volontario, la discrezione che lo accompagna, la consapevolezza che dare significa ricevere quindi arrichirsi : hanno capito e stanno portando avanti le basi di fondo di quel solidarismo che stato gran parte della storia della nostra terra a partire dalla seconda met dellottocento. G.O un progetto di un servizio sanitario pubblico che va in questa direzione perch con i suoi volontari e con

le loro attivit si mettono in sinergia competenze e risorse diverse cos da rendere possibile risposte complessive che ,oltre a cercare di contribuire a fare stare meglio i bambini e i ragazzi reggiani ,rafforzano la coesione sociale , il rapporto con gli altri, con i diversi ,con quelli che hanno bisogno. Il 2001-2002 ci ha visto impegnati su tanti fronti, al lavoro con tanti partner, con richieste sempre crescenti di nuove attivit e collaborazioni, con tanti giovani e giovanissimi che lavorano con noi , con i quali e per i quali lavoriamo. G.O. diventato un organismo complesso e numericamente importante ( vedi allegato) , ha aperto tanti fronti , ha progettato azioni pratiche intervenendo nelle situazioni per modificarle con due soli punti di riferimento rimasti sempre invariati: lascolto attento ladesione ai valori da cui si era partiti, che consistevano nel cercare di sviluppare, a partire da unistituzione pubblica, integrazione, sinergie con la scuola ,le famiglie ,le altre istituzioni per migliorare lofferta di servizi per la salute. G.O si mosso per andare incontro alla realt, quella di tutti i giorni, quella fatta dai problemi, dai disturbi, dalle paure dei giovani e dei ragazzi che vivono e studiano a Reggio nel 2000. Su questo vorrei fare alcune riflessioni I volontari di questi ultimi anni sono diversi, sono innanzitutto pi giovani. La collaborazione pi strutturata con le scuole superiori ha fatto si che la maggioranza dei nostri volontari siano minorenni ( dai 16 anni). Questo rende pi complesso il nostro lavoro di organizzazione, di formazione e di tutoring, ma costringe a

modificarci , a rinnovarci costantemente, perch il cambiamento veloce senzaltro la caratteristica pi visibile dellessere giovani oggi. Gli insegnanti lo sanno e lo vivono sulla loro pelle. Il ruolo di studente lunico che la cultura degli adulti propone agli adolescenti , ai giovani tanto che chi interrompe gli studi e va a lavorare , magari diventa economicamente autonomo , competente ma si sente di aver fallito, si sente inferiore. Il ruolo di volontario diventa, in questa situazione ,importante perch un ruolo prevalentemente operativo, pu aiutare il giovane a realizzare cose apprezzabili e ammirevoli sia dai pi piccoli, sia dai coetanei e soprattutto dal mondo degli adulti ed esercitato in uno spazio che non la scuola ma che adesso comunque pienamente riconosciuto dalla scuola e valorizzato , unattivit che avviene in uno spazio che potremmo definire transizionale, nello stesso tempo dentro e fuori dalla scuola ma che permette lesercizio di unoperativit condivisa, un ruolo sociale riconosciuto, non facile ma scelto e pi in grado di catturare gli affetti delladolescente , del giovane e che pu essere un ponte verso lassunzione del ruolo di studente o comunque di persona pi grande che si assume responsabilit. Questo sicuramente un aspetto messo in luce dallabbassamento dellet media dei nostri volontari. E probabilmente questo aspetto chiarisce anche un altra diversit rispetto ai primi anni . Allora i maschi erano pochissimi , adesso sono molti di pi e la percentuale della loro presenza direttamente proporzionale alla presenza maschile della scuola di provenienza. Sono diverse a nostro parere anche le motivazioni con le quali i giovani si avvicinano al Volontariato.

Allinizio ladesione avveniva soprattutto sotto la spinta di ideali la cui matrice si poteva ravvisare in quellhumus locale nato da quella coniugazione fra solidarismo socialista con quello cristiano che cos massicciamente ha impregnato la nostra terra e la nostra cultura . Abbiamo limpressione che adesso fare volontariato rappresenti un modo per affermare il proprio essere, la propria vitalit, un impegno per affermare nel proprio spazio quotidiano un dover fare qualcosa per sfidare il nulla in un corpo a corpo spesso inconsapevole , sia il desiderio di riprodurre armonia, giustizia, pace e amore, quei valori cio che le vicende umane cos spesso calpestano ma di cui si serba nostalgia e bisogno; ossia nello specifico del lavoro di G.O. sia il desiderio di cercare soluzioni caso per caso , giorno per giorno che tengano conto delle esigenze dei bambini , dei ragazzini con i quali si ha a che fare, dei loro problemi, delle loro difficolt e dei loro conflitti e anche dei propri . Fare volontariato significa la possibilit di lavorare dimmaginazione, poter pensare allapertura di nuove strade per s e per gli altri, e poter concretizzare limmaginazione stessa dimostrando a s e agli altri che la speranza di cambiare quello che non va non un sentimento ingenuo e illusorio. E il trovare lo spazio per chiedersi Cosa posso fare? e il mantenerselo nonostante lespressione dilagante Ma chi telo fa fare? E quello che fanno i volontari di GO e gli altri ragazzi che abbiamo ascoltato al convegno e tutti gli altri che non abbiamo trovato perch fanno piccole cose che solo raramente vengono fuori. In questo senso sono diversi i volontari di adesso rispetto a quelli dei primi anni : sono ragazzi che agisco-

no in piccolo ,lontani dallidea che cos facendo stanno pensando in grande. E questo crediamo contenga unimportante indicazione di lavoro per chi ha a che fare con i giovani, con la loro crescita , con la loro salute, con la loro educazione : fare proposte che non deprimano che partano dai bisogni , dai contrasti che si vedono che si hanno sotto casa che contengano progetti condivisibili che facciano scattare la domanda Io cosa posso fare? che facciano alzare dal divano , superare la noia che noia non ma depressione per andare a pulire il greto di un fiume, aiutare il ragazzino immigrato a imparare litaliano, andare sulle croci verdi o rosse, insegnare a giocare a calcio ai pi piccoli ecc, ecc. Progetti che siano strumenti di crescita sociale. Anche i bambini, i ragazzini seguiti dai volontari sono diversi da quelli di 10 anni fa. S sono sempre bambini disabili e/o a rischio, ma i loro problemi sono pi complessi, sono lo specchio di una societ profondamente cambiata, che in pochissimi decenni da contadina diventata una societ postindustriale terziarizzata multietnica, sono i figli delle nuove famiglie , sono ragazzini che hanno sperimentato allinterno della famiglia ruoli genitoriali giocati in maniere molto diversa da quella tradizionale, e hanno di conseguenza sottoscritto nuovi contratti relazionali con gli adulti. Sono anche i figli di seconda generazione della prima fase immigratoria a Reggio, quella per intenderci che proviene dal sud, che ha a che fare con le proprie origini in maniera molto diversa dai propri padri e dai propri nonni. Sono i figli di chi appena arrivato a Reggio. Sono tutti bambini, preadolescenti che hanno sperimentato in modo massiccio nella loro vita la presenza

di una terza agenzia educativa, i mass-media, fin dalla tenerissima et ; sono bambini che sperimentano quotidianamente il restringimento dei loro spazi reali, sono bambini iperattivi . A settembre ci aspetta un nuovo anno: abbiamo nuovi progetti, nuove idee e soprattutto dobbiamo consolidare le esperienze passate. Lappuntamento del 5 Seminario a Marola sar per questo molto importante : per la prima volta gli insegnanti referenti di G.O. saranno con noi a programmare il nuovo anno.

Attivit di sostegno scolastico con le scuole medie superiori della citt

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Con lanno scolastico 2001- 2002, Gancio Originale si arricchito di nuovi studenti provenienti dallI.T.A.S di Rivalta, dallo Scaruffi- Levi, dallIPSIA Lombardini. Questi ragazzi si uniscono a quelli provenienti dallIstituto Agrario Zanelli, dal Liceo Magistrale, dal Liceo Aldo Moro e dal BUS che da anni lavorano con noi. Complessivamente questanno gli studenti sono stati 286, con un monteore di 7735. A maggio e agli inizi di giugno, si sono svolte le verifiche finali delle attivit presso le scuole di partenza; sono stati momenti importanti, perch il tirare le somme delle attivit mettere a confronto le varie esperienze che i ragazzi fanno, mettere in evidenza i problemi che hanno avuto, ma anche dire le soddisfazioni che hanno raccolto. Un grazie particolare vorrei dire alle referenti di queste scuole, la prof. Martelli, la prof. Munarini dello Scaruffi- Levi e la prof. Fornaciari dellI.T.A.S di Rivalta, nonch alla professoressa Iori dello Zanelli, la prof.ssa delle Magistrali, la prof. ssa Tommaselli del BUS e la prof.ssa De Pietri del Liceo Aldo Moro.

Quattro anni di Workshop al Liceo Scientifico A. Moro di Sandra De Pietri

Quattro anni fa, ricordo che, quando la collega prof. Erminia Grassi mi propose di sostituirla nel coordinamento del Gancio originale allinterno del Liceo Moro, mi disse che si trattava di una piccola attivit di volontariato che aveva coinvolto solo 8 ragazzi del triennio e che quindi era facile da gestire e non avrei avuto problemi di sorta.. Oggi i volontari sono 108 ( ben il 10% della popolazione scolastica del triennio del Moro) e ne sono oltre che commossa, fiera perch si va dicendo che i giovani oggi sono egoisti, opportunisti e pensano solo a divertirsi mentre con questa attivit si pu affermare lesatto contrario, ma vediamo in particolare quante ore questi giovani hanno dato per aiutare altri studenti pi piccoli e pi disagiati: 2754 ore nei workshop esterni al Moro 400 ore nei workshop interni al Moro totale: 3154 ore tolte al divertimento, al fidanzatino/a, allo sport, allo studioma con quale guadagno? Solo 1 o 2 punti credito scolastico da usufruire per il loro esame di maturit (nel caso che rimanga questa normativa), credito che avrebbero ugualmente ottenuto con un

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corso di pallavolo, pallacanestro, calcio, spagnolo, arabo, danza, musica, ecc invece hanno scelto il VOLONTARIATO! A questo punto so di non dover aggiungere altro se non la gioia che ho provato ogni giorno nel vederli darsi da fare per far capire il senso di una lettura al ragazzino per poi aiutarlo a farne il riassunto, oppure sollevarlo di peso, ma con affetto, per fargli fare una cosa che non voleva faree il ragazzino quella cosa oggi la fa perch ha sentito laffetto di un quasi coetaneo, ma pi grande, da imitare perch grande quanto quelli che di solito lo prendono in giro e non lo ascoltano . Ho sentito raccontare dai volontari, durante le verifiche quadrimestrali di questa attivit, tanti episodi di vera strategia educativa su ragazzini veramente difficili, da farne corsi di aggiornamento di tutto rispetto per insegnanti, da far ascoltare ai loro genitori perch certamente diminuirebbe in loro quellansia che deriva dalla paura che il figlio vada per una strada sbagliata, credo perci di aver imparato anchio tanto dai miei volontari e non mi ha fatto sentire il peso di coordinare tante persone entusiaste!

Verifica finale dellesperienza di volontariato con gli studenti del Liceo scientifico A. Moro: Le figure a met di Francesca Fontanesi

Riporto semplicemente questa espressione siamo delle figure a met che esemplifica il significato dei molteplici contributi che abbiamo raccolto attraverso le valutazioni finali delle esperienze vissute. S. attraverso questa espressione faceva riferimento al tipo di funzione che, come volontario assolve nei confronti dei bambini e dei ragazzi che segue sia a livello di recupero didattico che ricreativo. E pi facile per me dire stop ai ragazzini, se c il coordinatore che pi severo e che dietro di me. Sentirsi a met tra lessere bambini e lessere adulti la condizione delladolescente che sta vivendo tutta lambivalenza tra dipendenza e autonomia. La sua parte bambina continuerebbe a giocare e a divertirsi mentre la sua parte adulta, pi normativa sarebbe pi determinata nel fare rispettare le regole. Due le riflessioni che vorrei sottolineare: da un lato si rafforza lidea che per i volontari questi spazi siano proprio dei terreni di sperimentazione delle proprie competenze sociali, terreni recintati e protetti in cui si pu cadere ma non ci si fa cos male se si supportati a rimettersi in piedi: penso alla figura del coordinatore che

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deve assumere la funzione normativa ma deve essere anche empatico nellavvicinarsi allaltro. Dallaltro lesperienza che i volontari vivono pu essere riflessa nellimmagine che di loro hanno i genitori: lincredulit dei genitori, riportata dalla maggior parte dei ragazzi presenti rispetto al senso di competenza nellaiutare ragazzi pi giovani, ha fatto riflettere la referente della scuola e la tutor dei volontari circa la possibilit di organizzare un incontro con i genitori degli studenti volontari per riflettere insieme sul significato dellesperienza. (ma se non sei neanche capace di organizzarti da solo per fare i compiti come puoi aiutare un bambino? Dal dialogo riportato da un volontario con i suoi genitori)

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Lesperienza di workshop allIstituto Superiore Zanelli Continuit e Cambiamento di Lorena Agazzi Coordinatori Questo stato il mio secondo anno allo Zanelli, quando ad ottobre mi sono presentata in Istituto, insieme al desiderio di ricominciare, portavo con me un misto di gioia e amarezza per le figure che nel gruppo avevamo perso. Mi riferisco sia ai ragazzi delle ex quinte che con la professoressa Mirabile avevano dato vita a questo workshop (e merito di Gancio? erano tutti stati promossi), sia alla loro guida, la professoressa appunto, personalit vulcanica che, nonostante il suo sostegno al progetto, questanno non poteva seguirne il coordinamento interno. Questo cambiamento ha significato per i volontari vivere un momento di incertezza rispetto la figura di riferimento per il progetto interna alla scuola, dove ai timori di una non-attivazione del workshop, si alternavano fantasie rispetto lindividuazione di tale figura. Quando stata nominata la professoressa Ori, ex professoressa di quasi tutto il gruppo volontari, che ha generosamente dato la disponibilit a portare avanti il progetto iniziato dalla collega, i ragazzi hanno abbandonato i loro timori accogliendo con entusiasmo linsegnante che gi conoscevano. Prima di entrare in

situazione, insieme alle due professoresse, ho condiviso la traccia iniziale della programmazione delle attivit, essere in tre e in tre posizioni differenti ha permesso di integrare aspetti diversi che ognuna di noi portava. Alla progettazione hanno cos contribuito: lesperienza della professoressa Mirabile, limmagine di continuit che offriva la mia figura e la freschezza rispetto al progetto della figura della professoressa Ori. Il gruppo dei piccoli Il gruppo dei piccoli era particolarmente eterogeneo. Formato da 10 ragazzi era cos composto: tre bambini delle scuole elementari (due bambine di Coviolo, un bambino della S.G. Bosco), quattro ragazzi (una ragazza e tre ragazzi) frequentanti quattro scuole medie differenti (Albinea, Dalla Chiesa, Aosta, Leonardo) e tre ragazzi (inizialmente due) iscritti al primo anno dellIstituto Superiore Zanelli. Grazie a tutte queste differenze questanno abbiamo potuto sperimentare diverse situazioni: la convivenza fra ragazzi delle elementari, delle medie e delle superiori affiancati dai volontari della scuola superiore; lo stare a met fra figure utenti e figure di aiuto di due ragazzi della prima superiore che lo scorso anno frequentavano come utenti il workshop; linserimento di un ragazzo disabile frequentante la classe prima superiore. Tante sarebbero le considerazioni da fare su ognuno dei punti citati. Consapevole del limite che porta il seguire nello stesso spazio ragazzi frequentanti scuole e classi diverse sono soddisfatta di aver visto nascere amicizie fra di loro e vedere che riuscivano a creare occasioni di incontro anche fuori dal workshop. Rispetto lesperienza pilota di tutoring, linserimento di tre ragazzi frequentanti le classi prime

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dellIstituto Zanelli, credo valga la pena riflettere sulla possibilit di inserire un nuovo progetto, o modificare questo, verso un tutoring vero e proprio, riservando questo spazio ai ragazzi che frequentano le prime classi ai quali si potrebbero affiancare, in un percorso di accompagnamento, gli studenti pi grandi dellIstituto, un po quello che in parte abbiamo gi iniziato a fare questanno. I volontari: riflessioni dopo un anno di lavoro Abbiamo iniziato lattivit di workshop con otto volontari in continuit con lanno precedente e due nuovi ragazzi, se nel primo periodo, quando ancora il gruppo dei piccoli si stava formando, essere in pochi ha favorito la reciproca conoscenza e il nascere di un buon clima di lavoro, ben presto, quando il gruppo dei piccoli diventato di dieci elementi, si rivelato essere un limite che poteva mettere a rischio la sopravvivenza del progetto. A marzo, grazie alla promozione fatta nelle classi della professoressa Ori e dalla dottoressa Mariella Cantini, si sono aggiunti altri otto volontari provenienti dalla classe della professoressa. Questo cambiamento ha portato importanti modifiche al workshop, da un lato migliorando la qualit degli interventi con i piccoli che sono stati seguiti in un rapporto 1/1, dallaltro permettendo unapertura del gruppo storico dei volontari che si sono dovuti confrontare con le nuove forze, questo ha dato vita ad un incontro ricco di scambi di energie

positive per lintero gruppo (volontari e piccoli). Credo che il modo migliore di presentare il gruppo volontari sia quello di lasciare lo spazio alle loro considerazioni. A me non rimane che ringraziare la professoressa Ori e ognuno dei ragazzi con cui ho lavorato questanno, sia quelli che se la sono sentita di scrivere, sia quelli che hanno deciso di tenere per se, un po egoisticamente, le belle frasi che hanno dentro, ognuno di loro, con il suo speciale modo di essere, ha arricchito questo progetto rendendolo unesperienza unica. Il Gancio sempre speciale, ci fa stare uniti, pi amici, questanno ci ha fatto divertire, ci ha fatto scherzare. I bambini sanno sempre darti qualcosa, anche se a volte sembrano cose scontate, invece sempre qualcosa in pi che arricchisce dentro ! Nellesperienza i bambini crescono e fanno crescere. I. Lanno trascorso diverso dai precedenti : mi sento pi pronto ad affrontare i problemi che i bambini mi presentano, sia per aspetti relazionali che per altri aspetti, anche se ho osservato problematiche che finora non consideravano possibili in ragazzi di quellet. Questanno ho sentito pi mio il progetto e la decisione di parteciparvi era davvero consapevole. Adesso mi sento pi sicuro e capace di ragionare con le loro menti, nel senso che sono pi in sintonia con i loro ragionamenti. In particolare, mi sono trovato molto bene con M. (ISuperiore), mi da grandi

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soddisfazioni, riesco a parlare di tutto con lui, scherziamo e ci troviamo daccordo su molti argomenti delle nostre conversazioni. E stato un anno stupendo, peccato che impegni scolastici non mi hanno permesso di essere sempre presente. Tutto bello, solo avrei voluto esserci di pi. A. Io credo che questa esperienza debba aiutare tutti a pensare, forse, un po meno a se stessi e pi agli altri. Penso che noi, o almeno io, cerchiamo molto spesso risultati certi verso chi aiutiamo e quindi non sempre semplice, se non notiamo i miglioramenti che ci aspettiamo, ricominciare di nuovo, ogni volta sempre con lo stesso Spirito della prima volta. Il mio sforzo, lo ammetto, stato, cercare di vedere in ogni bambino che aiutavo, il volto di Cristo, a volte triste, a volte gioioso, a volte insoddisfatto, per cos amarlo come amo me stesso ! ! Questo ho dedotto : la carit non mai troppa ! Grazie ! A.F. Emozioni forti e fantastiche, un altro anno insieme, pieno di ricordi che non potremo mai dimenticare, come il sorriso, il ridere, scherzare tanto tra noi volontari e con i nostri bimbi belli. Grazie perch anche i giorni pi tristi con voi sono diventati felici. Un grazie unico e particolare a chi ci ha appoggiato e aiutato in questanno meraviglioso e a noi perch abbiamo creato un bel gruppo e ci non mi fa perdere la speranza ! F.

E stato un anno che mi ha insegnato e dato veramente tanto, pi che insegnare ai bimbi sono loro che mi hanno insegnato la semplicit, la verit e il divertimento puro e semplice ! La loro voglia di divertirsi, di giocare, di coinvolgerci sono davvero fantastici ! Per i volontari : grazie ! ! siete fantastici e sono davvero contenta che sono entrati nel gruppo nuovi volontari ! e grazie alla psicologa sempre pronta ad ascoltarci ! ! ! grazie a tutti vi voglio bene. G. Lesperienza del Gancio per me stata molti utile per capire meglio gli altri e me stessa Sono riuscita a relazionarmi meglio con chi non conosco e per me questo stato un grande aiuto perch sono una persona timida e soprattutto mi sono resa conto che posso essere utile a qualcuno. I bambini che partecipano a questo progetto hanno bisogno sia per fare i compiti ma anche di persone con cui parlare e confrontarsi senza avere paura di essere giudicate, questo credo di essere riuscita a farlo e per me stata una grande soddisfazione. Sono sicura che il prossimo anno ripeter questesperienza e spero di essere utile come lo sono stata questanno S. Per essere il primo anno di Gancio, mi sono divertita molto e ho imparato a conoscere persone diverse da me, gli altri volontari, e moti dei bambini del Gancio. Ho lavorato soprattutto con R. e mi sono trovata molto bene e con ho avuto molte difficolt anche se ha volte mentre lo aiutavo si perdeva e ascoltava e

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guardava gli altri che facevano altre cose. In questo periodo sono cresciuta molto, nel senso che ho superato la mia insicurezza, cio la paura di non venire accettata dagli altri, questo aiuto mi stato dato dai bambini e soprattutto dai volontari. Il prossimo anno penso di continuare e spero che imparer qualcosa di nuovo perch dagli altri si impara sempre. E.

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Il senso del volontariato allIstituto Magistrale Matilde di Canossa Ornella Thibat

Dieci anni di Gancio originale, un bel traguardo davvero. Come insegnante dellIstituto magistrale che ha seguito questa esperienza fin quasi dal suo nascere mi sono posta alcuni interrogativi: come mai il volontariato promosso dalla scuola non d segni di cedimento, ma anzi aumenta ogni anno se non per il numero senzaltro per la qualit degli interventi; e, ancora, cosha di cos particolare il volontariato svolto con Gancio Originale? La risposta al primo quesito credo che si possa semplificare cos: bello fare delle cose con gli altri e per gli altri, soprattutto se queste ci fanno scoprire la gioia di essere protagonisti attivi, in situazioni in cui si sperimentano libert e solidariet coniugate insieme. La seconda risposta pi articolata e presenta, volutamente, solo il punto di vista dellinsegnante referente per il volontariato. Quando parlo con gli studenti della mia scuola che fanno volontariato in Gancio Originale trovo sempre delle persone disposte a confrontarsi e a raccontare la loro esperienza.

Sono prima di tutto persone che trovano in Gancio delle figure facilmente identificabili: la Mariella, la Deliana, la Francesca, la Lorena, la Margherita, ecc. e i diversi coordinatori dei workshop. Le incontrano a scuola, le vedono e le sentono nei momenti di formazione, sono presenti nelle attivit di workshop e negli ateliers. E come se le diverse figure adulte di Gancio dicessero: Ci siamo anche per voi, ci sta a cuore il vostro star bene nel gruppo e individualmente, siamo felici della vostra riuscita, siamo lieti che voi comunichiate la vostra esperienza e che la condividiate e vi offriamo le occasioni per farlo. Ecco c questo di specifico in Gancio: il conoscere i ragazzi uno ad uno e lattenzione costante alla loro individualit. Questo stile riguarda tutto il contesto operativo, e le rarissime volte in cui mancato, non stato soddisfacente per nessuno. Queste figure accolgono e seguono i volontari collaborando con loro e qualificano lesperienza innanzitutto come esperienza di relazione. Ritengo questo aspetto fondamentale: la relazione passa attraverso dei gesti e delle parole che il volontario a sua volta comunica ad altri. Credo che lazione, senza un adeguato spazio di espressione e di riflessione, possa risultare monca. La ricerca del significato dellazione diventa poi ancora pi importante se viene collocata nel contesto della intenzionalit educativa di una scuola, di un progetto formativo promosso e sostenuto da una istituzione educativa che ne riconosce limportanza e la segue nella sua articolazione. Ecco, i volontari di Gancio sono aiutati a esprimersi, a riflettere, a trovare un senso in quello che fanno; loro sanno che gli adulti che li seguono sono l anche per loro e non solo per i bambini, sanno di essere conosciuti e riconosciuti e credo che questo li sostenga in unazione progettuale di vasto re-

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spiro che non si ferma alla contingenza, ma diventa autentica azione formativa.

Verifica finale con i volontari dellIstituto magistrale Matilde di Canossa di Margherita Cl

lultima ora del terzultimo giorno di scuola qualcuno avr lesame, altri sono invece alle soglie delle vacanze. In una quarta, rimediata un po allultimo si ritrovano i volontari del Gancio per lultima verifica sul loro lavoro; hanno tutti lespressione stanca, prof. compresa, mentre sulle scale di servizio dellistituto tecnico di fronte sono piene di studenti che scherzano, parlano ridono. Iniziano a parlare le volontarie che hanno seguito il progetto di workshop alle elementari di Quattro Castella: si sono trovato in situazione con bambini extracomunitari, per i quali era necessaria unofferta di accoglienza e contenimento, poich molto piccoli e senza alternative pomeridiane alla scuola. Le ragazze di Gancio Originale hanno sottolineato come si notasse molto la differenza di provenienza culturale dei bambini, che tuttavia hanno mostrato loro moltissimo affetto: ti coinvolgono, si affezionano. diverso dal semplice aiuto nei

compiti. vero che i bambini si aspettano tanto da noi, ma loro ci danno molto di pi! ha detto una volontaria. Tra i bambini ed i volontari si creato infatti un legame molto forte, probabilmente rafforzato anche dal fatto che sia i volontari che i bambini abitano nello stesso paese capita di incontrarli anche a fare la spesa mostrano molta riconoscenza. Molto diversa stata lesperienza delle ragazze che hanno fatto volontariato alle scuole medie di Quattro Castella, poich hanno incontrato ragazzi con difficolt soprattutto sul piano relazionale e comportamentale ci accoglievano con apprezzamenti scurrili e spesso per esprimersi usavano parolacce!. Questo aspetto stato colto e gestito con molta intelligenza dalle volontarie che hanno detto abbiamo fatto molti progressi.. con loro non si pu lavorare sui libri, ma sulla socialit e la condivisione di interessi. Unaltra ragazza ha aggiunto ti fanno rendere conto di quanto siamo fortunati noi. Una situazione molto simile a quella appena citata si creata alla scuola media Fontanesi dove in particolare cera un ragazzino che si mostrava molto provocatorio sul piano verbale con una volontaria, che invece di offendersi gli ha saputo tendere la mano resistendo alla provocazione: alla fine siamo diventati amici! Questi eventi hanno offerto loccasione in sede di verifica di riflettere con i volontari sul tipo di messaggio che ci pu essere dietro alla provocazione verbale, alla scurrilit e al turpiloquio. Ci che emerso che i ragazzini parlano di sesso in modo provocatorio perch cercano qualcuno in realt che glielo spieghi. Hanno visto che se ne pu parlare senza essere distruttivi, ma per capire. Inoltre un modo anche per mettere alla prova, per vedere se il volontario o la volontaria scappa e anche per far colpo, per comportarsi da grandi.

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Una volontaria della scuola media Fontanesi ha espresso la sua difficolt in certi momenti legata alla gelosia dei bambini dovevo fare i compiti un po con uno e un po con laltro perch se no si offendono!. Unaltra ragazza ha detto Il difficile che da un lato devi fare leducatore e dallaltro sei un po come unamica Il gruppo di ragazze della scuola Lepido ha detto che stata una bella esperienza perch i ragazzi si sono impegnati moltissimo; una bambina in particolare passata dallessere provocatoria allessere ben inserita nel gruppo, si impegnata nel balletto finale e anche la mamma se ne occupa di pi di lei. Inoltre stata molto forte lunione delle volontarie, fondamentale nei momenti difficili. Anche le insegnanti sono state ben disposte nei confronti del Gancio. Una volontaria poi ha raccontato alla festa finale cera anche mio padre i bambini erano sconvolti e lhanno voluto conoscere stato molto bello! Giulio al secondo anno di lavoro alla scuola elementare Don Milani ha sottolineato come il secondo anno gli ha permesso di mettere a fuoco meglio lidea che si era fatto di alcuni bambini la relazione con loro diventata pi profonda, ci sono stati anche molti miglioramenti dal punto di vista scolastico stata una soddisfazione! Per quanto riguarda il volontariato singolo sono stati riportati racconti molto interessanti: una Cinzia che ha fatto volontariato con una ragazza sorda praticamente sua coetanea ha detto allinizio ero molto imbarazzata perch eravamo coetanee.. farle fare i compiti e pormi come insegnante. Poi per siamo diventate amiche Un volontario Francesco ha aiutato un bambino in biblioteca a san pellegrino a fare i compiti abbiamo molto giocato certi giorni neanche io avevo voglia di fare i compiti mi ha

fatto ritornare bambino e scoprire delle parti di me che non conoscevo! Molto emozionante stata lesperienza di Maria Rosa che ha lavorato con un bambino dislessico poco seguito in famiglia delle volte non veniva mi dispiaceva io restavo coi bambini dellasilo della parrocchia. Sono andata anche a vederlo giocare a calcio. Il brutto stato che i genitori non cerano mai quando vinceva, ma solo per sgridarlo quando perdeva. Complessivamente possiamo dire che tutte le esperienze si sono svolte e concluse positivamente; sono state delle occasioni di crescita e di maggiore conoscenza di s, dei propri limiti e delle proprie capacit per tutti i volontari, che hanno affrontato con piacere, interesse e disponibilit lesperienza di volontariato, mettendosi in gioco come giovani, come fratelli maggiori e come futuri educatori.

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Anche il Bus ha il suo WS Patrizia Tommaselli

Questanno lesperienza di volontariato con Gancio Originale nella nostra scuola ha fatto un significativo passo in avanti in quanto siamo riusciti ad aprire un workshop nel pomeriggio del marted dalle 14.30 alle 16.30. Gi da un paio di anni mi ero proposta questa opportunit sulla quale avevo sempre tergiversato, perch lesperienza mi spaventava e preoccupava in termini di impegno richiesto, responsabilit, scarsa fiducia in me stessa nel gestire la nuova realt. Allinizio di questanno, grazie soprattutto allentusiasmo di alcuni ragazzi che avevano gi fatto lesperienza con Gancio Originale e alla scommessa di fronte alla quale mi avevano posto (Prof, se apriamo un workshop nella nostra scuola il numero dei volontari aumenter sicuramente) ho pensato che giunto il momento di rendere pi visibile allinterno e allesterno del BUS limpegno dei volontari. In effetti, la prima incoraggiante risposta labbiamo avuta ad ottobre quando, con la prospettiva di poter svolgere il volontariato nella propria scuola, ladesione al progetto stata molto ampia e il numero dei volontari quasi raddoppiato rispetto allanno precedente. La spiegazione si pu trovare nel fatto che molti nostri studenti provengono da fuori citt per

cui lopportunit di fermarsi con alcuni compagni nella loro scuola e, dopo un panino, poter essere gi presenti al workshop ha rappresentato un risparmio di tempo e minori disagi nei trasferimenti. Cos, mentre circa la met dei volontari riprendeva lesperienza nei workshop esterni alla scuola, nei quali peraltro avevano gi operato, un nutrito gruppo di dodici ragazzi, verso linizio di novembre, iniziava con volont ed entusiasmo il cammino del workshop allinterno del BUS. Circa venti volontari si sono alternati ogni quindici giorni con un gruppo di dodici ragazzini che, a parte pochi casi, hanno frequentato con assiduit fino al termine dellanno scolastico. Lincontro si caratterizzava di due momenti, nella prima ora venivano svolti i compiti e in questa fase ogni ragazzino era affiancato da un volontario; nella seconda ora si sono fatte molte attivit ricreative e di socializzazione. In riferimento a ci non posso tacere il grande aiuto e la disponibilit che ci ha offerto Martine, la volontaria francese che ci ha affiancato per tutto lanno scolastico. E stata davvero un vulcano di proposte creative per cui, sotto la sua guida, i ragazzini con i volontari hanno creato maschere in gesso, uova pasquali colorate, fiori di carta e un originale albero di Natale. Anche grazie al suo aiuto ogni incontro si svolto con serenit e disponibilit da parte di ognuno per costruire dei rapporti significativi. Indubbiamente il merito maggiore per questo esito cos positivo dellesperienza va sicuramente ai volontari che si sono mostrati seri e responsabili verso limpegno che avevano assunto e spesso sono diventati un riferimento importante per i ragazzini che seguivano. Dalla verifica di fine anno emerso chiaramente il significato positivo dellesperienza che tutti i partecipanti hanno intenzione di ripetere.

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Al termine di questo confortante bilancio, sento di dover esprimere un pensiero di amicizia e di riconoscimento al prof. Bortolani che ha sempre sostenuto il volontariato tra i giovani e lo ha sempre proposto con un valore fondante la loro crescita.

Volontari BUS, quale WS? commento sullattivit di Gancio Originale di Giorgio, Valentina, Luca, Elena

Per me e altri miei amici lesperienza di Gancio Originale stata molto bella e interessante. Allinizio ammetto che avevo intenzione di farlo, soprattutto per il fatto che avrei ricercato dei punti credito, ma dopo poco tempo che avevo iniziato sentii che qualcosa stava cambiando in me e che non consideravo pi questa attivit come una semplice attivit extra scolastica a cui potevo mancare quando volevo e alla quale partecipavo solo per scopi miei; capii che non ero l solo per il credito scolastico o perch facevo cose che non si fanno sempre, ma ero l per aiutare qualcuno non solo a studiare, ma anche a crescere. Infatti il mio marted pomeriggio non era solo un pomeriggio qualunque, ma una occasione per crescere, per rendermi utile al prossimo, e sentirmi qualcuno di importante. Unaltra cosa, che io reputo molto importante, che ho imparato a gancio stata il saper ascoltare, a non credersi il migliore solo perch in quel contesto si ha pi potere, ma mettersi sullo stesso piano di chi aiuti, ovvero basarsi su un rapporto tipicamente umano: sa-

per dare e saper ricevere; infatti ho imparato molte cose dai bambini con cui ero a contatto. Inoltre un altro fatto che caratterizza gancio sentirsi in dovere di andarci, perch si consci che mancare significa far mancare. Poi non che sia molto faticoso partecipare a questattivit, per me stato divertente, perch mi trovavo con Luca, la Vale e lElena a pranzare fuori; a gancio si conoscono molte persone con le quali poi si collabora per arrivare a fini comuni che prima di tutti consistono nellaiutare i bambini e poi vi sono le varie feste (Natale, fine anno e carnevale) Infine una ennesima cosa che questa attivit mi ha dato, il fatto di aver conosciuto una ragazza che io ammiro e stimo molto: questa persona si chiama Martine ed era la responsabile del nostro gruppo, lei viene dalla Francia e oltre ad essersi imparata litaliano si dedicata moltissimo a questa cosa e per questo ci sentiamo di ringraziarla. GRAZIE!

Verifica finale dei Volontari di Gancio Originale dellistituto Bus Pascal di Margherita Cl

Ci ritroviamo nella solita aula di fisica. i volontari sono stanchi, molti di loro non sono venuti perch impegnati in interrogazioni e compiti in classe. I ragazzi che hanno lavorato a Bagnolo raccontano la loro esperienza sottolineando come il gruppo dei bambini fosse particolarmente difficile: allinizio erano pi calmi poi invece al punto che sempre stato molto

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difficile poter organizzare delle attivit ludiche pratico espressive strutturate. I volontari del workshop della scuola media Aosta sono molto soddisfatti del risultato del loro lavoro: con molta pazienza e tenacia sono riusciti a coinvolgere tutti i ragazzi ed organizzare insieme alla scuola uno spettacolo teatrale, che ha dato molta carica a volontari e ragazzi. Altrettanto soddisfatti sono stati i volontari che hanno lavorato alla scuola media Pertini: il rapporto con il gruppo e anche col personale scolastico stato ottimale al punto che hanno lavorato con grande sostegno e partecipazione. Chi ha fatto il workshop interno al Bus stato molto soddisfatto. I ragazzi e i volontari, nonostante si incontrassero una volta ogni 15 giorni, poich i volontari erano divisi in due gruppi, hanno fatto molte attivit e si creato un grande affiatamento. Abbiamo chiesto ai volontari presenti di esprimere in una parola la loro esperienza con gancio originale. Il risultato stato una ricchezza di stimoli di riflessione: Fiducia nelle nostre capacit, e loro in noi! Amicizia: per il rapporto che si creato nel gruppo Inaspettato: sembravano terroristi e poi invece! Pazienza: c n voluta tanta sia per gestirli che per avere dei risultati Divertente Costruttivo: abbiamo imparato e insegnato Soddisfazione: per i risultati avuti Collaborazione: sia tra volontari che con i ragazzi Responsabilizzazione: per limpegno reciproco Disponibilit: nostra a fare volontariato e dei ragazzini a stare con noi Forza di volont, fisica, unione

Problemi Costanza Tenacia Ricostituente per noi e per loro Educativo Gioioso Volont dei ragazzi e dei volontari Aiuto reciproco Novit Creativit Fantasia

Al di l del vissuto di ciascuno, che comunque i ragazzi hanno saputo esprimere con efficacia, mostrando anche una grande capacit e disponibilit introspettiva, credo che laspetto che emerge forte sia il dato della reciprocit. Sembra proprio che i volontari vivano lesperienza del volontariato come un qualcosa che arricchisce e che vede coinvolte le due parti in causa, entrambe attivamente.

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I.T.A.S. Rivalta Introduzione di Mariella Cantini

Un Gancio appena nato ITAS Citt del Tricolore di M. Carla Fornaciari

Abbiamo iniziato a collaborare con questa scuola a novembre, collocando tutte le studentesse nei workshop periferici e cittadini. Gancio Originale piaciuto subito, c stato un impatto positivo. Le attivit proposte hanno rappresentato uno spazio dove le studentesse si sono potute esprimere liberamente, casa a cui i soli percorsi didattici non sono in grado di rispondere. Il sentire i loro racconti nelle verifiche, quello che hanno fatto nei vari workshop, il loro modo di impegnarsi e di trovare strategie didattiche ed educative, fa di queste volontarie educatrici in erba, capaci di comunicare e di ascoltare laltro, di interrogarsi per mantenere un rapporto nato per caso, ma mantenuto nel tempo anche con sacrificio. Molte sono le studentesse che vengono dalla provincia e fare volontariato ha significato per loro stare fuori tutto il giorno e organizzarsi per poter arrivare preparate a scuola il giorno dopo. La costanza con cui hanno svolto le attivit di Gancio Originale mi porta a ringraziarle tutte e mi auguro che il prossimo anno altre studentesse si uniscano a loro.

All ITAS Citt del Tricolore il volontariato targato Gancio Originale nato questanno. La scuola, come tutti sanno, non ha propriamente una vocazione pedagocico didattica e poich il suo curriculo di studi sviluppa differenti abilit e orienta verso altre competenze, da alcuni pu essere vista, erroneamente, come un terreno difficile allattecchire di attivit di volontariato rivolto verso bambini e adolescenti. Anche se ho sempre creduto nella grande capacit di mettersi in gioco dei nostri ragazzi, con un certo stupore che a ottobre, in una giornata assolutamente uguale alle altre, dopo un breve incontro con Mariella Cantini, l nel cortile della scuola, mi sono trovata a coordinare un gruppo di circa trenta ragazze, un po disorientate e non completamente consapevoli di quanto le aspettava, ma certamente pronte ad una adesione totale al progetto. Dal primo incontro, infatti, emersa la volont di sperimentarsi in un ruolo che va ben oltre uno stereotipo definito, un ruolo che un po quello del fratello maggiore che ti sta accanto per aiutarti a fare un pezzetto di strada, con pazienza e in costante ascolto.

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Gli sguardi delle ragazze erano a tratti un po preoccupati, perch il tentativo di prefigurarsi in una situazione come quella descritta restituiva una scena evanescente o confusa; tuttavia il parlarne insieme ha finito per rassicurarle un po. Si cercato di capire quali fossero le personali attitudini e le preferenze delle volontarie e si cercato di farle combaciare con le richieste delle varie scuole, rispettando laddove era possibile, il principio della territorialit. Cos che molte ragazze si sono trovate a sperimentare relazioni nuove con bambini dello stesso paese e, indirettamente, con i loro ex insegnanti della scuola media. Vincente stato il rispetto dei legami di amicizia fra le volontarie, che ha permesso di stemperare il timore legato alle prime esperienze facendole lavorare in coppia o a piccoli gruppi nella stessa realt. Qualche ragazza ha un po faticato a trovare la strada: ricordo in particolare la domanda: Prof. come faccio a condurre alla risoluzione del problema senza farlo io?: ma la loro grande fantasia, la capacit di osservare e di ascoltare hanno dato le risposte pi esaurienti a queste prime domande. Fondamentale per le ragazze del Tricolore stato il Convegno del decennale svoltosi alla fine di novembre. In quella occasione si sono trovate immerse nelle singole esperienze fatte dai coetanei di altre scuole e hanno cominciato a percepire lo spirito che anima il progetto: hanno ascoltato le emozioni dei ragazzi che raccontavano lintreccio di rapporti con i bambini e soprattutto con quelli maggiormente in difficolt; hanno sentito come la loro presenza per poche ore settimanali, ma costante e accogliente, sia cos importante per quei piccoli che sembrano talvolta cos introversi e quasi un po selvatici. Molto importanti sono stati anche i due momenti di verifica condotti alla fine del primo quadrimestre e a conclusione dellanno scolastico allinterno della scuola: in questa sede le ra-

gazze si sono confrontate con gli operatori e hanno avuto loccasione di analizzare con le compagne e le loro esperienze e anche di avere un ritorno circa la bont del loro lavoro. Personalmente mi ha colpito lentusiasmo, la fantasia delle ragazze, la loro grande competenza nel riferire di strategie attuate per raggiungere un determinato scopo, la loro grande capacit di stare a fianco e se la scuola ha come intento quello di contribuire alla costruzione della persona nella sua straordinaria complessit e unicit, allora davvero il Gancio Originale di grande aiuto. Bene, questo neonato adesso ha gi buone gambe; una buona operativit e una bella voce che si fa sentire allinterno della scuola, contagiando tante altre persone che con curiosit chiedono: ci spiegate bene cosa questo Gancio?

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Scaruffi- Levi La Stanza Di Dante di Mariella Cantini

Gli studenti di questa scuola si sono impegnati in pi progetti: nei workshop, nel centro Daniel di Castelnuovo Sotto, nella squadra di pallavolo e di calcio del Servizio di Igiene Mentale, ma molti hanno collaborato al progetto da noi denominato La stanza di Dante. E un progetto nato per dare una risposta alle esigenze specifiche della scuola; la presenza di un buon numero di immigrati, rendeva infatti difficile la pi semplice comunicazione o bisogno. Quindi integrazione, aiutare questi ragazzi, soprattutto cinesi a superare i problemi linguistici, cercare di creare legami con i compagni, superare le difficolt che una lingua nuova porta con s, creare uno scambio alla pari. Con La stanza di Dante abbiamo iniziato unattivit complessa e importante: Gli studenti dello Scaruffi sono stati molto bravi e hanno gettato le basi per continuare questo progetto anche nelle scuole.

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La stanza di Dante: il viaggio appena cominciato di Francesca Fontanesi

MODALITA DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO Il volontario coordinatrice coadiuvato dallinsegnante referente della scuola, dalla supervisione della tutor dei volontari e della psicologa, condurr le attivit del gruppo che si incontrer a scuola il marted pomeriggio dalle ore 14.00 alle ore 16.00, a partire da marted 19 febbraio 2002. I ragazzi cinesi, la ragazza kossovara, la ragazza albanese saranno affiancati da un gruppo di studenti della stessa scuola che avranno oltre che una funzione di facilitatori delle relazioni anche una funzione di rinforzo delle abilit linguistiche, importanti per migliorare la conoscenza reciproca. PROGRAMMA DELLE ATTIVITA PROPOSTE 1. Laboratorio di origami 2. Musica: ascolto di brani musicali preferiti (sia italiani che cinesi) con ausilio dei testi in italiano 3. La creazione di un film da girare allinterno della scuola, costatata la disponibilit della telecamera (costruzione della sceneggiatura, collaborazione e condivisione degli obiettivi tra studenti italiani, cinesi e la ragazza kossovara) 4. Visione di un film suddivisa in varie parti per semplificare la comprensione e permettere una lettura e una comprensione della storia; si possono anche trarre stimoli per la discussione in gruppo RISORSE NECESSARIE PER LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO Insegnante referente: prof.ssa Ferrari Giovanna Coordinatori volontari di Gancio Originale: Daria Bondavalli e Claudio Colli Tutor dei volontari: Mariella Cantini Supervisione: Francesca Fontanesi

IL PROGETTO LABORATORIO LINGUISTICO PRESSO ISTITUTO TECNICO COMMERCIALE SCARUFFI DI REGGIO EMILIA I PROTAGONISTI Lobiettivo generale degli incontri riguarda il perfezionamento dellutilizzo della lingua italiana come strumento di integrazione e di scambio tra un gruppo costituito da sei ragazzi cinesi, una ragazza kossovara , una ragazza albanese e un gruppo di studenti dellIstituto Scaruffi, volontari del progetto Gancio Originale. OBIETTIVI SPECIFICI Favorire la socializzazione mediante lacquisizione di abilit e competenze sociali e lo scambio culturale reciproco Favorire un sereno clima conoscitivo e relazionale attraverso la proposta di attivit interdisciplinari che stimolino linteresse dei ragazzi protagonisti

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Collaborazione esterna di: Alina Mussini, esperta in lingua cinese Sun Shuyan, mediatrice culturale del Comune di RE TEMPI DI ATTUAZIONE Febbraio - maggio 2002 Che cosa abbiamo messo nello zaino: Lentusiasmo e la costanza di alcuni volontari di Gancio che hanno saputo trainare il gruppo anche nei tratti in salita del percorso. La consapevolezza di uno scambio alla pari che ha coinvolto ognuno di noi ma anche gli insegnanti e i responsabili del progetto. Un dizionario di cinese/italiano perch la lingua stato il principale ostacolo alla comunicazione mentre le due ragazze kosovara e albanese erano maggiormente in grado di comunicare oralmente. Ci siamo preparati a questo viaggio molto velocemente cercando di documentarci rispetto a culture che non conoscevamo. Inizialmente si pensava di dedicare la stanza di Dante ad un gruppo di ragazzi cinesi frequentanti le prime classi dellIstituto Scaruffi; in realt divenuta una stanza multiculturale con larrivo finale anche di F., un ragazzo ghanese. Grazie alla importante collaborazione di Alina Mussini che, allinterno della scuola, curatrice di un corso di alfabettizzazione italiana ed esperta in cinese, abbiamo avuto una prima infarinatura generale di come proporre ai ragazzi il progetto e come rapportarci a loro. Gi a partire dalla fase di progettazione, le insegnanti referenti del progetto si sono mostrate molto attive e partecipi costituendo per i volontari e i ragazzi un reale punto di riferi-

mento. Questo ha contribuito a far lievitare il senso di appartenenza del progetto nella sua globalit alla scuola stessa. Quello che stato solo parzialmente raggiunto, anche per problemi organizzativi, stato il senso di appartenenza individuale al gruppo. Il cambiamento del conduttore a met percorso; la difficolt da parte dei ragazzi italiani di comunicare non solo verbalmente con i ragazzi cinesi; il progetto appena nato, hanno costituito alcuni punti critici del lavoro svolto. Lestroversione e la maggiore conoscenza dellitaliano da parte delle ragazze kossovara e albanese, hanno contribuito alla loro maggiore partecipazione attiva e al rafforzarsi di una funzione di mediatori non tanto culturale ma pi motivazionale sulle attivit che venivano proposte e concordate insieme. Per proseguire nel corso del viaggio, stata importante la fase di conoscenza. Tutte le attivit svolte hanno avuto la finalit di alimentare la conoscenza reciproca. Il cerchio di discussione stata accolto come modalit costante di accoglienza: il gruppo entrava nella stanza di Dante trovando gi le sedie predisposte da parte dei volontari a cerchio. Il tempo della comunicazione ha assunto un ritmo differente come se fossimo in unaltra dimensione, pi rallentata, in cui si dato maggiore spazio allosservazione dellaltro e viceversa per cogliere i segnali di comprensione. Se per i ragazzi italiani stato pi facile raccontarsi rispetto ad immagini e foto significative (quelle che a volte si tengono nel diario di scuola), per i ragazzi cinesi costituiva un elemento nuovo la curiosit del gruppo sul loro paese e sulle tradizioni. Il viaggio si arricchito nel momento in cui abbiamo compreso le esperienze precedenti degli esploratori. Dare la possibilit alla ragazza albanese di raccontare una foto che teneva a casa, talmente impressa nella sua mente che attraverso la narrazione sembrava quasi di averla tra le mani,

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significava dare spazio al racconto di un viaggio che stava compiendo dentro di s, attraverso la sua storia: era limmagine della sua casa bruciata dalla guerra, della sua terra tanto amata verso la quale esprimeva una nostalgia limpida e pungente nello stesso tempo. Attraverso le altre foto, presentandoci la sua famiglia ci ha mostrato il suo paese. Per i ragazzi cinesi stato pi facile portare immagini del presente come quella delle gita a Portofino: la riservatezza rispetto alla loro storia e agli altri paesi conosciuti stata quasi totale. Ho pensato quanto sia difficile per loro parlare della loro terra nella quali sono presenti molti parenti, gli amici, i loro ricordi come per esempio le stesse fotografie, quasi a rappresentare il loro prossimo ritorno. Allora quanto pu essere difficile integrarsi se si consapevoli di non rimanere a lungo nel nostro paese. Anche i volontari che hanno partecipato al progetto attraverso i loro contributi, hanno mostrato di aver gi viaggiato molto allinterno e allesterno di loro stessi. Una volontaria ha condiviso con il gruppo la sua storia si spostamenti con la sua famiglia dorigine in tre luoghi differenti, rinnovando il ricordo delle difficolt di integrarsi e mettendo a disposizione dei nuovi arrivati la sua esperienza; unaltra volontaria del progetto Intercultura che ha partecipato alla prima fase del progetto proveniva dallHonduras, aggiungendo il portoghese alle lingue gi presenti; in altri era presente la curiosit e il fascino di poter conoscere una cultura orientale cos differente dalla nostra. E lo scambio reciproco di esperienze avvenuto quando i ragazzi cinesi hanno cominciato a capire che non erano i destinatari passivi degli insegnamenti dei coetanei italiani ma che, proponendosi per esempio di insegnare loro larte degli origami, o di tradurre ricette italiane e cinesi utilizzando gli ideogrammi, erano accolti e motivati a partecipare.

I primi quattro mesi di apertura della stanza di Dante hanno rappresentato una spazio sperimentale ricco di stimoli, ancora da riordinare, che sono stati raccolti dalla scuola ma soprattutto dai suoi protagonisti. La possibilit, riconosciuta da alcuni ragazzi, che questo spazio permetta loro di confrontarsi sulle difficolt e non solo, dellessere straniero in una realt nuova, contribuisce a renderli pi sicuri nella loro vita quotidiana, individuando nei compagni di scuola dei punti di riferimento a cui possono rivolgersi in caso di bisogno: la cosa particolare che ho notato che prima erano molto chiusi nel loro mondo, ora durante la ricreazione o quando ci si incontra nei corridoi ci salutano e a volte si fermano a dirci qualcosa(una volontaria della Stanza di Dante).

Cina, Kossovo, Albania; paesi lontanissimi DI MONICA BORG

Gli stranieri nella nostra citt tanti, e forse anche tanto soli In che modo potevamo agganciarli a scuola, allo Scaruffi in particolare, per permettere anche a loro di sentirsi studenti e futuri ragionieri? Ci abbiamo pensato, abbiamo provato e il Gancio ci ha permesso di guardare oltre i soliti schemi mentali Abbiamo ascoltato la loro sofferenza, la loro nostalgia, la loro rabbia, la loro difficolt per la lingua, ma abbiamo soprattutto arricchito una parte di noi che non pensavamo neppure che ci fosse. Abbiamo avuto pazienza, loro con noi e noi con loro

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Siamo cresciuti insieme in questi ultimi mesi: le difficolt sono state tante, ma il desiderio di continuare, di esserci, dimparare, di stare insieme ci hanno dato una grande possibilit, cio quella di sentirci parte viva di un progetto dintegrazione S, potevamo fare di pi, potevamo incontrarci di pi, ma abbiamo sempre cercato di fare il possibile e ce labbiamo fatto!!! Abbiamo raggiunto molti obiettivi, forse un po diversi da quelli iniziali, ma adesso ognuno di noi pu sentirsi un piccolo punto di riferimento nella scuola per questi ragazzi La STANZA DI DANTE ci ha permesso di conoscercied davvero molto bello quando ci scambiamo due paroline sulle scale, tra un piano e laltro della scuola, in biblioteca, in cortile, in palestra, ma come andr a finire? Sarebbe interessante e molto costruttivo riproporlo anche il prossimo anno, chiss che non riusciamo a fare anche un giretto nei paesi di questi nuovi amici.

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Com successo che Gancio approdato allIpsia di Alessandra Martelli

Prima di iniziare questa avventura, di Gancio Originale sapevo gi qualche cosa perch a scuola arrivavano regolarmente gli Annuari e i Quaderni. In pi conoscevo il dottor Angelini perch per tre anni ci eravamo incontrati per uno studente che seguivo (sono uninsegnante di sostegno); anche di sua moglie, la dottoressa Bertani, avevo il ricordo delle lezioni del corso di specializzazione seguito ormai diversi anni fa. Eppure non avevo mai sentito lesigenza di approfondire la conoscenza di questa singolare esperienza, pur sapendo di cosa si trattava. Loccasione si invece presentata quando a scuola arrivata la comunicazione del convegno del 28 novembre 2001. Eravamo nella settimana di riorganizzazione dellorario scolastico, le attivit curriculari completamente ribaltate e insomma ho chiesto al vicepreside il permesso di partecipare. Permesso accordato, ed eccomi seduta in una sala gremita di giovani, unatmosfera festosa e tante buone vibrazioni nellaria. Contrariamente a quanto accade in tante occasioni ufficiali, i discorsi delle autorit non sono stati affatto noiosi, anzi ricordo ancora gli interventi dellassessore Masini, dellispettore Rondanini e della dottoressa Bertani per come sono riusciti a parlare al cuore dei partecipanti. Ma il mo-

mento pi bello della mattinata stato senzaltro quando i giovani volontari hanno iniziato a raccontare le loro esperienze: alcuni pi timidi, altri disinvolti quasi come attori, nelle parole di tutti comunque traspariva quanto questa esperienza fosse stata importante per loro, quanto li avesse arricchiti portandoli ad aprirsi ad una parte della societ il pi delle volte trascurata e quasi tutti dichiarando di avere ricevuto molto pi di quanto non avessero dato. Avevo letto alcune testimonianze di volontari sugli Annuari, ma nessuna mi aveva colpita tanto come ora che le stavo ascoltando direttamente da loro, eppure alcune erano proprio le stesse! Credo che la forza di Gancio stia proprio nei volontari e nel loro entusiasmo. Mentre li ascoltavo il pensiero andava ai nostri ragazzi, agli studenti dellIpsia che tanto spesso compaiono sulle pagine dei quotidiani locali per episodi negativi quasi sempre gonfiati per esigenze di vendita. Limmagine che di loro si ha allesterno molto diversa da quello che i ragazzi sono in realt: forse non proprio studenti modello, ma dopo quattro anni posso dire che si tratta di giovani come tutti gli altri, anzi spesso dotati di una forte carica di simpatia, senso di lealt e concretezza. Pensando a loro mi sono detta che era giusto che potessero provare questa esperienza, che mi sembra un regalo bellissimo attraverso il quale hanno lopportunit di fare qualcosa per gli altri e nello stesso tempo di imparare molto su di s e sulla vita. Mi sono ricordata di tutte le volte che seduta in mezzo a loro cercavo di rispondere alle loro domande, spesso imbarazzanti, su che cosa davvero dia senso alla vita. Non mica facile rispondere a domande cos! Io rispondevo per me: gli affetti, un lavoro che ti appassiona, la natura, la musicaPer la cosa che davvero ti fa sentire in pace con te stesso poter contribuire, anche solo un poco, a rendere meno difficile la vita di unaltra persona. Questo lho imparato grazie al mio lavoro, che vivo

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tuttora come un privilegio; finalmente anche per i nostri studenti si presentava loccasione di provare e toccare con mano quanto andavo loro dicendo perch, come successo anche a me per Gancio, le parole sono sempre meno significative dei fatti. Cos durante lintervallo mi sono avvicinata al dottor Angelini chiedendo se cera la possibilit per la nostra scuola di montare su (questa espressione lho imparata dopo!). Lui mi ha presentato la dottoressa Cantini e gi la settimana successiva Mariella era da noi per definire le modalit di presentazione di Gancio Originale ai nostri studenti. Abbiamo deciso che, come primo anno, avremmo coinvolto solo le classi quarte. Il giorno stabilito, subito dopo le vacanze natalizie, gli studenti si sono radunati in due turni nellaula magna dellistituto. Mariella stata molto abile a lasciar parlare subito i volontari che aveva portato con s, perch questo ha catturato maggiormente lattenzione di nostri ragazzi che erano un po scettici. Una ragazza ha parlato dellesperienza del basket per disabili alla palestra di Sesso in modo molto coinvolgente; poi c stata la componente maschile (indispensabile perch i nostri ragazzi non considerassero liniziativa una cosa da donne!), rappresentata da un volontario che ha svolto con Gancio la sua esperienza di servizio civile; infine Martine che avevo gi ascoltato al convegno e che ha presentato la possibilit di fare volontariato europeo. Ricordo ancora, tra i diversi interventi degli studenti, quello di Raffaele:Non una cosa da Ipsia! Questo fa capire quanto abbiano interiorizzato quellimmagine che la societ trova comodo dare di loro, quanto la loro autostima sia debole: noi, in quanto studenti dellIpsia, non siamo in grado di fare una cosa cos! Invece Raffaele si sbagliava, perch prima che studenti dellIpsia i nostri ragazzi sono persone, e in quanto tali hanno dimostrato di poter lavorare bene nei compiti che sono

stati loro assegnati. Hanno iniziato con un certo timore, come logico, ma poi si sono entusiasmati e alcuni addirittura sono arrivati a fare due pomeriggi invece di uno comera stato loro proposto. Tra laltro Gancio Originale con noi ha aperto un filone nuovo, quello dellaiuto a disabili adulti presso la struttura del Busetti. Anche in questo Mariella stata molto abile: credo che nei workshop i nostri studenti non sarebbero riusciti cos bene perch sono gi poco interessati allo studio per se stessi. Infatti lunico ragazzo che non ha portato a termine lesperienza era stato mandato proprio a collaborare alla gestione di un doposcuola. Naturalmente non sono mancate le difficolt. La prima stata quella di superare lo scetticismo dei colleghi: nemmeno loro credevano che i ragazzi si sarebbero interessati ad uniniziativa di volontariato. Invece importante che siamo noi per primi a dare lesempio, ad offrire degli stimoli, a credere nei giovani risvegliando il loro amor proprio. Si sono dovuti ricredere; e chi ha partecipato allincontro di verifica finale rimasto molto colpito (comera successo a me al convegno) dalle loro testimonianze. Adesso possiamo contare su questo precedente positivo per fare di Gancio Originale unesperienza condivisa e sostenuta da tutti i docenti, e per estenderla a tanti altri ragazzi. Anche laspetto organizzativo stato molto laborioso: inizialmente sono andata io nelle classi, dopo la presentazione, a raccogliere le adesioni perch nessuno si presentava spontaneamente. I nostri studenti sono cos: si dimenticano, rimandano, non ci pensano. Vanno stimolati! Anche in seguito, per gli incontri di verifica e le comunicazioni, ho sempre cercato i ragazzi singolarmente perch cera il problema di rispettare la privacy relativa alla loro scelta. Insomma, ho fatto diversi chilometri! I nostri ragazzi non si sono mai vantati del loro impegno, anzi in un ambiente tutto maschile ce-

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ra il rischio di essere presi in giro ma credo che ormai abbiano superato questa difficolt e siano pronti ad uscire allo scoperto dopo aver sperimentato la bont dellesperienza: alla festa di fine anno la nostra scuola ha invitato alcuni ospiti del Busetti, e Pedro e Nino hanno presentato i loro amici senza vergogna. Nonostante limpegno sia stato intenso, fare questesperienza mi ha dato molta gioia e credo che per i ragazzi sia stata la stessa cosa. Impegnando solo poche ore del loro tempo hanno capito cose fondamentali come quanto sia sottile la linea che separa handicap e normalit e di come basti poco, per ognuno di noi, per superarla; che anche le persone apparentemente pi deboli possono avere un talento, qualcosa che pu catturare lammirazione degli altri. Bisogna quindi dire grazie a chi ha materializzato unidea cos bella, grande nei valori che propone e ormai anche nei numeri dei giovani reggiani che vi aderiscono. Mentre la societ si occupa di loro essenzialmente come consumatori, Gancio d ai giovani lopportunit di occuparsi della societ da protagonisti ribaltando la scala dei valori, mettendoli in contatto con varie situazioni di disagio sociale nel periodo fecondo della loro crescita e formazione, dove con un gesto gratuito che pu gratificare chi lo riceve e chi lo fa sono spinti ad esplorare la parte pi nascosta ma forse pi vera di s. Leffetto di emulazione e di traino che pu contagiare i compagni rappresenta da una parte una speranza, dallaltra un contributo potenziale di sbocco del disagio giovanile. Quando non si sa ancora bene chi si e che cosa si vuole, potere essere utili a qualcosa non pu che rafforzare lautostima, anche attraverso la stima di noi adulti alla quale, a dispetto delle apparenze, i ragazzi tengono molto.

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i workshop pomeridiani

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LA CONQUISTA DEL WORKSHOP di Luana Pensieri

20 dicembre 2001 eccoci al Workshop!!! Questanno le attivit sono iniziate solo lultima settimana di scuola prima delle vacanze di Natale, i problemi di ordine amministrativo e organizzativo ci hanno sommerso ma alla fine abbiamo vinto e siamo tornati in carreggiata. Anno nuovo vita nuova La scuola media C.A. Dalla Chiesa pioniera nella sperimentazione del workshop, un esempio storico per le altre scuole che ha mostrato, nel tempo, il processo di crescita del progetto. Quando Gancio Originale entra in una scuola con il Workshop si attraversa una fase in cui si conosce poco cosa significhi la parola workshop e che pu essere definita di emarginazione per i partecipanti perch si sentono coinvolti nelle attivit solo per le proprie difficolt scolastiche e si vergognano spesso nei confronti degli amici. La stessa fase, nellottica degli insegnanti pu essere definita di lontananza, loro, infatti, pur conoscendo gli obiettivi del percorso, a causa dellurgen-

za scolastica, sono portati a ragionare solo nella direzione del recupero scolastico e si fatica a trovare una dimensione comune con il progetto. Gli obiettivi generali della costituzione dei workshop consistono nella prevenzione secondaria e terziaria del disagio giovanile attraverso lintegrazione linguistica, scolastica e relazionale dei bambini e dei ragazzini dellet dellobbligo scolastico. Tali finalit generiche si articolano in mete pi specifiche quali: per i ragazzi sostegno alla frequenza scolastica, creazione di momenti aggregativi per promuovere le abilit dei singoli al fine di accrescere la loro autostima, realizzazione di occasioni di socializzazione, offerta di spazi di riflessione, possibilit di arricchimento della loro consapevolezza nei confronti delle opportunit date ai giovani; per gli insegnanti counselling, creazione di una rete sociale e creazione di spazi scolastici originali; per le famiglie la possibilit di avere un sostegno pomeridiano a cui rivolgersi. Il workshop , dunque, un percorso sostenuto da un ventaglio di finalit ampio e complesso, che risulta difficile da assimilare nellimmediato. La seconda fase vede la crescita di consapevolezza delle parti coinvolte nel progetto. Per i ragazzi si pu chiamare di integrazione poich iniziano a stare bene nel gruppo e a sentirsi meno screditati dai compagni. La scuola, nelle figure delle ausiliarie, comincia ad abituarsi ai ragazzini e alla loro energia esplosiva, e piano piano non ci sono pi collisioni fra le due realt. Gli insegnanti, parallelamente, attraversano quella fase di avvicinamento alla complessit del progetto diventando meno esigenti dal punto di vista didattico e trovando spazio

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anche per loro contributi personali. questa una fase di arricchimento reciproco tra insegnanti e coordinatori dei workshop che riescono a costruire progetto comuni sui singoli casi. Alla fine si raggiunge una terza fase di benessere dei ragazzini che non solo si sentono inseriti nel gruppo ma il loro stare bene viene pubblicizzato tra i compagni, i quali, a loro volta, arrivano personalmente a chiedere di poter partecipare. Analogamente gli insegnanti si abituano alla presenza delle coordinatrici, raggiungendo una dimensione di collaborazione e nasce la possibilit per il workshop, di intervenire nei giudizi finali degli scrutini, attraverso una relazione di andamento del ragazzino nelle attivit pomeridiane. Il processo di crescita lungo e non sempre lineare, ma se si arriva ad una integrazione con il progetto cos considerevole, ne vale la pena. Il workshop, allinterno della scuola media C. A. Dalla Chiesa, cresciuto e ha saputo conquistarsi il suo spazio. Cosa abbiamo fatto Il workshop iniziato il 20 dicembre 2001 e ci siamo salutati il 30 maggio 2002. I due pomeriggi si sono articolati in due momenti: dalle 14.30 alle 15.30 circa si sono svolte le attivit di recupero scolastico, favorendo, per quando stato possibile, il rapporto individuale (volontario- ragazzino); dalle 15.30 alle 16.30 circa si aprivano i giochi e le attivit creative. Questanno abbiamo sfruttato i locali della cucina, sfornando torte, pizze e focacce. Abbiamo utilizzato giochi di squadra per far interiorizzare loro le regole di gruppo, abbiamo creato candele, antistress, disegni a tempera, cartelloni, fotografie, oggetti di pasta sale, scritto filastrocche e poesie, abbiamo costruito personaggi di

fantasia e abbiamo realizzato tante altre invenzioni, per stimolare la loro creativit e aumentare la loro autostima. Lavorando in questa direzione, valorizzando gli aspetti positivi dei ragazzini, possibile farli stare meglio e mettere in secondo piano gli aspetti negativi. Gli eventi significativi sono stati la festa di Natale, la festa di Pasqua, il pranzo di saluto del Workshop Dalla Chiesa e la festa dei Workshops allIstituto Agrario Zanelli dove ci siamo salutati, con laugurio di rivederci il prossimo anno. Il workshop da sempre punto dincontro di cinque realt: i ragazzini che partecipano al workshop, i volontari che si relazionano con i ragazzini, il coordinatore o i coordinatori dei pomeriggi, gli insegnanti ed infine i genitori. . Nasce il gruppo dei ragazzini Il gruppo dei ragazzini viene costruito sulla base della presenza dei ragazzini che gi hanno partecipato negli anni precedenti, al fine di sostenere un percorso di continuit, importante per riuscire a raggiungere, coi ragazzini, obiettivi a lungo termine. A questo insieme di veterani si aggiungono i nuovi candidati estratti allinterno di una lista proposta dagli insegnanti. I colloqui di selezione, realizzati dalla sottoscritta, sono stati raccolti in una valutazione di gruppo a causa della difficolt di organizzazione allinterno della scuola media, che non ha permesso di svolgere i colloqui individuali. dicembre e stanno per arrivare le vacanze di Natale ma noi siamo pronti per presentare la grande squadra del workshop: dodici ragazzini dieci undici dei quali frequenteranno regolarmente. Soggetti molto diversi tra loro, due ragazzine di terza media ormai adolescenti nelle forme e negli atteggiamenti, sei ragazzini di prima media con caratteristiche diverse luno dallaltro, quattro ragazzini di seconda media con interessi e

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predisposizioni lontane. Una variet di situazioni che ha reso difficile il raggiungimento di risultati immediati di inserimento e integrazione. Individualit che col tempo per sono diventati un gruppo energico, simpatico e allegro, con molta voglia di giocare e stare insieme. Un gruppo che, per, si dimostrato difficile da contenere e da frenare nei momenti di massima agitazione. Il gruppo dei volontari Parallelamente alla formazione del gruppo dei ragazzini, nelle scuole superiori della citt sono state raccolte le disponibilit dei volontari che avrebbero partecipato alle attivit del workshop. Il marted e il gioved eravamo accompagnati da ragazzi e ragazze del B.Pascal, del Moro, dello Scaruffi, del Chierici e dellIpsia. Un particolare ringraziamento va ad Elisa Bacchelli che, pur avendo iniziato lUniversit, riuscita a partecipare, per il quarto anno consecutivo, alle attivit di workshop della Dalla Chiesa, nonostante le difficolt di orario che la ostacolavano. Altro ringraziamento a Marcello Gozzi che stato inserito nel team dei volontari verso la met di febbraio, pur essendo volontario in unaltra realt pomeridiana. Un grazie anche a Sara, Roberta, Denise, Cristian, Laura, Melissa, Simona, M.Rosaria, Rossella, Marco, Luca, Federica, Lucia L., Maddalena, Gessica P., Gessica Z., Patrizia, Valentina, Pedro, Nino, Elena e Lucia B. In tutto si sono visti ventiquattro volti diversi: c chi passato solo una volta a salutare il gruppo come Melissa, chi venuto il primo giorno poi ha abbandonato per problemi di tempo, chi ha iniziato e ha dato prova di continuit, chi passato per caso ed stato attratto dal vortice di nome workshop, chi ha partecipato grazie al progetto Mondi Lontanissimi e chi pur iniziando con

questo progetto ci ha poi accompagnato fino alla fine di maggio. C chi ha dato disponibilit per un pomeriggio la settimana, chi per un pomeriggio ogni due settimane, c chi ha creato relazioni privilegiate con alcuni bambini chi ha invece conquistato lintero gruppo. Alcuni volontari erano alla prima esperienza altri erano invece vecchi del mestiere, alcuni erano amici altri si vedevano per la prima volta, ma col tempo i due gruppi, marted e gioved, sono cresciuti trovando una identit condivisa. Insieme abbiamo organizzato anche delle cene che ci hanno permesso di condividere tutti insieme interessi comuni e momenti liberi. Il coordinamento Il coordinamento stato svolto dalla sottoscritta, borsista di Gancio Originale e da Angelica Liuzzi, tirocinante della Facolt di Scienze della Formazione, entrata nel coordinamento a percorso iniziato, verso la fine di marzo. La possibilit di comunicare spesso e di condividere le linee di intervento ci ha permesso di proseguire in modo coerente nei due pomeriggi. Tale sintonia ha agevolato la buona conduzione del gruppo. Il passaggio delicato di conduzione del gruppo stato preceduto da un momento di formazione realizzato con i volontari e i coordinatori, in cui abbiamo riflettuto, in assenza dei bambini, sul percorso fatto fino a quel momento e sulle strategie da utilizzare per affrontare le difficolt riscontrate. Il momento di formazione Due strumenti importanti, dal punto di vista organizzativo, sono stati la programmazione (abbozzata nei primi mesi ma realizzata in modo sistematico al momento di

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formazione) e il diario di bordo dove venivano scritti quotidianamente I segreti del workshop da tutti i volontari (vedi articolo Diario di Bordo della Dalla Chiesa). Il workshop alla Dalla Chiesa diventato un luogo dincontro per i ragazzi molto importante e il grande gruppo ha iniziato ad essere complesso da gestire. Le esigenze dei volontari e lingresso della nuova coordinatrice, Angelica Liuzzi tirocinante di Scienze della Formazione, e gli strumenti organizzativi diventati inadeguati erano motivazioni sufficienti per attivare un momento di riflessione sul lavoro che stavamo facendo. Gli spazi di formazione sono stati due, svoltisi nei pomeriggi di workshop chiedendo ai ragazzini di non partecipare alle attivit. Il percorso di formazione si basato sulla capacit critica dei volontari. Entrambi i momenti sono stati suddivisi in due fasi: Racconto libero sui bambini per condividere emozioni, sensazioni, conoscenze sui ragazzini con cui si lavora e si gioca; Gioco dei cartellini colorati ( cinque cartellini colorati con sopra ognuno una domanda diversa). A tutti sono stati consegnati cinque foglietti colorati dove scrivere su ognuno una risposta personale in base alla domanda proposta. I foglietti erano: Rosso: scrivi un problema che senti al workshop, cosa ti mette in difficolt, Verde: qual un bisogno di questo gruppo, come vedi i ragazzini, Azzurro: un tuo desiderio, rispetto a questa situazione, Giallo: cosa ti ha portato a scegliere il workshop e cosa ti aspettavi, Arancione: cosa ti piacerebbe fare. Una volta raccolte le risposte si sono discusse insieme per ripensare i pomeriggi del workshop rispetto: o allorganizzazione del gruppo,

o ai problemi pi sentiti. o alla programmazione da marzo alla fine dellanno. In tutto hanno partecipato alla formazione 12 volontari tra il marted e il gioved, alcuni dei quali con risposte e intuizioni davvero interessanti. Rispetto alla prima domanda scrivi un problema che senti al workshop, cosa ti mette in difficolt la maggior parte dei volontari si interrogato sulla difficolt nel farsi seguire da un gruppo cos agitato, soprattutto nel momento dei compiti. C anche chi si messo in discussione scrivendo a volte non capisco bene in quale modo mi devo relazionare con loro, mi piacerebbe relazionarmi alla pari, ma allo stesso tempo capisco che per ottenere rispetto necessario anche essere un po autoritari oppure a volte i ragazzini si ribellano e a me non piacerebbe essere cattiva ma mi obbligano a urlare. C chi ha espresso paure pi specifiche paura di non riuscire ad aiutarli nei compiti o di non riuscire ad aiutarli come persone ed infine paura di decidere di fare una cosa che non piace a nessuno o a pochi. C chi invece non ha denunciato nessuna paura e nessun problema. Una persona poi ha segnalato la mancanza di momenti di conversazione tra i volontari per poter condividere le proprie esperienze . A tutte queste richieste abbiamo risposto insieme considerando che sono tutti elementi reali, i bambini sono tanti e non si riesce ad avere un rapporto di uno a uno coi volontari. Cosa fare dunque? Prima parte: i compiti. Lavorare con pi di uno nei compiti significa cercare di essere pi attenti alla relazione che al rendimento, se i bambini non finiscono tutti i compiti ma imparano a stare bene insieme abbiamo raggiunto risultati inaspettati. Nostro obiettivo principe aiutare i ragazzini a diventare autonomi nellorganizzazione del loro lavoro.

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Seconda parte: i giochi. Stare insieme ai bambini, giocare con loro divertendosi una strategia vincente. Essere presenti nei loro giochi. Nella seconda domanda, con il cartellino verde veniva chiesto qual un bisogno di questo gruppo, come vedi i ragazzini e quasi tutti i volontari hanno descritto i ragazzini come vivaci e simpatici, con il bisogno di essere guidati da una guida forte sia da parte delle coordinatrici sia da parte dei volontari. Significative due risposte fra le quali una ha centrato in modo puntuale gli obiettivi del workshop penso che non ci sia un particolare bisogno e che i bisogni dipendano dalle esigenze dei singoli ragazzi. Comunque in generale hanno bisogno di creare dei rapporti interpersonali e relazionarsi con gli altri, crearsi un propria autostima.; laltro ha colto sia la strategia migliore per conseguire gli obiettivi del workshop sia un risultato inaspettato lavorare pi insieme; mi ha stupito molto la loro unione nei giochi di gruppo. Nella terza domanda del cartellino azzurro cera da esprimere un desiderio, rispetto a questa situazione tutti hanno parlato del fatto di poter instaurare un buon rapporto con i ragazzi ma + che altro che arrivino a vederti come una persona di cui fidarsi. Aiutarli a stare bene nella relazione con loro era il desiderio pi sentito da parte di tutti. Nella quarta domanda si chiedeva cosa ti ha portato a scegliere il workshop e cosa ti aspettavi e le risposte date rispecchiano sia un desiderio di lavorare coi bambini sia semplicemente unoccasione buona per fare un cammino di volontariato tanto richiesto a scuola; i veterani hanno invece risposto che hanno fatto volontariato per il buon rapporto con gli altri volontari. Lultima domanda cosa ti piacerebbe fare ha fatto emergere la preferenza dei volontari del gioco allaperto e della propensione a far stare insieme i bambini.

I momenti di formazione sono stati importanti per conoscere meglio i ragazzini, per favorire la socializzazione tra i volontari e trovare una linea comune. Gli insegnanti Il team degli insegnanti coinvolti nella scuola media solitamente coordinato da una figura obiettivo, punto di riferimento dei progetti che ruotano intorno alla scuola. Con loro si fanno solitamente due incontri rispettivamente a gennaio per formulare un progetto individuale su ogni ragazzino e a maggio per verificare i risultati ottenuti. Grazie alla collaborazione ottenuta nel tempo siamo riusciti a partecipare al giudizio finale attraverso una relazione di andamento al workshop. I genitori Anche questanno abbiamo incontrato i genitori due volte, il primo giorno per spiegare liniziativa a cui avrebbero partecipato i loro figli, e lultimo giorno per raccontare le cose che avevano fatto nel percorso. Questa solo una piccola descrizione della complessit del progetto del workshop e la storia del workshop della scuola media C.A. Dalla Chiesa, un piccolo mondo in cui si impara a stare bene insieme.

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Esperienza di volontariato di gruppo presso la scuola media C. A. Dalla Chiesa di Elisa Bacchelli

Mi chiamo Elisa, ho 19 anni e sono una studentessa universitaria al primo anno del corso di Lettere e Filosofia della Facolt di Parma in Immagine, Media, Musica e Spettacolo: le figure della Comunicazione. Non studio Psicologia, non sono una tirocinante in Scienze della Formazione, ho scelto solo di continuare a svolgere questattivit anche se ora studio alluniversit, sebbene il volontariato non centri niente con il mio piano di studi. Questo il quarto anno, ormai concluso purtroppo, che collaboro con Gancio Originale. Ho conosciuto il gruppo di volontariato grazie alle informazioni fornitemi durante il mio terzo anno delle superiori al BUS da Mariella Cantini e grazie alle testimonianze di alcune ragazze pi grandi di me, che gi avevano svolto questattivit. Personalmente, mi ritengo una persona un po svogliata sotto certi aspetti, molte volte inizio qualcosa, che pu essere un hobby, uno sport, ma anche un dovere scolastico (diciamo cosi..!) e il pi delle volte, un po per scarsa voglia di fare, un po perch proprio una mia brutta abitudine, lascio a met le mie opere iniziatema con Gancio no! E di ci vado fiera, ogni anno mi squillava il telefono intorno al mese di ottobre e la voce di Mariella mi chiedeva ancora la disponibilit per

lanno seguente non ho mai saputo dire di no, non che lo volessi fare, ma solo perch ormai per me stava diventando una specie di abitudine ogni anno ritrovarmi al gioved pomeriggio alla scuola media Dalla Chiesa con alcuni dei volontari conosciuti o a scuola o gli anni precedenti sempre al Workshop. Unabitudinenon in senso negativo, ma una bella e gratificante abitudine! La mia esperienza di volontariato di gruppo iniziata nel 1998 allinterno di un workshop pomeridiano organizzato alla scuola media Dalla Chiesa e da quellanno sono poi sempre rimasta volontaria in quel gruppo. Inizialmente nutrivo molti dubbi ed incertezze su quali relazioni avrei potuto instaurare con i ragazzini e con gli altri volontari, ma soprattutto laver a che fare con una realt per me nuova e quindi sconosciuta, che per mi attirava molto, mi impauriva un po. Grazie a Rita, Giorgia e Luana noi volontari abbiamo capito il nostro compito, abbiamo imparato molto sia dalle coordinatrici, sia dai ragazzini, che a volte, con i loro modi un po sgarbati, strafottenti e provocanti ci hanno indotto a reagire, a cercare un comportamento giusto, a pensare e a trovare soluzioni. Ciascun ragazzino, con le proprie difficolt, con i propri problemi mi ha dato molto e mi ha dato sempre la voglia di continuare lanno seguente. A volte penso sia facile immedesimarsi in loro, anche noi volontari a quellet avevamo voglia di giocare, voglia di farci vedere dagli altri, desideri, sogni e a volte proprio bello sentirli parlare di cosa hanno combinato a scuola con i loro compagni, di come vanno le partite di calcio o le lezioni di chitarra, di quanto vorrebbero uscire la sera da soli, eccle stesse cose che sognavo io 7-8 anni fa. Questanno, purtroppo, non ho potuto partecipare pi di tanto al workshop, per via delluniversit che, con tre-

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ni con orari scomodi e con esami da preparare, non mi permetteva di esserci sempre, o almeno di arrivare puntuale alle 14.30. Anche questanno, comunque, stata unesperienza positiva, specialmente per quanto riguarda il gruppo di volontari che si creato; 4-5 di noi volontari ci conoscevamo gi, un po perch tutti frequentano la mia vecchia scuola, un po perch siamo amici al di fuori della scuola o del volontariato e questo, sicuramente, ha aiutato enormemente il lavoro, perch ognuno poteva contare sullaltro, capitato anche di sentirci per discutere di come andava il workshop, delle nostre difficolt, dei nostri dubbi o di trovarsi per una pizza la sera. Penso sia molto importante anche il gruppo che si crea tra i volontari, se c affiatamento i ragazzini lo sentono, se questo manca se ne accorgono ancora di pi. Allora un grazie anche ai volontari (in particolare a Melissa per gli anni passati, Luana e Marcello per questanno). Gioved sar lultimo giorno e, come tutti gli anni, dispiacer lasciare e salutare tutti, specialmente i ragazzini che dovranno superare lesame e che non rivedremo pi lanno prossimoin bocca al lupo a tutti quanti allora!

Voci di bimbo e allegria dinsieme di Luana Pensieri

Ormai sono quattro anni che lavoro con Gancio Originale. Ho iniziato come volontaria, poi come tirocinante psicologa ed infine come borsista. Allinizio ho fatto esperienze di volontariato singolo, poi ho lavorato nei workshop alle scuole medie e questanno, per la prima volta, sono entrata nella scuola elementare. Ogni volta unavventura diversa che scatena nuove emozioni e mi fa sentire un po pi viva. Nella scuola elementare Don Milani, di Reggio Emilia, Gancio Originale entrato lanno scorso (a.s.2000/01), con tutte le difficolt che pu incontrare unesperienza pioneristica. difficile capire, dal punto di vista della scuola, che una iniziativa allinterno delle mura scolastiche non sia finalizzata al recupero didattico, difficile comprendere che un tempo limitato come quello di un workshop non pu bastare per ottenere risultati soddisfacenti, ma, invece, pu essere utile per far vivere in modo diverso la scuola, per aiutare il bambino a stare meglio con le materie scolastiche, e coi compagni. Il workshop non un doposcuola ma uno spazio per stare insieme, piccoli e grandi, per fare, disfare e rifare, per studiare e lavorare, ma soprattutto per giocare e giocarsi con gli altri. Lanno scolastico 2001/02 iniziato a vele spiegate, basandosi su un anno di lavoro che ha conquistato la fiducia di bambini, genitori e insegnanti. Le resistenze alliniziativa sono ancora presenti, ma quello che mi ha colpito la grande affluenza dei bambini e dei volontari, indizio indicativo per sottolinearne il successo.

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I bambini sono tanti e diversi. Sono energici, sinceri, spietati e teneri. Hanno una gran voglia di fare, hanno bisogno di stare insieme e di avere dei punti di riferimento. Sono bambini di provenienze e culture diverse, sono biondi, castani, scuri di carnagione, maschi e femmine. Sono bambini, ancora lontani da pregiudizi, in cui gli obiettivi di integrazione sono gi raggiunti perch stanno insieme per giocare I bambini che intraprendono il percorso scolastico compiono un passo importante nel cammino verso lindipendenza, per loro significa uscire dallambiente familiare, in cui le relazioni sono asimmetriche e ben conosciute, ed entrare in un mondo sconosciuto dove sperimentare le relazioni paritarie. I bambini imparano a giocare a chi il pi bravo, gioco che non cos semplice da sostenere. I bambini che vengono accolti nel workshop spesso non sono dei bravi giocatori e nel workshop imparano a giocare sperimentando strategie nuove in dimensioni gruppali pi protette, dove ci sono figure pi grandi a cui fare riferimento che per non sono troppo grandi da sembrare irraggiungibili, e dove permesso sbagliare a tutti e dove insieme si impara e si insegna. Lavorare in un workshop alle elementari, stata una esperienza importante per me, anche se durata troppo poco Due mesi sono pochi per costruire buone relazioni, ma sono sufficienti per ricordare le allegre sinfonie di voci e le armonie di gioco.

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Lattivit di Workshop alla Scuola Don Milani di Francesca Tirelli.

piantarole, spiegando loro la frequenza con cui avrebbero dovuto farlo. Ma questa attivit piaciuta particolarmente ai bimbi, tant che il prossimo anno specificheremo bene qual la quantit dacqua sufficiente per permettere alle piante di crescere! Parte di ci che sopravviver lo regaleremo ai bimbi ci che rester lo venderemo alla festa del 30 maggio e con il ricavato compreremo la cancelleria e il materiale necessario per le attivit che svolgeremo il prossimo anno sempre insieme a Gancio!

La mia esperienza di tirocinante iniziata proprio con lattivit di workshop presso la scuola elementare Don Milani. Da marzo infatti coordino una decina di assidui volontari che mi aiutano nella gestione di altrettanti bambini delle classi seconda, terza, quarta e quinta. Ci incontriamo per due ore ogni settimana e alterniamo ad un primo momento dedicato allo svolgimento dei compiti per casa, attivit ricreative di gruppo. Insieme abbiamo preparato un cartellone, che porteremo alla festa dei workshop, con i nomi e le fotografie dei bimbi. Inoltre, grazie alla disponibilit di Isa Cucchi, abbiamo dedicato alcuni nostri incontri al giardinaggio. Questa attivit ha incuriosito e appassionato molto i bimbi, anche se non sempre risulta semplice riuscire a coinvolgerli tutti contemporaneamente nella stessa attivit! Isa ci ha spiegato alcune cose sulla semina, sulla trapiantatura e, pi in generale, sulle cure che necessitano le piante. I bimbi si sono interessati, hanno procurato vaschette di plastica vuote per piantare i semi, fondi di caff usati per impreziosire la terra da semina e, alcuni di loro, hanno portato a scuola bustine con semi di fiori da coltivare. Insieme alle insegnanti abbiamo poi stabilito i turni che avrebbero dovuto rispettare i bimbi per annaffiare semi e

Unesperienza molto costruttiva di Valentina Mantovani

Lesperienza di Gancio Originale stata per me una cosa nuova e molto costruttiva. Mi piaciuto lavorare con i bimbi delle elementari e con il gruppo dei volontari. Durante lanno i bambini si sono sempre comportati abbastanza bene e si formato un buon gruppo. Ho lavorato con alcuni di loro e, in generale, erano volonterosi nel fare i compiti. Penso sia stata un esperienza positiva perch i bambini ci seguivano con attenzione, forse perch ci vedevano come persone pi vicine a loro rispetto alle maestre. Con noi i bambini hanno acquisito una certa confidenza e, a mio parere, questo ha aiutato lo svolgimento delle attivit. Il pomeriggi era divisi in due temi: quello dei compiti e quello dello svago, di unora ciascuno. Nellora dei giochi abbiamo organizzato laboratori come il creare la pasta di sale, lavorare con

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il dash, creazione di vasetti e disegni. Inoltre attivit e giochi allaperto; infine lattivit di giardinaggio. Penso che aiutare questi bimbi sia servito a loro per dimostrare a se stessi e agli altri le loro capacit e qualit ed servito inoltre per far capire loro che possono contare su qualcuno. A me servito per arricchirmi umanamente, mi sono sentita bene con me stessa quando, dopo alcuni sforzi, mi sono accorta che i bambini si stavano affezionando. Ho capito inoltre che basta un po di impegno per riuscire a rendere qualcuno pi felice. Penso che il volontariato di Gancio Originale sia molto utile e mirato e che riesca veramente ad aiutare. E unesperienza molto costruttiva che penso ripeter in futuro.

Allinizio si possono presentare difficolt, ma dopo qualche settimana si sono instaurati bei rapporti tra i volontari e i bambini.

Unesperienza rilassante di Bevivino Maria

Workshop alla scuola elementare Don Milani di Gloria Rutigliano

Lesperienza con Gancio Originale stata per me unimportante occasione di solidariet e crescita. Penso infatti che sia importante essere daiuto a qualcuno, soprattutto per i bambini, che oltre ad imparare da noi, ci possono anche insegnare molto! Oltre ad essere unesperienza istruttiva , anche per noi volontari, un momento di svago e giochi, di allegria, perch i bambini sono vivaci e molto coinvolgenti.

Come dice la parola stessa definirei lesperienza di volontariato come qualcosa di originale, divertente, nuovo e nello stesso tempo produttivo la definirei quasi come unesperienza rilassante. Poter lavorare con i bimbi delle elementari mi ha fatto ricordare i vecchi tempi, quando non esistevano ancora preoccupazioni e problemi. Con il passare del tempo sia i bambini che noi volontari ci siamo sciolti, dimenticando quella differenza iniziale. Credo che questa esperienza abbia messo in primo piano le diverse capacit e qualit che ognuno di noi possiede. Il fatto che ci sar sempre qualcuno su cui poter contare e fare affidamento; a cui chiedere aiuto con un grande gesto di coraggio. Questa esperienza mi ha arricchito sicuramente dal punto di vista umano, mi ha fatto capire che bastano piccoli gesti e un po di impegno per rendere felice una persona concluderei dicendo che se dovessi tornare indietro rifarei sicuramente questa scelta, senza pensarci due volte!

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Workshop alla scuola elementare S.Giovanni Bosco di Castagnetti Silvia GINI PINI CODINI

Candele natalizie, Pulcini pasquali, Colombine, coniglietti , campanelle di pane pasquali, Burattini, Pasta al sale, Pizze, Cartelloni C posta per te (con buste personalizzate per comunicare tra di noi), Cartelloni con foto e disegni del gruppo.

Dodici ragazzini che frequentano la scuola elementare: A., A., L., G., A., G., P., S., V., L., V., S. I VOLONTARI: Anzivino Massimiliano (studente al 5 anno della facolt di psicologia a Parma), Elena Manzini (in un primo tempo tirocinante psicologa, poi volontaria), e le studentesse Monica Borg, Lanci Chiara, Brazzali Sara, Beltrami Alice, Varopolumbo Rosi, Baracchi Francesca, Tondelli Consuelo, Galeotti Davide, Vetere Luana, Borgazzi Gessica. Coordinatrice: Castagnetti Silvia

A.: Io mi sono trovato bene con il Gancio perch ho trovato tanti amici con cui giocare, dei ragazzi che mi aiutano a fare i compiti e sono molto gentili, perch io faccio anche un po di confusione e loro sono molto pazienti. Per me stato bello star con loro e con i miei amici perch loro mi piacciono molto mi fanno ridere e sono simpatici. L.: Mi piaciuto molto fare la pizza, poi quando lho mangiata era buonissima. Mi sono trovato molto bene con la Chiara, io e lei ci siamo divertiti tanto tanto tanto.. poi venuto il nonno mi ha portato a casa sua e sono restato l a cena.

MERCOLEDI DALLE 15.15 ALLE 17.15 DA NOVEMBRE 2001 A MAGGIO 2002

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Monica bellissima, le voglio tanto bene. Quando cera anche la P. che un po dispettosa mi ha dato un po di patatine io le ho mangiate tutte una dopo laltra. G.: Venire al Gancio mi piaciuto molto. La cosa che mi piaciuta di pi che siamo stati insieme. Mi dispiace lasciarvi, vorrei tornare unaltra volta a giocare con voi. V.R.: II pi simpatico S. perch mi fa divertire. Le cose belle di Gancio sono: leggere, scrivere e disegnare. P.: Le cose che mi piacciono sono: venire al Gancio, non fare i compiti e andare in cucina. La cosa che non mi piace fare i compiti. Le pi simpatiche sono Luana e Silvia. Il mio gioco preferito nascondino. A.: G. brava e carina, V. brava e carina come la G. Monica carina, mi fa fare i compiti, brava. G.: Francesca una brava aiutante dei compiti. La cosa pi bella di Gancio fare i disegni. S.: Venire al Gancio mi piaciuto molto. Massimiliano sei molto carino e un po bellino. S.: Luana stata molto gentile perch mi ha aiutato a fare i compiti e tante cose e io mi sono impegnata egrazie. Grazie di cuore a tutti i volontari per aver reso possibile questesperienza. Vorrei inoltre ringraziare Daniela, Leda e tutte le operatrici scolastiche per essersi sempre dimostrate disponibili nei nostri confronti. Vorrei infine ringraziare la Dott.ssa Cl Margherita e la Dott.ssa Cantini Mariella per la supervisione delle attivit.

Ma come ti senti dopo di Massimiliano Anzivino

Lultima volta che mi sono trovato a dover parlare della mia esperienza di volontario lho fatto di fronte a qualche centinaio di ragazzi delle scuole superiori. E in quella occasione ho capito due cose: quanto sia difficile parlare dinanzi ad un pubblico e quanto difficile sia parlare del volontariato. Perch cos difficile parlare del volontariato? Penso che il problema maggiore sia quello di far arrivare agli altri tutto un insieme di sensazioni, emozioni, situazioni interne ed esterne senza cadere nel patetico, nel romanticismo eccessivo e sdolcinato, in un elenco di episodi tipo libro cuore. Come al solito mancano le parole. E le parole mancano sia quando usi la voce, che (ancor di pi) quando usi la carta e linchiostro.

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La prima cosa che mi viene in mente quando penso al volontariato lo sguardo di ammirazione che le altre persone ti lanciano quando sanno che sei un volontario. Come se nella mente della gente risiedesse unequazione molto lineare volontario = bravo ragazzo, che va in chiesa alla Domenica, che studia, con grandi valori... Spesso finisce che ci credi veramente e ti puoi sentire un martire o un missionario, anche nel poco che fai, nel poco tempo che dedichi agli altri. Puoi essere uno sbandato, un perfetto asino a scuola, la persona pi sconclusionata e pasticciona di questo mondo... sei un volontario e per il mondo sei una persona importante, da stimare, rispettare, sei lesempio per tutti i ragazzi della tua et. Da buon apprendista psicologo so bene che il prestare aiuto a qualcuno a suo modo una richiesta di aiuto, dispensare a due mani il nostro tempo e la nostra pazienza per ricevere a braccia aperte qualcosa di ben pi grande e prezioso. La direzione del volontariato cos non ben chiara come allapparenza pu sembrare, i donatori e i beneficiari finiscono per scambiarsi i ruoli reciprocamente. Tutti quei bambini a cui ho fatto fare compiti di italiano e matematica, a cui ho insegnato a mescolare il giallo e il blu per fare il verde, a cui ho dispensato complimenti e rimproveri... non lo so, se abbiano solo preso da me. Se abbiano solo approfittato della mia presenza derubandomi di tutto ci che potevano. Sapere che ti stanno aspettando, che si accorgono che la volta scorsa non ceri, che ti chiedono sempre come stai, che ti fanno vedere una figurina tutta strappata come un trofeo, che ti parlano con entusiasmo di una barzelletta che non pu farti ridere, che ti fanno morire per un intero pomeriggio inventandosi scuse per non fare i compiti, che vanno in bagno un mi-

lione di volte, che scappano fuori e si inzuppano le scarpe di fango, che giocherebbero sempre a nascondino, a palla e undue-tre-stella... Sapere tutte queste cose mi fa impazzire e quasi mi trascino al Mercoled sapendo cosa mi aspetta. Ma come ti senti dopo. Come ti senti dopo una corsa al mattino presto, dopo aver sudato, faticato, vinto il sonno e il freddo del mattino, il lugubre suono della sveglia. Come ti senti dopo. Credo che ognuno viva il volontariato a modo suo e sia giusto cos. Proprio a seconda dei nostri bisogni, delle nostre motivazioni, di come siamo fatti noi. Chiudo con un pezzo tratto dal libro La relazione di Aiuto di Canevaro e Chieregatti: In genere si ritiene che un dono debba sempre essere accolto bene e che unazione di aiuto debba necessariamente suscitare una reazione positiva. Quando si soccorre un bisognoso, ci si prende cura di un malato, si d un po del proprio tempo a chi solo, si contribuisce a finanziare un intervento di solidariet, ci si priva di qualcosa per un altro... si pensa che il destinatario debba apprezzare il dono e debba essere educato a comportarsi nello stesso modo verso chi pi bisognoso di lui. E troppo spesso si dimentica che chi ha bisogno di aiuto si trova sempre in una situazione difficile, che chi riceve viene sempre a trovarsi in una condizione di inferiorit e che molto pi facile dare che ricevere.

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Sperimentare sintonie Lesperienza di workshop alla Scuola Media Fontanesi di Susy Amaini e Lorena Agazzi

LIMPORTANZA DELLA STORIA PER CONTESTUALIZZARE LE RIFLESSIONI CHE SEGUIRANNO OCCORRE INIZIARE RICORDANDO CHE LA SCUOLA MEDIA FONTANESI, IX CIRCOLO, STATA FRA LE PRIME SCUOLE AD ATTIVARE LE ATTIVIT DI WORKSHOP. ESSERE PRESENTI DA QUALCHE ANNO HA RESO POSSIBILE UN PERCORSO CHE HA PORTATO AD UNA SEMPRE MAGGIORE CONDIVISIONE DEL PROGETTO CON IL TERRITORIO SCUOLA, FINO AD ARRIVARE, QUESTANNO, AD OPERARE IN MANIERA INTEGRATA CON ALTRI PROGETTI ATTIVATI NELLA SCUOLA (POLO, LABORATORI, ECC.).

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DALLINIZIO DELLANNO ABBIAMO RESPIRATO UN CLIMA DI ACCOGLIENZA E COLLABORAZIONE: IL PRESIDE E I PROFESSORI CI HANNO ACCOLTO NEI CONSIGLI DI CLASSE AGGIORNANDOCI SU ALCUNE SITUAZIONI DEI RAGAZZI GI INSERITI NEL WORKSHOP E SEGNALANDOCI NUOVI STUDENTI; CI STATA PRESENTATA DA SUBITO LA FIGURA OBIETTIVO, LA PROFESSORESSA SILVIA PASTORINI, FIGURA CHE NEL TEMPO DIVENTATA PER NOI UN PUNTO DI RIFERIMENTO SEMPRE PRONTO AL CONFRONTO E ALLA COLLABORAZIONE; I PROFESSORI CHE HANNO RICONOSCIUTO LATTIVIT DI WORKSHOP IN CONTINUIT CON QUELLA DEGLI ANNI PRECEDENTI HANNO INVESTITO TEMPO E UN PENSARE ATTIVO AL FINE DI FAVORIRE LA SINTONIA OPERATIVA; IL PERSONALE SCOLASTICO SI SEMPRE MOSTRATO COLLABORATIVO. ABBIAMO COS POTUTO ENTRARE NEL PERCORSO SCOLASTICO ABITANDO UN PO LA SCUOLA, IL PERCORSO DEL GANCIO S INCONTRATO CON QUELLO DEL PROGETTO POLO PORTANDO AVANTI UN LAVORO INIZIATO LO SCORSO ANNO, DURANTE LULTIMO PERIODO SCOLASTICO ALCUNI DEI NOSTRI RAGAZZI HANNO INVESTITO LE ORE DEL GANCIO FACENDO PRIMA I COMPITI CON NOI E ANDANDO POI ALLE PROVE DEL SAGGIO PER LA FESTA FINALE CON LA LORO INSEGNANTE, PROVE ALLE QUALI ABBIAMO ALLE VOLTE PARTECIPATO CON IL RESTO DEL GRUPPO, FAVORENDO QUEL PERCORSO VERSO LINTEGRAZIONE CHE TANTO SI DESIDERA ATTUARE; DA LEGGERE IN QUESTA DIREZIONE ANCHE IL FATTO CHE ALCUNE SCUOLE SUPERIORI DOVE AN-

DRANNO I RAGAZZI DI TERZA CI HANNO CONTATTATO. I FRUTTI RACCOLTI IN QUESTO ANNO TRASCORSO INSIEME NASCONO DALLA STORIA CHE IL GANCIO HA COSTRUITO IN QUESTA SCUOLA E DALLE PERSONE CHE SI SONO INCONTRATE CONDIVIDENDO IL PROGETTO ATTIVATO E RICALIBRANDOLO DI VOLTA IN VOLTA IN BASE ALLE ESIGENZE EMERGENTI. IL CONFRONTO FRA GLI OPERATORI DEI DIVERSI PROGETTI HA PERMESSO DI METTERE AL CENTRO IL SENSO DEI PROGETTI ATTIVATI PERMETTENDO SINTONIE EDUCATIVE. RITENGO CHE LA SERENIT NELLA QUALE OGNUNO DI NOI HA POTUTO LAVORARE: COORDINATORE, RESPONSABILI, VOLONTARI E RAGAZZI, SIA NATA PROPRIO DALLAVER POTUTO RESPIRARE QUESTO DESIDERIO DI FARE INSIEME PICCOLI PASSI VERSO LINTEGRAZIONE DI TANTE PROGETTAZIONI DIVERSE CHE COMUNICANO FRA LORO, OFFRENDO AD OGNUNO LA POSSIBILIT DI CRESCERE E DI STARE BENE INSIEME. VOLONTARI, RAGAZZI E PROGETTAZIONE: UN PONTE FRA IL MARTED E IL MERCOLED Susy A. Dovendo estrapolare il carattere distintivo dellesperienza appena terminata, sceglierei il termine efficienza, quella con cui si svolto il lavoro e che definisce pienamente lo spirito e le modalit di partecipazione degli attori, tutti protagonisti, che lhanno vissuta. a loro, a noi, infatti, che rivolgo lattenzione poich ritengo sia

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stata unesperienza riuscita molto bene proprio grazie al coinvolgimento che tutti hanno dimostrato di avere. Il gruppo ha dovuto sopportare diversi stress durante la fase iniziale - quella spesso pi delicata in cui i legami iniziano a formarsi e crescere in modo personalizzato nel rispetto delle differenze individuali ma anche della vita di gruppo - a causa di cambiamenti (cambio del responsabile del marted, accoglienza di volontari diversi da quelli dellanno passato) che avrebbero potuto minacciare sia gli aspetti relazionali pi personali sia quelli di collaborazione nel lavoro, intaccando cos le sicurezze dei ragazzini e dei volontari. Tutto ci non ha neppure accennato ad esistere o, se lo ha fatto, servito a rafforzare la convinzione di essere al posto giusto e fare la cosa giusta. Perch? Credo sia stato per la flessibilit che caratterizza la progettazione allinterno di ogni workshop di G.O. e alla buona comunicazione fra il gruppo del marted e quello del gioved, nel senso che, dato uno schema di riferimento generale, poi previsto che ogni situazione si renda specifica, cio che riesca attraverso le indicazioni del progetto a fare emergere i bisogni e le esigenze di ognuno in unottica di lavoro di gruppo, inscindibile dalle personalit che lo compongono. Una rete che si crea tra individui e che, se costruita in modo adeguato, funge da sostegno reciproco e sviluppo personale. Cos andato delineandosi il progetto di Gancio Originale allinterno del workshop alla scuola Fontanesi. La cosa straordinaria che i volontari hanno colto pienamente lo spirito del progetto ed hanno da subito intrapreso, con entusiasmo, il lavoro di costruzione della rete in modo spontaneo o, meglio, aderendo immediatamente dopo la prima presentazione fatta dalla Coordinatrice.

Fra volontari e ragazzi si creata una complicit che ha permesso di mantenere la costanza nella partecipazione nonostante a volte fossero prossimi compiti in classe mostruosi e preoccupanti, perch in quello spazio del marted e mercoled le preoccupazioni erano equamente distribuite fra la preparazione dellesame di terza media di alcuni ragazzi e i compiti giornalieri degli altri ragazzi. I volontari hanno mostrato di rendersi conto dellutilit del loro lavoro, di essere importanti punti di riferimento per lo studio o i compiti di una particolare materia per un particolare ragazzino e, ognuno di loro ha sentito la responsabilit di tale funzione; si sono dimostrati ragazzi e ragazze maturi sia relativamente alle conoscenze acquisite che sono stati in grado di trasmettere (chi pi facilmente, chi pi faticosamente) ai ragazzini, sia dal punto di vista emozionale, stabilendo rapporti di grande fiducia, sia di crescita personale dimostrata con la costanza, la responsabilit e la capacit di parlare di argomenti importanti con un approccio educativo, mettendo in condivisione le esperienze personali per stimolare lo sviluppo di competenze e capacit che migliorano la vita. Grazie! LA VOCE DEI VOLONTARI: SONO I BAMBINI, I RAGAZZI, CHE CI SCELGONO Questanno i ragazzi della scuola media si sono confrontati con un gruppo volontari tutto nuovo, ad eccezione di Filippo che ha guidato insieme a Susy il gruppo del mercoled. Se io e Filippo abbiamo rappresentato la continuit offrendo ai ragazzi un contenitore sicuro, Susy e i nuovi volontari hanno portato nuove energie nei due gruppi di lavoro. Avere nelle due giornate, sia una figura in continuit con lanno passato, sia vo-

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lontari nuovi e fra loro particolarmente eterogenei si rilevato essere un punto di forza per lintero gruppo. Per i ragazzi perch hanno potuto sperimentarsi nelle diverse relazioni e situazioni e scegliere per uguaglianza o differenza il proprio riferimento, per i volontari perch hanno potuto investire le loro specificit nel gruppo e confrontarsi con altri modi di essere e proporsi, per i coordinatori che hanno potuto interagire con le differenze e le similitudini di ogni partecipante al gruppo, stimolando la crescita del gruppo nel suo insieme. E ad ogni adulto e ad ogni ragazzo del gruppo Fontanesi che va il mio GRAZIE, stato stimolante e arricchente passare questo anno insieme a voi! Lesperienza di volontariato al Gancio stata molto soddisfacente, mi sono trovata bene con i ragazzi e con i volontari. Soprattutto nellultimo periodo ho potuto apprezzare una fantastica collaborazione tra noi. I ragazzi durante lanno hanno dimostrato disponibilit e si instaurato un rapporto di amicizia con buona parte dei ragazzi. E stata una bellissima esperienza, che mi ha dato molto, soprattutto a livello di crescita personale, penso che aiutare gli altri abbia aiutato molto anche me. Di sicuro il prossimo anno continuer a praticare volontariato. P.S. La nostra coordinatrice stata davvero bravissima! A. Prima uno dei ragazzi mi ha chiesto perch ho deciso di fare i Workshop e io gli ho risposto che quando venuta la Mariella a scuola a parlarcene lidea mi era piaciuta e adesso, dopo un anno posso dire di non essermi sbagliata per niente!!! Forse allinizio ho fatto un po fatica perch sono di carattere un po timido ma questi ragazzi (e anche le altre volontarie) mi hanno accolto in maniera stupenda, sembrava

che ci conoscessimo da sempre. Credo proprio che lanno prossimo continuer!!! Con i ragazzi si instaurato un bel rapporto e anche con le altre volontarie, per non parlare poi della L. sempre gentile e disponibile con tutti. Consiglio questa esperienza perch vero che ricevi tanto! V. Gancio Originale? B questa esperienza di volontariato si pu riassumere in una sola parola: sensazionale!!! Unesperienza che mi ha aiutata a crescere. So che quello che sto dicendo pu essere banale ma vi assicuro che non cos! Mi sono trovata molto bene. Forse allinizio, essendo la mia prima volta, ero un po spaesata ma grazie ai ragazzi ai volontari mi sono sentita a mio agio. Il rapporto che ho con i ragazzi del Workshop davvero speciale facendo questesperienza ho capito davvero una cosa finch tu riuscirai a dare qualcosa a qualcuno e renderlo felice, allora anche tu puoi essere felice! PS ci si vede lanno prossimo! Sicuro! C. E stata la nostra prima esperienza di Gancio e, non possiamo che considerarla sicuramente positiva e formativa. Bench limpatto iniziale sia stato brusco, nel corso dellanno le cose sono andate via - via migliorando. Lesperienza divertente e interessante, si sono infatti intervallati momenti di gioco a momenti di compiti senza trascurare le chiacchierate fra volontari e ragazzi, in cui ci si confrontati riguardo ad argomenti della quotidianit: scuola, amici, futuro, famiglia Sono questi i confronti che arricchiscono entrambe le parti e che, allo stesso tempo, ci hanno fatto riflettere su alcuni aspetti della vita e del modo diverso di considerarla. Siamo felici di aver scelto di impegnarci nel Gancio Originale, abbiamo imparato molto e crediamo che questo sia un

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aspetto troppo importante, fondamentale per ragazzi della nostra et. M. e S. Che dire di questesperienza? stata fantastica! Sono contenta di aver partecipato e penso di ripeterla anche lanno prossimo. Ammetto che, allinizio, ero molto titubante, soprattutto perch per me stata la primissima esperienza di volontariato. Poi, per, mi sono dovuta ricredere, praticamente subito. Una delle mie paure era quella di non riuscire a raggiungere la sintonia sia con i ragazzi sia con gli altri volontari ora, invece, credo che in questi mesi di workshop si sia instaurato un buon rapporto damicizia che ha contribuito a farci crescere tutti! Ci che ho imparato da questesperienza limportanza dellaiuto che si da e la felicit che si prova nel farlo senza voler nulla in cambio. Sono felice perch mi sento utile e penso che ognuno di noi dovrebbe poter sperimentare questo lato di se stesso. M. Per me stata un esperienza sicuramente positiva, io poi ho fatto qua le medie ed stato particolare rientrare nella mia scuola con un altro ruolo, guardavo i ragazzi e rivedevo me ho cercato di essere amica dei ragazzi, stato difficile dover essere sia una loro amica, informale, con cui parlare, scherzare, discutere, sia quella che poi doveva insegnargli le cose, a fare i compiti, a studiare, alle volte avrei preferito fare solo lamica, poi ho trovato una via di mezzo con il tempo, lasciando spazio sia alle chiacchiere, sia ai compiti Ad un certo punto, per problemi personali e scolastici ho dovuto interrompere e mi dispiaciuto molto ma mi piacerebbe ricominciare il prossimo anno. G.

Allinizio non stato per niente facile, stata dura, il gruppo dei volontari non sempre era al completo, cos ci trovavamo con tanti bambini, poi per le cose sono andate molto bene io sono stata scelta da un bambino che voleva sempre fare i compiti con me il giorno in cui anche un'altra ragazza mi voleva per i compiti stato molto difficile pensavo di dover scegliere io, per fortuna poi arrivato un altro volontario. E bello vedere che con il tempo nasce un rapporto speciale fra te e il bambino che segui, anche se alle volte significa che con te si prende pi confidenza che con gli altri. I.

Workshop alla scuola media Aosta di Manuela Kaddis Questanno scolastico stato un anno un po diverso dai precedenti: infatti per la prima volta ho partecipato con alcuni miei compagni di classe al volontariato del Work Shop organizzato da Gancio Originale presso la scuola madia A. Aosta. Gli incontri avvenivano 2 volte alla settimana: il Marted e il Gioved, ma per motivi di studio ho potuto partecipare solo al Gioved. Gi dallinizio, nei primi incontri con i ragazzi, ero molto entusiasta, non vedevo lora di riuscire a instaurare un buon

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rapporto con ciascuno dei bambini. I bambini dalla loro parte hanno sempre dimostrato un atteggiamento aperto e cordiale verso noi volontari ed grazie a questo comportamento che sono riuscita a trovarmi completamente a mio agio con loro. E stata unesperienza molto significativa e importante soprattutto per me, perch mi sono sentita utile nel riuscire ad aiutare i ragazzi non solo nei compiti ma anche in situazioni della loro vita, a scuola e con gli amici, mi sono sentita come la loro sorella maggiore. Ho instaurato un bellissimo rapporto con i ragazzi, fin dallinizio, anche se sinceramente ho fatto un poco di fatica con alcuni di loro, soprattutto con i maschi, dato il loro atteggiamento ribelle. Anche se lattivit del Work Shop finita sono convinta che continuer, lanno prossimo infatti sar felicissima di partecipare ancora a questa bellissima esperienza. E stato un anno veramente impegnativo dal punto di vista scolastico, ma per fortuna lattivit di Gancio Originale mi ha aiutato a divertirmi, permettendomi di fare qualcosa di utile per qualcun altro e allo stesso tempo mi ha dato molto.

perch non mi aspettavo che avremmo potuto usare i computer durante quelle ore. Il sito ancora un poco da terminare, ma sar pubblicato presto !

Lattivit di teatro di Maria Antonietta Augenti

Creazione di una pagina Web di Francesco Picciati

Il primo giorno la partecipazione dei ragazzi stata un po scarsa, ed stato un poco faticoso farli lavorare. Quando abbiamo cominciato a fare le foto da pubblicare nel sito hanno partecipato abbastanza. I ragazzi dovevano comporre alcuni testi da pubblicare poi nel sito; stato un po difficile fargli scrivere queste storie. E stata una bella esperienza, anche

Ricordo quel giorno in cui stato proposto ai ragazzi di fare un piccolo spettacolo di teatro, per la recita scolastica di fine anno, ci furono diverse reazioni: chi sorrideva alla sola idea, chi non era proprio contento e altri che avevano tanta paura, perch non sapevano minimamente da dove iniziare. Allora ci siamo rimboccatti le maniche e con tanta voglia di fare e pazienza abbiamo iniziato il nostro piccolo progetto. Allinizio non stato facile, i ragazzi gi alla prima scenetta si sentivano dei grandi attori, ognuno si dilettava in vari monologhi, sembrava un coro a tante voci, ma senza musica! Allora, armati di grande pazienza abbiamo cercato di spiegare nei migliori dei modi, che per recitare bisognava innanzitutto rispettarsi luno con laltro. Pian piano cominciavano a saltare fuori le prime idee, sia da noi volontari, ma anche dai ragazzi stessi, che partecipavano attivamente. I temi delle scenette erano vari, tutte rappresentavano una scoperta nella storia. Iniziammo con la scoperta del fuoco e scelti i primi attori fra i ragazzi, montammo la prima scena. Dopo due ore trascorse ininterrottamente con bambini diventati cannibali della preistoria la scena era pronta. Ci fu un esplosione di gioia comune, il primo piccolo passo era fatto, piano piano il nostro puzzle stava venendo fuori.

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Cos, il primo lavoro ci aveva anche riempiti di speranza, eravamo sicuri che ce lavremmo fatta! Montammo anche le altre scenette e con laiuto del grande regista Simone vennero fuori delle bellissime idee, i bambini erano entusiasti. Era bello vedere che si divertivano, che sorridevano alle mille facce e smorfie che facevano, che ridevano provandosi le parrucche e i vestiti. Grazie alle tante prove erano anche diventati pi uniti e pi disponibili ad ascoltarsi luno con laltro. Ormai la data dello spettacolo si stava avvicinando e i ragazzi erano sempre pi nervosi, le ultime cose si stavano perfezionando. Il Work Shop sembrava un grande laboratorio, cera chi disegnava il cartellone per il faraone, altri costruivano la piramide e il cappello egiziano, altri ancora una radio, un fuoco finto, i costumi da monaci e altre cose per lo spettacolo. Alla fine di ogni incontro si andava a casa stanchi, per veramente contenti di creare tutti insieme una grande opera. Lultima scena che creammo fu quella della radio, che riscosse un grande successo. I ragazzi si erano calati in grandi ballerini, in pi cera la musica che li caricava al massimo. Ballavano il rap, il rockroll, il reggae, erano bravissimi e in pi avevamo una radio ballerina! Cos finalmente dopo tanta fatica per i vari preparativi, arriv il giorno dello spettacolo, il grande evento era arrivato! Quella mattina i ragazzi non stavano pi nella pelle, erano agitatissimi, correvano da una parte allaltra della stanza, non vedevano lora di iniziare. Alla fine lo spettacolo and benissimo, fu un gran successo nella scuola. I bimbi furono molto contenti e dissero di aver fatto un figurone con i loro compagni di classe. In pi, grazie a questa esperienza si sono conosciuti di pi, sono diventati pi amici, si sono scoperti, perch il teatro in fondo serve anche a questo: imparare a conoscersi e soprattutto imparare a conoscere gli altri nelle loro grandi qualit che nascondono.

Anche noi volontari portando avanti questo progetto ci siamo uniti di pi e abbiamo potuto lavorare molto bene insieme. Forse quello che abbiamo regalato ai nostri piccoli ragazzi poco, ma almeno cos abbiamo avuto la possibilit di farli sentire dei piccoli attori e di calarli in una dimensione sconosciuta.

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Workshop alla scuola media Lepido a.s.2001/2002 di Castagnetti Silvia GRUPPO AGGANCIATI

CANDELE NATALIZIE, MASCHERE DI CARTAPESTA, PULCINI DI PANE, PICCOLE SEDIE A DONDOLO IN LEGNO, CARTELLONI E BANDANE COLORATE.

I PROTAGONISTI
6 ragazzi che frequentano la I media e una ragazza che frequenta la III media: D, G, S, R, A, G, N. LA FORZA I volontari: Sara Redeghieri, Morena Braglia, Roberta Biliardi, Cecilia Zanni, Cristian Immovilli e Darren Basile. Coordinatrice: Dott.ssa Castagnetti Silvia

S: Per me Gancio una cosa molto bella dove si sta insieme, si imparano tante cose belle, si fanno molte attivit. Mi rimasta molto impressa una mia amica che si chiama Mome che mi aiuta spesso a fare i compiti ed molto brava. G: Il Gancio una cosa meravigliosa anche se ci sono lati negativi Mi piaciuto quando giochiamo in gruppo, per esempio a pallavolo. Naturalmente una cosa che non mi piaciuta fare i compiti. Un'altra cosa positiva quando facciamo merenda insieme. R: Il Gancio bello anche se ci sono dei lati negativi come ad esempio fare delle cose di gruppo anche quando si vorrebbe stare un po da soli, per stato anche molto bello perch ci siamo conosciuti tra noi e abbiamo fatto molte amicizie e mi sono divertita molto. Gancio molto bello e le persone ti aiutano. Il Gancio stata una cosa meravigliosa in cui ti diverti molto. Siamo diventati molto amici, ci siamo uniti molto e questa una ragione in pi per venire.

LUNEDI DALLE 15.00 ALLE 17.00 DA NOVEMBRE 2001 A MAGGIO 2002

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A: Mi piaciuto giocare insieme.non mi sono piaciuti i compiti D: Il Gancio mi piaciuto molto, ci ritornerei volentieri. Le cose che mi sono piaciute di pi sono: lamicizia e le attivit di gruppo. La Sara, la Morena e la Silvia sono simpatiche. N: Il Gancio mi piaciuto molto, soprattutto i lavori di gruppo. Mi piaciuto anche perch cerano delle simpatiche educatrici come ad es. Roberta.

In primo luogo vorrei ringraziare tutti i volontari a me affiancati per la continuit e il grande impegno. Un ringraziamento speciale va alla Professoressa Bertani Emanuela e a tutto il personale della scuola per la grande disponibilit. Un altro ringraziamento speciale va alla Dott.ssa Cl Margherita e alla Dott.ssa Cantini Mariella per la supervisione delle attivit.

UN GENITORE DICE Per noi stata un esperienza molto, molto positiva. Alessia viene molto volentieri e per noi una cosa molto importante. Io e mio marito capiamo subito quando nostra figlia fa le cose volentieri e questa proprio una delle poche cose che proprio fa molto, molto volentieri. Le persone che abbiamo incontrato sono persone eccezionali perch lavorano con molto trasporto, ci mettono molto impegno, ci mettono sentimento, un pizzico di simpatia .. un po di tutto. Anche le volontarie mi sembrano tutte ragazze molto disponibili, molto carine. Per noi lesperienza termina questanno perch A. frequenta lultimo anno. Noi speriamo di trovare Gancio Originale anche allo Zanelli per continuare questa esperienza che per noi stata in questi anni molto, molto positiva.

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MARTEDI/VENERDI: DALLE 15.00 ALLE 17.00 DA NOVEMBRE 2001 A MAGGIO 2002 Workshop alla scuola media Lepido di Castagnetti Silvia I GIAMAICANI Addobbi natalizi in gesso, uova decorate, cartelloni, bandane decorate, giochi di movimento e tante, tante torte.

Ragazzi di II media: A, G, G, V, E, C, P, P, C, R, R. e F. Volontari: Valentini Elisa, Bigi Elena, Gilioli Laura, Veroni Valentina, Annoscia Federica, De Pietri Valentina, Buffagni Federica, Corradi Sonia, Grasselli Gloria, Iotti Sara, Basile Darren, Sonibondi Paolo, Gasparini Roberto, Ovi Federico, Francesca Pinki Soliani, Lobascio Annalisa, Tomasello Erica, Medici Gloria, Foresti Serena, Bigi Tamara.

R.: Mi piaciuto venire al Gancio. Mi sono trovata molto bene con Elena, Laura e Cecilia che mi hanno aiutato a fare i compiti. Mi piaciuto anche fare le torte. Il prossimo anno lo vorrei rifare. P.: Il Gancio mi piaciuto molto, soprattutto il marted. Il venerd un po meno perch si faceva il film con la telecamera.. Mi sono trovata bene in particolare con Valentina e Silvia. Spero di continuare lanno prossimo. R.: A me piaciuto molto questanno il Gancio, pi al marted che al venerd. Al marted si facevano le torte e

COORDINATRICE DEL MARTED: DOTT.SSA CASTAGNETTI SILVIA Coordinatrici del venerd: Dott.ssa Mori Maria, Dott.ssa Tirelli Francesca.

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Silvia e tutte le ragazze sono molto simpatiche. Il prossimo anno vorrei ritornare a fare il gancio. P.: Mi piaciuto venire al Ganciomi piaciuto tutto. Cicca, Paolo, Silvia, Sonia e Federico sono molto simpatici. V.: A me piaciuto perch si stava tutti insieme e giocavamo. Mi piaciuto fare la torta. I volontari sono tutti simpatici e disponibili soprattutto Paolo e Cicca. F.: Mi piaciuto perch abbiamo giocato insieme e mi hanno aiutato nei compiti. I volontari sono stati disponibili e mi hanno aiutato tanto. Non mi piaciuto il gioco dei bigliettini perch lo abbiamo fatto tutti i venerd. Lo vorrei rifare il prossimo anno per migliorare le materie ma anche per continuare a frequentare gli amici. P.S. Mi piaciuto mangiare le torte!! E.: Anche a me piaciuto stare tutti insieme e giocare. I volontari sono tutti simpatici e mi sono trovata bene. C.: Mi piaciuto anche perch cera E., V. e la P.. Mi piaciuto fare le torte. I volontari sono tutti gentili, in particolare Valentina ed Elena.

Oltretutto ragazzi che, sono un po pi indietro rispetto agli altri ragazzi della scuola, anche in questo momento si sentono pi uniti fra di loro, poi quando sono in classe hanno un altro modo di confrontarsi perch sanno che comunque al pomeriggio vengono qua, fanno i compiti insieme sanno di avere una qualche difficolt qua, qualche difficolt l quindi legano molto. ... penso che il Gancio ci voleva proprio per lo meno dal mio punto di vista, io sono veramente felice. Mi dispiaceva allinizio dellanno che mio figlio non riusciva a venire tutte le volte perch ho capito che comunque formano un bel gruppo che riportato nella classe loro sfruttano in maniera miglioreSono veramente soddisfattaUn altra cosa vorrei dire: avete tanta pazienza .. a parte che vi dar qualcosa anche a voi penso emotivamente e loro secondo me prendono su tanto perch si sentono veramente un bel grupposeguito. Unaltra cosa vorrei dire su queste ragazze/i: sono motivate. Non sono ragazze che vengono qua per passarsi due ore .. Io ho seguito anche Maddalena che veniva a casa per aiutare mio figlio nei compiti sono veramente motivate. Loro mi dicono che quando escono sanno di avere fatto un lavoro utile; inoltre continuano ad essere disponibili anche fuori, e non facile

UN GENITORE DICE Partiamo dal Gancio che unassociazione che ci mancava e ci voleva proprio. Ripeto sono felice perch non la conoscevo, lho conosciuta lanno scorso. Da un momento di socializzazione che forse la cosa principale poi passate a questaltro momento di aiuto nei compiti.. per me splendido .

Grazie di cuore a tutti i volontari senza i quali questa esperienza non sarebbe stata la stessa. Un ringraziamento speciale alla Professoressa Bertani Emanuela per la sua disponibilit. Infine uno speciale ringraziamento alla Dott.ssa Cl Margherita e alla Dott.ssa Cantini Mariella per la supervisione delle attivit.

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Il bel lavoro del volontario di Elena Bigi

Lattivit di workshop alla scuola media E. Lepido di Francesca Tirelli

Salve, mi chiamo Elena Bigi e frequento la classe quarta del Liceo Scientifico Statale "Aldo Moro". Quest'anno per la prima volta ho intrapreso quel "bel lavoro" che si chiama volontariato. All'interno del progetto Gancio Originale, io ho scelto una scuola media e pi precisamente la M.E.Lepido; le "lezioni" si sono svolte al marted pomeriggio dalle 15 alle 17. Dapprima aiutavamo i bambini nello svolgere i propri compiti e, successivamente, giocavamo in palestra o fuori in cortile. E' stata indubbiamente una bella esperienza anche perch di marted in marted vedevo i bambini che si affezionavano sempre pi,e questa una cosa che ti fa sentire davvero importante. Spero proprio con tutto il cuore che quest'altro anno possa ancora rivivere questa magica esperienza. Colgo l'occasione di salutare tutti quelli che hanno partecipato a far s che questo progetto si realizzasse,in particolar modo Silvia che stata la coordinatrice della M.E.Lepido.

Come psicologa tirocinante, oltre al workshop presso una scuola elementare (la Don Milani), coordino lattivit pomeridiana del venerd alla scuola media Lepido. Tre volontari mi accompagnano nelle due ore che trascorriamo con 12 ragazzi delle classi seconda e terza. Pur essendo strutturata come nella scuola elementare, ossia riservando unora ai compiti e unora alle attivit insieme, ho vissuto questa esperienza nella scuola media in modo parzialmente diversoI ragazzi sono pi grandi e hanno problematiche diverse, pi manifeste, pi urgenti, che agiscono con pi forza. Spesso hanno comportamenti provocatori, vogliono testare fin dove possono arrivare, sia a parole che con i gesti vogliono avere in mano la situazione ma spesso non sono in grado di affrontarla e cos hanno bisogno di aiuto ognuno necessita per di un aiuto diverso chi ha bisogno di essere circondato daffetto, chi ha pi bisogno di essere contenuto, chi deve essere maggiormente spronato nel cercare di integrarsi nel gruppo.

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A distanza di qualche mese dallinizio della mia esperienza come tirocinante, sto iniziando ad entrare in sintonia con loro cerco di non invaderli, di seguirli senza opprimerli, di decidere insieme a loro le attivit da fare, di far capire loro che le diversit di ognuno non devono essere motivo di scherno, bens sono ci che rende ogni persona speciale perch unica, diversa da tutti gli altri ma soprattutto cerco di ascoltarli, mi impegno a captare ogni cosa che cercano di comunicarmi, con le loro parole, con le urla, con i gesti, con i loro sguardi, con i silenzi e con i loro giochi. Tra le varie attivit ricreative che io e i tre volontari abbiamo proposto ai ragazzi, ci sono stati tre incontri riservati a un Ciack, si gira nei panni di due famosi registi i volontari hanno videoregistrato i ragazzi impegnati nella recitazione del seguente testo poetico, composto appositamente dei nostri registi/ attori; Oggi piove Quando piove sono triste (fare finta di essere tristi ) E mi manca il respiro (fare finta di soffocare) Sono come una rana nello stagno (libera interpretazione) E il vento mi da fastidio.

Ma quando c il sole tutto cambia! (sorriso a 35 denti) Sento la felicit che mi sale Dai piedi fino alle orecchie. Ma non sempre c il sole,,, come fare? (dubbioso) Ma che importa??? Intanto oggi sono al Gancio! (W la felicit!!!!) Qui ci si diverte, si ride E si fanno i compiti! Bellissimo, no?! di Roberto Gasparini e Paolo Sanibondi.

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Workshop alla scuola elementare M.E.Lepido A. s. 2001\2002, di Maria Luisa Zaccariello

PICCOLE MARMOTTE Presso la scuola elementare M.E.Lepido stato istituito per la prima volta il Gancio Originale con lobiettivo di fornire un sostegno ai bambini del secondo ciclo con qualche problema di apprendimento. I bambini complessivamente sono stati 11 di cui 3 bambini di terza, 3 bambini di quarta e 5 bambini di quinta. Gli incontri si sono svolti una sola volta alla settimana il Luned dalle 15,00 alle 17,00 dove sono stati trattati tutti gli ambiti disciplinari con un valido supporto di cinque volontarie: Isabel Davoli ,Anna Pellegrini, Sara Simonazzi, Anna Valentini eVeronica Gigli. A met percorso ci siamo rese conto che i bambini venivano molto volentieri in quanto trovavano un ambiente stimolante e sereno; grazie anche alla collaborazione delle ragazze che mi hanno aiutata ad affrontare i molteplici problemi dei bambini, aiutandoli cos a farli maturare di pi e rendendoli pi sicuri di loro stessi. Essendo stata io la coordinatrice di questa iniziativa, ritengo sia stata unesperienza molto valida e proficua per i bambini,

per cui sarebbe veramente utile se fosse ripetuta nei prossimi anni. Vorrei ringraziare le volontarie per limpegno e la costanza con cui hanno partecipato a questa validissima iniziativa e per i buoni rapporti che hanno instaurato con i bambini. Vorrei inoltre ringraziare il personale della scuola per la disponibilit e la cortesia nei nostri confronti. Attivit proposte: ben poche perch essendo io linsegnante di sostegno del plesso le colleghe hanno mirato di pi allo svolgimento dei compiti assegnati da loro stesse nel corso della settimana, restava ben poco tempo per lo svolgimento di altre attivit. -giochi di presentazione e di conoscenza tra i bambini; -cartellone Piccole Marmotte e le loro trasformazioni documentato con foto dalla nascita fino adesso; -biglietti augurali di Natale e Pasqua; -maschere di Carnevale con diverse tecniche su cartoncino colorato; -una torta facendola lavorare direttamente dai bambini; -cartoncino di presentazione sempre delle Piccole Marmotte con colori a tempera per il balletto di fine anno; -per finire in occasione della festa di fine anno stato preparato un balletto con protagonisti i nostri bambini insegnato da una nostra volontaria Isabel Davoli.

Workshop della scuola elementare M. E. Lepido. di Anna Pellegrini Sono Anna Pellegrini e quest'anno ho frequentato volontariato nel Work shop della scuola elementare M. E. Lepido.

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Mi sono trovata molto bene, e ritengo che sia stata un'esperienza che mi ha insegnato molto. I bambini hanno iniziato ad affezionarsi a noi volontarie, soprattutto nell'ultimo periodo, ma erano tutti molto carini. Il rapporto con le altre volontarie molto buono, cerchiamo sempre di aiutarci a vicenda. Purtroppo non so se l'anno prossimo riuscir a ripetere questa bellissima esperienza a causa dei vari impegni, soprattutto scolastici. Allo stesso modo, sar un'esperienza che porter sempre con me. Grazie e arrivederci

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Gli Ornitorinchi parlano (anche) napoletano di Laura Panna

Allinizio dei tempi Dio cre il sole e le stelle, la terra e le acque e tutto il resto e ad un certo punto decise che la terra doveva essere popolata da esseri viventi : le creature della terra, gli esseri che volano e gli abitanti degli abissi marini. Fece una bella lavorata, immaginate : esseri a due zampe o a quattro zampe, con la coda o con le ali, col becco o col muso, coi baffi o con le penne... alla sera era veramente stanco ma aveva finalmente finito. Dio, per, era molto ordinato e prima di chiudere bottega decise di riordinare il suo laboratorio e cos facendo si accorse che gli era rimasto un becco danatra, una coda da castoro, un po di pelliccia di lontra, qualche zampa palmata e poco altro : cosa se ne poteva fare ? Non poteva mica far finta di niente e buttare tutto nella spazzatura ! Cos decise, allultimo momento, di mettere tutto insieme e cre quasi per caso una buffa

bestiola a cui gli uomini, che avrebbe creato da l a poco, avrebbero dato il nome di Ornitorinco. Cos millenni dopo, noi del Workshop della Pertini, dopo aver scartato tutti i cartoni animati della stagione, che anche noi grandi nonostante tutto conoscevamo alla perfezione, qualche impronunciabile vocabolo inglese e un paio di nomi dai libri di Harry Potter, come potevamo chiamarci se non Ornitorinchi? In fondo anche noi, come i buffi animaletti australiani da cui prendiamo il nome, sembriamo messi insieme un po a caso : grandi e piccoli, reggiani e non, timidi e casinisti, studiosi e scansafatiche, alti e bassi, grassi e magri e chi pi ne ha pi ne metta ! Poi ci sono gli ornitorinchi del marted e quelli del gioved, gli ornitorinchi veterani del Workshop e gli ornitorinchi novellini... Tutti, in pratica, particolari e unici nel nostro genere... e quando dico tutti intendo proprio tutti : la coordinatrice, i volontari delle Superiori, i ragazzi della Pertini e perch no... anche i bidelli e i professori che incontravamo. Questa stata la nostra fortuna e chiaramente anche la nostra fatica. Non a tutti va sempre di fare i compiti, la pasta di sale, di giocare a calcio o semplicemente di stare in aula, di ascoltare i volontari, di sopportare i ragazzi, di tollerare la confusione, di essere lasciati da soli...

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Cos un giorno gli ornitorinchi hanno anche imparato il napoletano seguiti dallIll.mo, Chiar.mo, Egr. Prof. G.F. originario della bella Napoli e studente alla Pertini che, pensando di impressionarci parlando in strettissimo dialetto napoletano, ha finito per raccontarci le sue esperienze di pizzaiolo, le bellezze della sua citt e le golosit che vi si possono gustare. E hanno anche saputo da R. e M., che sono fratello e sorella, che i matrimoni che si celebrano a S. Domingo sono molto pi festosi di quelli italiani, che si balla e si canta per tre giorni di fila e si mangia a casa dei parenti fino a scoppiare, hanno imparato da A. che con un palloncino e un po farina si pu costruire un anti-stress che ti fa passare anche i nervosi per la prof. di mate..., da V. che un guanto di lattice gonfiato pu diventare una perfetta stella per lalbero di Natale, e tutti insieme hanno sperimentato che studiare con gli altri pu anche essere divertente, che quando le cose le fai insieme agli altri, mettendoci del tuo per raggiungere un qualsiasi risultato finale, ti d fastidio che un simpaticone qualsiasi, passando un giorno qualsiasi dalla nostra stanza, rovini quello che si fatto, sia anche solo il barboso cartellone delle regole. Io, come coordinatrice del gruppo del marted, spero che tutti quanti, ragazzi, volontari e io stessa, abbiamo imparato anche che non sempre si pu fare quello che si vuole ma che nessuno ti deve impedire di dire

la tua, che ogni tanto si pu essere cos tristi ed arrabbiati col mondo da non avere il tempo e il modo di pensare agli effetti delle proprie azioni, che si deve stare attenti a quello che dici perch qualcuno, anche se scherzi, potrebbe rimanerci male... Un pensiero ai volontari che si trovano ad essere alternativamente fratelli maggiori, odiosi professori, avversari competitivi nei giochi, confidenti instancabili per i primi amori... : gli amici, soprattutto quelli grandi come noi, devono imparare ad accettare di essere fatti a pezzi tutti i giorni, tutte le ore, tutti i minuti ma essere sempre pronti a ricomporsi per esserci nel momento in cui i nostri piccoli ci chiedono aiuto, scordando immediatamente la frustrazione, la delusione e la rabbia che possono aver suscitato in noi. Un pensiero alla scuola nelle persone della preside, dei professori, dei bidelli. Ospitare unesperienza pomeridiana extra-scolastica come il WS di Gancio Originale pu rimanere solo una procedura burocratica, un impegno dal punto di vista delle strutture e del personale o pu diventare una ricchezza e un punto di incontro con quei ragazzi che, per motivi diversi, a scuola ci stanno un po stretti, senza fermarsi davanti agli insuccessi scolastici, alla maleducazione e al disinteresse per lo studio ed essere invece pronti ad accoglierli nella loro fragilit, dalle aule ai corridoi, fino in cortile e nelle loro case, sfruttando

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il tanto tempo che passano nella scuola, tempo che qualsiasi altro educatore (esclusi i genitori), dagli psicologi ai volontari di Gancio Originale, non sempre possono avere. Grazie a tutti e in bocca al lupo per il futuro!

dell'impasto durante la cottura senza avere troppa fretta di vederli apparire da subito...! NOTE PER I MENO ESPERTI IN MATERIA: la ricetta pu essere eseguita anche senza essere esperti basta solo seguire attentamente le indicazioni date, dosare bene gli ingredienti, lavorare con un p di olio di gomito quando serve e, se non vi riesce bene la prima volta, riprovate senza mollare mai!

La ricetta del buon volontario di Gancio di Valentina Casoli e Matteo Gozzi

DIFFICOLTA' : 10 con lode TEMPO : 2 ore per settimana INGREDIENTI PER PERSONA : 1 kg(o quintale) di pazienza,1,5 kg di responsabilit, 4 etti di buona volont, 2 ore di tempo, 1 cucchiaio di matematica, d'inglese e grammatica, qualche pizzico di geogarfia e storia. PROCEDIMENTO : mescolare 1 kg di pazienza con due etti di buona volont e aggiungere poi ironia (QB), far rosolare il lavoro d'equipe (o di gruppo all'italiana) a fiamma bassa finch il colorito non diventa fiducioso ed armonioso. A questo punto aggiungere tutta la responsabilit un poco alla volta mescolando bene il tutto. Unire poi le dosi adeguate di matematica, inglese e grammatica a seconda degli ospiti a cui servire la ricetta. Se la compagnia un po particolare non esitare nell'aggiunta di qualche saggio consiglio e di un po di tenerezza. Far cuocere il tutto lentamente ed osservare i miglioramenti

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Workshop alla scuola media Don Pasquino Borghi:un modo per stare insieme di Luana Pensieri

Eccoci qui a raccontarvi che cos il Workshop della scuola media Don Pasquino Borghi. Io sono Luana, responsabile dellesperienza pomeridiana chiamata Workshop, un piccolo laboratorio dove si impara a stare bene insieme, piccoli (i ragazzini), grandi (i volontari) e un po pi grandi (i coordinatori). Personalmente sono tre anni che coordino i pomeriggi di Rivalta e ogni anno unavventura nuova ricca di conoscenze, speranze, aspettative ed emozioni. Tante sono le parole che possono descrivere gli spazi del workshop crescita di tutti i partecipanti, emozioni forti, caos totale ma anche complicit, gruppo e conoscenza. Il tempo vola e i pomeriggi (due alla settimana) si succedono senza avere a volte il tempo di riflettere sullintensit di esperienze come questa. Anche per questo siamo entrati nel vostro giornalino. Partiamo dalla storia: era il novembre 200, quando Elena, Melissa ed io siamo partite a coordinare 18 volontari, che ci aiutavano nella conduzione del gruppo composto da 10 ragazzini.

I volontari sono ragazzi che frequentano le scuole superiori della citt, dunque poco pi grandi dei ragazzi delle medie iscritti al workshop, e questa vicinanza di et e di interessi ci aiuta a sentirci pi vicini ai problemi che si devono affrontare. I coordinatori, psicologi o educatori dellAusl di Reggio Emili, seguono dal punto di vista organizzativo lo svolgimento delle attivit facendo da punto di riferimento anche per i ragazzi e i volontari. Sono coloro che rimangono in contatto con il Preside, gli insegnanti referenti e con i genitori. I volontari danno la disponibilit di due ore la settimana al mondo del workshop, lasciandosi attraversare dalle mille emozioni che si incontrano. Siamo unisola di relazioni aperte che vive in continua evoluzione. In questo periodo di tempo ci siamo conosciuti, ci siamo scontrati, abbiamo imparato a stare insieme, destreggiandoci tra compiti e attivit varie. Ed ora siamo qui per parlarvi di noi, del nostro spazio- scuola. Col tempo alcune volontarie, studentesse delle scuole medie superiori, hanno dovuto abbandonare a causa di impegni personali e non hanno potuto partecipare a questo scritto. Altre ragazze, invece, sono appena arrivate, e stanno per diventare parte del grande gruppo. Anche loro non sono riuscite ad entrare nei nelle nostre riflessioni. Altre sono state malate nel periodo di redazione. Cogliamo loccasione per salutarle con un ciao! Grazie di esserci, essere arrivate, essere passate a Chiara C., Sara F., Stefania, Giorgia, Chiara N., Benedetta, Valentina!!!! Quando ho chiesto a ragazzi e volontari cosa avevano da dire rispetto al tempo passato insieme . Bh si sono messi allopera, quindi.la parola ai protagonisti!!! ELENA (COORDINATRICE): questa per me stata unoccasione di sperimentarmi in un nuovo ruolo, con diverse responsabilit, giocandomi in una posizione di leader di un

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gruppo di volontari e ragazzi. Un momento di forte crescita, verso il diventare adulti. ELENA (VOLONTARIA): Ciao! Io sono Elena, ho 17 anni, e sono una volontaria del Gancio, da questanno. Ho iniziato circa due mesi fa e mi sono subito trovata a mio agio. Il nostro compito quello di aiutare i bambini a svolgere i compiti pomeridiani, ma non credo sia solo un fatto di compiti, credo che, sotto sotto, esista qualcosa che va al di l del semplice fatto scolastico. Mi spiego: quando li vedo, quando ci parlo, come se una parte di me si realizzasse, ed inoltre, penso che laiuto sia reciproco. Credo che quello che si crea in quelle stanze, in quelle due ore di pomeriggio, sia un vero rapporto di amicizia SARA (RAGAZZA): Per me il workshop un luogo dove ci si trova per fare i compiti e stare con gli amici e per divertirsi. E per me il secondo anno e spero di venirci anche lanno prossimo perch ho tanti amici. Sara CHIARA C. E ANNALICIA (VOLONTARIE): ciao siamo Chiara & Annalicia. E' il primo anno che lavoriamo all'interno del Workshop; un'esperienza nuova e interessante che ci arricchisce interiormente ma ci fa anche divertire! Tutti i bambini sono molto simpatici, anche se inizialmente erano chiusi e riservati. Con il tempo si instaura un rapporto di fiducia, comprensione e amicizia tra i volontari e i ragazzini. Questo fatto molto positivo perch aiuta il bambino ad aprirsi superando la paura di dialogare e di confrontarsi con coetanei ed adulti. Siamo molto felici di aver preso parte a questa iniziativa, bello dedicare un po del proprio tempo libero a bambini che con la loro spensieratezza ti regalano ad ogni incontro tanta felicit!!! MATTEO (RAGAZZO): ciao sono Matte: e molto bello venire qui, non vedo lora che sia di nuovo venerd. Grazie al workshop ho avuto la possibilit di conoscere nuove persone!

Inoltre, grazie a questa iniziativa sono sicuro di svolgere sempre tutti i compiti per il giorno dopo ma soprattutto c qualcuno che mi aiuta volentieri!!!!!! La cosa pi interessante e che si gioca!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! GESSICA E MONICA (VOLONTARIE): L'esperienza del Workshop molto interessante e ci consente di aumentare la nostra capacit di rapportarci con i ragazzi ed sicuramente un'attivit positiva. Questa nuova esperienza riesce a riportarci ai nostri ricordi di un'infanzia alla quale siamo ancora molto legate e per questo vogliamo che i ragazzi si trovino bene con noi, perch tutto ci rimarr una parte di loro Done e Mony FILIPPO (VOLONTARIO) E DAVIDE (RAGAZZO):Il workshop un'attivit pomeridiana che si svolge al marted e al venerd durante la quale un gruppo di volontari aiuta noi ragazzi a svolgere i compiti; ma non soloDopo infatti si gioca, si scherza e si rimane in compagnia fino a che non viene il momento di tornare a casa (sigh! n.d.r.)(YUHUU! d.r.). Filippo e Davide CRISTINA (VOLONTARIA): un momento piacevole, che ogni marted condivido con bambini che fino ad ora non conoscevo. Questo lavoro mi ha permesso di poterli aiutare, star loro vicino e avere un rapporto di amicizia che ogni volta mi porta ad affezionarmi sempre di pi a loro. Infatti durante la settimana spesso sento la loro mancanza, perch i bambini anche se piccoli, sanno trasmetterti molte sensazioni e ogni volta lasciano dentro di me qualcosa di nuovo. Penso che il volontariato faccia crescere sia me che loro e che sia unesperienza che rimane dentro. Cristina

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STEFANO (RAGAZZO): Per me il workshop un divertimento perch si fanno i compiti e poi si fa merenda si gioca tutti insieme e ci divertiamo un casino! Ciao da Stefano AGNESE (VOLONTARIA): uniniziativa stupenda che d la possibilit a noi volontarie di aiutare i bambini a fare i compiti. Oltre a questo ci d la possibilit di conoscere nuove persone con le quali si pu instaurare un bel rapporto, si pu ridere e giocare Io mi diverto tanto ma soprattutto imparo nuove cose che non mi ricordavo pi. Stare insieme mi piace molto e mi piace molto guardare i bimbi e vedere che come me si divertono. Penso proprio che rifar unesperienza del genere!!! Agnese VELI (RAGAZZO): Per me il WORKSHOP un divertimento, perch ci sono delle persone con cui mi diverto molto. <<<wwwwww>>> JUVENTUS, Vili FRANCESCO (VOLONTARIO): Per me il workshop una possibilit, la grande possibilit di aiutare gli altri. Se poi questi "altri" sono dei simpaticissimi ragazzini, tanto simpatici quanto bisognosi daffetto e damicizia, questa possibilit diviene un'occasione unica per tornare indietro nel tempo e condividere insieme a loro problemi e sogni che in passato appartenevano anche a me. Francesco KATIA (RAGAZZA) Per me il workshop unattivit dove ci si aiuta a fare i compiti, si fanno feste, giochi e si costruiscono tante cose. il secondo anno che partecipo al workshop. Questanno mi piace di pi rispetto allanno scorso, perch sono fatti miei!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Scherzavo, mi piace perch le ragazze sono simpatiche e ho tanti amici!!!??? CIAO BY LA GRANDISSIMA KATIA ERICA (VOLONTARIA): Mi piace molto venire qui, un modo per aiutare dei bambini che hanno difficolt e contemporaneamente ti confronti con loro, coi loro problemi e le loro fatiche. Si ascoltano e si cerca di dar loro consigli o an-

che di farli solo sfogare. un modo per confrontarti con te stesso, si cresce, grazie anche a quanto ti fanno sentire importante. Ciao Erica ERICA (RAGAZZA): Per me il workshop un posto dove passare il tempo divertendosi, giocando e facendo i compiti. Il workshop. divertente perch giochi con chi vuoi! SIMONA (VOLONTARIA): Il workshop come una grande famiglia che aiuta tutti i ragazzi coinvolti, grandi e piccoli, a trascorrere un paio di ore in un ambiente sereno e amichevole. Inoltre, a noi volontari, d anche la possibilit di renderci utili e di ottenere un riscontro diretto pi che positivo coi ragazzi con cui condividiamo i pomeriggi JACOPO (RAGAZZO): Per me il workshop divertirsi assieme ai volontari, giocare coi miei amici, farsi aiutare nei compiti difficili. A me piace venire al workshop solo alcuni giorni, perch certe volte ci sono giochi che non mi piacciono! ALESSIA (VOLONTARIA): Ciao a tutti!!!! Sono Alessia, ho iniziato solo da questanno a frequentare questo workshop e devo ammettere che stata, ed tuttora, unesperienza molto positiva. Sono partita con lintenzione di dare anima e corpo a questi ragazzi e come immaginavo mi ci sono affezionata un totale. Stanno diventando tutti molto importanti, ma quella che sento pi vicina una ragazza piena di spirito, simpatica e molto, molto dolce. Questa attivit, per me, risultata molto positiva, coronata da giorni meravigliosi. Sono molto felice e orgogliosa della scelta fatta! Un bacione Alessia!!! PAMELA (RAGAZZA): Mi piace molto venire al workshop, perch faccio i compiti e mi diverto, specialmente con Alessia SILVIA (VOLONTARIA): il mio primo giorno di workshop, un luogo, secondo me, dove noi volontari abbiamo la

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possibilit di aiutare ragazzi che hanno bisogno di ritrovare una loro serenit e stima in campo scolastico e di amicizia. Ma penso che sia unopportunit per noi, perch lo stare con questi ragazzi unoccasione per imparare da loro, per stare con altre persone, una delle cose positive della vita! Ciao Silvia! AL NDAO (RAGAZZA); MELISSA (VOLONTARIA, E COCOORDINATRICE): Ciao!! Siamo Alndao e Melissa e siamo qui a raccontarvi perch facciamo parte del Workshope , di conseguenza, perch ci piace!!! Perch ci piace il Workshop, Al Ndao?? Beh, qualcosa ci dovremo pur scrivere su questa pagina, no? Ok, visto che non mi dici ancora niente comincio io!!! Mi chiamo Melissa , ho 19 anni e al Workshop sono una volontariauna di quelle arpie che obbligano i "poveri" studenti a restare concentrati sui compiti.beh, in teoria!! Fondamentalmente partecipo a questa attivit perch mi diverto un sacco!!! Conosco nuove persone (sia tra i volontari che tra i ragazzi), tengo allenata la mente su materie e problemi scolastici che (per fortuna!) non mi riguardano + in prima persona e poi ci sono i giochicredo che spesso ci divertiamo quasi di pi noi volontari che i ragazzi a farlima se no quando , e come , ci divertiamo??? Ah , forse ho tralasciato un particolare: io lavoro molto spesso assieme ad Anna (o Alndao, come preferite voi) che buona e generalmente ( non montarti la testa con tutti questi complimenti, Anna!!!!) mi ascolta a volte. Ma Anna dove sei finita ??????Non ti dileguare adesso che il tuo turno!!!!!! Se questo che vuoi ti inseguir per tutta la scuola!!! Eccoti qua, ti ho recuperata ! Cosa mi dici Anna del Workshop? E cosa ti devo dire? Mi chiamo Al ndao e ho 13 anni. Ah, mi piace venire al Workshop perch mi diverto: mi piacciono i

giochi e le attivit che facciamo qui. Mi piace anche fare i compiti al computer e mi diverto con gli altrianche se non sembravero? Eh, s. Cercate di tirarvi gli oggetti tutto il tempo!!! ma dai che sto scherzando !!..Ve li tirate solo ogni tanto S , smettila di prendermi in giro, per ! Non mi permetterei mai! Comunque dimmi: a cosa pensi che serva il Workshop?se pensi che serva a qualcosa!!! Ma s che serve ! Serve perch si fanno i compiti cos le prof. e i genitori sono contenti, e poi si imparano cose nuove e pi divertenti e si conoscono degli amici!! Wow che giudizio positivo! Adesso non ti faccio pi parlare cos non sbucano gli aspetti negativi! Ok, il nostro articolo finitonon credo che diventeremo delle grandi giornalisteaddio al premio Pulitzer..(si scriver cos????) Saluti dal Workshop di Gancio Originale!!! Ciao ciao, Al ndao, Melissa e tutti noi
Dal giornalino della scuola media don P. Borghi

Insieme Alla Scuola, Insieme Agli Altri di Luana Pensieri

Il Workshop ha iniziato a far parte delle attivit extrascolastiche della scuola media Don Pasquino Borghi di Rivalta nellanno scolastico 99/00. I risultati positivi ottenuti nellanno di sperimentazione e nellanno successivo hanno permesso la prosecuzione di questi laboratori di restaurazione o riparazione, il cui obiettivo

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principale offrire a ragazzi uno spazio scolastico in cui riescano a stare bene. Questanno inauguriamo il terzo atto, in una realt scolastica che ci accoglie e ci sostiene e dalla quale abbiamo ricevuto lonore di entrare nel giornalino della scuola, presentandoci come: un progetto rivolto ad un piccolo gruppo di studenti che frequentano la scuola media, un luogo dincontro tra alunni delle scuole medie e volontari (studenti delle scuole medie superiori della citt e studenti universitari che dedicano due ore la settimana per accompagnare i ragazzi nellesperienza del workshop), coordinati da uno psicologo dellAusl. Un luogo nostro che dobbiamo ricostruire insieme, diverso dagli anni passati, ma sugli stessi obiettivi: stare bene. Ogni anno il micromondo del workshop diverso perch i ragazzi e i volontari cambiano e crescono creando occasioni di relazione sempre diverse. Questanno il numero di partecipanti quasi raddoppiato, da sei ragazzi siamo arrivati a undici, con una frequenza costante per buona parte di loro. Allinterno della scuola media Don Pasquino Borghi, si sono attivati, nellanno 2001/02, due progetti: Workshop accoglienza Progetto linguistico volto a lavorare con ragazzini stranieri al fine di aiutarli nella comprensione della lingua italiana. Offrire loro il maggior numero di strumenti per affrontare la vita di tutti i giorni, da un punto di vista linguistico ma anche culturale. Il percorso di formazione avviene attraverso giochi e attivit ludico-pratiche come il fare la spesa o leggere e tradurre le canzoni pi ascoltate, cercando di attirare lattenzione dei ragazzi su argomenti piacevoli.

Il progetto stato attivato per due ragazzini: una senegalese con difficolt di comprensione e di espressione, e un albanese con problematicit pi da un punto di vista della sintassi. Il diverso livello di conoscenza della lingua, la grande distanza culturale fra i due ragazzini e la provenienza dalla stessa classe hanno reso difficoltoso riuscire a lavorare su obiettivi comuni. Inoltre forti erano le tensioni adolescenziali tra i due e spesso la dinamica diventava esplosiva. Col tempo il progetto linguistico ha visto cambiare la sua direzione verso obiettivi relazionali, ritrovando importante un inserimento nel grande gruppo piuttosto che lapprofondimento dellitaliano nel piccolo contesto. Nel tempo si visto il cambiamento positivo di entrambi i ragazzini, che hanno imparato, anche se un po a fatica, a stare bene in mezzo agli altri. Workshop Progetto che si pu definire un laboratorio dove si prova a riparare lautostima dei ragazzini che spesso si presenta logorata. Gli obiettivi generali della costituzione dei workshop si possono classificare nella categoria prevenzione secondaria e terziaria del disagio giovanile attraverso lintegrazione relazionale, scolastica e linguistica dei bambini e dei ragazzini dellet dobbligo scolastico. Tali finalit generiche si articolano in mete pi specifiche quali: creazione di momenti aggreganti per promuovere le abilit dei singoli al fine di accrescere la loro autostima, realizzazione di occasioni di socializzazione, offerta di spazi di riflessione, possibilit di arricchimento della loro

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consapevolezza nei confronti delle opportunit date ai giovani. uno spazio in cui i ragazzini hanno la possibilit di conoscere una realt diversa, una realt piena di fratelli/sorelle maggiori (i volontari del Gancio, studenti delle scuole superiori), che li aiutano e stanno insieme a loro. Questo spazio questanno cresciuto e siamo riusciti a lavorare molto anche dal punto di vista della relazione. I volontari che hanno partecipato alle attivit hanno dimostrato una capacit di relazione davvero straordinaria. Alcuni frequentavano il Liceo Moro, altre lo Scaruffi e la maggior parte lIstituto Tecnico Femminile (ITF) Tricolore a Rivalta. Pur essendo ragazzi alla prima esperienza di volontariato nel workshop, e pur trovandosi in situazioni difficilmente gestibili hanno dimostrato di essere davvero bravi sia nella lettura delle dinamiche relazionali sia nella capacit di instaurare un rapporto forte coi ragazzi. Ringraziamenti per Elena, Alessia, Gessica M., Filippo, Francesco, Erica, Silvia, Giorgia, Simona, Gessica D., Monica, Chiara Cav., Annalicia, Valentina, Cristina, Agnese, Chiara Cac., Sara, Benedetta e Chiara N. Il coordinamento ha subito nel corso del tempo alcuni cambiamenti. Inizialmente i coordinatori erano tre: la Dott.ssa M. Elena Curti, tirocinante della facolt di psicologia di Bologna, che coordinava il marted pomeriggio, Melissa Scolari (alla quale mando un sentito ringraziamento per la sua costanza e capacit nel lavorare coi ragazzini) volontaria e studentessa universitaria che coordinava il progetto linguistico, ed infine la sottoscrit-

ta, borsista di Gancio Originale, che coordinava il venerd pomeriggio. Linee guida diverse possono ostacolare la possibilit di tenere le redini di un gruppo troppo vivace. Nella met di marzo la sottoscritta ha sostituito Elena al marted, momento in cui terminava il suo percorso di tirocinio. La possibilit di avere un unico punto di riferimento ha agevolato la crescita del gruppo sia fra volontari sia fra ragazzini. La grande avventura dei Cotechini (nome del gruppo di Rivalta, scelto dai ragazzi stessi), iniziata a novembre ed terminata a maggio con la Festa dei Workshop presso lIstituto tecnico Zanelli, a Coviolo. Lungo il cammino sono state fatte feste, abbiamo utilizzato giochi di squadra per far interiorizzare loro le regole di gruppo, abbiamo creato murales su fogli, disegni a tempera, cartelloni, fotografie, oggetti di pasta sale, scritto filastrocche, poesie e un articolo sul workshop. Abbiamo realizzato con loro un grande libro che racconta la nostra storia e tante altre invenzioni, per stimolare la loro creativit e aumentare la loro autostima. Siamo andati insieme a prendere un gelato e spesso si faceva merenda a met pomeriggio. Anche questanno finita chiss il prossimo anno.

Io e il volontariato. di Zini Alessia

Allinizio di novembre, tramite la scuola, ho iniziato unattivit a me sconosciuta: IL VOLONTARIATO.

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Subito ero un po titubante su questa attivit, ma dopo vari incontri con persone che sapevano gi cosa comportava il volontariato, ho deciso di provare questa esperienza! In un primo momento avevo paura di non essere allaltezza ma dopo i primi marted passati con i ragazzi con cui dovevo trascorrere due ore, ho capito che lunica cosa da fare era essere se stessi. I primi marted ha conosciuto in modo approfondito i ragazzi, ho giocato con loro, li ho aiutati a studiare e, la cosa che pi mi interessava, ho cercato di diventare loro amica Bh secondo me ci sono riuscita!!!! Ho trascorso assieme a loro momenti unici e magnifici sono bambini con tantissima qualit, tra cui la dolcezza e la sensibilit. Con loro ho svolto una marea di attivit: la pasta sale, antistress, cartelloni, caccia al tesoro, siamo andati a mangiare il gelato, abbiamo giocato a calcio e pallavolo, abbiamo fatto gli addobbi natalizi e per Pasqua tutte queste attivit mi hanno dato modo di capire e aiutare, con il mio amore, questi bambini che hanno bisogno di molto affetto. Assieme a loro ho passato anche momenti un po negativi perch non sempre sono dolci e affettuosi, certe volte erano vivaci e un po scontrosi ma ho imparato a comportarmi di conseguenza!!! Ho instaurato con loro un rapporto stupendo, soprattutto con P. e J. P. una ragazza molto affettuosa (non sempre) e le ho voluto molto bene fin dai primi giorni, una ragazza bisognosa daffetto e dattenzione, dinamica e piena di voglia di fare. Si attaccata molto a ma e io a lei, spero comunque di vederla questa estate.. J. e invece un ragazzo estroverso, pieno denergia e con moltissime doti, tra cui la simpatia, la spontaneit e

la sua grinta. Di lui mi ha colpito la sua capacit di farsi voler bene e di cercare attenzioni. Anche gli altri sono stati e sono persone che mio rimarranno nel cuore, ognuno di loro con le proprie caratteristiche e modi di fare. Il volontariato me stato molto utile per vari motivi, tra cui il pensare che esistono, vicino a noi bambini e persone che non vengono aiutate e ascoltate e che, con un minimo di aiuto e un minimo sorriso, diventano i bambini pi felici del mondo. Spero di riesserci lanno prossimo e colgo loccasione di questa lettera per salutare tutti i volontari, tutti coloro che hanno organizzato questa super attivit e soprattutto i bambini, il nucleo del volontariato. UN MEGA BACIO.

Il mondo dei bambini di Gessica Donelli Quella di questanno stata la mia esperienza di volontariato con i bambini delle medie di Rivalta e credo che il Gancio mi abbia dato la possibilit di affrontare, capire ed aiutare i bambini bisognosi. Bastava dare loro un suggerimento su come svolgere al meglio i compiti assegnati e un sorriso che subito si affezionavano ai volontari e noi a loro. Credo sia stata unesperienza unica che mi ha insegnato a guardare con occhi diversi il mondo dei bambini. Allinizio devo ammettere che stato un po complicato af-

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frontarli perch bisognava provare ad entrare nelle loro menti e capire quello che pensavano nei nostri confronti, se ci vedevano come estranei o come amici. Presto ho capito che quello che li rendeva pi felici era una parola di conforto da parte di noi volontari nei momenti pi tristi e nientaltro. Ogni settimana cera la possibilit di star con loro 2 ore e noi volontari ci alternavamo in 2 giorni della settimanac chi ci andava il marted e chi come me il venerd. Mi sono affezionata a tutti i ragazzini ma in particolare ai maschi anche se erano spesso i pi caotici e vivaci. Lanno prossimo ripeter sicuramente il volontariato ma ho scoperto ultimamente che nel mio paese esiste il centro Damiel per ragazzi con problemi fisici e psichici e sarei curiosa di provare questa esperienza! Volevo ringraziare tutte le collaboratrici del Gancio e in particolare Luana che con la sua pazienza ha sempre saputo tenere sotto controllo la situazione!

Accompgnati dal workshop. di Melissa Scolari

Eccoci qua! Un altro anno di workshop finito ed ora di tirare le somme. E stato un anno veramente stranissimo questo, la mia vita stata rivoluzionata e limpegno con il Gancio stato risuc-

chiato dentro il vortice degli eventi. Ma partiamo dallinizio Settembre: come ogni anno ricomincia la scuola.no! La scuola finita, lesame di maturit andato bene e adesso bisogna pensare alluniversit!! Cosa fare, cosa fare: mamma mia che frustrazione! Sono decisa, ho scelto! Ho scelto un corso a numero chiuso. Il test a fine settembree se non mi prendono cosa faccio??? Almeno ho una consolazione: anche i miei amici sono rosi dai dubbi, significa che non sono solo io a farmi dei problemi esistenziali! Poi un giorno incontri la Lu (o dottoressa Pensieri, come preferite) che ti chiede se continuerai a fare volontariato anche questanno ma certo!!!!!!! la risposta istintiva, se ho tempo si aggiunge poi Sto raccontando questa semi-stupida storiella per arrivare ad affermare che, in ogni caso, il Gancio sembrava rappresentare uno dei pochi punti fermi nella situazione di instabilit e plateale disorganizzazione in cui mi trovavo. Alla fine il test lho superato e luniversit cominciata, esce lorario ed pienissimo! La frequenza obbligatoria ma per fortuna ho il venerd libero, mi telefona Mariella (Cantini, N.d.A.) e le do la disponibilit! Qualche giorno dopo arriva il responso: Rivalta!! Dopo due anni alla Dalla Chiesa si cambia ambiente: struttura nuova, ragazzini nuovi, volontari nuovi: nuova sfida!! Primo giorno di workshop: arrivo veramente carichissima: dopo tre anni di Gancio penso di averle viste ormai tutte e sono fondamentalmente convinta di potermela cavare in qualsiasi situazione! Inoltre c da fare un po di workshop daccoglienza (o laboratorio linguistico) con due ragazzini stranieri e lidea mi piace un sacco anche se so questo non sar facile! Devo dire che ci ho messo veramente poco a disilludermi! Per un attimo avevo dimenticato che ogni workshop unav-

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ventura nuova e che lesperienza accumulata non mai abbastanza. I ragazzi avevano problemi differenti da quelli dei ragazzini che avevo seguito negli anni precedenti e anche con i volontari il rapporto si presentava molto differente: avevo tre anni in pi della maggior parte di loro e ho avuto limpressione che per i primi tempi mi vedessero veramente come una nonna (termine tipico del linguaggio giovanile: chi nonna davvero non si offenda! Le nonne sono tra le cose pi belle del mondo!!!) La nuova sfida cominciata, con tutto ci che un workshop comporta: imparare a conoscersi e, a volte, a sopportarsi, conquistare la fiducia reciproca, essere messi costantemente alla prova, organizzare le attivit (dai compiti, allutilizzo dellaula computer, dalla caccia al tesoro ai cartelloni e agli antistress), porre regole, dedicarsi attenzione, etc etc La situazione si evolveva, con lentezza ma con costanza, facendo ben sperare per i risultati conclusivi. A questo punto iniziano le note dolenti del mio personale racconto: comincia il secondo semestre alluniversit e, come se non fossero bastate quelle del primo, si aggiungono altre materie e io scopro di non avere pi nemmeno un pomeriggio libero. Compromesso con me stessa: vado al workshop ogni due settimane e frequento le lezioni nelle altre. Purtroppo ho scoperto a mie spese che non facile finire lezione e rifiondarsi a casa in mezzora da Modena, e non era nemmeno tanto semplice perdere tante lezioni, poich la frequenza era obbligatoria all80% e il prof. ha una memoria praticamente elefantiaca per i presenti (credo che sappia i nomi dei 200 studenti ad uno ad uno!!!). Tra lezioni, treni persi e piogge torrenziali ho cominciato a frequentare il mio workshop sempre meno: credo di essere riuscita ad andarci 56 volte in tre mesi ed ogni volta che arrivavo mi sentivo

come se avessi perso un pezzo del film, come se mi mancasse lanello della catena che mi faceva capire il perch la situazione si era evoluta in quel modo. Mi sono mancati tantissimo i miei mostriciattoli in questi tre mesi: io sono fatta cos: mi affeziono tantissimo alle persone e non mi piace per niente lasciare le cose a met! E pensare che di solito sono quella che non ama le persone incostanti!! Credo che sia per questo che mi rimasto un certo senso di insoddisfazione per il mio lavoro di questanno: il workshop per me sempre unesperienza bellissima, con tutti i suoi pro ed i contro: la testimonianza che il lavoro con gli altri d a te sicuramente tantissimo e certamente pi di quanto tu possa dare loro!! Lieto fine di questa storiella: mi sono giunte voci che il gruppo migliorato tantissimo! Una parola speciale per i due ragazzi stranieri (sono quelli che ho seguito di pi, non se ne abbiano gli altri naturalmente!) : V., il ragazzino albanese, si inserito benissimo nel gruppo e gi dalla met dellanno scolastico parlava italiano quasi meglio di me! A., la ragazzina senegalese, mi ha telefonato laltro giorno dalla scuola dove si festeggiava la fine dellanno scolastico con il pranzo del workshop (cui io non ho potuto partecipare per colpa di un esame: figuriamoci!!): stata dolcissima e proprio in questa occasione mi sono resa conto di quanti e quali progressi abbia fatto con litaliano: se non fosse stato per la sua vocina ed il suo accento inconfondibili non mi sarei nemmeno resa conto che fosse la stessa ragazzina che ho incontrato lo scorso autunno per la prima volta!! Queste sono le soddisfazioni che ripagano qualsiasi momento di rabbia o di sconforto durante lanno, quando ti sembra che nessuno ti ascolti o che i tuoi sforzi non portino a nulla di buono.

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Domani ci sar la festa dei workshop e a questa non mancher per niente al mondo!!! Sperando che lanno prossimo lorario delle lezioni sia pi clemente voglio ringraziare tanto Luana e tutti i ragazzi e i volontari che mi hanno sopportata anche questanno e che mi hanno persino aiutata nella realizzazione di una tesina per i miei esami!!! Un ringraziamento speciale anche a chi sar arrivato a leggere sino alla conclusione di questo papiro!! Alla fine se il workshop di Rivalta andato bene una piccolissima parte del merito sar un po anche mia, no? Baci baci a tutti!

Momenti difficili e amore autentico di Marcella Paterlini Ho iniziato l'esperienza del Workshop come psicologa tirocinante il 24 novembre 2001. Da subito, mi sono ritrovata immersa, in una dimensione da me vissuta e lasciata da un po' di tempo ormai... quella preadolescenziale: potendo rivivere, osservando da un altro punto di vista, quella forte pressione istintuale che a questa et domina e sconvolge non solo il rapporto con se stesso ma anche con le altre persone.

Le difficolt che caratterizzano questo normale processo evolutivo vanno a mescolarsi con le problematiche e caratteristiche, individuali e del proprio ambiente di vita e provenienza. Al gruppo hanno dunque preso parte una grande variet di variabili...!. Il gruppo composto da: 6 ragazzi (3 maschi e 3 femmine) provenienti dalle tre classi di seconda media della scuola, da ben 8 volontari, studenti universitari e delle scuole superiori, tra cui una volontaria europea, Martine, si incontrato ogni settimana, il venerd pomeriggio, dalle 15.00 alle 17.00. Gli obiettivi principali dei nostri incontri sono stati: -riconoscere le proprie capacit e saperle utilizzare per rafforzare la fiducia in s; - saper chiedere aiuto e dare aiuto, trovando insieme al gruppo le strategie possibili per affrontare un problema; - saper stare in relazione con gli altri rispettandone le diversit e le caratteristiche; - accettare le regole. E' stato molto difficile seguire un percorso lineare proprio perch la complessit della situazione ha portato a delle rotture che hanno richiesto flessibilit per un intervento e una gestione immediata della crisi e del conflitto. Ci siamo trovati di fronte ad una grande difficolt, soprattutto nella fase centrale del percorso, da parte di alcuni ragazzi a stare nel gruppo: chi ne "usciva" per provocare un'attenzione privilegiata, o chi vi rimaneva rifiutandosi di partecipare alle attivit. Sono sorti conflitti di natura diversa: dove si sono manifestate vere e proprie tendenze sadiche! Svariate sono state le sfide sostenute nei confronti di noi "grandi": l'autorit. Ma alla fine il grande bisogno di amore, di regole, di qualcuno che si prendesse cura di loro, in una situazione tra l'altro di vasta scelta tra modelli di identificazione diversi, e l'impegno, la costanza, la fiducia da parte nostra

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ha consentito a questo gruppo di rimanere integro, portando avanti un progetto comune: lo stare insieme per prendere e per dare qualcosa. Ci sono stati momenti difficili, di sconforto, dove aleggiava aria di disgregazione, ma anche importanti momenti di "verifica" in cui uscita l'identit del gruppo (es: partita a calcio, uscita a mangiare il gelato..). A oggi difficile riuscire ad individuare gli effetti del nostro intervento, probabilmente qualcun altro li potr vedere tra un qualche anno Un dato certo: l'amore autentico con cui stato portato avanti questo progetto, da parte di tutti, sicuramente ha lasciato qualcosa di buono!. Un grazie speciale ai volontari che hanno saputo mettersi in discussione, che hanno creduto fermamente in questo percorso e che mi hanno trasmesso carica ed energia!!

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Cera una volta: tutti a bordo ma proprio tutti di Silvia Arlini Cera una volta, una scuola elementare, che stava in un paese contornato da colline, chiamato Quattro Castella. L cerano tanti bambini provenienti da posti diversi: Russia, Kossovo, Albania, Ghana, Marocco, Senegal, Cina e, mi sono scordata qualche posto? Pu darsi, i bambini erano veramente tanti, pensate, ventidue! A qualcuno venuto in mente che poteva essere bello farli stare un po insieme, non soltanto a giocare, si intende, certo a fare i compiti, aiutati da ragazzi un po pi grandi di loro, a creare e fare festa insieme. Ed ecco, da questo intruglio, nascere due allegrissimi (cera davvero tanta confusione, credetemi) pomeriggi alla settimana di work-shop. Si, lo so, forse ho usato una parola del futuro, ma proprio di work-shop si trattava. Per seguire tutti questi bimbi abbiamo chiesto aiuto a Elisa, Jenny, Monica, Alessia, Cristina, Chiara, Daria, Danie-

la, Gloria, Carmela, Eleonora, Giulia, Lorenza, Silvia, Angela, Martina, Erika, Antonio, Mattia e Sara. Alloccorrenza le maestre della scuola sono arrivate in nostro soccorso, le bidelle hanno portato pazienza, dal palazzo comunale giungeva sostentamento (non solo alimentare): Quanta gente!, direte voi, ma solo chi c stato pu testimoniare che cera proprio bisogno di tutti loro! Infatti allinizio i bambini facevano un po quello che volevano (anche alla fine a dir la verit, ma questa una favola, raccontiamo un bel lieto fine), sembrava di essere ai baracconi ma, pian piano, la pozione magica che io (non mi sono ancora presentata, sono Silvia, e guidavo la baracca verso piacevoli lidi) somministravo gradualmente ai piccoli, ignari di tutto, faceva effetto e voil! Dal nulla si sono materializzati oggetti meravigliosi prodotti da questa combriccola, inviti a feste (in particolare una festa domenicale a Puianello dove si potevano assaggiare specialit culinarie da tante parti del mondo), amicizie fra piccini e piccini, fra grandi e piccini e fra grandi e grandi. Che putiferio! Ma stavolta si trattava di un putiferio produttivo, un contenitore che si riempie di significati, per! Non so come mai mi sia venuto in mente di raccontare il primo anno di collaborazione fra Gancio Originale ed il comune di Quattro Castella sotto forma di favola, probabilmente ho vissuto lesperienza come una sfida: il risultato frutto di

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una mediazione fra aspettative ed esigenze della scuola e lo sperimentato tipo di intervento di Gancio. Come ogni cosa nuova merita di essere migliorata per offrire un servizio di sempre maggior qualit, perch sia un work-shop di accoglienza allimmigrazione significativo.

Ho scoperto un tesoro di Daniela Ligabue

Mi chiamo Daniela ed esprimer con piacere le mie considerazioni sullesperienza di WS alle scuole elementari di Quattro Castella, pur non trovandomi nella posizione di volontaria. La mia partecipazione infatti nasce da una collaborazione con il Comune, e mi trovo ad assistere il gruppo di bambini nello spazio della mensa, fino allarrivo di tutti gli altri volontari. E difficile riassumere in poche righe una anno passato con questi bambini, ma credo che due parole lo possano caratterizzare: ENTUSIASMO ED AFFETTO. Da parte mia ho avuto la fortuna di scoprire come le ore di lavoro possano diventare un piacere, forse per la prima volta nella mia vita, di non attendere con impazienza la fine della scuola! Mi sono ritrovata a VOLER BENE a tutti i bambini, in ognuno dei quali non ho faticato a trovare qualcosa di speciale. E da parte loro, mi sento di aver ricevuto forse ancora di pi: la contentezza di partecipare a questi pomeriggi tutti per loro e un affetto sincero nei miei confronti, che mi ha portato a credere di essere stata fortunata a stare con loro.

Ovviamente non sono mancati i problemi, situazioni difficili, momenti in cui mi sono chiesta quale dovesse essere il mio comportamento pi adatto. Fondamentale per me stato il confronto con la coordinatrice Silvia e il fatto di mettermi spesso in discussione. In conclusione, alla fine di questa esperienza sento di aver ricevuto molto, e leco delle loro voci allegre e delle loro risate nella mia testa (e nei miei timpani!) ne una testimonianza. Infine una considerazione mi ha fatto e mi fa tuttora riflettere: davanti a questi PICCOLI con spesso problemi troppo GRANDI per loro, mi sono trovata a capire in realt che certi miei problemi da GRANDE in realt sono PICCOLI. A questo punto chi aiuta chi? La mia risposta una sola: HO SCOPERTO UN TESORO!

Riflessioni sullesperienza di volontariato di Chiara Codeluppi

Mi chiamo Chiara, ho 23 anni e frequento il quarto anno di Scienze Politiche. Ho incontrato Gancio per caso, quando mia cugina, una maestra della Scuola Elementare di Quattro Castella, mi ha detto: "Hai voglia di fare un po di volontariato? Ci sono dei bambini a scuola da me che hanno bisogno di fare del recupero scolastico". Ho cos conosciuto questo progetto e a marzo di quest'anno ho iniziato a partecipare ai workshop: due pomeriggi la settimana seguivo i bambini delle elementari (circa ventidue) e un pomeriggio i ragazzi delle medie (una decina).

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E' stata la mia prima esperienza di volontariato ed stato molto gratificante lavorare ad un progetto col solo fine di aiutare bambini con qualche difficolt. Mi sono trovata molto bene con gli altri volontari e con la psicologa che coordinava l'attivit: ho lavorato con persone positive e volonterose che anche di fronte ai problemi riuscivano, aiutandosi tra loro, a risolverli. I problemi maggiori li ho incontrati alle medie, dove era davvero difficile creare un rapporto con i ragazzi, che spesso cercavano di allontanarci e metterci alla prova. La nostra una situazione molto particolare, poich questi ragazzi, alcuni gi grandi, con un'identit ormai ben definita, sono in pratica obbligati a seguire i workshop e a stare con noi, ma non a fare quello che chiediamo e l'unico modo per convincerli a partecipare alle nostre attivit riuscire a creare un rapporto di fiducia e rispetto che permetta poi di studiare, giocare e divertirci insieme senza forzarli con qualche "minaccia". Un insegnante, un adulto, un genitore, ha un ruolo ben definito agli occhi dell'adolescente e ha un'autorit riconosciuta: i ragazzi possono fare quello che chiede oppure possono sfidarlo, ma questo, in ogni caso, significa che gli attribuiscono una certa importanza. Ma noi ? Cosa siamo? Vestiamo i panni degli educatori, a met strada tra un fratello maggiore e un giovane tutore: dobbiamo seguirli nei compiti, giocare e insegnargli a fare piccole attivit manuali; ma soprattutto stare con loro e aiutarli ad inserirsi nel gruppo, indicargli i valori in cui credono gli adulti, sostenerli quando incontrano i pregiudizi e le discriminazioni, dargli un po di fiducia quando hanno paura di non farcela a imparare le tabelline o a tirare un calcio di rigore Ai loro occhi siamo solo dei ragazzi che li aiutano al pomeriggio, non abbiamo l'importanza di un maestro o l'autorit di

un padre: per questo che cos difficile convincerli a fare i compiti quando fuori c' il sole, o impedirgli di fare scherzi cattivi ai pi piccoli, insegnargli a rispettare le cose degli altri e a collaborare tra loro. Ma proprio per questo che cos gratificante quando un bambino, uno dei pi problematici, ti chiede di aiutarlo a fare i compiti; quando un ragazzo che in questi mesi ti ha provocato in tutti i modi, dopo aver buttato per terra una cosa tua, si ferma e la raccoglie; o ancora, quando la bambina pi chiusa, quella che ti guardava dubbiosa e non sapeva fino a che punto fidarsi di te, l'ultimo giorno, al momento dei saluti, all'improvviso ti abbraccia e ti bacia con gli occhi lucidi. Ci si nutre di briciole, ma alla fine dell'esperienza hai la pancia piena lo stesso Il bilancio positivo, ma faticoso perch si tratta di un rapporto tra due parti: i bambini e il volontario. Quando ci si avvicina all'altro, prima ancora di agire su di lui, si opera su se stessi: per avere un comportamento corretto e adatto allo scopo che ci prefiggiamo, dobbiamo analizzarci e modellarci. I ragazzi possono voler provocare noi direttamente, ma noi dobbiamo filtrare la nostra reazione istintiva per renderla "terapeutica": o saremmo solo uno dei tanti adulti con cui hanno dei contrasti e non i volontari che hanno scelto di stare con loro e aiutarli nelle loro difficolt. Per questo motivo Gancio mi ha dato moltissimo e mi ha fatto riflettere su me stessa, sul mio carattere e sul mio comportamento. Visti i risultati ottenuti, le "briciole" di cui parlavo prima, credo che il mio lavoro sia servito, ma di sicuro quest'esperienza servita molto a me. A settembre, anche se avr pi impegni di quest'anno, ritaglier il tempo per quest'attivit perch voglio vedere come stanno crescendo "i miei ragazzi" e conoscere quelli che inizieranno allora.

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Vorrei fare un ultimo commento sulla convivenza tra i bambini di varie culture che frequentavano i workshop. Ho sentito pi volte insulti razzisti tra i ragazzi delle medie, dove gli stranieri erano una minoranza: credo che questo sia dovuto al fatto che i giovani immigrati erano stati inseriti in classi gi formate, tra ragazzi italiani grandi e quindi non abituati al "diverso". E' stato difficile parlarne con loro e non so quanto le nostre parole li abbiano convinti. Personalmente era molto triste vedere questi contrasti tra di loro, perch era come se questi non fossero veri problemi per loro e non facessero altro che imitare stereotipi adulti. Alle elementari invece erano tutti stranieri e vedere questi bambini, una raccolta di tante culture da tutto il mondo, giocare tra loro, serenamente, scherzando o bisticciando, e s facendo distinzioni, ma solo per il carattere e non per la loro origine o il colore della pelle, mi ha dato una grande speranza e fiducia nella possibilit di un mondo futuro multicolore e tollerante.

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I primi passi: workshop alla scuola media di Quattro Castella di Silvia Arlini Il progetto, gi parzialmente sperimentato alle scuole elementari dal novembre 2001, si ampliato anche alle scuole medie di Quattro Castella a partire da marzo 2002. Una fruttuosa collaborazione fra il Comune di Quattro Castella e Gancio Originale ha dato vita a due nuovi workshop in una realt periferica. Laccoglienza dedicataci dalla scuola stata eccellente, pienamente in accordo con gli intenti con cui si pensato ai work-shop: insegnanti pronti a cogliere limportanza di esperienze alternative da offrire a ragazzi, non solo compiti scolastici, dove questi ultimi sicuramente non eccellono. Interessanti proposte, nate da un incontro proprio con gli insegnanti, hanno facilitato la stesura di un programma che si intende svolgere nellanno successivo, una progettualit che siamo consapevoli dover modificare sulla base del gruppo che si costituir. Certo, ci in cui ci siamo concentrati in questi due mesi e mezzo stato la

creazione di unidentit di gruppo, obiettivo che passa necessariamente attraverso la conoscenza dei singoli. I singoli in questione hanno testato noi, coordinatrice e volontari, prima di giudicarci allaltezza di tenere il gruppo: attraverso contatti fisici (siamo state picchiate), comunicazione verbale (parolacce ed offese che traevano spunto da molteplici argomenti), agilit (fughe e rincorse per il cortile della scuola), incontro/scontro sui compiti (c chi non ha mai portato la cartella!), fraintendimenti (bugie, bugie, bugie). Episodicamente abbiamo avuto dimostrazione di interesse nei nostri confronti: c chi si lasciava andare a parlare di cose personali ( nata una coppia fra i ragazzini), chi ci sfidava a giochi di abilit (la settimana, ma io ho vinto), chi non saltava un incontro, chi ci salutava per le vacanze estive con un pugno (buon modo perch ci ricordiamo di lui, almeno finch il livido persister). In conclusione: una partita ancora molto molto aperta, siamo soddisfatti di averla aperta! Vedremo.

Le parole dei volontari di Quattro Castella di Silvia Arlini Ultimamente i giovani sono considerati persone superficiali questa ora trascorsa in com-

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pagnia di questi bambini prova che non cos. Non penso che in due ore si possa fare molto ma ognuno di noi ci mette il cuore in quello che fa, daltronde sarebbe impossibile non farlo, perch quando i loro occhini si appoggiano sui nostri, lanimo si riempie di gioia e il nostro unici pensiero quello di renderli felici, almeno solo un momento. Con questa piccola riflessione auguro a tutti un buon Natale. Penso che quella del Gancio Originale sia unesperienza molto interessante e che arricchisce molto. Mi piace molto stare con questi bambini, aiutarli e giocare con loro anche perch penso che se coperti di attenzione ed affetto possano comunicarti molta gioia. Secondo me questa esperienza molto interessante perch stare a contatto con i bambini comunica un senso di gioia e serenit e ti aiuta anche a crescere. E bello aiutare a fare i compiti e sapere che stai facendo qualcosa per qualcuno, che li stai aiutando nelle difficolt. In pi molto divertente giocare con loro perch riesci a capire la loro personalit e il loro carattere divertendoti allo stesso tempo.

Per me il progetto Gancio Originale una cosa molto bella, non solo per i bambini che vengono aiutati e si sentono partecipidicono che una cosa positiva anche per noi ragazzi perch ci rendiamo disponibili ad aiutare il prossimo. Io penso che questa sia unattivit molto bella e nello stesso tempo formativa perch, oltre a divertirti con i bimbi, capisci che puoi aiutarli a migliorarsi e a sentirsi partecipi e ascoltati come in altri luoghi semmai non si sentono. Stare insieme ai bimbi mi sempre piaciuto e aiutare anche quelli meno fortunati di me mi rende felice e mi d un sacco di soddisfazioni. Stare insieme ai bambini questa scuola mi da tanta spensieratezza e gioia. Poi anche i bambini hanno voluto aggiungere qualcosa: stare a scuola con la maestra divertente. Quando vengo qua sono felice.

E la sfida continua di Daniela Ligabue

Racconter la mia esperienza di WS alla scuola media di Quattro Castella dove, come collaborazione con il Comune, seguo i ragazzini nellorario della mensa, fino allarrivo dei volontari, momento in cui, finite le mie ore di lavoro, comincia il mio ruolo di volontaria. Il fatto di poter prolungare il

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mio lavoro con il volontariato nello stesso luogo, ritengo sia una bellissima opportunit, che integra unesperienza con laltra e mi offre loccasione di approfondire la conoscenza dei ragazzini. Lattivit di WS in questa scuola cominciata questanno in via sperimentale, ed partita negli ultimi mesi dellanno scolastico, di conseguenza un bilancio dellesperienza non pu che essere relativo, considerando il breve periodo di attivit. In ogni caso vorrei tentare di riassumere questa breve esperienza, che per me stata una vera e propria SFIDA. Parlo di sfida perch ci siamo trovati di fronte un gruppo di ragazzini pre-adolescenti, con tutte le problematiche legate allet e al loro contesto personale, per cui lapproccio con noi volontari non stato immediato. I ragazzini per primi sembravano porsi nei nostri confronti con un atteggiamento di sfida, a volte provocatorio e a volte di chiusura. Se tutto si fosse fermato l, avremmo sicuramente registrato una penosa sconfitta, soprattutto perch avremmo chiuso loro ogni porta in faccia. Fortunatamente siamo andati oltre, abbiamo rinunciato ad un riconoscimento totale ed abbiamo dato valore ai singoli momenti, ai segnali lievemente percepibili. Ed cos che ho scoperto, come credo anche gli altri volontari, un nuovo metodo: quanta dolcezza dietro a comportamenti aggressivi, quanta frustrazione nellessere considerati diversi e quanta voglia di essere per una volta considerati speciali. E stata unesperienza che mi ha coinvolto molto; mi ha fatto riflettere sul fatto che questi ragazzini in realt sono diversi da come sono generalmente visti e mi ha disilluso sui risultati plateali, facendomi scoprire la gioia di brevi ma ,per me, grandi riconoscimenti.

Quindi non dobbiamo mai smettere di metterci in gioco, perch questi ragazzini, che abbiamo scoperto essere SPECIALI, la SFIDA CONTINUA!

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Cadelbosco Sopra : unesperienza pilota di attivazione delle risorse presenti sul territorio di Lorena Agazzi

Il diario di bordo del gruppo volontari Il gruppo volontari nasce in maniera spontanea grazie ad un tam tam promosso da Mariella Cantini e attivato da due ragazze del Paese che hanno coinvolto amici e amiche individuati come risorse con desiderio di attivarsi sul territorio o gi attive in esso (volontariato presso la Parrocchia, Campi Estivi ecc.). Iniziamo le attivit in novembre con nove volontari : 8 ragazzi ed 1 ragazzo, il gruppo continuativo, affiatato e motivato a fare bene. Nel primo circol time iniziamo a conoscerci, i volontari diranno di s : ... allinizio sono timida per sono anche molto paziente ... sono un po pigra per mi piace molto giocare a pallavolo ... ho un fratellino alle elementari, mi piace ancora giocare e anche guardare i cartoni ... sono un po impulsiva... , gioco a pallavolo, me la cavo con il PC... ho il sogno di diventare insegnante di matematica ... amo leggere, meno le cose scientifi-

che, ... sono un po chiusa e permalosa... ... mi piace poter aiutare a fare i compiti ... sono toppo buona... ... anchio sono buona... mi piacciono gli scacchi ... c qualcuno che gioca qui ? ... io gioco a basket ... mi piace stare con i bambini, ... magari preferisco non fare matematica... Dal diario di bordo : E la prima volta che scrivo e lesperienza che sto vivendo non certo facile da commentare. Sicuramente soddisfazioni ne ho avute ma anche tante situazioni in cui mi sono stupita di quanta dolcezza siano dotati anche i bambini pi irruenti. Alla fine tutti sono speciali. Adesso devo scappare finalmente G. ha deciso di colorare. Vado. G. Oggi sono arrivati tre nuovi ragazzi (una femmina e due maschietti, uno dei quali nn molto facile da gestire : un po vivace !). I bambini sono nove e noi volontari siamo, noi volontari invece siamo sette. Dopo avere fatto una buona mezzora di accoglienza per conoscere i nuovi arrivati, abbiamo iniziato a fare i compiti ... chi pi, chi meno. In questo momento i bambini stanno facendo le attivit ma abbiamo un qualche problemino nel trovare i pennelli (che si sono persi durante la festa di carnevale). Stiamo ancora finendo il cartellone del carnevale con le maschere, speriamo di finirlo oggi ! Vado ad aiutare qualcuno ...S.

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Oggi una giornata calma, forse fin troppo piatta, ci sono solo 5 ragazzi, indubbiamente si lavora bene ... per manca un po tutta lallegria e la confusione che fanno ! ! ! A quanto ho capito prima molti bimbi hanno preferito andare alle giostre e un po mi dispiace ... infondo si divertono insieme anche con noi. Speriamo che la prossima volta ci siano tutti, o quasi, anche perch pi passa il tempo, pi mi rendo conto di quanto possa aiutarli il nostro gancio ! ! Bye ! !Si. Oggi una giornata grigia, autunnale, probabilmente per questo i ragazzi sono pi numerosi : nove ragazzi, quattro volontari. Sar il colore del cielo ma oggi tutto scorre con calma, le urla sono ridimensionate. Con il tempo i ragazzi si sono adattati a noi e allo stesso tempo noi a loro. Mi spiace per i ragazzi che non vengono pi ... T., G., A....quello che conoscevo di pi era G. e sono rimasta male vedendo che dopo alcune volte in cui sembrava disposto a collaborare e a fare tantissime cose, manchi da ormai un mese... Probabilmente ho una visione ottimistica delle cose e mi da fastidio rinunciare a qualcosa che avevo iniziato ma non ancora concluso . Sa. In questa giornata cos buia sembra di essere tornati allinverno e si nota una generale agitazione, forse dovuta al fatto che a causa della pioggia non possibile andare fuori nel giardino a giocare e si sentono rinchiusi in un posto piccolo dove devono coesistere insieme facendo varie attivit. Inoltre mentre

svolgono i compiti ho notato che lagitazione prevale sempre e spesso si crea una situazione di caos con grida e movimento dei ragazzi che fanno fatica a rassegnarsi ai propri doveri quindi svolgere i compiti. E per da dire che i ragazzi si divertono nelle attivit proposte e stanno bene quando vengono fatte in gruppo. Complessivamente sto bene con i ragazzi anche se qualche volta fanno arrabbiare perch non ti ascoltano, credo ce mi mancheranno e mi dispiace che questa grande classe di cui mi sento di far parte, durer ancora solo per poco tempo, perch mi rendo conto che utile sia per loro che per noi, per imparare a crescere e maturare insieme. F. Oggi una bella giornata di sole, finalmente arrivata lestate ! ! i ragazzi sono pochi, noi volontari ci siamo tutti, con Lorena e la proff., rispetto agi altri giorni la situazione si rovesciata. Oggi per me lultimo giorno del Gancio e sinceramente ci molto difficile riassumere in queste poche righe i mesi trascorsi qui ! Sicuramente stata unesperienza positiva sia per i volontari che per i ragazzi. La cosa bella che si creato un bel gruppo, con tanta voglia di fare (non solo i compiti per) ; mi sono stupita quando stato il momento di mettere a posto la serra, perch c stato un grande spirito di collaborazione, prima di tutto da parte dei ragazzi. Buone vacanze a tutti, ciao C.

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Risorse in continuit Se vero che tutti i workshop di Gancio Originale si muovono a partire dalla stessa filosofia di fondo, altrettanto vero che ognuno di essi ha delle caratteristiche assolutamente uniche che nascono e si sviluppano durante il percorso condiviso dalle diverse figure che entrano a far parte di ogni specifico progetto: ragazzi, volontari, coordinatori, professori, figure obiettivo, personale della scuola. Raccontare dellesperienza a Cadelbosco Sopra, significa per me, raccontare di un Progetto sviluppato allinterno della scuola media che ho frequentato come studente, la stessa che i volontari hanno frequentato pochi anni fa. Operare sul territorio dove abito mi porta ad incontrare oltre ai ragazzi, anche i volontari del workshop, credo che lemozione possa essere simile a quella dei volontari quando nella piazza, nelle strade, nella Chiesa del Paese, incontrano i ragazzi della scuola media che hanno affiancato durante lanno. La sensazione quella di appartenere un po di pi al territorio, di fare parte di un tessuto sociale che si attiva in maniera propositiva e costruttiva. Vedere spuntare un sorriso e accogliere un bambino che ti corre incontro unemozione semplice e preziosa per la sua autenticit. La professoressa che ha coordinato il Progetto e seguito il gruppo, che si incontrato ogni gioved pomeriggio nei locali della scuola, stata linsegnante di

tutto il gruppo volontari, questo ha significato per il nostro gruppo una risorsa eccezionale, la relazione stata di fiducia, rassicurazione e continuo scambio di energie, idee e desiderio di crescere insieme in questa esperienza. Il timore iniziale di non riuscire a proporre attivit valide nellora che seguiva il momento dei compiti stato superato nel confronto rispetto le attivit da proporre, abbiamo cos attivato : il laboratorio di rielaborazione dei propri nomi, quello dello striscione con le maschere del carnevale, il laboratorio scacchi, quello dei biglietti natalizi, il laboratorio dei vasetti di sabbia colorata, quello della serra, a pomeriggi fuori giocando a calcio e pallavolo, linteresse dei ragazzi si equamente distribuito in tutti i laboratori, anche se le attivit di serra e di scacchi sono state quelle che hanno visto il maggior entusiasmo. La collaborazione con la scuola stata buona per essere al primo anno di attivit, la referente del Progetto, vice preside Corradini si sempre dimostrata collaborativa ed interessata alle attivit svolte e a come integrarle con il percorso scolastico. Il percorso del Gancio si concluso con due percorsi integrati : il torneo di scacchi organizzato per i tutti i ragazzi della scuola e la vendita delle piantine da noi seminate al mercato del mercoled in piazza. Le insegnanti infine hanno accompagnato i ragazzi alla Festa di Fine Attivit allIstituto Superiore Zanelli, dove i

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ragazzi hanno incontrato i volontari che durante lanno hanno lavorato con loro. Lo scambio con i professori c stato, anche se occorre lavorare meglio sul passaggio delle comunicazioni. Durante questo primo anno abbiamo iniziato a costruire una rete non solo interna alla scuola incontrando la psicologa scolastica, psicologi del Servizio di riferimento di alcuni dei ragazzi e alcune famiglie. La rete solo allinizio, ma il desiderio di lavorare insieme per un progetto comune c e le risorse sembrano non mancare.

Il gruppo che accoglie Individuata da subito come caratteristica di questo workshop la territorialit, abbiamo iniziato lanno non solo con i ragazzi ma invitando anche le famiglie al primo incontro. Le famiglie hanno cos avuto la possibilit di conoscere i volontari che avrebbero affiancato i loro figli, la professoressa che li avrebbe guidati e la coordinatrice di Gancio Originale. Tutte figure che abitano lo stesso territorio. Abbiamo iniziato lattivit rispettando i canoni di buona riuscita tratti dallesperienza di G.O, il gruppo dei ragazzi era di 13, quello di volontari di 9. Nel primo circol time i ragazzi si sono presentati cos : quando ho fatto il colloquio avevo paura di essere escluso dal gruppo, per fortuna sono qui! ... io mi emoziono con facilit e divento rosso ... delle volte sono un po cattivo io sono un po testardo e adoro

il calcio ... anche i miei genitori dicono che sono testarda, anche se sono una ragazza mi piacciono molto gli sport, soprattutto calcio e basket ... il mio difetto che non studio, per gioco a calcio e anche con gli scacchi ... io sono timido, mi piace la play station anche a me e anche chiacchierare... . Nel passare dei mesi per una serie di motivazioni, prima delle quali, il desiderio di accogliere e offrire uno spazio di relazioni di crescita positive e protette, il gruppo dei piccoli arrivato a 20 ! A posteriori dobbiamo riconoscere di essere arrivati alla fine senza grosse difficolt perch alcuni dei ragazzi hanno seguito in maniera discontinua le attivit, questo aspetto ha costituito in ogni caso un limite perch ogni ragazzo portava con le sue caratteristiche ricchezza per il gruppo e le sue assenze erano riconosciute. E interessante segnalare come anche chi non frequentava con regolarit riconosceva lo spazio del Gancio come uno spazio proprio a cui poter fare riferimento, i ragazzi arrivavano per salutarci prima di iniziare o ci raggiungevano per la partita quando uscivamo. Rimane aperta la riflessione su quale taglio dare al Progetto perch possa rispondere al meglio ai bisogni. I suggerimenti condivisi con la professoressa Reggiani per il prossimo anno sono i seguenti : sarebbe auspicabile un gruppo con al massimo 12 ragazzi, che si incontrasse per due pomeriggi a settimana,

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per favorire la continuit e la possibilit di sviluppare in maniera pi profonda il sentirsi gruppo; un gruppo pi continuativo darebbe la possibilit anche ai volontari di poter aiutare meglio i bambini anche nel recupero compiti. Privilegiando come principio quello di offrire ai ragazzi che gi fanno parte del gruppo, e che lo desiderano, la possibilit di proseguire il percorso, consigliamo, per i nuovi inserimenti, di riservarli ai ragazzi delle classi prime e seconde, la dispersione che abbiamo osservato nel Progetto riguarda infatti prevalentemente i ragazzi delle classi terze. Infine se si pensa di aprire il workshop per due pomeriggi a settimana occorre sensibilizzare il territorio alla ricerca di nuove risorse di volontariato che affianchino i ragazzi che ci hanno offerto un ricchissimo anno di lavoro insieme. Un contributo della professoressa Reggiani Il Progetto sicuramente valido, soprattutto per quello che riguarda la socializzazione, per raggiungere veri e propri miglioramenti dal punto di vista del recupero compiti, occorre tempo e forse non il fulcro di questa esperienza. Osservare i volontari, che sono tutti miei ex studenti, in azione stata unemozione positiva, li ho visti cresciuti. Laiuto ai pi piccoli stato importante, sia per loro che per i volontari, non si compiono miracoli, non nemmeno nelle intenzioni di chi ha progettato lintervento, ma si

mettono in circolo cose positive, si offre una rete di riferimento vicina ai bambini. I bambini vedono in me una figura di riferimento alla quale rivolgersi, mi salutano, mi chiedono delle cose, si fermano a parlare con me, questo anche fuori dalla scuola, mi chiedono gi quando ricomincer il Gancio. Durante la vendita delle piantine al mercato, mi ha accompagnato anche C., al rientro a scuola mi ha detto Sono stato bravo ? allora lanno prossimo posso venire anchio al G., questo dice qualcosa rispetto come i bambini identificano il workshop. Ma la grande risorsa sono i volontari, sempre entusiasti, linsegnante coordinatore sempre ladulto, indispensabile per la buona riuscita del Progetto e punto di riferimento sia per i volontari, sia per i bambini, ma con il limite di entrare meno nella lunghezza donda dei pi piccoli, mentre i volontari, con la loro vicinanza det, ognuno con le sue caratteristiche, si sintonizzano subito e trovano le giuste strategie per superare le incomprensioni. Una bella esperienza !. Un grazie particolare alle professoresse Reggiani e Corradini, ai ragazzi e ai volontari di Cadelbosco Sopra che mi hanno affiancata in questo ritorno a casa

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sp ri nz di volontariato

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Latelier di Bricolage di Alice e Ramona

I Draghetti di Ianetti Laura e Maramotti Marcello Nello scorso autunno abbiamo iniziato la nostra collaborazione con Asdre Minibasket Draghetti di Reggio Emilia, con appuntamento settimanale al marted alla palestra di Sesso. La societ attiva nello sport disabili, composta da due squadre di basket in carrozzina: la formazione maggiore, iscritta al campionato nazionale di serie A2, e quella di Minibasket, composta da circa venti ragazzi, di et e sesso differenti. Il nostro compito consisteva nel dare un aiuto durante lallenamento di questi ultimi allallenatore della squadra Andrea Margini che fino allo scorso anno tutto solo doveva tenere sotto controllo questa banda di scalmanati. Passare il pallone, spiegare gli esercizi, aiutare nei tiri e nei palleggi i ragazzi: questo era il nostro lavoro. Sicuramente a parole tutto questo potrebbe apparire semplice ed immediato: ma limpatto con un nuovo ambiente, mai frequentato prima, ci ha tolto ogni sicurezza e riempito di dubbi le nostre teste. Fortunatamente un gruppo stupendo ci ha accolto a braccia aperte fin dai primi appuntamenti facendoci sentire parte integrante della famiglia e rendendoci entrambi vice-allenatori. Il rapporto non si concludeva con lora e mezza di allenamento settimanale, ma con il passare dei mesi, maggiore era il tempo che si passava con quei ragazzi. In palestra tutti da-

Quest'esperienza stata per noi molto costruttiva grazie anche all'ambiente armonioso e vivace che si era creato. Il rapporto che si instaurato con i ragazzi che partecipavano all'attivit di amicizia e confronto sui temi pi vari: musica, scuola, cinema, amicizie, amori, aspettative per il futuro e il tutto avveniva in modo molto spontaneo, senza forzature. In un primo momento non sapevamo come relazionarci con i ragazzi perch non dovevamo intervenire nelle loro attivit e lasciarli il pi liberi possibile, cos ci sentivamo un po come delle "belle statuine" e pian piano abbiamo capito che le parole contavano di pi dell'aiuto materiale che potevamo dargli. I ragazzi hanno realizzato dei bellissimi oggetti e disegni utilizzando diversi materiali. La responsabile dell'atelier e i ragazzi si sono dimostrati fin da subito molto disponibili e aperti nei nostri confronti e crediamo che quest'esperienza sia stata divertente oltre che per noi anche per loro.

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vano il massimo per migliorare il tiro o aumentare la velocit, ma lintesa e lamicizia si affinava sedendosi di fronte ad una pizza appena sfornata o tifando tutti insieme per la Pallacanestro Reggiana. Gli appuntamenti pi sentiti dai ragazzi erano i tornei che coinvolgevano, oltre alla squadra di Reggio, anche quelle di Parma e Vicenza. Purtroppo in questa categoria non esiste ancora un vero e proprio campionato e le uniche opportunit di sfidare i pari-ruolo di altre citt si limitavano a tornei svolti in unica giornata organizzati dalle tre societ, uniche esistente in Italia. Molte le delusioni provate ma ogni volta si ripartiva sempre pi decisi e concentrati negli allenamenti. Oltre a compiti strettamente sportivi, un altro aiuto importante era quello di tenere tranquilli gli atleti della squadra. Tutti non vedevano lora di disputare la partitella di fine allenamento e molte volte gli esercizi venivano vissuti come tappe verso la meta finale. Aiutare con la palla e nei movimenti i ragazzi maggiormente in difficolt e calmare quelli pi indisciplinati. Il momento clou della stagione stato in corrispondenza delle festivit pasquali quando la squadra ha partecipato ad un torneo internazionale in provincia di Vicenza che coinvolgeva oltre alle tre formazioni italiane anche quella di Sheffield, citt inglese da anni protagonista in questo sport. Durante i tre giorni passati in terra vicentina a stretto contatto con quei ragazzi, abbiamo potuto condividere ed apprezzare le straordinarie doti umane di ognuno di loro e nonostante il quarto posto finale siamo ritornati a casa entusiasti della esperienza e moralmente vincitori.

Latelier di cucina di Carmela Nardone Da novembre 2001 a giugno 2002 ho partecipato come volontaria all'atelier di cucina della neuropsichiatria infantile dell'AUSL di Reggio Emilia. L'atelier stato frequentato assiduamente per due ore ogni settimana da quattro ragazzine, di et compresa tra i 10 e i 13 anni, seguite dal servizio di neuropsichiatria infantile e coordinate per l'occasione da due educatrici. Ad ogni incontro, tenendo conto degli ingredienti disponibili, veniva lasciato alle ragazze il compito di stabilire che cosa si sarebbe cucinato. Questo momento di decisione comune imponeva loro una esplicitazione del proprio desiderio e un'attivit di mediazione che permettesse di raggiungere un accordo su quale pietanza cucinare. Un volta deciso cosa preparare, era richiesta, in base alle proprie capacit, la collaborazione di tutte alla realizzazione della pietanza. La cucina dell'atelier organizzata in modo tale che sui mobili sono situate fotografie o immagini delle cose che contengono; questo permetteva alle ragazze di orientarsi molto pi facilmente nello spazio cucina per reperire ingredienti e attrezzature. Sopra ad un cartellone posto bene in vista era riportata la ricetta del giorno che, oltre agli ingredienti, illustrava anche

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l'ordine in cui andavano utilizzati. Questo cartellone si offriva come un elemento di guida che consentiva alle ragazze di seguire uno schema prefissato sempre identico. Durante la realizzazione della vivanda veniva a crearsi un clima di cooperazione e aiuto reciproco. Le ragazze si spronavano e si sollecitavano a vicenda. A chi non aveva molta voglia di lavorare poteva accadere di essere richiamato benevolmente dalle compagne. La preparazione della pietanza e successivamente il riordino della cucina offrivano molti spunti che permettevano alle ragazze di raccontarsi, di narrare alle amiche e alle educatrici la propria quotidianit come veniva vissuta a casa e a scuola. Esse avevano l'occasione di dialogare tra loro, con le educatrici e con me in uno scambio reciproco di pensieri, confidenze ed emozioni. Tutto ci ha permesso il formarsi e il consolidarsi di rapporti di amicizia. Infine, un momento di gioia particolarmente gratificante soprattutto per le nostre giovani amiche consisteva nel consumare assieme quanto assieme era stato preparato.

La mia esperienza nell Atelier di Musicoterapia di Liuzzi Angelica

Mi chiamo Angelica Liuzzi, ho 22 anni e ho iniziato la mia esperienza con Gancio Originale solo questanno. Come tirocinante della facolt di scienze delleducazione, ho svolto moltissime attivit interessanti, ma

quella che mi ha interessato di pi stata sicuramente la musicoterapia. Questo interesse nato durante un corso estivo alla Libera Universit di Alcatraz , si confermato e amplificato man mano che frequentavo latelier, ogni gioved pomeriggio allistituto musicale A. Peri, come supporto alla musicoterapeuta Franca Moretti. Ogni gioved seguivamo singolarmente cinque bambini, per quarantacinque minuti ciascuno. Bambini affetti da diverse patologie, e di et differenti. Avevamo a disposizione strumenti musicali di ogni tipo, attraverso i quali potevamo esprimerci e comunicare le nostre emozioni; primo fra tutti il pianoforte a coda, centro vibrante di emozioni, voce dolcissima attraverso la quale Franca ci conduceva nei giochi musicali. La musica un mezzo comunicativo molto potente perch racchiude degli insegnamenti importantissimi, primo fra tutti linsegnamento allascolto: per suonare insieme infatti bisogna ascoltare laltro, andare a tempo. E molto difficile spiegare cosa sia stata per me questa esperienza, perch quello che porto a casa ogni gioved sono emozioni, suoni e sorrisi: la gioia che provo quando L., un bambino autistico, non riesce a resistere al potere della musica, non pu ignorare la bellezza dei suoni cos armoniosamente mescolati e si unisce a noi cantando e battendo le mani;

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la meraviglia che provo quando N., una bambina sorda e cieca di 5 anni, salta e ride sulle spalle delleducatore e fa le pernacchie al ritmo di musica; la soddisfazione che provo quando G., un bambino di 10 anni, riesce a suonare il pianoforte; lo stupore di F., un bambino di tre anni sordo, quando fa saltare le palline sulle corde del pianoforte a coda; la difficolt e limpegno di N., un ragazzino ipercinetico di 13 anni, ad ascoltare gli altri e ad andare a tempo. Ogni volta torno a casa entusiasta, felice di aver assistito a tali miracoli e pi attenta alle piccole cose che mi ha regalato la vita.

Federica: Aiutare le persone che hanno bisogno utile sia per loro che per te, unesperienza del genere ti rende cosciente in realt diverse. Mi piaciuto tantissimo poter rendermi utile per qualcuno Carlotta: Mi ha fatto bene partecipare a questo genere di attivit, trovo che il trovarsi a contatto con realt diverse dalla mia sia importante per formare me stessa Irene: Partecipare alliniziativa di Gancio Originale mi ha dato la possibilit di aprirmi a situazioni nuove. E stato interessante potersi mettere in gioco con chi necessita il nostro aiuto.

Compagnia Drago (Re) di Irene A partire dalla fine di marzo 2002 alcuni ragazzi appartenenti al gruppo scout CNGEI della compagnia Drago si sono impegnati con Gancio Originale. Ecco alcune impressioni raccolte alla fine del ciclo che li ha occupati per tre mesi: Michele: E stata unesperienza interessante e formativa, bello poter aiutare chi in difficolt Roberta: Stare a contatto coi bambini divertente, loro sono spontanei e sinceri, ti dicono sempre quello che pensano . E unesperienza che consiglierei a chiunque Rossella: Mi piaciuto molto trascorrere del tempo coi bambini del WS, sono molto affettuosi, di sicuro lo rifarei

Nei centri Busetti e Damiel la prima esperienza con Gancio Lequipe dei Centri Diurni Busetti e Damiel

I Centri Busetti e Damiel sono strutture Semiresidenziali per disabili adulti con alto livello di gravit, basso livello di autonomie personali, scarse potenzialit evolutive, di et compresa tra i 25 e i 40 anni, affetti da patologie di tipo fisico, psichico e sensoriale. Per alcuni di loro possibile camminare e muoversi autonomamente, per altri indispensabile il sostegno fisico di unaltra persona, molti sono in carrozzina. La frequenza degli ospiti ai Centri prevista ad orari differenziati, secondo le diverse esigenze degli utenti e

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dei famigliari; 22 persone frequentano il Centro Busetti, 10 frequentano il Damiel. Il Centro Busetti insediato in una villetta del primo novecento ristrutturata nel rispetto dei vincoli architettonici originari. La sede a Reggio Emilia, nella VI Circoscrizione, abbastanza vicino al centro della citt. E dotato di un grande giardino che consente attivit anche allesterno. Il centro Damiel insediato nel presidio sanitario di Castelnovo Sotto ,dove occupa quasi completamente il II piano del palazzo. Ai piani sottostanti hanno sede diversi servizi decentrati dellAUSL. La sede nel centro del paese. In entrambi i centri gli spazi sono improntati nellorganizzazione dei locali e nellarredo, al concetto di casa, dove vivere una serena attiva e simpatica quotidianit condividendo comodi spazi comuni (soggiorno, cucina, palestre ) oppure al contrario spazi privati (salotto, sala della Pallestra, stanza dellidromassaggio, stanza da letto per particolari necessit di riposo e/o interventi sanitari compatibili con la struttura) oppure ancora spazi per piccolo/piccolissimo gruppo (atelier, piccole stanze che insieme a tutti gli altri luoghi citati , possono essere trasformati secondo le esigenze e le attivit). Il concetto di casa implica vita e attivit: la quotidianit dei Centri infatti caratterizzata da attivit assistenziali, educative socio abilitative e riabilitative indirizzate alla massima autonomia personale di ciascun ospite, allacquisizione e mantenimento di competenze cognitive, affettivo-relazionali e comportamentali. La relazione con questi ospiti, cos compromessi sul piano della comunicazione verbale ha costantemente bisogno di essere alimentata e sostenuta da strumenti

amplificatori dei linguaggi e delle modalit espressive, che vanno continuamente ricercate e attivate da parte degli operatori e rimesse in gioco ,allargando le possibilit di relazione al contesto. In questo senso tutte le attivit, la cura della persona, lattivit di cucina, latelier creativo, larteterapia, i burattini, la psicomotricit, il giardinaggio, lattivit di musica ecc. costituiscono un tramite prezioso di cura e relazione con gli ospiti. Progettiamo il nostro intervento in base alle individualit di ogni ragazzo, cercando di mantenere attive quelle capacit e abilit che ognuno di loro in grado di compiere in autonomia completa o parziale. E fondamentale proporre le attivit con continuit, cercando di mantenere lattenzione e linteresse dei ragazzi, inserendo variabili nuove quando possibile. In questo senso la presenza di persone volontarie, giovani e dinamiche, costituisce una grande ricchezza ed unoccasione unica. Lesperienza con il mondo del volontariato, organizzata grazie a Gancio Originale, stata positiva sia per noi operatori, sia per i ragazzi ospiti. Lintervento dei Volontari ha arricchito la nostra quotidianit di nuove relazioni, di occasioni in pi, di scambi, di nuovi sguardi e punti di vista, di occasioni di riflessione sul nostro lavoro. Al Centro Busetti, in questo anno 2002 , lattivit di volontariato ha impegnato 5 studenti provenienti dallIPSIA Lombardini di Reggio Emilia. La loro presenza, allinterno della struttura , stata programmata su due giorni della settimana e collegandosi ad attivit tra loro diverse: la Psicomotricit e lattivit musicale Lattivit di Psicomotricit, decisamente strutturata , perch questo ne un requisito fondante,

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ha permesso ai due ragazzi coinvolti di comprenderne la valenza e di inserirsi collaborando in modo proficuo. Nellattivit musicale, forse perch meno strutturata, (si basa sulla proposta, agli utenti, di brani musicali cantati dagli Operatori e da loro stessi accompagnati con la chitarra e con la richiesta, agli utenti, di unirsi al gruppo suonando strumenti diversi), i volontari si sono proposti con repertori propri di grande qualit, che hanno permesso solo parzialmente il coinvolgimento degli utenti presenti, sicuramente abituati a musiche e routines pi semplici. Questa esperienza offre riflessioni interessanti per il prossimo anno, soprattutto rispetto al tipo di attivit in cui impegnare i giovani volontari, ripensando e ridisegnando ambiti di lavoro che possano al meglio accogliere questa grande opportunit. Al Centro Damiel lattivit di volontariato ha visto impegnate 2 studentesse del Levi ed una studentessa dello Scaruffi. Abbiamo progettato la presenza delle volontarie in un pomeriggio settimanale, organizzando attivit di atelier (cartelloni, disegni, bigliettini augurali) attivit che le ragazze hanno eseguito con noi operatori, affiancando gli ospiti, che a loro volta hanno accolto le volontarie con entusiasmo e gioia, sicuramente la loro presenza ha suscitato forti emozioni. Il fare insieme, come intingere le dita nel colore giallo per stampare i pulcini sui bigliettini Pasquali, ha consentito una vicinanza ed un coinvolgimento che ha attivato e motivato moltissimo lintero gruppo. Auspicando la continuit dellesperienza per il prossimo anno, ringraziamo i volontari e le volontarie che hanno accolto le nostre proposte per portarci il loro

impegno e Gancio Originale per la capacit di allargare sempre di pi i terreni di incontro con queste energie di valore inestimabile.

Volontariato al Busetti di Romanazzi Ho fatto questa esperienza perch volevo provare una cosa nuova e anche perch per motivi familiari mi era gi capitato di avere a che fare con la sofferenza. Mia sorella morta di tumore in luglio. Cos mi piaciuto socializzare con persone un po meno fortunate di noi, dare una mano, aiutarle Allinizio abbiamo trovato delle difficolt perch io e il mio compagno eravamo un po timidi, per dopo abbiamo preso confidenza e abbiamo socializzato bene. Al Busetti facevamo le presentazioni, il saluto, poi li aiutavamo a muoversi e dopo due ore li salutavamo e ci si vedeva la settimana successiva. Quando uscivo da l mi sentivo bene. Mi capitata altre volte una sensazione cos, dopo essere stato in chiesa. Io ci vado raramente in chiesa, ma quando mi capita mi sento pi sollevato. Penso di ripetere lesperienza, anche in ambienti diversi, perch lho trovata positiva e la consiglierei anche ai miei compagni di classe. Credo che anche per gli ospiti del Busetti sia andata bene: gli operatori ci dicevano che quando ceravamo noi i pazienti erano pi allegri, meno nervosi, avevano pi voglia di scherzare e giocare.

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Fare pi bene possibile di Nino Cristiano Io e Pedro abbiamo fatto volontariato al Busetti. Allinizio mi trovavo un po a disagio, ci dovevamo abituare perch non capita mica tutti i giorni di avere a che fare con persone cos. Sono persone tranquille, per hanno dei problemi mentali molto gravi. Era la prima volta che mi trovavo con dei disabili, ma alla fine era come se fossero persone normali. Allinizio ero anche preoccupato che la nostra presenza li infastidisse, dato che andavamo l per suonare e loro la musica non la sentono mica tutti i giorni. Ma siccome ci andavamo tutti i mercoled, alla fine si sono abituati e secondo me gli piaceva, ridevano, alcuni addirittura si addormentavano perch si rilassavano profondamente. Lesperienza per me stata positiva, soprattutto perch nella vita ho un ideale, fare pi bene possibile. Fare tutto il bene che si pu e non fare il male, e qui ho avuto lopportunit di metterlo in pratica.

I Falketti, la squadra di calcio e pallavolo del Servizio di Salute Mentale Gli Operatori Da 10 anni nel servizio di Salute Mentale, si costituito un gruppo sportivo, I Falketti che svolge attivit di calcio e pallavolo formato da utenti, operatori e, da qualche anno, volontari. Lattivit considerata una risorsa socio riabilitativa finalizzata al recupero ed al mantenimento di abilit, alla facilitazione dei rapporti con il proprio corpo e con gli altri, ad accrescere sentimenti di autostima. Negli anni divenuto sempre pi importante ricercare con realt esterne al Servizio cercando di coinvolgere soggetti pubblici, Associazioni sportive, mondo del Volontariato per offrire maggiori occasioni si socializzazione e di confronto avendo come obiettivo lintegrazione sociale. La costruzione di questa rete di risorse, ampia e articolata, permette la nascita di rapporti che sostengono lutente nellacquisizione di maggiore autonomia sociale. Dal mese di marzo 2002 la partecipazione di alcuni volontari di Gancio Originale: Marco, Valeria, Davide e Sara, ha offerto un ulteriore significativo contributo allattivit.

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La presenza sul campo di giovani, completamente esterni al Servizio, ha aperto ulteriori spazi di normalit espressi dal loro entusiasmo e dalla loro spontaneit. Sentiamo il bisogno e il desiderio di esprimere il nostro ringraziamento ai ragazzi per questi mesi di condivisione della nostra esperienza e ci auguriamo di riaverli al nostro fianco anche per il prossimo anno.

Giocano in modo veloce e preciso DI MARCO PAU

Ciao sono Marco Pau, ho 18 anni, studio e gioco a calcio; da qualche tempo svolgo unattivit di volontariato. Il mio compito quello di giocare in una squadra di calcio con ragazzi e adulti con problemi fisici e alcuni mentali. Ad aiutarmi ci sono altri due infermieri che come me giocano e allenano questa squadra di calcio. Questa attivit mi stata proposta dalla coordinatrice dei volontari Mariella Cantini e dalla referente prof. Alessandra Martelli. Allinizio pensare di intraprendere questo compito non mi interessava, poi guardavo queste persone con un senso di superiorit, ma poi, sentendo da alcuni volontari che si erano divertiti, mi sono fatto prendere dal loro entusiasmo e dalla voglia di fare questa esperienza. Il primo giorno sono andato con Mariella per le presentazioni e per vedere dovera il posto. Quando mi sono presentato tutti pensavano secondo me Ma chi questo? Che vuole? Invece sono stati tutti cordialissimi e alla mano. Il primo giorno che ho giocato insieme a loro pensavo ad un gioco lento, macchinoso, e invece mi sono dovuto ricredere per-

ch giocano in modo veloce e preciso, senza preoccuparsi dellavversario che hanno di fronte: DAVVERO BRAVI! In pi pensavo che avrei dovuto insegnare loro tutto del calcio e invece ho avuto anche da imparare, perch ho conosciuto una persona che qualche anno fa giocava nel campionato di serie B. Adesso che ho finito di frequentarli, quasi mi mancano. Ho imparato a guardarli sotto una luce diversa e non li considero pi persone diverse, ma uguali a me. Lattivit che ho svolto posso considerarla positiva perch mi sono divertito molto e in pi ho scoperto un lato della mia vita nuovo, che non riveler mai a nessuno Ah, prima che mi dimentichi, lasciatemelo dire le persone che sfottono questi ragazzi con problemi di handicap non sanno di essere loro i veri handicappati!!! Spero che la mia esperienza serva a qualcuno, specialmente a chi la pensa come me prima di svolgere questa attivit di volontariato. Ciao a tutti.

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flettere. Ci auguriamo che altri si uniscano a loro, perch ora Gancio Originale non conosciuto soltanto allIPSIA, ma anche dai docenti di diverse scuole.

Quei ragazzi dellIpsia.. di Mariella Cantini

A casa di Marco di Valerio Lati Tutti i luned pomeriggio amico da gennaio fino ad ora, io e il mio ci siamo recati presso la casa di M., un ragazzo di circa 16 anni con disturbi mentali. M. abita a Rivalta, gli piacciono gli sport e spesso ci siamo cimentati con lui in una specialit. La prima volta che siamo andati a casa sua era un po freddo nei nostri confronti, ma ora penso che questa sua difficolt sia superata. Ha una forte passione per il modellismo, infatti nella sua taverna c un grosso plastico ferroviario funzionante. E stato un lavoro molto laborioso, ma che ha portato sicuramente dei frutti, infatti ha partecipato a concorsi in cui si messo subito in evidenza. Per quasi due mesi siamo andati in piscina, ed stato subito un traguardo per tutti quanti, perch riuscivamo a controllarlo al meglio, eravamo tutti quanti meno a rischio e la cosa pi bella era che ci piaceva. Conclusa lattivit della piscina, abbiamo ripreso ad andare in bicicletta, con qualche difficolt nel controllarlo fisicamente; cio, se iniziava a tirare, a fare lui il passo, si iniziava a sudare veramente, perch partiva mantenendo landatura che voleva senza mai guardare indietro. Sempre in bici, siamo andati al Gorillante saltellante, abbiamo girato il centro storico, abbiamo percorso tutto il lun-

I protagonisti sono 13 ragazzi che questanno hanno dato il loro contributo in tempo allattivit di Gancio Originale. Non stato facile agganciare questi studenti, lo sappiamo bene, io e la prof. Martelli, dopo un incontro informativo sull'attivit di Gancio nelle IV, abbiamo raccolto la prime adesioni, un po in sordina alcuni si sono proposti quasi allinsaputa dei loro compagni di classe. Questi ragazzi si sono occupati degli ospiti del centro per disabili Bussetti, per due volte alla settimana si recavano da loro aiutandoli negli atelier di psicomotricit, o suonando per loro; hanno giocato a calcio con gli schizofrenici, sono andati in giro in bicicletta, in piscina, in biblioteca con ragazzi adolescenti un po pi piccoli di loro in carico ai servizi, hanno giocato a basket con disabili in carrozzina. Alla verifica finale gli studenti stessi hanno commentato le loro attivit, dimostrando di aver interiorizzato lesperienza anche dove cerano state difficolt iniziali. Hanno fatto sul serio, hanno preso il volontariato come un impegno, si sono messi in gioco portando il loro senso pratico in questi filoni che Gancio Originale ha individuato quasi per loro. Si sono scontrati con realt a loro sconosciute - lo leggerete nei loro scritti- che li hanno portati ad interrogarsi, a chiedere, a ri-

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go Crostolo fino alle Caprette, e numerosi tragitti intorno ai parchi da casa sua. Poco tempo fa, infine, siamo stati a pranzo a casa sua e lo scorso luned abbiamo deciso di andare in centro in tram, per insegnargli ad utilizzare il tram. Abbiamo preso un gelato insieme, riso e scherzato, attraversati i giardini, insomma abbiamo trascorso un pomeriggio come fanno tutti i ragazzi della nostra et. Grazie a questa esperienza capisco quanto mi possa ritenere fortunato a non avere nessun problema, imparo a riflettere e soprattutto a capire che nella vita in certe condizioni basta pochissimo per essere felici. Adesso che siamo arrivati alla fine posso dire che stata unesperienza positiva e salvo imprevisti il prossimo anno mi piacerebbe riprenderla.

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Martine Pinto Volontaria Francese di Mariella Cantini

Martine arrivata dalla Francia i primi di settembre del 2001, alla vigilia della nostra formazione a Marola ed rimasta con noi fino alla fine di agosto 2002. Tra i volti dei nostri volontari a settembre stato piacevole avere anche il suo, si guardava intorno curiosa e silente , ma comunicando a noi il suo desiderio di conoscere progetti nuovi. E stata una volontaria preziosa, sia come persona che anche come preparazione, studentessa in psicologia. Con lei stato facile collaborare sin dallinizio, dandole fiducia e responsabilit in ci che stava facendo. Chi lha conosciuta (i ragazzi di Bagnolo, del BUS, del Moro) hanno apprezzato in lei oltre alla competenza direi quasi professionale, la sua criticit costruttiva, la sua creativit. Quando mi ha salutato era commossa e vedere Martine con gli occhi lucidi mi ha fatto un certo effetto, lei sempre stata molto contenuto. Il suo grazie lho apprezzato molto, per quello che sono stata per lei in Italia, perch essere la tutore non sempre facile e con Martine stato un percorso ricco di emozioni ma a volte anche faticoso. Dopo gli incontri settimanali con Martine mi sono chiarita pi volte che senso ha per Gancio Originale accogliere Volontari Europei e sempre mi sono data questo tipo

di risposta: si costruiscono legami di reciprocit con i volontari di altri Paesi, ci si arricchisce di conoscenze nuove, ci si mette pi in gioco, i nostri progetti, specialmente i workshop, traggono vantaggio dalla presenza di questi giovani europei. I ragazzini sono interessati a conoscere in particolare i costumi e le tradizioni del volontario, le mettono a confronto con le loro, chiedono, vogliono vedere, vogliono conoscere. I nostri volontari sono stimolati da queste presenze a dare il meglio e anche a provare la stessa esperienza. Non a caso questanno due nostre volontarie sono partite con lo SVE, Elena per lIrlanda e Maria per la Spagna, mentre Silvia tornata da poco. Un aspetto importante di Gancio Originale quello di fornire un aiuto alla crescita personale del volontario e penso che sia la stessa cosa anche per i volontari del Servizio di Volontariato Europeo, che si propone di andare oltre i confini, per preparare giovani capaci di attuare progetti socialmente utili e spendibili nel loro Paese.

Lesperienza del volontariato europeo di Silvia Azzali

Sin da quando era piccola sognavo di andarmene allestero da sola a viverci un po e, incredibile ma vero, ci sono riuscita! Grazie a Gancio Originale che mi ha fatto conoscere i volontari europei, e grazie a Dar Voce che mi ha spedito, in tutti i sensi, in Spagna, ho fatto volontariato a Santiago di Compostela per 6 mesi. Ho vissuto in un appartamento con Sahra, tedesca, Karina, francese, Lubino, rumeno e Clemente, italiano.

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Il mio compito di volontaria era quello di animatrice per attivit soprattutto ludiche, per bambini e ragazzi in un ente socio culturale della periferia di Santiago. Inoltre ho dato lezioni di italiano sia ai bambini che agli adulti. Allinizio stato un po difficile per la lingua, per il timore di sbagliare e anche perch mi sembrava tutto cos diverso e strano che mi sentivo un po spaesata! Poi con il passare del tempo ho cominciato a integrarmi completamente, sia con i bambini, con i colleghi di lavoro e vari amici. Il tempo volato, ma ho cercato di vivere intensamente tutti i minuti della mia vita spagnola. Ho imparato ad ascoltare le persone, a farmi capire, a tollerare, ad essere anche pi generosacredo di avere la mente un po pi aperta, soprattutto rispetta alla diversit. Non dimenticher mai quello che ho vissuto in quasi 6 mesi, era come avere unaltra famiglia della quale adesso ho molta nostalgia.

Seminario di formazione sul Servizio Volontario Europeo di Francesca Fontanesi

Il 18 e 19 ottobre 2001 Gancio Originale, su invito di Dar Voce, ha partecipato al Seminario sul Servizio Volontario Europeo che si tenuto a Belluno. In quella occasione stato chiesto a Gancio Originale, unico progetto di volontariato presente, di portare lesperienza di accoglienza del volontario europeo e soprattutto una modalit di collaborazione tra il Centro di Servizio e lorganizzazione di volontariato. Lospitalit manifestata da Gancio si evoluta nel tempo attraverso la maggiore conoscenza dellesperienza e soprattut-

to dei bisogni e delle esigenze dei singoli volontari che hanno portato il loro contributo al progetto (5 volontari provenienti dalla Finlandia, dalla Svezia, dalla Germania e dalla Francia). Gancio Originale stato agganciato da parte di Dar Voce, a partire dallinteresse di poter contribuire ad aspetti di integrazione e di scambio reciproco tra i giovani. I responsabili di G. O. hanno quindi partecipato a corsi di formazione, incontri mirati sul tema e alla formazione del tutor dei volontari. In una prima fase lattenzione si concentrata sul definire uno spazio allinterno delle varie attivit del progetto, nel quale i volontari potessero trovarsi a loro agio. Cercare di capire le attitudini e le intenzioni a lavorare in un determinato progetto; saper cogliere gli interessi e le esperienze che avrebbero voluto fare; dare un contenimento rispetto ai molteplici stimoli ricevuti che si aggiungevano alla fase di orientamento nella citt e alla difficolt legate allimparare una nuova lingua, sono alcuni dei punti di riflessione che accompagnano larrivo del volontario. Arrivo che pensato prima della reale presentazione del volontario attraverso la lettura della manifestazione di interesse e del suo curricolo. Se in un primo tempo si pensava che laccoglienza del Volontario Europeo fosse analoga a quella dei volontari reggiani poi, si lentamente tratteggiato un diverso profilo. I V.E., che abbiamo conosciuto hanno intrapreso questa esperienza per mettersi alla prova rispetto al loro senso di autonomia, spesso alla fine degli studi superiori, per darsi un tempo prima di decidere cosa fare da grandi (vorrei provare qualcosa di diverso; vorrei decidere cosa fare dopo). Questo aspetto ha richiesto uno sforzo maggiore di collaborazione fra i due tutor , rispettivamente di Gancio Originale

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e di Dar Voce, rispetto al sostegno e allaccompagnamento del volontario durante lesperienza: i momenti di crisi che spesso si presentano nel volontario nella fase iniziale, a met percorso oppure al momento della partenza, richiedono che i due tutor siano pronti a riconoscerli e a confrontarsi sulla modalit finalizzate a contenere i momenti di disorientamento. Nellevolvere dellesperienza, sono arrivati volontari sempre pi specializzati nel lavoro con i bambini e i ragazzi; tuttavia linteresse di Gancio Originale non rivolto ad una professionalizzazione dei volontari, bens ad un percorso formativo che riguarda sia il volontario europeo che il progetto ospitante. Infatti gli apporti e i contributi dei volontari europei sono a tre livelli: Verso gli operatori del progetto: da un lato stimoli creativi e impulsi al cambiamento e dallaltro segnali di bisogno di essere supportati e accuditi nel sostenere lesperienza. Verso i bambini e i ragazzi protagonisti delle attivit di G.O.: la percezione dellessere estraneo e diverso che pu essere condivisa dai ragazzi dei WS. Verso i giovani volontari di G.O.: scambio reciproco di esperienze di viaggio nel mondo delladolescenza; non un caso che nel tempo anche alcuni volontari di Gancio Originale abbiano deciso di partire a loro volta per esperienze di volontariato europeo. Da poche settimane ripartita per la Francia Martine che, come volontaria e studentessa presso la facolt di psicologia ha dato al progetto un importante contributo fatto di osservazioni attente e analisi importanti dei processi di crescita e di cambiamento dei ragazzi; nella fase attuale Gancio Originale si sta preparando ad accogliere Katrin, in arrivo dalla Germania.

Mondi lontanissimi e Gancio Originale. di Mariella Cantini

Da alcuni anni Gancio Originale accoglie in stage studentesse che partecipano al Progetto Mondi Lontanissimi, un Progetto di Dar Voce, e anche questanno abbiamo avuto ospiti 8 ragazzi dellistituto Levi Scaruffi. Ragazze di quarta superiore, gi alla soglia dei 18 anni sono state inserite nei workshop (2 alla Fantanesi, 2 alla Dalla Chiesa, 2 alla Lepido). Per la prima volta ho mandato in stage 2 ragazze presso il centro Daniel di Castelnovo. Il centro Daniel accoglie, dalle 8,30 alle 16,00, portatori di handicap grave di et diverse, oltre i 18 anni. Vi lavorano 2 educatori, 1 infermiere, 1. Le 2 ragazze andavano due volte a settimana, al pomeriggio, per due ore a tenere compagnia agli ospiti. Ho letto i loro diari di bordo, diari che ogni stagista doveva compilare al ritorno dallincontro. Riporter alcuni stralci dei loro scritti per meglio evidenziare quello che loro hanno vissuto Subito non sapevo cosa fare dovevo convincere i ragazzi a colorare

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I ragazzi si accontentano di un semplice gesto daffetto, come giocare con le mani, toccare le loro mani, parlando loro con un tono molto dolce. A casa ho parlato molto di loro e adesso penso a cosa potr fargli fare le prossime volte. Vorrei raccontare la mia esperienza a tutti quelli che escludono questi ragazzi Dopo questo incontro ero molto felice. Sono arrivata a casa stanca ma molto contenta per aver fatto qualcosa per aiutare chi ha bisogno. Mi piacerebbe raccontare quello che ho fatto oggi a tutti quelli che non hanno mai fatto esperienze di volontariato con queste persone abbiamo avuto lopportunit di conoscere un mondo diverso. Le altre loro compagne inserite nei Workshop scrivono: F. Mi sono divertita molto con i bambini e mi sono sentita a mio agio. Un bambino mi ha chiesto se dopo il volontariato con la scuola sarei ritornataero molto simpatica Pensavo che la giornata sarebbe andata male poi invece quel bambino ha saputo trasmettermi tanta felicit e con lui ho passato un giorni indimenticabile. A tutto il mondo vorrei gridare: Grazie Gancio di esistere! Dopo lo stage ero felice e soddisfatto, sorridevo con tutti. M.R. E proprio una bella esperienza che vale la pena di fare A. Aiutando questi bambini mi sono sentita importante e mi sono sera utile, mi sono divertita e mi sono trovata benissimo, pi di quanto potessi immaginare. S.

Vorrei raccontare alla mia prof. Di italiano ci che ho scoperto oggi, visto che dice sempre che non so sono riuscita ad aiutare dei bimbi a fare i compiti di grammatica. V. Non ho riscontrato alcuna difficolt perch mi sento a mio agio, ho un buon rapporto con i bimbi. Questa esperienza mi piaciuta e mi sono trovata bene. I pomeriggi non sono stati noiosi S. Ho scoperto delle qualit in me che non immaginavo di avere. Ho capito che basta poco per far felice unaltra persona e tutte le mie paure sono crollate. Ho scoperto che il mestiere di insegnante non cos semplice come credevo. Le ragazze hanno evidenziato parole chiave del volontariato, ma soprattutto hanno scoperto che insegnare non facile come sembra, che i pomeriggi possono diventare interessanti e meno noiosi, che anche loro sono importanti, che basta poco per far felice unaltra persona, che fare volontariato rende felici, un sorriso per tutti, come dice una volontaria e scoprono qualit che non pensavano di avere.

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LOCANDINA CONVEGNO LASCIARE LIBERO UNA PAGINA

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Cero anchio di Daniela Bellezza Gent. Dott.ssa Cantini, Gent. Dott.ssa Bertani, Gent.Dott. Angelini, sono Daniela Bellezza, una Daniela nuova, come vedete informatizzata, e sempre impegnata in una nuova avventura professionale, che spero dia frutti sempre pi succosi. Sono tornata da scuola da poco, reduce da uno di quei tanti straordinari che voi sapete amo sempre fare, un po per senso del dovere, un po per necessit, ma anche per limpegno che credo che si debba sempre mettere nelle nuove esperienza, se si vuole imparare qualcosa. Ho mangiato un boccone e via, ho aperto la posta: allora che ho trovato linvito al convegno di mercoled e controfirmato da Mariella! E stato come un flash: io e la Luana in via Ortolane, ai primi tempi del nostro tirocinio a ridere davanti al computer per fare un volantino! Quanto ci ha fatto penare quel logo che non stava come doveva! E adesso vedo con piacere che vi siete molto evoluti: volantini plastificati, convegni alla sala FCR!! Poi lo apro e leggo che i volontari sono andati alla Mensa del Vescovo e poi sugli argini del Po e trovo un po di vecchio e un po di nuovo, anzi molto di nuovo, ma sempre lui: Gancio e le persone di sempre.

Il mercoled per me una giornata campale: monto in servizio unora prima e proprio quel 28 ho il mio primo colloquio con i genitori, ma state certi che ci sar, cambier il turno, mi tirer un po il collo ma verr a ritrovare le persone di sempre e a conoscere quelle nuove. Ricordate il mio primo convegno allAstoria? Ero senza voce!!! E di questi 10 anni di Gancio con piacere che dico: cero anchio. A presto. Dani

In seguito al Convegno Un Gancio, anzi tanti Ganci, a cui ha partecipato la IV B dellindirizzo socio-psico-pedagogico, come momento di verifica sono state stese delle relazioni di riflessione sullesperienza. Tra le tante pubblichiamo quella di Anna Valentini che ha svolto il volontariato alla scuola M.E. Lepido.

Relazione sul convegno un gancio, anzi tanti ganci di Valentini Anna

Se, come dice Pietropolli Charmet, questa una societ fondata sulla relazione e non pi tanto sui valori, ne consegue che nei nostri rapporti pi stretti e quotidiani cerchiamo quella pace conveniente (conveniente perch certo pi istintiva e meno ragionata, basata perci su un profitto che spesso si identifica col benessere) tanto decantata quanto basilare

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( evidente che non si ancora tanto masochisti da cercare nelle relazioni pi vicine quel conflitto e quella violenza che col tempo o con le nostre azioni, che crediamo seguano i canoni della giustizia, si ritorcano contro di noi: ogni regola perci negoziata fino allultimo per cercare compromessi ed evitare il conflitto). Riflettendo quindi sulla condizione odierna della famiglia prima societ - si scopre che non si pu definire affettiva e non pi guerra fondaia come qualche decennio fa: questo perch il luogo in primis delle relazioni e delle interazioni elementari, perch il luogo dove si esercitano, a seconda delle situazioni, tolleranza e rigore, perch il luogo-palestra di empatia, dove esplicito o talvolta implicito- linvito a identificarsi nel dolore dellaltro. Come in tutte le argomentazioni, per, c il pericolo di incorrere in rischi: il primo di essi considerare la famiglia- e conseguentemente anche tutti i componenti della famiglia come i genitori o i figli- come categoria, e quindi valorizzarla solo in quanto fetta di mercato e fruitrice del marketing e non come insieme di persone. E il rischio di semplificare e standardizzare alcuni concetti cos vasti e indefiniti con il pericolo di rimanere ancorati a luoghi comuni e ad immagini prefabbricate, senza sviluppare una propria coscienza critica, senza crescere in ragione, giudizio, sentimenti propri, non presi in prestito in funzione delle circostanze. Il rischio quindi di focalizzarsi alla base di queste categorie che dicono tutto e dicono niente, che esplicitano linsicurezza e la mancanza di ordine concreto (non idealizzata, quello gi presente in troppe menti di troppi dirigenti), e cos facendo favoriscono lavanzata sempre pi avida a arrivista del senso comune. Un senso comune apparentemente ricco di sapere, ma in realt vuoto di valori e ideali, i principali promotori di una

coscienza critica; apparentemente ben formato, ma in realt basato su relazioni opportunistiche; apparentemente autonomo e ben pensante, ma in realt solo istituzionalizzato e dipendente da quelle strutture ( in parte totalmente economicopolitiche) che regolano di fatto la nostra societ. Strutture a sua volta che giocano in gran parte su una grossa carenza della nostra societ la non conoscenza della storia. Accade infatti che spesso noi non diciamo ( o non facciamo) ci che pensiamo (o vogliamo fare), ma diciamo ( o facciamo) ci che gli altri si aspettano che noi diciamo ( o facciamo). Perci linformazione segue il senso comune, il senso comune si forma attraverso linformazione e ne consegue un circolo vizioso, una spirale che come afferma Paterlini non pu che portare al ribasso. Per ogni cosa ci si focalizza su un ristretto contesto di tempo e di luogo che fa scalpore per pochi attimi e subito dopo finisce nel dimenticatoio: una grave e latente assenza di memoria. Grave perch non ci si accorge che senza memoria non si ha spessore nelle proprie convinzioni non avere spessore significa non avere consapevolezza di ci che accade in riferimento al passato, non avere consapevolezza si traduce nel pi volgare non capire nulla. Latente perch preferibilmente si cerca di nascondere questa lacuna propria della nostra societ, presentando in alternativa immagini stereotipate ed evidentemente falsificate come quella, tratta dallesempio di Paterlini, del giovane angelicato, ovvero senza identit, senza sesso, senza coscienza, senza sentimenti cattivi. La stessa societ senza memoria perci offre un unico indirizzo a questa figura quasi inerme e apatica quale il giovane ( giusto per persistere con queste categorie dettate dal senso comune) a cui viene tolta ogni responsabilit perch fin troppo tutelato dalla societ: questo indirizzo la scuola. Infatti-

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come ribadisce la responsabile di Gancio Originale Deliana Bertani - il ruolo di studente lunico che si offre agli studenti, e la scuola quellagenzia educativa-formativa che si pone al cospetto dello stesso. Ci si viene cos a trovare in una visione unilaterale: quella del senso comune che si rispecchia ( anche se non necessariamente) chiusi nella scuola e che non offre possibilit di scelta: dove sta infatti la libert di scegliere in una societ che impone il suo modello di pensiero? Dove la capacit di cambiare quando il futuro di una persona proiettato e stabilito in base alle sue azioni buone o brutte che siano- senza alternative? Fortunatamente non ci si ferma tutti al senso comune. Fortunatamente si inizia a sentire qualche voce che contesta la pragmaticit di questo sistema e che propone qualcosa di alternativo. Nel suo piccolo anche i volontari che operano in numerose associazioni si muovono in questo senso. Il volontario infatti svolge unattivit operativa, transizionale, riconosciuta, scelta e responsabile, poich diventa egli stesso uno specchio che riflette unimmagine coesa al ragazzino che ha bisogno del volontario, e si crea cos un rapporto di fiducia reciproca, dascolto, si lavora su piani paritari e si cercano risposte insieme. Nel volontariato poi c un globale coinvolgimento della persona, non esclusivo e prioritario o da spettatore come talvolta propone il senso comune, ma si partecipi e protagonisti delle relazioni della propria vita.

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LOCANDINA FESTA 30-05-02 LASCIARE UNA PAGINA BIANCA

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MAROLA 2002 LASCIARE UNA PAGINA BIANCA

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formazione

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Leggere la Tv: la Tv come comunicazione di Flavia Rossi, docente di Linguaggi non verbali e multimediali presso il Liceo Scientifico "Aldo Moro" di Reggio Emilia. "Gancio Originale" ha nel corso dell'anno scolastico 20012002 ripreso un tema (voglio infatti qui ricordare la bella occasione di lettura della serie "Bay Watch" da me condotta qualche anno fa con alcuni studenti del BUS) che costituisce uno dei nodi pi significativi dell'esperienza giovanile e adolescenziale, quello cio che ruota attorno all'esperienza di fruizione della TV, intesa nel senso pi ampio di modello di riferimento culturale-comportamentale. Tutto iniziato al IV Seminario di Marola, svoltosi il 6 e 7 settembre 2001 che aveva come tema "Il mio corpo si trasforma... Come mi vedo, come mi sento, come mi vedono gli altri". In quell'occasione mi fu chiesto di tenere una relazione dal titolo "Il corpo della Tv" a cui fecero seguito alcune attivit di atelier e che, di fatto, aveva lo scopo dichiarato di voler provocare curiosit sollecitando una certa attenzione sull' argomento che sarebbe stato oggetto di una delle attivit connesse a Gancio originale. Con L.Angelini, E.Bertani e M.Cantini si era infatti gi concordato un progetto dal titolo "Leggere la TV" destinato a un gruppo (massimo 20) di studenti frequentanti la III/IV su-

periore, gi inseriti nel gruppo di volontari del "Gancio Originale" dello scorso anno scolastico o, in subordine, nuovi all'esperienza di volontariato. La finalit prefissata era quella di "educare" gli studenti-volontari ad una capacit di lettura del fenomeno televisivo tale che, alla fine del corso - sette incontri dei quali cinque di formazione e due di esercitazione-applicazione (laboratorio) - potesse essere "esportata" da parte loro, in modo sufficientemente autonomo, su studenti di scuola media/elementare. Il corso, iniziato a febbraio si concluso alla fine di aprile. Tutti gli incontri, coordinati dalla sottoscritta, hanno avuto luogo presso il Liceo Scientifico "Aldo Moro" di Reggio Emilia dove gi operava un nutrito numero di volontari, coordinati dalla prof.ssa Sandra De Pietri, impegnati a supportare nello studio domestico bambini in difficolt. I corsisti iscritti erano studenti di quattro Istituti superiori reggiani, tutti impegnati nell'attivit di volontariato, e precisamente: due studentesse del BUS; due studenti dell'IPSIA; tre studenti del Liceo delle scienze sociali "Matilde di Canossa"; undici studenti del Liceo "Aldo Moro". Agli studenti si sono aggiunte tre tirocinanti che hanno partecipato a tutte le fasi dell'attivit. I temi sono stati trattati in maniera concreta, essendo stata scelta la modalit induttiva piuttosto che quella deduttiva. Tutti gli argomenti dunque sono stati ricavati dalla "lettura" di spezzoni di programmi televisivi scelti fra i vari generi, con particolare riguardo per quelli pi vicini, in quanto a gradimento, al pubblico giovanile. In sintesi ecco di cosa si trattato: -Guardare la Tv. Capire la Tv. L'emittente (televisiva) e i

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suoi destinatari. -Generi, pubblico e linguaggio. La Tv come comunicazione: descrittivo-referenziale, esistenziale-emozionale, espressivainterpretativa, progettuale-ipotetica, riflessiva-metalinguistica. -Patologia della comunicazione televisiva: l'errore, la menzogna, i fondi mentali, il contesto culturale, l'ambiente storico. -Il controllo del linguaggio come conquista della capacit di "lettura". Gli studenti corsisti, motivati come solo chi sceglie liberamente un percorso sa essere, hanno mostrato un discreto livello di consapevolezza che , in tempi abbastanza rapidi, divenuto via via sempre maggiore. Quando si trattato finalmente di scegliere il genere o il programma su cui svolgere concretamente il work-shop con i bambini, tutti hanno individuato in "Saranno famosi" il prodotto non solo di maggiore gradevolezza per il tipo di pubblico ipotizzato ma soprattutto quello pi idoneo a far emergere, attraverso la "lettura", gli aspetti trattati nella "patologia della comunicazione". E' stato dunque scelto un frammento della serie e precisamente la sigla d'apertura e l'inizio della prima trasmissione andata in onda in prima serata. E' stato dunque predisposto un questionario che stato utilizzato come punto di riferimento per il dibattito sia con il primo gruppo campione di bambini sia con il secondo: - Avete mai visto "Saranno famosi"? - Cosa succede in questa serie? - Avete delle preferenze? Chi vi piace di pi? Perch? - Come si pu esprimere la propria preferenza? - Avete mai telefonato in trasmissione? - Ricordate il numero di telefono o il prefisso?

- Che tipo di numero ? E' un numero verde o un numero a pagamento? - Chi telefona? - Quanti telefonano? - Abbiamo prove certe delle avvenute telefonate? - Chi vorreste che vincesse? - Secondo voi il vincitore sar il pi bravo/preparato? il pi bello/gradevole fisicamente? il pi furbo/costruito? il pi spiritoso/simpatico? il pi intelligente/colto? - Come sono stati selezionati i concorrenti? - In base a quali abilit sono stati selezionati i concorrenti?: bravura in una delle discipline (canto o recitazione o ballo) bravura in tutte le discipline (completezza) bellezza fotogenia simpatia furbizia raccomandazione capacit di mostrarsi (sapersi "vendere" bene) intelligenza - Che scopo ha la "scuola" di "Saranno famosi"? - Che scopo ha la "scuola" vera? - Che cosa significa diventare "famosi"? Il primo gruppo campione, costituito da 6 ragazzi di 11/13 anni, appartenenti a famiglie disagiate e/o di immigrati, stato invitato a vedere la Tv con il gruppo di studenti frequentanti il corso, terminati i compiti e con l'assistenza-presenza anche di due educatori e di alcuni studenti liceali volontari di Gancio Originale.

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La proposta stata accolta con entusiasmo. Non stato loro anticipato nulla n sulla trasmissione n sul dibattito che si intendeva provocare. Durante la proiezione (circa 10 minuti) sono stati osservati nei bambini i seguenti comportamenti: hanno riconosciuto come "vecchia" la trasmissione (che era andata in onda circa tre settimane prima); hanno subito detto che si trattava della prima puntata della trasmissione serale e affermato che quelle del pomeriggio sono diverse; hanno chiacchierato fra loro non mantenendo la concentrazione; hanno anticipato risposte e/o commenti; altre volte hanno suggerito comportamenti o espresso giudizi sui personaggi; durante la proiezione hanno definito "brutta" una partecipante, altrettanto dicasi per un altro partecipante anch'egli definito "brutto"; si sono meravigliati quando stata interrotta la proiezione della videocassetta. Dal dibattito successivo sono emersi i seguenti dati: tutti conoscevano "Saranno famosi" sia nella formula pomeridiana che serale. Solo due bambini hanno dichiarato di aver visto a volte questa trasmissione con i genitori. Due dei bambini hanno detto di aver qualche volta telefonato per esprimere la propria preferenza. Uno dei due bambini ha detto di aver telefonato all'insaputa dei genitori 4 volte durante la stessa puntata per "mandare su" il suo "candidato". Nessuno dei presenti ha ricordato il numero telefonico n il prefisso. Quando stato loro detto che il prefisso 166 costoso hanno riso.

Tutti i giudizi dei bambini hanno ruotato attorno all'aspetto estetico e, in subordine, all'appartenenza geografica ("Mi simpatico perch di gi..."). Nessuno dei bambini ha sottolineato la bravura dei candidati come dato a s ma sempre come conseguenza necessaria (assimilazione) dell'avvenenza-bellezza. Alla domanda "Pensate di essere competenti per esprimere un giudizio?" i bambini hanno risposto che tutti possono esprimere giudizi perch come ha detto uno di loro: "Vedo e noto, poi decido chi pi bravo". Quasi tutti i bambini presenti hanno dichiarato che sarebbero stati disposti a esibirsi in pubblico (nel ballo e nel canto, non nella recitazione). Alla domanda sulla selezione dei candidati hanno risposto che sono stati presi perch erano gi bravi ma "fino a un certo punto", che per questo hanno ricevuto a casa degli inviti a partecipare oppure hanno ricevuto una "e-mail sul computer", che hanno partecipato pi di cento candidati e che solo 19 "si vede che erano abbastanza belli e abbastanza bravi per andare in trasmissione". Alla domanda sulle finalit della scuola di "Saranno famosi" hanno risposto che vuole fare diventare famosi nel mondo dello spettacolo i ragazzi bravi che infatti avranno un contratto per un anno con Mediaset. La scuola "vera" invece noiosa e "non serve a farti diventare famoso". "Essere famoso vuol dire essere conosciuto da tanta gente, avere soldi e potersi permettere di comprare le cose pi costose" (per esempio automobili). Durante il dibattito i bambini hanno perso via via interesse, soprattutto quando erano invitati a argomentare meglio il loro pensiero o opinione, hanno chiesto ripetutamente l'ora, due hanno detto di dover andare a casa, una andata via effettivamente, non hanno dimostrato di dare importanza alle

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considerazioni sulla "finzione" dello spettacolo che sono state loro suggerite, non hanno accettato assolutamente le critiche su questo "mondo fatato" cos lontano dalla realt vera. La settimana successiva l'esperienza stata ripetuta con le stesse modalit su un gruppo campione pi ampio: 13 alunne/i frequentanti la classe quinta (et 10/11 anni) della scuola elementare "G.Pascoli", accompagnati da due delle loro maestre. Anche questi bambini hanno immediatamente riconosciuto la trasmissione "Saranno famosi" dimostrando sia durante la proiezione dello spezzone che successivamente, durante il dibattito, di essere informati sul suo andamento, sulla differenza fra la messa in onda pomeridiana e serale, e sulle finalit. Durante la presentazione di Maria De Filippi quasi tutti si sono distratti (hanno chiacchierato), ma, complessivamente, nel corso della proiezione sono stati molto pi attenti e silenziosi (soprattutto le bambine) del primo gruppo campione. Tutti i bambini hanno riconosciuto i protagonisti di cui parlavano chiamandoli per nome. A parte questi dati, che sostanzialmente sono risultati coincidenti fra i due gruppi campione, nel secondo emerso con chiarezza che i bambini con maggiore consapevolezza e maggiore senso critico (non una vera e propria capacit di "lettura" ma una soglia di attenzione pi alta insieme ad una maggiore curiosit e disponibilit a smontare il prodotto) erano appartenenti a famiglie di buon livello culturale in cui almeno uno dei due genitori era stato col figlio davanti alla Tv e aveva gi messo in atto con lui una qualche forma di analisi. Oltre a questo dato, di natura squisitamente sociologico-relazionale, i bambini hanno saputo ben distinguere il dato dell'apparenza (bellezza-bruttezza) da quello della bravura ("Di bellezza voterei Marianna, di bravura Maria Pia").

Circa il meccanismo del voto, due bambine hanno ricordato con precisione il prefisso e alcuni dei numeri seguenti. Molti hanno dichiarato di sapere che il 166 un prefisso costoso, che solo chi maggiorenne in realt potrebbe votare, che tuttavia non c' controllo efficace sull'et dei votanti perch "il nastro registrato e c' solo una segreteria telefonica", che si pu votare anche attraverso Internet e che pu teoricamente votare "tutta l'Italia" perch la diffusione della rete nazionale... Le valutazioni sulla "scuola" sono evincibili dalle seguenti considerazioni emerse durante il dibattito: "Entrerei nella scuola per stare in compagnia, non solo per diventare famosa." "Entrerei nella scuola per migliorare nella disciplina del ballo perch mi sembra quella dove si vedono i maggiori risultati." "Tutte e tre le discipline di studio (canto, ballo, recitazione) hanno importanza, non ci sono differenze, se ci sono solo una questione di gusti." Una bambina soltanto ha intuito con notevole acume che potrebbe esserci "finzione", citando vari episodi da lei osservati durante alcune trasmissioni: il caso di un litigio con esplicitazione di sentimenti troppo privati e dunque, a suo giudizio, indotto; il caso di una scena di pianto scoppiato un attimo prima della ragione dello stesso; il caso della pubblicit Tim nella quale tutti i ragazzi "sono molto bravi a fingere", dunque se lo sono nella pubblicit perch non dovrebbero esserlo anche in trasmissione? "E' naturale, sono tutti un po' falsini: fa parte dello spettacolo!" Un'altra bambina ha colto il particolare che tutti i concorrenti, anche quelli eliminati, continuano a gravitare in Tv, in altre trasmissioni (fa l'esempio di "Buona Domenica"), indipendentemente da quello che hanno saputo o sanno fare. Questo dimostra che non tanto importante vincere quanto

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passare in trasmissione (lo stesso discorso, ha detto, si potrebbe fare per i concorrenti de "Il grande fratello"). Un volontario ha chiesto: "Allora, pensate che ci sia un "guadagno" solo da parte dei concorrenti oppure anche da parte della rete?" In nove hanno risposto "Anche da parte della Rete che cos aumenta l'audience e si fa pagare pi pubblicit..." (Due bambini si sono rifiutati di accettare questa opinione della maggioranza della classe) La valutazione complessiva sulla "scuola" di "Saranno famosi" nel confronto con la scuola stata lapidaria: "L si diventa famosi, nella scuola "vera" invece si diventa intelligenti. Essere famoso un po' superficiale, molto pi importante essere bravi a scuola." Neppure le telecamere di Telereggio, venute il giorno 23 aprile a filmare l'incontro (cfr il telegiornale della sera) sono riuscite a distrarre i grandi e piccoli protagonisti dalla fase conclusiva di un percorso impegnativo ed educativo che ha destato nei "grandi" (gli studenti volontari di "Gancio originale", veramente seri e motivati in tutte le fasi del corso) il desiderio di capire bene prima per far capire bene poi (il che gi una forma nobile di comunicazione); nei "piccoli" la curiosit di scoprire, con qualche "aiutino", quanto importante presto capire: la realt e la finzione sono due cose molto diverse fra loro. La Tv non ci aiuta a tenere distinti questi livelli esperienziali, per questo pu trasformarsi in una gabbia che imprigiona la nostra mente, ma se ci forniamo di qualche non improvvisato strumento ( "leggere" la Tv) nessuno pi potr impedirci di essere liberi...

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LOCANDINA FLAVIA

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Leggere la TV di Francesca Tirelli

Tra tutti i mezzi mediatici che inebriano i nostri sensi ogni giorno, sicuramente la TV quello di cui ci nutriamo pi volentieri possiamo amarla, disprezzarla, usarla come riempitivo o come passatempo, come mezzo dinformazione o come spunto di riflessione, come sottofondo per le nostre cene o come antidepressivo nei momenti tristi la accendiamo e questo pillolone gigante pu farci sognare. Immedesimandoci nelleroe/eroina di turno possiamo vivere grandi storie damore, immaginarci come trascorreremmo le nostre giornate se anche noi fossimo famosissimi, ricchissimi, bellissimi se fossimo come loro s, perch sembra che il trucco sia proprio questo: riuscire ad apparire! Per, se ci pensiamo, non dovrebbe essere cos difficile riuscirci, riuscire a diventare famosi anche su questo abbiamo ragionato nel laboratorio tenuto dalla Prof.ssa Flavia Rossi. Visionando alcuni spezzoni di diverse trasmissioni televisive, ci venuto spontaneo concludere

che in molti casi per diventare famosi non importa possedere alcun tipo di competenza, n un eloquio che permetta di essere compresi da un uditorio medio puoi guadagnarti il tuo spazio mediatico anche solo vendendo pentole per unora al giorno o facendoti filmare per 24 ore al giorno saresti gi una persona invidiatissima, di te si direbbe E proprio bravo lavora in TV! Come evitare tutto questo? Come non cadere nellillusione che ogni giorno ci propone la nostra dose di Prozac? E importante imparare a guardare la TV; evitare di vederla passivamente rischiando di cadere senza accorgercene nella patologia comunicativa che spesso ci propone. Ma non semplice riuscire a leggere le trasmissioni, a smontarle; si tratta di operazioni che impegnano e richiedono che davanti allo schermo ci sia uno spettatore attento, che si interroga, che valuta, che si confronta e che abbia pi voglia di pensare che non di abbandonarsi al coloratissimo mondo fatato che scorre velocemente davanti ai suoi occhi. Il momento conclusivo dei nostri incontri stato riservato ad una restituzione ad un gruppo di bambini di quinta elementare, dei contenuti pi stimolanti da noi elaborati supportati dallanalisi, svolta insieme ai nostri piccoli collaboratori, di uno spezzone di una trasmissione televisiva nota a tutti loro. Ne emersa una discussione vivace e costruttiva. Anche nei

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bambini chiara lesigenza di distinguere tra limmagine della realt che ci rimanda la TV e la realt vera e propria. Abbiamo discusso insieme concludendo che la TV di per s non uno specchio di ci che la vita di tutti i giorni, n una comoda panacea per i nostri problemi sfatiamo anche lidea che vede nella televisione uno scatolone nocivo e pericoloso, una sorta di vaso di Pandora da cui dobbiamo fuggire. Se si posseggono gli strumenti adeguati o si impara una chiave di lettura, le ore trascorse davanti allo schermo possono anche rivelarsi costruttive. Diverse sono infatti le trasmissioni ben costruite, i variet stimolanti inoltre imparare a controllare e decifrare il linguaggio e conquistare la capacit di lettura trasversale della TV, oltre ad aiutarci a sviluppare un senso critico e unattenzione attiva rispetto a ci che ci viene proposto, risultano anche essere operazioni stimolanti e divertenti e di questo ci hanno dato conferma anche i bambini con cui ci siamo confrontati.

Leggere La Televisione di Liuzzi Angelica Ho seguito, insieme ad alcuni volontari di Gancio Originale e altre tirocinanti, il corso Leggere la televisione tenuto dalla professoressa Flavia Rossi. Il corso era composto di una parte teorica e di unattivit di laboratorio durante la quale abbiamo sperimentato con studenti pi giovani quanto da noi appreso. Leggere la tv stato molto interessante perch mi ha permesso di conoscere meglio il linguaggio televisivo e gli strumenti tecnici utilizzati. Inoltre, alla fine del corso abbiamo preparato una lezione per i bambini della scuola elementare Pascoli: abbiamo analizzato una trasmissione che sta avendo un largo successo tra i giovanissimi: Saranno Famosi. La lezione andata molto bene, infatti il gruppo dei volontari ha gestito con competenza la discussione e le riprese e i bambini si sono dimostrati molto interessati e partecipi. Credo che questo passaggio di informazioni tra i ragazzi delle superiori e i bambini delle elementari abbia avuto una grande valenza educativa: mi ha colpito molto vedere dei giovani studenti cos impegnati ad insegnare

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simo la possano acquistare anche i miei pi piccolo amici del workshop!

La scatola magica di Giulio Serri Considerata la mia forte passione verso il mondo dei massmedia ho apprezzato moltissimo il corso Leggere la televisione, condotto dalla prof.ssa Rossi. Sono stato molto attento alle lezioni riguardo alle tecniche di smontatura dellimmagine televisiva, determinata da effetti di direzione della fotografia, da musiche e dalla regia. Rilevante ed efficace, anche, lo studio di determinati generi del panorama televisivo nazionale: informazione, cultura politica, variet, ecc Infine il lavoro forse pi coinvolgente stato lattuare un dialogo con i bambini, nel quale sono emersi spunti estremamente interessanti, su quali idee hanno i pi piccoli a proposito di una televisione in continuo cambiamento. In questo periodo si parla, per varie ragioni televisive come una disgregatrice di famiglie, o peggio ancora molti studiosi vedono questa scatola magica come una droga. Chi scrive, guarda molta TV, e se da una parte emergono sicuramente ancora la violenza, la brutalit e scene forti; dallaltra con un po di consapevolezza e di lettura dellimmagine, ecco che possono nascere (ma gi esistono) shows culturali, variet puliti e trasmissioni impegnate. Basta fare una scelta ed avere un po di occhio critico. Io, anche grazie a questo corso, spero di avere raggiunto questa buona criticit e mi impegner affinch, lanno pros-

Laboratorio di lettura: Einstein e Freud: sulla pace e sulla guerra di Liuzzi Angelica

Nel 1931 il Comitato Permanente delle Letture e delle Arti, della Societ delle Nazioni, invit gli intellettuali dellepoca a intraprendere tra loro la discussione su un problema qualsiasi da loro scelto. Einstein, che fu tra i primi a essere interpellato scelse di scrivere a Freud sulla pace e sulla guerra. Allinterno del laboratorio, tenuto dal dott. Angelini, abbiamo letto e commentato le due lettere, che consistono in 16 pagine molto intense allinterno delle quali viene affrontato, da due dei pi grandi uomini del 900, il tema dellaggressivit umana. La domanda che pone Einstein questa: C un modo per liberare gli uomini dalla fatalit della guerra?. La risposta di Freud, sulla quale avr sicuramente inciso la situazione critica che lEuropa stava vivendo in quel periodo, fortemente pessimista; infatti dopo aver analizzato il problema, arriva alla conclusione che non c speranza nel voler sopprimere le tendenze aggressive degli uomini. Luomo porta in s contemporaneamente Eros, pulsione erotica che tende a unire e conservare, e Tanatos, pulsione di morte che porta allaggressivit e alla distruzione: entrambe sono indispensabili e strettamente

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legate tra loro. Laggressivit umana non pu essere abolita ma si pu cercare di deviarla al punto che non debba trovare espressione nella guerra. Tra le vie che propone per arginare laggressivit lEros: tutto ci che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini deve agire contro la guerra. Questi legami emotivi sono di due tipi: in primo luogo relazioni come con un oggetto amoroso, anche se prive di mete sessuali. Laltro tipo di legame emotivo quello per identificazione. E questa la via che si apre a noi educatori: lamore e la relazione umana con il prossimo. E per quanto Freud sia pessimista sulla possibilit di evitare la guerra e laggressivit, lunico mezzo efficace che rimane la disponibilit nei confronti degli altri, lascolto. Questo un insegnamento importante per i giovani volontari di Gancio Originale sia per la relazione con i ragazzi che seguono al workshop, sia per la loro condizione di individui nel mondo: la situazione che stiamo vivendo oggi, con il ritorno dei nazionalismi in Europa e la tragica situazione in Medio Oriente, non cos lontana da quella vissuta da Freud e la riflessione proposta da Angelini stata pertinente e necessaria. A conclusione del corso abbiamo visto Il seme delluomo di Ferreri, in linea con le riflessioni di Freud sullaggressivit umana e sulla guerra.

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Bilancio 2000

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Bilancio di Attivita 2001 a cura di Deliana Bertani e Mariella Cantini

Lanno 2001 ha visto unulteriore aumento delle attivit di Gancio Originale supportato dalla attivazione delle 4 borse di studio finanziate con la sponsorizzazione della Coop Consumatori Nord Est che si sono aggiunte a quelle finanziate dalla L.R.29/97.

Eventi e attivit straordinarie 9 Febbraio presentazione di Gancio Originale agli operatori ( psichiatri e psicologi) della asl di Firenze 7 aprile partecipazione allla GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE con un intervento alla sala del tricolore degli studenti-volontari del BUS Pascal Visita degli allievi della scuola educatori di Cuneo nei giorni 7-8 Aprile

Dal 5 al 30 marzo una delegazione di operatori della Moldavia ha partecipato ,tra laltro, alle attivit di Gancio Originale Febbraio / Maggio partecipazione per il terzo anno consecutivo alliniziativa Mondi Lontanissimi 8 Giugno Festa di chiusura dei workshop presso lIstituto Zanelli ( erano presenti circa 200 persone volontari, ragazzini, insegnanti, i genitori di ragazzini terzomondiali) 10 Giugno partecipazione alla festa della IV Circoscrizione con il coinvolgimento di tutte le scuole del territorio 18-19 Ottobre partecipazione al Seminario del volontariato Europeo organizzato dal Dipartimento Affari Sociali a Belluno 27 Settembre partecipazione al convegno conclusivo del Corso Care-expert: progettista dinterventi territoriali nel campo dei servizi educativi e sociosanitario 1-2 Dicembre partecipazione al Convegno sul Disagio Giovanile organizzato dalla Regione TrentinoAltoadige a Bolzano 10 novembre partecipazione al Convegno sullattivit solidale della Coop NORDEST a Salsomaggiore Partecipazione alla progettazione della mostra interattiva e itinerante sul volontariato Quando Torni promossa dal Centro Servizi per il Volontariato Dar Voce

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Gancio Originale e luniversit Il 16-3 la nostra volontaria Daniela Bellezza si laureata presso lUniversit di Bologna con una tesi intitolata Lesperienza di Gancio Originale dellAUSL di Reggio Emilia: la ricerca di aspetti di reciprocit nella relazione educatica Ametta Linda, Rita Bertozzi, Grossi Giorgia hanno fatto allinterno del loro curriculum universitario ( scuola di servizio sociale di Bologna, scienze politiche di Bologna, scienze delleducazione di Parma ) ricerche su vari aspetti di G:O: Mariagrazia Koumiotis ha inserito G:O: nella sua tesi la comunit locale educante di Reggio Emilia come risposta sociale al disagio minorile. Gli interventi educativi extra scolastici per minori tra i 5-14 anni G.O. ha accolto in tirocinio 2 frequentanti il corso di perfezionamento care-expert

Formazione Febbraio Marzo 2001 Laboratori interattivi per gruppi di docenti, educatori, giovani, volontari di G.O. 8 incontri presso il Liceo Moro co-finanziati dallAUSL e dal Provveditorato Febbraio Marzo 4 Laboratori espressivi manuali di 3 incontri ciascuno ,reiterati 1. Usare la testa e le mani lab. Di attivit creative 2. Le sculture di pane lab di cucina 3. Fare il bello con poco lab di bricolage e materiale di recupero

4. se vuoi ballare lab di saltelli, passo doppio e movimento a suon di musica Promozione insieme allOpenG consultorio giovani dei 6 seminari il tirocinio come cerimonia di aggregazione: del giovane nellet adulta del neo professionista nella professione- Analisi del rapporto tutor-tirocinante 5 Aprile incontro sul tema il tatuaggio come rito privato di passaggio allet adulta fra i giovani reggiani di oggi a cura di Antonia Angelini 6-7 Settembre 4 Seminario al Seminario di Marola Il mio corpo si trasforma con due relazioni il corpo nelle fiabe Leonardo Angelini e il corpo della TV Flavia Rossi e tre atelier da questanno, proprio per laumento delle attivit individuali e di gruppo, si iniziato a fare nelle scuole di provenienza dei volontari, degli incontri di verifica sulloperare dei volontari stessi ,in orario scolastico. Gli incontri sono stati fatti allinizio, alla fine del primo quadrimestre, al termine dellanno scolastico met . Questi incontri si sono rivelati essere dei veri e propri momenti formativi in cui ognuno ha esposto e discusso la propria attivit con i compagni, con gli insegnanti e gli operatori di G.O. La partecipazione diffusa ,la ricchezza di questi momenti propongono in maniera pressante una riflessione per un sempre migliore utilizzo di questi momenti da parte degli operatori di G.O. e degli insegnanti referenti delle varie scuole superiori.

Pubblicazioni

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2 numero di Gancio NEWS bollettino di informazione e comunicazione per i volontari in Aprile Settebre ANNUARIO 2000/2001 Novembre 2-3 Quaderno di Gancio Originale GIOCO, SCAMBIO, ALTERITA in occasione del Convegno mercoled 28 novembre sul volontariato giovanile a Reggio Emilia a dieci anni dalla nascita di G.O. Un gancio ,anzi.tanti ganci :giovani volontari reggiani, con i servizi pubblici, con le scuole, sugli argini del Po

I ragazzini sono tutti in carico ai servizi di N.P.I. e di Psicologia Clinica. Questi gruppi sono coordinati da tirocinanti o borsiste. I volontari che collaborano in questa attivit questanno sono 240 provenienti dalle 5 scuole medie superiori della citt ( Liceo Moro , ita Zanelli, BUS Pascal, Liceo Magistrale, ITAS Rivalta ). Alla fine dellanno scolastico 2000- 2001 gli allora 150 volontari minorenni avevano svolto un monte ore di 3300. Alla fine dellanno scolastico saremo in grado di avere il consuntivo delle ore per il2001-2002 Diamo una risposta di sostegno, integrazione e aiuto a 116 ragazzini. Interventi in rapporto singolo

Attivit di gruppo Workshop I Workshop - gruppi di intervento pomeridiano - attivati alla fine del 2001 sono: 7 dislocati allinterno delle scuole medie inferiori (Lepido, Dalla Chiesa, Aosta, Fontanesi, Pertini, Cadelbosco sopra, Rivalta) 3 in scuole medie superiori (Liceo Moro, Istituto Agrario Zanelli, Bus Pascal). I volontari sono studenti interni alle scuole, i ragazzini seguiti sono alunni delle scuole dellobbligo limitrofe alle scuole stesse. 3 in scuole elementari (Don Milani, Don Bosco, Via Premuda) 1 Istutito Comprensivo di Bagnolo 1 Scuola Elementare di Quattro Castella I workshop sono complessivamente 4 in pi rispetto allo scorso anno. Si riuniscono 2 volte alla settimana per circa due ore. Ogni gruppo accoglie 10 12 ragazzini e quasi altrettanti volontari. Aiutano a fare i compiti: A casa A scuola Nelle biblioteche Presso le parrocchie Accompagnano a conoscere la citt. Vanno: In ludoteca In piscina A musica A ginnastica A tennis ecc. Alla fine 2001 erano circa 70 i volontari impegnati in queste attivit.

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Interventi in strutture della A.U.S.L. Drammatizzazione presso il corso speciale in un centro di addestramento professionale, presso il laboratorio di musica, cucina, pittura, attivit di bricolage. Circa 10 volontari sono impegnati in questi progetti.

VOLONTARI NEL 1999: 138 ragazzi e ragazze 5180 ore annue

VOLONTARI NEL 2000: Attivit presso la palestra di Sesso Sostegno della squadra di basket di ragazzini con disabilit motoria. Sono impegnati 2 volontari. Volontari nel 2001: Volontariato giovanile europeo Ci siamo inseriti in questo filone di attivit promosso dalla C.E.E. e dal Ministero Degli Affari Sociali. Attualmente stiamo ospitando una ragazza francese. VOLONTARI MAGGIORENNI VOLONTARI PER ANNO DAL 1995 AL 1997: 100 ragazzi e ragazze 2792 ore annue 158 ragazzi e ragazze 5320 ore annue

148 ragazzi e ragazze 5320 ore annue

Il numero dei volontari maggiorenni si mantiene quasi costante, cos come le ore da loro fornite, ci che invece aumentato in modo esponenziale il numero dei volontari minorenni cio di quelli provenienti e quindi assicurati dalle scuole di provenienza. Nel 2001 le convenzioni con le superiori della citt sono 6 , in fieri ce ne sono altre 3.

VOLONTARI NEL 1998: 118 ragazzi e ragazze 4542 ore annue

Nei workshop sono stati seguiti 195 bambini. 3 Workshop in scuola media superiore: Liceo Moro, Istituto tecnico Zanelli, istituto tecnico Bus; 10 workshop in scuola media inferiore:

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Rivalta, Dalla Chiesa, Aosta, Fontanesi, Pertini, Lepido 1 (per le prime classi); lepido 2 (per le seconde classi); Scuola media di cadelbosco Sopra; scuola media di Bagnolo; scuola media di Quattro castella; 4 workshop nella scuola elementare: S.G. Bosco, Don Milani, la scuola di via Premuda, Quattro Castella; 2 laboratori linguistici: scuola media di rivalta, Istituto Scaruffi; Progetti con la NPI: Simonini; atelier Progetti con settore handicap adulto: (Busetti e Centro Damiel); Progetti con centro di Salute mentale (squadra di calcio e pallavolo); progetti con Associazione basket disabili. 67 sono i bambini/ragazzini disabili o a rischio seguiti individualmente.

SCUOLA Liceo Moro Bus Pascal Scaruffi Levi ITAS Rivalta Magistrali Zanelli Ipsia Lombardini Liceo Ariosto Chierici Secchi Iti TOTALE

N.VOLONTARI 108 41 31 28 28 21 13 3 2 2 1 278

ORE 3154 934 626 955 746 648 418 36 80 80 42 7735

Monteore dei vololontari minorenni provenienti dalle scuole medie superiori della citt nell'anno scolastico 2001/02

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Gancio Originale sui giornali