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del 12/04/12 Estratto da pagina 32

Vent 'anni dopo, la famiglia mostra per la prima volta le foto dell'album

QUANDO BORSELLINO

SORRIDEVA ANCORA
IMMAGINI DI VITA PRIVATA COME FURONO SELEZIONATE E COMMENTATE DALLO STESSO GIUDICE UCCISO DALLA MAFIA IL 19 LUGLIO '92. CON MOGLIE. FIGLI E AMICI. SERENO, ANCHE NEI MOMENTI PI DIFFICILI E DRAMMATICI. INTANTO LA PROCURA HA DISPOSTO NUOVI ARRESTI PER QUELLA STRAGE ANCORA PIENA DI MISTERI

di Giovanni Bianconi

a cura dell' Ufficio Stampa e Comunicazione

Sette
del 12/04/12 Estratto da pagina
.32

In "vacanza"

alFAsinara nell'ex carcere


1. Primavera 1971, riposo a Trapanif, quando alla pretura di

Monreale.

2. Estate '89, quella dei veleni in


vo",

Giovanni Falcone.

procura dopo le lettere del 'Corche delegittimano il lavoro di

3. Agosto '85. isola dell'Asinara. Con Falcone, a destra, e un amico comune, anche lui magistra-

to. Trascorsero le vacanze con le famiglie nel carcere dismesso, dove completarono l'ordinanza di rinvio a giudizio del Maxipro-

cesso.

4. Prima comunione. Borsellino era nato il 19 gennaio 1940, nel quartiere della Kalsa, lo stesso dove 8 mesi prima era nato Falcone. 5.1962, laurea. In giurisprudenza. 110 e lode.

Sciasela. Dopo le incompressioni e le polemiche provocate dall'articolo sui "professionisti dell'antimafia", giudice e scrittore si ritrovano e si spiegano. T. Tropea, estate '81. Con moglie e figlio. & 1968. matrimonio. Sposa Agnese Piraino Leto. Dal matrimonio nasceranno tr figli, 9. '85. in America con NinniCassar. Trasferta di lavoro in Brasile. nel 1985. Il commissariosar ucciso a Palermo, pochi giorni

6.25 gennaio '88, pace con

dopo questo scatto.

*ln corsivo le parole scritte in matita sulle foto da Borsellino

prossimo 19 luglio. Quel

saranno vent'anni, il giorno

del 1992, alle 16,58, esplose l'autobomba che uccise il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e cinque agenti di polizia addetti alla sua protezione: Claudio Traina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter

Quest'anno

Cusina, Emanuela Loi. Ma il ventennale della morte del magistrato antimafia erede naturale e unico di Giovanni Falcone - dilaniato da un'altra esplosione appena due mesi prima, il 23 maggio a Capaci, insieme alla moglie Francesca e a tr uomini della scorta - gi cominciato. A marzo la Procura di Caltanissetta, all'esito di nuove e clamorose indagini, ha ottenuto altri arresti per quell'attentato dai risvolti ancora misteriosi, e l'omicidio Borsellino tornato di bruciante attualit. Con inquietanti retroscena venuti alla luce, e altrettanti rimasti senza spiegazione. L'eliminazione del

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giudice s'intreccia con i segreti della presunta trattativa tra pezzi dello Stato e uomini di Cosa nostra, fino all'ipotesi che sia stata anticipata proprio perch Borsellino ne era venuto a conoscenza, e avrebbe costituito un ostacolo insormontabile. E i successivi depistaggi delle indagini potrebbero essere un'ulteriore conseguenza di quel patto inconfessabile. Per la famiglia del giudice - la moglie Agnese e i figli Lucia, Manfredi e riammetta - ripreso il tormento dei ricordi, dei quesiti insoluti, delle dolorose sollecitazioni esterne. Ma anche stavolta, come quasi sempre in passato, sono voluti rimanere in disparte. Hanno scelto la via del silenzio, lasciando a inquirenti e giudici il compito di arrivare alla verit, se mai ci riusciranno. Loro, dopo vent'anni, continuano ad aspettare. Una cosa, per, hanno deciso di fare in vista della ricorrenza di luglio anticipata dalle nuove rivelazioni. Far parlare le immagini raccolte negli album di famiglia che raccontano l'uomo Borsellino: il marito e il padre che pure nei momenti pi difficili o drammatici del suo lavoro non mancava di dedicarsi alla moglie, ai figli e agli amici con i quali amava trascorrere tutto il tempo che poteva. Con la grande carica di affetto, ironia e voglia di vivere che era capace di trasmettere.
FOTO PRIVATE DI UN UOMO PUBBLICO

di certo rappresentava per Cosa nostra un nemico e un pericolo. Ma forse anche per qualche altro motivo. D figlio Manfredi, oggi quarantenne commissario di polizia, spiega che "dopo vent'anni non c' motivo di tenere riservate queste immagini che sono pi eloquenti di qualsiasi racconto per ricordare mio padre". A volte compare anche lui, accanto al papa quasi sempre sorridente: in casa o all'aria aperta, in citt o nei luoghi di vacanza. Quelli scelti volontariamente per viaggi e soggiorni - la Tunisia, il parco degli Abruzzi, l'isola di Pantelleria e altre localit di mare, la montagna con la neve poco apprezzata dal giudice e quelli imposti dal lavoro e dalle esigenze di sicurezza: come l'isola dell'Asinara dove Borsellino e Falcone trascorsero l'estate del 1985 con le rispettive famiglie, mentre scrivevano l'ordinanza di rinvio a giudizio del maxi-processo alle cosche. In questa sorta di foto-storia pubblico e privato si mescolano, cos com'erano mescolati

Sono le fotografie private e pubbliche della vita di Paolo Borsellino, spezzata a 52 anni d'et dal tritolo mafioso, selezionate da lui stesso e sistemate nei grandi album divisi per anni, con tanto di brevi didascalie scritte a matita con la sua calligrafia minuta e chiara. Dai primi anni di un bambino nato nel 1940,

quando l'Italia si preparava a entrare nella seconda guerra mondiale, fino alle ultime istantanee del '92. Sono i momenti pi belli, ma anche pi brutti e tesi, dell'esistenza del giudice assassinato dalla mafia perch

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nella vita del giudice. Ci sono i ritratti della prima comunione, e poi le immagini della laurea, del matrimonio, dei momenti di relax, delle trasferte per lavoro. Ricordi fissati sulla pellicola con gli amici che hanno subito la sua stessa sorte, assassinati da Cosa nostra: Giovanni Falcone e il commissario Ninni Cassare. Le foto dei funerali e quelle in ufficio, da solo o coi colleghi di Palermo e della Procura di Marsala, che Borsellino guid dal 1986 alla fine del 1991, prima di tornare a Palermo.

Non furono mesi tranquilli, gli ultimi trascorsi dal magistrato nel palazzo di giustizia ribattezzato "dei veleni". Per via dei dissapori col procuratore Giammanco, e dopo la morte di Falcone per i tormenti che si portava dentro, confidati alla moglie il giorno prima di morire: "Mi disse che non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ci potesse accadere", ha testimoniato la signora Agnese ricordando l'ultima passeggiata col marito, sul lungomare di Carini.

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Una mano sulla bara e gli occhi persi nel nulla


L Pasqua '91, tutti a Pantellera. Dall'interno
della macchina spunta il viso della moglie. 2. Anni 70. Parco degli Abruzzi con Lucia e Manfredi. 3. Natale '88. Borsellino con il figlio 16enne Manfredi. Durante quell'anno aveva denunciato lo smantellamento del pool antimafia di Palermo e l'isolamento cui era costretto Falcone. 4. Sulla salma di Giovanni Falcone con accanto i If igl io.

All'indomani della strage di Capaci, Borsellino cominci una corsa contro il tempo per cercare di capire chi e perch aveva voluto ammazzare il suo amico Giovanni con tanto clamore. Si rammaricava per non poter svolgere le indagini, affidate alla Procura di Caltanissetta; aveva delle idee che voleva affidare ai titolari dell'inchiesta, lo disse pi volte pubblicamente, ma in quasi due mesi nessun inquirente trov il tempo di ascoltarlo.

timore di far trapelare i suoi turbamenti: "Sono un uomo profondamente cambiato... Voi sapete perch, lo immaginate... La morte di Giovanni Falcone mi ha talmente colpito, come magistrato ma soprattutto come uomo che ha vissuto con lui la sua vita fin da bambino, che oggi sono tanti gli interrogativi ai quali non so dare risposta". Vent'anni dopo, se ne sono aggiunti altri
ancora.
Giovanni Bianconi

Nel suo ultimo discorso pubblico, il commiato dai colleghi di Marsala tante volte rimandato e celebrato solo il 4 luglio '92, non ebbe

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VOI SAPETE

PERCH SONO
CAMBIATO
L'ultimo discorso pubblico di Borsellino: il commiato dai colleghi d Marsala il 4 luglio 1992

incontro avviene dopo diversi mesi che io sono andato via dalla Procura di Marsala: avviene ' cos t, colpa mia, perch il lavoro che mi ha preso pesante e impegnativo a Palermo ha fatto s che io pi volte pregassi colleghi che volevano farmi questo saluto a postergarmi una data. E purtroppo in questo periodo avvenuto qualcosa che fa s che io oggi vi ringrazio per queste parole di affetto (...). Vi ringrazio come uomo profondamente cambiato. nonostante siano trascorsi pochi mesi da quando sono andato via da Marsala. Voi sapete perch, lo immaginate perch sono profondamente cambiato, perch abbia detto con convinzione nuovi commenti che ho sentito di dover fare dopo questa tragedia che ha sconvolto la nostra patria, la nostra Sicilia e noi tutti. Tragedia che, come ho detto, mi ha fatto temere e mi fa temere ancora di aver perduto l'entusiasmo. Spero che questo entusiasmo mi ritorni (... ). Ritrovarmi con le persone con le quali ho passato la bellissima avventura della mia permanenza a Marsala mi ricorda l'entusiasmo con cui l'ho vissuta, e spero che questo entusiasmo. nonostante quello che successo e che mi ha cosi profondamente colpito, mi ritorni anche

9uesto

nel nuovo incarico. Perch ne ho molto bisogno (...). lo sono venuto a Marsala per poter continuare un lavoro che avevo iniziato a Palermo con Giovanni Falcone, e nonostante vero che ami profondamente il mare, al di l di qualche serata struggente passata in riva allo Stagnone parlando di lavoro con colleghi, poliziotti o carabinieri, delle bellezze di Marsala ne ho viste poche... Ho amato questa citt, ma l'ho dovuta guardare e vedere quasi da lontano, attraverso il prisma che me la allontanava dai vetri blindati della mia macchina e del mio ufficio... Se non fosse avvenuta quella tragedia che avvenuta a fine maggio, oggi vi potrei dire qui che io sono ritornato a Palermo non soltanto arricchito dall'esperienza di Marsala, ma dalla convinzione che questa esperienza mi impegnavo a portarla a Palermo per trasformare, utilizzare in un ambito pi vasto ci che qui avevo sperimentato. Purtroppo quello che avvenuto a fine maggio mi induce, e ritengo ci induca tutti, ad una riflessione, perch ancora forse neanche pi sappiamo quello che facciamo dopo, quello che faremo dopo: io non so quello che far dopo, perch la morte d Giovanni Falcone mi ha talmente colpito - come magistrato ma soprattutto, consentitemi, come uomo che ha vissuto con lui la sua vita fin da bambino - che oggi sono tanti gli interrogativi ai quali io non so dare risposta. Ma vi prometto che questi sei anni che abbiamo vissuto assieme, e questi momenti cos commoventi che oggi stiamo vivendo assieme, per me ma ritengo anche per voi, avranno sicuramente un peso. e un peso determinante, nella risposta che io dovr dare. Grazie. <

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Le domande che non hanno ancora risposta


QUALE NESSO CON LA TRATTATIVA?

PERCH SPAR
LA SUA AGENDA?

CHI ORGANIZZ

ILDEPISTAGGIO?

Borsellino era venuto a conoscenza, alla fine d giugno del 1992, dei contatti tra carabinieri del Ros e l'ex sindaco mafioso di Palermo Vite Ciancimino, ma non furono carabinieri a dirglielo. Secondo alcuni pentiti l'attentato di via D'Amelie fu anticipato per decisione di TotRiina. La procura di Caltanissetta sostiene
i
i

Dal luogo della strage scomparsa l'agenda che Borsellino aveva con s e non mai pi stata trovata. Quasi certamente il magistrato aveva scritto l quel che si riprometteva di dire agli inquirenti sulla morte di Falcone, in una testimonianza che lui aveva urgenza di rendere ma che non mai avvenuta.

L'indagine sulla

che:Latempistica della strage stata certamente influenzata dall'esistenza


della trattativa....

scomparsa di quel documento s' conclusa con l'archiviazione della posizione dell'unico indagato.

Fino al 2008, la ricostruzione della strage era basata sui racconti di alcuni "pentiti" (Candura, Andriotta e Scarantino) nonostante le diverse lacune che mostravano. Quattro anni fa, con la collaborazione del nuovo pentito Gaspare Spatuzza, quelle collaborazioni sono state definitivamente smentite. Sette condannati all'ergastolo sono stati scarcerati

attesa della revisione del processo a loro carico.


in
CHI C'ERA NEL BOX

DELLAUTOBOMBA?

Tra le molte dichiarazioni di Spatuzza,

considerato attendibile, c' anche quella secondo cui, nel garage in cui lui
e altri "uomini

d'onore" stavano preparando l'autobomba era presente una persona mai vista prima dall'ex mafioso. Ne mai pi vista dopo. Una presenza esterna a Cosa nostra. sospetti rivolti verso un funzionario del servizio segreto militare sembrano destinati all'archiviazione.
I

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