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Appunti adattati dal prof. Raffaele Sogliano a partire da quelli pubblicati dal prof.

Egidio Rezzaghi sul sito http://www.galileimirandola.it e quelli presenti allURL http://www.progettoatena.it/univ/elettrobio/Alimentatori%20e%20Sicurezza/ALIMENTATORI.pdf

Trasformatore monofase

Campo magnetico Il campo di una forza la regione dello spazio in cui si manifesta l'azione di una forza. Le caratteristiche del campo sono schematizzate graficamente per mezzo di un insieme di curve, dette linee di forza o di campo che godono di alcune propriet: la densit delle linee proporzionale all'intensit del campo, cos esse sono molto fitte in regioni in cui la forza intensa e distanziate dove la forza debole; la direzione della forza in un determinato punto del campo quella della retta tangente alla linea di forza passante per quel punto; per ogni punto dello spazio passa una e una sola linea di forza. opportuno sottolineare che il campo di una forza una grandezza vettoriale e quindi caratterizzato da intensit o modulo, direzione e verso. Il campo magnetico, simbolo H [A / m], il campo di forza prodotto da un magnete, oppure da una corrente elettrica, oppure da un campo elettrico variabile nel tempo.

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Cominciamo col prendere in considerazione il campo magnetico generato da un magnete avente forma di barretta. Si possono individuare due poli, pi precisamente il polo Nord dal quale escono le linee di forza del campo magnetico ed il polo Sud nel quale entrano le linee di forza del campo magnetico. Si osserva che, a differenza dei campi elettrici, nel caso dei campi magnetici le linee di forza sono chiuse. I due poli sono cos chiamati perch, se il magnete lasciato libero di orientarsi nello spazio, rivolge sempre l'estremit individuata come polo Nord verso il Nord geografico e l'altra verso il Sud geografico. Ci accade perch la Terra per sua natura un gigantesco magnete, avente il polo Sud magnetico quasi in corrispondenza del polo Nord geografico, che agisce nello spazio circostante attraverso un suo campo magnetico e due magneti tendono ad attrarsi se sono affacciati coi poli opposti. Una ulteriore propriet dei magneti quella che, se sminuzzati, tendono a formare ulteriori magneti di dimensioni pi piccole, questo perch i poli magnetici Nord e Sud non possono essere divisi in alcun modo. Ancora si deve dire che i materiali ferrosi, se avvicinati ad un magnete in modo tale da entrare nel suo campo magnetico, subiscono il fenomeno della magnetizzazione, ovvero anche essi diventano magnetici e presentano dal lato col quale sono accostati una polarit magnetica opposta a quella del magnete permanente. Questo il motivo per il quale il ferro viene attratto dai magneti. Se poi i materiali ferrosi sono allontanati dal campo magnetico del magnete permanente accade che essi perdono quasi tutto il magnetismo precedentemente acquisito. Prendiamo ora in considerazione il campo magnetico prodotto dalle correnti elettriche.

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In un conduttore rettilineo percorso da una corrente di intensit I, il campo magnetico nello spazio circostante avr le linee di forza come in figura e la sua intensit in un punto distante d dalla corrente varr la seguente relazione nota come Legge di Biot-Savart
H= I 2 d

[ ]
A m

Consideriamo come ulteriore esempio un solenoide (avvolgimento avente forma di bobina),

di lunghezza l molto maggiore del diametro, composto di N spire e percorso dalla corrente di intensit I . Per tale sistema si pu dire che il campo all'interno praticamente uniforme e di intensit
NI l

H=

[ ]
A m

In ogni caso, qualsiasi sia il circuito, tra il verso della corrente nel circuito ed il verso del campo magnetico generato dalla corrente, esiste sempre la stessa relazione che si riscontra tra il verso di rotazione di una vite ed il verso di avanzamento della vite stessa. In conclusione possiamo notare che se una carica elettrica ferma essa da luogo ad un campo elettrico, ma se in movimento essa genera anche un campo magnetico.

Induzione magnetica, permeabilit magnetica


Gli effetti dovuti alla presenza di campo magnetico dipendono, oltre che dal valore del campo, anche dalla natura del mezzo entro il quale il campo si sviluppa. Rispetto al loro comportamento nei confronti dei campi magnetici, le sostanze si possono classificare in :

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diamagnetiche: tali sostanze si magnetizzano solo in presenza di un campo magnetico esterno (cio non producono un campo magnetico proprio) assumendo una polarit opposta a quella del campo esterno. In pratica se immerse in un campo elettrico sviluppano un campo magnetico opposto a quello agente esternamente, in questo modo il campo magnetico risultante minore del campo magnetico di partenza. Sono sostanze diamagnetiche i gas nobili, l'azoto, l'idrogeno, la grafite, l'oro, la salgemma e l'acqua. paramagnetiche : per tali sostanze la magnetizzazione provocata da un campo magnetico esterno in linea e concorde con questo e le sostanze paramagnetiche. Sviluppano, cio, un campo magnetico che va ad aumentare quello agente esternamente, ma non hanno un proprio campo magnetico

Andamento delle linee di forza all'interno di sostanze diamagnetiche e paramagnetiche

ferromagnetiche : sono cos chiamate quelle sostanze che sono attratte in maniera intensa da un magnete; analogamente alle sostanze paramagnetiche producono al loro interno un campo magnetico molto pi grande di quello applicato dallesterno ed inoltre gi alla temperatura ambiente sono loro stesse sorgenti di campo magnetico qualora siano state precedentemente immerse in un campo magnetico. Sono sostanze ferromagnetiche il ferro, il nickel, il cobalto e speciali leghe. Si definisce induzione magnetica (o densit di flusso magnetico) l'attitudine di un corpo a lasciarsi attraversare dal campo magnetico e quindi a magnetizzarsi; in essa viene compreso l'influsso del materiale attraversato dal campo e del relativo stato di magnetizzazione. Cos che l'induzione magnetica, a parit di campo magnetico inducente, ad esempio maggiore nel ferro piuttosto che nell'aria.1 In genere essa data dalla relazione:

Facendo seguito a queste considerazioni, la legge di Biot-Savart pu essere modificata per fornire l'intensit
B= I I = o r 2 d 2 d

dell'induzione magnetica come segue:

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B = = r o H H

Wb =T m2

Dove detta permeabilit magnetica assoluta ed data come prodotto della permeabilit magnetica nel vuoto o = 1,25710-6 [H/m] moltiplicata per un numero puro (cio adimensionale) detto permeabilit relativa r (ovviamente per il vuoto vale r=1) Si osserva che per le sostanze diamagnetiche si ha che r di pochissimo inferiore ad uno, per le sostanze paramagnetiche r di pochissimo superiore ad uno, per le sostanze ferromagnetiche r di molto pi grande di uno (pu arrivare anche a 100.000) occorre evidenziare che per i materiali ferromagnetici, in genere, la permeabilit non costante ma quando in campo magnetico H supera determinati valori il valore della permeabilit varia e di conseguenza viene a mancare la proporzionalit (linearit) tra B ed H In pratica, dal punto di vista operativo, trovandoci comunque all'interno di un mezzo materiale si ha quasi sempre a che fare con linduzione magnetica B piuttosto che con il campo magnetico H inoltre essendo i due campi strettamente correlati tra di loro a volte vengono entrambi individuati col nome di campo magnetico (anche se noi, ora, conosciamo la differenza che esiste tra di essi).

Campo di induzione magnetica generato da una corrente I

Viceversa se si immette una carica q in movimento con velocit v all'interno di un campo di induzione magnetica, su di essa nascer una forza FB che risulter essere ortogonale tanto al campo quanto alla velocit il cui verso dipender dal segno della carica

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Forza generata su di una carica in movimento all'interno di un campo magnetico

Flusso concatenato con un circuito

Considerando un campo magnetico omogeneo di induzione costante B ed una superficie piana di area S orientata rispetto al campo in modo tale che la normale ( cio la retta perpendicolare) alla superficie formi un angolo con la direzione del campo, si chiama flusso del vettore induzione magnetica attraverso la superficie di area S o pi semplicemente flusso magnetico concatenato con la superficie S la grandezza scalare : = BScos() [Wb] Se poi la superficie S quella delimitata dal perimetro di un circuito elettrico, si parla di flusso concatenato col circuito elettrico c.

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Siccome, come si vedr pi avanti, nelle applicazioni elettrotecniche si cerca di rendere massimo il flusso concatenato coi circuiti elettrici, si d a questi la forma di avvolgimenti cio con un unico conduttore si realizza un numero N di spire.

Induttanza elettrica di un circuito


Tale grandezza pi correttamente chiamata coefficiente di autoinduzione e rappresenta l'attitudine di un circuito elettrico a concatenarsi col flusso di campo magnetico ac originato dalla corrente elettrica I che percorre il circuito stesso :
L= ac I

[H]

Tale parametro dipende dalla forma e dalle dimensioni geometriche del circuito elettrico oltre che dalla permeabilit magnetica del mezzo entro il quale si sviluppa il campo magnetico prodotto dalla corrente che percorre il circuito stesso. Tende ad essere grande per i circuiti con forma ad avvolgimento ed avvolti su nuclei ferromagnetici. Ad esempio, per un solenoide rettilineo di lunghezza l superiore di almeno 10 volte del diametro, di sezione S e composto da N spire, l'induttanza vale :
SN 2 l

L=

[H]

I dispositivi che fisicamente realizzano valori concentrati elevati di induttanza sono chiamati induttori. Possono essere collegati in serie od in parallelo; se collegati in serie l'induttanza complessiva pari alla somma delle singole induttanze, se collegati in parallelo l'inverso dell'induttanza complessiva pari alla somma degli inversi delle singole induttanze (hanno cio un comportamento analogo a quello delle resistenze). Nei circuiti elettrici, il parametro induttanza elettrica viene indicato col simbolo di seguito disegnato.

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Coefficiente di mutuo accoppiamento tra due circuiti


Dati due circuiti, il loro coefficiente di mutuo accoppiamento esprime l'attitudine del sistema formato dai due circuiti a far si che il flusso di campo magnetico prodotto dalla corrente che circola nel primo si concateni col secondo e viceversa . Chiamando con 21 il flusso che, originato dalla corrente I2 che circola nel secondo circuito, si concatena col primo circuito e con 12 il flusso che, originato dalla corrente I1 che circola nel primo circuito, si concatena col secondo circuito, si pu scrivere :
21 I2 12 I1

M=

[H]

Si osserva che il coefficiente di mutua induzione pu essere sia positivo che negativo, perch il segno dipende dalla relazione esistente tra i flussi generati dai due circuiti in quanto se questi sono concordi M positivo, se questi sono discordi M negativo. Inoltre M non cambia di valore se i due circuiti si scambiano di posto. Il coefficiente di mutua induzione tra due circuiti legato al valore delle rispettive induttanze dalla relazione :
M= k L1 L2

dove k il coefficiente di accoppiamento espresso da un numero positivo compreso tra zero ed uno: se k = 0 non vi alcun mutuo accoppiamento, se k = 1 vi un accoppiamento perfetto.

Nei circuiti elettrici il simbolo col quale si indica il mutuo accoppiamento quello riportato nella figura sopra disegnata. I puntini neri posti ad una estremit di ciascuno degli avvolgimenti indicano i morsetti corrispondenti del componente, nel senso che il valore di M risulta positivo se la corrente in entrambi gli avvolgimenti entra nel morsetto contraddistinto dal puntino, negativo in caso contrario.

Legge generale dell'induzione elettromagnetica


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E' alla base del principio di funzionamento di gran parte delle macchine e applicazioni elettriche (generatori, motori, trasduttori, ecc.) e prende anche il nome di Legge di Faraday-Neuman-Lenz. Essa dice che ogni qualvolta varia nel tempo il flusso concatenato con un avvolgimento elettrico, in questultimo si genera una forza elettromotrice indotta di intensit proporzionale alla velocit di variazione del flusso concatenato. Con riferimento ad un intervallo finito di tempo t , il valore medio della forza elettromotrice indotta (f.e.m.i.) (la tensione complessivamente generata ai capi del circuito) vale :
e i= c t

[V]

Il verso della f.e.m.i. tale da opporsi alla variazione di flusso concatenato che l'ha generata, ovvero se nel circuito, grazie alla ei , pu circolare una corrente essa avr verso tale da dar luogo ad un campo magnetico concorde con quello concatenato che sta variando se questi sta diminuendo, opposto se questi sta aumentando. Ad esempio, facendo riferimento alla figura seguente, se la variazione di flusso concatenato con la spira dovuto ad un aumento di B allora nella spira nascer una corrente iind tale che in base alla regola della mano destra generer un campo B' tale che sommato a quello B dia luogo ad una diminuzione complessiva dell'induzione che si concatena con la spira, ovviamente se la variazione di flusso inizialmente fosse dovuta ad una diminuzione di B allora la corrente iind sarebbe circolata nel verso opposto in modo da generare una B' che rafforzasse l'induzione che si concatena con la spira.

Generazione della corrente nella spira per effetto dell'aumento di B

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Generazione della corrente nella spira per effetto della diminuzione di B

opportuno precisare che il flusso concatenato con un avvolgimento pu variare o perch varia linduzione magnetica B che si concatena con lavvolgimento (B in realt una grandezza vettoriale e quindi varia se varia il modulo, la direzione o il verso) o perch varia la superficie dellavvolgimento (il che pu accadere o perch lavvolgimento si deforma o perch cambia la sua posizione nello spazio).

Quale ulteriore esempio consideriamo quello del circuito di figura, costituito da tre lati indeformabili ed un lato MN di lunghezza l che pu scorrere verticalmente. Supponiamo che tale movimento avvenga senza attrito. Sia R la resistenza complessiva del circuito. Il circuito, inoltre, sia concatenato con un campo di induzione magnetica B uniforme (cio costante nello spazio), le cui linee di forza siano perpendicolari ed entranti nel piano su cui giace il circuito (rispetto a chi legge sono perpendicolari al foglio ed entranti dall'alto verso il basso). Si consideri il lato MN in movimento verso il basso con una velocit costante ve. Se all'istante t la posizione occupata dal lato in movimento quella indicata a tratto pieno,dopo un intervallo di tempo t , e quindi all'istante (t + t) , la posizione occupata sar quella indicata in tratteggio essendo lo spazio percorso x = vet . Nell'intervallo di tempo t, a causa dell'aumento della superficie del circuito intersecata dalle linee di campo magnetico, sar aumentato il flusso concatenato di una quantit pari a c = Blx e, quindi, per la legge generale della induzione elettromagnetica si sar sviluppata una f.e.m.i. di valore :

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( ei) =

B l x B e lv t = =B l e v t t

[V]

Il verso di tale f.e.m.i. dovr essere tale da opporsi alla variazione di flusso concatenato e, quindi, considerando che il flusso concatenato aumenta, la ei dovr tendere a far circolare una corrente da M verso N cos che il flusso generato da tale corrente si opponga a quello preesistente dovuto all'induzione B. Molto semplicemente il verso della f.e.m.i. si pu determinare con la regola delle tre dita della mano destra, orientate a formare una terna cartesiana ortogonale ( ponendo il pollice nel verso della velocit del conduttore rispetto al campo, l'indice nel verso dell'induzione magnetica, il medio fornir il verso della f.e.m.i.).

Circuiti magnetici, legge di Hopkinson


Si definisce circuito magnetico una qualunque regione dello spazio attraversata dal vettore induzione magnetica. Un tronco di circuito magnetico si dice omogeneo se in esso sono costanti la sezione, la permeabilit magnetica e l'induzione magnetica. Considerando un circuito magnetico composto da k tronchi omogenei sui quali agiscono m avvolgimenti, la legge di Hopkinson afferma che:

NiI i= j j
i =1 j=1

dove:
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j=

lj jS j

[H-1]

chiamata riluttanza magnetica ( e si pu considerare inversamente proporzionale alla permeabilit magnetica nel senso che un materiale che ha una permeabilit magnetica alta, in genere, presenta una bassa riluttanza e viceversa). Tale legge analoga formalmente alla legge di Ohm (o al 2 Principio di Kirchhoff) per i circuiti elettrici e pertanto ci consente di utilizzare gli studi fatti per le reti elettriche al fine di studiare i circuiti magnetici compresi i due Principi di Kirchhoff tenendo conto delle seguenti corrispondenze: intensit di corrente I [A] flusso [Wb] f.e.m. Eo [V] forza magnetomotrice NI [A] resistenza elettrica R [] riluttanza magnetica R [H-1] caduta di tensione RI [V] caduta di tensione magnetica R= Hl [A] d.d.p. VMN [V] tensione magnetica (Hl)MN [A] resistivit elettrica [m] inverso della permeabilit magnetica, -1 [H-1m] data questa analogia possiamo subito trarre la conclusione che cos come la corrente elettrica sceglie la via con minore resistenza, cos il flusso magnetico preferisce la via che offre minore riluttanza e poich i materiali ferromagnetici, per loro natura, hanno una bassa riluttanza, il flusso magnetico preferisce attraversa questo tipo di materiale piuttosto che altri come ad esempio l'aria o l'alluminio che sono sostanze paramagnetiche.

Trasformatore
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A questo punto possiamo osservare che per generare un campo di induzione magnetica occorre far circolare una corrente I, e se questa varia nel tempo di conseguenza varier anche il campo di induzione magnetica. Nel caso in cui questultimo sia concatenato con una spira nascer in questultima una f.e.m.i. . Quanto appena esposto alla base del funzionamento di tutte le macchine elettriche siano esse il trasformatore (macchina statica, cio senza organi in movimento) o i motori (macchine dinamiche, cio con organi in movimento). Noi ci limiteremo a trattare in questa sede solo il trasformatore. Il trasformatore una macchina elettrica statica funzionante in corrente alternata2 che permette di modificare il valore efficace della tensione in ingresso fino ad ottenere quello desiderato in uscita utilizzabile per alimentare a sua volta un altro circuito come potrebbe essere ad esempio un alimentatore, ovviamente modificando il valore di tensione si modificher anche quello della corrente. Un generico trasformatore costituito da due circuiti: quello di entrata o primario (che riceve lenergia) e quello di uscita o secondario (che eroga lenergia ricevuta dal primario). Il principio di funzionamento si basa, essenzialmente, sul fenomeno dellinduzione elettromagne-tica; per questo motivo un trasformatore costituito da un nucleo che realizza uno o pi circuiti magnetici a bassa riluttanza e da due o pi avvolgimenti. necessario che il nucleo venga costruito con un buon materiale ferromagnetico in quanto costituisce la via di circolazione del flusso magnetico. Il nucleo di un trasformatore monofase pu essere realizzato in due forme: a colonne o a mantello. Nel trasformatore a colonne gli avvolgimenti primario e secondario vengono posti attorno ad entrambe le colonne; in quello a mantello, invece, gli avvolgimenti si trovano esclusivamente sulla colonna centrale del nucleo magnetico; le altre due colonne servono esclusivamente per chiudere il flusso magnetico della colonna centrale

In corrente continua non potrebbe funzionare in quanto si genererebbe un campo di induzione magnetica B e quindi un flusso concatenato che non varia nel tempo e quindi, per la Legge di Lenz, non potrebbe indurre una f.e.m.i. nellavvolgimento secondario
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Nucleo a colonne(figg. superiori) ed a mantello(figg. inferiori)

Per quanto riguarda gli avvolgimenti, devono essere tali da determinare il massimo concatenamento fra di essi (cio devono evitare che sia del flusso di induzione magnetica che non passi allinterno di entrambi gli avvolgimenti). Un altro argomento importante quello del raffreddamento. Questo deve assicurare al trasformatore lo smaltimento del calore che si produce durante il funzionamento, consentendo cos alla temperatura di ciascuna parte attiva di non superare i limiti imposti dal buon funzionamento. Esistono due tipi di raffreddamenti: ad aria ed a olio per uso industriale. I trasformatori in aria smaltiscono direttamente il calore nellambiente esterno mentre quelli in olio risultano immersi in un cassone pieno di olio isolante il quale lambendo il nucleo e gli avvolgimenti ne determina labbassamento della temperatura. Per i normali circuiti elettronici si utilizzano comunemente trasformatori raffreddati ad aria, infatti quelli isolati in olio sono ormai utilizzati solo in determinate applicazioni connesse con la produzione ed il trasporto dellenergia elettrica

Trasformatore monofase ideale Per trasformatore ideale si intende un trasformatore caratterizzato dalle seguenti propriet:
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1. resistenze ohmiche degli avvolgimenti nulle in modo da potersi considerare nulle le perdite per effetto Joule negli avvolgimenti stessi; 2. permeabilit magnetica del mezzo circostante il nucleo di valore nullo (o anche riluttanza elevata), cos da potersi ritenere che tutto il flusso magnetico resti confinato nel nucleo stesso e concatenato con entrambi gli avvolgimenti; 3. permeabilit del nucleo finita e costante, cos da poter ritenere lineare il mezzo ferromagnetico; 4. perdite nel materiale ferromagnetico del nucleo nulle.

Funzionamento a vuoto

Trasformatore monofase ideale a vuoto

Si supponga che allavvolgimento primario di un trasformatore monofase venga applicata la tensione E1 (sinusoidale di frequenza f ) mentre lavvolgimento secondario sia aperto cio senza carico. Alla tensione E1 deve fare equilibrio una f.e.m. indotta Ei1, cio la tensione fornita dallesterno bilanciata dalla f.e.m. indotta sullavvolgimento primario dal flusso . Poich questo flusso ha il preciso scopo di creare la predetta f.e.m. indotta deve anchesso essere sinusoidale, di frequenza f, in ritardo di 90 sulla tensione di alimentazione e di ampiezza massima m tale da soddisfare la seguente relazione :

E1 = Ei1 =4 4 N 1 f m , 4

dove: N1 : numero spire dell'avvolgimento primario f: frequenza in Hz


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m= ampiezza massima del flusso

Naturalmente, il flusso esistente entro il nucleo d luogo anche nellavvolgimento secondario ad una f.e.m. indotta (Ei2) che espressa dalla seguente relazione, analoga alla precedente:

E i2 = 44 N 2 f m ,4

dove: N2 : numero spire dell'avvolgimento secondario Questa f.e.m. appare ai morsetti dellavvolgimento secondario come tensione E2. E bene osservare che in questo caso specifico le tensioni primaria (E1) e secondaria (E2) stanno fra loro esattamente secondo un rapporto preciso chiamato rapporto di trasformazione K infatti:
E1 E2 = Ei1 Ei2 = N1 N2 =K

Si osserva che la corrente assorbita dal trasformatore ideale a vuoto I10 composta unicamente dalla corrente magnetizzante (cio necessaria per generare il flusso ) che risulta essere in ritardo di 90 rispetto alla tensione applicata.

Funzionamento a carico Il trasformatore si dice a carico quando eroga corrente al secondario, ovvero quando, col primario alimentato, si collega una impedenza di valore finito ai morsetti d'uscita del secondario

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Trasformatore monofase ideale a carico

Quindi se ora si suppone di chiudere il secondario su di un carico, ad esempio unimpedenza Zu = Ru + j Xu, succede che attraverso il carico scorre la seguente corrente:

I2 =

E2 Zu

che risulta sfasata sulle tensione E2 di un ben definito angolo 2 legato allimpedenza di carico dalla ben nota relazione
tg 2= Xu Ru

Questa corrente che circola al secondario (dove connesso il carico) avrebbe leffetto di ridurre il flusso nel nucleo ma ci non pu avvenire in quanto nel passaggio da vuoto a carico, se si mantengono costanti la tensione applicata e la frequenza, dovr pure rimanere costante il flusso in quanto legato alla tensione di rete E1, alla frequenza f ed al numero N1 di spire del primario: tutte quantit invariabili. Per questo motivo occorre che lavvolgimento primario annulli lazione prodotta dal secondario e dovr essere:
N 1 1 = N 1 1 + N 2I 2 I 0 I

dalla quale si ricava:


N 1= 10 2 2 I I I N1

[A]

alla quantit:

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N2 I '1 = 2 I N1

[A]

si da il nome di corrente di reazione primaria. La corrente assorbita a carico al primario del trasformatore si potr quindi scrivere come:
1= 10 + '1 I I I

[A]

Concludendo, un trasformatore ideale un elemento circuitale ideale che, per qualsiasi condizioni di carico, trasforma la tensione nel rapporto K = N1/N2 e le correnti esattamente nel rapporto inverso 1/K=N2/N1. In questa trasformazione non vi sono perdite di energia n vi bisogno di correnti di magnetizzazione.

Trasformatore monofase reale In realt il trasformatore reale lavora in condizioni diverse da quelle di idealit appena proposte ed in particolare si differenzia dal trasformatore ideale per diversi punti: 1. ciascun avvolgimento ha una resistenza ohmica che determina una caduta di tensione e una perdita di energia per effetto Joule; 2. il nucleo, costituito con materiale ferromagnetico, ha permeabilit magnetica non infinita: ci fa s che per generare flusso magnetico occorre un certo numero di amperspire e quindi di corrente indicata con il simbolo I. Inoltre, il materiale ferromagnetico, risultando sottoposto ad un regime di magnetizzazione alternativa, dissipa dellenergia sotto forma di calore per cui, in definitiva, si ha una certa potenza attiva perduta nel ferro. Alla corrente Isi deve aggiungere (vettorialmente) una componente attiva Ia per sopprimere tali perdite. La risultante delle due correnti rappresenta dunque quella corrente (denominata magnetizzante, simbolo Io) necessaria per far generare allinterno del nucleo il flusso magnetico; 3. laccoppiamento magnetico fra gli avvolgimenti non risulta perfetto perch esistono sempre dei flussi dispersi.

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Quindi se il trasformatore risulta chiuso su un carico, la corrente al secondario I2 e quella al primario I1 determinano nei rispettivi avvolgimenti delle cadute di tensione variabili i cui effetti sono quelli, tra laltro, di determinare, con tensione di alimentazione E1 costante, una variazione di tensione ai capi del carico stesso. Del resto, in generale, il trasformatore funzionante a vuoto presenta ai suoi morsetti secondari un valore di tensione diverso da quando esso funziona a carico. Precisamente, con carico ohmico oppure ohmico induttivo, la tensione a carico risulta minore di quella a vuoto per cui si ha una caduta di tensione che non varia solo al variare dellintensit della corrente di carico, ma anche del suo fattore di potenza. Comunque di solito piuttosto piccola: per un grosso trasformatore, a pieno carico, risulta dellordine di qualche percento. Perdite e rendimento Un trasformatore, durante il suo funzionamento, fonte di perdita di energia. Infatti, poich gli avvolgimenti sono percorsi da corrente, dissipano energia per effetto Joule, cio dissipano una certa potenza elettrica Pcu somma naturalmente della potenza elettrica dissipata dallavvolgimento primario e da quello secondario:
P Cu =R 1 1+ R 2I 2 I
2 2

[W]

Queste costituiscono le perdite nel rame che, come si pu osservare, crescono con il quadrato dellintensit della corrente erogata. Ma anche il materiale costituente il nucleo ferromagnetico fonte di perdite di energia (perdite nel ferro, PFe) in quanto esso risulta sede di un flusso di induzione sinusoidale. Tali perdite, somma di quella dovuta allisteresi magnetica e di quella dovuta alle correnti di Focault, vengono espresse, di solito, come segue:
P Fe=P v=E1I 1vcos v

[W]

cio come potenza dissipata dal trasformatore nel funzionamento a vuoto, perch in tale particolare funzionamento le perdite nel rame sono trascurabili. Da quanto esposto sopra appare chiaro che, se durante il funzionamento del trasformatore tensione e frequenza di alimentazione rimangono costanti, le perdite nel ferro rimangono pure costanti, mentre invece le perdite nel rame sono circa nulle nel funzionamento a vuoto per raggiungere il massimo quando la corrente secondaria assume il massimo valore di esercizio. Si veda a questo proposito il diagramma di figura.

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Perdite nel ferro e nel rame al variare del carico

Daltronde il trasformatore monofase un dispositivo passivo: la potenza attiva P1 che esso assorbe allentrata
P1 =E1I1cos (1 ) [W]

non viene restituita tutta alluscita. Infatti la potenza in uscita quella attiva P2 assorbita dal carico, vale a dire
P 2=E 2I 2cos (2 )

[W]

La differenza costituita, appunto, dalle perdite totali ( Pd ) cio:


P d=P1P 2=PCu + P Fe

Per il trasformatore si pu quindi parlare di rendimento elettrico. Esso risulta come rapporto fra la potenza resa ( P2 ) e quella assorbita ( P1 ) :
P2 P1Pd Pd = =1 P1 P1 P1

Facendo esplicito riferimento alle perdite, la formula precedente diventa


P2 P Fe+ P Cu =1 P2+ PFe + PCu P 2+ P Fe+ PCu

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che rappresenta la formula del rendimento convenzionale. E interessante osservare che per un trasformatore il rendimento non un dato numerico costante, ma varia fra zero e un valore molto alto al variare del carico (sia al variare dellintensit della corrente che del fattore di potenza). Il rendimento raggiunge, nei trasformatori ben costruiti, valori molto alti, anzi tanto pi alti quanto pi grande la potenza del trasformatore stesso.

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