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TESINA N5 IDONEITA' ALLA CLASSE V ITC

SC. MATERIA: SC.NATURA: EC.POLITICA: EC.AZIENDALE: MATEMATICA 1: MATEMATICA 2: GEOGRAFIA: ITALIANO: STORIA: DIRITTO: ED. FISICA: INGLESE: FRANCESE: IL CARBONIO OZONOSFERA IL BUCO DELL'OZONO L'INVESTIMENTO LE COOPERATIVE EQUAZIONI LA LEGGE DEI GRANDI NUMERI L'URBANIZZAZIONE GIACOMO LEOPARDI LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE LE FONTI DEL DIRITTO APPARATO MUSCOLARE MARKETING LA FUNZIONE COMUNICATIVA

Il Carbonio
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Introduzione

Carbonio Elemento chimico di simbolo C e numero atomico 6, appartenente al gruppo IVA (o 14) della tavola periodica. il costituente fondamentale di tutti i composti organici, biologici e non, e riveste quindi un ruolo molto importante nella vita degli organismi viventi.
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Propriet

Il carbonio ha peso atomico 12,011 ed esiste in natura in tre forme allotropiche caratterizzate da diversa struttura cristallina: il diamante, in cui ogni atomo legato ad altri quattro atomi in un reticolo a struttura tetraedrica; la grafite, in cui gli atomi sono disposti in modo da creare degli esagoni affiancati su piani orizzontali; e il carbonio amorfo, caratterizzato da un basso grado di cristallinit. Queste forme, che si differenziano in molte propriet fisiche, hanno tutte punti di fusione estremamente alti e, a temperatura ambiente, sono insolubili in qualunque solvente. Una quarta forma di carbonio naturale costituita dallintera classe dei fullereni, il pi famoso dei quali il buckminsterfullerene. Il carbonio ha la propriet unica di combinarsi con se stesso per formare catene di atomi e anelli estremamente complessi. Per questo motivo esiste un numero idealmente infinito di suoi composti, tra cui i pi comuni sono quelli che contengono carbonio e idrogeno. I primi composti di carbonio furono identificati in organismi viventi all'inizio del XIX secolo, e da allora lo studio del carbonio costituisce l'importante ramo della chimica noto come chimica organica. Il carbonio poco reattivo a temperatura ambiente, ma a temperature elevate reagisce facilmente con molti metalli per formare i carburi, e con l'ossigeno per formare il monossido di carbonio (CO) e il diossido di carbonio, noto anche come anidride carbonica (CO2). Forma inoltre composti con la maggior parte degli elementi non metallici, sebbene alcuni di questi composti, ad esempio il tetracloruro di carbonio (CCl4), debbano essere prodotti indirettamente. Il coke, una forma di carbonio amorfo, usato per rimuovere l'ossigeno dai minerali formati da ossidi metallici per ottenere il metallo puro.

Diffusione
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Sebbene rappresenti solo lo 0,025% della crosta terrestre, il carbonio piuttosto diffuso in natura, in particolare sotto forma di carbonati. Il diossido di carbonio un importante costituente dell'atmosfera ed la fonte di carbonio pi importante per gli organismi viventi. Nel processo di fotosintesi, le piante trasformano diossido di carbonio in composti organici complessi, che vengono successivamente utilizzati da altri organismi. Allo stato amorfo il carbonio si trova, in vari gradi di purezza, nel carbone, nel coke, nel nero di gas e nel nerofumo. Il nero di gas prodotto bruciando idrocarburi liquidi come il kerosene in difetto d'aria, e raccogliendo il fumo in una camera separata; per lungo tempo stato usato come pigmento nero negli inchiostri e nelle vernici, ma attualmente stato sostituito dal nerofumo, composto da particelle pi sottili e ottenuto dalla combustione incompleta del gas naturale. Il nerofumo utilizzato come stucco e come rinforzante nell'industria della gomma.
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Applicazioni scientifiche

Oltre alle numerose applicazioni industriali, il carbonio ha importanza anche nel settore scientifico. Nel 1961 l'isotopo pi comune, il carbonio 12, fu scelto per sostituire l'ossigeno 16 come standard per i pesi atomici. Gli isotopi di peso atomico 13 e 14 sono largamente usati come traccianti isotopici nella ricerca biochimica. Il carbonio 14, noto anche come radiocarbonio, un isotopo radioattivo che viene prodotto in continuazione nell'atmosfera per cattura dei neutroni della radiazione cosmica da parte dei nuclei di azoto; incorporato in tutti gli organismi viventi e quando questi muoiono, il contenuto di carbonio 14 decresce, con tempo di dimezzamento di circa 5730 anni. L'analisi del rapporto tra carbonio 12 e 14 presente in un organismo rappresenta la base del cosiddetto metodo di datazione al radiocarbonio, che permette la stima dell'et dei fossili e di altri materiali organici.

Ciclo del carbonio


Introduzione
Ciclo del carbonio In ecologia, ciclo biogeochimico in cui il carbonio viene

prelevato, utilizzato e restituito all'ambiente attraverso meccanismi di trasferimento che interessano tutti i livelli trofici e l'intera biosfera. Mediante il processo di fotosintesi le piante prelevano dall'atmosfera anidride carbonica (CO2) e utilizzano il carbonio in essa contenuto per formare carboidrati, grassi e proteine. Come tutti gli organismi viventi anche le piante, attraverso la respirazione, restituiscono all'ambiente (ovvero all'atmosfera o alle acque in cui crescono) parte dell'anidride carbonica che gli avevano sottratto. Parte del carbonio immagazzinato nei tessuti vegetali viene, tuttavia, successivamente ceduto agli animali che si cibano di piante; nell'organismo degli animali erbivori i composti del carbonio vengono degradati, ricombinati e in parte utilizzati come fonte di energia. Gran parte del carbonio, cos ricavato, viene ricombinato in CO2 e ceduto all'ambiente attraverso la respirazione o combinato ai sottoprodotti del processo metabolico; una minima parte, tuttavia, viene trattenuta nei tessuti degli organismi erbivori e, quindi, ceduta agli animali carnivori che li divorano. Quando le piante e gli animali muoiono, i loro tessuti vengono attaccati da batteri saprofiti che decompongono la materia organica (e quindi i composti del carbonio), liberando gli elementi che la costituiscono, e quindi anche il carbonio, che viene liberato sotto forma di CO2 e messo cos nuovamente a disposizione delle piante.

Scambi tra atmosfera e idrosfera


Il ciclo del carbonio interessa l'intera biosfera e si fonda in parte sullo scambio di grandi quantit di CO2 tra i due principali serbatoi terrestri di tale elemento: l'atmosfera e gli oceani. Lo scambio avviene per diffusione lungo le superfici di contatto tra i due serbatoi: quando la concentrazione di CO 2 maggiore nell'atmosfera che nelle acque dell'oceano, il gas si diffonde automaticamente dall'aria all'acqua; quando, all'opposto, la sua concentrazione maggiore nell'oceano, la CO2 si diffonde dall'acqua all'aria. Vari tipi di scambio hanno luogo anche all'interno degli stessi ecosistemi acquatici. In alcuni casi il carbonio in eccesso si combina con l'acqua, dando luogo alla formazione di carbonati e bicarbonati che precipitano sul fondo del bacino idrico, dove sedimentano insieme alla materia organica in decomposizione. Un certa percentuale del carbonio presente sulla Terra incorporata nella biomassa vegetale (ovvero nella vegetazione) delle foreste, dove pu rimanere immagazzinata anche per centinaia di anni. Un'elevata percentuale contenuta nella torba (un particolare tipo di terriccio derivante dall'accumulo di materia organica non completamente decomposta su terreni paludosi o acquitrinosi) e nei combustibili fossili (carbone, petrolio e metano), derivanti dalla decomposizione di enormi quantit di materia organica morta accumulatasi nel periodo carbonifero.

Quantit totale di carbonio presente sulla Terra


Si calcola che la quantit totale di carbonio presente sulla Terra (in forma sia organica sia inorganica) si aggiri intorno a 49.000 gigatonnellate (1 gigatonnellata pari a 109 tonnellate). Anche se una buona parte (22%) contenuta nei materiali fossili, la maggior parte (71%) in realt contenuta negli oceani, per lo pi in forma di ioni carbonati e bicarbonati. Il 3% circa contenuto nel fitoplancton e nella materia organica in decomposizione, e un ulteriore 3% si trova nella biomassa totale degli ecosistemi terrestri (e principalmente nella fitomassa delle foreste). Solo una minima parte (1%) , invece, contenuta nell'atmosfera e viene riciclata attraverso il ciclo biogeochimico del carbonio.

Emissioni aggiuntive e alterazione del ciclo


In conseguenza dell'accresciuto consumo di combustibili fossili, dell'indiscriminato abbattimento delle foreste e del frenetico intensificarsi di altre attivit antropiche inquinanti, la quantit di CO2 contenuta nell'atmosfera notevolmente cresciuta a partire dagli inizi della rivoluzione industriale. Nel giro di un centinaio di anni la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera passata da circa 260 ppm, livello teoricamente rilevabile in epoca preindustriale, al livello attuale di oltre 350 ppm. Tale incremento appare ancora pi impressionante se si considera che questi dati offrono solo un quadro parziale della situazione: con molta probabilit circa la met dell'anidride carbonica riversata da allora a oggi nell'atmosfera stata, infatti, assorbita dagli oceani. Non va, inoltre, dimenticato che le piante, pur assorbendo notevoli quantit di CO2, ne restituiscono all'ambiente quantit non indifferenti attraverso la respirazione e che l'abbattimento delle foreste praticato con il poco ortodosso sistema di 'taglia e brucia' libera i consistenti quantitativi di anidride carbonica immagazzinata nelle biomasse vegetali. La CO2 presente nell'atmosfera forma una sorta di schermo protettivo, che consente alle radiazioni a onde corte provenienti dal Sole di raggiungere la Terra, ma allo stesso tempo intrappola le radiazioni a onde lunghe (i raggi infrarossi) riflesse dal pianeta. A causa del crescente inquinamento dell'aria prodotto dall'uomo, la concentrazione di CO2 nell'atmosfera andata aumentando e lo schermo si quindi progressivamente ispessito. La maggiore quantit di calore trattenuta, di conseguenza, sulla Terra sta provocando un progressivo riscaldamento della temperatura terrestre attraverso un processo noto come effetto serra. Anche se tale aumento non ha

ancora raggiunto livelli tali da compromettere irreparabilmente il naturale assetto climatico del pianeta, il mantenimento degli attuali livelli di consumo dei combustibili fossili potrebbe portare a un ulteriore aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera e quindi a un aumento della temperatura terrestre di 2-6 C entro i primi anni del XXI secolo, con gravi ripercussioni sull'equilibrio climatico ed ecologico del pianeta e dei suoi ecosistemi.

Ozonosfera
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Introduzione

Ozonosfera Strato dell'atmosfera terrestre compreso tra i 20 e i 50 km di quota, caratterizzato da una concentrazione di ozono relativamente alta, che pu raggiungere le 10 ppm (parti per milione). A queste quote, l'ozono si forma naturalmente per effetto dell'interazione delle molecole di ossigeno presenti nell'atmosfera con le radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. La concentrazione naturale di ozono rimane pressoch costante grazie allequilibrio tra il processo di produzione e quello di distruzione operato da alcuni composti dell'azoto, anchessi presenti in atmosfera. Lassorbimento della radiazione ultravioletta nellozonosfera produce uninversione nellandamento della temperatura in funzione della quota: mentre nella troposfera la temperatura diminuisce al crescere della quota, nellambito dellozonosfera essa aumenta al crescere della distanza dalla superficie terrestre.
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Importanza dellozonosfera per gli esseri viventi

A livello della stratosfera, lo strato di ozono crea una sorta di schermo protettivo che assorbe le dannose radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole, consentendo la vita sulla Terra. Questo tipo di radiazioni, infatti, altamente energetiche e penetranti, possono alterare e danneggiare il DNA degli esseri viventi. Nella troposfera, invece, la formazione dellozono correlata soprattutto alle emissioni inquinanti degli autoveicoli e delle industrie, che rilasciano nellaria anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili. Questo ozono ha un notevole potere ossidante e risulta nocivo per la salute degli organismi, uomo compreso.
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Il buco nellozono

Negli anni Settanta del Novecento alcuni ricercatori rilevarono che il naturale assottigliamento stagionale dello strato di ozono, che periodicamente si osserva al di sopra del continente antartico nei mesi di settembre e ottobre (la cosiddetta primavera australe), stava assumendo dimensioni allarmanti. Il fenomeno, chiamato deplezione ma comunemente noto come buco nell'ozono, avviene naturalmente e ha unorigine ancora non chiara, e pu perdurare anche per parecchi mesi; tuttavia, nel 1985, i rilevamenti compiuti dalla stazione scientifica inglese Antarctica Survey evidenziarono una diminuzione del 65% della concentrazione dell'ozono, localizzata per il 95%

negli strati atmosferici compresi tra 13 e 22 km di distanza dalla superficie del pianeta. L'estensione e la durata di questa variazione stanno assumendo dimensioni sempre pi ampie, come hanno confermato i rilevamenti eseguiti con palloni aerostatici e satelliti meteorologici; la concentrazione complessiva dell'ozono nell'ozonosfera in costante diminuzione e non solo al di sopra del continente antartico, ma anche in corrispondenza delle regioni artiche. Quali responsabili dellalterazione della molecola dellozono sono stati ritenuti i clorofluorocarburi o CFC (ampiamente impiegati come propellenti nelle bombolette spray, come fluidi refrigeranti nei frigoriferi e come agenti schiumogeni) e un gruppo di altre sostanze chiamate genericamente ODS (Ozone-Depleting Substances). Tra queste vi sono: gli HCFC (idroclorofluorocarburi); i cosiddetti halons (composti estinguenti come il bromoclorodifluorometano, bromotrifluorometano, dibromotetrafluoroetano); il metilbromuro; il tetracloruro di carbonio; il metilcloroformio. Queste molecole complesse sono in grado di raggiungere l'ozonosfera e di decomporre le molecole di ozono. Sotto l'azione dei raggi ultravioletti, infatti, le molecole dei CFC si decompongono in atomi di cloro e in altri derivati clorurati, che, a loro volta, reagiscono con l'ozono e lo convertono in ossigeno biatomico, liberando monossido di cloro che va a degradare altre molecole di ozono. Gli ODS sono molto stabili nella troposfera e si degradano solo per effetto degli intensi UV della stratosfera. La necessit di affrontare il fenomeno considerandone tutti gli aspetti e le ripercussioni su scala globale ha spinto i rappresentanti delle comunit scientifica, politica ed economica a confrontarsi in periodici incontri, che hanno lobiettivo di stabilire strategie comuni di intervento. Il primo incontro riguardante il buco nellozono fu la Conferenza di Vienna, tenutasi nel 1985. Nel 1987 il Protocollo di Montral segn la messa al bando dei CFC; la persistenza di questi composti in atmosfera, daltra parte, fa s che eventuali effetti positivi dei provvedimenti in favore dellatmosfera si manifestino dopo numerosi anni . Per monitorare costantemente il fenomeno del buco nellozono, nel 1991 la NASA lanci in orbita un satellite artificiale di 7 tonnellate di peso (l'Upper Atmosphere Research Satellite, satellite per la ricerca sull'alta atmosfera). Da una quota di 600 km, il satellite continua a inviare a terra dati sulle variazioni della concentrazione di ozono ad altitudini differenti, oltre ad altri dati che hanno consentito di tracciare una mappa completa della composizione chimica degli strati pi alti dell'atmosfera. La riduzione dello strato di ozono viene osservata ogni anno nel periodo compreso tra settembre e ottobre. Un preoccupante fenomeno stato registrato nel settembre 2002: il buco antartico si suddiviso in due parti, assumendo una forma a otto, ciascuna delle quali si estesa allontanandosi dalla zona occupata originariamente. Lanomalia stata osservata per la prima volta da quando iniziato il

monitoraggio della deplezione dellozono, e sembra causata dalle intense perturbazioni dellatmosfera verificatesi nei mesi precedenti. Solo qualche mese prima, le rilevazioni del CSIRO australiano (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation) avevano indicato che il buco si era ristretto, probabilmente a seguito di un periodo prolungato di temperature atmosferiche insolitamente elevate.

Investimento
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Introduzione

Investimento In economia, impiego di una parte della ricchezza per sviluppare la produzione (attraverso lacquisto di macchinari, attrezzature, materie prime ecc.) oppure per ottenere altri benefici futuri (interessi, plusvalenze ecc.) attraverso lacquisto di azioni, obbligazioni, titoli di credito (detto anche investimento finanziario).
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Investimenti, trasferimenti, consumo

Tuttavia, linvestimento finanziario e lacquisto di beni durevoli (ad esempio automobili o elettrodomestici), se pu rappresentare un investimento per un singolo individuo o una famiglia, non tale per l'economia nel suo insieme. Acquisti e vendite di attivit finanziarie rappresentano meri trasferimenti di ricchezza. Analogamente, l'acquisto di beni di seconda mano non costituisce alcun incremento netto del reddito nazionale e, quindi, non considerato investimento per l'economia nel suo insieme poich rappresenta solo un cambiamento nel possesso di beni esistenti. Secondo le convenzioni di contabilit nazionale adottate da quasi tutti i paesi, gli acquisti da parte di singoli individui di beni di consumo durevoli non sono mai considerati come investimento, ma come 'consumo privato', poich si suppone che i servizi che le famiglie ricavano da questi beni durevoli non si aggiungano al prodotto nazionale o al reddito nazionale. Analogamente, un'automobile acquistata dalla pubblica amministrazione non rientra nelle stime degli investimenti. Per l'economia nel suo complesso l'investimento lordo o 'formazione di capitale lordo' nella terminologia della contabilit nazionale un incremento del suo capitale reale, specialmente del suo capitale produttivo (impianti, macchinari, strumenti, mezzi di trasporto, scorte ecc.) e del suo capitale umano (compresa la formazione e la ricerca). Tutti questi investimenti, se si escludono quelli in scorte di materie prime, rientrano nel concetto di formazione di capitale fisso lordo. Se si sottraggono gli ammortamenti per il consumo dei beni capitali si ottiene l'investimento netto o 'formazione di capitale netto'. Quindi, a differenza di un'automobile acquistata da un privato cittadino, un mezzo di trasporto acquistato da un'impresa viene considerato investimento, poich incrementa il capitale produttivo dellimpresa e del paese.

Determinazione degli investimenti

Per quanto concerne la determinazione del livello dell'investimento esistono vari approcci. Secondo il 'modello dell'acceleratore' l'investimento annuo dipende dalla variazione nello stock di capitale occorrente per determinare una certa variazione nella produzione annua. Questa idea, se collegata ad altri assunti, riveste un ruolo importante in alcune teorie dei cicli economici. La 'teoria neoclassica dell'investimento' considera invece la determinazione del livello di equilibrio del capitale desiderato in funzione di variabili come il livello di attivit, il prezzo della produzione, il costo dei beni capitali e il 'costo opportunit' del capitale (il tasso di interesse che potrebbe venire percepito investendo in attivit finanziarie). L'investimento quindi determinato dal desiderio di eliminare ogni divergenza tra lo stock di capitale attuale e lo stock di capitale desiderato per ogni dato valore delle variabili che determinano quest'ultimo. Si cercato pi volte di valutare questi rapporti e la 'funzione di produzione' sottostante ma si tratta di operazioni dense di difficolt di carattere econometrico. Altri approcci enfatizzano l'elasticit delle aspettative dell'impresa, il ruolo giocato dall'incertezza nel determinare l'investimento, la situazione di liquidit delle imprese o vari altri fattori. Queste differenti teorie non si escludono necessariamente a vicenda. Infatti le imprese possono variare i tempi o il volume dei propri investimenti, la cui determinazione viene quindi a dipendere in buona parte dal periodo in questione e dalle circostanze contingenti in cui esse si trovano a operare.

Cooperativa
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Introduzione

Cooperativa Societ mutualistica la cui attivit ha come scopo il vantaggio reciproco dei soci. Basate sul principio di mutualit, cio sullaiuto reciproco tra i soci che si impegnano per uno scopo comune, in Italia le cooperative devono essere costituite obbligatoriamente per atto pubblico, cio alla presenza di un notaio, e possono essere a responsabilit limitata, se i soci sono responsabili solo con il capitale versato, o illimitata, e in tal caso i soci devono rispondere in via sussidiaria con il patrimonio personale in caso di fallimento o di liquidazione coatta. A favore delle cooperative sono previste facilitazioni contabili, fiscali, amministrative. Il numero dei soci, a partire da un minimo di nove persone, e lentit del capitale sociale possono variare, ma a garanzia dei creditori e in aggiunta alle riserve legali la legge impone di destinare a riserve un quinto degli utili netti conseguiti ogni anno. Ciascun socio dispone di un solo voto, indipendentemente dal suo ruolo nellorganizzazione e dal capitale eventualmente apportato, e pu recedere o essere escluso dalla societ se non ha pi interesse a parteciparvi, mentre limitata la possibilit di trasferire ad altri (ad esempio ai figli) la propria posizione di socio. discussa sul piano teorico, ma consentita in pratica, la possibilit di essere soci solo in quanto apportatori di capitale ma non di lavoro; in ogni caso, il capitale retribuito con un interesse annuo, in proporzione alla quantit, non con un dividendo sugli utili come avviene in altri tipi di societ.

Cenni storici

Teorizzata a partire dal 1820 da Robert Owen in Gran Bretagna e da Charles Fourier in Francia, e in seguito anche in Italia da Luigi Luzzatti, la costituzione delle prime cooperative, che in genere operavano anche come societ di mutuo soccorso per le malattie, come associazioni sindacali e come centri di cultura popolare, risale al 1831, quando a Parigi furono fondate le associazioni dei falegnami e dei tipografi, alle quali fecero seguito, nel 1835, il Commerce veridique et social di Lione, prima cooperativa di consumo, e nel 1844 i Pioniers, tessitori di Rochdale, in Gran Bretagna.

In Italia, la prima cooperativa di consumo fu il Magazzino di provvidenza dellAssociazione generale degli operai di Torino (1854), mentre la prima cooperativa di lavoro fu la Societ artistico-vetraria di Altare (Savona), del 1856; le prime cooperative di credito furono la Banca mutua popolare di Lodi (1864) e la Banca popolare di Milano (1865). Dopo il 1880 si diffusero le cooperative dei ferrovieri: tra le principali si ricordano lUnione cooperativa di Milano del 1886 e lUnione militare di Roma, fondata nel 1889. Diverse e fiorenti forme cooperativistiche sorsero anche nel settore del credito e in agricoltura: verso la fine del XIX secolo furono costituite varie cooperative di produzione, in particolare latterie, cantine sociali ed essiccatoi di bozzoli. Con lavvento dei regimi fascista e nazionalsocialista, i movimenti cooperativistici furono sistematicamente soppressi in Italia e in Germania e in seguito nei paesi occupati durante la seconda guerra mondiale. La situazione fu nettamente diversa in tutti i paesi socialisti, dove, dopo il 1917, sullesempio dellUnione Sovietica, si afferm lidea di cooperativa con capitale e mezzi di produzione forniti dallo stato e i lavoratori furono aggregati a strutture collettive come i kolchoz, le fattorie collettivizzate; mancava tuttavia, ai soci di queste associazioni, lelemento fondamentale della libert di adesione e di recesso. Il movimento cooperativistico risorse dopo la fine della seconda guerra mondiale ed entr a far parte della vita economica di diversi paesi in Europa orientale, Africa, Asia, Australia e America. Mentre si valutavano i risultati di queste e altre esperienze come i kibbutz, le comuni agricole in Israele, nel 1966 il 23 congresso dellICA (International Cooperative Alliance) approv un documento che, richiamandosi ai sette principi originari dei tessitori di Rochdale, fissava alcuni caratteri essenziali per la costituzione di una cooperativa. Anzitutto la partecipazione libera e volontaria, senza discriminazioni sociali, politiche, razziali o religiose, e luguaglianza tra i soci. A conferma di questo principio di democraticit, ai fini di una corretta gestione la cooperativa sarebbe stata diretta da una o pi persone scelte tra i soci o da essi designate tra professionisti esterni alla societ. Il reddito netto ricavato alla fine di ciascun esercizio sarebbe stato suddiviso tra i soci in parti uguali, mentre per remunerare con un interesse equo gli apporti di capitale si sarebbe provveduto con un apposito stanziamento in fase di bilancio. Le cooperative, inoltre, avrebbero perseguito anche finalit educative e culturali e si sarebbero impegnate a lavorare dintesa con le altre strutture cooperative operanti a livello locale, nazionale e internazionale. Restavano aperte alcune questioni, ad esempio il fatto che i soci fossero allo stesso

tempo imprenditori e lavoratori, la legittimit dellesistenza di soci esterni, apportatori di solo capitale e non di lavoro, e soprattutto la validit del loro voto.

Tipi di cooperativa

Le cooperative di produzione hanno lobiettivo di produrre beni o fornire servizi con lattivit dei soci, che sono gli imprenditori di se stessi in quanto apportano il capitale iniziale o di rischio necessario ad acquistare macchinari e materie prime. Il capitale viene remunerato con un interesse in proporzione alla sua entit; il reddito netto dellesercizio viene diviso in parti uguali tra i soci. Una cooperativa di produzione pu a volte ricorrere a un aumento del capitale, a una direzione aziendale esterna o a lavoratori subordinati non soci. Le cooperative di lavoro intraprendono senza capitali, a spese e a rischio dei lavoratori, un determinato lavoro, ad esempio la manutenzione di un impianto o lassemblaggio di un prodotto. Nel corso degli ultimi decenni del XX secolo si sono diffuse in molti paesi dellEuropa occidentale, Italia compresa, le cooperative sociali, che svolgono prestazioni prevalentemente nellarea socio-sanitaria ed educativa, come ad esempio assistenza ai disabili o agli anziani, e che coinvolgono come soci soggetti che altrimenti troverebbero difficolt a entrare nel mondo del lavoro, come detenuti e tossicodipendenti. Le cooperative di consumo hanno lobiettivo di acquistare beni o servizi a basso prezzo a vantaggio dei soci, che in tal modo possono realizzare consistenti risparmi. La categoria forse pi importante di cooperative di consumo, in Italia, quella delle cooperative edilizie, che comprano case o appartamenti attribuendo ai soci il diritto di risiedere nellimmobile; la propriet rimane alla cooperativa, mentre i costi di manutenzione vengono suddivisi tra tutti. Simili a queste ultime sono le cooperative di dettaglianti, attraverso cui i soci, di solito piccoli negozianti, centralizzano gli acquisti realizzando, sulla quantit globale, risparmi sul costo delle merci. Ciascuno dei soci, poi, pu utilizzare per il proprio negozio il nome della cooperativa e determinare in autonomia, entro certi limiti, il prezzo finale di ciascun prodotto. Le cooperative agricole, come cantine sociali, allevamenti, latterie sociali, possono essere secondo i casi di produzione, di trasformazione dei prodotti e di vendita, di acquisto in comune, ad esempio di macchine agricole, di

servizio (come nel caso della raccolta della frutta). Le cooperative artigiane in genere acquisiscono in comune macchinari e materie prime, a beneficio dei soci che esercitano individualmente la propria attivit; in questo gruppo rientrano le cooperative di pesca. Le cooperative edilizie si propongono di ottenere benefici a favore dei soci in campo abitativo e a questo fine assumono aspetti diversi, a seconda che conferiscano ai soci un titolo di propriet o di uso individuale, oppure conservino la propriet collettiva attribuendone a ciascun socio una quota, o ancora si occupino della gestione o della costruzione vera e propria di uno o pi edifici.
3.1

Piccola societ cooperativa

Al fine di facilitare lo sviluppo della piccola imprenditoria, la legge numero 266 del 1997 ha introdotto nellordinamento italiano la piccola societ cooperativa. Questa nuova figura giuridica soggetta a una normativa semplificata in alcuni punti rispetto a quella delle cooperative tradizionali. La piccola societ cooperativa deve avere scopo mutualistico ed essere composta esclusivamente da un minimo di tre a un massimo di otto persone. Per le obbligazioni sociali risponde soltanto la societ con il suo patrimonio; la responsabilit dei soci quindi limitata al capitale che questi hanno investito nella societ. Altre semplificazioni sono previste nellambito dellamministrazione e del controllo interno della societ.

Equazione
Tutto ci che non si condensa in un'equazione non scienza (Albert Einstein, "Come io vedo il mondo") In matematica, un'equazione una uguaglianza tra due espressioni algebriche contenenti una o pi variabili, dette incognite, verificata solo per determinati valori attribuiti alle incognite. Un insieme di valori che, sostituiti alle incognite, rende vera un'equazione chiamato soluzione. Risolvere un'equazione significa esplicitare l'insieme di tutte le soluzioni dell'equazione

Dominio
Il dominio (o insieme di definizione ) delle variabili incognite un insieme di valori per cui l'equazione ha senso, ed generalmente fornito assieme all'equazione. L'insieme delle soluzioni fortemente condizionato dal dominio

Notazioni
Tipicamente in un'equazione compaiono, oltre alle incognite, dei coefficienti noti, che, se non sono esplicitati nel loro valore numerico, sono indicati in genere con le lettere a, b, c... mentre alle variabili incognite sono convenzionalmente attribuite le ultime lettere dell'alfabeto (x, y, z...). Le soluzioni di un'equazione vengono generalmente indicate esplicitando le incognite delle espressioni che contengano le costanti ed eventuali parametri arbitrari.

Nomenclatura
Generalmente, un'equazione che non ammette soluzioni si dice impossibile, mentre un'equazione che ammette come soluzioni tutto il dominio talvolta indicata come indeterminata o identica, a seconda del contesto.

Equazione di secondo grado


In matematica, un'equazione di secondo grado o quadratica un'equazione algebrica ad una sola incognita X che compare con grado massimo pari a X2, e la cui formula riconducibile alla forma: ax2 + bx + c = 0 la cui funzione omologa d vita a una parabola Le soluzioni delle equazioni di secondo grado per il teorema fondamentale dell'algebra sono sempre 2, per si distingue e si dice che: nel campo reale ammette due, una o anche nessuna soluzione, mentre nel campo complesso ammette sempre 2 due soluzioni eventualmente coincidenti. Sono poi particolarmente semplici da risolvere le cosiddette equazioni incomplete, dove alcuni coefficienti sono pari a zero. Il grafico della funzione nel piano cartesiano una parabola.

Equazioni complete
Un'equazione polinomiale di secondo grado viene detta equazione quadratica completa quando tutti i suoi coefficienti sono diversi da 0. Essa viene risolta con il cosiddetto metodo del completamento del quadrato, cos chiamato perch si modifica l'equazione fino ad ottenere al suo primo membro il quadrato di un binomio nella forma .

Legge dei grandi numeri


Legge dei grandi numeri Legge fondamentale nella teoria delle probabilit e nella statistica, che giustifica la possibilit, quando si sia effettuato un esperimento costituito da n prove identiche ripetute, di attribuire al valore medio dei risultati delle prove il significato di migliore stima del valore vero della grandezza in esame. In particolare, la legge fu concepita per una variabile binomiale (ovvero che pu presentarsi in due sole modalit, per le quali siano rispettivamente p e q le probabilit) e si esprime con il teorema di Bernoulli, in cui si stabilisce che la frequenza relativa (definita come il rapporto fra il numero di successi di una modalit e il numero totale di prove effettuate) con cui la variabile binomiale, in n prove, si presenta in una delle modalit tende alla sua probabilit se il numero di prove n tende a . In generale, detta x una variabile casuale che valore medio su n prove, la legge dei grandi numeri stabilisce che il valore medio misurato e il valore medio della distribuzione di probabilit della variabile tendono a coincidere se il numero di prove n tende a . possibile verificare il teorema di Bernoulli con un semplice caso di variabile binomiale, ad esempio il risultato del lancio di una moneta: il teorema prescrive, e lesperienza lo mostra chiaramente, che, dopo moltissimi lanci, la frequenza dell'evento 'testa', e equivalentemente dell'evento 'croce', sar pari a y , ovvero alla probabilit teorica dellevento. Teoria delle probabilit Ramo della matematica che si occupa di misurare o determinare quantitativamente la probabilit che un evento o un esperimento abbia un certo risultato. Essa si basa sullo studio delle permutazioni e combinazioni, e costituisce il fondamento della statistica. La nascita della teoria delle probabilit viene fatta risalire al XVII secolo e attribuita ufficialmente ai matematici francesi Blaise Pascal e Pierre de Fermat; tuttavia ad alcuni matematici di epoca precedente, come a Gerolamo Cardano, del XVI secolo, si riconosce il merito di aver contribuito in modo sostanziale al suo futuro sviluppo. Il concetto di probabilit matematica sorse dall'esigenza di chiarire il meccanismo dei giochi d'azzardo, cio determinati dal caso, quale ad esempio il lancio dei dadi; una questione tipica per la teoria della probabilit quante volte sia necessario lanciare una coppia di dadi perch il numero 6 abbia una probabilit di essere estratto pari al 50%. La probabilit di un dato evento viene indicata con valori compresi tra 0 e 1.

Se il numero dei risultati possibili finito, la probabilit 0 indica che l'evento non potr mai verificarsi, mentre la probabilit 1 d la certezza che l'evento si verifichi. Nei problemi pi semplici che si studiano nell'ambito della teoria delle probabilit si chiede di determinare la probabilit che si ottenga un certo risultato, in un evento che contempli un numero finito di altre possibili soluzioni. Se il numero di risultati possibili n, e f il numero di risultati favorevoli, la probabilit che si abbia un esito favorevole data da f/n. Ad esempio, un dado si pu disporre in sei modi ugualmente probabili; perci, la probabilit di ottenere da un lancio un 5 o un 6 pari a 2/6. Problemi pi complicati sono quelli in cui i singoli eventi possibili non hanno uguali probabilit. Ad esempio di questo tipo la determinazione della probabilit di ottenere un 5 o un 6 dal lancio di una coppia di dadi, dal momento che la probabilit dei singoli esiti (2, 3, ... 12) non sono tutte uguali. Un evento pu anche avere un numero infinito di risultati possibili, ad esempio la scelta di un punto a caso su una circonferenza. L'analisi di problemi che riguardano la probabilit che si verifichi un determinato evento su un numero ripetuto di tentativi stabiliscono la connessione tra la teoria delle probabilit e la statistica. Ad esempio, qual la probabilit che, lanciando un dado 50 volte, il 3 esca cinque volte e il 6 esca almeno 4 volte? Oppure, se una persona, lanciando una moneta, muove un passo in avanti tutte le volte che esce testa, e un passo indietro tutte le volte che esce croce, qual la probabilit che dopo cinquanta lanci la persona si trovi a una distanza minore di dieci passi dal punto di partenza? Se due possibili esiti di un evento sono indipendenti, cio se il verificarsi o meno del primo non altera la probabilit che si verifichi il secondo, la probabilit che essi si verifichino in combinazione data dal prodotto delle probabilit singole. invece facile da comprendere che quando due esiti si escludono a vicenda, cio quando il verificarsi dell'uno preclude quello dell'altro, la probabilit che essi abbiano luogo contemporaneamente nulla. La probabilit che un certo numero di risultati possibili si verifichi in combinazione viene detta composta, mentre la probabilit che un evento dia un risultato, quando si conosce l'esito di un altro evento che si gi verificato, o sta per verificarsi, si chiama condizionale. Se la probabilit che un evento abbia un determinato esito p, la probabilit che esso non si verifichi q = 1 - p. I casi a favore sono dati dal rapporto p:q, quelli a sfavore dal rapporto inverso q:p. Dette p e P le probabilit di due eventi X e Y che si escludono a vicenda, i casi a favore di X e a sfavore di Y sono p/P. Se un evento contempla i possibili esiti che si escludono mutuamente O1, O2, ..., On, con probabilit p1, p2, ..., pn, rispettivamente, e se v1, v2, ... vn sono i valori numerici corrispondenti a ciascun esito, il valore atteso, o valor medio dell'evento, E = p1v1 +p2v2 ... +pnvn. Ad esempio, se

una persona che lancia un dado vincesse 4 torte nel caso uscissero i numeri 1, 2 e 3; 3 torte per i numeri 4 e 5; ma ne perdesse 12 in caso uscisse il 6, il valore atteso su un singolo lancio dato da 3/6 4 + 2/6 3 - 1/6 12 = 1, cio la persona vince in media una torta a ogni lancio. La pi comune interpretazione della probabilit viene usata nelle analisi statistiche. Ad esempio, la probabilit che dal lancio di due dadi esca un 7 1/6, e questa risposta si pu interpretare dicendo che se si lancia una coppia di dadi un gran numero di volte, circa un sesto dei lanci dar l'esito 7. Questo concetto viene frequentemente applicato per determinare la probabilit statistica di un risultato che non pu essere testato direttamente. Cos, se un'ampia statistica mostra che su 100 persone di et compresa tra i 20 e i 30 anni, 42 di questi saranno ancora vivi a 70 anni, se ne deduce che una persona che cade in quel range di et ha il 42% di probabilit di vivere almeno fino a 70 anni. La teoria delle probabilit viene ampiamente applicata nelle scienze fisiche, biologiche e sociali, nonch nell'industria e nel commercio. Trova spazio nei campi pi disparati quali la genetica, la meccanica quantistica e le assicurazioni. Essa comporta importanti problemi di matematica pura, ed strettamente correlata alla teoria di analisi matematica che si fonda sul calcolo infinitesimale.

Urbanizzazione
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Introduzione

Urbanizzazione Processo di concentrazione della popolazione nei centri urbani originato da forti flussi migratori dalle zone rurali. Lurbanizzazione accompagnata da una parte da una forte espansione territoriale, spesso disordinata, delle citt; dallaltra da una modificazione di tipo socio-culturale che investe le relazioni tra individui e lintera organizzazione sociale.
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Urbanizzazione e sviluppo economico

Il fenomeno dellurbanizzazione non tipico dellepoca contemporanea. Molte citt nellantichit e nel Medioevo crebbero e prosperarono proprio grazie alla loro capacit di attrarre la popolazione delle campagne circostanti e di altre, anche lontane regioni. Il moderno fenomeno inizia per con la rivoluzione industriale e con la conseguente concentrazione degli impianti industriali. Lindustrializzazione rappresent infatti per tutto il XIX secolo e fino a oltre la met del XX un potente fattore di urbanizzazione. Il fenomeno, tuttavia, continua anche quando lindustria perde la sua centralit economica, acquistando, con la terziarizzazione delleconomia (cio lo sviluppo del settore dei servizi), un carattere ancora pi finalizzato alle esigenze della citt e dei suoi abitanti.
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Effetti e sviluppi dellurbanizzazione

Lurbanizzazione ha molte conseguenze sullorganizzazione sociale, politica e culturale delle citt. Se da una parte essa favorisce lincontro e lo scambio tra culture e religioni diverse, lapparire di nuovi stili di vita e di modelli culturali, dallaltra causa anche un aumento dei problemi legati alla formazione di uno spesso strato sottoproletario e allaumento di comportamenti devianti, alla crisi delle infrastrutture ecc. Oggi, nella gran parte dei paesi industrializzati, il fenomeno alimentato soprattutto dallimmigrazione, che tuttavia non basta a invertire una certa tendenza alla deurbanizzazione, cio alla diminuzione della popolazione delle citt. Questa flessione dovuta sia a un forte calo demografico, sia allo spostamento delle aree residenziali nellhinterland delle citt, favorito dallo sviluppo dei trasporti e dal decentramento delle attivit produttive. Nei paesi in via di sviluppo, invece, si osserva la tendenza inversa, cio la progressiva, e

spesso incontrollata, concentrazione della popolazione nellimmediata periferia delle aree urbane, trovandovi condizioni di vita e di lavoro preca

L'urbanizzazione: i grandi dati


Una conseguenza importante della crescita della popolazione nel mondo lurbanizzazione. Sia lincremento naturale, sia laffluire continuo di migranti dalle campagne fanno concentrare , negli spazi urbani, una forte spinta demografica. Attualmente, dunque, gran parte della crescita della popolazione mondiale si produce nelle agglomerazioni. Linsieme degli abitanti delle citt passato da 724 milioni nel 1950 a un miliardo e 800 milioni nel 1980 e si accinge a raggiungere circa 3 miliardi nel 2000. Pertanto, se nel 1950 la popolazione urbana della terra rappresentava circa un terzo della popolazione mondiale, e solo una persona su 100 abitava nelle citt con oltre un milione di abitanti, alla fine del secolo circa met dellumanit abiter in citt e gi nella seconda met degli anni 80, una persona su dieci abitava in citt di milioni d'abitanti.

Giacomo Leopardi
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Introduzione

Leopardi, Giacomo (Recanati 1798 - Napoli 1837), poeta italiano, tra i maggiori dellOttocento.
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La formazione e le prime opere

Giacomo Leopardi era figlio del conte Monaldo, uomo colto ma reazionario e chiuso nei confronti delle innovazioni del mondo, e di Adelaide Antici, donna energica e poco affettuosa. Giacomo, primo di otto figli, studi privatamente, dapprima sotto la guida di due sacerdoti e poi da solo, attingendo alla ricchissima biblioteca paterna. Impar il latino, il greco, lebraico e alcune lingue moderne. A diciotto anni era gi un erudito dalleccezionale formazione filologica, ma la sua salute era ormai compromessa per sempre. Prima dei ventanni aveva scritto una Storia dellastronomia (1813) e il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815), e tradotto idilli ed epigrammi di Mosco (1815), il primo libro dellOdissea di Omero e il secondo dellEneide di Virgilio (1816). 3

La crisi

Gi nel 1816 Leopardi sprofond in un periodo di crisi, durante il quale mise in discussione tutta la sua formazione: del 1816 infatti Lappressamento della morte, una cantica in terzine in cui il poeta sente la morte, che crede imminente, come un conforto. In quegli anni cominciarono le sofferenze fisiche e una preoccupante malattia agli occhi che nel 1819 lo costrinse a interrompere lo studio. Nel suo carattere, intanto, si andava sviluppando la presa di coscienza del lacerante contrasto tra lintensit della sua vita interiore e la sua incapacit di manifestarla nei rapporti con gli altri. In seguito a una sorta di conversione letteraria, abbandon gli studi filologici e si accost alla poesia, attraverso la lettura degli autori italiani del Trecento, del Cinquecento e del Seicento, e dei suoi contemporanei italiani e francesi. Anche la sua visione del mondo sub una svolta radicale: Leopardi smise di cercare conforto nella religione, di cui era stata permeata tutta la sua fantasiosa fanciullezza, e si avvicin a uninterpretazione della vita vicina alle filosofie sensista e meccanicistica.

Grazie allamicizia con lo scrittore illuminista Pietro Giordani, con il quale nel 1817 inizi una feconda corrispondenza, il distacco dal conservatorismo paterno si fece pi netto: allanno seguente risalgono AllItalia e Sopra il monumento di Dante, canzoni patriottiche molto retoriche e classicheggianti nelle quali Leopardi espresse la sua adesione alle idee liberali di stampo laico. Nello stesso periodo prese parte attiva al dibattito, di respiro europeo, che contrapponeva classicisti e romantici, affermando la sua posizione a favore dei primi nel Discorso di un italiano attorno alla poesia romantica (1818). Cominci anche a provare rancore nei confronti della casa natale e di Recanati, luoghi che individuava come causa della propria infelicit e da cui tent di fuggire. Nel 1822 fu mandato a Roma dallo zio materno, ma lesperienza lo deluse e il poeta, tornato a Recanati lanno seguente, si chiuse ancor pi in se stesso.
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Il pessimismo leopardiano

In quegli anni Leopardi elabor il proprio sistema di pensiero, imperniato su una concezione pessimistica della realt che espose nelle pagine dello Zibaldone (1817-1832), appunti e pensieri morali scritti senza lintenzione di formare unopera organica e pubblicati postumi nel 1898, in occasione del centenario della nascita del poeta. Nello Zibaldone, Leopardi mise a confronto linnocente e felice stato di natura con la condizione attuale delluomo, corrotta dalla ragione che, rifiutando lillusione e svelando il vero, genera linfelicit. Il concetto si amplia e si radicalizza nelle Operette morali (1824-1835), dove la Natura stessa, prima dipinta come madre benefica, si trasforma in una matrigna che spinge luomo al conseguimento di una felicit irraggiungibile e insieme gli procura una sofferenza insanabile proprio perch connaturata nella condizione umana. in questo periodo che trova sfogo una delle vene liriche pi autentiche della poesia leopardiana, quella meditativa e malinconica: nascono i piccoli idilli Linfinito, La sera del d di festa, Alla luna, Il sogno, La vita solitaria (18191821). Sempre nel periodo tra il 1820 e il 1822 Leopardi scrisse anche canzoni di argomento filosofico: Ad Angelo Mai, Bruto minore e Ultimo canto di Saffo, accomunate da una rivolta contro la tirannia del destino e le oppressive leggi universali. In Alla sua donna (1823) la figura femminile dipinta come evanescente e irraggiungibile. il primo nucleo di componimenti che andr a costituire la raccolta dei Canti, 41 poesie in tutto, scritte dalla giovinezza fino alla morte.

Lontano da Recanati

Nel 1825 si rec a Milano con lincarico di curare per leditore Stella una pubblicazione delle opere di Cicerone, che per non fu mai realizzata. Trasferitosi a Bologna, vi rimase fino al 1827, quando and a Firenze. Nel 1826 pubblic un commento alle Rime di Francesco Petrarca. Nonostante lattivit lavorativa e le nuove conoscenze, il suo pessimismo non si attenu. Nellepistola in versi sciolti Al conte Carlo Pepoli annunci di aver perduto ogni conforto nella poesia e di volersi dedicare alla filosofia. A Firenze Leopardi conobbe Giovanni Battista Niccolini, Pietro Colletta, Niccol Tommaseo e Alessandro Manzoni. A Pisa, dove si stabil dopo qualche mese, ritrov almeno in parte la salute e con essa la vena poetica: scrisse la canzone Il Risorgimento, che lancia sul mondo uno sguardo fresco e nuovo, e A Silvia, uno dei suoi componimenti pi belli. Ma fu una breve parentesi: ben presto fu di nuovo sopraffatto dalle sofferenze fisiche e dalla malattia agli occhi. Tornato a Firenze nel 1828, sper di trovare un impiego che gli desse modo di vivere senza il supporto della famiglia, ma le sue condizioni fisiche non gli permettevano di lavorare in modo continuativo e nel dicembre dello stesso anno torn a Recanati. Il ritorno ai cari oggetti dellinfanzia gli ispir i cosiddetti grandi idilli, giudicati tra le sue opere migliori: Le ricordanze (1829), La quiete dopo la tempesta (1829), Il sabato del villaggio (1829), Canto notturno di un pastore errante dellAsia (1830), Il passero solitario, concepito nella giovinezza ma terminato solo in quegli anni. Nel 1830 Pietro Colletta gli propose di tornare a Firenze: Leopardi accett allora una somma messagli a disposizione da anonimi, con limpegno che lavrebbe restituita con i proventi dei suoi primi lavori. Tuttavia, non avendo ottenuto i frutti sperati dalledizione fiorentina dei Canti, si ridusse a chiedere un assegno alla famiglia, che lo mantenne fino alla morte. A Firenze il poeta rivide Antonio Ranieri, un giovane napoletano bello ed estroverso che aveva conosciuto a Pisa qualche anno prima, con il quale strinse una salda amicizia e convisse fino alla morte. Sempre a Firenze si innamor della nobildonna Fanny Targioni Tozzetti, nella quale sper di aver trovato unanima gemella: ma anche questa speranza fin in unamara delusione. Intorno a questa relazione Leopardi scrisse Il pensiero dominante (1831), Amore e morte (1832), Consalvo (1832), A se stesso (1833) e Aspasia (1834), dove lamore viene visto come lunica via di salvezza dal tedio e si afferma che luomo non si innamora tanto della donna, quanto dellamore stesso, o dellidea che se ne fatto.

Nel 1833 Leopardi segu Ranieri a Napoli, dove trascorse gli ultimi quattro anni della sua vita: il clima non allevi la sua asma cronica e, afflitto dalle sofferenze, il poeta non fece che invocare la morte. Qui compose, tra il 1834 e il 1837, la maggior parte dei suoi scritti satirici: I nuovi credenti, carme in terzine, Palinodia al marchese Gino Capponi e i Paralipomeni della Batracomiomachia, ispirato a un poemetto pseudo-omerico sulla lotta tra rane e topi, dove satireggia le futili e disordinate sollevazioni dei patrioti contro gli austriaci. Con La ginestra (1836) Leopardi sembr avere un tardivo risveglio dellantica giovinezza e cant la ribellione contro la natura e il destino. La sua ultima poesia Il tramonto della luna (1837), di smisurata tristezza, la cui ultima strofa pare sia stata dettata dal poeta allamico Ranieri in punto di morte. 6

La poesia e lo stile

Secondo Leopardi la poesia una folgorazione interiore, rapida e segreta. Per questo non pu esservi altra poesia che la lirica. Essa non esclude la meditazione, ma la rielabora nella musicalit e nellimmagine del componimento poetico. I suoi capolavori sono da ricercarsi tra gli idilli della prima giovinezza e quelli della maturit, canti sgorgati dal cuore, confessioni nostalgiche e ricordi della giovinezza perduta, teneri e rassegnati. Spesso il poeta compiange se stesso per essere uscito dallillusione fanciullesca della felicit (A Silvia, Il passero solitario). Altre volte, come nellInfinito, si immedesima con il battito vuoto e meccanico della natura e sembra trovare, in questo annientamento, la pace. Una poesia volta a esprimere folgorazioni interiori non pu essere contenuta in una struttura metrica fissa: Leopardi ricorse allendecasillabo sciolto, oppure a endecasillabi e settenari alternati, a volte rimati e a volte no, riuniti in strofe di lunghezza diversa, che stravolgevano i tipi metrici tradizionali. Riusc a ottenere effetti potentissimi semplicemente con la collocazione delle parole, e us la punteggiatura in un modo del tutto personale, privilegiando le pause liriche rispetto alle consuete suddivisioni logiche e grammaticali.

Rivoluzione industriale
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Introduzione

Rivoluzione industriale Espressione che designa il passaggio, avvenuto nella gran parte dei paesi occidentali a partire dalla seconda met del XVIII secolo, da un'economia tradizionale basata principalmente sull'agricoltura a un'economia incentrata sulla produzione automatizzata di beni all'interno di fabbriche di grandi dimensioni.
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Nascita dell'industria moderna

La rivoluzione industriale inizi in Gran Bretagna alla fine del XVIII secolo e modific profondamente l'economia e la societ inglesi. I cambiamenti pi immediati furono quelli riguardanti la natura della produzione (che cosa, come e dove si produce). Le quantit e le variet dei beni prodotti aumentarono considerevolmente grazie alle innovazioni tecniche, alla creazione di macchinari (costruiti in acciaio e mossi dall'energia prodotta dalla macchina a vapore) sempre pi sofisticati e veloci e all'applicazione di nuovi criteri di produzione. L'efficienza delle industrie crebbe anche grazie alla concentrazione degli impianti nelle principali citt, in regioni minerarie, presso importanti scali ferroviari e navali. In questo modo la rivoluzione industriale innesc un ampio processo di urbanizzazione, che vide un continuo e massiccio trasferimento di forza lavoro dalle aree rurali ai centri urbani e industriali. I cambiamenti pi importanti avvennero all'interno dell'organizzazione del lavoro. Le piccole imprese si espansero e acquisirono nuove caratteristiche. La produzione si svolgeva all'interno delle fabbriche anzich presso il domicilio dei lavoratori o nei borghi rurali, come avveniva un tempo. Mentre il lavoro diventava sempre pi meccanizzato e specializzato, la possibilit di creare imprese, a causa degli altissimi costi degli impianti, pass nelle mani di chi aveva ampie disponibilit di capitale. Tra capitale e lavoro si produsse una separazione netta e videro la luce due nuove figure economiche e sociali: l'operaio, che partecipava all'attivit industriale vendendo la sua forza lavoro; il capitalista, proprietario dei mezzi di produzione. Dall'ultimo quarto del XVIII secolo a tutto il XIX Londra fu al centro di una complessa rete commerciale mondiale. L'esportazione forn un fondamentale sbocco ai prodotti dell'industria tessile e di altre industrie, reso necessario dalla rapida espansione della produzione indotta dall'introduzione delle nuove tecniche. A partire dal 1780 le esportazioni inglesi verso altri paesi crebbero

di anno in anno, rendendo possibile l'acquisto di materie prime a buon mercato per alimentare l'industria.
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Il decollo industriale

Ci che l'economista W.W. Rostow chiam il 'decollo industriale' si diffuse velocemente in tutta l'Europa e nel mondo. Influenzato come abbiamo visto da una serie di fattori tecnologici (ma anche politici e sociali, dai traffici coloniali, dall'aumento della popolazione, dalla mentalit imprenditoriale), l'inizio del processo di industrializzazione si comp tra il 1780 e il 1820 in Gran Bretagna, tra il 1830 e il 1870 in Francia, tra il 1850 e il 1880 in Germania e negli Stati Uniti, verso la fine del secolo in Svezia e in Giappone, nella prima met del Novecento in Russia e in Canada, dopo il 1950 in molti paesi latinoamericani e asiatici. Agli inizi l'industria britannica non ebbe concorrenti. Quando gli altri paesi avviarono il processo di industrializzazione dovettero confrontarsi con il vantaggio della Gran Bretagna, ma poterono anche mettere a frutto la sua esperienza. L'intervento dello stato per promuovere l'industrializzazione fu praticamente nullo nel caso britannico, ma fu invece considerevole in Germania, Russia, Giappone e in quasi tutti gli altri paesi industrializzatisi nel XX secolo. In Italia il processo di industrializzazione fu molto pi lento (e soprattutto molto differenziato tra Nord e Sud della penisola) per diversi motivi: il tardo conseguimento dell'unit nazionale, la mancanza di materie prime e di un mercato coloniale, la carenza di manodopera dovuta all'emigrazione di milioni di persone verso le Americhe e i paesi del Nord Europa. Il vero sviluppo industriale italiano, ancora limitatamente a poche aree del Nord del paese, si ebbe solo all'indomani della seconda guerra mondiale. La rivoluzione industriale cambi nell'arco di pochi decenni il volto del pianeta. Non solo essa influ su tutti gli altri settori economici, ma determin profondi cambiamenti politici, sociali, culturali, ecologici. Lo sviluppo dell'industrializzazione fu alla base della nascita e della propagazione di nuove ideologie politiche e di un nuovo modo di concepire la presenza e l'attivit dell'uomo sul pianeta. La riflessione su quello che stato anche definito uno dei maggiori fenomeni di 'discontinuit' nella storia destinata a durare, come sono destinati a durare l'importanza e il peso dell'industria nella storia dell'uomo.

Industria tessile
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Introduzione

Industria tessile Settore dellindustria dedicato alla produzione e alla lavorazione delle fibre tessili.
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Origini

Larte della tessitura ha origini antiche. I pi antichi frammenti di fibre intrecciate risalgono alla cultura neolitica e provengono dall'Egitto; si tratta di giunco intrecciato e di stoffe di lino di fabbricazione molto semplice, di poco posteriori al 5000 a.C. In Egitto il cotone, la seta, la lana e il lino vennero utilizzati fin dalle origini come materiali tessili. In India sono state ritrovate testimonianze delluso del cotone a partire dal 3000 a.C.; al III secolo a.C. risalgono anche le prime cronache cinesi in cui viene menzionata la produzione di seta. Antichi manufatti tessili, che mostrano distintivi tratti locali, sono stati ritrovati in diverse parti del mondo. La prima testimonianza di un semplicissimo telaio, costituito da quattro pioli piantati nel terreno tra cui venivano tesi i fili dellordito, si trova rappresentata in una tomba egiziana del 4400 a.C. Il telaio verticale (ancora in uso presso talune popolazioni), nel quale lordito viene teso tra due rulli fissati in un quadro rettangolare di legno, venne introdotto in Egitto verso il 1500 a.C. circa. Di pari passo con la tessitura si svilupp la filatura, cio l'operazione con la quale veniva preparato il filo a partire dai diversi tipi di fibre naturali. Molto presto, filati e tessuti cominciarono a essere tinti e decorati con vari motivi. I primi esempi di questa produzione, che risalgono al II secolo a.C., sono di provenienza romana; noto inoltre che in India, gi nel IV secolo a.C., si producevano tessuti stampati. Verso il IV secolo d.C. lartigianato tessile egiziano era molto sviluppato e includeva arazzi di cotone e di lino.
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Dal Medioevo alla rivoluzione industriale

Nel corso del Medioevo, in Sicilia, si concentrarono diverse tradizioni artigianali che fecero dellisola, e di Palermo in particolare, il pi avanzato centro tessile del Vecchio Mondo. Innanzitutto, a partire dalla conquista araba avvenuta nell827 d.C., si diffuse la tradizione islamica di tessuti riccamente decorati; in particolare, alcune trib nomadi erano diventate molto abili nella confezione di tappeti e di tessuti infeltriti (come il panno). Allinizio del XII secolo giunsero a Palermo abili tessitori, provenienti dalla Grecia e dalla Turchia, specializzati nella produzione di elaborati tessuti di seta intrecciati

doro. La conquista della Sicilia da parte dei francesi dAngi, nel 1266, incoraggi molti a lasciare lisola; fu in questa occasione che la maggior parte dei tessitori siciliani si trasfer a Lucca, facendo della citt un importante centro di lavorazione della seta. Nel 1315 i fiorentini conquistarono Lucca e condussero i tessitori siciliani a Firenze, citt nota, fin dal 1100, come centro di produzione di tessuti in lana. Dopo larrivo dei siciliani, a Firenze vennero sviluppate abilit tecniche e artistiche notevoli nellambito della tessitura, e alla fine del XV secolo erano impiegati nella produzione tessile pi di 45.000 artigiani, un terzo dei quali erano setaioli, mentre i due terzi filavano e tessevano lana. Da Firenze ebbe origine un flusso migratorio che interess altre citt italiane: verso la met del XVI secolo una fiorente industria di velluti e broccati si svilupp a Genova e a Venezia. In Francia, nel 1520 Francesco I condusse tessitori italiani e fiamminghi, noti per la loro abilit, a Fontainebleau, per impiegarli nella produzione di arazzi. Altri si stabilirono successivamente a Lione per la produzione di seta, damaschi e velluti, per la quale la Francia divenne rapidamente famosa, anche se, fino quasi alla fine del XVI secolo, la maggior parte dei tessuti l prodotti era in realt di mano italiana. A partire dalla prima met del Seicento i tessuti francesi cominciarono ad avere dei propri caratteri distintivi nella decorazione, simmetrica e simile a merletti, forse derivata dal modello del merletto italiano. La nascente industria tessile continu a diffondersi in Francia per tutto il XVII e XVIII secolo, fino a che, intorno al 1790, segn una battuta di arresto a causa della Rivoluzione francese, riprendendosi per rapidamente in seguito. Nel frattempo, anche in altri paesi europei la produzione tessile si diffondeva e progrediva. In Inghilterra, nel XIII e XIV secolo venivano prodotti quasi esclusivamente tessuti di lana e di lino. Tutto il settore tessile era per fortemente influenzato dai follatori e dai tintori fiamminghi. Nel 1564 Elisabetta I assegn una speciale concessione per la produzione di seta agli artigiani olandesi e fiamminghi stanziatisi a Norwich, un centro tessile gi noto. Nel 1685, la revoca delleditto di Nantes diede di nuovo il via alla persecuzione dei protestanti francesi in patria, inducendo cos molti tessitori a trasferirsi in Inghilterra. Il gruppo pi numeroso, circa 3500 persone, si stabil nei pressi di Londra, dando vita a un importante centro per la produzione del damasco e del broccato.
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La rivoluzione industriale

Lattivit tessile ebbe fino al XVIII secolo una dimensione sostanzialmente artigianale. Il processo di trasformazione che le permise di assumere proporzioni pi propriamente industriali ebbe inizio nel Nord dellInghilterra grazie allintroduzione di importanti innovazioni tecnologiche, le stesse che di

l a poco avrebbero dato luogo alla rivoluzione industriale. Tra il 1760 e il 1815 unondata di modernizzazione invest infatti tutto il mondo del lavoro e, in particolar modo, la produzione tessile. La prima delle innovazioni fu la cosiddetta spoletta volante, inventata da John Kay nel 1733. Fino a quel momento, e da secoli, la tessitura era stata compiuta a mano, facendo passare lentamente tra i fili tesi dellordito il filo della trama, dapprima avvolto in un gomitolo, poi inserito in una navetta. Questa veniva lanciata tra i fili dellordito da destra a sinistra e viceversa, passando da una mano allaltra. Se lordito era molto largo, pi tessitori si aiutavano passandosi reciprocamente la navetta. Con linvenzione di Kay questo modo di lavorare fu radicalmente trasformato e la sua velocit pi che quadruplicata. La navetta infatti passava da una parte allaltra dellordito grazie a un sistema di corde manovrate dal tessitore con una sola mano. Nel 1785 venne brevettato da Edmund Cartwright il primo telaio meccanico. Grazie a questa invenzione, molte delle operazioni compiute in precedenza manualmente potevano essere svolte con ausilio meccanico. Il telaio poteva essere azionato persino ad acqua. Cartwright negli anni seguenti invent altri dispositivi che migliorarono le prestazioni del telaio meccanico, ad esempio il fermo automatico per rottura dei fili dordito o di trama. Il successo del filatoio meccanico influenz tutto il sistema della produzione tessile perch anche le altre operazioni filatura, cardatura e pettinatura della lana dovettero adeguarsi alle nuove esigenze di rapidit e furono coinvolte nel processo di meccanicizzazione. Quando nelle macchine tessili la potenza dellacqua venne sostituita da quella del vapore, la velocit aument ulteriormente e il sistema industriale ricevette una nuova spinta. Con il XIX secolo i nuovi stabilimenti tessili meccanicizzati presero a diffondersi sempre di pi, prima in Inghilterra, poi nel resto dellEuropa e successivamente negli Stati Uniti.

Industria tessile e industria chimica

Per tutto il XIX secolo un susseguirsi di miglioramenti tecnologici port a un costante aumento del volume della produzione tessile, abbassando di conseguenza i prezzi delle stoffe e degli indumenti. Tale risultato era stato ottenuto grazie allapplicazione di principi fisici e tecnici relativamente semplici alla produzione tessile. Verso la fine del XIX secolo lacquisizione di conoscenze sulle propriet fisiche e chimiche delle fibre ebbe un ruolo decisivo nella realizzazione di nuovi materiali tessili, le fibre artificiali e quelle sintetiche. La prima fibra sintetica, il nylon, inventata da Wallace H. Carothers, fu prodotta negli anni Trenta. Il successo che questa fibra sintetica e quelle create successivamente incontrarono nell'industria tessile fu straordinario: nel 1940 vennero messe in commercio le prime calze di nylon, e a partire da quel momento il settore tessile sub una rivoluzione profonda. Le nuove fibre

erano infatti caratterizzate da propriet estremamente interessanti, quali elevata resistenza all'uso e allo strappo, leggerezza, elasticit, resistenza agli acidi, alla luce e ad altri agenti esterni, che conquistarono loro rapidamente un posto nella produzione e nel mercato. Lintroduzione dei nuovi materiali e dei loro metodi di produzione fin con linfluenzare anche la lavorazione delle fibre tradizionali, suggerendo metodi pi rapidi per il loro trattamento e introducendo unampia variet di nuove tecniche in aggiunta a quelle tradizionali.
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Industria tessile e controllo di qualit

Oggi, in quasi tutti i paesi, esistono stabilimenti moderni in grado di fornire unefficiente produzione tessile. Lo sviluppo di nuovi materiali, unito allautomazione dei processi produttivi, ha migliorato anche le caratteristiche del prodotto finito, e i metodi di collaudo permettono un maggiore controllo della qualit. La moderna industria tessile ancora strettamente legata allindustria dellabbigliamento, ma grande importanza stata via via acquisita dalla produzione di tessuti per uso industriale. La differenziazione della destinazione del prodotto finito richiede un grande livello di specializzazione nel processo produttivo stesso. Per questa ragione, nelle realt tecnicamente pi avanzate, lindustria tessile impiega tecnici, ingegneri, ma anche artisti, oltre a esperti di marketing, per meglio capire in che direzione si muovono i consumi. Alcune fasi della produzione, spesso limitate a settori specifici, possono ancora richiedere un intervento manuale. I tessili, come molti altri prodotti, possono venire valutati sulla base di diversi criteri, i pi importanti dei quali sono la flessibilit e la resistenza allusura, che deve essere correlata agli usi previsti. Il prodotto finito, da qualsiasi azienda provenga, deve perci rispondere a precise indicazioni per quel che riguarda dimensioni, peso, struttura del filato, forza e flessibilit, acidit o alcalinit, spessore e porosit. Nei tessuti per confezioni, il colore e il disegno hanno una tale importanza da mettere a volte parzialmente in secondo piano le suddette propriet fisiche. Oggi i grandi investimenti in ricerca e sviluppo che vengono fatti nellarea del controllo di qualit si traducono in tecniche, macchine e procedure per la valutazione delle propriet di fibre, filato e tessitura. Esiste poi una normativa di riferimento, che stabilisce le caratteristiche che la produzione e il prodotto finito devono avere, a livello nazionale e sovranazionale. Attualmente la gran parte delle aziende tessili svolge test di controllo di qualit durante le principali fasi della produzione. Anche se non possibile analizzare ogni filato e ogni singolo pezzo di tessuto, le tecniche di controllo a campione permettono di mantenere la qualit del prodotto allinterno degli standard predeterminati

Fonti del diritto


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Introduzione

Fonti del diritto Insieme dei fatti (gli eventi naturali o sociali) e degli atti (le attivit umane consapevoli e volute) ritenuti idonei a produrre diritto nell'ordinamento giuridico di cui fanno parte. L'ordinamento giuridico italiano dispone di una variet di fonti ordinate in base alla diversa efficacia normativa loro attribuita e disposte secondo un criterio gerarchico; la norma di grado superiore pu modificare o annullare quella di grado inferiore ma non pu essere modificata o annullata da questa. Le principali fonti del diritto italiano sono, secondo questo ordine: la Costituzione, le leggi ordinarie dello stato, i decreti legge, i decreti legislativi, i regolamenti, le consuetudini. A queste vanno aggiunte le fonti non statali: la normativa comunitaria, il referendum abrogativo, i contratti di lavoro collettivi, gli statuti e le leggi delle regioni, i regolamenti regionali, provinciali e comunali.
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Costituzione

La Costituzione italiana racchiude i principi e gli istituti fondamentali in base ai quali organizzato lo stato italiano. Entrata in vigore nel 1948, dopo la caduta del fascismo e la proclamazione della repubblica, fu approvata da un'assemblea costituente eletta dal popolo italiano. Una delle caratteristiche pi importanti della nostra Costituzione la sua rigidit: le sue disposizioni, infatti, non possono essere modificate con le leggi ordinarie.
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Leggi

Le leggi ordinarie dello stato vengono approvate dal Parlamento e promulgate dal presidente della Repubblica secondo una procedura piuttosto complessa prevista dalla Costituzione. Una legge ordinaria dello stato non pu in nessun caso derogare una norma costituzionale, n tanto meno contenere delle disposizioni che siano in qualche modo contrarie o comunque non in armonia con la Costituzione. A garanzia di questo stato istituito un organo, la Corte Costituzionale, finalizzato al controllo della legittimit costituzionale delle leggi ordinarie dello stato e degli atti aventi forza di legge. Qualora la Corte Costituzionale rilevi l'illegittimit costituzionale di una disposizione, quest'ultima cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. La legge ordinaria ha la facolt di modificare o eventualmente abrogare qualsiasi atto non avente forza di legge, e pu essere abrogata da

una legge successiva che espressamente preveda la sua abrogazione, oppure che disciplini compiutamente l'intera materia.

Decreti

Stesso valore della legge dello stato hanno i decreti legge e i decreti legislativi: i primi sono provvedimenti a carattere provvisorio aventi forza di legge emessi in casi straordinari di necessit e d'urgenza dal governo, il quale deve presentarli alle camere il giorno stesso della loro emissione per la loro conversione, pena la decadenza qualora entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale non vengano convertiti in legge dalle camere. I decreti legislativi sono provvedimenti emessi dal governo in base a una delega concessagli dal Parlamento e hanno efficacia e forza di legge (come se fossero emanati dal Parlamento) purch nel legiferare il governo rispetti i limiti posti nella delega.

Regolamenti

In posizione subordinata rispetto alle leggi e agli atti aventi forza di legge ci sono i regolamenti del governo o di qualche altra autorit. Un regolamento pu immettere nuove norme nell'ordinamento nella misura in cui esse non siano in contrasto con le leggi ordinarie e con gli atti aventi forza di legge. Il sistema gerarchico delle fonti di produzione del diritto non esclude per che, in casi particolari, volti soprattutto a risolvere questioni pratiche, si possa derogare a tale principio.
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Consuetudini

In fondo alla scala gerarchica delle fonti di produzione del diritto si trovano la consuetudine e gli usi. In quanto fonte non scritta n prodotta da organi atti a legiferare, ma derivante dalla reiterazione costante nel tempo di determinati comportamenti che vengono comunemente considerati conformi al diritto vigente, la consuetudine assume una posizione di totale subordinazione rispetto alle altre fonti di produzione del diritto.

Apparato muscolare
formato di tessuto muscolare capace di contrarsi determinando il movimento intrinseco di alcuni organi o lo spostamento di arti e in genere la locomozione. Tale propriet dovuta a strutture proprie del tessuto muscolare, sia morfologiche sia chimiche. Si distinguono tre tipi di tessuto muscolare (liscio, striato, cardiaco), aventi in comune la caratteristica di possedere cellule pi o meno allungate, contrattili ed elastiche dette fibre muscolari. Il tessuto muscolare liscio presente nei muscoli involontari, quello striato nei muscoli volontari, il tessuto muscolare cardiaco fa eccezione essendo striato e involontario. I muscoli sono pi di 600 e costituiscono circa il 40% del nostro peso corporeo; dai grandi muscoli della spalla o delle gambe fino ai piccoli muscoli situati nelle orbite oculari, che fanno muovere l'occhio, tutti contribuiscono a dare al corpo una straordinaria capacit di movimento.Possiedono la capacit di contrarsi e rilasciarsi successivamente. I muscoli sono connessi alle ossa mediante robuste formazioni di tessuto fibroso, i tendini, che si accorciano quando il muscolo si contrae, determinando l'avvicinamento delle due ossa su cui sono inseriti e di conseguenza il movimento. Essi si possono suddividere in muscoli profondi, quando sono connessi solo a ossa, e muscoli pellicciai quando uno dei punti di attacco la cute. Questi ultimi sono i muscoli della faccia o mimici in quanto la loro contrazione modifica l'atteggiamento della cute del volto dando luogo alle espressioni mimiche. I muscoli scheletrici sono muscoli volontari ovvero si contraggono su nostro comando, anche se possono farlo in seguito a uno stimolo riflesso non volontario. I muscoli lisci sono invece involontari e sono inseriti nella struttura dei visceri. Essi consentono, senza l'intervento della nostra volont, la motilit automatica degli organi, come quella che determina la progressione del cibo nel tubo digerente o quella che controlla le variazioni di dimensione dei vasi arteriosi per la regolazione della circolazione sanguigna. Si tratta di muscoli che si contraggono con minor rapidit di quelli scheletrici, ma in cui lo stato di contrazione pu durare pi a lungo. Il terzo tipo di tessuto muscolare si trova esclusivamente nella parete del cuore e forma il miocardio. In esso si combinano le caratteristiche dei muscoli striati e di quelli lisci: infatti capace di una contrazione rapida e ripetuta, ma involontaria. I nostri muscoli sono formati da tre tipi di fibre che forniscono tre tipi di tetano,

cio di contrazioni muscolari. Le FIBRE ROSSE o LENTE utilizzano come fonte di energia principale i lipidi, sono allenabili ed ipertrofizzabili (aumento del diametro e delle loro proteine contrattili) e presentano un tipo di contrazione isometrico-statico necessario negli sport di forza statici come il body building. Le FIBRE ROSSE o LENTE sono ricche di mitocondri, dove avviene la degradazione ossidativa dei glucidi e di mioglobina, utilizzano principalmente glucidi come fonte di energia in fase aerobica. E del tipo isometrico-dinamico la loro contrazione, ad esempio nella frenata di deposito al suolo di un peso ed impiegata negli sport di resistenza come il ciclismo, il triathlon. Le FIBRE BIANCHE o RAPIDE sono impostate sul metabolismo aerobico, utilizzando glicogeno con formazione di acido lattico, nono sono ipertrofizzabili e presentano la cosiddetta contrazione isotonica tipica degli sport intensivi, di scatto come i velocisti e i tennisti. Possiamo dire, quindi, che non tutte le fibre di cui i muscoli sono dotati funzionano allo stesso modo n utilizzano gli stessi materiali energetici di partenza. Ogni fibra muscolare formata da sotto unit chiamate miofibrille (vedi figura).La sostanza liquida contenuta tra le miofibrille, detta sarcoplasma, ha la composizione del normale liquido intercellulare, con vari sali ed in particolare potassio; sono presenti in soluzioni gli enzimi ed i coenzimi necessari per la degradazione anaerobica dei glucidi. Attivit fisica ed aminoacida. Correttamente programmato, lesercizio fisico svolge unazione anabolizzante ideale, stimolando le ghiandole endocrine senza alcun pericolo, se non quello del sovrallenamento. Bisogner definire un allenamento adeguato adatto ad ogni singolo caso e che preveda periodi sufficienti di riposo in funzione delle capacit individuali di recupero. Gli aminoacidi somministrati contemporaneamente a vitamine e minerali hanno unazione sinergica positiva: lorganismo tarato per funzionare ad un livello superiore. Alcuni aminoacidi provocano un aumento importante di secrezione di GH, vantaggio notevole se si vuole aumentare di volume e forza, senza ingrassare. Alcune sostanze hanno azioni vitaminiche utili e facilitano la digestione, la produzione di energia, il recupero e la rigenerazione intercellulare. E il caso di enzimi e coenzimi. Si sa che i muscoli consumano anche aminoacidi secondo la dieta e dell'et e dellesecizio fisico. Gli aminoacidi non sono accumulabili come riserva e sono sottoposti ad un processo continuo di sostituzione. Esistono perdite di aminoacidi soprattutto di 8, definiti essenziali che devono essere introdotti dallalimentazione. Lesercizio fisico ha un ruolo anabolizzante fondamentale. Senza esercizio i muscoli si atrofizzano.

Lesercizio produce una ritenzione azotata e un livello elevato di assunzione aminoacidica aumenta aumenta ugualmente il potenziale di sintesi. Lo stato neuroendocrino modificato dallentit di aminoacidi assunti e dallintensit dellesercizio. Ricordiamo che lormone della crescita (GH) prodotto della parte anteriore dellipofisi. Esso agisce sostanzialmente sulla sintesi proteica delle ossa e dei muscoli. Aiuta a distruggere le riserve di grasso e a costruire il muscolo.

FRANCESE 6 IDONEITA 5 ANNO Gli aggettivi possessivi M.S. mon/moi ton/tuo son/suo notre/nostro votre/vostro leur/loro F.S. ma/mia ta/tua sa/sua notre/nostra votre/vostra leur/loro M.F. plurale mes/miei tes/tuoi -tue ses/suoi-sue nos/nostri-nostre vos/vostri-vostre leurs/loro

FUNZIONE COMUNICATIVA Differenti modi di presentazione: A) Allo, cest Raoul lappareil, bonjour Bernard Pronto, sono Raoul, buon giorno Bernard (informale) B) Allo, cest le 456783? Je voudrais parler Mme Mauriac Pronto, il numero 456783 ? Io vorrei parlare con la signora Mauriac (formale) C) Allo, Clairecest moi, je suis la gare Pronto, Claire sono io, io sono alla stazione (informale) D) Allo, bonjour madame, cest Fernand. Est ce que Daniel est l ? Pronto, buon giorno signora sono Fernand. Daniel l?(formale) E) Allo, bonjour, je suis Bernard Collenge. Je souhaiterais parler M.Morin Pronto, buon giorno, io sono Bernard Collenge. Io desidererei parlare con M. Morin (formale) DIFFERENTI MODI DI RISPONDERE A) Salut raoul, ca va? Salve Raoul, come va? (informale) B) Je regrette Mme Mauriac nest pas l, pouvez-vous appeler plus tard ? Mi dispiace la signora Mauriac non c, pu chiamare pi tardi ?(formale) C) Paul cest toi ? Je nentends pas. O est-ce que tu es ? Paul sei tu ? Io non sento. Dove sei ? (informale)

D) Bonjour Fernand, Je vais te la passer tout de suite

Buon giorno Fernand, te lo passer subito. (informale) E) Ne quittez pas je vous le passe Attenda, glielo passo. (formale)

FUNZIONE COMUNICATIVA A) Je tai appele pour savoir si tu es libre samedi soir, je vais organiser une petite fete. Ti ho chiamato per sapere se tu sei libero sabato sera, io organizzo una piccola festa B) Attends je vais demander Paul. Attendi, vado a domandare a Paolo. Est-ce quon dine ensemble demain? Ceniamo insieme domani ? Une minute, je regarde mon agenda Un minuto, io guardo la mia agenda LA FRANCE GOGRAPHIQUE ET LES INSTUTIONS La France est une rpublique rgime semiprsidentiel. Le Prsident de la Rpublique est lu pour 7 ans suffrage universel direct est il a multiples fonctions. En effet il nomme le Premier Ministre; il prside le conseil des Ministres, le Conseil de la Dfense Nationale et le conseil Suprieur de la Magistrature; il promulgue les lois ; il dirige la politique ntrangre. Le Prsident de la Rpublique le pouvoir excutif. Le Gouvernement est dirig par le Premier Ministre qui jou un role de coordinateur entre la Prsident de la Rpublique et le Parlement. Le pouvoir lgislatif est exerc par le Parlement qui est form par lAssemble Nationale et le Snat. LAssemble Nationale, compose par dputs lus suffrage universel direct, sige au Palais Bourbon. Le Snat, qui sige au Palais du Luxembourg, comprends des snateurs qui sont lus suffrage indirect pour 9 ans. Le Prsident de la Rpublique est assist par le Conseil Suprieur de la Magistrature compos par 9 membres dsigns par le Prsident de la Rpublique.

MARKETING 5 We can define marketing as a strategic process of coordinating and planning ways of finding out what the consumers want and meeting these requirement while making a profit. The basis of the marketing concept is that the customer is the start of the business cycle, rather than its end. Manufacturing companies, however, need to consider the customer both when developing a product and when marketing it. To carry out marketing, first of all, marketing experts divide the consumersaccording to their age, sex, population, grouping and income- into market segments influencing the nature the product, price, place and promotion used; then, they look at a particular market segment in greater detail thanks to market research, that is the study of what people buy and why, which concentrates on the product, the market and the competition. Once a market segment has been identified and studied, a marketing plan, called the marketing mix, has to be worked out in order to make that market segment aware of and attracted by the product. The four main elements of the perfect marketing mix are: product, price, place and promotion (the 4 Ps), which means: The product has the right design and qualities to be competitive The price is attractive and competitive The products gets to he right place ( thanks to a good distribution). The product is well promoted Finally, to do all this, a firm will also need specific marketing services sch as advertising, public relations and promotions. ADVERTISING Advertisements are messages which companies pay to send with the aim to inform or influence the people who receive them. The functions of advertisings are: Promote existing products Introduce new products into the market Attract new customers Improve the company image Increase market share The main advertising media are: TV, radio, online advertising (e-mails, banners, skyscrapers, etc.), papers and periodicals. Other media are: illuminated signs, posters, sponsorships, telemarketing or even Madvertising (on mobile phones) and Motion-picture advertising (hundreds of stationary pictures on the walls of a tunnel blur into continuously moving image). Comparing these media, we can say that: TV ads reach the largest audience but its expensive, whereas paper and radio ads are expensive but lack tha impact of

TV. As designing department is a specialist activity, if a company doesnt have its own advertising department, it can use advertising agencies. Their work consist s of selecting the medium to be used, writing and designing the advert, and arranging for its display and broadcast. Finally, to prevent commercial ads from telling lies, there are special laws applied to advertising. In particular, according to the European Advertising Standards Alliance, advertising should be legal, decent, honest and truthful, with a sense of social responsibility to the consumer and society as a whole.