Sei sulla pagina 1di 21

Interventi urgenti relativi al consolidamento strutturale per il ripristino conservativo dei muri spondali dei Navigli Grande e Pavese in Milano – Punti Critici –

RCS - RELAZIONE di CALCOLO STRUTTURALE

PES - PROGETTO ESECUTIVO di risanamento STRUTTURALE DATA AGGIORNAMENTI RCS - RELAZIONE di CALCOLO STRUTTURALE
PES - PROGETTO ESECUTIVO di risanamento STRUTTURALE
DATA
AGGIORNAMENTI
RCS - RELAZIONE di CALCOLO STRUTTURALE
Progettista: Prof. Ing. A. Migliacci
Co-progettisti: Prof. ing. P. Ronca, Dott. P. Balestrieri
Collaboratori: Dott. Ing. P. Crespi, Dott. Ing. G. Franchi
Recapito: via A. Verrocchio, 30 - 20129 Milano - tel. 02/70103503
tel. cellulari: 340-2379819 (Prof. Ronca); 335-5977483 (Prof. Migliacci); 340-2628944 (Ing. Franchi)

INDICE

1. INTRODUZIONE

2. INTERVENTO SUI MURI SPONDALI H @ 3 m

2.1. Dimensionamento dell’affondamento dei micropali

2.2. Verifica di resistenza dei micropali

2.3. Valutazione della deformabilità

2.4. Trave di testa

3. INTERVENTO SUL MURO SPONDALE H @ 6 m

3.1. Dimensionamento dell’affondamento dei micropali

3.2. Verifica di resistenza dei micropali

3.3. Valutazione della deformabilità e dimensionamento dei micropali inclinati

3.4. Trave di testa

3.5. Connessioni

1.

INTRODUZIONE

L’idea alla base della messa in sicurezza delle sponde del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese nei tratti a maggior rischio statico (tratti 1, 2, 3 e 4 del Naviglio Grande e tratto 5 del Naviglio Pavese, vedi RGS) consiste nello sgravare quanto più possibile i muri storici in muratura dalle spinte esercitate dal terreno a monte e dai sovraccarichi stradali. La tipologia d’intervento per i tratti 1, 3 e 4 del Naviglio Grande e per il tratto 5 del Naviglio Pavese è ricaduta, per motivi dettagliatamente esposti nella Relazione Generale per le opere di risanamento Strutturale, su una paratia di micropali uniti in testa da una trave in cemento armato gettata in opera. Viceversa, per il tratto 2 del Naviglio Grande si è adottata una soluzione “a cavalletto” per via dell’elevata sopraelevazione del muro spondale rispetto al fondo alveo del canale. In questa diversa soluzione la cortina di micropali verticali è stata integrata da una serie di micropali inclinati allo scopo di contenere lo spostamento del cordolo di sommità che irrigidisce la paratia. Le analisi effettuate necessitano della conoscenza delle proprietà meccaniche del terreno con cui è stato realizzato il rilevato spondale e il substrato sottostante il fondo alveo, tali informazioni sono state ricavate a partire dai risultati delle indagini geognostiche e delle prove di laboratorio eseguite nel cantiere “pilota” sito sulla sponde del Naviglio Grande, presso la passerella di via Casale, dall’impresa LIMGEO. Per l’interpretazione di tali risultati si rimanda all’Appendice A. Dato che al momento della progettazione dell’intervento non era possibile conoscere la reale situazione geotecnica nei tratti 2, 3, 4 e 5 si ritiene opportuno che, qualora venissero riscontrate difformità rispetto alla situazione del tratto 1, la D.L. venga contattata per stabilire eventuali modifiche rispetto a quanto prescritto negli elaborati progettuali, da concordare con l’impresa esecutrice. Per quanto riguarda i carichi applicati a livello dell’alzaia si è considerato un sovraccarico pari a 10 kN/m 2 (strada di 2° categoria). In quanto segue si è fatto riferimento alle prescrizioni contenute nelle seguenti norme:

- D.M. 09/01/96: “Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in c.a. normale e precompresso e per le strutture metalliche”, e precedente D.M. 14/02/92;

- D.M. 11/03/88: “Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione”; e relative circolari applicative.

2.

INTERVENTO SUI MURI SPONDALI H @ 3 M

Questa tipologia di intervento (impiegata nei tratti 1, 3, 4 e 5) è costituita da una paratia di micropali infissi a monte del muro di sponda dei Navigli allo scopo di realizzare una barriera che si faccia carico di resistere alle spinte orizzontali esercitate dal terreno del rilevato sotto l’alzaia e dai carichi stradali. Tale intervento risulta maggiormente efficace quanto più la paratia di micropali è vicina alla parete di monte del muro spondale del Naviglio in quanto, in tali condizioni, viene minimizzata la spinta residua del terreno racchiuso tra il muro e la cortina di micropali. Ovviamente la distanza tra due paramenti deve anche tener conto delle limitazioni tecnologiche dell’intervento (dimensione del cordolo di testa, tolleranze della macchina perforatrice,…). Quanto osservato ha portato ad assumere una distanza tra l’asse geometrico dei micropali e il paramento di monte del muro pari a circa 40 cm. Assumendo questa configurazione, si stima che la spinta sul muro esistente si riduca al 14% del valore iniziale. L’altezza del muro esistente non è nota con precisione in tutti i tratti in oggetto, tuttavia il suo valore risulta compreso tra 2.5 e 3 m. Nelle verifiche che seguiranno si è assunto tale parametro pari a 3 m dato che questa è la condizione più sfavorevole ai fini della valutazione di stabilità dell’opera. Come già anticipato i carichi stradali agenti a monte sono stati assunti pari a 10 kN/m 2 .

2.1. Dimensionamento dell’affondamento dei micropali

Come descritto nell’Appendice A, il terreno del rilevato e del substrato nel tratto 1 (cantiere “pilota”) può essere validamente considerato come un tipico terreno incoerente, i cui parametri geotecnici che ne caratterizzano il comportamento possono essere sintetizzati nei seguenti valori:

- peso specifico:

g = 20 kN/m 3 ;

(scenario 1 – scenario atteso)

- angolo d’attrito:

f = 30°.

Per tener conto delle eventuali fluttuazioni di questi parametri, specialmente in relazione al fatto che nei tratti 2, 3, 4 e 5 a tutt’oggi non sono state eseguite indagini geognostiche, nel valutare l’affondamento dei micropali si è preferito estendere l’analisi anche ad altri 3 possibili scenari, caratterizzati dai seguenti valori:

- peso specifico:

g = 20 kN/m 3 ;

(scenario 2)

- angolo d’attrito:

f = 28°.

- peso specifico:

g = 22 kN/m 3 ;

(scenario 3)

- angolo d’attrito:

f = 30°.

- peso specifico:

g = 22 kN/m 3 ;

(scenario 4)

- angolo d’attrito:

f = 28°.

La verifica a ribaltamento della paratia è stata condotta utilizzando il metodo dell’equilibrio limite utilizzando le distribuzioni delle pressioni attive e passive agenti sulla paratia previste dalla teoria di Coulomb, nell’ipotesi che la paratia sia assimilabile a un elemento rigido infisso nel terreno. Tale teoria prevede che pressioni attive e passive agenti sul paramento siano esprimibili nel modo seguente:

- pressione attiva:

p

a

=

k

a

(

g

z

+

q)

dove g rappresenta il peso specifico del terreno, z la coordinata verticale (profondità), q il sovraccarico agente a monte e k a il “coefficiente di spinta attiva” esprimibile come segue:

k

a

=

tan

2

f ˆ

Á 45 - 2 ˜

Ë

Ê

¯

- pressione passiva:

p

p

=

k

p

[

g

(z

-

H)

+

q]

indicando con H l’altezza del terrapieno e con k p il “coefficiente di spinta passiva”:

k

p

=

tan

2

Ê Á 45

Ë

f

+ 2 ˜ ˆ

¯

Nell’effettuare le valutazioni statiche si è ipotizzato che sull’alzaia agisca il sovraccarico stradale, mentre nel fondo alveo non sia applicato nessun sovraccarico (caso più sfavorevole). Inoltre, è stato introdotto un coefficiente di sicurezza pari a 2, dimezzando il coefficiente di spinta passiva k p .

In Fig. 2.1.1 e Fig. 2.1.2 sono riportati gli andamenti delle pressioni attiva, passiva e totale per gli

scenari 1 e 4 (essendo quest’ultimo quello più gravoso), nell’ipotesi che la paratia sia considerabile come un elemento rigido infisso nel terreno e libero di ruotare attorno a un centro di rotazione posto a una certa profondità (punto a pressione laterale nulla).

In quanto segue si fa l’ipotesi che il problema sia trattabile come una situazione in stato piano di

deformazione, il che comporta che si possa isolare una striscia di lunghezza unitaria (nella direzione

di fuga) su cui imporre la condizione di equilibrio limite.

Andamento delle pressioni

Pre ssioni [kN/m2]

-300 -200 -100 0 100 200 300 400 0 1 attiva monte 2 passiva monte
-300
-200
-100
0
100
200
300
400
0
1
attiva monte
2
passiva monte
attiva valle
3
passiva valle
4
totale
5
6
7
8
9
Affondamento D 0 = 5.8 m
10
Profondità [m]

Fig. 2.1.1: Andamento delle pressioni laterali sulla paratia (Scenario 1)

Andamento delle pressioni

Pre ssioni [kN/m2]

-300 -200 -100 0 100 200 300 400 0 attiva monte 2 passiva monte attiva
-300
-200
-100
0
100
200
300
400
0
attiva monte
2
passiva monte
attiva valle
4
passiva valle
totale
6
8
10
Affondamento D 0 = 6.6 m
12
Profondità [m]

Fig. 2.1.2: Andamento delle pressioni laterali sulla paratia (Scenario 4)

La profondità minima di infissione D 0 risulta determinata imponendo l’equilibrio alla rotazione della paratia, attorno a un suo punto qualsiasi. Lo scenario 4 da luogo al valore più elevato dell’affondamento minimo necessario a evitare il ribaltamento del sistema paratia-terreno, si è pertanto deciso di assumere tale valore come affondamento di progetto. Nello scenario atteso il momento resistente associato a tale affondamento (D 0 = 6.6 m) risulterà maggiore del momento ribaltante.

2.2. Verifica di resistenza dei micropali

L’idea che sta alla base della progettazione di questa cortina di micropali è che la paratia mantenga la sua efficienza strutturale fino all’innescarsi del meccanismo di collasso del terrapieno. Partendo da questa ipotesi si sono ricostruiti, per il solo scenario atteso, i diagrammi dell’azione tagliante e del momento flettente che nascono in una striscia di paratia, qualora essa sia soggetta alle pressioni attive e passive del terreno in condizioni di collasso. Tali diagrammi sono riportati nella figura 2.2.1 con riferimento a una striscia di paratia lunga 1 m.

Diagramma del taglio

Diagramma del momento

T [kN] M [kNm] -100 -50 0 50 100 150 200 150 100 50 0
T [kN]
M [kNm]
-100
-50
0
50
100
150
200
150
100
50
0
-50
0
0
1
1
2
2
3
3
4
4
5
5
6
6
7
7
8
8
9
9
10
10
Profondità [m]
Profondità [m]

Fig. 2.2.1: Diagrammi delle azioni interne

Le profondità in cui si incontrano i valori massimi delle azioni interne sono le seguenti:

-

z 1 = 6.11 m,

- z 2 = 7.88 m,

T = 0 kN,

T max = 109.97 kN,

M max = 165.26 kNm ;

M = 67.10 kNm .

questi valori sono riferiti a una striscia di un metro di paratia, per avere le azioni su un singolo palo occorrerà dividerle per il numero di micropali per metro. Per realizzare la paratia si impiegheranno dei micropali a canna liscia in acciaio da inserire nel foro effettuato dalla macchina perforatrice, con successiva iniezione di malta cementizia a mezzo di una guaina. Ai fini delle verifiche di resistenza si è considerata come sezione resistente la sola armatura metallica del palo. L’intervento risulta caratterizzato dai seguenti valori dei parametri geometrici dei pali:

- diametro esterno: D e = 177.8 mm;

- diametro interno: D i = 149.4 mm;

- spessore: s = 14.2 mm;

- interasse: i = 38 cm (num. micropali/m = 2.65 un./m).

Le armature metalliche dei micropali prescelti sono in acciaio Fe510 caratterizzato dai seguenti valori delle tensioni ammissibili:

- s adm = 240 MPa (t < 40 mm);

- t adm = 138 MPa (t < 40 mm).

Verifica di resistenza a profondità z 1 = 6.11 m (flessione semplice):

s

1

=

M

D

e

2

I

=

226 MPa

< s

adm

.

Verifica di resistenza a profondità z 2 = 7.88 m (flessione-taglio):

s

t

2

2

< s

1

< s

adm

;

=

(

R

3

i

)

T 2/3

(

R

3

e

-

)

I

2

s

=

11.3 MPa

< t

adm

.

Sulla base delle verifiche ore effettuate risulta confermata l’ipotesi iniziale secondo cui si avrebbe il collasso del terrapieno prima della crisi sezionale della paratia.

2.3. Valutazione della deformabilità

Il metodo a rottura esposto in precedenza non permette di valutare gli spostamenti del terreno e della struttura. Viceversa, un calcolo eseguito con il metodo degli elementi finiti consente di tenere conto di tutti i principali fattori che determinano il comportamento di una paratia e di avere una visione globale dell’interazione terreno-struttura, consentendo anche di valutare gli spostamenti della struttura. Queste elaborazioni sono state effettuate impiegando il software PLAXIS, specificatamente sviluppato per problemi geotecnici, e un’ampia descrizione dei risultati ottenuti è riportata nell’Appendice A. In questa sede interessa solo ricordare che gli spostamenti, così valutati, della sommità della paratia restano nell’ordine del centimetro, entità compatibile con gli obiettivi che ci si era prefissi. In particolare, la possibilità che l’inflessione della paratia trasferisca parte delle spinte a monte sul muro esistente, per mezzo del terreno residuo nell’intercapedine tra i due paramenti, resta contenuta.

2.4. Trave di testa

Alla sommità dei micropali verrà posizionata una trave di testa rigida in grado di unirli, allo scopo di realizzare un sistema in cui la deformata sia la stessa lungo tutto lo sviluppo longitudinale della paratia, soprattutto al fine di ripartire su più micropali un eventuale effetto di sovraccarico localizzato in pianta. A tale scopo si è assunta costruttivamente una sezione di 70¥35 cm con armatura doppia (3f20 ??per lato) e staffe f?10/19 cm. Le verifiche di questo elemento sono state omesse. Di seguito viene riportata la sezione trasversale della trave di testa con l’indicazione delle armature e del sistema di collegamento micropalo-trave di testa, realizzato mediante uno spinotto di 3 barre f16 spiralate con un f5 e ?l’aggiunta di 2f16 saldati all’anima metallica del palo. La verifica di tale elemento costruttivo viene omessa.

POS. 2:staffa f10

POS. 4: 2 barre f16 saldate all'anima metallica dei micropali 70 POS. 3: 3 barre
POS. 4: 2 barre f16
saldate all'anima
metallica dei micropali
70
POS. 3: 3
barre f16
spiralate con
una barra f5
5
35
10
70
10

POS. 1: 3 f20

Fig. 2.4.1: Sezione della trave di testa

3. INTERVENTO SUI MURI SPONDALI H @ 6 M

Nel tratto 2 del Naviglio Grande (in corrispondenza del ponte di via Valenza) l’altezza del rilevato dell’alzaia (lato via Lodovico il Moro) rispetto al fondo alveo risulta molto maggiore, circa il doppio, di quella riscontrabile negli altri tratti. Ciò rende inapplicabile la soluzione precedente e, per contenere gli spostamenti alla testa della paratia, si è optato per una soluzione “a cavalletto”, che prevede l’inserzione di micropali inclinati intercalati a quelli verticali. Un’alternativa possibile avrebbe potuto prevedere l’utilizzo di pali di grosso diametro. Quest’alternativa, d’altra parte, è stata subito scartata per le ripercussioni tecnologico/costruttive che comportava (eccessivo peso della macchina perforatrice, maggiori vibrazioni indotte, …). Nonostante la trave di testa abbia maggiori dimensioni, in quanto deve svolgere una funzione statica, e quindi la distanza tra l’asse dei micropali e il paramento di monte del muro raggiunga il valore di circa 45 cm, la spinta residua sul muro esistente è circa l’8 % del valore iniziale. Va sottolineato che al momento della stesura della presente relazione di calcolo non si dispone di un rilievo preciso della geometria del muro: perciò, il valore dell’altezza usato nei calcoli che seguono è da considerarsi soggetto a verifica prima dell’esecuzione dei lavori. Anche in questo tratto si è considerato un sovraccarico stradale pari a 10 kN/m 2 (strada di 2 o categoria).

3.1.

Dimensionamento dell’affondamento dei micropali

Come già fatto nel caso di muri spondali bassi (H @ 3 m), anche per quanto riguarda il tratto 2 del Naviglio Grande si è proceduto al dimensionamento dell’affondamento dei pali nell’ipotesi che il terreno del rilevato sia di tipo incoerente e con riferimento ai 4 diversi scenari di parametri geotecnici già definiti e che qui di seguito vengono ricordati per semplicità:

- peso specifico:

g = 20 kN/m 3 ;

(scenario 1 – scenario atteso)

- angolo d’attrito:

f = 30°.

- peso specifico:

g = 20 kN/m 3 ;

(scenario 2)

- angolo d’attrito:

f = 28°.

- peso specifico:

g = 22 kN/m 3 ;

(scenario 3)

- angolo d’attrito:

f = 30°.

- peso specifico:

g = 22 kN/m 3 ;

(scenario 4)

- angolo d’attrito:

f = 28°.

La configurazione “a cavalletto” dell’intervento in questione comporta che, partendo dalle stesse espressioni delle pressioni attive e passive descritte precedentemente, si imposti un diverso metodo per il progetto dell’affondamento minimo della paratia. In particolare si è seguito il metodo “free- earth support” che ipotizza che la paratia sia assimilabile a un elemento rigido e che possa ruotare al livello dell’ancoraggio (trave di testa che raccorda i due ordini di pali, verticali e inclinati), con una modalità di collasso per rotazione intorno all’ancoraggio pensato fisso. In questa modalità di collasso la pressione attiva si sviluppa solo a monte della paratia mentre la pressione passiva è disposta a valle, come si può osservare nelle figure 3.1.1 e 3.1.2, per gli scenari 1 e 4 rispettivamente, in cui le due pressioni sono confrontate con l’andamento della pressione totale. Nell’effettuare le valutazioni statiche che seguiranno è stato introdotto un coefficiente di sicurezza pari a 2, dimezzando il coefficiente di spinta passiva k p , e si è supposto che sull’alzaia agisca il sovraccarico stradale, mentre nel fondo alveo non sia applicato nessun sovraccarico (caso più sfavorevole). Come già detto a proposito del caso di muri spondali bassi, è possibile trattare il problema come una situazione in stato piano di deformazione, il che comporta che si possa isolare una striscia di lunghezza unitaria (nella direzione di fuga) su cui imporre la condizione di equilibrio limite. In questo caso le variabili libere da determinare sono due: la profondità minima di infissione D 0 e la reazione orizzontale H in testa alla paratia al livello dell’ancoraggio. La profondità minima di infissione D 0 si determina imponendo l’equilibrio alla rotazione attorno al punto di ancoraggio, successivamente si calcola la reazione orizzontale H dall’equilibrio delle forze orizzontali (la H è essenzialmente legata allo squilibrio delle pressioni tra monte e valle).

Andamento delle pressioni

Pre ssioni [kN/m2]

-150 -100 -50 0 50 100 0 atti va 2 passi va totale 4 6
-150
-100
-50
0
50
100
0
atti va
2
passi va
totale
4
6
8
10
Affondamento D 0 = 4.5 m
12
Profondità [m]

Fig. 3.1.1: Andamento delle pressioni laterali sulla paratia (Scenario 1)

Andamento delle pressioni

Pre ssioni [kN/m2]

-200 -150 -100 -50 0 50 100 150 0 atti va 2 passi va 4
-200
-150
-100
-50
0
50
100
150
0
atti va
2
passi va
4
totale
6
8
10
12
Affondamento D 0 = 5.3 m
Profondità [m]

Fig. 3.1.2: Andamento delle pressioni laterali sulla paratia (Scenario 4)

Ovviamente lo scenario 4 è quello che da luogo al valore più elevato dell’affondamento minimo necessario a evitare il collasso del sistema paratia-terreno, si è pertanto deciso di assumere tale valore (D 0 = 5.3 m) come affondamento di progetto. In quanto segue porremo invece la nostra attenzione al solo scenario atteso per il quale risulta necessario un affondamento minimo inferiore, più precisamente pari a D 0 = 5.3 m, cui corrisponde una reazione H in testa pari a 96.61 kN (per metro di fuga). A questa soluzione sono associate una

pressione massima a monte pari a p m = 43.33 kN/m 2 (quota di fondo alveo) e una pressione massima a valle pari a p v = 62.47 kN/m 2 (quota di infissione).

3.2. Verifica di resistenza dei micropali

Affinché le ipotesi che stanno alla base dell’analisi limite descritta nel paragrafo precedente siano rispettate è necessario che la cortina di micropali mantenga la sua efficienza strutturale fino all’innescarsi del meccanismo di collasso del terrapieno. Partendo da questa osservazione si sono ricostruiti, per il solo scenario atteso, i diagrammi dell’azione tagliante e del momento flettente che nascono in una striscia di paratia, qualora essa sia soggetta alle pressioni attive e passive del terreno in condizioni di collasso. Tali diagrammi sono riportati nella figura 3.2.1 con riferimento a 1 m di fuga della paratia.

Diagramma del taglio

Diagramma del momento

T [kN] M [kNm] -100 -50 0 50 100 150 -400 -300 -200 -100 0
T [kN]
M [kNm]
-100
-50
0
50
100
150
-400
-300
-200
-100
0
100
0
0
2
2
4
4
6
6
8
8
10
10
12
12
Profondità [m]
Profondità [m]

Fig. 3.2.1: Diagrammi delle azioni interne

Le profondità in cui si incontrano i valori più significativi delle azioni interne sono le seguenti:

- z 1 = 0 m,

T max = 96.61 kN,

M = 0 kNm ;

- z 2 = 4.91 m,

T = 0 kN,

M max = 302.66 kNm ;

- z 3 = 7.86 m,

T = -83.63 kN,

M = 149.27 kNm .

questi valori sono riferiti a una striscia di un metro di paratia, per avere le azioni su un singolo palo occorrerà dividerle per il numero di micropali per metro. La soluzione prescelta prevede di impiegare dei micropali verticali a canna liscia in acciaio da inserire nel foro effettuato dalla macchina perforatrice, con successiva iniezione di malta cementizia a mezzo di una guaina, aventi le seguenti caratteristiche geometriche:

- diametro esterno: D e = 203 mm;

- diametro interno: D i = 158.6 mm;

- spessore: s = 22.2 mm;

- interasse: i = 40 cm (num. micropali/m = 2.48 un./m).

L’armatura metallica dei micropali prescelti è in acciaio Fe510 caratterizzata dai seguenti valori delle tensioni ammissibili:

- s adm = 240 MPa (t < 40 mm);

- t adm = 138 MPa (t < 40 mm).

Nell’eseguire le verifiche di resistenza si è trascurato il contributo della malta di iniezione considerando come sezione resistente la sola armatura metallica del palo.

Verifica di resistenza a profondità z 1 = 0 m (taglio massimo):

Taglio visto da un micropalo:

t

1

=

(

R

3

i

)

T 2/3

(

R

3

e

-

)

I

2

s

= 5.80 MPa

< t

adm

.

T = 96.61/2.48 = 38.96 kN

Verifica di resistenza a profondità z 2 = 4.91 m (flessione massima):

Momento flettente visto da un micropalo:

236.83 MPa

s

2

=

M

D

e

2

I

=

< s

adm

.

M = 302.66/2.48 = 121.97 kNm

Le verifiche effettuate confermano l’ipotesi iniziale secondo cui la paratia non va incontro a crisi sezionali prima del collasso del terrapieno.

3.3.

Valutazione

della

deformabilità

e

dimensionamento

dei

micropali

inclinati

La soluzione che si è deciso di adottare nel tratto 2 del Naviglio Grande limita lo spostamento orizzontale alla sommità della paratia per mezzo dei micropali inclinati. L’efficacia di tale sistema è fortemente influenzata da diversi fattori legati alla geometria dell’opera (numero e/o interasse dei micropali inclinati che si disporranno) e dalla sezione dei pali. La configurazione finale dell’opera prevede di intercalare a dei pali verticali aventi diametro esterno 20.3 cm, spessore 2.22 cm e passo 40 cm, dei pali inclinati di 20° di diametro esterno 8.25 cm, spessore 2 cm e interasse 220 cm (1 micropalo inclinato ogni 5 pali verticali) ed è descritta schematicamente in figura 3.3.1. I due ordini di pali saranno uniti in testa da una trave in c.a. di sezione 80¥50 cm.

parapetto particolare K' 44 foro nel terreno per il micropalo inclinato 28 20.3 foro nel
parapetto
particolare K'
44
foro nel terreno per il
micropalo inclinato
28
20.3
foro nel terreno
per il micropalo
verticale
quota zero
8,25
anima metallica (acciaio Fe 510) del
micropalo verticale
18
profondità minima: - 5,5 m
2

via Lodovico il Moro

muro esistente con un'altezza all'incirca pari a 6 m

anima metallica (acciaio Fe 510) del micropalo inclinato

bulbo d'ancoraggio

muro esistente d trave di sommità foro per il micropalo inclinato f28
muro esistente
d
trave di sommità
foro per il micropalo inclinato
f28

foro per il micropalo verticale

anima metallica (acciaio Fe510) del micropalo verticale

anima metallica (acciaio Fe510) del micropalo inclinato

Fig. 3.3.1: Geometria della soluzione adottata per il tratto 2 del Naviglio Grande

Dato che la reazione orizzontale H della paratia in corrispondenza dell’ancoraggio è pari a 96.61 kN/m e che l’interasse tra gli stessi è stato fissato in 220 cm, la forza orizzontale N H applicata alla testa dei micropali inclinati varrà:

N H = H i = 96.61 2.20 = 212.54 kN

A questa componente corrisponde poi un’azione assiale di trazione nel palo obliquo pari a:

N =

N

H

sin 20

212.54

=

sin 20

(vedi figura 3.3.2.a).

= 621.43 kN

N

N V

a=20

= sin 20 (vedi figura 3.3.2.a). = 621.43 kN N N V a=20 N H a)
= sin 20 (vedi figura 3.3.2.a). = 621.43 kN N N V a=20 N H a)

N H

a)

DL f a=20 EA = • EA = cost.
DL
f
a=20
EA = •
EA = cost.

b)

Fig. 3.3.2: Componenti di forza e spostamento alla testa del palo inclinato

Per il palo inclinato selezionato, caratterizzato dalle seguenti dimensioni:

- diametro esterno: D e = 82.5 mm;

- diametro interno: D i = 42.5 mm;

- spessore: s = 20 mm;

- interasse: i = 220 cm (num. micropali/m = 0.45 un./m).

siamo ora in grado di eseguire la verifica di resistenza, tenendo conto delle limitazioni della tensione normale già viste dato che si è adottato anche in questo caso un acciaio Fe510.

s =

N

=

158.40 MPa

< s

A

adm

.

Per quanto riguarda la deformabilità del sistema, essa può essere valutata a partire dalla conoscenza dell’allungamento del palo inclinato mediante l’interpretazione cinematica rappresentata in figura 3.3.2.b. L’ipotesi fondamentale che viene introdotta è che il paramento verticale sia pressoché rigido assialmente e che esista quindi una correlazione tra lo spostamento orizzontale della sommità della paratia e l’allungamento del palo inclinato schematizzato come una biella.

Se si assume, per semplicità, che il tratto di palo immerso nel bulbo di ancoraggio sia indeformabile assialmente, la lunghezza del tratto deformabile sarà pari a:

L

=

7

cos 20

= 7.45 m

avendo impostato l’inizio del bulbo di ancoraggio 1 m al di sotto della quota di fondo alveo. L’allungamento del palo inclinato potrà ora essere valutato mediante la:

D

L

=

N

L

=

612430

7450

= 5.72 mm

 
 

E

A

206000

3925

Secondo l’interpretazione data in figura 3.2.2.b, lo spostamento orizzontale in sommità può essere stimato in:

f

=

D

L

sin 20

=

5.72

sin 20

= 16.73 mm

Come commento finale si può osservare che gli spostamenti così calcolati, essendo stati determinati sulla base delle distribuzioni di pressioni del terreno al limite di rottura, sono da intendersi a collasso incipiente. Lo spostamento di circa un centimetro e mezzo è già compatibile con le limitazioni che si erano prefisse, a maggior ragione lo saranno gli spostamenti in condizioni di esercizio. Ancora una volta si è quindi scongiurata la possibilità che l’inflessione della paratia trasferisca parte delle spinte a monte sul muro esistente, per mezzo del terreno residuo nell’intercapedine tra i due paramenti.

3.4. Trave di testa

Alla sommità della paratia viene collocata una trave di testa in c.a. di sezione 80¥50 cm allo scopo di consentire la trasmissione delle forze tra i due ordini di micropali (inclinati e non) oltre che per realizzare un sistema in cui la deformata sia la stessa lungo tutto lo sviluppo longitudinale della paratia, soprattutto al fine di ripartire su più micropali un eventuale effetto di sovraccarico localizzato in pianta. Lo schema statico da impiegare per la verifica della trave di testa è quello legato al suo comportamento flessionale nel piano orizzontale in cui la trave, soggetta alle reazioni distribuite dei micropali verticali (pari a 96.61 kN/m), si inflette tra due pali inclinati consecutivi. Lo schema naturale in questa condizione sarebbe quello di trave continua su più appoggi (rappresentati dalle reazioni dei pali inclinati), tuttavia per le verifiche si è preferito utilizzare uno schema isostatico su due appoggi (vedi figura 3.4.1), più conservativo ma anche rappresentativo di situazioni più critiche (per esempio interruzioni in pianta della palificata).

V A = 106.27 kN i = 2. 2 m q = 96.61 kN/m V

V

A

= 106.27 kN

i

= 2. 2 m

V A = 106.27 kN i = 2. 2 m q = 96.61 kN/m V B
V A = 106.27 kN i = 2. 2 m q = 96.61 kN/m V B

q = 96.61 kN/m

V

B

= 106. 27

kN

Fig. 3.4.1: Schema di calcolo della trave di testa

In queste condizioni il taglio e il momento flettente massimi assumono i valori seguenti:

T max

=

q

i

2

= 106.27 kN

M max

=

q

i

2

8

= 58.45 kNm

La sezione trasversale della trave di testa risulta armata simmetricamente con 4f20 ??per lato, aventi

(barre in FeB44k con s s,adm = 255 MPa), con copriferro

effettivo c = 2 cm, cui corrispondono delle altezze utili delle barre d’armatura h = 76 cm e h’ = 4 cm. Per quanto riguarda il calcestruzzo si è scelta una classe di resistenza R ck = 25 MPa, cui corrisponde una tensione ammissibile s c,adm = 8.50 MPa. Assumendo un coefficiente di omogeneizzazione n = 15, dalla verifica a flessione si ricava che:

un area complessiva

A

s

= A

'

s

= 12.56 cm

2

posizione asse neutro:

mom. inerzia sez. reagente:

s c = 1.38 MPa < s c,adm s s = 66 MPa < s s,adm s' s = 16 MPa < s s,adm

x = 18.15 cm I = 768215 cm 4

(altezza zona compressa)

I valori molto ridotti delle tensioni di trazione nell’armatura sono garanzia di una buona efficienza della trave di testa anche dal punto di vista fessurativo. Con questo schema statico la freccia nel piano orizzontale della trave di testa nel punto di mezzo tra due pali inclinati consecutivi può essere stimata nel modo seguente:

f =

5

q

i

4

384 E

I

= 0.35 mm

valore che ribadisce la notevole rigidezza della trave di testa e che consente di affermare che la freccia in sommità del sistema (stimata nel paragrafo 3.3 in 16.73 mm) può ritenersi valida lungo l’intero sviluppo longitudinale dell’opera. Per quanto riguarda la sollecitazione tagliante si ha:

t =

T max

0.9

b

h

=

0.31 MPa

< t

c0

=

0.53 MPa

per cui non è da prevedersi una particolare armatura a taglio, si disporranno costruttivamente delle staffe f?10/19 cm maggiori del minimo normativo.

3.5.

Connessioni

Dalle tavole esecutive si può osservare che la connessione tra i micropali verticali e la trave di testa viene realizzata tramite uno spinotto formato da 3 barre f16 spiralate con un f5 e ?l’aggiunta di 2f16 saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1.

saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra
saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra
saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra
saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra
saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra
saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra
saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra
saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra
saldati all’anima metallica del palo, nella figura 3.5.1 . 3 barre Ø16 spiralate con una barra

3 barre Ø16 spiralate con una barra f5

2 barre Ø16 saldate all'interno dell'anima metallica dei micropali

Fig. 3.5.1: Particolare della connessione tra pali verticali e trave di testa

Dalle analisi precedentemente esposte si è ricavato una forza orizzontale scambiata tra palo verticale e trave di testa pari a T = 38.96 kN. Dato che nella connessione in esame compaiono un totale di 5 barre f16 che devono farsi carico di trasmettere l’azione del palo alla trave in c.a. per effetto spinotto, possiamo ipotizzare che ciascuna barra sia soggetta a un’azione tagliante:

T b = T/5 = 7.792 kN

La verifica a taglio delle barre può essere condotta nell’ipotesi di taglio puro, considerando che l’area di un f16 è pari a A s = 201 mm 2 , si ha:

t =

T

b

7792

=

A

s

201

=

38.77 MPa

<

s adm

3
3

255

=

3
3

= 147 MPa

verifica che risulta pertanto soddisfatta. Per i due spezzoni di f16 saldati all’interno del palo verticale, la possibilità di scambiare una componente di taglio è garantita solo se i cordoni di saldatura risultano adeguati allo scopo. Supponendo che ciascuna barra sia saldata al palo mediante due cordoni di saldatura di lunghezza L = 15 cm e proiettando le sollecitazioni sulla sezione di gola adiacente alla barra, dovrà risultare:

2 Ê T ˆ b t Á ˜ ^ 2 = Ë 2 L a
2
Ê
T
ˆ
b
t
Á
˜
^ 2 =
Ë
2
L
a
¯

£

0.70

s

adm

(per Fe510:

s adm = 240 MPa)

dalla quale possiamo ricavare la dimensione minima della larghezza a della sezione di gola del cordone di saldatura:

a =

T

b

2

L

0.70

s

adm

(

)

=

7792

2 150 0.70 240

= 0.15 mm

dimensione che risulta compatibile con qualsiasi valore assunto costruttivamente per realizzare il cordone stesso.

anello d'ancoraggio, raggio R = 22 cm, spessore s = 3 cm 80 5 Fig.
anello d'ancoraggio, raggio R = 22 cm,
spessore s = 3 cm
80
5
Fig. 3.5.2: Particolare della connessione tra palo inclinato e trave di testa
50
10
70

Per quanto riguarda invece il palo inclinato, la sua connessione con la trave di testa passa attraverso una piastra d’acciaio a forma di anello saldata lungo la superficie laterale del palo e immersa nel getto di calcestruzzo (vedi figura 3.5.2). Questa connessione presenta diverse modalità di crisi da controllare: lo schiacciamento del calcestruzzo sotto la piastra di ancoraggio, il punzonamento della trave di testa con sfilamento di un blocco di calcestruzzo dalla stessa e la rottura delle saldature tra piastra e palo. Il raggio esterno della piastra anulare è stato assunto pari a 22 cm, questo comporta che la tensione normale di compressione al di sotto della piastra risulti:

tiro

area

nel palo:

di contatto:

N = 621.738 kN

(

A = p R

2

piastra

- R

2

palo

s =

N 621738

A

=

p

220

2

-

41.25

2

(

)

=

4.24 MPa

< s

)

(

= p 220

c,adm

2

- 41.25

2

)

= 4.24 mm

2

ampiamente verificata. Per quanto riguarda il collasso per punzonamento, analizzando la geometria del collegamento, si è ipotizzato di isolare all’interno della trave in c.a. una superficie di scorrimento cilindrica di raggio pari al raggio esterno della piastra anulare (R = 22 cm) e lunghezza minima pari a b = 30 cm, per un’area complessiva di A p = 4697 cm 2 . Rapportando il tiro nel palo N alla superficie laterale di rottura A p si ottiene una tensione tangenziale:

t =

N

A

p

= 1.32 MPa

che si ritiene accettabile anche se elevata. L’ultima modalità di crisi da scongiurare è legata alla rottura delle saldature tra piastra anulare e superficie laterale del palo e ce ne serviremo per dimensionare opportunamente i cordoni di saldatura. Essendo il raggio esterno del palo inclinato pari a R e = 41.25 mm la lunghezza di un cordone di saldatura risulterà di:

L

=

2

p

R

e

=

2 3.14 41.25

=

259 mm

Supponendo che la piastra sia saldata al palo mediante due cordoni di saldatura, sulle due facce opposte, aventi la lunghezza L = 259 mm appena calcolata e proiettando le sollecitazioni sulla sezione di gola adiacente al palo, dovrà risultare:

2 N ˆ t Ê Á ˜ 2 ^ = Ë 2 L a ¯
2
N
ˆ
t
Ê Á ˜
2 ^ =
Ë 2
L
a
¯

£

0.70

s

adm

(per Fe510:

s adm = 240 MPa)

dalla quale possiamo ricavare la dimensione minima della larghezza a della sezione di gola del cordone di saldatura:

N 621738

a =

2

L

0.70

s

adm

(

)

=

2 259 0.70 240

= 7.14 mm

cui corrisponde un raggio minimo del cordone pari a:

a 1 =

2
2

a

@

10 mm