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Dipartimento Politiche

Attive del Lavoro

Roma, 2 dicembre 2008

Ai responsabili MdL:
Regionali Cgil
Camere comprensoriali del lavoro
Federazioni nazionali di categoria

Al Sistema Servizi Cgil

Agli Uffici e Dipartimenti confederali

LORO SEDI

Oggetto: invio commento a norme lavoristiche del D.L. 185/08

Cari compagni,

vi allego un primo commento alle norme lavoristiche contenute nel decreto


anticrisi varato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso.

Naturalmente ne parleremo diffusamente nella nostra riunione del 4 p.v.

Cordialmente

p. il Dipartimento Politiche attive del lavoro


Claudio Treves

All.1
Osservazioni alle misure sul lavoro nel decreto legge 185/08 (pubblicato in
Gazzetta Ufficiale del 29/11/08)
.

• Articolo 5: la tassazione al 10% è ora limitata alle sole erogazioni,


contrattate e unilaterali, collegate ad elementi di redditività ed
efficienza. Sono quindi soppressi i benefici sia per gli straordinari che per
il supplementare;

• Articolo 18: si istituisce un Fondo per l’occupazione e la formazione


finanziato con risorse del Fondo per l’occupazione e con il Fondo per le
aree sottosviluppate, da definirsi da parte del CIPE entro 30 giorni dalla
conversione in legge del decreto attuale (il che significa che non vedrà
la luce prima di febbraio/marzo 2009! per cui la rapidità delle misure non
è garantita, oltre a non essere chiara, allo stato degli atti, sia
l’attribuzione complessiva di risorse, e sia la sussistenza di risorse
adeguate per il FAS e per il Fondo per l’occupazione per le altre finalità
cui devono assolvere).

• Articolo 19:

o A) si riformulano interventi già previsti ed operanti in base a


disposizioni del 2005:

le sospensioni di attività sono coperte con indennità


ordinaria di disoccupazione per 90 giorni (erano 65), ma si
introduce il vincolo della previa integrazione per il 20%
dell’ammontare da parte degli enti bilaterali. Il che apre
un duplice problema:

• la norma riguarda tutti i settori, compresi quindi


quelli per i quali gli enti bilaterali non sono abilitati a
svolgere attività di sostegno al reddito (es.
commercio: ciò significa modificare per legge un
atto di decisione pattizia? Secondo quanto previsto
dal comma 7 si direbbe di sì, il che lede l’autonomia
delle parti nella contrattazione e contraddice la
conclamata “neutralità” del governo rispetto alle
dinamiche negoziali!

• Per i settori abilitati (es. artigianato), se le risorse


dedicate all’integrazione al reddito sono esaurite o
finiscono per l’ampiezza degli interventi da fare per
effetto della crisi? Al comma 7 si prevede che le
risorse integrative siano attivabili “sino a
concorrenza con quelle disponibili”: e poi? Dato
che sembrano essere condizionali all’erogazione
pubblica, viene meno anche quella? Così si mostra
in tutta evidenza il paradosso, presente anche nelle
norme del 2005, di far discendere l’erogazione
pubblica dal concorso di quella privata.

Per i settori dell’artigianato e delle agenzie di


somministrazione ( e questa è una novità) si prevede la
titolarità all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti,
sempre previa erogazione del 20% a carico della
bilateralità (vedi osservazioni al punto precedente).
Curiosamente si pone anche qui un limite di utilizzo di 90
giornate, il che è contraddittorio con la normativa alla
base di questo istituto che prevede l’erogazione
dell’indennità per un periodo pari a quello lavorator
nell’anno precedente fin ad un massimo di 180 giorni. Si
deve anche sottolineare che il meccanismo dell’indennità
con requisiti ridotti prevede che l’erogazione avvenga
nell’anno successivo alla perdita del lavoro, il che significa
che ad un lavoratore in somministrazione la cui missione sia
stata interrotta nel 2009 l’indennità (nei limiti massimi di 90
giorni) sia erogata a giugno 2010!

o B) Si estendono le norme già commentate per l’indennità


ordinaria di disoccupazione anche agli apprendisti licenziati o
sospesi, purché abbiano un’anzianità di almeno tre mesi ( questo
non fa scandalo, dato che è la regola per tutti i dipendenti). Il
paradosso che permane è che gli apprendisti contano al fine di
raggiungere la soglia di 15 che fa scattare , MA SOLO PER GLI
ALTRI DIPENDENTI, il diritto alla Cig, ordinaria e straordinaria,
mentre gli apprendisti (anche a seguito delle norme che si
commentano) ne restano esclusi!

o C) Si prospetta l’uso dei fondi interprofessionali per “misure


temporanee ed eccezionali” destinabili anche agli apprendisti ed
ai collaboratori “a rischio di perdita del posto di lavoro”, dizione
non chiarissima, dato che potrebbe riferirsi sia a forme di
rafforzamento delle competenze in vista di una perdita del
rapporto, sia a forme succedanee di sostegno al reddito in
costanza di rapporto; il tutto con effetti tutt’altro che chiari con gli
statuti dei Fondi, la procedura lì prevista per la loro modifica e
l’assenza di contribuzione da parte di apprendisti e collaboratori
ai fondi che dovrebbero occuparsi di loro!
o D) Si continua per tutti i lavoratori coinvolti in queste misure ad
imporre l’obbligo di segnalarne i nominativi ai Centri per l’impiego
e l’Inps, con la minaccia di perdere il beneficio in caso di rifiuto di
accettazione di un’offerta di lavoro, il che ha un senso per i
lavoratori licenziati, mentre invece non ne ha alcuno in caso di
sospensione (caso analogo alla Cig con previsione di rientro),
salvo un’inutile ed ideologico accanimento proprio del governo,
che trascura del tutto la necessità di offrire servizi di
ricollocazione, pubblici e/o privati, piuttosto che minacciare
sanzioni.

o E) Ciliegina sulla torta: gli ammortizzatori in deroga (di cui


appresso) saranno fruibili per questi soggetti solo DOPO la
fruizione delle misure fin qui commentate. Il che è un modo per
usare meno soldi pubblici e farne cacciare un po’ agli enti
bilaterali! E’ noto infatti che sia le risorse a copertura della
bilateralità che a finanziamento delle indennità di
disoccupazione sono di provenienza pattizia (interamente dalle
imprese o suddivisi tra datori e lavoratori), mentre gli
ammortizzatori in deroga sono interamente a carico del bilancio
pubblico. Aldilà di questioni di principio, quindi, il far discendere il
sostegno pubblico dall’esaurirsi di quello finanziato dalla
collettività lavorativa ha come effetto un minor bisogno di esborsi
pubblici! Così, anziché chiedere, come più volte da noi chiesto,
una contribuzione alle imprese che ricorrevano agli
ammortizzatori in deroga, si scarica parte dell’allargamento delle
tutele sulle parti sociali.

Commento finale sul punto: si pongono le premesse per la


riforma degli ammortizzatori sociali secondo quanto
previsto dal Libro verde, di fatto svuotando la delega
prevista dalla legge 247/08, attuativa del Protocollo del 23
luglio.

o G) Collaboratori a progetto: si prevede per tre anni (2009-11) che


si possa erogare una una tantum pari al 10% dei compensi
percepiti nell’anno precedente dal collaboratore a progetto che:

abbia operato in regime di monocommittenza in settori o


territori definiti in crisi

per almeno tre mesi

che risultino non avere avuto contributi versati per almeno


due mesi (in altre parole, stato di monocommittenza,
lavoro in collaborazione per almeno tre mesi e per meno di
10).

Commento: dato che l’ammontare dei compensi medi dei


collaboratori si aggira attorno agli 8000 Euro annui, stiamo
parlando di 800 Euro una tantum!

• Nulla si dice, inoltre,sulla copertura contributiva della


misura;

• Non si definisce neanche cosa significhi


monocommittenza: se si hanno due collaborazioni
di tre mesi ciascuna con due committenti diversi
nell’arco dell’anno si rientra o no?

• Si trascura totalmente l’aspetto dell’offerta di servizi


di ricollocazione e sostegno nella ricerca di lavoro,
che è centrale per queste figure (sono irrintracciabili
i progetti di attuazione delle misure del Protocollo
del 23 luglio e della finanziaria 2007 relativi
all’approntamento di servizi di ricollocazione ecc.
per i collaboratori)

o H) Ammortizzatori in deroga: si confermano le disposizioni via via previste


dalle diverse finanziarie dal 2004 in poi, ma senza indicare la cifra
complessiva per gli ammortizzatori in deroga, e confermando invece gli
stanziamenti per il commercio, i portuali, l’iscrizione alla lista di mobilità
senza indennità per i licenziati da imprese sotto i 15 dipendenti, i
contratti di solidarietà al 25%, l’apprendistato per i minori di 18 anni, le
proroghe della Cig straordinaria a 24 mesi per cessazione di attività, e
(fatto nuovo), l’interconnessione dei sistemi informatici per l’attività
ispettiva (forse i palmari per gli ispettori?).

Si conferma l’obbligo di sottoscrizione dei destinatari di


benefici di un patto di servizio con i centri per l’impiego,
perseverando nella confusione tra chi è cassintegrato, e
quindi mantiene un rapporto di lavoro, e chi è in mobilità, e
quindi non ha più rapporti in essere.

• Articolo 34: LSU scuola, si stanzia la misura di 110 milioni, che è molto al di
sotto del necessario (erano 370 milioni).