Sei sulla pagina 1di 2

Il cuore della nostra fede il mistero pasquale, in tutta la sua ampiezza, in tutta la sua portata.

. La liturgia ci insegna per altro che la preparazione ad esso e la dimora in esso debbano prolungarsi per il periodo di tre mesi circa per ogni anno. La quaresima (quaranta giorni) e il tempo Pasquale (cinquanta giorni) rappresentano infatti un percorso liturgico-spirituale di una intensit estrema. Questo semplice dato ci pone nella giusta ottica per addentrarci, anche solo un poco, nel mistero della Risurrezione. Tutto il cammino fatto alla (ri)scoperta di Ges di Nazaret volge al suo culmine proprio nella consapevolezza che Egli il Risorto, il compimento della speranza di ogni uomo. Tale compimento non riguarda per unicamente la dimensione della conoscenza umana, ma pure un dato che prende senso nella misura in cui se ne fa viva esperienza. Prendo a prestito le parole dette da un parroco, diversi anni fa, durante lomelia di una messa di Pasqua: Un conto sapere che Ges risorto: tutti lo sanno. Un altro avere incontrato il Risorto! Fare esperienza di questo significa aprire gli occhi e accorgersi che Ges, il crocifisso, vivo; significa conoscere (nel senso pi ampio e profondo possibile) che Lui Il Risorto per me, vive per sempre per me, con me e in me. Se andiamo alle pagine dei Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) e ripercorriamo i racconti della risurrezione, molti sono gli aspetti che possono illuminare la nostra riflessione per la loro straordinaria bellezza. Tra questi emerge la piena identit tra il Crocifisso e il Risorto. Colui che morto lo stesso che anche Risorto e mi pare significativo che a sancire questa piena identit tra prima e dopo siano alcune parolechiave quali: nazareno, Nazaret, Galilea. Nel Vangelo di Marco, che molti studiosi riconoscono come il primo scritto, si incontra la sublime testimonianza dellAngelo alle donne impaurite: Voi cercate Ges Nazareno, il Crocifisso. risorto, non qui! (Mc 16,6). Nazaret dunque diventa il segno distintivo che permette di riconoscere che il Risorto proprio quel Ges che avevano conosciuto, seguito e amato in Galilea: Ges di Nazaret, il virgulto del tronco di Iesse, Colui che il compimento di tutta la scrittura e di ogni speranza umana. Per sempre, come ricordava un piccolo fratello di Ges, nei secoli dei secoli, il Risorto il Nazareno, Ges di Nazaret. Non un morto che fece grandi cose in vita, ma Colui che vivo adesso, e che non va ricercato tra i sepolcri e nel regno dei morti, bens in quello dei vivi: Perch cercate tra i morti colui che vivo? (Lc 24,5). Altro dato che fa da unione tra prima e dopo, tra il Crocifisso e il Risorto, tra la morte e la vita, la regione geografica della Galilea. Durante le primizia della rivelazione pasquale, offerte a piene mani alla tipica sensibilit femminile, i discepoli ricevono un invito, una convocazione. Per poterlo vedere, per fare esperienza dei Dio vivente, non possono restare a Gerusalemme: devono tornare in Galilea. La Galilea rappresenta il luogo della vita normale, dove Ges ha speso molti anni nel silenzio e nel nascondimento; ma la Galilea indica pure il luogo della rivelazione di Ges, la regione da lui prediletta nella quale ha operato segni, ha guarito i malati, riportato in vita i morti, ridato la speranza agli uomini, annunciato il Vangelo ai poveri. In altre parole la Galilea la regione in cui Ges diventato uomo, cresciuto, ha attraversato tutte le fasi evolutive della sua esperienza umana, ha preso coscienza della sua missione e ha iniziato a realizzarla, e in questo i discepoli sono stati compagni di cammino e testimoni. Anche in essi c stato un percorso; anchessi sono diventati uomini e discepoli dietro a Ges, provando ad imparare ad essere gruppo, comunit, pur provenendo da esperienze

e storie tanto diverse. In tale gruppo certamente cera qualcosa di speciale, qualcosa o meglio Qualcuno che faceva da catalizzatore, da collante e da centro propulsore di vita. Questo Qualcuno era Ges. Mi sembra molto importante, alla fine di tutto ci, linvito del Risorto ad andare in Galilea. l che i discepoli lo potranno vedere ed incontrare. in quella vita ordinaria della crescita personale e comunitaria che potranno passare dal sapere che risorto, allincontrare il Risorto. Ancora una volta viene ribadito il fatto che esiste un solo luogo in cui si pu essere discepoli di Ges di Nazaret e testimoni di Vita e di Risurrezione, un solo luogo in definitiva in cui si pu essere salvati: la vita reale. Non ci sono altre strade, altre dimensioni, momenti o tempi o situazioni particolari. Se il Risorto non si ritrova l corriamo il rischio dellillusione, oppure idealizziamo percorsi, ambienti, esperienze, persone. Nelluno e nellaltro caso veniamo proiettati lontano dalla vita reale e non possiamo dirci credenti perch non siamo pi uomini e donne.