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TOSCANA 2020: COSA ACCADREBBE CON LANUOVA RIFORMA?

La riforma del Mercato del Lavoro, come pi volte affermato dalla CGIL, introduce,per la prima volta elementi di controtendenza rispetto ad una progressiva azione tesa alla precariet e alla demolizione delle regole di ingresso nel mercato del lavoro. Aver posto argine agli abusi di alcune forme come l'associazione in partecipazione, o i tirocini (peraltro in Toscana gi normati), aver appesantito il costo delle assunzioni a tempo determinato, individuato l'apprendistato come strumento di ingresso prevalente ed aver allargato i benefici della indennit di disoccupazione ai lavoratori delle piccole imprese o agli apprendisti, rappresenta un risultato di valore che non intendiamo disconoscere. Tuttavia, a partire dalla realt del mercato del lavoro in Toscana, vogliamo evidenziare i limiti e i problemi, al di l dell'articolo 18, connessi alla riforma che, a regime dal 2017, comincer per ci che riguarda la riduzione degli ammortizzatori, a partire dalla mobilit, ad avere effetto dal 2014, senza che oggi sia possibile valutare se saremo o meno fuori dalla crisi. Come ampiamente pi volte sottolineato, in Toscana vi una media di avviamenti al lavoro tra i 172.000 e i 185.000 a trimestre. Non si tratta di teste, cio di oltre 700.000 posti di lavoro nuovi in Toscana ogni anno, ma di lavoratori a cui in prevalenza viene reiterato per brevi o brevissimi periodi un contratto temporaneo. Se prendiamo a riferimento l'ultimo trimestre disponibile, su oltre 172.000 nuovi avviamenti notiamo come circa l'88% sia a termine. L'elaborazione proposta prova a simulare cosa accadrebbe se la riforma fosse a regime nella situazione data. Dei 110.000 lavoratori avviati con contratto a tempo determinato o interinali, per i quali non cambia il requisito di accesso (necessarie 52 settimane di lavoro nel biennio), l'esperienza storica ci dimostra che oltre il 50% sar escluso da qualsiasi beneficio; I lavoratori a progetto, a chiamata e i voucher, che il Governo aveva originariamente proposto di abolire e successivamente ha deciso di mantenere pur con alcuni vincoli in pi ( ad esempio l'obbligo di comunicazione preventiva), in regione 30.424, resteranno esclusi dalla nuova ASPI. In definitiva per oltre il 60% del totale dei nuovi avviamenti non ci sar alcun beneficio!!! Labolizione della Cassa Integrazione Straordinaria per le causali di cessazione di attivit per procedure concorsuali (nel triennio della crisi in Toscana 288 imprese interessate, 12.800 lavoratori), che oggi garantiva da un minimo di 24 mesi a un massimo 60 mesi (tra Cassa Integrazione e mobilit), verr ridotta a soli 12 mesi di ASPI, elevabile a 18 mesi per gli ultracinquantacinquenni. A situazione di crisi immutata ci equivarrebbe ad un 1,1% di tasso di disoccupazione in pi! Si stima che questo comporti una perdita di indennit erogate a lavoratori in difficolt di oltre 180 milioni di Euro all'anno, a cui si vanno ad aggiungere oltre 60 milioni non erogati a causa del passaggio per tutte le fattispecie (non solo fallimenti) dalla mobilit allASPI.

L'allungamento da 8 a 12 mesi della disoccupazione ordinaria, in futuro ASPI, ai lavoratori delle piccole imprese o agli apprendisti comporter un maggior onere e un trasferimento ai lavoratori per circa 250 milioni di Euro. *** La riforma a costo 0 insomma ! Da notare che se utile ricordare che il tempo di permanenza medio in mobilit in Toscana di 8 mesi, ci non vale per il segmento pi debole del mercato del lavoro: infatti, se prendiamo la fotografia al 31.12. 2011 degli iscritti alla mobilit possiamo notare come il 58% avesse pi di 50 anni e il 40% oltre i 55. Ci dimostra la maggiore e naturale difficolt di ricollocazione e di maggiore debolezza di questa fascia di lavoratori su cui si scaricato anche il peso della riforma delle pensioni e la tendenza delle imprese a disfarsi prioritariamente dei lavoratori anziani. Infine sull'articolo 18; Come gi segnalato nei giorni scorsi, nel 2011 la sola CGIL Toscana ha impugnato 2.265 licenziamenti. 1.279 erano lavoratori a tempo indeterminato licenziati senza giusta causa; 28 ( 1,2%) per discriminazione; 138 ( 6%) per ragioni disciplinari; Il restante 92,8%, che a seguito della riforma potranno richiedere il solo risarcimento, sono riconducibili ad altre motivazioni genericamente afferenti a motivi economici. In allegato le ultime tabelle sono riferite ad alcune simulazioni, niente affatto casi limite, a cura del nostro patronato INCA, che fotografano i cambiamenti connessi alla recente riforma pensionistica varata dal Governo Monti.

_________________ *** Dal calcolo esclusa una simulazione sulla soppressione della Cassa integrazione in deroga

Firenze 29/03/2012