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Nessuno che sia un vero italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell'avvenire.

Le risorse del nostro popolo sono immense. Se sapr trovare un punto di saldatura, recuperer la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purch improntato a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sar coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi di venerazione. Allora sorrider, perch il mio popolo sar in pace con se stesso..................I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipender una pi sollecita revisione storica del fascismo, perch adesso notte, ma poi verr giorno

APOLOGIA:
esposizione di ragioni in favore di .............Amore, Democrazia, Donna......e dunque: Fascismo

Premessa Amore, democrazia, donna, in rigoroso ordine alfabetico ma non di importanza sono i pilastri sui quali prese forma il pi sconvolgente movimento popolare di massa della storia dell'umanit e sui quali soltanto - potr prendere nuovamente forma il superamento dell'attuale decadenza. Chiunque non voglia mentire a s stesso comprende bene che la democrazia (il metodo di governo democratico), intesa come sovranit del popolo sul sistema di governo,

non pu esistere in nessun altro modo che attraverso un rapporto d'amore e non pu sottrarsi ad ammettere che tale strumento ha un unico attore capace di farne uso nella scena del cosmo reale: la donna. In questo libretto introduttivo a tale sistema di pensiero, considerer quindi lo strumento amore, utilizzato dalla donna, nel metodo democratico di partecipazione alla vita dello Stato con le specifiche visioni e definizioni. Prima dell'esame dell' insieme di argomenti a sostegno della tesi del libro, necessaria qualche riga di aggiustamento perch sono conscio della enorme difficolt che mi si para di fronte dovendo introdurre concetti vietati. Ho inteso scrivere un libro di sostanza dell'deologia fascista. Un testo nel quale emerga la natura del Fascismo e della sua possibile esistenza, dove per sostanza indicher proprio ci che non ha bisogno di nient'altro per esistere poich essa stessa sorregge e soggiace ("sta sotto") all'esistenza delle cose e degli enti. La sostanza dunque quella caratteristica peculiare di ogni cosa esistente senza la quale essa non potrebbe esistere come entro i limiti della sua determinazione. Voglio scriverne perch dopo diversi decenni di frequentazione del mondo sedicente fascista e di quello (naturalmente contrastante, costretto da un disperato rapporto di sostentamento reciproco) - sedicente antifascista, ho maturato la convinzione che si stesse chiacchierando del nulla con evidente dispendio di energie, di tempo, di possibilit evolutive sotto il profilo dell'istruzione. Considero i sedicenti fascisti degli inconsapevoli portatori di un verbo terzo e dunque non li condanno di certo, ma

intendo ridefinirne i contorni e, se mai emergessero, le poche aderenze del loro pensiero a un'ideologia che descrivibile come un:......sistema ideologico completo, radicato in una visione totale del mondo, che possiede la propria filosofia della storia e i propri imperativi per l'azione immediata. Considero poi gli antifascisti altrettanto inconsapevoli della realt sostanziale che ha prodotto la loro innaturale posizione e allora non giudico nemmeno loro ma auspico che possano, prima o poi, assumere una posizione propositiva; che si assumano allora l'onere di sottoporre ad un esame, ad una sorta di deliberazione, gli argomenti del loro patrimonio ideologico (se esiste e se ne sono compiutamente edotti) e non persistano nel percorso suicida di dichiararsi anti-tetici di una tesi che non conoscono neppure nei presupposti paradigmatici elementari. A proposito di antifascisti voglio subito ricordare che nel 1930 Mario Vinciguerra, Lauro de Bosis, Antonio di Cesar, Gino Doria, Romolo Ferlosio ed altri, divenendo i fondatori del famigerato gruppo anti-fascista denominato Alleanza Nazionale - che aveva lo scopo di rappresentare e difendere strenuamente i poteri legati al re ed al pontefice, e da questi finanziato - fecero ardua resistenza contro la legge Acerbo che concedeva il diritto di voto alle donne, a dimostrazione evidente che la monarchia, il clero ed il socialismo, non volevano concedere quel potere; non affatto casuale che i seguaci del patto dei FIUGGItivi si siano dati la denominazione Alleanza Nazionale; con quella scelta hanno inteso riaffermare i valori di fedelt che furono identificativi del gruppo del 1930, in particolare al dominio incontrastato delle dottrine abramitiche

antifemminili, antidemocratiche, antiumane. La memoria deve tenere sempre acceso il riferimento continuo, costante e rigoroso ai nomi dei politici italiani che sostenevano con vigore l'introduzione del riferimento di sudditanza della costituzione europea ai valori giudaico cristiani da Fiuggi in poi! Non logico parlare di giudeo-cristianesimo, non ci sono termini di collegamento e l'Europa, soprattutto, non ha niente a che vedere colla tradizione giudaica templare perch il cristianesimo che qui si afferm, abbracci e fece sua la cultura greco-romana. Purtroppo, in tempi tristi come gli attuali, tristi per l'ignoranza ad uso del Potere politico che colpisce tutti senza distinzioni, ci si inventa questo legame. Esso, in realt, serve ai neo-giacobini e ai giudei di fatto, per introdurre i dogmi religiosi nell'ambito della legalitariet, per distruggere definitivamente la trascedenza del cristianesimo, tale e quale al giudaismo talmudico, quel giudaismo traditore delle promesse della Torah, punito coll'allontamento dalla terra di Cannan e colla distruzione del Tempio di Gerusalemme. (per chi vuole credere a queste cose e renderle partecipi della vita degli umani) Il Fascismo tiene la religione organizzata ben lontana dallo Stato e comunque: il fascismo rispetta il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi e anche il Dio cosi come visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo......rispetta, appunto, non segue o impone o teme! Voglio scriverne, infine, perch desidero che nasca una riflessione sulle indicazioni che emergeranno; che nasca una critica, che si formi una qualsiasi posizione purch ogni individuo possa liberamente sostenere la sua tesi basata sulle sue conoscenze e sui suoi orientamenti caratteriali

cos come deve essere all'interno di una societ di realmente liberi, di esseri umani che non siano schiavi di dogmatismi ancor prima che schiavi di catene............considerando i primi ben peggiori delle seconde, nonostante ci che si crede comunemente. D'altro canto non posso permettermi di scrivere con leggerezza quello che fa parte della mia cultura da sempre - e da sempre eretica - ben conscio del fatto che chi legger quanto scriver pi avanti, sar stupito, disturbato, ma forse anche scosso dal percorso indicato verso la conoscenza del Fascismo; sessant'anni di disinformazione totale hanno prodotto un disastro culturale immane al quale non penso certo di porre rimedio, ma verso il quale propongo dei percorsi di rinnovazione che consentono anche di comprenderne le ragioni e quindi di non demonizzare chi ha diffuso la disinformazione; ritengo che ogni essere umano, portatore di infinitepossibilit, riesce, se vuole, a fare autocritica e a rigenerare se stesso verso una visione esistenziale ricca e gioiosa rimuovendo i falsi miti che lo hanno costretto all'alienazione e ad una vita triste, rancorosa, vuota di gioia intensa, cos come mi sono apparse le vite di centinaia e centinaia di persone che ho conosciuto nel mio percorso esistenziale: i sinistri e i destri - identici tra loro nell'immane stupidit espressa dalla volont (?) di essere contro riducendo con ci l'Italia allo stato di decadenza morale e sociale che triste spettacolo del quotidiano. Per quanto al concetto appena sopra introdotto: alienazione, faccio esplicito riferimento al significato dato da Marx ovvero di negazione della produttivit espressa, com' naturale , sotto il profilo socio/antropologico; aggiungo poi, a ulteriore chiarimento, che per alienato nell'intelletto intender tutti quei pensatori post-fascisti e anti-fascisti che hanno fatto da

tras-portatori di un pensiero bell'e pronto, confezionato alla bisogna nei centri di potere mediatico internazionale, i quali hanno impoverito la tavola della conoscenza riferendo in ogni sede stereotipi di totale infondatezza, contribuendo in maniera massiccia alla dis-culturazione del popolo del quale, fin dall'avvento della rappresentazione scenica della democrazia rappresentativa, non mai fregato niente a nessuno se non nel rituale momento simbolico del voto: l'espressione pi alta della sovranit popolare! Produrre un libro di Fascismo, e per di pi apologetico, qualche cosa di certamente innovativo ma talmente affascinante che rischia di farmi dimenticare la difficolt che trova un lettore abituato a credere che il Fascismo sia ben altra cosa da quello che io andr a scrivere. Avvicinarsi alle tesi che saranno espresse pi avanti, potr essere talvolta cos difficile da richiedere un gesto di profonda introspezione da parte di chi legge; da decenni rilevo questa immensa difficolt nelle numerose occasioni di dialogo che mi si offrono quotidianamente e afferro la difficolt degli interlocutori a porsi su un piano di valutazione libero, responsabile, maturo (nel senso di posizione assunta da persona le cui doti intellettuali e morali hanno raggiunto il massimo sviluppo....................), non alienato. Questo testo gira da molti anni nei miei appunti, continuamente aggiornato e riveduto criticamente, ma il solo titolo vincolo che pongo alla pubblicazione crea problemi ad ogni stampatore; e che problemi ! Per, questa volta............una telefonata non prevista, riaccende un desiderio che troppe volte era rimasto chiuso nella stanza delle cose importanti della vita di un uomo: un editore, solito stampare testi di varia e originale sorgente, mi chiede se me la sento di scrivere un libro da accompagnare mano nella mano al testamento di Benito

Mussolini, che lui intende rieditare; gli rispondo che "s" cosa fattibile, ma.... - gli dico - .......sar ardita nelle tesi e nei testi ! Non gli dico, in quella telefonata, che intenderei intitolarlo APOLOGIA; penso che lo legger nella bozza e ne verr quindi edotto....vedremo se si assumer la sua parte di rischio! La scelta del titolo non casuale...prende spunto dal testo riportato anche dalla ormai notissima Wikipedia, e quindi disponibile a tutti, senza limitazioni censorie, dove si legge che il legislatore italiano ha stabilito, nella XII disposizione transitoria della Costituzione, che il reato previsto poi dalla legge 20 giugno 1952, n.645 stabilisce di dare un nuovo significato al vocabolo apologia, cosicch nella fattispecie riguardante il reato specifico di APOLOGIA DI FASCISMO si intenderebbe un qualche cosa utile a caricare di responsabilit penale chiunque: <<pubblicamente esalta esponenti, princpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalit antidemocratiche.>>. Ecco quindi la ragione del titolo, la ragione del libro e della immensa gioia che mi prende pensando di poterlo finalmente pubblicare; di poter finalmente esaltare esponenti, principi, fatti o metodi e poi, di primaria importanza, esaltarne le sue finalit (presunte) antidemocratiche. Perch io amo intensamente da oltre quarant'anni taluni esponenti (ignoti ai pi), i principi fondamentali, i metodi applicativi, ma soprattutto le finalit antidemocratiche.....se democrazia significa ci che ormai anche l'ultimo sciocco ha inteso come il pi grande inganno della storia; realizzato sotto la finzione rappresentata da quella sovranit popolare - mai realizzata - che oggi si st trascinando avanti con valori di "presenze al voto" ormai vicini al fallimento. Andiamo allora con ordine; vediamo di dare un senso al

progetto; cerchiamo di renderlo "fruibile", nel senso che chiunque lo legga possa - a seconda della sua posizione ideale - criticarlo, avversarlo, discuterlo, dibatterlo, amarlo o ignorarlo. Vedr di riassumere in una dimensione sopportabile, contenendo al massimo lo spazio, diversi decenni di analisi e osservazione attenta del fenomeno fascista italiano che come si legge nel sottotitolo - si esprime attraverso una visione dell'amore, della democrazia e della donna assai diversa da quella che gli stereotipi distribuiti con larga mano dai "vincitori antifascisti" hanno reso nota al popolo. D'altro canto assai verosimile che i vincitori del Fascismo abbiano sempre avuto, e ancora conservino, una visione dell'Amore, della Democrazia e della Donna molto vicina ai peggiori concetti della rappresentazione sociale. Il fascismo italiano, che d'ora in avanti chiamer semplicemente "Fascismo", si distingue da tutti gli altri fascismi per un insieme di ragioni che potranno essere riassunte e comprese solo alla fine della lettura del testo. Il Fascismo di cui tratter emerge e prende forma da centinaia di contatti con donne e uomini che lo hanno vissuto con intensit perch lo hanno "sentito", quando stava nascendo dentro l'animo in una sorta di bisogno immanente all'esistenza . quando nacque, quando crebbe, quando mor assassinato dalla mano unica e potente dell'ignoranza popolare guidata da chi vive e prospera basandosi su di essa e conservandola con attenzione. Il Fascismo di cui "sentiremo" le posizioni fondamentali e di cui scopriremo i nemici ben diverso da quello raccontato nei circa 230.000 volumi di "antifascismo" disponibili sul mercato, prevalentemente costruiti con la finalit di allontanare quanto pi possibile l'attenzione dalle matrici ignote agli stessi autori - che lo composero e che ancora lo

compongono, essendo in quanto visione socio/antropologica - <<una costante della storia dell'umanit che non cesser mai di esistere finch esister l'Uomo e con esso il terreno matriciale su cui farlo crescere, maturare ed emergere..........l'amore, la democrazia, la donna!>> Il Fascismo che emerger da questa composizione apologetica assai diverso, anche, da quello raccontato e diffuso dai reducisti della RSI e dalle "fonti storiche" rese disponibili al popolo, e adeguatamente filtrate, indicate di volta in volta come "vicine al Fascismo". Per pareggiare i conti mi va di attirare anche l'attenzione sul fatto che la mia conoscenza del comunismo, di cui far richiami in seguito, mi autorizza a dire che quell'ideologia totalitaria - altrettanto completa come il fascismo - che vide Bordiga, Gramsci ed altri pronti a dare se stessi per la sua affermazione e la sua formazione non ha proprio nulla a che vedere con le demenzialit espresse dai vari Occhetti, D'Alemi, Fassini, e compagni dispersi ovunque; l'ideologia gode ampiamente del mio rispetto, pur con sostanziali critiche, la blaterazione pubblicistica della congrega dei test citati, farebbe torcere le budella a chiunque fosse libero di pensare e quindi non alienato............che sia questa la ragione della rilevante diffusione del Comunocchettismo/dalemistico/fassiniano presso i colti intellettuali che ne sono divenuti organici ? Marx diceva di si, prima ancora che questo accadesse, quando sosteneva che il suo pensiero aveva difficolt ad essere compreso presso questi accademici formati mentre era sentito e poi compreso dal popolo: quel grandissimo socio/antropologo, che qualche sciocco ha definito economista, recava dentro di s, ed esprimeva di sovente, proprio quelle caratteristiche dell' umano sentire che

furono poi il salto di qualit che trasform il socialismo marxista in Fascismo.........e allora ecco che una sterile teoria inapplicabile (per le ragioni che emergeranno a seguire) viene trasfusa in una prassi che il mondo intero am in maniera evidentissima fintantoch qualcuno (vedremo poi chi) si accorse che andava cancellato dalla storia dell'umanit e con esso i suoi simboli, ma.............. la sua costruzione, oltremodo solida, ha evitato tutto questo....e si vede ancora oggi con quale forza ! Finch esister ancora una sola donna, esiter il terreno fertile per la sua creazione. Inserir dei periodi ripresi da scritti che derivano da posizioni intellettuali note e altre meno note - tutti riconoscibili dal corsivo; non citer mai le fonti originali perch sono convinto che "chi sa" ne conoscer l'origine e chi "non sa" avr meno dispiacere, e scorrer con pi interesse il testo non sentendosi costretto ad interrompersi per "informarsi su chi, cosa, quando e perch" furono scritte quelle cose. Ci saranno poi coloro - molti - che "crederanno di sapere" quale sia la "fonte originale" del periodo citato.......meglio per loro ! Continueranno a credere quello che hanno creduto fino ad ora....personalmente ho sempre rifiutato il bisogno di convincere qualcuno gi convinto. Due e due soltanto sono i massimi esponenti del fascismo, tra tutti quelli che voglio "esaltare" e di cui user pensieri e "visioni", dei quali voglio citare il nome: Mazzini e Marx...un terzo, noto a tutti, ha la stessa iniziale dei primi due e dunque facilmente riconoscibile poich , del Fascismo, ne ha tentato la realizzazione pratica ed stato assassinato con esso: cancellato dalla storia dell'umanit ....o forse no ? Voglio ricordare un mio "maestro" che insisteva sempre sulla

necessit della "inesorabile ricerca del significato dei termini e l'insistenza sulla loro chiarificazione, che sono in grado di mettere a nudo le opinioni, i pregiudizi, le credenze malconcepite o malsicure. Diceva che in un processo di tal genere si consegue pur sempre un certo grado di conoscenza, quand'anche sia solo la consapevolezza della propria ignoranza" , per dire che seguir con attenzione massima questa sua indicazione.....glielo devo, sono cresciuto con questo intento, e posso solo ringraziarlo per l'avvio che diede alla mia vita e per il percorso che mi ha indicato per gli anni a seguire ! Credo poi che questo momento storico, questa particolare situazione delle "politiche governative" non solo italiane -, questa apparentemente sconosciuta catastrofe economico/finanziaria che attanaglia larga parte del mondo, siano una ragione oltremodo centrata per rileggere il Testamento di Mussolini, che riportato integralmente in coda a questo testo, cos come ho voluto riportare la Dottrina del Fascismo ed anche il Manifesto del Futurismo cos come, in risposta a Marinetti, il Manifesto della donna Futurista, tutti testi utili alla comprensione critica di quanto al seguito scriver. Ritengo che siano testi che non debbono essere minimamente nascosti; debbono essere invece letti, poi criticati, poi discussi in quella sorte di processo pubblico al Fascismo necessario dopo che nessun tribunale dell' Italia post bellica ebbe mai il coraggio di celebrarne uno giudiziario; perch evidente l'impossibilit di arrivare ad una qualsiasi sentenza di condanna con gli strumenti forniti dal diritto positivo ; le categorie del pensiero costituenti quel diritto sono inferiori ai valori che dovrebbero giudicare: in questo st l'impossibilit!

Il diritto positivo, figlio delle realt storiche succedutesi e quindi mai equo per il popolo , propositore di invenzioni assai curiose quali quelle che hanno partorito mostri giuridici e altrettanto mostruose applicazioni delle stesse come la gi citata legge 20 giugno 1952, n.645 uno degli strumenti di governo pi vili e antidemocratici che l'occidente si dato. Negli anni trascorsi sono state numerose le iniziative volte a chiedere la celebrazione di questo importante processo; nessun magistrato ha mai preso coraggio, questo rappresenta una stranezza, una specie di dichiarazione di resa del mondo intellettuale al Fascismo; fare un po' di luce anche su queste ragioni sar un altro impegno di questo lavoro, certamente duro ma immensamente gratificante.... non importa raggiungere la verit..l'importante averla cercata! questo il fine alto della vita . Desidero poi chiudere questa premessa con un richiamo al bisogno sempre pressante di riflettere su quanto si legge e su quanto viene comunicato oralmente; ho riportato integralmente la Dottrina del Fascismo perch ritengo che ne sia fondamentale la lettura, ma invito i lettori a riflettere sulla data della sua pubblicazione che di molto posteriore all'avvento del Fascismo quale fonte di sistema di governo. Intendo far posare l'attenzione sul fatto che quando scrivo di racconti e memorie di persone che hanno sentito il fascismo mentre nasceva! intendo proprio che non esisteva come dottrina, ma come volont socio/antropologica; la dottrina ha seguito l'avvento ed anche con un certo ritardo. La dottrina recita: il fascismo prassi ed pensiero, azione a cui immanente una dottrina antepone la prassi al pensiero, indica l'azione e ne dichiara intrinseca una dottrina; indica quindi con chiarezza la sua nascita a seguito di una posizione sensibile, poi rilevata, conosciuta e denunciata in una successiva dottrina.

Se leggiamo il pensiero che segue, troviamo uno dei passaggi fondamentali del cristianesimo :<<Le buone parole fanno sempre comodo; ma c' una cosa fondamentale che i cristiani non debbono dimenticare: la tattica di ges era quella di agire prima di parlare. La sua forza era soprattutto questa, in un mondo in cui predicatori e profeti abbondavano: rompere la consuetudine con il gesto, non con le parole. Prima stacco il fico dall'albero, anche se di sabato un gesto che comporta la condanna a morte; poi ti spiego perch l'ho fatto. Perch questa strategia? I motivi sicuramente erano molti e noi oggi possiamo soltanto a fatica comprenderli tutti. Alcuni per sono evidenti: le parole istituzionali dei commentatori della sacra scrittura erano logore, lontane dalla realt, dai bisogni delle donne e degli uomini, ma soprattutto non colpivano pi le orecchie di nessuno, non scandalizzavano. Ci si abitua a tutto, anche alle buone parole. necessario che gli scandali avvengano per scuotersi dalla routine dello spirito e ges lo sapeva bene. Per questo la sua persona rimasta cos viva e forte attraverso i secoli: le parole si possono manipolare, le azioni no.>> Se queste frasi le adattiamo alla situazione politica italiana che vide sorgere il Fascismo perch il popolo lo sentiva rimaniamo sbalorditi dalla completa aderenza con quanto accaduto ma il popolo non conosceva questa visione Fascista del messia, i preti non lo raccontavano di certo. Le centinaia di sensazioni che ho raccolto dal 1970 al 1980, in particolare da donne che erano nate nei primissimi anni del 1900, mi hanno consentito di comprendere pienamente che cosa fosse stato il terreno matriciale sul quale and a innestarsi quel movimento di massa che fece scandalo perch ruppe il rapporto del popolo con conservatorismo borghese del socialismo turatiano; al

proposito mi piace ricordare una frase che mi colp molto mentre studiavo alcuni saggi sul materialismo storico e rileggevo lettere ricevute da Turati: << Voi volete fare la propaganda fra i borghesi, voi volete rendere simpatico il socialismo: dio vi aiuti in tale filantropica impresa. In quanto a me i borghesi li credo buoni soltanto a farsi impiccare!>>. L'autore di questa indicativa posizione antiborghese, lanciava poi, qualche anno dopo, questo importante messaggio agli universitari romani: <<L'italia ha bisogno di progredire materialmente, intellettualmente e moralmente. Io spero che voi vedrete strappata ai corsi superiori dei fiumi e forse alle onde dei mari ed ai venti, la forza generatrice della elettricit, che sola pu compensarci del carbon fossile che ci manca. Io mi auguro che voi vedrete spariti dall'Italia gli analfabeti, e con essi gli uomini che non son cittadini, e le plebi che non son popolo. Voi sarete forse testimoni e parte di una politica, la cui orientazione sar determinata dalla coscienza della cresciuta cultura, e dalla moltiplicata potenza economica, e non pi dalle pitoccate alleanze, e delle imprese fantasticamente avventurose, che terminano poi in atti di prudenza che paiono vilt>> 14 novembre 1897, Roma, inaugurazione dell'anno accademico. L'uomo, con saggezza e lungimiranza, sentiva quello che il popolo avrebbe sentito ancor pi forte vent'anni dopo..........il bisogno di quella prassi, di quell'azione che, non per caso, segu proprio tutte le sue indicazioni. L'uomo, importantissimo nella cultura italiana, aveva inconsciamente fissato alcuni dei principi fondamentali che Marinetti trascrisse nel Manifesto del Futurismo dodici anni dopo e che rileviamo anche nella Risposta a Marinetti con il Manifesto della donna futurista che pubblic nel 1912 Valentine de Saint-Point.

Secondo la sua visione, il grande merito di Herbart e dei suoi discepoli, in particolare della cosiddetta 'psicologia dei popoli', consisteva, nella ricerca dell'origine storica delle idee, non tanto nella psicologia individuale quanto nella psicologia sociale, tramite la comparazione tra le rappresentazioni mentali dei vari popoli. Egli riteneva, per, che questa impostazione non fosse in grado di dare una spiegazione unitaria della realt storica. Nel discorso tenuto nel 1887 su I problemi della filosofia della storia , egli rifiutava le interpretazioni della storia di tipo hegeliano, ma pure quelle evoluzionistiche, ritenendo che i fenomeni storico-sociali fossero la risultante del gioco di tre fattori, 1 ) l'attivit produttiva socio/antropologica. 2 ) le istituzioni della convivenza civile (cio il diritto e lo Stato). 3 ) il piano culturale dell'arte, della religione e della scienza. Mor nel 1904, non vide nascere il Fascismo, ma ne fu certamente un esponente di primissimo piano per la sua componente socialista rivoluzionaria e per quella sua caratteristica di eccessivo, polemico, attaccabrighe, pronto alla battaglia tagliente e incapace di tacere al punto che dalle sue carte la temuta voce, avrebbe continuato a colpire anche dal sepolcro. Non poteva neppure conoscerne la definizione del Fascismo -, avendolo preceduto di molto, ma era parte significativa del terreno sul quale radic, si svilupp, ed ancor oggi vive con vigore e perenne forza. Introduzione Il vocabolo Fascismo ha assunto connotazioni talmente

inappropriate da guidare la diffusione ampia dell'ignoranza in particolare nell'attivit dei letterati che vorrebbero parlare al popolo con il rispetto dovuto all'ascoltatore: il popolo, appunto ! Qualcuno, ed io con lui, sostiene che questo dovuto alla necessit di ripulire le loro sporche coscienze e contemporaneamente di pagare la quota ai detentori del potere nella carta stampata; mi piace riportare il caso del sig. Moravia Alberto, notissimo autore organico al PCI del quale molti conoscono la fondamentale posizione antifascista , vediamolo all'opera in una lettera inviata al duce nel 1941 e poche cose della sua storia personale: " DUCE , mi stato ufficialmente comunicato di interrompere la mia attivit professionale nei periodici di cui sono collaboratore. Non so a quale fatto specifico si debba questo provvedimento a mio danno. Da quando Voi, o DUCE , nel 1938 mi avete autorizzato a riprendere la mia attivit professionale, ho la coscienza di non aver scritto n pubblicato cosa alcuna che potesse dispiacerVi . In questi ultimi tempi, ho abbandonato molti degli elementi che costituivano la mia prima letteratura. La stessa critica l'ha ampiamente riconosciuto a proposito del mio ultimo libro I SOGNI DEL PIGRO . mi permetto perci , rivolgerVi DUCE la preghiera di potere riprendere la mia attivit giornalistica dalla quale io traggo i mezzi per vivere: anche perch tra poche settimane mi sposo e mi preparo a assumere resposabilit, , alle quali, in queste condizioni, non posso andare incontro con animo sereno. Devotamente. Vostro Alberto Moravia Roma, 7 marzo 1941 anno XXIX Era Fascista Moravia m'ha sempre annoiato, ho trovato i suoi romanzi

presuntuosi e malsani, ma questo un mio giudizio personale che pu essere non condiviso, ci che vorrei condividere con i lettori per il contenuto della lettera pubblicata sopra; c' all'interno di quelle righe tutto il peggio del'italianit decadente: la supplica, il tengo famiglia, il basso profilo morale, lo spirito servile, che fanno di un essere simile un qualche cosa che si allontana di molto dal concetto di Uomo. Ma quello che colpisce nelle biografie di Alberto Moravia la sovraesposizione di una parentela lontana con i fratelli Rosselli e per contro la sottoesposizione della parentela diretta con lo zio Augusto De Marsanich, fratello della madre di Moravia, deputato fascista, dirigente sindacale durante il ventennio ,importante esponente della R.S.I. e poi cofondatore del M.S.I. di cui peraltro fu Presidente dal 1950 al 1954. Deputato e successivamente Senatore della Repubblica Italiana, nelle liste del M.S.I. dal 1953 sino alla morte, avvenuta nel 1973 . Poi, i giornali..................proprio mentre scrivo queste righe leggo due notizie sul medesimo quotidiano di larghissima diffusione: i Fascisti di Hamas lanciano missili su Israele e due pagine pi avanti: Quarta manifestazione antiisraeliana a Milano, i 5000 manifestanti gridano alla violenza fascista di Tel Aviv; potr ragionevolmente chiedermi se esiste una redazione in quel famoso quotidiano e se quella redazione ha letto i titoli e se ne ha tratto qualche conclusione ? No, sarebbe una domanda inutile; sono certo di non poterlo fare perch proprio in quell'ambito che si cela la massima ignoranza e se in questo caso riporto la memoria al superiore uomo marxiano quell' uomo onnilaterale di cui lui ambiva proporre la diffusione, riconoscendogli meriti in tutte le direzioni, ed in particolare la libert, devo credere che i giornalisti che contano, quindi i redattori e i direttori

sono certamente quasi tutti onnilateralmente ignoranti....e ne vanno pazzi di poterlo dimostrare, riuscendo appieno nel loro progetto servile alla funzione storica della disinformazione! A proposito di disinformazione, lasciatemi usare una frase di Santoro, forse l'unica della quale sottoscriverei, fino alla morte, il rilevante valore di verit assoluta: <<con chi ti stai accreditando assumendo questa posizione!>> (Rivolto alla Lucia Annunziata nella ormai famosissima trasmissione, visibile su You Tube, riguardante Gaza ) Non amo Santoro in maniera particolare, non seguo le sue trasmissioni, non guardo la televisione, ma credo che quella frase rivolta all'Annunziata sia di una pienezza totale. Accusa una giornalista di partigianeria; accusa una donna di essere uoma; accusa una persona intelligente di essere la distruttrice alienata del suo valore...pi di cos! Dar una seconda visione del fatto citato nei due articoli: mi sembra di tornare ai tempi in cui, stremati dalle fatiche e dalle ferite i soldati italiani e austriaci, nelle rispettive trincee, aspettavano l'ordine di attacco del nemico che era di fronte e che, come ben sappiamo, era cattolico di qua e cattolico di l quindi governato dai preti e non in rapporto con quel dio di cui il figlio assumeva posizioni originali. Quando il soldato, che fosse italiano o austriaco poco importa, chiedeva al suo cappellano/prete una parola di conforto, si sentiva rispondere vai in fede, dio con noi!. Quel povero esponente della categoria della carne da macello si rincuorava e fortunatamente per la sua ignoranza - non era in grado di chiedersi da quale parte stesse dio, visto che la medesima risposta avrebbe avuta, se mai avesse posta la stessa domanda, il soldato suo nemico di cui doveva augurarsi la morte per aver salva la sua, di vita.

Sostanzialmente dio stava di qua e di l, poich era la versione della solita farsa religiosa. Oggi vediamo che si sostanzializzato il superamento di dio, (con l'avvenuta sacralizzazione dell'olocausto) perch palestinesi e israeliani hanno lo stesso dio/ideologico: il fascismo che li conduce innanzi con forza e determinazione.......se non ci fosse in piedi una tragedia gigantesca, si potrebbe quasi abbozzare un sorriso di commiserazione per l'ignoranza delle superficiali considerazioni che portano a usare concetti vuoti di sinificato e utili solo a perpetuare le politiche basate sul principio anti-tetico che parrebbe il pi radicato sistema antiumano di perpetuare le guerre inutili e finalizzate a ben altri obiettivi che non quelli esposti pubblicisticamente. Dopo la sconfitta militare del 1945 ha preso campo ovunque, nel territorio italiano in particolare, la nascita di movimenti di opinione non certo definibili ideologie di modestissima caratura, tutti espressi da una titolazione di partenza che li accomunava: anti-fascismo! Il primo e duraturo valore da perpetuare e difendere, sempre e comunque, pur senza conoscerlo ! Sulla base del principio anti-tetico non si mai dovuta esprimere una tesi da opporre sul piano dialettico poich, si diceva, non c' discussione col Fascismo; quindi sintesi secca, subito pronta, anzi pre-confezionata; quindi citazioni a vanvera di una qualche decina di pensatori, preferibilmente stranieri, per rinforzare la pochezza del pensiero italico non-fascista; pensatori, novellieri, poeti e politici, tutti naturalmente citati estrapolando le righe di supporto alla disinformazione in atto e tenuti invece rigidamente nascosti in quelle parti delle loro opere che invece avrebbero rappresentato un ostacolo all'antifascismo. C' stato un periodo storico in cui era sufficiente dichiararsi

anti-fascisti per ottenere ogni cosa e ancora oggi una congrega di politicanti da strapazzo trascorre nell'anonimato la gran parte della propria esistenza emergendo, una tantum, allorch si propone qualche manifestazione pubblica nella quale vengono chiamati a dibattere di problemi reali, dalla merda dei cani sui marciapiedi alle centrali nucleari passando per le pensioni e il lavoro precario e l'unica sciocchezza che sanno esprimere quel concetto da alienati permanenti: il mio dichiarato antifascismo mi impone di dire........ rigurgitando fesserie su fesserie nel tentativo, vicino ormai al fallimento, di dare da bere ad un popolo sempre meno credulone che la loro presenza necessaria e che il voto esprime la sovranit popolare. Quindi il Fascismo di cui tratter qui e di cui si pu leggere nei documenti storici allegati non sta' con Hamas n con Israele e non si trova neppure nelle conoscenze dei manifestanti pro uno e contro l'altro dei due contendenti mediorientali e neppure nelle conoscenze dei servili pubblicatori di scemenze giornalistiche. Se dovessi semplificare nella maniera pi assoluta possibile direi che il Fascismo, secondo il sistema di classificazione dicotomica si esprime con questa definizione: Il Fascismo il sistema ideologico che mette da una parte l'Uomo e con esso l'ambiente e dall'altra tutto il resto; esso si pone dalla parte dell'Uomo ! D'altrocanto mi sarebbe piaciuto scrivere: Il Fascismo , in quanto compiuto naturalismo, umanismo e, in quanto compiuto umanismo, naturalismo ma questa definizione era gi stata usata per l'altra ideologia totalitaria e dunque.......... Mi piace ricordare come nei 230.000 testi pubblicati sul Fascismo, con intento denigratorio, si sia arrivati a scoprire un numero consistente di interpretazioni di cui, qui di

seguito, voglio ricordarne alcune: Il fascismo stato considerato un portatore violento e dittatoriale del capitalismo borghese; un radicalismo, unico nel suo genere, del ceto medio; una forma di "bonapartismo" del XX secolo; una tipica manifestazione del totalitarismo del XX secolo; una nuova forma di "policrazia autoritaria"; il prodotto di patologie culturali, morali o sociopsicologiche; il prodotto dell'ascesa di masse amorfe; la conseguenza di storie nazionali particolari; una reazione alla modernizzazione; un prodotto della lotta per il progresso o uno stadio della crescita socioeconomica; un fenomeno metapolitico dalle caratteristiche uniche. E' necessario annotare che nessuno di tutti questi letterati compilatori di pagine e pagine ha mai preso in considerazione la democrazia corporativa, nemmeno uno ha mostrato di conoscerla..............sarebbe come scrivere del mondo senza sapere che c' alternanza tra luce e buio oppure di piante senza conoscere la funzione linfatica.....ma tant', basta publicizzarli bene, i libri si vendono lo stesso; questa la morale imperante! Il Fascismo argomento di questa apologia dell'amore, della democrazia e della donna nato dalle sensazioni che andavano maturando in seno alle famiglie italiane, ed in particolare in quelle orfane di padre, di quelle centinaia di migliaia di uomini che andarono al macello della prima guerra mondiale, dove la madri vedove riunivano in s la totalit delle incombenze e maturavano la totalit delle speranze per il futuro loro e dei loro figli e scoprivano di essere in grado di sostenere la societ presente e quella che avrebbero governato, poi, i loro figli perch erano portatrici delle capacit di creare, di essere madri non solo biologiche ( di minore importanza) ma madri di socialit. Esse scoprivano che non erano delegate da allah,

autorizzate da jahv o graziosamente comprese nel ruolo dal dio che vanta la sede oltretevere ; esse scoprivano che il materialismo scientifico - non quello volgare era nelle cose della gente e che occorreva, finalmente, metterlo a frutto; questo chiedevano. Tutto quello che rispondevano i socialisti turatiani era, come per i craxiani: <<fatti non parole!>> ma come logico risultato del conservatorismo ribellistico socialista, era una attivit solo declaratoria, da pulpito, da chiacchiera. Si pu ben dire che la dottrina corporativa, di cui in seguito tratter ampiamente, ha avuto sviluppo e definizione proprio in seguito a quel movimento di massa spontaneo, intuitivo, e che su quei presupposti, sul loro esame, sulla loro interpretazione si andata via via creando la struttura dottrinale espressione massima della democrazia. Il nostro Fascismo, oggetto di quanto seguir, appartiene alla categoria delle ideologie totalitarie di cui sono note due sole rappresentazioni una delle quali, il comunismo, ha prodotto documenti in quantit pi rilevante perch destinato dai suoi autori a popolazioni che nel sistema esistenziale e di governo erano avvezze a seguire le indicazioni tipiche di quei popoli che seguivano i modelli dell'Antropologia Pragmatica, (lunghe descrizioni e considerazioni dell'agire pratico successive alla domanda :"che cos' l'uomo?" ) quindi popolazioni alle quali poteva indicarsi, sostanzialmente, una condotta di vita preconfezionata e pre-ordinata. Inoltre il comunismo un progetto politico preparato elitariamente e distribuito preconfezionato al popolo. Una grandiosa opera teorica priva di sostanziali paradigmi applicativi. Su quei tanti testi utili alla comprensione del comunismo si sono scritte comunque un'infinit di sciocchezze interpretative proprio da parte dei portatori politici dell'ideologia medesima e ci

avvenuto per demenza congenita e impunita criminalit cos come scriveva il pi grande studioso italiano delle opere marxiste, e non solo. Il comunismo italiano, male interpretato per la appena citata demenza congenita e impunita criminalit dei suoi ideologi, ha iniziato ad italianizzarsi un poco con Berlinguer che ne ha limato ampiamente il pragmatismo e ne ha liberato schemi possibili rendendolo pi vicino al fascismo, anche se non comparabile per evidente inferiorit, e per l'enorme distanza che lo separa dalle cose del popolo. Mi propongo quindi di tenere una trattazione organica che parta proprio da quanto scritto in questa introduzione e finalizzata a mettere al giusto posto i concetti e i legami tra essi. So bene che non sar facile trattare argomenti non conosciuti e chiedo scusa per ogni eventuale difetto di chiarezza dovuto anche alla nercessaria limitazione di spazio dato da un prefissato numero di pagine. Sono comunque disponibile a chiarire ogni concetto in ogni forma possibile e dichiaro la mia disponibilit a rispondere ad ogni e-mail ricevuta all'indirizzo che si trova alla fine del testo. CAPITOLO PRIMO

Cenni e considerazioni generali

Alla fine della prima guerra mondiale, migliaia di famiglie composte da vedove e figli dovevano in qualche maniera riscattare il danno patito esaltandone il valore, pur nell'immagine di morte che era dovunque. La risposta non si poteva trovare nel liberalismo, che ne era stata una delle cause, e neppure nel socialismo che si dibatteva come si dibatter sempre nel bacino della pura

teoria: ideologia da operetta, tentativo fallito di interpretare Marx senza averne compreso un gran ch, dottrina di estremo rigore patriarcale per l'impianto specificatamente italiano nato e gestito in antitesi alla presenza della chiesa altrettanto patriarcale e discriminatoria della donna ! Andrea Costa, sotto l'influsso magico dell'amore per Anna Kuliscioff, e sull'onda del pensiero labriolano che poneva al centro del "problema capitalistico" <<.........i meccanismi della formazione del Grande Capitale e la speculazione finanziaria, le concentrazioni industriali e geopolitiche, l'abbassamento drastico delle tutele e la disgregazione dei gruppi etnici .........>> oppose la forza popolare antidemocratica, istitntuale e movimentista del FASCIO DELLA DEMOCRAZIA nel 1883. Appellativo Fascio - nato nel rispetto e nella considerazione del valore democratico, plebeo, totalitario che aveva il Fascio nell'antica Roma e dalla conseguente idea di forza istintuale, naturale, d'amore che esprimeva. Sulla spinta di quella magica e naturale iniziativa, molti sindacalisti rivoluzionari riuscirono ad esprimere dei contenuti ancor pi forti perch unirono <<..all'aspirazione di socializzare le folle, quella di sviluppare l'idea soreliana>> Quindi nacquero Fasci in ogni parte e la loro spinta, per ora teorica, attendeva una consacrazione verso l'azione. I fatti del 1919 e l'emersione della dicitura Fasci di combattimento realizzarono e resero pubblico l'avvenuto completamento del disegno: la fase pratica. Nello stesso anno la Russia vide la comparsa dei fascisti, chiamati bolscevichi e di un gruppo contrapposto socialista borghese detto dei menscevichi, ed in Italia si ebbe la scissione dei socialisti che crearono il Comunismo portatore di una visione politica ancor oggi improponibile su qualsiasi piattaforma socio/antropologica si intendesse tentarne la

radicazione, ottima per per generare la pi rigida conservazione......dunque a favore del capitale perch espressamente antirivoluzionaria nei concetti e negli esponenti, elitari e rigorosamente selezionati. Fin qui la storia pi o meno nota persino agli storici antifascisti, che trovarono remunerazione e onori iniziando un percorso di tragica disinformazione e decostruzione al soldo delle ricchissime fondazioni storiche che si preoccuparono di occultare tutto il materiale documentale esistente. Quello che avvenne dopo il 1919 fin troppo noto, anche se raccontato in 230.000 versioni differenti, io voglio darne una assai lontana dalle altre; in particolare su cosa c' dietro al Fascismo e sulla ragione per cui forze apparentemente contrastanti, si unirono e sempre si uniranno per combatterlo. Ma torniamo alla fine della prima guerra mondiale e risolviamo il problema della risposta che scatur con una forza devastante dalla famiglia, governata imperiosamente dalla mater familias e si espresse cos il bisogno di democrazia partecipativa, fattiva, pratica, istintuale: nasceva la democrazia dei corpi intermedi dello Stato corporativa. Non esisteva un testo di riferimento, non una dottrina, non vi erano comunanze di intenti e di progetti: era un atto puro del sentire, l'essenza dell'essere umano che si ribella alle costrizioni positivistiche che stavano degradando la civilt europea, conducendola verso la catastrofe. Le donne furono gli attori principali e determinanti di questo sconvolgimento, prima di tutto morale; le donne risposero alla pavidit evidente e diffusa degli uomini rimasti (vecchi, bambini, imboscati, parassiti,) con la dote naturale che le riconosce superiori per impianto della specie e quindi sempre attaccate e combattute con sistemi che trascendono il reale, dove invece esse sono evidentemente invincibili.

Le donne diedero la spinta necessaria all'azione di tanti uomini che attendevano l'indicazione che ancor oggi la gran massa degli umani di genere maschile attende da una figura femminile: la madre, la moglie, la fidanzata, la sorella, e poi la chiesa che sempre disponibile per i bisognosi ed sempre intenzionata ad agire per mantenerli in quell'eterno stato di bisogno su cui fonda il suo paradigma esistenziale. Ma se il ricorso alla madre, automatico, sopportabile nei primi anni di vita, e se quello verso la moglie e le altre figure indecente, il ricorso alla chiesa alienante e spaventosamente preoccupante. Detto questo, ho battuto in breccia, tutti i critici del Fascismo che pretendono di fare l'attivit denigratoria e disinformatoria basandola sulla dottrina che sar redatta e pubblicata solo ad atto compiuto, ed anche assai in ritardo. La critica supportata dal riferimento al fascismo repubblichino non merita alcun riscontro tant' fuori tema; quello non era fascismo, cos come un cadavere maciullato non un uomo: era solo <<un insieme informe in attesa di pietas , rappresentata dalla donna che reca il bambino al seno e supera la morte con una nuova vita ! >> Se il Fascismo ha da essere criticato e giudicato, questo deve essere fatto basandosi sul moto spontaneo di migliaia di donne che ne produssero il terreno matriciale e ne consentirono la nascita, la crescita, i risultati evidenti. Un movimento rivoluzionario fortissimo, che si diffondeva di paese in paese sulla base della parola e che si adattava ad ogni realt che andava incontrando: era popolare! La miglior conclusione a quanto fin qui scritto la ritrovo nel riportare le parole che un fondatore del partito comunista scriveva nel 1921, parlando del Fascismo << Tutto ci ci mette solo di fronte ad un movimento che dispone di una effettiva e forte organizzazione, che oltre che militare pu

essere anche benissimo politica ed elettorale, ma che manca di una sua ideologia programmatica. Lesame del Congresso fascista, e per esso del discorso di Mussolini in cui il fremito per metter fori lautodefinizione stato massimo, ci serve a stabilire che il fascismo impotente allautodefinirsi. E' questo fatto, che dimostra come invece possiamo ottimamente passare a definirlo noi, si ritrova poi logicamente situato sulla strada della nostra critica analizzatrice. >> Da queste incredibili parole si individua la debolezza, l'inconsistenza e la presunzione della via antifascista, dice infatti che nel 1921 il Fascismo era : un movimento che dispone di una effettiva e forte organizzazione, che oltre che militare pu essere anche benissimo politica ed elettorale e veniva presentato come un qualchecosa che manca di una sua ideologia programmatica ci non ostante, di fronte ad un ente ignoto (che risultava tale solo per la mancanza del possesso delle categorie del pensiero spirituale socio/antropologico), il fondatore del comunismo dichiarava che possiamo ottimamente passare a definirlo noi.... Con quali peggiori padri poteva mai nascere il Comunismo ? Figlio della presunzione ingravidata dal potere fine a s stesso! Bella la coppia genitoriale, splendidi i figli che abbiamo conosciuto nei decenni a venire, molti dei quali sono ancora qui a blaterare del nulla.

-Introduzione alla visione corporativa della societ. a) L'Uomo, la struttura, la razza, la diversit. Ricordando che il Fascismo fece l'apparizione tra la

popolazione senza essere preceduto da un manifesto declaratorio, occorrer una indicazione su quali siano le specificit di una democrazia corporativa che, come naturalmente comprensibile, si affin parecchio sulla conoscenza esperienziale del movimento in divenire. Siamo tutti convinti da sempre che per fare un buon pane, oltre la qualit e la giusta dose degli ingredienti, sia necessaria la presenza di un "facitore" e che sia necessaria la sua "qualit"; d'altronde tutte le attivit umane (guidare un auto, come costruire un ponte o coltivare ortaggi ) prevedono che ci sia a monte un soggetto pilota dotato di equilibrio, capacit e contenuto morale positivo; se questo non si realizza accade ci che visibile quotidianamente essendo rappresentato dalla guida in stato di ubriachezza o sotto l'effetto di droghe, che causa un numero elevato di morti e feriti, oppure crolli con vittime e danni ingenti, oppure ancora avvelenamenti e intossicazioni da cibi con elevato contenuto di elementi di nocivit e via di questo passo. Il sistema industriale prevede da tempo di sostituire le qualit mancanti dell'essere umano mediante il metodo dell'automatismo; questo sistema, che prevede di sostituire l'essere umano da ogni posizione di azione, sempre pi diffuso e sempre pi accettato dalle masse che credono di aver ottenuto una liberazione dall'atto del fare, non comprendendo che il loro livello di valenza si sposta inesorabilmente verso una valutazione prossima allo zero. La qualit di questo essere umano proviene essenzialmente dal suo orientamento caratteriale e solo in parte dalle successive influenze che l'ambiente gli presenta quali fattori di variazione sotto il profilo culturale (della cultura tradizionale) e quello dell'istruzione. Quindi un soggetto umano di "qualit" sociale elevata

produrr un buon pane e distribuir i vantaggi della qualit del suo lavoro a tutti sotto forma di buon pane, giusto e meritato profitto, arricchimento sociale/culturale. Questo semplice ragionamento vale anche per un medico, un giudice, un ciabattino, un idraulico ecc. Vale molto e consente di poter affermare categoricamente che un soggetto umano di qualit sociale elevata dev'essere l'aspirazione di una societ civilmente preparata ad affrontare il percorso esistenziale e quella societ deve porsi questo primo fondamentale progetto su cui, successivamente, collocare tutti i restanti progetti. Questo "facitore" di pane, di cure mediche, di diritto, di scarpe, di riparazioni idrauliche ci che in questo libro e nel corporativismo - chiameremo "struttura" ; ci su cui, nel lungo e lento tempo della sua crescita, verranno posate le sovrastrutture che saranno, per gli esempi prima citati, la manualit esperienziale artigianale, oppure un diploma di laurea in medicina o legge, oppure ancora un corso di "formazione" professionale. In conclusione, e per chiarire ulteriormente, una struttura umana sulla quale si pone per esempio un diploma di laurea in medicina dar un "buon medico", socialmente positivo, solo se la sua struttura sar caratterialmente definibile "socialmente positiva" e poca importanza avr il voto ottenuto al momento del completamento degli studi sovrastrutturali in medicina per quanto attiene al risultato finale dell'utilit sociale. Trascuro di fare esempi perch chiunque pu ricavarli da solo con le conoscenze dirette che dovrebbe avere, e con la capacit critica che deve appartenere ad ogni soggetto che aspiri, attraverso tale capacit, al miglioramento della specie. Ricaviamo quindi che una societ "migliore" di un'altra per quanto "migliore" di un'altra l'orientamento

caratteriale del suo popolo rispetto ad un altro popolo. Ritengo, a questo punto, che sia giusto togliere subito di mezzo il problema delle razze o - se a qualcuno questo vocabolo disturba il sonno - dei "gruppi numerosi di individui aventi la medesima cultura bio/sociale", dicendo che tra queste differenti aggregazioni esistono sostanziali e determinanti diversit che ne individuano delle corrette ed armoniche utilizzazioni all'interno dei bisogni dell'umanit e verso l'attivit posta in essere per il soddisfacimento degli stessi. Spero sia chiaro il concetto: voglio significare che esitono fortissime differenze razziali o dei gruppi numerosi di individui aventi la medesima cultura bio/sociale e che le loro funzioni nel panorama globale sono assai differenti e che nessuna pu sopravvivere degnamente senza il rispetto delle altre; ma esistono e sono una ricchezza se solo si evita di considerare l'Umanit come una solo razza, distruggendone la ricchezza delle diversit che si esprime attraverso differenti orientamenti dei sistemi di governo, differente disposizione verso i sistemi costrittivi, differente predisposizione al superamento degli ostacoli, ed altri numerosi momenti di espressione. L'uguaglianza razziale una necessit del capitalismo globalista e del comunismo volgare. Se proprio a qualcuno piace onorare il sistema finanziario globale che chieda pure un'unica moneta per il mondo intero, ma, per cortesia, non schiacciamo sopprimendole sotto il peso della necessit di globalizzazione la validit delle differenze e delle diversit ed il loro valore intrinseco. Togliamo anche un altro ingombrante dubbio che disturba le coscienze di molti: "gli Uomini sono tutti uguali o no?" Rispondiamo con fermezza che gli Uomini, fortunatamente sono tutti diversi l'uno dall'altro e che questa ulteriore

immensa ricchezza stata distrutta dal pensiero positivista all' unico ed esclusivo fine di esaltare l'industria e la borghesia. Struttura caratteriale, razza e diversit saranno naturalmente trattati nel capitolo sull'Amore, primo elemento portante del Fascismo. b)La politica, l'ideologia. Il Fascismo un movimento politico che sostenuto da una ideologia la quale a sua volta sostenuta da una filosofia, cos come ed sempre stato per tutti i movimenti politici. E' necessario che ricordi come per movimento politico non si intendano minimamente i cosiddetti "partiti", che sono rappresentazioni formalmente antidemocratiche pur nella forzata accettazione del sistema democratico rappresentativo - poich basati sul principio della falsa delega elettorale, quindi dell'alienazione della volont del singolo chiamato a concorrere solo ed esclusivamente allo scopo di rappresentare il risultato numerico finalizzato esclusivamente alla conquista di un potere antisociale, rappresentato dalla cosiddetta parte per il tutto che prevede dispendio enorme di energie gi per l'autosostentamento del sistema, naturalmente autoreferenziale e autocelebrativo. Tutti i movimenti politici hanno avuto una ideologia sottesa ed una precedente filosofia che sono storicamente verificabili in tre diverse forme. La prima mostra come i promotori di un movimento politico non si pongano problemi ideologici e filosofici ma solamente problemi di prassi; l'azione sar disorganica e frammentaria che pu mutare in continuazione nella direzione e nel fine. Pu ottenere successi nel breve periodo ma alla distanza

volge verso la disgregazione perch sopravvengono divergenze di interessi e conseguenti esigenze di azioni spesso contrastanti per via della citata disorganicit. Questi movimenti hanno pur tuttavia una ideologia (il relativismo) ed una filosofia (l'agnosticismo) di cui i partecipanti e i promotori non conoscono l'esistenza; agiscono in completa inconsapevolezza. La seconda indica che i promotori di un movimento politico si pongono i problemi filosofici e ideologici ma non li rendono immediatamente espliciti a coloro che vengono chiamati all'azione politica; al contrario li preparano gradualmente alla conoscenza ma soprattutto alla accettazione e al perseguimento delle finalit ultime, procurando di formare prima la loro mentalit, il loro animo e il loro temperamento ad una determinata prassi per metterli in condizione di accettare, con la mente e con lo spirito trasformati, ci che prima non avrebbero accettato. La terza e ultima forma vede i promotori di un movimento politico che rendono esplicite immediatamente e completamente ideologia e filosofia; allora chi agisce in tale movimento, e per esso, agisce coscientemente e la forza delle sue convinzioni costituisce un potente incentivo per il successo. L'ideologia corporativa - fondamento del Fascismo appartiene a questa terza forma e per affermarsi richiede di instaurare questo modo di rapporto tra filosofia, ideologia e prassi. Il Fascismo, provenendo da un tessuto sociale di preesistente socialismo e liberalismo, nacque quindi nella prima forma, matur nella seconda e si consolid nella dottrina che aderisce alla terza; fu un movimento e come tale ebbe una soluzione dinamica continua di perfetto adattamento alla richiesta popolare e fu ampiamente aderente a quella richiesta.

c) Cos' una filosofia E' necessario chiarire subito che cosa si intende per filosofia, almeno sotto il profilo che servir a definire una ideologia e una azione politica. Per filosofia si intende una posizione sistematica dei problemi fondamentali che si pongono all'interpretazione dell'Essere e dell'esistenza. Mentre le scienze, partendo da classificazioni e descrizioni, rispondono a problemi intermedi che concernono i rapporti tra l'Uomo e la natura, giustificando quindi i mezzi; la filosofia giustifica i fini e, oltre i fini, il loro fondamento e porta alle estreme conseguenze le domande che conseguono alle risposte di altre domande. I problemi filosofici sono quelli della teoresi e quelli della prassi; i primi riguardano la ricerca della verit in s e per s, indipendentemente dall'azione ad essa conseguente; i secondi trattano invece dell'agire. I problemi della filosofia pratica sono strettamente connessi ai problemi della filosofia teoretica; cio a seconda delle risposte che si daranno ai quesiti teoretici, si daranno risposte coerenti ai quesiti pratici. Il principio mazziniano della morale poggia su questo paradigma: la morale la perfetta aderenza dell'azione con il pensiero che l'ha generata Il pensiero marxista elabora, su questo presupposto mazziniano, il concetto di libert: la libert la piena responsabilit nell'azione conseguente al pensiero! E' importante riconoscere che non si dar incoerenza, nel senso che ogni nostro agire presuppone una presa di posizione effettiva nella teoresi, per cui la nostra teoresi effettiva non quella dichiarata o creduta ma quella che

coerente con la nostra azione. Emerge quindi, con richiamo alla morale mazziniana e alla libert marxista, che un'azione non aderente all'ideologia di riferimento produce un'azione a-morale ed emerge inoltre che le fonti di pensiero politico che denunciano la caduta ideologica sostanziano la a-moralit della politica. Sostanziano la destinazione della politica nelle mani degli amorali, sostanziano conseguentemente l'influenza sempre maggiore delle congreghe religiose che, storicamente, sono riconosciute per la definizione di contenuto morale delle loro tesi nelle quali si autoreferenziano. Ancora: il crollo delle ideologie totalitarie, quelle che si interessano di ogni ambito dell'umano, quindi anche di quello spirituale, apre ampi spazi di influenza alle congreghe religiose e al loro dannoso effetto sulla gestione delle funzioni tipiche della persona individuo; apre ulteriori spazi all'alienazione e alla minimizzazione ulteriore dell'Uomo. Ecco perch importante, anzi indispensabile chiarire i fondamenti filosofici di una ideologia e delle ideologie contendenti difendendo i contenuti ideologici e di libert. E' indispensabile per chiunque voglia agire con coerenza, con consapevolezza, con autonomia; per chiunque non voglia subire operazioni culturali e ideologiche che lo facciano agire per fini che non vuole raggiungere o che non conosce. In filosofia si danno due differenti concezioni fondamentali, quella classica e quella dialettica, l'una dualistica o trascendente, l'altra monistica o immanente. A queste due concezioni filosofiche corrispondono le due concezioni ideologiche: la destra e la sinistra. Le due correnti (nell'ambito di ciascuna delle quali si danno numerose distinzioni) traducono e calano nella prassi i presupposti filosofici cui si rifanno. A questo proposito per

occorrono gravi e necessarie precisazioni. I termini di destra e di sinistra, come noto, hanno origini storiche (relativamente prossime, nella rivoluzione francese), e contingenti: originariamente per destra si intendeva il conservatorismo, cio l'atteggiamento politico di chi voleva conservare un privilegio; per sinistra si intendeva il progressismo, cio l'atteggiamento di chi vuole mutare (preferibilmente con una rivoluzione) un sistema dato per conquistare dei diritti. In seguito per i due termini hanno trasceso i due significati originari socio-politici e ne hanno acquistato due di natura filosofico-politica. In relazione alle argomentazioni cui le due forze politiche (che assumevano atteggiamenti detti di destra e di sinistra) ricorrevano per giustificare anche teoreticamente, rispettivamente il conservatorismo e il progressismo. I conservatori hanno ritenuto di ricorrere alla filosofia classica dell'Essere, i progressisti alla filosofia dialettica del divenire, forse perch pi atte a sostenere i rispettivi interessi. Di qui sorge il rapporto delicato, e scomodo, fra le due concezioni filosofiche e i due atteggiamenti politici. Rapporto delicato e scomodo per due ragioni. In primo luogo perch il rapporto in realt potrebbe anche capovolgersi in quanto uno stesso gruppo socio-politico pu assumere atteggiamenti diversi, conservatori o progressisti, a seconda se deve conquistare o mantenere il potere, per cui una classe politica pu continuare a richiamarsi alla filosofia dialettica e assumere atteggiamenti conservatori, mentre una forza politica pu richiamarsi alla filosofia classica e operare per la rivoluzione (che essa chiama restaurazione). In secondo luogo la filosofia classica e la filosofia dialettica presuppongono ben determinati atteggiamenti in etica, in diritto, in politica che, viceversa, non sempre sono quelli

tenuti dalle forze politiche autodefinitesi di destra e di sinistra. Occorre fare anche una precisazione: a dire il vero, mentre, storicamente, il richiamo alla filosofia dialettica da parte delle forze di sinistra (Socialismo, Comunismo, Radicalismo) stato in linea di massima coerente, il richiamo alla filosofia classica da parte delle forze ad esse contrapposte o non ha avuto quasi mai una coerente applicazione nella prassi politica o questo richiamo non c' stato affatto, pur venendo erroneamente chiamate di destra (Liberalismo, Fascismo, Nazismo). Ci avvenuto per il fatto che la sinistra ha saputo imporre l'uso di chiamare destra tutte quelle realt sociali e politiche che, pur essendo state di sinistra, si sono fermate a una data situazione storica anzich procedere oltre. Nella accezione comune quindi mentre il termine sinistra ha coerentemente accresciuto il significato socio-politico originario di un significato filosofico-politico, il termine destra si mantenuto pi equivoco, dando luogo ad una travagliata convivenza sullo stesso fronte di forze eterogenee o, peggio, contraddittorie. In pratica dunque, mentre il concetto di sinistra viene ad assumere una posizione di primato, quello di destra viene ad assumere una posizione di riflesso, viene ad indicare una reazione ad una azione, per cui sotto il profilo psicologico l'iniziativa viene attribuita alla sinistra mentre alla destra rimane la difesa. Questo nuoce gravemente alla filosofia classica sia perch viene compromessa e identificata nell'opinione comune con atteggiamenti e con forze che in realt le sono estranei, sia perch viene a mancare di una forza politica coerente quale dispone invece nella sinistra la filosofia dialettica.

d) Che cosa una ideologia Per ideologia si intende un sistema di valutazioni e scelte, oppure meglio dire opzioni, relative alle risposte date dalla filosofia. Si tratta di opzioni di fondo relative a quei dati che vengono conosciuti come valori. I valori vengono ad assumere posizioni dichiaratamente espresse secondo diverse scale valoriali; una normalmente detta fondamentale e altre che storicamente presuppongono variazioni non significative. Per valore si intende un attributo che si conferisce a ci che si ritiene valga per s o di per s o per il conseguimento di qualche cosa. I valori possono riferirsi ai comportamenti o ai risultati dei comportamenti e si hanno allora i valori morali oppure i valori estetici, artistici ecc. oppure possono riferirsi ai rapporti di reciprocit intersoggettiva, e si hanno allora i valori giuridici, istituzionali, politici, ecc. I valori hanno essenza perenne e immutabile ma una intensit variabile nel tempo e nello spazio; prendiamo ad esempio valori come: libert, giustizia, benessere, cultura, solidariet, unit, moralit, forza ecc. In un dato momento storico, una determinata societ, una determinata comunit politica per vivere e per realizzarsi compiutamente deve realizzare tutti i valori; senonch la realizzazione di tutti i valori subordinata alla realizzazione pi intensa di uno di essi e solo in via subordinata degli altri; in una scala valoriale che sar valida per quella comunit, per un dato tempo, per una prevista durata: questa scala valoriale diviene allora una ideologia. Esempio assai caratteristico di quanto sopra rappresentato dalla costituzione italiana; in tale testo, basato sui valori dell'antifascismo - che dieviene quindi l'ideologia

storicamente espressa si trova un valore fondamentale da realizzarsi nella massima intensit: il lavoro. Tutti gli altri seguono in ordine, presumibilmente, di importanza ideologica. Questo signifca che i costituenti, dunque gli ideologi storicamente vincenti, avevano in quel momento deciso di destinare la popolazione italiana al peggiore dei mali possibili: la schiavit! Infatti il concetto di valore principale dato al lavoro, inteso nella maniera volgare e bassa di sistema di utilizzazione del s e delle capacit del s finalizzate a ricavare compenso monetario rappresentano nella visione mazziniana, in quella marxista ed in quella fascista la peggior forma di schiavit esistente: la schiavit salariata! Era prevedibilmente evidente che una tale follia ideologica avrebbe destinato la nazione ad un crollo morale; fissare quale valore fondamentale di una ideologia un valore (?) materiale e non spirituale destina il popolo ad una accelerata materializzazione dei comportamenti sociali ed a una sempre pi incisiva penetrazione nel tessuto di tutte le forme pi fanatiche di religione. D'altro canto Togliatti, Fanfani e Taviani, per citare tre facitori di quella carta, non erano certamente dotati di alte virt morali essendo notoriamente alienati dal comunismo volgare il primo, dalle questioni religioso/razziali il secondo, dal fanatismo cattolico il terzo. Aggiungo che una lettura assai attenta di questo valore fondamentale aggiornata alle interpretazioni descrittive del vocabolo attualmente diffuse, ci porterebbe a credere che la costituzione italiana e dunque l'ideologia antifascista su cui poggia e che esprime nel suo testo, siano basate sulla speculazione finanziaria e su quella malavitosa. Queste due attivit lavorative portano il derivato di quel

valore fondamentale, il danaro, ad affluire in maniera copiosa nel PIL nazionale e nella circolazione della moneta, dunque......... Le ideologie comprendono tutte gli stessi valori; la differenze tra loro stanno nell'intensit dei valori e nella scala nei quali sono posti; i valori non mutano, non nascono e non muoiono, cambia solo l' intensit dell'urgenza della loro realizzazione e conseguentemente cambia il modo della realizzazione. La scelta di un valore quale assoluto rispetto ad altri, e il modo per realizzarlo, ha dei fondamenti filosofici, si fonda cio su delle risposte che vengono date ai problemi di filosofia teoretica e pratica. Il rapporto con le rispettive concezioni filosofiche di fondamentale importanza per distinguere le ideologie veramente di destra e le ideologie veramente di sinstra, nella considerazione che la popolazione italiana cristallizzata su questo sistema di interpretazione dicotomica della politica ed assai difficile, in costanza di un presupposto di educazione manichea/cattolica, diffondere tra la popolazione l'idea che non esista solo il bene e il male cos come la destra e la sinistra. E' indubitabilmente una visione che non ha supporto logico di nessuna specie, in particolare dacch la configurazione ideologica la scala valoriale stata imposta dal sistema finanziario/monetaristico che ha generato un'unica ideologia generale e alcune sottoideologie derivate e prive di vitalit propria, cos come di caratterizzazione filosofica. E vediamo allora che cosa offre il panorama ideologico attuale e quali siano le raffigurazioni possibili del sistema ideologico/politico. Capita infatti che ideologie sostanzialmente di sinistra, che si rifanno cio ad una concezione monistica ed immanente

della realt, vengono scambiate per ideologie di destra in quanto esposte con un linguaggio ed affermate con uno spirito propri degli ambienti politici di destra. E' ilcaso del Liberalismo che, nonostante il dissidio con ideologie come il socialismo ed il comunismo, dissidio dovuto al solo fatto che le ultime due cosituiscono l'evoluzione conseguenziaria del primo, indubitabilmente un movimento ideologico di sinistra per la sua connotazione relativista e non solo (pi innanzi ne dettaglier compiutamente). Un caso significativamente esemplare riguarda il Nazismo e cos tutte le succesive correnti denominate destra magica, risolventesi pi che altro in un'estetica dell'azione e con forti caratteri occultistici. Nonostante la loro esaltazione dei valori dello spirito contrapposti al materialismo, esprimono comunque concezioni monistiche, immanentistiche o vagamente deistiche e soggettivistiche in cui la volont del Super-Uomo (estremamente malintesa) non adesione al reale, ma pretesa creazione di un reale proprio, appropriabile con semplice atto volitivo materiale. La depurazione e il chiarimento del significato dei due termini di destra e sinistra implica tuttavia una profonda revisione sul piano culturale per reinterpretare la storia ( la storia politica, la storia delle dottrine politiche, la storia dei rapporti sociali) per determinare ci che destra e ci che sinistra. Vanno nuovamente giudicate epoche storiche e fenomeni politici e culturali, vanno riletti da cima a fondo autori ideologi e filosofi; sempre se esiste la voglia di farlo, avendone trovata una ragione. Personalmente lo ritengo un fatto in s inutile e privo di efficacia pratica a ragione della quantit notevole di fattori devianti e tutti di provenienza extraumanista. Per quanto attiene agli autori, poi, il discorso assume connotazioni assai problematiche e prende la via della

complessit. Essendo destra e sinistra categorie ormai superate dalla dottrina politica/finanziaria imperante ovunque, occorre compiere una svolta fondamentale nei criteri di lettura della storia a partire dal secolo scorso. Occorre sfuggire alla tentazione di definire con nettezza periodi, fatti e personalit di destra e di sinistra. Quante volte dobbiamo sentire, in particolare giovani, chiedersi quali siano gli autori di destra e di sinistra ? Quante volte sorgono patetiche e infelici polemiche sui giornali o in sezioni di partito per rivendicare questo o quel pensatore ? C' chi trova opere o capitoli o frasi buone per la destra e chi ne trova per la sinistra, chi ne usa parti e ne ignora volutamente altre... la nascita della nuova ideologia dell' ignoranza politica: l'estrapolismo. Come sarebbe facile conoscere la posizione ideologica di un autore, quindi la filosofia che la sottende, se solo si conoscesse la struttura di quel soggetto ! Chi ne vive le vicende esistenziali bene in grado di definirlo politicamente, per tutti gli altri vale solo la triste rappresentazione! Tutto questo accade perch non si vuole riconoscere la debolezza, la complessit, la possibile contraddittoriet della mente e del cuore umani. Lo sforzo che al contrario occorre fare quello di distinguere di volta in volta, in ciascun periodo, in ciascun avvenimento, in ciascuna personalit, ci che conforme alla concezione di sinistra e ci che conforme alla concezione di destra. Fare una simile cosa difficile ma necessario. E' difficile perch la struttura l'Uomo cos come le masse, hanno bisogno di modelli da amare, soltanto, o da odiare, soltanto. L'Uomo, quando non sa creare per il futuro cerca sostegni tuffandosi nel passato, in autorit che egli stesso si crea. L'Uomo, la societ, il movimento politico che vuole porre la

sua candidatura per il rinnovamento e la guida della societ deve saper guardare il passato ma rimanendo autonomo da esso, deve avere l'ambizione di creare il futuro. Per questo ogni rinascita di una societ deve essere preceduta da una revisione delle concezioni formatesi dalle credenze e nelle convinzioni, deve essere preceduta da un riordinamento delle idee perch si possa instaurare un ordine nuovo nei rapporti fra gli esseri umani. L'ideologia corporativa, quella basata sulla dottrina dei corpi intermedi dello stato, non analizzabile sotto questo punto di vista poich non ha identificazione filosofica classica o dialettica, perch non ha posizione assoluta trascendente o immanente, perch non rileva differenziazione ideologica tra uomo e uomo; essa soltanto finalizza l'esaltazione del momento partecipativo della Persona fondata sul presupposto della comune natura e quindi sulla comune dignit di tutte le persone individue che trovano gli strumenti della creazione del loro futuro dentro la sovrastruttura corporativa. Il Fascismo, in definitiva una rivoluzione, quindi apparirebbe di sinistra secondo i criteri di valutazione dati nelle righe che precedono, ma una rivoluzione antiliberale, antimaterialistica e antimarxista che non ha precedenti nella storia e quindi apparirebbe di destra per quelle ragioni gi spiegate. E' una forma di governo di tipo rivoluzionario, che coinvolge la nazione nella sua interezza dunque totalitaria - una rivoluzione politica ma anche morale e spirituale. La sua democrazia totale, perch corporativa, prevede la dittatura in un certo qual senso di espressione totale perch la forma democratica corporativa non pu escludere nessuno fino dalla venuta al mondo e fino al giorno della morte ( con alcune variabili di spiritualit ideologica, di esclusiva scelta dannunziana). Le dittature totalitarie sono fenomeni particolari al

ventesimo secolo per il loro carattere democratico: esse sono movimenti di massa. Il fascismo ha sempre teso a creare nelle masse la sensazione di essere costantemente mobilitate, di avere un rapporto diretto con il capo (tale perch capace di farsi interprete e traduttore in atto delle loro aspirazioni) e di partecipare e contribuire non a una mera restaurazione di un ordine sociale di cui sentivano tutti i limiti e l'inadeguatezza storica, bens ad una rivoluzione dalla quale sarebbe gradualmente nato un nuovo ordine sociale, migliore e pi giusto di quello preesistente e, soprattutto, mai sperimentato prima. Il regime fascista ha come elemento che lo distingue dai regimi reazionari e conservatori, la mobilitazione e la partecipazione delle masse con la formula della realizzazione corporativa. Che poi ci si sia realizzato in forme demagogiche un' altra questione (di cui vedremo le ragioni pi avanti): il principio quello della partecipazione attiva, non dell'esclusione e della alienazione patita. Un altro elemento rivoluzionario che il Fascismo - anche qui si pu dire demagogicamente, ma un altro discorso - si pone un compito, quello di trasformare la societ e l'individuo in una direzione che non era mai stata sperimentata n realizzata. Il Fascismo nel contempo il risultato di una crisi della democrazia liberale, e di una crisi del socialismo che era dottrina da italianizzare. una rivolta contro la societ borghese, i suoi valori morali, le sue strutture politiche e sociali, il suo modo di vivere. Il Fascismo si presenta cos come l'espressione di una rottura che reca tutti i segni di una crisi di civilt. Si tratta infatti di un fenomeno che possiede un proprio elevatissimo grado di autonomia, di indipendenza intellettuale. Fascismo e marxismo hanno un punto in comune: entrambi vogliono la distruzione del vecchio ordine di cose, di cui sono dei prodotti - gli unici da salvare - per rimpiazzarlo con strutture

politiche e sociali diverse. in questo che l'ideologia fascista un'ideologia rivoluzionaria. La crisi del dopoguerra non scoppi in Italia come un terremoto improvviso. Nel ventennio precedente, erano molto frequenti le manifestazioni di rivolta contro una certa immagine della societ borghese liberale, alle quali s'accompagnavano radicali condanne e il rifiuto delle sue posizioni ideologiche o politiche, come il culto del benessere, il riformismo politico, il parlamentarismo, il pacifismo, l'umanitarismo sociale, il perbenismo di una morale convenzionale ed ipocrita: la sostanziale rappresentazione della peggior borghesia, quella parassitaria. Bench fossero cominciate con la conquista del potere da parte di minoranze, tali dittature totalitarie riuscirono perch dettero forma agli informi sogni delle masse nazionali e riecheggiarono le loro confuse ed appena coscienti aspirazioni con un'audacia quasi spaventosa e con l'estrema semplificazione. Credo che sia utile dare una definizione di totalitario per evitare che qualche lettore scivoli su contenuti assai difformi da quelli che intendo proporre; per fare questo mi pare corretto utilizzare la miglior definizione possibile il cui autore, certamente di cultura socialista, certamente marxista, certamente fascista, prima e comunista poi essendone uno dei fondatori del partito non potr essere contestato per come definisce positivamente il vocabolo, rendendone una visione concreta: Ideologia totalitaria, ovvero che interessa visioni che investono tutti gli aspetti della societ, non avendo, quindi, interessi settoriali. Quale maggior garanzia di democrazia si poteva dare al vocabolo totalitario ? In particolare Fascismo e Comunismo contengono una ampia visione spirituale e non necessitano, anzi escludono, la presenza di una religione terza, che quindi nei confronti

dei due totalitarismi deve agire in forte contrasto per radicare la sua presenza combattendo l'eliminazione. Il Fascismo per di impianto produttivo e quindi non va incontro ai benefici della provvidenza divina, anzi li rifiuta tout court, inoltre rigetta il concetto di paura, anzi sfida persino la morte e presenta una visione di religione immanente rappresentata dallo Stato di cui il cittadino parte fondante e parte del divino ed il governo staccato dallo Stato e semplice strumento di governo attraverso la funzione esercitata dagli esponenti dei corpi intermedi; il comunismo invece, di impianto caratteriale ricettivo comprende al suo interno delle falle attraverso le quali la provvidenza divina, e con esse il clero che la governa, possono tranquillamente agire indisturbati; il comunismo rappresenta una visione spirituale di similtrascendenza non offrendo che una promessa e non avendo contenuti di percepibile immanenza; si basa sul concetto di paura per mantenere la fede nell'idea e l'aggregazione. Ci comporta che per la chiesa il Fascismo deve essere distrutto, mentre il comunismo pu essere utilizzato perch governabile con i medesimi sistemi che essa usa per governare il suo gregge. l concetto dellUomo per il cattolicesimo e per il Fascismo, diametralmente opposto luno allaltro, il primo vede luomo come un peccatore nato, mentre lultimo lo vede come potenzialmente divino. Il primo lo controlla e lo blocca, il secondo lo libera e lo esalta. Il primo lo controlla nella visione universale (con un uni-ca visione) indicata e governata dal Dio maschio uni-co, portatore dell'ordine supremo, il secondo lo libera nella cosmogonia e nel caos produttivo creativo della rivincita sulla morte attraverso il potere femminile che nel primo corpo intermedio (primo per importanza e creatore dei

successivi), la famiglia, realizza la compiuta socialit e maturit della generazione seguente. La ragione della vita dentro e non fuori la vita; nulla trascende il nostro mondo, nulla trascende il nostro spirito. I misteri, le sorgenti imperscrutabili dei valori umani sono la negazione dell'autonomia e quindi del valore di ogni uomo. Lo spirito religioso , da questo lato, anticivile perch antietico. e) La democrazia corporativa (o dei corpi intermedi dello Stato) Vediamo prima cosa non la democrazia corporativa attraverso le concezioni della societ che esprimono liberismo e comunismo di cui segue un breve accenno. Il liberismo, ideologia relativista non totalitaria ( richiede una chiesa per la risposta spirituale che sorge spontanea nell'essere umano non ancora realizzato) ha una concezione atomistica che riduce la societ ad una somma di individui, ciascuno dei quali persegue il suo particolare interesse come fine supremo e considera la societ solo come la sede di contemperamento degli interessi e delle libert; l'atomismo sociale considera il tutto come un'astrazione in funzione dell'unica realt costituita dall'individuo ed ha insito il destino della decadenza che non sa come affrontare perch afferma la storia di impianto lineare e quindi privo della consapevolezza che proviene dalla visione circolare. Il comunismo, ideologia relativista totalitaria, offre una concezione organicistica della societ che viene ad essere ridotta ad un organismo collettivo, in stretta anlogia con il concetto fisiologico di organismo dove le singole parti non

hanno significato, prese isolatamente, ma solo in funzione del tutto; l'individuo dunque funzione della societ. Le due concezioni hanno un piano di contrapposizione solo apparente e mentre l'atomismo finisce per produrre nella societ uno stato di anarchia che provoca, per reazione, la concentrazione propria dell'organicismo, questo, data la forzata personificazione del Tutto finisce in realt per porre questo Tutto in funzione di pochi individui. Le due concezioni costituiscono dunque due espressioni storiche di un'unica concezione dell'Uomo conseguente alla filosofia dialettica monistica: il passaggio dall'atomismo all'organicismo costituisce infatti successivi momenti alterni del processo dialettico. La fondamentale concordanza delle due concezioni la si constata passando attraverso gradi successivi delle dottrine sociali alle corrispondenti dottrine politico-istituzionali ed alle rispettive estrinsecazioni storiche dello stato liberale e dello stato socialista: in entrambe lo stato finisce per divenire una realt burocratica che si contrappone inevitabilmente alla societ civile e finisce di fatto per identificarsi con la classe politica perch la unicit sostanziale il dettato imperativo che il sistema di sopragoverno finanziario/speculativo detta come paradigma assoluto a tutti i sistemi di governo occidentalizzati. Nel sistema politico liberale infatti si ha un'unica struttura avente il carattere della politicit e dotata di poteri sovrani che viene chiamata stato; sebbene essa si proponga di limitare la propria funzione ed assicurare il coordinamento tra le sfere delle libert individuali, in pratica finisce, inevitabilmente, per non assolvere compiti che le competerebbero (cio il coordinamento dei corpi intermedi) per arrogarsene altri che non le competerebbero ( cio i compiti esclusivi dei corpi intermedi). Nel sistema politico socialista si distinguono, secondo la

formula marxista-leninista, le due fasi, quella transitoria e quella finale. Nella prima delle due, quella dello stato socialista, o, forse meglio, quello della dittatura del proletariato, il sistema collettivistico risolve l'individuo nello stato; nella seconda, quella detta finale, o della societ comunista, la societ si risolve nell'individuo (questo un evento esclusivamente teorico, poich nella storia dell'umanit mai si verificata tale esperienza). La specificit della dottrina corporativa, dottrina in quanto l'insieme dei precetti e delle teorie su cui si fonda il movimento corporativo, la sua concezione organica (ben equilibrata e ordinata nelle sue parti) che le deriva dalla sua aderenza stretta con il sistema di gestione naturale antropologica della specie, assunto sin dalla esperienza della sua nascita come gi precedentemente richiamato. La dottrina corporativa non relativista poich contiene il principio dell'assoluto che identifica nella figura dello Stato Corporativo : Antiindividualistica, la concezione fascista per lo Stato; ed per l'individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volont universale dell'uomo nella sua esistenza storica. E' contro il liberalismo classico, che sorse dal bisogno di reagire all'assolutismo e ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si trasformato nella stessa coscienza e volont popolare. Il liberalismo negava lo Stato nell'interesse dell'individuo particolare; il fascismo riafferma lo Stato come la realt vera dell'individuo. E se la libert dev'essere l'attributo dell'uomo reale, e non di quell'astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo per la libert. E' per la sola libert che possa essere una cosa seria, la libert dello Stato e dell'individuo nello Stato. Giacch, per il fascista, tutto

nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso il fascismo totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unit di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo.
La democrazia corporativa non contiene la possibilit di realizzare un sistema di elezione di rappresentanti e dunque non concepisce il sitema elettorale rappresentativo cos come generalmente inteso dalla popolazione. In tale sistema il popolo viene chiamato a dare una delega ad un soggetto, per lo pi sconosciuto sotto il profilo dell'orientamento caratteriale; ovvero esprime con una croce o ics, che dir si voglia, una preferenza per un simbolo e talvolta per uno o pi nomi , essendo privo di quella conoscenza profonda del soggetto tale da ridurre ad un livello socialmente sopportabile il rischio di errore. A questo proposito risultano naturalmente vane tutte le raccomandazioni su scelte oculate essendo negate al popolo sovrano le caratteristiche tipiche della sovranit; essendo, nei fatti, abbassato al rango di utile servit. La democrazia corporativa non contempla le classi e non contempla quindi i rappresentanti delle stesse. La democrazia corporativa esprime esponenti dei corpi intermedi che hanno specifica e profonda conoscenza delle caratteristiche del corpo di appartenenza e possono sempre e comunque esercitare un ruolo di governo cosciente, compiuto, consapevole. La fondamentale caratteristica del soggetto esponente rilevata durante la sua appartenenza al primo corpo, la famiglia, all'interno del quale assume la forma di compiutezza sociale attraverso il comportamento che va via via assumendo con la crescita. All'interno di questo corpo il futuro cittadino dello Stato

assume e rivela l' orientamento caratteriale mediante l'espressione del suo valore intrinseco raggiunto, che risulta manifesto attraverso la capacit di apprendere i quattro fondamenti della vita di relazione e reciprocit. Infatti nella societ pre-consumista, e nella societ fascista/corporativa in particolare, emergevano con incredibile facilit figure materne che riuscivano a realizzare l'amore verso in figli in maniera matura senza il bisogno della restituzione mostrando ai figli le particolari virt da esse possedute, vediamole: Lealt Espressione sociale nella quale ferma l'osservanza della pattuizione quando questa scaturita da libera scelta e quand'anche l'osservanza preveda disagio o danno. Generosit Espressione sociale che consente l'equilibrio naturale tra diverse capacit nell'esprimere le possibilit individuali al fine di generare il beneficio sociale diffuso. Solidariet Elemento della socialit acquisita che si traduce nella consapevolezza che il miglior risultato complessivo ottenuto con l'azione corale derivante dall'equilibrato impiego delle possibilit evidenziate e conosciute. Altruismo Ricchezza sociale derivante dalla capacit di intervenire a supporto della debolezza o della impossibilit altrui senza pretendere, anzi rifuggendo, il riconoscimento, la restituzione, la gratificazione. Trascurando altri significativi e determinanti valori assumibili solo nel primo corpo intermedio, si intravede gi da ora come i successivi corpi cui l'essere umano andava a partecipare, traevano beneficio o eventuale danno dal risultato dell'attivit della famiglia. A questo proposito credo che sia necessario un breve

accenno agli orientamenti caratteriali di cui gi alcune volte emersa l'importanza. Quando si affronta un ragionamento politico diventano assai importanti gli uomini, i loro caratteri, la loro cultura sociale, quella politica, e la visione umanistica in particolare. E evidente a chiunque, persino al pi sprovveduto e disattento degli esseri umani, che la politica fatta dagli uomini e se, per puro caso, essi fossero prossimi alla perfezione, non ci sarebbero problemi di sorta. Si potrebbe dire, esagerando un po', che persino una scala valoriale, dunque un'ideologia, di basso livello potrebbe dare buoni frutti. Lo stesso ragionamento vale per una buona ideologia ed un uomo politico di basso livello: in tale caso il risultato sarebbe dannoso. I cosiddetti problemi politici nascono dal fatto che gli uomini partecipanti alla gestione del bene pubblico hanno una quantit incredibile di questioni irrisolte con il proprio se ed anzi, losservazione attenta lo dimostra, pi ne hanno e pi sentono lo stimolo a partecipare al governo degli altri; come dire: ho fallito nel mio individuale vediamo un po se riesco a far meglio altrove ! Ci sono una quantit rilevante di persone qualitativamente elevate sul piano umanistico e sociale che credono in buona fede di essere inferiori ai professionisti dellinganno politico, e perci non partecipano; molti non sanno che proprio in quellambiente dei professionisti della cosa pubblica che si trova, sovente, il peggio dellumanit. Detto questo si pu anche correre il rischio, a questo punto quasi del tutto inesistente, di dichiarare che ogni e qualsiasi forma di governo sarebbe buona per il popolo se gli uomini che la presentano e la rappresentano fossero umanamente corretti; il fatto che ci sia chi critica il liberismo, il comunismo, il socialismo, loligarchismo, lo statalismo

capitalista, lanarchismo ed ogni possibile - ismo pensabile, dipende solo dalla presenza elevatissima di uomini privi di libert e portatori di paure, timori, complessi dinferiorit nella veste di rappresentanti degli ismi medesimi. Per prevenire la presa di coscienza popolare sullo squallore morale dei soggetti, stata ampiamente diffusa dal sistema mediatico la tesi secondo la quale non contano gli uomini , ma bens le idee. Niente di pi falso ! Vediamo quindi alcuni accenni agli orientamenti caratteriali: luomo sviluppa forme diverse di socializzazione e di assimilazione, mediante le quali, rispettivamente, si pone in relazione con il mondo ed ottiene ci di cui ha bisogno. Le peculiarit di tali modalit caratteristiche di ciascun individuo costituiscono il nucleo del suo carattere. La struttura caratteriale cos costituita avr il ruolo di influenzare notevolmente le decisioni dellindividuo, i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni, avr funzione selettiva nei riguardi del mondo dei valori e degli ideali e costituir la base del suo adattamento sociale.Un ruolo predominante nella formazione del carattere attribuito alla famiglia, definibile (per lo meno per quanto riguarda la famiglia media) come lagente psichico della societ ; il carattere individuale del bambino modellato in gran parte dalla madre e marginalmente dal padre, i cui metodi di educazione sono a loro volta determinati dalla struttura sociale vigente nella loro cultura. Il bambino acquister cos progressivamente quel carattere che pi si conf alle esigenze culturali rivelate all'interno del corpo sociale. Allinterno di uno stesso corpo intermedio successivo alla famiglia, i singoli individui avranno un differente sistema caratteriale, rappresentato dal carattere individuale ; le differenze tra il sistema caratteriale dei vari individui sono da

ascriversi principalmente al fatto che lambiente non mai lo stesso per due persone che lo esperiscono: in virt di un diverso temperamento e di altre caratteristiche costituzionali, quindi persone diverse reagiranno in maniera differente anche di fronte a situazioni simili.Lo studio del carattere, individuale e sociale, riveste estrema importanza per la comprensione del comportamento e degli affetti degli individui, cos come dei fenomeni sociali; la struttura caratteriale di una persona ci che ne determina in larga misura pensieri, sentimenti ed azioni, anche se gli elementi di tale struttura sono spesso per questa incoscienti. Basti pensare, che mentre certe abitudini generate dal semplice conformarsi agli schemi culturali possono essere facilmente modificate quando a tali schemi ne subentrano altri, difficilmente sar possibile rimuovere quelle abitudini che invece si radicano nel carattere dellindividuo, a meno che non avvenga un mutamento che coinvolga la totalit della sua stessa struttura caratteriale. Possiamo individuare diversi orientamenti caratteriali, differenziando tra orientamento produttivo ed orientamenti non produttivi. Tali tipi sono da considerarsi astrazioni teoriche, i cui vari elementi vanno a combinarsi in diversa misura a formare la struttura caratteriale, nella quale tuttavia uno di questi orientamenti risulta predominante. Di ogni essere umano che partecipa alla vita familiare la madre, oltrech educatrice anche conoscitrice profonda delle trasformazioni che avvengono allorch i figli partecipano ai corpi successivi ed esterni alla famiglia ( scuola, aggregazioni sociali diverse ecc.) e dunque lei l'unica a poterne indicare la destinazione nel grande bacino delle attivit espresse dall'uomo durante la sua vita, consentendo l'armonizzazione dell'essere con lo sviluppo, la

rimozione o la repressione autonoma delle sue possibilit. Senza questo fondamentale elemento sociale non possibile realizzare la democrazia corporativa che la massima espressione possibile della partecipazione e contemporaneamente la maggior possibilit di armonizzazione dell'essere umano con il mondo che lo accoglie.

La concezione di corporazione o di espressione corporativa (quasi sempre professionali) utilizzate da pi parti per indicare rigide posizioni di conservazione di privilegi, non contengono alcun significato riconducibile alla democrazia corporativa, anzi ne sono completamente difformi nella sostanza. La famiglia, elemento fondamentale e indispensabile del sistema democratico corporativo, pu dunque essere indicata, socialmente, come segue: ...essa il corpo intermedio dello Stato che assolve la funzione di perfezionare la natura razionale e spirituale dellessere umano attraverso modalit di unione peculiari e relative alla coppia eterosessuale. <<Alla base del patto (meglio di contratto) matrimoniale sta l'individuazione, da parte di una data donna e di un dato uomo, di avere un compito comune da assolvere nell'ambito della societ, compito proprio della coppia nella sua unit; non dell'uno o dell'altro e neppure una coincidenza del compito dell'uno e dell'altro dei due coniugi; compito che pu essere continuato anche dopo la morte di uno dei due o anche della defezione da parte di uno dei due. E' necessario e richiesto dalla naturale distinzione che ha l'incontro di volont nel matrimonio. Infatti questo incontro di volont, essendo diretto a creare nuove esitenze umane, esige che si trascenda l'interesse contingente dei soggetti da cui esso ha

origine.>> Ecco dunque il nucleo famigliare nel quale la societ tutta si prefigura e trova continuazione e nel quale si realizzano i suoi presupposti di solidariet sociale. Tali le famiglie tale la societ tutta. Se nella famiglia si impara ad essere leali, solidali, generosi ed altruisti coerenti e razionali nelle scelte quotidiane e nell'impiego del proprio agire, tali si sar nei rapporti di lavoro ed in tutti gli altri rapporti, ivi compresi quelli politici. Nella famiglia si evidenziano e si fissano i caratteri sociali permanenti di tutti gli altri corpi intermedi: l'esclusivit, l'indissolubilit, la gerarchia. Ogni gruppo sociale si forma infatti concretamente sulla base di un patto i cui contraenti sono tenuti ad una fedelt recicproca ordinata al fine comune tipico del corpo; se la lealt non la si attua nella famiglia tutta non la si attua neppure in nessun altro ambito dell'agire associato e neppure nell'agire individuale, cio neppure nei confronti di s stessi. Un ultimo necessario accenno deve essere rivolto ad inquadrare l'interesse sociale e quello privato. Linteresse sociale stato oggetto di analisi attenta e di costruzione scientifica allincirca nella prima met del secolo scorso. Durante questo percorso si introdotto il concetto di complesso d'inferiorit . Il complesso di inferiorit, naturalmente esistente in qualsiasi essere umano che si accorga della sua modesta dimensione nel cosmo, comporta che maturi in lui laspirazione alla superiorit. L'aspirazione alla superiorit coesiste con un altro innato impulso: cooperare e lavorare con altre persone per il

raggiungimento del bene comune, un impulso che stato definito interesse sociale . Lo stato di salute mentale caratterizzato da ragione, interesse sociale e autotrascendenza; quello di disordine mentale invece da egocentrismo, senso di superiorit o bisogno di esercitare potere su altre persone.

Una delle pi consuete vie seguite dagli amministratori pubblici per affermare il perseguimento dellinteresse sociale, tentando di mostrarsi quanto mai adatti al ruolo pubblico, consiste nellinvenzione di una ragione sociale che giustifichi atti che sono invece di interesse privato personale o di lobbyes; anche qui gli esempi non mancheranno certo al lettore che voglia riflettere con senso critico e valutazioni scaturite da fatti oggettivamente rilevati. Nella sintetica indicazione degli studi sullinteresse sociale sopra riportata, viene indicata nel bisogno di esercitare potere sugli altri una delle raffigurazioni, frutto del disordine mentale, di un falso interesse sociale. Questo bisogno di potere introduce la necessit di affrontare due altri concetti: lautorit e lautoritarismo. La prima, molto sinteticamente, un fatto riconosciuto in quanto si da a chi esprime effettiva capacit ( il concetto del maestro di bottega dove i giovani riconoscevano indiscutibilmente lautorit del maestro che cedeva loro la conoscenza che li rendeva poi consapevoli dellacquisizione della capacit anche a superarlo per una successiva condotta di vita autonoma). Lautorit non una qualit intrinseca allindividuo ma si riferisce ad un rapporto interpersonale nel quale una persona considera unaltra superiore a se stessa nellambito di quel rapporto. Per semplificare pu dirsi come le parti tra le due stesse persone possano invertirsi in un rapporto successivo e

diverso. Lautorit razionale si manifesta in un processo in cui il rapporto basa sul fatto che una parte riconosca la superiorit effettiva allaltra parte dalla quale non le discenda per unazione di sfruttamento dellinferiorit. E un rapporto in cui la parte riconosciuta superiore offre allaltra gli strumenti per il raggiungimento e/o il superamento; un rapporto positivo. In linea generale lautorit non si impone, anzi, in situazioni di equilibrio mentale, la si va ricercando per beneficiare di quella capacit che le propria e intrinseca e che pu cederci; non la si teme, semmai la si ama; in situazione di disordine mentale, invece, la si sfrutta fingendo amore o rispetto, per carpirne il valore utilitaristicamente. Lautoritarismo , al contrario, sempre e solo imposto; non pu mai esservi riconoscimento di quelle capacit che non esistono poich esso, lautoritarismo, viene espresso proprio laddove manchino obbiettive capacit riconosciute; dove si manifesta lespressione autoritaristica, si trovano lignoranza, la manifesta inferiorit, la povert danimo e morale, la pi cupa asocialit. Lautoritarismo, detto anche autorit inibitoria, caratterizzato dalla imposizione allinferiore di uno stato di affermata superiorit, volta a mantenere sfruttamento, sopruso, privilegio; gli esempi corrono allambito religioso, politico, familiare (padre/figlio, moglie/marito, ), sociale, lavorativo (padrone/operaio) ecc. ; un rapporto distruttivo. Questo sistema, lautoritaristico, ha invaso quasi ovunque il tessuto amministrativo pubblico avvalendosi della formazione di una particolare coscienza oggi espressa dalla gran parte della popolazione: la coscienza autoritaria. Tra l'esponente dei corpi intermedi dello stato e un rappresentante eletto in democrazia rappresentativa si

evidenzia in maniera marcata la figura sociale positiva del primo e quella sociale negativa del secondo.

CAPITOLO SECONDO

L'amore (lo strumento)

Vediamo qualche contributo sull'amore nella reciprocit del vivere sociale:

...dal suo punto di vista non interessa sapere se l'uomo va alla religione e crede in dio, ma se vive con amore e pensa secondo verit. Se la risposta s, i sistemi di simboli che adopera hanno poca importanza. Se la risposta no, non ne hanno alcuna! Lo scopo della nostra vita di servire la forza che ci ha creati. E dalla cui misericordia o approvazione dipende il nostro stesso respiro, servendo con lealt le sue creature. Questo significa amore, che dovrebbe sostituire l'odio che si vede ovunque non appena si affermasse la sconfinata forza che compare nell'Uomo allorch si esprime liberamente affrancandosi dal peso dell'alienazione Io v'amo troppo per adulare alle vostre passioni o accarezzare i sogni dorati coi quali altri tentano ottenere favore da voi. La mia voce pu apparirvi severa e troppo insistente a insegnarvi la necessit del sacrificio e della virt per altrui. Ma io so, e voi, buoni e non guasti da una falsa scienza o dalla ricchezza, intenderete fra breve, che ogni vostro diritto non pu essere frutto che d'un dovere compiuto.

I sacrifici che devono essere fatti da una generazione per amore delle generazioni seguenti non sono qualcosa che possa essere deciso dai governanti soltanto, specialmente se essi non sacrificano nulla di s stessi!
Vivere con amore, adoperare lo strumento dell'amore nei rapporti di reciprocit l'essenza del sentimento che rese fertile il terreno sul quale nacque quel movimento di massa chiamato Fascismo. Certamente occorre intendere il significato del vocabolo amore per come era diffuso nei primi anni del 1900 e vedere poi qualche aggiornamento alla materializzazione relativistica che si dato ai giorni nostri. Ai primi del '900 il significato dato ad amore nel contesto riferibile ai corpi sociali, aveva connotazione vicina ad un moto sacrificale, una sorta di sofferenza comunque positiva perch era un evidente legame all'interno del nucleo familiare. Centinaia di donne vissute in quei tempi lo hanno sentito e cos lo hanno riportato dimostrando l'elevato spessore umano della societ proletaria. Un passo del testamento lo rileva e lo afferma con estremo rispetto collocandolo molto in alto: <<Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz'altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente del lavoro infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali falsi profeti hanno buon gioco per l'insensibilit di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere. >>

Voglio raccontare con brevit, ma senza trascurare i particolari rilevanti, una delle centinaia di confessioni che ebbi il piacere di ricevere quando vivendo in Emilia Romagna mi dedicavo con una passione incontenibile a cercare le fonti del fascismo. Una donna nata nel 1897, mi raccontava con linguaggio semplice, con incantevoli espressioni del viso, con pause e toni di voce a volte forti e a volte docissimi la sua vita e quella della sua famiglia; le sue mani, appoggiandosi spesso al dorso delle mie, mi davano la possibilit di comprendere ben oltre il semplice linguaggio; mi parlavano adagiate su frequenze inimmaginabili per chi si ostina a non comprenderne l'esitenza. Mi raccontava dei suoi quattro figli, del padre e della madre suoi e, anche, di quel marito che aveva avuto a fianco finch la fatica non glielo aveva rapito. Mi raccontava delle 14 e pi ore di fatica che si caricava addosso per tornare a casa distrutto spesso accasciandosi sul tavolo senza riuscire a mettere cibo in bocca. Mi raccontava della lor voglia, sua e del marito, di dare ai figli un differente destino. Mi raccontava di quanto desiderassero, loro ignoranti, vedere i figli istruiti, poich credevano che quell'istruzione avrebbe dato loro la libert. Mi raccontava che il marito, socialista, lottava anche per questo pur con le sue infinitamente modeste possibilit. Mi raccontava che la risposta non arrivava mai, <<fatti non parole>> era il verbo menzognero dei socialisti.

Mi raccontava che sent un giorno raccontare di Andrea Costa, dei fasci, della volont popolare traducibile in fatti reali; nessuna trascendenza lontana; il loro bisogno era immanente, era concentrato in un tenpo breve, quello che avrebbe concesso al marito di arrivare ancora la sera a casa con le braccia che perdevano sangue dalla fatica....ma era felice perch amava lei, i suoi figli e si esaltava per quanto faceva. Mi raccontava che venne il fascismo e che da li a poco una comandata dispose che ogni famiglia doveva dare uomini validi a costruire la scuola; e il marito aggiunse al suo lavoro durissimo altre ore, alla luce delle lampade, per costruire con gli altri una meravigliosa scuola in soli undici mesi; era felice pi che mai! Si comprarono due vestiti belli per portare i primi due figli dentro quell'edificio miracoloso e li consergnarono al destino dell'istruzione: il sogno di una vita! Mi raccont di come adesso, i figli grandi e istruiti, fossero sempre infelici, incapaci di dare una fine al loro desiderio di possedere e soggetti all'attesa del verbo che ti guida....poveri idolatri figli del mondo della modernit industriale. Mi raccont anche dell'amore coniugale, del loro rapporto carnale; talvolta brutale e brevissimo, altre volte dolcissimo fin a chiudersi nel sonno di entrambi....da sembrare eterno. Le chiesi dell'effetto della brutalit; mi stup la risposta; rimasi colpito pensando che stavo parlando con una donna anziana priva di istruzione ma, incominciavo a capire, di una categoria assai superiore.

Mi spieg, insistendo su alcuni passaggi e forse intuendo che ero incapace di comprendere, che quello era il suo uomo e che lei lo aveva creato e che lei poteva educarlo anche diversamente, ma che non intendeva violarne la libert di essere anche talvolta in quelle maniera! Ovviamente si tratta di un'interpretazione forte dell'amore quale rapportazione all'interno della famiglia e in particolare verso la generazione entrante; il lavoratore spesso una donna vedova di guerra che, proprio perch donna, viene ancor maggiormente sfruttata dai falsi profeti che pretendono di rappresentarla essendo spesso preti e sindacalisti; si rileva l'impostazione marcata del sindacalismo rivoluzionario soreliano volto alla soppressione del sistema schiavistico salariale per la costituzione di una societ di produttori non alienati e associati su patti stipulati in libert; la libert sinonimo di amore, in quest'ottica, ma non solo; anche la violenza soreliana amore perch porta alla libert dall'oppressore, violenza reattiva: E' un tipo di violenza al servizio della vita, non della morte. Essa volta a difendere la vita, la libert e la dignit umane, e si esprime nella forma della lotta contro l'aggressore. A questa forma di violenza si potrebbero ricondurre i vari movimenti di liberazione nazionale, e pi in generale ogni forma di ribellione violenta e di lotta non convenzionale contro il potere e l'ingiustizia sociale. Qualche altra interessante impostazione di pensiero su questo argomento si pu trovare nel Manifesto della donna futurista pubblicato in coda al libro. E' anche necessario comprendere che presso la popolazione che non fosse partecipante del mondo industriale nei primi anni del '900, e quindi apparteneva al mondo dell'agricoltura tradizionale e dell'artigianato produttivo, era ben difficile

trovare esigenze di derivazione materialistica tipiche del mondo dell'operaismo/urbanizzato gi sulla via della completa alienazione schiavizzata. Ho rilevato in moltissimi casi come da un rapporto di amore soddisfacente (fraterno, materno, coniugale) in quei corpi sociali legati all'economia basilare (agricoltura tradizionale e artigianato produttivo) discendesse con evidente semplicit una ampia e decisa propensione a spostare quel valore amore nei corpi di aggregazione successivi. La visione Fascista indica l'affermazione dell'"AMORE come BISOGNO DI TUTTI " e quindi l'avvento di una comunit che renda inutile il metodo contabile del dare e dell'avere nei rapporti sociali ed anche nei rapporti fra i sessi. Il Fascismo antepone la filosfia dell'essere a quella dell'avere e relega la seconda a ruoli di marginalit funzionale al sistema impostato sulla prima. Non vi possibilit alcuna di rintracciare nella dottrina ed in qualsiasi altra documentazione una tesi differente da questa.

a) Il concetto di amore Amore oggi diventato una delle parole pi usate ed anche abusate, alla quale sovrapponiamo significati del tutto differenti: amor di patria, amore per la professione, amore tra amici, amore per il lavoro, amore tra genitori e figli, tra fratelli e familiari, amore per il prossimo ecc. In tutta questa molteplicit di significati, per, lamore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e allessere umano si schiude una promessa di felicit che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di

amore sbiadiscono configurandosi come marginali. Sorge allora la domanda: tutte queste forme di amore alla fine si unificano e lamore, pur in tutta la diversit delle sue manifestazioni, in ultima istanza uno solo, o invece utilizziamo una medesima parola per indicare realt totalmente diverse? Delle tre parole greche relative allamore eros, philia e agape, quali abbiamo allontanato in modo netto e deciso? Allamore tra uomo e donna, che in certo qual modo simpone allessere umano, lantica Grecia ha dato il nome di eros! Oggi dov'? La messa in disparte della parola eros (impulso damore, istinto sessuale, ma anche tensione al bene supremo, alla verit ) insieme alla nuova visione dellamore che si esprime attraverso la parola agape (sentimento fraterno e disinteressato), una novit imposta dal cristianesimo, denota indubbiamente qualcosa di essenziale proprio a riguardo della comprensione dellamore. Se nella visione ideale dell'amore troviamo un percorso di eros assai ardito :"Amare volere. Se amiamo ci che ha pregio e risponde allideale perch quellideale non c e con lamore lo vogliamo realizzare". Il messaggio chiaro. Amore non una condizione passiva, ma una costruzione attiva, sostanzialmente volitiva, che trasforma una realt per s insignificante in una fascinazione, grazie a quella idealizzazione che lamore vuole realizzare. Perch amore innanzitutto creazione e non passiva soddisfazione; un atto creato e proiettato in avanti da azione produttiva. Capaci damore non sono mai coloro che stanno in attesa dellincontro della loro vita, in una posizione ricettiva, ma coloro che lo creano trasformando il reale secondo il proprio ideale. Infatti, se continuiamo: "La persona amata quella ricreata dal nostro amore. Essa un nuovo essere per noi

sin da quando prendiamo ad amarla; ma si fa realmente un essere sempre nuovo, si trasforma continuamente in conseguenza del nostro amore, che agisce su di essa, conformandola a grado a grado sempre pi energicamente al nostro ideale. Insomma, loggetto dellamore, qualunque esso sia, non preesiste allamore, ma da questo creato. Vano quindi cercarlo con lintelligenza astratta, che presume di conoscere le cose come sono in se stesse. Su questa via non pu trovarsi se non la mancanza di ci che si ama ed degno perci dessere amato. Si trova il difetto, il male, il brutto: ci che non si amer mai, perch, per definizione, ci che invece si odia". Attenzione dunque al "sano realismo", esso lultima illusione che costruiamo per difenderci anticipatamente dalla disillusione. Ma in queste regioni, abitate dalla prudenza scambiata per "esame di realt", non dato incontrare la reciprocit solidificata dall'amore, non si da' Fascismo, allora, nella coppia, nella famiglia, nella societ, nello Stato. Proprio mentre venivano rese pubbliche quelle frasi appena citate, era il 1918, la psicoanalisi incominciava la costruzione del suo edificio allinsegna dell "esame di realt". Chiamava "nevrotici" quelli che costruiscono castelli di sabbia in aria e "psicotici" quelli che li abitano, perch gli uni e gli altri si allontanano da quel "sano realismo" che proprio della realt specifica, chiara e affidabile, per abitare gli uni un mondo fantastico, gli altri un mondo delirante. Agli innamorati che idealizzano la persona amata, la psicoanalisi ricorda che lidealizzazione una regressione infantile, perch trasferisce sulla persona amata quel senso di unicit che da bambini attribuivamo ai nostri genitori, quando li sopravvalutavamo perch da loro dipendeva la nostra vita e ancora non avevamo visto le loro ombre (???); la psicanalisi, scienza (?) positivista si prostrava al servizio dell'industria,

del relativismo, della borghesia speculativa e comunque anche al servizio interessatissimo del catto/cristianesimo.......l'essere umano perdeva l'anima, perdeva l'intuizione, perdeva la fantasia, si apprestava a diventare ingranaggio della megamacchina! La descrizione d'amore che abbiamo letto sopra, in quanto impulso d'amore e tensione al bene supremo vale per la coppia, per la famiglia (nella democrazia corporativa intesa come corpo sociale fondamentale), per lo Stato e se ne trova ampia conferma nelle righe che seguono: Nel 1919, finita la guerra, il socialismo era gi morto come dottrina: esisteva solo come rancore, aveva ancora una sola possibilit, specialmente in Italia, la rappresaglia contro coloro che avevano voluto la guerra e che dovevano espiarla. Il Popolo dItalia recava nel sottotitolo quotidiano dei combattenti e dei produttori. La parola produttori era gi l'espressione di un indirizzo mentale. Il fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza, a tavolino: nacque da un bisogno popolare di azione e fu azione; non fu partito, ma, nei primi due anni, antipartito e movimento. Di qua la tensione e l'impulso, dall'altra parte solo il rancore: l'antitesi netta dell'amore. Se vero infatti che il rancore altro non se non un sentimento di avversione profonda, di risentimento verso una persona, un ambiente, una situazione, quindi vero che le forme di espressione politica contrastanti l'amore, negano ogni possibilit di costruire una socialit compiuta; si sforzano, vero, su un piano di disperata dialettica, di rincorrere soluzioni possibili, ma le possibilit loro concesse sono nulle. Trasferire questo concetto al 1945 e agli anni che seguono diventa naturale.......

D'altro canto nell' espressione ......nacque da un bisogno popolare di azione e fu azione..... si scopre come gli elementi del materialismo volgare si fondono con una profonda comprensione filosofica dell'uomo: una vaga anticipazione del socialismo come solidariet umana si unisce alla soluzione utopistica della rinascita dell'uomo attraverso l'amore; un rapporto mistico tra l'uomo-dio e i suoi simili congiunto con una oggettiva e realistica comprensione dell'importanza dei rapporti dell'uomo concreto. La visione indistinta dell'amore e della comunione dei cuori umani il punto di partenza di una strada che conduce ad una comprensione dell'uomo. L'uomo nel suo insieme l'uomo completo che pensa, sente, ama diventa il soggetto della nuova filosofia e dell'antropologia ateistica e umanista fascista. L'amore, all'interno di questa visione un amore cristiano trasformato verso il prossimo; non si accontenta di condurre ad una felicit sensuale soltanto; vuole essere la definizione della origine sociale dell'uomo, una espressione della sua sostanza, della sua unit con gli altri uomini; l'amore la naturalezza umana una forte affermazione dell'umanit dell'uomo: l'espressione pi alta della sua forza. L'uomo non ama il prossimo perch ne abbisogna, l'uomo ama il prossimo perch pu farlo senza sforzo alcuno, anzi, per trovare la sua forza armonica e migliorare ancora. Nell'espressione dell'amore fin qui visto vanno compresi i sacrifici che devono essere fatti da una generazione per amore delle generazioni seguenti; non si tratta di operazioni politiche, ossia qualche cosa che debba essere

deciso dai governanti, specialmente se essi non sacrificano nulla di se stessi. Nella produzione materiale e in tutte le altre forme oggettive di vita sociale uno dei maggiori problemi rappresentato da come sia possibile costruire un sistema sociale in cui l'autogestione sia combinata, per mezzo di gruppi centrali veramente democratici e rappresentativi, con una pianificazione flessibile. Questo pu apparire contraddittorio se si trascura di analizzarlo sotto il profilo dell'amore sociale e quindi chi ragiona in modo assai semplice se non soddisfatto dall'accentramento si sposta sulle posizioni della decentralizzazione e viceversa. La soluzione della visione che appoggia la sua forza sull'amore sociale giace su una trasformazione di entrambi in modo che possano essere riconciliati e mutuamente adattati. Un uomo politico di enorme rilevanza mediatica ma ben poco conosciuto nelle sue posizioni ideologiche, durante una visita a Roma rilasci questa dichiarazione, era il 1931: Sono abbastanza socialista da dire che le fabbriche dovrebbero essere nazionalizzate, o controllate dallo Stato. Esse dovrebbero funzionare solo alle condizioni pi attraenti e ideali, non per profitto, ma per il beneficio dell'umanit, e l'amore dovrebbe prendere il posto dell'avidit come movente. Erano gli anni in cui il mondo finanziario stava preparando la completa distruzione della presenza antroposensibile dell'Uomo all'interno del mondo reale, si stava preparando il percorso sociale basato sul dis-valore della persuasione occulta.....prendeva strada la piena democrazia; il regalo americano era in arrivo - il consumismo - che avrebbe generato la distruzione del modello umanista era pronto a lanciare la diffusione del

virus letale: L'Homo consumens. Questo nuovo modello di Homo ha la caratteristica principale non gi di possedere cose, ma consumare sempre pi, e in questo modo compensare il suo vuoto interiore, la sua passivit, solitudine e ansiet. L'individuo dell'operaismo/urbanizzato che non pu controllare le sue condizioni di lavoro si sente impotente, solo, annoiato, ed ansioso. Allo stesso tempo, la necessit del profitto da parte delle grandi industrie di consumo, per mezzo della pubblicit lo trasformano in un uomo vorace, in un eterno lattante che deve consumare sempre di pi, e per il quale ogni cosa diventa articolo di consumo: sigarette, liquori,cinema, televisione,viaggi ed anche la cultura, i libri e le letture. Nel 1936 un filosofo italiano di grande spessore, dava alle stampe un libretto intitolato Dal comunismo al consumismo e anticipava quello che oggi vediamo tutti: la disfatta di quella ideologia che serviva al consumismo per distruggere l'impianto sociale e una volta raggiunto il risultato sarebbe stata sconfitta da un sistema religioso idolatrico ! Il comunismo ha cresciuto generazioni di elementi ricettivi pronti a elevare se stessi ( L'Homo consumens) attraverso questue salariali, per avere un sempre pi alto tenore di vita e una sempre pi alta capacit di spesa: la negazione dell'amore, il narcisismo! Questa era la risposta: Il Fascismo comprende la vita come dovere, elevazione, conquista: la vita che deve essere alta e piena: vissuta per se, ma soprattutto per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri. Proprio mentre scrivevo queste osservazioni mi capitato di leggere un intervento di una nota psicologa (Isabella De

Martini) che interviene sovente sui quotidiani, eccolo: Lamore pu essere diviso, per, in tre categorie, tutte e tre parimenti importanti: se amore indirizzato verso il prossimo, viene definito fraterno quello verso i propri figli amore materno (o paterno) e il terzo quello erotico, che implica un impulso diverso: quello della fusione e dellunione verso unaltra persona. Ma proprio necessario lamore erotico? S. Quando esso manca il risultato una condizione patologica, chiamata narcisismo, ossia lassoluta incapacit di amare: per una persona affetta da narcisismo esiste una sola realt: quella dei suoi propri processi mentali, delle sue sensazioni e dei suoi bisogni. Per questo motivo le persone che hanno perduto la loro capacit di amare eroticamente unaltra persona solitamente, ma non esclusivamente , di sesso opposto sono le pi falsamente moraliste Nei giorni successivi nata una discussione; una giovane, appartenente allo scoutismo cattolico, ha inteso intervenire anche con una certa veemenza fondamentalista.......che errore ! Aveva scambiato l'amore erotico per il sesso tout court ! Che disastri ha creato la chiesa di Roma! La risposta della De Martini: La m ore eroti c o non s i g nific a fare s e s s o Il bellintervento di Francesca sul tema dellamore conferma, se ve ne fosse stata necessit, quanto ho scritto sulla necessit di viverlo pienamente! E chiaro che Francesca descrive nei confronti del suo ragazzo un amore erotico e, come tale, ha necessit, come lei stessa teneramente spiega, di uncontatto anche fisico: gli accarezzo il viso, gli sfioro le mani... . Parlare di amore erotico non offensivo nei confronti n di Francesca n di

nessunaltra donna, o uomo, capaci di amare qualcun altro e quindi non affetti da narcisismo (amore solo verso se stessi).Chi ha fatto involontariamente (o volontariamente) confusione si rassereni: amore erotico non vuol dire solo amore sessuale. Chi ha capito cos, lui s ha svilito il valore dellamore. b) Il relativismo e le sue diverse forme ( l'impossibilit di radicare l'amore) Il relativismo, che gi in precedenza ho citato nella parte dedicata all'introduzione alle ideologie, esprime la sua impossibilit a produrre rapporti sociali basati sul concetto di amore; per comprendere questa sua evidente debolezza, nei sistemi ideologici che ne sono espressione (Liberalismo, Socialismo, Comunismo, Radicalismo), riporter diverse considerazioni in maniera organica, in particolare per quanto attiene al Liberalismo e trascurando gli altri. La ragione di questa scelta naturale e generata dalla evidente caduta verticale del Comunismo e del Socialismo, dei quali si pu trattare brevemente altrove, mentre il Liberalismo, che in questo momento un argomento di ampio dibattito, mantiene posizioni significative un po' dovunque nel mondo anche se in forme differenti tra loro. Uno dei luoghi comuni nelle conversazioni quotidiane utilizza la frase: tutto relativo per significare che non esiste alcuna verit assoluta, e che ci si deve accontentare di una visione soggettivistica; dunque se tutto relativo non esiste verit poich esistono tante verit quante sono le persone individuo o almeno i gruppi di opinione. Una verit relativa, che varia nel tempo e nello spazio, secondo il punto di vista individuale o collettivo, non che

una mera opinione; ma l'opinione non fa testo n legge: non pu darci certezze assolute, non pu farci scoprire norme valide, non pu fondare nessuna morale n giustizia, non pu garantirci nessuna sicurezza, tantomeno pu essere imposta agli altri. Distinguiamo due differenti espressioni del relativismo che nascono da discordanti posizioni e da altrettanto discordanti posizioni caratteriali: Il relativismo ideologico Ci sono cose sulle quali possiamo o addirittura dobbiamo avere opinioni per manifestare la nostra capacit critica: sono le cose dette appunto opinabili. Ad esempio, possiamo ritenere un colore pi adatto di un altro, un sapore pi gustoso di un altro, una musica pi piacevole di un'altra, un comportamento pi adeguato di un altro, una soluzione pi funzionale di unaltra. Vi sono per cose sulle quali non ci si pu basare sulla mera opinione: sono le cose pi importanti, quelle che determinano il bene dell'uomo, la giustizia della societ e il futuro dell'umanit. Ad esempio, mettiamo che uno dica: ritengo che rapinare un passante sia ingiusto, ma per altri si tratta solo di una convenzione sociale; oppure: ritengo che violentare una bambina sia abominevole, ma questo solo la mia opinione; oppure: ritengo che uccidere un innocente sia un crimine, ma non posso pretendere che tutti siano d'accordo con me. Questo modo di ragionare esprime un relativismo ideologico che rifiuta la verit oggettiva, riducendo la morale ad opinione personale e la giustizia a convenzione sociale. C' da dubitare che chi ragiona cos si renda veramente conto di quello che dice e delle conseguenze che provoca. Se invece siamo davvero convinti che rapinare o violentare o uccidere sia male, allora dobbiamo ammettere come

presupposto che esiste una verit oggettiva, la quale s'impone alla nostra coscienza non perch corrisponde ad un gusto individuale o gode di un consenso sociale, ma perch ha evidenza razionale e valore assoluto, cio universale e necessario nella costruzione della societ. Questa verit oggettiva, quando dal campo del conoscere passa a quello dell'agire, costituisce il bene oggettivo, che s'impone non per il fatto di essere insegnato da unaccademia o tutelato dalla forza pubblica o propagandato dai mass-media, ma simpone innanzitutto per la propria necessit razionale e per il proprio valore assoluto. Se cos, allora dobbiamo non solo ritenere, come opinione personale, che rapinare, violentare e uccidere siano un male, ma dobbiamo anche giudicare cose, fatti e persone in base a questa valutazione, traendone coerentemente tutte le dovute conseguenze. Inoltre, per quanto possiamo e ci compete, dobbiamo anche fare in modo che la rapina, la violenza e l'omicidio siano condannati dall'opinione pubblica e impediti dall'autorit civile, anche costringendo rapinatori, violentatori e omicidi a rispettare i beni, l'integrit e la vita altrui. Di conseguenza anche la societ, per quanto pu e le compete, ha il dovere d'impedire che questi mali vengano propagandati, giustificati o addirittura esaltati in nome di una pretesa libert di pubblica opinione, espressione, azione. Se vero che non ogni errore o vizio vanno repressi come un crimine, vero che ogni crimine deriva da un vizio e si giustifica con un errore, e che ogni vizio ed errore tendono a favorire il crimine. Il relativismo sentimentale Nelle conversazioni si sente spesso fare un discorso che falsa il problema della verit-giustizia mettendolo su un piano sentimentale. Ad esempio si dice: rapinare un

passante mi farebbe sentire in colpa; oppure: violentare una bambina mi farebbe orrore; oppure: uccidere un innocente mi rovinerebbe la vita. Discorsi del genere, pur non esprimendo un esplicito relativismo, ne manifestano per uno implicito, in quanto danno la netta impressione di condannare il male non perch cosa falsa, immorale e ingiusta, ma solo perch colpisce la sensibilit del soggetto suscitando avversione o sgomento o un complesso di colpa (che la psicoanalisi si pu incaricare di cancellare). Questa mentalit confonde le esigenze oggettive e razionali della verit e della giustizia con quelle irrazionali e soggettive del sentimento. E' un atteggiamento che si esprime nella massima secondo cui giusto (o ingiusto) quello che sentiamo come tale, e che si conclude in quest'altra massima: quello che viene sentito come giusto da alcuni, o in certe situazioni, pu essere sentito come ingiusto da altri, o in altre situazioni (o viceversa). Eccoci quindi ricaduti, seppure per una diversa via, nella stessa conclusione relativistica di prima. Anche questo relativismo sentimentale, come quello ideologico, favorisce la perdita del senso morale, l'incertezza del diritto, l'impunit del crimine, insomma il trionfo dell'ingiustizia. Le cronache e le tendenze di questi ultimi decenni lo dimostrano ampiamente. Certo, finch manterr le buone abitudini ricevute da una retta educazione, o perlomeno finch conserver una sana sensibilit morale, una persona non commetter crimini n li giustificher nel comportamento altrui. Ma quando, avvelenato dal relativismo che respira nell'ambiente sociale e dal cinismo propagandato dai mass-media, l'animo si abituer al crimine considerandolo come una cosa opinabile o normale o addirittura accettabile, come potr condannarlo e

contrastarlo? La necessit di ricordare i fatti della cosiddetta tangentopoli e le considerazioni gravi e amorali espresse degli esponenti politici dell'epoca sono ancora li a gridare forte il degrado morale prodotto da una cultura ideologica relativistica. Oggi di rilevante gravit che mentre i criminali invocano le proprie passioni o esigenze o problemi personali e sociali per giustificare i delitti commessi, molta gente onesta non solo li tollera, ma li compatisce o addirittura li giustifica, appellandosi al pluralismo delle opinioni morali, delle scelte esistenziali e delle valutazioni giuridiche, invocando il rispetto per le diversit o un comodo buonismo che trasforma assai spesso gli aggressori in vittime e viceversa. Ecco come una mentalit sentimentale, priva del lume della ragione e della bussola dei princpi morali, dalla iniziale tolleranza per il male pu arrivare a vietarne la repressione e infine a tutelarlo per legge, il che significa imporlo di fatto mettendo la forza del diritto al servizio del diritto della forza. A questo punto, il relativismo ha provocato il ribaltamento della situazione: se prima gli onesti venivano favoriti e i disonesti repressi, ora vengono favoriti i disonesti e repressi gli onesti; anzi i primi impongono il loro dominio ai secondi, per giunta col beffardo appello ai buoni sentimenti. Il processo che abbiamo finora descritto pu colpire non solo un individuo ma anche una intera societ: anche questa pu dimenticare l' educazione ricevuta dagli antenati, perdere le buone abitudini (ossia i sani costumi) forgiate da secoli di virt sociali, e infine giustificare per legge un crimine, magari elevandolo al livello di conquista civile. E facile elencare i recenti e tristi esempi. Esamineremo ora soprattutto le caratteristiche dellideologia liberale, che una delle espressioni pi significative e compiute del relativismo in epoca moderna fortemente

avversata e criticata dal Fascismo. Lideologia liberale, origini del liberalismo La comparsa delle forme storiche del liberalismo consiste nella nuova concezione dell'uomo, che viene affermandosi in Europa in rottura col Medioevo, e che ha, come sue tappe essenziali, il Rinascimento, la Riforma, il Razionalismo. Il Rinascimento, con la sua concezione antropocentrica, con la sua visione terrena della vita, col suo senso orgoglioso e ottimistico di un mondo tutto da conquistare. Poi la Riforma protestante e soprattutto il calvinismo porta alla dottrina del libero esame, demolisce il principio di una gerarchia ecclesiastica come organo di mediazione, per cui si emancipa la coscienza del singolo individuo, ministro del vero dio, che nell'ascesi intramondana disciplina razionalmente tutta la propria vita. Analogamente, vi un rifiuto della tradizione, e la ragione trova il proprio punto di partenza in s stessa, eliminando con il dubbio metodico e con lo spirito critico ogni dogma ed ogni credenza, fiduciosa solo nei nuovi metodi della scienza. Questa rivoluzione culturale trover nell'Illuminismo la sua pienezza politica, quando, in nome della ragione, si dichiarer la guerra contro la tirannia esercitata sulle coscienze dallo Stato, dalla chiesa, dalla scuola, dai miti e dalle consuetudini, quando insomma si comincer ad applicare lo spirito scientifico alla riorganizzazione della societ; l'inganno consiste nella irrealizzabile liberazione del popolo dalla pressione della chiesa e dagli altri sistemi disciplinari esistenti. E' un inganno perch non produce altro che la sostituzione di un sistema di governo basato pure esso sulla debolezza del popolo e sulle paure indotte al medesimo attraverso la rappresentazione autoritaristica della chiesa e dei sistemi disciplinari con un altro ed ancor peggiore generatore di

paura: il relativismo. Questo il lungo processo storico, che ha portato l'individuo a voler instaurare compiutamente il regnum hominis sulla terra. Le origini del liberalismo coincidono cos con la formazione della stessa "civilt moderna" (europea), che vittoria dell'immanentismo sul trascendentismo, della ragione sulla rivelazione, della libert sull'autorit (autoritarista), della scienza sul mito Il liberalismo ha le sue remote origini nelle eresie libertarie e soprattutto nel Protestantesimo (di sinistra); si abbevera nel puritanesimo e s'impone per solo con la Rivoluzione Francese del 1789 e con le successive rivoluzioni liberali dell'Ottocento. Il suo periodo di trionfo vero e proprio per breve, perch ridotto al secolo che va dall'epoca napoleonica alla fine della prima guerra mondiale (1918). Significativamente, l'ultima rivoluzione liberale quella russa del 1905, che prepara la strada all'instaurazione del regime comunista sovietico che ne la naturale evoluzione. Le sue fonti ideologiche sono: lo scetticismo religioso, il razionalismo filosofico, il pragmatismo morale, la rivoluzione scientifica, il liberismo economico, l'illuminismo politico. Le sue iniziative liberali: la lotta per la libert religiosa, contro l'oppressione clericale, per la libera iniziativa, per la rappresentanza democratica, per la liberazione sociale, per la "parit di condizioni" e poi per la pi modesta "pari opportunit di partenza". Il liberalismo come problema E' assai difficile, se non impossibile definire il liberalismo. Esso connota posizioni politiche di destra, di centro e di sinistra, conservatrici, democratiche e radicali. Ha un significato storico e uno dottrinale, uno metodologico e uno sistematico, uno economico, uno sociale e uno politico

(dicevamo pi sopra nella descrizione delle ideologie e delle forme in cui si manifestano che:.............l'azione sar disorganica e frammentaria che pu mutare in continuazione nella direzione e nel fine...........). Generalmente il Liberalismo si presenta come posizione moderata e intermedia, sintesi di tradizione e di progresso, di conservazione e di rivoluzione, di individualismo e collettivismo; a seconda di cosa vuole mediare, assume connotati molto diversi. Il Liberalismo la dottrina che promuove la piena libert economica, sociale e politica degl'individui, per permettere ad essi di sviluppare al massimo le loro scelte e capacit di creazione e d'iniziativa, senza essere ostacolati o impediti da autorit, istituzioni, leggi, usanze o convenzioni. Il Liberalismo pertanto propugna la massima partecipazione dell'individuo alla vita sociale, sia essa intellettuale che economica o politica, e reclama una rappresentanza adeguata a questa partecipazione. L'unico bene assoluto che il liberalismo non pu evitare lo Stato-liberal-democratico, anche se viene sottratto alla sfera dell'etica e dev'essere moralmente neutrale e consentire soltanto una organizzazione della societ; anche se uno Stato ridotto a mera procedura politica e giuridica. E' un bene assoluto, proprio perch presuppone, come valore, l'individuo inteso come fine e non come mezzo, il principio del dialogo, il rispetto degli altri e, dietro a questo valore, il significato positivo delle differenze e delle diversit. In sintesi: il Liberalismo assolutizza un metodo, non i fini Mai come ora, con la catastrofe planetaria della visione liberale in economia e con la distruzione totale del sistema economico liberale attraverso la sovvenzione statale alle banche liberali ormai fallite e ancor pi con il regime di rigidissimo vincolo ai prezzi, si era dimostrata la follia del

liberismo e del sistema atomistico individualista che lo sostiene. La mentalit liberale Vediamo le caratteristiche fondamentali del Liberalismo non dimenticando la sua grande difficolt per la evidente e insostituibile necessit dell'essere umano di cercare una qualsiasi forma di dipendenza religiosa, che una volta trovata, viene ad essere in rigido contrasto con i dettati liberali; con ci rendendo impossibile la realizzazione politica. Il relativismo e l'evoluzionismo in filosofia Lo scetticismo in gnoseologia: nulla vero n certo, non stima ci che gli estraneo, se non per rapporto a s stesso; questo apprezzamento esatto e sicuro Il soggettivismo nella prassi: tutta la moralit delle nostre azioni sta nel giudizio che noi stessi ne diamo. il volontarismo in psicologia: l'uomo ci che vuole ("volo ergo sum"), l'uomo innanzitutto e soprattutto volont arbitraria, libert intesa come capacit di agire ad arbitrio, in totale autonomia, senza sottomettersi a nessuno e senza considerarne le conseguenze. l'eudemonismo in antropologia: scopo dell'uomo la ricerca della felicit terrena, che consiste nel piacere, ossia nell'ottenere ci che piace e nell'evitare ci che dispiace. l'utilitarismo in morale: scopo dell'uomo cercare non l'astratto bonum ma il concreto utile; l'individualismo in politica: l'avversione per le consuetudini (ridotte a convenzioni), l'avversione per l'autorit, il rifiuto della mediazione tra individuo e societ. il meccanicismo in sociologia: convinzione che la ricerca degl'interessi privati produce automaticamente e meccanicamente il bene pubblico, per via di una strana coincidenza tra caso e necessit.

Liberalismo come mezzo o come fine? Il L. pu essere inteso o come mezzo per realizzare la rivoluzione politica e quindi il regnum hominis, oppure come fine in s stesso, identificandolo con la Rivoluzione (Bernstein: "il movimento tutto, il fine nulla"). Il L. vero ed originario consisterebbe nel realizzare il pieno pluralismo, massimizzando le concrete possibilit di scelta, minimizzando i condizionamenti e realizzando uguali condizioni di partenza ("pari opportunit"). E le condizioni di arrivo? Il L. tende quindi a ridursi a mezzo per realizzare la galit e la fraternit. In questa prospettiva, il L. si subordina a qualcos'altro, del quale prepara l'avvento: il socialismo, l'unico in grado di risolvere le contraddizioni del L. e di realizzare il regnum hominis della uguaglianza, della fraternit e della solidariet. Il L. funziona non come fine, ma come mezzo; non come sistema, ma come metodo/procedura; limita alla fase "solve" ma non raggiunge quella "coagula". Prepara la strada a qualcosa di pi forte di lui . Anche per questo, esso costretto ad entrare in crisi. Lo constatava gi uno dei fondatori del comunismo quando diceva, lamentandosene, che il liberalismo ha sempre pi significato come metodo di governo e sempre meno come concezione del mondo. Il L. non pu limitarsi n fermarsi; il proprio principio lo spinge o verso il socialismo (liberal-socialismo, totalitarismo socialdemocratico) o verso l'anarchia (anarco-liberalismo, anarco-globalismo). Il L. originario si present come una "religione della Libert", elevando la libert a idolo, come realt assoluta, autogiustificata, onnipotente e irresistibile. Secondo Croce, questa religione della libert intende riporre nelle cose la

legge e la regola delle cose, e Dio nel mondo mediante una concezione per la quale il fine della vita nella vita stessa, e il dovere nell'accrescimento e nell'innalzamento di questa vita, e il metodo nella libera iniziativa e nella inventivit individuale. Ma la "religione della Libert" rimasta una fisima intellettualistica di una lite, e non si mai trasformata nella religione del popolo, n ha potuto animare la storia... Contraddizioni del liberalismo Il Liberalismo propugna e diffonde una libert... che non sa definire, in quanto il proprio soggettivismo e relativismo gl'impedisce di individuare una libert antropologicamente fondata. La sua libert, del resto, non interiore ma solo esteriore, non sostanziale ma solo formale e procedurale, non propositiva ma solo privativa: non "libert per", ma "libert da". Quando l'uomo schiavo? Quando viene impedito di fare ci che gli piace. Quando l'uomo libero? Quando ha facolt di fare ci che gli piace. Quando l'uomo viene liberato? Quando gli tolgono gl'impedimenti di fare ci che gli piace. Quando una societ viene liberata? Quando viene permesso ai cittadini di fare ci che a loro piace. L'assioma liberale famoso: "non condivido la tua opinione, ma debbo far s che tu possa esprimerla liberamente" (Voltaire). ...Ma allora debbo anche far s che tu possa contraddire questa mia prospettiva liberale? Questo il liberale puro non lo pu permettere. E debbo anche far s che tu possa contrastarla con l'azione? Questo il liberale puro deve impedirlo. Contraddizione! Altro assioma famoso: "la mia libert finisce dove comincia la tua" (Constant). ...Ma

dove comincia la tua? Dove finisce la mia. Circolo vizioso! Altro assioma: "l'uomo va trattato non come mezzo ma come fine", ossia come un assoluto (Kant). ...Ma la societ liberale un sistema in cui ciascuno strumentalizza la societ ossia gli altri per conquistare, mantenere o aumentare la propria libert (Sade); dunque gli uomini non vengono tutti elevati al livello di fini, ma anzi vengono tutti abbassati al livello di mezzi in un sistema di generale strumentalizzazione reciproca. Fallimento! Crisi e fallimento del liberalismo La societ del benessere ha ingenerato una forma di smarrimento spirituale, per cui sono entrati in crisi i fini dello sviluppo economico. La lotta contro la povert ha portato ad una tendenziale scomparsa del mercato come spazio aperto e libero, per una economia amministrata dal centro mediante la pianificazione. Infatti venuta sempre pi scomparendo la distinzione tra Stato (politica) e societ civile (economia), nella misura in cui il primo tende sempre pi a intervenire nella seconda. La lotta contro l'ignoranza non ha reso sostanzialmente pi libero l'individuo; essa ha consentito la possibilit di trasformare le masse in oggetti di manipolazione politica e culturale, espropriando cos la coscienza dei singoli individui. Cos, assieme al mercato, viene meno l'opinione pubblica, come sede del giudizio morale: tendono cio a scomparire i due pilastri del liberalismo classico. Non solo: nella tendenziale scomparsa di questi due spazi, il potere politico, quello economico e quello ideologico finiscono per concentrarsi nelle mani di una ristretta lite di potere, la quale pu esercitare, nei confronti della libert dei governati, una molteplice forma di condizionamenti. Infine, la lotta contro l'insicurezza, per realizzare la libert dalla paura, ha determinato la

formazione di una miriade di enti ed agenzie burocratiche, le quali amministrano i cittadini, provvedendo alla loro sicurezza e svolgendo cos una funzione un tempo propria della societ civile, che aveva nella famiglia e nelle associazioni le sue sedi pi idonee. Questo comporta, da un lato la restrizione delle possibilit di scelta da parte del cittadino in questioni importanti della sua vita, e dall'altro l'azione paternalistica di macchine burocratiche che valutano discrezionalmente i bisogni del cittadino e il bene pubblico e agiscono senza efficaci controlli politici. La sicurezza sociale ha cos i suoi costi: essa favorisce l'apatia politica del cittadino e lo mobilita soltanto per pretendere dallo Stato (paterno) sempre qualcosa di pi, realizzando cos un'alienazione tra cittadino e sistema politico. L'inevitabile conclusione, nello Stato assistenziale, una societ totalmente amministrata che segnerebbe l'inizio dello Stato autoritario La negazione completa del rapporto d'amore. Il L. nacque come difesa della natura-ragione dalla consuetudine-opinione; ma finito col negare proprio la natura e la ragione, considerandole come consuetudini ed opinioni oppressive, arbitrarie e superate, ed finito con l'instaurare la tirannia delle consuetudini e delle opinioni libertarie ed alla moda, imposte dai mass-media. E' la deriva totalitaria del liberalismo. Il neo-liberalismo: metamorfosi ed ambiguit Attualmente, tutti si proclamano "liberali", ma un mero ripiego in una fase d'incertezza e di transizione. Nell'attuale crisi delle ideologie forti, nella situazione di "pensiero debole", anche il liberalismo ritrova una certa attualit. Il vero L. per resta una cosa elitaria. Il L. affronta il problema dell'amore rimproverando al cristianesimo del passato di esser stato avversario della corporeit... Ma il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi

assistiamo, ingannevole. Leros degradato a puro sesso diventa merce, una semplice cosa che si pu comprare e vendere, anzi, luomo stesso diventa merce... Al contrario l'eros inizialmente soprattutto bramoso, fascinazione per la grande promessa di felicit nellavvicinarsi poi allaltro si porr sempre meno domande su di s, cercher sempre di pi la felicit dellaltro, si preoccuper sempre di pi di lui, si doner e desiderer esserci per laltro. Cos il momento dellagape si inserisce in esso; altrimenti leros decade e perde anche la sua stessa natura. Daltra parte, luomo non pu neanche vivere esclusivamente nellamore oblativo, discendente. Non pu sempre soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono...attraverso l'espressione peina della socialit. L'AMORE MATURO Lamore maturo una unione che mantiene intera la propria identit: il vero amore fa s che due esseri diventino uno rimanendo due. Spesso non cos. Infatti si creano situazioni di simbiosi (cio in cui uno vive dellaltro) che ingenerano o situazioni di dominio o di sudditanza, in cui quello che appare forte ha bisogno del debole per darsi una identit e viceversa (in termine tecnico si indicano come simbiosi sadiche e masochiste). Invece lamore non vive dellaltro (cio lo succhio per nutrimene) bens vive per laltro: si dona allaltro. In altre parole non unesperienza passiva ma unesperienza attiva. Lamore perci si pu definire come una attivit interiore delluomo, cio che produce e non prodotta. Lamore perci libero e realizza la relazione. Il medesimo comportamento esprime l'Uomo nel rapporto

con i corpi intermedi e, in particolare, nei confronti dello Stato. Questo la differenzia dalle passioni in cui la persona vittima di una pressione esterna che la causa (prodotta appunto) che invece consuma la relazione. Quindi lamore maturo si pu definire anche come: orientamento della persona verso il mondo dove lUomo non consuma ma realizza (produce e costruisce) dei rapporti. Qual lo strumento produttivo della persona?: dare. Purtroppo il dare un concetto che stato caricato di sfumature ambigue da cui necessario liberarsi. Il dare non cedere o privarsi o sacrificarsi. Queste sono visioni infantili e immature di chi non ha ancora raggiunto una certa armonia con la propria interiorit: ci si comporta ancora in maniera passiva nei confronti della realt. Invece dare la pi alta espressione di potenza e di libert delluomo. Nello stesso atto del dare io provo la mia forza e il mio potere su me stesso e sulla realt. E questa percezione di vitalit mi riempie di gioia. Quindi c veramente pi gioia nel dare che nel ricevere non perch una privazione o un sacrificio, ma perch in quellatto mi sento vivo, sono me stesso. Infatti chi d in realt non d cose ma s stesso. E anche nelle cose da s stesso. Chi ama d la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, magari la propria tristezza, comunque manifestazioni di ci che vitale in lui. Se lamore si esprime cos allora produce la relazione e genera reciprocit: dare significa fare anche dellaltra persona un essere che d, ed entrambi dividono la gioia di sentirsi vivi. Quindi lamore maturo una forza che produce amore. Tutto questo ha valore anche, per l'amore inteso come sistema di rapportazione in senso generale e ben oltre la coppia. Nella dottrina dei corpi intermedi si evidenzia come primo e determinante sistema di espressione della condizione di reciprocit. Ma come si esprime il dare?

In quattro modi fondamentali: Conoscenza, premura, responsabilit, rispetto. Sono espressioni che fanno parte della personalit matura, cio che ha superato i sogni narcisistici di onnipotenza ed ha acquistato lumilt dalla sua capacit di sentirsi vivo. Vale, come sempre, per l'Uomo individuo e per i corpi nei quali partecipa. -Conoscenza Come posso rispettare ci che non conosco? Molti sono i gradi della conoscenza ma lamore non mai superficiale, non pu consentirsi un livello di profondit modesto. Varcare il limite della superficialit possibile solo se riesco ad annullarmi di fronte allaltro per non filtrarlo attraverso i miei schemi e pregiudizi per vederlo come veramente ; richiede una capacit rigorosa di distinguere lillusione come una falsa lettura della realt che viene percepita dal soggetto in maniera alterata rispetto alla realt stessa; richiede la capacit di riconoscere criticamente la propria responsabilit nell'azione prodotta e nella sovrastante idea che la supporta e la indirizza. -Premura E linteresse attivo per la vita e la crescita di ci che amiamo. Una mamma che dice di amare il proprio pargolo ma si dimentica di alimentarlo ha un ben povero amore cos come un capopopolo che conduce le masse alla stessa maniera. -Responsabilit E la risposta al bisogno espresso o inespresso di un altro: chi ama risponde perch la vita dellaltro lo riguarda; perch il modo dell'amore prevede che tutto ci che umano non mi sia estraneo e non possa divenirlo neppure di fronte alla peggiore richiesta che mi possa essere rivolta.

-Rispetto La responsabilit da sola pu sfociare in dominio - e accade assai spesso nella democrazia rappresentativa - ma chi ama rispetta. Non timore, ma vedere la persona come (respicere = guardare) perci desiderare che cresca e si sviluppi per ci che nella proiezione maggiormente armonica al contesto sociale. Il rispetto si manifesta possibile solo se io ho raggiunto lindipendenza e lautonomia, cio se so stare in piedi da solo senza il bisogno di quel supporto che emerge dal dominare su o dipendere da qualcuno, si esso persona individua o gruppo. Rispetto che <<....il desiderio di vederti maturato e uscito dal bisogno che esprimevi prima dell'attivit dell'amare che ti ha liberato>> L'amore inteso come disciplina (che viene dall'istruzione=maturo) ed su quella disciplina e sulla conseguente armonia distribuita - cos come radicate nell'ordine naturale cosmico - che si fonda la societ ideale. Lo Stato viene dunque concepito come un organismo, dunque analogo all'Uomo stesso, e come il corpo umano si compone di membra separate, ciascuna con una differente struttura ed una altrettanto differente funzione specifica, ma tutte coerenti e in azione concorde. <<Lo Stato fascista, forma pi alta e potente della personalit, forza, ma spirituale. La quale riassume tutte le forme della vita morale e intellettuale dell'uomo. Non si pu quindi limitare a semplici funzioni di ordine e tutela, come voleva il liberalismo. Non un semplice meccanismo che limiti la sfera delle presunte libert individuali. forma e norma interiore, e disciplina di tutta la persona; penetra la volont come l'intelligenza. Il suo principio, ispirazione centrale dell'umana personalit vivente nella comunit

civile, scende nel profondo e si annida nel cuore dell'uomo d'azione come del pensatore, dell'artista come dello scienziato: anima dell'anima. >>
Sono ora necessarie alcune osservazioni, che hanno lo scopo di valutare le differenze tra una democrazia partecipativa di tipo corporativo ed una democrazia rappresentativa elettorale per quanto attiene all' Amore maturo e alla sua funzione di strumento di reciprocit. Il passaggio naturale sar il prevedibile coppia-famigliasociet; la ragione di quest'ordine data dalla estrema difficolt che si contrappone ai tentativi di spiegare come l'amore possa essere uno strumento di reciprocit positiva pur non essendo il ben noto amore cristiano che ha avuto la devastante deformazione impostagli dalle strutture catechistiche cattoliche le quali hanno finalizzato il concetto ad una funzione caritatevole proiettata sulla totale, assoluta e permanente dipendenza. Il punto di partenza non sar descrittivo e cio la rilevazione della fragilit e della precariet dellesperienza dell'amore nel mondo contemporaneo occidentalizzato. Ci che pi sinteticamente colpisce la crescente difficolt allesistenza di storie damore. Secondo laccezione comune (impropria) la loro frequenza massima; ma secondo laccezione propria dellespressione le cose non stanno cos, perch ci di cui lamore oggi sempre pi raramente capace proprio di avere storia, di durare nel tempo, di farsi costruzione e quindi dimora per gli uomini. facile sorprendere alcune costanti che caratterizzano il mondo degli affetti allinterno di una societ tecnologica come quelloccidentale contemporanea. Anzitutto essa libera da coercizioni di costume tradizionali, non pi necessarie alla coesione sociale, perch non pi funzionali alla

produzione/distribuzione della ricchezza e alla costituzione e salvaguardia dei ruoli sociali. La tecnologizzazione della societ ha un oggettivo effetto di liberalizzazione dellesperienza affettiva e del costume. L'attivit d'amore spetacolarizzata; funzionale all'illusione e al mondo che la sostiene, svuotata di contenuti di emozione profonda e di contenuti armonici all'umana riunione. Si pensi, per contrasto, alla cultura barocca, cos carnale, cos emotiva ed emozionante, cos sensualmente attiva, ma anche sempre cos pubblicamente impegnata in un giudizio e in un conflitto sul mondo degli affetti. Nella modernit due sono le idee dell'amore (erotiche) prevalenti. La prima interpreta lamore come una forza irrazionale egoistica che separa gli uomini. la posizione secondo cui gli Uomini sono preda di un amor proprio incapace di aprirsi veramente allaltro e che per questo pone la ragione al suo servizio, come calcolo delle convenienze e rimedio degli inconvenienti del conflitto inevitabile. Esiste anche una posizione, subordinata, che riscatta la ragione da questa subordinazione allamor proprio, ma tiene ferma lidea che laffettivit forza irrazionale esterna ed estranea allordine razionale. La seconda idea direttrice quella romantica, che afferma invece la potenza unitiva dellamore, intesa come forza arazionale capace di fondare le esistenze in ununit superiore e felicitante. la risorgenza del mito platonico dellandrogino originario, e di quanti altri, anche maggiormente interessanti, vedono o sentono la posizione della donna e dell'uomo che sono alla continua ricerca del ricongiungimento nell'UNO originario. Nelle idee moderne dellamore qualcosa dellantica sapienza va irrimediabilmente perduto. Tre sono i criteri, che abbandonati determinano una variazione profonda

dorientamento nellesperienza e nella concezione dellamore. Anzitutto, come manifesta il carattere comune alle due idee moderne citate leliminazione della sinergia di desiderio e conoscenza, di tendenza e ragione, dintelletto e volont, e quindi la separazione del mondo degli affetti dal mondo della valutazione razionale nella visione liberista/comunista. Al contrario, la dottrina delle parti dellanima permette di pensare, tra lirrazionale e il razionale, il luogo misto della loro sinergia, della loro reciproca causalit, in cui la tendenza muove la ragione e la ragione illumina la tendenza; cos che la figura concreta sar quella dell intelligenza desiderante e del desiderio raziocinante della visione fascista. Da questa posizione emerge una critica della visione cattolica che sostiene come da questa cancellazione derivino altre due perdite irrimediabili: la perdita del fine e quella della gradualit. E' una posizione nota che trova risposta, che ne nega i fondamenti, proprio nella struttura dei corpi intermedi di cui la famiglia l'ente fondamentale e determinante. Certamente questi richiami non risolvono tutti i problemi, perch resta sempre vero il carattere enigmatico dellamore, che nellesperienza universale presenta insieme il carattere della potenza che simpone alluomo e lo trascina e, insieme, quello della sua libera iniziativa; quello dellautoaffermazione e, insieme, dellesaltazione dellaltro. Si direbbe che ogni vicenda amorosa sia in concreto la gioiosa e sofferta ricerca della conciliazione dei suoi aspetti contrari; quindi sia uno strumento totalitario, determinante in ogni espressione della socialit. Tipicamente lamore nasce dall innamoramento. La prima esperienza dellamare ha il carattere dellevento subitaneo, spontaneo ed estatico. un accadimento che

improvvisamente sorprende, allinsaputa dello stesso interessato, che si trova coinvolto in una situazione nuova, in cui gioca un ruolo primario la spontaneit attraente del rapporto. Nella prospettiva dellinnamoramento lamare appare come una fascinazione che crea attrazione e tensione volta alla soddisfazione. La sanit dellinnamoramento stesso dipende per questo dallunit dinamica di questi momenti; la loro separazione, infatti, d luogo a forme unilaterali e tendenzialmente patologiche. Linnamoramento ridotto a fascinazione decade a estetismo, lattrazione ad emotivismo e la (attesa di) soddisfazione a edonismo. In tal modo linnamoramento si raccorcia in forme di narcisismo, che gli impediscono di evolvere come vedremo nella pienezza dellamore. Linnamoramento si rinchiude in se stesso, si nega alla sua esigita evoluzione e diventa sempre in qualche modo e misura distruttivo.

Estasi e movimento insieme caratterizzano linnamoramento, che gi esperienza dellintenzionalit centrifuga dellamore, che si porta sullessere dellaltro, bench nellinnamoramento sia tipico anche il fatto che tale movimento verso laltro sia fortemente compensato e limitato dallattesa di corrispondenza: laltro affascina con spontaneit e con altrettanta spontaneit attesa la soddisfazione, cio il piacere della relazione corrisposta.
La spontaneit non ha nulla in s di negativo. Al contrario, essa profezia del senso pi alto e globale di tutto il fenomeno amoroso come tale. Lattrazione che luomo prova per la spontaneit infatti indice del radicale desiderio di una condizione trasfigurata dellesistenza, in cui il rapporto del soggetto con s, con altri e con le cose sia senza resistenza e senza fatica, ma di plastica armonia e di piena

comunione. Proprio perch lintensit del piacere della spontaneit tanto forte, esso facile fonte di seduzione: la relazione ad altri viene commisurata allaspettativa della spontaneit e dunque allattesa della sua facile corrispondenza e della sua immediata piacevolezza. Se non si innesta un movimento qualitativamente diverso, nellinnamoramento lapertura allaltro resta inevitabilmente limitata allaspettativa della sua immaginata soddisfazione. La concezione romantica dellamore la teorizzazione e la glorificazione della spontaneit come contrassegno e garanzia dellamore; contro levidenza universale che in realt nulla nellesistenza umana produttivo e fruttuoso senza unelaborazione che, trasformando il dato iniziale, lo conserva e lo accresce. Il lavoro, e non la spontaneit, la condizione universale della valorizzazione dei beni. Nulla d frutto senza coltivazione. Lerrore dellinnamoramento concluso in se stesso paragonabile, a quello di colui che, trovatosi in un luogo di campagna, ameno e accogliente, pensasse di poterlo abitare stabilmente senza fare nulla, senza edificazione e senza coltivazione, collillusione che quella situazione graziosa e gratificante potesse in qualche modo permanere tale essendo solo fruita, come se non dovesse arrivare mai il buio della notte o il freddo dellinverno. Per questo il Fascismo amore e per questo il Fascismo un movimento spontaneo, totalitario, romantico. CAPITOLO TERZO

La democrazia (il metodo)

"La differenza tra una democrazia e una dittatura che in una democrazia prima voti e poi prendi ordini, in una

dittatura non devi perdere tempo a votare." Sono infelice perch non credo pi alla democrazia che vedo, sono infelice perch non sono capace di un pensiero su una diversa democrazia e non trovo altrove convincente pensiero. Sono infelice perch il silenzio della parola mi sembra buono, il silenzio del pensiero lo credo mortale.
Non possibile dimostrare quando e come ci sia stato il passaggio da una concezione di societ matriarcale a quella esclusivamente e rigidamente patriarcale che oggi si attesta in tutto il mondo occidentalizzato. Troppe sono le ipotesi disponibili e restano quindi solo tali. Necessariamente dovr assumere una posizione che presenta una versione verosimile che diverr una nuova ipotesi, anche se in passato differenti posizioni ideologiche hanno preso in considerazione questa possibilit e scartandola immediatamente appena si evidenziava la decisa presa di posizione fortemente contrastante delle religioni, o di alcune di esse. Nelle due concezioni filosofiche note, la classica e la dialettica, date le concezioni di persona e di societ, la democrazia assume due configurazioni assai distanti tra loro. Nella visione filosofica classica, la democrazia ha carattere dichiarativo, cio viene adottata la volont di una maggioranza, fondata sui corpi intermedi dello Stato, di cui la famiglia il primo e fondamentale, perch la maggioranza, pur non essendo fonte di conoscenza di verit, pu, costituendo la convergenza del maggior numero di menti, indicare con pi probabilit la soluzione pi idonea a risolvere un problema; la decisione della maggioranza

frutto di una attivit cognitiva e solo subordinatamente volitiva. Nella concezione dialettica la democrazia ha carattere costitutivo, cio viene adottata la volont di una maggioranza (astratta, in cui non si tiene conto delle famiglie, n dei corpi sociali intermedi, ma solo dei singoli intesi come puro coefficiente numerico) perch la maggioranza, costituendo la convergenza del maggior numero di volont astratte indica con pi intensit la direzione di mutamento dal reale; la decisione della maggioranza frutto di una attivit volitiva, e solo subordinatamente, cognitiva, in quanto nella cognizione dialettica vi identit fra il volere e il conoscere, fra il pensiero e l'azione. Il Fascismo non si appoggia alla filosofia classica e neppure a quella dialettica; la posizione filosofica del Fascismo rappresentata dall'attualismo gentiliano il cui punto di partenza la critica alla dialettica hegeliana. Come per Hegel la dialettica si articola in tre momenti, quello della tesi, dell'antitesi e della sintesi, ma, a differenza di quella hgeli, la dialettica di Gentile riguarda il pensiero pensante, un momento del pensiero dove esiste, a differenza dello Spirito Assoluto di Hegel, la contraddizione tra essere e nonessere che fa sorgere il divenire. Applicando questa definizione di dialettica Gentile giunge ad affermare che il divenire viene generato dall'atto del pensiero mentre pensa sia la realt che il pensiero pensante. L'atto del pensiero un'attivit senza fine dello spirito, perch non appena l'atto si realizza come pensiero pensante, questo si converte in fatto (pensiero pensato) e si oggettiva; come conseguenza viene espulso dall'Io che attivit.

La teoria gentiliana della conoscenza si risolve interamente nella metafisica attualistica; conoscere infatti significa per Gentile identificare (=rendere identico a s), cio ricondurre tutta la realt all'atto del pensiero mentre pensa. Come conseguenza la scienza appare astratta e dogmatica, poich concepisce la natura di cui oggetto di studio come qualcosa di indipendente ed esterno al pensiero che ne viene limitato. Dopo essere riuscito a risolvere nel pensiero ogni aspetto della realt, Gentile dedica la sua attenzione all'arte, alla religione e alla filosofia. L'arte, per Gentile, frutto di una libera creazione del soggetto che non ha n vuole avere alcuna relazione con la realt a cui mira l'uomo pratico. L'arte presente solo all'interno del pensiero pensante, poich rappresenta la vita, i sentimenti e l'animo dell'autore; se essa si realizza come oggetto perde la propria essenza e diventa pensato. Non possibile inoltre una "storia dell'arte", poich questa interamente chiusa nell'individualit del soggetto. La religione viene intesa come l'opposto dell'arte, perch si concentra interamente sull'oggetto, cancella il soggetto e spezza ogni legame tra i due rendendo l'oggetto inconoscibile e termine di un rapporto soltanto mistico. Il soggetto assume quindi una posizione di subordinazione rispetto all'oggetto (dio) dal quale viene creato (etero-ctisi). La filosofia costituisce il momento di sintesi tra soggettivit (l'arte) e oggettivit (religione e scienza) che si realizza nell'atto del pensiero. Essa rappresenta quindi il sapere assoluto, poich il soggetto diventa consapevole che lui e lui solo a porre l'oggetto. Da questa definizione, segue che il pensiero auto-ctisi, cio creazione di se stesso. La filosofia esprime inoltre la forma di massima autoconsapevolezza dello spirito e la sua storia la ricostruzione dei momenti attraverso i quali il

pensiero umano divenuto cosciente di s. Accennati questi aspetti di differenziazione tra le varie interpretazioni filosofiche che regolano le ideologie occorre ora comprendere che cosa si possa intendere per democrazia, che cosa si dovrebbe intendere per democrazia corporativa o Fascista e infine che cosa intenda il popolo per democrazia. Il fatto che i sistemi ideologici relativisti impostino la democrazia (indiretta) sul principio volitivo/costitutivo comporta che tali espressioni di governo, che si identificano con lo stato, abbiano assunto il metodo di imporre i principi democratici dall'alto verso il basso per cui il popolo viene chiamato ad una semplice azione di accettazione passiva del gi fatto, gi deciso attraverso l'espressione del voto che altro non se non una ridicola prassi da alienati nelle funzioni di cittadino ridotto solo a espressione numerica quantitativa. Con questo metodo gli elementi del sistema, che da pi parti vengono definiti poteri forti (oggi in particolare sistemi finanziari globalizzati), agiscono direttamente sull'andamento dei governi, e quindi dello stato, attraverso una semplicissima procedura di condizionamento di quella ristretta elite che governa. La decisione preconfezionata viene distribuita ai governanti che la accettano e la spalmano sulla popolazione. E' una forma di condizionamento e di antidemocrazia molto forte poich contiene in s la possibilit di sciegliere i candidati a governare e quindi gli elementi con il profilo caratteriale pi aderente al ricettivismo/mercantile. Nell'applicazione del metodo democratico corporativo (democrazia diretta), non esiste la possibilit di esprimere

un parere elettorale (il voto) dovendosi basare sul principio della delega all'esponente del corpo intermedio che di volta in volta interviene in sede di assemblea; il sistema si avvale di elementi che sono dotati di evidente capacit conoscitiva derivata dall'appartenenza alla sequenza dei corpi partecipati , dunque un sistema cognitivo per formazione e volitivo per esecuzione. Gli elementi che partecipano alla decisione sono conosciuti in tutti i momenti esistenziali dalla nascita e fino all'espletamento dell'attivit delegata; non si manifesta la possibilit di accesso per esponenti inadatti e quindi l'attivit finale sar socialmente positiva. I problemi nascono dai corpi intermedi, gli esponenti propongono le soluzioni, il governo esegue l'applicazione dei sistemi risolutivi Ma il popolo che cosa intende per democrazia ? Normalmente la richiesta di definizione del vocabolo produce una risposta che sovrasta tutte le altre di gran lunga: la democrazia un metodo di governo in cui ognuno pu dire la sua! Probabilmente la parte sopportabile della definizione, perch il seguito insopportabile sarebbe poi il seguente: ma qualcuno decide poi comunque per tutti a modo suo! Non credo valga la pena di aggiungere altro, d'altro canto tutti i cittadini, chi per una ragione e chi per l'altra, trovano enormi difetti in questo insensatissimo metodo di governo. Sarebbe sufficiente che il popolo, anzich perdere il suo tempo dinanzi alla TV, si leggesse la Costituzione della repubblica e vedesse a quali livelli di degenerazione ha portato l'Italia un bel sessantennio di democrazia indiretta. In che consiste la degenerazione: nella netta ed evidente inosservanza del dettato cosituzionale....dunque: un fallimento completo ed anche bancarottaro se riferito allo

spaventoso debito pubblico sorto conseguentemente. Vediamo solo qualche breve accenno ai disastri della democrazia nella nazione che si eletta a sceriffo dell'occidente e al mondo intero che paga le spese di quel popolo che dorme con la bibbia sul comodino. La sottomissione dell'intelligenza umana alla tecnologia volta alla costruzione del profitto esasperato, nel ventennio del Neoliberismo Ascendente (1979/1999), ha prodotto le condizioni di un disastro spaventoso nell'evoluzione della Razza Umana. L'intelligenza stata sottratta progressivamente alla societ (che infatti piombata in una fase in cui esprime solo demenza, integralismi, nazionalismi, psicopatia), ed stata sottoposta all'accelerazione della competizione per il profitto. Di conseguenza nel sistema del semicapitale si prodotta una crisi di sovra produzione informativa gigantesca. Proliferazione infinita di segni nell'infosfera. Competizione senza regole. Bombardamento oltre i limiti di saturazione dell'attenzione sociale.. Panico. The long boom si sgonfia. Crolla il sistema della new economy. La pi gigantesca crisi di sovra produzione di tutti i tempi blocca progressivamente il cervello globale. Si entra nella fase del Neoliberismo Declinante. Ma a questo punto lo scenario politico cambia. In Florida alla fine dell'anno duemila c' il primo colpo di stato della storia americana, osservato in diretta televisiva, e non capito, da milioni di persone in tutto il mondo. Prende il potere il rappresentante dei petrolieri e dei militari. E' un uomo rozzo, ignorante. E' la perfetta rappresentazione della demenza al potere, l'uomo perfetto per liquidare ogni residuo di umanit. Un tizio simile prende il potere anche in

Italia, un paese ridicolo che da sempre ha fatto dell'indegnit e del tradimento il tratto distintivo della sua identit nazionale. L'uomo che prende il potere in Italia fonda il suo dominio sull'aggressivit sociale e il mediapopulismo. Con lui ci sono i razzisti della Lega Nord e i discendenti di ci che fu creduto, erroneamente, la continuazione del fascismo: i missini e gli AN isti post fiuggiani, figli del becerismo incolto che crede di trasmettere valori che non conosce. Nel luglio del 2001 questi due dittatori un po' clowneschi si incontrano nella citt di Genova insieme ad altri sei loro colleghi. E' l'occasione per dare il segnale definitivo, per dichiarare guerra contro il movimento di consapevolezza globale contro i residui culturali dellumanesimo socialista Con la battaglia di Seattle (1999) inizi la crisi di consenso verso il neoliberismo. Centomila attivisti di un movimento nuovo misero sotto accusa la politica di devastazione sistematica delle risorse ambientali, psichiche, intellettuali. Subito apparve evidente la crisi di consenso del Neoliberismo. Per due anni lo spirito di Seattle ha animato il movimento globale. La consapevolezza comincia a penetrare nei recessi del cervello collettivo. Il ceto virtuale inizia una fase di riflessione, comincia a riconoscersi come cognitariato, classe dei lavoratori cognitivi sottoposti al dominio della demenza. La loro rivolta scuote perfino il quartier generale del capitalismo globale. Negli uffici delle corporation comincia a diffondersi la consapevolezza del disastro, l'intelligenza collettiva inizia a costruire la sua autonomia in una marcia verso la liberazione. La rete globale dell'intelligenza collettiva il campo di battaglia.

Ma nel frattempo mutato lo scenario politico. Al governo del mondo non c' pi il partito della Globalizzazione Capitalista, ma il partito del Nazional-liberismo. Genova 20 luglio 2001: questo mutamento della scena appare chiaro. Finita l'epoca del neoliberismo democratico globalista inizia un'epoca nuova, di cui l'11 settembre porta la sanzione ufficiale. Il globalismo finito, si afferma la dottrina del National Interest (nome della rivista diretta da Kissinger che ha creato in questi anni le premesse ideologiche del nazilib.. Il golpista che siede alla Casa Bianca straccia gli accordi di Kyoto, viola gli accordi globalisti del World Trade Organisation, introduce misure protezioniste, ed inizia una guerra interminabile: con la violenza si deve sottomettere l'infinita complessit di un mondo ingovernabile. E' un progetto folle, irrealizzabile. Ma in questo progetto i nuovi dittatori del mondo gettano tutta la potenza distruttiva accumulata nei venti anni precedenti in un atto disperato. Cosa vuol dire nazional-liberismo? L'effetto di venti anni di deregulation liberista stato la distruzione di ogni difesa della societ. Lo schiavismo, il tribalismo, la mafia, il crimine sono divenuti i regolatori dei rapporti sociali. Il liberismo produce monopolio e alla fine scatena protezionismo, antiglobalismo, nazionalismo. La guerra diviene sua funzione indispensabile, pianificazione dello sterminio degli umani "esuberanti" (superflui?). La dittatura naziliberista vuole garantire la sicurezza di quel sesto dell'umanit che si trova asserragliata dentro la cittadella cablata del privilegio. Vuol costruire un castello di controllo onnipresente. La sicurezza una trappola paranoica che moltiplica la paura. L'effetto di una politica di sicurezza la guerra di tutti contro tutti. Gli unici che ci guadagnano sono i produttori di armi, i petrolieri e i predicatori della guerra santa contro lislam, e Busch li

rappresenta tutti. Ma non c' pi alcuna strategia di governo globale, solo una guerra contro una frontiera frastagliatissima, insinuante, proliferante, incontenibile. L'Impero ha iniziato una guerra contro se stesso, una guerra contro la complessit che esso stesso genera e che non pu governare. La complessit si trasforma allora in caos, e cresce quanto pi si cerca di contenerla. L'Impero destinato a distruggersi in questa guerra che si autoalimenta e moltiplica i nemici man mano che li elimina? Potremmo sederci lungo la riva del fiume ed attendere che la corrente porti il suo cadavere. Ma purtroppo questa guerra sconclusionata rischia di distruggere quel che resta di umano nel genere umano. Occorre che qualcuno si occupi di proteggerlo e mantenerlo. Occorre un luogo che il potere non pu raggiungere, nel quale conservare il laico sacro Graal dell'intelligenza collettiva, della umana sensibilit e della consapevolezza che, lei sola, pu produrre valori e ideologie. Il potere vuole trascinare tutti nella spirale della sua guerra infinita. Fascismo , oggi, quando si nasconde una macchina da guerra in ogni nicchia. Vogliono portarci alla guerra civile, ma il movimento globale non cadr nella trappola. Le grandi manifestazioni di massa del movimento globale nella fase Seattle/Genova hanno ampliato la coscienza sociale e hanno messo in crisi il Globalismo Capitalista anche se supportato dalla macchina bellica. Ma quando al globalismo succede il Nazional-Liberismo la strategia del movimento globale entra in crisi. Negli ultimi tempi le grandi mobilitazioni di massa non funzionano. Molti nel movimento

pensano che la nuova forma del potere non si sconfigge con le dimostrazioni di protesta. Il movimento globale non affatto in crisi, non sono in crisi i social forum. E' in crisi la strategia della protesta dimostrativa. E' necessario un salto di strategia, una ricollocazione dellenergia del movimento su piani diversi. Il movimento globale deve entrare in una fase nuova, riformulata attentamente. Disobbidienza capillare e creazione ricombinante. Non centomila persone in corteo, ma mille gruppi di cento persone che trasformano una metropoli, i suoi uffici, le sue stazioni, i suoi municipi, le sue fabbriche, le sue banche, i suoi centri di ricerca e di calcolo. Senza mai accettare lo scontro, dileguandosi quando si rischia la guerra, luso dellintelligenza accorto. Nessuna interferenza del sistema partitico e dei suoi esponenti deve essere accettata. Il lavoro deve essere duro, il risultato difficile: questo il fascino dellattivit del movimento. Nel corso del prossimo decennio dobbiamo organizzare le strutture di autogoverno del lavoro cognitivo. Il movimento del mediattivismo ha gi iniziato questo processo: centomila mediattivisti stanno costruendo un circuito produttivo autonomo. Il movimento di open source ha gi iniziato questo processo:centomila programmatori indipendenti mettono a disposizione le loro innovazioni informatiche, contendono il terreno ai grandi monopoli del software, stanno costruendo un circuito produttivo autonomo. Occorre adesso influenzare culturalmente i centri di ricerca biotecnologica. Occorre sabotare il sistema televisivo internazionale con l'uso intelligente della banda larga. In questi territori si deve dirigere l'attenzione del movimento

globale. Per contrapporre soluzioni e progetti, per liberare il sapere dal profitto. Cominciamo a pensare al dopoguerra, alla ricostituzione dell umanesimo socialista.

CAPITOLO QUARTO

La donna (l'attore)

Leggiamo nei Commentari dei Manoscritti del 1844 una citazione di Marx che si contrappone al comunismo grossolano a proposito della comunanza delle donne: infine in tale movimento, che consiste nell'opporre la propriet privata generale alla propriet privata individuale, si manifesta, la sua forma animale: al matrimonio (che indubbiamente una forma di propriet privata ESCLUSIVA), si contrappone la COMUNANZA DELLE DONNE, dove la donna diventa propriet della COMUNIT, una propriet COMUNE (...) Allo stesso modo che la donna passa dal matrimonio alla prostituzione generale, cos l'intero mondo della ricchezza, cio dell'essenza oggettiva dell'uomo, passa dal rapporto di matrimonio esclusivo col proprietario al rapporto di prostituzione generale con la comunit. Progetto politico demenziale, realizzato nel misero tentativo di contrapporsi all'atroce sottomissione della donna nella gerarchica famiglia monogamica.

Gi, la famiglia, il fondamento del corporativismo ! Provare a capirne la visione potrebbe essere utile. Qualche accenno al problema:

La differenza primaria su cui poggia il sessuale data dalla coppia maschio-femmina e si configura sulla base delle modalit con le quali il maschio e la femmina si rapportano rispettivemente al fenomeno della generativit. Questo fenomeno esprime il "continuum vitale" che si sostanzializza in ogni gemma che nasce da qualcosa, e che, a sua volta, cerca il modo di gemmare dando nuova vita al proprio patrimonio, al fine di sopravvivere alla propria morte. Solo la femmina direttamente correlata a questo processo. Presso il mondo arcaico, e ancora nell'inconscio, come in non pochi angoli della coscienza, la femmina quella particolare componente del gruppo che, a differenza di altri, mostra di partecipare al Mistero e di conoscere l'unica magia, efficace contro la Morte, per la sopravvivenza del gruppo stesso. Lei non teme la Morte, il maschio s. Il cerchio dell'umanit primitiva, stretta attorno al fuoco da proteggere per esserne protetta, vede la Morte come il Mistero terrifico, sconosciuto, lo Scuro che pu rompere in ogni momento la sottile sicurezza di quel confine tracciato: la morte di un membro una breccia che rende tutti aggredibili; il "fuori" entra nel cerchio rituale con tutta la sua allagante potenza a spegnere il fuoco e ingoiare tutto. Ma ecco che alcuni membri, solo alcuni, sembrano invece avere contiguit con l'inaccessibile perch sembrano partecipare del Mistero Naturale quello che distrugge col fulmine alcuni alberi e ne fa gemmare altri inceneriti; alcuni,

dentro quel cerchio di simili, solo alcuni, in modo oscuro, magicamente e a lungo, ergono il ventre dal pube al seno in un progressivo gonfiamento globoso che infine quasi esplode, nei segni simbolici del dolore, dell'acqua e del sangue, spingendo fuori con forza un nuovo essere vivo. La femmina, generando, trae dal Chaos nuovi vivi da dare al Cosmos compensando, e magicamente vanificando, il furto operato dalla Morte. Nella femmina il "s" contiene l' "altro da s" e questa sola considerazione la fortifica. A seconda delle varie Immagini del Mondo che i vari gruppi preistorici magicamente costruiscono e a seconda delle culture che su queste iniziali ipotesi magiche si strutturano come veri e propri sistemi assiomatici complessi , il maschio fissa le esperienze che si sono dimostrate pi efficaci per rassicurarlo nei confronti delle proprie fragilit e marca le procedure di aggressivit a seconda della necessit di possesso e di controllo. Questi bisogni derivano dalla maggiore o minore capacit di affrontare e sopportare la paura, il senso di mancanza e l'impotenza. Queste culture, nate da un'ipotesi magica di Chaos-Cosmos, si fissano via via per "conferme" pi o meno casuali e sofferte , confuse; cominciano a formare modelli definiti nei contorni e protetti da tab, si attivano strutturando per sedimentazioni successive comportamenti, apprendimenti, dottrine e filosofie in un amalgama stretto e controllato secondo la polarit "premio-castigo". Il maschio preculturale ha subito il terrore della morte insieme col mistero altrettanto forte della femmina generante. La cultura dell'Occidente ha radicalizzato, pi di altre, la paura dell'altro entrante sulla scia della Morte che si rivela come un ossessivo costruire muri e fossati che fa anche

fede di un profondo e atavico terrore nei confronti di una possibile richiesta di restituzione. Ha radicato l'incapacit ad amare per l'elemento maschile. Il primo processo operato stato nella direzione dello 'svuotamento' , la vanificazione della densit misteriosa e attiva del corpo della femmina generante. La femmina che Ippocrate aveva visto anche capace di generare senza essere fecondata, avendone ricordati alcuni casi significativi, da Platone e Aristotele viene subito strappata a quella soglia e tradotta in un femminile che nella scala degli esseri viventi occupa il crocevia tra schiavo (ultimo gradino dell'umanit) e animale. Dopo la brevissima pausa rivoluzionaria prodotta nell'attivivt di Cristo, il femminile della Patristica e della Scolastica perde sempre pi drasticamente la propria pienezza riducendosi ad un contenitore vuoto atto a ricevere il seme del marito nella situazione in cui, non accettata la castit, la donna debba ricorrere, col matrimonio, al minore dei mali, perch la sessualit il peccato per eccellenza.

"L'atteggiamento maschile nei riguardi del 'secondo sesso' sempre stato contraddittorio, oscillante dall'attrattiva alla repulsione , dalla meraviglia all'ostilit. Il giudaismo biblico e il classicismo greco hanno di volta in volta espresso questi sentimenti opposti. Dall'et della pietra, che ci ha lasciato molte pi rappresentazioni femminili che maschili, fino all'epoca romantica la donna stata, in un certo modo, esaltata. Dapprima dea della fecondit, 'madre dai seni fedeli' e immagine della natura inesauribile, ella divenne con Atena la saggezza divina, con la Vergine Maria il canale di ogni grazia e il sorriso della bont suprema. Ispirando i poeti da Dante a Lamarine , 'l'eterno femminino, scriveva Goethe, ci porta verso l'alto'.

E continuando: " Questa venerazione dell'uomo per la donna stata controbilanciata nel corso dei tempi dalla paura che egli ha provato per l'altro sesso, particolarmente nella societ a struttura patriarcale. Una paura che si per lungo tempo trascurato di studiare e che la psicoanalisi stessa ha sottovalutato fino ad un'epoca recente (per la soddisfazione del mondo borghese). Attratto dalla donna, l'altro sesso in egual misura respinto dal flusso mestruale, dagli odori, le secrezioni della sua partner, dal liquido amniotico, le espulsioni del parto. Si conosce la costatazione piena di umiliazione di Sant'Agostino :"Inter urinam et faeces nascimur". Questa repulsione e altre simili hanno generato nel corso degli anni e da un capo all'altro del pianeta molteplici proibizioni. La donna che aveva le sue regole era ritenuta pericolosa e impura: essa rischiava di portare ogni sorta di mali bisognava dunque allontanarla." Il femminile delle culture dicotomiche ( da 'mente/corpo' verso 'bene/male', 'vero/falso' ), , in definitiva, la costruzione di una donna privata della sua primaria potenza, privata di quell'interezza che 'conosce' gli opposti e che abita i livelli 'del dominio della morte'. Il suo ventre diventa un contenitore, la generativit diventa maternit come semplice funzione di servizio; il parto non ha ritualit fuori del privato, n tanto meno liturgie collettive che raccolgano il gruppo a viverne il senso simbolico, tutta la magia del parto, da un lato, viene trasferita sulla natura e ne danno testimonianza i tantissimi miti e riti sulla primavera e, da un altro lato, va a costituire la potenza creatrice del "logos" e del "mythos" maschili, diventa il "parto della mente" e la mente, son le parole di Paolo di Tarso, ordina": mulier taceat in ecclesia". Nasce l'ordine che, per mantenersi, deve avere il controllo

sia sulle forme di obbedienza che di quelle di trasgressione, circoscrivendole in specifici nomi. La struttura dicotomica tende ad annullare le posizioni intermedie e procede oppositivamente: ci sono la madre e la puttana per le obbedienze e le disobbedienze umane e ci sono la santa e la strega per le obbedienze e le disobbedienze metafisiche. L'orgasmo, in quanto acme dell'eccitazione sessuale, anche un'esperienza di perdita di s; alla paura della perdita di s, sentita come pericolo di perdere il controllo, si somma la paura apocalittica del peccato che un cattolicesimo fobico, inquisitorio e proiettivo ha rigidamente strutturato in una gerarchia piramidale con a capo la sessualit, il peccato dei peccati. La femmina erotica e generante viene chiusa nel nome della strega, dell'agente di Satana, il suo potere viene addomesticato come ogni buon processo fobico addomestica il nemico. In effetti, una cultura maschile fondata sulla necessit di un rigido controllo, non pu che costruire un femminile la cui seduttivit e bellezza siano ridotte il pi possibile entro binari gestibili e quindi garanti di ordinata fruibilit; da li scaturisce il divieto della fantasia immaginifica, nascono le mode, proposte e imposte; subentrano i modelli esistenziali e gli schemi comportamentali e quantitativi persino nell'espressione sentimentale rigorosamente legata alla valutazione del terzo, nei modi, nei metodi, nella qualit.... La conclusione cui si giunge vede uno scenario di questo tipo: il maschio teme la Morte e si avvicna alla grande madre (la chiesa) nel tentatvio disperato di esserne protetto; nel medesimo tempo subisce la mancanza di paura della Morte

che esprime la femmina nell'ideale e reale creativit. Si crea un'alleanza tra il maschio e la femmina/chiesa e le ideologie dell'ottocento ne seguono rigorosamente i canoni. Il Fascismo nasce dal sentire di un bisogno popolare come modificazione del socialismo e del liberalismo creando una sua religione immanente (lo stato corporativo) di cui la femmina unico sacerdote. La femmina sente la sua posizione e accetta di dominarne i metodi; costruisce il maschio (marito, figlio, amante) e ne governa i movimenti politici e l'azione sociale: una rivoluzione che la borghesia, la chiesa e il processo industriale in atto non possono sopportare e quindi agiscono sin da subito per contrastarne il cammino. E' un processo ripetibile all'infinito, persino la femminista pi accanita potrebbe entrare a farne parte non appena ne avvertisse i meccanismi. Per questo il Fascismo non morir mai.

25 gennaio 2009 Dedicato a lei, Venere Afrodite

Nota: aggiungo la trascrizione del foglio d'ordine che definiva e risolveva la conoscenza riguardante la Donna nel

Fascismo; mi paicerebbe che fosse aperta una rigorosa discussione su quanto contenuto nel testo. Mi piacerebbe che tutta la cultura sinistra e femminista si scatenasse a criticare quanto riportato nel testo. Mi piacerebbe....appunto, ma sono certo che non accadr mai, cos come nessuno mai ha criticato il Fascismo nella sua realt sostanziale, nessuno ha mai voluto fare un piocesso......che sia la paura dell'amore e della donna ?

Il recente Foglio d'Ordini del Partito pone all'ordine del giorno il problema della donna nel Fascismo. Viene ribadito il concetto fondamentale che deve presiedere all'azione fascista della donna: potenziare al massimo grado la funzione creatrice/consolatrice della femminilit, sanamente intesa, che si esplica sollecita e pronta ovunque sia miseria, materiale o spirituale da debellare. Niente mascolinizzazione, niente confusione dei due sessi, dei rispettivi compiti, delle rispettive finalit. La natura ha irrevocabilmente divisi i campi nei quali l'uomo e la donna debbono agire. Fondamentale [scopo] tra questi la creazione della famiglia fascista: che, quando avr giustificato in pieno la sua nuova aggettivazione, ritorner ad essere puramente e semplicemente famiglia, senza aggettivi in pi, quale la specie l'ha creata per la sua conservazione e il suo divenire... .La societ fascista sar integralmente realizzata nella Nazione il giorno che ogni unit familiare avr saputo realizzarla nella propria chiusa intimit con l'emersione delle singole idee/persona, con il lungo lavoro di equilibrio e armonizzazione che peculiare capacit femminile. Se la famiglia fascista l'obiettivo essenziale verso cui il Fascismo punta, ognuno vede quale parte sia riservata alla donna che della famiglia

il nucleo essenziale, la divina forza cementatrice. Cos inteso il fascismo femminile si dar meno che gli sia possibile alle sfilate, alle parate, alle esibizioni casermistiche o sportive, alle uniformi pi o meno estetiche. Non si sgoler in grida, non si sbraccier in saluti romani. Ma costituir soprattutto una restaurazione della donna nei suoi compiti tradizionali: con quel tanto in pi che basti a farla donna del suo tempo e non arcadica filatrice di lane che sarebbe un inutile anacronismo nel secolo dei telai elettrici che apprestano in un attimo chilometri di fili. Ci ridar, il fascismo femminile, la donna che ci abbisogna: custode della casa e degli affetti, madre delle generazioni a venire, costruttrice di socialit. Ai figli baster che la madre parli il linguaggio che deve parlare, perch il Fascismo, che squisita umanit in fervore di superamento, appaia ad essi domani l'unica idea degna di essere amata e servita nella continuazione della sostanza materna.
Le parti evidenziate in neretto confermano tutto quanto scritto nelle pagine di questo libro.

Allegati documentali
Testamento di Mussolini Dottrina del Fascismo Manifesto del Futurismo Manifesto della Donna Futurista
(risposta a Marinetti)

Testamento di Mussolini
<<Nessuno che sia un vero italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell'avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se sapr trovare un punto di saldatura, recuperer la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purch improntato a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sar coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi di venerazione. Allora sorrider, perch il mio popolo sar in pace con se stesso. Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz'altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente del lavoro infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali falsi profeti hanno buon gioco per l'insensibilit di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere. Per questo sono stato e sono socialista. L'accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realt. Man mano che l'evoluzione della societ smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L'unico socialismo attuabile socialisticamente il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all'interesse collettivo. La politica un'arte difficilissima tra le difficili perch lavora

la materia inafferrabile, pi oscillante, pi incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che una entit assai difficile da definirsi, perch mutevole. Mutevolissimo lo spirito degli italiani. Quando io non ci sar pi, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent'anni un popolo come l'italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell'oblio. Altri forse potr dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura stata assai pi lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il fascismo ha avuto pi morti dei suoi avversari e il 25 luglio al confino non c'erano pi di trenta persone. Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la pi spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nal loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire per ragioni di giustizia che il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacit delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro. L'umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora. Tutti i dittatori hanno sempre fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo: tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l'ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura. Stalin seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di avere fatto tutto il bene che ho potuto anche agli

avversari, anche nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l'inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte. Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilit avrei assunto salvandoli? Stalin in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La rivoluzione francese considerata per i suoi risultati, mentre i ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera. Vent'anni di fascismo nessuno potr cancellarli dalla storia d'Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perch sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non che un tratto di congiunzione tra due eternit: il passato ed il futuro. Finch la mia stella brill, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andr dove il destino mi vorr, perch ho fatto quello che il destino mi dett. Non la fede che arriva nell'ora del crapuscolo quella che mi sostiene, la fede della mia infanzia e della mia vita che mi impone di dover credere, anche quando avrei diritto di dubitare. Non so se questi miei appunti saranno mai letti dal popolo italiano; vorrei che fosse cos, per dargli la possibilit di raccogliere in confessione di fede il mio ultimo pensiero. Non so nemmeno se gli uomini mi concederanno il tempo sufficiente per scriverli. Ventidue anni di governo non mi rendono probabilmente degno, a giudizio umano, di vivere altre ventiquattro ore.

Ho creduto nella vittoria delle nostre armi, come credo in Dio, Nostro Signore, ma pi ancora credo nell'Eterno, adesso che la sconfitta ha costituito il banco di prova sul quale dovranno venire mostrate al mondo intero la forza e la grandezza dei nostri cuori. E' ormai un fatto che la guerra perduta, ma anche certo che non si vinti finch non ci si dichiari vinti. Questo dovranno ricordare gli Italiani, se, sotto la dominazione straniera, arriveranno a sentire l'insoffocabile risveglio della loro coscienza e dei loro spiriti. Oggi io perdono a quanti non mi perdonano e mi condannano condannando se stessi. Penso a coloro ai quali sar negato per anni di amare e soffrire per la patria e vorrei che essi si sentissero non solo testimoni di una disfatta, ma anche alfieri della rivincita. All'odio smisurato ed alle vendette subentrer il tempo della ragione. Cos riacquistato il senso della dignit e dell'onore, son certo che gli italiani di domani sapranno serenamente valutare i coefficienti della tragica ora che vivo. Se questo dunque l'ultimo giorno della mia esistenza, intendo che anche a chi mi ha abbandonato e a chi mi ha tradito, vada il mio perdono, come allora perdonai al Savoia la sua debolezza. I fascisti che rimarranno fedeli ai principii dovranno essere cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorr darsi e cooperare lealmente con le autorit legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare nal pi breve tempo possibile le ferite della patria. Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la patria non pi patria quando si chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipender una pi sollecita revisione storica del fascismo, perch adesso notte, ma poi verr giorno.>>

Dottrina del Fascismo

LA DOTTRINA DEL FASCISMO


1933-XI

IDEE FONDAMENTALI

ICome ogni salda concezione politica, il fascismo prassi ed pensiero, azione a cui immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro. Ha quindi una forma correlativa alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di verit nella storia superiore del pensiero. Non si agisce spiritualmente nel mondo come volont umana dominatrice di volont senza un concetto della realt transeunte e particolare su cui bisogna agire, e della realt permanente e universale in cui la prima ha il suo essere e la sua vita. Per conoscere gli uomini bisogna conoscere l'uomo; e per conoscere l'uomo bisogna conoscere la realt e le sue leggi. Non c' concetto dello stato che non sia fondamentalmente concetto della vita: filosofia o intuizione, sistema di idee che si svolge in una costruzione logica o si raccoglie in una visione o in una fede, ma sempre,

almeno virtualmente, una concezione organica del mondo. II Cos il fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico. Il mondo per il fascismo non questo mondo materiale che appare alla superficie, in cui l'uomo un individuo separato da tutti gli altri e per s stante, ed governato da una legge naturale, che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L'uomo del fascismo individuo che nazione e patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l'istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio: una vita in cui lindividuo, attraverso l'abnegazione di s, il sacrifizio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell'esistenza tutta spirituale in cui il suo valore di uomo. III Dunque concezione spiritualistica, sorta anche essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell'Ottocento. Antipositivistica, ma positiva: non scettica, n agnostica, n pessimistica, n passivamente ottimistica, come sono in generale le dottrine (tutte

negative) che pongono il centro della vita fuori dell'uomo, che con la sua libera volont pu e deve crearsi il suo mondo. Il fascismo vuole l'uomo attivo e impegnato nell'azione con tutte le sue energie: lo vuole virilmente consapevole delle difficolt che ci sono, e pronto ad affrontarle. Concepisce la vita come lotta pensando che spetti all'uomo conquistarsi quella che sia veramente degna di lui, creando prima di tutto in s stesso lo strumento (fisico, morale, intellettuale) per edificarla. Cos per l'individuo singolo, cos per la nazione, cos per l'umanit. Quindi l'alto valore della cultura in tutte le sue forme - arte, religione, scienza - e l'importanza grandissima dell'educazione. Quindi anche il valore essenziale del lavoro, con cui l'uomo vince la natura e crea il mondo umano (economico, politico, morale, intellettuale). IV Questa concezione positiva della vita evidentemente una concezione etica. E investe tutta la realt, nonch l'attivit umana che la signoreggia. Nessuna azione sottratta al giudizio morale; niente al mondo che si possa spogliare del valore che a tutto compete in ordine ai fini morali. La vita perci quale la concepisce il fascista seria, austera, religiosa: tutta librata in un mondo sorretto dalle forze morali e responsabili dello spirito. Il fascista disdegna la vita comoda. V Il fascismo una concezione religiosa, in cui l'uomo veduto nel suo immanente rapporto con una legge

superiore, con una Volont obiettiva che trascende l'individuo particolare e lo eleva a membro consapevole di una societ spirituale. Chi nella politica religiosa del regime fascista si fermato a considerazioni di mera opportunit, non ha inteso che il fascismo, oltre a essere un sistema di governo, anche, e prima di tutto, un sistema di pensiero. VI Il fascismo una concezione storica, nella quale l'uomo non quello che se non in funzione del processo spirituale a cui concorre, nel gruppo familiare e sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le nazioni collaborano. Donde il gran valore della tradizione nelle memorie, nella lingua, nei costumi, nelle norme del vivere sociale. Fuori della storia 1'uomo nulla. Perci il fascismo contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica, tipo sec. XVIII; ed contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine. Esso non crede possibile la felicit sulla terra come fu nel desiderio della letteratura economicistica del `700, e quindi respinge tutte le concezioni teleologiche per cui a un certo periodo della storia ci sarebbe una sistemazione definitiva del genere umano. Questo significa mettersi fuori della storia e della vita che continuo fluire e divenire. Il fascismo politicamente vuol essere una dottrina realistica; praticamente, aspira a risolvere solo i problemi che si pongono storicamente da s e che da s trovano o suggeriscono la propria soluzione. Per agire tra gli uomini, come nella natura, bisogna entrare nel

processo della realt e impadronirsi delle forze in atto. VII Antiindividualistica, la concezione fascista per lo Stato; ed per l'individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volont universale dell'uomo nella sua esistenza storica. E' contro il liberalismo classico, che sorse dal bisogno di reagire all'assolutismo e ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si trasformato nella stessa coscienza e volont popolare. Il liberalismo negava lo Stato nell'interesse dell'individuo particolare; il fascismo riafferma lo Stato come la realt vera dell'individuo. E se la libert dev'essere l'attributo dell'uomo reale, e non di quell'astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il fascismo per la libert. E' per la sola libert che possa essere una cosa seria, la libert dello Stato e dell'individuo nello Stato. Giacch, per il fascista, tutto nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato. In tal senso il fascismo totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unit di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo. VIII N individui fuori dello Stato, n gruppi (partiti politici, associazioni, sindacati, classi). Perci il fascismo contro il socialismo che irrigidisce il movimento storico nella lotta di classe e ignora l'unit statale che le classi fonde in una sola realt

economica e morale; e analogamente, contro il sindacalismo classista. Ma nell'orbita dello Stato ordinatore, le reali esigenze da cui trasse origine il movimento socialista e sindacalista, il fascismo le vuole riconosciute e le fa valere nel sistema corporativo degli interessi conciliati nell'unit dello Stato. IX Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attivit economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato. Il quale non numero, come somma d'individui formanti la maggioranza di un popolo. E perci il fascismo contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al livello dei pi; ma la forma pi schietta di democrazia se il popolo concepito, come dev'essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l'idea pi potente perch pi morale, pi coerente, pi vera, che nel popolo si attua quale coscienza e volont di pochi, anzi di Uno, e quale ideale tende ad attuarsi nella coscienza e volont di tutti. Di tutti coloro che dalla natura e dalla storia, etnicamente, traggono ragione di formare una nazione, avviati sopra la stessa linea di sviluppo e formazione spirituale, come una coscienza e una volont sola. Non razza, n regione geograficamente individuata, ma schiatta storicamente perpetuantesi, moltitudine unificata da un'idea, che volont di esistenza e di potenza: coscienza di s, personalit.

X Questa personalit superiore bens nazione in quanto Stato. Non la nazione a generare lo Stato, secondo il vieto concetto naturalistico che serv di base alla pubblicistica degli Stati nazionali nel secolo XIX. Anzi la nazione creata dallo Stato, che d al popolo, consapevole della propria unit morale, una volont, e quindi un'effettiva esistenza. Il diritto di una nazione all'indipendenza deriva non da una letteraria e ideale coscienza del proprio essere, e tanto meno da una situazione di fatto pi o meno inconsapevole e inerte, ma da una coscienza attiva, da una volont politica in atto e disposta a dimostrare il proprio diritto: cio, da una sorta di Stato gi in fieri. Lo Stato infatti, come volont etica universale, creatore del diritto. XI La nazione come Stato una realt etica che esiste e vive in quanto si sviluppa. Il suo arresto la sua morte. Perci lo Stato non solo autorit che governa e d forma di legge e valore di vita spirituale alle volont individuali, ma anche potenza che fa valere la sua volont all'esterno, facendola riconoscere e rispettare, ossia dimostrandone col fatto l'universalit in tutte le determinazioni necessarie del suo svolgimento. E perci organizzazione ed espansione, almeno virtuale. Cosi pu adeguarsi alla natura dell'umana volont, che nel suo sviluppo non conosce barriere, e che si realizza provando la propria infinit.

XII Lo Stato fascista, forma pi alta e potente della personalit, forza, ma spirituale. La quale riassume tutte le forme della vita morale e intellettuale dell'uomo. Non si pu quindi limitare a semplici funzioni di ordine e tutela, come voleva il liberalismo. Non un semplice meccanismo che limiti la sfera delle presunte libert individuali. forma e norma interiore, e disciplina di tutta la persona; penetra la volont come l'intelligenza. Il suo principio, ispirazione centrale dell'umana personalit vivente nella comunit civile, scende nel profondo e si annida nel cuore dell'uomo d'azione come del pensatore, dell'artista come dello scienziato: anima dell'anima. XIII Il fascismo insomma non soltanto datore di leggi e fondatore d'istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuoi rifare non le forme della vita umana, ma il contenuto, l'uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorit che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perci il fascio littorio, simbolo dell'unit, della forza e della giustizia.

DOTTRINA POLITICA E SOCIALE


I Quando, nell'ormai lontano marzo del 1919, dalle colonne del Popolo dItalia io convocai a Milano i

superstiti interventisti-intervenuti, che mi avevano seguito sin dalla costituzione dei Fasci d'azione rivoluzionaria - avvenuta nel gennaio del 1915 -, non c'era nessuno specifico piano dottrinale nel mio spirito. Di una sola dottrina io recavo l'esperienza vissuta: quella del socialismo dal 1903-04 sino all'inverno del 1914: circa un decennio. Esperienza di gregario e di capo, ma non esperienza dottrinale. La mia dottrina, anche in quel periodo, era stata la dottrina dell'azione. Una dottrina univoca, universalmente accettata, del socialismo non esisteva pi sin dal 1905, quando cominci in Germania il movimento revisionista facente capo al Bernstein e per contro si form, nell'altalena delle tendenze, un movimento di sinistra rivoluzionario, che in Italia non usc mai dal campo delle frasi, mentre, nel socialismo russo, fu il preludio del bolscevismo. Riformismo, rivoluzionarismo, centrismo, di questa terminologia anche gli echi sono spenti, mentre nel grande fiume del fascismo troverete i filoni che si dipartirono dal Sorel, dal Lagardelle del Mouvement Socialiste, dal Pguy, e dalla coorte dei sindacalisti italiani, che tra il 1904 e il 1914 portarono una nota di novit nell'ambiente socialistico italiano, gi svirilizzato e cloroformizzato dalla fornicazione giolittiana, con le Pagine libere di Olivetti, La Lupa di Orano, il Divenire sociale di Enrico Leone. Nel 1919, finita la guerra, il socialismo era gi morto come dottrina: esisteva solo come rancore, aveva ancora una sola possibilit, specialmente in Italia, la rappresaglia contro coloro che avevano voluto la guerra e che dovevano espiarla. Il Popolo dItalia recava nel sottotitolo quotidiano dei combattenti e dei produttori. La

parola produttori era gi l'espressione di un indirizzo mentale. Il fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza, a tavolino: nacque da un bisogno di azione e fu azione; non fu partito, ma, nei primi due anni, antipartito e movimento. Il nome che io diedi all'organizzazione, ne fissava i caratteri. Eppure chi rilegga, nei fogli oramai gualciti dell'epoca, il resoconto dell'adunata costitutiva dei Fasci italiani di combattimento, non trover una dottrina, ma una serie di spunti, di anticipazioni, di accenni, che, liberati dall'inevitabile ganga delle contingenze, dovevano poi, dopo alcuni anni, svilupparsi in una serie di posizioni dottrinali, che facevano del fascismo una dottrina politica a s stante, in confronto di tutte le altre e passate e contemporanee.Se la borghesia, dicevo allora, crede di trovare in noi dei parafulmini si inganna. Noi dobbiamo andare incontro al lavoro... Vogliamo abituare le classi operaie alla capacit direttiva, anche per convincerle che non facile mandare avanti una industria o un commercio... Combatteremo il retroguardismo tecnico e spirituale... Aperta la successione del regime noi non dobbiamo essere degli imbelli. Dobbiamo correre; se il regime sar superato saremo noi che dovremo occupare il suo posto. Il diritto di successione ci viene perch spingemmo il paese alla guerra e lo conducemmo alla vittoria. L'attuale rappresentanza politica non ci pu bastare, vogliamo una rappresentanza diretta dei singoli interessi... Si potrebbe dire contro questo programma che si ritorna alle corporazioni. Non importa!... Vorrei perci che l'assemblea accettasse le rivendicazioni del

sindacalismo nazionale dal punto di vista economico... Non singolare che sin dalla prima giornata di Piazza San Sepolcro risuoni la parola corporazione che doveva, nel corso della Rivoluzione, significare una delle creazioni legislative e sociali alla base del regime? II Gli anni che precedettero la marcia su Roma, furono anni durante i quali le necessit dell'azione non tollerarono indagini o complete elaborazioni dottrinali. Si battagliava nelle citt e nei villaggi. Si discuteva, ma - quel ch' pi sacro e importante - si moriva. Si sapeva morire. La dottrina - bell'e formata, con divisione di capitoli e paragrafi e contorno di elucubrazioni - poteva mancare; ma c'era a sostituirla qualche cosa di pi decisivo: la fede. Purtuttavia, a chi rimemori sulla scorta dei libri, degli articoli, dei voti dei congressi, dei discorsi maggiori e minori, chi sappia indagare e scegliere, trover che i fondamenti della dottrina furono gettati mentre infuriava la battaglia. precisamente in quegli anni, che anche il pensiero fascista si arma, si raffina, procede verso una sua organizzazione. I problemi dell'individuo e dello Stato; i problemi dell'autorit e della libert; i problemi politici e sociali e quelli pi specificatamente nazionali; la lotta contro le dottrine liberali, democratiche, socialistiche, massoniche, popolaresche fu condotta contemporaneamente alle spedizioni punitive. Ma poich manc il sistema si neg dagli avversarii in malafede al fascismo ogni capacit di dottrina, mentre la dottrina veniva sorgendo, sia pure tumultuosamente dapprima sotto

l'aspetto di una negazione violenta e dogmatica come accade di tutte le idee che esordiscono, poi sotto laspetto positivo di una costruzione che trovava, successivamente negli anni 1926, `27 e `28, la sua realizzazione nelle leggi e negli istituti del regime. Il fascismo oggi nettamente individuato non solo come regime ma come dottrina. Questa parola va interpretata nel senso che oggi il fascismo esercitando la sua critica su se stesso e sugli altri, ha un suo proprio inconfondibile punto di vista, di riferimento - e quindi di direzione - dinnanzi a tutti i problemi che angustiano, nelle cose o nelle intelligenze, i popoli del mondo. III Anzitutto il fascismo, per quanto riguarda, in generale, l'avvenire e lo sviluppo dell'umanit, e a parte ogni considerazione di politica attuale, non crede alla possibilit n all'utilit della pace perpetua. Respinge quindi il pacifismo che nasconde una rinuncia alla lotta e una vilt - di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobilt ai popoli che hanno la virt di affrontarla. Tutte le altre prove sono dei sostituti, che non pongono mai l'uomo di fronte a se stesso, nell'alternativa della vita e della morte. Una dottrina, quindi, che parta dal postulato pregiudiziale della pace, estranea al fascismo cosi come estranee allo spirito del fascismo, anche se accettate per quel tanto di utilit che possano avere in determinate situazioni politiche, sono tutte le costruzioni internazionalistiche e

societarie, le quali, come la storia dimostra, si possono disperdere al vento quando elementi sentimentali, ideali e pratici muovono a tempesta il cuore dei popoli. Questo spirito anti-pacifista, il fascismo lo trasporta anche nella vita degli individui. L'orgoglioso motto squadrista me ne frego, scritto sulle bende di una ferita, un atto di filosofia non soltanto stoica, il sunto di una dottrina non soltanto politica: l'educazione al combattimento, l'accettazione dei rischi che esso comporta; un nuovo stile di vita italiano. Cos il fascista accetta, ama la vita, ignora e ritiene vile il suicidio; comprende la vita come dovere, elevazione, conquista: la vita che deve essere alta e piena: vissuta per se, ma soprattutto per gli altri, vicini e lontani, presenti e futuri. IV La politica demografica del regime la conseguenza di queste premesse. Anche il fascista ama infatti il suo prossimo, ma questo prossimo non per lui un concetto vago e inafferrabile: l'amore per il prossimo non impedisce le necessarie educatrici severit, e ancora meno le differenziazioni e le distanze. Il fascismo respinge gli abbracciamenti universali e, pur vivendo nella comunit dei popoli civili, li guarda vigilante e diffidente negli occhi, li segue nei loro stati d'animo e nella trasformazione dei loro interessi n si lascia ingannare da apparenze mutevoli e fallaci. V

Una siffatta concezione della vita porta il fascismo a essere la negazione recisa di quella dottrina che costitu la base del socialismo cosiddetto scientifico o marxiano: la dottrina del materialismo storico secondo il quale la storia delle civilt umane si spiegherebbe soltanto con la lotta d'interessi fra i diversi gruppi sociali e col cambiamento dei mezzi e strumenti di produzione. Che le vicende dell'economia - scoperte di materie prime, nuovi metodi di lavoro, invenzioni scientifiche - abbiano una loro importanza, nessuno nega; ma che esse bastino a spiegare la storia umana escludendone tutti gli altri fattori, assurdo: il fascismo crede ancora e sempre nella santit e nell'eroismo, cio in atti nei quali nessun motivo economico - lontano o vicino agisce. Negato il materialismo storico, per cui gli uomini non sarebbero che comparse della storia, che appaiono e scompaiono alla superficie dei flutti, mentre nel profondo si agitano e lavorano le vere forze direttrici, negata anche la lotta di classe, immutabile e irreparabile, che di questa concezione economicistica della storia la naturale figliazione, e soprattutto negato che la lotta di classe sia l'agente preponderante delle trasformazioni sociali. Colpito il socialismo in questi due capisaldi della sua dottrina, di esso non resta allora che l'aspirazione sentimentale - antica come l'umanit - a una convivenza sociale nella quale siano alleviate le sofferenze e i dolori della pi umile gente. Ma qui il fascismo respinge il concetto di felicit economica, che si realizzerebbe socialisticamente e quasi automaticamente a un dato momento dell'evoluzione dell'economia, con l'assicurare a tutti il massimo di

benessere. Il fascismo nega il concetto materialistico di felicit come possibile e lo abbandona agli economisti della prima met del `700; nega cio l'equazione benessere=felicit che convertirebbe gli uomini in animali di una cosa sola pensosi: quella di essere pasciuti e ingrassati, ridotti, quindi, alla pura e semplice vita vegetativa. VI Dopo il socialismo, il fascismo batte in breccia tutto il complesso delle ideologie democratiche e le respinge, sia nelle loro premesse teoriche, sia nelle loro applicazioni o strumentazioni pratiche. Il fascismo nega che il numero, per il semplice fatto di essere numero, possa dirigere le societ umane; nega che questo numero possa governare attraverso una consultazione periodica; afferma la disuguaglianza irrimediabile e feconda e benefica degli uomini che non si possono livellare attraverso un fatto meccanico ed estrinseco com' il suffragio universale. Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si d al popolo l'illusione di essere sovrano, mentre la vera effettiva sovranit sta in altre forze talora irresponsabili e segrete. La democrazia un regime senza re, ma con moltissimi re talora pi esclusivi, tirannici e rovinosi che un solo re che sia tiranno. Questo spiega perch il fascismo, pur avendo prima del 1922 - per ragioni di contingenza - assunto un atteggiamento di tendenzialit repubblicana, vi rinunci prima della marcia su Roma, convinto che la questione delle forme politiche di uno Stato non ,

oggi, preminente e che studiando nel campionario delle monarchie passate e presenti, delle repubbliche passate e presenti, risulta che monarchia e repubblica non sono da giudicare sotto la specie dell'eternit, ma rappresentano forme nelle quali si estrinseca l'evoluzione politica, la storia, la tradizione, la psicologia di un determinato paese. Ora il fascismo supera l'antitesi monarchia-repubblica sulla quale si attard il democraticismo, caricando la prima di tutte le insufficienze, e apologizzando l'ultima come regime di perfezione. Ora s visto che ci sono repubbliche intimamente reazionarie o assolutistiche, e monarchie che accolgono le pi ardite esperienze politiche e sociali. VII La ragione, la scienza - diceva Renan, che ebbe delle illuminazioni prefasciste, in una delle sue Meditazioni filosofiche - sono dei prodotti dell'umanit, ma volere la ragione direttamente per il popolo e attraverso il popolo una chimera. Non necessario per l'esistenza della ragione che tutto il mondo la conosca. In ogni caso se tale iniziazione dovesse farsi non si farebbe attraverso la bassa democrazia, che sembra dover condurre all'estinzione di ogni cultura difficile, e di ogni pi alta disciplina. Il principio che la societ esiste solo per il benessere e la libert degli individui che la compongono non sembra essere conforme ai piani della natura, piani nei quali la specie sola presa in considerazione e l'individuo sembra sacrificato. E da fortemente temere che l'ultima parola della democrazia cos

intesa (mi affretto a dire che si pu intendere anche diversamente) non sia uno stato sociale nel quale una massa degenerata non avrebbe altra preoccupazione che godere i piaceri ignobili dell'uomo volgare. Fin qui Renan. Il fascismo respinge nella democrazia l'assurda menzogna convenzionale dell'egualitarismo politico e l'abito dell'irresponsabilit collettiva e il mito della felicit e del progresso indefinito. Ma, se la democrazia pu essere diversamente intesa, cio se democrazia significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il fascismo pot da chi scrive essere definito una democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria. VIII Di fronte alle dottrine liberali, il fascismo e in atteggiamento di assoluta opposizione, e nel campo della politica e in quello dell'economia. Non bisogna esagerare - a scopi semplicemente di polemica attuale - l'importanza del liberalismo nel secolo scorso, e fare di quella che fu una delle numerose dottrine sbocciate in quel secolo, una religione dell'umanit per tutti i tempi presenti e futuri. Il liberalismo non fior che per un quindicennio. Nacque nel 1830 come reazione alla Santa Alleanza che voleva respingere l'Europa al pre-'89, ed ebbe il suo anno di splendore nel 1848 quando anche Pio IX fu liberale. Subito dopo cominci la decadenza. Se il `48 fu un anno di luce e di poesia, il `49 fu un anno di tenebre e di tragedia. La repubblica di Roma fu uccisa da un'altra repubblica, quella di Francia. Nello

stesso anno, Marx lanciava il vangelo della religione del socialismo, col famoso Manifesto dei comunisti. Nel 1851 Napoleone III fa il suo illiberale colpo di Stato e regna sulla Francia fino al 1870, quando fu rovesciato da un moto di popolo, ma in seguito a una disfatta militare fra le pi grandi che conti la storia. Il vittorioso Bismarck, il quale non seppe mai dove stesse di casa la religione della libert e di quali profeti si servisse. E sintomatico che un popolo di alta civilt, come il popolo tedesco, abbia ignorato in pieno, per tutto il sec. XIX, la religione della libert. Non c' che una parentesi. Rappresentata da quello che stato chiamato il ridicolo parlamento di Francoforte, che dur una stagione. La Germania ha raggiunto la sua unit nazionale al di fuori del liberalismo, contro il liberalismo, dottrina che sembra estranea all'anima tedesca, anima essenzialmente monarchica, mentre il liberalismo l'anticamera storica e logica dell'anarchia. Le tappe dell'unit tedesca sono le tre guerre del `64, `66, `70, guidate da liberali come Moltke e Bismarck. Quanto all'unit italiana, il liberalismo vi ha avuto una parte assolutamente inferiore all'apporto dato da Mazzini e da Garibaldi che liberali non furono. Senza l'intervento dell'illiberale Napoleone, non avremmo avuto la Lombardia, e senza l'aiuto dell'illiberale Bismarck a Sadowa e a Sedan, molto probabilmente non avremmo avuto, nel `66, la Venezia; e nel 1870 non saremmo entrati a Roma. Dal 1870 al 1915, corre il periodo nel quale gli stessi sacerdoti del nuovo credo accusano il crepuscolo della loro religione: battuta in breccia dal decadentismo nella letteratura, dall'attivismo nella pratica. Attivismo:

cio nazionalismo, futurismo, fascismo. Il secolo liberale dopo aver accumulato un'infinit di nodi gordiani, cerca di scioglierli con l'ecatombe della guerra mondiale. Mai nessuna religione impose cos immane sacrificio. Gli dei del liberalismo avevano sete di sangue? Ora il liberalismo sta per chiudere le porte dei suoi templi deserti perch i popoli sentono che il suo agnosticismo nell'economia, il suo indifferentismo nella politica e nella morale condurrebbe, come ha condotto, a sicura rovina gli Stati. Si spiega con ci che tutte le esperienze politiche del mondo contemporaneo sono antiliberali ed supremamente ridicolo volerle perci classificare fuori della storia; come se la storia fosse una bandita di caccia riservata al liberalismo e ai suoi professori, come se il liberalismo fosse la parola definitiva e non pi superabile della civilt. IX Le negazioni fasciste del socialismo, della democrazia, del liberalismo, non devono tuttavia far credere che il fascismo voglia respingere il mondo a quello che esso era prima di quel 1789, che viene indicato come l'anno di apertura del secolo demoliberale. Non si torna indietro. La dottrina fascista non ha eletto a suo profeta De Maistre. L'assolutismo monarchico fu, e cos pure ogni ecclesiolatria. Cosi furono i privilegi feudali e la divisione in caste impenetrabili e non comunicabili fra di loro. Il concetto di autorit fascista non ha niente a che vedere con lo stato di polizia. Un partito che governa totalitariamente una nazione, un fatto nuovo nella

storia. Non sono possibili riferimenti e confronti. Il fascismo dalle macerie delle dottrine liberali, socialistiche, democratiche, trae quegli elementi che hanno ancora un valore di vita. Mantiene quelli che si potrebbero dire i fatti acquisiti della storia, respinge tutto il resto, cio il concetto di una dottrina buona per tutti i tempi e per tutti i popoli. Ammesso che il sec. XIX sia stato il secolo del socialismo, del liberalismo, della democrazia, non detto che anche il sec. XX debba essere il secolo del socialismo, del liberalismo, della democrazia. Le dottrine politiche passano, i popoli restano. Si pu pensare che questo sia il secolo dell'autorit, un secolo di destra, un secolo fascista; se il XIX fu il secolo dell'individuo (liberalismo significa individualismo), si pu pensare che questo sia il secolo collettivo e quindi il secolo dello Stato. Che una nuova dottrina possa utilizzare gli elementi ancora vitali di altre dottrine perfettamente logico. Nessuna dottrina nacque tutta nuova, lucente, mai vista. Nessuna dottrina pu vantare una originalit assoluta. Essa legata, non fosse che storicamente, alle altre dottrine che furono, alle altre dottrine che saranno. Cos il socialismo scientifico di Marx legato al socialismo utopistico dei Fourier, degli Owen, dei Saint-Simon; cosi il liberalismo dell'800 si riattacca a tutto il movimento illuministico del `700. Cos le dottrine democratiche sono legate all'Enciclopedia. Ogni dottrina tende a indirizzare l'attivit degli uomini verso un determinato obiettivo; ma l'attivit degli uomini reagisce sulla dottrina, la trasforma, l'adatta alle nuove necessit o la supera. La dottrina, quindi dev'essere essa stessa non un'esercitazione di

parole, ma un atto di vita. pragmatistiche del fascismo, potenza, il suo volere essere, fronte al fatto violenza X

In la la e

ci le venature sua volont di sua posizione di al suo valore.

Caposaldo della dottrina fascista la concezione dello Stato, della sua essenza, dei suoi compiti, delle sue finalit. Per il fascismo lo Stato un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo. Individui e gruppi sono pensabili in quanto siano nello Stato. Lo Stato liberale non dirige il giuoco e lo sviluppo materiale e spirituale delle collettivit, ma si limita a registrare i risultati; lo Stato fascista ha una sua consapevolezza, una sua volont, per questo si chiama uno Stato etico. Nel 1929 alla prima assemblea quinquennale del regime io dicevo: Per il fascismo lo Stato non il guardiano notturno che si occupa soltanto della sicurezza personale dei cittadini; non nemmeno una organizzazione a fini puramente materiali, come quello di garantire un certo benessere e una relativa pacifica convivenza sociale, nel qual caso a realizzarlo basterebbe un consiglio di amministrazione; non nemmeno una creazione di politica pura, senza aderenze con la realt materiale e complessa della vita dei singoli e di quella dei popoli. Lo Stato cos come il fascismo lo concepisce e attua un fatto spirituale e morale, poich concreta l'organizzazione politica, giuridica, economica della nazione, e tale organizzazione , nel suo sorgere e nel suo sviluppo, una manifestazione dello spirito. Lo Stato garante della sicurezza

interna ed esterna, ma anche il custode e il trasmettitore dello spirito del popolo cos come fu nei secoli elaborato nella lingua, nel costume, nella fede. Lo Stato non soltanto presente, ma anche passato e soprattutto futuro. E' lo Stato che trascendendo il limite breve delle vite individuali rappresenta la coscienza immanente della nazione. Le forme in cui gli Stati si esprimono, mutano, ma la necessit rimane. E' lo Stato che educa i cittadini alla virt civile, li rende consapevoli della loro missione, li sollecita all'unit; armonizza i loro interessi nella giustizia; tramanda le conquiste del pensiero nelle scienze, nelle arti, nel diritto, nell'umana solidariet; porta gli uomini dalla vita elementare della trib alla pi alta espressione umana di potenza che l'impero; affida ai secoli i nomi di coloro che morirono per la sua integrit o per obbedire alle sue leggi; addita come esempio e raccomanda alle generazioni che verranno, i capitani che lo accrebbero di territorio e i genii che lo illuminarono di gloria. Quando declina il senso dello Stato e prevalgono le tendenze dissociatrici e centrifughe degli individui o dei gruppi, le societ nazionali volgono al tramonto. XI Dal 1929 a oggi, l'evoluzione economica politica universale ha ancora rafforzato queste posizioni dottrinali. Chi giganteggia lo Stato. Chi pu risolvere le drammatiche contraddizioni del capitalismo lo Stato. Quella che si chiama crisi, non si pu risolvere se non dallo Stato, entro lo Stato.

Dove sono le ombre dei Jules Simon, che agli albori del liberalismo proclamavano che lo Stato deve lavorare a rendersi inutile e a preparare le sue dimissioni? Dei Mac Culloch, che nella seconda met del secolo scorso affermavano che lo Stato deve astenersi dal troppo governare? E che cosa direbbe mai dinnanzi ai continui, sollecitati, inevitabili interventi dello Stato nelle vicende economiche, l'inglese Bentham, secondo il quale l'industria avrebbe dovuto chiedere allo Stato soltanto di essere lasciata in pace, o il tedesco Humboldt, secondo il quale lo Stato ozioso doveva essere considerato il migliore? Vero che la seconda ondata degli economisti liberali fa meno estremista della prima e gi lo stesso Smith apriva - sia pure cautamente - la porta agli interventi dello Stato nell'economia. Se chi dice liberalismo dice individuo, chi dice fascismo dice Stato. Ma lo Stato fascista unico ed una creazione originale. Non reazionario, ma rivoluzionario, in quanto anticipa le soluzioni di determinati problemi universali quali sono posti altrove nel campo politico dal frazionamento dei partiti, dal prepotere del parlamentarismo, dall'irresponsabilit delle assemblee, nel campo economico dalle funzioni sindacali sempre pi numerose e potenti sia nel settore operaio come in quello industriale, dai loro conflitti e dalle loro intese; nel campo morale dalla necessit dell'ordine, della disciplina, dell'obbedienza a quelli che sono i dettami morali della patria. Il fascismo vuole lo Stato forte, organico e al tempo stesso poggiato su una larga base popolare. Lo Stato fascista ha rivendicato a s anche il campo dell'economia e, attraverso le

istituzioni corporative, sociali, educative da lui create, il senso dello Stato arriva sino alle estreme propaggini, e nello Stato circolano, inquadrate nelle rispettive organizzazioni, tutte le forze politiche, economiche, spirituali della nazione. Uno Stato che poggia su milioni d'individui che lo riconoscono, lo sentono, sono pronti a servirlo, non lo Stato tirannico del signore medievale. Non ha niente di comune con gli Stati assolutistici di prima o dopo l'89. L'individuo nello Stato fascista non annullato, ma piuttosto moltiplicato, cosi come in un reggimento un soldato non diminuito, ma moltiplicato per il numero dei suoi camerati. Lo Stato fascista organizza la nazione, ma lascia poi agli individui margini sufficienti; esso ha limitato le libert inutili o nocive e ha conservato quelle essenziali. Chi giudica su questo terreno non pu essere l'individuo, ma soltanto lo Stato. XII Lo Stato fascista non rimane indifferente di fronte al fatto religioso in genere e a quella particolare religione positiva che il cattolicismo italiano. Lo Stato non ha una teologia, ma ha una morale. Nello Stato fascista la religione viene considerata come una delle manifestazioni pi profonde dello spirito; non viene, quindi, soltanto rispettata, ma difesa e protetta. Lo Stato fascista non crea un suo Dio cos come volle fare a un certo momento, nei delirii estremi della Convenzione, Robespierre; n cerca vanamente di cancellarlo dagli animi come fa il bolscevismo; il fascismo rispetta il Dio degli asceti,

dei santi, degli eroi e anche il Dio cosi come visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo del popolo. XIII Lo Stato fascista una volont di potenza e d'imperio. La tradizione romana qui un'idea di forza. Nella dottrina del fascismo l'impero non soltanto un'espressione territoriale o militare o mercantile, ma spirituale o morale. Si pu pensare a un impero, cio a una nazione che direttamente o indirettamente guida altre nazioni, senza bisogno di conquistare un solo chilometro quadrato di territorio. Per il fascismo la tendenza all'impero, cio all'espansione delle nazioni, una manifestazione di vitalit; il suo contrario, o il piede di casa, un segno di decadenza: popoli che sorgono o risorgono sono imperialisti, popoli che muoiono sono rinunciatarii. Il fascismo la dottrina pi adeguata a rappresentare le tendenze, gli stati d'animo di un popolo come l'italiano che risorge dopo molti secoli di abbandono o di servit straniera. Ma l'impero chiede disciplina coordinazione degli sforzi, dovere e sacrificio; questo spiega molti aspetti dell'azione pratica del regime e l'indirizzo di molte forze dello Stato e la severit necessaria contro coloro che vorrebbero opporsi a questo moto spontaneo e fatale dellItalia nel secolo XX, e opporsi agitando le ideologie superate del secolo XIX, ripudiate dovunque si siano osati grandi esperimenti di trasformazioni politiche e sociali: non mai come in questo momento i popoli hanno avuto sete di autorit, di direttive, di ordine. Se ogni secolo ha una sua dottrina, da mille indizii appare che quella

del secolo attuale il fascismo. Che sia una dottrina di vita, lo mostra il fatto che ha suscitato una fede: che la fede abbia conquistato le anime, lo dimostra il fatto che il fascismo ha avuto i suoi caduti e i suoi martiri. Il fascismo ha oramai nel mondo l'universalit di tutte le dottrine che, realizzandosi, rappresentano un momento nella storia dello spirito umano.

Benito Mussolini

Manifesto del futurismo


"Le Figar" 20 Febbraio 1909 1-Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerit. 2-Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. 3-La letteratura esalt fino ad oggi l'immobilit penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. 4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si arricchita di una bellezza nuova: la

bellezza della velocit 5-Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. 6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. 7-Non vi pi bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo pu essere un capolavoro. 8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poich abbiamo gi creata l'eterna velocit onnipresente. 9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore 10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni vilt opportunistica o utilitaria 11-Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo

Queste le parole con cui Filippo Tommaso Marinetti fonda il 20 Febbraio 1909 a Parigi il manifesto futurista.

Manifesto della donna futurista (Risposta a Marinetti)


LUmanit mediocre. La maggioranza delle donne non n superiore n inferiore alla maggioranza degli uomini. Sono uguali. Meritano entrambe lo stesso disprezzo. Nel suo insieme, lumanit non mai stata altro che il terreno di coltura donde sono scaturiti i geni e gli eroi dei due sessi. Ma vi sono nellumanit, come nella natura, momenti pi propizi a questa fioritura. Nelle estati dellumanit, quando la terra bruciata dal sole, i geni e gli eroi abbondano. Siamo allinizio di una primavera: quel che manca una profusione di sole, cio un copioso spargimento di sangue. Le donne, come gli uomini, non sono responsabili della palude in cui sono costretti a languire gli esseri veramente giovani, ricchi di linfa e di sangue. E assurdo dividere lumanit in donne e uomini. Essa composta solo di femminilit e di mascolinit. Ogni superuomo, ogni eroe,per quanto epico, ogni genio, per quanto potente, prodigiosa espressione della sua razza e della sua epoca solo perch composto ad un tempo di elementi femminili e di elementi maschili, di femminilit e di mascolinit:

ossia perch un essere completo. Un individuo esclusivamente virile non che un bruto; un individuo esclusivamente femminile non che una femmina. Per le collettivit, e per i diversi momenti della storia umana, vale ci che vale per gli individui. I periodi fecondi in cui, dal brodo di coltura in ebollizione, scaturiscono pi eroi e pi geni, sono periodi ricchi di mascolinit e femminilit. I periodi che videro solo guerre scarsamente feconde di eroi rappresentativi, perch livellate dal turbine epico, furono periodi esclusivamente virili; quelli che rinnegarono listinto eroico e, volti verso il passato, si annichilirono in sogni di pace, furono periodi in cui domin la femminilit. Noi viviamo alla fine di uno di questi periodi. Ci che pi manca alle donne, come agli uomini, la virilit. Ecco perch il futurismo, pur con tutte le sue esagerazioni, ha ragione. Per restituire una qualche virilit alle nostre razze infiacchite nella femminilit, bisogna educarle ad una virilit spinta fino alla brutalit. Ma bisogna imporre a tutti, uomini e donne, ugualmente deboli, un nuovo dogma di energia, per giungere ad unera di superiore umanit. Ogni donna deve possedere non solo virt femminili, ma qualit virili, senza le quali non una femmina. Luomo che possiede solo la forza maschia, senza lintuizione, un bruto. Ma nella fase di femminilit in cui viviamo, soltanto leccesso contrario salutare: il bruto che va proposto a modello.

Basta le donne di cui i soldati devono temere le braccia come fiori intrecciati sulle ginocchia la mattina della partenza; basta con le donne-infermiere che prolungano allinfinito la debolezza e la vecchiezza, che addomesticano gli uomini per i loro piaceri personali o i loro bisogni materiali!... Basta con la donna piovra del focolare, i cui tentacoli dissanguano gli uomini e anemizzano i bambini; basta con le donne bestialmente innamorate, che svuotano il Desiderio fin della forza di rinnovarsi! Le donne sono le Erinni, le Amazzoni; le Semiramidi, le Giovanne dArco, le Jeanne Hachette; le Giuditte e le Calotte Corday; le Cleopatre e le Messaline; le guerriere che combattono con pi ferocia dei maschi, le amanti che incitano, le distruttrici che, spezzando i pi deboli, agevolano la selezione attraverso lorgoglio e la disperazione, la disperazione che d al cuore tutto il suo rendimento. Che le prossime guerre suscitino eroine come la magnifica Caterina Sforza, che durante lassedio della sua citt, vedendo dallalto delle mura il nemico che minacciava la vita di suo figlio per costringerla ad arrendersi, mostrando eroicamente il proprio sesso grid: Uccidetelo, ho ancora lo stampo per farne altri! E vero, il mondo marcio di saggezza, ma per istinto la donna non saggia, non pacifista, non buona. Mancando totalmente di senso della misura,

essa diviene fatalmente, durante i periodi sonnolenti dellumanit, troppo saggia, troppo pacifista, troppo buona. Il suo intuito e la sua immaginazione sono allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza. Essa incarna lindividualit della folla: fa da corteo agli eroi, o, in mancanza di meglio, sprona gli imbecilli. Secondo lapostolo pungolatore dello spirito, la donna pungola la carne, immola o cura, fa scorrere il sangue o lo stagna, guerriera o infermiera. E la stessa donna che, nella medesima epoca, a seconda delle idee prevalenti circa i fatti del giorno, si stende sui binari per impedire ai soldati di partire in guerra, oppure si getta al collo del campione vittorioso. Ecco perch nessuna rivoluzione deve escluderla. Ecco perch, invece di disprezzarla, bisogna rivolgersi a lei. E lei la conquista pi feconda che si possa fare, la pi entusiasta, quella che, a sua volta, moltiplicher gli adepti. Ma niente Femminismo. Il Femminismo un errore politico. Il Femminismo un errore cerebrale della donna, un errore che il suo istinto riconoscer. Non bisogna dare alla donna nessuno dei diritti reclamati dalle femministe. Accordarglieli non porterebbe a nessuno dei disordini auspicati dai Futuristi, ma anzi ad un eccesso di ordine. Dare alla donna dei doveri significa farle perdere tutta la sua feconda potenza. I ragionamenti e le deduzioni femministe non distruggeranno la sua fatalit primordiale: possono solo falsarla e costringerla a manifestarsi per vie traverse che conducono ai pi

gravi errori. Da secoli si contrasta listinto della donna, se ne apprezzano solo il fascino e la tenerezza. Luomo anemico, avaro del suo sangue, le chiede solo di fargli da infermiera. E lei si lasciata domare. Ma gridatele una parola nuova, lanciatele un grido di guerra, e con gioia, cavalcando nuovamente il suo istinto, lei vi preceder sulla via di conquiste impensate. Quando vi serviranno le armi, sar lei ad affilarle. Torner ad aiutare la selezione. Infatti, pur tarda nel discernere il genio, che tende a confondere con la fama passeggera, lei ha sempre saputo ricompensare il pi forte, il vincitore, colui che trionfa coi muscoli e col coraggio. Davanti a questa superiorit, che simpone brutalmente, lei non pu sbagliarsi. Che la donna ritrovi quella crudelt e quella violenza che la portano ad accanirsi sui vinti, proprio perch sono dei vinti, fino a mutilarli. Smettiamo di predicarle la giustizia spirituale, verso cui si sforzato invano. Donne, tornate ad essere sublimi ed ingiuste, come tutte le forze della natura! Sciolte da ogni controllo, con il vostro ritrovato istinto, voi riprenderete posto fra gli Elementi, opponendo la fatalit alla volont cosciente delluomo. Siate la madre egoista e feroce, che sorveglia gelosamente i suoi piccoli, e ha su di loro tutti i diritti e tutti i doveri, finch essi hanno fisicamente bisogno della sua protezione. Che luomo, svincolato dalla famiglia, viva la sua vita daudacia e di conquista fin da quando ne ha la forza

fisica, bench sia figlio e bench sia padre. Luomo che semina non si ferma al primo solco da lui fecondato. Nelle mie Poesie dorgoglio e ne La sete e i miraggi io ho rinnegato la Sentimentalit come spregevole debolezza, perch imbriglia le forze e le immobilizza. La lussuria una forza, perch distrugge i deboli ed eccita i forti a spendere le energie, e quindi a rinnovarle. Ogni popolo eroico sensuale. La donna per lui la pi esaltante dei trofei. La donna deve essere o madre, o amante. Le vere madri saranno sempre amanti mediocri, e le amanti, madri inadeguate per eccesso. Uguali di fronte alla vita, questi due tipi di donna si completano. La madre che accoglie un bimbo, con il passato fabbrica il futuro; lamante dispensa il desiderio, che trascina verso il futuro. CONCLUDIAMO: La Donna che con le sue lacrime e con lo sfoggio dei sentimenti trattiene luomo ai suoi piedi inferiore alla ragazza che, per vantarsene, spinge il suo uomo a mantenere, pistola in pugno, il suo arrogante dominio sui bassifondi della citt; questultima, per lo meno, coltiva unenergia che potr anche servire a cause migliori. Donne, troppo a lungo sviate dai moralismi e dai pregiudizi, ritornate al vostro sublime istinto, alla violenza, alla crudelt. Per la fatale decima del sangue, mentre gli uomini si

battono nelle guerre e nelle lotte, fate figli, e di essi, in eroico sacrificio, date al Destino la parte che gli spetta. Non allevateli per voi, cio per sminuirli, ma nella pi vasta libert, perch il loro rigoglio sia completo. Invece di ridurre luomo alla schiavit degli squallidi bisogni sentimentali, spingete i vostri figli e i vostri uomini a superare s stessi. Voi li avete fatti. Voi potete tutto su di loro. Allumanit dovete degli eroi. Dateglieli. Valentine de Saint-Point Parigi, 25 marzo 1912 19, avenue de Tourville

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