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Il settore della pasta alimentare secca

Introduzione Dopo il periodo nero degli anni novanta, caratterizzato da una diffusa crisi dei consumi alimentari nel nostro Paese, dallinizio del 2000 il settore alimentare, nonostante i tradizionali ritardi strutturali rispetto ad altri paesi, ha influito positivamente sul rilancio delleconomia nazionale, raggiungendo la leadership proprio nel settore della pasta, uno dei simboli indiscussi del made in Italy, che ha fatto della globalizzazione il suo punto di forza. Oggi questo settore risente in primo luogo dellaumento dei prezzi che ha investito in genere tutti i prodotti alimentari e le materie prime in particolare, creando delle forti minacce ai principali competitori ivi operanti. Lo stile di vita degli italiani, che per esigenze lavorative tendono a consumare sempre pi spesso i pasti fuori da casa, sta creando delle forti minacce al consumo domestico della pasta secca. Nellambito del settore della pasta alimentare secca vengono normalmente incluse le industrie produttrici di pasta di semola e semolato di grano duro, nonch le aziende produttrici di paste speciali, come quelle contenenti uova o verdure. Viene, invece, considerata una realt a s stante quella dei laboratori artigianali produttori di pasta fresca.

Andamento della produzione e dei consumi nel settore: la minaccia dei prodotti sostitutivi Il settore della pasta secca in Italia caratterizzato da un trend leggermente positivo dal punto di vista della produzione negli ultimi 10 anni, passando da 2 milioni e mezzo (in valore) di tonnellate annue e un giro di affari di 2 miliardi di Euro nel 1998 ai 3, 2 milioni di tonnellate prodotte nel 2006 e circa 3 miliardi di Euro in valore. Tuttavia negli ultimi anni dal 2002 al 2005 come si evince in Fig.1 - il livello totale della produzione sembra essere rimasto abbastanza costante, con una diminuzione per del prezzo medio (Euro in KG). Non si deve dimenticare che lItalia in assoluto il primo produttore al mondo di pasta, rappresentando il 71% della produzione totale in Europa. Infatti, i dati riguardanti i primi due produttori di pasta europei (Germania e Francia) mostrano delle differenze notevoli: ai dati
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del 2006, infatti, questi due paesi producevano circa 280 mila tonnellate. Il secondo pi forte competitore mondiale di pasta oggi quanto a capacit produttiva rappresentato dagli USA, con 2 milioni di tonnellate annue. In particolare, secondo le stime effettuate sulla base dei dati disponibili (ISTAT, AC Nielsen, Ismea) nel complesso, per lindustria italiana della pasta secca, il 2006 si chiuso con una sostanziale tenuta nei volumi prodotti, stimati in circa 3,2 milioni di tonnellate (Tab. 1). Gli indici grezzi di produzione ISTAT hanno evidenziato infatti una stazionariet di fondo rispetto al periodo 2003-2005 (- 0,5%, vale a dire - 0,3% a parit di giornate lavorative). Nello stesso tempo, negli ultimi anni in Italia si assistito anche ad una stabilit dei consumi interni, con un leggero calo in un mercato dove la penetrazione della pasta nelle famiglie sfiora il 100%. Il consumo interno rimasto comunque su livelli ragguardevoli, nellordine di 1,5 milioni di tonnellate annue (Tab.1), per un valore di oltre 2,2 miliardi di euro, anche grazie agli sforzi di innovazione delle aziende del settore, che hanno portato al lancio di nuovi prodotti sul mercato. Va ricordato che nel 1998 il consumo di pasta secca in Italia si aggirava intorno ai 1,62 milioni di tonnellate annue, con un giro daffari complessivo di quasi 2 miliardi di euro. Il fatto che la pasta secca sia consumata da quasi tutti gli italiani evidente da una ricerca condotta dalla Doxa allinizio del 2007, dalla quale risulta che il 90% della popolazione adulta mangia pasta almeno una volta alla settimana, e di questi il 30% la consuma quotidianamente (nel 1998 tuttavia si trattava del 38%). Lanalisi delle caratteristiche dei consumatori di pasta secca per aree geografiche evidenzia una prevalenza dei consumatori occasionali nel Nord e di consumatori regolari nel Centro, nel Sud e nelle Isole. Il consumo regolare di pasta, inoltre, decisamente pi elevato fra gli uomini (60%) che fra le donne, caratterizzate anche dalla minore propensione al consumo regolare. In ogni caso in Italia oggi il consumo annuo pro-capite di pasta pari a 28Kg, in assoluto il pi elevato al mondo (Tabella 2). Ad esempio negli USA, il secondo produttore al mondo di pasta, il consumo pro-capite pari a 9 kg. Va segnalato, comunque, che questi livelli dei consumi in Italia variano sensibilmente, verso l'alto nelle famiglie a basso reddito, verso il basso in quelle pi agiate.

Il calo dei consumi interni di pasta nel nostro paese sembra essere stato compresso soprattutto dalle priorit connesse ai nuovi stili di vita. Siamo infatti in presenza di cambiamenti strutturali nelle abitudini di consumo. In primo luogo, sta crescendo l'attacco di categorie concorrenti che insidiano direttamente il consumo di pasta secca: si pensi al comparto dei primi piatti pronti surgelati, in continua crescita, il cui consumo detrae quote di vendita al settore in esame. Inoltre si sta assistendo ad un passaggio di preferenza soprattutto tra i giovani, a sostituire il primo piatto della pasta, percepito calorico se cucinato in ristoranti, con insalate o altre piatti freddi gi pronti. Altre minacce di sostituzione provengono dalla sempre pi rapida affermazione della pasta fresca. Comparso in modo significativo nella grande distribuzione a met degli anni 80, dopo il lungo monopolio dellartigianato e della preparazione domestica, questo prodotto, grazie soprattutto allelevata facilit di preparazione ed allaccentuata propensione dei consumatori verso piatti unici pi sbrigativi e freschi, ha registrato un consistente incremento di vendita dei volumi (+78%) negli ultimi otto anni, posizionandosi tra i prodotti pi dinamici del comparto alimentare. Per quanto la freschezza sia indubbio sinonimo di qualit, vi sono lo stesso due fattori molto limitanti al successo della pasta fresca: ovvero il costo, in media pi elevato rispetto a quello della pasta secca, e la scarsa immagine dietetica fornita dal prodotto. In ogni caso, mentre negli ultimi tre anni i consumi di pasta secca in Italia sono diminuiti del 3,1%, bisogna ricordare che si assistito ad una crescita del 6% delle vendite di pasta fresca: mentre la pasta secca al momento in una fase di maturit del suo ciclo di vita, la pasta fresca indubbiamente in una fase di crescita. Altra minaccia alla pasta secca proviene dalle paste integrali, per quanto la loro penetrazione mensile risulti ancora contenuta rispetto a quella annuale, forse per una scarsa fedelt del consumatore, che considera il loro acquisto ancora occasionale: anche in questo caso, comunque, si tratta di un prodotto in un ciclo di vita di crescita. Infine, laltra minaccia proviene dalla pasta alluovo, che registra il 50% circa dei propri consumi al Nord, essendo preferita soprattutto da consumatori di condizione socioeconomica piuttosto elevata. Va tenuto conto che il minor consumo di questa tipologia pasta rispetto a quella secca di semola deriva dallelevata stagionalit, essendo la stessa tradizionalmente preferita nella stagione invernale.

Il punto di forza del settore: lexport Anche negli ultimi anni stata la straordinaria propensione allexport a caratterizzare i risultati del settore in termini produttivi. Nel 2006 sono state esportate circa 1,7 milioni di tonnellate di pasta (Tabella 1), per un valore di circa 1,3 miliardi di euro, con un aumento dell 1,9 % in quantit e del 4% in valore sullanno precedente. Infatti, va detto che lItalia non solo il pi grande produttore di pasta a livello mondiale ma anche il pi grande esportatore: grazie alla buona performance sui mercati esteri, che ormai assorbono circa il 53% della produzione nazionale, infatti, questo settore negli ultimi anni ha mostrato una capacit di risposta eccellente ad una congiuntura poco favorevole caratterizzata, tra laltro, da una generalizzata debolezza dei consumi alimentari nazionali. Infatti, le imprese del settore della pasta hanno ormai raggiunto una propensione allexport notevolmente superiore alla media dellindustria alimentare. A livello geografico va sottolineata la performance del mercato comunitario (EU25) - che assorbe il 65% delle nostre esportazioni - cresciuto del 2% in volume e del 5% valore negli ultimi tre anni. In particolare, la Germania il primo mercato di sbocco (21%), seguita dalla Francia (13%) e dal Regno Unito (12%).USA e Giappone si confermano rispettivamente al quarto e quinto posto, con una quota pari, rispettivamente al 9% e 5%. Si confermano positivi ed incoraggianti i segnali che pervengono dai mercati emergenti negli ultimi tre anni, quali la Russia (+16% in volume e +24% in valore), la Cina (+52% in quantit e +59% in valore) e lIndia (+26% in quantit e +21% in valore), a dimostrazione della crescente apertura del settore sul mercato globale. La caratteristica di fondo della pasta italiana la qualit. Conforta perci il fatto che essa venga riconosciuta ed apprezzata anche sui mercati esteri: il valore unitario dellexport 2006 ha ripreso a crescere, infatti, con un +2%, dopo il -1%del 2005.

I canali distributivi e il potere dei fornitori

I tradizionali mercati di sbocco del settore pastaio sono il canale retail (75%) e il canale catering (25%), ai dati del 2007. Il catering in realt non rappresenta quasi mai il vero core business delle principali imprese produttrici, venendo spesso utilizzato per smaltire gli eventuali overstock. Tuttavia, proprio per i cambiamenti nello stile di vita cui si accennava in precedenza, anche il catering ha acquisito maggiore importanza: se fino al 1998 rappresentava meno del 19% dello sbocco delle imprese produttrici oggi ha superato il 25%. In pratica non solo aumenta il consumo di pasta fuori dalle mura domestiche, ma anche gli stessi operatori del settore considerano sempre pi importante il catering come clientela di riferimento. Allinterno del canale retail, i principali clienti di pasta secca sono la grande distribuzione che ha un fortissimo potere negoziale: iper e supermercati, infatti, rappresentano nel segmento del retail ben il 65% dello sbocco di queste aziende; canali tradizionali al dettaglio di una volta, invece, hanno un potere contrattuale decisamente basso e rappresentano circa il 20% del canale retail. Il restante 15% rappresentato dagli hard discount, che tendono rispetto agli anni passati a perdere sempre pi di peso. Il canale catering, che tende ad esercitare un potere contrattuale ancora mediamente basso, invece segmentato in: - ristorazione commerciale (ristoranti, tavole calde, ecc.), ovvero un complesso di oltre 350.000 punti vendita in cui si consuma pasta; - ristorazione collettiva, rappresentata da scuole, aziende, ospedali, caserme, ecc. Dallanalisi accurata del settore emerge chiaramente il maggiore livello di barriere allentrata che caratterizza il canale retail, soprattutto se le imprese produttrici di pasta non possiedono un marchio - e quindi unimmagine di prodotto particolarmente affermato. Ci comporta, a sua volta, un ingente investimento in elementi sia di natura produttiva - volti ad ampliare la gamma di offerta e a ricercare input di elevata qualit - sia di natura commerciale, rappresentati essenzialmente dagli sforzi pubblicitari e promozionali. Infine, il potere contrattuale dei fornitori si ridotto negli ultimi anni dato che la maggior parte delle imprese medio-grandi ha avviato un intenso processo di integrazione verticale a monte, in modo da

rendersi del tutto autonome nel reperimento delle materie prime (grano duro). Molte di queste aziende, inoltre, hanno spostato la location dei loro stabilimenti produttivi vicino a fiumi e corsi dacqua, un'altra materia prima di fondamentale importanza. Le imprese non integrate, invece, devono scontare la forte minaccia dei fornitori di grano duro il cui prezzo in questi ultimi anni decisamente aumentato. Tuttavia, molte imprese produttrici hanno in parte limitato questa minaccia formulando una serie di contratti di medio-lungo periodo con fornitori esteri, i cui prezzi sono decisamente pi bassi.

La competizione oggi: gli investimenti nel settore Negli ultimi anni, il business della pasta secca soffre nella versione tradizionale di una flessione dei valori che conseguenza di una forte pressione promozionale sui prezzi di vendita finali, nel tentativo dei competitor di difendere le proprie quote di mercato in un comparto dove il tasso di innovazione basso e i prodotti di marca sono perci abbastanza fungibili e, come detto, i consumi sono stabili se non in diminuzione. Si stima che oggi in media circa il 36% dei volumi di vendita complessivi derivi da iniziative promozionali (UNIPI). Oltre allimmagine ed alla qualit del prodotto, che comunque sono due elementi certamente differenzianti il nostro prodotto pasta da quello dei competitori internazionali, si registra una forte rilevanza del fattore prezzo che, specie negli ultimi anni, ha assunto una particolare rilevanza nelle strategie di marketing delle aziende leader, come dimostrano le frequenti operazioni di cut price e lintroduzione del multipack. Tuttavia, il ricorso alla leva prezzo per massimizzare gli obiettivi di vendita non riguarda tutte le imprese del settore nello stesso modo: ad esempio, i due leader del mercato, Barilla e De Cecco, come si evince dalla Figura 2, ricorrono alla leva promozionale in una percentuale media minore rispetto a quella del settore (36%). In ogni caso, esiste una generale propensione verso la continua verifica delle alternative di prezzo/qualit offerte dal mercato industriale, che si traduce in un rilevante tasso di infedelt alla singola marca. Una infedelt che non assume i connotati di una tendenza al continuo abbandono, ma che piuttosto fa s che siano pi di un brand che entra in dispensa: indagini recenti (Doxa, 2006) hanno rilevato che fanno parte degli stock di pasta per

nucleo familiare mediamente 4-5 marche diverse. Ed in questo quadro che va giudicata la forte attivit di marketing, sotto il profilo degli investimenti in comunicazione, che caratterizza questo importante settore. Attraverso la comunicazione le aziende cercano di fissare i paletti di una differenziazione che sotto il profilo strettamente qualitativo insufficiente a metterle al riparo da una incessante competizione sul fronte delle alternative di prezzo/qualit. Infatti, gli investimenti in comunicazione che, fino alla met degli anni novanta erano considerati una leva di marketing assolutamente marginale, in quanto scarsamente praticabili a motivo del ridotto valore aggiunto che non consentiva di spesare tali sforzi (Unipi) - sono ormai di fondamentale importanza. Negli ultimi 5 cinque anni, infatti, si assistito ad un aumento delle spese in investimenti comunicazionali- stimato attorno al 35% - dovuto principalmente ai massicci investimenti realizzati sulle televisioni commerciali (oltre il 60% dellintero budget pubblicitario) da parte del leader Barilla. Escludendo gli investimenti in comunicazione, le aziende del settore pastaio hanno posto in essere una serie di altri ingenti investimenti con lobiettivo primario di contenere i costi, pur garantendo un livello qualitativo pi che accettabile. Nel periodo 2004-2006, in media, tali investimenti hanno riguardato le seguenti aree di intervento (UNIPI): - ammodernamento, rinnovamento, ampliamento e razionalizzazione degli impianti (70% delle imprese del settore); - innovazione di prodotto (40%); - organizzazione delle attivit distributive (30%); - sistemi informativi (30%).

Un ultimo cenno deve essere riservato agli investimenti gi menzionati relativi alle attivit distributive, dato che la distribuzione rappresenta, in questo settore, una variabile assolutamente critica, essendo oltre il 75% della produzione di pasta secca intermediata dal dettaglio tradizionale e moderno. In ogni caso, solamente le imprese di maggiori dimensioni possono permettersi una presenza a livello nazionale, dato lelevato peso dei costi di trasporto sul prezzo finale. Leffetto combinato di due

elementi in parola (rilevanza del canale distributivo ed elevato peso dei costi di trasporto), ha indotto diverse minori imprese a limitare la propria presenza al solo mercato locale/regionale. Altre invece hanno preferito produrre per le marche commerciali.

I principali player Il settore della pasta secca in Italia abbastanza frammentato, con un leader - Barilla - che nel canale iper+super+superette leader assoluto, seguito con quote molto inferiori da diversi competitor nazionali. Come si evince in Figura 3, infatti, Barilla assorbe quasi il 40% delle vendite complessive del settore pasta; segue De Cecco con una quota del 10%. Un confronto con i dati del 1998 consente di fare le seguenti riflessioni: il settore negli ultimi 10 anni ha consolidato il successo di Barilla e De Cecco che hanno aumentato del 3% circa le loro vendite rispettivamente; ha visto una crisi piuttosto forte del marchio Buitoni (Gruppo Nestl) che ormai ha ridotto ad un numero irrisorio le sue referenze nellambito della pasta - La Molisana e Del Verde (oggi con meno di 70 dipendenti) ed una leggera crescita sia per Divella che per Agnesi (Gruppo Colussi) e Voiello (Gruppo Barilla). Allo stesso tempo hanno raggiunto delle performance brillanti dei marchi storici, legati alla tradizione italiana, come ad esempio la pasta Garofano fondata nel 1920 a Gragnano - che in effetti ad oggi assorbe il 3% delle vendite complessive del settore, con 125 dipendenti e una capacit produttiva di 3000 q.li. In effetti, un dato che emerge abbastanza significativo, legato allitalianit della pasta anche quanto ad imprese operanti: fatte pochissime eccezioni, infatti, oggi i nostri pastifici sono gestiti ancora a livello familiare e risentono della tradizione specifica del contesto di origine, evitando lintroduzione di soci terzi esteri. Barilla- nata a Parma nel 1877- la leader indiscussa oggi, con un numero di dipendenti pari a 1000 e una potenzialit in q.li pari a 22.700. Possiede in Italia 14 stabilimenti produttivi e 9 mulini. Il suo successo anche ascrivibile allottima performance sui mercati esteri, dove lazienda parmense realizza il 33% del fatturato totale, anche grazie allinvestimento diretto realizzato in tali mercati dove ha aperto 12 diversi stabilimenti produttivi tra i pi importanti, quelli in Polonia, Grecia, Turchia ed USA.

Il follower principale labruzzese De Cecco nata nel 1886- che oggi ha un numero complessivo di dipendenti pari a 418 e una potenzialit in q.li pari a 8000. Lazienda chietina opera solo nella fascia alta del mercato, dove ha una posizione di indiscusso predominio oggi con ben il 33% del totale delle vendite. Del fatturato complessivo, esporta oltre il 30%. Agnesi, fondata nel 1824, ha 83 dipendenti e una capacit in q.li di 3000. Lazienda ha una lunga e complicata storia: acquisita dal gruppo Danone stata poi venduta nellottobre del 97 ad una cordata guidata dalla merchant bank Paribas.Oggi passata nelle mani del Gruppo Colussi che oltre allo stabilimento di Imperia produce pasta con il marchio Agnesi anche a Rimini e Fossano. Rimasta nelle mani di una famiglia italiana sin dallinizio (1890) invece il pastifico pugliese Divella che oggi conta su 3 stabilimenti produttivi e 3 molini. Ha 126 dipendenti e una capacit produttiva in q.li di 2600. Voiello, fondata a Torre Annunziata (Napoli) nel 1879, entrata a far parte del gruppo Barilla nel 1973: tende a posizionarsi sulla fascia alta di mercato (premium price-top quality) dove alle spalle di De Cecco. Interessante anche l'aggregato delle societ che producono principalmente per le marche commerciali. Produttore di pasta leader nelle private labels, nel catering e nel biologico Corticella partner ideale della GDO - unazienda dotata di due pastifici ed un mulino (a Bologna e Foligno), che oggi ha circa 144 dipendenti e una capacit produttiva di 2300 q.li. Dal 1998 entrata a far parte di Euricom, Gruppo Industriale Italiano che opera nella filiera dei cereali ed noto soprattutto per limportanza ottenuta nel mercato del riso. E interessante notare come le aziende industriali che operano nel settore della pasta secca in Italia sono oggi 129, nettamente il numero pi elevato nel mondo, come dimostra il fatto che in Spagna e Germania i due paesi che occupano le seconda posizione in Europa si hanno solo 23 pastifici. Tuttavia come emerge dalla Tabella 3 negli ultimi 10 anni si assistito ad una diminuzione abbastanza consistente del numero di pastifici esistente, in particolare di quelle con una capacit produttiva minore (meno di 300 quintali al giorno). Dalla tabella 4, inoltre, si pu anche constatare il calo consistente del numero dei dipendenti negli ultimi 10 anni. Tuttora la maggior parte degli occupati riguarda il Nord Italia.

Ma si tratta di un mercato dalla grande disomogeneit territoriale, e in aree locali anche di notevoli dimensioni le quote nazionali sono totalmente trasformate a favore di industrie fortemente radicate in quei contesti. Si aggiunga, inoltre, la significativa quota di mercato raggiunta dalle marche commerciali, che arricchisce ulteriormente il panorama competitivo e indica la cifra media di un peso che in catene come Coop raggiunge o supera quello del leader sul piano nazionale.

Figura 1:
La produzione della pasta secca di semola in Italia
2.719 2.266 2.672 2.236 2.736 2.260 2.787 2.251

0,84 0,83 0,83

0,81
2002 2003 2004 Produzione a valore [Milioni di Euro] 2005 Prezzo Medio [Euro al KG]

Produzione a volume [Migliaia di Tonnellate]

Fonte: UNIPI, 2005

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Tabella 1: Fotografia del settore 2006 TOTALE PASTE ALIMENTARI SECCHE Stima Produzione totale - Pasta secca - Pasta fresca Stima Consumo Nazionale Totale - Pasta secca - Pasta fresca EXPORT TOTALE STIMA CONSUMO PRO-CAPITE (kg) totale pasta secca pasta fresca PASTE ALIMENTARI SECCHE - Produzione - Mercato nazionale - Esportazioni (2) di cui: Pasta secca di semola - Produzione - Mercato nazionale - Esportazioni (2) Pasta secca all'uovo - Produzione - Mercato nazionale - Esportazione (2) Pasta secca ripiena - Produzione - Mercato nazionale - Esportazioni (2) PASTA INDUSTRIALE FRESCA (3) - Mercato nazionale - di cui - pasta fresca ripiena - pasta fresca all'uovo - pasta fresca di semola - gnocchi PESO RELATIVO DEI VARI FORMATI (%) - Pasta lunga - Pasta corta MATERIE PRIME UTILIZZATE - Grano duro - Uova NUMERO DEI PASTIFICI - Pasta secca (4) - Pasta fresca (5) NUMERO DEGLI ADDETTI - Pasta secca - Pasta fresca POTENZIALITA' PRODUTTIVA ANNUA GRADO UTILIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI (in %) 68 150 130 31 8.300 6.480 1.460 33 67 28 26 2

tonnellate 3.224.646 3.106.246 118.400 1.555.900 1.437.500 118.400 1.668.746

valore 3.519 2961 558 2.219 1.661 558 1.300

3.106.246 1.437.500 1.668.746

2.961 1.661 1.300

2.805.233 1.333.000 1.472.233 177.674 97.000 80.674 123.339 7.500 115.839 118.400 55.000 14.600 15.800 33.000

2.267 1.345 922 385 280 105 309 36 273 558 362 65 46 85

5.014.000 111.000

4.750.000

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Fonte: Stime UN.I.P.I. su dati ACNielsen Retail (DIC05/DIC06) e ISTAT

Tabella 2: Consumo annuo pro-capite di pasta nel mondo (in kg)


Italy Venezuela Tunisia Greece Switzerland Sweden United States Peru Chile France Argentina Germany Hungary Portugal Czech Republic Canada Russia Turkey Brasil Austria Belgium - Lux. Estonia Slovak Republic Spain 28.0 13.0 11.7 10.0 9.4 9.0 9.0 8.5 8.1 7.5 7.2 7.1 7.0 6.7 6.5 6.5 6.0 5.8 5.7 5.6 5.4 5.3 5.0 4.9 Bolivia Netherlands Lituania Latvia Dominican Rep. Australia Israel Panama Finland Colombia Costa Rica Poland Romania Mexico Ecuador United Kingdom Guatemala Denmark Libya Japan Egypt Ireland El Salvador 4.8 4.4 4.4 4.1 4.0 4.0 4.0 3.8 3.2 3.2 3.0 3.0 2.7 2.7 2.6 2.5 2.0 2.0 2.0 1.7 1.2 1.0 1.0

Figura 2: Intensit promozionale [incidenza dei volumi venduti in promozione]

Mercato: 36%
48% 52%

51% 32% 37%

49%

50%

De Cecco

Barilla

Agnesi

Voiello

Garofalo

Rummo

Divella

Fonte: AC Nielsen AT Luglio 2006

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Figura 3: Le quote di mercato delle imprese in Italia

Le quote di mercato a valore nel mercato italiano della pasta secca di semola
Altri operatori; 25% Private Label; 9,5% Barilla; 39%

GAROFALO; 3% AGNESI; 4% VOIELLO; 4% DIVELLA; 6% De Cecco; 10%

Fonte: Il Sole 24 Ore, 2006

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Tabella 3: PASTA INDUSTRIALE SECCA - NUMERO DEI PASTIFICI


1996 Potenzialit nelle 24 ore da da 301 fino 1.000 q.li a TOTALI q.li e a 300 oltre 999 q.li q.li 5 2 1 8 2 4 9 15 2 2 1 3 15 4 4 1 2 11 2 9 5 2 18 2 2 46 7 34 1 11 7 1 8 2 1 3 2 8 1 6 3 11 12 12 69 21 149 3 1 9 18 1 4 6 1 9 28 5 1 8 1 10 2 2 13 51 11 4 4 5 13 37 4 19 14 2 1 40 21 3 51 21 3 6 25 2 9 3 11 6 1 1 3 6 8 56 1 1 10 8 17 132 3 2001 Potenzialit nelle 24 ore da da 301 fino 1.000 q.li a TOTALI q.li e a 300 oltre 999 q.li q.li 6 1 1 8 5 5 6 16 2 1 1 3 18 4 3 1 1 4 13 1 4 2 11 20 1 5 4 1 2 6 1 4 18 3 1 10 1 2 11 49 8 3 5 3 13 32 4 17 11 1 1 34 17 5 56 24 5 5 25 3 8 4 12 6 2 1 3 5 6 48 1 1 7 6 16 129 4 2005 () Potenzialit nelle 24 ore da da 301 fino 1.000 q.li a TOTALI q.li e a 300 oltre 999 q.li q.li 6 1 1 8 5 6 5 16 2 2 1 3 19 2 2 1 2 1 3 13 1 3 2 11 18 1 3 3 1 2 6 1 4 17 2 1 10 2 2 10 49 5 2 6 3 14 30 5 16 10 2 1 34 16

REGIONI

Piemonte Lombardia T.A. Adige Veneto F.V. Giulia Liguria E.Romagna TOTALI Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo TOTALI Molise Campania Puglia Basilicata Calabria TOTALI Sicilia Sardegna TOTALI TOTALI GENERALI

Fonte: UNIPI

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Tabella 4: PASTA INDUSTRIALE SECCA - NUMERO DEI DIPENDENTI REGIONI


Piemonte Lombardia Tr.A. Adige Veneto Fr.V. Giulia Liguria E. Romagna TOTALI Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo TOTALI Molise Campania Puglia Basilicata Calabria TOTALI Sicilia Sardegna TOTALI TOTALI GENERALI

1991
360 752 24 540 112 308 1.233 3.329 527 301 96 253 704 1.881 344 1.039 701 214 23 3.321 609 59 668 8.199

1996
398 524 32 263 112 138 955 2.422 545 321 47 147 681 1.741 300 1.011 704 211 25 2.251 443 443 6.857

2001
425 625 41 414 55 88 (*) 1.367 3.015 431 199 51 82 775 1.538 301 954 568 36 25 1.884 346 346 6.783

2005 ()
469 574 41 398 130 88 (*) 1.315 3.015 354 91 66 82 634 1.227 332 970 506 36 25 1.869 355 355 6.466

(*) Potenzialit, per quanto riguarda la Barilla, riferita complessivamente agli stabilimenti di: Parma, Foggia, Marcianise CE, Matera. FONTE: UNIPI

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