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NESSUN CAMBIAMENTO SENZA VERO PLURALISMO di Mario Consoli numero 41 l'Uomo libero http://www.uomo-libero.

ro.com Le riforme costituzionali - La crisi dell'uomo e dello Stato - Le idee forza - La criminalizzazione dei fascismi - Il ruolo della storiografia ufficiale - Il revisionismo Un'attenta analisi della vita politica e culturale europea della prima met di questo secolo rivela un mondo di straordinari dinamismo e originalit intellettuali, cui si contrappone lo stagnante, sterile conformismo degli ultimi cinquant'anni. Tornano alla mente D'Annunzio, Marinetti col suo futurismo, Soffici, Palazzeschi, Balla, Gentile, Papini, Prezzolini, Corridoni, Spirito e, allargando lo sguardo, Pound, Hamsun, Cline. E nella stessa societ - anche quando costretti a lottare nella dura trincea dell'opposizione - continuavano a generare idee e diffonderle i Croce, i Gramsci, gli Sturzo (1). Si dibattevano le idee di Pareto, di Spengler, di Weber, di Sorel; a teatro stava lavorando Pirandello; i giovani manifestavano in piazza cantando inni di autori come Mascagni e Puccini. Quanti degli attuali giuristi e legislatori si dovrebbero mettere insieme per poter affrontare un qualsiasi confronto con quell'Alfredo Rocco il cui codice giganteggia al cospetto dell'attuale incredibile marasma legislativo? Se l'assetto legislativo italiano riesce ancora a presentare un minimo di decenza giuridica, proprio grazie al fatto che si sono conservati struttura e corpo del tanto vituperato codice. Una frotta di nanerottoli, incapaci di formulare idee nuove e originali, continua ad inveire, in modo sempre pi grottesco, contro le idee e gli uomini che avevano governato l'Italia per vent'anni e la Germania per dodici. Uscendo dalle prudenti e spesso equivoche reticenze, se si rileggono gli scritti di Mussolini, la Carta del Lavoro, la Dottrina del fascismo, il Dizionario di politica edito dalla Treccani negli anni Trenta, i testi del nazionalsocialismo, e li si confronta, per contenuto, per acume, per originalit, coi programmi dei partiti vecchi e nuovi, con gli articoli degli illuminati fondisti e politologi contemporanei, con le dichiarazioni degli attuali leader, la differenza di livello appare incolmabile. Come si pu ignorare il balzo della giustizia sociale operato, prima in Europa, dall'Italia fascista? Attorno ai problemi sociali si sono sviluppati in quegli anni dibattiti, si sono delineate proposte e soluzioni di grande spessore, mentre oggi al di l delle rivendicazioni salariali e delle proteste per il fisco iniquo non si riesce ad andare. Negli Stati Uniti - il modello che da cinquant'anni si vorrebbe imporre a tutto il mondo - chi non titolare di una carta di credito non possiede alcun diritto: non viene nemmeno accolto dagli ospedali (1) Gramsci, capo del partito comunista, [...] venne incarcerato a Turi (Bari); vi disponeva di una cella particolare, dove gli tenevano compagnia 700 volumi, tra i quali, al completo, le opere di Marx e di Croce, e 400 fascicoli di riviste. Sino alla seconda guerra mondiale Benedetto Croce ha potuto, per tutto il periodo fascista, pubblicare regolarmente, presso Laterza, la sua rivista La Critica, e nel 1938 ripubblicare, presso lo stesso editore, In memoria del Manifesto dei comunisti, di Antonio Labriola, con in appendice lo stesso Manifesto; cos il socialista Ugo Mondolfo ha continuato per tutti quegli anni a dirigere, per l'editore Cappelli la sua collana di studi sociali; cos Amedeo Bordiga, fondatore del Partito Comunista d'Italia ...... In pieno regime fascista Arnoldo Mondadori pubblicava, per primo in Europa, le opere di Trotzky, mentre articoli del grande teorico della rivoluzione permanente apparivano sul Corriere della Sera. Fernando Ritter, Fascismo Antifascismo, Il Settimo Sigillo, 1991.

(2). legittimo nascondersi che i primi discorsi ecologici - oggi tanto di moda coi verdi furono affrontati, insieme a concrete soluzioni che nessun verde riesce oggi a proporre, da Walther Darr, ministro dell'agricoltura nel governo del Terzo Reich? L'impressione che maggiormente si avverte non tanto quella di una odierna povert nella cultura e nella politica rispetto ad una precedente ricchezza, ma di una odierna sostanziale mancanza di cultura e di politica. Non nostra intenzione fare del nostalgismo; queste considerazioni ci spingono invece a ricercare ed individuare i motivi profondi che hanno portato l'Europa all'attuale degrado culturale e politico. Perch il potere che da cinquant'anni governa il mondo riuscito progressivamente, abilmente, ad uniformare tutto ad un unico senso della vita - quello economico - e ad un unico sistema di valori - quello materialistico - senza scontrarsi con nessuna reale opposizione? Perch siamo tutti disciplinati e ossequiosi sudditi di sua maest il Mondialismo e della sua consorte la Societ Multirazziale? Perch non vi sono pi mondi di valori e di idee che si confrontano? Perch stato ucciso il pluralismo. Pluralismo significa tolleranza, libert e rispetto per la differenza. Ma soprattutto accettazione del principio che a nessuna idea concesso di ignorare l'esistenza delle altre. La mancanza di pluralismo emersa in questi decenni rappresenta un evento nuovo nella storia degli uomini. Mai era successo, come oggi accade, che tutti fossero costretti ad appiattirsi sulle stesse idee, ad omologarsi alla stessa concezione del mondo e della vita. Le riforme costituzionali Il pluralismo culturale e politico produce idee, nutre l'intelligenza, impone approfondimenti e contrapposizioni in una dialettica di proposte e soluzioni che conduce necessariamente ad un continuo rinnovarsi e migliorarsi. Pretendere una vita sociale e civile senza forti contrapposizioni ideali e culturali, sarebbe come ipotizzare una competizione sportiva nella quale tutti i concorrenti appartenessero alla stessa squadra. Invece oggi assistiamo ad una monofonia culturale che determina il cimitero delle idee e paralizza ogni possibilit di cambiamento, ogni alternativa politica, proprio nel momento in cui la crisi del sistema demo-partitocratico, accompagnata da un ampio e ben radicato fenomeno di rivolta da parte della pubblica opinione, avrebbe dovuto offrire a cambiamenti ed alternative gli spazi e l'habitat ideali. La progressiva omologazione delle idee ad un unico modello impedisce il formarsi di precise identit. Nessuno in grado di farsi portavoce di programmi che si differenzino dagli altri nella sostanza e negli obiettivi finali. Durante l'ultima campagna elettorale il Polo e l'Ulivo si sono persino accusati di aver copiato l'uno il programma dell'altro. Le differenze riscontrabili tra i diversi schieramenti alla ribalta riguardano tutt'al pi qualche sfumatura nei metodi e, soprattutto, l'immagine pubblicitaria attraverso la quale si propongono. Si giunti al punto - caso Di Pietro - di considerare, con ampio ed insistente spazio offerto dai mass-media, elemento importante degli equilibri e delle prospettive l'entrata in politica di un uomo quando egli non ha ancora scelto nessuno schieramento e del quale nessuno conosce le idee politiche, se pure ne ha. La latitanza di proposte e di dibattito talmente generalizzata che le stantie posizioni di (2) Per le persone sprovviste di carta di credito sono riservati ospedali di serie B, cosiddetti sperimentali, dove lavora prevalentemente personale in via di formazione e mancano le normali attrezzature sanitarie. di questi giorni la notizia di una bambina povera deceduta perch respinta dal New York Hospital.

Rifondazione Comunista o le rozze e contraddittorie formulazioni della Lega Nord rischiano di ricevere la patente di idee interessanti e, nell'immaginario popolare, di assumere un peso per l'assetto del futuro. Ed in realt gli uomini di potere, per concorrere oggi nella lotta politica, debbono innanzitutto svuotarsi delle idee, di ogni idea avuta nel passato, ma anche di quelle sull'attualit e di quelle proiettate nel futuro. Oggi si parla di nuova Costituzione, ma attorno a questo argomento si prospettano soluzioni e si ardiscono suggerimenti assolutamente privi di fantasia e di originalit. Ben altro livello di intuizioni abbiamo studiato sui banchi di scuola, quando si leggeva la storia delle rivoluzioni costituzionali. D'altronde, senza spostarci troppo nel tempo, i dibattiti di base di una qualsiasi sezione di partito di qualche decennio fa, quando anche l'ultimo attivista si sentiva la carica necessaria per far proposte e dibattere su di esse, mettevano in luce un'intelligenza e una creativit che impossibile rintracciare nelle attuali discussioni in Parlamento e nelle assise dei partiti. La crisi politica che viviamo evidenzia soprattutto la drammatica frattura tra potere e pubblica opinione, tra eletti ed elettori, tra gli attuali strumenti della politica, i partiti, ed il consenso. Si tratta cio, innanzitutto, di una crisi di partecipazione. Invece tutte le riforme sin qui ventilate non si preoccupano di risolvere il problema della partecipazione, ma cercano di predisporre a favore delle dirigenze partitocratiche nuovi, pi facili espedienti per la conservazione del loro potere. Cercano esse unicamente di garantirsi ex lege quei privilegi che i cittadini, attraverso il consenso, non sono pi disposti a concedere. Il partito, come sede di partecipazione popolare e strumento di organizzazione del consenso, come luogo di raccolta delle formulazioni politiche, si svuotato di ogni contenuto, di ogni funzionalit e di ogni legittimit. Si configura - e da parecchio tempo! - solo come oligarchia di potere, per di pi asservita a interessi che nulla hanno da spartire con quelli dei cittadini. Dopo il crollo di alcuni grandi partiti, sono arrivati a proporsi - e a riproporsi - cinquanta partitini, tra vecchi e nuovi. Si sono autoproclamati leader del nuovo uomini - il caso di Prodi, Dini, e Maccanico - che nessun cittadino si mai sognato di votare ed eleggere. Personaggi come Pannella, La Malfa, De Mita e Zanone, nonostante le sonore batoste elettorali di due anni fa, continuano a pontificare, a concorrere al gioco del potere, a partecipare agli incontri di vertice, ad essere consultati, a godere di ampi spazi sui giornali e nelle televisioni. Che senso ha parlare di bipolarismo - peraltro per una solo formale alternanza - quando i partiti si presentano a decine? Non si tratta forse solo di espedienti elettorali ideati per adempiere all'astratto rito della delega in bianco - sempre pi in bianco - emblematica del sistema demo-partitocratico, con i minor rischi possibili per le forze del potere? Non si tratta sempre del solito, stantio, mafioso e tangentista consociativismo? Si progetta l'elezione diretta del Capo dello Stato, o del Primo Ministro. Ma di chi, di quale politica costui potr mai essere l'espressione se prima non si risolve il problema della partecipazione? se il cittadino continua a rimanere fuori dal teatro della politica della quale subisce le angherie? D'altronde il discorso delle riforme - iniziato col maggioritario, presentato come panacea - ha determinato solo l'ulteriore isolamento della classe politica dai cittadini. Non solo, infatti, la rappresentanza in Parlamento ha smesso di essere proporzionale al voto dei cittadini, ma la distribuzione dei collegi elettorali, la scelta delle candidature,

finita, in modo assai pi evidente di prima, per concentrarsi nei ristretti mbiti delle segreterie di partito e per ridursi a indecente spartizione di poltrone. Alle ultime elezioni regionali - beffa tra le beffe - gli elettori lombardi, nonostante il crollo della DC, grazie alle nuove regole maggioritarie ed ai giochi di potere da queste generate, sono stati costretti a scegliere tra due candidati democristiani. E nelle altre zone d'Italia le cose non sono andate diversamente. E poi, questo maggioritario, che nel singolo collegio premia lo schieramento che ha ottenuto il maggior numero dei voti, questa riforma che stata definita grande conquista democratica, non ha vistose - e vergognose - somiglianze con quella legge del 1953 che fu resa inefficace dai risultati elettorali e pass alla storia col nome di legge truffa? Se il problema di individuare il nuovo possibile oggi nella societ italiana, la soluzione non dovrebbe essere proprio l'opposto del maggioritario, quella cio di liberalizzare a 360 gradi le candidature, sganciandole definitivamente dalle segreterie di partito, dando a tutte le espressioni politiche la possibilit di partecipare ed affermarsi? Si stanno accingendo a riscrivere la nuova Costituzione proprio coloro che sono gli ultimi figli della vecchia classe dirigente. Possibile che non si colga l'assurdo - il comico e al tempo stesso il tragico - di una simile prospettiva? Non sarebbe il caso di studiare altri veicoli per il consenso e la partecipazione? Non sarebbe il caso di analizzare la societ italiana, accertare quali sono le categorie che la compongono e offrire a queste categorie nuovi, originali strumenti di partecipazione? Non sarebbe il caso di organizzare una consultazione elettorale effettivamente libera ed aperta a tutte le componenti politiche, culturali e sociali e, attraverso questa, eleggere una Costituente? Invece nessuna sostanza dietro le timide, abbozzate e inconcludenti proposte copiate qua e l - proprio come i pi somari fanno a scuola durante i compiti in classe - nessun effettivo rinnovamento, nessuna idea originale. Si dibatte sul modello francese, su quello anglosassone, su quello tedesco, su quello americano, persino su quello israeliano. Ma possibile che nessuno pensi che per l'Italia di oggi sarebbe auspicabile un modello italiano, davvero adatto alle nostre esigenze? Mezzo secolo fa, quando le vicende belliche erano giunte all'epilogo, la parte sconfitta - nonostante l'atmosfera fosse carica di gravi preoccupazioni militari, organizzative e finanziarie, nonostante si respirasse l'aria della fine - al Congresso di Verona ebbe la sensibilit di indicare in una Costituente il passaggio necessario per il rinnovamento della vita politica. I fascisti repubblicani gettarono sul tavolo della discussione una riforma assolutamente originale, rivoluzionaria, densa di contenuti e di valenze socio-politico-economiche: la Socializzazione delle imprese. Nonostante si uscisse da una dittatura dichiarata, allora gli uomini erano individui ben caratterizzati e fra loro diversi; c'erano idee, cos come c'era la voglia di averle e non si aveva paura del dibattito e del confronto. Cultura e politica, nonostante la dittatura, non avevano smesso di essere esigenze di vita e fermenti di storia. Oggi, invece, il pluralismo morto ed significativo il fatto che lo spontaneo germogliare delle idee e il gusto per il loro confronto abbiano cominciato a declinare esattamente nel momento in cui si installato al potere il sistema demo-partitocratico. La crisi dell'uomo e dello Stato Se si vuole che idee davvero alternative possano affacciarsi, occorre evitare l'errore di farsi ingabbiare nel gioco delle formulette costituzionali e nelle beghe dell'attuale politica politicante. L'attardarsi ad osservare i singoli albe ri, la forma dei rami e delle foglie, pu

indurre a dimenticare quanto grande sia il bosco, in quale parte della valle si situi, quale montagna lo sovrasti. Occorre uscire dai meandri delle mille crisi contingenti e cogliere il significato e l'ampiezza della grande crisi epocale che l'uomo sta vivendo. Un uomo che ha perso non solo l'orgoglio della propria identit, la volont d'indipendenza e di libert, ma anche il senso della vita, dell'eternit e della morte. Una volta si sapeva che l'individuo altro non che un anello di una lunga catena. Molti anelli lo hanno preceduto e molti altri lo seguiranno. Questo senso di continuit rinsaldava i legami familiari e si ampliava a livello sociale, di nazione, di civilt. L'individuo traeva da questa consapevolezza un appagamento spirituale, ma anche un forte stimolo alle realizzazioni destinate a durare nel tempo. La morte lo trovava cosciente che la vita non finiva con lui. Non finiva la sua famiglia, n la sua societ, n il popolo e la civilt di cui era figlio. L'individualismo esasperato ha fatto dell'uomo uno sradicato, un apolide, un atomo destinato a morire veramente. L'idea della morte come evento definitivo un fatto assolutamente nuovo nella nostra storia e nella nostra cultura. L'immagine dei nostri antenati che nei loro trasferimenti portavano seco le urne dei penati lontana anni luce dalla odierna societ. Nelle moderne metropoli i cimiteri sono considerati sempre pi anacronistici e fastidiosi, per cui vengono confinati nelle pi remote periferie. Forse non lontano il giorno in cui saranno completamente eliminati. Non appena l'individuo esce dal luna park consumista e si sofferma a guardarsi dentro e a porsi delle domande, scopre l'immensit del nulla che lo circonda. Subentra allora lo sconforto, la paura, la disperazione. In Europa la percentuale dei suicidi oggi nove volte maggiore rispetto al secolo scorso. dl destino che ci aspetta facilmente desumibile da un'analisi della societ americana, il modello che da cinquant'anni ci viene proposto ed imposto. Oggi, secondo uno studio del ministero della Sanit degli Stati Uniti, 566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci. Cio, nel Paese guida della civilt tecnologica pi di un abitante su due non regge la societ in cui vive. (3) Quello che ci viene presentato come benessere materiale e individuale, e che viene elevato a fine ultimo dell'esistenza, foriero di disastri a catena, le cui principali vittime sono le generazioni future. Ogni realizzazione deve servire per subito, la durata e la qualit sono doti non richieste. Nessun provvedimento a lungo termine viene preso in considerazione giacch per l'economia del libero mercato (4) l'unica legge quella dell'utile immediato. Sintesi e simbolo del nostro tempo il grottesco concetto dell'usa e getta. Tutti gli esperti sanno che il prezzo che i nostri discendenti dovranno pagare per l'attuale carnevale consumista sar altissimo. Dovranno lottare - moderni moloch a di che di non sono - per la sopravvivenza in un ambiente il cui degrado avr raggiunto livelli parossistici e nel quale molti equilibri naturali saranno stati definitivamente compromessi. E tuttavia nessuno osa opporsi. Nessuno osa mettere in discussione i pilastri del potere mondiale: l'economia consumista e il mito dello sviluppo. (3) Massimo Fini, Il regresso del progresso. L'Indipendente, 3-2-1996. (4) Fino agli anni Quaranta l'economia era oggetto di dibattiti e confronti vivaci per cui le soluzioni adottabili erano sempre molteplici. In questo cinquantennio, invece, nel mondo occidentale l'economia divenuta incontrastato monopolio del libero mercato, gestito dalle famiglie delle banche e della finanza internazionale. Dopo il crollo dell'URSS il monopolio divenuto planetario.

Come gli individui anche gli Stati, in quest'Europa di fine millennio, vivono in assoluta incoscienza la propria rovina. Lo Stato sovrano ormai un ricordo d'altri tempi. Dopo cinquant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale in Europa ancora si accetta il perdurare di un clima da occupazione militare. emblematico quanto avvenuto a Napoli di recente: due tenenti piloti americani sono stati sorpresi in pieno centro a borseggiare una passante; arrestati dai carabinieri sono stati condotti davanti al pretore che, in ottemperanza ad uno squalificante accordo Italia-USA, si visto costretto ad affidarli alla polizia militare statunitense (5). Nessuno rimarca la pi totale assenza di una politica estera. Nessun ministro, nessun parlamentare, nessun giornalista, nessun telecommentatore fa eccezione. Non si protesta pi nemmeno se la NATO, di cui facciamo parte, rifiuta spiegazioni sull'abbattimento dell'aereo di Ustica. In campo governativo gli ultimi, timidi tentativi di uscire da una politica che non fosse rigidamente allineata al pi piatto conformismo atlantico, sono stati quelli di Craxi ed Andreotti. E sono in molti a ritenere - senza con questo voler offrire giustificazioni o assoluzioni a chicchessia - che proprio questo potrebbe essere il motivo della particolare severit delle indagini che hanno riguardato questi due personaggi. Uno Stato senza un ruolo internazionale come un individuo che non ha opinioni ed fatalmente destinato a subire tutto da tutti. Uno Stato che non in grado di tutelare i propri interessi non uno Stato, un vicereame, una dipendenza coloniale. Ed ovvio che un tale Stato non possa preoccuparsi di quelle che si profilano come gravi, ulteriori sottrazioni di sovranit. Ci riferiamo all'Europa di Maastricht, alle privatizzazioni ed alla deregulation del fenomeno immigratorio. L'Europa di Maastricht rappresenta la definitiva rinuncia ad ogni reale autonomia da parte dei singoli Stati e dei singoli popoli a favore di un potere finanziario e monetario privato e sovrannazionale. Le privatizzazioni, dietro la maschera delle necessit economiche originate dal debito pubblico, stanno ampiamente mostrando il loro vero volto: una disastrosa svendita della ricchezza nazionale, un'emorragia di beni italiani a favore del capitale straniero. Nella Repubblica francese lo Stato vigila in modo attento per evitare che le imprese giudicate di utilit nazionale o d'importanza culturale siano cedute a non francesi. Sono numerose le vendite di questo tipo che in Francia vengono bloccate con provvedimento governativo. Da noi invece si cede tutto: dalle banche ai beni culturali, dagli Enti di pubblico interesse alle industrie di primaria importanza. L'Italia in vendita. Fra non molto gli italiani vivranno, nel proprio Paese, l'esperienza amara di tutti gli emigranti: lavorare al soldo altrui in una terra non pi di loro propriet. E questo non potr che preparare - tutta la storia lo insegna - un futuro sempre pi esplosivo, dove insurrezioni, espropri, nazionalizzazioni e provvedimenti autarchici rappresenteranno il cammino obbligato per un recupero della sovranit nazionale. L'immigrazione, a parte ogni considerazione di ordine ideologico e culturale, provoca una serie di danni pratici contro i quali lo Stato italiano, gi impegnato in una dura lotta per la propria sopravvivenza economica, dovrebbe cautelarsi. Al contrario, mentre in Italia la piaga della disoccupazione si fa minacciosa, si delira di inventare posti di lavoro per gli immigrati; si offrono loro case ed assistenza medica, mentre parecchie famiglie italiane fanno fatica a trovare un'abitazione decente e si parla addirittura di chiudere molti ospedali. (5) Corriere della Sera, 26-1-1996.

Le idee-forza Tutte queste considerazioni dovrebbero condurre a cogliere i grandi temi da discutere e approfondire. Individuare gli avversari dei popoli europei e inventare le strade praticabili per il rinnovamento. I movimenti politici nascono e svolgono la propria azione attorno a delle idee-forza. Le caratteristiche delle idee-forza sono due e si integrano l'una all'altra: la chiarezza dell'obbiettivo - il nemico - e la carica nel voler affermare qualcosa di diverso l'alternativa. L'idea-forza un'equazione che possiede in s, contemporaneamente, i due segni, quello negativo e quello positivo. Se possiede solo il segno negativo, altro non che una ribellione, destinata ad essere fagocitata e metabolizzata dal potere esistente. Se possiede solo quello positivo, rappresenta un'astrazione intellettuale, appagante forse per qualche uomo di cultura, per qualche minoranza di iniziati, ma incapace di mobilitare qualsiasi massa popolare: non potr mai essere un fatto politico. Occorre realizzare le sintesi che conducono alle idee-forza, metterle a fuoco, divulgarle, farle vivere nel popolo. Occorre verificare ci che esiste nelle radici di un popolo, nella sua storia attuale, nel suo futuro. Ma perch tutto questo possa essere possibile bisogna che si ricreino le necessarie premesse per un reale pluralismo; nel grigio panorama che ci circonda ancora difficile scorgere qualche Parsifal alla ricerca del perduto senso del sacro. La rinascita dei popoli europei, quando inizier, dovr essere guidata da nuovi movimenti politici, che non si chiameranno n comunisti, n liberali, n socialisti, n democristiani e nemmeno fascisti. Sicuramente saranno portatori di nuovi miti e di nuovi ideali, ma tutti dovranno essere figli della nostra intera storia, della nostra cultura, della nostra civilt. Tutti dovranno essere figli di un libero, riconquistato pluralismo, di un grande, drammatico e fecondo incontro-scontro in cui nessuna componente dei nostri popoli dovr essere ignorata od esclusa. Senza pluralismo non c' libert. E senza libert - o lotta per la libert - la storia si ferma e l'uomo muore. E il pluralismo oggi morto perch l'intero mondo di valori tradizionali europei ha smesso di avere cittadinanza politica e culturale. Come e perch tutto questo potuto accadere? Per quali motivi una situazione cos anomala, illogica, castrante, sembra destinata a dilatarsi ancora nel tempo? Per comprendere a fondo ci che ha determinato questo stato di cose occorre ritornare a cinquant'anni fa, alla conclusione della seconda guerra mondiale, alla fine dei regimi fascisti ed alla criminalizzazione che di questi regimi stata fatta. La criminalizzazione dei fascismi La maggioranza dei giovani ignora completamente la storia del nostro secolo; conosce per sentito dire protagonisti come Hitler e Mussolini, ben lontana dall'essere informata sulle idee di cui questi statisti furono i portatori e non immagina neppure il mondo di valori che essi, coi loro movimenti politici, rappresentarono nell'Europa di questo secolo. Cinquant'anni di propaganda martellante, di storiografia a senso unico, di cinema e televisione, hanno ormai portato ad identificare quegli uomini e quei movimenti con la violenza, la sopraffazione, il fanatismo, in una parola, con il Male. Svuotate di ogni contenuto politico, culturale, ideale, i termini fascista e nazista sono usati oggi come insulti da scagliare contro l'avversario, contro il prepotente, contro gli abusi del potere, contro chiunque osi opporsi al dilagare della democrazia mondialista e

multirazziale. Fascista!. Un insulto secco, definitivo, che toglie legittimit a qualsiasi discorso. Un insulto che scava un solco profondo intorno al malcapitato, un cordone sanitario che lo esclude da ogni dialogo, dall'accesso al libero confronto. Fascista taci!. E nessuno si scandalizza, nessun garantista insorge a difesa, nessuno si avvede come un tale atteggiamento contrasti coi pi elementari principi di libert e tolleranza: sei fascista, quindi il Male, quindi non hai nessun diritto, tanto meno quello di parlare, di scrivere o di rappresentare valori. Stando cos le cose, ha un senso attardarsi sull'approfondimento della storia di quel periodo, indagare sulle scelte che erano alla base di quel mondo? Non equivale forse ad una sorta di masochismo il rimanere pervicacemente dietro una barricata che provoca la ghettizzazione, l'evirazione di ogni chance politica? Noi riteniamo, al contrario, utile, istruttivo e fecondo dibattere su tali questioni, poich, al di l della sconfitta dei fascismi, la fine della seconda guerra mondiale ha rappresentato un fatto storico di tale portata da porsi come spartiacque tra un'era ed un'altra. L'Europa, da allora, ha finito di essere il centro della politica internazionale, che si spostato oltreoceano, dall'altra parte del mondo. Ha perso ogni indipendenza: politica, economica, culturale, militare. Per la prima volta le forze della finanza internazionale sono intervenute in prima persona nella gestione del potere, decretando il tramonto dei valori spirituali, morali e tradizionali ed imponendo una concezione della vita tutta basata sul materialismo consumista. Siamo oggi nel pieno esplodere di una rivoluzione tecnologica che offre potentissimi mezzi di comunicazione, di informazione, di trasmissione, di controllo. Il dominio su cinema, televisione e informatica offre un potere illimitato nell'amplificare o distorcere notizie e fatti storici, condizionando giudizi politici e opinioni, molto pi di quanto fosse possibile all'inizio del secolo coi giornali e le case editrici. tale la diffusione dei mass-media, l'immediatezza e la quantit delle notizie, che la realt perde ogni aggancio col vissuto effettivo e si trasforma nell'immagine che ne offerta dai mezzi di informazione. Se nessun giornale e nessuna televisione riporta un avvenimento - ancorch importante - questo avvenimento per la cronaca, per la storia, per la pubblica opinione, semplicemente come se non si fosse verificato, nessuno se ne occuper mai, nessuna conseguenza potr nascerne. Quasi nessuno al corrente, ad esempio, che il 25-10-1995 Franco Freda e una cinquantina di membri del Fronte Nazionale sono stati pesantemente condannati dal Tribunale di Verona a causa della loro attivit culturale e politica. Nessun giornalista infatti se ne occupato (unica eccezione Massimo Fini) e nessun Costanzo ha introdotto l'argomento nel proprio salotto televisivo. Eppure in ogni paese civile e libero un processo alle opinioni (di qualsiasi colore esse siano) dovrebbe suscitare un fiume di proteste e di dibattiti, giacch quando si condanna qualcuno per le idee che manifesta si profila un reale pericolo per tutti i cittadini, tutti potenziali rei di manifestare idee sgradite al potere. In un'autentica democrazia non possono e non devono esistere reati di opinione, per nessuno. (6). Quando invece tutti i mass-media riportano una notizia con evidenza e concordanza, quella notizia - ancorch stravolta o completamente falsa - rappresenter il reale destinato a condizionare i giudizi, a formare le opinioni, a pesare sulle decisioni. Sono di recente memoria le notizie - rivelatesi poi autentiche mistificazioni - delle testimonianze sulle atrocit irachene negli ospedali del Kuwait e delle bombe intelligenti americane, capaci di distinguere donne, vecchi e bambini e di uccidere solo i soldati nemici. (6) Massimo Fini, L'Indipendente, 13-I-1996.

attraverso tali notizie che si sono pilotate le coscienze sulla guerra del Golfo e su tutta la politica mediorientale. con l'ausilio di questa incredibile macchina di condizionamento della pubblica opinione che le forze vincitrici il secondo conflitto mondiale si sono poste l'obiettivo di impedire la risorgenza non tanto dei fascismi quanto dei valori tradizionali, spirituali e culturali che avevano per innumerevoli secoli permeato la vita in Europa. Il perno dell'attuale potere mondialista consiste infatti nella prevalenza dell'economia sulla politica, mentre tutti i valori e gli ordinamenti europei, per millenni, si erano invece basati proprio sulla prevalenza della politica. Il gioco stato puntualmente questo: abbinare valori tradizionali europei come l'amore per il suolo e la famiglia, l'eroismo, l'onest, il senso del dovere, la spiritualit, col fascismo, col nazismo, con Mussolini, con Hitler. Ottenuta questa identificazione, al mondo del materialismo stato sufficiente attivare la propaganda antifascista per esorcizzare il pericolo di risorgenze di valori ostili al loro potere. Identificando col Male l'Europa sconfitta nella seconda guerra mondiale, si realizzato ben pi che la ghettizzazione dei fascisti e dei nazionalsocialisti: si messo fuori gioco l'intero sistema dei valori tradizionali europei che per millenni avevano dato forma a civilt rimaste insuperate nella storia. Con Mussolini ed Hitler si messo sotto accusa tutto un mondo che spaziava da Platone a Dante, da Machiavelli a Nietzsche, da Cesare a Napoleone, da Roma al Sacro Romano Impero. Il cerchio si chiude. Analizziamo, a titolo di esempio, alcuni temi fondamentali del nostro tempo: - Il libero mercato: non solo la dottrina economica dominante, ormai la dottrina economica accettata da tutte le forze politiche, da destra a sinistra, giacch nessuno oserebbe mai presentarsi con argomentazioni in odore di autarchia. - La societ multirazziale: sia pur con articolate differenziazioni, nessuno osa opporvisi, tanto risulta scomodo rischiare di essere considerati razzisti. La stessa Lega Nord, nata proprio come espressione di ribellione a tutte le immigrazioni, comprese quelle provenienti dal Sud Italia, oggi si guarda bene dal ripercorrere le tematiche originarie e si ammanta di antirazzismo e di antifascismo. di questi mesi un martellante spot televisivo, di produzione governativa, che con voce suadente, ma al tempo stesso minacciosa, recita: Bisogna abituarsi a vivere in una societ multirazziale. Le previsioni orwelliane sono evidentemente destinate ad essere superate dalla realt! L'individualismo: da trampolino di lancio del consumismo, in assenza di ogni effettiva contrapposizione, divenuto la nuova morale, il nuovo costume, provocando effetti a catena irrefrenabili: femminismo, divorzio, aborto, e cos via fino all'esasperazione e alla ipertutela di ogni diritto individuale da quello dei drogati, degli omosessuali, dei pornografi, fino all'attenta considerazione riservata ai seguaci dei riti satanici (7). La gogna invece destinata a chiunque osi rivendicare la necessit di una morale collettiva o intenda anteporre ai capricci degli asociali il bene comune. Ed ecco che, anche quando gli eventi politici lascerebbero intendere che sono maturi i tempi del cambiamento, del rinnovamento, della nascita di idee e di forze politiche alternative, in effetti nulla di autenticamente nuovo riesce a prendere corpo. Nessun ingrediente originale si ritrova nelle ricette che ci vengono proposte. Cambia tutt'al pi la (7) Incredibile testimonianza di ci ci stata offerta dalla trasmissione Adepti (Rai 2, 18-2-1996) nel corso della quale sono stati intervistati cori tutto rispetto diversi di questi personaggi, alcuni dei quali anche incriminati per violenza sessuale su minorenni.

proporzione nelle dosi, o il tempo di cottura, ma il sapore delle nuove pietanze risulta sempre pi simile alle vecchie. Questo dunque il pluralismo che il sistema democapitalistico mette a disposizione: valori che obbligatorio condividere. Qualora, invece, vi fosse in Europa vero pluralismo di valori e di idee, vera libert di espressione, effettivo dibattito politico e culturale, sicuramente le prospettive risulterebbero assai differenti. Ma il pluralismo pu esistere solo quando tutti i valori presenti in un popolo, tutte le componenti culturali, tutti gli interessi possono partecipare al dibattito, alla lotta politica, alla formazione degli equilibri di potere. Oggi, di quale pluralismo si pu parlare, se gran parte delle componenti tradizionali dei popoli europei sono messe in condizione di non partecipare e se tutto il dibattito politico e culturale ruota attorno alle stesse idee, allo stesso modello? Il conformismo totale delle idee il cimitero delle idee. il capolinea della storia. Il ruolo della storiografia ufficiale In modo ancor pi monopolistico che per la politica e la cultura, la storiografia viene gestita a senso unico: non si consente a nessuno di uscire dal coro diretto dai grandi potentati mondialisti. cos che i buoni sono collocati tutti da una parte e i cattivi dall'altra. Tutte le colpe, di ogni tipo, vengono attribuite alla parte sconfitta: dalla responsabilit dello scoppio dell'ultima guerra mondiale ad ogni atrocit. Ma l'arma pi efficace per la criminalizzazione dei fascismi si dimostrata, sin dal processo di Norimberga, l'accusa di genocidio nei confronti degli ebrei. Sei milioni, uccisi in diaboliche camere a gas e poi bruciati. Sei milio ni, cifra tonda, terrificante. Uomini, donne, vecchi, bambini, eliminati solo perch ebrei. Migliaia di libri, di film, di servizi televisivi per cinquant'anni hanno martellato sull'Olocausto tanto da farlo divenire un fatto storico indiscutibile, un dogma (nel senso letterale della parola, giacch in Francia, in Germania, in Austria, in Svizzera, in Belgio, in Spagna sono state addirittura promulgate leggi speciali che puniscono con reclusione e pene pecunarie chiunque ne faccia oggetto di discussione o di semplice indagine). L'Olocausto oggi una palla di piombo destinata per millenni a rimanere al piede della Germania e dell'Europa tutta. L'intero palcoscenico della seconda guerra mondiale, in ogni parte del mondo, per la durata, per la durezza dello scontro militare e ideologico, per le armi impiegate, ha offerto spettacoli tragici, dolorosi, spesso difficilmente comprensibili o giustificabili. Campi di concentramento erano sorti ovunque, non solo in Germania e nei territori dell'Asse, ma in ogni paese d'Europa e del mondo, dall'Africa all'India, all'America. Quanti prigionieri sono stati fatti morire di fame, di sete, di stenti, nei campi sovietici e in quelli anglo-americani? Quanti tedeschi sono stati massacrati a guerra finita (sono cifre a sei zeri!)? E la distruzione di Dresda? E tutti gli altri bombardamenti terroristici in Germania, in Italia e in Giappone? E Hiroshima? E Nagasaki? Gli americani vanno tuttora orgogliosi delle loro imprese atomiche - un ricordo di cui ciascun americano potr andar fiero (8) - non solo non sono pentiti, ma definiscono l'Enola Gay - la fortezza volante dalla quale sganciarono la bomba su Hiroshima - un monumento come la bandiera USA (9). E i saccheggi, le violenze, gli stupri? E le centinaia di migliaia di donne marocchinate in Italia e brutalizzate dall'Armata Rossa in Germania? E le foibe slavo-comuniste dove trovarono orrenda morte migliaia di (8) Corriere della Sera, 31-I-1995. (9) Corriere della Sera, 29-6-1995.

italiani? E il mostruoso trattamento (forse in nome della libert di pensiero?) riservato dagli americani a personaggi come Ezra Pound? Rinchiuso in una gabbia di filo spinato senza copertura e servizi; il mangiare veniva passato tra i fili e durante il giorno si. teneva le mani sulla testa per non essere bruciato dal sole [...] dopo una quindicina di giorni fu chiuso in una gabbia di due metri per due realizzata in legno e ferro, recintata da una pesante rete metallica, con un tetto di carta catramata e un pavimento cementato, esposto alle intemperie: bruciato dal sole, bagnato dalla pioggia, illuminato notte e giorno da grandi fari. Nel novembre del 1945 venne trasferito negli Stati Uniti e, senza che gli venisse fatto alcun processo, fu rinchiuso per dodici anni nei manicomi criminali di Howard Hall e St. Elisabeth a Washington in una corsia senza finestre, le porte chiuse con i lucchetti... (10). Per criminalizzare tout court intere nazioni, interi popoli, un intero mondo di valori evidentemente non potevano bastare ai vincitori qualche rappresaglia, gli stenti e la difficile vita nei lager, o la durezza della Gestapo. Tutto ci rientrava in una prassi a tutti nota e da tutti applicata. Le rappresaglie furono eseguite da ogni esercito. Per quanto riguarda i campi, nella sola Polonia postbellica se ne organizzarono, per rinchiudervi i tedeschi, ben 1255; gli internati furono per il 99% civili, donne e bambini e centinaia di migliaia di loro (solo 80.000 secondo lo scrittore ebreo John Sack) vi trovarono la morte (11). Per ci che concerne il trattamento dei prigionieri basti ricordare - un esempio fra i tantissimi - che gli imputati-testimoni nazionalsocialisti al processo di Dachau furono, per ammissione degli stessi ispettori americani, sottoposti a torture fisiche e psichiche di ogni genere; in 137, dei 139 casi esaminati, gli imputati avevano subto danni irreparabili ai testicoli (12). Occorreva quindi, ai vincitori, qualcosa al di sopra delle righe, di davvero efferato, di talmente diabolico per freddezza e sadismo da imporsi sull'immaginario collettivo ed oscurare ogni altro crimine di guerra. Da questa esigenza nasce la storiografia ufficiale sull'Olocausto. Ed ecco l'ombra dei sei milioni di ebrei cinicamente, scientificamente, metodicamente, programmaticamente eliminati nelle camere a gas, proiettarsi sinistra sull'Europa. L'Olocausto divenuto per gli ebrei un'esclusiva, un utilissimo certificato di martirio. Per diffonderne il mito c' persino chi ha provato ad immaginare quelli che dovrebbero essere i contorni di un nuovo Olocausto. Nel romanzo di Ze'ev Ben Yassef, Shalom per Israele se ne descrive appunto un secondo, previsto per il 2045, dove tutti gli abitanti dello Stato di Israele saranno internati in campi di concentramento, deportati in Germania e massacrati in massa in quello che il nuovo governo neo-nazista di Berlino chiama il completamento della Soluzione Finale (13). Si tratta solo di fantastoria, naturalmente, cui non si dovrebbe dar gran peso. Ma nelle vicende ebraiche c' stata un'altra premonizione che oggi ci appare a dir poco sconcertante: nel documento che riproduciamo a fianco si scrive dell'Olocausto, di sei milioni di ebrei, di un genocidio perpetrato contro di loro nei paesi dell'Europa dell'Est: la pagina di un giornale stampato negli USA il 31 ottobre 1919. d'altronde grazie all'atmosfera creata dall'Olocausto che agli ebrei stato possibile instaurare anacronisticamente, in pieno clima di decolonizzazione, un loro Stato in Palestina espellendo o schiavizzando gli originari abitanti; ed ancora far digerire alla (10) Pietro Ciabattini, Coltano 1945, Mursia, 1995. (11) John Sack - Occhio per occhio, Baldini & Castoldi, 1995. (12) Carlo Mattogno, Intervista sull'Olocausto, Edizioni di Ar, 1995. (13) Corriere della Sera, 11-12-1995.

pubblica opinione mondiale una illegale e incivile gestione dell'occupazione militare (14) Nonostante il mancato rispetto delle risoluzioni dell'ONU - in particolare la 242 che imponeva ad Israele l'abbandono dei territori occupati -, nonostante le aperte discriminazioni razziali commesse nei confronti della popolazione araba, nonostante il terrorismo sistematicamente applicato dall'esercito israeliano e dal Mossad, stato possibile agli ebrei conservare il ruolo di perseguitati, di eterni creditori, di vittime bisognose di solidariet. Se tutti i popoli del mondo vivono liberi dal colonialismo, perch i palestinesi devono ancora subirlo? Se gli arabi di Algeria che combattevano contro la Francia sono universalmente considerati dalla parte della ragione, per qu le motivo gli arabi di Palestina che si battono contro Israele hanno torto e la loro disperata resistenza viene qualificata terrorismo? D'altronde qualsiasi pretesto - letterario, scientifico, artistico, archeologico, politico, musicale, cinematografico, commerciale (15)... - buono per parlare ogni giorno dell'Olocausto. Per quello che avrebbero subto, agli ebrei permesso ci che ai non ebrei proibito. E l'offensiva propagandistica non mostra nessuna intenzione, col passare degli anni, di affievolirsi. Anzi, le legislazioni speciali a tutela delle verit ebraiche vengono proposte e promulgate con sempre maggiore insistenza in tutti i paesi europei; le opere revisioniste vengono puntualmente vietate e sequestrate (16). Leggiamo quotidianamente titoli come: Polonia, in vendita sapone di ebrei (17), Caccia all'oro di Himmler - nelle banche svizzere i soldi rubati alle vittime dell'Olocausto (oltre 55.000 miliardi di lire) (18). E la televisione incalza: I forni crematori nei quali avevano trovato la morte oltre un milione di ebrei (19). Dunque superata la tesi della gassazione? Messi direttamente, da vivi, nei forni crematori? Sei milioni. Aggiungendo zingari, democratici e omosessuali si arriva a undici milioni (20). Persino l'editoria dedicata alla prima infanzia si occupa dell'indottrinamento olocaustico (21). Il comico Beppe Grillo, si visto svergognato non solo perch, a proposito di Olocausto, aveva parlato, anzich dei canonici sei, solo di tre milioni di ebrei, ma soprattutto perch si era servito di loro come spunto per una battuta. Non si fa satira sull'Olocausto (22). (14) Piero Sella, Prima di Israele, Edizioni dell'Uomo libero, 1990. (15) Vedi l'attuale diatriba originata dal progettato supermercato nelle prossimit del Museo di Auschwitz. (16) Ricordiamo che, con un decreto apparso il 14-2-1993 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica francese, alla nostra rivista - pur non essendo specificatamente revisionista - stata vietata la circolazione, la distribuzione e la vendita in tutto il territorio francese. (17) Corriere della Sera, 3-8-1995. (18) Corriere della Sera, 30-8-1995. (19) TG5, 23-I-1995. (20) RAI 2, 26-1-1995. (21) A cura delle Edizioni Giannino Stoppani stato pubblicato il libro illustrato Mi chiamo Adolf di Pef. Nella presentazione si legge: Il libro narra la storia di un bambino che ha la sfortuna di assomigliare a Hitler. Ignaro dei fatti della storia, noti capisce per quale ragione i genitori e gli abitanti del paese lo tengano in disparte. Spetter a una anziana deportata ebrea, reduce dai campi di sterminio, il compito dispiegare come sono avvenuti i fatti. (22) L'Unit, 7-1-1996.

Hans Kng nella sua opera Ebraismo (Rizzoli, 1993) scrive: La colpa dei Tedeschi dura in eterno. Nessun perdono tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, piuttosto il fardello di una colpa eterna. In questo modo la colpa dei tedeschi nei confronti degli ebrei non pu mai avere fine. N in questa generazione, n nelle prossime. Henryk Broder su Allgemeine Jdische Wochenzeitung del 14 gennaio 1993 scrive: Da parte loro gli stranieri dovrebbero avanzare le loro pretese, ad esempio: via i tedeschi dalla Germania, affinch ci si possa restare finalmente tranquilli!. Ed ecco, di riflesso, la ghettizzazione di ogni fascismo, di ogni fascista, di ogni valore, di ogni cultura che ad essi possa in qualche modo collegarsi. cos spiegabile la violenta reazione che si scatena contro ogni tentativo di indagare sull'Olocausto, sulle presunte camere a gas, sulle cifre e sulle cause dei decessi avvenuti nei campi di concentramento. Il revisionismo Da tutte le considerazioni sin qui espresse si evince l'importanza di superare storicamente, culturalmente, politicamente e psicologicamente l'attuale criminalizzazione dell'Europa. E si evidenzia anche quali vasti e potenti interessi stiano dietro il rifiuto di dare spazio a qualsiasi forma di revisionismo. A parte il fatto che cinquant'anni son davvero troppi per consentire il perdurare di una storiografia a senso unico - scritta, cio, solo dalla parte dei vincitori - l'accanimento persecutorio contro i revisionisti dovrebbe far ben riflettere. Oggi il clima postbellico stato naturalmente superato dal succedersi di nuove generazioni e nessuna forza politica genuinamente fascista o nazionalsocialista ammesso esistesse - appare in grado di poter conquistare il potere politico nelle nazioni europee. A livello storico i tempi dovrebbero perci essere maturi per una rivisitazione, per indagini pi serene, per l'analisi e la pubblicazione dei tanti documenti sinora rimasti celati negli archivi degli stati vincitori. Invece, proprio oggi, i divieti si fanno pi rigidi, le persecuzioni pi sfacciate, le pressioni propagandistiche pi faziose e marcate. L'Olocausto deve rimanere il mito, il dogma sul quale ogni indagine revisionista vietata. Se questo dogma dovesse crollare, tutta l'odierna interpretazione degli avvenimenti storici sarebbe infatti messa in discussione. E lo stesso avverrebbe per la politica. Sarebbe finalmente possibile gettare le basi di un sereno pluralismo nel dibattito sul futuro dell'Europa. Perch, di colpo, non sarebbe pi disdicevole dibattere ogni argomento con tutti, anche con un vero fascista, e con ci sarebbe possibile reintrodurre quei valori che, in opposizione al mondialismo, rivendicano il diritto all'identit e all'indipendenza dei popoli. Non a caso l'ultimo, determinante pedaggio che Gianfranco Fini ha dovuto pagare per candidarsi ad ottenere una qualche agibilit politica in questo sistema stato proprio la resa incondizionata sulla questione olocaustica. L'Olocausto non si cancella, Purtroppo accaduto tutto, si legge su Il Secolo d'Italia del 9-2-1996. Ed di queste settimane l'annuncio di un suo prossimo pellegrinaggio ad Auschwitz. La spiegazione del meccanismo di sopravvivenza delle tesi care alla storiografia ufficiale ci viene offerta - con grande candore - dal direttore di Historia, Alberto Tagliati: La storia quello che un'epoca ritiene utile giudicare di un'altra. Non credo che questa opinione vada riveduta e corretta, meno che mai di fronte al nazismo. Certo, la storia contemporanea l'ha giudicato da un angolo visuale unilaterale, quello dei vincitori, quello di Norimberga. [...] A cinquant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale c'

invece chi invoca una fredda "oggettivit", chi persegue una "serenit di giudizio" accademicamente equidistante [...] In questo pedantesco tentativo di far quadrare il cerchio si intravede una simpatia sostanzialmente assolutoria. (23). A cosa dunque si sarebbero ridotti il ruolo ed il lavoro dello storico? Si forse dimenticato che una delle pi peculiari caratteristiche della tradizione europea stata la ricerca, financo estenuante, e l'accettazione, persino caparbia, della verit? O si crede veramente che, con la seconda guerra mondiale, si sia riusciti a porre una pietra tombale su tutti i popoli europei, su tutta la loro cultura, su tutti i loro valori, su tutti i loro ideali? Al comparire dei primi testi revisionisti di Robert Faurisson, una trentina di intellettuali francesi replicarono affermando: non bisogna chiedersi, tecnicamente, come questo assassinio di massa abbia avuto luogo. stato tecnicamente possibile perch ha avuto luogo. E, man mano che il numero degli storici revisionisti aumenta, un'unica direttiva viene indirizzata a tutti i responsabili dei mass-media: che si parli pure di loro, ma che non ci si azzardi a parlare di ci di cui loro parlano (24). Occorre mettere all'indice ogni tentativo di entrare nel dettaglio, ogni discussione capace di aprire nella costruzione crepe pericolose. Al termine di un recente incontro tra Tullia Zevi e il ministro Lombardi si affermato: Se nelle nostre scuole insegnassero qualche nozione in meno e un valore in pi, questo sar tempo ben speso. Quale valore? importante trasmettere ai giovani, attraverso la scuola, la memoria di quanto accaduto nei campi di sterminio (25). Riteniamo importante confutare alcune tesi insistentemente ed equivocamente fatte circolare dai detrattori del revisionismo. La prima vorrebbe identificare le posizioni revisioniste con quelle neo-naziste, per usare la terminologia oggi corrente. Innanzitutto attribuire vocazioni neo-naziste ai revisionisti arbitrario e strumentale. Molti dei principali esponenti di questa corrente di ricerca provengono da aree culturali estranee se non addirittura opposte a quelle nazionalsocialiste ed a quelle fasciste. Paul Rassinier, caposcuola della storiografia revisionista, un socialista, membro della Resistenza, arrestato dalla Gestapo nel 1943, poi deportato nei campi di concentramento di Buchenwald e Dora. Cesare Saletta comunista. Robert Faurisson e Carlo Mattogno sono radicallibertari. Pierre Guillaume e Serge Thion sono anarchici. Ditlieb Felderer un Dodicesima Conferenza internazionale revisionista - Irvine (California - USA) 3-5 settembre 1994. Da sinistra: Robert Faurisson, John Ball, Russ Granata, Carlo Mattogno, Ernst Ziindel, Friedrich Berg, Greg Raven, David Cole, Robert Countess, Torn Marcellnns, Mark Weber, David Irving e Jrgen Graf. testimone di Geova. Walter Sanning, Arthur Butz, Fred Leuchter e Germar Rudolf sono dei puri tecnici. Addirittura ebrei sono Polacco Dommergue de Menasc, Jean-Gabriel Cohn-Bendit, David Cole e J. G. Burg. Roger Garaudy, recentemente schieratosi a favore delle tesi (23) Historia, giugno 1995. Il brano tratto dalla prefazione ad un servizio sull'Olocausto contenente l'intervista al Prof. Luigi Cajani intitolata Una storia incancellabile. Inizialmente, dalla precedente direzione della rivista, era stata commissionata una parallela intervista a Carlo Mattogno, revisionista da molti considerato il maggiore esperto italiano su Auschwitz. Tagliati ha invece preferito cestinare la voce critica e pubblicare solo l'intervento in linea con la storiografia ufficiale. Mattogno ha successivamente pubblicato la sua intervista, aggiungendo la sua risposta alle argomentazioni di Cajani, presso le Edizioni di Ar. (24) L'Indipendente, 19-10-1995. (25) Corriere della Sera, 22-3-1995.

revisioniste, stato in Francia il filosofo dell'umanesimo socialista, molto vicino al Partito Comunista ed attualmente dedito a studi ed approfondimenti sull'Islamismo. C' poi da dire che l'indagine dei revisionisti si sviluppa nell'mbito della ricerca storica e non gi in quello dell'ideologia politica. Per sua natura lo storico non pu che essere revisionista - afferma del resto Renzo De Felice - dato che il suo lavoro prende le mosse da ci che stato acquisito dai suoi predecessori e tende ad approfondire, correggere, chiarire, la loro ricostruzione dei fatti (26). Due professori tedeschi, Hillig e Niemitz, nel corso di uno studio sul Medio Evo hanno messo in dubbio addirittura l'esistenza di Carlo Magno (27) e nessuno ha gridato allo scandalo, n si sognato di incriminarli per qualche reato di opinione. Massimo Fini ha scritto un libro nel quale riabilita la figura di Nerone e, nonostante la storiografia sinora abbia pesantemente condannato l'imperatore romano, nessuno andato ad arrestare il giornalista. I revisionisti non si sono mai sognati di sollevare il problema se i nazionalsocialisti fossero buoni o cattivi, se Hitler avesse ragione o torto. La loro indagine si sempre sviluppata attorno ai fatti; chiarire ci che successo e ci che non successo nei campi di concentramento e, pi in generale, in Europa e nel mondo nel periodo della seconda guerra mondiale. Un'altra tesi degli anti-revisionisti vorrebbe attribuire a questi storici la semplicistica negazione di ogni persecuzione da parte del regime nazionalsocialista nei confronti degli ebrei. Si tratta evidentemente di una tesi gettata in modo grossolano nel dibattito all'esclusivo scopo di ridicolizzare e rendere aprioristicamente inattendibile ogni argomentazione, pur se logica e documentata. Ricorrente inoltre l'accusa ai revisionisti di ingiuriare, con le loro opere, i morti, di istigare all'odio razziale, di fare apologia di genocidio. Si tratta invero della pi assurda ed illogica delle argomentazioni: come pu infatti qualcuno fare apologia di un delitto quando cerca di dimostrare che tale delitto non avvenuto? come pu istigare all'odio razziale, o ingiuriare i morti, chi fa opera di ricerca e documentazione al dichiarato fine di appurare la verit storica? Infine vi chi, rinculando, si destreggia: anche se i sei milioni fossero un'iperbole e gli ebrei morti nei campi di concentramento fossero solo cinquecentomila, o anche meno, sarebbe il crimine meno grave? Un solo ebreo ucciso, o anche semplicemente emarginato, in quanto tale, cosa che grida al cielo (28). Certamente, ma il ragionamento risulta pieno di implicazioni: la stessa logica, per gli stessi motivi, deve infatti ritenersi valida anche per un solo tedesco, o per un solo italiano, o per un solo giapponese, o per un solo nazionalsocialista, o per un solo fascista ucciso in quanto tale. E di tedeschi, di italiani, di giapponesi, di nazionalsocialisti, di fascisti trucidati in quanto tali ve ne sono stati a milioni. Eppoi, come giusto condannare chiunque voglia giustificare uccisioni eseguite per motivi ideologici o razziali, non sarebbe forse giusto avere una qualche perplessit verso chi avesse inventato milioni di uccisioni per procurar vantaggi alla propria ideologia o alla propria razza? I quesiti che l'indagine revisionista si posta sono stati: chi ha voluto la seconda guerra mondiale? esistita o meno la decisione di, arrivare ad una Soluzione Finale del problema ebraico attraverso lo sterminio di massa? Le reazioni dapprima sono state o polemiche o minimizzanti, ma in un crescendo di sdegno si parlato di scandalo inconcepibile nel momento in cui i revisionisti si sono proposti di allargare le (26) Renzo De Felice, Rosso e nero, Baldini & Castoldi, 1995. (27) Corriere della Sera, 12-9-1995. (28) Il Secolo d'Italia, 9-2-1996.

ricerche, sino ad indagare sull'esistenza o meno di camere a gas nei campi di concentramento e sulla stessa possibilit tecnica della gassazione di sei milioni di ebrei. Robert Faurisson, all'inizio delle sue indagini, ha studiato le camere a gas americane. Utilizzando le informazioni apprese, cominci a verificare la possibilit tecnica di funzionamento di quelle che erano state presentate come le camere a gas dei campi di sterminio e le caratteristiche d'impiego dello Zyklon B, l'insetticida indicato come il gas omicida. Studi l'ubicazione dei locali incriminati, la loro conformazione planivolumetrica, ne analizz le chiusure che avrebbero dovuto essere stagne, le possibilit di aereazione, i tempi necessari per riempire le camere di persone, per effettuare l'esecuzione, per far uscire i gas letali, per svuotare i locali dai cadaveri, per riempirli di nuovo. E poi si occup dei forni crematori che avrebbero dovuto eliminare i corpi. Ne studi le caratteristiche, i tempi di lavoro, il numero di cremazioni possibili, il quantitativo di carbone necessario al funzionamento. 1 conti non tornavano mai. A seguito di questi studi, Faurisson raggiunse la convinzione che le camere a gas non potevano essere esistite. Nel 1978 cominci a scrivere circa queste sue scoperte, e a parlarne. Oltre al clamore, allo scandalo - ma anche al moltiplicarsi di studi analoghi e convergenti effettuati da altri studiosi - iniziarono le persecuzioni e l'applicazione di legislazioni speciali. Nel 1988, a Toronto, in Canada, si tenne un processo contro il revisionista Ernst Zndel. Fu in quest'occasione che Faurisson commission una perizia all'ingegnere americano Fred Leuchter, responsabile della costruzione delle camere a gas allora utilizzate negli USA per l'esecuzione delle condanne a morte. Dopo meticolosi esami effettuati nei campi di Auschwitz, di Auschwitz-Birkenau e di Majdanek, Leuchter redasse un'ampia relazione che giungeva alla conclusione che in nessuno dei tre campi vi erano state camere a gas destinate allo sterminio di esseri umani. Tre anni pi tardi, Walter Lftl, presidente della Camera austriaca degli ingegneri ed esperto giudiziario, a conclusione di uno specifico studio qualific tecnicamente impossibili le pretese gassazioni di massa di Auschwitz. A seguito di un'approfondita indagine demografica, nel 1990, l'americano Walter Sanning calcol che le perdite ebraiche nei territori dell'Unione Sovietica occupati dai tedeschi ammontano a 130.000 e quelle negli stati euro pei a poco pi di 300.000. E tra le perdite vanno annoverate le morti per cause di guerra e di guerriglia nonch per bombardamenti e malattie, eventi tutti che in Europa non risparmiarono nessun popolo. Negli ultimi anni un succedersi di opere revisioniste e, tra mille difficolt, vengono stampati scritti di storici, ricercatori, specialisti che non e possibile ignorare. Per preciso dovere di informazione, in questo numero della rivista ne diamo ampia, inedita documentazione (oltre 1200 titoli). Il settimanale Stern denuncia che nelle universit tedesche parecchie decine di professori si rifiutano di propagandare il mito olocaustico e tentano di introdurre nella ricerca storiografica i contenuti e le confutazioni del revisionismo (29). Di pari passo si moltiplicano le azioni persecutorie. Oltre alle repressioni giudiziarie, cui abbiamo gi accennato, sono state utilizzate intimidazioni e punizioni personali d'ogni tipo: dalla diffamazione al licenziamento, al pestaggio, quando non addirittura all'assassinio. Nel 1980 vengono dati alle fiamme gli uffici e i magazzini della casa editrice britannica che pubblica l'Historical Review Press. Nel 1981 vengono incendiati i locali dell'Institute for Historical Review in California, USA. A Parigi viene distrutta la (29) Corriere della Sera, 5-1-1996.

libreria - di sinistra - Etudes et documentation internationale, colpevole di mettere in vendita opere revisioniste. Nel 1982 a Los Angeles, George Ashley, un insegnante non ligio alle tesi olocaustiche, dopo innumerevoli intimidazioni e aggressioni, subisce un attentato dinamitardo. Nel 1983 nuovo incendio alla Historical Review Press. Nel 1984, a Colonia, viene ucciso il prof. Hermann Grive. Nel 1988 a Parigi vengono distrutte due librerie: Ogmios e BleuBlanc-Rouge. A Berlino data alle fiamme l'auto dello storico Ernst Nolte. Nel 1989 Robert Faurisson, gi da tempo interdetto dall'insegnamento universitario e gi oggetto di varie aggressioni, viene brutalmente picchiato davanti alla sua abitazione. Ricoverato all'ospedale di Clermont Ferrand gli vengono riscontrati: commozione cerebrale, lesioni agli occhi, fratture multiple del mascellare superiore, della mandibola e della faccia, sfondamento del palato, fratture dentarie, sfondamento e fratture costali multiple. Nel 1990, a Parigi, viene aggredito il revisionista belga Olivier Mathieu; nel 1991 tocca a Pierre Guillaume mentre, assieme ad altri revisionisti, si reca ad assistere all'ennesimo processo contro Faurisson. Fabrice Benichov, colpevole di vendere opere definite antisemite, viene picchiato a morte. Una cinquantina di terroristi irrompono nel corso di una conferenza del circolo culturale parigino Horizons: tredici feriti tra cui una donna che rimarr in coma per due mesi. Faurisson viene nuovamente percosso mentre si reca ad un convegno di storici a Stoccolma, dove l'anno successivo subir un'altra aggressione. Nel giugno 1992 lo storico britannico David Irving viene bloccato dalla polizia all'areoporto di Roma, e respinto come indesiderabile, per impedirgli di tenere una conferenza. Nel 1994 un attentato dinamitardo distrugge l'Union-Druckerei di Weimar dove viene stampato il settimanale Junge Freiheit, Giovane Libert. Nel febbraio di quest'anno l'abitazione del professor Renzo De Felice stata oggetto di un attentato incendiario. E questi sono solo esempi, scelti tra i mille, che evidenziano il clima nel quale, da oltre quindici anni, sono costretti a lavorare gli storici revisionisti, stretti tra una miriade di aggressioni terroristiche (quasi sempre destinate a rimanere impunite), da persecuzioni giudiziarie degne della peggiore Inquisizione e da una crescente campagna diffamatoria amplificata da tutti i mass-media. Ma non mancano anche prese di posizione coraggiose da parte di intellettuali onesti, che non accettano di avallare col silenzio questi attentati alla libert di parola, di opinione e di ricerca. A titolo esemplificativo ricordiamo l'appello firmato in Italia, nel marzo 1995, da decine di uomini di cultura di varia estrazione, nel quale si afferma: Vi una tendenza molto preoccupante da tempo in atto in Europa, quella a risolvere i dibattiti storiografici in sede giudiziaria, attraverso inaccettabili interferenze della magistratura e del mondo politico - spesso influenzati dalla mediocrit roboante e martellante dei mass-media nella vita culturale ed accademica di questo o quel Paese. Noi pensiamo che ire Europa come in Iran, nella Germania come in Italia e in Francia, la ricerca storica debba essere libera da ogni vincolo, e debba essere garantita la pi completa libert di circolazione delle idee: idee la cui fondatezza e veridicit pu risultare solo dal libero dibattito scientifico, e non dai verdetti di qualsivoglia tribunale o dalle campagne strumentali e demonizzanti di qualche organo d'informazione (30). Si tratta di affermazioni importanti, che lasciano sperare in un cambiamento di clima, (30) Il Manifesto, 3-3-1995. L'appello citato stato pubblicato in occasione della messa all'indice, in Francia, del libro di Jrgen Graf, L'Olocausto allo scanner, del quale pubblichiamo, su questo numero della rivista, un'ampia scelta di brani.

anche se gli intellettuali disposti a sottoscrivere principi cos ovvi ed elementari sono ancora troppo pochi per abbattere il muro dell'omert. Noi rivendichiamo, in nome del pluralismo, l'assoluta necessit di garantire il diritto d'indagine, la libert di espressione, di parola, di pubblicazione per gli storici e per i ricercatori revisionisti. Solo da un sereno e libero dibattito nel quale a tutte le tesi siano garantite il massimo di libert di espressione e di documentazione pu venire alla luce un equilibrio culturale e politico positivo per i popoli europei. Gli storici revisionisti hanno pubblicato libri, saggi, interviste, documentazioni, a sostegno delle loro tesi. Se nelle loro ricerche fossero incappati in errori o il loro campo d'indagine apparisse viziato, sarebbero stati sommersi dalle confutazioni scientifiche e dalle controperizie. Il perdurare, invece, unicamente di aggressioni, attentati, repressioni giudiziarie, diffamazioni giornalistiche, induce a rafforzare i dubbi sulle tesi della storiografia ufficiale e ad avvalorare l'opinione che si voglia nascondere la verit. Da pi parti si indica come soluzione pi civile, pi logica, pi democratica, l'organizzazione di pubblici dibattiti, di liberi e aperti convegni storici a livello internazionale. Ci associamo, ma purtroppo il clima talmente lontano da ogni sentimento di libert e di rispetto del pluralismo che una soluzione cos ovvia sembra destinata per molto tempo a rimanere un'utopia. Ma in ogni caso il revisionismo rappresenta un fatto di libert ed un'occasione utile ad un ripristino del pluralismo. questa consapevolezza che ci ha indotto a dare ampio spazio, in questo numero della rivista, al revisionismo ed alle sue tesi. Con la pi grande disponibilit al dialogo con chiunque. Ed anche con un profondo senso della verit che, come sempre, ha bisogno del coraggio di chi si impegna a ricercarla, della dignit di chi la vuole difendere, della coerenza di chi non mai disposto a rinnegarla, qualunque essa sia. Pubblichiamo nelle pagine seguenti un'ampia scelta di brani tratti da L'Olocausto allo scanner di Jrgen Graf. Quest'opera, ancora non pubblicata in Italia, ha il raro pregio di offrire in un'essenziale sintesi una vasta gamma delle tesi, delle argomentazioni, delle ricerche e dei risultati di anni di lavoro degli storici revisionisti. Il 19 dicembre 1994 l'opera di Graf stata proibita in Francia. Noi, vittime ormai veterane di questi meschini e vergognosi provvedimenti, non possiamo certo accettare questo tipo di censure. In tutta Europa a giornalisti, scrittori, commentatori televisivi e radiofonici si continua a raccomandare caldamente di non riferire mai quello che i revisionisti affermano. Noi abbiamo invece scelto di riferirlo, perch crediamo nella libert di ricerca e di opinione, perch crediamo che nessuno possa ritenersi autorizzato a mettere al rogo idee, tesi storiche, libri o giornali. Il tempo e la storia hanno sempre fatto giustizia di ogni oscurantismo e riconsegnato all'uomo i necessari spazi di libert. Mario Consoli