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SIR SAMUEL GREIG

LO SCOZZESE CHE (RI)FONDO’ LA MARINA RUSSA

di Virgilio Ilari

I marines (americani) sbarcarono per la prima volta in Crimea, a


Feodosiya, il 2 giugno 2006, per le esercitazioni ucraino-atlantiche Sea
Breeze. Rimasero però consegnati in caserma e furono ritirati pochi
giorni dopo, a seguito di violenti tumulti scatenati da attivisti filo-russi e
della presa di posizione del Parlamento della Repubblica autonoma,
eletto in marzo, che dichiarò la Crimea “territorio de-atlantizzato”
(“NATO-free”). Non erano però i primi militari americani a mettere
piede sulla sponda settentrionale del Mar Nero. Nel 1855-56 George
Brinton McClellan (1826-85), allora capitano e futuro generale unionista
nella guerra di secessione, fu inviato a studiare l’organizzazione delle
cavallerie europee e l’assedio di Sebastopoli, di cui fece un interessante
rapporto pubblicato dal Senato americano (Report of the Secretary of
War, communicating the Report of Captain George B. McClellan, one of
the Officers sent to the Seat of War in Europe in 1855 and 1856, U. S.
Senate, Washington, 1857).
Il primo fu però addirittura lo scozzese John Paul Jones (1747-92), il
“padre della marina americana’’, un ex negriero pentito che frustava a
morte i marinai, divenuto un eroe della guerra d’indipendenza per una
modesta ma fortunata crociera corsara nel Mare d’Irlanda. Salutato dalle
salve d’onore dell’alleata Marine Royale come comandante della prima
nave repubblicana (il brick Ranger, poi sostituito dalla famosa fregata
Bonhomme Richard) comparsa nelle acque francesi, fu accettato insieme
all’amico e mecenate Benjamin Franklin nella loggia massonica delle
“Neuf Soeurs”, ma la sua leggenda data dall’epico duello con l’HMS
Serapis svoltosi il 23 settembre 1779 a Capo Flamborough (Yorkshire).
Celebre la tracotante risposta (“I have not yet begun to fight!”) alla
cavalleresca intimazione di resa fattagli dalla fregata inglese. Un famoso
quadro ad olio lo raffigura mentre spara in testa ad uno dei suoi uomini,
reo di esitare durante un abbordaggio (forse proprio quello del Serapis).
Congedato nel 1783, dopo un lustro trascorso in Europa a riscuotere i
premi delle prede inglesi, pensò di entrare al servizio della Russia,
impegnata nella settima (1787-92) delle sue dodici guerre contro la
Turchia. Secondo la Pravda del 6 marzo 2006, il servizio segreto russo
lo corteggiava da nove anni (cioè dalla data della strombazzata cattura
del Serapis), e il 25 aprile 1788, dopo un colloquio di appena un’ora e
mezza, l’imperatrice Caterina II lo nominò “retro-ammiraglio” della sua
marina, convinta che sarebbe “entrato a Costantinopoli”. Ribattezzato
Pavel Dzhones, ma conservando la cittadinanza americana, il supereroe
raggiunse con un’epica cavalcata di dieci giorni le forze russe –
comandate dal principe Potemkin (proprio quello della famosa corazzata
di Eisenstein e Fantozzi), dal generale Suvorov e dall’ammiraglio
Senyavin – che assediavano la piazzaforte ottomana di Ochakov, 150 km
ad est di Odessa. Decorato già l’8 giugno dell’Ordine di Sant’Anna, ma
mal accolto e osteggiato da Potemkin e Senyavin, ottenne come
ammiraglia una scalcinata fregata di secondo rango (la Vladimir, da 24
cannoni), con la quale operò brevemente nel golfo di Liman, tra le foci
del Bug e del Dnieper, prima di essere richiamato a San Pietroburgo col
pretesto di volergli dare un comando superiore nel Mare del Nord. Alla
fine glielo negarono, per gli intrighi dei colleghi russi e pettegolezzi
sulle sue imprese sessuali. Ebbe così il tempo di scrivere una Narrative
of the campaign of the Liman, prima di tornarsene a Parigi, nel maggio
1790. Nominato console degli Stati Uniti col mandato di trattare il
riscatto dei connazionali fatti schiavi dai corsari algerini, fece invano
vari tentativi di tornare al servizio russo e morì in un modesto
appartamento parigino il 18 luglio 1792. Identificate nel 1905, le sue
spoglie furono traslate all’Accademia Navale di Annapolis,
contribuendo alla glorificazione del potere navale americano teorizzato
da Alfred Thayer Mahan e fondato da Theodor Roosevelt con la guerra
di Cuba, la secessione di Panama e il famoso corollario alla dottrina
Monroe. Una vicenda magistralmente illustrata da Don Rosa (1951) in
un paio di capitoli della sua biografia a fumetti dello scottish-american
più famoso del mondo (The Life and Times of $crooge McDuck).
D’invenzione in invenzione, in occasione delle celebrazioni per il 250°
anniversario della nascita (1997) si è arrivati a sostenere che John Paul
Jones avrebbe “completely reorganized the Russian fleets and command
structure” e che in definitiva “the Father of the American navy” può
essere considerato pure “Father of the Russian navy”. Non saranno certo
tali trombonate nazionaliste a far rivoltare nella tomba Pietro il Grande e
le spoglie mortali degli arsenalotti veneziani trasferiti a San Pietroburgo
per costruire le maxi-galere usate nella Grande Guerra del Nord (1700-
21) per il dominio del Baltico. E tuttavia fu pur sempre uno scozzese,
coevo di Jones, a guadagnarsi ufficialmente il titolo di “Father of the
Russian navy”; e per meriti sostanziali, e di gran lunga maggiori di
quelli puramente propagandistici che Jones ebbe nei confronti della
marina americana.
Gli scozzesi ebbero infatti, dalla seconda metà del Seicento e per tutto
il Settecento, una riconosciuta eccellenza marinara; gli unici che
potevano competere con loro, nell’epoca d’oro dei grandi velieri, erano i
malouines, i bretoni di Saint-Malo che nel 1764 ribattezzarono col loro
nome, poi usato anche dagli spagnoli e dagli argentini, il conteso
arcipelago delle Falklands. La diaspora prodotta dalle guerre anglo-
scozzesi e dalla ribellione giacobita portò numerosi mercenari e marinai
al servizio di altre potenze europee: furono ad esempio proprio degli
scozzesi giacobiti a riformare le truppe e l’artiglieria veneziane e a
impiantare la prima squadra di vascelli della minuscola marina sabauda.
Numerosi ufficiali scozzesi e inglesi servirono pure nell’esercito e nella
marina russa per oltre un secolo, da Pietro il Grande ad Alessandro I, una
appassionante vicenda oggi ricostruita in vari studi, tra cui quelli di Ian
G. Anderson (Scotsmen in the Service of the Czars, Pentland Press, 1990)
e Anthony Glenn Cross (By the Banks of the Neva: Chapters from the
Lives and Careers of the British in Eighteenth-Century Russia,
Cambridge U. P. 1997).
Mal sopportando l’assorbimento della Royal Scots Navy nella Royal
Navy (a seguito degli Acts of Union del 1707), il 1° giugno 1717 il
commodoro Thomas Gordon (1658-1741), di Aberdeen, passò al
servizio di Pietro il Grande come “rear-admiral of the Red”, il terzo
grado della nuova gerarchia introdotta nella marina russa ad imitazione
della britannica. Divenuto presto uno dei più ascoltati consiglieri militari
dello zar, con il quale discorreva in olandese, promosso ammiraglio nel
1727 e nominato comandante in capo della base navale di Kronstadt, nel
1734 comandò la flotta russa all’assedio di Danzica guadagnandovi la
promozione a governatore di Kronstadt. Altri marinai scozzesi servirono
Caterina II: su sua richiesta la Royal Navy le inviò alcuni ufficiali per la
sesta guerra contro la Turchia (1768-74); il capitano John Elphinstone
(1722-85) condusse fortunosamente una divisione navale dal Baltico al
Mediterraneo e, sotto il comando del conte Alexey Grigoryevich Orlov
(1737-1808), dette un determinante contributo alla vittoria di Chesme (5-
7 luglio 1770) con l’impiego di brulotti (vecchie navi senza equipaggio
imbottite di esplosivo e lanciate alla deriva contro la flotta nemica) che
incendiarono la squadra turca. Festeggiato poi a San Pietroburgo
dall’imperatrice, Elphinstone ricevette un titolo nobiliare e si stabilì in
Livonia.
Comandante dei brulotti a Chesme era Samuel Greig (1736-88) di
Inverkeithing (nella contea di Fife), biografato nel Dublin University
Magazine del 1854 (pp. 156-167) e poi da Anthony Glenn Cross nel
1974 (Samuel Greig: Catherine the Great’s Scottish Admiral) e nel 1989
da Margareth M. Page (“Admiral Samuil Karlovich Greig, A Scot in the
Service of Catherine the Great”, in Scottish Slavonic Review, pp. 251-
65), e citato pure da Franco Venturi in Settecento riformatore. Ammirato
dalla spericolata azione di questi primordiali mezzi d’assalto navali,
personalmente innescati da Greig e dal tenente Drysdale, Orlov lo
promosse sul campo ammiraglio, grado confermato dall’imperatrice:
carriera fulminea e assolutamente straordinaria, se si tiene conto che
pochi mesi prima Greig era, nella Royal Navy, un semplice tenente di
vascello (equivalente a capitano dell’esercito); come d’uso, però, il
passaggio al servizio russo gli era valso la promozione a capitano di
vascello (pari a colonnello); inoltre il comando di una flottiglia, sia pure
composta di semplici brulotti, comportava il titolo di commodoro. La
fiducia della Grande Caterina fu ben riposta, perché Greig, rimasto poi al
suo servizio col nome di Samuil Karlovich e col grado di ammiraglio
dell’Impero e di governatore di Kronstadt, fu il grande riformatore della
marina russa, potenziando e modernizzando la flotta e riscrivendo tutti i
regolamenti. Nel 1788, l’anno della sua morte, la Flotta del Baltico
contava ben 23 vascelli e 130 fregate, sia pure ancora inadatti alla
navigazione oceanica e non in grado di competere con l’eccellente
materiale inglese e francese, cui si aggiungevano i 5 vascelli e le 19
fregate della Flotta del Mar Nero.
In ogni modo la flotta del Baltico, rifondata da Greig, cominciò
proprio negli anni Ottanta del Settecento ad acquisire un peso notevole
negli equilibri strategici e nella grande politica. Infatti consentì alla
Grande Caterina di promuovere tra le Potenze del Nord la Lega di
Neutralità Armata che impedì all’Inghilterra, impegnata nella guerra
d’indipendenza americana e nella guerra navale contro il Patto di
Famiglia borbonico e sola contro tutto il resto del mondo, di avvalersi
dei vitali rifornimenti di legname e canapa per la flotta provenienti dal
Baltico. La tenacia inglese le consentì di concludere la guerra con una
pace non troppo penalizzante e anzi assai favorevole alle sue
esportazioni di tessili, che contribuirono poi alla bancarotta francese da
cui scaturì infine la rivoluzione. La pace fu conclusa nel 1783, proprio
l’anno in cui la Crimea fu dichiarata indipendente sotto il protettorato
russo e la base della Flotta del Mar Nero fu spostata a Sebastopoli.
Proprio l’anno prima della Rivoluzione francese, allarmate dai successi
russi contro la Turchia, la Prussia, l’Olanda e l’Inghilterra istigarono Re
Gustavo III di Svezia ad allearsi col sultano e a provocare cinicamente la
guerra – largamente impopolare in Svezia – inscenando un falso attacco
russo contro un posto di frontiera svedese. Due armate svedesi
puntarono su San Pietroburgo dall’interno e dalla costa della Finlandia,
mentre la flotta fece vela su Oranienbaum per sbarcarvi un corpo
d’assedio. La flotta russa, comandata personalmente da Greig, incontrò il
nemico il 17 luglio 1788 al largo dell’Isola di Hogland nel Golfo di
Finlandia. La battaglia non fu decisiva sotto il profilo strettamente
militare, ma impedì lo sbarco svedese e la notizia del fallimento innescò
la rivolta di parte dell’esercito svedese, ostile allla guerra e al tentativo
del re di imporre un regime assolutista comprimendo i poteri del
parlamento.
Mesi dopo la battaglia, Greig fu attaccato da una violenta febbre e si
decise di portarlo a Reval (Tallinn, in Estonia), sede dell’ammiragliato
russo. Appresa la notizia, la regina spedì a Reval il suo protomedico,
dottor Rogerson, ma l’ammiraglio spirò a bordo della sua nave, il
Rostislav, il 26 ottobre 1788. Andrew Swinton ne descrisse le solenni
esequie nella lettera XVI dei suoi famosi Travels into Norway, Denmark,
and Russia in the Years 1788-91 (London, 1792), menzionando, tra gli
altri vertici militari presenti, anche i capitani di vascello inglesi
Elphinstone e Trevenen. Il monumento funebre, ancor oggi esistente
nell’ala nord della cattedrale di Tallinn, fu disegnato da Giacomo
Quarenghi (1744-1817), il più famoso architetto palladiano operante in
Russia, e l’enfatica iscrizione dettata da Caterina II diceva che,
“fortunato, perfino nella morte, era morto da conquistatore, come Wolfe,
come Epaminonda”. L’allusione era alla morte romantica del maggior
generale inglese James Wolfe (1727-59), spirato tra le braccia dei suoi
ufficiali dopo aver sconfitto il marchese di Montcalm nella battaglia
delle Pianure di Abramo, sulle rive del San Lorenzo a monte di Quebec.
L’accostamento del celeberrimo episodio alla più prosaica fine
dell’ammiraglio scozzese ha un retrogusto intrigante, perché non solo
l’Inghilterra era nel 1788 dalla parte dei nemici della Russia, ma lo
stesso Wolfe aveva combattuto nel 1746 a Culloden – fucili e cannoni
contro spade e scudi – contro l’ultima farsesca e pur tragica ribellione
giacobita capeggiata da Bonnie Prince Charles e cinicamente istigata
dalla Francia. Tuttavia Wolfe aveva in seguito comandato un reggimento
di montanari scozzesi (Royal Highland Fusiliers), dov’era stato molto
popolare e benvoluto per avere, proprio sul campo di Culloden, sfidato
l’ira del duca di Cumberland rifiutando di eseguire l’ordine di finire un
ribelle ferito.
La discendenza di Greig continuò per altre due generazioni a svolgere
ruoli importanti nella storia russa. Uno dei figli, Aleksey Samuilovich
(1775-1845), nato a Kronstadt, fece il tirocinio da midshipman a
sottotenente di vascello nella Royal Navy, servendo nelle Indie Orientali
e in Europa dal 1785 al 1796. Passato nella marina russa, prese parte alle
spedizioni del Mediterraneo del 1798-1800 e, sotto il comando di
Dmitry Senyavin (1763-1831), si distinse nel 1807 alle battaglie di
Athos e dei Dardanelli contro i turchi, e nel 1813-14 comandò il blocco
navale di Danzica (valorosamente difesa dai francesi e dai napoletani di
Murat). Comandante della Flotta del Mar Nero e governatore militare di
Sebastopoli e Nikolayev dal 1816 al 1833, preparò l’intervento russo al
fianco dell’indipendenza greca, anche se, a causa del controllo ottomano
dei Dardanelli, il contributo navale russo fu affidato ad uno squadrone
distaccato dalla Flotta del Baltico. Richiamato poi a San Pietroburgo
come consigliere di stato, ebbe la soprintendenza della costruzione
dell’osservatorio di Pulkovo. Suo figlio Samuil Alexeyevich resse il
ministro delle finanze dal 1878 al 1880, all’indomani dell’undicesima
guerra russo-turca. Aleksey fu anche cognato di Mary Somerville (1775-
1848), famosa e autorevole scrittrice di argomenti scientifici: sua lontana
cugina (era figlia dell’ammiraglio William George Fairfax) aveva infatti
sposato in prime nozze, nel 1804, il fratello di Aleksey, che si chiamava
Samuil come il padre. Morto prematuramente nel 1807, quest’ultimo
raggiunse solo il grado di capitano di vascello: svolgeva però le
importanti funzioni di commissario della marina russa in Inghilterra,
nonché di console generale.

George B. McClellan John Paul Jones Thomas Gordon Samuil Karlovich Greig
Action of May 26, 1829, by Nikolay Krasovsky.
The charge-up Killmotor Hill (Don Rosa, The Life and Times of $crooge McDuck)
Iscrizione funebre dedicata da Caterina II a Samuel Greig

Design of Greig's tomb, by Giacomo Quarenghi