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Economia e lavoro

In precedenza (pag. 38) abbiamo detto che oggi il lavoro dipendente fisso sta tramontando: si sta infatti sempre pi diffondendo il concetto di flessibilit del lavoro, con cui le aziende possono adeguare il numero dei dipendenti e il lavoro di questi alle proprie necessit produttive; questo significa che i posti di lavoro sono divenuti meno stabili mentre si stanno moltiplicando i contratti di lavoro "a termine" (limitati cio nel tempo), i rapporti di consulenza (la persona non assunta, ma fornisce dall'esterno alcuni servizi), il lavoro interinale (i lavoratori vengono reclutati da apposite agenzie e sono utilizzati nelle imprese che li richiedono per brevi periodi), i "contratti a progetto" (il lavoratore non un dipendente, ma un collaboratore autonomo, la cui attivit legata alla realizzazione di un progetto, di una determinata durata). La diminuzione del lavoro fisso riguarda soprattutto i giovani, che vedono scemare le proprie certezze e ridimensionata la possibilit di pianificare e progettare il proprio futuro; in altri termini, la flessibilit del lavoro rischia di diventare sempre pi precariet, con serie ripercussioni sull'intero tessuto socio-econonomico.

I rapporti di lavoro
I diritti e gli obblighi sia del datore di lavoro sia di lavoratore dipendente sono stabiliti dal contratto di lavoro, che pu essere individuale, se stabilito tra un datore di lavoro e un lavoratore, o collettivo, stipulato cio a livello nazionale tra le associazioni sindacali di categoria (per esempio, dei metalmeccanici, dei chimici, degli autisti dei trasporti, ecc.) e le associazioni dei datori di lavoro; in entrambi i contratti vengono fissati la normativa (ore lavorative, congedi per malattia, ferie, permessi, ...) e lo stipendio da corrispondere. La cessazione del rapporto di lavoro pu avvenire per pi motivi: o perch il lavoratore ha raggiunto i limiti di et e quindi va in pensione, o perch decide in prima persona di cambiare lavoro (ma, in questo caso, egli costretto ad avvertire l'azienda con un determinato preavviso), o perch il datore di lavoro licenzia il proprio dipendente (atto che, per, non pu essere compiuto senza "giusta causa", cio senza un motivo fondato e verificabile). In tutti questi casi il lavoratore ha diritto alla buonuscita, costituita da una certa somma in denaro che l'azienda ha accantonato nel tempo, proporzionale agli anni di lavoro prestato: si tratta del cosiddetto TFR (trattamento di fine rapporto) che, secondo recenti normative, pu anche essere utilizzato per stipulare pensioni integrative. Quando il lavoratore ha raggiunto il limite di et stabilito dalla legge o un cumulo sufficiente di anni di lavoro (a fronte, per, del raggiungimento anche di una certa et anagrafica), matura il diritto alla pensione, che pu essere rispettivamente di vecchiaia o di anzianit: infatti la legge obbliga il datore di lavoro a versare a un ente di previdenza i contributi previdenziali, che serviranno proprio a garantire la pensione al lavoratore. Se il lavoratore autonomo, egli versa da s i contributi. L'invecchiamento progressivo della popolazione, tipica delle societ economicamente avanzate e quindi anche del nostro Paese, determinato dalla diminuzione del tasso di natalit e, contemporaneamente, dall'innalzamento della vita media, ha come conseguenza uno squilibrio tra la popolazione che lavora e la popolazione in riposo; questo significa che le pensioni peseranno economicamente sempre pi sugli enti di previdenza e non difficile immaginare che, soprattutto i giovani, potranno trovarsi in difficolt quando avranno raggiunto l'et pensionabile; per questo motivo si stanno diffondendo sempre pi le pensioni integrative: il lavoratore versa periodicamente a un'assicurazione privata una somma pattuita, detta "premio", per un periodo di tempo concordato: al termine di tale periodo egli ricever una pensione che andr a integrare quella maturata con i contributi.