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er quanto riguarda le metodologie di lavoro che adottiamo ci avvaliamo di procedimenti derivanti da documenti ufficiali nel campo del restauro

quali: - la Carta del Restauro del 1972; - la Carta del Restauro degli oggetti di arte e di cultura del 1987; - la Carta della Conservazione e del Restauro degli oggetti di arte e di cultura del 1989; II Restauro, inteso come metodo scientifico (e cio come disciplina specifica volta a preservare e trasmettere al futuro, in tutta la loro integrit, le opere a carattere storico-artistico), nasce alla fine dell'Ottocento. Lo sviluppo teorico in questo campo, parallelo all'avanzamento delle scienze naturali e della tecnologia applicata alla conservazione e al restauro delle opere, si va via via formalizzando in una serie di testi scritti. Tali testi riflettono una seria preoccupazione per la diffusione di principi etici e di norme comportamentali di base, al fine di evitare gli interventi arbitrari e nocivi che, generalmente, erano realizzati sulle opere d'arte. Sino alla Carta del Restauro 1972 formulata in Italia da Cesare Brandi, per, non si stabilisce una vera e propria deontologia della professione n si dettano norme a carattere obbligatorio in merito alla conservazione e al restauro delle opere d'arte. Da allora la teoria della conservazione ha continuato e continua a svilupparsi grazie ai contributi di diversi teorici. Contributi che, in linea con le pi recenti sperimentazioni tecnico-scientifiche, tendono a rinnovare e a completare le tesi di Brandi arricchendole di nuove riflessioni sulla realt dell'opera intesa sia come immagine sia come materia. La conservazione delle opere d'arte, tra cui sinclude il mobile, implica tre tipi di azioni: conservazione indiretta; conservazione diretta; restauro. Definiremo come restauro quell'inevitabile intervento diretto sui manufatti che ha come finalit il recupero del significato storico-artistico dell'opera (cio la sua leggibilit), garantendo allo stesso tempo il recupero o il mantenimento della sua integrit fisica. Ossia ci che Brandi ha definito come il "ristabilimento dell'unit potenziale dell'opera d'arte" questa operazione, che ha carattere meno urgente rispetto all'atto conservativo, si d ogni qual volta l'opera perde la sua espressivit, quando cio l'istanza storica e quella artistica si vedono compromesse, e pertanto si rende necessaria la "restituzione" della sua realt di opera d'arte. II restauro implica un certo cambiamento nella fisionomia dell'opera in relazione alla sua immagine precedente, che non quella originale, ma il risultato del passare del tempo su di essa. Questo per non significa che il valore espressivo originale del manufatto debba essere modificato. evidente che l'opera viene alterata dall'aggiunta di elementi o di sostanze nuove, in forma di reintegrazioni o ricostruzioni. Tali aggiunte (sempre che siano concepite nel pi stretto rigore teorico scientifico e pratico) per, rendono possibile l'avvicinamento della nuova immagine a quella originaria, permettendo una lettura pi esatta dell'opera, ossia aumentandone la leggibilit. Poniamo l'esempio di una console Luigi XV cui, durante un restauro, sia aggiunto un marmo nuovo simile a quello originale perduto. Questa operazione facilita, senza dubbio, il riconoscimento stilistico del pezzo, avvicinandolo all'aspetto estetico dell'opera cos come fu concepita nel suo progetto iniziale, giacch i ripiani in marmo sono un elemento caratteristico delle consoles Luigi XV.

uestazione apporta pertanto un dato in pi alla localizzazione cronologica e geografica del pezzo. Un altro esempio di azione di restauro potrebbe essere l'aggiunta di un'applicazione metallica, a carattere decorativo, assente nel mobile. Questazione potrebbe essere suggerita dall'esistenza di un altro elemento uguale presente nell'opera, o dalla presenza di documenti (foto, inventari, stampe, dipinti, disegni preparatori ecc.) che mostrino come questa era in origine. In assenza di questo tipo di dati, si potrebbe ricorrere, in ultima istanza, a un'astrazione volumetrica basata sulla conoscenza, attraverso lo studio della storia del mobile, di esemplari coevi. Anche se il restauro trova fondamento nelle esigenze estetiche e storiche dell'opera, questo non significa che debba "rinnovare" l'oggetto, n mettere in atto operazioni che presuppongano una sorta di maquillage, di ringiovanimento o invecchiamento dei manufatti, e neanche che si debba tentare di restituirli a un "ipotetico e indimostrabile stato primitivo", poich determinate alterazioni della materia sono irreversibili. Tutte queste operazioni sidentificano o per lo meno si avvicinano pericolosamente alla falsificazione (quello che Umberto Baldini definisce come "atto imitativo"). Sia il restauro sia la conservazione diretta sono concepiti come momento finale, conseguenza pratica di un processo d studio preliminare, in cui convergano le distinte discipline coinvolte nella scienza della conservazione. Momento che solo pu e deve avere come protagonista il restauratore, che l'unico, per la sua specifica formazione, in grado di intervenire materialmente sulle opere (cosa che conferisce a questa categoria professionale un'autonomia tecnica e scientifica, senza che questo significhi il non dover ricorrere alla preziosa e necessaria collaborazione di altri professionisti). II restauro e la conservazione diretta sono, quindi, due operazioni d tipo teorico pratico. In entrambe devono essere coniugate l'abilit manuale e le conoscenze di carattere teorico scientifico, ed entrambe devono essere rette da principi che tendano ad assicurare la sopravvivenza materiale dell'opera, a preservare la sua autenticit e a garantire condizioni ottimali di leggibilit. Come dice Brandi, qualsiasi intervento sar condizionato dall'espletamento di una duplice ricerca iniziale, teorica e scientifica, per cui gli atti concreti susseguenti non sono che l'aspetto pratico del restauro: "Con ci noi non degradiamo la pratica, anzi la solleviamo al rango stesso della teoria...'". In ogni caso, bisogna ricordare che si deve ricorrere al restauro o alla conservazione diretta solo quando sia inevitabile per garantire il recupero della leggibilit e/o della sopravvivenza fisica dell'opera, poich qualsiasi manipolazione, pur insignificante che sia, implica un atto traumatico. Va segnalato, d'altra parte, che, anche se consideriamo necessario conoscere e differenziare i due concetti di conservazione diretta e di restauro, nella pratica la frontiera tra i due molto difficile da discernere, e in determinati casi risulta essere praticamente inesistente. A volte non facile distinguere tra un atto di conservazione e uno di restauro, posto che in molte occasioni una stessa azione coincide con entrambi i casi. Cos, per esempio, quando reintegriamo le crepe di una superficie impiallacciata con pezzi di piallaccio, per evitarne l'ulteriore deterioramento (ovvero che la crepa si estenda), compiamo un atto che , in linea di principio, eminentemente conservativo, ma che, incidendo anche sull'estetica dell'opera, posto che questo implichi un mutamento nella sua immagine, pu essere considerato allo stesso tempo un atto di restauro propriamente detto. Come nota a margine, segnaliamo che la conservazione indiretta dominio dei conservatori professionisti, dalla cui competenza resta invece escluso l'intervento diretto sulla materialit dellopera, mentre gli altri due atti, conservazione diretta e restauro, sono terreno dei restauratori.

a nostra metodologia nell'intervento di Restauro L'intervento dovr sempre basarsi su alcune invariabili norme di attuazione: L'indiscutibile rispetto per il nucleo originale dell'opera. Concetto che rende illecita qualsiasi azione che la possa danneggiare o snaturare. La stabilit dei materiali e delle tecniche utilizzate nel processo di restauro. Sono necessarie tecniche e materiali la cui stabilit sia stata scientificamente provata, affinch non perdano le loro propriet a breve termine o, cosa ancor pi importante, che il loro deteriorarsi non danneggi l'opera. Questo non vuol dire pensare che i materiali possano essere eterni, ma che bisogna cercare di utilizzare materiali duraturi al fine di evitare una loro successiva rimozione, poich, come abbiamo visto, qualsiasi intervento in s un atto traumatico cui dobbiamo evitare di ricorrere frequentemente. Perci, in questo settore, consigliabile l'uso di quei materiali che tradizionalmente sono stati impiegati nella costruzione dei mobili, e le cui propriet e reazioni hanno potuto essere sperimentate positivamente tempo (ossia adesivi animali invece di colle sintetiche, vernici tradizionali ecc.). Questo non significa che si debbano escludere tecniche e materiali moderni, anche se questi dovranno essere utilizzati solo quando se ne conoscano le reazioni alle specifiche condizioni ambientali, l compatibilit con gli altri elementi originali del mobile e le caratteristiche dinvecchiamento positivo (patina) e negativo (degrado). La reversibilit di tecniche e materiali. Tutti gli interventi sul mobile devono essere portati a termine secondo un procedimento e con materiali che siano reversibili sia immediatamente dopo la loro applicazione sia con il passare del tempo. Questo un fattore importante da considerare giacch molti materiali risultano reversibili in un primo momento, ma, col passare del tempo, diventano sempre pi irreversibili. II principio di reversibilit garantisce, in caso di necessit futura, una facile eliminazione di qualsiasi elemento aggiunto all'opera, senza che tale operazione richieda l'uso di metodi aggressivi che possano danneggiare la stessa. II mantenimento o recupero della leggibilit dell'opera. La leggibilit si basa sulla dimensione culturale dell'opera; qualsiasi intervento deve consentire la comprensione del suo messaggio storico-artistico, che non deve essere alterato ma che, al contrario, deve essere sempre mantenuto, cercando di recuperarlo nel caso in cui sia stato snaturato. L'alterazione della leggibilit suppone la cancellazione di due delle funzioni fondamentali dell'opera d'arte: il suo ruolo di documento storico e la sua intrinseca capacit di suscitare esperienze estetiche. II rispetto per la patina. Concetto che obbedisce all'esigenza di mantenere la dimensione storica dell'opera. L'intervento pu andare dal semplice atto di mantenimento dello stato in cui l'opera giunta fino a noi, all'operazione di restauro globale tendente a restituirla alla sua funzione originale, sempre che il suo stato di conservazione lo permetta. La scelta del tipo d'intervento da realizzare si affronta in ogni caso secondo i risultati dell'analisi filologica e della diagnosi. E' comunque necessario ricordare che l'intervento deve essere meno drastico possibile.

esperienza ci dimostra come la prudenza, al momento di affrontare un restauro, non mai eccessiva e che vanno evitati sia i risultati spettacolari sia le ricette miracolose, a meno che queste non siano state sperimentate scientificamente. Prima di passare ad analizzare gli aspetti pratici del trattamento, bisogner sottolineare quanto sia importante che la bottega del restauratore disponga di condizioni ambientali ottimali per la conservazione del mobile. Si dovr inoltre prevedere un adattamento lento e progressivo dell'opera a queste nuove condizioni ambientali in relazione all'habitat da cui proviene. L'atto pratico degli interventi pu essere diviso in una serie di fasi la cui concomitanza sistematica dipender da ogni caso specifico: disinfestazione; consolidamento; pulitura; eliminazione di aggiunte; riparazioni strutturali; fissaggio della superficie decorata al supporto; reintegrazioni; finiture. Al fine di individuare un corretto approccio alle nostre operazioni di restauro riportiamo l'attenta analisi che sistematicamente affrontiamo per ogni intervento su qualsiasi opera d'arte o cimelio storico. Innanzitutto bisogna comprendere appieno le PATOLOGIE che possono affliggere i materiali lignei, tali patologie possono essere di tre tipi: Fisiche: disidratazione o marcescenza; Vegetali: parassitosi fungine; Animali: parassitosi da insetti xilofagi. Le patologie di tipo fisico sono sempre alla base degli altri ammaloramenti. Un ambiente troppo secco porta ad una progressiva disidratazione del legno, e, quindi, ad una mancanza di elasticit che pu provocare fessurazioni e spaccature a partire dalle zone pi prossime ai nodi; i pori tenderanno ad aprirsi per conferire al legno la maggior igroscopicit possibile, cos quando le condizioni dell'umidit dovessero cambiare, questo legno si troverebbe ad assorbire una quantit d'acqua che, oltre ad essere eccessiva in assoluto, sar oltremodo eccessiva anche nei confronti del nuovo stato fisico che si venuto a creare al suo interno. Tutto questo porter a dilatazioni anomale e, quindi, a spaccature, e ad una ritenzione idrica che, anche se momentanea, ripetuta nel tempo (pensiamo per esempio all'avvicendarsi delle stagioni) agevoler la formazione di colonie di parassiti e ad un progressivo degrado della cellulosa. Parimenti sar un eccesso di acqua, magari ciclico, magari veicolante sali provenienti da murature o da terra tenderanno a depositarsi nei vasi, ricoprendone le pareti o addirittura intasandoli ed ostacolandone le loro funzioni. I componenti principali del legno sono: cellulosa (40-60% del peso secco), lignina (20-30%), maggiore la quantit di lignina, pi duro e compatto il legno, acqua ( 17-60%). L'acqua suddivisa in acqua di costituzione combinata con la cellulosa e la lignina (essa viene allontanata soltanto con la combustione), acqua di saturazione collegata alle pareti cellulari costituenti i vasi e le fibre, acqua di imbibizione o libera che riempie le cavit cellulari e i pori. In seguito al processo di essiccazione si ottiene una umidit di equilibrio oscillante fra il 10 e il 15% rispetto al peso del legno secco.

da notare come gli attuali processi di essiccazione in forno, portino ad una costituzione fisico-chimica del legno simile a quella di un legno disidratato, cio con poro troppo aperto e con i vasi talmente alterati da impedire la normale traspirazione. In base ad un ormai classico meccanismo perverso, ci porta a dover intervenire con disinfestazioni preventive che hanno conseguenze inquinanti, cancerogene e, comunque, antigieniche notevoli. Si pensi soltanto all'enorme sviluppo delle allergie ed alle patologie da inquinamento domestico. I prodotti usati per tali disinfestazioni (e poi, in seguito, i biocidi e gli antimuffa mescolati alle vernici) hanno la propriet di essere rilasciati gradatamente nell'ambiente, anche a distanza di anni e, quindi, di venire a contatto dell'uomo. Alcuni di questi prodotti vengono gradatamente proibiti (per esempio il bromuri di etilene del quale l'Italia era uno dei maggiori consumatori) grazie ad una tardiva normativa europea, ma essi vengono sostituiti da altri prodotti del cui grado di tossicit si parler soltanto fra qualche anno. Nelle forniture di legname ammesso un tasso di umidit detto "normale" del 10-12%. Tale normativa, tuttavia, fa riferimento al legname non invecchiato, bens essiccato in forno il legno invecchiato in modo tradizionale pu essere considerato ben stagionato ed asciutto gi con una umidit intorno al 17%. Un aumento o un calo di qualche punto non comporter variazioni rilevanti sul suo stato a differenza del legno essiccato, per cui la differenza di due punti di umidit pu determinare dilatazioni o restringimenti di notevole importanza.

Legno utilizzato in ambiente Saturo di umidit Esposto alle intemperie Esposto parzialmente (tettoie) Coperto non riscaldato Coperto riscaldato a stufa Coperto riscaldato a termosifone

Grado di umidit 30% 18% - 22% 16% - 20% 13% - 17% 10% - 12% 8% - 10%

Si noti la grande differenza che intercorre fra l'umidit ritenuta da un legno conservato in un ambiente riscaldato a legna ed uno con riscaldamento di tipo moderno. Quest'ultimo caso una delle principali cause del degrado dei mobili antichi che arredano le nostre case, anche perch si tratta di un degrado subdolo, che resta invisibile magari per anni, per manifestarsi all'improvviso, quando un intervento di restauro non pu pi essere un normale ripristino, ma occorre un'opera di vero e proprio salvataggio spesso assai problematica. Ci capita di sentir attribuire la causa di movimenti anomali e di spaccature del legno alla sua locazione nei pressi di caloriferi; un grosso errore di valutazione. Il legno sopporta molto bene le differenze e gli sbalzi di temperatura, mentre non tollera l'aria troppo secca che abbiamo negli ambienti moderni e che, oltretutto, dannosa anche per l'uomo.

n casi del genere spesso vengono effettuate operazioni tese unicamente a ridare un aspetto "piacevole" al mobile, trascurando totalmente la sua conservazione. E frequente vedere incastri creati in modo da sopportare certi movimenti del legno, ed ora precari per un suo ritiro abnorme dovuto a disidratazione, riempiti di colla, o di resina, o bloccati da spine per ridare loro fermezza. Tali operazioni avranno un destino assai limitato nel tempo, e, quel che peggio, causeranno rotture irreversibili. Un intervento razionale dovrebbe innanzitutto consistere nel ripristinare condizioni ambientali favorevoli alla conservazione dell'Oggetto, per esempio un riequilibrio dell'umidit ambientale seguito, dopo un certo periodo di tempo sufficientemente lungo per dar modo al legno di riacquistare un certo equilibrio, dal restauro vero e proprio. Purtroppo di fronte al ritmo ed alle esigenze del nostro tempo, spesso un tale approccio al restauro risulta anacronistico, ma l'unico veramente teso alla conservazione. Si possono annoverare nelle patologie anche i fenomeni di imbarcamento, arquatura, svergolamento che solitamente tendono ad interessare soprattutto i legni moderni o quelli usati in manufatti poveri, dovuti ad un taglio delle tavole malfatto. Un tempo si era soliti sezionare il tronco con il cosiddetto "taglio di quarto a ventaglio" che permetteva di avere tavole con venatura perpendicolare. Tale sistema stato abbandonato a causa della sua macchinosit ed stato sostituito dal pi veloce e meno costoso taglio radiale mediante il quale, ad esclusione delle due tavole centrali, si ottengono tavole con la vena obliqua destinate a flessioni di vario genere. Taglio di quarto a ventaglio Taglio lineare

Il legno sottoposto a condizioni ambientali avverse pu subire alterazioni a causa dell'azione di: 1) organismi vegetali quali funghi e muffe; 2) organismi animali. I funghi sono organismi vegetali inferiori privi di clorofilla che si nutrono a spese di materiali organici gi elaborati. Questi materiali possono essere residui di organismi un tempo viventi (ed allora i funghi sono detti Saprofiti), oppure parte integrante di organismi in attivit vitale (in questo caso i funghi vengono detti parassiti). A causa dei fenomeni di distruzione e disgregazione del corpo legnoso che i funghi provocano, essi rivestono una grande importanza nel campo del legno.

unghi da carie del legno. Per il loro sviluppo necessaria una umidit del legno superiore al 20%. Funghi Basidiomiceti da carie: questi funghi quando aggrediscono la cellulosa provocano una diminuzione del volume del legno accompagnata da una fessurazione in prismi o cubetti privi di consistenza, tanto da poter essere schiacciati con le dita. L'area di sviluppo del fungo assume colore bruno, da cui deriva il nome di carie bruna o distruttiva. Se l'attacco dei basidiomiceti non si limita alla cellulosa ma coinvolge anche la lignina, il legno assume un colore pi chiaro di quello del materiale sano e si riduce addirittura ad una massa fibrosa biancastra (carie bianca o carie corrosiva). Funghi Deuteromiceti da carie soffice: questi funghi provocano un tipo di carie caratterizzata da rammollimento superficiale del legno, per quanto possano provocare anche carie in profondit. Richiedono un tasso di umidit del legno superiore rispetto a quella necessaria ai basidiomiceti. Essi aggrediscono soprattutto il legno che si trova a contatto con il terreno o l'acqua. Funghi da colorazione: tali funghi provocano un'alterazione cromatica delle superfici lignee; a volte possono provocare il degrado di rivestimenti decorativi. Funghi dell azzurramento: provocano una colorazione dal blu al nero, di intensit e profondit variabili; aggrediscono soprattutto l'alburno di certi legni. L'attacco di questi funghi non incide sulle propriet meccaniche del legno, ma possono aumentarne il grado di permeabilit. Muffe: Si tratta di funghi che si manifestano con macchie superficiali di vario colore su legno la cui umidit di superficie sia superiore al 20%. Tale condizione si verifica in presenza di elevata umidit relativa o alla condensazione di vapore acqueo. La loro presenza non influisce sulle propriet meccaniche del legno, ma piuttosto sulla sua estetica. Rimedi: In presenza di infestazione micotica occorre, innanzi tutto, eliminare le cause che l'hanno provocata ripristinando il giusto grado di umidit. Solo in seguito possibile intervenire sia meccanicamente per asportare le eventuali escrescenze fungine (con bisturi o altro attrezzo idoneo), sia chimicamente con fungicidi. Sono reperibili sul mercato prodotti in polvere da diluire in acqua, o pronti per l'uso sotto forma di pasta. Sono preferibili quelli in polvere poich permettono di dosare la diluizione secondo le esigenze. Un battericida attualmente molto usato il benzalconio cloruro; si tratta di un sale quaternario molto efficace e facilmente eliminabile con un lavaggio con acqua deionizzata. fino al raggiungimento della giusta colorazione del legno.

articolari problemi di restauro vengono spesso creati dalla carie bruna e dalla carie bianca. Le soluzioni sono molteplici e devono essere studiate caso per caso. Esse possono andare dalla pura e semplice eliminazione delle parti ammalorate, all'inserzione di tasselli di legno sano, alla conservazione delle parti degradate mediante consolidamento che dovr essere effettuato per impregnazione profonda con elioresine o con resina epossidica. La resina epossidica ha la propriet di conferire una maggiore durezza alla parte trattata e meno elasticit; ci andr tenuto presente nel caso che il legno sottoposto a questo trattamento debba subire sbalzi di umidit. La resina deve penetrare sino alla parte sana del legno, cosi che la zona risanata non subisca nel tempo distacchi dovuti a diversa dilatazione. A questo scopo, quando l'aggressione fungina molto profonda, si dovr ricorrere ad una resina molto liquida e a catalizzazione molto lenta e ad un'applicazione, magari, con il metodo della fleboclisi. Questo genere di resine conferisce al legno l'aspetto bagnato, fattore che va tenuto in conto per non avere, a fine lavoro, differenti tonalizzazioni che sulla parte restaurata sono irreversibili se non mediante mascheratura con colorazioni superficiali, anzi, pitturazioni, che difficilmente risulteranno invisibili. Tecnicamente l'applicazione di oleoresine simile, sebbene le difficolt siano di gran lunga inferiori. Le gallerie vengono riempite di una fine rasura che non viene assolutamente evacuata. Le larve vivono allinterno del legno, invisibili dallesterno. Nessun danno rilevabile fino al momento in cui gli insetti escono dal legno attraverso un foro ovale del diametro di mm. 6 -10 e con i bordi frastagliati. Lyctus: (Lyctus linearis Goeze - Lyctus brunneus Stephens): Lunghezza mm. 2,5 - 5. Colore da giallo bruno a bruno scuro. Questi insetti nel passato hanno ricevuto scarsa attenzione, ma i danni da essi provocati sono ingenti; aggrediscono praticamente tutte le essenze lignee, tranne forse, quelle del pioppo, faggio e betulla. Anche i legni tropicali teneri e gli eucalipti ne sono vittima. La deposizione delle uova avviene da maggio a giugno, ed il ciclo vitale di un anno. Le larve scavano le gallerie nel senso della venatura e, in attacchi particolarmente intensi, la massa interna del legno si trasforma in un unico ammasso di rasura molto fine e compressa. Hesperophanes: le larve di questo insetto presente nell'Europa centro-meridionale, vengono depositate quasi esclusivamente nel legno in opera (travi, infissi, pavimenti). Esse possono causare anni molto gravi perch, difficilmente diagnosticabili, danneggiano irreparabilmente la struttura del legno diminuendone la resistenza meccanica. Xestobium rufovillosum: attacca quasi esclusivamente le strutture di vecchie costruzioni; predilige il legno di latifoglie.

ostrice bordato: (Xiloterus lineatus): Lunghezza mm. 3; colore da giallo brunastro a bruno scuro. Aggredisce soltanto le conifere con legno umido. Longicorno blu-violetto (Callidium violaceum): Lunghezza mm. 11-15; colore blu metallico. Attacca sia conifere che latifoglie, purch non ancora scortecciate. Longicorno variabile (Phymatodes testaceus): lunghezza mm. 8-15; colore da giallo bruno a bruno scuro. Anch'esso attacca soltanto il tronco non ancora scortecciato, ma soltanto di latifoglie. Rimedi: Come per tutte le affezioni del legno di fondamentale importanza la prevenzione, poich non esiste alcun rimedio che non abbia controindicazioni. Soprattutto il comune tarlo dei mobili ed il capricorno difficilmente agiscono in presenza di luce, rumori e normale umidit. E' importante che i manufatti lignei si trovino in ambienti luminosi, ben aerati, immuni da eccessiva secchezza o umidit, che vi siano rumori; insomma, ambienti sani, vissuti dall'uomo in modo sano il primo rimedio contro le aggressioni di tali insetti il risanamento dell'ambiente. In passato per disinfestare i mobili veniva usato il petrolio che veniva iniettata nei buchi di sfarfallamento. In seguito sono state usate altre sostanze pi aggressive o dotate di azioni collaterali (per esempio il Paraloid B72 diluito in xilolo, ove la B72 aveva effetto consolidante, il solvente effetto insetticida). Tuttora sono reperibili in commercio numerosi prodotti insetticidi iniettabili la cui tossicit per l'uomo relativamente bassa. Questo sistema, per, non sempre risulta efficace, poich il pi delle volte il liquido insetticida non riesce a raggiungere le uova che sono sempre ben protette in anfratti delle gallerie; inoltre i tempi di intervento sono piuttosto lunghi. Sono stati messi a punto altri vari sistemi basati sulla fumigazione o camera a gas utilizzando diversi prodotti insetticidi quali la formaldeide, il bromuro di etilene, vapori di cianuro, ossido di etilene, piretroidi e pesticidi di ogni genere. Il sistema consiste nel creare una camera sigillata ermeticamente (di solito vengono usati sacchi o bolle di polietilene; apparati del genere vengono prodotti industrialmente in varie dimensioni), nelle quali viene posto l'oggetto da disinfestare ed immesso il biocida. I gas che normalmente vengono impiegati, sono considerati per la legge italiana gas tossici e come tali sono soggetti al Regio Decreto N. 147 del 09-01-1927, che ne regola l'uso, la detenzione e l'acquisto. L'impiego dei suddetti gas, in base a tale legge, va effettuato da aziende con personale abilitato e inoltre non possibile il loro impiego in ogni luogo. Un grosso problema, inoltre, dato dal fattore inquinante della maggior parte di essi. Il bromuro di etilene, per esempio, che viene proposto da alcune ditte italiane come "trattamento" ecologico, considerato uno dei principati responsabili della formazione del buco dell'ozono ed altamente cancerogeno.

l legno impregnato con questo gas, ne rilascer i residui nell'ambiente per vari anni, e lo stesso discorso valido anche per gli altri prodotti biocidi. Fortunatamente la Comunit Europea ha varato una legge che mette al bando il bromuro di etilene (usato in modo massiccio nell'agricoltura italiana) dal 2002. Sistemi non basati su prodotti tossici sono stati messi a punto ultimamente, ci riferiamo a due che risultano essere validi, anche se suscettibili di miglioramenti (fra i quali un abbassamento dei costi che al momento sono abbastanza elevati), il primo si basa sulle interazioni dei campi magnetici con i magnetosomi che regolano i ritmi biologici animali. Questo sistema teso a provocare una progressiva alterazione neurotica che si manifesta con mancanza di coordinamento motorio, perdita dell'appetito e mancanza di interesse alla riproduzione. Il secondo sistema consiste nella sostituzione temporanea dell'ossigeno con azoto, in tal modo viene provocata la morte degli insetti, in qualunque stadio si trovino, per anossia nel giro di tre settimane. Prima di giungere all'applicazione di sistemi cos complessi e costosi, bene procedere, come gi detto, prima ad un risanamento dell'ambiente eliminando le cause dell'infestazione, successivamente pensare ad una disinfestazione che non sempre deve per forza essere chimica e, quindi, pericolosa anche per l'uomo. Capita spesso, in presenza di mobili posti in ambienti molto silenziosi, di proporre rimedi tipo "sveglie rumorose poste all'interno del mobile stesso" destando lo scetticismo del cliente. Di solito questo sistema sortisce effetti insperati. Un'ultima breve annotazione su termiti e formiche. In Italia sono presenti solo due specie di termiti: Reticulitermes lucifugus e Kalotermes flavicollis. Si tratta di insetti simili alle formiche sia per aspetto, sia come vita sociale. I danni che le termiti possono arrecare alle strutture lignee sono enormi, spesso all'inizio dell'aggressione facile pensare ad una infestazione di tarli e rendersi conto che si tratta di termiti soltanto quando ormai troppo tardi. Anche le specie di formiche xilofaghe in Italia sono limitate. La pi comune detta "formica del legno" o "formica carpentiera"(Camonotus herculaneus), lunghezza 10 -17 miti.; pi rare sono la Tetramorium caespitum, la Monomorium pharaonis e la Iridomyrmex humilis, tutte della lunghezza di circa mm.2-3. Una seria lotta contro questi parassiti pu essere effettuata soltanto da ditte specializzate, mediante esche avvelenate.

er quanto concerne il quadro normativo, a cui noi facciamo riferimento , riportiamo di seguito la serie di norme che individuano la nostra linea guida. Commissione Tecnica UNI-MORMAL"Beni Culturali" GL 20-Legno e derivati: a) UNI 1161/2005: Beni CulturalLManufatti Lignei; Linee guida per la conservazione, il restauro e la manutenzione. b) UNI EN 942-legno in falegnameria: Classificazione generale della qualit del legno. c) UNI EN 335-Durabilit del legno e dei prodotti a base di legno: definizioni delle classi di rischio di attacco biologico. d) EN 336,UNI EN 338,UNI EN 384,UNI EN 385, UNI EN 518,UNI EN 519-Legno strutturale: Norme per la valorizzazione. Di seguito riportiamo degli estratti di suddette disposizioni al fine di comprendere meglio il loro contenuto normativo: a) UNI 1161/2005: Beni CulturalLManufatti Lignei; Linee guida per la conservazione, il restauro e la manutenzione. Stabilisce i requisiti da considerare per ogni attivit di conservazione, restauro e manutenzione su manufatti lignei appartenenti al patrimonio dei beni culturali. b) UNI EN 942-Legno in falegnameria; Classificazione generale della qualit del legno. Una norma tecnica un documento prodotto di concerto ed approvato da un organismo riconosciuto, dove vengono forniti per usi comuni e riptuti, regole, linee guida o caratteristiche relative a determinate attivit o ai loro risultati, al fine di ottenere il migliore ordine in un determinato contesto. Essa deriva da comprovati risultati scientifici, tecnologici, sperimentali, suffragati anche dall'esperienza operativa, per conseguire la promozione dei migliori benefici per la comunit, nonch la tutela della professionalit degli operatori del settore. In una norma tecnica sono presenti in forma coordinata e razionale, suffragata da dati certi e/o immediatamente rilevabili, aspetti e problemi ricorrenti quotidianamente nell'esercizio ordinario dell'attivit, spesso ricondotti al vago, ed al contempo stringente,concetto di "buona esecuzione tecnica", al punto che talvolta possono considerarsi delle ovviet." "E' il caso, tuttavia, di ricordare che una norma tecnica non ha valore coercitivo in quanto tale. Chi non le applica non commette n un illecito, n un reato. Esse divengono cogenti allorch sono inserite in un contratto, oppure sono emanate dall'ente normatore europeo (CEN) dietro Direttive dell'Unione Europea". Con delibera del 22 dicembre 1997 dellUNI

-UNI EN 942-Legno in falegnameria:Classificazione generale della qualit del legno. Legno in falegnameria: Classificazione generale della qualit del legno" - UNI EN 942 Una norma tecnica un documento prodotto di concerto ed approvato da un organismo riconosciuto, dove vengono forniti per usi comuni e riptuti, regole, linee guida o caratteristiche relative a determinate attivit o ai loro risultati, al fine di ottenere il migliore ordine in un determinato contesto. Essa deriva da comprovati risultati scientifici, tecnologici, sperimentali, suffragati anche dall'esperienza operativa, per conseguire la promozione dei migliori benefici per la comunit, nonch la tutela della professionalit degli operatori del settore. In una norma tecnica sono presenti in forma coordinata e razionale, suffragata da dati certi e/o immediatamente rilevabili, aspetti e problemi ricorrenti quotidianamente nell'esercizio ordinario dell'attivit, spesso ricondotti al vago, ed al contempo stringente,concetto di "buona esecuzione tecnica", al punto che talvolta possono considerarsi delle ovviet." "E' il caso, tuttavia, di ricordare che una norma tecnica non ha valore coercitivo in quanto tale. Chi non le applica non commette n un illecito, n un reato. Esse divengono cogenti allorch sono inserite in un contratto, oppure sono emanate dall'ente normatore europeo (CEN) dietro Direttive dell'Unione Europea" "La Federlegno-Arredo disponibile a fornire agli associati l'assistenza necessaria per gli approfondimenti specifici. Con la delibera del 22 dicembre 1997 dell'UNI stata approvata la versione ufficiale in lingua Italia della norma europea EN 942, che ha assunto il codice identificativo UNI EN 942 dal titolo "Legno in falegnameria: Classificazione generale della qualit del legno". Essa si articola in 6 sezioni: 1. scopo e campo di applicazione; 2. riferimenti normativi; 3. definizioni; 4. principi di base; 5. classificazioni delle caratteristiche; 6. riparazioni; con allegate 4 appendici: a. misurazione delle dimensioni dei pezzi finiti; b. guida per l'umidit del legno in falegnameria; c. guida per la prescrizione del legname da falegnameria; d. selezione delle specie legnose da utilizzare in falegnameria. L'obiettivo quello di rendere omogenei su scala europea i metodi per la determinazione delle caratteristiche e per classificare l'aspetto esteriore del legname.Il campo di interesse investe quella frazione di legname incluso nei manufatti in tutto, oppure in parte, realizzati in legno, cio nel processo di trasformazione ed assemblaggio in falegnameria, prescindendo, tuttavia, da quelle che sono le caratteristiche di resistenza meccanica e durabilit (EN 350-2; EN 351-1 e EN 460) del legno, cos come gli aspetti specifici delle porte e delle finestre gi trattate in altre norme. c-UNI EN 335-Durabilit del legno e dei prodotti a base di legno:definizioni delle: classi di rschio di attacco biologico. Durabilit del legno e dei prodotti a base legno: definizioni delle classi di rischio di attacco bilgico (Norma UNI EN 335)11 legno un materiale organico che a contatto con agenti biotici ed abiotici, pu subire nel tempo, delle alterazioni che riducono i propri standard tecnico-strutturali. L'UNI e l'EN hanno elaborato una specifica norma sulla durabilit del legno in relazione

lla suscettibilit del manufatto ligneo ad essere attaccato da parte di organismi biologici, quali funghi, insetti, termiti ed organismi marini. Tale norma ha come titolo "Definizione delle classi di rischio di attacco biologico" e codice identificativo UNI EN 335."Entrando nel dettaglio della norma UNI EN 335, essa articolata in 3 sezioni. La prima UNI EN 335-1, fornisce le coordinate generali della problematica. Sono, cos, individuati 5 livelli di rischio del manufatto in relazione al contesto di posa in cui dovr espletare il proprio servizio, nonch alla durata dell'esposizione alle condizioni favorevoli all'azione degli agenti biologici. Cenni sul tipo ed al meccanismo di azione dei diversi agenti, anche in relazione alle condizioni ambientali, sono contenute nell'allegato. In generale i funghi e gli insetti sono universalmente presenti in Europa (tab. 1) e la loro azione cambia fortemente soprattutto in relazione alla combinazione temperatura-umidit.". "La seconda sezione, UNI EN 335-1, fa riferimento all'applicazione del legno massiccio. " "La terza ed ultima sezione, UNI EN 335-2, esamina il caso dei processi di degrado da agenti biologici su prodotti di particelle in legno, quali i pannelli compensati, i pannelli di particelle di legno, di scaglie di legno orientate, di fibre e di particene di legno legate con cemento. Per ognuno di essi, oltre a specificare la norma di definizione del prodotto specifico, fornisce il quadro degli agenti in relazione alle classi di rischio e condizioni di impiego . Rispetto alle tradizionali 5 classi, in questo caso qualcuna di esse non viene considerata, in quanto il materiale non idoneo a lavorare alle condizioni proposte (si tratta degli impieghi del legno in ambienti permanentemente ad elevata umidit ed in quelli marini), mentre per le particene legate con cemento, la presenza di questo legante inorganico rende trascurabile tutte le diverse classi di rischio" d-EN 336,UNI EN 338,UNI EN 384,UNI EN 385, UNI EN 518,UNI EN 519 -Legno strutturale: norme per la valorizzazione. L'uso del legno strutturale coinvolge materiale di ragguardevoli dimensioni le cui caratteristiche merceologiche devono essere definite sulla scorta di idonee misurazioni. L'UNI, intorno alla met degli anni '90 ha emanato delle norme finalizzate a fornire strumenti atti ad uniformare le modalit di operare nel settore. "Si tratta di provvedimenti aventi tutte lo status europeo e nazionale.La prima norma in esame, la UNI EN 336, pur rientrando nell'insieme dei provvedimenti relativi al legno strutturale, fa gruppo a s. Si sofferma, infatti, sul legname di conifere e di pioppo, segato piallato a spigoli vivi e paralleli aventi spessori o larghezze, compresi tra 24 mm e 300 mm. Per questi assortimenti definisce quali possono essere gli scostamenti ammissibili date le dimensioni nominali, ovvero, rispetto alla dimensione desiderata al netto degli scostamenti e delle variazioni che definiscono la massa volumica. L'attribuzione del legno ad una classe di resistenza pu avvenire a vista, oppure mediante macchine, ricorrendo alle indicazioni riportate rispettivamente alla norma UNI EN 518 e UNI EN 519, che di seguito si andranno ad esaminare, mentre l'assegnazione ad una specifica classe pu aversi a seguito della definizione dei valori caratteristici in base alla norma UNI EN 384.""Vengono cos individuati una serie di parametri macroscopici, ivi compreso, un elenco dei difetti pi comuni capaci di compromettere la resistenza del legname, in entrambi i casi valutabili a vista, che r consentono di verificare se il legname conforme ai requisiti attesi." L'ultima norma del gruppo riguarda, invece, la classificazione secondo strumenti meccanici, ed la UNI EN 519, che dal punto di vista formale e sostanziale va a completare quella precedente. Gli operatori interessati alla norma sono diversi, i normatori, le imprese di utilizzazione e trasformazione del legname classificato, le imprese che eseguono classificazione di legnami, le imprese che producono macchine classificatrici, gli enti certificatoli Per ognuno di questi, la norma stessa indica la sezione a cui deve farsi riferimento data l'attivit professionale."