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Marchioro Giacomo MTR.

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LA DECOMPOSIZIONE DEL LEGNO:


MECCANISMI E PROCESSI COINVOLTI NELL'EVOLUZIONE DELLA BIODEGRADAZIONE DELLA LIGNINA

anno accademico 2010/2011 ABSTRACT Lo studio sulla prevenzione di attacchi bio-deteriogeni nelle opere lignee da sempre ricopre un'ampia parte della letteratura dedicata alla conservazione ed al restauro. Il legno, sopratutto alcune sue componenti, sono termodinamicamente molto stabili: il loro degrado chimico fisico avrebbe una cinetica molto bassa se non intervenissero una serie di microorganismi che ne accelerano il degrado. In questo approfondimento tuttavia si voluto anche accentuare l'importanza di questi organismi che grazie alla loro azione evitano l'accumularsi di spropositate quantit di questo materiale in natura. La digestione della lignina, infatti, necessita di una serie di reazioni a cui la biochimica degli agenti xilofagi pi evoluti molto spesso non riesce a far fronte. Sono quindi presenti in natura diversi tipi di endosimbiosi tra alcuni insetti con dei batteri e addirittura tra questi ultimi ed altri batteri. Con il seguente lavoro si voluto mettere in evidenza il ruolo che questi microorganismi svolgono nel ecosistema e presentare delle riflessioni sulla loro importanza e la loro origine. Uno dei fini di questa ricerca stato di capire quanto tempo l'ecosistema ha impiegato ( e quindi potrebbe impiegare...) per sviluppare una serie di processi capaci di bio-degradare una sostanza precedentemente non presente nell'ecosistema stesso. Analizzando l'evoluzione degli organismi correlati al ciclo del legno si voluto inoltre vedere se ci fosse una correlazione tra la formazione dei grandi depositi nel crabonifero e la mancanza di un ecosistema capace di degradare il legno. Anche l'approccio con cui si voluto trattare l'argomento segue la logica evoluzionistica: cominciando con l'analizzare i fattori di degrado chimico-fisici legati al ambiente (atmosfera, suolo...) per poi passare al degrado micorbico e fungino fino a quello degli organismi pi evoluti. Analizzando tutti gli aspetti del ciclo del legno si sono dunque delineate: le principali competenze per poter analizzare nel suo complesso il fenomeno degradativo delle modalit per intervenire su un oggetto affetto da problematiche concerni al biodeterioramento delle considerazioni sull'evoluzione del ciclo del legno delle considerazioni sulla durabilit in relazione al patrimonio artistico

CENNI SULLA CHIMICA E LA STRUTTURA DEL LEGNO Il legno principalmente composto da polisaccaridi (cellulosa, emicellulosa, e pectine che insieme formano l'olocellulosa ) da lignina (20-40%), proteine (< 10%) e da composti inorganici (< 1%). Le cellule che costituiscono il legno maturo sono allungate longitudinalmente e prendono il nome di fibre. Mentre le fibre esterne trasportano i nutrienti le fibre interne generalmente non prendono parte ai processi vitali dell'albero e svolgono esclusivamente una funzione di sostegno. Quest'utlimo tipo di fibre nel suo complesso prende il nome di durame in quanto la parte pi durabile. E' bene ricordare che la durabilit nell'ambito della merceologia del legno molto spesso si riferisce specificatamente alla capacit potenziale di un legname di resistere agli organismi xilofagi (funghi, insetti...). La durabilit del durame imputabile, in parte, agli estrattivi (polifenoli,tannini, stilbeni: sostanze tossiche per la maggior parte degli organismi) che in alcune specie ne ricoprono o impregnano le pareti cellulari conferendo loro una particolare resistenza agli attacchi biodeteriogeni. Inoltre, il durame, essendo la parte pi vecchia della pianta ha subito un processo di lignificazione maggiore. Si ritiene che la lignificazione, impermeabilizzando la parete, contrasti la penetrazione della parete cellulare da parte di enzimi coinvolti nella digestione, a ci si aggiunge che: alcuni precursori della lignina (come l'alcol coniferilico e i radicali liberi) possono essere tossici per gli agenti patogeni [2], e che le ife dei fungi parassiti possono essere a loro volta lignificate [3]. Il legno si presenta quindi come un materiale eterogeneo: la parte esterna dove si svolgono le principali funzioni vitali anche la parte pi esposta al degrado una volta che la pianta cessa il suo ciclo vitale, formata in prevalenza da polisaccaridi, composti idrofili facilmente attaccabili, e solo in concomitanza con la maturazione del legno si intensifica il processo di lignificazione. La lignina rende le pareti cellulari pi idrofobiche (anche se alcuni autori tendono a definire la lignina come un polimero polare che non impermeabilizza la parete [7] ), creando un ambiente meno permeabile a soluzioni acquose ma con molta affinit con i comuni estrattivi che in genere sono composti apolari e aromatici. Quando la pianta viene tagliata l'alburno, la parte esterna del tronco, rimarr dunque non lignificata ed esposta agli attacchi degli agenti xilofagi a prescindere dalla stagionatura. In questo approfondimento ci limiteremo a suddividere le specie di piante nelle due grandi famiglie le gymnosperme ovvero le conifere (softwood) e le angiosperme (hardwood) senza entrare nei dettagli. IL DEGRADO CHIMICO-FISICO AMBIENTALE DELL'OLOCELLULOSA Dal punto di vista strettamente chimico i polisaccaridi, sono i pi degradabili. L'idrolisi, sia acida che basica della cellulosa, non avviene facilmente alle normali condizioni ambientali, solo un tipo di idrolisi conosciuta con il nome di peeling off non necessit di condizioni drastiche e pu avvenire a temperature inferiori ai 100 gradi centigradi. In natura un degrado chimico della cellulosa non sarebbe favorito se non subentrassero altri fenomeni di tipo chimico fisico in grado di coadiuvarlo. L'ossidazione della cellulosa agisce prevalentemente sull'estremit riducente delle catene. Ma pu anche procedere su i gruppi ossidrilici secondari. Ossidando questi, sopratutto quelli relativi al C-6, C-3, C-2, si aumentano notevolmente i fenomeni di degrado cellulosico per via idrolitica (sia acida che basica). Il degrado chimico fisico della cellulosa in parte contrastato dalla struttura microcristallina di quest'ultima, tuttavia a seguito dell'esposizione di queste strutture a soluzioni polari la cellulosa si rigonfia permettendo una maggiore attivazione nei confronti degli agenti chimici. Soluzioni saline in particolare aumentano il rigonfiamento scindendo con pi facilit i legami intermolecolari che permettono il mantenimento della struttura microcristallina con la conseguente compattezza che non permette ai reagenti chimici (e microorganismi) di penetrarvi. In definitiva il degrado chimico-fisico della cellulosa, alle normali condizioni ambientali, non pu competere rispetto al degrado biologico-enzimatico di quest'ultima da parte di microorganismi. Tuttavia la struttura chimica delle componenti polisaccaridi, avendo un alta affinit con l'acqua, a seguito di continui cicli di imbibizione ed essiccazione pu risultarne gravemente compromessa. Il rigonfiamento infatti aumenta la superficie attiva permettendo la penetrazione dei reattivi chimici ed incrementandone gli effetti. Il materiale che si forma a seguito di questi processi chimici gi

quindi in parte decoeso e depolimerizzato. I polimeri e gli oligomeri polisaccaridi formano quindi un ambiente favorevole sia per lo sviluppo e la proliferazione della flora batterica sia per un ulteriore attacco chimico. Se nell'atmosfera dei nostri giorni il degrado chimico fisico della cellulosa ha un ruolo minore rispetto a quello enzimatico-microbiologico non bisogna escludere che il primo possa avere avuto un ruolo predominante in altre epoche geologiche . IL DEGRADO CHIMICO-FISICO AMBIENTALE DELLA LIGNINA Il secondo componente in massa del legno la lignina, la lignina uno dei polimeri pi abbondanti presenti in natura descritta come un polimero tridimensionale aromatico ad elevato peso molecolare ( 2000-1500 u.m.a) ma presenta notevoli differenze da specie a specie. Tali differenze derivano da molteplici fattori ma il pi importante probabilmente la diversa composizione percentuale di precursori alcolici durante la biogenesi:

Nelle angiosperme la lignina si forma dalla polimerizzazione del alcol coniferilico e sinaplico mentre per le gimnosperme in prevalenza da quello sinaplico. Il polimero che ne deriva quindi molto complesso. Questi alcoli infatti vengono sintetizzati nel citoplasma e poi trasportati nella parete cellulare. Grazie ad alcuni enzimi presenti nelle piante si stabilizzano per formare prima dimeri e poi la lignina. La lignina si presenta dunque come un biopolimero con legami di vari natura difficilmente idrolizzabili. Anche un degrado ossidativo cinematicamente sfavorito se non viene catalizzato da luce solare e da ioni di metalli di transizione. In definitiva la lignina un polimero chimicamente e meccanicamente molto resistente che non pu essere degradato in tempi utili da un degrado chimico-fisico ambientale. Se non viene attaccata per via biologico-enzimatica la lignina pu permanere nell'ambiente per diversi millenni restando sostanzialmente inalterata. DEGRADO ENZIMATICO DELLA LIGNINA Per decomporre la lignina sono dunque necessari alcuni enzimi che catalizzino le principali reazioni di ossidazione dei gruppi costituenti. Gli LMEs (Lignin Modifying Ezymes) sono prodotti da funghi e batteri e agiscono pi o meno specificatamente su alcuni legami del bio-polimero. Il prodotto ultimo del degrado della lignina l'acid precipitable polymeric lignin (APPL).
(In letteratura non sono riuscito a trovare quali microorganismi si occupino del degrado ultimo di questo prodotto)

Sarebbe necessaria una distinzione tra enzima intracellulare ed enzima extra-cellualre, infatti molti di questi enzimi (soprattutto in fondo alla tabella) hanno un ruolo intracellulare, che nel caso si trattasse di funghi molte volte equivale ad un ciclo biochimico all'interno del micelio. La tabella ha comunque voluto mantenere il carattere pi generale possibile in modo da poter essere utilizzata per tutti gli organismi coinvolti nel degrado del legno.

COMPOSTO

AZIONE

COMPOSTI NECESSARI

Organismi che li usano LMEs (Lignin Modifying Enzymes)

LiP (Lignin Ossida i gruppi metossi H2O da cui produce Phanerochaete Peroxidase) [4] (OCH3 ) della H O , chrysosporium 2 2 lignina. Veratryl Alcohol (VA) MnP(Mangane Catalizza l'ossidazione H2O da cui produce Ceriporiopsis se-Dependent Mn2+ a Mn3+. Mn3+ che H O e Mn2+ . subvermispora [12] Peroxidase) [4] capace di ossidare 2 2 substrati fenolici Lac (Laccase) E' un ossidasi del rame [4] che in grado di ossidare i composti fenolici. Converte in presenza di ossigeno i composti fenolici in radicali chininici e poi in chinoni. Inoltre produce alcui substrati utili per la degradazione. es. 4 benzenediolo + O2 -> 4 benzosemichinone + 2 H2O VP(Versatile peroxidase) >PS1 >MnPL1 [9] Riescono ad ossidare substrati fenolici in presenza o assenza di manganese. Sembra che non richiedano mediatori. O2, Veratryl Alcohol (VA), 2,2'-azinobis(3ethylbenzthiazoline-6sulfonate) in presenza di questo mediatore possibile un degrado della lignina[11] Pycnoporus cinnabarinus Trametes Versicolor Ceriporiopsis subvermispora [12] Agaricus bisporus

Pleurotus ostreatus, Pleurotus eryngii, Pleurotus,pulmonarius, Bjerkandera adusta, and Bjerkandera sp. Strain. Pleurotus cornucopiae, P. eryngii, P.floridanus, P. pulmonarius, P. ostreatus, and P. sajor-caju
(APPLIED AND ENVIRONMENTAL MICROBIOLOGY, June 1994, p. 1783-1788 Vol. 60, No. 6)

Aryl-alcohol Genarano H2O2 attivo oxidase (AAO) sugli alcoli: benzilici, naftolici, cinnamilico e altri alcoli alifatici insaturi. Riducono i derivati NADPH della lignina come per Aryl-alcohol esempio le aldeidi dehydrogenase aromatiche in presenza s (AAD) di NADPH. quinone reductases (QR) Riduce 1,4benzochinone a idorchinone FAD (come cofattore) NADH (come donatore di elettroni)

Trametes versicolor

DEGRADO ENZIMATICO DELL'OLOCELLULOSA Anche la cellulosa in realt si presenta come un polimero difficilmente attaccabile da parte dei microorganismi. Per riuscire a decomporre la cellulosa i batteri coinvolti nel degrado della cellulosa devono sfruttare un elaborato complesso di enzimi. Questo complesso di enzimi prende il nome di cellullosoma. Diversi cellulosomi sono usati dai batteri ma solo alcuni sono stati studiati approfonditamente (e.g. Clostridium thermocellum). La tabella a seguire ha un carattere del tutto esemplificativo, pu comunque dare un idea della complessit di questo processo che forse per certi versi supera quello della degradazione della lignina. Bisogna comunque ricordare che la degradazione enzimatica della cellulosa a differenza di quella della lignina porta da parte del microorganismo che la utilizza ad un guadagno energetico molto maggiore, nonostante la lignina sia un polimero con un contenuto energetico pi alto rispetto alla cellulosa. I funghi a differenza dei batteri non utilizzano cellullosomi ma semplicemente gli enzimi che hanno a disposizione sinergicamente. COMPOSTO Glycoside hydrolases AZIONE Catalizza l'idrolisi del legame glicosidico Trasforma il beta-1,4-xylano in xylosa Organismi che li usano Funghi: Neocallimastix patriciarum, Piromonas communis Batteri:Clostridium stercorarium Hypocrea jecorina,Trichoderma reesei,

Xylanase Exoglucanases (C1-cellulase) Endoglucanase (Cx-cellulase) -glucosidase (cellobiase)

Idrolizza la catena in progressione Trichoderma reesei, dalla fine. Cellulomonas fimi... Libera D-glucose dal -glucan e Trichoderma reesei... dalle cellodestrine libera unit di D-glucose dalle Trichoderma viride , cellodestrine solubili e dai glicosidi Trichoderma reesei...

MICROORGANISMI COINVOLTI NEL DEGRADO ENZIMATICO DELL'OLOCELLULOSA Sembra che il primo attacco al legno sia di origine batterica. La classificazione di Greaves (1971) divide i batteri in quattro classi [14]: 1) batteri che non riescono a degradare il legno strutturalmente ma svolgono un'azione fondamentale nel aumento della sua permeabilizzazione 2) batteri che attaccano la struttura del legno 3) batteri che lavorano sinergicamente con altri batteri per degradare il legno 4) batteri colonizzatori che possono essere antagonisti di altre popolazioni batteriche. I batteri morti infine forniscono un terreno ricco di azoto adatto per lo sviluppo dei funghi. I funghi attraverso le ife e complessi enzimatici specifici per il degrado della lignina riescono ad accedere alla cellulosa e degradarla con un efficienza maggiore. Il ruolo dei funghi nella decomposizione della lignina predominante rispetto a quello dei batteri sebbene siano stati osservati batteri capaci di degradarla.

TIPOLOGIA Cellusolitici aerobici


Pseudomonadales (genere Vibrio, Cellvibrio); Eubacteriales (genere Bacillus); Myxobacteriales (genere Cytophaga, Sporocitophaga); Actinomycetales

ORGANISMI Hypocrea jecorina,Trichoderma reesei,Clostridium xylanolyticum

AZIONE Attivi sulla cellulosa con le varie cellulasi e sugli xilani con le varie Xylanasi. Molti di questi batteri hanno un ruolo fondamentale nella permeabilizzazione del legno. In realt la maggior parte dei batteri aerobica e batteri strettamente anaerobici si sviluppano solamente per il legno sommerso [14]. Attivi su cellulosa, emicellulose. Modificano leggermente la lignina. Azione anche distante dalle ife. Cellulosa e emicellulosa. La lignina viene solo leggermente alterata Attivi sugli zuccheri, estrattivi (?) e amido.

Batteri

Cellusolitici anaerobici

Clostridium, Plectridium,

BROWN ROT Su Hardwood. Esclisivamente Basidiomiceti.

C. Puteana, Gloeophylum Trabeum, Postia placenta

SOFT ROT Ascomiceti Chaetomium globosum... su Softwood Deuteromiceti Alternaria alternata.. Alcuni batteri STAIN FUNGI Hardwood and Softwood Ascomiceti (Ophyiostoma..) Deutero miceti (Aureo Basidium pullulans...)

MICROORGANISMI COINVOLTI NEL DEGRADO ENZIMATICO DELLA LIGNINA La degradazione della lignina coinvolge diversi organismi presenti nell'ecosistema. Quello ritenuto pi importante forse un Basidiomicete (altri 67 Basidiomiceti hanno un ruolo analogo...) il Phanerochaete chrysosporium conosciuto come White Rot. Come ricorda il Dott. A.S Reddy la lignina il substrato a cui si lega il micelio fungino e gli enzimi agiscono sulla superficie del biopolimero. E' forse questa azione prevalentemente superficiale a ridimensionare il ruolo di questo microorganismo a cui probabilmente spetta un ruolo importante ma sempre complementare a quello di altri organismi forse meno conosciuti. Bisogna inoltre sottolineare che la White Rot degrada la lignina per avere accesso alla cellulosa in quanto non in grado di utilizzare la lignina come fonte di energia. ORGANISMO PROCESSO AZIONE DEGRADATIVO WITHE ROT Lignin Modifying Enzymes Superficiale su cellulosa, (LMEs), lignina emicellulose per gli hardwood: Lignin Peroxidase (LiP), (Basidiomycetes, Tversicolor,Irpex Manganese-Dependent lacteus, P.chrysosporium, Peroxidase (MnP) Heterobasidim annosum) Laccase (Lac),VP (Versatile Peroxidase) La lignina non per gli hardwood e softwood: viene molte volte Ascomycetes (e.g. Xylaria hypoxylon) metabolizzata alcune fonti Basidiomycetes (e.g. Ganoderma riportano una metabolzzazione australe,Phelebia tremellosa, C della lignina ma rilegandola subvermiasora, tuttavia in secondo piano. Pleurotos spp, Phellinus pini) Streptomyces viridosporus Streptomyces setonii Nocardia,Pseudomonas, Corynebacterium esterasi Riescono a degradare la lignina. Crescono nei substrati fenolici della lignina ma non sembra che riescano a degradarla.

Alcuni batteri degll'ordine dei Myxobacteriales Cytophagales Thermomonospora mesophila (ascomicete) LMEs (?) Riescono a degradare la lignina.

ORGANISMI COINVOLTI NEL BIODETERIORAMENTO DEL LEGNO E' difficile avere un modello efficace del degrado del legno. Innanzitutto bisogna riuscire a capire a che livello agiscano i funghi e i microorganismi precedentemente studiati. Come abbiamo visto il degrado del legno avviene attraverso enzimi, cio molecole complesse con un grande ingombro sterico una facile penetrazione degli enzimi su di un substrato microcristallino come la cellulosa o attraverso la parete lignificata molto improbabile. Riprenderemo pi avanti il fatto che probabilmente la presenza dei soli microorganismi non sarebbe stata sufficiente ad instaurare un ciclo del legno efficace. I macrorganismi hanno quindi probabilmente un ruolo fondamentale nel degrado di questa materia. Nella maggior parte degli insetti la digestione della cellulosa portata avanti da un complesso di tre enzimi C x-cellulasi, C1-cellulasi e cellobiasi come nei funghi. Tuttavia sebbene molti insetti siano capaci di sintetizzare da se C x-cellulasi e le cellobiasi non sono stati riportati casi di sintesi di C1-cellulasi. Per compensare a questa mancanza gli insetti hanno sviluppato una serie di simbiosi con funghi,batteri e protozoi [14].

ORDINE Lepismatidae Thysanura

ORGANISMO

Meccanismo di digestione Cellulase, (endogena) in simbiosi con i batteri ma capce di produrre la propria cellulase [15]. 1,4-endoglucanases (endogeno)
(http://web.utk.edu/~jurat/PDF %20files/Willis%20et %20al.pdf)

Nutrienti

Thermobia domestica

Orthoptera

Cryptocercidae Blattidae

Dissosteira carolina

cellulosa

Isoptera

Mastotermitidae. Kalotermitidae. Hodotermitidae, Termitidae Rhinotermitdae Coptotermes formosanus Simbiosi: Pseudotrichonympha grassii (protista) a sua volta in simbiosi con un Bacteroidales (C.Formosanus) Enzimatica (Nature 168, Cellulosa 209 - 210 (04 August 1951); , proteine
doi:10.1038/168209a0 ) Simbiontica (Bollettino Vol.29 Universit di Bologna. Istituto di entomologia, R. Istituto superiore agrario di Bologna. 1968)

Termitogeton planus Coleoptera Anobiidae, Anobium punctatum

Buprestidae.Scaraba eidae, Cerambycidae Curculionidae Ambrosia beetle D. ponderosae Simbiosi con Ambrosia fungi Simbiosi: Ophiostoma clavigerum (Ascomicete), O. montium Entomocorticium dendroctoni (Basidiomicete), Simbiosi: Amylostereum Areolatum (Basidiomicete)

Hymenoptera Siricidae

Sirex noctilio

VISIONE EVOLUZIONISTICA DEL CICLO DEL LEGNO Questa parte dedicata ad una visione evoluzionistica del ciclo del legno. L'argomento molto vasto e questo quest'ultimo capitolo ha un carattere introduttivo e specifico per la degradazione della lignina. Studiando la lignina ci troviamo di fronte ad una delle prime sostanze organiche di bio-sintesi che riuscita a ricoprire la superficie del pianeta. Ancora oggi sfruttiamo tramite il carbone l'energia immagazzinata milioni di anni fa in gran parte in questa sostanza. Abbiamo messo in luce la stabilit di questo biopolimero, potenzialmente inquinante se l'ecosistema non avesse una serie di organismi capaci di degradarlo ma quanto tempo l'ecosistema ha impiegato per impedire l'accumulo di questo ritrovato dalla biochimica siluriana? E' possibile creare artificialmente un processo analogo per gli inquinanti di sintesi moderni? Studiando il degrado del legno nelle varie epoche biologiche bisogna tenere conto di tutti i fattori precedentemente analizzati, sebbene ai giorni nostri un efficace degrado chimico-fisico del legno non sia plausibile non si deve escludere che nelle epoche geologiche precedenti l'azione dell'atmosfera, delle maree e dei fattori ad essi correlati potessero indurre un degrado del legno in tempo utile. Basti ricordare che i tenori di ossigeno hanno raggiunto valori superiori al trenta per cento in alcune epoche. Possiamo riassumere quindi i fattori necessari per comprendere a pieno come sia stato possibile il non accumularsi di ingenti quantit di materiale ligneo, tutti i fattori sono strettamente correlati ed difficile prendere in considerazione un solo fattore senza considerare gli altri: >gli incendi: probabilmente la principale causa di non-accumulo sono stati gli incendi. Non bisogna tuttavia pensare che sia sufficiente questa possibilit per rendere superfluo all'ecosistema il ciclo biodegradativo del legno. Gli incendi necessitano di un ambiente favorevole per svilupparsi e lasciano un terreno quasi completamente abiotico. Probabilmente nel tardo Paleozoico ci saremmo trovati molto spesso di fronte a distese di foreste carbonizzate. Anche gli insetti possono comunque contribuire allo sviluppo di insetti si pensa [18] che i grandi incendi sviluppatisi nel sud California nel 2003 siano stati dovuti a Curculionoidea che lasciando piante morte nel terreno davano origine a potenziali focolai. >l'atmosfera: nell'atmosfera si possono rintracciare i principali fattori che determina il degrado chimico-fisico del legno. L'aumentare del tenore di CO 2 determina una crescita sostanziale delle foreste. Al contrario un ambiente pi ricco di ossigeno non solo favorisce cineticamente il naturale degrado ossidativo ma favorisce l'insorgere degli incendi ed il loro propagarsi. Anche l'ozono schermando la radiazione UV pu contribuire al degrado fotochimico della sostanza. Inoltre l'atmosfera in generale un fattore di crescita degli altri organismi che, come abbiamo visto, hanno un ruolo fondamentale nel ciclo del legno. >gli organismi: fondamentali sono dunque gli organismi presenti, bisognerebbe quindi per quanto possibile avere una chiara comprensione dell'evoluzione sopratutto di funghi, batteri e artropodi. Se per funghi e artropodi pi semplice delineare la loro evoluzione, per i batteri molto pi complicato. Degli organismi pi evoluti, inoltre, non solo bisognerebbe sapere il meccanismo biochimico con cui degradano la lignina e le loro simbiosi ma anche la loro organizzazione sociale. Nell'efficienza della colonia termitica l'organizzazione svolge un ruolo fondamentale, una colonia pi organizzata vuol dire una colonia capace di degradare maggiore lignina. >le maree: anche le maree non sono da sottovalutare come avevamo accennato nel primo capitolo il degrado del legno pu essere sensibilmente accelerato da soluzioni saline che rigonfiano la struttura microcristallina della cellulosa. Le maree nelle ere geologiche precedenti avevano un influsso molto maggiore sul ecosistema terrestre in quanto la luna era molto pi vicina alla terra. >l'evoluzione del legno stesso: l'evoluzione del legno forse uno dei fattori predominanti

sappiamo che la biosintesi di lignina si progressivamente ridotta nel mesozoico. Inoltre conoscere la struttura del legno fondamentale per sapere in che modo i vari meccanismi degradativi vengono attuati. L'importanza del micangio nel rapporto mutualistico. L'identificazione del micangio nei fossili degli insetti potrebbe essere un utile parametro per determinare quando alcuni insetti abbiano cominciato a sviluppare forme di simbiosi con i funghi. Purtroppo nella letteratura concerne all'evoluzione degli insetti da me consultata non viene messo in evidenza quando si riscontri uno sviluppo di questo organo da parte degli insetti studiati. Identificare la presenza o meno del micangio per confermare l'avvenuta simbiosi tra il fungo e l'insetto ha ovviamente dei limiti legati al fatto che il micangio non sempre un organo sviluppatosi ad hoc, molto spesso si prestano a questa definizione tutte quelle rientranze che sono naturalmente presenti negli antropodi. Il micangio potrebbe comunque attestare la presenza di un rapporto mutualsitico tra i due organismi, se l'evoluzione ha favorito organismi con micangi sviluppati vuol dire che l'organismo aveva un beneficio da questa simbiosi. Alcune curculionidae dimostrano di avere micangi sviluppati probabilmente gi nel triassico [18]. L'eusocialit Un altro fattore determinante che dovrebbe essere considerato nello studiare l'evoluzione del ciclo del legno quando gli organismi eusociali hanno raggiunto l'eusocialit e il rapporto tra l'eusocialit e l'azione biodegradativa di questi organismi. Mi sembra plausibile ritenere che con una societ struttura, eusociale appunto, la colonia termitica o qualsiasi altro organismo eusociale (come per esempio il coleottero ambrosia) aumenti il suo potenziale degradativo. Localizzazione degli organismi e flussi migratori Come prassi generale dobbiamo quindi considerare i fattori ambientali il clima innanzitutto e quindi gli organismi che popolano l'ambiente in cui localizzato il legno. Nello studio del degrado del legno bisogna tener conto che l'efficienza del degrado non omogenea su tutta la superficie terrestre, ci sono zone in cui il degrado favorito e zone invece in cui non sussistono le condizioni necessarie. Ritornando alle problematiche moderne per esempio non dobbiamo attuare una prevenzione per le termiti se il clima non consente lo sviluppo di tali organismi e lo stesso vale per il microclima museale, che di per se potrebbe essere sufficiente a prevenire un attacco microbiologico. Dobbiamo invece stare in guardia se il clima cambia o il clima in cui si trova il nostro legno adatto allo sviluppo di agenti xilofagi non autoctoni che potrebbero essere facilmente importabili da partite di legname estere. In tal senso dovrebbero essere prese delle misure precauzionali a livello internazionale per evitare l'introduzione di agenti xilofagi estranei come stato per il caso della Sirex Noctilio la vespa esotica introdotta nel nord degli Stati Uniti e nel Canada che ha provocato la moria di migliaia di pini1.

1 A.D. Wilson, N.M. Schiff, Identification of Sirex noctilio and Native North Woodwasp Larvae DNA Barcode, Journal of Entomology, 2010, ISSN 1812-5670

LE PRINCIPALI TAPPE NEL EVOLUZIONE DEL CICLO DEGRADATIVO DEL LEGNO: ETA' (MY) 20 OLIGOCENE 30 35 EOCENE EVENTO Lesobos (Gr) Preaterie forse dovute all'azione degli agenti xilofagi Missisipi Petrified forest Florissant Fossil Beds Le formiche e le termiti diventano una componente significante nell'ecosistema. TIPOLOGIA DI EVENTO Foresta fossile Cambiamento Ambientale Foresta fossile Foresta fossile Evoluzione degli insetti xilofagi

TERZIARIO 70

Evoluzione delle grandi colonie Evoluzione degli insetti xilofagi termitiche. (Eusocialit) Le formiche cominciano a Evoluzione degli insetti xilofagi diventare una parte importante nell'ecosistema Si diffonde l'Ophisotoma (?) Le moderne Gymnosperme con un contenuto di lignina pi basso rimpiazzano le antiche Gymnosperme Eusocialit nelle formiche Comparsa delle formiche Dorset (EN) Eusocialit nelle termiti Ceratocystis, Ophistioma Evoluzione insetti (Eusocialit) Evoluzione degli insetti xilofagi Foresta fossile Evoluzione insetti (Eusocialit) Evoluzione dei funghi Evoluzione dei funghi

CRETACEO CRETACEO

115 120 130 ca. 140 TARDO GIURASSICO 200 220 MESOZOICO 300 300 ca. CARBONIFERO (300-350)

Diffusione delle Curculionidea Evoluzione degli insetti xilofagi Primo fossile di Curculionidea Evoluzione degli insetti xilofagi (Orbrieniidae) Le gymno sperme riducono il contenuto di lignina tissutale Chemintz Evoluzione delle piante Foresta fossile

Appaiono i roachoids Evoluzione degli insetti xilofagi strettamente legati alle termiti E' il periodo a cui risalgono la maggiorparte delle riserve di carbone. I funghi acquisiscono i processi enzimatici per degradare la lignina. Lignina diversificazione delle perossidasi Prime piante fossili Cambiamento Ambientale

360 (TARDO DEVONIANO)

Evoluzione dei funghi

420 450

Evoluzione delle piante Evoluzione delle piante

CONCLUSIONI 1) Considerazioni legate allo studio del degrado del legno Uno studio approfondito sul degrado del legno coinvolge sicuramente una vasta gamma di competenze. Il semplice approccio chimico-fisico non basta a spiegare le cinetiche del degrado del legno, neanche un approccio orientato esclusivamente sulla microbiologia pu comunque spiegare tutti gli aspetti coinvolti nel ciclo del legno. Se poi si vuole spiegare il ciclo del legno da un punto d vista evoluzionistico si devono ricorrere a molte altre competenze (geologia, biologia, etologia...) e la complessit del sistema in esame diventa di gran lunga maggiore, probabilmente per questo che uno studio sistematico dell'evoluzione del legno che prenda in considerazione tutti i fattori che abbiamo tentato di rintracciare in questa tesina non credo sia ancora stato fatto. 2)Come studiare una soluzione al fenomeno dagradativo, nuove prospettive. Tornando al presente i fattori che determinano il degrado del materiale ligneo sono quasi esclusivamente microbiologici. Chi si trova ad eseguire indagini diagnostiche su un opera lignea sa gi dunque che dovr prima di tutto identificare gli agenti xilofagi. Ma come intervenire e come prevenire? Se l'agente xilofago la causa del degrado l'ambiente fornisce i presupposti per il degrado stesso. L'acqua , ovviamente, la sostanza essenziale affinch gli organismi prosperino, un ambiente asciutto pu quindi risolvere gran parte delle problematiche legate alla conservazione del legno, pensiamo per esempio ai manufatti egizi che ci sono pervenuti grazie al clima Sahariano. Molte volte tuttavia anche se i manufatti sono tenuti in un ambiente asciutto si possono presentare attacchi xilofagi. La neutralizzazione degli attacchi di agenti xilofagi per lungo tempo ( e ancora adesso) si basa sul impiego sostanze organiche tossiche di solito piretroidi, in larga parte permetrina (es. Permetrax) che sono sostanze neurotossiche ad ampio spettro indubbiamente nocive si per gli altri organismi che per l'uomo. Una soluzione pi specifica possono essere gli inibitori della chitina (es. Hexaflumuron, Diflubensuron ) sebbene mantengano una certa tossicit sono pi specifici e meno nocivi per l'uomo. Gli inibitori metabolici2, invece, purtroppo non ancora molto diffusi agiscono sui batteri in simbiosi con gli agenti xilofagi. E' ovvio che questo tipo di pesticidi presenta una selettivit altissima e potrebbe praticamente azzerare gli effetti della tossicit sugli altri organismi in quanto si utilizzano delle esche con degli antibiotici, molto spesso sulfammidici, per uccidere i batteri simbionti ed impedire cos il metabolismo del legno. Come abbiamo tentato di illustrare in questa tesina ogni organismo ha i suoi simbionti, esaminando l'agente xilofago si pu quindi scegliere la soluzione pi adatta. Purtroppo proprio l'alta selettivit ed il costo ad impedire l'utilizzo di questo tipo di sostanze per la prevenzione, e di fatto anche nel corso dei laboratori che ho avuto modo di frequentare il ricorso alla permetrina fa purtroppo parte della prassi del restauratore. I credo tuttavia che la permetrina non sia l'unica alternativa possibile come abbiamo visto in un certo senso il degrado del legno un degrado chimico-fisico, non si tratta di un degrado chimico-fisico ambientale (cio prodotto dall'atmosfera e del terreno etc. etc.) ma di un degrado chimico-fisico micorbiologico prodotto dall'azione sinergica degli enzimi e della pressione delle ife. Il principale ostacolo alla degradazione che incontra l'enzima il suo ingombro sterico l'enzima deve agire in prossimit delle ife e la sua azione impedita qualora il substrato non sia libero. Si pu quindi agire direttamente sul manufatto per renderlo enzimaticamente inattacabile. Fino ad ora penso che per la prevenzione dagli attacchi xilofagi sia stata presa in considerazione solo la possibilit di rendere il legno tossico per gli organismi. In realt veramente necessario rendere il legno tossico? Perch non renderlo semplicemente inattaccabile consolidandolo in modo che le ife e gli enzimi non riescano a svolgere la loro azione. Essendo il consolidamento normalmente una fase del progetto restauro riuscire a sviluppare delle sostanze che compiano sia un azione di
2 L'utilizzo di inibitori metabolici penso debba diventare una prassi anche nello studio delle digestioni degli agenti xilofagi, molto spesso pu capitare che alcune simbiosi in realt non siano veramente necessarie per la produzione degli enzimi necesari per la degradazione e che questi siano invece endogeni.

consolidamento che di prevenzione penso sia un passo avanti per la ricerca nel campo del restauro. Anche solamente studiare le diverse tendenze a prevenire gli attacchi xilofagi di diversi consolidanti potrebbe fornire un utile parametro per la scelta del consolidante da utilizzare. 3. Considerazioni sull'evoluzione del ciclo del legno Possiamo fare alcune supposizioni sull'evoluzione del ciclo del legno, focalizzandoci sopratutto sul biodeterioramento della lignina. Dalla comparsa delle prime piante nel Ordoviciano sono trascorsi circa sessanta milioni di anni prima che le piante potessero evolversi attraverso la biosintesi della lignina. I funghi saprofitici sono probabilmente stati i primi organismi a svolgere un ruolo importante nella degradazione del legno. Gi i fossile ritrovati a Rhyne Chert risalenti a 408 milioni di anni fa mostrano la presenza di ife associate al decadimento del legno. I funghi impiegarono circa 60 milioni di anni per riuscire a creare un meccanismo di degrado della lignina. A questo punto sembrerebbe scongiurato il pericolo che la superficie terrestre diventasse una enorme deposito di lignina tuttavia 350 milioni di anni fa ebbe inizio il carbonifero, l'et a cui risale la maggiorparte delle riserve di carbone oggi sfruttate. Possibile che per pi di 60 milioni di anni cio dall'inzio del carbonifero 350 MY fa e la fine del carbonifero 300 MY, il legno abbia avuto modo di depositarsi nonostante i funghi avessero gi elaborato un meccanismo per decomporli? Sembra che proprio alla fine del carbonifero comparvero i primi insetti antenati delle termiti, ma il loro ruolo nel ciclo del legno non ancora ben definito e sembra improbabile che siano proprio loro la causa della fine del carbonifero. Probabilmente i fattori da prendere in considerazione sono altri. Finito il Permiano, con l'inizio del Cenozoico le condizioni per il non accumulo diventano molto pi favorevoli: le antiche gymnosperme lasciano il posto alle moderne gymnosperme con tenori di lignina molto pi bassi e l'ecosistema pullula di nuovi organismi l'evoluzione dei funghi e degli artropodi procede parallelamente e si instaurano nuove simbiosi capaci amplificarne il potenziale degradativo. Infine si sviluppano forme di eusocialit tra gli insetti stessi migliorando le prestazioni dei termitai o degli sciami di curculionidee. Tuttavia senza dubbio a tutti questi aspetti che evidentemente fanno preponderare per una svolta verso un ambiente capace di degradare il legno facilmente si aggiungono tutte le forme di antagonismo e l'evoluzione stessa delle piante (che di certo non si fermata) che probabilmente hanno ridotto il potenziale xilo-degradativo dell'ecosistema. E' ancora possibile un nuovo carbonifero? Probabilmente un ecosistema cos evoluto non permetterebbe pi un nuovo carbonifero molto pi probabile sembra un imminente plastifichero o cementifero essere fiduciosi in una risposta dell'ecosistema sembrerebbe alquanto ottimistico visto che per degradare la lignina efficacemente possiamo ritenere che ci abbia impiegato 120 milioni di anni, con organismi spinti alla ricerca della cellulosa, difficile pensare che gli organismi si prestino spontaneamente ad un degrado di materiali difficilmente metabolizzabili invece il primo passo gi stato fatto nel 1975 un equipe di scienziati giapponesi scopr un ceppo di Flavobatteri capaci di degradare alcuni sottoprodotti del Nylon 6 con enzimi completamente sconosciuti [17]. Il tempo richiesto per degradare le sostanze esogene all'ecosistema pu diminuire sensibilmente. Qualora si instaurasse una simbiosi ci troveremo di fronte a insetti gi organizzati capaci di degradare in poco tempo ingenti quantit di materiale. Come comportarsi di fronte a questi nuovi organismi: favorirne lo sviluppo o impedirne la proliferazione? Anche se sembra che per noi sia impossibile fare una previsione utile su cosa sia meglio per l'ecosistema, propenderei per la seconda scelta: d'altronde il fatto che non dobbiamo dare l'anti-tarlo al nostro tavolo di plastica o al nostro computer un risparmio in termini energetici. In definitiva molto pi vantaggioso per l'ambiente che la plastica resti un materiale inquinante come lo era la lignina 340 milioni di anni fa basta che non interferisca con gli altri importanti ecosistemi. 4. Il manufatto ligneo: considerazioni sulla sua durabilit in relazione al patrimonio artistico E' evidente che il supporto ligneo abbia avuto in importanza fondamentale nella produzione di numerosi manufatti artistici a noi purtroppo non pervenuti a causa della sua scarsa durabilit. E' interessante notare come in Europa i manufatti non risalgano a pi di 400-500 anni fa, mentre in climi pi asciutti come in Egitto i manufatti lignei ( e non solo...) possano arrivare a diverse

migliaia di anni, da qui l'uso del legno anche come elemento strutturale per le cupole ( per esempio La chiesa del Santo sepolcro e la Cupola della Roccia a Gerusalemme del 691). Anche in climi pi freddi come in Russia le cupole lignee possono proliferare senza che vi sia gravi problemi di conservazione. D'altronde il legno strutturale stato utilizzato anche in Etruria ma fu probabilmente abbandonato a favore delle pietra a causa della sua scarsa durabilit. Risulta quindi lampante che le dinamiche della degradazione del legno e i fattori che la favoriscono o la penalizzano devono essere prese in considerazione non solo dal chimico o dal biologo ma anche dallo storico dell'arte. Non furono forse proprio i batteri, i funghi e agli antropodi che dietro le quinte spinsero Brunnelleschi ad architettare per Santa Maria del Fiore qualcosa di ben pi duraturo (e pi elaborato...) di una semplice cupola in legno. Sarebbe quindi molto utile per avere un facile accesso alla distribuzione spaziale di questi importanti organismi. Forse con studi di questo tipo potremmo spiegare la straordinaria durabilit del tempio di Nara in Giappone che ha pi di 1300 anni ed una delle strutture in legno pi antiche della storia.
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