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Storia della scienza

1. Teoria dell'evoluzione

delle specie (dovuta a Ch. Darwin, 1809-1882) secondo le teorie filosofico-

cognitiviste di Alvin I. Goldman (in Applicazioni filosofiche alla scienza cognitiva,

1996 Bologna)

Le tre ipotesi principali attorno alla teoria dell'evoluzione delle specie (Origine delle specie, del

1859, ma in generale l'opera omnia) erano:

A1 … (Scopriremo in seguito l'ipotesi principale);

A2 Gli esseri viventi sono soggetti a selezione naturale;

A3 Le specie di esseri viventi si sono evolute (la traduzione non rende giustizia alla pertinenza, o

comunque lo scopo del libro di Goldman è puramente indicativo e pre-teorico, se non “didattico”;

riformulando: “Le specie sono il risultato di un processo evolutivo”).

Queste ipotesi permisero a Darwin, che si avvalse anche dei lavori e delle rispettive

argomentazioni di altri studiosi, di spiegare una grande quantità di fatti, o meglio di “evidenze”:

B1 Gli animali domestici sono soggetti a variazione (ovvero mostrano una certa variabilità);

B2 Gli allevatori selezionano le caratteristiche desiderate degli animali da loro allevati (o meglio,

ne selezionano certe e ne eliminano altre);

B3 Vengono prodotte varietà (o razze domestiche).

Le evidenze vere e proprie a disposizione di Darwin erano:

C1 I resti fossili contengono poche forme di transizione;

C2 Gli animali hanno organi complessi;

C3 Gli animali hanno istinti;

C4 Le specie, quando vengono incrociate, diventano sterili;

C5 Le specie possono estinguersi;

C6 Una volta estinte, le specie non riappaiono;

C7 Le forme di vita cambiano pressoché (“ - quasi come se - ”) simultaneamente in tutto il mondo.

Fatti ed evidenze portarono Darwin a formulare l'ipotesi principale:

A1

G L I

E S S E R I

V I V E N T I

S O N O

I N

L O T T A

P E R

L ' E S I S T E N Z A .

2. Ricognizione e campionatura dalla Prefazione all'Origine delle specie di P.

Omodei

2.1 L'evoluzionismo predarwiniano

Quando? Metà del Settecento.

Perché? Organizzare le nuove nozioni di geologia e biologia e assecondare tecnologia nascente.

Chi? Linneo, non strumentalmente.

Come? Attraverso il libro Systema Naturae (1735)

Crisi di:

Creazionismo

Fisica cartesiana

Affermazione di:

La fisica di Newton

La chimica di Dalton

Le prime idee evoluzionistiche, in funzione materialistica, sono contenute nell'Encyclopedie.

2.2 L'evoluzionismo anticreazionista

Cosa? Creazionismo: dottrina teologica, Dio creatore

Quando? 1740, completa accettazione del Magistero

Agli occhi dei naturalisti e dei filosofi più spregiudicati della metà del Settecento il Creazionismo

appariva incongruo e anacronistico, un impaccio alla libera indagine del cosmo.

Proposizione assiomatica pro-evoluzione: Gli organismi viventi sono in equilibrio col loro

ambiente; siccome l'ambiente cambia, debbono cambiare anch'essi, altrimenti sono condannati a

scomparire

Cosa? Momentaneo vantaggio del Creazionismo

Le vittime. Chi? In prigione Diderot e De Lisle De sales. Le opere D'Holbach bruciate al rogo

però

l'evoluzionismo anticonformista e anticlericale appariva sterile agli occhi dei naturalisti impegnati

nella esplorazione delle terre da poco scoperte (a cui si unirà Darwin nel 1831).

2.3 L'evoluzionismo all'epoca della rivoluzione francese

Cosa? L'evoluzionismo

Come? Conoscendo un energico risveglio

Quando? Fine Settecento

Concettî/ parole chiave: Progresso & Evoluzione

Chi? Condorcet, Cabanis, i giacobini

Lamarck

Fortis

2.3.1 Erasmus Darwin

Opera: Zoonomia (1794-1796). Si libera dalle strettoie del materialismo ed espone la sua visione

biologica in termini di dialettica.

Lo sviluppo dell'organismo è inteso come un progressivo determinarsi grazie al succedersi di

interazioni contrastanti: “Le trasformazioni delle specie viventi sono la risultante della dialettica

tra popolazioni ed ambiente.

L'opera fu messa all'Index librorum.

2.3.2 J.B. Lamarck

Opere: Filosofia Zoologica; Storia Naturale degli Invertebrati

Interessi di Lamarck:

zoologia sistematica

paleontologia

Teoria: il suo evoluzionismo mirava a rendere ragione delle parentele tra gli organismi, nonché

del loro succedersi nel tempo.

Lui era ancora vincolato alla tematica dell'ereditarietà dei caratteri acquisti - tutta settecentesca -

secondo cui l'organismo reagisce attivamente (si potrebbe dire subitaneamente) agli influssi

dell'ambiente, sviluppando i propri organi e foggiandone di nuovi; sospettando però

dell'inadeguatezza dell'“ipotesi dell'uso e del disuso” (meglio!: “e non uso”) di un organo (teoria

detta “Mutazionismo”, dovuta a Maupertais nel 1751), ammette in un secondo momento che vi sia

una tendenza intrinseca agli organismi verso il perfezionismo.

Il più critico del mutazionismo di Lamarck fu Lyell cui addebitò una concezione vitalistica;

tutt'altre le tesi sostenute, materialistiche e deterministe.

Materialismo

Termine comparso nella seconda metà del secolo XVII per designare le filosofie che negano l'esistenza l'esistenza di sostanze spirituali, altrimenti dette forme pure (per esempio, l'anima) e quindi riconoscono soltanto l'esistenza di sostanze

corporee. Hegel, Marx

Determinismo

Termine scientifico e filosofico che definisce la connessione necessaria di tutti i fenomeni secondo il principio della causalità. Il determinismo ha dominato (domina?) il pensiero moderno dal secolo XVII al XIX. Galilei

Vitalismo

Termine riferentesi alle dottrine che sostengono la peculiare specificità dei fenomeni della vita e quindi la loro irriducibilità ai fenomeni meccanici e alla dinamica fisico-chimica del mondo inorganico. Aristotele, Scolastica, Bergson

(Fonte: Garzantina di Filosofia, 1981, curr. Vattimo et. al., con modifiche)

Critiche anche nel Wissenschaften (Germania): “l'animale terrestre non è derivato naturalmente

dall'animale acquatico: quello non è volato all'aria, né il volatile è ricaduto in terra”, definendo

inutile il lavoro di Lamarck “sulle parentele tra gli organismi”.

2.4 L'evoluzionismo romantico (Natürphilosophie)

Dall'Encyclopedie a Condorcet, Cabanis, Lamarck fino all'Evoluzionismo Romantico di Robinet.

Goethe utilizzò le idee misticheggianti e idealiste di Robinet che si fusero al nascente liberalismo

ma anche idee reazionarie e romantiche, criticando ferocemente Darwin.

Romanticismo

Termine derivante dall'aggettivo romantic, che alla fine del Seicento designava in Inghilterra il carattere romanzesco e avventuroso del romance, cioè del romanzo cavalleresco medievale. Nel Settecento il termine si applicò al mondo gotico e medievale in genere, opposto all'antichità classica: in tale accezione fu introdotto da Herder che rivaluta la poesia medievale e popolare. Anche il movimento dello Sturm und Drang ebbe analoga funzione. Schiller distinse il termine “ingenuo” e “sentimentale”, cui corrisponde l'opposizione “classico”/”romantico”; tutto ciò confluirà su significati metastorici e categorici dello spirito.

Alcuni nomi:

Von Humboldt

Von Baer

Blumenbach

Treviranus

E intanto in Francia:

Seguaci: St. Hilarie,

Isidore figlio;

Ampere;

Raspail.

St. Hilarie elaborò una teoria vitalistica. Cuvier, importante accademico e politico intervenne con

una aspra risposta, applicando i principî dell'anatomia comparata e della doppia o successiva

Creazione, sostenendo tale paradossale teoria per giustificare l'esistenza di forme fossili: tale

intervento decretò la sconfitta dell'evoluzionismo francese. Il dissenso fu modesto, con la ripresa

delle teorie di Lamarck.

In Italia:

Sangiovanni e Bonelli.

2.5 Lyell e l'evoluzionismo

Chi? Charles Lyell (1787-1875)

Cosa? L'opera Principi di geologia (1830-1833), dalla sobria e rigorosa filosofia, e che dilatava la

cronologia del pianeta.

Lyell attaccò Lamarck e assunse una posizione critica anche sulle teorie evoluzionistiche di

Darwin, nonostante il grande debito dovuto alle teorie di Lamarck (contenute nella Storia

Naturale degli Invertebrati); celebre l'esclamazione: “Non credevo c proprio che la classificazione

dei molluschi potesse contenere tanta filosofia”. In effetti il lavoro di Lamarck potrebbe essere

definito “filogenetico”, ovvero: logici rapporti di parentela tra organismi e non arbitrarietà.

2.6 Le scienze naturali in Inghilterra nel primo Ottocento

Lyell, per formazione, non era un naturalista, tanto che studiò giurisprudenza nel contesto

decadente in cui versavano i college inglesi: le sue conoscenze in fatto di geologia erano frutto di

studi privati sulle osservazioni che andava facendo sul mondo naturale. Nonostante lo squallore

delle istituzioni formative, l'Ottocento inglese fu pieno di contributi scientifici, grazie a:

1)

le palestre di dialettica;

2)

editori audaci e illuminati;

3)

un nascente spirito mercantile che si proponeva di utilizzare le nuove nozioni a fini

economici.

È in questo contesto che nel 1831 iniziò l'avventura di Charles Darwin, nipote di Erasmus,

imbarcandosi sul brigantino Beagle, così egli si lasciava alle spalle colera e agitazioni sociali, con

un sentimento di inutilità degli insegnamenti fino a quel momento ricevuti.

3. Ancora Omodei su Darwin. Il viaggio intorno al mondo

Darwin nonostante un modesto bagaglio di conoscenze scientifiche, compensato però dalla sua

innata dote di attento osservatore, esplorò durante il suo viaggio alcune isole dell'Atlantico, il

Brasile, la Patagonia, il Pacifico, la Tasmania e il Sud-Africa; fondamentali per le sue teorie

risulteranno (1) le osservazioni effettuate durante il suo soggiorno alle Isole Galàpagos

(soprattutto su testuggini e fringuelli) e (2) il materiale raccolto nelle sue collezioni.

Raccolse materiale e notizie su argomenti inerenti la:

Geologia;

Paleontologia;

Zoologia;

Botanica;

Popolazioni umane primitive (o meglio “strutture sociali 'semplici'”)

Tornato in patria era un naturalista completo e per di più celebre. Inoltre, rilevò, durante il

terremoto di Concepcion di cui fu testimone, e confermò le idee orogenetiche e “la tettonica a

zolle” ante litteram di Lyell. Fu accolto alla Geological Society di Londra.

Altri problemi sollevati senza troppe “aporie” da Darwin (era un “tipo deciso” ma cauto)

riguardavano la distribuzione degli animali e delle piante e della composizione della fauna e delle

flore dei luoghi visitati, gli equilibri biologici negli ambienti più diversi (foresta tropicale, prateria,

savana, foreste temperate) e la sopravvivenza delle popolazioni umane negli ambienti più vari e

ostili. (Si consiglia un testo fondamentale - tra l'altro 'Premio Pulitzer' - , di Jared Diamond, “Armi

Acciaio e Malattie”, per i tipi dell'Einaudi).

3.1 Le prime idee intorno alla Selezione Naturale

Primo risultato di quelle riflessioni fu il rifiuto delle tesi creazioniste che allora avevano largo

seguito presso i naturalisti britannici. Il rifiuto, contrariamente alle strumentalizzazioni degli

anticonformisti e anticlericali, derivava da un superiore rispetto per la divinità. Gli pareva infatti

poco riguardoso pretendere che il Creatore si fosse affaccendato e continuasse a farlo popolando

con “distinte creazioni”; si può ipotizzare che vi era anche un'impazienza verso una tradizione

retrograda presente per esempio nei Bridgewater Treatises (“Trattati sul potere, la saggezza e la

bontà di Dio, quale si manifesta nella Creazione”).

Darwin lesse le opere di Lamarck, quelle del nonno Erasmus, avendo forse notizia della Storia

Naturale degli Invertebrati. Usò il Vademecum di Lyell, durante l'avventura del Beagle. Trovò

anche soluzioni nuove nelle teorie economiche di Malthus e attraverso l'opera degli allevatori di

bestiame. Secondo Malthus la popolazione tende ad accrescersi più rapidamente delle sussistenze

pagando il tributo in morti per carestie ed epidemie. Darwin ebbe a riflettere che a maggior

ragione le specie animali venivano colpite da questa legge malthusiana, “compiendo una scelta

verso quelle 'migliori'”. Su questa seconda teoria influì anche il liberismo economico di Adam

Smith e la conoscenza dell'affinamento delle razze ovine ed equine. Nel 1842 ecco la comparsa

della prima bozza della teoria della selezione naturale che venne riveduta e ampliata nel 1844

grazie a nuovi dati. Darwin, pur continuando a documentarsi, mise tutto nel cassetto.

3.2 I Vestiges of the Natural History of Creation

Questo il titolo di un'opera del 1844: nonostante il dilettantismo e il moderato evoluzionismo

presenti, bloccò Darwin dalla pubblicazione dei suoi studi. La Vestiges aveva una caratteristica:

per la prima volta i dati geologici e paleontologici venivano razionalmente utilizzati per

dimostrare che in certi gruppi zoologici si poteva seguire la trasformazione delle forme nel tempo,

il che documentava la loro evoluzione. In comune con altri scritti di Darwin, nella Vestiges, il

rifiuto del Creazionismo avviene in nome di una superiore concezione della divinità: i biasimi di

benpensanti mossi da viscerale irrazionalismo all'opera furono innumerevoli, come lo scarso

rigore teorico, il poco rispetto per la religione, e il già menzionato dilettantismo - la rinuncia al

soprannaturale per spiegare la biologia era troppo.

3.3 Da geologo a zoologo

Pubblico e critica indussero Darwin alla prudenza, ed egli cominciò a occuparsi di zoologia, per la

precisione della sistematica dei Crostacei Cirripedi. I lavori prodotti erano di eccellente qualità.

1854. Darwin riprese – elaborando il concetto che le specie possano evolvere, anche se a

disposizione aveva una pessima bibliografia, l'empirismo e il sentito dire erano la regola. Darwin

si occupò personalmente di allevare animali domestici e si improvvisò agricoltore. Comprese che

la cifra interpretativa dei fenomeni evolutivi era la corretta comprensione della variabilità

ereditaria generata e perpetuata all'interno di una popolazione: ovvero la teoria della selezione

naturale giustificava il trasformarsi delle specie ma non la divisione di una specie ancestrale in

due o più specie nuove.

Il soggetto più adatto sopravvive perché – appunto - si adatta, nell'economia della natura, a molti

ambienti tra loro molto diversi, con l'aumento del numero dei discendenti in via di modificazione

nelle forme dominanti (si immagini che questo meccanismo è grandemente dilatato nel tempo:

non accade dall'oggi al domani). (cfr cap. 4 dell'Origine delle Specie)

Il dibattito sarà destinato a continuare con Herbert Spencer (1820-1903) e a lui, in realtà, è

dovuta l'espressione “la sopravvivenza del più adatto”.

3.4 L'Evoluzionismo di Alfred Russell Wallace – Intermezzo

Si affacciava nel nascente e sparuto panorama dei naturalisti A.R. Wallace (1823-1913), il quale,

in maniera del tutto indipendente, arrivò a formulare tesi circa l'evoluzionismo simili e

intersecantesi a quelle del giovane Ch. Darwin. Wallace dopo un attacco di malaria stese una nota

e la inviò a Darwin, il quale rappresentava il decano dei naturalisti inglesi, forse invitandolo ad

unire le forze; di fatti, nel 1858, presentarono congiuntamente alla Linnean Society di Londra un

saggio dal titolo: Sulla tendenza delle specie a formare varietà e sul perpetuarsi delle varietà e

delle specie mediante selezione naturale.

3.5 L'accoglienza a l' Origine delle Specie

Darwin si dedicò affannosamente all'Origine delle Specie stendendolo in modo agile e diretto. Era

il 1859. La critica ed il pubblico furono molto favorevoli, ma non mancarono stroncature.

Darwin:

insistette su ciò che era meglio documentato tralasciando le questioni vaghe (come la

generazione spontanea di Lamarck);

evitò argomenti che lo avrebbero condotto a dispute (come la filogenesi di Haeckel);

rinviò gli argomenti “scottanti”, come l'origine dell'uomo.

Darwin venne aiutato dalle teorie liberistiche in campo economico e dall'imperialismo britannico

che ben si sposavano con l'idea di progresso e la “Tesi per la Lotta per l'Esistenza”. Inoltre, la classe

dirigente contendeva al clero creazionista i privilegi economici e il monopolio dell'insegnamento.

Si ebbe una distorsione: il Darwinismo Sociale.

3.6 Il problema dell'Origine della Variabilità

Leggendo Darwin ci si accorge che i punti più vulnerabili della teoria riguardavano l'esistenza in

seno alle popolazioni di varietà iniziali di forme, senza le quali una selezione non è nemmeno

pensabile, nonché l'esistenza di una perenne fonte di variabilità, senza la quale i processi evolutivi

si esaurirebbero presto. Ecco perché Darwin procrastinò la pubblicazione e la rimaneggiò spesso.

Oggi si sa che questa variabilità è dovuta alle basi genetiche (DNA), ma anche alle condizioni

ambientali.

È certo che ciò che più distingue l'evoluzionismo odierno da quello di Darwin sta proprio nel

problema della variabilità.

La logica di Ch. Darwin

Darwin condensa in un singolo discorso considerazioni di:

morfologia,

ecologia,

zootecnia,

biogeografia,

genetica,

fisiologia,

paleontologia,

intersecando le varie discipline in un quadro organico, vasto e articolato, essendo un precursore

di un certo tipo di ricerca (cfr il già citato testo di Jared Diamond)

Critiche a Darwin possono essere mosse quando usa ragionamenti schematizzandoli in termini

deduttivi, oppure quando confonde dialettica e determinismo. Il grande Equivoco: “Come negli

allevamenti di bestiame domestico le mandrie e le greggi vengono migliorate scegliendo i

riproduttori più pregiati ed eliminando precocemente gli individui difettosi, così accade in natura:

gli individui meglio dotati lasciano più discendenti, mentre quelli difettosi muoiono presto; ma

l'allevatore e natura non funzionano allo stesso modo e hanno regole diverse. Far ricorso a una

“natura selettiva” vale tanto quanto far ricorso ad una Provvidenza Divina.” Darwin ammette la

debolezza di questo passaggio e introduce la nozione di “lotta per l'esistenza” che dovrebbe

sostituire nella mente del lettore i termini “natura” e selezione naturale”.

Engels nota come “Tutta la teoria darwiniana della lotta per l'esistenza è semplicemente il

trasferimento della società (umana) al mondo degli organismi della teoria di Hobbes del bellum

omnium contra omnes, e della teoria della concorrenza borghese.

La selezione È il risultato, non la causa, di un interazione tra patrimonio genetico di una

popolazione e il variare di un ambiente da cui questa trae le sussistenze e in cui trova le

condizioni fisiche, chimiche, biologiche con cui deve fare i conti.

Nel testo sono presenti tautologie: “sopravvivenza del più adatto”, il più adatto identificato a

posteriori.

posteriori . Tali “errori” portano a dire che quando si affrontano temi in ambito evoluzionistico, non

Tali “errori” portano a dire che quando si affrontano temi in ambito evoluzionistico, non è lecito

fare previsioni: non vi è nulla di predeterminato e il tenere per il Creazionismo piuttosto che per

l'Evoluzionismo o viceversa può portare ad una partigianeria emotiva.

Per comprendere meglio: l'allevatore non selezione le razze “in assoluto” ma per un certo mercato.

Darwin era ben consapevole della relatività della selezione artificiale e non pensava che l'uomo

potesse divenire oggetto di selezione: purtroppo l'ideologia nazista ha dimostrato il contrario.

Oggi Darwin è certamente meno originale e geniale di quanto si è preteso, ma certamente lo si

ammira non solo come teorico dell'evoluzionismo, ma anche per essersi reso conto

dell'importanza dell'ambiente per gli organismi e della modernità di alcune sue concezioni.

3.7 La storia de L'Origine delle Specie

L'origine delle specie è stata un'opera di un'intera vita: il pensiero darwiniano nasce e si sviluppa

in un lungo percorso che va dalle stesure del 1842-44 (pubblicate postume) fino alla definitiva

del 1872 (Darwin vivente).

La nobile caratteristica del naturalista inglese Charles Darwin è stata certamente l'onestà

intellettuale