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INDICE

INTRODUZIONE.......................................................................................................................3 Capitolo I.....................................................................................................................................5 Ragioni per l'azione e norme......................................................................................................5 I.1. Il ruolo delle ragioni.........................................................................................................5 I.1.1. Quattro caratteristiche del concetto di ragione per l'azione..................................5 I.1.2 Ragioni escludenti e norme.......................................................................................8 I.1.3 La teoria esemplificata: sorgono alcuni problemi...................................................10 I.2. Disposizioni della autorit e ragioni..............................................................................12 I.2.1 Ragioni indipendenti dal contenuto.........................................................................12 I.2.2. Norme, ragioni e sanzioni......................................................................................13 I.3. L'obbligo politico...........................................................................................................16 I.3.1. Il problema ............................................................................................................16 I.3.2. Centralit dell'obbligo politico ..............................................................................17 I.3.3. Il rispetto per la legge ............................................................................................18 Capitolo II.................................................................................................................................20 La natura dell'autorit...............................................................................................................20 II.1. Razionalit, autonomia e autorit.................................................................................20 II.2. La concezione raziana dell'autorit...............................................................................23 II.2.1. Tre condizioni di legittimit..................................................................................23 II.2.2. Il servizio dell'autorit...........................................................................................25 II.2.3 Ampliare la nozione di legittimit: il consenso.....................................................27 Capitolo III................................................................................................................................32 Dietro la nozione di autorit: le condizioni della sua efficacia................................................32 III.1. Autorit ed efficacia....................................................................................................32 III.1.1. Autorit come autorit sistematica......................................................................32 III.1.2. Condizioni di efficacia delle norme.....................................................................36 III.2. Sapere e discrezionalit delle Corti.............................................................................37 III.3. Alcune considerazioni critiche....................................................................................40 BIBLIOGRAFIA......................................................................................................................43

INTRODUZIONE

Questo testo si propone di delineare la declinazione del concetto di autorit avanzata da Joseph Raz e di comprenderne meriti e limiti. Per raggiungere questo scopo espongo dapprima i principali concetti del pensiero raziano, tentando di farli emergere sia attraverso il confronto con le posizioni di alcuni dei maggiori esponenti del dibattito filosofico-politico e giusfilosofico, sia attraverso la loro capacit di spiegare alcuni aspetti essenziali della nostra vita di tutti i giorni, come quelli di regola, legge o azione. Particolare attenzione riservata all'analisi della teoria dell'azione, spiegata dall'autore dal particolare angolo prospettico del practical reasoning: all'inizio del primo capitolo illustro la ricostruzione del ragionamento pratico degli individui proposta da Raz, tentando di far emergere e distinguere il ruolo svolto in tale attivit dalle credenze, dalle decisioni, dalle ragioni e dalle norme; nel proseguo confronto i risultati ottenuti con la pretesa della legge di essere un'autorit assoluta e suprema. Dopo questa operazione, concepita come propedeutica rispetto allo scopo principale della presente trattazione, cerco di illustrare gli elementi che Raz concepisce come essenziali e costituenti del concetto autorit (concetto che, come spiegher, va distinto nettamente da altri, quale quello di potere, che solo ad una prima analisi possono apparire simili), o per lo meno di quella autorit pratica che egli maggiormente prende in considerazione. Nel secondo capitolo mi concentro in particolare sulle tre tesi fondamentali avanzate dall'autore concernenti le caratteristiche che un'autorit ha e dovrebbe avere per poter svolgere efficacemente e giustamente il proprio ruolo

consistente, come si vedr, nel servire, aumentando le loro probabilit di realizzare le ragioni che essi hanno indipendentemente dal darsi dell'autorit, i propri sottoposti. Il capitolo conclusivo indaga le condizioni che permettono al diritto, o meglio al sistema giuridico, di avere e preservare la propria posizione autoritativa, nonch di realizzare il proprio scopo. Cerco cio di comprendere in che modo il diritto riesca a imporsi e a dar prova di s come autorit efficace. Nell'ultimo paragrafo (III.3) delineo una breve critica alla teoria raziana mettendo in discussione uno dei suoi principali assunti, ovvero il principio secondo il quale le ragioni possano essere, in quanto fatti, riconosciute e comprese dall'autorit senza che a tale processo di comprensione prendano parte le persone che le considerano tali.

Capitolo I Ragioni per l'azione e norme

I.1. Il ruolo delle ragioni I.1.1. Quattro caratteristiche del concetto di ragione per l'azione Per comprendere appieno il quadro teorico complessivo avanzato da Raz necessario, a mio avviso, partire dalla nozione-chiave di ragione: essa infatti alla base sia della sua teoria del ragionamento pratico (e dunque della connessa teoria dell'azione), sia della sua prospettiva antropologica. Bench tale termine venga utilizzato in tutte le opere di Raz, in Practical reason and norms che egli compie una completa disamina di esso e delle caratteristiche logico-concettuali che lo contraddistinguono. I due principali tipi di ragioni sono le ragioni per l'azione (reasons for action)1 e le ragioni per credere (reasons for belief) ma per il mio scopo sufficiente soffermarsi sulle prime. Il concetto di ragione per l'azione in grado di svolgere la triplice funzione di spiegare, valutare e guidare il comportamento umano ed quindi in grado di gettare un ponte tra il piano teorico e quello pratico. Ma cosa una ragione per l'azione? Vari autori hanno tentato di rispondere a questa domanda. Le strategie per la sua risoluzione si possono ricondurre a tre tipologie: le ragioni sono state identificate con proposizioni, credenze o fatti. Raz identifica le ragioni con i fatti perch esse non possono essere semplici proposizioni, dato che non ha senso affermare che qualcuno compie un'azione per la ragione che vi una proposizione asserente che essa va realizzata, n ha senso affermare che il solo convincimento che qualcosa sia una ragione fa di essa una ragione, poich questo comporterebbe
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Raz 1975, p. 16.

l'impossibilit di distinguere tra ragioni valide e ragioni non valide. Inoltre considerare le ragioni come credenze significherebbe affermare che quando il soggetto agente non consapevole di una ragione allora non ve n' nessuna. La tesi raziana non sorvola banalmente, come alcuni autori sembrano pensare2, sul problema della connessione tra l'esistenza del fatto, le credenze dell'agente e la loro articolazione linguistica. Egli, piuttosto, afferma che, al di l di come tali elementi interagiscono, [r]easons are used to guide behaviour and people are to be guided by what is the case not by what they believe to be the case3. Tale concezione, che possibile denominare come oggettivistica, ha il pregio di sottolineare la capacit delle ragioni di guidare i comportamenti umani, ossia di essere normative. Se infatti concepiamo le ragioni come mere credenze possiamo adoperarle per render conto delle nostre azioni corrette o per giustificare quelle errate, ma non possiamo servircene come canone per il nostro agire. In altre parole esse sarebbero utilizzabili solo per spiegare i comportamenti passati e non per guidare quelli futuri: se ha senso affermare che il fatto che un po' d'acqua stesse colando dai vasi posti sul balcone del piano superiore a quello in cui mi trovavo fosse per me una ragione (errata) per prendere l'ombrello, non ha certamente senso sostenere che il fatto che stia colando un po' d'acqua dal balcone del piano superiore sia una ragione per prendere un ombrello. La concezione oggettivistica va per incontro a due critiche fondamentali. In primo luogo essa non chiarisce il nesso intercorrente tra il ragionamento dell'individuo e le ragioni che si applicano al caso, ovvero tra il modo in cui un fatto viene concepito come ragione valida e il ragionamento che conduce a tale conclusione. Prendiamo il caso4 di una persona che, dopo aver lavorato intensamente per un anno intero, il giorno della partenza per una vacanza per cui ha gi versato un lauto anticipo, decida all'improvviso che preferisce restare a casa a scavare buche nel proprio giardino. La sua decisione ci appare del tutto irrazionale e anormale. Mettiamo il caso che, a insaputa della stessa, qualcuno stato seppellito vivo nel suo giardino proprio quella notte. Il suo
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Celano 2002. Raz 1975, p. 16. 4 L'esempio preso da Celano 2002, pp. 35-36.

comportamento diverrebbe allora, stando alla formulazione della tesi oggettivistica avanzata in precedenza, razionale ma questo , come facile da vedere, assurdo. In secondo luogo essa suggerirebbe che, dato che le ragioni sono fatti oggettivamente osservabili, ogni persona ha, a parit di condizioni, le stesse identiche ragioni. I fatti sono oggettivi, e quindi, come la forza di gravit, validi per tutti. Entrambe queste critiche si basano su un fondamentale fraintendimento della tesi oggettivistica: esse presuppongono che secondo tale tesi esista un meta-giudizio che in grado di spiegare l'interezza del mondo e che la differenza tra le ragioni valide o invalide (o meglio le credenze, dato che ho suggerito di adottare il termine ragione solo in chiave normativa) riposi in ultima analisi sulla loro conformit a tale giudizio. Ma concepire le ragioni come fatti non significa affatto che tutti coloro che non hanno cercato in California, antecedentemente alla scoperta della prime miniere d'oro, il metallo prezioso si sono comportati irrazionalmente. Al contrario significa, pi semplicemente, tentare di fare i conti con il mondo cos come esso e per come ci possibile conoscerlo, con la consapevolezza che la conoscenza umana un processo che si svolge nel tempo e che presenta alcuni limiti costitutivi, tra cui quello di non essere mai definitiva e complessiva. Parimenti la seconda obiezione errata in quanto concepire le ragioni come fatti non significa affermare che esse hanno pari valore o attrattiva per tutte le persone: l'agire umano contraddistinto dalla diversit dei nostri scopi e intenti i quali possono essere egualmente razionali e giusti. E' possibile dunque concludere che le ragioni sono fatti. Tale termine, come ormai risulta chiaro dall'ultima osservazione, va inteso, come suggerisce Raz, in senso ampio, ovvero va considerato un fatto tutto ci che can be designed by the use of the operator 'the fact that...'5. Il concetto di ragione per l'azione risulta essenziale perch in grado, da un lato, di tradurre in linguaggio descrittivo le proposizioni normative e, dall'altro, di riuscire a misurare la loro relativa forza logica in caso di conflitto. Secondo Raz, infatti, ogni proposizione contente la forma x deve compiere un'azione A , ancorch non completamente sovrapponibile, per lo meno logicamente equivalente alla frase vi una
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Raz 1975, p. 18.

ragione per x per compiere l'azione A6. Ogni frase formulata in questultimo modo pu essere confrontata con un'altra (ugualmente formulata), al fine di scoprire quale delle due possieda una forza logica maggiore; questa, che non va confusa con la mera forza psicologica, la quale concerne esclusivamente il peso con cui una ragione (di fatto) occupa la mente di un dato agente, misurabile proprio osservando la capacit di una data ragione di sopravanzarne (to override) un'altra in caso di conflitto, il quale si ha quando logicamente impossibile agire in base sia alla prima che alla seconda ragione. I.1.2 Ragioni escludenti e norme Raz introduce una distinzione, essenziale nell'economia della propria teoria, tra ragioni di primo e di secondo ordine7 (first and second-order reason)8: se le prime forniscono all'agente un movente per agire o non agire in una determinata maniera, le seconde consistono in ragioni per agire o non agire (e in quest'ultimo caso sono dette exclusionary reasons) secondo quanto un'altra ragione prescrive. Il significato di tale distinzione diventa palese quando si analizza il comportamento dei due diversi ordini di ragioni in caso di conflitto: se, come si detto, tra due ragioni del medesimo ordine prevale quella che ha maggiore forza logica, quando si scontrano due ragioni di ordine diversi, in situazioni normale, prevale sempre quella di secondo ordine (che per semplicit assumo essere una ragione escludente) poich essa, per definizione, ha il potere di escludere dal ragionamento pratico dell'agente quella di primo ordine. Va da s che una ragione escludente non sempre in grado di escludere la totalit delle ragioni ma solo una classe di esse. Queste distinzioni che a un primo sguardo possono apparire eccessivamente complicate e oscure9 sono, secondo Raz, essenziali per fornire un'adeguata teoria delle

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Ivi, p. 29. Ivi, pp. 39-42. 8 A second order reason is any reason to act for a reason or to refrain from acting for a reason. 9 A tal proposito rimando al paragrafo successivo ove fornisco alcuni esempi dei diversi tipi di ragioni e del loro utilizzo.

norme, la quale, come spiegher in seguito, non pu mai essere completamente distinta - pena la sua inidoneit - da quella del sistema giuridico. Raz infatti ritiene che per comprendere la natura delle norme giuridiche, o meglio di quelle norme giuridiche dette prescrittive (mandatory norms), che cio prescrivono comportamenti, si debba far riferimento alla loro caratteristica di essere al contempo ragioni di primo ordine per conformarsi alla norma e ragioni escludenti per non agire sulla base di certe ragioni confliggenti.10 Per spiegare questa asserzione Raz fa riferimento a tre modi, tradizionalmente consolidatisi, di giustificare alcuni tipi di norme come dispositivi in grado di ridurre la quantit di tempo e di lavoro necessaria, nonch la possibilit di errore, per svolgere una determinata attivit. In questi casi sono le ragioni stesse che impongono che vi sia una norma a determinare la natura della stessa: la norma ottiene il suo scopo solo se in grado di fornire un modello di comportamento che permetta di non dover esaminare ogni situazione nella sua specificit. Ma essa, e questo il punto che pi Raz intende sottolineare, non solo uno strumento in grado di risolvere problemi, perch seguire una norma significa ottemperare a quanto essa dispone al di l delle nostre riflessioni sul merito della situazione specifica. Questo significa che seguire [a] rule entails its acceptance as an exclusionary reason for not acting on conflicting reasons even though they may tip the balance of reasons11. Secondo Raz dunque vanno concepite come ragioni escludenti12 quelle norme che normalmente vengono giustificate con l'argomento che sono in grado di far risparmiare tempo e lavoro o ridurre il margine di errore, assieme a quelle considerate valide perch poste da una autorit concepita come portatrice di un sapere tale, da essere in grado di assicurare in maniera significativa la coordinazione. Il che non aggiunge n toglie nulla al modo in cui le norme possono essere giustificate ma, al contrario, ci informa sul ruolo che esse svolgono nel ragionamento pratico di coloro che le ritengono valide.

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Ivi, pp. 58-59. Questa caratteristica in realt comune a gran parte delle regole comportamentali, alle decisioni, e alle promesse. Per semplicit mi riferir tuttavia solo alle norme prescrittive. 11 Ivi, p. 61. 12 Ivi, p. 74.

I.1.3 La teoria esemplificata: sorgono alcuni problemi In questo paragrafo fornisco un esempio, tratto dalla recente cronaca politica, del modo in cui il ragionamento pratico viene condizionato dai diversi tipi di ragioni e di norme. Come recita il sito dell'a.n.s.a.13, lo scorso aprile la Procura della Repubblica di Siracusa ha disposto il giudizio per concorso in violenza privata del direttore della Direzione Centrale dell'Immigrazione e della polizia delle frontiere del ministero dell'interno, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini, in qualit di Capo Ufficio economia e sicurezza del Terzo Reparto operazioni del comando generale delle Fiamme Gialle. La richiesta riguarda il respingimento di 75 immigrati che tra il 29 e il 31 agosto del 2009 furono intercettati da unit navali della guardia di finanza al largo di Portopalo di Capo Passero e riportati in Libia su una nave della GdF. Secondo la Procura della Repubblica di Siracusa i due imputati, con abuso delle rispettive qualit di pubblici ufficiali avrebbero tenuto una "condotta violenta" nel ricondurre in territorio libico, contro la loro palese volont, 75 stranieri, non identificati, alcuni sicuramente minorenni, intercettati in acque internazionali su un natante proveniente dalle coste libiche. La Procura di Siracusa ha chiesto e ottenuto dal Gip il proscioglimento dei militari della Guardia di Finanza che intervennero sul posto in considerazione del fatto che avevano operato per ordini superiori non manifestamente illegittimi. Qui ci che interessa non certo dare un giudizio (sia esso di natura morale, politica o giuridica) su quanto avvenuto, bens tentare di ricostruire sulla scorta di quale ragionamento le persone coinvolte hanno agito. Utilizzando i dispositivi concettuali forniti da Raz possiamo affermare che i singoli finanzieri avevano una serie di ragioni di primo ordine non necessariamente equivalenti, e anzi assai probabilmente molto differenti l'una dall'altra, a seconda che essi
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www.ansa.it.

attribuiscano, per esempio, maggior importanza al valore dell'uguaglianza tra gli uomini o a quello di comunit. Da questo fatto non seguito in alcun modo un comportamento diverso di ogni finanziere, poich ciascuno aveva ricevuto l'ordine di agire in modo ben preciso: gli ordini sono ordini ed essi, tranne che in casi assolutamente eccezionali, vanno seguiti. In altre parole, ricevere un ordine, o seguire in genere una norma 14, significa avere una ragione escludente che impone di non agire sulla base del proprio giudizio. Da questo esempio si possono ricavare due brevi considerazioni: sebbene sia possibile negare la legittimit della scelta dei finanzieri di riconoscere l'autorit del loro comandante, impossibile, per converso, negare la sensatezza del loro argomento. Questa deriva dal fatto che i finanzieri hanno, come il Gip ha riconosciuto, correttamente inteso la natura dell'autorit. Da tale esempio, tuttavia, sorgono una serie di interrogativi: da dove deriva la legittimit dell'autorit? In quale senso ci che comanda l'autorit risulta doveroso per i sottoposti? E' esso un dovere per tutti quelli a cui rivolto o necessaria esaminare preliminarmente a quali condizioni una autorit si pu definire tale per qualcuno? Come possibile che essi debbano astenersi dall'utilizzare ci che prescrive loro il proprio giudizio e, al contempo, essere in grado di giudicare se si trovano davanti a un caso normale o eccezionale? La validit dell'ordine deriva in qualche modo dall'adesione volontaria (o comunque da altre forme pi o meno esplicite di consenso) da parte di chi sottoposto all'autorit? Che ruolo svolge la sanzione, che solitamente accompagna le norme, nel ragionamento pratico, di chi sottoposto all'autorit?

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Come spero venga in luce nel corso del mio lavoro, lo scopo di Raz non quello di assimilare le norme agli ordini ma gli ordini alle norme.

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I.2. Disposizioni della autorit e ragioni I.2.1 Ragioni indipendenti dal contenuto Il termine e il concetto di autorit verranno esaminati e chiariti nel capitolo II. Gi in questo paragrafo, tuttavia, tenter, seguendo Raz, di mettere in luce alcune sue caratteristiche, partendo, ancora una volta, dal ruolo che le disposizioni da essa emanate svolgono nel ragionamento pratico degli individui. Tali disposizioni sono considerate dagli agenti non come semplici ragioni tra le altre, tra cui scegliere allorquando si deve decidere cosa fare, n come ragioni che indicano che vi sono (ulteriori) buone ragioni per conformarsi a quanto prescrivono (questo se mai potrebbe essere parte della giustificazione della autorit), quanto piuttosto come ragioni che devono essere seguite in virt del loro essere disposizioni dell'autorit15. Per sostenere questa tesi l'autore israeliano propone un esempio concernente la modalit di stesura di un contratto: sia posto il caso di due persone indecise se la maniera migliore per sancire un accordo sia farlo in forma scritta o orale. Essi analizzeranno in pro e i contro delle due opzioni e infine ne sceglieranno una, che Raz assume essere la seconda. Si aggiunga al quadro gi delineato che subito dopo tale decisione essi scoprono che l'autorit del proprio paese ha vietato espressamente di sottoscrivere contratti oralmente. A questo punto essi non avranno altro scelta che sancire il loro accordo nella forma prescritta dalla legge. Quindi la loro decisione finale non sar basata n sul proprio giudizio, n sulla supposizione che la modalit decretata dalla autorit sia la migliore possibile per quanto riguarda il loro caso. Agiranno secondo quanto le disposizioni della autorit prescrivono proprio perch esse sono disposizioni della autorit16.

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Ivi, pp. 28-34. Raz 1986, p. 29.

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Queste considerazioni vengono sintetizzate da Raz, cos come gi aveva fatto il suo maestro L.A. Hart in Essay on Bentham17, con l'introduzione del concetto di ragioni indipendenti dal contenuto (contentent-independent reasons18): esso applicabile in tutte quelle situazioni ove non vi una diretta connessione tra la ragione e l'azione per la quale una ragione. E' qui necessario segnalare anche una differenza fondamentale tra la concezione hartiana e quella del suo allievo: il primo sostiene che le norme sono ragioni dal contenuto indipendente che hanno lo scopo di [c]ut off or exclude deliberation19; la loro funzione sarebbe quindi quella di impedire alla persona che deve agire di pensare a cosa fare e di fornirle una ragione, indipendente dal contenuto, per agire in una determinata maniera. Raz invece, come si visto, concepisce le norme come ragioni escludenti che non impediscono affatto al soggetto di pensare ma gli impongono una e un'unica scelta quando si tratta di agire. E' facile notare come quest'ultima soluzione appaia come quella che pi in grado di spiegare la nostra percezione delle norme. I.2.2. Norme, ragioni e sanzioni Nel modo in cui la teoria raziana spiega l'esempio avanzato nel par I.1.3, sorprende sicuramente il fatto che essa non faccia alcun riferimento al concetto di sanzione. Ci contrasta con una lunga corrente di pensiero, secondo la quale uno dei tratti essenziali e dirimenti del fenomeno giuridico il suo essere coercitivo, ovvero il fatto che esso fa ricorso alla minaccia dell'uso della forza per convincere i destinatari della norma a conformarvisi. Come afferma Nino, ricostruendo la posizione di J.Austin, uno dei principali esponenti di tale corrente: [L]e norme giuridiche sono comandi generali formulati dal sovrano per i suoi sudditi. Tutte le norme giuridiche sono un comando o un ordine: costituiscono, cio, l'espressione del desiderio che qualcuno si comporti in un determinato modo, e dell'intenzione di causare un danno se non si conforma al
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Hart 1986. Raz 1986, p.35. A reason is content-independent if there is no direct connection between the reason and the action for which is a reason. 19 Hart 1986, pp. 253-255.

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desiderio20. Questo fatto contrasta apertamente anche con il nostro senso comune: il modo forse pi naturale di spiegare l'esempio consiste nell'affermare che l'unica ragione per cui i finanzieri hanno agito in base all'ordine ricevuto la consapevolezza che, in caso di inadempienza, sarebbero stati puniti. Al contempo non appare contrario al buon senso ritenere che ci che impedisce a noi stessi (o almeno a una parte considerevole della popolazione) di infrangere le leggi che si oppongono ai nostri interessi la minaccia di ricevere la punizione che esse stesse prescrivono. Raz espone la propria lettura in netta opposizione alla teoria della sanzione in modo tale da render conto del ruolo che la norma svolge nel ragionamento pratico. In quest'ottica il filosofo afferma the fact that a law is backed by a sanction is never an exclusionary reason. It is a simple first-order reason. The inevitable conclusion is that, despite that undoubted importance of sanctions and the use of force to enforce in all human system, the sanction-directed attempt explain the normativity of the law leads to a dead end. It explains one way in which laws are reasons. But it fails to explain in what way they are norm21. A rigor di logica, infatti, come si evince dalla practice theory hartiana, se le norme fossero solo ragioni di primo grado rese efficaci dalle sanzioni esse non potrebbero essere il fondamento su cui poggiare le critiche a chi non si conformato alle stesse: il ragionamento di un reo che afferma di aver agito contro la legge, perch i vantaggi derivanti dal disobbedire erano maggiori di quelli derivanti dal comportamento richiesto sarebbe completamente giustificato. In altre parole concepire le norme come semplici minacce significa tralasciare che, agli occhi dell'agente, esse sono essenzialmente ragioni escludenti, ovvero ragioni in grado di escludere tutte le ragioni in conflitto con quanto la norma prescrive, sia essa sorretta da sanzioni o meno. Quando ci troviamo di fronte a una norma, generalmente, non ci chiediamo quali vantaggi o svantaggi derivano dalla sua inadempienza. Agiamo piuttosto come prescritto per il semplice fatto che vi una norma che regola il caso in questione.

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Nino 1996, p. 68. Raz 1975, pp. 161-162.

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Una norma, da questo punto di vista, come afferma Raz 22, ha la stessa funzione di una decisione. Quando ci troviamo a dover scegliere tra varie alternative che si escludono vicendevolmente, in primo luogo, valutiamo i pro e i contro di ciascuna di esse e, in secondo luogo, decidiamo per quella che appare pi vantaggiosa. Alla domanda sul perch abbiamo scelto l'una o l'altra ci sar facile riproporre il ragionamento svolto in precedenza (ovvero siamo in grado di giustificare la nostra decisione). Ma questo non significa affatto che ogni volta che siamo realmente davanti a una delle alternative giudichiamo sulla base degli argomenti presi in considerazione. Al contrario, ci affidiamo alla nostra decisione, proprio perch abbiamo gi deliberato in merito (ossia perch abbiamo gi una regola, che ci siamo dati da soli, che ci impone cosa fare). Se, ad esempio, uno studente, che si trova in condizioni di ristrettezza economica, indeciso se completare il proprio percorso universitario nel tempo prestabilito, pur con molti sacrifici, come quello di vivere in un luogo lontano dall'universit, e quindi di dover passare molte ore al giorno sui mezzi pubblici o se lavorare due giorni a settimana e laurearsi un anno fuori corso, per prima cosa valuter i vantaggi e gli svantaggi dell'una e dell'altra ipotesi. Assumiamo che egli infine si decida per la prima. Da questo momento in avanti il suo agire sar condizionato dalla propria decisione: infatti non ripeter l'operazione di delibera ogni giorno, non comprer il giornale per vedere le proposte di lavoro, n cercher case pi vicine all'universit sapendo che sono troppo care. Si recher direttamente all'universit per tentare di realizzare quanto propostosi. O, il che lo stesso, la sua decisione costituir una ragione escludente per non agire in base ad altre ragioni e, al contempo, una ragione di primo ordine che gli impone di terminare l'universit entro i termini fissati. Come facilmente osservabile lo studente non sottoposto ad alcuna minaccia e pure agisce, nonostante in alcuni casi gli possa apparire particolarmente odiosa, in base alla propria decisione, ovvero in base alla regola che egli stesso si dato.

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Ivi, pp. 65-71.

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Ma il fatto che la regola sia posta autonomamente o eteronomamente, cos come la presenza o l'assenza di una sanzione che la sorreggano, non intacca in alcun modo la sua caratteristica peculiare di essere una ragione escludente.

I.3. L'obbligo politico I.3.1. Il problema Oltre alla domanda su quale sia, di fatto, il ruolo delle disposizioni dell'autorit svolto nel ragionamento pratico degli individui, Raz pone quella, complementare, dell'esistenza, in linea di principio, di un obbligo a sostenere la autorit, ovvero le istituzioni, e di obbedire alle sue leggi. Quest'ultima domanda non sovrapponibile a quella della legittimit dell'autorit: non si tratta cio di scoprire a quali condizioni il potere politico, il quale [] sempre un potere coercitivo sostenuto dall'uso di sanzioni23, possa essere utilizzato, quanto di comprendere se, e in che misura, le leggi poste dall'autorit costituiscano un obbligo per coloro cui sono rivolte. Prima di poter rispondere adeguatamente necessario mettere in luce tre caratteristiche fondamentali del diritto: legal system are comprehensive, claim to be supreme and are open system24. I sistemi giuridici sono onnicomprensivi perch pretendono di regolare ogni tipo di comportamento di una data comunit e non riconoscono alcuna sfera come indisponibile: [l]egal system do not necessary regulate [di fatto] all forms of behaviour. All that this test means is that they claim authority to do it, that is, they either contain norms which regulate it or norms conferring powers to enact norms which if enacted would regulate it25. Essi pretendono di essere supremi in quanto they claim authority to prohibit, permit or impose conditions on the institution and operation of all normative
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Rawls 1994, p. 125. Raz 1975, pp. 150-152. 25 Ivi, p. 150. L'argomento di Raz si basa sulla tesi qui solo enunciabile secondo cui an action is regulate by a norm even if it is merely permitted.

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organizations to which members of its subject-community belong26. I sistemi giuridici sono sistemi aperti nella misura in cui they contain norms the purpose of which is to give binding force within the system to norms which do not belong to them27. Queste precisazioni ci permettono di migliorare la domanda sopra avanzata: non solo ci chiediamo se vi un obbligo di obbedire alla legge, ma anche if we understand the obligation to obey the law as an obligation to obey the law as it requires28. I.3.2. Centralit dell'obbligo politico Come gi detto per political obligation Raz intende l'obbligo di obbedire alle leggi e di sostenere le istituzioni. In questo capitolo mi soffermo esclusivamente sul primo significato. Tuttavia possibile fin da ora tracciare una linea netta di demarcazione tra essi: per obbligo di obbedire alla legge, infatti, si intende un obbligo incondizionato e generale. Esso impone cio che i destinatari della legge si adeguino a quanto essa prescrive per il semplice fatto che essa esiste. Per comprendere l'importanza di questo concetto possiamo fare nuovamente riferimento all'inchiesta di Siracusa: se non possibile dimostrare la sua validit, ogni finanziere deve essere in grado di fornire una giustificazione del proprio comportamento che non faccia riferimento n all'essere ordine dell'ordine, n al fatto che egli appartiene a una istituzione gerarchizzata. Su queste basi alcuni autori anarchici, ad esempio Godwin e Wolff, hanno finito per negare la autorit. Il loro ragionamento semplice e stringente: ogni uomo capace di intendere e di volere moralmente responsabile delle proprie azioni. Egli il solo responsabile di ogni sua scelta e quindi [h]e may do what another tells him, but not because he has been told to do it29. Pertanto giustificare il proprio comportamento facendo riferimento al fatto che si ricevuto un ordine, o che si membri di un'istituzione che richiede obbedienza, inappropriato perch cos si finisce con l'ancorare la propria decisione al

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Ivi, pp. 150-151. Ivi, pp. 152-153. 28 Raz 1986, pp. 100-101. 29 Raz 1970, p. 27.

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giudizio altrui, quando, in realt, sempre il soggetto agente a scegliere 30. La loro tesi comporta che ogni azione (moralmente rilevante) deve essere valutata e giudicata da ciascun soggetto e, di conseguenza, le norme non possono essere considerate ragioni escludenti, ma solo ragioni di primo ordine31. E' possibile concludere che, secondo la teoria anarchica, il ragionamento fattuale degli individui, cos come stato ricostruito da Raz, ingiustificato. D'altro canto bisogna chiedersi se ha davvero senso parlare di political obligation, ovvero di un obbligo generale e indistinto di obbedire alla legge, per cos come essa pretende di essere intesa. L'argomentazione principale per affermarlo quella secondo [w]here a state is relatively just one ought to support and maintain it; but disobeying the law undermines its authority, and is therefore contrary to the obligation to support just institutions32. Ma essa fallace in quanto it may entail an obligation to obey certain of more politically sensitive laws. But it is a melodramatic exaggeration to suppose that every brach of law endangers the survival of the law and the order33. Quindi, come Raz afferma perentoriamente, there is no obligation to obey the law. Questo significa che siamo costretti, come vuole la tesi anarchica, a farci guidare solo dal nostro giudizio, che non possiamo mai valutare le nostre e altrui azioni facendo riferimento al fatto che sono state compiute seguendo o ubbidendo a una regola o comando? I.3.3. Il rispetto per la legge Le due alternative prospettate nel paragrafo precedente sembrano condurre a un vicolo cieco in quanto portano alla conclusioni paradossali che le leggi non devono svolgere alcun ruolo nelle nostre scelte o che sono l'unico elemento che va preso in

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L'argomento anarchico verr approfondito e criticato nel Cap. II. Ovviamente essi possono adottare, in autonomia, leggi di ogni origine, compresa quella legale; tuttavia in questo caso esse non svolgono la funzione di ragioni escludenti in quanto devono essere prima soppesate sul bilanciamento delle ragioni. 32 Raz 1986, p. 101. 33 Ivi, pp. 101-102.

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considerazione. Per sfuggire a questi problemi Raz introduce una terza opzione, basata sul rispetto per la legge, capace di riempire lo iato che le separa. Secondo Raz il fatto che non vi sia alcun obbligo di obbedire alla legge comporta che one may have no general moral attitude to the law even to the good law. But there is another option equally permissible: to have respect of law34. Molti cittadini in genere usano espressioni come perch lo dice la legge, o perch la legge del mio paese per giustificare le proprie azioni in conformit alle normative. Questo deriva non dall'attitudine alla cieca obbedienza quanto, al contrario, da quella al rispetto per la legge. Ognuno ha il diritto di rispettare (questa espressione va intesa in senso ampio: con essa non si intende tanto la reale conformit delle azioni alle legge, quanto la propensioni ad accogliere quanto esse prescrivono, al di l del proprio giudizio sul caso) la legge o meno. Coloro che si decidono per la prima opzione impongono a se stessi un obbligo condizionato, che gli altri non hanno. Per spiegare questo concetto Raz istituisce un parallelo con quello di amicizia35. Si immagini che qualcuno affermi Aiuter Mario perch mio amico. La sua asserzione ci appare perfettamente normale. Con essa noi capiamo che, rispetto a chi non conosce Mario, ha pi ragioni per prestare il suo aiuto e, al contempo, che intrattenere un rapporto di amicizia comporta avere dei doveri. Sappiamo anche dalle nostra moralit condivisa che pi che lecito non avere amici (e quindi non avere quegli obblighi che l'amicizia impone). Similmente l'attitudine a rispettare il diritto una scelta soggettiva, non obbligatoria, ma che, una volta compiuta, impone degli obblighi immanenti alla relazione stessa. Inoltre il rispetto per la legge una ragione per l'azione. [T]hose who respect the law have reasons which others have not. []. They express their respect for the law in obeying it36. Il rispetto per la legge quindi uno dei modi in cui un cittadino pu mostrare la propria fedelt alla societ. Esso una manifestazione di fiducia, in quanto presuppone la credenza che l'autorit di quella societ abbia decretato per il meglio.
34 35

Raz 1979, p. 250. Ivi, pp. 253-256. 36 Ivi p. 259.

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Capitolo II La natura dell'autorit

II.1. Razionalit, autonomia e autorit La caratterizzazione delle disposizioni dell'autorit come ragioni escludenti non solo porta alla messa in discussione della validit della loro accettazione sul piano morale, ma anche su quello razionale. Esse, infatti, impediscono ai destinatari di agire sulla base di ragioni che ritengono, a seconda dei casi, valide in quanto vere o giuste. I finanzieri potevano voler agire in base al dovere che ogni uomo ha di accogliere un proprio simile in difficolt. I compagni di Ulisse potevano essere convinti che passare attraverso lo stretto di Messina, sfidando Scilla e Cariddi, fosse troppo rischioso e che pertanto fosse preferibile circumnavigare la Sicilia. Questo problema noto nel dibattito contemporaneo con il nome di paradosso dell'autorit: [T]o be subject to authority is incompatible with reason, for reason requires that one should always act on the balance of reason of which one is aware. It is of the nature of authority that it requires submission even when one thinks that what is required is against reason. Therefore, submission to authority is irrational. Similarly the principle of autonomy entails action on one's own judgement on all moral questions. Since authority sometimes requires action against one's judgment, it requires abandoning one's moral autonomy. Since all practical questions may involve moral considerations, all practical authority denies moral autonomy and is consequently immoral37. Vari autori hanno tentato di risolvere questo paradosso. Le strategie principali sono state quelle di negarne in linea di principio la validit, di restringere la portata dei concetti di autonomia o autorit e, al converso, di caratterizzare l'autorit in modo tale che la sua esistenza aumenti la possibilit di conformit a razionalit e autonomia.
37

Raz 1979, p. 3.

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I pensatori, come Ladenson38, che si rifanno alla teoria hobbesiana ritengono che il paradosso non sia realmente tale, perch l'effettivit della autorit condizione necessaria e sufficiente della sua legittimit. Compito dell'autorit assicurare le condizioni di possibilit della normalit; essa lo mette in essere nel momento stesso in cui riesce a porsi come tale, ossia quando esercita un potere effettivo sui sottoposti e ne riesce a guadagnare l'obbedienza. Non vi alcuno scandalo, pertanto, se le sue direttive (che in questo quadro teorico si configurano come minacce) impongono loro di agire irrazionalmente o eteronomamente. I critici di Wolff, tra i quali possibile menzionare Shapiro39, ritengono che il paradosso pu essere risolto, o almeno ricondotto a semplice contrasto, riducendo lo spettro del concetto di autonomia. La loro argomentazione basata su due argomenti: innanzitutto se anche il paradosso fosse reale e, pertanto, dal punto di vista analitico, si dovesse rigettare il concetto di autorit, il mondo rimarrebbe comunque troppo complicato per potervi agire senza far riferimento alle altrui competenze o saperi; inoltre, pi in profondit, se vero che talvolta obbedire alle disposizioni della autorit irrazionale, altrettanto vero che talvolta non obbedirvi irrazionale. Essere autonomi significa agire sempre e solo in base al proprio giudizio sul caso, ovvero sulle ragioni dipendenti di cui si a conoscenza, mentre essere razionali significa agire in base alle ragioni che realmente si applicano al caso. Se l'autorit (pratica o teoretica) in una posizione privilegiata per comprendere quali esse sono, pi razionale agire in base alle ragioni che questa in grado di fornire. Un ulteriore tentativo stato quello di ridurre la portata delle pretese della autorit, mostrando come essa, in realt, esiga solamente di addurre buoni motivi in grado di modificare il bilanciamento delle ragioni. Secondo questa impostazione, di chiara derivazione platonica, se l'autorit davvero sapiente, ovvero esperta nel campo che pretende di regolare, razionale40 per il destinatario delle norme conformarvisi. Le

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Ladenson 1990, pp. 32-40. Shapiro 2002, pp. 388-391. Questa critica ha un valore puramente strumentale all'interno dell'opera di Shapiro. 40 Va notato che in un'ottica platonica, razionalit e giustizia non sono mai pienamente distinguibili, in quanto entrambe hanno a comune fondamento l'Idea del Bene.

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norme in questo caso non sono altro che meri consigli (e quindi reasons for belief) che non impongono alcun comportamento. Queste strategie, tuttavia, non sono in grado rendere conto della complessit degli elementi coinvolti nel paradosso. Le teorie hobbesiane non tengono in considerazione il fatto che the notion of de facto authority cannot be understood except by reference to that of legitimate authority41. Esse si basano sull'assunto che detenere fattualmente l'autorit non significhi altro che esercitare potere, attraverso minacce e comandi, sulle persone. Ma questo conclusione falsa, poich ogni autorit realmente esistente pretende il diritto di vincolare i suoi soggetti e pu mantenere la propria posizione solo se buona parte di essi disposto a riconoscere tale pretesa: una multinazionale, ad esempio, pu essere in grado di esercitare una potente influenza o controllo su determinate persone o territori, ma non per questo si ritiene per loro un'autorit, titolata cio a imporre loro obblighi, n pretende di esserlo. In altre parole un'autorit tale se richiede ai suoi sottoposti di essere riconosciuta non come mero potere, ma come autorit che pu legittimamente vincolare le loro azioni. O, il che lo stesso, non pu esistere un'autorit di fatto che, nel porre le proprie disposizioni, non debba fare riferimento a un piano extra-fattuale. Anche le tesi di derivazioni platonica devono essere scartate a causa della loro incapacit di spiegare tre importanti caratteristiche dell'autorit pratica, che ho messo in evidenza nel capitolo precedente: essa pretende di obbligare anche quando i suoi ordini sono (o appaiono) sbagliati, fornisce ragioni per l'azioni e non mere ragioni per credere e, infine, chi detiene l'autorit, nell'impartire le proprie disposizioni, lo fa appellandosi alla posizione che occupa e non alle qualit personali che lo contraddistinguono. Non vi cio alcun nesso concettualmente necessario tra l'essere esperti e l'avere autorit; vi invece tra l'essere in una posizione autoritativa e avere la pretesa di essere obbediti. Su questo punto si potrebbe obiettare che l'essere esperti condizione di legittimit dell'autorit pratica: la disposizione legittima solo se chi dispone pi esperto del ricevente. Ma questa obiezione non conclusiva poich non in grado di spiegare il
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Raz 1986, p. 27.

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carattere prescrittivo delle disposizione emanate dall'autorit nel momento in cui essa decide su di un argomento in cui, in linea di principio, non richiesta alcuna conoscenza. Un tipico caso offerto dai problemi che sorgono dalla mancanza di coordinazione: le regole bisogna dare la precedenza a destra o bisogna dare la precedenza a sinistra sono equivalenti e non c' alcun motivo per preferire l'una o l'altra; tuttavia le autorit italiane impongono che si dia la precedenza a destra e pretendono di essere obbedite. I critici di Wolff non risolvono il paradosso perch, anche riducendo lo spettro di applicazione dell'autonomia, rimane il fatto che vi sono casi in cui chi agisce , a ragion veduta, certo che il proprio giudizio sia pi razionale di quello dell'autorit. Eppure costretto a sottomettervisi. Da queste tesi inadeguate , tuttavia, possibile estrapolare tre qualit dell'autorit che, seppur non comprese all'interno della formulazione del paradosso, ne costituiscono le premesse implicite e la cui analisi condizione della sua risoluzione. Esse sono sapienza, sistematicit e discrezionalit. Il mio tentativo di ricostruire la nozione di autorit avanzata da Raz sar riuscito se, alla fine del lavoro, saranno almeno parzialmente chiariti i ruoli e le relazioni reciproche di questi tre concetti.

II.2. La concezione raziana dell'autorit II.2.1. Tre condizioni di legittimit Raz tenta di risolvere il paradosso, da un lato, riconducendo l'astratta nozione di razionalit a quella di conformit alle ragioni che si applicano al caso e, dall'altro, ponendo alcune condizioni entro le quali l'esercizio dell'autorit pu dirsi legittimo. Per introdurre tali condizioni egli propone di esaminare il caso, a sua avviso paradigmatico, della risoluzione di una controversia a opera di un giudice cui si rivolgono, di comune accordo, due persone. Il suo giudizio fornisce alle parti una 22

ragione per l'azione. Questa per non viene creata ex novo dal giudice; essa , al contrario, fondata sulle ragioni coinvolte nel caso e il suo scopo proprio quello di rifletterle e sintetizzarle. Di conseguenza il suo giudizio non una ragione che si aggiunge alle altre; anzi una ragione che le rimpiazza (o meglio una ragione nella quale le precedenti ragioni confluiscono). Da un'altra prospettiva, si pu affermare che, una volta che il giudizio stato dato, non pi possibile giustificare il proprio comportamento sulla scorta delle ragioni che esso ha rimpiazzato. Le due caratteristiche messe in luce vengono sintetizzate da Raz denominando la decisione del giudice una ragione dipendente e sostituente (depend and pre-emptive reason). Queste forniscono il modello sul quale si dovrebbe basare l'autorit42:
La tesi della dipendenza: tutte le direttive autoritative debbono basarsi, tra gli altri fattori, sulla base di ragioni che si applicano ai soggetti di tale direttive e che riguardano le circostanze cui le direttive si riferiscono. La tesi della sostituzione: il fatto che un'autorit richieda che venga compiuta un'azione una ragione per il suo compimento che non deve essere aggiunta alla altre ragioni pertinenti quando bisogna stabilire cosa fare, ma deve escludere e rimpiazzare alcune di queste.

A queste tesi Raz ne aggiunge un'altra di natura normativa al pari della seconda:
La tesi di giustificazione normale: il modo normale e principale per stabilire che una persona debba essere riconosciuta autorit su di un'altra persona richiede che si mostri che la persona che si suppone essere soggetta all'autorit possa probabilmente conformarsi in modo migliore alle ragioni (ulteriori rispetto alle direttive della presunta autorit) che le si applicano se accetta le direttive della presunta autorit come autoritativamente vincolanti e cerca di seguirle, piuttosto che se tenta di seguire le ragioni che si applicano direttamente a lei.

La prima e la terza condizione si rafforzano reciprocamente in quanto la tesi della dipendenza non fa altro che ribadire che in tutti i casi l'autorit deve porre le proprie direttive per il motivo stesso per cui essa viene costituita. Ovvero essa ribadisce che la tesi della giustificazione normale deve essere valida in ogni caso: non vi alcun
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Utilizzo la traduzione di Schiavello 2005.

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momento, a differenza di quanto accade nelle teorie contrattualistiche, in cui il formarsi dell'autorit comporta un radicale cambiamento nei diritti e doveri del singolo verso gli altri singoli e verso le istituzioni, tale per cui le ragioni che si applicavano in precedenza ai casi vengono modificate totalmente. Queste due tesi [a]rticulate the service conception of the function of authorities, that is, the view that their role and primary normal function is to serve the governed43. Ma l'autorit pu servire realmente i governati solo se in grado di offrir loro ragioni per l'azione che non si aggiungono banalmente alle altre ragioni che si applicano al caso (in questo modo l'onere del giudizio ritornerebbe al singolo interagente) bens, al contrario, che le le rimpiazzino. II.2.2. Il servizio dell'autorit Questi paragrafi forniscono la chiave di volta per comprendere la concezione raziana dell'autorit: il suo scopo quello di mediare tra le ragioni e le persone; il mezzo che essa utilizza quello di porre norme. Queste, di conseguenza, non sono vincoli che inibiscono l'azione dei soggetti ma, primariamente, ragioni di livello intermedio, che suggeriscono loro cosa fare allorquando si tratta di decidere cosa fare in concreto. Sono qui in gioco molteplici piani che si intrecciano e rafforzano reciprocamente ma che non vanno confusi: le norme sono regole e, in quanti tali, come stato mostrato da Hart, forniscono il criterio di intelligibilit delle azioni proprie e altrui e il sistema di regole che governa una societ costituisce il reticolo fondamentale in cui (e grazie al quale) un membro pu pianificare la propria vita; ma le norme, in quanto disposizioni dell'autorit, se essa ottempera alle tre condizioni, sono anche e sopratutto ragioni per l'azione sempre disponibili (in quanto poste pubblicamente) che impongono o escludono ai destinatari alcuni modelli di comportamento, senza i quali non sarebbe possibile per gli stessi realizzare le ragioni pi profonde che li animano. La differenza diviene manifesta nel momento in cui viene posta una nuova norma che si sovrappone ad alcune
43

Raz 1986, pp. 55-56.

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pratiche o norme fino a quel momento vigenti: essa deve, da un lato, essere in grado di riflettere le ragioni sottese alle stesse e, dall'altro, riuscire effettivamente a imporsi nel ragionamento pratico degli individui, cosicch per gli stessi sia pi facile realizzare i propri scopi ultimi e valori. La validit di queste ultime, di conseguenza, non deriva, come prescrive la practice theory hartiana, n dal loro essere regolarmente seguite all'interno di una comunit, n dal fatto che alla loro trasgressione segue di norma una critica da parte degli altri membri della comunit; piuttosto essa riposa sul fatto che sono state poste dall'autorit di quella comunit. Tali indicazioni permettono di comprendere meglio il ruolo delle ragioni della ricostruzione raziana della realt sociale e in che senso esse sono fatti: il singolo agente, l'uomo, ha davanti a s, da un lato, valori44 e oggetti, passibili di divenir per lui fini ultimi, e dell'altro, norme che gli permettono di tracciare una linea progettuale che renda questi fini realizzabili. Questi elementi, ossia le ragioni profonde e quelle di livello medio, sono in ugual misura fatti, perch la loro sussistenza indipendente dal loro essere riconosciuti come tali e perch sono disponibili a colui che vuole agire razionalmente. E' importante qui sottolineare alcune implicazioni della service conception: se le norme sono giustificate solo se riflettono ragioni che gi indipendentemente si applicavano ai soggetti e se esse devono essere vincolanti per tutti i destinatari cui si rivolgono e quindi, dato il fatto del pluralismo, a persone che non condividono la stessa concezione del bene, il loro compito non quello di uniformare ma anzi quello di permettere la diversit: l'autorit deve fornire ragioni intermedie a persone portatrici di diversi fini, interessi e valori. Anzi la sua azione pu dirsi efficace e legittima quando riesce a riconoscere, proteggere e implementare quelle norme che permettono a persone differenti di vivere nella stessa societ e di realizzare i propri fini. In quest'ottica, per il singolo agente conformarsi alle disposizioni autoritative significa affidarsi a un giudizio che accresce la possibilit di realizzare i propri interessi e scopi: ci appare perfettamente conciliabile tanto con l'autonomia, che non viene messa da

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Il concetto di valore svolge un ruolo essenziale nella teoria raziana e buona parte della sua ricerca si sviluppa attorno a esso; per il mio scopo tuttavia sufficiente comprendere in che senso i valori sono ragioni.

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parte grazie alla tesi della sostituzione, quanto con la razionalit, la cui realizzazione vincolata al darsi di una autorit giustificata e legittima. Per comprendere questi passaggi fondamentale notare che la proposta raziana ha in prima istanza lo scopo di giustificare in linea di principio l'autorit e, di conseguenza, il suo interesse incentrato sul ragionamento pratico piuttosto che sull'agire in senso stretto. In particolare le tesi della sostituzione e della dipendenza hanno senso solo se si guarda a come l'uomo determina la propria azione piuttosto che a come agisce di fatto o, in altre parole, se si osservano le ragioni che sono realmente coinvolte nella situazione, al di l della percezione o debolezze del soggetto. D'altra parte la tesi della giustificazione normale fornisce anche una risposta alle mancanze del singolo soggetto, in quanto non si afferma banalmente che essa lo deve rendere consapevole delle ragioni che si applicano al caso in questioni, ma che deve fornire ragioni per l'azione che lo vincolino a conformarsi con le ragioni realmente in questione. Pi specificatamente Raz enuncia cinque modi45 in cui l'autorit politica in grado di realizzare il proprio scopo sotto la condizione della giustificazione normale. L'autorit pu regolare molteplici campi in cui sono necessarie conoscenze diverse che non possono essere possedute da un singolo e ha maggiori probabilit di mantenere la propria volont costante, incurante di pressioni e tentazioni. Pu fornire ai propri sottoposti standard cui conformarsi e quindi togliere loro il difficile onere di ricercare i mezzi, ovvero le strategie, adatte a realizzare i propri fini, e risparmiando loro l'ansia, il tempo e le risorse che vengono spese per ogni decisione. Pu infine realizzare, grazie alla propria posizione privilegiata, quei fini che per il singolo agente sono irraggiungibili. II.2.3 Ampliare la nozione di legittimit: il consenso Secondo la service conception la pretesa dell'autorit di vincolare i propri sottoposti legittima solo se cos facendo essi hanno maggiori probabilit di realizzare le ragioni
45

Raz 1986, p. 75.

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che gi indipendentemente si applicano ai loro casi. E' necessario chiedersi quale sia il grado qualitativo e quantitativo delle leggi che possono essere giustificate attraverso di essa e se, e in che modo, le leggi escluse devono essere seguite dai suoi sottoposti. La tesi della giustificazione normale riesce a ricomprendere in s tutti casi in cui il vantaggio della loro applicazione evidente (ad esempio i cittadini hanno maggiori probabilit di educare al meglio i propri figli, al di l delle proprie disponibilit economiche e di di tempo, permettendo loro di andare a scuola per tutto il periodo che l'obbligo scolastico prevede); essa parimenti applicabile a quelle situazioni in cui il vantaggio non , a causa dell'alto livello di burocraticizzazione che contraddistingue le nostre societ, immediatamente osservabile: un caso emblematico quello della tassazione, in quanto evidente che ogni persona ha, indipendentemente dal darsi dell'autorit, ragioni per non trattenere per s l'intero frutto del proprio lavoro, sia di natura strettamente strumentale (avere infrastrutture, ospedali, etc), sia di natura morale, (aiutare i membri pi svantaggiati della societ46); la norma secondo cui bisogna fornire i dati dei propri guadagni entro una determinata data oppure quella secondo cui lecito, ove si abbiano indizi di dolo, che lo Stato perquisisca un'azienda di una persona, anche se questa in realt innocente, possono essere facilmente ricondotte all'interno del perimetro designato dalla tesi. L'autorit, infatti, necessita di strumenti che le permettano di realizzare quanto si propone (e dunque deve) fare. Tuttavia la normal justification thesis non pu, n questo il suo scopo, giustificare ogni aspetto dei moderni sistemi giuridici, n ogni tipo di disposizioni emanate dalle autorit, siano esse giuste o ingiuste. Infatti, se da una parte, come si detto, essa dipende in larga misura dalle abilit, dalle conoscenze e dalla forza d'animo individuali, dall'altra parte, le leggi sono generalmente47 rivolte a tutta la popolazione e non tengono conto di tali differenze. Le autorit, quindi, pongono spesso norme che in linea di principio sono all'infuori della propria autorit: in questi casi l'agire conforme a norme
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Sar compito del capitolo successivo mostrare come l'efficacia nel compiere quanto propostosi sia fondamentale per la giustificazione dell'autorit. 47 I casi in cui la legge stessa pone delle differenziazioni, come quella secondo cui, a seconda del numero di anni da cui si ottenuta la patente, si devono rispettare limiti di velocit differenti, sono assai ridotti e dunque trascurabili; inoltre anch'esse sono in larga parte frutto di una generalizzazione.

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irrazionale. Eppure molti destinatari, pur consapevoli di questo fatto, decidono di farlo. Ne segue che o essi sono irrazionali tout court o che ai loro occhi vi sia una ragione per seguire una norma in quanto norma (e quindi per concepirla come ragione escludente) ulteriore rispetto a quelle supposte dalla normal justification thesis. Raz individua questa ragione addizionale nel consenso. Importanti autori come Locke e Hobbes hanno poggiato la propria concezione del consenso su un piano strumentale, secondo il quale gli atti di consenso hanno lo scopo di realizzare, o preservare, gli interessi delle parti; in quest'ottica, quindi, un atto di consenso ha senso solo se si ritiene che con esso vi sono maggiori probabilit che si realizzino le ragioni che gi indipendentemente si applicano al soggetto. A tale concezione Rousseau ha opposto la propria, sostenuta da Raz, secondo la quale il consenso, a determinate condizioni, in grado di istituire, ovvero costituisce, una relazione capace di determinare aspettative e vincoli reciproci che non sussisterebbero in sua assenza. Lautore isrealiano qui pensa a tutte quelle relazioni in cui l'acconsentire48 condizione del darsi o del perpetrarsi di pratiche condivise. Tra questi possibile annoverare l'istituzione della figura del capitano in una squadra di calcio amatoriale. Il regolamento richiede che vi sia, per ogni partita, un giocatore, individuabile da una fascia sul braccio, che compia alcuni atti formali (a esempio quello di scegliere tra palla o campo). Tuttavia si imposta una pratica secondo la quale viene designato come capitano il leader (individuato con criteri di anzianit, carisma, intelligenza, etc.) della squadra stessa. Ci che fa di lui il capitano il fatto che gli altri membri lo riconoscano come tale, ovvero che diano il proprio consenso a tale investitura non tanto (o meglio non solo) con un atto singolo di riconoscimento, ma attraverso una serie di comportamenti reiterati (tra cui non possono mancare alcune forme di obbedienza) che lo attestano. La relazione tra il capitano e gli altri membri vive solo nella misura in cui tale consenso dato, impone degli obblighi reciproci (bisogna rispettare i consigli del capitano oppure il capitano deve avere un comportamento
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Raz 1986, p. 81.[C]onsent is given by any behavior (action or omission) undertaken in the belief that it will change the normative situation of another, it will do so because it is undertaken with such a belief and it be understood by its observers to be of this character.

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esemplare); ma, e qui sta il punto, non esiste necessariamente. Una squadra pu giocare, e anche raggiungere i propri obbiettivi, senza una tale figura. Essa, tuttavia, pu svolgere importanti funzioni come quella di collante o di modello per il gruppo. Il suo darsi pertanto non condizione di esistenza della squadra ma, al contempo, in grado di creare obblighi o comunque ragioni addizionali, che altres non sussisterebbero49. Di natura simile il consenso che il cittadino d o nega alle proprie istituzioni. Per esporre tale concetto Raz affronta due questioni preliminari. In primo luogo esso per essere valido, in linea teorica, deve essere dato liberamente, ovvero si deve dare la possibilit dell'alternativa o del dissenso. Un atto estorto con un ricatto o una minaccia non pu essere un atto di consenso, perch questo, per definizione, non si esaurisce con un comportamento esternamente osservabile, ma richiede il convincimento del soggetto stesso. In secondo luogo il conferire diritti attraverso il consenso non comporta, per converso, che la responsabilit per i comportamenti immorali o irrazionali che il portatore di tali diritti pu tenere50. Un singolo pu ritiene che siano da considerarsi valide tutte le leggi di una societ, comprese quelle che con certezza sa essere irrazionali o ingiuste, ovvero che tutte le norme che regolano la sua societ vanno concepite come ragioni escludenti, se considera il consenso come una parte costituente della propria relazione con la societ stessa. Il cittadino pu esprimere il proprio consenso all'autorit attraverso varie attitudini (attitudes), tutte riconducibili alla nozione di identificazione. Esse sono per lo pi di natura convenzionale, ossia assumono nella maggior parte dei casi forme ritualistiche, che hanno proprio la funzione di permettere di mostrare la propria fedelt alla societ, e tra queste spicca certamente quella di obbedire alla legge cos come lei pretende di essere obbedita: [U]ndertaking an obligation to oby the law is an appropriate means of expressing identification with the society, because it is a form of supporting
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Va notato che il consenso non una fatto, dato o negato una volta per tutte, ma un processo che si sviluppa nel tempo. 50 Il punto pi problematico di quanto Raz stesso non lo voglia far apparire. Si pensi ad esempio alla discussione seguita alla fine della seconda guerra mondiale circa le responsabilit della popolazione tedesca, dei tedeschi nazisti, dei soldati tedeschi e dei loro comandanti per le azioni compiute dal regime hitleriano. Questo non certamente il luogo per risolvere questa questione: a mio avviso tuttavia si pu e si deve compiere una distinzione, tralasciata da Raz, tra le responsabilit dei tedeschi che hanno dato il proprio appoggio a Hitler nei primi anni della sua scesa e quelli che hanno continuato a fornire, con gli atti e con le parole, il proprio consenso e appoggio al regime.

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social institution, because it conveys a willingness to share in the common ways established in that society as expressed by its institutions, and because it expresses confidence in the reasonableness and good judgment of the government through one's willingness to take it on trust, as it were, that the law is just and that it should be complied with51. La nozione di consenso, inteso come elemento costituente, in grado cos di ampliare la stretta nozione di validit derivante dalla normal justification thesis. Ma ci non significa che questa deve passare in secondo piano: gli obblighi derivanti dal fatto di fornire il proprio assenso sono validi solo se l'autorit in genere giusta, ovvero se governa essenzialmente all'interno del perimetro delineato dalla service conception. Diventa allora essenziale per l'autorit riuscire a dimostrare con gli atti che essa in grado di assicurare ai governati quei vantaggi per cui la necessit della sua esistenza si impone.

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Ivi, p. 92.

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Capitolo III Dietro la nozione di autorit: le condizioni della sua efficacia

III.1. Autorit ed efficacia III.1.1. Autorit come autorit sistematica Fino a questo momento ho cercato di esporre e testare il quadro teorico avanzato da Raz in termini di coesione e coerenza interna. E' giunto ora il momento di esaminare la reale portata del suo concetto di autorit nella vita privata e collettiva delle persone, al fine di capire quand' che un'autorit svolge efficacemente il suo compito. La risposta non pu prescindere da un'osservazione banale: solo chi detiene un'autorit di fatto, ossia solo colui (o ci) che ha effettivamente modo di influenzare il comportamento di alcune persone e di cambiare la loro posizione normativa in maniera significativa pu rivendicare di essere riconosciuto come autorit legittima. Nel caso esposto nel par. II.2.1 ho supposto che le parti si recassero volontariamente da un arbitro scelto di comune accordo; la validit del giudizio sembrerebbe cos vincolata a un accordo previo tra le parti. La concezione raziana, invece, apre uno scenario tale per cui la validit deriva dalla capacit dell'autorit di porsi come tale, ossia di essere accettata dalle parti come titolata a risolvere la controversia o, pi generalmente, a richiedere azioni. In altre parole l'autorit deve dar prova di s come autorit: necessario quindi che essa sia in grado, tanto nei casi in cui richiesto il suo intervento dai sottoposti, quanto in quelli in cui lei stessa a imporre il proprio giudizio su un determinato ambito sociale, di prendere le decisioni corrette al fine di mostrare ai suoi sottoposti che per loro razionale e giusto conformarvisi.

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Invertendo il punto di osservazione, un'autorit giudicata inaffidabile52, incapace di realizzare almeno un livello minimo di coordinazione o di dimostrare che in un numero significativo di casi il proprio giudizio effettivamente quello che soddisfa maggiormente criteri di efficienza, intelligenza e giustezza, non pu definirsi realmente tale. Si badi questa tematica non va confusa con quella dei modi in cui un'autorit pu detenere la propria posizione: la storia, prima ancora delle scienze sociali, fornisce moltissimi esempi di come tale fine pu essere raggiunto; essa piuttosto, come detto, concerne le condizioni di possibilit del darsi e del mantenersi di un'autorit completamente o parzialmente legittima. Per condurre tale ricerca necessario ricapitolare alcuni elementi venuti alla luce dall'analisi delle opere raziane svolta nei capitoli precedenti: i sistemi giuridici sono onnicomprensivi, aperti e pretendono di essere supremi; solo chi detiene di fatto l'autorit pu richiederla; chi richiede di essere visto come autorit non lo fa appellandosi immediatamente ai propri (supposti) meriti o esperienze ma attraverso il richiamo alla propria posizione sovra-ordinata; la funzione principale dell'autorit quella di servire i governati in modo efficace. Combinando tali elementi facile notare come negli Stati moderni53 sia il diritto, inteso come sistema giuridico, a svolgere primariamente la funzione di autorit. Il diritto infatti quell'insieme di regole che svolge le fondamentali funzioni di prevenire i comportamenti indesiderati e permettere quelli indesiderati, fornire facilitazioni per gli accordi tra privati, (ri)distribuire beni ed elargire servizi, regolare e risolvere le dispute che nascono in ambiti sociali non ancora o non pienamente giuridificati (ovvero non autoritativamente regolati)54o, in una parola,

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Questo punto permette di comprendere meglio quanto detto nel Cap. I circa la preferibilit della caratterizzaziano raziana della norme come ragioni escludenti piuttosto di quelle hartiana che le concepisce come dispositivi che inibiscono la deliberazione degli individui: se accettassimo quest'ultima formulazione sarebbe impossibile per loro giudicare l'efficacia delle norme, in quanto essi non avrebbero la possibilit di elaborare un modello contro-fattuale da confrontare con quello richiesto. 53 L'argomento raziano in prima misura rivolto a fornire una concezione dell'autorit capace di offrire e offrirci una plausibile ricostruzione di tale concetto e suo ruolo nella nostra auto-comprensione di membri di uno Stato occidentale. 54 Raz 1979, pp. 170-175.

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di servire coloro cui si rivolge. Lo scopo di questo capitolo comprendere perch, e in quale misura, il diritto in grado di svolgere efficacemente questa funzione. Raz afferma che la risposta da rintracciarsi nella natura intrinsecamente sistematica del diritto o, per meglio dire, nella sua caratteristica dirimente di avere al proprio interno non solo norme che regolano il comportamento dei sottoposti, ma anche norme che istituiscono gli organi primari (i tribunali e i parlamenti55) e che regolano l'attivit di quest'ultimi. Questi organi non sono un mero accessorio del sistema giuridico, n la necessit della loro presenza da rintracciarsi in fattori antropologici o di altro tipo che rimandano a condizioni esterne al sistema giuridico, ma ne sono parte, dal punto di vista logico-concettuale, fondamentale e fondante. In altre parole la capacit del sistema giuridico di regolare, proibire e permetter i comportamenti degli individui riposa sulla presenza al proprio interno di organi capaci di giudicare, sulla scorta di regole, autoritativamente i loro comportamenti. Per spiegare il nesso intercorrente tra le singole norme di comportamento e gli organi primari56, l'autore israeliano introduce un modello contro-fattuale molto efficace: egli propone di analizzare un ipotetico sistema giuridico di discrezione assoluta (system of absolute discretion), ossia un sistema giuridico del tutto uguale a quelli che conosciamo, tranne per il fatto che in esso gli organi primari sono chiamati a risolvere le controversie non in base a regole, procedure o precedenti ma solo in base alla propria opinione. Un sistema siffatto differisce in maniera sostanziale da quelli realmente esistenti perch non in grado di fornire alcun tipo di guida ai cittadini. Infatti se i tribunali non sono tenuti a seguire alcun comune standard di valutazione, i cittadini non possono essere in grado di pianificare le proprie azioni attraverso la legge: un giudice che nutre simpatia per il movimento politico dei levellers potrebbe, per esempio, negare la validit di un testamento di una persona facoltosa con la motivazione che la sua attuazione reitererebbe una disuguaglianza sociale, e cos vanificare i successi e le fatiche del firmatario, nonch i piani di vita dei suoi eredi.
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Come ho spiegato nel Cap. II questi due tipi di organi sono, nell'ottica raziana, assimilabili in quanto il loro ruolo quello di fornire ragioni per l'azione che si basano su ragioni che gi, indipendentemente dal darsi della legge stessa, si applicano ai coinvolti; tuttavia indubbio che l'autore israeliano quando utilizza tale espressione ha in mente primariamente l'attivit giurisdizionale. 56 Raz 1975, pp. 137-141.

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Il diritto oltre ad essere costitutivamente sistematico cos anche intrinsecamente progettuale da (almeno) due punti di vista: in primo luogo esso pretende di avere un'autorit illimitata non nel senso che di fatto regola, permettendola o vietandolo, ogni azione, ma nel senso che si riserva la possibilit di intervenire o re-intervenire su ogni ambito; in secondo luogo pretende di guidare l'azione per permettere l'inter-azione e la progettazione di azioni. A mio avviso questo caratteristica del sistema giuridico, che alla base della nozione raziana di autorit, non viene affrontata, al pari delle sue conseguenze, in maniera soddisfacente dall'autore israeliano. Le norme riescono a coordinare gli scopi e le interazioni dei destinatari non solo grazie al fatto che sono inserite in un sistema di norme ma in un sistema di norme generali. Con le parole di Virginio Marzocchi se [a]nche solo da un punto di vista di generalizzazione fattuale, possibile sostenere che qualsiasi azione o piano di azioni di un singolo agente pu conseguire il proprio scopo, solo in quanto in grado di riconnettersi/coordinarsi, con le azioni o i risultati delle azioni di altri57 allora [s]olo norme pubbliche e generali sono in grado di assolvere al compito di produrre una reiterazione tale da consentire una stabile coordinazione, un ingranarsi delle proprie con le altrui azioni58. Raz non nasconde la propria predilezione per l'attivit delle Corti e, pi in generale, per i sistemi giuridici basati sul common law. Tale impostazioni gli impedisce di notare come la coordinazione delle azioni non pu avvenire se non attraverso l'elaborazione di norme generali poich, altrimenti, da un lato sarebbe per l'individuo estremamente complicato riuscire effettivamente a pianificare le proprie azioni in un universo di casi e norme particolari e, dall'altro lato, un insieme di norme non generali incapace di fornire ragioni intermedie che possano essere fatte proprie da tutti i gruppi della societ, poich i loro contenuti sarebbero inevitabilmente legati alle pratiche storicamente consolidatesi. Dalla natura sistematica e progettuale del diritto si pu inoltre ricavare un'altra importante tesi mai pienamente espressa da Raz: un individuo non si trova mai realmente davanti a una regola ma sempre a un insieme di regole (questo non il sistema giuridico nel suo complesso, ma una serie di regole che insistono sullo stesso
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Marzocchi 2004, p. 171. Ivi, p. 173.

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campo sociale). La constatazione di questo fatto, ossia del principio secondo il quale le conseguenze della nostra scelta di conformarsi o meno a una determinata norma non pu essere, data la sua costitutiva interrelazione con le altre norme, da noi previste, pu svolgere il ruolo di ragione addizionale ad obbedire alla legge, per cos come essa pretende di essere obbedita, che Raz ha cercato e trovato nel rispetto per la legge e nel consenso. L'autorit, infatti, pensa alla realt sociale come una realt gi normalizzata, ovvero ove le norme gi svolgono il ruolo di ragioni escludenti nel ragionamento pratico degli individui e, forte di questa posizione, innesta le nuove norme su quelle gi esistenti; i contenuti di questo lungo e complesso processo sfuggono agli individui (come si visto una delle ragioni che rende necessario il darsi di un'autorit quello di evitare ai sottoposti di spendere tempo e risorse per comprendere cosa giusto o razionale fare) e, di conseguenza, essi non possono conoscere le conseguenze della loro inadempienza a una determinata legge: riconoscere l'autorit della legge pertanto estende il vincolo di reciprocit di ogni norma a tutte le altre norme che regolano il campo che essa pretende di regolare. III.1.2. Condizioni di efficacia delle norme Al di l di queste considerazioni ci che qui interessa mostrare per quali ragioni il diritto riesce a svolgere efficacemente la propria funzione di autorit. La soluzione ha da rintracciarsi sia, come detto, nella presenza al suo interno degli organi primari, sia nella forma e nel contenuto delle norme. Una norma in grado di essere autoritativamente vincolante solo se [], o almeno presentata come, il punto di vista di qualcuno riguardo al modo in cui coloro che sono ad essa soggetti dovrebbero comportarsi ed possibile [i]dentificare la direttiva emanata dalla presunta autorit senza far affidamento sulle ragioni o sulle considerazioni in relazione alla quali la direttiva si propone di deliberare59. Sia l'una che l'altra caratteristica sono strettamente connesse con il ruolo di mediazione dell'autorit: se le norme sono dispositivi che permettono
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Raz 2007, p. 295.

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all'agente di conformarsi ale ragioni che si applicano al caso, il loro scopo pu essere ottenuto solo alla condizione che, in primo luogo, il loro contenuto, ovvero il comportamento che prescrivono, sia conoscibile e comprensibili (e quindi pubblicamente posto) e, in secondo luogo, che esse prescrivano non un metodo per decidere la soluzione corretta ma la soluzione stessa. Il caso della tassazione pu essere nuovamente di aiuto per comprendere tali caratteristiche. La legge che istituisce l'obbligo di pagare le tasse si basa su ragioni che gli individui hanno indipendentemente dal darsi dell'autorit e prescrive loro un insieme di comportamenti, i quali sono individuabili senza doversi riferire alle ragioni. Essa infatti non fornisce agli individui il principio, che pure pu avere guidato il ragionamento dell'autorit, secondo il quale doveroso per ogni cittadino versare un contributo alla propria comunit pari a una percentuale del proprio guadagno abbastanza cospicua da permettere a tutti i suoi membri di usufruire (almeno) di un livello minimo di beni e servizi e, parimenti, non costituisca per lui un onere eccessivo. Una direttiva cos formulata sarebbe praticamente inutile, in quanto richiederebbe nuovamente l'intervento di un'autorit che sia a conoscenza del conteso entro cui i termini del principio assumono il proprio significato e che garantisca un'efficace coordinazione (ovvero che faccia versare a parit di condizioni la medesima somma). Per questo motivo l'autorit pone, e non pu fare altrimenti, norme pubbliche che forniscono le modalit precise attraverso cui tale obbligo va ottemperato.

III.2. Sapere e discrezionalit delle Corti Gli elementi emersi in questo capitolo sembrano condurre a due tesi posizioni fortemente in contrasto tra loro. Da un lato si mostrato come le norme siano, primariamente, strumenti che permettono di pianificare le proprie azioni e, dall'altro, che esse possono essere sempre autortitativamente modificate, annullate o reinterpretate. 36

Nel corso degli ultimi tre decenni Raz ha dato risposte diverse a questo problema che riveste un luogo centrale anche nel suo ultimo lavoro60, ma una loro completa analisi condurrebbe troppo lontano dallo scopo di questo lavoro. Mi limiter pertanto a mostrare il loro maggiore punto di contatto. La tensione non causata dalla ricostruzione raziana ma dalla natura stessa del diritto: esso ha da regolare una realt, quella sociale, che viene modificata, e alle volte stravolta, da mutamenti di carattere economico, culturale, politico, ambientale e tecnologico. Il diritto pu svolgere la propria funzione di mediazione solo se in grado, da una parte, di incanalare, almeno parzialmente, tali forze in prassi e pratiche condivise e, dall'altra parte, di mutare con la societ, al fine di mantenere la propria funzione di guida, e non di intralcio, delle interazioni umane. Risulta allora essenziale la figura delle Corti in quanto esse devono risolvere le controversie non regolate e, al contempo, stabilire quali leggi hanno da considerarsi invalide poich non soddisfano (pi) criteri di giustezza e razionalit, ossia devono decidere oltre e contro la legge 61 in conformit alle ragioni. Questo non deve far cadere nell'errore di credere che in questi casi le decisioni giuridiche vanno ad assimilarsi completamente con decisioni morali. Infatti [f]rom the fact that the question how, all things considered, should the courts decide the case? is a moral question it does not follow that the question how, according to the law, should cases be decided? is a moral question62. In questo contesto il corpo dei giudici si configura come quell'insieme di persone specializzate che, da una parte, si trova in una posizione autoritativa, che viene mantenuta (dal singolo giudice) solo seguendo le leggi e, dall'altra parte, possiede un sapere tale che gli permette di applicare, modificare e abrogare con discrezionalit le leggi. La discrezionalit deriva la sua funzione e legittimazione proprio nell'opera di rinvenimento e esplicitazioni delle ragioni sottese a un caso, che viene assicurata dell'adozione del legal point of view, ovvero dalla conoscenza e attuazione di quell'insieme di procedure e modalit di inferenza propria dell'attivit giurisdizionale.
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Raz 2009. O almeno contro la legge gi stabilita: i sistemi giuridici moderni, infatti, permettono, quando non impongono che le norme ingiuste siano abrogate. 62 Raz 1994, p. 328.

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La risposta alla seconda domanda differisce dall'altra per il fatto che la decisione corretta dal punto di vista del sistema giuridico quella che, pur riflettendo le ragioni del caso, prende in considerazione in modo sostanziale i rapporti della situazione da giudicare con la societ, intesa come sistema di pratiche, regole, valori e norme, nel suo complesso. Questo fatto assicurato solo, e nella misura in cui, coloro che sono chiamati a decidere sono portatori di un sapere tale che permette loro di comprendere e agire efficacemente sulla societ stessa. Utilizzando un'espressione inelegante si pu affermare che un'autorit, per svolgere il proprio ruolo, deve conoscere la societ, gli individui che la compongono, le pratiche che contraddistinguono il loro agire e, infine, le norme che la governano. Ci che in ultima analisi ha permesso e permette al diritto di imporsi e mantenersi come autorit pratica principale ai nostri giorni il fatto che , pur con gradazioni differenti a seconda del momento e del luogo contingente, portatore di tale sapere. Esso infatti, come si visto, istituisce alcuni organi, le Corti, che hanno l'obbligo di conoscere (il corsus honorum che deve intraprendere una persona per diventare giudice consiste nel processo di acquisizione di tale conoscenza) e utilizzare le norme per risolvere un caso. Tali norme, stando alle tesi della dipendenza e della prevenzione, non sono un insieme di ordini e minacce che si sovrappongono alle regole gi presenti nella societ ma, in buona parte, dispositivi che prendono il loro posto nei ragionamenti e nelle pratiche degli individui: la conoscenza di una norma, pertanto, equivale alla conoscenza della pratica che essa regola. Il processo di sostituzione a sua volta possibile solo nella misura in cui i giudici, ricercando le ragioni sottese a un caso, tentano di comprendere le pratiche e le regole che modulano l'interazione nella societ: ogni sentenza passata in giudicato si configura cos (anche) come uno studio e una decisione informata e attenta sugli elementi fondamentali delle stesse. Conoscere il contenuto delle nome e delle sentenze, pertanto, equivale a conoscere l'intelaiatura di base della societ, ossia le relazioni fondamentali attraverso cui agiamo e interagiamo. Tale conoscenza la pre-condizione ultima ultima che permette all'autorit di servire i propri sottoposti, ovvero di coordinare le loro azioni e di mediare con le ragioni. 38

La legge in grado di dar buona prova di s poich contiene meccanismi e procedure che impongono di utilizzare questo sapere: le corti non solo possono ma, se la normal justification thesis ha da essere soddisfatta, devono decidere i casi con discrezionalit.

III.3. Alcune considerazioni critiche Lo scopo di questo capitolo, come ho specificato nel primo paragrafo, di mostrare perch e in che misura il sistema giuridico in grado di svolgere efficacemente la propria funzione di mediazioni tra le ragioni e gli individui. Nei precedenti paragrafi ho cercato di dare una risposta alle prima questione ma nulla stato detto sulla seconda. Raz vede nel diritto in quanto tale, soprattutto se basato sul common law, uno strumento efficace per soddisfare la normal justification thesis; tale concezione a mio avviso solo parzialmente corretta: se infatti certamente vero che esso ha il merito di consentire agli individui che sostengono concezioni morali del mondo differenti di vivere nella medesima societ, permettendolo loro di svolgere e condividere le medesime attivit, altrettanto vero che un numero cospicuo di queste determinato dalla propria origine, la quale avvenuta in contesti di solo parziale, o comunque diverso, pluralismo. Quando, infatti, [i]l giuridico gode di margini ampli di autonomia politica, tende a profilarsi come espressione diretta del sociale [e quindi della o delle concezioni del bene prevalenti nella societ] e come custode privilegiato dei suoi modelli organizzativi63. In altri termini in molti contesti le decisioni giurisdizionali saranno contro, e non rispecchiano, le ragioni e i valori della minoranza o le ragioni tout court64. Tale tendenza pu essere contrastata solo con l'implementazione di norme legislative che [c]onsente una revisione e un superamento delle regolarit delle relazioni sociali, nella misura in
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Croce 2009, p. 270. La progettualit del diritto solo in minima parte una risposta a tale obiezioni in quanto non specifica le concrete modalit che permettono il graduale riconoscimento delle ragioni delle minoranze.

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cui le pratiche socialmente diffuse si dimostrano inefficaci, oppressive o incapaci di prendere misure rispetto ai vecchi e nuovi problemi65. A sua volta questo processo non pu prescindere, tra le altre cose, dalla concreta partecipazione dei gruppi minoritari alla prassi politica del paese sia attraverso la creazione di movimenti e associazioni che operino nella societ civile sia concedendo loro alcuni spazi nelle sedi istituzionali preposte alla deliberazione: il progressivo riconoscimento dei diritti nei tribunali molto raramente stato raggiunto senza tali spinte. Queste osservazioni non vogliono far intendere che non mai possibile riconoscere le ragioni altrui o che solo chi appartiene a un determinato gruppo pu comprendere e patrocinare i suoi valori. Il loro scopo piuttosto quello di mostrare come la comprensione dei valori dell'altro passa sempre per un dialogo con l'altro e che un'autorit tradizionalmente consolidata non pu essere giusta, al di l delle proprie intenzioni, se non sono presenti al suo interno istituzioni che permettano tale incontro. Sono qui in gioco due fattori che non vanno confusi: l'uno quello della modalit attraverso cui un individuo o un gruppo pu avanzare le proprie pretese, che spesso non pu non prescindere da un momento conflittuale con gli altri gruppi o anche con l'ordine vigente; l'altro quello che concerne la possibilit, in linea di principio, della comprensione dei valori e delle ragioni altrui. Il primo non costituisce un problema che non possa essere corretto all'interno della teoria raziana (che al pi pu essere accusata di eccessivo ottimismo) mentre il secondo richiede, a mio avviso, che alcuni suoi elementi fondativi vadano rivisti o modificati in maniera sostanziale. Come ho tentato di mostrare nel paragrafo precedente, l'autorit pu svolgere efficacemente il proprio ruolo conoscendo le pratiche, le regole e le norme di una societ; non abbisogna pertanto di conoscere gli individui, che pure deve servire, in quanto tali. Questa asserzione poggia sull'assunto raziano, che condivido, secondo il quale le ragioni sono fatti: la valutazione di un comportamento altrui pertanto si basa su criteri pubblici (ovvero non privati) in quanto, da un lato, non volontaristicamente posti e, dall'altro, esternamente riconoscibili e autosussistenti. Servire gli individui, pertanto, non significa aumentare la probabilit
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Ivi, p.173.

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che essi soddisfino le proprie volizioni private ma fornire dispositivi che permettano loro di scegliere il proprio percorso di vita in conformit alle ragioni che considerano pi importanti o apprezzabili. Ma la concezione raziana dell'autorit tralascia a mio avviso in maniera troppo significativa il problema della comprensione delle ragioni e dei valori delle persone provenienti da diverse culture: la loro intelligibilit possibile solo riconnettendo il valore agli stili di vita e alle pratiche orinali ma questa operazione non viene (n potrebbe esserlo) svolta in nessuna aula di tribunale. In parole pi semplici non in tutti i casi possibile presumere che ogni decisione che voglia soddisfare la normal justification thesis riesca nel suo scopo senza coinvolgere nel processo di creazione della norma i destinatari della stessa.

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