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LItalia al centro Modernit.

Trattiamo il tema della modernit che individuiamo a cavallo tra il 700 e 800 e in particolare legato alla figura in di Giovan Battista Piranesi, per tutta la cultura architettonica e non solo, architetto veneziano che ricordiamo per le sue incisioni di vedute della Venezia del 700, finch nel 1748 si trasferisce a Roma e raccomandato dal papa benedetto XIV, riesce ad avere come architetto vincitore un lavoro molto importante che il restauro di Santa Maria del Priorato. In questa figura si identifica la nascita del moderno, che continuer a fare lincisore per i turisti, ma a Roma si impegner per questopera molto importante. Nel restauro della chiesa di san Basilio, che la chiesa per i Cavalieri di Malta, realizza un altare in cui nella parte prospiciente i credenti, ossia dove sta lofficiante, c la rappresentazione di san Basilio portato in trono dagli angeli, dai serafini, dai cherubini, in unidea rocaille e rococ come una sorta di colata lavica gessosa, neo tardo barocca, mentre il resto dellaltare si presenta in una dimensione laconica, che presenta solo dei toni platonici, un cilindro, una sfera, un tronco di cono, una piramide, vale a dire che Piranesi sembra invitare in questo confronto tra leccesso di ridondanza del piano rivolto ai fedeli e il retro il senso di semplicit delle cose, questo scontro tra unet che si chiude, quella tardo barocca, rocaille, rococ, e la presenza del puro con i solidi platonici c lidea della nascita del moderno, che non pensa pi allordine classico, che non ha pi nellordine e nella ripetizione il senso della proprio sopravvivenza ma parte tutto da fondamenti del tutto nuovi, considerando che se questo avviene sul piano formale la scoperta della modernit avviene anche per dati oggettivi, si colloca proprio a met del 700 un fatto importantissimo, ossia che non c pi un committente preciso illuminato, non c pi un pontefice che paga ma le cose vengono realizzate attraverso ad esempio la tassa sul sale, la prima opera in questo senso che viene realizzata ma pagata dal popolo, quella di Jean Jacques Soufflot, la chiesa di Saint Genevieve, Parigi, pagata con la tassa sul sale, piuttosto che con la tassa del macinato, quindi dai cittadini. Anche questo comporta una novit radicale, non solo nella storia dellarchitettura ma nella storia della societ, ossia gli edifici devono essere pensati per usi collettivi e condivisi collegialmente, nasce allora il problema del carcere, della formulazione di una tipologia del carcere che sia applicabile ed esportabile, nasce il problema del grande ospedale, dei cimiteri, nasce quindi la tipologia come elemento di trasmissibilit della disciplina. un passo verso la modernit il fatto che non ci si affidi pi allestrosit di un artista, di un architetto ma ci si affida ad un modello, ad un protocollo, in base al quale Jhon Dance in Inghilterra fa le carceri in base ai modelli che Duran aveva messo a punto in Francia a cavallo tra il 700 e l800, e non un caso che Duran, che non ha mai realizzato nulla, ma ha scritto un trattato di architettura che non vuole essere tale, ma vuole essere un trattato di costruzione, ed la prima volta che accade ci e fa riferimento ad edifici storici, come i teatri romani, Colosseo, e le mette insieme ad architetture anche del suo tempo, ossia come se la storia non avesse pi una sua precisione e puntualit, ma fosse una sorta di metastoria in cui tutto si pu mettere sullo stesso piano, dallarena di Verona, al carcere di Jhon Dance fatto per la Londra di fine 700. Infatti nel 700, dopo che Bernini, uno della triade barocca romana, Bernini, Borromini e Pietro da Cortona, il pi brillante e pirotecnico, fu chiamato a Parigi per realizzare la sede del Louvre, ed elabora tre progetti diversi, a significare che allora cera il mito della artisticit, progetti dautore che vogliono proprio porsi come progetti riconducibili alla mano di un artista. Con la nascita della tipologia tutto ci non c pi. La nascita della modernit fa anche riferimento ad altri tre grandi architetti, Etienne Bulle, Claude Nicolas Ledoux e Jean Jacques Lequeu. Boulle ha progettato sempre edifici giganteschi, ai limiti della costruibilit, anche se si sempre vista la sua architettura come improponibile, irrealizzabile non per motivi strutturali o statici ma perch lui ha semplicemente fatto delle esasperazioni dimensionali, il gigantismo del progetto,

famosi sono il progetto della biblioteca, per porte di citt, il cenotafio di newton, come una sorta di lievitazione dei suoi progetti, quasi ad indicare che quei progetti non erano pensati per nessun luogo ma soprattutto non erano pensati per la societ del suo tempo, erano progetti a venire, progetti futuri. Claude Nicolas Ledoux invece pensa allarchitettura come ad una architecture parlant, ossia che racconta allesterno immediatamente il senso della porpria fruizione, per cui la casa del bottaio la fa coi cerchi della botte, la casa del guardiano delle acque la realizza con gli scoli dellacqua, quindi si parla di architettura che parla, che trasmette immediatamente simbolicamente il senso della sua funzione. Per quanto riguarda Jean Jacques Lequeu, fa il monumento alla vasca, al cappello della rivoluzione francese, non ha mai un progetto,come lo intendiamo noi, di architettura, ma progetta tutte cose paradossali, mettendo a punto il senso dellironia, del paradosso, dellesasperazione.

Dopoguerra. Emblematiche sono due opere di questo periodo, il monumento dei caduti alle fosse ardeatine, di Mario Fiorentino, e il monumento ai caduti nei campi di sterminio tedeschi dei BBPR (Belgiojoso Banfi Peressutti e Roger), anche se Banfi era gi morto nel campo di Mauthausen, che faranno anche la Torre Velasca, il secondo grattacielo pi famoso di Milano, dopo il Pirelli di Nervi. Bisogna considerare che lItalia usciva stremata dal fascismo, dopo aver perso la guerra con una scellerata alleanza, e si trovava a risolvere problemi molto contingenti, che sono quelli della disoccupazione, della mancanza di lavoro, del fabbisogno abitativo, per cui il primo personaggio che in quagli anni in maniera lungimirante attu misure adatte a risolvere i problemi imminenti della popolazione fu Amiltore Fanfani, creando una formula che rispondesse alla doppia esigenza di dar lavoro alla classe operaia e nello stesso tempo di rispondere al fabbisogno abitativo, creando un vero volano produttivo per il paese. Egli per 14 anni ha portato avanti la politica dellINA-CASA, attraverso la cosiddetta legge Fanfani, in questo tempo lItalia ha investito tutto quello che poteva, anche attraverso gli aiuti del piano Marshall americano, per ridurre queste due esigenze. Nascono allora le esperienze abitative in Italia tra le pi clamorose, come spine bianche a Matera, tratturo dei preti a Foggia, ma unopera ancor pi straordinaria legata alla figura di Ludovico Quaroni La Martella, un borgo rurale che tra le poesie pi alte dellarchitettura italiana di quegli anni, borgo che il mito di quegli anni come tentativo di riscatto, limportanza della casa, lidea dellunit di vicinato, con cui condividere passioni e distrazioni, miseria e nobilt. Quindi questi 14 anni sono impegnati soprattutto dalledilizia sociale, oltre alle esigenze di prima , ma con esiti stratosferici, ossia investe tutta la penisola, da nord a sud, fino a Cerignola dove Mario Ridolfi, uno dei pi grandi architetti italiani, realizza proprio in centro storico un pezzo di poesia sublime, pezzo che in qualche modo fa da elemento fondante di tutta la cultura del settennato INA-CASA perch Ridolfi incaricato dagli americani di elaborare per la prima volta di elaborare il manuale dellarchitetto, ossia la possibilit per gli architetti di avere a disposizione una struttura che li mettesse in condizione di progettare dalle alpi alla Sicilia, per cui Ridolfi realizza fino al 1947 il manuale del Donghi, in cui realizza insieme a Fiorentino e un gruppo pi vasto, 26, il mitico manuale dellarchitetto che ancora oggi quello che tutti adottano. Quindi lesperienza di Cerignola, un insediamento di edilizia economica e popolare che comprende una casa in linea e due a torre, nel centro del paese, diventa lesempio di riferimento per tutta la cultura architettonica italiana. Tutto questo fa riferimento al precedente, perch lesperienza del borgo de La Martella non altro che la ripresa della politica fascista dei borghetti, Segezia, incoronata, da cui scaturiscono queste esperienze straordinarie di laconica poeticit. Quindi la nascita di borgo La Martella riporta allidea dei borghi fascisti, e tutta lItalia piena di queste citt di fondazione, basti pensare a Aprilia o Carbonia. I due monumenti prima citati, il monumento ai caduti delle fosse ardeatine, di Fiorentino, e il monumento ai caduti nei campi di concentramento, di BBPR, sono il

tentativo di trovare la continuit con la miglior tradizione architettonica della cultura italiana in particolare degli anni 30. Ci sono state alcune esperienze negli anni 30 che hanno segnato tutta larchitettura del dopoguerra, una di queste tre in particolare, legata alla occasione sportiva della triennale di Milano, una delle tre grandi istituzioni in cui il paese misura lo stato dellarte e dei propri saperi, e sono la biennale duna delle tre grandi istituzioni in cui il paese misura lo stato dellarte e dei propri saperi, e sono la biennale di Venezia, triennale di Milano, e la quadriennale di Roma. La triennale di Milano che in realt nasce come quadriennale di arti decorative, che si era tenuta nelle prime quattro edizioni a Monza, cambia nel 33 e diventa V triennale, per questa occasione, triennale di architettura e design, viene realizzato un edificio apposta e progettato da Giovanni Muzio, architetto tra i pi importanti a cavallo tra le due guerre, del versante pi legato al potere e alla celebrazione del potere, non un caso che il potere gli affidi la realizzazione del nuovo palazzo dellarte a Parco Sempione. Ci sono due versanti, quello della ricerca in rapporto con la cultura internazionale europea sullidea di libert, gruppo degli astrattisti di Como, Terragni, Reggiani, ma soprattutto il gruppo 7, Figini, Pollini, contrapposti a questo gruppo di razionalisti c il gruppo dei celebrativi del regime, conviventi con il regime, da Piacentini a Muzio senza che questo implichi un giudizio di valore, a prescindere dal fascismo, poich sotto tutto il fascismo sono comunque state fatte delle opere encomiabili, anche tra quelle pi celebrative. La sede della triennale uno snodo, perch dal punto di visto architettonico impone una rotta non marginale alla cultura del 900. Allinterno dellesperienza della V triennale del 33, si segnala il campo di sperimentazione sia degli architetti di destra che di sinistra, ma soprattutto la VI edizione del 36 ad essere un nodo centrale e cruciale, che condizioner tutto lavvenire dellarchitettura italiana, ossia la VI triennale affidata ad Edoardo Persico e Giuseppe Pagano. Si tratta di una triennale epocale perch il tema di quella edizione labitare senza architetti, il tema della residenza popolare ma in particolare della residenza agricola, Pagano va in giro con la propria macchinetta fotografica a fare una sorta di radiografia del modo di abitare dei contadini, dai trulli alle case in Sardegna, e attraverso questa radiografia fotografica di abitazioni senza architetti, questo non una novit, perch riprende ci che accadde durante la crisi del 29 in America, in cui la societ affida il compito di fare una radiografia di tutto il territorio statunitense ad alcuni artisti, che poi diventeranno i pi grandi fotografi mondiali, soprattutto Walker Evans, e questi 100 grandi artisti segnano lesperienza del 36 della triennale, e Pagano. La triennale del 36 dal punto di vista dellorizzonte culturale popolare, che diventa poi populista, ha come riferimento una architettura che vinca la pesantezza, la gravitas della cultura della monumentalit, del carattere celebrativo, per cui si fa di tutto per contrapporsi ad edifici di questo tipo, puntando sulla smaterializzazione, sullarchitettura diaframmata fatta di soli interni. Ad esempio nella sala delle medaglie si punta alla leggerezza. Gli espempi di quartieri popolari, sono la messa a nudo della verit, attraverso la rastremazione dei pilastri, che si assottigliano verso lalto, esibendo larchitettura non con le sue ridondanze, ma esibendola nella nuda scheletricit, della struttura portante, ed molto evidente il ricorso al mattone come tamponamento, che denuncia anche la povert costruttiva degli abitanti. La Torre Velasca, del gruppo BBPR, pi pretenziosa. Ci sono gli elementi di raccordo, quasi come una paradossalit il fatto che la parte alta contravviene ad ogni idea statica, perch ad un certo piano esce in aggetto, grazie alluso della struttura con grandi mensole. Non ci saremmo mai aspettati che la torre potesse cos aprirsi, ma lidea dellingrandimento, che disegna poi tutta la longitudinalit della torre, risiede nella memoria delle torri lombarde. Poi abbiamo lesperienza neo eclettica de La Bottega dErasmo di due grandi architetti torinesi Roberto Gabetti e Aimaro Isola segna il tentativo di tornare a riflettere sulla preziosit del linguaggio, come momento di applicazione. Mentre come ricordiamo lesperienza di Ridolfi a Cerignola, che poi da il via in tutta lItalia, non ha nessuna ricerca sul piano stilistico, non c nessun piacere, e dal punto di vista del linguaggio c una sobriet, una esibizione della nudit, mentre ne la Bottega di Erasmo, Gabetti e Isola, tendono a tornare a sottolineare le parti prospettiche dellarchitettura, ossia

larchitettura deve tornare ad avere come alle origini della modernit una propria nobilt, una propria magnificenza civile, e questa si ottiene solo attraverso gli elementi che sono segnati dallesibizione vistosa del linguaggio. Un esempio di magnificenza civile, anche a Bari, sul lungomare, voluto da Araldo di Crollalanza, a met degli anni 30, che chiama a raccolta, non come fece Piacentini nellesperienza della citt universitaria in cui come architetto politico chiama a raccolta il meglio degli architetti legati al 900 e dal punto di vista personale, ma Araldo di Crollalanza, che il politico, chiama a raccolta tutta la parte politicamente vicina a lui, e ledificio tra i pi importanti lAlbergo delle Nazioni, di Calza Bini. Quindi alcuni interventi degli anni 60, mostra come lItalia si avvicina a vivere il boom economico, grazie alla caduta del governo di destra di Tambroni, e alla chiamata da parte della democrazia cristiana al potere, dei socialisti. Con larrivo dei socialisti al potere lItalia comincia a guardare con prospettiva meno retriva ad una propria formazione industriale e internazionale. I primi segnali di queste architetture sono le opere di Luigi Moretti, architetto autore negli anni 30 straordinario, lui ha fatto una delle cose pi importanti dellarchitettura del 900, la Casa della scherma, trasformata in luogo per i processi alle brigate rosse, lui alla fine degli anni 50, a Milano realizza le cose pi importanti degli anni del boom economico, tra cui ledificio su via Filippo Corridoni e su Corso Italia, il complesso per uffici e abitazioni, che si innesta rompendo la facciata come una sorta di cuneo, con una sua vertigine. Nello stesso periodo viene costruito il grattacielo Pirelli da Pier Luigi Nervi, su progetto architettonico di Gi Ponti, tenendo conto anche che Ponti in questo caso una persona di stile, che fonda nel 28 la rivista Domus, e altre riviste nel corso della vita, sempre attento ai valori e alla qualit della vita, non a caso prima di morire fonda la rivista Stile, ed uno dei primi a realizzare il primo grattacielo italiano, chiamando uno dei pi grandi strutturisti del periodo, appunto Nervi, assieme a Morandi e Musmeci. Uno tra gli esempi pi straordinari di Ponti il ponte sulla Basentana, una sorta di elemento zoom orfico, sembra una testuggine di mare e tutte le questioni statiche sono riportate allinterno di soluzioni strabilianti. Una delle ultime realizzazioni dei due settennati del piano Ina-Casa lintervento sulle colline genovesi, in localit Forte Quezzi, il Quartiere Ina-Casa per 4500 persone, di Luigi Carlo Daneri, che sorprendentemente forse lunica anticipazione della politica lecorbuseriana in Italia. Le Corbusier, che in realt ha realizzato solo un pezzo della sua idea citt come macchina da abitare, la pi importante lunit dhabitation a Marsiglia, per rispetto allesperimento di Genova molto pi avanti di quello da laboratorio di Marsiglia, in cui Le Corbusier in questa opera fa una sorta di manifesto della propria architettura, in cui sono presenti tutti i 5 punti lecorbuseriani, ossia la casa su pilotis, la fentre en longueu, il tema dellinterpolazione tra i vari livelli della casa, le toit giardin, e la facciata libera, questi 5 punti sono realizzati per la prima volta appunto da Le Corbusier a Marsiglia, ma le repliche successive, le variazioni sul tema della costruzione lecorbuseriana, sono un po pi ricche. Quello di Forte Quezzi riprende la tematica lecorbuseriana dellabitazione collettiva, ma soprattutto la tematica lecorbuseriana dellinterpolazione tra fruizione dei pedoni e automobilistica, che si basa sullesperienza di Algeri di Le Corbusier. Quindi memoria lecorbuseriana che va dai progetti a grandissima scala territoriale per San Paolo, in Brasile, fino ad Algeri, rimasto su progetto, attraversando lesperienza in vitro della unit dhabitation di Marsiglia. Con ledificio per la sede dellInail a Venezia, di Giuseppe Samon, e quello de La Rinascente a Roma, di Franco Albini, che per la prima volta realizza quasi a ridosso del centro storico, quindi delle mura aureliane, un edificio con tutti i problemi che comporta, di salvaguardia della storia, il rapporto con il contesto, per la prima volta un architetto si trova ad affrontare una problematica cos delicata che Albini risolve con una riproposizione di una nuova e moderna cortina muraria modulata secondo ritmi, a partire dal basso, con una sorta di traliccio ed elementi di tamponamento riesce a ricreare una compattezza che si confronta e dialoga a distanza con lantistante trama delle mura aureliane. Un progetto non realizzato lesperienza di

Carlo Aymonino e Giuseppe Samon, per un concorso per la nuova biblioteca nazionale alla fine degli anni 50, situazione che solo da poco ha trovato una soluzione neanche tra le pi felici. Un altro architetto importante Ignazio Gardella, con il suo edificio della Casa alle Zattere, a Venezia. Poi ci sono anche Figini e Pollini con il primo Stabilimento Olivetti a Ivrea, che sar il polo produttivo per tutto il 900 o almeno fino agli anni 70, perch Olivetti, illuminato imprenditore, ha fatto in modo che la sua idea di industria coincidesse con lidea di vita e di condivisione del lavoro, del tempo libero, dellistruzione, per cui Ivrea diventata una sorta di laboratorio sperimentale in cui sono stati coinvolti tutti gli architetti pi importanti italiani e non solo e dove tutti hanno dato il meglio di s. Quindi perfetta integrazione del lavoro, del tempo libero, dellimprenditoria anche terziaria. Per cui merita uno studio particolare lesperienza olivettiana di Ivrea. Un architetto di pochissime architetture Saverio Muratori. Ledificio pi rappresentativo la Sede della DC a Roma, in zona EUR, a fine anni 50, perch un edificio che nasce da una rilettura del rapporto con la storia, non un caso che Muratori sar ripreso alla met degli anni 60 dalla scuola Venezia proprio a partire dagli studi che esercita sulle citt dove si trova in quegli anni. Muratori nella sua vita accademica passa da Genova, Venezia, Roma, e costringe i suoi studenti a lavorare sulla morfologia della citt, la prima volta che si pone il problema di rileggere la citt nelle proprie stratificazioni storiche, da quella medievale, rinascimentale, ottocentesca e restituisce una sorta di pianta delle vari stratificazioni e ampliamenti della citt. Tutto ci, che inizialmente viene dimenticato, viene ripreso dalla scuola di Venezia negli anni 60, allora diretta da Giuseppe Samon, che riesce a chiamare a Venezia i migliori dellarchitetture sia sul piano teorico che realizzativo, e Saverio Muratori viene ripreso da Aldo Rossi, Giorgio Grassi, e da tutti gli architetti raccolti da Giuseppe Samon, e sono loro i primi a tornano a ristudiare il rapporto instaurato da Saverio Muratori tra la forma della citt, morfologia e tipologia edilizia, che diventer il campo di battaglia di tutta larchitettura nazionale e internazionale. Rapporto fra forma della citt e corrispondenza sul piano della logica del tipo di abitazione. Giovanni Michelucci pone lattenzione allinterno dellarchitettura sul rapporto tra corpo e mente, tra ragione e sentimento. Ce ne accorgiamo da una delle prime opere, (Michelucci lautore del parco di Collodi), che concentrano il tema del rapporto tra ragione e sentimento, tra lidea della pesantezza e la leggerezza del pensiero, lo vediamo nel progetto di ampliamento della Cassa del Risparmio di Pistoia, dove possibile confrontare il bugnato della pietra esibita nella sua rudezza, appena sbozzata, non levigata e lavorata, e i serramenti di stampo razionalista, quasi alla Mondrian, maestro della pittura neoplastica nei primi del 900, una sorta di confronto tra la dimensione contadina e campestre del bugnato, e la dimensione ortogonale, mentale, di estenuante concettualit degli infissi che ricordano la lezione neoplastica di Mondrian, ma soprattutto Mondrian come pittore, con dei tralicci spaziali di nero, riempiti quantitativamente con i colori, a creare una tridimensionalit, e a cui corrisponde sul piano architettonico unopera straordinaria come quella di Rietveld, la famosa casa a Utrecht, la Maison Schrder, in cui la dimensione scatolare viene decomposta e ricomposta senza mai arrivare alla fusione delle parti, ma sottolineando la necessit di far rimanere le parti autonome, unite solo da sottili fili metallici. Ci avviene anche con Michelucci, in cui troviamo uno scontro tra corpo e ragione, sentimento e mente, ed presente lidea della provvisoriet, dellinstabilit, della precariet. Non un caso che Michelucci sia coinvolto a disegnare il punto del massimo disastro degli anni 60, del Vajont. Questo rapporto tra ragione e sentimento lo ritroviamo nella contrapposizione aerea, del cemento armato e del piombo della chiesa sullautostrada del sole, con la sua precariet da tenda nel deserto. Unesperienza che a livello di disegno del territorio ha segnato una sorta di spartiacque agli inizi degli anni 70 il concorso per le Barene di San Giuliano, in cui per la prima volta il nuovo progetto di Saverio Muratori, che contrapposto al disegno naturalistico di Ludovico Quaroni, in questa sorta di siedlunghen, di citt tedesca, sembra la riedizione del modello insediativo della Francoforte di Meyer degli anni 20,

sullidea della grande citt che si deve riconoscere attraverso la frantumazione delle piccole parti di citt. Per cui sul tema della siedlunghen, quello che noi chiamiamo il quartiere popolare qui pensato come compatto e unitario, non edulcorato come i quartieri dei due settennati del piano Ina-Casa, ma Saverio Muratori inventa il tema della compattezza tipologica, della serratezza urbana, sullesperienza dellarchitettura priva del nazismo nella Germania della Repubblica di Weimar. Contrapposta a questa fisicit teutonica c la riassunzione dellandamento naturalistico del paesaggio circostante di Ludovico Quaroni, che rammemora, in questa sorta di grandi conche naturalistiche in cui si deve articolare il paesaggio architettato e larchitettura naturalizzata, riprende temi addirittura settecenteschi e lesperienza termale inglese. Sempre sul tema della citt, alcune realizzazioni concrete si trovano nella stagione delle olimpiadi di Roma degli anni 60 in cui la migliore cultura architettonica chiamata a realizzare, in quelloccasione, alloggi per gli sportivi, con il famoso Villaggio Olimpico, e che poi diventata una soluzione di quartiere non pi ad edilizia economica e popolare ma un quartiere gi per un ceto pi benestante, e che sono le prime sperimentazioni di alto livello degli anni 60, seguite poi da un'altra esperienza che quella di Roma del quartiere Incis a Decima. Sono gli anni in cui la Democrazia Cristiana, dopo la caduta del governo Zambroni, dopo i caduti a Modena, sale al governo. Abbiamo la nascita del boom economico, la nuova imprenditorialit, nuovi investimenti e ricchezza al paese creano unimpellente soddisfazione della nuova dimensione terziaria, che non la Milano due berlusconiana degli anni 80, ma la creazione di un nuovo polo di centralit urbana che viene chiamato Centro Direzionale. Le esperienze pi significative sono quelle dei progetti per il concorso per il centro direzionale di Torino, in cui si confrontano tutti i cavalieri rampanti dellarchitettura di quegli anni, Samon, Quaroni, Canella, Rossi. Gli anni 60 sono anche la celebrazione della legislatura, il centenario dellunit dItalia, in cui vengono coinvolti i due grandi strutturisti che sono Pier Luigi Nervi e Riccardo Morandi. Nervi d la propria idea dellarchitettura con un senso di immaterialit, attraverso le volte sottili ma nellimmagine complessiva tende a dare una sorta di impostazione neoclassica raggelata, fredda, quasi teutonica. Al contrario la poetica di Riccardo Morandi, uno dei grandi maestri che usa il cemento armato ma facendolo vibrare, ma non dal punto di vista tecnico, usa le travi precompressa, ma perch fa assumere alla precompressione e al manufatto la forma che lui ha deciso, tende ad accentuare sempre lidea di instabilit, di un crollo che sta per accadere. Quindi vediamo i loro progetti lEsposizione di Torino, da una parte ledificio olimpico di Nervi e dallaltra il disequilibrio il carattere collassato delledificio di Morandi che si tiene miracolosamente solo attraverso un piccolo perno della trave inclinata. Negli anni 60 altro fatto importantissimo che gli architetti prima erano pi portati alla professione tout court ora invece tornano a riflettere sullarchitettura, sui metodi di trasmissione e sulla sostanza della disciplina. Manfredo Tafuri in qualit di architetto, ma principalmente lo storico dellarchitettura pi importante a livello mondiale, impone unaltra osservazione, scrivo un libro che chiama Ludovico Quaroni e lo sviluppo dellarchitettura moderna in Italia, che lautore de La Martella, ma anche lautore della Chiesa a Francavilla a Mare e della Chiesa della sacra famiglia a Genova, del progetto delle Barene di San giuliano messo a confronto con la durezza e la perentoriet del progetto di Saverio Muratori, ebbene la prima volta che un architetto romano, c sempre stato questo binomio RomaMilano, ma con una propensione sempre Milano centrica, tutte le riviste dellarchitettura dal 28, quando nascono Casabella e Domus, stanno a Milano, la grande imprenditoria sta a Milano, tutto sempre stato di imprinting lombardo, ecco che per la prima volta viene dedicato un libro a Ludovico Quaroni, architetto romano, viene ricondotto ad una dimensione centrale, come se larchitettura romana uscisse dalla dimensione di ghetto e avesse finalmente unaura, una bellezza, una possibilit di essere pietra di riferimento per tutta la cultura nazionale e non solo. Quaroni ha lavorato molto sullo spazio sacro, tant che una delle sue ultime opere la chiesa a Gibellina, che conosciuta forse per la sua disavventura, perch era stata pensata con un grande elemento sferico, memore del progetto del cenotafio di Newton di Boulle, uno dei tre architetti rivoluzionari, in realt crollata per questioni di difficolt lavorative nella

Gibellina nuova, in cui per risparmiare sulle quantit di ferro per armare le strutture che dovevano costituire questa sorta di cittadella attorno alla grande sfera, ma la palla, che rappresentava lapice della chiesa, rimasta intatta. Il rapporto con la storia che aveva portato Saverio Muratori nelledificio della DC a recuperare gli stilemi dellarchitettura rinascimentale, addirittura pisana, tornano invece in maniera pi corretta e pi interna nella serie di opere di Paolo Portoghesi che nei primi anni 60 realizza quattro opere fondamentali, in cui per la prima volta si pone il rapporto tra storia e progetto. Egli negli anni 60 stato un grandissimo architetto perch per primo ha posto il rapporto tra storia e progetto, nelle quattro opere importantissime che sono Casa Baldi, la prima opera, 59-62, Casa Andreis a Scandriglia, la successiva Casa Bavilacqua a Gaeta, e lultima Casa Papanice in via 21 aprile a Roma. La casa Bevilacqua a Fontania memore delle reminiscenze michelangiolesche, si tratta di alcuni tratti che Michelangelo, tornato nella repubblica fiorentina, se nera andato dopo la cacciata dei Medici, torna a Firenze e opera con temi zoomorfici, ecco Paolo Portoghesi riprende questo tema, ma non copiandolo sul piano formale, in maniera stilistica, ma riprende interpretando il senso metodologicamente corretto, della costruzione dello spazio come uno spazio che respira. Quindi aver assunto lidea della spazialit barocca in Casa Baldi, quella che sembra un rudere romano, una specie di tomba abbandonata sullAppia antica, ma questa idea della contrapposizione barocca, tra concavo e convesso, tra interno ed esterno, tra artificio e natura, la natura pu essere solo percepita attraverso le fenditure che larchitetto ha imposto come elemento di passaggio tra una piastra e unaltra, poi sono tutte raccordate tra di loro, come avveniva a Utrecht con Rietveld, attraverso sottili legamenti, qui avviene attraverso delle pesanti e romane cornici marcapiano. Ecco allora che una lezione che viene assunta dalla storia ma sul piano della riassunzione del metodo non dal punto di vista stilistico, ossia non unopera che sembra Borromini, Bernini o Pietro da Cortona, unopera che rilegge in filigrana il metodo acquisito dalla cultura architettonica seicentesca. In Casa Andreis a Scandriglia, invece, il tema quello dello spazio pensato come sistema di luoghi, Portoghesi tenta questarchitettura come intersezione di elementi che nel loro concatenarsi e intrecciarsi, come cerchi di acqua nello stagno, d vita a questa increspatura dellacqua, e nei punti di contatto d origini ai setti murari, per cui viene recuperata la lezione neoplastica della autonomia delle singole parti componenti, cio non c pi elemento di continuit, qui non c nemmeno la cornice marcapiano che in casa Baldi riannodava e ricuciva le separatezza, le autonomie. A Casa Papanice siamo agli albori della dimensione caricaturale che comincia a prendere larchitettura di Portoghesi. I temi sono ancora quelli della spazialit barocca, della contrapposizione tra alto e basso, tra concavo e convesso, urgenza dello spazio interno che fuoriesce verso lesterno, forze centrifuga e centripeta contrapposte, ma c una dimensione caricaturale in questa ossessiva ed estetizzante rimodellatura della casa attraverso una specie di mascheratura jugendstil, attraverso le piastrelle maiolicate piccolissime, bianche e azzurre, attraverso questa musicalit delle canne dorgano, ossia c un tale processo di estetizzazione che larchitettura perde il proprio connotato di architettura piena, e si trasforma in una maschera caricaturale di se stessa, ossia dalla tragedia stiamo lentamente trascinandoci nella farsa. Carlo Aymonino uno degli autori che ha segnato la cultura architettonica italiana sul piano progettuale, a partire dagli anni 70 infatti c un interesse della dimensione teorica del progetto. Aymonino partecipa allesperienza di Spine Bianche che uno dei quartieri modello dei due famosi settennati del piano InaCasa, quelli appunto impostati da Fanfani per soddisfare le esigenze abitative ma anche come volano economico per arrivare ad una piena occupazione degli operai italiani nel dopoguerra. Il quartiere Spine Bianche riprende i segni della verit messa a nudo, impostata da Mario Ridolfi, lautore nel 47 del famoso primo manuale dellarchitetto, il Donghi, con i pilastri rastremati verso lalto, attento non tanto alla bellezza delledificio, ricordiamoci le scheletriche torri di viale Etiopia, cos come il quartiere Tiburtino, in questo

caso Spine Bianche diventer uno dei modelli di riferimento. Forse Spine Bianche il pi neorealista e il meno urbano, anche per le dimensioni stesse di Matera, perch mentre nel Tiburtino, Tuscolano, Falchera, puntano molto sulla esaltazione dimensionale delle case a torre di Saverio Muratori, o le case alte di Ridolfi e Quaroni al Tiburtino, questo quartiere invece punta molto ad una dimensione quasi sottomessa, dove c qualche attenzione in pi al disegno delle facciate, al muro della cortina muraria in mattoni e dove si sente che fanno il loro primo ingresso alcune cifre stilistiche a seconda di coloro che ne sono coinvolti, si tratta appunto di Carlo Aymonino giovanissimo, non ancora laureato, sono anche le prime esperienze per Giancarlo de Carlo, come una specie di laboratorio. Aymonino lerede di una dinastia di architetti, che sono stati gli architetti dellimmagine di Roma, di una immagine di Roma compatta, densa di grande professionalit, che hanno segnato dall800 fino agli anni 60, alle grandi ville per Sabaudia, per il turismo non colto ma ricco, quindi in qualche modo Aymonino segnato dalla provenienza di questa famiglia, colta che lavorava per lalta borghesia, per laristocrazia. Ma segnato anche da unaltra appartenenza, ossia dal suo essere nipote di Marcello Piacentini, che stato larchitetto del regime, forse lunico architetto che ha segnato larchitettura italiana tra le due guerre, ma che passato senza soluzione di continuit anche a progetti importantissimi nel dopoguerra, in qualche modo firmando soprattutto il palazzetto dello sport con Nervi. Questa discendenza permette a Carlo Aymonino il coinvolgimento fin da piccolo nella professione di cui per non ha mai fatto un mero porto professionistico, sempre invece attento alla ricerca di un elemento di una dimensione teorica nellarchitettura ma soprattutto sempre alla ricerca di una propria autonoma figurazione che lui scopre verso la met degli anni 60 in un progetto importantissimo quale il quartiere Monte Amiata al Gallaratese, nella periferia milanese, che in qualche modo rappresenta una sorta di manifesto della poetica aymoniniana. Anche negli edifici del Palazzo di giustizia di Brindisi e di Ferrara o la palazzina in via Arbia, vediamo lemergenza poetica del frammento, ossia di unarchitettura che comincia ad essere indagata nella propria solidit, monoliticit, arrivando a frantumare la compattezza e la complessit attraverso il ricorso ad una sorta di forma neoespressionista. Queste sono le prime avvisaglie del frammento, di questa visione quasi espressionista, ma ci sono poi altri episodi in cui questa fuoriuscita espressionistica addirittura arriva quasi ad una sorta di idea di architettura plasmata come massa muraria, intesa in termini scultorei. Ad esempio in piazza Kennedy, a Matera, da una parte si ha la presenza dei fronti stradali, che danno lidea di citt di pietra perentoria, compatta e nuda, dallaltra lidea attraverso lesedra di scavo, di architettura in cui loperazione di sottrarre altrettanto importante come quella di rivendicare la pienezza, in qualche modo michelangiolesca, perch cos come Michelangelo riteneva che le proprie sculture in cui la materia solo sbozzata non ancora delineata, Michelangelo dice che lavora sulla scultura con lidea di togliere, come se la scultura fosse gi inscritta nel blocco di marmo e allo scultore non restasse che lopera di limatura e sbozzatura per far venir fuori dal masso quello che gi il masso contiene. Ebbene Carlo Aymonino soprattutto a Matera mostra questa propensione dellarchitettura a farsi elemento scultoreo attraverso questa idea dello scavo, del togliere, come se si trattasse di plasmare un gigantesco masso, ma declinato con lidea dello sbozzare il masso, il volume compatto e intero, c unaltra idea, quella della memoria classica dellimpianto basilicale, non un caso che nel complesso in piazza Kennedy, a Matera, vediamo una sorta di percorso quasi basilicale, da basilica paleocristiana, addirittura con la citazione del matroneo o della volta a botte e un abside terminale. Riassume quindi tutti i termini dellarchitettura classica, ma vistosamente questi elementi sono riesumati e riassestati tra di loro sottolineando la voluta mancanza di rapporti armonici, per cui accosta questi elementi linguistici, diversi materiali, quasi accentuando lelemento di sgrammaticatura verbale, ossia Ayomnino tende ad una configurazione in qualche modo antigraziosa, ossia non vuole arrivare alla perfezione classica, ma far sentire la processualit del percorso per arrivare al quel modello di architettura in cui pi importante sottolineare lerrore, con questo parlare in maniere sincopata, non armonica, tipico dei poeti.

Lelemento sgrammaticato di Aymonino va interpretato come grande e sapiente distillato di un discorso fatto per molti anni e che gli permette la licenza dellerrore. I testi di Aldo Rossi, larchitettura della citt, e di Vittorio Gregotti, il territorio dellarchitettura, segnano il ritorno alla dimensione teorica dellarchitettura. In parallelo escono in periodi successivi quattro testi molto importanti, origini e sviluppo della citt moderna di Carlo Aymonino, larchitettura della citt di Aldo Rossi, il territorio dellarchitettura di Vittorio Gregotti, e larchitettura come mestiere di Giorgio Grassi. Questi sono quattro testi teorici fondamentali, che vengono pubblicati al nord come esito teorico della scuola veneziana, facolt a statuto speciale, che sempre stata una facolt che pur essendo una universit pubblica, statale, sempre stata a statuto speciale, in cui il rettore in qualche modo segnava e connotava la classe docenti, per cui ha avuto sempre la supremazia di essere la protagonista della cultura architettonica, perch Giuseppe Samon, personaggio forse non cos grande dal punto di vista architettonico, ma straordinario dal punto di vista della propria idea di architettura, stato in grado di scegliere sempre le migliori forze intellettuali architettoniche e portarle a Venezia, perch Venezia godeva di uno statuto privilegiato. La cosa pi importante stata la ripresa degli studi teorici di quello che stato un maestro del pensiero architettonico, come Saverio Muratori, importante sul piano teorico, meno sul piano esecutivo, perch ha realizzato poche architetture, solo la sede della DC alleur, dove riprende i temi dellarchitettura pisana, gli elementi dellarchitettura classica tradizionale ma riscritti in chiave contemporanea, poi il palazzo dellinail, a Bologna, uno spezzone di chiesa, di cui realizza solo la parte della cripta, al quartiere Tuscolano, dove realizza anche un famoso edificio a Volano, e quattro edifici a piana stellare molto alti. Ma Saverio Muratori pi importante non come architetto ma come teorico, vede la storia operante della citt, la storia operante dellarchitettura, tutta una serie di trattati apparentemente noiosissimi, ma che pongono per la prima volta lattenzione sul rapporto che ci deve essere tra la stratificazione, il farsi e consolidarsi della citt, dal medioevo al contemporaneo, e il rapporto che questa stratificazione ha con limpatto del nuovo, ossia il rapporto tra morfologia, tra forma urbana, e tipologia edilizia. Questi studi vengono ripresi, e questi suoi interessi erano stati determinati dal fatto che lui aveva viaggiato molto e girato le universit, tra Genova, Venezia e Roma, e lui realizza questi studi proprio su queste citt come modello sperimentale. Questi studi vengono ripresi a met degli anni 60 dai giovani chiamati da Samon, che reimpostano il rapporto tra non tanto il luogo e larchitettura, non tanto fra il contesto e larchitettura, che andrebbe visto poi come sar ripreso negli anni 80, ma sullo stretto rapporto tra forma della citt e conseguente scelta perentoria di tipologia architettonica. Una occasione progettuale molto importante che ha segnato lo spartiacque il concorso per lampliamento per la Camera dei Deputati, cui parteciparono anche Quaroni e Samon. Samon con il figlio che non era altrettanto bravo, fanno un progetto estremamente importante, perch il tentativo di riprendere i temi lecorbuseriani, ma quasi in maniera caricaturale, il tema dei pilotis, delloggetto architettonico sospeso, per motivi salubri, viene esasperato dimensionalmente, con questa paradossalit degli altissimi pilastri, per cui si immagina che la piazza sottostante abbia un vuoto vertiginoso e porti in alto pochissima cubatura, dal punto di vista dei volumi. Ma in questo progetto c la sapiente volont di Giuseppe Samon, di comiugare leredit delle avanguardie storiche, in particolare di un personaggio molto interessante, anchesso di poche architetture, come Heinrich Tessenow, che inserito nella cultura architettonica dellespressionismo tedesco, per il ricorso degli elementi archetipi dellarchitettura, ossia progetta un asilo nido e lo fa con il tetto a falde, usa gli elementi del linguaggio nella loro nudit e semplicit, arriva al massimo della semplificazione come percorso dalla complessit alla semplicit. Ecco allora un progetto molto importante di Tessenow, una sorta di piazza alberata ma in realt progetta una piazza fatta solo di pilastri che misurano linvaso della piazza, e questo segnare in maniera puntiforme linvaso della piazza il senso della misura che Tessenow intende dare attraverso larchitettura. Allora

Giuseppe e Alberto Samon in questo progetto da una parte rendono omaggio alla foresta pietrifica di Tessenow e dallaltra alla poetica lecorbuseriana, con luso della finestra a nastro e dei pilotis, manca la promenade architectural, ma entra loggetto a reazione poetica, attraverso la grande mano aperta, che la cifra di riconoscimento dellopera di Le Corbusier. Il progetto invece di Ludovico Quaroni punta invece su una volont di chiusura dellarchitettura che tende a circoscrivere la propria funzionalit spaziale in una sorta di cortina muraria come se si trattasse di costruire una Medina, una cittadella fortificata, e molto spesso negli spazi sacri di Quaroni, come nella chiesa di Gibellina, c lidea che larchitettura si debba sottrarre, come eredit di uno dei tre architetti della rivoluzione francese, in particola, Etienne Boulle, con lideale che larchitettura debba circoscriversi in una propria arteficit tra solido platonico e geometrico in cui non si percepisca nulla allesterno e nemmeno la funzione, a differenza di quanto praticava invece Ledoux che voleva che si capisse subito a che cosa serviva strutturalmente quelledificio, quel progetto, si parlava allora di Architecture Parlant. Per Boulle lesatto contrario, larchitettura che si sottrae, che non si fa nemmeno leggere nella propria configurazione, una architettura che si sottrae al consumo spaziale e al consumo temporale. I progetti di Boulle non erano pensati per quel momento, per quella civilt. Di pi ampio respiro il progetto di Maurizio Sacripanti per il Teatro per Cagliari, del 1964. Anche lui un autore di pochissime architetture ma un maestro per le generazioni successive, e con Sacripanti per la prima volta larchitettura riprende temi di memoria futurista, perch c una attenzione al problema della dinamicit, della velocit, della composizione dal punto di vista della penetrazione dei valori, quindi una sorta di sincretismo tra propensione cubista e propensione futurista. Quindi la scoperta della quarta dimensione attraverso il cubismo e la scoperta della dinamicit attraverso la velocit della cultura futurista, vengono riassunte in questo progetto non realizzato ma che un prototipo, ma anche in altri realizzati. Lui realizza un teatro a Forl, un museo a Mascanio e poche altre cose. Giuseppe Samon realizza un grande progetto per luniversit di Cagliari dove per la prima volta i progetti diventano a scala territoriale. In questo progetto in particolare c il tentativo di costruzione fuori dalla terra ma anche il tentativo di riappaesare, creando dei scoscendimenti, quasi a sfruttare unartificiale dimensione dellorografia. Cos come il teatro di Epidauro, e i teatri per i greci, sfruttavano i pendii, non erano mai realizzati come facevano i romani che invece realizzavano totalmente in blocchi di travertino i propri teatri, i greci tendevano solamente a segnare, a suggellare, una memoria del terreno che gli d la possibilit di costruire, quindi perfettamente connaturati con la natura, queste architetture straordinarie, di cuila pi celebre il famoso teatro di Epidauro. Ecco Samon tende a costruire artificialmente questa sorta di invaso, quasi a riappaesare la propria architettura con il territorio in cui si va ad inserire. Alessandro Anselmi, con Paola Chiarante, siamo alla fine degli anni 70, fa unopera importantissima, qui ci sono tutti i temi della dinamicit futurista. Nellelemento centrale ad esempio c una specie di fuga prospettica accentuata vertiginosamente attraverso la risalita del piano e delle aperture. Ebbene questi elementi appartengono tutti ad una memoria futurista che non a caso, questo complesso che lampliamento del cimitero di Parabita, ci restituisce come macchina scenica. la ripresa di un tema molto importante sul rapporto tra natura e architettura che attraversa la storia dellarchitettura e che trova sicuramente il suo momento pi alto nei templi del periodo repubblicano, cio prima di Augusto, dal 100 aC fino agli anni 30 aC. I tre templi importantissimi che segnano il rapporto natura e architettura sono il Tempio di Giove Anxur a Terracina, il Tempio della Fortuna Primigenia a Preneste e il Tempio di Ercole a Tivoli, che sono un tentativo di ammaestrare la natura, un tentativo fatto dai romani di costruire a ridosso di un monte, ma in qualche modo ridisegnando la natura, tutti pensati come rimodellazione della natura. Per cui parliamo di natura architetturizzata e architettura naturalizzata. Questo sviluppo del rapporto natura e architettura attraverser duemila anni di storia dellarchitettura e si trovano esempi straordinari

nel 500 con Palazzo Farnese a Caprarola. E sul rapporto tra natura e architettura si imposta anche lampliamento del Cimitero di Parabita. Per dal punto di vista della matrice figurativa c un doppio percorso, da una parte la memoria storica di Luis Kahn, che rilegge larchitettura federiciana, ossia la memoria e la suggestione della spazialit di Kahn, tutta derivata e pensata a partire dalle sue riflessioni sullarchitettura federiciana, che si basa sulla memoria del solido platonico, sulla contrapposizione di elementi che vogliono rimanere nella loro assolutezza, nella loro riconoscibilit formale e identit, come elementi che non dialogano tra di loro, che non si armonizzano ma si ergono nella loro diversit, e dallaltra sulla compenetrazione spaziale piranesiana, non un caso che Luis Kahn in un suo progetto, nella sua realizzazione in una delle grandi capitali della modernit, Dacca, capitale del Bangladesh, realizza il parlamento e gli edifici pubblici, tutti su una prepotente memoria piranesiana. Ricordiamo che Piranesi il maestro di Santa Maria del Priorato ma anche colui che ridisegna una sorta di Roma artificiale facendo capire che larchitettura una sorta di grande gioco dellartificio, tutto concentrato sul ludus geometrico. Tant che nella pianta artificiale di ricostruzione di Roma sono ricostruzioni artificiali di tutte le sue idee dellarchitettura romana, in realt non suffragata da nulla se non dalla memoria di alcuni frammenti di architettura vera, su cui costruisce la proliferazione spaziale della citt di Roma, tutta inventata, e siamo alla met del 700. Luis Kahn sembra riprendere queste tematiche dellarchitettura polilobata, che cresce per auto proliferazione e realizza gli straordinari edifici della capitale del Bangladesh. Ricordiamo le tre capitali della modernit Brasilia, Dacca e Chandigarh (capitale del Punjab). Diverse tra di loro e costruite ex novo. Dunque la straordinariet del cimitero di Parabita non tanto la registrazione storica dai castelli federiciani di Luis Kahn, con una grande modernit, ma il tentativo, lo si vede nella parte serpentinata con cui si chiude con una sorta di velario, questo cimitero, in qualche modo di nascondere questa grande macchina fortificata, attraverso questa cortina serpentinata, che copre tutto lorizzonte e d lillusione che questa architettura in realt sia solo unarchitettura interrotta. In questo dare allarchitettura degli anni 70 una dimensione quasi neorealista, di architettura interrotta, in cui gli elementi che circondano lelemento piramidale della cappella cimiteriale dovrebbero addirittura alludere ad una sorta di abuso edilizio, unarchitettura in attesa di altre architettura, d lidea di una costruzione neorealista, quasi postbellica. In realt il tipo di metodologia, manodopera, impiegata, mostra la volont di mantenere una dimensione da costruzione neorealista, che nella sua macchinosit teatrale in realt vuole sottolineare che stata tutte realizzata con conci di pietra di Melpignano, ma tutti sbozzati e lavorati, in modo da portare a grande poesia le vibrazioni illuministiche di queste architetture. Unaltra meccanicistica spazialit di Maurizio Sacripanti il progetto per il concorso per il nuovo museo civico di Padova, anchesso non realizzato, in cui si nota la spazialit di memoria piranesiana. Arriviamo alla magia di un maestro, Carlo Scarpa. Vediamo due opere, un restauro, per il museo di Castelvecchio a Verona, e lampliamento di un altro cimitero per una sola famiglia, la Tomba Brion. Parliamo di cimitero che diviene molto importante nelle citt italiane dagli anni 70 in poi. Lui pensa a questo ampliamento come una sorta di giardino di memoria orientale, in cui inserisce, gli archi che mantengono i corpi, con questa idea dello sbilanciamento, del crollo, come avevamo visto in Riccardo Morandi. Tutto il cimitero una costruzione che ricorda il giardino giapponese come quello legato alla villa imperiale di Katsura, ricostruisce la memoria delluniverso, dove sono mescolati riferimenti a paesaggi mitici e a paesaggi reali, e dove non si percepisce mai la totalit dello spazio, perch la straordinariet dei giardini delle ville di Kyoto quella di non poter mai avere una riassunzione totalizzante del giardino ma solo e possibilmente una veduta parziale, una veduta separata. Allo stesso modo il recinto scarpiano, racchiude questi oggetti, dove tutto il lavorio di Scarpa riguarda la misura estenuante ed estetizzante del dettaglio. Vediamo il cemento armato nudo, anche il portone di ingresso di cemento armato, ma loperazione scarpiana quella di operare una vera e propria trasmutazione alchemica sulla materia,

indagare la materia che non pi inerte come in partenza ma come nuova materia, altra. Ci si nota anche nel restauro del Museo di Castelvecchio, unopera della met degli anni 50, in cui Scarpa sottolinea volutamente limpossibilit della visione unitaria. Il crollo delledificio medievale da lui sottolineato, c limpossibilit di arrivare alla totalit. Sottolinea la storia come momento di crollo, naufragio, e limpossibilit di ricucire. Noi avremmo cercato di chiudere ledificio, Scarpa invece sottolinea il crollo, il frammento, linterruzione, limpossibilit di ricostruzione, attraverso questo inserimento brutale della trave, che regge la struttura trecentesca. Allinterno poi, la collocazione delle statue, sollevate da terra, senza alcun ornamento, ma con la nuda e cruda verit dello spazio interno. Si nota il rapporto con la storia, le trifore della facciata stridono con limpossibilit denunciata da Scarpa, di riportare una ricostruzione ambientalistica, il senso del medioevo perduto, ma preferisce sottolineare con i segni della modernit, che non la sua cifra stilistica, semplicemente cosa ha portato quel crollo, ossia linterruzione eterna, ma come elemento di valore. Per cui il frammento elemento di sottolineatura di un impossibilit di arrivare allidea unitaria e totalizzante. Ossia la storia si pu cogliere solo attraverso i propri frammenti. Infatti nella cultura contemporanea non c pi una visione unitaria e totalizzante, ma si possono avere parziali verit ed enunciati e ognuno pu poi mettere la sua tessera nel mosaico. Un altro importante maestro, indicato gi nellesperienza di Spine Bianche a Matera, Giancarlo De Carlo. Come Carlo Aymonino architetto che ha plasmato e configurato Pesaro, o come Mario Ridolfi ha segnato la citt di Terni, cos Giancarlo de Carlo ha segnato, dopo Francesco di Giorgio Martini e Laurana, tutto lintorno di Urbino. Per cui De Carlo visto come larchitetto di Urbino, assieme a Laurana e Giorgio Martini, gli architetti del palazzo ducale. Per quanto riguarda la sua poetica, De Carlo un personaggio piuttosto scomodo, molto controverso, un grandissimo protagonista e architetto, con qualche sbandata quando verso gli anni 80, in una fase senile della vita, si avviciner alla pianificazione dal basso illudendosi che fosse ancora possibile coinvolgere democraticamente il pubblico futuro dei propri quartieri residenziali per far dire a loro che cosa preferiscano. Lesperienza straordinaria stata quella dellelemento lamellare tutto voluto ossessivamente da De Carlo, poi lesperienza demagogicamente finto populista delle casette che si incastrano luna nellaltra, con i percorsi pensili che si intersecano, la parte pi deludente di questo complesso ternano di De Carlo, quello legato appunto alla scoperta della pianificazione dal basso, del coinvolgimento democratico dei futuri abitanti. I nuovi insediamenti pongono il problema del rapporto tra natura e architettura disegnando una nuova natura artificiale. Il ridisegno naturalistico di questi colli a ridosso di Urbino sono giustificati solo dal segno maturato dallo studio e dal tempo dellarchitetto, che altrimenti sarebbe stata solo una speculazione edilizia. Giuseppe Samon, si trova a realizzare il completamento della Palazzata di Messina, uno degli ultimi edifici della palazzata. Con la distruzione di Reggio Calabria del 1908 a causa del maremoto di Reggio Calabria e di Messina, sorge il problema di ricostruire il waterfront di Messina. Samon ha avuto la fortuna di realizzare complessivamente tutto il waterfront, nel corso degli anni fino agli anni 60. una sorta di carttina tornasole per capire le varianti poetiche degli itinerari progettuali di Samon, che addirittura arriva negli anni 70 a formulare queste ipotesi un po lecorbuseriane, come macchina teatrale, accostando questi elementi di architettura brutalista, quasi una sorta di fortezza da linea Maginot, in cui ritroviamo la memoria brutalista di certe architetture lecorbuseriane ma c soprattutto lidea dei grandi oggetti a reazione poetica che divengono larchitettura stessa. Ossia Le Corbusier utilizza gli oggetti a reazione poetica sul terrazzo, sulle grandi unit dabitazione e utilizza questi elementi come piccola oasi di libert, la valvola di sfogo rispetto alla stretta osservanza razionalista, tranne in un unico caso rappresentato dalla chiesa di Ronchamp. Al contrario Samon prende questi oggetti a reazione poetica, li enfatizza, e quelli diventano la vera architettura, nel Teatro di Sciacca.

Un capolavoro di Carlo Aymonino, nella sua vocazione espressionista, il quartiere Monte Amiata al Gallaratese, che forse il manifesto pi importante, no tanto e non solo della poetica aymoniniana, quanto per lintero frutto delle elaborazioni teoriche, sul rapporto tra morfologia e tipologia. In questo caso siamo in un contesto periferico, ma dove si capisce che anche le presenza dellalbero, del rudere, degli elementi scheletrici di alcuni silos vicini, sono gli elementi che caratterizzano e impongono la definizione a livello planimetrico di quella architettura. una sorta di fulcro, il teatro allaperto da cui si irraggiano queste stecche, con questa idea di una spazialit vista nella sua complessit, quasi sviscerata per poter far vedere la complessit e la spazialit intrecciata, allinterno della quale come elemento di pura misurazione si innesta questa specie di vagone aldorossiano. Lesperienza di Giancarlo De Carlo, a Terni, con il quartiere Matteotti, mostra da una parte la perentoriet delledificio lamellare, frutto degli studi di Le Corbusier, dallaltra invece, la parte pi edulcorata di queste costruzioni realizzate attraverso il coinvolgimento di quelli che sarebbero stati i successivi abitanti del quartiere stesso. Fra le cose pi poetiche dellarchitettura di quegli anni, basata sullidea di un progetto di grandi dimensioni, di costruzione di una intera parte di citt, troviamo le esperienze, le pi importanti a questa scala, sono Monte Amiata al Gallaratese, di Aymonino e Aldo Rossi, il Quartiere ZEN, di Vittorio Gregotti e Franco Purini, il quartiere al Corviale, di Mario Fiorentino, e in ultimo il quartiere Matteotti, di De Carlo. Il pi poetico esperimento abitativo, che per purtroppo demonizzato anche perch fa sfondo a tutti i peggiori film sulla mafia, il Quartiere Zen di Parlermo, di Vittorio Gregotti, perch il luogo del degrado antropologico, ma questo per vicende politiche. Infatti cos come durante il fascismo si mandavano nei borghetti le classi pi disagiate e socialmente pericolose, allo stesso modo avviene nel quartiere zen. Ma tutti questi quartieri hanno pagato lo scotto di una mancata lungimiranza amministrativa, tale per cui essendo stati pensati con una autonomia di parte di citt, a partire proprio dal ragionamento sul rapporto tra morfologia urbana e tipologia edilizia, dovevano funzionare, essere altamente specializzati e contenere tutte le funzioni possibili. Una sorta di un nuovo modello di citt ideale. Per cui essendo mancata la continuit nella costruzione dei servizi sono diventati dei quartieri abbandonati. In realt per sono nati come sperimentazione tipologica e architettonica di grandissimo livello, tanto da ricordare nella sua idea progettuale la Insula Romana, ed era forse il modello abitativo pi importante della cultura degli anni 70. Mario Fiorentino realizza il complesso residenziale Al Corviale, il serpentone, forse anche questa tra le architetture pi belle, perch per la prima volta si pone il problema di mettere argine al disordine urbano, di Roma che si espandeva a macchia dolio, dalla gestione democristiana dei piani regolatori, ebbene questo elemento si pone come elemento di misura. Anche qui abbiamo linterruzione brutale e violenta, vale a dire che sembra il frammento di unutopia urbana, dove la gente al di l dellanonimato delledificio, non vuole il piacere ma deve essere un edificio che funziona. Ledificio impostato sullidea della coazione a ripetere e questo denunciato dalla nudit con cui avviene linterruzione. Per cui come Carlo Scarpa a Castelvecchio sottolineava appena discretamente il senso di questa lacerazione, di questa rottura, allo stesso modo Mario Fiorentino tronca brutalmente ledificio, che potrebbe continuare allinfinito. Non c nessuna ridondanza architettonica, c la riduzione minimalista al senso della ripetizione, della chiarezza del concetto ribattuto. Unaltra architettura a scala territoriale straordinaria luniversit di Reggio Calabria, a Rende, realizzata da Gregotti Associati. Questo un edifico realizzato con un sistema di prefabbricazione molto importante, quindi basato anche su una sperimentazione. unarchitettura che segna il paesaggio, e nel suo essere trasparente, diafana, dove i dipartimenti sono semplicemente appoggiati allelemento di percorrenza

lineare, vuole sottolineare come sia possibile ricostruire addirittura la variazione altimetrica, della valle. Punta sulla estrema rarefazione. Naturalmente queste architetture a scala territoriale sono la memoria ultima di una ricerca molto approfondita che Le Corbusier comincia negli anni 30, con certe soluzioni paesaggistiche per San Paolo del Brasile, portata avanti col piano di Algeri, e realizzata in maniera frammentaria dalle famose unit di abitazione. Un altro maestro importantissimo, di cui abbiamo visto unopera degli anni50, la casa alle Zattere, Ignazio Gardella, in uno dei pi tardi progetti, non lultimo che realizza con Aldo Rossi, il teatro Carlo Felice, ma un progetto in cui il lavoro di restauro sulla presenza significativa di una chiesa, gli permette, per realizzare la nuova sede della facolt di architettura di Genova, di riflette sullimportanza del rudere storico, con la compresenza di una modernit che tenga conto della storia. Ecco allora che i contrafforti, che sembrano elementi presi dalla storia, ma non presi in maniera caricaturale ma come semplificazione del linguaggio. Negli anni 70 avviene una svolta attraverso due libri importantissimi. Progetto e utopia, di Tafuri, che costituiva la ripresa di un saggio molto importante, scritti da Tafuri stesso, il pi grande storico dellarchitettura del secolo scorso a livello nazionale. Ha avuto qualche limite soprattutto nel porsi come elemento castrante nei confronti della cultura architettonica, perch nel 68 scrive su una rivista importantissima, Contropiano, rivista di nicchia, scrive un articolo che si chiama per una critica dellideologia architettonica. Questo articolo passato inosservato viene ripreso e pubblicato nel 73 sotto forma di libro. In progetto e utopia Tafuri invita gli architetti a desistere dal progetto, ossia chiunque farebbe meglio a tenersi i propri disegni nel cassetto. Addirittura arriva a dare come prospettiva alla creativit il mito dellanalista, consiglia di andare dallanalista a coloro che hanno ancora qualche aspirazione progettuale. Per cui agli addetti non resta che il ruolo di planners. Quindi in qualche modo pone una forte sfiducia nei confronti della capacit del progetto di riscattare la societ. Al contrario Aldo Rossi, responsabile della XV triennale del 73, lanno in cui Aldo Rossi chiama a raccolta tutta la cultura internazionale di allora, i migliori architetti del mondo e italiani, tutti legati da un filo rosso di continuit che era quello delleredit del razionalismo, della migliore eredit del razionalismo italiano, di Tarragni, Figini e Pollini, quindi una sorta di continuit con lesperienza pi alta della progettualit. questo segn una svolta in un momento in cui allItalia guardano da tutto il mondo. Un momento teorico ma in cui lItalia davvero al centro e tutti pendono dalle teorie di Rossi, Grassi, Gregotti, ossia la cultura architettonica italiana che per ha realizzato pochissimo diventa punto di riferimento esemplare. Limmagine di apertura della triennale del 73, viene affidata da Aldo Rossi ad Arduino Cantafora, sul tema della citt Analoga. Si riconoscono nel grande pannello, al centro, il progetto della fontana di Segrata in cui Aldo Rossi per la prima volta ricorre alla esemplarit dei solidi platonici, un cubo virtuale, una sezione piramidale, lelemento cilindrico, ma in questo dipinto, come una summa architettonica, colleziona alcuni elementi di architettura, tramite la manualit di Cantafora, gli affida il compito di comporre larchitettura, ossia la citt per Aldo Rossi una citt fatta per pezzi e per parti, che non comunicano tra di loro, anzi sono molto distanti, lavorano sul rapporto di disidentit, in qualche modo devono raggiungere una monumentalit, anche la fontana di Segrate, riesce ad assurgere ad una propria dimensione monumentale, proprio per la sua capacit di farsi elemento che coagula la spazialit che questo deserto segnato soprattutto dal vuoto di questo solido platonico. La visione urbana che si vede rimanda alle visioni rinascimentali delle citt ideali, ma questa diversamente dalle citt ideali, in cui tutto era incentrato sul rapporto armonico tra le parti, racconta la disidentit della citt costruita attraverso la monumentalit dei singoli pezzi, in cui sono collazionati tra loro elementi molto difformi e molto distanti, addirittura alcuni sono realizzati altri sono solo progettati, non si pu infatti non riconoscere il profilo del Pantheon, la Mole

Antonellina, la casa sulla Michaelerplatz di Adolf Loos a Vienna, e altri edificio riconoscibili. Tutta questa sommatoria di eventi in realt parla di un processo aldorossiano, che quello della Citt Analoga, vale a dire una citt che vive di compresenze di edifici in parte realizzati , in parte rimaste a livello di progetto, che stanno in citt diversificate, che vive di frammenti che non colloquiano tra di loro, ma ripresa da un famoso quadro di Canaletto, realizzato a met del 700, Canaletto che ricostruisce citt medievali o che ripropone centinaia di riprese della citt di Venezia, in particolare c un quadro di Canaletto, a Parma, in cui mette assieme architetture molto strane, palazzo Chiericati di Palladio, realizzato a Vicenza, il Ponte di Rialto, rimasto a livello di progetto che sta sul canal Grande a Venezia, e la Loggia Palladiana, una sorta di rifoderatura di un edificio medievale preesistente, ma in cui inventandosi la campata ritmica, variegata col modulo della serliana che rimpicciolisce o allenta la distanza tra il pilastro e la colonna, d la possibilit di ricoprire in maniera apparentemente omogenea ledificio medievale. Questa rifoderatura sar un tema ben affrontato da Leon Battista Alberti, nel 1400. Ma importante capire la composizione architettonica del Canaletto, che non rimanda a nessuna citt vera, ma non neanche una citt ideale, perch gli edifici sono realizzati, per cui Canaletto allude allidea di poter pensare in maniera analogica ad una citt possibile, una citt della Atopia, non dellUtopia. Mentre quella di Canaletto la memoria di una citt non trasognata ma a met strada da possibile e improbabile, perch comunque esistono le architetture riproposte, ma in parti diverse. Allo stesso modo Aldo Rossi sembra indicare che la citt contemporanea possa ergersi soltanto attraverso questo rimando alla propria condizione analogica. Per qui le teorizzazioni sullarchitettura si fanno molto attraverso il disegno, la pittura. Nella citt Analoga, Aldo Rossi mette in scena tutte le sue architettura in una apparente antichizzazione, che sembrano messe in maniera casuale ma in realt la sommatoria di citt probabili. Due testi fondamentali nella met degli anni 70, che sono Litalie 75, per la prima una storica rivista importantissima francese, avviata nei primi anni 20, dedica un numero monografico allarchitettura italiana a met anni 70. Non un caso che la cura di questo numero monografico, viene affidato alla scuola critica veneziana, nuova, non quella di Samon, ma quella centrata attorno allimmagine di Tafuri. Per cui questa storia critica veneziana costruisce una ipotesi di inattualit dellarchitettura italiana di quegli anni. Ossia nonostante Aldo Rossi con la XV Triennale del 73, la scuola critica veneziana continua a parlare dellinattualit ,dellimpossibilit di proporre larchitettura, come fatto risolutivo di problemi politici e sociali del paese, e quindi definisce in capitoli diversi, una sorta di ineffettuabilit delle architetture degli architetti, ossia mettendo in luce la loro straordinariet ma anche la ineffettuabilit degli architetti di porsi come maestri. Contrapposta a questa idea snobbinistica della scuola veneziana un altro libro scritto da Conforto, De Giorgi, Muntoni, Pazzaglini, il dibattito architettonico in Italia 45-75, che pongono invece in positivo gli stessi autori, affrontati dalla scuola veneziana, mostrando la progettualit realizzativa, dei maestri fino ai pi giovani. Come anello di congiunzione tra linesistenza proposta dalla scuola snobbistica della scuola di Venezia e la operativit del dibattito architettonico in Italia dei quattro autori, si pone il testo di Dardi, Il Gioco Sapiente. Tra gli esiti pi importanti di mediazione il progetto di Aldo Rossi, a cavallo tra gli anni 70 e 80, e riguarda lampliamento del cimitero di San Cataldo, a Modena. Riguarda un progetto di addizione che deve trovare un rapporto con una preesistenza, perch c il cimitero neoclassico, ma con una idea di diversit, come quella mostrata da Biagio Rossetti nella citt di Ferrara attraverso il palazzo dei Diamanti. Pone elementi singoli, come la struttura degli ossari, isolata, come una casa abbandonata, per cui tutto il progetto di ampliamento, ossessivamente rettangolare, si basa sullidea di una citt dei morti, contrapposta alla citt dei vivi, ma come memoria di questa citt lidea quella di lasciare questi oggetti architettonici quasi abbandonati, le finestre senza infissi, senza tetto. Tutto legato allidea dellarchetipo, lelemento cilindrico puro, lelemento cubico isolato, lelemento ossessivamente ripetuto della finestra aperta,

rigorosamente senza registro, come se si trattasse di una citt abbandonata. Questo riferimento alla struttura osseologica molto in sintonia con la tradizione italiana degli anni 50, ricordiamo le torri di Viale Etiopia, del 54, di Ridolfi, quando la nuda verit scoperta dal tempo faceva s che i pilastri si rastremassero. In Sardegna, invece, troviamo il Pozzo di S. Cristina, in cui la dimensione dellarchetipo esisteva gi duemila anni prima. un elemento che si struttura attraverso lassenza, il vuoto. Si tratta di un pozzo interrato con tutti i blocchi squadrati, una costruzione quasi megalitica, ma importante capire come tutto sia risolto alla scheletricit, alla essenzialit della forma geometrica. Il triangolo, sotto la sfera perfettamente realizzata che si rastrema a tholos, e poi lelemento centrale, il recinto superiore in cui inscritto questo triangolo, che mostra una geometria pura e i solidi che costituiscono il vuoto sono solidi platonici. E questa condizione di una bellezza primigenia, perch ridotta allarchetipo, alla memoria di s stessa, condizioner il dibattito degli anni 70. Giorgio Grassi, assieme a Monestiroli, un altro degli architetti molto inscritto allinterno dellidea di una architettura intesa come fatto geometrico, e lo ritroviamo in alcuni progetti come lampliamento del Castello di Abbiate Grasso, e la casa dello studente di Chieti, che riprende tematiche di ampliamento della citt di Brenner, un architetto tedesco dellottocentesco, che amplia in queste ossessive prospettive allucinanti, lampliamento della nuova citt di Karlsruhe, ebbene memore delle vedute prospettiche di questa citt, Giorgio Grassi realizza un frammento di quella utopia ottocentesca tedesca. Inoltre realizza con un architetto spagnolo a Sagunto il restauro di un vecchio teatro romano, un intervento coraggioso poich il restauro prevede anche la costruzione ex novo, cosa che in Italia sarebbe stato impossibile, e riesce a fare questa operazione, quasi di sottolineatura, riscrittura degli elementi caduti, non pi ricostruendo come se si trattasse del vecchio teatro, ma realizza dei frammenti che alludono alla complessit dellarchitettura precedente ma che si vede che sono nuove intrusioni che rimandano alla condizione di frantumo, come un frammento della storia. Costantino Dardi un altro degli autori di alcuni progetti, come il Padiglione italiano allEsposizione Universale di Osaka, un padiglione che al di l del piacere tecnologico del cubo costruito virtualmente che ricorre allarchitettura diaframmata, che va da Palladio a Terragni, e allude a questa costruzione in cui non c nessun compiacimento virtuosistico nei confronti dellarchitettura risolta in chiave tecnologica, ma c solo lidea, il riferimento, lallusione ad una struttura a traliccio che regge solidi platonici. Il suo lavoro quindi ha una lungimiranza tra immaterialit e solidi geometrici. Poi a sottolineare lallusione ai solidi platonici si ha nella mostra di Boulle al Vittoriano, per il film il ventre dellarchitetto. Il regista decide di far avvertire la presenza dellarchitettura bulleeiana, preannunciandola con gli elementi di introduzione alla mostra. Per cui il tronco di piramide e il frontone, con elemento arcuato, allude ai progetti di Boulle, ma sono le realizzazioni del film, ma si sente molto il peso di questa commistione neoplatonica dellarchitettura. lArchitettura che ricerca la propria complessit invece la ritroviamo nella ristrutturazione del palazzo dellesposizioni, di Pio Piacentini, a Roma, attraverso la spazialit interna, attraverso il ricorso allo scavo, come faranno spesso gli architetti negli anni 60, mentre il progetto della ringhiera evoca un modesto intervento di Dardi. Vittorio De Feo, un altro architetto di sangue blu, che realizza alcune opere molto rappresentative, addirittura recuperando il mito pop rivissuto in chiave ironica e paradossale. Come ad esempio nel progetto per una stazione di servizio, la Esso, progetto in unimmagine pop fumettata, con unidea della dinamicit quasi futurista e soprattutto innesta il tema interessante del rapporto tra gli oggetti che sembrano sempre monadi che non colloquiano tra di loro, che non hanno nessun rapporto armonico ma tendono a concentrarsi attorno ad un polo, come in una situazione quasi gravitazionale, questo memore delle

avanguardie storiche del 900 russo, attraverso lintroduzione di un elemento catalizzatore che riesce a comunicare il senso tra la forza centrifuga e forza centripeta. Lo stesso avviene nello splendido istituto tecnico di Terni, dove larchitettura viene esplicata con lastre inospitali. Allinterno della poetica del mattoncino ridolfiano, De Feo inserisce questo elemento prorompente basato sullarchetipo, in cui larchitettura tende a farsi architettura che si sottrae, a ricordare una fortezza da linea Maginot. In altro progetto, Concorso per il Palazzo Municipale di Legnago, si sente ancora la presenza di un polo gravitazionale, degli elementi architettonici che nella loro scheletricit, che tendono a porsi sempre in maniera gravitazionale attorno ad un cuore centrale. Gino Valle, con il progetto per la Zanussi, lavora soprattutto a Udine e dintorni, e poi sbarcher a NY e realizza la sede della Banca dItalia. Valle un poeta del cemento armato, come Nervi, Morandi e Musmeci. Un progetto molto importante del gruppo GRAU, quello per larchivio di stato di Firenze, dove si vede come la poetica che allora era tutta storicista viene abbandonata, e tutto lo sforzo progettuale viene concentrato sullidea della costruzione architettonica come risoluzione di problematiche legate alla geometria proiettiva. Il rapporto con la storia c ancora, ma nella complessit si perde la memoria e il valore simbolico dellarchitettura per puntare tutto sulla compenetrazione tra le figure geometriche. Guido Canella, un altro grande maestro assieme ad Aymonino, Rossi, Polesello, che ha elaborato una poetica del brutto, perch fa della poetica dellantigrazioso il proprio costante riferimento dal punto di vista del proprio itinerario progettuale. Sul tema dellantigrazioso si svolge tutta la cultura architettonica artistica dal 900 in poi, come una propensione alla repellenza. Si tratta di ineterventi dellinterland milanese, siamo a Pieve Emanuele, un posto abbandonato, in cui realizza come prima occasione progettuale proprio di fronte alla fontana di Segrate di Aldo Rossi, il municipio di segrate, una architettura tra il neobarocco e il neopostindustriale. Inoltre realizza anche un centro civico, dove la sconnessione tra le parti lelemento di riconoscibilit. Gianugo Polesello, autore di poche architetture, ma sempre legato alla forma archetipa. Uno dei progetti pi interessante per luniversit di Las Palmas alle Canarie. Ledificio straordinario di Gabetti e Isola, assieme a Guido Droppo, il Centro residenziale ovest Olivetti, a Ivrea, dove il tentativo quello di riappaesare, quasi affondare larchitettura che deve diventare invisibile. Quindi larchitettura viene quasi disteso nella natura, e in questo senso riprende il tema del rapporto tra natura e architettura che un tormentone che va dai tre templi del periodo repubblicano, il tepio di Giove Anxur, il tempio della fortuna primigenia e il tempio di Ercole a Tivoli, sono il tentativo di rapportare larchitettura alla natura in modo che entrambe, si trasmettino a vicenda luna nellaltra, in modo che la natura diventi architettata e larchitettura diventi natura. Uno dei pi bei esempi questa soluzione residenziale, memore dei temi del 700 londinese. Quindi lidea dello sviluppo a emiciclo, come gi in Quaroni, nel progetto delle barene di San Giuliano, negli anni 70, riprende il tema del rapproto edulcorato tra natura e architettura. Agli inizi degli anni 70 siamo di fronte al progetto di Piano e Rogers, per le Centre Pompidou, a Parigi, una sorta di macchina infernale. I due vincono giovanissimi il concorso per il nuovo museo che vede sovrapposto in una zona di Parigi molto compatta e unitaria, una sorta di sventramento, e viene realizzata questa sorta di raffineria per il petrolio. Ovviamente si tratta di un progetto eversivo, perch il progetto prevedeva la costruzione di un museo. Per la prima volta Piano e Rogers propongono non un museo come lo immaginiamo noi, ma un museo come macchina del consumo, in cui la gente possa ritrovare il senso

della perdita di s, come nei boulevard ottocenteschi, dunque il perdersi tra gli ampi spazi di questo che tutto potrebbe essere tranne che un museo, che tra laltro funziona molto bene. Questa realizzazione fa leva sulla eccezionalit della struttura tecnologica, in cui vistosamente, e non un caso, loro chiedono un intervento tecnologico ad una delle pi grandi fabbriche tedesche, la Kruz. Quindi lesibizione di questi nodi architettonici diventa il motivo della vera bellezza di questa macchina infernale, del consumo totale. Addirittura la sottolineatura della fruizione dallesterno, attraverso la rampa di salita, che riannoda tutti i cinque piani del volume. Lidea quella di un oggetto assolutamente decontestualizzato, che non pu trovare nessun rapporto armonico con la citt, dove viene inserito questo strano oggetto, in cui addirittura la colorazione dei tubi fa sembrare questa architettura una vera e propria raffineria. Nel 75 succede un altro fatto molto importante, a New York, al MoMA, c la prima mostra che d conto della creativit italiana, e questo linizio della fine, ossia gli architetti italiani vengono sollecitati a una esibizione di vanit e narcisismo. La mostra New Domestic Landscape, la prima occasione per larchitettura italiana di scivolamento verso il design, verso la bellezza estenuante e paradossale delloggetto architettonico ammiccante al fenomeno della moda. Tutti gli sperimentalisti dellidea della citt danno sfogo alla creativit incontrollata. Sottsass e Mendini, riprendono il tema delle avanguardie storiche sullidea della conflittualit tra le parti esasperate e messe in ridicolo, come se si passasse da un gioco serio ad uno caricaturale. Uno strumento di continuit che da adito a questa caduta della creativit modaiola forse la rivista Casabella. Il Cretto di Burri a Gibellina. Il cretto richiama un fiume rinsecchito che porta alla screpolatura. Realizzazione di Burri per la Gibellina vecchia. la prima risposta al disastro tellurico, del terremoto del 68, della valle del Belice, in cui il sindaco illuminato Corrao, chiede ad un artista come Burri, come risolvere il problema dello sciacallaggio nelle rovine della vecchia Gibellina, distrutta dal terremoto. Burri propone questa sorta di sudario, che copre, e ricompattando con il cemento bianco le rovine della vecchia GIbellina, ma dove la gente pu ritrovare memoria tra i tagli, il rinsecchimento che in realt restituisce la fotografia del paese preesistente, e questa soluzione che ricopre gelosamente le memorie distrutte dal terremoto un modo di rispondere a qualsiasi idea di ricostruzione, anche per verr ricostruita la nuova Gibellina a 20km di distanza, ma un modo per preservare le rovine, come se non dovessero essere pi toccate in eterno. una delle esperienze pi belle da affrontare. Gibellina nuova viene ricostruita nel comune di Salemi, e rappresenta un terreno molto importante come esperienza di laboratorio in vitro dellarchitettura e della ricerca nazionale e internazionale, ma con qualche problema perch diventa una sorta di esibizione delle vanit. Ossia tutti gli architetti vengono a dare il proprio contributo cercando ognuno di dare il meglio di s, ma ognuno restituisce cose difformi che non sono pi la monumentalit cui aspirava Rossi, ma in qualche modo la ricerca di disidentit, la ricerca di differenziarsi. Per cui abbiamo la chiesa di Quaroni, chiesa che poi crollata, con la grande sfera boulleeiana, lunico elemento sopravvissuto. Oppure le due realizzani di Franco Purini, la Casa del farmacista e Casa Pirrello. Il tema da una parte quello di riproporre il tema dellarchetipo della casa, con il tettuccio a falde, come una sorta di presa in giro dellarchetipo della casa, dove la facciata viene riproposta con una ripresa affabulatoria e favolistica. Nellaltra casa invece c lidea dello spazio volumetrico disaggregato nelle proprie parti costitutive. Il fronte che addirittura, sottolineato e ricerca il proprio spessore attraverso lelemento travato che fuoriesce e buca la pensilina sovrastante. Sempre Purini con Laura Thermes, si fanno carico di ricucire la frammentariet delle architettura presenti. Costruiscono un sistema di 5 piazze, di cui saranno realizzate le prime tre, in cui le piazze danno memoria della tradizione architettonica, si nota la traccia di un impianto quasi basilicale, voltato, ma c anche lidea di porsi come testate attorno a cui possono andare a sbattere tutte le altre architetture, quasi una sequenza che metta ordine al caos. Un progetto anche molto bello, la chiesa di Poggioreale, dove il tema del frammento della chiesa che un semplice capannone per dare conto allo

spazio sacro, in fondo riscopribile anche nellanonimato. Quindi la chiesa ridotta ad un puro capannone, poi gli elementi di eccezionalit, dal campanile al sagrato, danno conto di una complessit che restituisce dignit alla unit dellarchitettura retrostante. Lepisodio pi straordinario dato da Francesco Venezia, attraverso due interventi a Salemi e Gibellina. A Salemi realizza amorevolmente, quasi accarezzando le pietre di una vecchia casa ottocentesca distrutta dal terremoto, con una sorta di riaffioramento archeologico del moderno, solo ridisegnano lelemento di caduto della casa ottocentesca anonima e contadina, il teatrino allaperto. Infatti il teatro riprende una bellezza quasi greca attraverso la risistemazione dei conci delle pietre di tufo locale, e attraverso il ridisegno scava linterno della casa preesistente, ridisegna solo gli elementi perimetrali della casa facendoli assurgere ad una nuova dimensione quasi da acropoli greca. Mentre a Gibellina realizza il museo civico, dove prende a pretesto un reperto di un tratto del Palazzo de Lorenzo che stava nella Gibellina vecchia, e lo innesta in questa cavea , come memoria della vecchia Gibellina, trasporta un frammento di unutopia che apparteneva al vecchio palazzo e che arricchiscono lanonimato dellarchitettura asettica, in cui non c nessuno sforzo di far sentire la cifra stilistica. Alla fine degli anni 70, Purini fa il progetto per il teatro scientifico. Lidea quella della memoria del teatro elisabettiano, ma anche quello della costruzione di uno spazio in un altro spazio, che era anche il tema dellarchitettura in unaltra architettura di Boulle e Ledoux. Sempre sul tema delleffimero troviamo Aldo Rossi, con il teatro del Mondo, memore delle ricerche nella Venezia del 500, e la ricostruzione comera e dovera del teatro Carlo Felice, di Genova, in collaborazione con Ignazio Gardella, in cui ricostruiscono il teatro comera e dovera prendendo tutti gli elementi del vecchio progetto, di cui era sopravvissuto soltanto il colonnato, decidono di ricostruire il teatro come se fosse il vecchio teatro ottocentesco, ma inventano allinterno del teatro la grande torre civica, la torre delle scene, dietro il palcoscenico, e in qualche modo riappaesando il teatro ottocentesco alla cultura di Genova. Allinterno c il ricorso ad una sorta di ripresa delle piccole strade di Genova, i canuggi, quindi la citt stessa si affaccia sugli spettatori, dando la possibilit di leggere larchitettura nella propria semplicit.

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