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GIORNALISMO CULTURALE C.

Serafini
Ufficialmente la terza pagina nasce il 10 dicembre 1901 sul Giornale dItalia allora diretto da Alberto Bergamini, che della terza stato lideatore. Gi dal 600 in diversi paesi europei vi erano giornali letterari, in linea generale nel 700 e nell800 saranno le riviste i veicoli migliori per la diffusione delle idee. La terza di Bergamini nasce come risultato di un processo che ha inizio almeno a partire dallUnit dItalia e che giunge a proporre la cultura come professione. Alcuni esempi di esperienze letterarie significative diffuse dai periodici si avranno con Il Capitan Fracassa, Il Fanfulla della domenica supplemento letterario e la Cronaca Bizantina, che pu essere visto come uno dei primi esempi di giornalismo moderno. Da dopo lUnit dItalia, anche per il rapido sviluppo che conobbero i mezzi di comunicazione di massa per richiamare un consenso, si pu individuare un momento di grande impegno nel tentativo di costruire uno status professionale alla letteratura, di affermare i possessori della cultura come tecnici utilizzabili dalla societ nel suo complesso e inserirli nei settori in via di sviluppo quali il giornalismo e leditoria. Diciamo che alla base della nascita della terza pagina si possono scorgere motivazioni intellettuali-letterarie e motivazioni pi propriamente economiche. Tutto ci sfocer anche nellassunzione di un impegno politico da parte della letteratura. Nel 1895 usciva il primo numero del Convito, lanno successivo Il marzocco e nel 1899 il Giorno, che vedono le prime forme di intervento attivo dellintellettuale nella societ. La massa inizia ad imporsi con il potere distruttivo del livellamento del numero rispetto alloriginalit creativa del singolo. Alla bellezza dellopera darte unica la massa oppone limpersonalit della copia riproducibile e al giudizio di valore estetico oppone il mercato. Lintellettuale deve quindi reagire e si orienta verso una forma di attivismo che caratterizzer il primo 900 quale evoluzione dellestetismo che aveva caratterizzato lultimo 800. Tuttavia il fronte intellettuale a passaggio di secolo non appare uniforme n compatto, si dibatte tra valori tradizionali e una maggior disponibilit nei confronti della civilt industriale. Laccettazione delle nuove strutture del mondo moderno, e parallelamente si modificavano i rapporti di forza con i gruppi dirigenti: gli intellettuali, infatti, non si presentavano pi come gruppo politico con finalit autonome, ma come gruppo intermedio finalizzato alla difesa del Progresso. Allinizio del 900 questi atteggiamenti si risolsero in una vera e propria milizia al servizio della borghesia, nellapplicazione di un compito di formazione dellopinione pubblica. Due saranno le istanze su ci verter la polemica dei giovani intellettuali: listanza del recupero del realismo espressivo, e la necessit di affermare la collettivit al di sopra dellindividuo, o daltra parte una vecchia ideologia dopposizione dei ceti medi, pervasa per ora da una generale accettazione della nuova struttura della societ. Man mano che la piccola e media borghesia abbandonavano i pregiudizi pre-industriali, gli intellettuali pi legati allindustria culturale sviluppano i temi legati ad una forma di moralismo piccolo- borghese. Nel complesso dunque la situazione degli intellettuali allinizio dei 900 appare notevolmente modificata, scompare lopposizione alle nuove strutture economiche, se si eccettuano singole personalit come Svevo, Pirandello e Campana che si muovono su una linea di opposizione alla civilt industriale. La funzione degli intellettuali appare ormai integrata in unindustria culturale che comincia proprio in quegli anni a creare strutture stabili con lespansione delleditoria e del giornalismo. Il quadro che si viene aprendo allinizio del 900 quindi allinsegna dei rapporti tra politica, cultura e industria. La politica italiana nel XX secolo attraversa tre o quattro periodi che sono nellordine la democrazia giolittiana (1900 1914), il fascismo (1922-1943) e la democrazia repubblicana che vede poi dai primi anni 80 la cosiddetta Seconda Repubblica. La democrazia giolittiana stata di fatto reale ma limitata, non solo perch gran parte della popolazione ne era fuori, ma nel 1901, quando la terza pagina nasce, la nuova formula del governo garantiva una relativa stabilit sociale. Questo spiega anche perch le pagine culturali della stampa quotidiana, che iniziava ad essere lo strumento pressoch unico di informazione dei ceti medi e delle masse popolari urbane, nei primi anni del 900 appaiono dominate dalla moderazione e dallequilibrio. La terza pagina nacque il 10 dicembre 1901 sul Giornale dItalia. Si doveva presentare a Roma la

Francesca da Rimini di Gabriele DAnnunzio: non si parlava daltro. (...) la tragedia di DAnnunzio era un grande avvenimento: richiedeva una degna relazione che superasse i maggiori precedenti delle cronache teatrali. (A. Bergamini) Il successo della terza fu notevole, ma subito ridimensionato dallassenza ogni giorno di avvenimenti del calibro della prima di DAnnunzio. La mossa di Bergamini di chiamare a scrivere sul giornale grandi nomi della cultura fu vincente, soprattutto decisiva fu la collaborazione con benedetto croce. Si realizz una perfetta rispondenza tra terza pagina e le posizioni del giornale: si offriva al pubblico una cultura sorretta dal robusto tronco del pensiero crociano e chiuso nellaffermazione gelosa della propria autonomia. Comparvero alcuni scritti sul futurismo, si intensific la mitizzazione della figura di DAnnunzio. La terza pagina del Giornale dItalia ebbe cos un ruolo non secondario nella battaglia interventista per trasformarsi poi, per tutta la durata del conflitto, in pagina di propaganda bellica. Nel giro di pochi anni la terza pagina fu recepita dai maggiori quotidiani del tempo, ma quello che ebbe maggior importanza fu il Corriere della sera con Gabriele DAnnunzio come uno dei suoi maggiori collaboratori. La nascita del Corriere della sera risale al marzo 1876, ma dallentrata in scena di benigno Crespi a met degli anni 80 che il quotidiano inizi la sua ascesa. La vera svolta avvenne quando la sua direzione fu assunta da Luigi Albertini, nel luglio del 1900. La sua terza pagina fu nazionale nel senso che non vi comparivano firme straniere, quella del Corriere fu sempre una pagina vivace, a tendenza narrativa. Il Corriere era istituzionalmente lontano dalla gravit accademica che distingueva le maggiori testate meridionali. La gente per bene chiedeva al giornale la narrazione e linterpretazione dei fatti. Se si scinde la terza pagina nei suoi due aspetti fondamentali, il fondo culturale o letterario, da una parte, e la moralit o la corrispondenza brillante dallaltra, si potr dire che lintroduzione del primo genere spettata al Giornale dItalia, ma linvenzione del secondo stato ad opera del quotidiano dei Crespi. Gabriele DAnnuncio ebbe con il direttore Albertini del Corriere della sera un rapporto del tutto particolare, fino quasi alla funzione di tutore nei confronti del poeta vate. Questo rapporto che si svilupp emblematico anche di un altro tipo di dinamica, quella della funzione del letterato come possibile voce despressione politica di un determinato ceto. Albertini infatti chiede a Dannunzio non qualche frammento letterario, ma unode alla guerra che il poeta ben lieto di inviare. Viene quindi a delinearsi un nuovo rapporto tra letterato e giornale. Lepoca Albertini termin sotto al fascismo, per volont del Duce. L8 luglio del 1923 sul Popolo dItalia, Albertini fu oggetto di un pesante attacco. Mussolini ordin al prefetto di Milano di diffidare il giornale, cosa che avvenne il 2 luglio 1925, dato che il corriere aveva intensificato da qualche tempo la sua violenta, persistente campagna contro il regime. Se da un lato la censura ha determinato un chiaro allineamento culturale ai dettami del fascismo, la terza pagina inizia ad essere definita come il salotto della stampa italiana. Molti intellettuali e giovani scrittori proprio in questi spazi muovono i primi passi verso la notoriet. I terzapaginisti furono in grado, come in seguito raramente successo, di assicurare con uno spirito che potremmo dire di servizio una quantit e qualit dinformazione capace di orientare e guidare con mano sicura il lettore, nel magma caotico della produzione letteraria. Senza dubbio collaborarono ad una generale elevazione culturale del popolo dei lettori. Il fascismo approva la nuova legge sulla stampa nel 1925 e nel 1934 trasforma lUfficio stampa del capo del governo in Sottosegretariato per la stampa e la propaganda, che lanno successivo diventa Ministero sotto la guida di G.Ciano. Nel 1937 nasce il Ministero della cultura popolare, il cosiddetto

Minculpop. Tuttavia nelle prime fasi del regime le espressioni propriamente culturali, soprattutto per quel che concerne lambito artistico letterario, non subiscono limposizione di una vera e propria direttiva ufficiale. Il regime sembra rivolgersi allintera classe intellettuale nellottica della ricerca di una legittimazione. Tra il 1925 e il 1926 vengono chiusi gli ultimi quotidiani di opposizione ancora attivi (LUnit, lAvanti, Il Mondo, La Voce repubblicana) e vengono introdotte persone fidate come direttori dei quotidiani liberali. Restano da chiarire le posizioni del Corriere della sera e de La stampa. Si gi visto come il regime abbia estromesso Albertini, al quale succederanno Pietro croci, Ugo Ojetti, Maffio Maffi e Aldo Borelli che rester alla direzione del corriere dal 1929 fino al 1943 in linea con il regime. La Stampa viene acquistata nel 1926 da Giovanni Agnelli che dopo aver alternato tre direttori, affida il giornale a Alfredo Signoretti che lo condurr fino al 1943 anchegli in linea con il regime. Di fronte a tutti i direttori radunatisi a Roma il 10 ottobre 1928, Mussolini sottolinea come la stampa fascista sia la pi libera del mondo perch fedele ad un solo regime, in effetti, negli anni 30 si assiste al massimo sforzo da parte del regime di inglobare la cultura. Nella terza pagina si registra in questi anni un calo della componente informativa, ed un rafforzarsi della separazione tra cultura alta e popolare e della popolare ripartizione in tre pezzi: elzeviro, reportage dallestero, variet di cronaca letterario-artistica. Se nellelzeviro domina la prosa darte con predominio della letterariet sulla letteratura, il reportage risponde invece ad unesigenza di evasione e di esotismo. In questi anni un discorso a parte merita Antonio Gramsci, arrestato nel 1926, uscito dal carcere solo nel 1937 per morire in clinica a Roma. In circa dieci anni di lotta politica precedenti allarresto lo vedono impegnato in unimmensa quantit di scritti giornalistici e politici finalizzati al far maturare nella classe operaia coscienza culturale del proprio stato. Responsabile di questo processo per Gramsci lintellettuale, il cui ruolo viene identificato nella mediazione culturale e del consenso, nellessere organico ad una classe sociale, vicino alle sue problematiche ed esigenze, e non lontano, rinchiuso in una casta autonoma. La sua grandezza sta proprio nellaver letto i fatti culturali in chiave politico sociale. Ed ci che manca radicalmente nella terza fascista: la lettura politico sociale degli avvenimenti. Non quindi scorretto parlare di corporativismo o di aria familiare nella repubblica delle lettere fascista. Ma questo radicarsi di una posizione di chiusura intellettuale fu solo conseguenza della censura o delle direttive del regime? Alla vigilia del Primo Conflitto Mondiale Renato Serra scrive Esame di coscienza di un letterato una sorta di giudizio sulla cultura italiana di quegli anni. Lazione degli intellettuali nella vita sociale si basava su due linee divergenti: chi, come Croce, affermava la propria autosufficienza, per cui il sapere non era al servizio di nessuna ideologia e si era lontani quindi da qualsiasi forma di attivismo, e chi invece come Papini, agiva in ragione di una forma di militanza ideologica. Serra, sostenendo che la guerra non cambia nulla, intendeva demolire la nozione di guerra come sola igiene del mondo, lidea retorica di una missione italiana. La guerra poi con la sua disfatta, se per i crociani confermava limpossibilit intellettuale di dominare il processo storico, per il resto del mondo intellettuale la delusione post bellica era la dimostrazione che dalla tragedia della guerra non ne sarebbe nata una nuova cultura. Lo Stato italiano appariva dopo la Grande Guerra profondamente diverso da quello di pochi anni prima. Passata la stagione dei sentimentalismi avanguardistici e dei vociani, inizia il periodo del cosiddetto ritorno allordine che vede nella rivista La Ronda il suo maggior momento. Il ritorno allordine di cui si fa portabandiera la rivista La Ronda insieme sintomo e causa della crisi del ruolo intellettuale. Il coinvolgimento attivo nella vita sociale e politica ha caratterizzato i primi decenni del secolo, ed culminato in una sostanziale sconfitta nella spinta decisiva degli intellettuali a favore della Guerra. A questi sono seguiti il ritiro nellautonomia del campo letterario e la riaffermazione delle prerogative di casta del letterato. La Ronda ha riproposto con forza una tipologia di letterato umanista, al di sopra ed al di fuori della mischia. Ecco allora che la prosa darte, perfetta espressione del disimpegno in cui il calligrafismo prevale su qualsiasi discorso di contenuto, diventa il genere egemone. Il mondo della letteratura, con le dovute ma rare eccezioni, reso

subalterno al fascismo. Da un punto di vista di storia del giornalismo, il dopoguerra vede come naturale conseguenza della caduta del regime il venir meno del controllo esercitato, con relativa sfascistizzazione dei giornali e dellinformazione, e con lintroduzione dellelemento critico nella letteratura sociale e politica della societ. Questa la grande novit, pur sopravvivendo ancora nella terza pagina dei giornali, lelzeviro tutto letterario. In questi anni non raro trovare scrittori che lavorano nelle redazioni dei quotidiani: Vittorini caporedattore de lUnit di Milano, Calvino redattore della terza pagina dellUnit di Torino, Montale dal 1948 scrive sul Corriere della Sera occupandosi non solo di critica letteraria, Caproni tra il 1945 e il 1946 conduce inchieste per il Politecnico. Se da un lato lesperienza della guerra domina la letteratura neorealista, unaltra parte del mondo intellettuale guarda con entusiasmo al futuro. Lantifascismo domina lintero panorama. Nellimmediato dopoguerra inizia a manifestarsi, per lo meno a livello progettuale, la volont di attenuare la differenza tra cultura alta ed elitaria e cultura bassa e popolare che si era ben consolidata negli anni trenta, e il processo di avvicinamento viene avvertito quale conseguenza della volont di creare un comune sentire. In questottica va letta la nuova iniziativa di Vittorini, che il 29 settembre 1945, sul primo numero del Politecnico, traccia le linee di una nuova cultura, che riveda il passato e che non sia pi consolatoria ma attiva concretamente nella vita sociale. E che fa la cultura per luomo che soffre?Cerca di consolarlo (...) Potremo mai avere una cultura che sappia proteggere luomo dalle sofferenze invece di limitarsi a consolarlo? Questi nobili intenti del progetto di Vittorini, identificazione tra cultura e societ, tra politica e societ. Ma il progetto, come anche la rivista saranno destinati al fallimento. Al di l dei problemi finanziari, dei difficili rapporti con il Partito Comunista, il progetto del partito fallisce per lincapacit o limpossibilit di realizzare quel programma di emancipazione, lutopia cio di un laboratorio culturale di massa. La stessa polemica con Togliatti, che critica limpostazione di ricerca libera e aperta della rivista, evidenzia come i tempi non fossero maturi. Quello di Vittorini pi attivismo che altro. Un certo elitarismo era presente quindi anche nella cultura di sinistra, nonostante la maggior apertura al dibattito, magari basato pi sul tradizionale concetto dellisolamento del lavoro intellettuale. In effetti lItalia si venne ricostruendo nel coesistere di forze politiche e sociali molto diverse tra loro. Lantifascismo rimase per allinsegna della partecipazione pi diretta delle classi popolari alla gestione del potere, cosa mal vista dallincedere del capitalismo occidentale e dalle classi privilegiate. Il partito comunista di Togliatti venne estromesso dal governo nel 1947 e le elezioni dellanno successivo videro la vittoria della Democrazia cristiana, con conseguente ritorno del potere dei cattolici e avvicinamento al blocco capitalistico in subalternit agli Stati Uniti dAmerica. Il Partito Comunista rest allora, almeno simbolicamente, garanzia di antifascismo e di uguaglianza. Il 5 marzo 1953 la morte di Stalin apre un nuovo scenario nellassetto sovietico, con reazioni nei paesi satelliti. Nel febbraio 1956 si svolge a Mosca il XX Congresso del Partito comunista, dove Cruscev presenta il Rapporto segreto in cui attacca Stalin, denunciandone i crimini. Questo ebbe un forte impatto sui comunisti europei. Di l a breve Polonia prima e Ungheria dopo si organizzano per insorgere. Quando in Italia attivo il dibattito polito sui fatti ungheresi, lUnit pubblica un articolo di Togliatti dove viene ribadita la posizione di comunisti italiani affianco al socialismo sovietico, mentre il Corriere evidenzia le ripercussioni che i fatti hanno sulla sinistra italiana in preda a confusione e lacerazioni interne. Ma dopo la devastante e violentissima repressione russa che si assiste ad una visione dei fatti talmente divergente da non poter non provocare conseguenze sul mondo culturale legato al Partito comunista. Con il 1956 si conclude in ogni caso una fase, quella in cui si era creduto nella possibilit della politica di intervenire nel merito delle scelte artistico letterario. I rapporti tra politica e cultura non muoiono certo qui, ma prendono negli anni a seguire uno sviluppo ed una dinamica differente.

Nel 1956 esce il quotidiano finanziato dallEni di Enrico Mattei Il Giorno, primo esempio concreto di morte della terza pagina nel senso storico del termine. Nello stesso anno inoltre la crisi di Suez con i riflessi nella politica internazionale, ed altre vicende interne del paese, segnano la presa di coscienza della societ, tanto sul piano politico che dellinformazione, che si traduce nel proliferare di nuovi organi di stampa, con conseguente crescita del dibattito culturale politico intorno alle prospettive di sviluppo della democrazia italiana in rapporto alla crescita economica e civile del paese. Nel 1955 nascono LEspresso, Officina, nel 1956 il Verri, nel 1959 il Menab di letteratura, nel 1962 Panorama. Il punto entrale da questo momento in poi la trasformazione in poco pi di un decennio dellItalia da paese prettamente agricolo a paese industrializzato. Ma i fattori costitutivi di questo periodo sono unirrefrenabile diffondersi dei mezzi di comunicazione di massa e il dilagare della societ dei consumi, che impongono di fatto nella vita quotidiana gli sviluppi portati dallindustria. Il neo capitalismo, letica dei consumi e lindustria culturale sono aspetti concatenati di una realt contemporanea che evidentemente non soltanto italiana. Si diffonde una cultura cosmo-politicoborghese paga di se stessa e perci priva di ogni spinta di tipo rivoluzionario: la carica di alienazione che il mondo moderno reca in s. La societ dei consumi imponendosi sul modello americano, fa breccia in maniera particolare sulle nuove generazioni, che nata negli anni della guerra non ne cap la tragedia, e cresciuta nella ricostruzione e nel benessere non si riesce a riconoscere nel concetto di sacrificio, risparmio, ideale e lotta che aveva guidato la difficile giovent dei padri. Il conflitto generazionale inevitabile. Negli anni 60 i giovani si riconoscono molto pi nei nuovi mezzi di trasporto, nella musica, nellabbigliamento, nei volti dei divi del cinema, che non negli eroi della lotta partigiana. Ci che poi sfocer nel 68 ha avuto il pregio di portare alla ribalta la necessit di un nuovo linguaggio e di unevoluzione dei costumi. Convinti i giovani che il loro grado di istruzione, il fatto di essere laureati o la loro ampia visione della vita e del mondo li porter a risolvere presto la situazione, si ritrovano nella met degli anni 70 a fare i conti con un tasso di disoccupazione giovanile triplicato. Gli anni 70 sono passati alla storia come gli anni di piombo. Gli avvenimenti di Piazza Fontana (dicembre 1969), il sequestro Moro 1978 segnano una delle parentesi pi nere della storia repubblicana. Il bilancio amaro sia da un punto di vista pratico che da un punto di vista di investimento ideologico, anche perch i successivi anni 80 hanno visto il trionfare della logica dei partiti e lonnipresenza del controllo sulle istituzioni e sullamministrazione pubblica. Negli anni 70 si sono svolte in Italia due vere e proprie battaglie culturali sociali che hanno coinvolto lintera societ italiana, dalla politica agli intellettuali, dalla Chiesa ai cittadini comuni intorno ai due temi dellaborto e del divorzio. Il trapasso della societ italiana da uneconomia agricola a uneconomia industriale venne sentito in maniera particolare dalla generazione degli scrittori nata fra il 1910 e il 1930, pi che come superamento del passato, come eliminazione brutale e violenta del passato. La nuova societ non ha modelli ai quali rifarsi, radicalmente unaltra, non avendo modelli lunico modo di conoscerla leggerla dallinterno, immergersi nellorizzonte capitalistico industriale come se una societ preindustriale non fosse mai esistita. Questa stata la cifra di Pasolini e Testori a Roma e Milano. Questa stata la cifra di Pasolini e Testori a Roma e a Milano ma in questottica vanno letti gli scritti di Flaiano e Manganelli che evidenziano conoscere loro proprio tutte le contraddizioni e le incongruit anche comiche della nuova Italia. il caso anche di Gianni Toti forse meno conosciuto, ma che partendo da un forte impegno giornalistico in ambito sindacale arriva attraverso un particolare uso del linguaggio a smascherare le verit della societ dei consumi. Sanguineti in occasione del convegno per i quarantanni del gruppo 63 rispondendo alle accuse mosse

al gruppo di presunto servilismo nei confronti dellorizzonte capitalistico tecnologico pratica che a opporsi a potere il capitalismo non sarebbe servito a nulla un ritorno al passato per tecnologico mentre pi opportuno estate stancarsi critico allinterno di quello stesso orizzonte. Sanguineti stato per tutta la vita fedele del suo progetto intellettuale politico che lhai visto molte volte suonato e perlomeno antipopolare nello stesso convegno citato del direttore non ha esitato dichiararsi spaventato da una cultura talmente supina allimperialismo capitalistico da restituire di ogni significato termini quali materialismo capitalismo proletariato. Il suo atteggiamento di fronte alla partecipazione intellettuale alla vita politica e sociale decisamente controvoglia nel senso di nonna totale militanza di un mantenimento comunque di separazione con lopera letteraria vera e propria. Tuttavia Moravia rappresenta nel secondo dopoguerra fino alla morte nel 1990 un punto di riferimento intellettuale se non altro come presenza come frequenza di interventi senza contare il notevole contributo culturale che ha dato con la sua attivit di critico cinematografico con i suoi reportage di viaggio. Invece sul fronte dello smascheramento delle logiche occulte del potere uno scrittore civile come Leonardo Sciascia: la mafia cambiata come cambiata lItalia. Una posizione a parte quella di Primo Levi e sebbene profondamente attuale nella letteratura della nuova societ non tralascia mai ritornare sua fondamentale valore della memoria. Ma tralasciando per un momento le posizioni particolari, su almeno due punti occorre fermare brevemente lattenzione la questione della lingua e lavvento della televisione. Sulla questione della lingua letteraria e poetica, un ruolo determinante hanno avuto le neoavanguardie e gli sperimentalismi, che agiscono proprio sulla ricerca dei linguaggi che non si limitino a ripercorrere modelli precostituiti. Sulla questione lingua incide in maniera massiccia la televisione che arriva in Italia nel 1954. Si avverte che la televisione la possibilit da un lato di contenere andare da altre forme di spettacolo da unaltra di incidere anche inconsapevolmente sullopinione pubblica controllando politicamente lintera societ dellinformazione. Le riforme televisivo legislative della met degli anni 70 la cosiddetta lottizzazione interna la Rai la televisione commerciale e le stata per quasi tutti gli anni 80 senti un chiaro quadro legislativo sono le senti ancora oggi pi che mai attivo del fatto che potere televisivo il potere politico coincidono. La televisione incide sullimmaginario collettivo in maniera tale da imporsi come mezzo che fa cultura pi che parlare di cultura. E qui il rischio enorme perch che cultura fa la televisione? La reazione del mondo intellettuale di forte preoccupazione, incide sulla coscienza di un popolo e di tutto il popolo, lei ci riesce loro no. La prima reazione stata quindi quella della demonizzazione del mezzo e le voci di Montale Pasolini Parise Bianciardi si levano in coro. La sproporzione dei due livelli, culturale di divulgazione della cultura attraverso il mezzo televisivo, ha fatto si ch o la cultura venisse degradata a spettacolo o che lo spettacolo venisse elevato a cultura. Il 14 gennaio 1976 nasce a Roma la Repubblica che alla fine degli anni 80 con il corriere il giornale pi diffuso con una tiratura di pi di 650.000 copie. Il mondo del consumo che entra prepotentemente nella vita quotidiana con la pubblicit. Non soltanto un fatto di persuasione allacquisto, anche e soprattutto la logica economica e quindi politica che dallacquisto deriva. La televisione ha il dominio assoluto sul consumo, creando un modello di consumatore. La televisione non offre pi appuntamenti ma tende a diventare flusso continuo, orientato a sedurre gli spettatori. Ne nasce un impero economico tale da non poter non coinvolgere la politica, che si vede vincolata al mezzo televisivo sotto due aspetti: da una parte la propaganda politica, dallaltra il controllo di tale mezzo. Lespansione del gruppo Berlusconi non vede limiti e ingloba anche leditoria, arrivando poi nel 1993 allingresso in politica aprendo il mai risolto conflitto dinteressi. La prima considerazione da fare relativa al doveroso prendere atto del fatto che la politica diventata una saponetta, come disse DAlema, nel senso che il politico deve essere presentato al pubblico nello stesso modo in cui un prodotto si piazza sul mercato. Al pensiero politico si sostituita limmagine politica e alla propaganda politica la pubblicit politica. Non esiste pi una forte identit politica, il pensiero politico ha perso riconoscibilit. Lo si vede in maniera particolare nelle campagne elettorali, ormai diventate vere e propri bombardamenti mediatici sulle stesse dinamiche della pubblicit televisiva. Larruolamento di Stanley Greenberg consulente marketing per la campagna elettorale di Rutelli nel 2001 rappresenta un esempio emblematico a conferma di questa politica di marketing, che pensa di

poter sfidare Berlusconi sulla stessa logica commerciale ideata e portata avanti in Italia da lui. Se la sinistra ha sempre combattuto in ragione delle idee e del pensiero, difficile che possa sconfiggere luomo marketing combattendolo con il marketing. Lultimo scandalo che ha fatto cadere un governo stato Tangentopoli, con il passaggio dalla prima alla seconda repubblica, che ha cambiato qualcosa nel sistema della corruzione che se prima si rubava per i partiti adesso si ruba per se stessi. Questo vuol dire che in Italia domina la logica del benessere individuale, logica che ha annientato luso della critica. Ora tutto questo non pu non spingere ad una riflessione sulloggettiva inefficacia del pur utile giornalismo di denuncia che oggi va per la maggiore, ma che presenta per lo meno due limiti: il primo lallinearsi troppo spesso con le logiche dello spettacolo, il secondo la carenza oggettiva di sviluppo del pensiero critico. Il modello commerciale televisivo si estende oltre la politica anche ai giornali in maniera evidente. La tendenza allapprofondimento critico decisamente inferiore rispetto al lato di colore dellarticolo. In conclusione e per tornare alla ratio del presente volume: cosa si intende per parola di scrittore? Si intende fedelt ad un metodo che appunto il metodo critico, il metodo che privilegia il tempo della riflessione su quello dellinformazione, il metodo che riesce ad aprire spazi di pensiero e di idee nel rapido fluire delle informazioni a getto continuo. E il metodo che pu ancora dare un senso alla carta stampata, che persa oggi la priorit del mezzo di informazione, pu passare ad essere luogo di commento e di comprensione. Il ruolo dellintellettuale quello di analizzare la societ in maniera tale da far vedere cosa si nasconde dietro la facciata dellapparenza. Far circolare le idee che mettano sempre sotto analisi le idee precedenti ed per questo che il ruolo dellintellettuale si presenta sempre e comunque di opposizione. LA BATTAGLIA DEI LIBRI E DELLE IDEE. ITALO SVEVO RECENSORE E CRITICO Italo Svevo. Dai suoi articoli affiora limmagine di un lettore vorace, partecipe in ogni momento della vita culturale della sua citt. Occorre distinguere le varie fasi della sua collaborazione a testate giornalistiche. La prima fase del lavoro di Ettore Schmitz quella della collaborazione allIndipendente, sul quale pubblica articoli e recensioni tra il 1880 e il 1890. In tutto gli articoli pubblicati sullIndipendente risultano a tuttoggi 27 e sono firmati con le iniziali E.S. Dal 1880 al 1885 e con lo pseudonimo E.Samigli dal 1886 al 1890. Considerando i contributi pubblicati sullIndipendente, colpisce subito il fatto che non vi sia in essi alcuna traccia di aperta condivisione della linea politica del giornale. Pi in generale chi scrive non appare in sintonia con quella linea culturale italianizzante, di matrice risorgimentale, che imperversa nella Trieste di quei tempi, e che trovava nel classicismo carducciano il modello pi compiuto. La scrittura sveviana appare sin dallinizio aperta ad una prospettiva europea. Per fornire una mappa sommaria pu essere utile cercare di raggruppare gli articoli di Svevo pubblicati dal 1880 al 1890 per aree di interesse. Si pu notare innanzitutto che molti di essi siano dedicati al tetro, una delle sue grandi passioni. Molti altri contributi vertono su romanzi e romanzieri allora in voga, recensioni a libri di saggistica di costume, di critica, di storia e scritti generati da occasioni particolari e polemiche e dibattiti dellultima ora. La redazione degli articoli per LIndipendente si situa in un periodo in cui Ettore Schmitz ha iniziato a fare i conti seriamente con le necessit della vita borghese, cosicch scrivere e studiare si configurano per lui come attivit semi clandestine, da praticare nelle ore serali e notturne, al riparo dallo sguardo vigile del padre. Le cose si complicano quando Ettore accetta dal 1893 di insegnare corrispondenza commerciale ed avvia anche una collaborazione con il giornale triestino Il Piccolo. Il Piccolo inizi le pubblicazioni nel 1881 e fu cos chiamato in ragione del formato ridotto pi maneggevole rispetto a quello dei grandi quotidiani dellepoca: si rivolgeva ad un pubblico pi vasto rispetto a quello dellIndipendente, sia per il costo pi modico, che per il tono pi colloquiale. Gli archivi del giornale furono distrutti nellincendio del 1915.

Solamente dopo la guerra limprenditore Ettore Schmitz, che aveva trascorso venti anni tra la fabbrica di vernici sottomarine di Trieste, Murano e Londra, la famiglia e le traversie della guerra, torn ad imbarcarsi in una nuova esperienza giornalistica, molto diversa per dalla precedente degli anni 80. Allindomani del primo conflitto mondiale Svevo fu tra i fondatori di un nuovo giornale La Nazione, espressione del gruppo irredentista liberale che intendeva rafforzarsi e definire la propria linea di condotta dopo lavvenuta redenzione di Trieste. Gli articoli apparsi sulla Nazione sono molto diversi di quelli dellIndipendente, in quanto non sono pi dedicati al teatro, a libri o ad autori, a dibattiti culturali e polemiche artistiche. Possiamo raggruppare questi contributi in tre serie, che gravitano intorno a due fuochi geografici: Trieste e Londra. La terza serie infine quella pi eterogenea, ed costituita da una costellazione di brevi dispacci e compendi di notizie inviati nel 1919 da Vienna, e a partire dal 1920 da Londra. Con la Marcia su Roma e lascesa del fascismo La Nazione gi ridimensionata dalla nascita del Popolo di Trieste cess le pubblicazioni, e con essa si spensero anche le corrispondenze dellimprenditore triestino. Erano gli anni del completamento della Coscienza di Zeno e di intensa concentrazione sui problemi di scrittura letteraria. Solo con limprovvisa notoriet Svevo fece le sue ultime sporadiche uscite come giornalista, pubblicando nel 1926 e nel 1928 sul Popolo di Trieste tre articoli e due brevi scritti doccasione. E necessario soffermarsi su alcuni nuclei della riflessione dello scrittore e in particolare su alcuni elementi che contribuiscono a mettere a fuoco la sua idea di arte e di letteratura nelle temperie culturale burrascosa della fin de siecle. Il suo primo articolo nacque dalla necessit di esprimere il proprio giudizio in merito ad una questione scoppiata giorni prima a Trieste:lopportunit di far rappresentare Il Mercante di Venezia in una citt con una componente ebraica molto ampia ed influente. Il discorso si sviluppa in lui quasi sempre a partire da un coinvolgimento personale molto forte, da un autobiografismo, rappresentato nel caso specifico che il giovane Schimtz in quanto ebreo si sente parte in causa, ed combattuto tra lamore per Shakespeare e loggettiva presenza di tratti anti semitici che egli rinviene nel disegno del personaggio. Sin dallesordio emerge dunque lattenzione per la scena teatrale seguita sia tramite la frequentazione attiva dei teatri della citt, sia attraverso la lettura delle pagine di critica teatrale. Nella fase iniziale la vocazione artistica di Svevo si lega ad una concezione della letteratura come strumento di formazione e diffusione di idee, come mezzo capace di agire sul pubblico, di incidere concretamente sulla realt. Uno dei suoi primi articoli si lega alla questione del Naturalisme au theatre e in particolare alla speranza della scuola verista di estendere il suo dominio dal romanzo alla commedia riducendo i romanzi a testi teatrali. A parere del giovane autore questa via non sembra troppo feconda. Gi da questo contributo si affaccia il tema del potere decisionale del pubblico, su cui Svevo torna ampiamente nellarticolo Il Pubblico. Larticolista ribadisce quanto possa essere decisivo il ruolo svolto dal pubblico di massa nella realt borghese. Ci che determina il successo delle opere ladesione alle mode del momento. Un autore che intenda seguire un filo di discorso autentico ed originale condannato allinsuccesso se non appare in linea con le tendenze del suo tempo. Svevo in effetti passa a riflettere, dal teatro di Shakespeare e dal verismo, al teatro di idee, imperniato sulla centralit dei conflitti interiori dei personaggi. A quella che legge come una degenerazione del teatro, sottoposto alle mode dei momenti, Svevo crede possa contribuire anche la stessa critica, come egli scrive nellarticolo Critica negativa. La responsabilit della cosiddetta Critica negativa sarebbe stata quella di aver cooperato ad un ulteriore peggioramento della situazione del teatro nazionale rispetto ai decenni precedenti. Laver sottoposto ad una serrata stroncatura le produzioni teatrali del nostro Paese. E a partire dalla met degli anni 80 che la riflessione sveviana sul romanzo si mette in moto, attraverso lanalisi delle nuove tendenze che si venivano sviluppando rapidamente su scala europea in quegli anni. Il giovane critico si confronta a pi riprese con il problema della crisi del naturalismo.

Nella recensione pubblicata in corrispondenza alluscita della Joie de vivre di Zola, forse lo scritto pi significativo tra quelli dedicati agli autori dellepoca, Svevo individua alcune apparenti contraddizioni allinterno dello stesso sistema zoliano. Nellosservare la situazione in movimento del romanzo di fine 800, Svevo portato a valorizzare una letteratura che si faccia portavoce di una problematicit di ordine etico e smascherare per contro quelle forme di spiritualismo decadente, di individualismo estetizzante. La via feconda per un superamento dellimpasse tardo naturalista passa per Svevo attraverso lassunzione di una nuova e pi avanzata responsabilit, etica e conoscitiva, del discorso letterario, ed questo il filo conduttore che il critico sviluppa. Egli si orienta non a caso a favore della profonda eticit delluomo dalle mani bianche di Turgenev, il quale nonostante sia consapevole dellinutilit del suo sacrificio per uomini che non lo sanno apprezzare decide di portarlo aventi sino in fondo, decidendo di finire sulla forca per la liberazione degli operai che lo considerano estraneo al loro mondo. La letteratura de fin de siecle sembra aver smarrito per lautore quellassillo di verit che aveva rappresentato il motore primo della letteratura naturalista, per dar vita ad un naturalismo deteriore e di consumo, o ad una letteratura decadente, irrazionalista, imbevuta di miti compensativi, che anzich approfondire la coscienza della crisi, finivano per rendere pi nebuloso e incerto il suo scenario. In Svevo nasce presto un forte interesse per lautobiografismo che rappresenter uno degli assi portanti della sua esperienza letteraria, di quel gioco di doppi, di trasposizioni, di travestimenti simulati e dissimulati che si stratifica nei suoi romanzi. Ma alla crescente attenzione per la dimensione autobiografica corrisponde il progressivo abbandono di una concezione dellarte come attivit capace di incidere sulla realt, come strumento di affermazione delle idee, corrisponde cio ad un sofferto ripiegamento verso una concezione privata e clandestina della letteratura. La pratica della scrittura diverr sempre pi per lui esercizio privato, un modo per arrivare a capirSi meglio, una misura di igiene utile a fissare nel tempo la coscienza di s. PIRANDELLO IL GIORNALISMO E IL CINEMA Pirandello critico e diffidente nei confronti dei quotidiani e giornalisti, ma le difficolt economiche lo spingono e costringono a collaborare con numerose testate. Limportanza del giornalismo per Pirandello scrittore avvallata dal fatto che la maggior parte delle novelle appare dapprima su riviste e giornali. Stesso discorso per i romanzi, per diversi drammi e per alcuni dei suoi pi importanti saggi. In pi il giornalismo rappresenta un collaudato meccanismo narrativo, costituisce lo scenario entro cui ambientare le sue opere, lespediente che mette in moto gli ingranaggi narrativi, d vita ai personaggi, assume particolare rilievo tematico simbolico. Lo stesso Pirandello non manca di sottolineare linfluenza positiva che il giornalismo ha sulla scrittura, quando lamenta in Italia lassenza di una prosa viva e piacevole. Lo scrittore esordisce come giornalista nel 1882-83 quando progetta e dirige un giornaletto scolastico interamente scritto a mano dal titolo Il Pensiero. Nel 1884 viene pubblicato il primo racconto Capannetta apparso sulla Gazzetta del Popolo della Domenica. Quando nel 1884 si trasferisce con la moglie a Roma, sinfittisce la sua collaborazione a giornali e riviste. Nel 1896 inizia a collaborare con Il Marzocco e nel 1902 con la Nuova Antologia, riviste sulle quali appariranno novelle, poesie, romanzi e saggi, e che offrono alcuni dei migliori risultati del Pirandello scrittore e saggista. Con il Corriere della sera collaborer fino dal 1909 al 1936, pubblicando per lo pi novelle e articoli saggio, nonostante i frequenti richiami del direttore del corriere che lo invita ad accorciare i racconti, o addirittura modificarne la trama, per non urtare la moralit e sensibilit dei lettori. Pirandello non si limiter a collaborare a diversi quotidiani e riviste, ma insieme ad alcuni dei suoi pi stretti amici dar vita al settimanale letterario Ariel, unesperienza che nella sua brevit 1897/98 riveste un ruolo importante per lo scrittore. In esso emerge con chiarezza la centralit della concezione pirandelliana che ruota intorno al Sincerismo concetto elaborato e sviluppato dallo stesso Pirandello.

Pirandello sar quindi fondamentalmente un elzevirista, recensisce opere letterarie e drammatiche, e pubblica la propria opera. Un giornalismo letterario che rifugge il giornalismo mondano, sensazionale e provocatorio al punto che la sua antipatia per lopera dannunziana viene a coincidere con lantipatia per lautore DAnnunzio. Pirendello fautore di una letteratura di cose, ma anche di un giornalismo di cose e non di parole. La sua diffidenza verso il giornalismo si spiega anche con lampio spazio concesso dai giornali proprio a DAnnunzio. Nellarticolo LIdolo, apparso su La Critica nel 1896, parla addirittura di mostruosa macchina del giornalismo che continua ad esaltare lopera del DAnnunzio. Il carteggio Pirandello- Abba estremamente interessante da questo punto di vista perch molte lettere contengono giudizi negativi sui giornalisti, tanto da arrivare a parlare di un vero e proprio complotto, congiura del silenzio nei suoi confronti. Ma Pirandello ricorrer sistematicamente alla carta stampata per dar voce alle sue idee, come dimostrano le interviste ed articoli relativi al dibattito cinematografico. Latteggiamento nei confronti del cinema dettato anche qui da un iniziale atteggiamento di critica e diffidenza. Eppure la diffidenza non impedir a Pirandello di occuparsi fattivamente del mondo cinematografico dal momento che nel 1915 pubblica Si gira, autentico romanzo saggio sul cinema muto, che da inizio ad un lungo e controverso dibattito sulle potenzialit, opportunit e limiti del cinema. Le prime dichiarazioni pubbliche dellautore risalgono agli anni venti, nel 1924 annuncia la trasposizione cinematografica di Il Fu Mattia Pascal ad opera del regista francese LHerbier. Io credo che il cinema, pi facilmente, pi completamente di qualsiasi altro mezzo despressione artistica possa darci la visione del pensiero Nel 1924 Pirandello non poteva prevedere la grande stagione surreale degli anni Trenta, in cui proprio attraverso la letteratura e le novelle riuscir a rendere appieno la visione del pensiero, sperimentando soluzioni artistiche ed espressive tipicamente cinematografiche. Allucinazione, follia e sdoppiamento della personalit sono tratti riconoscibilissimi dei suoi personaggi. Lo scrittore nella sua produzione narrativa, ricorre spesso alla figura del treno, notoriamente assimilabile al cinema, tanto da essere scelta quale immagine inaugurale della nuova arte. Le potenzialit del cinema nel rappresentare linconscio, nel rendere la visone del pensiero vengono ribadite poi in unaltra intervista del 1928 per la trasposizione di sei personaggi... ad opera di Murnau, di cui si dice pienamente fiducioso. Lerrore del cinema secondo lautore quello di voler copiare il teatro e la letteratura, mentre dovrebbe seguire una strada autonoma, sfruttando quelle prerogative artistiche che quelle non hanno. Il cinema sembra diventare per lautore uno dei mezzi privilegiati per esprimere l'indeterminatezza della vita interiore, dellirrazionale radicato nel razionale che costituiscono i cardini della sua poetica. La rivoluzione cinematografica nella cinemelografia. Come nella opere anche nei film la realt sar creata e non fotografata. Il presupposto di partenza che il cinema come la letteratura ed il teatro intesa come arte. Il concetto pirandelliano di artisticit del cinema sar parzialmente condiviso da Walter Benjiamin che nel saggio Lopera darte nellepoca della sua riproducibilit tecnica 1936 affermer che ci che blocca il cinema allingresso nel mondo dellarte proprio liniziale intento di riprodurre il reale. Lanno 1929 sar un anno cruciale per il pensiero pirandelliano sul cinema, anche segnato dal passaggio in Italia dal muto al sonoro. Pirandello si schiera apertamente contro il film parlato e sottolinea leffetto straniante che produrrebbe il suono rispetto alla immagini e propone di sostituire la musica alla parola. Si tratta proprio della cinemelografia di Pirandello. La cinemelografia un linguaggio di apparenze. Le apparenze non parlano. Il linguaggio delle apparenze pu essere solamente la musica. lasci il cinema la narrazione al romanzo e lasci il dramma al teatro. La letteratura non il suo proprio elemento, il suo proprio elemento la musica Cinemelografia ecco il nome della vera rivoluzione: linguaggio visibile della musica. Da questa iniziale critica infine lautore cambia atteggiamento nei confronti del cinema sonoro, accettando lidea di immagini parlanti sullo schermo ma criticando ora la pratica del doppiaggio. La conversione pirandelliana sar forse in parte dovuta dal successo che incontr la trasposizione cinematografica La canzone dellamore di una sua novella In Silenzio.

Pirandello coglie subito limportanza dei giornali per far conoscere la sua opera e il dibattito cinematografico n un esempio. LE UTOPIE DI FILIPPO TOMMASO MARINETTI Il futurismo fu un episodio di stagione ma come slogan fu anche materia desportazione e in Russia ebbe originali contraccolpi. Linnata indole polemica, la permanente esaltazione di toni, le spiccate note anticlericali hanno fatto di Marinetti una figura oltremodo scomoda. Marinetti seppe innestare un processo di sperimentazioni che non furono solo artistiche ma anche antropologiche. Ll no pronunciato nei confronti del passato evidente sin dai motti che Marinetti coni. Marinetti nasce ad Alessandria dEgitto nel 1876. I suoi primi interventi giornalistici sono per lo pi su questioni letterarie. Accanto alle prime collaborazioni editoriali Marinetti intraprende unattivit di pubbliche declamazioni poetiche presso teatri francesi e italiani preludio delle performances futuriste. Il Novecento appena iniziato e lascesa dei nuovi mezzi comunicativi sta riscrivendo le regole della comunicazione stessa. Marinetti intuisce i cambiamenti e decide di imporsi allattenzione del pubblico con una rivista propria, capace di spiccare in un panorama sempre pi affollato. Nel 1905 dalla sua abitazione milanese d alle stampe Poesia, rivista internazionale che non ha eguali in Italia. La vita della rivista termina nel 1909 ma i tempi sono ormai maturi per il vero atto di rottura: la nascita del nuovo movimento artistico chiamato futurismo. I capisaldi dellavanguardia futurista sono evidenti sin dal testo desordio, il celebre manifesto del Futurismo pubblicato nel 1909 in Francia sotto forma di editoriale del quotidiano Le Figaro e subito dopo in Italia nellultimo numero della rivista Poesia. In realt prima di questa data lautore, con una mossa astuta che anticipa le odierne tecniche di autoproduzione pubblicitaria, aveva fatto affiggere in diverse citt italiane alcuni manifesti arrecanti la scritta Futurismo F.T. Marinetti. Il Manifesto viene divulgato sotto forma di volantini lasciati piovere dallalto. Le tecniche comunicative del poeta richiedono una decodificazione allegorica: la macchina allude allarte moderna, il fossato costituisce lirrazionale, infine lincidente il banco di prova del nuovo artista futurista. Nella seconda parte del manifesto si passa invece ad esporre sotto forma di enumerazione quelli che sono i principi cardine del futurismo. Comincia cos unautentica dichiarazione di guerra alla tradizione, al canone: il progetto futurista si propone di innovare, svecchiare, velocizzare. La pubblicazione su rivista si pu allora davvero considerare strategica, per garantirne una pi ampia diffusione. Unaltra peculiarit dei manifesti futuristi la loro indole teatrale, sembrano scritti per essere recitati. Il Manifesto tecnico della letteratura futurista d inizio al programma di rinnovamento delle arti, il duello con la tradizione diviene aperto rifiuto delle norme. Al lettore vengono presentate le nuove norme della letteratura futurista: abolizione di aggettivi, avverbi, congiunzioni e punteggiatura, impiego di simboli matematici e musicali, uso di verbi allinfinito, distruzione della sintassi, sottrazione del discorso al rigore logico, sostituzione della psicologia con lossessione della materia. Una totale riforma linguistica in nome della sintesi e della velocit. Il nuovo strumento di espressione in questo orizzonte lanalogia. Lanalogia non altro che lamore profondo che collega le cose distanti. La fusione di parola e vita produce le parole in libert, strumento futurista di registrazione immediata degli stati danimo. Metafore condensate, immagini telegrafiche, scorci di analogia in simili teorizzazioni vi sono le premesse di tanti fenomeni comunicativi della modernit. Le espressioni sintetiche e sinestetiche del linguaggio pubblicitario devono moplto a Marinetti. La loro rivoluzione assunse cos un carattere antropologico e omnicomprensivo. Il film inteso come realt caotizzata diventa lo strumento per la fusione di linguaggi artistici. Considerati nel loro insieme i manifesti costituiscono un radicale esperimento di innovazione. Marinetti fu infaticabile avanguardista anche come critico ed editore. Sono oggi i nomi di Gozzano e Palazzeschi sono noti a tutti lo si deve anche al suo fiuto. Circa 10 anni dopo che queste idee erano state messe in circolazione, Marinetti presentando al pubblico la nuova generazione di poeti futuristi

asser E facile dimostrare come le parole in libert abbiano anche influenzato il giornalismo. Lidea di un'arte militante non poteva non sfociare in un diretto impegno politico. In una lettera a Papini il leader futurista dice che larte legata alla politica, da ci la formula futurista di arteazione. Nellottica futurista la guerra diviene un simbolo della modernit e come tale continuamente esaltata. Ma lutopia politica di Marinetti muore nel 1920, sostituita dal discorso artistico. GABRIELE DANNUNZIO GIORNALISTA Non stupisce che Gabriele DAnnunzio sia il protagonista di una vera e propria rivoluzione nellambito del giornalismo italiano tra la fine dell800 e linizio del 900, anzi persino a lui va ascritto il merito per linvenzione della terza pagina. Gi nel 1901 la fama del poeta consolidata, assumendo il ruolo di protagonista sulla scena italiana per oltre mezzo secolo proprio grazie ai giornali, usato spesso come cassa di risonanza delle sue imprese nella vita e nellarte. Se si ritorna infatti a quel 1901, necessario rimarcare che anche le aspettative riguardo alla Francesca da Rimini erano state abilmente pilotate dallautore. Dapprima organizz un incontro danteprima con amici ed attori per poi redarguirli pubblicamente dalla Tribuna per aver fatto trapelare troppe indiscrezioni. DAnnunzio si serve del giornale per scopo propagandistico. Limberbe giovinetto era stato accolto come una star nelle redazioni dei pi agguerriti giornali di Roma, trovandovi unoccupazione stabile e assai pi redditizia di qualunque altro impegno intellettuale. Dapprima stipendiato e persino direttore della Cronaca Bizantina, poi capace di imporre i suoi pezzi al miglior offerente, e infine la collaborazione con il Corriere della Sera. Sotto il suo diretto ed indiretto influsso nascono e muoiono giornali. La prima raccolta di scritti giornalistici dannunziani venne pubblicata nel 1913. Ledizione complessiva degli Scritti Giornalistici dannunziani sono ora disponibili ed i numeri parlano da s: 271 articoli nel primo volume, 217 nel secondo. Si pu a regione dire che lattivit dannunziana si interseca con la storia del giornalismo otto-novecentesco. Il primo articolo a noi noto risale al 1882 la fiera di santa Susanna apparso sul Fanfulla, questa prima attivit sempre firmata con pseudonimi. Il suo pi noto nome di battaglia, Il Duca Minimo, viene alla luce per la prima volta nel 1885 e lo accompagna nella Tribuna. La vera protagonista del primo periodo romano sicuramente Roma, lamore per la citt si tradurr nelle invettive contro gli sventramenti e le speculazioni edilizie che ne stavano trasformando radicalmente il volto. Liberatosi della miserabile fatica quotidiana, dismessi i tanti pseudonimi, pubblicato con successo Il Piacere, il DAnnunzio di Napoli ormai un artista pienamente affermato cui manca solo il riconoscimento doltralpe. A questo punto DAnnunzio sfrutta il successo del romanzo per pubblicare sul Mattino e poi sulla Tribuna, riflessioni e studi, esercizi preparatori per le sue opere pi impegnative. Formula considerazioni originali, riflette sulle masse, conia il termine intellettuale e prepara il terreno per il suo reale incontro con il pubblico di massa da una parte entrando in politica, dallaltra con la drammaturgia. La rinascenza della tragedia, articolo che appare sulla Tribuna nel 1897 segner lavvio delle riflessioni sul carattere del teatro come rito collettivo. Ma anche politica e letteratura ad un certo punto si intersecano e lautore inizia a prendere posizioni sui fatti contemporanei dai giornali. BENEDETTO CROCE TRA RIVISTE E QUOTIDIANI Nel 1909 usciva sulla Voce un articolo dal titolo I laureati al bivio: Croce vi tratteggiava una panoramica sui giovani italiani laureati in lettere e filosofia, indecisi se intraprendere la strada del giornalismo o quella dellinsegnamento. Croce ivi prendeva posizione netta contro il mondo della carta stampata. Egli sosteneva che la pratica della scrittura giornalistica disabituasse i giovani allordine e alla regolarit del lavoro e stemperasse uneventuale inclinazione alla contemplazione e alla riflessione a causa delleccessivo contatto con le questioni pratiche e con le questioni della vita di

tutti i giorni. Ripercorrere le tappe dellattivit di Croce collaboratore di riviste e quotidiani e co fondatore egli stesso di periodici, significa occuparsi della storia della cultura italiana negli anni che vanno dallultimo ventennio dell800 ai primi 50 anni del 1900. E del 1882 il primo articolo di Croce su Le lettere virgiliane del Bettinelli, apparso sullOpinione letteraria di Roma, supllemento dellOpinione. Tra il 1883 e il 1907 Croce si dilett a raccogliere cunti, canti miti del patrimonio linguistico ed etnologico della zona di napoli e della Campania. Contemporaneamente allinteresse demologico per le produzioni spontanee del popolo napoletano, Croce inizi a coltivare quello della letteratura per opere varie di contemporanei, che prese a recensire su varie testate: il Croce recensore fece il suo primo ingresso nellarena del giornalismo culturale nel 1883, con un articolo sul romanzo di Vittorio Imbriani Dio ne scampi dagli Orsenigo, edito dalla Gazzetta di Napoli. Firmandosi con lo pseudonimo Gustavo Coline a partire dal 1885 collabor con articoli tra gusto erudito e attenzione alla contemporaneit anche a svariati numeri della Rassegna pugliese di scienze, lettere ed arti, che usciva ogni 15 giuorni a Trani, stampata dal tipografo Vecchi. La rivista si inser nel filone della lettertura meridionalista, apportando contributi importanti. In questo periodo lattivit giornalistica si intreccia con gli studi eruditi che lo condurranno nel campo della filosofia e, grazie alla lezione del De Santis, gli permise di elaborare e determinare i rapporti tra critica storica e critica estetica, tra erudizione e storia. I rapporti con Il Giornale storico furono da subito tormentati. (Il metodo storico e quello positivo assunto da Croce, convergono nellattenzione allo stare ai fatti e nella ricerca di un sapere oggettivo.) Nel 1915 succede alla direzione del Giornale Egidio Gorra e ci fu una graduale apertura della rivista alla nuova cultura, ci sanc un netto allontanamento dalla scuola del metodo storico. Del 1901 limportante incontro tra benedetto Croce e Giovanni Laterza che inaugur un sodalizio umano ed intellettuale durato decenni. Del 1903 invece la nascita della Critica una delle riviste culturali che hanno pi profondamente segnato la prima met del 900 italiano. Il periodo si protrasse sino al 1944 e prosegu ancora idealmente fino al 1951 con I Quaderni della Critica. Dello stesso 1903 anche la fondazione del Leonardo ad opera di papini e Prezzolini: i carteggi tra Croce ed i due giovani intellettuali sono assai preziosi per comprendere le ragioni per cui Croce decise di collaborare pur non condividendone tutte le idee ispiratrici. Alla morte del Leonardo segu nel 1908 la nascita della Voce, diretta per lo pi da Prezzolini, e a cui Croce collabor con vari interventi tra il 1909 e il 1914. ma il pi importante strumento di lotta del Croce militante resta la sua longeva rivista, egli diffuse il programma de La Critica, rivista di storia letteratura e filosofia, nel 1902, dichiarando che avrebbe trattato di libri, italiani e stranieri, di filosofia, storia e letteratura attraverso il metodo della ricerca e delle documentazioni, ossia del metodo storico e filologico. Ma ci non basta perch a queste prospettive necessario affiancare un generale risveglio dello spirito filosofico. la seconda serie del periodico si focalizz sul maestro De Sanctis, sui problemi storiografici, sulla famiglia dei patrioti Giuseppe e Alessandro Poerio e su Vico. Alla fine della Seconda guerra mondiale il periodico prosegu la sua lotta contro il decadentismo, il futurismo e il pascolismo. Dal 1921 al 1925 comparvero invece sulla rivista alcune questioni inerenti lattivit di Croce senatore liberale e ministro della Pubblica istruzione. EMILIO CECCHI TRA LIBRI E GIORNALI. La giovinezza di Cecchi coincide con un momento in cui la citt di Firenze al centro della cultura italiana, grazie ad alcune riviste dalla durata spesso effimera ma dallindubbio impatto culturale, come Il Marzocco di Angelo Conti, Il Regno di Enrico Corradini, Hermes di Borgese e Leonardo fondato da Papini e Prezzolini. Cecchi pubblica i suoi primi articoli nel 1902 su la Medusa, lanno successivo inizia a collaborare al Leonardo, Hermes e a Il Regno. La sua presenza sulle riviste fiorentine costante. Il punto di svolta della sua carriera letteraria il 1906 quando decide di andare a Roma in

cerca di contatti e possibilit. In quello stesso anno inizia la prima e stabile collaborazione sulla terza pagina del Nuovo giornale fiorentino. Dopo due anni di incertezze finanziarie e vicissitudini familiari, nel 1909 Cecchi pubblica un intervento sulla neonata Voce di Prezzolini, sulla quale scriver sino al 1913. Nel 1910 il neo direttore del giornale romano La Tribuna, gli offre una collaborazione fissa su temi letterari, cos Cecchi si trasferisce ormai definitivamente a Roma. Con la guerra si trasferisce a Londra e tra il 1918 e il 1919 ottiene lincarico di corrispondente di politica italiana per il Manchester Guardian. Tornato a Roma partecipa alla fondazione della Ronda. Dal 1920 al 1923 mantiene su la Tribuna una rubrica di recensioni letterarie intitolata Libri nuovi ed usati. Nel 1927 approda al Corriere della sera che rimarr il porto sicuro della sua esperienza giornalistica fino alla morte, occupandosi di interventi saggistici e recensioni. Per il corriere diviene anche autore di reportage di viaggio dal Messico, Stati Uniti, Grecia ed attorno alle coste dellAfrica. Sia le recensioni di carattere letterario che gli articoli di taglio pi saggistico, saranno riuniti in volumi. Fermiamoci ad analizzare Pesci Rossi che oltre ad essere il primo volume di saggistica anche il libro in assoluto pi celebre di Cecchi, fondatore di un nuovo genere letterario a met tra letteratura e critica. Al principio della sua carriera il giornalismo per Cecchi lunica strada percorribile per lo studio della letteratura e dellarte, anche perch lunica strada capace di affrancarlo dalle ristrettezze. A pi riprese Cecchi manifesta la sua sofferenza nei confronti della misura e della natura artisticamente mortificante dellarticolo, esprimendo la volont di limitarsi dai vincoli della contingenza e dedicarsi ad un pi complesso lavoro creativo. Eppure allinizio della sua collaborazione a La Tribuna, Cecchi era piuttosto fiducioso nelle potenzialit espressive e culturali se non proprio artistiche della nuova professione giornalistica. Nel 1918 arrivato a Londra come rappresentante dellItalian Foreign office action bureau e corrispondente de La Tribuna, il distacco dalla realt italiana e anzi la vicinanza alla venerata memoria del giornalismo inglese mettono Cecchi sulla via che lo porter alla stampa del suo primo volume di prose letterarie, nella scia di quellessay che ha saputo fondere le esigenze della letteratura con quelle della realt. Ci che Cecchi riporta dal viaggio nellamatissima Inghilterra la misura della sua vocazione letteraria. Si possono ripercorrere le tappe della conquista di questa consapevolezza culturale e letteraria attraverso le riflessioni dello stesso Cecchi, a partire da una prosa di pesci rossi intitolata emblematicamente Dello stare a sedere. Larticolo analizza lessenza del giornalismo e la funzione del giornalista, contro tutte le suggestioni dellimmediatezza dellinformazione: Secondo me il giornalista essenzialmente un uomo che sta fermo. La prima prosa della Osteria del cattivo tempo, secondo volume di saggi di Cecchi, si intitola programmaticamente Dellarticolo di giornale e si propone di stilare una volta per tutte la genealogia dellarticolista, disegnando uno stemma di ascendenze elette: ogni sotto-genere giornalistico ha i suoi nobili antenati. Nel corso di oltre trent'anni dalle prime riflessioni Cecchi impiega tutto il suo acume critico e tutta la sua enorme riserva di conoscenze storico letterarie per attribuire alla prosa saggistica di breve respiro e dallo stile raffinato un blasone rispettato, una genealogia riconosciuta in nobili antenati. Fino a che Cecchi sembra rivendicare il titolo di giornalista non solo per lopera di recensore e critico, attivit che storicamente sempre stata di casa sulle colonne dei giornali, ma anche per la sua attivit di saggista. Il passaggio dal quotidiano al volume non passaggio irrilevante, i volumi saggistici ed i viaggi di Cecchi non sono semplicemente raccolte ma veri e propri libri, subiscono quindi una forte rielaborazione ed organizzazione. Le caratteristiche che hanno fatto di Cecchi uno dei maggiori scrittori italiani della met del 900 derivano direttamente dalla pratica giornalistica, sia nel contenuto che nella forma. La disciplina giornalistica ha contribuito in maniera determinante anche a forgiare laltro elemento inossidabile della sua prosa: lo stile. Una sintassi paratattica, un lessico ricco e duttile, con connotazioni coloristiche e una disponibilit infinita di toni e tinte diverse, uno stile adatto a svolgere argomentazioni sempre chiare e razionali, che stempera laulico con il colloquiale.

TOMMASO LANDOLFI GIORNALISTA SUI GENERIS La classicit di questo autore contemporaneo, per altri ersi modernissimo, giustifica il suo approccio alla carta stampata, che non far mai di Landolfi un giornalista in piena regola, semmai un pubblicista schivo, fuori dai ranghi e fedelissimo alla propria vocazione letteraria, difficilmente conciliabile con un pubblico allargato. Il giovane e brillante slavista gi a partire dal 1924 collabora a riviste romane come Occidente, LEuropa Orientale, LItalia letteraria e Caratteri. A Firenze scrive per Letteratura e Campo di Marte. I suoi contributi per non sono pensati in funzione delle riviste, si tratta piuttosto di anticipazioni di racconti che saranno pubblicati successivamente ne Il Dialogo dei Massimi sistemi e Il Mar delle blatte e altre storie. Il periodico Letteratura fondato nel 1937 e diretto da Alessandro Bonsanti, raccoglie leredit di Solaria, sostenendo il pi possibile in pieno regime lautonomia letteraria e lapertura alle esperienze europee. Campo di Marte attivo tra il 1938 e il 19333339 un quindicinale ermetico e polemico, che unisce alladesione alla poesia pura unansia di rinnovamento culturale e politico riconducibile al fascismo di fronda. Negli stessi anni Landolfi collabora con resoconti e corrispondenze di vario genere, al settimanale Omnibus, di attualit politica e letteraria. La rivista fa anzi una sorta di parodia dellattualit in chiave letteraria. Tuttavia queste esperienze non sono che le premesse di un impegno pi continuativo con la collaborazione a Il Mondo (1951/9). Il contributo pi corposo si estrinseca nella cura di due rubriche, che consistono in recensioni letterarie e curiose corrispondenze di viaggio sul territorio italiano. Il Mondo un giornale di minoranza, estraneo al clima dominante nellimmediato dopoguerra. Allattualit ed ai toni gridati, si preferisce una grafica sobria elegante, in bianco e nero, emblematica di un atteggiamento anticonformista, tanto sul terreno politico quanto su quello culturale. Lo humour e il gusto del divertissement sono un importante segno di originalit. La differenza pi rivelante rispetto alle altre testate il rifiuto della matrice pedagogica e dellideologia, a favore viceversa dellindipendenza di giudizio e del rifiuto di ogni facile compromesso. La rivista pu essere considerata un anti rotocalco, per la sua lezione di eleganza nel frasi interprete di unelite intellettuale che ha molto poco a che vedere con le grandi masse. La collaborazione pi cospicua, intensa e duratura posteriore e vede Landolfi impegnato come elzevirista al Corriere della Sera. La struttura della terza al corriere rimane a lungo invariata nel secondo dopoguerra lelzeviro di due colonne in apertura, il taglio o corrispondenza dallestero nella parte centrale e la variet che occupa la spalla, ossia le due ultime colonne. Landolfi interrompe la collaborazione nel 1954 ma che riprende quando il giornale passa ad una nuova direzione nel 1963. la condizione di disagio di Tommaso Landolfi nei confronti della scrittura di servizio si evince da alcune annotazioni in Des mois, diario personale degli anni 1963/64, anni dellimpegno giornalistico pi corposo. Landolfi soffre di una letteratura che ormai lavoro subordinato, attivit parcellizzata e sobordinata agli umori di un committente e di un pubblico ampio. Per sostenere questo lavoro non pu che darsi allalcol e al fumo. Labitudine a scrivere per la terza pagina, pu per lautore falsare locchio, modificare il proprio punto di vista, si costretti ad abitare langusto spazio di due colonne. La sede giornalistica comporta per chi scrive il rischio di perdere alcuni valori importanti tra cui la seriet della trattazione, la rilevanza dei temi e dello stile. Se la valenza elitaria e salottiera della pagina culturale si attenua a partire dal secondo dopoguerra, per la maggior propensione allattualit, landolfi costituisce senza dubbio uneccezione. La sua originalit si riconferma con la scrittura di elzeviri narrativi, negli anni 60 e 70, quando ormai rarissimi sono i collaboratori che praticano questo genere e la terza si fa sempre pi pagina di costume e informazione, dove lurgenza della notizia ha il sopravvento sulleleganza stilistica. Landolfi si rifiuta quindi di occuparsi di temi di attualit, di perdersi in sterili dibattiti, di legittimare un sistema culturale e politico in preda alle maggioranze di cui disconosce il valore da autentico anticonformista. lelemento per lui inaccettabile la piena adesione allestablishment culturale, per questo si vergogna a scrivere altro che che degli innocenti raccontini, che in realt sono tuttaltro

che innocenti, ma che gli permettono di restare fuori dalla mischia, di conservare una voce fuori dal coro. Latteggiamento nei confronti dei creduli e integrati colleghi dironia beffarda per la loro fede nellutilit sociale della cultura, in nome di una perentoria e sintetica scrittura giornalistica. Il viaggiatore deccezione che percorre lItalia degli anni 50, racconta i suoi luoghi in chiave personalissima, in una cornice solo apparentemente realistica. Lelemento soggettivo, la funzione emotiva sempre presente nella scrittura di viaggio dautore, occupa in Landolfi una posizione di primo piano, tanto da scalzare la presunta oggettivit. La raccolta edita da Vallecchi nel 1968, raccoglie in ordine cronologico 50 elzeviri landolfiani, pubblicati sulla terza del Corriere tra il 1963 e il 1965, con la sola eccezione di Isolia Splendens, dedicato alla figlia Idolina che uscir postumo. Centrali sono luso della lingua, la qualit letteraria della prosa, gli esemplari di poetica creativa. Landolfi che rifugge le dichiarazioni di poetica preferisce esplicitare il suo pensiero parodicamente. Una costante landolfiana largomentazione verbosa, ricca di variazioni sul tema e precisazioni, che si avvita su se stessa e procrastina lo svolgersi dellazione. Landolfi con ghigno da istrione si riduce a stilista e giocoliere della parola. In A tavolino il narratore eterodiegetico si concentra interamente sul tavolo dello scrittore, lo stile alto, nellaffrontare in unirridente trattazione pseudofilosofica i problemi minimi dello scrittore privo di spazio sufficiente per esercitare il mestiere. Le inserzioni di vocaboli antichi o in disuso, insieme al tono iper letterario esplicitano l'irrilevanza del referente per Landolfi. Una chiave di volta nel suo macrocosmo, di spicco e di grande attualit, riguarda il costante rovesciamento di prospettiva, lo svuotamento della visione convenzionale in virt di un filtro ironico distanziante, che agisce contestando dallinterno la tradizione letteraria. Il ricorso al paradosso e alla parodia della parola propria e altrui complicano e ravvivano la scrittura, questa per lo pi in prima persona, sdoppiata in canto letteratissimo di una realt sempre pi prosaica e minuta e contro canto irridente, spesso demandato laluso di parentetiche e incisi. Il conflitto tra uno stile magniloquente, dimpianto classico, e un referente banale produce effetti dabbassamento comico e sconfina nella satira. La tendenza ad indagare il lato scuro e retro verso della realt, la predilezione per la deformazione grottesca delle situazioni quotidiane un gioco tra i pi seri contrariamente a quanto potrebbe sembrare. SAVINIO E IL GIORNALISTA COME GRECO Lattivit intellettuale di Alberto Savinio ha spaziato in diversi campi espressivi, praticando una sperimentazione di linguaggi a tutto campo, da quello verbale a quello figurativo visivo a quello musicale. Questa particolarissima tecnica ermeneutica che Savinio mette a punto e che esibisce ad ogni pagina la puntuale celebrazione di unintelligenza capace di osservare e comprendere loggetto di analisi che gli si propone. A questa straordinaria capacit di cogliere il cuore del problema corrisponde una sorta di voracit intellettuale, volta a crearsi una cultura eclettica e dinamica. Il suo nomadismo diventa cos una soluzione di stile: eclettismo, plurilinguismo, versatilit nascono dalla possibilit di attingere alle fonti pi prolifiche e pi vivaci del momento. Usa il termine greco polipragmosine che vuol dire dedicarsi a pi arti e lo usa con orgoglio a dispetto della cultura contemporanea tradizionalista, specialmente quella idealista e crociana che lo leggono come deprecabile sperpero. E fondamentale per cogliere sino in fondo la peculiarit del pensero saviniamo, considerare loriginalit del suo modo di rapportarsi ai temi culturali e politici che and via via affrontando. Al centro della sua riflessione sulla natura e sulle modalit dellarte contemporanea, ricollegate agli esiti molteplici e contraddittori di una tradizione che non si spegne, ma solo muta toni e colori, c il privilegio della fase della transizione. A suo parere uno dei meriti principali della cosiddetta arte moderna la scoperta che larte non ha significato. I primi scritti di Savinio appaiono sulla rivista Apollinaire Les soiree de Paris. E nella stessa prospettiva che afferma Ci che si deve ricercare in unopera darte lo stato dintelligenza. Daltronde cos aveva definito il suo

particolare approccio al Surrealismo nel surrealismo mia si cela una volont formativa e, perch non dirlo? Una specie di apostolico fine Il suo pu essere definito un surrealismo civico. La collaborazione di Savinio a quotidiani e periodici sempre pi intensa e articolata: scriver negli anni 40 per Il Tempo e Il Corriere della sera: terr una rubrica Nuova enciclopedia che poi diverr il titolo del fondamentale volume adelphiano sulla rivista di architettura Domus e una critica musicale sul settimanale di spettacolo Film. In Savinio c una grande apertura al nuovo, sprovincializzazione di una cultura accademizzata e strapaesana che appariva incapace di incontrare le degenerazioni di una pi ampia dimensione di sperimentazione e di ricerca espressiva. Ma la scelta di Savinio molto radicale, muove in direzione di una sorta di discussione a tutto campo dei linguaggi e dei personaggi che affiorano nella quotidiana lettura del mondo, della storia dei suoi protagonisti o vittime. In questa prospettiva sottolineare la peculiare costruzione analitica o argomentativa o destrutturante dei saggi di Savinio, vuol dire mettere a fuoco una sempre lucida volont di comprensione e polemica ricerca della verit. La verit che Dio non intelligenza. Lintelligenza insegna a separare, e dio lUnit. CESARE ZAVATTINI SENZA DI LUI NON SI MUOVEVA PAGLIA Z non diventer n ministro n re, ma nel decennio di permanenza a Milano che va dal 1930 al 1940 si accrediter la fama di essere uno dei pi arguti e moderni giornalisti e consulenti editoriali su piazza e sar conteso dai maggiori editori, che senza il suo benestare, non muovevano paglia. Lattivit giornalistica di Zavattini inizi nel 1926 con La Gazzetta di Parma di cui fu redattore culturale. Corrispondenza, domande, risposte: il rapporto diretto col lettore, col pubblico era stato sempre il suo modo democratico e strategico di comunicare e coinvolgere il prossimo. Un concetto di giornalismo democratico, anti elitario e assolutamente al servizio delluomo, linvito a non perdere mai di vista il dialogo tra giornalismo e societ. Cesare Zavattini nasce a Luzzara, in provincia di Reggio Emilia nel 1902. Mentre escono i suoi primi racconti Confidenze del mendicante, Zanzere etc., Lemosina alle donne brutte, Zavattini pubblica un pezzo non firmato sulla Fiera Letteraria nel 1927 Tetralogia della genesi. La prima rubrica inventata da Zavattini Spettacolo per famiglie, nasce sul modello dellOtto Volante, la rubrica satirica di aneddoti e facezie della Fiera Letteraria sul mondo degli intellettuali a cui Zavattini collaborava in maniera anonima. Alla Gazzetta Zavattini inizi a lavorare nel 1926, nel 1928 si dedica interamente al giornale firmando due rubriche Andantino e Dite la vostra oltre A ciel Sereno, dove firmandosi ZA scrive raccontini e pezzi umoristici. Ma quando nel 1928 la gazzetta di Parma fu assorbita dal foglio fascista Corriere emiliano Zavattini abbandon la collaborazione. La rubrica dedicata ai bambini forse quella che maggiormente stupisce nel lavoro di Zavattini alla Gazzetta di Parma, qui il giovane Zavattini prende le vesti del mago e dellamico fraterno o del clown firmandosi Lamico Za. Non casuale perci lidea del Rifugio dei bambini non solo perch una delle vere novit giornalistiche e letterarie del giovane scrittore, ma perch aprire una rubrica per bambini nella terza pagina di un quotidiano denota acuta sensibilit nel capire che da l nasce il cittadino e luomo tout court. Nel 1929 il nostro a Firenze per il servizio militare ed inizia una nuova fase della sua vita. Qui conosce i solariani, partecipa agli incontri nel famoso caff delle Giubbe Rosse Zavattini arriva in citt con moglie, due bambini e molti debiti da saldare del padre prematuramente scomparso e lavorer giorno e notte: di giorno presso rizzoli, di notte presso Bompiani. Intanto su Cinema illustrazione aveva iniziato a scrivere nel 1930. Presso la Bompiani esce nel 1931 il suo libro di esordio Parliamo tanto di me, ed un successo enorme ne accompagn luscita. Gi nel 1934 Za era responsabile di Piccola, Lei, Novella, Cinema illustrazione, Secolo illustrato. Nello stesso anno con Rizzoli cura la prima collana editoriale I giovani, in cui proprio grazie al suo coraggio esordisce Carlo Bernari con Tre operai. Nello stesso anno iniziava il rapporto tra Zavattini ed il cinema, di cui diverr indiscusso maestro e rappresentante nel mondo del neorealismo. Intanto il rapporto tra Rizzoli e lartista destinato ad incrinarsi(1936), quando Zavattini chiede di essere iscritto al sindacato dei giornalisti, e viene licenziato su due piedi, ma allo stesso modo, essendo

circondato ormai di fama fu assunto dalla Mondadori, dove rester per tre anni. Con la Mondadori porter a buon fine loperazione letteraria gi intrapresa per Rizzoli e che diverr uno dei cavalli di battaglia sia delleditore che di Za le grandi firme, un settimanale rotocalco a larga diffusione con la copertina illustrata da Ginno Boccasile per pubblicare racconti di grandi firme della letteratura, anche di esordienti, cambiando taglio e veste grafica. Il giornale va a gonfie vele, suscitando invidia ed ammirazione tanto che Mussolini lo far chiudere nel 1938. nel 1937 esce il libro I poveri sono matti, ma Zavattini in preda ad un esaurimento nervoso si allontana per riposarsi e in questa parentesi inizia a dipingere. Negli anni 50 diede nuovo slancio alla rivista di Mondadori Epoca, inventandosi la rubrica seguitissima Italia domanda, progettato come un giornale di attualit a cui gli italiani potessero sottoporre quesiti sui problemi pi sentiti e scottanti. E invece del 1960 la realizzazione per la televisione dellinchiesta su LItalia che legge. Viaggio lungo il Tirreno, sorta di inchiesta documentario svolto con la regia di Mario Soldani. La pace rimarr unossessione nel pensiero di Zavattini, che nel 1963 lancer dalle pagine di Rinascita il Cinegiornale della pace, cui ognuno pu collaborare a suo modo con una poesia, con un racconto, con una confessione, con una testimonianza, con un grido... Anche il primo film di cronaca Roma ore 11 per la regia di Giuseppe De Santis ha un impianto giornalistico. E cos il primo film lampo ideato da Za, Storia di Caterina, che fu realizzato con il giovane Citto Maselli ed entr a far parte del film ad episodi Amore in citt, seguito da Siamo donne, con Ingrid Bergman e Anna Magnani, che si raccontano insieme ad altre attrici. Saggi giornalistici sono anche i due cicli di trasmissioni radiofoniche, Voi e io, andate in onda nel 1975/76 sempre scandite da un fitto e spontaneo dialogare tra Zavattini ed il suo pubblico. CORRADO ALVARO E IL GIORNALISMO Lattivit giornalistica di Corrado Alvaro stata intensa e proficua, risulta difficile distinguere nettamente i confini che separano il giornalista il saggista ed il narratore. Locchio del giornalista attento osservatore della realt, capace di cogliere le complesse dinamiche sociali, culturali e storiche del suo tempo ravvisabile non solo nelle opere saggistiche scaturite dallattivit giornalistica, ma anche in quelle squisitamente letterarie, in cui i personaggi travalicano la loro individualit per assurgere a simboli e icone di stati danimo collettivi, rispecchiando le ansie, le aspirazioni e le illusioni di una societ quanto mai conflittuale e mutevole. Un giornalismo teatrale, tutto dialogo, azione, dinamismo e battuta contundente. Nella sua scrittura risalta limportanza per il dettaglio, nel piccolo si concentrano la verit e il senso del grande, attraverso il particolare si comprende il generale. Per Alvaro infatti molto spesso le comparse sono pi importanti dei personaggi protagonisti. Alvaro un giornalista poliedrico: brillante elzevirista, finissimo critico teatrale e cinematografico, inviato speciale e corrispondente, redattore e direttore. La sua una scrittura di denuncia e di impegno che pretende collaborazione e partecipazione attiva del lettore, invitato a trarre delle conclusioni: un giornalismo democratico, liberale intelligente. Il giornalismo alvariano ben riassunto nella concezione che Alvaro ha dello scrittore inteso come colui che scrivendo tutto ci che realt e vita, comunica con lumanit, le pone problemi, ricerca insieme ad essa le soluzioni. Lo scrittore colui che capta i messaggi che provengono dalle cose intorno e li comunica chiarendoli, interpretandoli, traducendoli, a tutti gli uomini. E nellAlvaro giornalista c sempre, con alterne formule, la ferma volont di agire al di fuori della politica, di uscire dallasfissiante realt italiana, non per allontanarla e ignorarla ma per meglio osservarla e documentarla. Nelle sue numerose corrispondenze dallestero come inviato della Stampa, non parla mai soltanto della Russia comunista, della Germania nazista o della Turchia moderna. In quelle realt lontane solo geograficamente, scorge affinit pi o meno latenti, intravede le stesse ombre del suo paese. In oltre quarantanni di attivit giornalistica ha saputo cogliere le profonde contraddizioni del suo tempo, passando consapevolmente attraverso i drammatici avvenimenti storici che segnarono la

prima met del XX secolo. Il primo incontro di Alvaro con il mondo dei giornali avviene nel 1914, nel 1916 entra nella redazione del resto del Carlino, giornale sul quale continuer a pubblicare sino al 1923. Nel 1919 inizia la sua controversa collaborazione con il corriere della sera. Nel 1922 passa al mondo come corrispondente da Parigi. Lallora direttore Giovanni Amendola contribuir non poco alla formazione della coscienza liberale dello scrittore, proprio su quel giornale principale strumento dellantifascismo. Alvaro scrive molti articoli compromettenti. Nel 1926 dopo la tragica scomparsa di Amendola Il Mondo viene soppresso. Il suo impegno di intellettuale militante accresce le antipatie dei fascisti al punto che Alvaro costretto a recarsi in Germania, Poi a partire dal 1929 corrispondente per La Stampa in medio Oriente, Germania e Russia prima, Turchia, Grecia, Svizzera e ancora Russia poi. Nel 1946 collabora al Tempo e lanno successivo diventa direttore del Risorgimento. In questa occasione Alvaro che ha ripreso la collaborazione al Corriere della sera, chiede allallora direttore la sospensione del contratto per sei mesi, per portare avanti il progetto del Risorgimento, ma lorientamento di sinistra che ne d non piace al partito liberale che lo finanzia e cos con la sua proverbiale onest intellettuale lo scrittore lascia la direzione del giornale. Continua quindi la collaborazione al Corriere della sera fino al 1948 quando d le dimissioni per un attacco subito sulle stesse pagine del Corriere da gaetano Baldacci. In seguito ad un convegno promosso dallAlleanza della cultura tenutosi nel 1948 in cui Alvaro aveva denunciato la mancanza di sostegni economici agli intellettuali da parte dello Stato. Proprio questo intervento Baldacci critica giudicandolo politico ideologico. Immediata la replica di Alvaro che si difende dalle accuse precisando che il suo intervento stato dii natura culturale e non politica e di non aver avanzato pretese economiche a favore degli scrittori italiani. La battaglia a favore dellitalianit condotta attraverso le pagine dei quotidiani durante gli anni trenta il riflesso di un particolare clima politico, del quale Alvaro, insieme a tanti altri scrittori dellepoca risente. In un articolo rivela l'esclusione dellintellettuale dalla sua missione allinterno della societ e della civilt, e auspica luniversalismo linguistico e culturale dellEuropa, che parta necessariamente dal particolarismo degli stati, dalla valorizzazione dellindividualit di ciascuna nazione. Alvaro uno scrittore pienamente inserito nelle dinamiche del suo tempo, capace di leggere le intricate maglie della realt e di sapersi muovere al suo interno, alternando momenti di sommessa critica a gridata dissidenza. Ma Alvaro anche quando fa la voce grossa non si lascia travolgere da una vera propria vis polemica. Il suo stile sempre piuttosto pacato, il suo discorso piano, meditato, proprio di un attento osservatore che predilige la scrittura composta e misurata alla violenza verbale. Da questo punto di vista il suo giornalismo degli anni trenta perde questa pacatezza, per farsi enfatico e retorico, in un tono declamatorio che non gli appartengono. Alvaro ama ragionare e far ragionare con calma e pacatezza. Il suo giornalismo non si riduce mai ad una misera riproduzione cronachistica. Il problema meridionale ricever particolare attenzione dallautore. Alvaro auspica la condanna per i colpevoli malavitosi, ma insieme e prima quella dei responsabili politici, ignoranti del problema e complici dellanomalia politica, economica e sociale del sud. LA SCRITTURA GIORNALISTICA DI RICCARDO BACCHELLI E in particolar modo nella polemistica che limpegno a parlare esplicito dellautore si fa dovere, atto di coraggio. Vastissimo e diversificato per quanto concerne i generi e le testate, il corpus di scritti giornalistici di Riccardo Bacchelli. Umanesimo goethiano, cattolicesimo e carduccianesimo: questi i primissimi nutrimenti dello scrittore in una Bologna conservatrice, nei cui caff gi si iniziava a discutere di socialismo e liberalismo. Lesordio sulle pagine dei giornali avviene nel dicembre 1909 su Il Resto del Carlino. Dapprima in veste di critico di teatro e sporadicamente come autore di novelle: era infatti questo un genere che

richiestissimo in quegli anni, poteva rappresentare per molti autori esordienti una discreta fonte di guadagno. Ha inizio nel 1912 la collaborazione al settimanale bolognese Patria. In un prezioso articolo pubblicato proprio in questa sede, Bacchelli illustrava con una vis polemica che caratterizzer molti dei suoi interventi, i due principali problemi che gravavano sulla qualit dei giornali dellepoca: la mancanza di contributi statali che costringevano a far ricorso a sovvenzioni private, e quale conseguenza, la scarsa indipendenza di giudizio e la cautela nel muovere critiche. Sin dagli esordi quindi emerge questa capacit dellautore di parlar chiaro intesa come coraggio di denunciare, di attaccare, di additare senza timori. Negli 8 numero di Patria compare costantemente la sua firma. I temi degli interventi ( la guerra, la questione Balcani, listruzione pubblica) indichino una perfetta coincidenza con gli interessi vociani. Daltronde lautore inizia ben presto a collaborare anche con La Voce, di cui sar anche caporedattore sotto Prezzolini nel 1912. In quegli articoli in cui il tema considerato dallautore grave, serio, lautore da prova di uninconfutabile sapienza retorica. Ed ci che si ritrova negli interventi profondamente sentiti che riguardano la guerra. Come per molti intellettuali, in primis per i vociani, lesperienza bellica rappresentava una possibilit di scuotere le coscienze, di rinnovare moralmente il Paese. Dopo il silenzio giornalistico del 1917, nellanno successivo compariranno alcuni interventi proprio sulla guerra, da l a poco lidea di fondare una rivista che avrebbe riunito tutti gli intellettuali che la guerra aveva risparmiato. La rivista si sarebbe chiamata La raccolta, ma la rivista cess molto presto le pubblicazioni. Lo spazio de La Ronda sembra perfettamente consono ad accogliere gli umori e le passioni di Bacchelli, per cui scrive interventi sui suoi amatissimi autori leopardi e Manzoni, la polemica su pascoli e la lettura che ne dava Croce, ma anche articoli ironici e sarcastici. Dissoltasi la Ronda Bacchelli entra in Nuova Antologia, per LItaliano invece pubblicher reportage di viaggio, collabora anche per Fiera Letteraria, in qualit di critico teatrale, fino allesperienza di Solaria. In questa redazione Bacchelli si schiera subito con gli intellettuali a favore di una civilt letteraria tutta italiana e indipendente dalla politica, di contro a Montale, Debenedetti, Ginzburg, Solmi che ritenevano che lartista dovesse assumere una posizione decisamente critica nei confronti della realt:il fascismo. Giunto nel 1927 il successo con il romanzo Il Diavolo a Pontelungo, Bacchelli assume il ruolo di scrittore ben integrato nel mondo intellettuale e delleditoria. Sono questi anche gli anni della fitta collaborazione con La Stampa, nelle cui pagine si trovano numerosi resoconti di viaggio. Sul finire degli anni venti e Trenta, la vena polemica di Bacchelli sembra esaurirsi, ed assumer il profilo dellopinionista e del reportagista, Il corriere della sera gli offre ampio spazio. Alle soglie durante la guerra lautore si propone poi come critico letterario, concentrandosi in definitiva sempre pi sul reportage. Il suo stile di reportage quello volto ad una ricostruzione storico sociale, psicologica e ambientale. Conferisce unindividuazione alloggetto rappresentato, permettendogli cos desser trasposto dal piano storico a quello esistenziale, dal particolare alluniversale, arrivare a rappresentare una realt umana a storica, ma a patto che dalla storia si parta. IL REPORTAGE DI GUERRA DI CURZIO MALAPARTE Curzio Malaparte una figura di intellettuale diviso in ruoli alterni, tra anarchismo e fascismo e collaborazionismo, in un composto ideologico letterario di differenti intenti e realizzazioni. Cerca di coniugare limpegno di documentazione e di informazione con un gusto tutto letterario per la polemica ed il paradosso. Malaparte si rif alla concezione dello scrittore come testimone e confessore (se non proprio giudice) del suo tempo). Dunque il termine reporter ben si attaglia al suo caso. Durante la guerra sar chiamato proprio a riportare ci di cui sar testimone. Elabora un giornalismo di intervento, che carica le immagini di energia militante e di violenza. Lintelligenza provocatoria del giornalismo malapartiano si esprime anzitutto nella diversificazione stilistica e nella qualit autobiografica della scrittura. Si pu leggere il giornalismo malapartiano come frutto di un

innesto, nel profilo della cronaca la fisionomia del racconto, secondo il modello decodificato dal pi celebre degli inviato dellepoca Ernest Hemingway. Il nuovo giornalismo hemingwayano si fonda essenzialmente sul reportage, agile organismo narrativo dattualit che fonde insieme comunicazione e invenzione. Cronaca o racconto romanzato, commento o saggio, nel reportage si assottiglia la separazione tra giornalista e scrittore: la letteratura si misura con lattualit che nutre il giornalismo e i due campi tendono ad identificarsi. La produzione degli scritti di guerra malapartiani sono da collocare tra glia anni 40 e 50. Il suo impegno come scrittore reporter nasce dallattraversamento del grande evento tragico della seconda guerra mondiale. In questi dieci anni Malaparte conclude con Mamma marcia, una sorta di trilogia iniziata con Kaputt (1944) e proseguita con La Pelle 1949, al cui interno si inseriscono anche le due corrispondenze, come furono definite, dal fronte occidentale ed orientale: Il sole cieco, pubblicato a puntate nel 1941 e Il Volga Nasce in Europa del 1943. Questo decennio di elaborazione si situa negli anni del neorealismo, anche se la sua produzione non esattamente collocabile nel solco di questo filone. Lapprodo al reportage di guerra raggiunto da Malaparte dopo aver esplorato diversi ambiti e collaborazioni, che si snoda dalle prime esperienze come ufficio stampa, alle inchieste in Italia barbara, la collaborazione con La Voce, la Fiera letteraria, 900, ancora quelle con Il Mattino, limpegno come direttore de La Stampa per finire con il successo e lo scandalo internazionale di Technique du coup detat. Quindi la risoluzione per il mestiere di reporter internazionale, dal 1932, quando passer al Corriere della sera per articoli di letteratura estera. Nei suoi scritti dal fronte pratica uno stile pi letterario che giornalistico, in cui dominano lattenzione alle scelte espressive, una visione lirica delle cose e una struttura testuale non propriamente cronachistica. Nei suoi reports manca una tematica lineare ed una ricostruzione cronologica dei fatti, quindi manca una base di realismo, mentre domina il filone introspettivo, che problematizza la realt sotto laspetto psicologico. Il sangue lorrore la paura e altri sentimenti congiunti sono molto pi significativi da raccontare piuttosto che la cronaca e la mera registrazione dei fatti. Malaparte racconta cos il disfacimento corporale, la morte del cuore umano, la lacerazione fisica dellio, in una dimensione molto introiettiva. Il suo reportage di viaggio si sviluppa come un ibrido tra documento e romanzo. Bench descriva le cose che vede, i suoi scritti mostrano piuttosto le impressioni di ci che vede, in cui levento ripercorso ed enfatizzato, dilatato in una sorta di ossessionante contemplazione. Malaparte avverte i limiti dello strumento giornalistico, quindi cerca di enfatizzarlo con i mezzi della letteratura, come estetica dellorrore, non pi come atto ideologico, ma come choc linguistico. Una prosa darte lacerante nel suo impeto descrittivo percettivo. La letteratura moderna del reportage, a differenza degli elzeviri o del modello del capitolo vociano riondista, non propone soluzioni esclusivamente formali, ma cerca di esprimere i problemi e le urgenze delle coscienze dilaniate dalla guerra. Il Volga nasce in Europa del 1943, un modulo narrativo di cronaca e insieme diario epicolirico, il tono appassionato e il registro retoricamente alto. Il merito principale dellautore laver descritto la guerra da parte del corpo, mostrando laspetto quotidiano, materiale della fatica e della paura. Una testimonianza di forte impatto visivo e percettivo, quello che Malaparte salva nella scrittura non lin-s in quanto uomo ma in quanto testimone, che garantisce la concretezza delle cose che vede. Si tratta di mettersi nella storia, dentro la storia, in modo da integrare una vicenda privata in una svolta epocale, cos che la vita stessa acquisisce una fondatezza. Lespressione culminante di questa idea della guerra come iperbolica e macabra esperienza umana Kaputt, reportage o romanzo-saggio, anti romanzo, romanzo collage. Nel libro composto da corrispondenze di guerra risalta la singolarit del ruolo testimoniale dello scrittore, la cui presenza al tavolo dei potenti un topos letterario. Malaparte racconta il mondo della diplomazia e della politica con intelligenza critica e svagata ironia. Kaputt il libro della decomposizione, della miseria morale e della morte, domina uno scenario apocalittico, dove tutto ha una funzione visiva. Nei suoi scritti infatti torna spesso il dettaglio iconografico, quasi sempre orientato al grottesco e macabro, in una descrizione lirico drammatica dellorrore. Nei suoi scritti dominano due isotopie. Da una parte la descrizione di questi scenari macabri, violenti

e laceranti dai toni cupi. La seconda isotopia presenta invece i tratti dellurbanit, del decoro formale, della ricomposizione autobiografica dell'intellettuale borghese al fronte. Con Kaputt inoltre si affaccia una nuova idea di reportage nellautore, il libro non si snoda nel ripercorrere linearmente i fatti, come in una cronaca, ma si sviluppa per temi o per immagini. Il successivo romanzo reportage La pelle. Lopera si situa sullo sfondo di una Napoli distrutta e affamata, in decomposizione fisica e morale, ci che si narra sono pi allegorie che realmente fatti, il racconto scritto in prima persona quasi fosse una specie di autobiografia, ha la parvenza di un racconto fantastico. Soggettivismo e realt oggettiva, bizzarre e metafisiche invenzioni: un inusitato gioco grottesco. Il fatto giustificato come dato di partenza e ben presto diventa lelemento di un sistema che si presenta come ossessionante. Si tratta di un narrare per immagini e raccontare per sequenze alla maniera di Hemingway. Lorrore non pu essere pi solo evocato, deve essere figurato. DINO BUZZATI: UN GRANDE GIORNALISTA Eccentrica ed eclettica stata lattivit di Dino Buzzati Traverso, nato in provincia di Belluno nel 1906. Il suo obiettivo primario fu quello di esercitare la professione giornalistica, in cui si ciment prestissimo. Del 1933 sar il suo primo romanzo Brnabo delle montagne. Una sua caratteristica fondamentale sar la poliedricit di cui dar saggio passando dalla pittura alla drammaturgia, dalla scenografia alla musica, al fumetto al giornalismo, che intraprender dal 1928, appena 22enne e assai inesperto presso Il Corriere della sera e che non abbandoner sino alla morte 1972. Pass dalla cronaca con cui aveva esordito, alla direzione editoriale (dal 1950 al 1963) della Domenica del Corriere. Si ciment anche nella critica darte, sebbene non amasse essere chiamato cos in quanto non credeva di aver compiuto gli studi adeguati. La scrittura di Buzzati caratterizzata dalla sensibilit, assume i toni del dialogo ed abbatte il muro del formalismo. La sua rubrica di critica darte era seguitissima, siamo nel 1946 ancora non c la televisione e quindi tutto ci che il cronista riesce a ricreare, cogliendone i particolari e restituendo latmosfera per proiettarci dentro il lettore stesso. Per quanto riguarda la cronaca nera si diceva che avesse una naturale predisposizione, sapeva calare sensorialmente il lettore allinterno del fatto che narrava. Lui arriva sul luogo del delitto prima della polizia, quando la scena si configura ancora pi drammatica e scrive il pezzo qualche giorno dopo laccaduto. Daltra parte la nera, esaurite le censure del ventennio fascista, aveva fatto un rientro trionfante sulla stampa. Buzzati sapeva cogliere il fatto senza enfatizzarlo, pur nella solennit delle parole non cede mai alla spettacolirizzazione, tranello molto facile nel giornalismo. In Buzzati le due attivit di giornalista e scrittore interagiscono continuamente. Montale che attribuiva a Buzzati la stessa semplicit dei classici, vedeva in lui letteratura e giornalismo come il dentro ed il fuori di un medesimo guanto. Altrettanto avvincente la sua scrittura nelle cronache del Giro dItalia che gli furono affidate nel 1949. Nella prefazione del volume di Lorenzo Vigan Milardiario in Borghese, Buzzati scriveva che un buon giornalista deve farsi capire dal popolo dei semi analfabeti ed essere gradito ai lettori pi esigenti, essere chiaro dunque e cercare di rincorrere quanto pi possibile la verit, onesto intellettualmente e fare della cultura un servizio sociale. Negli anni 60 il suo giornalismo si incardiner ancor pi nella realt sociale, nei costumi, nel quotidiano. Ma torniamo indietro al Buzzati ancora giovane giornalista. Sar il Libia e in Etiopia per un anno. Nel 1940 esce il Deserto dei Tartari. Se dovessimo cercare una consonanza letteraria, ancor pi che con lassurdo esistenziale kafkiano, la troveremmo con lattesa apocalittica beckettiana. Lastrattezza geografica, storica e cronologica entro cui si svolgono i fatti in una dechirichiana dimensione metafisica.

Nel frattempo arriva la guerra, Buzzati imbarcato per conto del Corriere della sera sullincrociatore Fiume come corrispondente di guerra 1940 1943. Chiuso in quellincredibile osservatorio parteciper alle pi importanti battaglie del mediterraneo. Non il deserto, quel deserto che aveva vissuto in Africa, ma il mare ora il protagonista del suo mondo. Buzzati d voce a uomini figli madri sergenti ufficiali, ansie addii sogni morti agguati, sono le storie di questi personaggi secondari rispetto al comandante, ad attrarre la penna dellautore. Oggi, finalmente, riscattato Buzzati dalla mancanza di impegno politico e ideologismo esplicitati, i suoi testi tornano alla ribalta: sia i racconti di forte impronta surreale, sia gli articoli, specie del Buzzati post bellico, il Buzzati che osserva con grande ironia societ e costumi della Milano bene. Ancora come inviato troviamo Buzzati ai confini del mondo: in Giappone andr nel 1963 per seguire i preparativi in vista delle Olimpiadi del 1964. Nel 1964 sar al seguito del papa, che per la prima volta nella storia va in terra Santa e in India, e da l cercher di trasmettere quello che la televisione non riesce ad immortalare, sentimenti ed emozioni. Il volume Cronache terrestri raccoglie molti degli scritti che comparirono sul Corriere della sera. E questo buon giornalismo: al servizio del lettore. SCRITTI DI VIAGGIO DI ANNA MARIA ORTESE Lampia produzione giornalistica di Anna Maria Ortese consente di ricostruire lorizzonte delle sollecitazioni culturali e umane, politiche e civili che accompagnano lattivit creativa , narrativa e poetica dellautrice. Gli scritti giornalistici, in parte raccolti nel volume La Lente Scura, appartengono a differenti tipologie, dalla cronaca allelzeviro al reportage. Le collaborazioni giornalistiche della scrittrice, che nasce a Roma nel 1914 e che visse linfanzia e la giovinezza prevalentemente a Napoli, divennero una professione soprattutto dopo la pubblicazione di Angelici Dolori. Nel 1938-39 inizi a collaborare alla terza pagina del giornale napoletano Roma e al suo rotocalco settimanale Roma della domenica, soprattutto pubblicando novelle e racconti. Prima della guerra a parte alcune eccezioni i suoi contributi sulla stampa periodica furono di carattere creativo (poesie, racconti) e autobiografico, immediatamente dopo invece sindirizzarono sempre pi verso il reportage. Nel 1945 la scrittrice torn a Napoli e continuando a pubblicare racconti su La Fiera Letteraria e sullIllustrazione italiana cominci a collaborare con diversi quotidiani e periodici napoletani con articoli di inchiesta e reportage. Dal 1948 e soprattutto nel 1949 la Ortese, che si era trasferita a Milano, inizi a collaborare con il settimanale Omnibus con vari reportages e con uninchiesta sulla vita sociale e culturale di Trieste. Nello stesso anno pubblic resoconti di vita milanese sul quotidiano Milano sera. Contemporaneamente pubblic sul rotocalco Rizzoli Oggi, articoli rivolti al grande pubblico. A partire dal 1951 scrisse come inviata di Milano sera di suoi viaggi a Bologna, Firenze, Napoli e in Sicilia e pubblic resoconti di vita milanese. Cominci in questi anni anche a collaborare con il quotidiano napoletano Il Corriere di Napoli e con il settimanale Il Mondo. Questultima collaborazione accese lattenzione di lettori e critici, che nel 1952 ottenne il prestigioso premio Saint Vincent per il giornalismo. Dal 1954 i contributi della scrittrice vennero pubblicati anche sullEuropeo. In seguito infatti ad un viaggio in Unione Sovietica compiuto con la delegazione dellUnione Donne italiane, Anna Maria Ortese prepar un articolo intitolato la Russia vista da una donna italiana che usc in sei puntate. Nel 1955 la scrittrice firm sullEuropeo anche uninchiesta sul bandito siciliano Salvatore Giuliano e una serie di articoli in cui si ciment nel giornalismo sportivo. Inviata dal settimanale milanese, fu la prima donna a seguire il Giro dItalia. Nel 1958 pubblic presso Laterza Silenzio a Milano, un libro in cui confluiscono reportages che hanno come oggetto la citt lombarda, per lo pi pubblicati sullEuropeo e sullUnit nel 1957. dagli anni 60 le collaborazioni di Ortese con quotidiani e riviste tornano ad essere pi di carattere creativo, fatta eccezione per la rubrica Il Flash della Ortese nella pagina della donna del Corriere della sera. l'allontanamento dallattivit giornalistica fu sancito dal trasferimento a Rapallo nel 1975, furono questi anni di difficolt e delusione, fino al grande rilancio editoriale dalla casa editrice Adelphi a

partire dagli anni 90. lesperienza della scrittura giornalistica costituisce, per la gran mole delle testimonianze, per la variet delle tipologie, per la qualit della scrittura, un aspetto decisivo del percorso di autrice di Anna Maria Ortese, che trova nella forma del racconto di viaggio la misura stilistica pi adeguata a coniugare le motivazioni del realismo che appartengono alla poetica dellautrice lungo tutto larco della sua produzione, con lesigenza di andar oltre il dato oggettivo e la fedelt al visto e al fatto. Il viaggio diventa esperienza di conoscenza dellAltro ma anche veicolo di trasformazione del soggetto che scrive, nonch occasione utopica dimmaginazione e di creazione. Tra le esperienze di viaggio comprese tra la fine degli anni 40 e i primi anni 60, senzaltro il viaggio in Unione Sovietica rappresent per la scrittrice una tappa fondamentale che racconta anche nel volume Il Cappello piumato. La sua predisposizione consiste in una grande attenzione per il dettaglio, e soprattutto una tendenza ad indagare nel profondo lumanit dei personaggi. Gli aspetti quotidiani, apparentemente anche banali dellesistenza, sono fondamentali per la relazione con laltro. Accanto alla solidariet un altro elemento chiave per Ortese che scrive di viaggio il contrasto emotivo prodotto da una parte dalla sfiducia nella ragione, dallaltra la fede nellUtopia. Lo straniamento e lutopia costituiscono infatti i leitmotiv tematici e stilistici degli scritti di viaggio dellautrice. Il viaggio oltre ad essere un mezzo di conoscenza e relazione con laltro, anche un momento di scoperta autobiografica. Unintensa estetica che coincide con la prospettiva Neorealista.