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Replica fiancatine TM cross 125 1978

Tutto è nato dal regalo che un mio amico mi ha fatto qualche anno fa:un TM cross 125 del 1978.
Cercando su internet mi sono presto reso conto della difficoltà che avrei avuto nel reperire ricambi
per questa moto,in particolare le plastiche sono risultate praticamente introvabili.(dopo ben due anni
di ricerca sono riuscito a trovare una copia di fiancatine ma penso siano le uniche reperibili,niente
da fare invece per la tabella portanumero anteriore che ho dovuto replicare partendo dalla vecchia).
Accingendomi al restauro ed avendo in programma di usare la moto per correre si poneva il
problema della reperibilità delle plastiche,non volevo le solite repliche in vetroresina o ABS ma
delle vere e proprie repliche in plastica uguali in tutto e per tutto alle originali.
Chiedendo in giro ai vari esperti e restauratori tutti mi dicevano che qui in Italia non c’è nessuno in
grado di fare repliche del genere,l’unico conosciuto,mi venne detto, era in Germania,un certo
Renner,che frequentava di tanto in tanto le principali mostre scambio del nord Italia.
Non mi sono perso d’animo e ho deciso di provare io stesso a replicare le fiancatine.
Ho deciso per prima cosa di capire quale fosse stato il metodo di produzione ed il tipo di tecnologia
usato a quel tempo per fare queste plastiche.
Dietro alle fiancatine ho letto un timbro a caldo ”ACERBIS,plastiche Italia”,ho pensato quindi di
chiamare la Acerbis per chiedere informazioni in merito;mi ha risposto una signorina molto gentile
che mi ha detto che lei non sapeva aiutarmi ma che avrebbe chiesto a qualche anziano dell’azienda.
Dopo qualche giorno ricevo una telefonata della stessa signorina che si è informata e mi dice che a
quel tempo e fino ai primi anni 80 l’unico metodo usato dalla loro ditta per produrre le fiancatine
era quello della TERMOFORMATURA,e che il materiale usato per le plastiche doveva
probabilmente essere polietilene o polipropilene(all’epoca non esistevano tanti derivati della
plastica come ora,ma questo l’ho imparato solo dopo).
Bene ora conoscevo il processo per farle,perciò ho fatto un altro giro su internet per acquisire
quante più informazioni possibili sulla termoformatura,che,semplificando il concetto, è un processo
mediante il quale si scalda una lastra di plastica piana su ambo i lati e quindi la si schiaccia su un
modello rigido creando tra i due materiali un vuoto d’aria e replicando esattamente la forma
desiderata.
Il modello dell’oggetto da replicare, può essere fatto in legno in allumino o in una speciale resina
resistente alle alte temperature (la plastica deve essere scaldata a circa 80/100 gradi per poter essere
termoformata).
Sono arrivato alla conclusione che la prima cosa che dovevo costruire era un modello..ma in che
materiale mi conveniva farlo?
Per fare la replica in legno bisognava costruire un modello al computer in cad 3D dal quale poi
veniva fatto un modello dal pieno attraverso un apposito macchinario guidato da un computer che
ha in memoria il modello tridimensionale della fiancatina,troppo complicato per me e soprattutto
all’epoca non si faceva.
Il modello in alluminio andava invece fatto appositamente in una fonderia con un calco ricavato
dalla fiancatina vecchia,troppo costoso.
L’ultimo metodo che mi rimaneva era quello con la resina da colata.
Chiedo un po’ in giro,cerco su internet ed alla fine riesco a trovare una ditta di Pomezia (periferia
di Roma) che vende questa resina.
Prima di passare alle varie fasi del processo chiudo dicendo che la fase più difficile non è stata tanto
quella operativa che anzi è stata molto divertente,quanto quella di capire come effettivamente
andasse fatto il processo e dove poter reperire le varie materie prime.
VENIAMO ORA ALLE VARIE FASI DEL PROCESSO:

La prima fase è quella di creare un “contenitore” nel quale versare la resina per fare il calco,ho
pensato, per far questo, alla creta che si lavora bene e quando è secca si può rompere facilmente per
estrarne il calco.
Cerco ancora su internet e trovo un negozio in centro a Roma che vende panetti di creta da 25 kg a
basso prezzo.

Sotto potete vedere una della fiancatine da replicare ed il panetto di creta:

La seconda fase consiste nel lavorare la creta intorno alla fiancatina per fare un “contenitore”
dove versare poi la resina:
Ecco alcuni particolari(la creta deve aderire perfettamente ai bordi delle fiancatine e deve essere
coperta con un panno dopo la lavorazione per due o tre giorni per asciugare
lentamente,altrimenti si screpola).Più si è accurati in questa fase del processo e meno bisognerà
lavorare dopo per rifinire il modello

Dopo di che bisogna mischiare i vari componenti


della speciale resina(foto a fianco)

Prima di colare la resina nello stampo bisogna mettere della cera antiaderente sul modello e sui
lati della creta per poter poi staccare facilmente il modello di resina una volta asciutto:
Ora si può colare la resina:

Quando la resina è asciutta basta rompere la creta e si ottiene il grezzo del modello che andrà poi
lavorato:
Ecco il modello grezzo ed alcune fasi della lavorazione:il modello va stuccato e levigato ai lati
con dremel e carta vetrata per rendendolo perfettamente liscio per poterlo poi usare come
modello da temoformatura(Se il modello ha spigoli vivi infatti la lastra di plastica calda si incastra
nel modello durante lo stampo)
Vanno poi stuccate le varie imperfezioni sulla parte superiore del modello per correggere le
eventuali parti rovinate delle vecchie fiancatine.

Ed ecco i modelli delle due fiancatine finiti:

Ho dovuto quindi cercare una plastica che fosse uguale all’originale,devo dire che è stata una delle
parti più difficili,ho girato tutta Roma e provincia e chiamato vari fornitori del Nord Italia.
Una volta trovata la plastica l’ho portata dal termoformatore assieme agli stampi. La macchina
per la termoformatura è quella che vedete sotto:

Ecco le lastre di plastica pronte per la termoformatura che verrano poi posizionate nella
macchina insieme al modello:
Dopo qualche prova per trovare i giusti tempi di lavorazione giusti si è arrivati al prodotto
finale:
Poi lo stampo è stato ritagliato dal pezzo pieno con il dremel e carteggiato con carta abrasiva fina
sui bordi;infine è stato scaldato ai lati con il phon per rendere lucidi i bordi dopo la
carteggiatura:
Sotto vedete una coppia di tabelle replicate messe a confronto con le originali (le originali sono
quelle a sinistra):