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Migrazioni in area ticinese, tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI inizio XX secolo)
Scritto da Redazione Asei Web Marted 15 Febbraio 2011 10:59

Iscrizione nel Registro della Stampa del Tribunale di Viterbo col n. 13/07 dal 4 settembre 2007

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Migrazioni in area ticinese, tra pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI inizio XX secolo) Luigi Lorenzetti, Universit della Svizzera italiana, Mendrisio

pratiche transnazionali e geometrie identitarie (XVI inizio XX secolo) seconda parte Tutte le pagine

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Laffermazione del cattolicesimo nel Nord-America Elite, emigranti e chiesa cattolica negli Stati Uniti e in Canada, 1750-1920 Dagli indiani agli emigranti. Lattenzione della Chiesa romana al Nuovo Mondo, 1492-1908 Guida allo studio dellemigrazione italiana La Santa Sede e l'emigrazione dall'europa centro-orientale negli Stati Uniti Le Saint-Sige, le Canada et le Qubec. Recherches dans les archives romaines.

1. Emigrazioni e transnazionalismo: le prospettive della storia alpina Negli ultimi anni, un innumerevole numero di studi ha individuato nel transnazionalismo il tratto distintivo delle migrazioni contemporanee[1]. Connesse al processo di globalizzazione e alla diffusione dei moderni mezzi di comunicazione, esse avrebbero acquisito forme e contenuti inediti rispetto alle migrazioni del passato e in grado di esprimere forme identitarie fondate sulla bifocalit e sullo sviluppo di campi sociali che collegano in modo sempre pi diretto i paesi di partenza e quelli di arrivo. La prospettiva transnazionale, ampiamente seguita dai sociologi delle migrazioni, non ha mancato di suscitare riserve e critiche. Tra gli storici, in particolare, stata pi volte messa in dubbio la portata euristica del concetto, come pure la pretesa originalit storica del transnazionalismo di molte migrazioni contemporanee. In particolare, oltre ad evidenziare la difficolt a definire i contorni e i contenuti delle identit transnazionali[2], sono stati evidenziati i rischi di de-storicizzazione della sociologia del transnazionalismo e la necessit di una pi marcata attenzione alle somiglianze e alle differenze che caratterizzano i vari periodi storici[3]. Daltra parte, stato sottolineato che nelle realt migratorie non esistono (e non sono mai esistiti) soggetti definibili come transnazionali; il transnazionalismo si definisce e di esplica infatti attraverso pratiche espresse e messe in atto dal basso, dai comportamenti individuali, familiari e comunitari. In breve, pi che illustrare i contenuti storicamente inediti delle migrazioni contemporanee, il transnazionalismo, costituisce una chiave di lettura utile a mettere in risalto rotture e scarti nella storia delle pratiche migratorie[4] analizzando le diverse forme di relazione che collegano gli spazi di emigrazione e di immigrazione. In tale ottica, la lettura transnazionale pu costituire un utile strumento per mettere in rilievo i fenomeni di lunga durata che costellano le migrazioni umane. Lo dimostrano gli svariati contributi che negli ultimi anni hanno portato nuova linfa agli studi sullemigrazione alpina e al suo evolvere tra la prima et moderna e il XX secolo. Proprio dalle Alpi area a cui appartiene il territorio ticinese oggetto di questa analisi sono daltronde scaturiti, in anni recenti, alcuni importanti impulsi alla storia delle migrazioni europee; impulsi che hanno alimentato il dibattito attorno alle connessioni a volte esplicite, a volte pi sottili e impalpabili tra emigrazione e demografia[5], o a quelle tra emigrazione e organizzazione sociale[6], ma soprattutto attorno alla natura delle migrazioni che il ben noto assunto braudeliano aveva qualificato quali espressione della povert e del sovrappopolamento. Questi impulsi hanno inoltre permesso di mettere in rilievo molti aspetti inerenti i contenuti transnazionali di numerose esperienze migratorie alpine. Basti pensare allintima relazione che lega i luoghi di approdo e di lavoro alle comunit di partenza dei migranti e, pi specificatamente, alla stretta connessione economica e affettiva che sottende la divisione dei compiti fra gli uomini che partono e le donne che restano[7] o ai movimenti di ritorno che, come le partenze, sono scandite dagli innumerevoli progetti migratori e dalla loro connessione con le logiche della riproduzione familiare[8]. Su tale prospettiva, i flussi migratori sviluppatisi in area ticinese tra il XVI e il XIX secolo costituiscono un campo di analisi particolarmente esemplificativo. Pur accomunandosi in larga misura alle pratiche migratorie presenti in gran parte dellarea alpina italiana, in questa regione esse si caricano di particolari implicazioni, dettate dal suo percorso politico-identitario. Infatti, nonostante la dominazione elvetica debole e superficiale non abbia intaccato lordinamento politico e giuridico locale costituitosi in epoca comunale, le terre ticinesi dellepoca moderna appaiono come un territorio intermedio; unarea italiana nello spazio svizzero, alla quale si sovrappongono delle identit composite, modellate dallemigrazione e segnate dalla frammentazione e dai molteplici localismi. In questo contesto, partenze e ritorni concretizzano un transnazionalismo integrato[9] in cui il senso di appartenenza ai luoghi di origine nutrito dai ritorni e dalle rimesse. daltronde attorno a queste ultime che si esemplifica con maggior chiarezza il diffuso transnazionalismo proprio dei flussi migratori alpini[10]. Una gestione che, lungi dal riguardare unicamente lequilibrio (micro)economico delle unit familiari e delle comunit locali, mette in gioco anche i processi identitari e di autorappresentazione individuali e collettivi. Tale aspetto permette quindi di affrontare il tema del transnazionalismo delle pratiche migratorie mettendo a fuoco i legami, non sempre lineari, tra le pratiche transnazionali e lo spazio vissuto degli emigranti[11]. Prima di addentrarci pi dettagliatamente nella questione, tuttavia opportuno delineare i tratti essenziali del sistema migratorio dellarea ticinese e la sua evoluzione tra il XVI e linizio del XX secolo.

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2. Le migrazioni in area ticinese: specializzazioni e geografia di mestiere In epoca moderna, lemigrazione dallarea ticinese costituisce uno dei numerosi tasselli che compongono il sistema migratorio dello spazio alpino e subalpino italiano. Lo suggerisce la stessa identificazione dei migranti ticinesi nei luoghi di lavoro; solitamente assimilati ai lombardi o, pi specificatamente, ai comaschi la cui diocesi comprendeva buona parte delle terre ticinesi essi riescono a valorizzare questa circostanza per ottimizzare le loro opportunit sui vari mercati lavorativi. Difatti, lappartenenza politica al corpo elvetico (che nel 1648 ottiene il riconoscimento della sua neutralit da parte delle potenze europee) e le profonde affinit con il mondo lombardo offrono ai ticinesi diversi vantaggi nella corsa allacquisizione di spazi di mercato. Ne sono un esempio i privilegi che si assicurano i lavoratori edili del baliaggio di Lugano e dei territori lombardi della Valsolda e della Val dIntelvi nel ducato di Savoia a seguito dellalleanza firmata tra questultimo e i cantoni svizzeri allinizio del XVI secolo[12], o il monopolio dellattivit di facchinaggio che i locarnesi ottengono presso le Dogane di Firenze e Livorno[13]. La diluizione dellemigrazione ticinese nei flussi dellemigrazione alpina e subalpina italiana confermata anche dalle innumerevoli somiglianze degli spazi di mestiere che caratterizzano queste terre. Oltre gli svariati mestieri del settore edile che segnano il volto di numerose comunit della sua parte meridionale (fornaciai, muratori, stuccatori, tagliapietre, lapicidi, marmorini, pittori, capomastri, architetti, ), larea ticinese punteggiata da una miriade di specializzazioni che si estendono dal piccolo artigianato ambulante (vetrai, fumisti, spazzacamini, arrotini, stagnini, ombrellai, ), alle attivit di servizio (facchini, domestici, osti, stallieri) e alle attivit commerciali, da quelle pi modeste (marronai, cioccolatai, venditori di frutta, colporteur), a quelle di pi ampio respiro (mercanti allingrosso, negozianti)[14]. Questa frammentata geografia rimane pressoch immutata anche nella seconda met dellOttocento. Le aree meridionali (in particolare i distretti di Lugano e Mendrisio) continuano ad essere caratterizzate da una prevalente vocazione migratoria legata al settore edile che in quellepoca conosce una considerevole espansione a seguito della crescita degli investimenti pubblici e dellaumento della domanda abitativa privata che accompagna lespansione urbana[15]. Nelle aree settentrionali, nonostante la scomparsa di molte attivit di servizio legate al possesso di privative e monopoli e il declino di alcune branche del piccolo artigianato, ormai sopraffatte dalla produzione industriale, rimangono vive alcune attivit tradizionali proprie dellemigrazione periodica, ad esempio quella dei marronai e dei cioccolatai, quella degli spazzacamini, e quella degli arrotini e dei venditori di coltelli, ancora numerosi nelle citt italiane e francesi dellOttocento. I mutamenti dei mercati lavorativi internazionali spingono tuttavia molti emigranti a reindirizzare le loro attivit verso il settore edile e quello agricolo, in particolare quando intraprendono il viaggio verso il continente americano dove la rapida crescita urbana e la colonizzazione dei nuovi territori offre a molti emigranti ampie possibilit di lavoro proprio in questi settori[16]. Non inutile ribadire che, come in gran parte della realt italiana[17], anche in Ticino le destinazioni oltremare rimangono quantitativamente minoritarie rispetto a quelle interne e continentali. Daltra parte, lapertura delle rotte transatlantiche non porta a una modifica sostanziale delle logiche migratorie tradizionali. Anche lemigrazione oltremare continua ad essere concepita come un distacco temporaneo durante il quale chi parte affida alle donne la gestione delleconomia domestica e la cura dei membri della famiglia, mantenendo, nel contempo, i principi della cooperazione della famiglia allargata attraverso la gestione indivisa dei beni e delle risorse[18]. Apparentemente immutabile nelle sue regole, lemigrazione ticinese conosce tuttavia una trasformazione sul piano degli atteggiamenti individuali nei confronti della scelta migratoria. Lalternativa tra lemigrazione interna e continentale e quella americana spinge gli emigranti a comparare i rispettivi rapporti tra costi (e rischi) e benefici[19]. Cos, dopo unesperienza in California e il rientro in Europa, un emigrante valmaggese scrive al fratello (rimasto in California) per comunicargli la sua speranza di poter ritornare qui [in Califonia] a guadagnare [piuttosto] che di stare a casa ad avere tanti figli e venire poveri[20]. Un altro emigrante, partito per lArgentina, scrivendo alla moglie osserva invece: [] calcula un poco cuanti denari avete ricevuto, se stava li a emigrare tutte le primavere, avrei io potuto forsi socorervi con tanto?[21]. E poco tempo dopo ribadisce: Io non capisco come che a mio figlio non ci sia entrato nella idea di venire qui a lavorare con m senza essere col penziere dandare a cercare lavoro avendono io qui anche di troppo[22]. In breve, se per gli emigranti ticinesi della seconda met dellOttocento e dei primi del Novecento la diversificazione delle scelte migratorie non sembra alterare le motivazioni della partenza, essa contribuisce a riformulare il progetto migratorio e, di riflesso, a modificare le pratiche transnazionali che, come cercheremo di mostrare, si esplicano attraverso un atteggiamento pi attivo nei confronti del percorso personale e delle scelte riguardanti il proprio itinerario migratorio. 3. Emigrazione, genere e scelte matrimoniali Molte sono le pratiche che traducono il transnazionalismo delle esperienze migratorie: da quelle riguardanti la sfera economica (rimesse, investimenti fondiari e immobiliari, ) a quelle che toccano gli aspetti pi propriamente politici (orientamenti ideologici, scelte partitiche o confessionali) e culturali (pratiche linguistiche[23], abitudini alimentari[24], modelli di vita, ). Direttamente connesse alla costruzione degli itinerari migratori, esse ne subiscono anche le trasformazioni. In tal senso, diversi indizi sembrano suggerire una certa differenziazione delle pratiche transnazionali a dipendenza del tipo di migrazione (periodica e continentale o intercontinentale). Il primo di questi riguarda la partecipazione delle donne allemigrazione. noto che nelle migrazioni periodiche tradizionali dellarea ticinese esse ne sono quasi totalmente escluse e raramente intraprendono la via dellespatrio generalmente solo assieme a famigliari[25] . Alla fine dellOttocento tuttavia, complice il drammatico squilibrio del mercato matrimoniale di molte aree del cantone, esse si inseriscono nei flussi migratori, in particolare in quelli transoceanici[26]. Tra coloro che affrontano lemigrazione oltremare si trovano mogli che accompagnano i loro mariti, ma anche donne che raggiungono famigliari o futuri sposi, o mosse dalla speranza di una vita pi libera e indipendente. Bench il loro numero rimanga minoritario rispetto a quello degli uomini[27], la loro presenza suggerisce una progettualit migratoria che, pur se ancorata alla realt ticinese, offre maggior spazio alle scelte individuali e di coppia tra cui quella di uninstallazione definitiva nel nuovo mondo qualora le circostanze lo richiedano o lo permettano[28]. La costituzione di nuclei familiari daltronde un importante fattore di radicamento e favorisce la costruzione di un campo sociale pi propizio a forme di transnazionalismo identitario o allassimilazione. quanto si intuisce, dalla lettera di un emigrante valmaggese in California che scrivendo a uno zio dopo 22 anni di assenza dalla patria annota: Mi rincresce di dirvelo, i miei portamenti, il mio sistema di vivere, persino la lingua americana, solo quando parlo col padre, parla la lingua nativa del resto tutto inglese i miei figli temo che mai sapranno parlare litaliano, forse![29]. In queste circostanze, non raro che la tutela del legame con la terra dorigine sia affidato ai figli attraverso la loro scolarizzazione in patria. Infatti, non pochi emigranti nel continente americano fanno rimpatriare i loro figli in modo che possano frequentare i vari ordini scolastici in lingua italiana, ribadendo attraverso di loro, il progetto del rientro in patria e il mantenimento dei vincoli con la comunit di origine. Anche le scelte matrimoniali dei migranti contribuiscono alla costruzione di un campo sociale le cui pratiche rinviano al transnazionalismo. La regola endogamica prevalente tra i migranti di antico regime appare come la miglior garanzia del rispetto delle regole della solidariet famigliare, ancorando lo sposo alla sua comunit di origine. Tra i migranti della seconda

A.S.E.I. 2005

Diari di Emigranti
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Adriano Boncompagni Roberto Perin Jean-Charles Vegliante Mrcio Galdino Giovanni Pizzorusso Leonardo Rapone Edizioni Sette Citt Bruno Ramirez Maddalena Marinari Veronica Perozeni Daniele Natili Donna R. Gabaccia Vincenzo Lombardi Maddalena Tirabassi Stefano Luconi Adriana Bernardotti Leonardo rampone Andreina De Clementi Administrator Michele Colucci >View All Authors

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met dellOttocento e dellinizio del Novecento (soprattutto tra quelli che scelgono lemigrazione nel Nuovo mondo) si delineano comportamenti pi aperti, favoriti anche dalle caratteristiche del mercato matrimoniale locale. In generale, il matrimonio in patria con una ticinese al momento del rientro rimane lopzione favorita. In parecchi casi tuttavia, la difficolt (o la non opportunit) del rientro in patria impone una modifica del progetto stesso, magari con un matrimonio allestero, pur se con una ticinese. Cos, dopo aver risparmiato un piccolo capitale, un emigrante valmaggese in California, scrive al padre per chiedergli di mandargli una giovina di Lodano che io potr maritare, allora renter un rancio [] io ho bisogno di una donna di buon carattere e di buona voglia di lavorare, cio una donna di buona corporatura e in gamba. Riguardo alla bellezza non sar critico di contentarmi[30]. Un altro emigrante, comunica dalla California la sua intenzione di sposarsi ma non con una di questi paesi pero che me la manderete voialtri perche i 26 anni ci sono appresso molto e per mettere principio a qualche cosa ormai tempo e si terrebbe la testa un po pi a casa nei suoi affari[31]. Il definitiva, con tale scelta, gli emigranti e le loro famiglie cercano di prolungare i legami con la terra dorigine, anche a costo di una scelta che favorisce linsediamento definitivo nel luogo di destinazione. Il matrimonio esogamico rimane invece una scelta esposta allincomprensione e alla critica della famiglia in quanto accresce i rischi di rottura del progetto migratorio e allontana lo sposo dai suoi doveri nei confronti dei famigliari rimasti in patria. Pur tuttavia, sono numerosi coloro che scelgono questa soluzione. Cos, un emigrante scrivendo ai genitori del suo matrimonio con unargentina li rassicura sostenendo che da quando si sposato gode sempre duna perfetta salute e sono sempre pi ritirato[32], mentre un altro prega il padre in Ticino di intraprendere i passi necessari presso lamministrazione comunale per far registrare il suo matrimonio con unimmigrata tedesca perch quando vener a venire a casa e se veneremo a avere figli non amerei che mia moglie e figli pasasseri per forestieri[33]. 4. Rimesse: tra materialit e immaterialit Come sottolineato in precedenza, soprattutto attraverso le rimesse che si concretizza il transnazionalismo di molte esperienze migratorie. Ribaltando uno dei numerosi luoghi comuni riguardanti leconomia delle montagne, R. Merzario aveva sottolineato come queste ultime fossero i veri forzieri delle pianure e delle citt. Leconomia migratoria ticinese (come quella delle valli alpine italiane) quindi allorigine di un doppio flusso: quello degli uomini che dalle montagne scendono verso le pianure, e quello del denaro che dalle pianure risale verso le valli alimentando la vita economica locale[34]. Un flusso, questultimo, generato dal lavoro e dai risparmi dei migranti ma anche dalle rendite garantite attraverso vere e proprie strategie transnazionali basate sullinvestimento fondiario e immobiliare nei luoghi di emigrazione o sulle pensioni versate da enti pubblici agli emigranti (militari, funzionari, architetti di corte, ) per i servizi resi durante la loro vita attiva[35]. E se i guadagni e i proventi, talvolta significativi, sono perlopi taciuti per non suscitare le gelosie dei compaesani[36] (e magari le brame delle autorit fiscali), esse offrono lopportunit di alimentare lidentificazione delle comunit locali con il lavoro dei loro migranti. Lofferta, da parte di corporazioni o confraternite di migranti, di somme di denaro per la realizzazione di lavori edilizi, affreschi o decorazioni nella chiesa del paese o il dono di oggetti darte e paramenti liturgici destinati ad arricchire larredo sacro delle chiese, non sono solo il segno dellattaccamento dei loro membri alle loro comunit, ma anche il modo attraverso cui celebrare lintimo legame tra queste ultime e i luoghi di emigrazione[37]. Non va poi dimenticato che parte delle rimesse dei migranti permette di finanziare iniziative volte a mantenere e acquisire gli spazi dei mercati lavorativi legati allemigrazione. in questa prospettiva che va letto il finanziamento di numerose scuole cappellaniche da parte dei migranti ticinesi[38]: esse sono lo strumento per la trasmissione dei rudimenti necessari a chi emigra, vale a dire il saper leggere, scrive e far di conto. Queste osservazioni, riferite perlopi allemigrazione di antico regime e dei primi dellOttocento, sono in buona parte valide anche per quelle della seconda met dellOttocento e dei primi decenni del Novecento. Anche in questo caso, i risparmi inviati a casa servono innanzi tutto a saldare debiti, ad acquistare terre e case e, se ve ne la possibilit, a far studiare i figli. Inoltre, iniziative a supporto e promozione dellemigrazione si prolungano in forme quasi invariate anche nel corso dellOttocento e dei primi del Novecento. La creazione di scuole di disegno e la formalizzazione della formazione di alcune professioni attraverso listituzione di veri e propri apprendistati[39] sono il segno del tentativo di preservare competenze e spazi di mercato acquisiti nel corso del tempo[40]. Nel contempo, esse prolungano un atteggiamento che vede nellemigrazione un elemento centrale per leconomia del cantone visto che le rimesse contribuiscono in modo determinante al finanziamento delleconomia cantonale. Non mancano anche nuove sensibilit e nuovi atteggiamenti che si concretizzano, ad esempio nellaccresciuta ostentazione dellagiatezza conquistata grazie allemigrazione e che trova sfoggio, ad esempio, nelledificazione di dimore il cui sfarzo celebra lascesa sociale dei loro proprietari[41]. Essa si affianca a iniziative imprenditoriali che riconfigurano lo spazio delle pratiche transnazionali. Gli investimenti nellambito della promozione economica regionale (opere stradali, linee ferroviarie, servizi pubblici, ) e le diverse iniziative imprenditoriali che traggono origine direttamente da esperienze migratorie[42], e non solo nellambito industriale, sono il segno di un nuovo rapporto con leconomia migratoria, vista per parafrasare unespressione di P. Audenino[43] come la mano invisibile del capitalismo ticinese. Ne un esempio lattivit di Giuseppe Soldati, un emigrante della regione luganese che dopo aver fatto fortuna in Argentina rientra in Ticino dove acquista diverse propriet agricole e numerose parcelle di terreno incolto alfine di trasformarle in superfici adatte a uno sfruttamento agricolo di tipo capitalista. Il progetto del Soldati, che trae spunto dalla sua esperienza argentina, si basa sulla combinazione di grandi estensioni fondiarie con il sistema colonico, in alternativa quindi al paese di piccoli proprietari fondiari proprio della storia rurale del cantone. Lauspicata razionalizzazione del settore agricolo ticinese, con il confluire delle esperienze della periferia (lArgentina) nel centro (il Ticino) laltra faccia di una transculturazione complessa segnata dallo scambio vicendevole di esperienze e pratiche. Cos, da una parte numerosi ticinesi danno un contributo non indifferente allo sviluppo del settore vitivinicolo e enologico californiano trasformando terreni agricoli in vigneti; dallaltra, dalle terre del Nuovo mondo una realt pi avanzata dal punto di vista dei rapporti economici di tipo capitalista giungono soluzioni che, traslate alla realt ticinese, tentano di innestare nuovi modelli produttivi e di organizzazione sociale. 5. Associazionismo, vita politica e identit Sebbene nessuna ricerca abbia finora stimato quanti ticinesi abbiano optato per unemigrazione definitiva, a partire dalla met dellOttocento, le testimonianze epistolari e i dati sulla presenza di ticinesi al di fuori dei confini cantonali sembrano indicare una crescita dellemigrazione definitiva, sia tra coloro che hanno scelto lespatrio nel Nuovo mondo che tra coloro che hanno optato per una destinazione europea o interna alla Svizzera. Cos, tra i fornaciai del Luganese, da secoli dediti a unemigrazione stagionale nel nord Italia, il passaggio a unattivit di tipo industriale (quindi meno soggetta alle oscillazioni stagionali della produzione) favorisce, tra alcuni di loro, la scelta dellinsediamento definitivo nei luoghi di lavoro[44]. Analogamente, per molti ticinesi lo spostamento temporaneo alla ricerca di lavoro nei cantoni svizzeri doltralpe si trasforma progressivamente, soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, nellinsediamento definitivo, favorito soprattutto dalla chiusura dei mercati lavorativi esteri e dalle restrizioni riguardanti le mobilit di mestiere di natura periodica.

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Queste scelte svolgono un ruolo non secondario sullevoluzione della pratiche transnazionali dellemigrazione ticinese nel corso dellOttocento. Lemigrazione tradizionale, nelle sue svariate forme e periodicit, non d luogo a vere e proprie diaspore ticinesi nella misura in cui se si eccettuano i casi specifici propri ad alcune famiglie di mercanti[45] essa non consente il consolidamento di una loro presenza stabile nei luoghi di emigrazione. Molti artigiani e buona parte delle maestranze edili, ad esempio, svolgono generalmente unattivit itinerante, spostandosi da una citt o un cantiere allaltro secondo la domanda e le opportunit di lavoro. Cos, da una lettera di uno stuccatore di Meride (un villaggio del Mendrisiotto) si apprende che Qua si va da una citt a laltra, i lavori sono una stanza qua e laltra l[46], mentre da un altro stuccatore attivo a Heidelberg si scopre che Dopo aver lavorato per 2 o tre mesi in un luogo bisogna partirsene come cani bastonati [][47]. Certo, si creano delle comunit di migranti, in cui, la comune provenienza (e la parentela) si interseca talvolta con lorganizzazione corporativa dei gruppi di mestiere[48] dando luogo a catene migratorie che si appoggiano su diffuse pratiche transnazionali centrate sulleconomia delle rimesse. Consolidate solidariet di gruppo sorgono inoltre attorno ai mercati lavorativi (ad esempio a Roma nel Cinque e Seicento, a S. Pietroburgo e a Mosca tra il Settecento e la met dellOttocento [49], a Londra e Parigi[50] nella seconda met dellOttocento), ma in linea generale gli emigranti non formano comunit sufficientemente stabili e organiche in grado di generare una coscienza di gruppo mantenuta nel corso del tempo. Anche il forte spirito identitario focalizzato sulle comunit di origine impedisce, fino a Ottocento inoltrato, la formazione di un sentimento di identificazione che coinvolga uno spazio regionale pi ampio[51]. Ancora una volta, le lettere delle maestranze edili del Sei e del Settecento attive nelle citt tedesche ce ne hanno vari indizi: pur se attive in citt ove sono insediati diversi migranti provenienti da altri baliaggi italiani in Svizzera (ad esempio le varie famiglie di commercianti della Valmaggia) i contatti con questi ultimi appaiono sporadici e generalmente limitati alla funzione di recapito postale dei loro empori e dei loro negozi[52], senza che traspaia una pi precisa relazione o una pi profonda identit di matrice etnico-culturale. Nel 1803, la creazione del cantone Ticino voluta dalla Mediazione napoleonica non elimina le barriere regionalistiche che segmentano il cantone e che vengono traslate anche tra le comunit di emigranti. solo nella seconda met dellOttocento che, sulla scia di una pi stabile presenza dei ticinesi nei luoghi di emigrazione, si assiste alla nascita di forme associative le quali, oltre ad assicurare assistenza ai loro membri in caso di malattia o di indigenza, o incoraggiare attivit di natura filantropica e patriottica, promuovono un sentimento identitario comune e il ricordo dei legami con la patria di origine. Associazioni quali le Pro Ticino e le societ di mutuo soccorso sorgono in varie citt europee (ad esempio a Parigi e a Londra [53]), ma anche in California e in Argentina[54]. Il rafforzamento di una coscienza identitaria avviene tuttavia attraverso un percorso sinuoso e incerto, influenzato, a partire da fine secolo, dallintenso dibattito sullidentit culturale ticinese, costantemente in bilico tra italianit e elvetismo. Cos, in Argentina, se da una parte linvenzione della nazionalit permette ai ticinesi (presenti nel paese fin dalla met del XIX secolo) di esercitare una considerevole influenza sulla comunit degli immigrati svizzeri giunti a fine secolo, dallaltra tale supremazia consente loro di conservare una relazione aperta e fluida con lassociazionismo italiano[55]; unapertura e una fluidit che si esplica, ad esempio, nellappartenenza simultanea di molti ticinesi ad associazioni italiane e svizzere[56]. Il crescente nazionalismo di inizio Novecento porter tuttavia a lacerare questi legami, spingendo le associazioni ticinesi di emigranti ad assumere contenuti patriottici viepi spiccati e una maggiore autonomia nei confronti dellitalianit[57]. Anche nei cantoni elvetici si palesa unevoluzione della costruzione identitaria dei migranti ticinesi segnata dal rapporto ambivalente tra Svizzera e Italia. Alla fine dellOttocento, i ticinesi continuano ad essere assimilati agli emigranti del nord Italia giunti numerosi nella Confederazione[58], non di rado subendo le stesse discriminazioni e le stesse manifestazioni xenofobe di cui questultimi sono oggetto. Per questo motivo, la mobilitazione associativa dei ticinesi nei cantoni svizzeri prende corpo dal sentimento della loro specificit identitaria etnico-culturale, e non tanto dalla loro condizione di migranti. Proprio nel momento in cui le relazioni tra il Ticino e il resto della Svizzera si fanno pi difficili, tanto da suscitare propositi irredentisti, le diverse Associazioni Pro Ticino presenti nei cantoni doltre Gottardo promuovono le loro attivit allinsegna del miglioramento dellintegrazione dei ticinesi nella societ svizzera e del mantenimento dei legami con il cantone di origine[59], allentando i legami con la matrice identitaria italiana. Un ulteriore elemento che porta a una trasformazione delle pratiche transnazionali riguarda la sfera politica e pi precisamente la nascita, negli anni 1830-40 dei partiti politici. In antico regime la porosit delle frontiere fa della plurilocalit dei migranti una risorsa che essi usano in modo elastico attraverso il cumulo di identit e di funzioni[60]. In pi occasioni, il capitale sociale accumulato durante lemigrazione pu essere speso in patria attraverso lassunzione di cariche pubbliche le quali, a loro volta, aprono spazi di intermediazione politica su scala internazionale. In tal senso, come recentemente rilevato, le pratiche transnazionali sono un fattore imprescindibile dellesercizio e della riproduzione del potere. il caso, ad esempio di diversi esponenti del ceto dirigente luganese che grazie a fortunate carriere allestero (soprattutto in campo militare) ottengono dalle autorit locali degli importanti incarichi di natura diplomatica. I quali, a loro volta aprono loro la strada a ulteriori mandati da parte delle autorit dei cantoni sovrani elvetici presso i governi degli Stati in cui operano. Le attivit svolte allestero influenzano quindi lesercizio e la riproduzione del potere a livello locale, ma nel contempo questultimo torna utile allestero, favorendo in particolare carriere nellambito della diplomazia[61]. La piena integrazione del Ticino quale cantone sovrano in seno alla Confederazione elvetica e la sua trasformazione, nel 1848, nel moderno Stato federale svizzero, tolgono tuttavia alle lite locali quegli spazi che avevano saputo sfruttare per imbastire le loro carriere attraverso la messa in opera di un transnazionalismo politico. Anche se per diversi emigranti il successo imprenditoriale apre loro le porte alla carriera diplomatica[62], essa sempre meno il frutto di un transnazionalismo politico nutrito dalleconomia dellemigrazione. Le diaspore ticinesi alimentano invece la vita politica locale, partecipando da vicino alle lotte partitiche che scuotono il cantone durante gran parte dellOttocento e dei primi del Novecento. In California e in Argentina, ad esempio, gli emigranti seguono da vicino la vita politica del cantone, promuovendo una vita associativa dalle forti connotazioni partitiche. E anche in Europa, lemigrazione alimenta la vita politica cantonale attraverso linfluenza esercitata da alcuni emigranti arricchiti e attivi allestero[63]. In tale prospettiva, la partecipazione alla vita politica ticinese da parte di diversi emigranti non solo il modo per conservare i legami con la patria, ma anche la soluzione attraverso la quale gli apparati partitici fanno proprie le reti clientelari di cui dispongono gli emigranti pi facoltosi, dando cos forma a un transnazionalismo politico che fa perno sulle ambizioni personali e sulluso strumentale delle carriere migratorie.

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