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CREDO IN UN SOLO DIO PADRE

RIFLESSIONE BIBLICO-TEOLOGICA (a cura di Andrea Pacini) Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione (2Cor 1,3) 1. Chi ci rivela che Dio Padre? E questa una affermazione che non pu essere dedotta per pura via di ragione, e non per niente tipica e originale, nel suo significato specifico, della fede cristiana. E infatti Ges Cristo, il Figlio di Dio, che ci rivela la paternit di Dio e definisce in modo compiuto i lineamenti del volto di Dio come Padre. Il fatto che la conoscenza della paternit di Dio sia radicata nellevento cristologico, ha una conseguenza importante: Dio Padre non in senso cosmologico, ma in senso ontologico, ovvero la paternit il carattere fondamentale della sua identit, del suo essere eterno. Dio Padre in primo luogo non perch crea (cio in senso cosmologico), non perch ha un rapporto con noi uomini, ma perch dalleternit prima di tutti i secoli genera il Figlio nellintimit della vita trinitaria spirando lo Spirito Santo. Proprio perch Dio Padre in se stesso (Padre del Signore nostro Ges Cristo, il Figlio eterno) e attua in se stesso una comunione piena e personale di amore il mistero trinitario , Egli effonde anche al di fuori di s il suo amore comunionale, la sua relazionalit comunionale tramite la creazione del mondo e delluomo. 2. Lidentit relazionale di Dio fonda la sua opera creatrice e la caratterizza come azione salvifica: la caratterizza cio come azione che si dispiega nella storia per dare origine al creato e alluomo allinterno di un progetto di comunione con Dio. La creazione inizio della storia salvifica: Dio crea per chiamare a vivere la comunione con s. Questo il progetto originario, ed anche il costante desiderio di Dio nei confronti del creato e dellumanit. Luomo creato non solo da Dio, ma per Dio, al fine di vivere unidentit comunionale che si attua nel rapporto con Dio e con gli altri. In questa prospettiva la creazione per mezzo di Cristo e in vista di Cristo: in Lui infatti si attua la piena comunione tra Dio e luomo e degli uomini tra loro. 3. In questo senso allora la storia della salvezza si configura con una struttura dialogica: Dio chiama luomo, si offre al rapporto con lui, gli si rende prossimo, e chiede spera la risposta positiva delluomo, la cui identit di essere persona dunque di essere relazionale, comunionale; si tratta di unidentit da attuare nella libert dellintelligenza e dellamore. Latto di autonomia con cui luomo ricerca la propria identit in concorrenza, in competizione con Dio, indebolisce, ferisce la struttura comunionale del creato: questo il peccato e la sua forza. Ma Dio rivela la sua paternit prendendosi cura delluomo e proponendogli un itinerario di ritorno a Lui tramite il perdono esercizio gratuito di misericordia tramite il dono della sua presenza adiuvante e salvatrice, facendo appello alla libert delluomo perch tramite

lascolto della Parola di Dio si apra allorizzonte di una comunione piena con Lui e gli altri uomini. 4. Temi biblici connessi alla paternit di Dio. Israele sperimenta il rapporto di comunione con Dio (che attua la salvezza) come alleanza: alleanza che esprime comunione di vita. Lideale Mos che parla a Dio come un amico con il suo amico (Es 33,11). Alleanza che nasce dallamore gratuito di Dio ed finalizzata a vivere accogliendo tale amore e rispondendovi con fedelt e gratitudine: Identit comunionale di Dio: Es 3, 14: la rivelazione del nome di Dio: Io sono colui che sono: colui che ha in s la propria ragione di essere, colui che dinamicamente prossimo alluomo in maniera totale e gratuita a partire dalla piena disponibilit di se stesso nellamore. Lamore di Dio amore di elezione: Dt 7,7: Il Signore si legato a voi e vi ha scelti, non perch siete pi numerosi degli altri popoli siete infatti il pi piccolo di tutti i popoli ma perch il Signore vi ama e perch ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattato liberandovi dalla condizione servile. Dt 4,40: Tu sei diventato spettatore di queste cose, perch tu sappia che il Signore Dio e che non ve ne altri al di fuori di lui. Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per educarti; sulla terra ti ha mostrato il suo grande fuoco e tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco. Poich ha amato i tuoi padri, ha scelto la loro posterit e ti ha fatto uscire dallEgitto con la sua stessa presenza e con grande potenza Amore di risposta: Dt 6,5: Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta lanima, con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do ti stiano fissi nel cuore Dt 4: Ora dunque, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, perch le mettiate in pratica, perch viviate ed entriate in possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Il possesso del paese, espressione del dono di amore di Dio, finalizzato a vivere liberi, felici, nella comunione con Dio e tra gli uomini: una tappa verso la realizzazione del progetto originario di Dio per luomo. Dt 10,16-11,1: la circoncisione del cuore si coniuga con lapertura a una prospettiva pi ampia tendente alla comunione universale ama dunque il forestiero. 5. La salvezza sperimentata dal popolo di Israele come liberazione dalla schiavit, dal male, dalla mancanza di senso, da una autonomia autoreferenziale che toglie speranza (la fiducia negli dei che sono nulla); ma sperimentata anche dimensione positiva come vita felice in comunione con Dio e tra gli uomini. 6. Lesperienza dellinfedelt di Israele nel corso della storia fa maturare con forza la fiducia nella fedelt unilaterale di Dio: lattesa messianica (circoncisione del cuore, dono del cuore

di carne, dono dello Spirito: cfr. Geremia) in cui si compie la regalit di Dio, la sua cura, la sua potente misericordia. Lalleanza in vista del Cristo (il Messia). 7. In Cristo si compie la rivelazione della cura di Dio, della sua intenzione salvifica verso luomo; in Cristo il Messia atteso la cura di Dio entra personalmente nella storia: la Parola in persona che rivela, educa, salva donando la vita nuova. Cristo rivela pienamente la paternit di Dio perch Egli il Figlio. Gv 1,18: Dio nessuno lha mai visto: proprio il Figlio Unigenito che nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. Ges Cristo, il Verbo fatto uomo, vive la propria identit filiale che da sempre vive nel mistero trinitario come uomo: cos facendo rivela la paternit Dio testimoniandola nella sua persona attraverso la parola e gli atti; rivela e dona la paternit di Dio, perch invita a riconoscere Dio come Padre accogliendolo secondo la sua verit nella nostra vita. Il vissuto esistenziale umano di Ges Cristo la grammatica attraverso cui ci viene rivelata lidentit paterna di Dio e lidentit filiale degli uomini. Mt 11, 25-27: In quel tempo Ges disse: Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. S, o Padre, perch cos hai deciso nella tua benevolenza. Tutto stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorr rivelarlo. La rivelazione della paternit di Dio tratto tipico e originale di Ges: egli chiama Dio Abba, termine aramaico usato al tempo di Ges nel linguaggio familiare, ma che nelle fonti a nostra disposizione non troviamo mai applicato a Dio nel linguaggio religioso. E dunque un modo di chiamare Dio tipico e originale di Ges, che ci dischiude la relazione paterna-filiale che Egli vive con Dio. Ges Cristo ci rivela Dio come Padre che ama i suoi figli gli uomini - e che si adopera e spera nella loro risposta, nella loro apertura a Lui (Lc 15,11ss: parabola del Figliol prodigo). Cristo rivela la paternit di Dio con la totalit della sua esistenza filiale: con la sua preghiera; con le sue parole; con la sua obbedienza; con le sue azioni di ricerca nei confronti degli uomini perduti, caduti in situazioni di lontananza da Dio. Dio si fa conoscere come Padre entrando concretamente nelle vite degli uomini tramite il Figlio che il suo amore, con cui ha creato tutto ci che esiste e che dona perch luomo e tutto il creato torni alla piena comunione con Lui: Dio ha amato il mondo di un amore unico, ha donato il suo Figlio unico (da un antico inno della Chiesa maronita). Cristo rivela anche alluomo lidentit filiale per cui luomo stato creato. Cristo attua in s nella sua umanit lidentit filiale e la rivela agli uomini. Non solo la fa conoscere, ma la dona loro in modo unilaterale: si compie la fedelt unilaterale di Dio. In Cristo lidentit filiale vissuta e donata gratuitamente (qui sta lamore del Padre e del Figlio nello Spirito): alluomo sta di accoglierla nella libert esercitando in essa le proprie facolt (intelligenza, volont ecc.). 8.
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Credere in Dio Padre significa superare la tentazione di pensare che Dio sia in competizione con luomo e che la realizzazione delluomo si trovi nellantagonismo rispetto a Dio. Dio non in concorrenza con luomo perch Dio Padre e ci dice: figlio, tutto ci che mio tuo (Lc 15,31). Ce lo dice non solo a parole con levento fondamentale del dono del Figlio che tutto ci che Dio ha ed . Lidentit paterna di Dio una sfida permanente e un correttivo contro ogni visione di Dio distorta (Dio in competizione con luomo), riduttiva e strumentalizzante (Dio datore e dispensatore di beni di cui usufruire), puramente razionale (Dio lessere perfetto nella totale separazione dalla relazione con luomo: idea tipica della metafisica greca. Dio invece perfetto nella relazionalit di amore che vive con il Figlio, dunque nella sua identit di Padre). 9. Il dono del Figlio (in cui si esprime lamore del Padre) fino alla morte di croce segno concreto che lamore del Padre tale da rifiutare ogni forma di violenza: Dio Padre che ama per primo, e ama perdonando e donandosi. In questo senso bisogna evitare di proiettare su Dio Padre concezioni o esperienze contraddittorie o negative di paternit umana, ma cogliere lidentit paterna di Dio rivelataci da Ges Cristo come originaria, archetipo e modello di esercizio di ogni paternit (Ges stesso ce lo dice in Mt 23,9: E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perch uno solo il Padre vostro, quello celeste). 10. In Cristo il Figlio generato prima di tutti i secoli il Padre genera gli uomini come suoi figli (cfr Gv 1,12-13). In Cristo Dio rivela ci fa conoscere e attua la sua paternit, perch ci genera come suoi figli. Agli uomini sta di accogliere questo dinamismo di generazione credendo in Cristo, dunque credendo in Dio Padre: questa la grande essenziale opera della fede, che ci innesta nella vita del Figlio grazie allobbedienza alla Parola e agli eventi sacramentali accolti e vissuti nella fede. La fede in Dio Padre determina almeno due effetti sul credente: un effetto mistico (rigenerazione del nostro essere tramite la grazia del Cristo, che ci rende atti a vivere un vissuto relazionale filiale); un effetto spirituale-morale (essere capaci di pregare in modo filiale; essere capaci di esprimere nelle nostre azioni e scelte la vita nuova ricevuta in dono: vivere nellobbedienza liberante al Vangelo); un effetto pi globalmente storico: imperativo di incarnare nella storia il Vangelo accompagnati dalla presenza di Cristo e dal dono dello Spirito. Lidentit filiale, radicata sullidentit paterna di Dio, dono e appello. Dono di Dio e appello a personalizzare tale identit tramite il dinamismo dellintelligenza, degli affetti, della volont. 11. Sperimentare la paternit di Dio davvero allora la dimensione centrale della fede: riconoscere Dio come Padre e come tale accoglierlo nella nostra vita fede vissuta: un Padre che ama in primo luogo, ma di un amore che alimenta e fa crescere, che guida e pone esigenze per il nostro pieno compimento filiale. Questo implica il dono di tutto noi stessi, nella preghiera e nellobbedienza che pu spaventare e spingerci a rifugiarci in rapporti pi controllati, pi ridotti, ma in cui in definitiva escludiamo Dio dalla nostra vita.

Neppure la morale sufficiente, almeno nel suo aspetto normativo: ho obbedito a ogni tuo ordine. Perch Dio non un Dio dellordine, ma il Padre dellamore, della comunione attuata nel dono totale di s. Alluomo sta di credere a tale amore nei suoi riguardi, di lasciarcene coscientemente travolgere, rivestirne, per viverlo a nostra volta per Lui: e io vivr per Lui. Quanto dice il padre nella parabola del Padre misericordioso figlio, tutto ci che mio e tuo, leco diretta di quanto il Figlio dice al Padre tutto mi stato dato dal Padre mio (Lc 10): il riconoscersi in comunione totale di vita, che scaturisce dal Padre, scaturisce in gratitudine, gioia, responsabilit lieta, anche di fronte alle avversit e alle sconfitte. Questa lesperienza del Figlio Unigenito, di cui noi siamo chiamati a partecipare. Di questa esperienza mediatore il Figlio: ecco limportanza di crescere nellappartenenza personale di affetto al Signore Ges, perch lui ci introduce nel riconoscimento della paternit di Dio, e in questo sta la sua glorificazione (Gv 17, 9-10). Di fronte al dono totale che Dio fa di se stesso in Cristo e nello Spirito sovrana umilt e intensit dellamore di Dio luomo pu anche spaventarsi: tante volte di fronte al tutto ci che mio tuo, possiamo ritirarci, avanzare preferenze riduttive, cercare di selezionaresottrarci a un amore totale perch tale lamore paterno che stimola a un analogo dono della totalit di noi stessi, sorretti e sostenuti dal suo abbraccio, che sostiene negli inciampi e nelle cadute. La paternit di Dio costituisce il credente nella propria personale responsabilit integrale di figlio (laddove uno schiavo ha responsabilit limitate verso il padrone, e cos un mercenario a contratto). Il Padre che ci d tutto se stesso, ci chiede tutti noi stessi: questo il percorso di morte e resurrezione in cui scaturisce la vita risorta che il Padre dona ai credenti di vivere. E questo esige il superamento delle paure, che ci fanno trattenere in umbra mortis. Significa rendere efficace nella nostra vita la fede fiduciale nellamore che il Padre: E noi abbiamo creduto allamore (1Gv 4,16). La grande speranza di Dio che luomo accolga la sua paternit, si lasci abbracciare da Lui, si riconosca e viva come suo figlio, lo preghi come un figlio, con una preghiera che in primo luogo godimento gratuito di un rapporto personale, stimato con gioia e gratitudine superiore a ogni altro dono, e in cui ogni altro dono riceve il suo senso, e senza il quale nulla ha senso. Vivere pienamente la paternit di Dio anche frutto di un percorso, che presenta i suoi alti e i suoi bassi, e in cui importante il ricordo, come memoria vivente di un esperienza di rapporto paterno con Dio che resta sedimentata in noi, a cui ritornare nei momenti di buio e di tentazione, per attingerne la luce che in essa continua ad essere presente e per farci infiammare dalla brace che sotto le ceneri della storia successiva continua per ad ardere. Il ricordo del padre svolge allora una funzione di grazia efficace e di mozione di noi stessi nel ritrovarci nel rapporto con Lui.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI J. Ratzinger, Credo in Dio Padre onnipotente, in Communio n. 208-210 (luglio-dicembre 2006), pp. 8 16. L. A. Schkel, Dio Padre. Meditazioni bibliche, Ed. Apostolato della Preghiera, Roma 1999.
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P. Coda, Dio Uno e Trino. Rivelazione, esperienza e teologia del Dio dei cristiani, San Paolo, Milano 2009. F.X. Durrwell, Il Padre. Dio nel suo mistero, Citt Nuova, Roma 1999. Segnaliamo inoltre due sussidi di preghiera: Preghiamo con S. Agostino. Un itinerario di ricerca e di incontro con Dio, a cura delle Monache Agostiniane di Lecceto, Paoline, Milano 2010 Padre di Ges e Padre nostro, a cura delle Monache Benedettine di Civitella San Paolo, Paoline, Milano 1999

NELLA LITURGIA (a cura dellUfficio Liturgico) Con la fiducia e la libert dei figli La preghiera del Padre Nostro Il nome, ancora oggi, rappresenta qualcosa di unico e misterioso della persona. Ne racchiude lessenza, rappresenta la sua singolarit, apre alla relazione e alla conoscenza. Dare un nome o chiamare per nome costituisce unesperienza significativa ed alla base di ogni relazione umana. Anche nellesperienza di fede, conoscere il nome di Dio costituisce un evento fondamentale. Dio, infatti, ha un nome, non si celato dietro un anonimato misterioso ma lo ha svelato perch a tutti possa essere concessa la possibilit di invocarlo, di conoscerlo, di lodarlo e ringrazialo. Nel cammino della storia della salvezza Dio si rivelato progressivamente e con diversi nomi, in ciascuno di essi vi una verit donata, un mistero svelato, un volto riconosciuto. Chiamare Dio per Nome dunque un dono concesso, una rivelazione ricevuta, nel suo Nome c la sua essenza, la conoscenza del suo progetto di salvezza, la confidenza di una relazione filiale. Per questo, invocare Dio per nome costituisce il dono che ogni figlio riceve nel rito del Battesimo: la consegna della preghiera del Padre Nostro. Il rito dellIniziazione cristiana degli adulti prevede un apposito rito di consegna che abitualmente pu svolgersi durante il tempo del catecumenato, o pi opportunamente, nella settimana successiva al terzo scrutinio (tempo di Quaresima). Cos, infatti, ci ricordano le Premesse al RICA (Rito dellIniziazione Cristiana degli Adulti): Nella preghiera del Signore gli eletti conoscono pi profondamente il nuovo spirito filiale con il quale, specialmente durante la celebrazione eucaristica, chiameranno Dio con il Nome di Padre (n 25.2). Anche nel rito del battesimo dei Bambini, i genitori, a nome del proprio bambino, sono chiamati a invocare Dio con il nome di Padre (cfr. Rito del Battesimo dei Bambini, n 76). Infine, nella guida per litinerario catecumenale per i ragazzi, la preghiera del Padre nostro viene consegnata con queste parole: Signore Dio nostro, che abiti nellalto dei cieli e che ami essere chiamato Padre, volgi lo sguardo su di noi riuniti nel nome del tuo Figlio, il Signore Ges. Donaci il tuo spirito, il maestro nella nostra preghiera, perch possiamo pregarti nel suo nome. Il Padre nostro la preghiera filiale per eccellenza, il Nome con cui Dio domanda di essere invocato e che nella liturgia cristiana lassemblea pronuncia con una certa audacia, e parresia, cio con semplicit, schiettezza, fiducia, con quella gioiosa certezza che possiede solo chi sa di essere profondamente amato (cfr CCC, n 2778). Certezza e audacia che Dio stesso pone nel cuore di ogni figlio nel donare la sua stessa forza divina: lo Spirito Santo (cfr Rm 8,15). Nella liturgia eucaristica, in particolare quella domenicale, lesortazione che introduce la preghiera del Padre nostro ci ricorda costantemente che invocare Dio
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come Padre un dono continuamente rinnovato e concesso alla comunit radunata nel suo nome: Il Signore ci ha donato il suo Spirito. Con la fiducia e la libert dei figli diciamo insieme. La preghiera del Padre Nostro unisce in una sola voce la preghiera di ogni cristiano, cos come il pane Eucaristico ci rende un solo corpo. Per questo, infatti, nella celebrazione eucaristica, apre i riti di comunione. Come ci ricorda San Giovanni Crisostomo: Il Signore ci insegna a pregare insieme con tutti i nostri fratelli. Infatti, egli non dice Padre mio che sei nei cieli, ma Padre nostro, affinch la nostra preghiera salga, da un cuore solo, per tutto il Corpo della Chiesa. Questa preghiera, dunque, richiede di essere pregata o cantata da tutti. Andrebbe prima di tutto curata una buona recitazione corale, calma, senza fretta, con voce chiara e sostenuta. Inoltre, il testo del Padre Nostro, costituisce una di quelle parti liturgiche considerate immutabili, tanto che, perfino nel rito della Messa dei Fanciulli, si sottolinea limportanza di restare fedeli al testo liturgico: Perch non sia troppo accentuata la differenza tra le messe per i fanciulli e quelle degli adulti, non si faccia mai per i fanciulli un adattamento di certi riti e testi, quali le acclamazioni e le risposte dei fedeli ai saluti del sacerdote, il Padre nostro, la formula trinitaria della benedizione conclusiva della Messa (n 39). Di conseguenza, sconsigliabile luso di parafrasi o testi che semplicemente si ispirano alla preghiera liturgica. Va incoraggiato, invece, luso di cantare o meglio cantillare il Padre Nostro. A questa preghiera comunitaria si addice una musica semplice, con una melodia non eccessivamente ornata, sullo stile della cantillazione delle orazioni, un cantar dicendo, con scioltezza, leggerezza, senza appesantimenti e inutili ripetizioni. Infine, un invito a favorire e incoraggiare luso di pregare con le braccia aperte e alzate verso lalto, senza intrecciare le mani (gesto sconosciuto nella tradizione della Chiesa e pi adatto per esprimere il Segno della pace). Infatti, il senso di questa preghiera insegnataci da Ges non esprime primariamente la comunione e volont fraterna, quanto linvocazione del Nome santo di Dio. Alcuni esempi e proposte per pregare il Padre Nostro vengono proposte nel sussidio liturgico-musicale (vedi allegato).

CREDO IN DIO PADRE ALCUNI SUGGERIMENTI E PISTE DI LECTIO DIVINA


(a cura di M. Marenco) significa fidarsi e affidarsi a Dio, secondo le sue parole Non temere, perch Io sono con te: AT: Gn 15,1-21 (Abramo); Es 14-15 (Mos); 1Re 19 (Elia); nella profezia: Is ; Ger; Ez; Zc; . NT: Mt 1-2; Lc 1-2 (Vangeli dellinfanzia); nei gesti e parole di Ges nei Vangeli; Ap 1,1217a; 2,8-11; 1Gv 4,18. significa riconoscere che Dio il Vivente: AT: Gn 2-3; Dt 30,15-20; Is 25,6-8; 55,10-11; Ez 47,1-12 NT: lAlbero della vita in Ap 21-22; Gv 6,35; 11,25; 14,6;. 6,13; 17,3; 1Pt 1,3; significa imparare a conoscere Dio: AT: Is 45,3; Osea; Geremia; NT: Gv 17; Gv 10,14; significa custodire il creato e coltivare la pace: AT: Sal 150 (la gloria di Dio luomo vivente); Es 16,12-21 (la manna); Dt 15,1-11 (il perdono dei debiti ); Es 21,1-6 NT: 2 Cor 8 (una colletta per i poveri); Ap 21

Testi per la preghiera: AT: la preghiera di Abramo (Gn 18), di Mos e il canto dei liberati (Gn 14-15), di un profeta: Geremia; di Giobbe; dei Salmi; NT: la preghiera di Ges (soprattutto Lc che mostra spesso Ges in preghiera; e Gv 17); Atti degli Apostoli e Paolo (es: 2Ts 2,11; Fil 1,4; 4,6; Ef 6,18; Col 1,3); Cercare Dio: AT: Salmi; Qohelet; Is; Am 5,1-17; NT: Lc (le parabole); Gv La parola diventa preghiera: AT: Es 14-15; Dt 26,1-15; NT: Lc 2,22-40; Gv 17; Ap 21 Insegnaci a pregare: AT: Gn 18,1-19,28; Es 32; Tobia; Sal 4; NT: Mt 6,9-13; Gv 17; Ges modello di preghiera in Luca; la preghiera apostolica in Paolo.