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org
1
FISICA I
(docente Maria Adele Dodero)
Testo di riferimento
Fisica 1 (Raymond A. Serway)
Lezione 1 (22 settembre 1999)
Introduzione al corso: prerequisiti richiesti, programma, modalit d'esame, ecc.
Lezione 2 (27 settembre 1999)
La fisica una scienza sperimentale.
Le sue leggi sono infatti state verificate tramite degli opportuni esperimenti (riproducibili da
chiunque si ponga nelle condizioni idonee).
Per studiare un fenomeno fisico occorre prima di tutto effettuare una osservazione di tipo
qualitativo (es. un corpo privato di sostegno cade verso terra), poi occorre considerare quali
grandezze fisiche caratterizzano il fenomeno (es. velocit, massa, ecc.), in quale misura e
in che modo queste grandezze interagiscono fra loro.
Misura di grandezze fisiche
Misurare una grandezza fisica significa effettuare un confronto fra la grandezza da misurare e un
campione, opportunamente scelto, in modo da stabilire una corrispondenza univoca tra la
grandezza stessa e un numero che ne rappresenta la misura nellunit di misura prescelta.
N.B. Una misura ha significato solo se si specifica lunit di misura presa in considerazione.
Dal momento che la precisione di una misura sempre limitata (dipende dalla precisione dello
strumento utilizzato, dalla tecnica con la quale si esegue la misura e dalla possibilit, sempre
presente di errori accidentali) bisognerebbe sempre associare, ad ogni misura, il relativo errore.
Leggi fisiche
Definire una legge fisica significa individuare le relazioni che legano fra loro le varie grandezze
fisiche che compaiono nel fenomeno.
N.B. Dal momento che tutte le misure delle grandezze effettuate contengono degli errori il
risultato ottenuto con lapplicazione della legge fisica conterr a sua volta degli errori (in
base alla legge di propagazione degli errori).
Visto che, in base a quanto detto sopra, le grandezze fisiche non sono indipendenti, ma collegate
fra loro, possibile scegliere un numero minimo di grandezze fisiche indipendenti ed esprimere
tutte le altre in funzione di quelle prescelte.
Nel campo della fisica meccanica sono state scelte tre grandezze fisiche indipendenti
fondamentali: lunghezza, massa e tempo (indicati rispettivamente con L, Me T).
Per quantificare queste grandezze si utilizzano comunemente le unit di misura del Sistema
Internazionale (S. I.) e cio il metro (m.), il chilogrammo (Kg.), e il secondo (s.).
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In precedenza venivano utilizzati anche altri due sistemi di misura:
il sistema M. K. s. (cio metro, chilogrammo e secondo)
il sistema c. g. s. (cio centimetro, grammo e secondo)
Nota Il S. I. si differenzia dal sistema M. K. s. in quanto comprende anche lunit di misura di una
quarta grandezza fisica fondamentale (presente nello studio dellelettromagnetismo):
lintensit di corrente che viene misurata in ampere (A.).
Equazioni dimensionali
Di ogni grandezza fisica possibile dare una equazione dimensionale, cio unequazione che
esprima la grandezza fisica presa in considerazione in funzione di L, M e T.
Esempi
la velocit una grandezza fisica derivata che si esprime in funzione dello spazio percorso e
del tempo impiegato: ] [ ] [
1
= = T L v
dt
dx
v : cui da
laccelerazione, a sua volta, pu essere ricavata dalla velocit: ] [ ] [
2
= = T L a
dt
dv
a : cui da
Nella formulazione di una legge fisica bisogna tenere conto della omogeneit dimensionale,
cio le equazioni dimensionali dei due membri dellequazione che esprime la legge stessa devono
essere equivalenti (in caso contrario significa che sono presenti degli errori).
Esempio: h(t) = h
0
- gt
2
[L] = [L] - [L T
-2
] T
2
[L] = [L]
(da notare che il valore un numero e, quindi, adimensionale
)
Grandezze fisiche scalari e vettoriali
Le grandezze fisiche possono essere di due tipi:
scalari sono le grandezze per le quali sufficiente conoscerne il valore nellunit di misura
prescelta (es. tempo, temperatura, ecc.);
vettoriali sono le grandezze individuate tramite lutilizzo di un vettore, cio quelle grandezze
per le quali occorre definire, oltre al modulo, anche una direzione e un verso (es.
velocit, spostamento, accelerazione, ecc.).
C I N E M A T I C A
La cinematica la parte della fisica che studia il movimento dei corpi (senza per occuparsi delle
cause che hanno prodotto il movimento stesso, che sono invece oggetto di studio della dinamica).
Cinematica del punto
Per studiare il movimento di un corpo necessario avere a disposizione:
un sistema di coordinate spaziali (es. coordinate cartesiane 9(x, y, z) con i versori
associati ) , , ( k j i );
un orologio (per misurare gli intervalli di tempo).
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Studiare il movimento di un corpo significa, infatti, studiare la sua posizione, nelle coordinate
considerate, rispetto al tempo.
Un oggetto considerato un punto materiale quando le sue dimensioni possono essere trascurate,
cio quando le sue dimensioni sono molto pi piccole (come ordine di grandezza) rispetto alle
dimensioni del problema che sto considerando.
Non quindi importante considerare le dimensioni assolute delloggetto considerato, ma le sue
dimensioni relative allinterno del contesto preso in esame.
Moti unidimensionali (moto rettilineo)
Nello studio del moto rettilineo sufficiente utilizzare un solo asse coordinato (ad esempio lasse
x). In questo caso le grandezze vettoriali (spostamento, velocit e accelerazione) avranno la stessa
direzione del versore i . Possiamo quindi effettuare i calcoli tenendo conto solo del modulo.
Supponiamo che sia: x
1
= posizione delloggetto allistante t
1
x
2
= posizione delloggetto allistante t
2
Definizione: Definiamo spostamento del corpo lo spazio percorso dallo stesso nellintervallo di
tempo (
1 2
t t t = A ) e lo indichiamo con
1 2
x x x = A .
Questo spostamento pu essere positivo (x
2
> x
1
) se si tratta di un moto progressivo, cio che
avviene nello stesso verso di i , oppure negativo (x
2
< x
1
) se si tratta di un moto regressivo.
Definizione: Definiamo velocit media di un corpo il rapporto tra lo spazio percorso e il tempo
impiegato a percorrerlo:
t
x
v v
m
A
A
= = .
La velocit media non fornisce per uninformazione reale, ma solo unindicazione media.
Per ottenere informazioni pi precise occorre restringere gli intervalli di tempo considerati.
Supponendo di arrivare a intervalli di tempo infinitesimali otteniamo:
Definizione: Velocit istantanea:
dt
dx
t
x
v
t
=
A
A
=
A 0
lim
Supponiamo ora che sia: v
1
= velocit delloggetto allistante t
1
v
2
= velocit delloggetto allistante t
2
Definizione: Accelerazione media:
t
v
a a
m
A
A
= = (con Av = v
2
- v
1
)
Come nel caso della velocit media, anche laccelerazione media non fornisce uninformazione
reale. Per ottenere informazioni pi precise occorre, anche in questo caso, restringere gli intervalli
di tempo considerati. Supponendo quindi di arrivare a intervalli di tempo infinitesimali otteniamo:
Definizione: Accelerazione istantanea:
2
2
0
lim
dt
x d
dt
dv
t
v
a
t
= =
A
A
=
A
.
x
1
x
2
0
x
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Possiamo considerare due tipi di moto rettilineo:
a) Il moto rettilineo uniforme
b) Il moto rettilineo uniformemente accelerato
Nel primo caso la velocit si mantiene costante (sia in modulo che in direzione e verso) e quindi
laccelerazione uguale a zero.
Questo lunico caso nel quale ci possibile. Infatti, negli altri casi, pur non variando il modulo, il
vettore velocit non pu essere costante in quanto varia la direzione e/o il verso e, di conseguenza,
laccelerazione sempre diversa da zero.
Considerando quindi che v = v
0
e a = 0, calcoliamo la equazione oraria del moto, cio la
posizione delloggetto in funzione del tempo e della sua posizione iniziale:
c t v x dt v dx dt v dx v
dt
dx
v v + = = = = =
} }
0 0 0 0 0
membri i ambo integrando
(con c costante
arbitraria).
La costante arbitraria c deve essere valutata sulla base delle condizioni iniziali. Se infatti,
nellequazione ottenuta, poniamo t = 0, otteniamo x = c. In pratica la costante rappresenta la
posizione delloggetto nellistante t
0
, cio nellistante iniziale.
Chiamando x
0
la posizione iniziale delloggetto otteniamo quindi la seguente equazione oraria del
moto rettilineo uniforme: x = x
0
+ v
0
t.
Nel caso del moto rettilineo uniformemente accelerato, invece, laccelerazione a mantenersi
costante. Operando in modo analogo al precedente possiamo quindi calcolare la relativa equazione
oraria in funzione del tempo e della posizione e velocit iniziale di un oggetto:
0 0 0 0 0 0
v t a v dt a dv dt a dv a
dt
dv
a a + = = = = =
} }
membri i ambo integrando
(con v
0
= velocit
iniziale).
Dal momento che
dt
dx
v = , possiamo sostituire questo valore nellequazione precedente ottenendo:
2
0 0 0 0 0
2
1
at t v c x dt t a dt v dx dt t a dt v dx t a v
dt
dx
+ + = + = + = + =
} } }
membri i ambo integrando
Chiamando nuovamente x
0
la posizione iniziale delloggetto otteniamo lequazione oraria del moto
rettilineo uniformemente accelerato: x = x
0
+ v
0
t + a t
2
.
Lezione 3 (28 settembre 1999)
Riepilogo lezione precedente:
Moto rettilineo uniforme: a = 0 v = cost. t v x x
0 0
+ =
accelerazione
a
t O
a = 0
velocit
v
t O
v = v
0
spostamento
x
t O
x = x
0
+ v
0
t
x
0
(v > 0)
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Moto rettilineo uniformemente accelerato: a = cost v = v
0
+ at
2
0 0
2
1
at t v x x + + =
Prendendo in considerazioni le equazioni del moto rettilineo uniformemente accelerato possibile
esprimere la relazione tra lo spostamento e i valori di accelerazione, velocit iniziale e velocit
finale (eliminando dallequazione la variabile tempo) nel seguente modo:
Dallequazione at v v + =
0
possiamo ricavare:
a
v v
t
0

=
Sostituendo questo valore di t nellequazione
2
0 0
2
1
at t v x x + + = si ottiene:
a
v v
a
v
a
v
a
v
a
v v
a
v v v v
a
a
v
a
v v
a
v v
a
a
v v
v x x

+ +

=
|
|
.
|

\
|
+
+

= |
.
|

\
|
+ |
.
|

\
|
=
0
2
0
2 2
0 0
2
0
2
0
2 2
0 0
2
0 0
0 0
2
1
2
1 2
2
1
2
1
Quindi possiamo affermare che:
a
v v
x x
2
2
0
2
0

=
Osservazione
Occorre tenere presente che alcune delle grandezze fisiche considerate sono in realt delle
grandezze vettoriali. Finora abbiamo indicato solo i moduli di tali grandezze in quanto, trattandosi
di un moto rettilineo non si hanno cambiamenti di direzione o verso dei relativi vettori.
In effetti per sarebbe pi esatto indicare le grandezze considerate nel seguente modo:
Spostamento lungo lasse delle x: x i x A = A
Velocit media:
t
x
i v
m
A
A
= Velocit istantanea:
dt
dx
v =
Accelerazione media:
t
v
i a
m
A
A
= Accelerazione istantanea:
2
2
dt
v d
i
dt
dx
dt
d
i
dt
dv
i a = |
.
|

\
|
= =
Caduta libera dei gravi
Un oggetto posto in vicinanza della superficie terrestre sottoposto ad unaccelerazione g, diretta
secondo la verticale del luogo, che prende il nome di accelerazione di gravit e ha un valore di
circa 9,8 m/s
2
.
accelerazione
a
t O
a = a
0
velocit
v
t O
v = v
0
+ a
0
t
v
0
(a > 0)
spostamento
t
x = x
0
+ v
0
t+at
2
(a > 0)
x
0
x
O
TERRA
g
Nota
Supponiamo il vettore g costante in modulo, direzione e verso.
In realt questi vettori non sono paralleli, ma puntano verso il centro della
Terra (vedi disegno a lato).
Tuttavia, se si prende in considerazione una superficie molto piccola (in
relazione al raggio della Terra), possibile considerare tali vettori
paralleli, trascurando la curvatura della superficie considerata.
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6
In realt anche il modulo del vettore g non costante, bens varia in base alla distanza. Anche in
questa caso comunque possibile considerare questo valore costante per distanze molto piccole
rispetto al raggio terrestre.
N.B. Laccelerazione di gravit una costante valida per ogni corpo in modo del tutto indipendente
dalla sua massa: due corpi lasciati cadere nel vuoto cadono esattamente alla stessa velocit.
(Le differenze di velocit osservate nella vita quotidiana sono dovute alla resistenza
esercitata dallaria).
Caduta di gravi Moto uniformemente accelerato
v
0
=0 y
0
= altezza iniziale
g = 9,8 m/s
2
( 8 , 9 = j g a = - j)
gt gt v v = =
0
2
0
2
0 0
2
1
2
1
gt y gt t v y y = + = (*)
Il tempo di caduta si ricava ponendo y = 0 nellequazione (*):
g
y
t gt y
0 2
0
2
: cui da 0
2
1
= = .
Conoscendo t possibile calcolare la velocit delloggetto quando tocca il suolo: g y gt v
f 0
2 = = .
Nota: trasformazione tra km/h e m/s
|
.
|

\
|
=

= |
.
|

\
|

=
=
s
m v
s
m
v
h
km
v
s h
m Km
6 , 3
10 6 , 3
10
10 6 , 3 1
10 1
3
3
3
3

6 , 3
|
.
|

\
|
= |
.
|

\
| h
km
v
s
m
v e 6 , 3 |
.
|

\
|
= |
.
|

\
|
s
m
v
h
km
v
Moti curvilinei
posizione del punto materiale allistante t
1
posizione del punto materiale allistante t
2
spostamento della particella lungo la traiettoria
(viene persa linformazione relativa alla traiettoria
effettiva)
traiettoria effettiva compiuta dal punto materiale
t
r
v
t t t
r r r
m
A
A
=

= A
= A
1 2
1 2
Per avere informazioni pi dettagliate occorre restringere lintervallo di tempo At.
y
t
O
j
g
y
0
x
y
z
As
r
1
r
2
Ar
r
1
r
2
Ar
As
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7
t d
r d
t
r
v
t
=
A
A
=
A 0
lim dr ~ ds (spostamento infinitesimo lungo la traiettoria)
La velocit istantanea ha direzione tangente alla traiettoria nel punto considerato.
Possiamo pensare di scomporre il vettore velocit indicandone separatamente il modulo e la
direzione. Per far questo utilizziamo un versore u
t
per indicare la direzione e il verso di v.
Riscriviamo quindi la formula di v nel seguente modo:
dt
ds
u
dt
dr
u
dt
r d
v
t t
~ = = .
N.B. Un moto curvilineo sempre accelerato in quanto la velocit varia sempre. Infatti anche
quando il modulo resta costante, varia comunque la direzione.
Laccelerazione
velocit del punto allistante t
1
velocit del punto allistante t
2
t
v
a
t t t
v v v
m
A
A
=

= A
= A
1 2
1 2
Da notare che la direzione del vettore accelerazione
diretta sempre verso linterno della curva.
Anche in questo caso, per avere informazioni pi dettagliate occorre restringere lintervallo At.
Si ottiene cos laccelerazione istantanea:
dt
v d
t
v
a
t
=
A
A
=
A 0
lim .
In generale il vettore accelerazione formato da due
componenti (individuati tramite la scomposizione secondo la
regola del parallelogramma):
accelerazione tangenziale (direzione tangente alla curva)
accelerazione normale o centripeta (direzione ortogonale
a quella dellaccelerazione tangenziale)
Lezione 4 (4 ottobre 1999)
Ricavare le componenti tangenziale e normale dellaccelerazione
v
2
v
1
v
1
a
m
v
1
v
2
a
t
a
a
n
Nota
x
y
b
b
x
b
y
b
x
= proiezione del vettore b sullasse x
b
y
= proiezione del vettore b sullasse y
j = versore relativo allasse y
i = versore relativo allasse x
b = i b
x
+ j b
y
b = i b cos u + j b sen u
u
versore di b = i cos u + j sen u
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8
Possiamo scrivere il vettore velocit indicando separatamente la parte direzionale (versore u
t
) dalla
parte di modulo (v). Scriveremo quindi: v = u
t
v.
Calcoliamo la derivata di u
t
rispetto a u (variazione del vettore u
t
al variare dellangolo u ).
)
2
di angolo un x asse l' con forma che versore (nuovo
2
sen
2
cos cos sen
t
+ u = |
.
|

\
| t
+ u + |
.
|

\
| t
+ u = u + u =
u
n
t
u j i j i
d
u d

Da cui otteniamo: ( )

t n
a
t
a
t
t t
a a
dt
dv
u v
dt
u d
v u
dt
d
dt
v d
a v u v
t
n

+ = + = = = =
a
n
= variazione della direzione della velocit
a
t
= variazione del modulo della velocit
ds uno spostamento infinitesimo che approssima lo spostamento lungo la traiettoria
curvilinea, abbiamo quindi:
r
v
dt
ds
r dt
d
r
ds
d d r ds = =
u
= u u =
1
Possiamo ora calcolare la derivata di u
t
rispetto al tempo:
r
v
u
dt
d
d
u d
dt
u d
n
t t
=
u

u
=


Otteniamo infine:
t n t n
a a
dt
dv
u
r
v
u a

+ = + =
2
.
Osservazione
Laccelerazione normale dipende dal raggio di curvatura della traiettoria e varia come v
2
.
La presenza di unaccelerazione implica la presenza di una forza che imprima laccelerazione
stessa facendo variare il modulo e/o la direzione del vettore velocit.
Schema riassuntivo
x
y
u
t
o
u
n
u
t
u
n
r
r = raggio istantaneo di curvatura della traiettoria
(varia da punto a punto)
Nota che, nel caso del moto rettilineo, si ha un raggio
istantaneo di curvatura della traiettoria .
du
u
t
o
r
ds
o
du = variazione dellangolo formato dai due versori
u
t
con lasse x.
Si verifica che: o = du (langolo fra i versori normali
uguale a quello fra i vettori tangenziali)
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9
Moto rettilineo uniforme a
t
= 0 a
n
= 0
Moti rettilinei non uniformi a
t
= 0 a
n
= 0
Moti curvilinei uniformi a
t
= 0 a
n
= 0
Moti curvilinei non uniformi a
t
= 0 a
n
= 0
Moto piano nel piano xy
Un qualunque moto piano pu essere considerato come la composizione di due moti rettilinei.
Nel caso che consideriamo (piano xy) sar la composizione di un moto lungo lasse delle x e di uno
lungo lasse delle y.
Abbiamo dunque:
y x
v j v i v
0 0 0

+ = e
y x
a j a i a

+ =
Possiamo perci applicare le formule gi adoperate per i moti rettilinei:
t a v v
x x x
+ =
0
e
2
0 0
2
1
t a t v x x
x x
+ + = per il moto lungo lasse delle x
t a v v
y y y
+ =
0
e
2
0 0
2
1
t a t v y y
y y
+ + = per il moto lungo lasse delle y
Moto del proiettile
asse x asse y
moto rettilineo uniforme
a
x
= 0
v
x
= v
0x
= v
0
cosu
x = x
0
+ v
0
cosu t
moto rettilineo uniformemente accelerato
a
y
= - g
v
y
= v
0
senu - g t
y = y
0
+ v
0
sen u t - g t
2
In y
max
la velocit ha solo la componente orizzontale (v
0x
); la componente v
y
si annullata per
effetto dellaccelerazione negativa - g.
Ponendo v
y
= 0 otteniamo:
2
0
0
sen
ricava si cui da 0 sen
g
v
t t g v
u
= = u
Sostituendo nellequazione della y il valore di t troviamo: (supponiamo y
0
= 0)
y
max
x
y
o
v
0x
v
0
v
0x
v
0y
x
max
gittata
la v
0x
costante (laccelerazione
nulla lungo lasse x)
quando il proiettile tocca terra
ha la stessa velocit di partenza,
ma diretta verso il basso
v
0
g = - j g g = 9,8 m/s
2
g
v
0x
= v
0
cos u
v
0y
= v
0
sen u
u
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10
g
v
g
v
g
g
v
t g t v y
2
sen sen
2
1 sen
2
1
sen 0
2 2
0
2
2 2
0
2 2
0 2
0 max
u
=
u

u
= u + =
Dal momento che la curva simmetrica il tempo di volo sar esattamente (in assenza di attrito)
il doppio del tempo necessario a raggiungere y
max
, cio:
g
v
t
volo
u
=
sen
2
0
;
Risulta quindi immediato calcolare la gittata:
g
v
g
v
x
u
=
u u
=
2 sen cos sen
2
2
0
2
0
max
;
Possiamo inoltre determinare langolo per il quale si ottiene la massima gittata (a parit di altre
condizioni): il valore massimo di x
max
si ottiene quando sen 2u = 1, cio quando u = 45.
Moto circolare
La velocit angolare non una grandezza scalare, ma vettoriale; oltre a definirne il modulo occorre
quindi indicarne anche la direzione e il verso: la direzione ortogonale al piano del movimento
mentre il verso determinato secondo la regola della mano destra tenendo conto della seguente
relazione: v = e r (dove il segno indica il prodotto vettoriale fra due vettori).
Lezione 5 (5 ottobre 1999)
Moto circolare uniforme
Da notare che, essendo una circonferenza, il raggio costante, quindi lo anche laccelerazione
normale (e di conseguenza laccelerazione totale).
Equazione oraria del moto circolare uniforme
formula di duplicazione del seno
ds
du
v
v
r
r
O
ds = r du
du
e =
dt
ds du
= r v = e r
dt dt
ds
v =
dt
velocit angolare (misurata in rad/s)
v
e = = costante
r
v
2
e
2
r
2
a
n
= = = e
2
r
r r
v = costante
v
v
O
v
a
n
a
n
a
n
Laccelerazione ha solo la componente normale
(diretta in ogni punto verso il centro della circonferenza).
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11
Si tratta di calcolare langolo u in funzione del tempo.
Poniamo, come condizioni iniziali: t
0
= 0 e u = u
0
.
0
cost : membri i ambo integrando cui, da u + e = u + e = u e = u
} }
t dt d dt d
Moto circolare uniformemente accelerato
Schema riassuntivo
RETTILINEO CIRCOLARE
Moto uniforme x = x
0
+ v t u = u
0
+ et
Moto uniformemente accelerato
v = v
0
+ a t
x = x
0
+ v
0
t + a t
2
e = e
0
+ o t *
u = u
0
+ e
0
t + o t
2
**
* Condizioni iniziali: t
0
= 0; e= e
0
t dt d
dt
d
o + e = e + o = e
e
= o
} } 0
cost
** Condizioni iniziali: t
0
= 0; u = u
0

2
0 0 0
2
1
......... t t t
dt
d
dt
d
o + e + u = u = o + e =
u

u
= e
Moto circolare e oscillazioni armoniche
Se esaminiamo le proiezioni sullasse x delle varie posizioni del punto (A, B, ecc.) ci accorgiamo
che la x oscilla fra - r e r mentre il punto compie la sua traiettoria circolare.
v = e r
v
O
a
a
n
a
t
dv d de
a
t
= = (e r) = r = r o
dt dt dt
o = accelerazione angolare (misurata in rad/s
2
)
Il punto A si muove di moto circolare
uniforme con velocit angolare e venendosi a
trovare successivamente nei punti B, C, D ecc.
Se supponiamo u
0
= 0, abbiamo u = e t
x
y
B
A
r
u
B
A
C
C
D
D - r
r
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12
Osserviamo che: A = r cos u = r cos et.
In generale possiamo affermare che: x = x
0
cos (et + u
0
)
Questa equazione rappresenta il moto di un punto materiale che oscilla da - x
0
a x
0
.
In questo caso la e prende il nome di pulsazione del moto armonico.
Si ottiene un risultato analogo considerando le proiezioni sullasse y: y = y
0
sen (et + u
0
)
Definiamo periodo (che indichiamo con T ) il tempo impiegato dalla particella ad effettuare un
movimento periodico completo (da - x
0
a x
0
e ritorno).
tempo impiegato per compiere un intero giro (moto circolare)
T
tempo impiegato per compiere unoscillazione completa (moto oscillatorio)
Se il moto uniforme, si ha: t e = u , cio:
e
u
= t da cui otteniamo: T =
e
t 2
Definiamo frequenza (che indichiamo con f ) linverso del periodo: f =
T
1
La frequenza indica quanti giri (nel caso di moto circolare) o quante oscillazioni complete (nel caso
di moto oscillatorio) vengono effettuate in un secondo. Si misura in hertz ( 1 hz = 1 s
-1
).
Poniamo u
0
= 0 e consideriamo x = x
0
cos (et + u
0
).
Per t = 0 abbiamo x = x
0
(il corpo parte alla massima distanza dallorigine).
Consideriamo ora la velocit: t x
xt
dx
v e e = = sen
0
La quantit - e x
0
prende il nome di ampiezza della velocit e dipende dallampiezza
delloscillazione ( x
0
) e dalla pulsazione del moto armonico ( e).
4
3
T
2
1
T
4
1
T
t
x
x
0
- x
0
T
4
3
T
2
1
T
4
1
T
t
x
x
0
- x
0
T
massima velocit
massima velocit
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13
Osserviamo che: x t x
dt
dv
a
2
0
2
cos e = e e = =
Laccelerazione proporzionale allo spostamento x, quindi anche la forza che causa laccelerazione
dovr essere proporzionale a x. Inoltre questa forza tende a riportare loggetto nella posizione di
equilibrio centrale. Per questo viene definita come forza di richiamo.
Equazione differenziale del moto armonico
Considerando che x
dt
x d
dt
dv
a
2
2
2
e = = = , possiamo dire che unequazione differenziale del secondo
ordine del tipo x
dt
x d
2
2
2
e = avr come soluzione: ) ( cos
0
u + e = t x x .
RELATIVITA GALILEIANA
Ci poniamo il problema di come legare le varie grandezze fisiche nei diversi sistemi di riferimento.
Ogni fenomeno, infatti, appare in modo diverso in base al sistema di riferimento considerato.
La relativit galileiana si basa su due postulati fondamentali:
1. Gli intervalli di tempo sono gli stessi, misurati nei diversi sistemi di riferimento (At = At);
2. Le lunghezze sono uguali, misurate in tutti i sistemi di riferimento (l = l).
Queste considerazioni sono valide solo per oggetti che abbiano una velocit molto inferiore a quella
della luce (fino a un valore v = 0,1 0,2 C con C = velocit della luce = 3 10
8
m/s).
Per la regola della somma fra vettori si ha: ' ' oo r r + =

quindi: ) ' (
'
oo
dt
d
dt
dr
dt
dr
+ = da cui:
R
v v v

+ = '
con v = velocit nel sistema di riferimento o e v = velocit nel sistema di riferimento o .
x x
y
z
r
r
y
z
P
o
o
v
R
r = vettore di posizione del punto P nel
sistema di riferimento o
r = vettore di posizione del punto P nel
sistema di riferimento o
oo = distanza fra le origini dei due sistema
di riferimento (non costante)
v
R
= velocit relativa: di quanto si sposta,
nellunit di tempo, lorigine o rispetto a o
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14
Per quanto riguarda laccelerazione possono verificarsi due diversi casi:
1. Il sistema o si muove con velocit uniforme v
R
rispetto al sistema o
dt
v d
dt
v d
dt
v d
R

+ =
'
da cui, visto che 0 =
dt
v d
R

si ricava: ' a a

=
Nei due sistemi si ha la stessa legge del moto.
2. Il sistema o si muove rispetto al sistema o con velocit v
R
non costante
dt
v d
dt
v d
dt
v d
R

+
'
= da cui otteniamo:
R
a a a

+ ' =
Laccelerazione non la stessa in tutti i sistemi di riferimento. Nel sistema di riferimento o
possono esserci delle accelerazioni dipendenti da a
R
che vengono chiamate anche accelerazioni
fittizie in quanto non provocate dallazione di nessuna forza (v. esempio del tram che frena).
Lezione 6 (11 ottobre 1999)
Le trasformazioni di Galileo furono messe in crisi da esperimenti effettuati nellOttocento con i
quali si dimostr che la luce si propaga nel vuoto sempre alla stessa velocit in qualunque sistema
di riferimento. Lerrore dovuto proprio ai due postulati. Ad altissime velocit (prossime a quelle
della luce) si ha una dilatazione dei tempi e una contrazione delle lunghezze.
D I N A M I C A
La dinamica la parte della fisica che studia le cause che producono il movimento dei corpi.
Le leggi della dinamica di Newton
La dinamica classica (di Newton) si basa sullipotesi che la massa inerziale di un corpo sia costante
(indipendentemente dalla sua velocit). In realt, secondo la teoria relativistica, la massa di un
corpo dipende dalla sua velocit nel seguente modo:
2
2
1
C
v
m
m
v

=
Se poniamo v = 0,1 C otteniamo: m
m
C
C
m
m
v
~ =
|
.
|

\
|

=
99 , 0
1 , 0
1
2
.
Risulta quindi evidente che, per valori molto inferiori alla velocit della luce, possibile
considerare la massa come se fosse costante e applicare le leggi della dinamica di Newton.
0
1000
2000
3000
4000
5000
6000
7000
8000
m
a
s
s
a

d
e
l

c
o
r
p
o
C = velocit della luce
m = massa di riposo
Risulta evidente, tanto
dal grafico quanto dalla
formula, il motivo per il
quale nessun corpo
materiale pu essere
accelerato ad una
velocit pari a quella
della luce.
Infatti se v = C si
annulla il denominatore
della frazione quindi la
massa tende allinfinito.
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15
Dinamica classica
La dinamica classica si prefigge lo scopo di scoprire le cause che determinano una accelerazione
nei corpi causandone il movimento o, al contrario, arrestandone il moto.
Queste cause prendono il nome di forze e sono determinate dalle interazioni fra i corpi.
LE TRE LEGGI DELLA DINAMICA DI NEWTON
I) PRINCIPIO DINERZIA
Un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo e uniforme fino a che non intervenga
una causa (forza) esterna a modificare questo stato di quiete o di moto rettilineo e uniforme.
(Nota: lo stato di quiete un particolare stato di moto rettilineo e uniforme con v costante = 0).
In un sistema accelerato non vale il principio dinerzia: lo stato di un corpo pu cambiare anche
senza che si verifichi alcuna interazione fra i corpi (v. esempio del tram).
Un sistema di riferimento viene definito sistema di riferimento inerziale se possibile verificare
che in quel particolare sistema di riferimento valido il principio dinerzia (almeno nei confronti
del tipo di esperimento che si intende effettuare). Il pianeta terra, per esempio, pu essere
considerato un sistema inerziale per certi esperimenti (ad esempio oscillazione del pendolo in un
periodo di tempo relativamente breve) e non per altri (ad esempio oscillazione del pendolo in un
periodo di tempo relativamente lungo: v. esperimento del pendolo di Foucault).
Osservazione
Se un sistema di riferimento inerziale allora tutti i sistemi di riferimento che si muovono con
velocit costante (moto rettilineo e uniforme) rispetto ad esso sono sistemi di riferimento inerziali.
Massa inerziale
Definiamo massa (inerziale) di un oggetto linerzia che ha loggetto stesso a cambiare il suo stato
di quiete o di moto rettilineo e uniforme. Quando si applica una forza a un oggetto questo
acquista unaccelerazione che inversamente proporzionale alla sua massa inerziale. A parit di
forza applicata, quindi, un oggetto con massa inerziale maggiore acquister unaccelerazione
minore di uno con massa inerziale inferiore.
Per misurare la massa si utilizza una massa campione. Si applica la stessa forza sia alla massa
campione che a quella in esame. Si misurano le accelerazioni ottenute e si ricava il valore della
m
1
m
2
F
F
a
1
a
2
a
1
m
2
= >> m << a
a
2
m
1
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16
massa cercata nel seguente modo:
a
a m
m
c c
= (m
c
e a
c
indicano rispettiv. massa e accelerazione del
campione).
Inoltre si verifica sperimentalmente che laccelerazione acquistata dal corpo ha la stessa direzione e
lo stesso verso della forza applicata. Anche la forza, infatti, una grandezza vettoriale.
II) SECONDA LEGGE DELLA DINAMICA
La seconda legge della dinamica una diretta conseguenza di quanto appena detto.
La forza applicata ad un corpo di massa m uguale al prodotto della massa per laccelerazione
acquistata dal corpo. In pratica si ha: a m F

= .
Se ad un corpo si applicano pi forze per ognuna valida la legge di Newton. Laccelerazione
acquistata dal corpo determinata dalla risultante di tutte le forze applicate:

=
=
n
i
i
F a m
1

.
Ovviamente se si ha un equilibrio di forze, cio se la risultante delle forze applicate nulla si
avr unaccelerazione uguale a zero.
III) PRINCIPIO DI AZIONE E REAZIONE
F
12
la forza esercitata da m
2
su m
1
(agisce su m
1
)
F
21
la forza esercitata da m
1
su m
2
(agisce su m
2
)
Il principio di azione e reazione afferma che queste due forze sono uguali in modulo e direzione,
ma hanno verso opposto: F
12
= - F
21
.
FORZA PESO
P = m g g = 9,8 m/s
2
= accelerazione di gravit (forza con la quale la Terra e un oggetto si
attraggono).
La forza una grandezza fisica derivata.
Equazione dimensionale: [F] = [M] [a] = [M L T
-2
]
Nel sistema MKS (normalmente utilizzato) si ha: F = Kg m s
-2
= 1 N (newton)
Nel sistema CGS (ormai in disuso) si ha: F = gr cm s
-2
= 1 d (dina)
QUANTITA DI MOTO
m
1
m
1
F
12
F
21
m
1
e m
2
interagiscono fra loro
cio esercitano delle forze uno sullaltro
S un sistema isolato
non ci sono influenze esterne sui due corpi
S
P forza con la quale la Terra attira loggetto
m
g
superficie terrestre
superficie terrestre
P forza con la quale loggetto attira la Terra
Come approssimazione
consideriamo piana
la superficie terrestra,
ma in realt non lo !
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17
Definiamo quantit di moto di un oggetto il prodotto della sua massa per la velocit.
p = m v p parallelo al vettore velocit e quindi tangente in ogni punto alla traiettoria percorsa
Se ci troviamo in un sistema isolato come quello considerato in precedenza, abbiamo:
dt
p d
F
1
12

= e
dt
p d
F
2
21

= da cui, per il principio di azione e reazione si ha:


dt
p d
dt
p d
2 1

=
Si verifica uno cambio di quantit di moto: la quantit di moto persa (o guadagnata) dalloggetto
uno viene guadagnata (o persa) dalloggetto due.
Osserviamo anche che: = + = + 0 ) ( 0
2 1
2 1
p p
dt
d
dt
p d
dt
p d

la somma delle quantit di moto
non varia rispetto al tempo (derivata nulla) quindi possiamo affermare che:
2 1
p p

+ costante.
Principio di conservazione della quantit di moto
In un sistema isolato la quantit di moto costante. Infatti lesempio da noi considerato su un
sistema isolato di soli due oggetti, pu essere esteso al caso di un sistema isolato di n particelle.
Si avr quindi: p p p p p
n
i
i n

= = = + + +

=1
2 1
costante ......... (quantit di moto totale del sistema).
Attenzione! La quantit di moto delle singole particelle pu variare (e in generale varia). solo la
quantit di moto totale a rimanere costante.
Esempio
Un fucile di massa m
f
= 5 Kg spara un proiettile di massa m
p
= 20 gr a una velocit v
p
= 100 m/s.
Calcolare la velocit di rinculo del fucile.
Condizione iniziale: p
f
+ p
p
= 0 Condizione finale: p
f
+ p
p
= 0
4 , 0
5
10 10 2
0
2 2
=

= = = +

f
p p
f p p f f
m
v m
v v m v m


m/s (con verso opposto rispetto a v
p
).
Lezione 7 (12 ottobre 1999)
Vincoli: forze vincolari
N = reazione del vincolo: forza esercitata dal piano sul blocco.
Nota
Nella dinamica classica (nella quale si suppone che la massa sia costante) si ha:
dt
v d
m a m F

= = .
Nella dinamica relativistica, invece, la massa varia in funzione della velocit. Quindi lapplicazione di una forza
non influisce solo sulla velocit di un corpo, ma sulla sua quantit di moto: ) ( v m
dt
d
dt
p d
F

= = .
Questultima la definizione corretta di forza, valida sia per la dinamica classica che per quella relativistica.
P = m g
P
N
piano orizzontale perfettamente rigido
(non subisce deformazioni)
EQUILIBRIO DI FORZE
N = forza dovuta al
vincolo del piano
che bilancia la
formza peso:
P + N = 0
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18
(allinterno del piano sono presenti delle forze molecolari che a loro volta controbilanciano la
forza N evitando che il piano si deformi).
Se invece ci si trova su un piano inclinato bisogna scindere la forza P nelle sue due componenti P
n
e
P
t
. In questo caso non si avr pi N = P, bens N = P
n
.
In questo caso la forza con la quale il blocco schiaccia il piano non pi la forza peso, ma solo la
sua componente normale rispetto al piano (P
n
).
Non solo il modulo, ma anche la direzione di N uguale alla direzione di P
n
(ovviamente con verso
opposto) e non a quella di P.
La componente normale del peso equilibrata dalla reazione del vincolo: P
n
+ N = 0.
La componente P
t
invece tende ad accelerare il corpo lungo la direzione del piano.
In assenza di forze frenanti (forze di attrito) si ha: P
t
= m a, da cui: a = g sen u.
Langolo u langolo formato dal piano sul quale scorre il blocco rispetto alla direzione orizzontale
(su un piano orizzontale si ha quindi a = g sen 0 = 0 non si ha alcuna accelerazione dovuta
allazione della forza peso). Allaumentare dellangolo u si ha un aumento del modulo della
componente P
t
e, di conseguenza, un aumento dellaccelerazione e una diminuzione della forza con
la quale il blocco schiaccia il piano (caso limite: piano verticale u = 90 a = g e N = 0).
I VINCOLI PIU FREQUENTI
FILO
Esaminiamo il caso di un oggetto appeso ad un filo inestensibile (cio che non si allunga quando
vi si appende un oggetto) a sua volta fissato a un piano indeformabile.
bilancia
importante che il piano sia perfettamente orizzontale
In realt la bilancia non misura P,
ma N che, su un piano orizzontale,
esattamente uguale a P.
La bilancia funziona con la forza
peso, ma poi tarata per dare il
valore della massa.
N = P = m g
N
Questo tipo di bilancia funziona creando un
equilibrio tra i momenti delle forze peso.
u
N
P
P
t
P
n
u
P
n
= P cos u = m g cos u
P
t
= P sen u = m g sen u
N = P
n
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19
Esaminiamo ora quali forze agiscono nel filo:
La tensione applicata dal blocco al filo si trasmette al soffitto: un filo inestensibile di massa
trascurabile trasmette semplicemente la tensione da un punto ad un altro.
Per ogni forza si pu identificare una azione e una corrispondente reazione (uguale e contrario
secondo il terzo principio della dinamica). Non sempre per ci interessa conoscerle entrambe.
Nel caso del filo attaccato al soffitto, per esempio, non ci interessa la forza di reazione esercitata
dalle forze molecolari presenti allinterno della struttura del soffitto che ne impediscono la
deformazione o il crollo.
GUIDA CIRCOLARE ORIZZONTALE
Esaminiamo il caso di un oggetto che si muove allinterno di una guida circolare posta su un
piano orizzontale. Il corpo vincolato dalla presenza della guida a compiere un percorso circolare.
Supponiamo inoltre che la guida sia indeformabile.
LE FORZE DI ATTRITO
T
P = m g
EQUILIBRIO DI FORZE
tensione del filo
T + P = 0 T + m g = 0
T
P = m g forza peso del filo
T
reazione della tensione del filo
(forza esercitata dal blocco sul filo)
T + P + T = 0 T + m g + T = 0
Se consideriamo trascurabile la massa del filo
rispetto al resto del problema si ottiene:
T ~ T
R
v
F
c
Supponiamo v = costante
Affinch la pallina compia un percorso circolare necessario
che si abbia una accelerazione centripeta: a
c
= (v
2
/ R)
La Forza centripeta necessaria per ottenere questa accelerazione
fornita dal vincolo della guida: F
c
= (m v
2
) / R.
A questa ovviamente corrispondere una forza di reazione F
c

(uguale in modulo e direzione, ma di verso opposto) che la


forza esercitata dalla pallina sulla guida.
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20
Fino ad ora abbiamo sempre considerato delle superfici perfettamente lisce che non opponessero
nessuna resistenza al movimento degli oggetti.
Nella realt per ci non accade mai a causa della presenza delle forze di attrito.
Se immaginiamo di appoggiare un oggetto su un piano e poi di inclinare gradualmente il piano
stesso vediamo che il corpo non si mette in movimento fino a quando non raggiungiamo un certo
angolo di inclinazione (che varia in base alle caratteristiche del piano e delloggetto).
Fino a quando il corpo non si mette in movimento significa che la componente P
t
della forza peso
(quella che dovrebbe determinare laccelerazione del corpo) esattamente equilibrata dalle forze
di attrito. In questo caso si parla di attrito statico di strisciamento, cio di un attrito che si
manifesta su un oggetto fermo quando cerchiamo di metterlo in movimento facendolo strisciare.
La forza di attrito non costante: aumenta proporzionalmente alla forza applicata fino a quando non
si raggiunge una situazione di attrito massimo oltre la quale il corpo inizia a muoversi.
Il valore F
as
max (forza di attrito massimo) dipende da due componenti:
la forza (N = P
n
) che il corpo esercita sul piano di scorrimento;
il coefficiente di attrito statico (
s
): un parametro che dipende dalle caratteristiche delle
superfici che vengono a contatto.
Quindi: F
as
max =
s
N ; (possiamo anche dire che in ogni momento si ha F
as
s
s
N).
La direzione del vettore F
as
sempre uguale (ma di verso opposto) a quella della forza che causa il
movimento del corpo al quale F
as
si oppone.
Attrito dinamico di strisciamento
A differenza della forza di attrito statico, la forza di attrito dinamico costante.
Si ha: F
ad
=
d
N (dove
d
indica il coefficiente di attrito dinamico e N = P
n
).
Misura del coefficiente di attrito statico
F
as
max
o
F
a
F
Attrito statico Attrito dinamico
il corpo inizia a muoversi
da questo punto non si ha pi
attrito statico, ma attrito dinamico
P
n
= P cos u = m g cos u
P
t
= P sen u = m g sen u
F
as
s
s
N =
s
P
n
F
as
s
s
m g cos u
u
N
P
P
t
P
n
u
F
as
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21
Fino a quando loggetto non si muove significa che c equilibrio di forze nelle due direzioni:
ortogonale al piano: P
n
+ N = 0
parallela al piano: P
t
+ F
as
= 0
Dalla seconda relazione otteniamo che F
as
max = P
t
, ma si ha anche F
as
max =
s
m g cos u,
quindi: m g sen u =
s
m g cos u
s
= tg u.
Il coefficiente di attrito determinato dal rapporto fra due forze, quindi risulta adimensionale.
Altri tipi di attrito
Oltre al tipo di attrito fin qui esaminato, ne esistono altri due tipi:
attrito volvente: attrito causato da un corpo che rotola (per esempio una ruota che gira). Il suo
valore generalmente molto basso.
attrito viscoso: attrito esercitato da un fluido (un gas o un liquido) su un corpo che si muove
allinterno di esso. La direzione della forza di attrito opposta a quella del
vettore v che indica la velocit di movimento del corpo.
Si ha: F
av
= k q v
k = coefficiente geometrico (cx dipende dalla forma delloggetto)
q = viscosit del fluido (dipende dalle caratteristiche del fluido stesso)
Esaminiamo il caso di un corpo in caduta libera in un fluido
Consideriamo la velocit iniziale uguale a zero: lattrito, di conseguenza, sar nullo. Allaumentare
della velocit si avr un progressivo aumentare dellattrito viscoso. Ad un certo punto per la forza
di attrito viscoso controbilancer esattamente la forza peso.
A questo punto (cio quando mg - kqv = 0) laccelerazione diventa nulla e la velocit resta costante.
A causa della presenza dellattrito viscoso, quindi, un corpo in caduta libera non pu acquistare una
velocit superiore ad una certa velocit limite (dipendente dal coefficiente geometrico del corpo e
dal coefficiente di attrito viscoso del fluido):
q

=
k
g m
v
max
.
Lezione 8 (18 ottobre 1999)
Tipi di forze in Natura
m g
- k q v
f l u i d o
Si ha: m a = E F cio:
m a = m g - k q v
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22
In Natura esistono solo quattro tipi di forze:
Forze gravitazionali (si esercitano fra le masse: agiscono a livello macroscopico);
Forze elettromagnetiche (si esercitano fra le cariche: agiscono fra le molecole; mantengono
unito latomo e sono responsabili delle forze di attrito);
Forze deboli (o interazioni nucleari deboli: si trovano nei decadimenti radioattivi);
Forze nucleari (si esercitano allinterno del nucleo atomico).
Lordine di grandezza dellintensit di queste forze notevolmente diverso. Se poniamo idealmente
lintensit delle forze nucleari pari a 1, avremo che lintensit delle forze deboli e dellordine di
10
-7
, quella delle forze elettromagnetiche dellordine di 10
-2
e quella delle forze gravitazionali
dellordine di 10
-38
. Lintensit di queste forze, per, varia notevolmente in base alla distanza che
divide i corpi sui quali agisce: lintensit della forza gravitazionale, ad esempio, inversamente
proporzionale al quadrato della distanza, mentre le forze nucleari sono molto forti solo per particelle
particolarmente vicine, ma decrescono molto rapidamente allaumentare della distanza.
Nota: In realt due oggetti non si toccano mai, infatti, quando la distanza fra di essi
sufficientemente piccola, entrano in azione le forze elettromagnetiche: le cariche di segno
opposto di attirano e quelle dello stesso segno si respingono. I contatti fra due corpi (a
livello macroscopico) sono solo apparenti.
Il concetto di campo
Per spiegare come avvenga linterazione fra due oggetti sottoposte alle varie forze, nellOttocento
Faraday introdusse il concetto di campo.
Ogni oggetto genera intorno a s un campo (gravitazionale, elettrico, ecc.) che esiste in maniera del
tutto indipendente rispetto alla presenza di altri oggetti e che si estende allinfinito.
Per esempio: il Sole, possedendo una massa M genera intorno a s un campo gravitazionale che
esiste comunque indipendentemente dalla presenza della Terra o di altri corpi celesti. Se inseriamo
la Terra allinterno del campo gravitazionale generato dal Sole vediamo che su di essa viene
esercitata una forza F che attira la Terra verso il Sole.
Una situazione analoga si ha per le forze elettromagnetiche che generano un campo elettrico.
LAVORO DI UNA FORZA
Consideriamo un oggetto puntiforme di massa m che si muova sotto lazione di una forza (il
concetto di lavoro sempre legato a uno spostamento).
Prodotto scalare
b
u
a
a b = c c uno scalare
c = a b cos u
Se: a = i a
x
+ j a
y
+ k a
z
b = i b
x
+ j b
y
+ k b
z
allora: a b = i (a
x
b
x
) + j (a
y
b
y
) + k (a
z
b
z
)
Il valore massimo si ottiene quando u = 0, cio quando i due vettori sono paralleli.
Il valore minimo si ottiene quandou = t , cio quando i due vettori sono ortogonali.
m
u
F
ds
dW= lavoro infinitesimo della forza F che causa uno spostamento di ds delloggetto m
dW= F ds = F ds cos u dW una grandezza scalare
Nel SI il lavoro di misura in Joule ( J ): 1 J = 1 N 1 m
(nel sistema cgs si misurava in erg: dina cm)
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23
Osservazione:
Tenendo conto delle propriet del prodotto scalare di due vettori possiamo affermare che:
- dWassume il massimo valore positivo se F e ds sono paralleli e hanno lo stesso verso;
- dWassume il massimo valore negativo se F e ds sono paralleli, ma hanno verso opposto;
- dWassume valore nullo se F e ds sono ortogonali (ad esempio forza peso che agisce su un
oggetto che si sposta su un piano orizzontale).
Se consideriamo un punto che si muove lungo una traiettoria finita (da un punto A ad un punto B)
possiamo definire il lavoro finito W svolto dalla forza F:
} } } }
+ + = u = = =
B
A
z y x
B
A
B
A
B
A
dz F dy F dx F ds F ds F dw W cos
ENERGIA CINETICA
Quando un corpo si muove con velocit v questo ha unenergia cinetica (o di movimento) che pari
a:
2
2
1
mv E
c
= (grandezza scalare sempre positiva che si misura in joule).
Teorema dellenergica cinetica

v direz
iaz
n
v
iaz
t t n
r
v
u
dt
dv
u a a a
.
. var
2
. mod
. var

+ = + =
( ) dv v m dt v
dt
dv
m ds
dt
dv
m ds u
r
v
u m
dt
dv
u m ds F dW
ds u ds
r
v
u m
dt
dv
u m a m F
t n t
t
n t
= = =
|
|
.
|

\
|
+ = =

=
+ = =
2
2
(solo la componente tangenziale della forza compie lavoro, la componente normale NO).
ci cf i f
f
i
f
i
f
i
f
i
E E W mv mv v m dv v m dv v m dW W = =
(

= = = =
} } }
2
1
2
1
2
1
2 2 2
Il lavoro compiuto da una forza uguale alla differenza fra lenergia cinetica finale e quella iniziale.
Lenergia cinetica varia tutte le volte che varia il modulo della velocit (se si cambia solo la
direzione della velocit non si hanno variazioni di energica cinetica).
Questo teorema vale per qualsiasi tipo di forza. Nella dimostrazione abbiamo applicato solo
lipotesi che la massa fosse costante (e questo sempre vero nella dinamica classica), non
abbiamo fatto alcuna ipotesi sulla natura della forza, quindi possiamo dire che vale per ogni F.
B
A
m
u
F
ds
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24
Forze conservative
Una forza conservativa se il lavoro da essa svolto dipende SOLO dai punti iniziale e finale
dello spostamento e NON dalla traiettoria seguita (es. forza peso, forze elastiche, ecc.).
Dimostriamo che la forza peso una forza conservativa
f i
f
i
y g m y g m dy g m W dy g m dy j dx i j g m ds p dw
dy j dx i ds
j g m p
= = = + = =

+ =
=
}
) ( ) (
Il lavoro effettuato dipende solo dalla coordinata y del punto iniziale e del punto finale, non dalla
traiettoria percorsa, quindi possiamo affermare che la forza pes una forza conservativa.
ENERGIA POTENZIALE (o energia di posizione)
Lenergia potenziale di un punto materiale dipende dalla sua posizione ed associata alla
presenza di una forza conservativa. Anche questa si misura in Joule.
In presenza di una forza conservativa possiamo dire che: W = E
pi
- E
pf
.
Ad esempio, nel caso precedentemente considerato, della forza peso si ha E
p
= m g y + c
c una costante che dipende dal valore di riferimento rispetto al quale calcoliamo laltezza y (il
suo valore praticamente ininfluente in quanto lavorando su differenze di energia potenziale e
non su valori assoluti la costante viene eliminata e non influisce sul risultato finale).
Teorema di conservazione dellenergia totale meccanica (vale solo per le forze conservative)
Quando sul moto di un corpo agiscono SOLO forze conservative si ha:
pf cf pi ci pi pf ci cf
E E E E E E E E W + = + = = : ottiene si cui da
Se definiamo lenergia totale meccanica come: E = E
c
+ E
p
, possiamo affermare che, durante un
moto sotto lazione di forze conservative, lenergia totale meccanica si mantiene costante.
Possiamo anche dire che:
p c
E E W A = A = .
Si ha uno trasformazione di forme di energia: ci che viene perso come energia cinetica viene
acquistato come energia potenziale e viceversa.
Lezione 9 (19 ottobre 1999)
Abbiamo dimostrato che la forza peso una forza costante.
Sappiamo anche che la forza peso: g m p = una forza costante in modulo, direzione e verso
(nellipotesi di essere sufficientemente vicino alla superficie terrestre da poter tralasciare la
curvatura della Terra e la variazione di g in base alla distanza dal centro della Terra).
possibile estendere la dimostrazione effettuata per la forza peso a tutte le forze costanti
(prendendo un sistema di riferimento diretto secondo la direzione della forza stessa) e affermare
che: le forze costanti sono tutte conservative.
Quindi, in presenza di forze costanti, vale il principio di conservazione dellenergia meccanica.
Macchina di Atwood
T
2T
Ipotesi: - la carrucola non gira (altrimenti si avrebbe un consumo di
energia cinetica per far girare la carrucola);
- non sono presenti forze di attrito di nessun genere;
- la massa del filo trascurabile;
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25
Proviamo a calcolare la velocit delle due masse (si noti che la stessa per entrambe) quando la
massa m
2
scesa di Ah (quindi, analogamente, la massa m
1
sar salita di Ah).
) (
) (
2 2
2
2
1
: avr si , 0 Supponiamo
1 2
1 2 2
0
m m
g m m
h a h t a v
a
h
t t a h v
+

A = A = =
A
= = A =
Lo stesso risultato si potrebbe ottenere effettuando delle considerazioni energetiche, cio
applicando il principio di conservazione dellenergia meccanica (si noti che possibile in quanto
nel sistema agisce solo la forza peso che una forza conservativa).
Si tenga conto che le considerazioni energetiche devono essere fatte sul sistema nella sua totalit
e non sulle singole masse.
) (
) (
2 : cui da ) ( ) ( ) (
2
1
) ( ) ( ) (
2
1
0 0
) ( ) (
1 2
1 2
2 1
2
2 1
2 2 1 1
2
2 1 2 2 1 1
2 1 2 1 2 1 2 1
m m
g m m
h v h g m h g m v m m
h h g m h h g m v m m gh m gh m
E E E E E E E E
f p p c c i p p c c
+

A = A A = +
A + A + + + = + + +
+ + + = + + +
Pendolo semplice
Abbiamo un filo di massa trascurabile con, appeso al fondo, un oggetto di
massa m. Il moto di questultimo vincolato a causa della presenza del
filo. Loggetto percorre una traiettoria circolare di raggio l
Nella posizione di equilibrio si ha: T + m g = 0 T = m g
In generale si ha: T = P
n
= m g cos u e P
t
= m g sen u.
immediato verificare che la tensione massima si ha nel punto di
equilibrio, mentre, allaumentare dellangolo u si ha una corrispondente
diminuzione del modulo di T. Se, idealmente, fosse possibile raggiungere
una posizione orizzontale si annullerebbe la tensione del filo.
Invece, dal momento che a = P
t
/ m, si verifica che il modulo
dellaccelerazione aumenta allaumentare dellangolo u. Nella posizione
di equilibrio si ha invece accelerazione nulla.
In assenza di attrito il pendolo si muoverebbe allinfinito tra u e -u.
mg
P
n
T
P
t
u
l
h
1
h
0
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26
Conservazione dellenergia
In qualunque punto del movimento del pendolo (trascurando la presenza delle forze di attrito) si ha:
) cos 1 ( 2 2
2
1
0
0
2
1
u = A = + = + + = + l g h g v mgh mv mgh E E E E
pf cf pi ci
In assenza di forze dissipative il pendolo compie delle oscillazioni persistenti intorno alla propria
posizione di equilibrio.
Se fossero presenti delle forze dissipative si avrebbero invece delle oscillazioni smorzate.
Piccole oscillazioni
Quando langolo u abbastanza piccolo (cio sia tale che sen u ~ u) si pu dimostrare che le
oscillazioni compiute dal pendolo sono delle oscillazioni armoniche.
) sen( : ha si cui da sen sen
0
2
2
2
2
+ e u = u u ~ u = = o = u = t
l
g
l
g
dt
t d
dt
t d
l l g a
(o laccelerazione angolare; e la pulsazione del pendolo; il segno - compare perch la forza che
agisce sul pendolo una forza di richiamo che tende a riportarlo nella posizione di equilibrio,
quindi laccelerazione ha sempre verso opposto a quella nella quale avviene il movimento).
Si ha anche
l
g
= e
2
cio la pulsazione del pendolo determinata solo dal valore di g e dalla
lunghezza del filo (non dipende dalla massa attaccata al filo) e si ha:
g
l
T t =
e
t
= 2
2
.
(Un pendolo lungo 1 m ha un periodo di oscillazione di circa 2 secondi).
Se gli angoli sono pi grandi le oscillazioni sono sempre periodiche, ma non sono pi armoniche.
Forze elastiche
Sono delle forze che contrastano le deformazioni.
Quando si deforma un oggetto si creano al suo interno delle forze proporzionali alla deformazione
stessa che, una volta eliminata la forza che laveva causata, tendono a eliminare la deformazione
ritornando alla situazione iniziale (sempre che non sia stata superata la caratteristica di elasticit
propria del corpo che stato deformato).
Un classico esempio quello di una molla.
m
l
Ipotesi: - la massa della molla trascurabile;
- l la lunghezza della molla a riposo;
m
l + x
F
Si ha: - la molla stata allungata di x
- F una forza di richiamo che tende a riportare la
molla nella sua situazione di equilibrio (a riposo);
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27
Si ha: F = - k x (k detta costante elastica e dipende dal materiale con cui costruita la molla)
Energia potenziale elastica
2 2
2
1
2
1
f i
f
i
f
i
kx kx dx x k dW W dx x k x d x k l d F dW = = = = = =
} }
Il lavoro compiuto dipende solo dallallungamento della molla: la forza elastica una forza
conservativa.
Definiamo energia potenziale elastica: + =
2
2
1
kx E
p
cost W = E
pi
- E
pf
= E
cf
- E
ci
.
Vale il principio di conservazione dellenergia meccanica.
In una situazione fisica reale possibile che si debbano considerare contemporaneamente pi
energie potenziali diverse (ad esempio nel caso di un oggetto appeso a una molla), in questo caso
si pu affermare che: costante : ha si cio = + + = +
p c pf cf pi ci
E E E E E E .
Lezione 10 (25 ottobre 1999)
La relazione: Forza elastica F = - k x prende il nome di legge di Hooke.
La costante elastica k si misura in N/m.
Quando si sposta un oggetto attaccato a una molla dalla sua posizione di equilibrio il sistema
molla + massa acquista energia. Dal momento che vale il principio di conservazione dellenergia
meccanica evidente che questa energia acquisita deve essere fornita dallesterno.
Laumento di energia del sistema uguale al lavoro compiuto dalle forze esterne.
Per effetto delle forze esterne che comprimono o allungano la molla il sistema acquista una certa
energia potenziale iniziale pari a
2
0
2
1
x k (in questo momento si ha E
p
= max e E
c
= 0).
Quando si elimina lazione delle forze esterne lasciando loggetto libero di muoversi questultimo
sar soggetto allazione di una forza di richiamo che tender a riportare loggetto nella posizione
di equilibrio. Il sistema perder gradualmente energia potenziale che si trasformer in energia
cinetica. Una volta raggiunta la posizione di equilibrio si avr: E
p
= 0 e E
c
= max.
Il sistema continua comunque a muoversi nella stessa direzione ritrasformando gradualmente
energia cinetica in energia potenziale fino a raggiungere la posizione -x
0
nella quale si avr
nuovamente E
p
= max e E
c
= 0.
evidente che il sistema avr velocit massima nel punto di equilibrio e nulla nei due punti estremi;
per laccelerazione invece si avr un massimo nei due estremi e zero nel punto di equilibrio.
In assenza di forze di attrito il sistema oscilla indefinitamente tra la posizione x
0
e la posizione -x
0
.
Si pu dimostrare che si tratta di oscillazioni armoniche.
) cos(
0
2
2
2
2
+ e = = = = = t x x x
m
k
dt
x d
m
kx
m
F
dt
x d
a
dove la pulsazione e uguale a
m
k
, da cui si ottiene che il periodo T uguale a
k
m
t 2 .
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28
I valori x
o
e che compaiono nellequazione del moto armonico dipendono dalle condizioni iniziali
del sistema. Il periodo di oscillazione invece dipende solo dalle caratteristiche del sistema (massa e
costante elastica della molla), ma, come nel caso del pendolo, non dipende dallallungamento x
0
.
Il tempo impiegato per compiere unoscillazione completa (in assenza di attrito) indipendente
dallampiezza delloscillazione stessa (se loscillazione pi ampia risulter maggiore la velocit).
Nella realt la presenza delle forze dattrito genera delle oscillazioni smorzate fino a fermare il
sistema nella sua posizione di equilibrio (si ha: v x k F = presenza di attrito viscoso).
dt
dx
m
x
m
k
dt
x d
dt
dx
kx
dt
x d
m a m F

= = = =
2
2
2
2
: ricava si cui da .
La soluzione di questa equazione differenziale del secondo ordine corrisponde allequazione del
moto armonico smorzato. Il fattore di smorzamento (che dipende dalla velocit e dalla massa
delloggetto) causa lintroduzione nella soluzione di un esponenziale negativo.
Massa appesa a una molla
Per misurare le forze spesso si usa un dinamometro il cui principio di funzionamento basato
sulla misura dellallungamento di una molla sotto lazione di una forza.
Si raggiunge la posizione di equilibrio quando la forza peso bilanciata esattamente dalla forza
elastica della molla, quindi si avr:
k
mg
x kx mg
eq eq
= = : cui da .
Nella situazione iniziale si ha: E
cinetica
= 0 - E
pot.molla
= 0 - E
pot.peso
= max.
Quando loggetto viene lasciato libero la molla si allunga verso il basso: si ha una perdita di energia
potenziale della forza peso che si trasforma in energia cinetica e energia potenziale elastica.
Una volta raggiunta la posizione di equilibrio loggetto continuer a muoversi trasformando
lenergia cinetica acquistata in energia potenziale elastica raggiungendo una posizione simmetrica a
quella iniziale rispetto al punto di equilibrio (allungamento totale: l + 2x
eq
).
oscillazione teorica (senza attrito) oscillazione smorzata
Situazione iniziale
P = m g
l
la molla si allunga sotto
lazione della forza peso:
Posizione di equilibrio
P = m g
l + x
F
la molla si
allungata di una
quantit x tale
che P = F
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29
In questo caso si ha un bilancio della conservazione dellenergia con due diverse energie
potenziali (peso e elastica).
eq
2 2
2x
2
2
1
) (
2
1
= = = + =
k
mg
x kx h h mg kx mgh mgh
x
f i f i

(x = allungamento totale
molla)
Interazione gravitazionale e legge di gravitazione universale
Prese due masse puntiformi poste a una certa distanza r fra queste due masse si esercita una forza
di tipo attrattivo direttamente proporzionale al prodotto delle masse e inversamente proporzionale al
quadrato della distanza:
2
2 1
12 21
r
m m
G F F

= =
(G = costante di gravitazione universale = 6.67 10
-11
N m
2
/ Kg
2
; la misura di questa costante
molto delicata in quanto bisogna supporre che le due masse interagiscano solo fra di loro, senza
interferire con altre masse del mondo esterno).
Osservazione
Il concetto di massa gravitazionale teoricamente diverso da quello di massa inerziale.
Infatti la massa gravitazionale la propriet di un oggetto che fa s che esso interagisca con altri
oggetti attraendoli e venendo a sua volta attratto da essi.
La massa inerziale invece linerzia che ha un corpo a cambiare il suo stato di quiete o di moto
rettilineo e uniforme.
In realt si pu dimostrare che hanno lo stesso valore, si pu quindi parlare genericamente di
massa senza distinguere tra inerziale e gravitazionale.
Supponiamo che una delle due masse sia ferma (per esempio se molto maggiore dellaltra oppure
se fissata). Consideriamo solo la forza che agisce sulla massa in movimento.
La Forza di gravit una forza centrale, ci diretta sempre verso uno stesso punto che viene detto
centro di forza (sarebbe centrale anche se avesse verso opposto).
Energia potenziale gravitazionale
Dimostriamo che il lavoro fatto dalla forza gravitazionale dipende solo dal punto iniziale e da
quello finale e non dal percorso compiuto.
i f
f
i
f
i
r
m m G
r
m m G
r
dr
m m G dW W
2 1 2 1
2 2 1

= = =
} }
: il lavoro svolto non dipende dalla traiettoria.
m
1
m
2
F
u
r : versore r u
r
m m
G F
2
2 1

=
m
1
m
2
m
2
r
i
r
f
u
dr
r
m m
G ds
r
m m
G ds u
r
m m
G ds F dW r

= u

= =
2
2 1
2
2 1
2
2 1
cos
dr la proiezione dello spostamento ds in direzione radiale.
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30
Possiamo quindi definire lenergia potenziale gravitazionale:
r
m m
G E
p
2 1

= e affermare che,
come nei casi precedenti si ha: W = E
pi
- E
pf
.
La forza gravitazionale una forza centrale. Si pu dimostrare che tutte le forze centrali sono
conservative (si pu applicare il principio di conservazione dellenergia meccanica).
Nota: la forza peso (studiata in precedenza) un caso particolare di interazione gravitazionale.
Conoscendo il valore della massa e del raggio della Terra possibile calcolare il valore di g.
( )
2 2
6
24
11
2 2
s
m
9,8313...
10 37 . 6
10 98 . 5
10 671 . 6 =

= = = =

m
Kg
R
m
G g mg
R
m m
G P
T
T
T
T
.
In realt abbastanza facile calcolare sperimentalmente il valore di g.
Questo procedimento stato applicato in senso inverso per calcolare la massa della Terra.
Lezione 11 (26 ottobre 1999)
Relazione tra forza ed energia potenziale (nelle Forze Conservative).
pf pi
f
i
E E ds F W = =
}
: il lavoro compiuto dipende solo dal punto iniziale e da quello finale.
Energia di posizione: E
p
= f (x, y, z) coordinate spaziali cartesiane
E
p
= f (r, u, ) coordinate spaziali sferiche
(r = raggio della terra, u = latitudine, = longitudine)
Superfici equipotenziali
Una superficie equipotenziale il luogo dei punti nei quali si ha E
p
= costante.
La forma della superficie equipotenziale dipende ovviamente dallequazione che esprime E
p
.
Esempio: Forza peso E
p
= m g y (solo funzione di y)
Le superfici equipotenziali sono dei piani paralleli alla superficie terrestre.
Forza gravitazionale E
p
=
r
m m
G
2 1
(solo funzione di r)
In questo caso pi pratico utilizzare le coordinate polari.
Le superfici equipotenziali sono delle superfici sferiche.
Si osserva anche che il vettore di una forza conservativa diretto sempre ortogonalmente alla sua
superficie equipotenziale e punta nel verso nel quale lenergia potenziale decresce.
Infatti se ci muoviamo lungo una superficie equipotenziale si ha E
p
= costante e quindi W = 0.
Dal momento che 0 cos = u = = ds F ds F W si deve avere necessariamente u = 90 (assumendo che
sia lo spostamento che la forza abbiano modulo diverso da zero).
Conoscendo la formula che esprime lenergia potenziale possibile ricavare il vettore della
corrispondente forza conservativa F.
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31
Infatti visto che:
pf pi
f
i
E E ds F W = =
}
possiamo dire che la quantit ds F il differenziale
esatto della funzione E
p
cambiato di segno.

c
c
+
c
c
+
c
c
= dz
z
E
dy
y
E
dx
x
E
dE
p p p
p
variazione della funzione E
p
al variare di x, y e z (di dx, dy e
dz).

+ + =
+ + =
dz k dy j dx i ds
F k F j F i F
z y x

|
|
.
|

\
|
c
c
+
c
c
+
c
c
= + + = dz
z
E
dy
y
E
dx
x
E
dz F dy F dx F ds F
p p p
z y x
da cui si ha: ) ( : cio
p
p
z
p
y
p
x
E grad F
z
E
F
y
E
F
x
E
F =
c
c
=
c
c
=
c
c
= .
Nota: E
p
una grandezza scalare, mentre il gradiente di E
p
una grandezza vettoriale.
Si ha un gradiente ogni volta che si ha una variazione nella grandezza considerata.
Dal momento che F = - grad (E
p
) si pu dire che il gradiente sempre ortogonale alla superficie
equipotenziale e punta nel verso nel quale lenergia potenziale aumenta.
Punti di Equilibrio (grafici dellenergia potenziale)
Disegniamo una ipotetica curva che rappresenti un energia potenziale funzione della sola x:
Il punto A un punto di equilibrio instabile: non appena un corpo inizialmente fermo in A si
sposti, per una causa qualsiasi, in una delle due direzioni le forze legate allenergia potenziale
tenderanno ad allontanarlo definitivamente dal punto di equilibrio.
Il punto B un punto di equilibrio stabile: non appena un corpo inizialmente fermo in B si sposti,
per una causa qualsiasi, in una delle due direzioni le forze legate allenergia potenziale tenderanno a
riportarlo nella posizione di equilibrio stabile.
gradiente di E
p
E
p
x
A
B
x
A
x
B
I punti A e B sono detti punti di equilibrio.
In questi punti la risultante delle forze applicate nulla.
Un corpo inizialmente fermo in uno di questi punti vi pu
rimanere indefinitamente, cio fino allintervento di una forza
che sia in grado di allontanarlo.
0 =
c
c
=
x
E
i F
p
un punto di equilibrio un
punto nel quale la derivata
parziale si annulla, quindi
un punto di massimo
oppure di minimo.
E
p
A
B
F < 0 F > 0
F > 0 F < 0
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32
Lavoro su una linea chiusa (circuitazione di F)
Una forza conservativa compie un lavoro nullo agendo lunga una linea chiusa.
In generale, quando si parla di circuitazione, non detto che ci si riferisca ad un lavoro.
Si ha la circuitazione di un vettore quando si calcola lintegrale lungo una curva chiusa del
prodotto scalare del vettore stesso per il vettore ds.
Il vettore potrebbe non essere una forza, ma un vettore qualsiasi. In questo caso quindi non si parla
pi di forze conservative, ma di campo conservativo.
FORZE NON CONSERVATIVE (Le Forze di Attrito)
Dimostriamo che le forze dattrito non sono conservative, cio che il lavoro da esse svolto
dipende dalla traiettoria percorsa.
Nota: Le forze di attrito hanno sempre la stessa direzione del movimento, ma con verso opposto;
quindi langolo compreso tra i vettori forza e spostamento sar di 180 (t radianti).
1
cos S F ds F dW W ds F ds F ds F dW
a
f
i
a
f
i
a a
a = = = = t = =
} }
(S
1
rappresenta la lunghezza del percorso compiuto tra i e f; abbiamo anche supposto, per
semplicit di calcolo, che la forza fosse costante, ma questa ipotesi non necessaria).
Abbiamo dimostrato che il lavoro svolto dalle forze di attrito uguale alla forza esercitata per la
lunghezza del percorso. Quindi se si cambia il percorso anche il lavoro compiuto cambia.
In presenza di forze non conservative NON si pu applicare il principio di conservazione
dellenergia meccanica, comunque valido il teorema dellenergia cinetica.
. . . .
. . . . . .
) ( ) (
cons non F i f cons non F pi ci pf cf
ci cf cons non F pf pi ci cf cons non F cons F TOTALE
W E E W E E E E
E E W E E E E W W W
= = + +
= + = + =
Non si ha pi conservazione dellenergia meccanica.
i f
0 = = =
} pf pi
E E ds F W
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33
Dal momento che le forze di attrito producono sempre un lavoro negativo si avr E
f
< E
i
(lattrito fa
perdere energia meccanica). Globalmente comunque lenergia si conserva. La parte di energia
meccanica persa a causa dellattrito si trasforma in altre forme di energia (es. energia termica).
IMPULSO DI UNA FORZA
In generale le forze applicate non sono costanti, ma variano in funzione del tempo.
Osservazione: per ottenere la stessa variazione di quantit di moto non necessario applicare
sempre una stessa forza, sufficiente che le due forze applicate abbiano lo stesso impulso (cio
che larea sottesa alla curva che rappresenta la variazione della forza rispetto al tempo sia la stessa).
Forze impulsive
Sono forze molto intense che agiscono per un tempo molto breve (ad esempio nel caso degli urti).
Momento della quantit di moto (o momento angolare)
Momento della forza
F
t
i f
i f
p
p t t t
v m v m p p p d dt
dt
p d
dt a m dt F I
f
i
= = = = = =
} } } }
A A A
Limpulso di una forza uguale alla variazione della
quantit di moto che essa provoca nel corpo alla quale
viene applicata.
u
y
z
x
piano (r, p)
L
r
p
= x (prodotto vettoriale)
L = r p sen u
un vettore ortogonale al piano (r, p) entrante nel piano
r = vettore posizione
p = vettore della quantit di moto
L r p
L
o
y
z
x
t
r
F
= x (prodotto vettoriale)
t = r F sen o
un vettore ortogonale al piano (r, F) entrante nel piano
r = vettore posizione
F = vettore della forza applicata
t r F
t
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34
Relazione fra momento angolare e momento della forza
t = t + = + = + = = 0 ) ( F r v m v
dt
p d
r p
dt
r d
p r
dt
d
dt
L d
Conservazione del momento angolare
Vogliamo scoprire quando si conserva il momento angolare, cio in quali condizioni L costante.

=
= = t = =
F r
F
F r
dt
L d
L
0
0 0 0 costante
Il momento angolare si conserva se non c nessun momento di forza, quindi se la risultante delle
forze applicate nulla oppure applicata parallelamente al vettore posizione (ad esempio nel caso
di una forza centrale quando lorigine nel centro di forza).
Lezione 12 (2 novembre 1999)
Sistemi di particelle
Sistema discreto: sistema costituito da un certo numero di particelle puntiformi.
Sistema continuo: corpo rigido (lo trattiamo in modo analogo al caso precedente immaginando di
dividerlo in tanti elementini di massa dm ognuno dei quali sia abbastanza piccolo da poter essere
considerato puntiforme).
Centro di massa: punto ideale di un corpo nel quale (almeno per certi tipi di problemi) si pu
pensare che sia concentrata tutta la massa del corpo (coincide con il centro di gravit).
Ad esempio un corpo sferico di densit uniforme avr il centro di massa nel centro della sfera.
Centro di massa di un sistema di particelle
immaginiamo di avere due corpi di massa m posti sullasse x rispettivamente nel punto x
1
e
nel punto x
2
, allora possiamo dire che:
2
2 1
x x
x
CM
+
= (media aritmetica);
se invece i due corpi avessero massa diverse (rispettivamente m
1
e m
2
) il centro di massa
risulterebbe spostato verso la massa pi grande:
2 1
2 2 1 1
m m
x m x m
x
CM
+
+
= (media ponderata);
estendendo quanto sopra a un generico sistema formato da n particelle e lavorando in tre
dimensioni si ha:
M
r m
m
r m
r
n
i
i i
n
i
i
n
i
i i
CM

=
=
=
= =
1
1
1
(dove con r
i
intendiamo il vettore posizione della
i-esima particella e con M la massa totale del sistema).
Centro di massa di un corpo rigido
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35
Operiamo in modo analogo al caso di n particelle. Supponiamo di dividere il corpo in tante masse
dm tanto piccole da poter essere considerate puntiformi e poi integriamo:
M
dm r
r
m
CM
}
= .
In realt il calcolo non viene effettuato sulla massa, ma sul volume applicando la relazione
dV dm = (dove rappresenta la densit del corpo, che pu essere o meno uniforme).
Dinamica di un sistema di particelle
In un sistema di particelle possiamo distinguere due tipi di forze:
forze interne: dovuta allinterazione delle particelle fra di loro; si ha sempre uninterazione tra
coppie di particelle e, in base al principio di azione e reazione, si pu affermare che la
sommatoria di tutte le forze interne risulta uguale a zero;
forze esterne: dovute a eventuali interazioni delle particelle con lambiente esterno.
Un sistema che non interagisce con lesterno viene detto SISTEMA ISOLATO.
Quantit di moto di un sistema di particelle
Quantit di moto totale del sistema:
2 2 1 1 2 1
v m v m p p p + = + = .
Ricordiamo che, in base alla II legge della dinamica, si ha:
dt
p d
a m F = =

.
Ricaviamo la variazione della quantit di moto delle singole particelle del sistema:
1 ext F F
dt
p d
1 12
1
+ = 2 ext F F
dt
p d
2 21
2
+ =
Per quanto riguarda la quantit di moto totale del sistema invece si ha:

= + = + + + = + = ext ext ext ext ext F


dt
p d
F F F F F F
dt
p d
dt
p d
dt
p d
2 1 2 21 1 12
2 1
.
In un sistema isolato (nel quale la sommatoria delle forze esterne nulla) si avr: 0 =
dt
p d
, cio
= p costante: la quantit di moto totale di un sistema isolato si conserva.
Moto del centro di massa
1 1
M
p
M
v m
dt
r d
v
M
r m
r
n
i
i i
Cm
Cm
n
i
i i
CM
= = = =

= =
il centro di massa si comporta come un
punto materiale che trasporta tutta la quantit di moto del sistema.
m
1
m
2
F
21 F
12
F
2ext
F
1ext F
12
= F
21
(principio di azione e reazione)
F
1ext
e F
2ext
non sono legate fra loro da alcuna relazione:
le reazioni a queste due forze sono estranee al sistema
considerato e quindi non ci interessano.
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36
In un sistema isolato la quantit di moto costante, quindi anche la velocit del centro di massa
risulta costante: in un sistema isolato il centro di massa si muove di moto rettilineo uniforme.

= = = ext
Cm
Cm
F
dt
p d
M dt
v d
a
M
1 1
: sul centro di massa agisce la risultante di tutte le forze esterne
Le forze interne non influiscono in alcun modo sul moto del centro di massa. Sono responsabili solo
del moto delle particelle allinterno del sistema.
Esempio: una cassa di esplosivo che viaggia con moto rettilineo uniforme esplode sotto lazione
delle forze interne dividendosi in tanti frammenti. Risulta molto complicato studiare il moto dei
singoli frammenti. Possiamo per affermare che il centro di massa dei frammenti continua a
muoversi di moto rettilineo uniforme alla stessa velocit che aveva prima di esplodere.
Esempio: un missile lanciato in aria viaggia secondo la classica traiettoria parabolica del moto del
proiettile. A un certo punto esplode in tanti frammenti sotto lazione delle forze interne. Possiamo
comunque affermare che il centro di massa dei frammenti continuer a muoversi secondo la
traiettoria parabolica originariamente seguita dal missile. I frammenti invece si muoveranno in
traiettorie diverse sotto lazione delle forze interne.
Energia cinetica di un sistema di particelle
Lenergia cinetica totale di un sistema di n particelle data dalla somma delle energie cinetiche di
tutte le singole particelle:

=
=
n
i
i i c
v m E
1
2
2
1
.
Il teorema dellenergia cinetica, essendo valido per ogni singola particella, vale anche per un
sistema di particelle in generale:
. int ext forze forze totale ci cf
W W W E E + = = .
Se le forze interne sono conservative si pu scrivere:
f p i p
E E W
int int int
= da cui possiamo
ricavare la seguente relazione:
i p c f p c ext forze
E E E E W ) ( ) (
int int .
+ + = .
La quantit: E
c
+ E
p int.
prende il nome di energia interna (o propria) di un sistema.
In un sistema isolato lenergia interna si conserva (si possono comunque avere trasformazioni di E
c
in E
p
e viceversa nelle singole particelle).
URTI
Quando due particelle si urtano si ha lazione di forze interne di tipo impulsivo.
Per quanto riguarda il momento dellurto il sistema formato dalle due particelle che si scontrano
pu essere considerato isolato. Infatti, nel momento nel quale si scontrano, la forza dellurto
molto maggiore rispetto a tutte le altre forze eventualmente coinvolte. Possiamo quindi compiere
unapprossimazione e considerarla come se fosse lunica.
Il vantaggio nel considerare il sistema come se fosse isolato consiste nella possibilit di applicare il
principio di conservazione della quantit di moto.
m
1
v
1i
m
2
v
2i
situazione PRIMA DELLURTO
m
2
v
2f
m
1 v
1f situazione DOPO DELLURTO
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37
Applicando il suddetto principio si ha:
f f i i
v m v m v m v m
2 2 1 1 2 2 1 1
+ = +
Questo principio valido in ogni tipo di urto.
Esistono due diversi tipi di urti: urti elastici e urti anelastici.
Urti elastici
Si ha un urto perfettamente elastico quando due oggetti si urtano senza deformarsi.
In natura non possibile generare un urto perfettamente elastico; ci sono per alcune situazioni che
si possono approssimare a un urto elastico (es. lo scontro di due palline di acciaio, lurto fra due
palle da biliardo, ecc.).
In un urto perfettamente elastico si conserva lenergia cinetica del sistema (trascuriamo le perdite
di energia dovute allattrito, alle onde sonore, ecc.).
Non si hanno perdite di energia dovute alla deformazione dei corpi (quando un corpo si deforma,
infatti si ha una variazione delle energie potenziali delle particelle presenti allinterno del corpo;
quindi una parte dellenergia cinetica del sistema si trasforma in energia potenziale).
Nello studio di un urto elastico possiamo quindi utilizzare due equazioni:

+ = +
+ = +
2
2 2
2
1 1
2
2 2
2
1 1
2 2 1 1 2 2 1 1
2
1
2
1
2
1
2
1
f f i i
f f i i
v m v m v m v m
v m v m v m v m
Urti anelastici
Si ha un urto anelastico quando due oggetti urtandosi si deformano.
Gli urti anelastici possono essere di due tipi:
1. urti endotermici sono urti nei quali si perde E
c
e si acquista E
p
(sono i pi frequenti)
2. urti esotermici sono urti nei quali si acquista E
c
e si perde E
p
(poco frequenti)
Un urto si dice perfettamente anelastico se i due oggetti, dopo lo scontro, restano uniti.
Urti unidimensionali
Si ha un urto unidimensionale quando le particelle, prima e dopo lurto, si muovono lunga una
stessa direzione fissa (ad esempio lasse x).
Nel caso di un urto elastico unidimensionale, risolvendo le due equazioni trovate, si ottiene:
i i f i i f
v
m m
m m
v
m m
m
v v
m m
m
v
m m
m m
v
2
2 1
1 2
1
2 1
1
2 2
2 1
2
1
2 1
2 1
1
2
e
2
+

+
+
=
+
+
+

=
Casi particolari
m
1
= m
2
(masse uguali) v
1f
= v
2i
e v
2f
= v
1i
(i due corpi si scambiano le velocit)
(se la particella 2 fosse inizialmente ferma si avrebbe v
1f
= 0 e v
2f
= v
1i
)
m
2
>> m
1
(bersaglio di grande massa fermo) v
1f
~ - v
1i
e v
2f
~ 0
(la particella 1 rimbalza indietro con la stessa velocit, mentre il bersaglio resta fermo)
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38
m
2
<< m
1
(bersaglio di massa piccola fermo) v
1f
~ v
1i
e v
2f
~ 2 v
1i
(la particella 1 prosegue circa con la stessa velocit e la particella 2 acquista velocit doppia)
Lezione 13 (3 novembre 1999)
Urto completamente anelastico
In questo caso si conserva la quantit di moto, ma non lenergia cinetica del sistema.
Lequazione della conservazione della quantit di moto diventa:
f i i
v m m v m v m ) (
2 1 2 2 1 1
+ = + .
Infatti i due corpi, dal momento che dopo lurto rimangono attaccati, avranno la stessa velocit
finale che sar uguale a
2 1
2 2 1 1
m m
v m v m
v
i i
f
+
+
= .
Osservazione: il centro di massa continua a muoversi di moto rettilineo uniforme. La sua velocit
prima dellurto era infatti
f
i i
CM
v
m m
v m v m
m m
p
v
+
+
=
+
=
2 1
2 2 1 1
2 1
(velocit finale dei due corpi rimasti
uniti e quindi anche del loro centro di massa). Durante lurto infatti agiscono solo forze interne
che non influiscono sul moto del centro di massa.
Potremmo anche studiare lurto in un sistema di riferimento solidale con il centro di massa. In
questo caso la quantit di moto sarebbe uguale a zero e le due masse si muoverebbero sempre in
direzioni opposte (avvicinandosi o allontanandosi).
Urti elastici bidimensionali (ad esempio lurto di due palle da biliardo)
Si applicano sempre le due condizioni di conservazione della quantit di moto e conservazione
dellenergia cinetica, ma in questo caso bisogna tenere conto delle componenti della velocit.
Se lavoriamo nel piano xy otteniamo tre equazioni:

+ = +
+ = +
+ = +
cinetica energia dell' one conservazi
2
1
2
1
2
1
2
1
y asse l' lungo moto di quantit della one conservazi
x asse l' lungo moto di quantit della one conservazi
2
2 2
2
1 1
2
2 2
2
1 1
2 2 1 1 2 2 1 1
2 2 1 1 2 2 1 1
f f i i
yf yf yi yi
xf xf xi xi
v m v m v m v m
v m v m v m v m
v m v m v m v m
In generale per ci sono quattro incognite (i moduli delle due velocit finali e le loro direzioni).
molto difficile calcolare i due angoli in base alle forze che agiscono nellurto. Normalmente pi
comodo misurare uno dei due angoli e ricavare le altre incognite tramite le equazioni suddette.
Lezione 14 (8 novembre 1999)
Dinamica del corpo rigido
Corpo rigido: oggetto solido che supponiamo assolutamente indeformabile (le distanze fra le
particelle al suo interno sono costanti).
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39
Traslazione
Si ha un moto di pura traslazione quando tutti i punti del corpo si muovono su traiettorie parallele.
In questo caso per studiare il moto del corpo rigido sufficiente studiare il moto del centro di massa
(che rappresentativo del moto dellintero corpo).
Un corpo si muove in questo modo se la forza che causa il movimento viene applicata nel centro
di massa (in caso contrario si avr anche un moto rotazionale).
Rotazione
Si ha un moto di pura rotazione quando tutti i punti del corpo descrivono traiettorie circolari
intorno ad un asse che viene detto asse di rotazione. In generale lasse di rotazione non coincide
con il centro di massa, ma pu dipendere da eventuali vincoli esterni).
In generale un corpo rigido descriver un moto roto-traslatorio che pu essere studiato
dividendolo in due moti distinti: una traslazione del centro di massa e una rotazione intorno ad
un asse passante per il centro di massa (se ne ha un esempio nel moto della ruota di un automobile).
Energia cinetica di rotazione
I r m r m v m E
n
i
n
i
i i i i
n
i
i i c
2
1 1
2 2 2 2
1
2
2
1
2
1
2
1
2
1
e = e = e = =

= = =
I il momento dinerzia del corpo; il suo valore dipende dalla struttura del corpo e dalla scelta
dellasse di rotazione. Si misura in Kg m
2
. Si pu considerare come lequivalente rotazionale della
massa di un corpo (cio la sua inerzia a porsi in rotazione intorno ad un certo asse).
asse di rotazione
r
1
r
2
m
1
m
1
Le masse compiono traiettorie circolari rispetto allasse di
rotazioni (con raggio diverso a seconda della loro posizione
allinterno del corpo e rispetto allasse di rotazione).
Tutte le traiettorie giacciono per su piani paralleli.
Il vettore (velocit angolare) ortogonale rispetto al piano di
rotazione ed diretto secondo lasse di rotazione. Il suo verso
determinato in base alla regola della mano destra.
La velocit angolare la stessa per tutti i punti del corpo, variano
invece le velocit tangenziali che dipendono dalla distanza del
punto dallasse di rotazione secondo la legge: v = e x r.
e
I
1
I
2
I
2
> I
1
forza applicata
dallauto
forza dattrito
statico
In questo caso si ha una traslazione del centro di massa, dovuta alla forza applicata
dallauto, che pu essere studiata applicando le leggi della dinamica del punto.
Si ha inoltre una rotazione intorno al centro di massa dovuta alla presenza della
forza di attrito che non applicata nel centro di massa, ma in un punto sul
diametro della ruota. Nello studio dei moti rotazionali non sufficiente conoscere
il valore della forza applicata, importante conoscere il momento della forza
rispetto allasse di rotazione: t = r F .
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40
Lavoro in un moto rotazionale
Nota: Si definisce potenza la quantit di lavoro compiuta per unit di tempo; si misura in Watt.
(Watt = Joule/s) v F
dt
s d
F s d F
dt
d
dt
dW
P = = = = ) ( supponendo F costante rispetto a t.
Osservazione: Anche se il modulo della forza applicata diverso da zero non detto che si abbia un
momento di forza non nullo. Si ha un momento di forza uguale a zero se:
1. non si applica alcuna forza (oppure la risultante delle forze applicate nulla);
2. si applica la forza nellasse di rotazione (in questo caso si ha r = 0);
3. si applica una forza parallelamente allasse di rotazione (si ha cio sen u = 0), in questo caso
non si ha una rotazione, ma, se il corpo non vincolato, si potrebbe avere una traslazione.
A t = t =
}
f
i
d W (nellipotesi che t sia costante).
Per il teorema dellenergia cinetica si ha:
2 2
2
1
2
1
i f ci cf
I I W E E e e = = .
Il lavoro fatto dalla forza si trasforma in energia cinetica rotazionale.
Momento della quantit di moto di un corpo rigido che ruota
r
F
F

F
//
u
La forza F viene applicata nel punto P a distanza r dallasse di rotazione.
Il momento della forza : t = r F sen u = r F

.
La componente F

lunica che tende a mettere in rotazione il corpo.


La componente F
//
tende a traslare lasse di rotazione; se questo fissato
(oggetto vincolato) la F
//
non ha alcun effetto.
t = = u' = =

d d r F ds F s d F dW cos
(infatti u complementare a u, quindi si ha F sen u = F cos u;
e inoltre si ha ds = r d).
Si ha inoltre: e t =

t = t = =
dt
d
d
dt
d
dt
dW
P ) (
r
F
ds
u

r
i m
i
e
O
R
i
v
i
L
i
u
v
i
= e r
i
(r
i
= distanza di m
i
dallasse di rotazione)
= x = m
i
x
Considerando solo i moduli si ha: L
i
= m
i
R
i
v
i
In generale la direzione del vettore del momento della quantit
di moto non coincide con lasse di rotazione. Sullasse si avr
solo una componente del vettore stesso.
L
i
R
i
p
i R
i
v
i
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41
Per trovare il momento della quantit di moto totale di un corpo bisogna sommare i momenti delle
quantit di moto di tutti i singoli elementini dm.
Se lasse di rotazione coincide con un asse di simmetria le varie componenti ortogonali allasse si
annullano per motivi di simmetria e rimane solo la componente parallela allasse di rotazione.
(In effetti in ogni corpo esistono tre particolari assi detti assi principali dinerzia per i quali vale
quanto appena detto per gli assi di simmetria.)
I r m L L r m r r m v R m L L
i i asse i i i i i i i i i i i i asse i
e = e = = e = e = u = u =

2 2
cos cos
Se la rotazione avviene lungo uno degli assi principali dinerzia, si pu dire anche che: I L e =
(Per semplicit noi ci riferiremo sempre a situazioni di questo tipo).
Lezione 15 (9 novembre 1999)
Relazione tra momento angolare e momento della forza nel corpo rigido

t + t = t =
int ext
dt
L d
Si pu dimostrare che le forze interne non hanno momento e quindi che 0
int
= t

.
o = t o =
e
= e =

I I
dt
d
I I
dt
d
dt
L d
ext
: ottiene si cui da ) (
(legge della dinamica del corpo rigido equivalente alla seconda legge della dinamica: F = m a).
Schema riassuntivo
Dinamica del punto Dinamica del corpo rigido
2
2
1
v m E
c
=
2
2
1
v I E
c
=
}
= =
f
i
i f
v m v m s d F W
2 2
2
1
2
1
2 2
2
1
2
1
i f
f
i
I i d W e e = t =
}
v m p = e = I L
dt
p d
a m F = =

dt
L d
I = o = t

Esempi di calcolo del momento dinerzia:

=
2
i i
r m I
1.
2
2
2 1
2
2
2
1
75 , 0 25 , 0 3
4
) (
2 2
m Kg
d
m m
d
m
d
m I = = + = |
.
|

\
|
+ |
.
|

\
|
=
m
1
= 1 Kg
m
2
= 2 Kg
d/2 d/2
d = 1 m
m
1
= 1 Kg
m
2
= 2 Kg
d = 1 m
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42
2.
2 2
2
2
2 1
2 1 2 0 m Kg d m d m m I = = = + =
3. I molto piccolo I ~ 0.
4. Corpo continuo:
}
=
m
dm r I
2
(questo integrale abbastanza facile da calcolare per i corpi
geometrici noti quali sfera, cilindro, ecc.; pu essere molto difficile per corpi irregolari).
Conservazione del momento angolare di un corpo rigido

=
=
= t = o = o = t e =


r F
r L I I L
//
0
0 F
0 0 costante quindi e
Quindi se

e = e =
= e =
= = t

2
2
1
1
: ha si allora costante se
costante allora costante se
costante 0
I I I
I
I
Se ne ha un esempio nel caso del pattinatore che ruota (verticalmente) su s stesso pi o meno
velocemente (a parit di altre condizioni) a seconda che abbia le braccia aperte oppure chiuse.
Chiudendo le braccia infatti diminuisce il suo momento dinerzia aumentando di conseguenza la sua
velocit angolare. Quanto detto vero in quanto non c alcun momento di forze esterne. La
chiusura delle braccia causata da forze interne che non influiscono sul momento angolare.
Osservazione: la conservazione del momento angolare completamente indipendente rispetto alla
conservazione dellenergia cinetica. Nel caso del pattinatore, per esempio, si ha un aumento di
energia cinetica dovuto al lavoro fatto dalle forze interne.
Osservazione: se lasse di rotazione non perfettamente verticale, ma inclinato (come nel caso
della trottola) si ha un moto di precessione. Mentre la trottola gira su stessa si ha un
contemporaneo moto conico dellasse. In questo caso il momento delle forze esterne non nullo
in quanto agisce una componente della forza peso.
Coppia di forze
Si ha una coppia di forze quando ci sono due forze uguali in modulo e direzione, ma di verso
opposto. Applicate a un corpo rigido causano solo una rotazione e non una traslazione.
In generale si ha:
R
R
F
F
R d F d F R F R F R 2 con ) ( 2 = = = + = t
F
F
forze) di coppia della (braccio sen b F F d = u = t
u
d
b = d sen u
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43
Lezione 16 (10 novembre 1999)
PROPAGAZIONE PER ONDE
Abbiamo due tipi di onde: onde meccaniche e onde non meccaniche.
Le onde meccaniche sono onde che necessitano di un mezzo per propagarsi. Sono esempi di onde
meccaniche le onde in una corda, le onde di pressione (onde sonore), le onde sullacqua, ecc.
Le onde non meccaniche invece si propagano anche nel vuoto. Si tratta essenzialmente delle onde
elettromagnetiche (onde radio, luce visibile, raggi x, ecc.).
Le onde meccaniche si originano a causa delle caratteristiche di elasticit del mezzo nel quale si
propagano. Quando si sollecita un mezzo elastico si causa una deformazione in un certo punto
che viene trasmessa ai punti vicini propagandosi lungo il mezzo considerato.
Anche i gas reagiscono in modo elastico alle deformazioni (si hanno zone di compressione e
rarefazione che si propagano).
La corda di una chitarra che vibrasse nel vuoto non provocherebbe alcun effetto sul mondo esterno.
Quando invece si in presenza di aria la vibrazione della corda crea delle onde di compressione e di
rarefazione nellaria che, partendo dalla corda, si propagano in tutte le direzioni fino a
raggiungere la membrana presente allinterno dellorecchio che inizia a vibrare trasmettendo le
informazioni ricevute al cervello che le percepisce come suoni.
evidente che, per le onde meccaniche, fondamentale la presenza di un mezzo di propagazione.
Le onde possono poi suddividersi in due classi: onde longitudinali e onde trasversali.
Nel caso delle onde trasversali la direzione di propagazione dellonda ortogonale alla direzione
nella quale avvenuta la perturbazione (ad esempio: le onde in una corda).
Nel caso delle onde longitudinali invece la direzione di propagazione dellonda e la perturbazione
hanno la stessa direzione (ad esempio: onde sonore).
Le onde elettromagnetiche sono onde trasversali.
Esistono anche onde ibride (ad esempio le onde generate da un sasso lanciato nellacqua).
fondamentale ricordare che le onde (di qualsiasi tipo esse siano) trasportano SOLO ENERGIA.
Non si ha MAI un trasporto di MATERIA. La materia subisce solo dei piccoli movimenti locali.
Lezione 17 (15 novembre 1999)
direzione di propagazione dellonda
perturbazione
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44
Descrizione matematica di una propagazione per onde
Se prendiamo in considerazione la funzione f (x-a), con a costante, questa assumer lo stesso valore
di f (x) nel punto x+a (infatti f ((x+a) - a) = f (x)).
Disegnandone il grafico si ottiene quindi la stessa curva, ma spostata verso destra sullasse x.
Se la quantit a non costante, la f (xa) diventa una funzione che viaggia lungo lasse delle x:
= = ) ( vt x f y ONDA che si propaga nel verso positivo dellasse x
= + = ) ( vt x f y ONDA che si propaga nel verso negativo dellasse x
In generale una funzione del tipo: ) ( vt x f y = la rappresentazione matematica di unonda
periodica, nel caso particolare che la funzione dipenda solo dalla variabile x.
Un caso particolare di onda periodica londa armonica, la cui forma generale pu essere espressa
mediante la seguente equazione: ) ( sen
0
vt x k y y = ) ( vt x la fase dellonda.
In generale noi non studieremo dei singoli impulsi finiti, ma prenderemo in considerazione dei
treni donda infiniti (ovviamente non riproducibili nella realt).
Possiamo considerare due diversi tipi di periodicit:
Periodicit spaziale
Rappresentiamo la forma dellonda in funzione dello spazio (nel nostro esempio consideriamo
unonda armonica dipendente dalla sola variabile x) in un certo istante t fissato.
Consideriamo i due punti di massimo: ) ( sen
0 1
t v x k y y = e ) ) (( sen
0 2
t v x k y y + =
x
f(x)
impulso iniziale (perturbazione)
y
x
f(x) f(x-a)
y
a
x
f(x) f(x+a)
y
a
e, analogamente, si ha:
y
0
x
y
x
x +

= lunghezza donda = (distanza che intercorre fra


due punti di massimo o di minimo).
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45
Se chiamiamo
1
e
2
le due fasi dellonda e imponiamo
2 1
y y = , otteniamo: t = 2
1 2
.
Quindi:

t
= t = +
2
ricava si cui da 2 ) ( ) ( k kvt kx t kv k kx (k = numero donda).
Periodicit temporale
Rappresentiamo la forma dellonda in funzione del tempo in un certo punto x fissato.
Consideriamo i due punti di massimo: ) ( sen
0 1
t v x k y y = e )) ( ( sen
0 2
T t v x k y y + =
Se chiamiamo
1
e
2
le due fasi dellonda e imponiamo
2 1
y y = , otteniamo: t = 2
1 2
.
Quindi:
vT
k kvt kx kvT kvt kx
t
= t =
2
ricava si cui da 2 ) ( ) ( .
Ma, per quanto detto in precedenza, si ha anche

t
=
2
k e quindi: vT
vT
=
t
=

t
: cui da
2 2
.
Velocit di fase dellonda:
k
k
T
v
e
=
e
t
t
=

=
2
2
(T =
e
t 2
vedi moto armonico).
Equazione delle onde (equazione di DAlambert)
Generica equazione di unonda periodica che si propaga lungo lasse delle x: ) ( vt x f y = .
Poniamo: vt x u = si ha: v
t
u
=
c
c
e 1 =
c
c
x
u
.
Deriviamo f rispetto a x :

c
c
= |
.
|

\
|
c
c
c
c
=
c
c
|
.
|

\
|
c
c
c
c
=
c
c
c
c
=
c
c

c
c
=
c
c
2
2
2
2
u
f
u
f
u x
u
x
f
u x
f
u
f
x
u
u
f
x
f
Deriviamo f rispetto a t :
( )
( ) ( )

c
c
= |
.
|

\
|

c
c
c
c
=
c
c
|
.
|

\
|
c
c
c
c
=
c
c

c
c
=
c
c

c
c
=
c
c
2
2
2
2
2
v
u
f
v v
u
f
u t
u
t
f
u t
f
v
u
f
t
u
u
f
t
f
Risulta quindi evidente che:
2
2
2 2
2
1
t
f
v x
f
c
c
=
c
c
y
0
t
y
t
t + T
T
T = periodo = (tempo che intercorre fra due punti di
massimo o di minimo).
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46
Pi in generale, cio quando londa funzione delle tre variabili x, y e z, si ottiene la seguente
equazione di DAlambert : 0
1
2
2
2
f) di o (Laplacian
2
2
2
2
2
2
=
c
c

c
c
+
c
c
+
c
c
A
t
f
v z
f
y
f
x
f
f

Onde piane
La superficie raggiunta dallonda in ogni istante costante. Nella realt non esistono onde
perfettamente piane (sono sempre leggermente divergenti), tuttavia, quando il raggio di
curvatura sufficientemente basso, si possono considerare piane. (es. raggi solari).
Onde sferiche
In natura quasi impossibile produrre un segnale perfettamente armonico in quanto sarebbe
necessario generare un treno infinito di onde. Ad esempio le forme donda generate dai suoni dei
diversi strumenti musicali sono dei segnali periodici, ma non di tipo armonico (cio non possono
essere espressi in modo semplice tramite le funzioni sen e cos). Una approssimazione di segnale
armonico pu essere ottenuta tramite un diapason.
Teorema di Fourier
Ogni suono reale pu essere scomposto nella somma di tante componenti sinusoidali
(teoricamente infinite) che prendono il nome di armoniche del suono stesso. La prima
armonica, cio quella con frequenza pi bassa, prende il nome di suono fondamentale; tutte le
altre armoniche hanno frequenza che sono multipli interi della frequenza fondamentale.
Possiamo rappresentare un segnale periodico mediante la seguente formula (e = prima armonica):

=
e + e + =
n
i
i i
t i b t i a a y
1
0
)) sen( ) cos( (
(I coefficienti a
i
e b
i
dipendono dalla composizione spettrale del segnale).
Fronte donda = luogo
dei punti raggiunti
dallonda in un certo
istante (la pressione
funzione solo di x).
sempre ortogonale
alla direzione di
propagazione dellonda.
tubo cavo pieno di gas
x = costante
stantuffo
fronte donda = piano
zone di compressione
zone di rarefazione
sorgente puntiforme con
emissione uniforme in
tutte le direzioni.
r
fronti donda = superfici sferiche
y = f (r - v t)
In ogni istante la perturbazione la stessa in
ogni punto che si trova alla stessa distanza
(raggio della sfera) dalla sorgente. In questo
caso le superfici raggiunte dallonda sono
sempre pi ampie, man mano che ci si
allontana dalla sorgente. Il fronte donda
comunque sempre ortogonale alla direzione
di propagazione dellonda.
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47
Lezione 18 (16 novembre 1999)
Energia trasportata da unonda
Ogni onda trasporta energia con la stessa velocit con la quale si propaga londa stessa.
Lenergia trasportata da unonda dipende dallampiezza della perturbazione e dalla pulsazione (e).
(Il punto di una corda, in funzione del tempo, si comporta in modo analogo a quello di un punto
attaccato ad una molla che oscilla intorno al suo punto di equilibrio).
velocit di un punto della corda: ) cos( )) sen( (
0 0
t kx y t kx y
dt
d
dt
dy
u e e = e = =
Energia cinetica di un elementino dm della corda: ) ( cos
2
1
2
1
2 2
0
2 2
t kx y dV u dm dE
c
e e =
( dm dV dV dm di volume e densit con = = = ).
Energia per unit di volume (densit di energia): ) ( cos
2
1
2 2
0
2
t kx y
dV
dE
c
e e =
Questa una funzione oscillante, quindi si tratta di unenergia di tipo pulsante.
Nella realt, noi percepiamo solo il valore medio di questa energia.
Energia cinetica media:
2
0
2
2
1
medio valore
2 2
0
2
4
1
) ( cos
2
1
y t kx y
dV
dE
c
e = e e =
=

Densit media di energia associata a unonda:
dV
dE
dV
dE
dV
dE
p
c
+ = .
Il calcolo dellenergia potenziale media per pi complicato di quello effettuato per lenergia
cinetica media; simile ai calcoli effettuati per determinare lenergia potenziale di un corpo
onda persistente
(continuo a fornire energia)
x
y
corda
v
v =
k
e
= velocit di propagazione dellonda
dm
u
x
0
y = y
0
sen (k x - e t)
y
0
La velocit u di un punto della corda verticale ( a v )
N.B. Il modulo di u
indipendente da v.
Si ha:
dt
dy
u = x
y
y
0
-y
0
u = max
u
u = 0
E
p
= max
E
c
= 0
<< E
p
>> E
c
E
p
= 0
E
c
= max
>> E
p
<< E
c
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48
attaccato a una molla, ma in questo caso non possibile associare una costante elastica. Sappiamo
comunque che la densit di energia potenziale una funzione oscillante tra un valore minimo
(pari a zero) e un valore massimo (pari al valore massimo assunto dalla densit di energia cinetica).
Si ha una continua trasformazione di energia cinetica in energia potenziale e viceversa. Possiamo
quindi ragionevolmente ipotizzare che i due valori medi siano uguali.
Si ha quindi:
2
0
2
2
1
2 y
dV
dE
dV
dE
c
e = = (nel caso particolare considerato delloscillazione di
una corda)
In generale si pu dimostrare che:
2
0
2
y
dV
dE
e o
Cio la densit media di energia trasportata da unonda proporzionale sia al quadrato della
pulsazione sia al quadrato dellampiezza della perturbazione: a parit di pulsazione un raddoppio
dellampiezza della perturbazione fa s che lenergia trasportata dallonda quadruplichi.
Intensit dellonda (concetto legato allenergia)
In realt non tanto importante conoscere lenergia effettivamente trasportata da unonda.
pi significativo determinare la quantit di energia che raggiunge il ricevitore ogni secondo.
Lintensit la quantit di energia che incide ogni secondo su un metro quadro di superficie
ortogonale alla direzione di propagazione dellonda (si misura in Watt/m
2
= Joule/m
2
sec).
Intensit:

corda della caso nel
2
0
2
2
1
v y v
dV
dE
I e = = .
Lenergia totale (cinetica e potenziale) trasportata da unonda dipende solo dalla pulsazione
dellonda stessa e dallampiezza della perturbazione che ha generato londa: quindi COSTANTE.
Nel caso di onde piane la superficie investita dallonda costante quindi lo anche lintensit.
Nel caso di onde sferiche la superficie investita dallonda aumenta, man mano che ci si allontana
dalla sorgente, proporzionalmente al quadrato della distanza. In questo caso lintensit dellonda
non pi costante, ma decresce in modo proporzionale al quadrato della distanza dalla sorgente.
Se indichiamo con P la potenza della sorgente si ha:
2 ) ( 2 ) (
1
cio
4 r
I
r
P
I
r r
o
t
= .
(Ricordando che lintensit media proporzionale al quadrato dellampiezza della perturbazione
possiamo ricavare che questultima inversamente proporzionale al raggio, cio:
r
y
1
0
o ).
Lezione 19 (22 novembre 1999)
PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE E INTERFERENZA DONDE
v
Consideriamo un volume di base un metro quadro e
altezza pari alla velocit di propagazione dellonda.
Possiamo affermare che in un secondo sulla,
superficie considerata, arriva una quantit di
energia pari al valore di questo volume.
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49
Prendiamo in esame due perturbazioni ondose diverse (per esempio due sassi lanciati nellacqua).
In ogni punto nel quale queste si incontrano (sovrappongono) si avr una perturbazione pari alla
somma delle due perturbazioni (tipico comportamento ondulatorio).
Interferenza di onde che si propagano nella stessa direzione
Consideriamo due onde monocromatiche (composte da una singola armonica) uguali (cio con
la stessa pulsazione e e lo stesso numero donda k): ) sen(
0 1
t kx y y e ' = e
) sen(
0 2
+ e ' ' = t kx y y
( rappresenta lo sfasamento fra le due onde che supponiamo costante nel tempo).
Immaginiamo che si incontrino in un certo punto P dello spazio (la x uguale per le due onde), la
perturbazione complessiva nel punto P sar:
2 1
y y y + = .
La perturbazione massima si ottiene quando le due onde si incontrano in fase (cio = 2nt con
n e N). In questo caso si ha una interferenza costruttiva.
La perturbazione minima si ha invece quando le due onde si incontrano in opposizione di fase
(cio = (2n+1) t con n e N). In questo caso si parla di interferenza distruttiva.
Nel caso limite in cui
0 0
y y ' ' = ' le due onde si annullano a vicenda.
Sono ovviamente possibili anche situazioni intermedie.
Interferenza di onde emesse da sorgenti puntiformi
Nel punto P si ha: ) ( sen
1 0 1
t kr y y e ' = e ) ( sen
2 0 2
t kr y y e ' ' = .
Da cui: ) (
2
) ( ) ( ) (
2 1 2 1 2 1 2 1
r r r r k t kr t kr

t
= = e e = = A
Da quanto detto in precedenza sappiamo che la massima interferenza costruttiva si ottiene quando
= t =

t
t = A n r r n r r n ) ( 2 ) (
2
2
2 1 2 1
ha si caso nostro nel quindi
Si ottiene un risultato analogo per la massima interferenza distruttiva:
+ = t + =

t
t + = A ) 1 2 (
2
1
) ( ) 1 2 ( ) (
2
) 1 2 (
2 1 2 1
ha si caso nostro nel quindi
n r r n r r n
Le frange di interferenza sono osservabili solo in presenza di sorgenti coerenti, cio di sorgenti
che emettono onde con una fase ben definita in funzione del tempo (A resta costante). In presenza
di sorgenti incoerenti, nelle quali la fase varia in modo casuale, (ad esempio nel caso delle
normali lampadine a incandescenza) il fenomeno dellinterferenza non visibile. Le intensit delle
varie sorgenti si sommano in modo uniforme (invece di oscillare da zero alla somma dei massimi).
s
1
s
2
P
r
1 r
2
Consideriamo nuovamente
due onde monocromatiche.
Anche supponendo che, alla
partenza, le due onde siano
in fase, nel punto P si ha
uno sfasamento causato
dalla diversa lunghezza del
cammino percorso dalle
due onde dalla sorgente al
punto P.
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50
I BATTIMENTI (nel calcolo si applica la seguente formula: |
.
|

\
|
|
.
|

\
| +
= +
2
cos
2
sen 2 sen sen
b a b a
b a )
Questo fenomeno si verifica in presenza di sorgenti di onde con pulsazioni leggermente diverse:
) sen(
1 1 0 1
t x k y y e = e ) sen(
2 2 0 2
t x k y y e = con
2 1
k k ~ e
2 1
e ~ e .
Sommando le due onde si ha:
(

e e

e + e

+
= + = t x
k k
t x
k k
y y y y
2 2
cos
2 2
sen 2
2 1 2 1 2 1 2 1
0 2 1
.
Se definiamo
2
2 1
k k
k
+
= e
2
2 1
e + e
= e possiamo scrivere: | | ..... cos ) sen( 2
0
e = t kx y y
(il termine cos [..] prende il nome di modulazione dellampiezza).
La differenza si fase non si mantiene costante: le due onde viaggiano con velocit diverse quindi lo
sfasamento cambia in funzione del tempo.
La velocit con la quale viaggia la modulazione dampiezza prende il nome di velocit di gruppo.
Definiamo:
2
2 1
k k
k
g

= e
2
2 1
e e
= e
g
velocit di gruppo =
dk
d
k k k
v
g
g
g
e
=

e e
=
e
=
2 1
2 1
In sintesi si ha quindi: ) ( cos ) ( sen 2
0 2 1
t x k t kx y y y y
g g
e e = + = .
La distanza in tempo fra i battimenti legata alla differenza dei valori k e e. La frequenza dei
battimenti tanto minore quanto pi le due onde sono uguali.
Onde stazionarie
Consideriamo una corda fissata a un estremo in un punto O fisso e indeformabile: quando
limpulso arriva nel punto fisso subisce una riflessione e ritorna indietro con la stessa velocit.
Abbiamo quindi:

e ' ' =
e + ' =
) sen(
) sen(
0
0
t kx y y
t kx y y
riflesso
originale
e, in O, si ha: 0 = +
riflesso originale
y y
Supponendo che il punto O coincida con lorigine del sistema di riferimento (cio x = 0) otteniamo:
0 0 0 0 0 0 0
y nte sempliceme definiamo che 0 ) sen( ) sen( ) sen( ) sen( y y t y t y t y t y ' ' = ' = e ' ' e ' = e ' ' + e ' .
Considerando che nel punto O si ha: ) sen( e ) sen(
0 0
t y y t y y
riflesso originale
e = e = , concludiamo
che londa riflessa ha la stessa ampiezza e velocit dellonda incidente, ma risulta sfasata di t.
A questo punto la perturbazione in ogni punto della corda sar data dalla somma delle due onde:
| | =
e + e +

e + e +
= e + e + = + =
2
cos
2
sen 2 ) sen( ) sen(
0 0
t kx t kx t kx t kx
y t kx t kx y y y y
riflessa incidente
) cos( ) sen( 2
0
t kx y e = ONDA STAZIONARIA (non pi unonda che viaggia).
Ha unampiezza che varia in funzione di x e una pulsazione che varia in funzione di t.
Consideriamo ora una corda
fissata ai due estremi:
Nei punti x = 0 e x = L (chiamati nodi) si ha: y
originale
+ y
riflessa
= 0 da cui: y = 0.
Per x = 0 risulta sempre vero: x = 0 sen(kx) = 0 y = 0.
Per x = L invece la condizione y = 0 impone che sia sen(kL) = 0 cio: kL = nt.
Ricordando che

t
=
2
k otteniamo la condizione:
n
L 2
= in una corda fissa agli estremi si
possono formare solo onde stazionarie con lunghezze donda ben precise (legate alla lunghezza
della corda in base alla relazione indicata). Le onde ottenuto assegnando a n progressivamente i
valori 1, 2, prendono il nome di prima armonica (o suono fondamentale), seconda armonica, .
Avendo quantizzato le lunghezze donda risultano predeterminate anche le relative frequenze:
0 L
nodo nodo
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51
L
n v v
f
f
v
vT
2

= = = (la frequenza minima si ottiene per n = 1 prima armonica).


Le armoniche costituiscono le frequenze di oscillazione naturali di una corda (oscillazioni libere).
Lapplicazione dallesterno di impulsi con frequenze coincidenti a quelle naturali di un sistema
(frequenze proprie) provoca il fenomeno della risonanza che aumenta notevolmente lampiezza
delle oscilazioni rischiando di provocare seri problemi ( per esempio il crollo di un ponte sospeso).
Segnali
Soltanto un treno infinito di onde determina (tramite unanalisi di Fourier) una singola armonica.
Un segnale reale, invece, ha un inizio e una fine. Se effettuiamo lanalisi di Fourier di un segnale
reale di durata At scopriamo che esso composto da un insieme (teoricamente infinito) di onde tutte
vicine a una determinata frequenza principale (fenomeno analogo a quello dei battimenti).
Un segnale, per propagarsi, ha bisogno di un mezzo. Questo pu essere dispersivo (se al suo
interno onde con frequenza diversa si propagano a velocit diverse) o non dispersivo (se al suo
interno tutte le onde si propagano con la stessa identica velocit).
In un mezzo non dispersivo tutte le componenti del segnale viaggiano alla stessa velocit, quindi il
segnale non si deforma. In un mezzo dispersivo, invece, le frequenze pi alte viaggiano pi
velocemente: le componenti del segnale viaggiano con velocit diverse, quindi il segnale si deforma
durante la propagazione. In un segnale reale quindi non conta tanto la velocit di fase delle
singoli componenti, quanto la velocit di gruppo con la quale si propaga lintero segnale.
Un segnale contiene tante pi armoniche quanto pi corta la sua durata ( e A At = costante).