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Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 29 Anno II
3 Agosto 2010

edizione stampabile

www.arcipelagomilano.org

Editoriale LBG - UNA PICCOLA LETTURA ESTIVA Primo piano Pier Vito Antoniazzi - FINI, MILANO E IL TOTOSINDACO Speciale estate 1 - Enrico Landoni - 1975 LA NASCITA DELLA PRIMA GIUNTA DI SINISTRA A MILANO Speciale estate 2 Enrico Landoni - 1976 GLI INVESTIMENTI E I CAMBIAMENTI NEL SETTORE DEI TRASPORTI Speciale estate 3 - I CANDIDATI ELETTI A PALAZZO MARINO. ELEZIONI COMUNALI DEL 1975,1980 * Speciale estate 4 Carlo Tonioli - DALLA MILANO DA MORIRE ALLA MILANO DA VIVERE* Speciale estate 5 Aldo Aniasi - UNA TESTIMONIANZA* Speciale estate 6 Enrico Landoni - IL PROGRAMMA AMMINISTRATIVO

Video DA PIETRO NENNI A GIANFRANCO FINI

Musica Rachmaninoff/Mendelssohn SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE Al pianoforte Yuja Wang

Editoriale UNA PICCOLA LETTURA ESTIVA L.B.G.


Anche questanno ARCIPELAGOMILANO va in ferie nel mese di agosto. Saremo di nuovo online il I di settembre, un mercoled e da quel momento sempre il mercoled. Molti dei nostri lettori sono in vacanza e anche noi, cos come hanno fatto le trasmissioni televisive di politica Ballar, Anno Zero, . per siamo presi da un sottile rimorso. Lagosto del 2010 non sar un agosto come tanti altri in passato, quando anche la politica sembra concedersi un pi o meno meritato riposo. Questanno agosto ci coglie con due fatti che rischiano di determinare una svolta radicale nel nostro futuro immediato. Ovviamente uno di questi la profonda crisi del governo Berlusconi con luscita dal Pdl di Fini e dei suoi. Cosa succeder Dio solo lo sa ma quello che stupisce lauspicio di molti commentatori politici perch tutto in qualche modo si ricomponga in qualcosa che somigli alla vecchia maggioranza. Contenti loro . Lunica cosa condivisibile la sensazione che la crisi del Pdl acceleri specularmente la crisi latente nel Pd. Come dire: siamo messi bene. Laltro fatto che cambia radicalmente lo scenario e che riguarda pi da vicino Milano, se ancora la capitale industriale dItalia con la pi potente associazione dindustriali, il provvisorio epilogo della vicenda FiatPomigliano dArco. Lesempio di Fiat sta facendo i suoi effetti e stiamo assistendo a un confronto senza precedenti tra operai e loro sindacati e il mondo dellimprenditoria capitalista. Ad arbitrare questo scontro che va ben al di l dei confini nazionali, ci troviamo come ministro delleconomia ad interim il presidente del Consiglio, dedito alle sue vicende personali e preoccupato solo dello squagliarsi del Pdl e, come ministro del lavoro, Maurizio Sacconi che da giovane deputato socialista della corrente di sinistra di Gianni De Michelis, approda al berlusconismo: non c di peggio dei convertiti nel non avere idee equilibrate. Anche qui siamo messi male. Eppure sarebbe il momento per gli imprenditori di farsi carico dei problemi sociali del Paese e non buttare ogni cosa nel tritatutto della globalizzazione che tutto giustifica e tutto promuove a favore dello sviluppo, immaginario. Il passato ci pu per insegnare qualcosa. Forse, se non altro a non ripetere gli errori ma almeno non le stesse parole. Per questo, ringraziando leditore L'ornitorinco che ce ne ha dato lautorizzazione, pubblichiamo ampi stralci dal volume Il Comune riformista di Enrico Landoni. Non ci sono dunque solo articoli come era nostra consuetudine ma scritti che vogliono essere anche temi di riflessione per una lettura estiva con un cielo della politica poco rassicurante. Buona lettura.

Primo Piano FINI, MILANO E IL TOTOSINDACO Pier Vito Antoniazzi


Quale sar leffetto sulla politica italiana della rottura tra Fini e Berlusconi? E presto per dirlo. Come in un castello di carte quando si toglie quella sbagliata croller tutta limpalcatura, lentamente ma inesorabilmente? Dopo quella del PDL assisteremo alla deflagrazione del bipolarismo? La crisi del PDL porter con se la crisi (finale) del PD ? Torneremo a coalizioni e addirittura al proporzionale puro? Francamente non si vede perch la destra dovrebbe consentire una riforma elettorale al centro e alla sinistra (sempre che si trovino daccordo su un sistema). Ma quale potrebbe essere leffetto Fini su Milano? I numeri dei seguaci non paiono consistenti come in altri territori. Qui La Russa presidia lex AN Non c dunque un rischio di maggioranze in difficolt numerica nelle istituzioni come altrove (del resto le elezioni sono gi alle porte). Il rischio politico. Si sta praticando la ribellione al dominus assoluto del partito unico di centrodestra, quello che risolve le liti tra i suoi vassalli a casa sua (a propositoma resta a lui o va a Veronica?) ad Arcore. Inoltre ci sono spazi politici notevoli. Il tema della legalit rimane di grande attualit a Milano con tutte le indagini e i processi aperti su 'ndrangheta, mafia, ecc. La poca credibilit di governo della sinistra che a Milano non governa dal 93 e che in Lombardia governa i soli capoluoghi di Sondrio, Lecco e Lodi (pi per le divisioni nel fronte avversario che per proprio radicamento) apre uno spazio al centro. Se per esempio Albertini (magari anche solo per ripicca verso la Moratti) decidesse di scendere in campo troverebbe questa volta inattesi alleati in Udc, Api e Fini stesso. Senza parlare della Lega che in una lite interna al centrodestra giocherebbe con determinazione la sua golden share. E a sinistra? Come si dice se Atene piange, Sparta non ride. Volendo richiamare la mitica schedina abbiamo almeno tre strade (1-2-X). Se volete fare un gioco estivo puntate su una di queste e a ottobre forse saprete gi se avete indovinato la strada (che poi sia vincente elettoralmente , ovviamente, tutto da vedere). Ipotesi 1. CANDIDATO LAICO E CIVILE. Sostenuta da Cacciari, formalmente da Penati, ma soprattutto dal segretario provinciale del PD Roberto Cornelli che nelleditoriale della news letter ufficiale del PD scrive Siamo tanti e ben organizzati. I nostri circoli sono centri civici prima che sedi di partito. (Ma davvero??-nota di redazione) Il civismo come asse portante di un programma di governo del PD. Dunque ricerca del candidato che (come dice Cacciari) Deve rappresentare limprenditoria, la borghesia, le categorie professionali. Non essere centrista ma centrale, in quanto autorevole e riconoscibile. Ma questo candidato ancora non s visto. Lo indicheranno i 90 di Sarfatti (speriamo non uno della loro generazione vista let media)? Lo inventer il nazionale? Dir di si a settembre uno dei nomi che circola e che finora ha detto no? Dunque lipotesi, uno, preferita dal principale partito di centrosinistra, non detto che trovi la sua strada. Ipotesi 2. PRIMARIE TRA PISAPIA E UN POLITICO PD. Sostenuta nelle retrovie da alcuni dirigenti PD senza uscire per ora allo scoperto. Forse perch sperano di essere loro

candidati, forse perch preferiscono Pisapia a un loro concorrente, forse perch la coalizione con Vendola importante e se il candidato a Milano vendoliano pi facile la convergenza a Torino, Napoli, ecc. Naturalmente Pisapia sostenuto (come candidato che potrebbe unire a sinistra) anche da una parte di personalit della sinistra (ultimo in ordine di arrivo Gad Lerner su repubblica del 31 luglio). Francamente se il duellante di Pisapia fosse troppo targato PD rischierebbe una sconfitta. In ogni caso la sfida primarie fatta in fretta e furia (ottobre/novembre) semplificherebbe il dibattito a pi a sinistra/meno a sinistra, pi di partito/meno di partito, pi innovatore/meno innovatore con il risultato di

fornire argomenti agli avversari e dividere (tanto per cambiare) il centrosinistra. Ipotesi X.CANDIDATO CIVICO/DI PARTITO. E questa lipotesi su cui potrebbe convergere il PD saltando la prima ipotesi e anche la seconda. In questo caso il nome dobbligo Davide Corritore. Strano percorso il suo. Candidato indipendente con Lista Ferrante nel 2006 tra i consiglieri comunali quello che pi si fatto notare per battaglie vincenti (derivati, internet, ). Recentemente ha scelto di lavorare a una piattaforma di contenuti innovativi (CHANGE MILANO) ma lo ha fatto scegliendo il PD come strumento. Nel momento in cui il PD cerca il candidato civico lui fa

luomo di partito A occhio sembra un autogoal clamoroso. Ma ai posteri lardua sentenza Pu essere che alla fine contro Pisapia il PD debba scegliere un candidato pi civico, pi innovativo e che comunque abbia avuto unesperienza istituzionale (che Gad Lerner pretende dal candidato.). A questo punto Corritore sarebbe in campo, con quali chances si vedr. In fine, fuori dal coro, permettetemi di ricordare quello che proposi su Arcipelagomilano due mesi fa: perch il PD non rinuncia al simbolo e non si fa, una volta scelto il sindaco, una bella lista unitaria civica con dentro varie anime e rappresentanze della Milano democratica?

Speciale estate 1 1975 LA NASCITA DELLA PRIMA GIUNTA DI SINISTRA A MILANO Enrico Landoni
La DC ottenne nel capoluogo lombardo 313.855 voti, pari al 26,95%, il PSI 172.558 suffragi pari al 14,79%, il PSDI 73.889, equivalenti al 6,33%. Il PRI consegu a sua volta 70.050 voti corrispondenti al 6%, il PCI 354.603, pari al 30,39%, il PLI 53.617 pari al 4,60%, il PDUP 43.524 pari al 3,73% e il MSI 84.087, per un equivalente del 7,21%.39 Alla luce di questi risultati, al partito di Zaccagnini vennero assegnati 22 seggi a Palazzo Marino, al PSI 2 e al PRI 4. Questi partiti non subirono una contrazione del numero di eletti, confermando pertanto la medesima rappresentanza di quella ottenuta a seguito delle elezioni amministrative del 1970. Subirono invece un brusco ridimensionamento i gruppi consiliari di PSDI e PLI, che passarono rispettivamente da una composizione di 8 e 9 membri a una di 5 e 3. Il Movimento Sociale ottenne un brillante risultato, riuscendo a incrementare di due unit la propria rappresentanza consiliare, precedentemente composta da 4 eletti e i demoproletari infine ottennero tre seggi. Il vero vincitore delle elezioni fu il PCI, il cui gruppo consiliare risult ampliato di ben sei unit (da 19 a 25 componenti), per effetto di un incremento di pi di sette punti percentuali dei consensi ottenuti alle comunali del 1970. La Democrazia Cristiana, a differenza della tendenza nazionale, non pat alcun tracollo. Il Partito Liberale sub un vero e proprio crollo, perdendo di fatto pi della met dei propri voti. La debacle liberale apparve subito indicativa di come la potenza politica, economica e sociale rappresentativa della vecchia Milano delle grandi famiglie industriali monopoliste (secondo una definizione cara alla DC, al PSI e al PCI della fine degli anni Cinquanta) fosse stata drasticamente ridimensionata dall'elettorato cittadino. Cambiava dunque radicalmente il volto del Comune. [] Il 17 giugno, nel corso di un dibattito post-elettorale organizzato presso il Circolo della Stampa cui presero parte i segretari provinciali di DC, PSI e PCI, Gianstefano Frigerio, Luigi Vertemati e Riccardo Terzi, proprio questultimo dichiar: Non pi questione di attenzione al PCI, ma di convergenze politiche tra tutte le forze democratiche per evitare la spaccatura verticale del Paese [].40 Terzi rivendic dunque limmediato coinvolgimento del PCI in Giunta, mentre il segretario democristiano annunci l'indisponibilit del suo partito a qualsiasi formula di governo, diversa da un centro-sinistra organico. [] Nel frattempo le rispettive segreterie nazionali preparavano le diverse strategie da comunicare ai segretari provinciali: la DC era disponibile a concedere al massimo un appoggio esterno del PCI, una sorta di Giunta di larghe intese da formare comunque senza alcuna fretta allinizio dellautunno, dal momento che da Piazza del Ges la situazione milanese appariva troppo fluida, tale da non poter consentire una rapida soluzione politica. In generale, come hanno recentemente affermato Gianni Cervetti e Luigi Vertemati,42 le segreterie nazionali di PCI e PSI non erano affatto contrarie alla formazione di una

Giunta di sinistra a Milano, ritenevano tuttavia che tale soluzione dovesse rappresentare un'opzione di carattere locale, per quanto Milano rappresentasse evidentemente una realt di indubbio spessore nazionale; la condizione fondamentale era che l'alleanza di sinistra che si andava delineando a Palazzo Marino non diventasse un caso nazionale, un paradigma cui ispirarsi su vasta scala. Da un punto di vista numerico, la maggioranza in Consiglio era garantita da un quadripartito organico di centrosinistra (43 voti), che tuttavia avrebbe tagliato fuori il vero vincitore delle elezioni e da unalleanza di larghe intese (centro-sinistra organico, con l'aggiunta dei voti del PCI, sul modello dell'accordo raggiunto per la formazione della Giunta Regionale lombarda) cui, seppur con argomenti radicalmente diversi, avevano da obiettare sia il PCI sia la DC. Si trattava in ogni modo di due opzioni politiche del tutto diverse e poco compatibili con lo scenario delineatosi nel capoluogo lombardo. Il partito di Zaccagnini avrebbe difficilmente accettato il condizionamento del PCI che, forte della grande ascesa elettorale, sarebbe finito per destabilizzare la nuova Giunta Municipale. Il partito di Terzi non si sarebbe potuto accontentare del ruolo di utile gregario della compagine governativa a livello consiliare, sul modello dellaccordo raggiunto in Regione. Nella citt di Milano la vittoria delle sinistre era stata di gran lunga superiore a quella conseguita sulla pi ampia scala regionale e dunque il PCI avrebbe preteso lingresso di una propria delegazione allinterno della Giunta di Palazzo Marino. La DC preferiva dunque che il PCI confermasse il proprio ruolo di principale partito di opposizione e temeva un'eccessiva compromissione, avallando la possibilit di un accordo politico organico con il partito di Berlinguer. La vera svolta sarebbe stata rappresentata per dalla possibilit di un accordo a quattro tra DPPCI-PSI-PSDI (45 voti su 80), ma proprio il partito di Saragat, per bocca di Valentini, si sentiva ancora

immaturo per un rapporto di collaborazione diretta con i comunisti. 43 Lo scenario politico apparve a quel punto bloccato: ormai verso la fine di luglio, il PSI prov a mettere in moto la situazione dimpasse con la proposta di una formula di governo definita alleanza democratica (coincidente nella sostanza con la formula di larghe intese sopra descritta, politicamente pi disponibile per nei confronti del PCI), comprendente DC, PSI, PSDI, PRI e PCI. Tale proposta venne diramata alla stampa con il seguente comunicato: Sulla base del confronto programmatico sin qui realizzato e dei perfezionamenti sempre raggiungibili in diversi incontri, il PSI milanese ha proposto a tutti i partiti dellarco costituzionale unampia alleanza democratica per dare vita a una nuova Giunta Municipale che, pur nellapprezzamento dellintesa regionale, non ponga pregiudiziali preclusioni verso alcun gruppo e superi ogni residua delimitazione politica verso il Partito Comunista.44 Tale proposta non venne recepita dai partiti coinvolti nelle trattative per la formazione della Giunta Comunale e con questultimo tentativo fatto dai socialisti milanesi si arriv alla prima seduta del neoeletto Consiglio Comunale, in assenza di ufficiali proposte di accordo. La prima seduta del nuovo Consiglio Comunale era fissata per il 31 luglio: Aniasi, Sindaco uscente, era certo del sostegno di PSI, PCI e dei demoproletari, appoggio che tuttavia non gli avrebbe garantito la maggioranza dei consensi e dunque la sua elezione a capo dell'Amministrazione Comunale. Due inopinati, per lo meno pubblicamente, strappi politici in casa DC e PSDI per resero possibile la sua elezione e quella della futura Giunta di sinistra da lui guidata. Aniasi divent Sindaco con 44 voti: 25 comunisti, 11 socialisti, a causa della sua stessa scheda bianca, 3 demoproletari, 3 espressi dagli scissionisti del PSDI, uno del democristiano Ogliari e quindi di un franco tiratore, che si scoprir essere Sirtori.45 Dopo aver aperto i lavori, il Consigliere Anziano, il comunista Quer-

cioli, cedette la parola a Tognoli, che decret ufficialmente nelloccasione, a nome del gruppo socialista, la fine dellesperienza del centrosinistra e l'inizio di una nuova stagione politica in una citt, il cui elettorato con chiarezza, a suo avviso, aveva conferito alle forze di sinistra chiare responsabilit amministrative. Al suo intervento fece seguito quello di Capelli (PLI), il quale rilev un equivoco di fondo nella discussione di un possibile programma di Giunta, sullo sfondo di uno scenario politico assolutamente nebuloso. Per l'esponente liberale in sostanza era prematuro discutere di programmi, interventi e progetti amministrativi, in assenza di una chiara definizione dei confini della maggioranza che avrebbe dovuto sostenere l'operato della Giunta. Borruso poi, a nome del gruppo democristiano, motiv la bocciatura del progetto di alleanza democratica proposto dal PSI, sulla base del fatto che il coinvolgimento attivo del PCI avrebbe determinato la scomparsa di un chiaro confine tra maggioranza e opposizione, unica area in cui, secondo il pensiero dellex Vicesindaco, si sarebbe dovuto collocare il PCI, anche per arginare eventuali derive assemblearistiche. Nencioni (MSI-DN) prese anchegli atto della fine dellesperienza del centro-sinistra, cui a suo avviso, erano imputabili molte colpe, specie in ambito di politica economica. Nel corso del suo intervento in Consiglio, Terzi (PCI) sottoline invece la necessit di una svolta, rispetto alla quale la ripetizione della formula del centro-sinistra avrebbe sancito lesclusione dal governo della citt di una parte consistente delle forze popolari. Bucalossi, a nome del gruppo repubblicano riprese i concetti formulati da Borruso, sottolineando la necessit di una netta linea di demarcazione tra forze di maggioranza e di opposizione. Il demoproletario Molinari motiv lappoggio del suo gruppo ad Aniasi, nellottica della formazione di una Giunta composta dalle forze pi a-

vanzate della societ e risultate vincenti alle ultime elezioni. Valentini (PSDI) anticip lastensione del gruppo socialdemocratico, dichiarando tuttavia la disponibilit ad assumere un ruolo costruttivo e propositivo, senza nascondere una certa perplessit nei confronti di un possibile ingresso del PCI nel governo della citt. Con il discorso dellormai ex compagno di partito, Pillitteri, si consum lo strappo in casa PSDI: a nome di altri due consiglieri socialdemocratici, Fiorellini ed Armanini, il segretario regionale del PSDI prendeva manifestamente le distanze dalla linea di Valentini, dichiarando la disponibilit a sostenere Aniasi e la sua Giunta. 46 Dopo i ringraziamenti di rito, Aniasi sospese la seduta, per riprendere successivamente con la nomina degli Assessori. A quel punto il socialista Accetti ruppe gli indugi, chiedendo ai gruppi dellopposizione di voler consentire che alcuni loro tecnici partecipassero alla nuova Giunta e proffer subito il nome dellavvocato Francesco Ogliari, Presidente del Museo della Scienza e della Tecnica e del Rotary Club, il quale ultimo, prendendo la parola subito dopo Accetti, nel gelo dellaula consiliare, rese nota la sua disponibilit ad entrare allinterno della nuova Giunta Municipale. Si scopr quindi che tra i franchi tiratori che avevano votato Aniasi doveva esserci un altro democristiano; si intu successivamente essere Sirtori, il quale tuttavia, a differenza di Ogliari (sul quale si riversarono insulti ed improperi), aveva abbandonato Palazzo Marino poco prima del voto per gli Assessori. I gruppi dellopposizione inveirono molto duramente contro i cinque transfughi, Pillitteri, Armanini, Fiorellini, Sirtori e Ogliari, immediati destinatari peraltro di importanti incarichi allinterno della prima Giunta di sinistra, designata alla guida del capoluogo lombardo. La Giunta risult composta da diciotto Assessori (sei comunisti, sette socialisti, tre ex PSDI e i due ex DC), di cui quattro supplenti.

Ad avviso di Claudio Martelli, la nascita della Giunta di sinistra nel capoluogo lombardo fu anche lesito di spinte e motivazioni di carattere internazionale.47 Su scala locale si ebbe cio la possibilit di sperimentare la via mitterandiana del coinvolgimento attivo dei comunisti nelle responsabilit di governo, sotto legida ed il controllo costante di un forte Partito Socialista (sicuramente tale a Milano), che avrebbe dovuto svolgere la funzione di garante del principale Partito Comunista dell'Europa occidentale. [] Bench non ufficialmente al governo della citt, il PCI a partire almeno dal 1969 era progressivamente andato ad assumersi responsabilit governative. Aniasi stesso aveva sempre cercato, ove possibile, di ottenere lappoggio comunista al fine di aggirare lopposizione, nei confronti di molte proposte socialiste, espressa da parte dei democristiani meno disposti al dialogo con le sinistre, facenti capo a Massimo De Carolis, considerato il vero referente politico della cosiddetta maggioranza silenziosa; proprio lavvocato De Carolis il 20 maggio del 1975 fu gambizzato da brigatisti rossi. In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado ad ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della gi citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire allinterno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della societ italiana. A tal proposito, lobiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il pi compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purch manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Il PCI cerc di perseguire questo obiettivo, schierato al fianco di altre forze antifasciste, allinterno del Comitato Permanente Antifascista

per la Difesa dellOrdine Repubblicano, impegnato a difesa dellagibilit degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare, teatro di aspre tensioni. Si registrava dunque da parte del PCI una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale presente in citt con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti,49 con linizio degli anni 70 era di fatto venuta formandosi una Giunta informale composta da Cervetti stesso in qualit di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI ed ovviamente Aniasi, in qualit di Sindaco. Questo comitato discuteva di problemi politici ed amministrativi e cercava di proporre soluzioni comuni. A Milano il PCI governava senza governo o, pi in generale, dava mostra di una totale assunzione di responsabilit civili e politiche che, alla luce dell'esaltante prestazione elettorale, dovevano rappresentare il miglior viatico per una candidatura ufficiale al governo della citt. Cervetti nellestate del 75 era membro della segreteria nazionale del PCI, ma per problemi di salute, trovandosi a Milano, ebbe modo di seguire le convulse fasi delle consultazioni interpartitiche e di esprimere chiaramente il proprio influente punto di vista. Egli riteneva che una Giunta di sinistra in quanto tale si sarebbe dovuta caratterizzare per la presenza esclusiva al proprio interno di PCI e PSI. Al fine di evitare equivoci politici e dare vita a esperimenti politici poco coerenti con gli obiettivi di partenza (l'elezione in Giunta di due democristiani, per esempio), a suo avviso, sarebbe stata pi opportuna la formazione di una Giunta di minoranza, con un ingresso nella compagine governativa solamente procrastinato da parte del PSDI. Questa proposta, ricorda Cervetti, 50 si ispirava alloperazione politica che lanno prima era stata compiuta a Pavia e in altri piccoli paesi dellhinterland milanese ed aveva

portato alla formazione delle prime Giunte di sinistra. Proprio a Pavia in particolare, si ebbe il coraggio politico di formare una giunta di minoranza PCI-PSI a guida socialista, che ottenne successivamente i voti dei dissidenti di DC e PSDI.51 Lex segretario del PCI milanese, che ancora oggi giudica in termini molto positivi loperato della prima Giunta di sinistra, resta tuttavia convinto del fatto che quellesperienza politica prese avvio da un grave errore politico, rappresentato dalla ricerca del sostegno diretto e fondamentale di uomini eletti nelle file della DC e del PSDI. Il PCI in particolare, a suo avviso, allora svolse un'insufficiente azione di interdizione nei confronti della possibilit dell'ingresso in Giunta di esponenti democristiani addirittura, per la fretta di chiudere in ogni modo laccordo politico, che avrebbe portato allo storico ritorno del Partito Comunista al governo della citt, dopo pi di venticinque anni di opposizione. Una posizione pressoch identica al riguardo stata espressa anche dallallora segretario provinciale Riccardo Terzi, 52 il quale ha recentemente confermato che il PCI era perfettamente a conoscenza dello sviluppo di trattative personali intavolate da Aniasi con taluni esponenti democristiani, al fine di ottenere una fondamentale riserva di consensi alla nascente Giunta social-comunista. Aniasi, 53 dal canto suo, facendo apparire alla fine come necessit politica lacquisizione dei due transfughi democristiani, ha ammesso di aver personalmente lavorato nella direzione dellampliamento dei consensi alla neonata coalizione di sinistra, oltre i confini di PSI e PCI. A suo avviso, nessuno scrupolo di carattere etico avrebbe potuto ostacolare gli sviluppi di unoperazione politica dalla portata storica, che avrebbe costretto allopposizione la Democrazia Cristiana e impedito la realizzazione del compromesso storico, che avrebbe significato per il PSI la perdita della poltrona di Sindaco di Milano e il suo stritolamento nella morsa di DC e PCI.

Ricorda inoltre Aniasi che lingresso di Ogliari e Sirtori in Giunta fu caratterizzato da presupposti e comportamenti diversi, da parte degli stessi protagonisti. Ogliari entr in Giunta come tecnico, anche perch proprio un tecnico democristiano egli stesso si defin e questo dichiar al Corriere, per giustificare il proprio organico sostegno alla nascente Giunta di sinistra: Come possono chiamare traditore chi ha sentito il dovere di fare qualche cosa per il bene della citt. Il tecnico ha il dovere di dare il proprio appoggio a una maggioranza, anche se politicamente non condivisa.54 Sirtori invece era un politico democristiano a tutti gli effetti, in qualit di membro del Consiglio Nazionale e di rampollo di una famiglia storicamente impegnata nel Partito, con il padre che era stato per molti anni Assessore Provinciale per lo Scudocrociato. Sarebbe stato dunque irresponsabile, in un momento di particolare forza e compattezza della sinistra a Milano, rinunciare alla guida della citt. Tra PCI e PSI esisteva infatti un legame particolare, frutto della comune battaglia politica affrontata nel corso della campagna referendaria del 1974 e soprattutto della solida relazione creatasi anche sotto il profilo personale tra lallora segretario cittadino del PCI, Riccardo Terzi e il responsabile del PSI milanese, Claudio Martelli, entrambi convinti dellopportunit di scongiurare, nel capoluogo lombardo, il varo di una Giunta di larghe intese, ispirata al compromesso storico, che avrebbe penalizzato sia i socialisti sia i comunisti, costretti a quel punto ad accettare la subordinazione alla DC.55 [] Se allinterno delle riflessioni di Aniasi, le ragioni politiche schiacciano letteralmente quelle morali, le riflessioni di Camillo Ferrari, membro milanese del Consiglio Nazionale DC ed ex segretario provinciale lasciano spazio invece a osservazioni sulla coerenza delle persone e sul loro desiderio di potere. Ferrari ricord di aver partecipato proprio con Sirtori allo storico Consiglio Nazionale che

mise in minoranza Fanfani, pochi giorni prima di quel 31 luglio, quando da convinto anticomunista quale era, Sirtori si sarebbe ritrovato con un posto in Giunta, al fianco di ben sei comunisti.58 Discutendo circa i possibili sbocchi della situazione milanese, Sirtori si era dichiarato pi che mai convinto dellimpossibilit di un governo municipale con i comunisti. Ferrari infatti, nelloccasione dellincontro alla Tikkun, spieg che proprio Ogliari e Sirtori appartenevano allestrema destra DC, quella a suo avviso ancor pi retriva di quella che faceva capo a De Carolis, che era s pi pericolosa, ma pi intelligente.59 Ferrari non pot fare a meno di sottolineare come in quel momento una nuova esperienza politica esordiva con un grave marchio dinfamia, che avrebbe messo in difficolt la sinistra della DC e la stessa segreteria nazionale di Zaccagnini. Assieme a Pillitteri,60 stato invece possibile ricostruire le tappe che portarono alla fuoriuscita dal Partito Socialdemocratico di molti dirigenti e lingresso in Giunta con Aniasi. Secondo Pillitteri necessario, anche se a posteriori, pensare criticamente allingresso in Giunta dei due ex DC. Alla Giunta di sinistra si pervenne perch le trattative erano arrivate ormai a una fase di definitiva impasse: in qualit di capodelegazione per il PSDI nel corso delle consultazioni postelettorali, egli avvert la concreta possibilit che alla fine il suo partito avrebbe accettato di entrare a far parte di una Giunta di sinistra. A creare unaccelerazione drammatica in casa socialdemocratica fu lapprovazione, da parte della maggioranza del Direttivo Provinciale, di un ordine del giorno imposto dalla segreteria nazionale, che sanciva la necessit di uniformare le formule di governo locale al paradigma nazionale. Pillitteri si trov nella condizione di dover difendere in ogni modo lautonomia di Milano, di fronte ad una presa di posizione di assoluta sudditanza nei confronti di Roma che il Partito milanese non aveva mai assunto prima di allora. Dopo aver quindi convocato il gruppo consiliare e constatato la

sostanziale disponibilit degli eletti a Palazzo Marino ad appoggiare la Giunta di sinistra, con la sola eccezione di Capone, decise di procedere alla scissione, finalizzata al progetto
39 I dati elettorali sono stati ricavati dalla Scheda di documentazione sugli esiti elettorali della consultazione del 15-16 giugno 1975, curata dall'Ufficio elettorale della Federazione Milanese del PCI e riportata da C. Ghini nellopera citata. 40 Dichiarazioni di Riccardo Terzi, segretario della Federazione milanese del PCI, riportate da P. L. Golino sulle pagine di cronaca cittadina de Il Giorno, nelledizione del 18 giugno 1975. 42 Luigi Vertemati e Gianni Cervetti sono stati intervistati nellottobre del 2002. 43 Cfr. G. Santerini, Corriere della Sera, 20 giugno 1975. 44 Dal testo del comunicato diramato il 16 luglio 1975 dallUfficio Stampa dalla Federazione socialista di Milano. Si veda lArchivio Luigi Vertemati, vol. 1, Fondazione ISEC, Sesto S. Giovanni (MI).

di riunificazione della famiglia socialista. Nella primavera del 1976 infatti il MUIS conflu nel PSI, esattamente come tra la fine del 1958 e linizio del 1959 gli scissionisti Matteotti,
45 Cfr. Atti delle Sedute del Consiglio Comunale, seduta del 31 luglio 1975. 46 Cfr. Atti delle Sedute del Consiglio Comunale, seduta del 31 luglio 1975, intervento di Paolo Pillitteri. 47 Riferimento alle riflessioni articolate da Martelli, in occasione di un incontro organizzato alla fine di gennaio del 2000 presso la libreria Tikkun di Milano, dedicato alla ricostruzione storica delle vicende relative alla nascita della prima Giunta di sinistra a Milano. Cfr. Resoconto dattiloscritto degli interventi di Martelli, Pillitteri, Cervetti, Terzi e Ferrari, Archivio Carlo Tognoli, Societ Umanitaria, Milano. 49 Interviste a Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, ottobre 2002. 50 Ibid. 51 Cfr. C. Ghini, op. cit, pp. 202-203.

Zagari, Aniasi, Lucchi e Jori avevano lasciato il PSDI per fondare il Movimento Unitario di Iniziativa Socialista e aderire quindi al PSI.

52 Intervista a Riccardo Terzi, ottobre 2002. 53 Intervista ad Aldo Aniasi, ottobre 2002. 54 Intervista di M. Nava a Francesco Ogliari, Corriere della Sera, 1 agosto 1975. 55 Intervista a Riccardo Terzi, ottobre 2002. 58 Cfr. Intervento di Camillo Ferrari al convegno organizzato presso la libreria Tikkun di Milano, gennaio 2000, sulla vita politica milanese relativa agli anni 70, Archivio Carlo Tognoli, Societ Umanitaria, Milano. 59 Ibid. 60 Intervista a Paolo Pillitteri, ottobre 2002.

Speciale estate 2 1976 GLI INVESTIMENTI E I CAMBIAMENTI NEL SETTORE DEI TRASPORTI Enrico Landoni
Il Piano dei Trasporti rappresent il vero compendio dei principali indirizzi urbanistici adottati dalla Giunta. In occasione della presentazione della Variante Generale al Piano Regolatore del 1976 era stata menzionata l'ipotesi della realizzazione di un Passante Ferroviario, destinato ad attenuare gli squilibri esistenti nell'ambito della relazioni centroperiferia, sia all'interno della citt di Milano, sia nell'area comprensoriale e regionale. Questa infrastruttura inoltre avrebbe permesso di ovviare ai problemi afferenti al particolare assetto della cinta ferroviaria del capoluogo lombardo, che era una stazione di testa, utilizzabile necessariamente solo come capolinea. Con la presentazione del Piano dei Trasporti, adottato dal Consiglio Comunale il 29 marzo 1979, venne annunciato invece il grande progetto relativo alla costruzione della linea metropolitana tre, indicativa di una precisa svolta rispetto all'approccio fino ad allora utilizzato dall'Amministrazione in ambito urbanistico ed economico. Attraverso l'elaborazione del progetto del Passante Ferroviario la Giunta aveva ritenuto possibile conseguire il riequilibrio nei rapporti tra territorio metropolitano e periferia regionale. Mediante la realizzazione di una nuova linea della metropolitana, opera certamente non compatibile con i presupposti della Variante Generale, impostata sul contenimento di tutte quelle infrastrutture che avrebbero potuto accentuare la piramide dei valori immobiliari all'interno del capoluogo, l'Amministrazione cont piuttosto di raggiungere il razionale soddisfacimento di una domanda sostenuta concernente l'utenza del trasporto pubblico urbano (non pi dunque interurbano, comprensoriale e regionale) ed il risparmio nella sua gestione. Le nuove infrastrutture furono concepite quindi non pi nei termini di una risposta alla generale domanda di mobilit o come strumento di riequilibrio territoriale, ma come elemento fondamentale e propulsivo di un nuovo modello di sviluppo incentrato fondamentalmente sulla citt di Milano.9 All'inizio la linea metropolitana tre trov di fatto nei partiti di maggioranza a Palazzo Marino gli unici suoi convinti sostenitori. Numerose e articolate furono le critiche e le obiezioni poste a questo progetto infrastrutturale di notevole impatto sulla citt. Alcune di queste apparvero strumentali, altre invece derivarono da precise e valide analisi di ordine economico ed urbanistico. La Democrazia Cristiana milanese assunse una posizione estremamente critica nei riguardi dell'intero Piano dei Trasporti, nei confronti del quale infatti tanto a Palazzo Marino quanto in Regione espresse un voto negativo. Nell'ambito di una generale opposizione all'approccio seguito dalla Giunta Comunale nell'elaborazione di questo documento urbanistico, il progetto relativo alla realizzazione
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Cfr. G. Campos Venuti, A. Boatti, A. P. Canevari, V. Erba, F. Oliva, "Un secolo di urbanistica a Milano", Clup, Milano, 1986, pp. 173-176.

della nuova linea della metropolitana, secondo la direttrice RogoredoDuomo-Centrale, fu oggetto di specifiche e radicali obiezioni, da parte del partito di Zaccagnini. Per il partito di Via Nirone, il Piano dei Trasporti cos come illustrato ed adottato il 29 marzo 1979 dal Consiglio Comunale, avrebbe creato un pericoloso incremento dei flussi di traffico nelle zone centrali della citt ed una loro eccessiva terziarizzazione. Il capogruppo democristiano a Palazzo Marino, Carlo Bianchi, espresse molte perplessit sul tracciato proposto per la realizzazione della nuova linea della metropolitana, sottolineando che i tratti di sottosuolo interessati direttamente dal percorso dei futuri convogli erano ricchi di reperti romani. Per questa ragione sugger una sorta di mappatura archeologica del sottosuolo milanese e avanz l'ipotesi di una significativa rettifica del percorso individuato per questa infrastruttura, al fine di evitare che i lavori, una volta giunti ad un discreto livello di avanzamento, potessero essere interrotti dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali. Carlo Bianchi, intervistato da Il Giorno, illustr i timori della DC milanese in merito alla possibilit di un incontrollabile sviluppo della attivit terziarie nelle zone centrali della citt, fenomeno, per il capogruppo democristiano, favorito direttamente dalle peculiarit del Piano dei Trasporti. Al riguardo l'esponente democristiano dichiar: "Certo, qualcuno dir che ci preoccupiamo delle vestigia romane per motivi elettoralistici. Il fatto che queste ricerche costano molto e si attende sempre un'occasione per avviarle: i lavori della MM3 potrebbero esserlo. Proprio perch vogliamo che la MM3 si faccia, chiediamo che il percorso venga modificato. I motivi, noto, non sono soltanto quelli archeologici. Il tracciato proposto dalla Giunta non avrebbe altro effetto che congelare gli squilibri urbanistici attuali, rafforzando le zone di terziario e inde-

bolendo ulteriormente gli insediamenti residenziali".10 Il PRI si dichiar totalmente contrario al progetto di realizzazione di una nuova linea della metropolitana, adducendo ragioni di carattere per lo pi finanziario. Secondo il partito di La Malfa, la realizzazione di una tale infrastruttura sarebbe stata troppo onerosa per l'Amministrazione, costretta ad accollarsi una spesa iniziale di 277 miliardi, che avrebbe raggiunto i 610 alla fine dell'opera, a causa degli oneri finanziari. [] CGIL e UIL invece formularono un parere complessivamente positivo sul tema della nuova linea della metropolitana a Milano, prendendo nettamente le distanze dal sindacato di Carniti, soprattutto a proposito degli oneri finanziari. I due sindacati, attraverso un comunicato congiunto, sottolinearono l'importanza per lo sviluppo del capoluogo lombardo della realizzazione di questa nuova infrastruttura, il cui tracciato avrebbe rappresentato una nuova fondamentale linea di penetrazione all'interno della citt ed un elemento di indubbio arricchimento della rete di collegamenti, nell'ottica di un'effettiva integrazione del sistema regionale del trasporto pubblico. Ad avviso di CGIL e UIL non era possibile stabilire una gerarchia delle priorit tra linea metropolitana e Passante Ferroviario, poich le due infrastrutture erano state concepite in un'ottica di complementarit e reciproca relazione. La mancata realizzazione della MM3 inoltre, a loro avviso, non avrebbe costituito affatto un risparmio di denaro, poich non portando a termine l'investimento, la spesa di puro esercizio per il trasporto pubblico avrebbe raggiunto in un decennio la medesima cifra calcolata per la realizzazione della nuova linea della metropolitana. 13
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Il Piano dei Trasporti and ad inserirsi anche all'interno di un'ampia piattaforma ecologica, che la Giunta aveva elaborato al fine di ottenere un sensibile risparmio energetico ed una significativa contrazione dell'emissione degli agenti responsabili dell'inquinamento atmosferico. La Giunta infatti aveva iniziato ad articolare precise proposte, che raggiunsero un aspetto definitivo solo nel 1981, anche in tema di metanizzazione e teleriscaldamento. []

Dichiarazioni di Carlo Bianchi riportate da A. Falletta in "MM3: la DC oppone la mappa archeologica", Il Giorno, 1 aprile 1979. 13 Cfr. "Al NO della CISL immediato SI di CGIL e UIL", Il Giorno, 3 marzo 1979.

Speciale estate 3 I CANDIDATI ELETTI A PALAZZO MARINO. ELEZIONI COMUNALI DEL 1975,1980 *
Elezioni del 15-16 giugno 1975: elenco degli eletti, comprensivo dei voti di preferenza personalmente conseguiti. PCI (25 seggi): Elio Quercioli 14.216 voti; Riccardo Terzi, 8050; Vittorio Korach, 7.479; Dino Bonzano, indipendente, 4.956; Graziella, detta Lalla, Romano, 4.689; Antonio Costa, 3.980; Antonio Taramelli, 3.622; Gianfranco Rossinovich, 3.458; Marco Fumagalli, 3.076; Carlo Cuomo, 3.034; Alfredo Novarini, 2.905; Camillo Vertemati, 2.818; Roberto Camagni, 2.793; Ercole Ferrario, 2.280; Gennaro Barbarisi, 2.237; Achille Sacconi, 1.976; Anna Maria Pedrazzi, 1.919; Antonio Graziani, 1.876; Maria Luisa Sangiorgio, 1.850; Anna Boffino, 1.686; Maurizio Mottini, 1.623; Diego Arnaboldi, 1.575; Giorgio Marinucci, 1536; Laura Bossi, 1.467; Luigi Carnevale, 1.414. DC (22 seggi): Massimo De Carolis, 34.831 voti; Andrea Borruso, 27.054; Giuseppino Bossi, 18.031; Gian Franco Crespi, 17.397; Luigi Venegoni, 17.717; Paola Morelli, 14.448; Carlo Arienti, 13.459; Dario Chiesa, 12.550; Alberto Garocchio, 12.277; Giacomo Pizzagalli, 11.960; Francesco Ogliari, 11.835; Tullio Belloni, 10.281; Ferdinando Passani, 9.594; Antonio Velluto 8.141; Ester Angiolini, 7.144; Salvatore Cannarella, 6.361; Salvatore Franconieri, 5.970; Ilario Bianco, 5.510; Alfio Bocciardi, 5.462; Giampiero Bartolucci, 5.298; Piergiorgio Sirtori, 4.339; Carlo Bianchi, 4.324. PSI (12 seggi): Aldo Aniasi, 36.595 voti; Umberto Dragone, 8.646; Carlo Tognoli, 5.325; Rinaldo Ciocca, 5.248; Bruno Falconieri, 4.393; Paolo Malena, 4.288; Giulio Polotti, 3.535; Paride Accetti, 3.533; Claudio Martelli, 3.255; Luciano Peduzzi, 3.109; Giovanni Baccalini, 3.011; Stefano Demolli, 2.955. MSI - Destra Nazionale (6 seggi): Gastone Nencioni, 9.924 voti; Tomaso Staiti di Cuddia, 6.451; Leo Siegel, 3.683; Alfredo Mantica, 3.216; Carlo Gamba, 2.344; Orio Valdonio, 1.957. PSDI (5 seggi): Paolo Pillitteri, 4.121 voti; Luigi Valentini, 2.128; Guido Meloni, 2.080; Walter Armanini, 1.939, Vito Fiorellini, 1.810. PRI (4 seggi): Pietro Bucalossi, 5.788 voti; Aldo Maria Maggio, 2.455, Gerolamo Pellican, 2.370, Alberto Zorzoli, 1.936. PLI (3 seggi): Guido Capelli, 2.508 voti; Giorgio Bergamasco, 2.109; Filippo Barbera, 1.939. PDUP AO (3 seggi): Emilio Molinari, 5.536 voti; Raffaele De Grada, 3.906; Aurelio Cipriani, 3.771. Elezioni dell8-9 giugno 1980 PCI (22 seggi): Elio Quercioli, 20.790 voti; Vittorio Korach, 8.799; Riccardo Terzi, 7.494; Claudio Petruccioli, 5.144; Carlo Cuomo, 4.807; Dino Bonzano, 3.855; Anna Boffino, 3.713; Maria Luisa Sangiorgio, 3.232; Marilena Adamo, 2.676; Antonio Costa, 2.592; Gianfranco Rossinovich, 2.525; Tino Casali, 2.271, Alfredo Novarini, 2.174; Goffredo Andreini, 2.031; Ercole Ferrario, 2.009; Leonardo Banfi, 1.974, Roberto Camagni, 1.923; Elio Del Pizzo, 1.923; Faustino Boioli, 1.913; Maurizio Mottini, 1. 775, Giuseppe Brusa, 1.604; Massimo Ferlini, 1.532. Giovanni Bottari, 3.980, Salvatore Cannarella, 3.724. PSI (16 seggi): Carlo Tognoli, 57.145 voti; Michele Colucci, 10.934; Walter Armanini, 7.645; Giulio Polotti, 6.563; Ugo Finetti, 6.241; Paolo Malena, 5.529; Umberto Dragone, 5.517; Paride Accetti, 5.320; Attilio Schemari, 4.694; Giovanni Baccalini, 4.410; Gianstefano Milani, 3.732; Bruno Falconieri, 3.434; Giuliano Banfi, 3.249; Stefano Demolli, 2.886, Guido Aghina, 2.678; Domenico Bellantoni, 2.335. MSI (5 seggi): Tomaso Staiti di Cuddia, 6.838 voti; Alfredo Mantica, 4.721; Cristiana Muscardini, 4.107; Giampietro Pellegrini, 3.532; Carlo Papetta, 2.886. PLI (5 seggi): Guido Capelli, 5.722 voti; Roberto Savasta, 4.202; Pier Italo Trolli, 3.296; Filippo Barbera, 2.574; Luca Hasd, 1.970. PSDI (4 seggi): Pietro Longo, 4.313 voti, Angelo Cucchi, 2.586; Luigi Valentini, 2.441, Angelo Capone, 2.406. PRI (3 seggi): Giancarla Re Mursia, 3.736 voti, Gerolamo Pellican, 3.095; Alberto Zorzoli, 2.494. DP (2 seggi): Mario Capanna, 7.600 voti; Guido Pollice, 2.329. PdUP (1 seggio): Giovanni Maria Cominelli, 1.569 voti. Elezioni del 12-13 maggio 1985

DC (22 seggi): Libero Mazza, 28.286 voti; Giuseppe Zola, 15.132; Luigi Venegoni, 14.486; Carlo Bianchi, 9.557; Angelo Craveri, 8.319; Antonio Velluto, 7.819, Giampiero Bartolucci, 7.072; Giancarlo Giambelli, 6.810; Salvatore Franconieri, 6.665; Ester Angiolini, 6.487; Maurizio Maffeis, 5.681; Alfio Bocciardi, 5.639; Giuseppino Bossi, 5.340; Paola Morelli, 5.226; Piergiorgio Spaggiari, 4.895; Pierluigi Muzio, 4.873; Gianfranco Crespi, 4.451; Tullio Belloni, 4.415; Francesco Guarnera, 4.396; Gian Franco Marsaglia, 4.208;

PCI (21 seggi): Elio Quercioli, 25.163 voti; Maria Luisa Sangiorgio, 10.709; Luigi Corbani, 10.230; Carlo Bertelli, indipendente, 6.717, Roberto Camagni, 5.295; Anna Boffino, 4.149; Ercole Ferrario, 3.399; Paolo Hutter Juntof, 3.336; Marilena Adamo, 3.177; Faustino Boioli, 2.858; Barbara Pollastrini, 2.224; Tino Casali, 2.202; Giovanni Lanzone, 2.131; Leonardo Banfi, 2.123; Marina Alberti Candrian, 2.047; Ornella Piloni, 1.979; Augusto Castagna, 1.903; Maurizio Mottini, 1.870; Giovanna Baderna, 1.758; Giuseppe

Brusa, 1.630; Epifanio Li Calzi, 1.618. DC (20 seggi): Giuseppe Zola, 23.501 voti; Roberto Mazzotta, 23.312; Antonio Intiglietta, 10.650; Carlo Radice Fossati, 10.591; Luigi Dadda, 9.796; Luigi Venegoni, 9.259; Angelo Craveri, 8.896; Angelo Parisciani, 8.115; Diego Masi, 7.994; Maria Teresa Coppo Gavazzi, 7.774; Gaetano Morazzoni, 7.617; Giulio Boati, 7.356; Vittorio Tonini, 7.051; Mirella Bocchini, 6.932; Antonio Velluto, 6.554; Maurizio Maffeis, 6.332; Giovanni Testori, 6.280; Enrico Lupatini, 6.264; Francesco Bulgarelli, 5.097; Piergiorgio Spaggiari, 5.075. PSI (16 seggi): Carlo Tognoli, 73.767 voti; Paolo Malena, 8.917; Attilio Schemmari, 8.371; Gianstefano Milani, 8.311; Gianpaolo Pillitteri, 8.043; Alma Agata Cappiello, 7.143; Giulio Polotti, 5.249; Giuliano Banfi, 5.224; Loris Zaffra, 5.123; Alfredo Mosini, 4.066; Michele Achilli, 3.916; Bruno Falconieri, 3.899; Walter Armanini, 3.157; Stefano Demolli, 3.080; Guido Aghina, 3.061; Giovanni Baccalini, 3.006. PRI (8 seggi): Giovanni Spadolini, 39.254 voti; Antonio Del Pennino, 10.278; Giancarla Re Mursia, 6.000; Alberto Zorzoli, 5.201; Franco De

Angelis, 3.932; Enzo Meani, 2.395; Michele Battiato, 1.648; Mario Consiglio, 1.359. MSI Destra Nazionale (6 seggi): Cristiana Muscardini, 10.517 voti, Alfredo Mantica, 5.924; Riccardo De Corato, 4.798, Carlo Gamba, 3.253; Dario Vermi, 2.877; Carlo Borsani, 2.104. PLI (3 seggi): Nicola Abbagnano, 5.188 voti; Pierangelo Rossi, 3.459; Luca Hasd, 3.163. DP (2 seggi): Basilio Rizzo, 3.511 voti, Giuseppe Torri, 2.266. PSDI (2 seggi): Angelo Capone, 3.694 voti; Angelo Cucchi, 3.251. Verdi (2 seggi): Piervito Antoniazzi, 1.240 voti; Cinzia Barone, 729. *Dal volume "Il comune riformista", di Enrico Landoni Nuova edizione per i tipi di L'ornitorinco

Venne sventrata la porta di ferro, frantumati gli scalini di pietra, sfondati quasi tutti i vetri delle finestre dei palazzi della piazza, mentre alcuni rottami della vettura usata come involucro finirono sul tetto delledificio di fronte. Unaltra bomba inesplosa venne scoperta dalla polizia sul portale della chiesa di S.Fedele. Una rivendicazione parlava di attentato contro il potere democristiano, mentre si era eletta da poco una giunta di sinistra e la DC era allopposizione da cinque anni. Non ci furono vittime perch tutti se ne erano andati. Sfondate le finestre dellufficio del sindaco, il pavimento era tappezzato da frammenti di vetro e molte schegge si erano conficcate come proiettili nelle poltrone e nei divani.

*** La cronaca UN ATTENTATO DIMENTICATO Conclusasi lelezione del sindaco e della nuova giunta di sinistra, il 31 luglio 1980, verso le due di notte ci fu una fortissima esplosione. Unauto, carica di tritolo, salt per aria in piazza S.Fedele, davanti allingresso del Consiglio comunale.

Due dipendenti (una segretaria e un valletto) non vennero feriti perch protetti dal muro tra due finestre. Se ne parl poco. La strage della stazione di Bologna, avvenuta due giorni dopo, fece dimenticare, ovviamente, quellattentato grave, ma senza vittime, contro il riformismo municipale.

Speciale estate 4 DALLA MILANO DA MORIRE ALLA MILANO DA VIVERE* Carlo Tonioli
Le vicende politiche milanesi del 1975 hanno avuto un peso locale e nazionale assai pi rilevante di quanto oggi non possa apparire, perch furono un freno alla politica del compromesso storico e assecondarono un processo che avrebbe fatto del PSI, per un certo periodo, un fattore di rinnovamento e lelemento centrale dellequilibrio politico nazionale. Oggi sembrano eventi lontanissimi dopo la svolta degli anni 90 durante i quali si sono registrati cambiamenti radicali nel sistema politico. Proprio per questo importante non perdere la memoria di quanto accaduto in quegli anni. I fatti che hanno determinato la scomparsa di alcuni partiti politici della prima repubblica (PSI e DC), la trasformazione di altri (PCI e MSI) e la nascita di nuovi movimenti (Lega e Forza Italia) hanno provocato una cesura che pu essere superata col tempo e, appunto, con le ricostruzioni storiche. [] La giunta rossa al lavoro. I primi passi della giunta di sinistra furono segnati da entusiasmo e volont, ma anche dal persistere di resistenze conservatrici da parte del PCI. Gi in occasione della prima stesura del Piano Regolatore da parte del centro sinistra (elaborato con la partecipazione di tecnici del PCI) ci fu una forte critica del PSI (la sostenni anchio nel 1974, quando ero assessore e vicesegretario della Federazione del mio partito) per lirrealistica previsione di eccessiva espansione industriale (8.000.000 di mq.!) accettata dallassessore allUrbanistica (DC) su pressione del gruppo comunista nella speranza di ottenerne il sostegno in aula. Nella Milano che andava trasformandosi da industriale a postindustriale, uner-

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rata impostazione ideologica stava per sostituire un aggiornamento della pianificazione urbanistica che avrebbe dovuto basarsi su proiezioni non astratte delle modificazioni economiche, sociali e demografiche in atto negli anni 70. Quel progetto venne fermato prima delle elezioni del 1975 perch anche la maggioranza della DC comprese la validit delle critiche. I problemi riemersero con la giunta di sinistra e furono risolti con un compromesso, riducendo in parte le aree a destinazione industriale (3.000.000 di mq. circa di cui il 50% per servizi allindustria) e aumentando le previsioni per il verde, ledilizia abitativa e il terziario. Solo dopo le elezioni del 1980, cio nella seconda fase della vita della giunta di sinistra, si pot percorrere una strada pi realistica a moderna di sviluppo urbanistico di Milano, con le previsioni di un diverso utilizzo delle aree industriali dismesse che erano la prova della mancanza di lungimiranza di una parte della sinistra nel comprendere la transizione dalla societ industriale a quella postindustriale. Resistenze massimaliste. Le stesse tendenze conservatrici di una parte del PCI si manifestarono nella politica dei trasporti. Tocc a me, eletto dopo Aniasi, di affrontare queste resistenze. Settori di retroguardia del sindacato e della sinistra comunista (con lappoggio di qualche socialista) erano contrari alla costruzione di altre linee metropolitane, perch ritenevano che gli investimenti in quel settore avrebbero sottratto risorse per gli interventi in campo sociale. Prima di mettere in cantiere il progetto della linea 3 ci vollero tre anni per convincere la parte riottosa del PCI che la metropolitana era un investimento socialmente utile in particolare per le classi lavoratrici. La decisione di far partire anche il passante ferroviario (ipotizzato dal centro studi del Piano Intercomunale Milanese gi nel 1965 come elemento essenziale del servizio ferroviario regionale) e il crescente gradimento

degli utenti per MM1 (linea rossa) e MM2 (linea verde) - chiuse un periodo di oziose diatribe ideologiche sulla realizzazione delle infrastrutture del trasporto pubblico (la metropolitana era di destra, il tram di sinistra). In quel primo periodo di attivit della giunta di sinistra fu riproposta la municipalizzazione del gas, servizio gestito dalla Montedison, che venne attuata alla fine del 1980, dopo una trattativa serrata, voluta e guidata dal vicesindaco Quercioli e da me, che avevamo fatto del riscatto del gas un obbiettivo politico ed economico. I critici di quella decisione (troppo costosa si diceva) dovettero ricredersi quando poterono verificare, una volta realizzati gli investimenti per la metanizzazione, gli utili conseguiti dallAzienda Energetica Municipale, che gestiva elettricit e gas. Lapprovazione della variante generale del PRG fu in ogni caso la decisione politica pi importante del primo anno di vita della maggioranza di sinistra: fu il testimone che Aniasi mi pass dopo le sue dimissioni per candidarsi alla Camera dei deputati. Lo strumento urbanistico era quello che pi poteva influire sul quadro economico e sullo sviluppo della citt. Quel Piano era di contenimento nella previsione, rivelatasi poi sbagliata, che sarebbe continuata lespansione demografica degli anni precedenti. In realt il calo delle nascite, la riduzione del flusso migratorio e la crisi economica cominciarono a far decrescere la popolazione milanese che in poco pi un decennio si ridusse quasi di un quarto (da 1,7 milioni a 1,350). Lapprovazione della variante al PRG (cio il nuovo piano) fu accompagnata da un ampio confronto con associazioni professionali, sindacati dei lavoratori, rappresentanze imprenditoriali, associazioni di categoria. Mancavano allora indicazioni relative alle aree dismesse (che sarebbero state introdotte allinizio degli anni 80) perch lallontanamento o la ristrutturazione delle industrie del territorio cittadino non era ancora fisicamente percepibile. I primi epi-

sodi rilevanti sarebbero stati quelli del Portello sud (Alfa Romeo) e Pirelli Bicocca. Cambio di linea della giunta comunale a fine 1979? Tra il 1979 e il 1980, secondo Landoni, inizi, a livello della politica amministrativa della giunta di sinistra, un mutamento di linea rispetto a quella del 1975. In particolare nei settori dellurbanistica e dei trasporti. In realt vennero introdotte delle correzioni rispetto a impostazioni che si erano rivelate errate. La variante generale del piano regolatore era basata su una logica di contenimento sia del terziario che delledilizia abitativa, non prevedeva la linea tre della MM, n il passante ferroviario. La popolazione andava diminuendo, contraddicendo le previsioni dei primi anni 70, ma cera esigenza di edilizia abitativa, popolare e privata, perch era in atto una modificazione strutturale delle famiglie. Aumentavano i single, giovani e anziani, vale a dire che laumento delle unit famigliari era inversamente proporzionale alla diminuzione del numero dei residenti. Le industrie si allontanavano da Milano, quando non chiudevano, mentre cresceva la domanda di terziario, e in particolare di terziario avanzato e direzionale. Se, per ragioni di convenienza economica e per mutamenti tecnologici, le attivit produttive si spostavano oltre i confini municipali e provinciali, o riducevano i loro insediamenti, le sedi delle aziende rimanevano a Milano, dove contemporaneamente nascevano le nuove attivit di servizio alle imprese. La linea tre della MM, programmata nel piano trasporti del 1979 e iniziata nel 1980, e il passante ferroviario imponevano poi modifiche urbanistiche. Il mutamento graduale della politica urbanistica e dei trasporti fu quindi un adeguamento alle esigenze del passaggio dalla societ industriale a quella postindustriale, di cui non cera stata ancora sufficiente consapevolezza nella formazione del programma della giunta di sinistra del 1975. Bench le trasformazioni eco-

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nomiche e produttive fossero in atto da qualche tempo nel mondo occidentale e nelle vicine nazioni europe-

e, la sinistra italiana, e anche quella milanese, non avevano colto tutta la portata dei cambiamenti in atto.

(Estratti della Testimonianza di Carlo Tognoli)

Speciale estate 5 UNA TESTIMONIANZA* Aldo Aniasi


Il dibattito assume perci importanza perch rappresenta loccasione di un chiaro confronto, utile anche allesigenza di contribuire a rilanciare nella citt una politica riformistica, di cui da tempo si persa ogni traccia. Non dico cosa nuova affermando che nel secolo passato Milano pi volte ha compiuto scelte politiche che hanno influito sugli avvenimenti nazionali coevi e successivi [] la vicenda milanese ha avuto un carattere squisitamente politico e ha provocato conseguenze non solo locali, ma ha aperto la fase delle Giunte di sinistra Comunali e Provinciali, rompendo lo schema della delimitazione della maggioranza. Ha segnato linizio del tentativo dei socialisti di contrastare legemonia democristiana e, nel contempo, il rifiuto di assecondare il disegno del compromesso storico teorizzato dal PCI. Un progetto sostenuto anche da settori importanti della DC, che proprio in quel periodo si stavano consolidando con la segreteria di Benigno Zaccagnini []. Con la scelta dellalleanza con il PCI milanese si confermava, inoltre, il rifiuto da parte nostra di accettare la ripetizione meccanica di formule politiche dal centro alla periferia e di avallare supinamente le imposizioni della dirigenza nazionale dei singoli partiti []. La scelta milanese evidenzia che la politica del centro-sinistra aveva esaurito da tempo la carica riformatrice che aveva caratterizzato il suo esordio e stancamente viveva un passaggio verso opzioni moderate e conservatici []. Laggressivit della destra neofascista e reazionaria, le marce silenziose e le stragi (Piazza Fontana e quella davanti alla Questura, la contestazione studentesca, gli assassini di giovani di sinistra) avevano creato un quadro politico complesso nel quale i comunisti, con intelligente intuito e realismo, svolsero un ruolo importante a difesa della democrazia. Essi sostennero infatti la politica della Giunta Comunale, astenendosi sul Bilancio, appoggiando le scelte pi lungimiranti e popolari con risultati positivi, che furono raggiunti nonostante lopposizione di Assessori democristiani, che ostentatamente assunsero comportamenti reazionari sul piano politico e conservatori a livello amministrativo []. Alla fine del 1975 i socialisti uscirono dal governo Moro e De Martino fece unaffermazione traumatica: Non pi un governo senza i comunisti. Fu quella, a mio avviso, una sortita inopportuna e sbagliata, che diede tuttavia il senso del logoramento del centro-sinistra e che determin la sconfitta del nostro partito nella successiva tornata elettorale del 1976. Quindi il clima politico di quel luglio del 75 era caratterizzato da forti tensioni nella maggioranza di governo anche a causa degli esiti delle amministrative del 15-16 giugno, sia per i successi del PCI, sia per gli scarsi risultati dei socialisti, i quali, appunto, si resero conto di correre il rischio di finire in una tenaglia pronta a stritolarli. Queste furono le ragioni che guidarono i socialisti milanesi, non senza difficolt, a proporre e realizzare la Giunta con i comunisti, costringendo i democristiani allopposizione []. Tutti ricorderanno che fummo avversati da gran parte della stampa quotidiana e periodica. Si scrisse che la Giunta rossa aveva piantato la bandiera rossa su Palazzo Marino. Certo fu un avvenimento traumatico. Era la prima volta che i comunisti entravano al governo dalla porta principale e con pieno riconoscimento. Ci tacciarono di spregiudicatezza: i due consiglieri DC e i tre socialdemocratici che entrarono in Giunta furono accusati di essere dei voltagabbana. Furono polemiche strumentali, lamentele di coloro che consideravano la politica come un gioco di vecchi gentiluomini, invece la nostra scelta fu una risposta politica allarroganza della DC che voleva continuare a dominare il campo a tutti i costi. Ricordate come nella pochade Tecoppa si lamentava di non poter infilzare lavversario perch non stava fermo? Protestava perch questo si difendeva e contrattaccava. Per la verit pochi consideravano che il PSI non aveva mai cessato la collaborazione con il PCI negli organismi di massa, nelle cooperative, nei sindacati ed in numerose Amministrazioni nelle quali la DC era fuori gioco. Ripeto: per storicizzare la nascita della Giunta di sinistra del 75, si deve prescindere dalle questioni di dettaglio, da sentimenti e/o risentimenti personali e da ogni altra questione marginale. Un fatto politico di tale rilevanza non pu essere giudicato n per leleganza dei comportamenti, n sul piano meramente estetico. Eassurdo valutare una vicenda politica di quella portata, giudicando le coerenze e/o incoerenze dei singoli attori o sostenendo che fosse preferibile rifiutare i voti aggiuntivi dei due consiglieri DC (Sirtori e Ogliari). Tutte considerazioni che non tolgono e non aggiungono nulla ad unoperazione che sinteticamente si pu cos riassumere:

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1) lindebolimento dello PSDI, costretto a fare i conti con una scissione consistente (la costituzione del MUIS di Paolo Pillitteri); 2) laver costretto la DC, dopo trentanni, allopposizione; 3) laver ottenuto lappoggio non condizionante e non contrattato dei consiglieri di Democrazia Proletaria (i suoi tre eletti, come si ricorder, votarono a favore della Giunta). Un ultimo e non trascurabile risultato fu il riconoscimento del PCI, che accett di partecipare ad una Giunta a guida socialista e in condizioni di minoranza numerica. A guidare il gioco fu in quel momento il PSI e cos fu per i due decenni successivi. Non pu essere ignorato lesempio che Milano provoc, non solo per il clamore sollevato, ma perch fu seguito da analoghe scelte in numerose grandi citt nelle quali si costituirono Amministrazioni di sinistra. Due anni dopo, persino Roma, citt che ospita la Santa Sede, non fu pi guidata da un democristiano ma elesse un Sindaco comunista. Concludendo, voglio ricordare quanto detto allinizio: questo dibattito non ha solo un valore retrospettivo,

ma costituisce una riflessione utile per trarre indicazioni per il futuro. I comunisti milanesi avevano compiuto scelte realistiche e sagaci tanto da favorire un nuovo corso della politica cittadina, influenzando la politica di Comuni e Province in gran parte del territorio nazionale e partecipando per due decenni al governo delle grandi citt. Negli anni Novanta hanno iniziato a rinnegare un passato di cui erano stati positivamente partecipi nelle Giunte di Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri. Quali ragioni li indussero a negare, nei fatti, validit a quella stagione? Anzich sottolineare il valore di quelle esperienze riformiste ed evidenziarne i positivi risultati ottenuti in quegli anni, costoro hanno operato per far dimenticare le attivit nelle quali si erano impegnati con successo Elio Quercioli e Roberto Camagni, in Comune, Roberto Vitali e Goffredo Andreini in Provincia ed hanno esplicitamente ed implicitamente lavorato per far cadere loblio su quella temperie ricca di risultati che tuttora vengono dalla maggioranza dei cittadini giudicati positivamente. Se si vuole riacquistare la fiducia popolare, se si vuole tornare a

governare Milano, occorre rifarsi a quei modelli, a quelle esperienze. [] Nel porre la candidatura a governare Milano non conta tanto la ricerca di personaggi pi o meno noti, ma occorre presentarsi con proposte programmatiche innovatrici, moderne e popolari, frutto di politiche riformiste che si richiamano ad un passato che merita di essere ricordato. Sono stato testimone delle amarezze di Elio Quercioli, intelligente e onesto dirigente politico, che sub, per amore dellunit del partito quei giudizi negativi, nonostante fosse certo di aver lavorato bene e nellesclusivo interesse della citt e dei milanesi. Oggi, un modo di onorare la sua memoria quello di rivalutare quelle esperienze, che sono la testimonianza pi corretta e tangibile delle capacit della sinistra di governare nellinteresse della citt e del suo sviluppo democratico e civile. *(estratti dellintervento scritto di Aldo Aniasi a un dibattito sulla formazione della giunta di sinistra a Milano svoltosi nel 2000)

Speciale estate 6 IL PROGRAMMA AMMINISTRATIVO Enrico Landoni


Un altro aspetto centrale del programma amministrativo, era rappresentato dalla politica edilizia. Nel capoluogo lombardo, il problema abitativo aveva assunto delle caratteristiche di vera e propria emergenza sociale ed economica. Su questo tema, era stato annunciato da parte del Sindaco un appello indirizzato direttamente ai privati, al fine di una loro maggiore partecipazione e responsabilizzazione nelle attivit di ristrutturazione del patrimonio abitativo esistente e di realizzazione di nuove abitazioni, in regime sovvenzionato o convenzionato con il Comune. In questo settore un vero problema era rappresentato dalla generale lentezza con la quale gli operatori del mercato libero procedevano alla costruzione di nuovi vani; lattivit delle cooperative edificatrici per rappresentava un dato in controtendenza: allinizio del 1981 risultavano in corso di realizzazione nellintera Regione nuove abitazioni per un valore complessivo di 300 miliardi, 180 dei riunione del 20 maggio, elabor le principali proposte di modifica da inserire nel nuovo regolamento edilizio; esse riguardavano in particolare gli interventi di manutenzione straordinaria (costruzione di una soletta o di una tramezza in un alloggio), per i quali non sarebbe pi stata necessaria la concessione edilizia ma sarebbe bastato il silenzio-assenso del Comune (cui si sarebbero dovuti inviare progetto e domanda di autorizzazione ai lavori), e le opere minori (cartelloni murali, insegne commerciali, recinzioni inferiori ai tre metri), il cui

quali nella sola Provincia di Milano. (1) La vera svolta tuttavia fu rappresentata dalla realizzazione di un progetto anticipato dal Sindaco in occasione dellillustrazione del programma amministrativo, cio la modifica del regolamento edilizio, per incentivare lo sviluppo dellattivit edilizia e rispondere quindi in termini pi flessibili e dinamici alle nuove richieste del mercato. La Giunta, durante la

iter di realizzazione sarebbe stato abbreviato mediante lintroduzione della concessione gratuita e del parere dei Consigli di Zona. (2)

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[] Il futuro di Milano sarebbe molto dipeso dalla definizione dei suoi nuovi assetti urbanistici. A questo riguardo, lannuncio della sostituzione del carcere di San Vittore con due nuove strutture detentive stimol un acceso dibattito sulle prospettive di sviluppo della zona Navigli-Vercellina e delle aree selezionate per la realizzazione delle due nuove case circondariali, rispettivamente a Baggio e a Opera, al confine tra il quartiere Vigentino e labitato di questo centro del SudMilano. (3) Durante la seduta consiliare del 24 giugno, il Sindaco entr nel merito di questa vicenda, informando i consiglieri degli ultimi sviluppi politici e tecnici dellannunciata rivoluzione carceraria di Milano, ricordando altres il progetto presentato al riguardo dallAmministrazione Comunale, nel 1965. Allepoca infatti il Comune di Milano aveva elaborato un piano di massima relativo alla costruzione di un nuovo istituto di pena a Muggiano. Tale proposta era per naufragata e, come ricord il Sindaco nel suo intervento, era stata sostituita con il progetto di realizzazione di un carcere, allinterno di unarea compresa

tra i Comuni di San Giuliano Milanese e Rozzano, per la cui utilizzazione per i due Comuni non riuscirono a trovare unintesa. Il progetto concernente ledificazione di una nuova struttura detentiva a Milano perse negli anni il carattere di urgenza, che per si manifest nuovamente con lesplosione dellemergenza terroristica e torn drammaticamente alla ribalta della cronaca nera a seguito dellevasione dei pericolosi criminali, Alunni e Vallanzasca (per subito intercettati e catturati), dal carcere di San Vittore. Cos Tognoli annunci che la speciale commissione composta dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte dAppello di Milano, da un funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia e da un funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici, in data 23 marzo, aveva deliberato che larea posta in prossimit della confluenza della tangenziale est con Via Ripamonti risultava idonea alla costruzione di una nuova struttura carceraria. Essa si sarebbe potuta estendere per 242.000 metri quadrati, dei quali 188.000 entro i confini del Comune di Milano, i rimanenti allinterno del territorio di Opera.

Il Consiglio Comunale di Milano avrebbe quindi dovuto approvare una modifica del Piano Regolatore, relativamente alla destinazione duso indicata precedentemente per quelle aree, in prossimit delle quali sarebbe dovuto sorgere il nuovo carcere. Tognoli espresse inoltre lauspicio che entro la fine del 1981 potesse essere completato dalle autorit competenti il progetto per la costruzione di unaltra struttura detentiva in Milano, in Via Calchi Taleggi, in unarea adiacente al Carcere Minorile Cesare Beccaria.

(1) Cfr. Attivit delle cooperative: lavori per trecento miliardi, Corriere della Sera, 26 gennaio 1981. (2). G. Lucchelli, Finalmente costruire sar pi facile, Il Giorno, 21 maggio 1981. (3) Cfr. A. Solazzo, Le carceri che sostituiranno San Vittore, Corriere della Sera, 24 marzo 1981.

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DA PIETRO NENNI A GIANCARLO FINI

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