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Direttore Luca Beltrami Gadola Numero 9 Anno II 9 marzo 2010 edizione stampabile www.arcipelagomilano.org Editoriale

Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 9 Anno II

9 marzo 2010

edizione stampabile

Editoriale - L.B.G. - IL PASTICCIO DELLE LISTE. BRUNETTA SALVACI TU!

Primo Piano - Giovanni Zanchi - LISTA CHE FAI BANANA CHE TROVI

Dall’Arcipelago - Laura Censi - ELEZIONI. AL PEGGIO NON C’È LIMITE

Approfondimenti - Giulio Rubinelli - INTERVISTA A SUSANNA BELLANDI, CEO DI FUTURE BRAND

Architettura - Paolo Favole - MAB ARQUITECTURA. VIA GALLARATE ABITARE A MILANO

Scuola e università - Giorgio Uberti - LA RIFORMA DI SCIENZE POLITICHE, IL GARANTE SBARCA IN STATALE

Sanità - Claudio Rugarli - LA TECNOLOGIA HA CAMBIATO LA MEDICINA?

Economia - Marco Vitale - MUSICA E MERCATO. L’ORCHESTRA VERDI

Lettera - Riccardo Sarfatti - PERCHÉ MI CANDIDO

Città Filippo Ranci LA MILANO CHE VORREI

Speciale elezioni 1 - Walter Marossi - DELL’ASTENSIONE

Speciale elezioni 2 Carneade - ULTIME DAL FRONTE

Video

PIERLUIGI NICOLIN. IL PAESAGGIO MILANESE

Musica FRANCESCO BONIPORTI (1672-1749) CONCERTO IN QUATTRO N°5 OP. 11 Orchestra Da camera Jean François Paillard Direttore Jean François Paillard

Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualità in ARTE & SPETTACOLI MUSICA a cura di Paolo Viola TEATRO a cura di Guendalina Murroni ARTE - a cura di Michele Santinoli

Editoriale IL PASTICCIO DELLE LISTE. BRUNETTA SALVACI TU! L.B.G.

La prossima volta in tribunale ad as- sistere alla presentazione delle liste tanto vale che chiamiamo i caschi blu. Stiamo cadendo sempre più in basso e non c‟è paracadute che ci possa salvare, almeno per il momen- to. La lettura dei giornali del mattino da qualche giorno è traumatica per i contenuti, per i toni e per le dichiara- zioni dei leaders politici, l‟ultima in ordine di tempo è il Formigoni di ie- ri: «Qualcuno ci deve delle scuse!». Persino Stefania Craxi, che non è un esempio di equilibrio, ha detto: «For- se dovremmo scusarci con gli eletto- ri», voce solitaria tra i più sguaiati strilli. Comunque la “soluzione” col decreto fa accapponare la pelle so- prattutto per quel che riguarda la si- tuazione del Lazio, ma lasciamo ai giuristi delle due parti di rintronarci le orecchie con le loro squisite di- scussioni, spesso bizantine. E‟ chiaro che il danno d‟immagine dentro e fuori i confini del Belpaese è enorme

e questa ennesima ferita ci metterà

tempo a rimarginare. Una nota preliminare: si sono presen- tate molte piccole liste che non han- no avuto problemi e questo deve in- segnare qualcosa ai “grandi”. Ma

cominciamo dalle origini del male e da un‟anomalia tipicamente italiana:

per le elezioni regionali teoricamente potremmo avere una legge regionale diversa regione per regione e già og-

gi alcune come la Campania ne han-

no una propria. Le ragioni di questa

scelta sfuggono al buon senso e co- stringono tra l‟altro gli annunciatori del telegiornale e informare di que- st‟anomalia gli elettori che sentono canali nazionali e che dunque po- trebbero essere indotti in errore. Nei fatti poi le formalità di presentazione delle liste, veramente complicate e garantiste, sono state fortemente vo- lute dai grandi partiti per ridurre l‟accesso alle piccole forze politiche ma soprattutto per evitare le liste di disturbo. Vecchia storia questa. Spesso le liste

di disturbo, quelle con simboli e slo-

gan che somigliano a quelli dei gran-

di partiti, sono subdolamente pro-

mosse dagli avversari politici che cercano di confondere l‟elettorato

avversario per rosicchiare manciate

di voti e di preferenze, mandandoli a

disperdersi. Tutti sanno che queste liste farebbero una grande fatica e probabilmente non riuscirebbero a raccogliere le firme necessarie se i grandi partiti organizzati (si fa per dire!) non mettessero a loro disposi- zione lo zoccolo duro dei loro più fedeli sostenitori che ubbidienti si prestano a sottoscrivere qualunque pezzo di carta senza andare troppo per il sottile. Se poi non basta si ri- corre alle firme false e questo è un altro capitolo tutto da scrivere. Per avere i dati anagrafici degli elettori il sistema più semplice è quello di ri- correre ad esempio agli albi profes- sionali che pubblicano tutti i dati che

servono e che sono già suddivisi per provincie e che indicando la residen- za anagrafica e vanno bene anche per le elezioni comunali. La scoperta del- le firme false, che quasi sempre ci sono, è un reato che praticamente non ha sanzioni e ci sono persino sentenze di tribunale che scagionano chi dovrebbe autenticarle con la mo- tivazione dell‟eccessiva mole di la- voro o della reale impossibilità di un controllo minuzioso. Dunque adesso quando vediamo chi strilla per questi brogli non può che ricordarci i sepolcri imbiancati. For- migoni, che non è certo stupido, alle contestazioni dei Radicali sul con- trollo autografo delle firme che aveva raccolto ha detto: «Allora control- liamole tutte e di tutti.». È calato il silenzio. Come andrà a finire? Ricor- si e controricorsi? Qualcuno spera di invalidare le elezioni? La destra ac- cusa la sinistra di strumentalizzazio- ne e la sinistra di stravolgimento del- le regole e della Costituzione. Tutto come sempre e con la certezza che alla fine vince chi ha il controllo dei media su chi ha perso il controllo del territorio: la sinistra. Noi cittadini possiamo solo avanzare una richie- sta: visto come sono andate le cose e nell‟era dell‟informatica dobbiamo ancora affidarci ai bolli tondi e ai bolli quadri? Per una volta forse pos- siamo invocare il ministro Brunetta e le sue semplificazioni. La forza della disperazione.

Negli ultimi giorni è successo davve- ro di tutto, cose che noi umani non

saremmo riusciti nemmeno a imma- ginare, per dirla alla Blade Runner. La solida Democrazia Italiana vacilla

di brutto, e a farla vacillare non sono

tentativi di golpe militare, o insurre- zioni popolari, bensì timbri mancati e appetitosi panini. La storia dell‟ul- tima settimana è più o meno nota a tutti, lo sarebbe ancor di più se il Governo della Libertà non avesse deciso di bloccare i talk show di ap- profondimento politico, ma il clamo- re degli eventi è (sfortunatamente) tale per cui i cittadini possono soppe- rire all‟assenza dei vari Ballarò e Anno Zero.

Primo Piano LISTA CHE FAI BANANA CHE TROVI Giovanni Zanchi

Ben sapendo che di tempo per digeri-

re l‟indignazione per il decreto salva- liste ce ne vorrà ancora molto e che, come Michele Serra, avremmo biso- gno di “un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché siamo così imbecilli da credere ancora nelle leggi dello Stato”, si rimane una vol-

ta di più spiazzati e smarriti non po-

tendo contare su un‟opposizione de- gna di tal nome. Chi infatti ha il dovere di saper smal- tire le pesanti decisioni di PDL e so-

ci, o quanto meno di far finta, pas-

sando al contrattacco, subisce quasi passivamente l‟ennesimo affronto della maggioranza che per voce del proprio comandante rispolvera la

sempreverde “scelta di campo contro chi sa solo insultare”. Il quadro che si disegna passando in rassegna le reazioni dei partiti d‟op- posizione è a dir poco sconfortante. L‟UDC con Casini sfodera frasi che solo Helen Lovejoy, la moglie del pastore protestante dei Simpson, riu- scirebbe a pronunciare, il “come fa- remo a essere credibili con i nostri giovani che non potranno partecipare a dei concorsi per l‟assenza di un timbro” del leader cattolico riecheg- gia come il beffardo quanto inutile “i bambini, qualcuno vuole pensare ai bambini” della signora Lovejoy nelle assemblee comunali della ridente e corrotta Springfield.

L‟Italia dei Valori di Di Pietro coglie la palla al balzo per sferrare l‟enne- simo attacco volgare e irrazionale contro il Capo dello Stato. La minac- cia d‟impeachment a Napolitano ol- tre che senza precedenti è realmente preoccupante. L'ex eroe di Tangentopoli, evidente- mente, non si pone i problemi che solleva Oscar Luigi Scalfaro sul Cor- sera di lunedì 7 marzo: “Cosa sareb- be successo se si fosse votato senza la lista del partito di maggioranza. Sarebbe stato eletto un organismo che non avrebbe rappresentato la re- altà e che, nonostante ciò, avrebbe dovuto amministrare le due regioni senza rispecchiare davvero la società. Esponendosi per cinque anni ad agi-

tazioni, turbative, rifiuti d'obbedienza e quant'altro. Una follia”. Il Partito Democratico, come sempre, naviga a vista, a seconda degli umori con cui si sveglia: un giorno starnaz- za come Di Pietro, un altro indossa l'uniforme da corazziere e difende a spada tratta il Presidente della Re- pubblica. Pare che sabato prossimo “il più grande partito riformista”, in- vece, sfilerà per le strade della Capi- tale al fianco dell'idv. Queste sono le risposte a chi cambia le regole a partita in corso, a chi commette errori da “dilettanti allo sb- araglio” (parole di Umberto Bossi), a chi, a parti invertite, probabilmente, non avrebbe esitato a deridere ed e- scludere i propri avversari.

A

pagare, come al solito, sono i cit-

tadini, sempre più in difficoltà nel

tentativo di capire l'importanza del voto, l'incredibile potenza che ha questo strumento, unica vera salvez-

za

della democrazia.

Capirlo rimanendo costantemente sc-

hiacciati tra l'incudine e il martello è davvero un'impresa ardua, intanto si

fa

largo la poco piacevole sensazione

che la famosa banana rappresentata nelle vignette di Altan, a conti fatti,

la

tengano in mano un po' tutti.

Ma se da vent'anni ormai i nostri rap- presentanti son sempre quelli, con le cose che peggiorano, e nessuno è mai veramente contento allora, forse, un

po'

ci piace.

 

Dall‟Arcipelago ELEZIONI. AL PEGGIO NON C’È LIMITE Laura Censi

Incredibile ma vero! A pochi giorni dalle elezioni, mentre stiamo assi- stendo a uno spettacolo pirotecnico con raffiche continue di scandali, congiure, veleni, imboscate, colpi di scena, ecco la geniale trovata: chiu- dere i programmi giornalistici della Rai, e ridurre tutto al silenzio. Così, senza colpo ferire, si sono spenti Bal- larò, Anno Zero, e Porta a Porta, quest‟ultima più per depistare che per zittire. Non sapremo dei nomi inseriti all‟ultimo momento, nelle li- ste elettorali dall‟esilarante Milioni, uscito per farsi un panino, e invece in affannoso tentativo di aggiungere nuovi candidati alla lista pdl, e nep- pure cosa sia successo a Milano a Formigoni, anche lui per ora escluso dalla corsa al Pirellone. In queste ore di manovre convulse per trovare una soluzione che sbloc- chi la situazione nel Lazio e in Lom- bardia pare che la Polverini sia stata riammessa nella competizione, ma solo dopo aver gridato, querelato, cercato la piazza, minacciato, con il supporto di La Russa che “sarebbe pronto a tutto” pur di garantire il vo- to, magari con una “marcetta” di mussoliniana memoria. Napolitano, si dice “preoccupato” della situazio- ne e se ne esce con la solita dichia- razione bipartisan ,che tutti possono rileggere come vogliono, sulla “ne- cessità di una piena rappresentanza delle forze politiche, che rimanda “ alle sedi giudiziarie la verifica del rispetto delle condizioni……” ecc ecc. Intanto da Milano Formigoni fa

doppio ricorso al Tar, e si scatena in accuse ai radicali ,alla corte d‟ap- pello,alle liste Penati che sarebbero anch‟esse fuori legge, mentre balena anche il sospetto che Bersani e il Pd siano pronti a un “inciucio”con la maggioranza per sbloccare la situa- zione, smentito subito dall‟interessa- to che chiude ogni ipotesi di accordi sotterranei dichiarandosi contrario a qualunque decreto salva elezioni ,ad una leggina “ad listas”. E invece, la leggina per posticipare la scadenza dei termini per la presentazione delle liste è stata ufficiosamente approvata dal Quirinale creando un precedente anomalo e inquietante. La deriva anti -democratica è in pie- no svolgimento e non si vedono vie d‟uscita se non coinvolgendo la so- cietà civile in reazioni di rifiuto e di sdegno. L‟oscuramento dei talk sh- ow è un fatto gravissimo che serve da monito per chi ancora osasse cri- ticare il sistema, come dimostra il dietro-front del Corriere per l‟arti- colo di Galli della Loggia, prima pubblicato e poi cancellato, perché reo di bollare il Pdl come partito di plastica, tenuto insieme solo dal cari- sma del Capo. Masi è più che mai deciso a tener oscurati i talk show a data da definirsi, e non si dimostra affatto preoccupato della scarsa in- formazione degli italiani, visto che il Tg 1 è il più seguito, e “Minchiolini” propina notizie false come quella dell‟assoluzione di Mills, e ne omette tante altre. Il “gas nervino” che ad- dormenta il cervello degli italiani è

in

piena funzione e ne stiamo osser-

vando gli effetti, a meno che…a me-

no

che ci sia uno scossone che risve-

gli

le menti e le porti in piazza a gri-

dare, a chiedere giustizia, a pretende-

re

di non essere prese in giro sempre

e

dovunque, senza pudore, senza ri-

spetto, senza vergogna. Post Scrip- tum: la firma notturna di Napolitano alla leggina salva liste, il “decreto interpretativo”, è un fatto sorpren- dente di una gravità inaudita, che de-

nota lo spregio di tutte le regole, per l‟ennesima legge ad personam, vara-

ta

dal governo. Il metodo del ricatto

con cui si è imposto a Napolitano di apporre la firma a un ddl d‟urgenza

con norme retroattive in pieno perio-

do

elettorale, è palesemente intimida-

torio e non materia da trattare dal governo in carica. E‟ lesivo della vita democratica e farebbe gridare al

“golpe”. Questo ddl è palesemente

anti-costituzionale, nonostante le giustificazioni del Presidente che ha detto di voler garantire la partecipa- zione dei diversi schieramenti politi-

ci

alle elezioni. Come dice Zagre-

belsky, autorevole costituzionalista,

il

fatto più grave è che la modifica

non è fatta “per l‟interesse di tutti, ma solo di alcuni”, non un atto gene-

rale, ma relativo solo alle regioni del Lazio e della Lombardia. Senza voler fare processi sbrigativi, non si capi- sce l‟urgenza di questa firma da parte del Presidente senza neppure atten- dere il responso del Tar, e senza una sua conclamata validità costituziona-

le!

Gli atti intimidatori non possono

giustificare cedimenti compromisso- ri, da qualunque parte essi provenga- no, e la detenzione della più

giustificare cedimenti compromisso- ri, da qualunque parte essi provenga-

no, e la detenzione della più alta ca- rica istituzionale impone fermezza,

autorevolezza, e tenacia nel difende- re gli interessi di tutti.

Approfondimenti INTERVISTA A SUSANNA BELLANDI, CEO DI FUTURE BRAND Giulio Rubinelli

“Ora basta con la finzione. Io ho cin- quant‟anni, siamo in pieno duemila e

mi domando: che eredità stiamo la-

sciando ai nostri figli? Forse in alcu-

ni casi un normale benessere, ma non è questo il punto, voglio dire- c‟è

un‟idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo?” (G.Gaber- “Quella volta lì avevo 25 anni”) … Ci risponde Susanna Bellandi, CEO della Future Brand di Milano e Parigi, che si occupa di fornire con- sulenza di marca e di design ed è i- noltre la più importante agenzia in- ternazionale di branding in Italia. Su- sanna ha 55 anni, è sposata e ha un figlio di 20. “Sebben che siamo donne paura non abbiamo” cantavano le ragazze più e meno giovani di “Siamo tutte a piede libero”, associazione scattata a Ro- ma, nell‟aprile del 1977, quando il movimento delle donne manifestava davanti alla Rai, mostrando provoca- toriamente gli zoccoli, considerati dalla polizia un‟arma impropria men-

tre il Parlamento iniziava a discutere

la legge sull‟aborto. 33 anni sono

passati. Erano gli inizi di una rivolu- zione già in corso a livello mondiale che avrebbe dato presto i suoi frutti. Giusti? Sbagliati? Sta a ognuno di

noi deciderlo. Fatto sta che il mondo

è cambiato e insieme con esso anche la nostra Italia. E le ragazze oggi hanno cambiato volto, il loro futuro ha spalancato nuove porte dai risvolti spesso inediti. Ma ora che la rivolu- zione si è esaurita e gli animi si sono freddati, che cosa ne è rimasto?

Susanna, quando hai cominciato a lavorare? Io ho sempre lavorato, sin dall‟università. Quello che ci caratte- rizzava ai miei tempi era la voglia d‟indipendenza-subito. Uscire di ca-

sa e guadagnarsi soldi propri. Era

dunque normale che durante il perio-

do universitario si cercassero dei la-

vori. Ho lavorato anche a tempo pie-

no, ma senza che mi venissero pagati

i contributi. Quindi ho realmente

cominciato a lavorare nell‟80-‟81.

Il mercato del lavoro era più am- pio di quanto non lo sia ora. Non ci

si poneva proprio il problema, quan-

do facevi l‟università, che uscitane, avresti trovato subito un lavoro. La prima, vera, grande differenza tra ieri e oggi è che allora non c‟erano dub- bi. C‟era un futuro. Per tutti. Sicura- mente qualcosa avrei fatto, tant‟è che non mi ero posta neanche bene il problema di che cosa avrei fatto. Appena laureata ho ricevuto il primo impiego serio, all‟Alitalia, alle pub- bliche relazioni. Non c‟erano le scuole per svolgere questo mestiere, come non c‟erano per le comunica- zioni. S‟imparava sul campo. Dopo

un paio di anni ho iniziato a lavorare come account in ambito pubblicita- rio. Il ruolo di stagista non esisteva.

Si veniva assunti- a basso costo- ma

quei soldi avevano più valore di og-

gi. Al primo impiego guadagnavo 750.000 lire. E ci vivevo. Quando nasce lo stagista? Non esi- ste da tantissimo questa „invasione‟

di categoria.

Come ci si è arrivati? Assumere vuol dire accollarsi un costo fisso, quindi si ricercano quelle forme di assunzione che ti permettono di in- terrompere il rapporto di lavoro quando è più conveniente. Lo stagi- sta troppo spesso non viene retribui- to. Io mi sono sempre rifiutata di non farlo. Suppongo che nella nostra a- zienda siano elargiti i migliori sti- pendi per stagisti. Diamo 700-750 €. Che è tanto rispetto a niente. Anche perché poi noi facciamo un lavoro particolare. In pratica i nostri stagisti ce li „forgiamo‟ e costruiamo la pro- fessionalità di queste persone. Detto questo, per tornare alle differenze tra ieri e oggi, i ragazzi non vedendo un futuro, cominciano a lavorare senza crederci più di tanto. Ora mi trovo ad avere quattro account su nove in ma-

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ternità e mi sono quindi vista dovere attingere a delle forze lavoro a tempo determinato. Li osservo ormai da qualche mese e vedo che faticano molto a vedere questo loro ruolo pre- cario con impegno. Stanno a interro- garsi tra loro sul proprio futuro in azienda e a preoccuparsi di quando torneranno le neo-madri. E si chie- dono: “Perché dovrei impegnarmi più di tanto”. Cosa ne pensi di questo atteggia- mento? Lo trovo proprio sbagliato. Non lo condivido. Innanzitutto per- ché non lo so io cosa succederà nel futuro prossimo, figuriamoci loro. L‟ho detto e lo penso fermamente:

farò di tutto pur di tenerli, tutti quan- ti, anche perché il loro costo non in- cide drammaticamente sull‟a-zienda. Io offro a dei ragazzi giovani se val- gono. Offro loro l‟opportunità di im- parare un mestiere e quindi investo su di loro. Venendo al „problema donne‟, io devo dire che le ho sem- pre privilegiate in qualche modo, ma non per idealismo. Avendo però fatto l‟esperienza di partire dal basso, di farmi tutta la scala dei livelli del mondo commerciale della comunica- zione; avendo io avuto un figlio, ho imparato una cosa che poi ho riveri- ficato anche sulle altre persone con le quali ho lavorato: la maternità rende le donne più forti, più sicure e quindi più brave. Non mi sono mai posto il problema. Ho sempre assun- to donne, che come account nel mo- ndo della comunicazione sono più brave degli uomini. Fino a tempi recenti, quando mi sono trovata con le spalle contro il muro, quando la maggior parte di loro han- no privilegiato la vita privata rispetto al lavoro. Quindi ritieni che il tuo sia un mo- dello vincente, fino a prova contra- ria. Se decidono che vogliono lavo- rare anche dopo la maternità, devono puntare molto sulla famiglia, ma se

scelgono di tornare al lavoro, questa Il periodo di maternità obbligatorio è co. E sono

scelgono di tornare al lavoro, questa

Il

periodo di maternità obbligatorio è

co. E sono anche convinta che ognu-

scelta non deve essere a discapito

di

cinque mesi. Quindi possono sce-

no sarebbe solo felice di rinunciare a

dell‟azienda. Non posso tollerare che

gliere se fare il due più tre o l‟uno

100%.

E quando tornano in azienda …?

una minima parte del proprio stipen-

se

decidono di tornare, a ogni starnu-

più quattro. Questo è il periodo ob-

dio per investirlo in un progetto del

to del bimbo, a ogni festicciola d‟asilo corrano a casa, danneggiando il posto di lavoro. Qual è oggi il ruolo dell’uomo- padre? Sicuramente rispetto alla si- tuazione precedente l‟uomo è più co-

guadagnavo, tanto spendevo per la

bligatorio poi ci sono altri cinque mesi facoltativi dove lo stipendio viene pagato dall‟Inps che copre il

Quando tornano in azienda te ne ac-

genere. Ho anche pensato di attuarlo nella nostra azienda, avevo trovato anche le persone, poi un po‟ per mancanza di tempo e un po‟ per le implicazioni giuridiche e burocrati- che che l‟istituzione di una struttura

involto nella vita famigliare. Più

corgi subito. C‟è il modello “mamma

di

questo genere comprenderebbe, mi

spesso limita però il suo tempo al

apprensiva” che è un disastro. Ovve-

sono sentita ostacolata e ho rinuncia-

fine settimana ma non mi risulta che

ro

sta in azienda fisicamente ma con

to.

gli uomini diventino “mammi” a

la

testa è a casa dal bambino. Il caso

Future Brand Italia a livello globa-

tempo pieno. L‟uomo quando lavora,

più frequente è che tornino più forti,

le sta facendo i migliori fatturati di

lavora. E basta. Mi dicono sempre

è

solo il tempo che dedicano a vacil-

tutte le altre filiali, anche in tempo

che sono un‟eretica, quando rispondo

lare. Soprattutto se poi arriva il se-

di

crisi. Come è visto questo suc-

alla domanda: ma se io non posso permettermi qualcuno che segua mio figlio, come posso fare? Io so che quando ho avuto mio figlio, tanto

baby-sitter. Poi avevo anche un mari-

condo figlio. Tra l‟altro quando tor- nano subentra il periodo dell‟allatta- mento che va avanti per un ulteriore anno. C‟è chi di queste cose ne tiene conto e chi no. Lì capisci chi reagi- sce continuando a voler fare carriera,

cesso capitanato da una donna? Al massimo si stupiscono ma non te lo diranno mai. Quindi io non lo so. Vedo solo grandi dubbi da parte di tutti sulla possibilità di continuare a conseguire eccellenti performance

to

che guadagnava. Pochissimo, ma

ovvero che non si rassegna a stare

nei prossimi anni. Io sento ancora un

guadagnava. La soluzione sarebbe che lo stato sostenesse le situazioni

china sui pannolini, ma reagisce o chi decide di continuare a lavorare

atteggiamento fortemente maschilista e sottolineo che io femminista non la

di

queste donne. Capisco che sembra

per la pagnotta.

sono stata mai. Credono molto nel

un‟eresia dirlo in questo periodo nel

Che cosa succede quando arriva lo

machismo del management, ma di

quale mancano i soldi per qualsiasi cosa nelle casse dello stato, ma que- sta è l‟unica soluzione che riesco a

scavalcamento in famiglia? Quan- do la donna arriva a guadagnare più del marito o del compagno

fatto la storia sta dando loro torto. Non credo poi neanche di essere la regola, perché se guardiamo i nume-

intravedere.

In

risposta ho solo la mia esperienza

ri,

le donne dirigenti sono ancora po-

Hai bisogno di un account. Un uo-

personale. Da noi in famiglia non è

mia stessa generazione e non di quel-

che.

mo e una donna a colloquio. Pari

successo assolutamente nulla, va sot-

Se

potessi tornare indietro e avessi

credenziali. Quale scegli? Non mi sono neanche mai sforzata di guarda-

tolineato però che mio marito è della

il potere di cambiare la storia, can- celleresti quelle rivoluzioni che ti

re

chi avessi di fronte se una donna o

la

antecedente, cosa che potrebbe fa-

hanno portata a raggiungere il tuo

un

uomo, anche perché uguali le cre-

re

la differenza. Sicuramente un pelo

ruolo all’interno di questa azien-

denziali non sono mai. Per me la ve-

mentale è il dialogo. Poi questo peri-

di

orgoglio ferito non lo si può nega-

da? Non le cancellerei assolutame-

ra parità è quando si riesce a non

 

nte, anche se si sono fatti errori.

guardare in faccia chi hai di fronte, ma giudicare e scegliere solo in base alle loro capacità, ai risvolti che prende il colloquio. La cosa fonda-

odo mi prende un po‟ in contropiede per la situazione dilagante delle ma- ternità nella mia azienda. Quindi se

re. Il tipico „macho ferito‟, più o me- no riconosciuto e ammesso, c‟è.

Comprensibile poiché all‟uomo sto- ricamente nella società spetta questo ruolo. Però nel nostro caso personale io il problema non l‟ho sentito, anche perché lui per anni ha guadagnato più di me e abbiamo sempre messo tutto nel calderone.

Che cosa cambieresti? Ripercorre- resti tutti gli step dal basso verso l’alto per arrivare in cima? È facile dirlo adesso. Forse cambierei gli stu- di. Sapendo dove sono arrivata, po- tessi tornare indietro studierei qual- cosa di diverso, di più idoneo al la- voro che avrei svolto. Ma ero troppo

la

domanda fosse- oggi chi cerchi:

Cosa ne pensi dell’idea degli ‘asili

immatura e inconsapevole.

uomini o donne? La risposta sarebbe:

aziendali’ come soluzione al pro-

Un consiglio alle giovani dipenden-

uomini. Per una pura necessità di

blema che dicevi tu prima del fa-

ti

che vogliono tentare la scalata

stabilità interna.

moso starnuto. L‟idea che il mattino

nel mondo del lavoro? Le donne

In termini giuridici, quali agevola-

tu

vada in un ufficio e prima di entra-

tendono a essere più gelose degli

zioni vengono attribuite alla donna

re lasci il bimbo all‟asilo nella porta

uomini, tra di loro.

in maternità oggi? Se il periodo del-

a

fianco mi piace molto. Il sacrificio

Il

consiglio è di pensare al loro lavo-

la

gravidanza non ha complicazioni,

della pausa caffè per andare a vedere

ro, di farlo bene, senza guardarsi

la

donna può scegliere se restare a

come sta tuo figlio, mangiare con lui

troppo attorno, deconcentrarsi e gua-

casa dal settimo o dall‟ottavo mese.

all‟ora di pranzo, lo troverei fantasti-

rdare cosa fa quello accanto, quanto

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guadagna, ecc. ecco, pensare a fare il proprio. E a farlo bene. A me questo

guadagna, ecc. ecco, pensare a fare il proprio. E a farlo bene.

A me questo atteggiamento ha ripa-

gato, penso lo possa fare anche per

gli altri.

Architettura MAB ARQUITECTURA. VIA GALLARATE ABITARE A MILANO Paolo Favole

Il

progetto di Via Gallarate da poco

massima di 30 metri (per le torri) o-

e al commercio). Per la residenza le

ultimato, fa parte di uno dei quattro

rientate seguendo i principi del cor-

varie tipologie, principalmente bilo-

progetti scelti nel primo concorso, per altrettanti nuovi quartieri, che ospiteranno 550 nuovi alloggi di edi-

retto soleggiamento, e disposti lungo un percorso continuo che taglia in due il parco da un lato aperto verso

cali e trilocali, sono organizzate con pannelli scorrevoli interni che sepa- rano gli ambienti dove per il pavi-

lizia sociale a Milano. Un intervento complessivo di 110mila metri quadri di superficie, fortemente voluto dal comune di Milano che ha indetto, a questo proposito due concorsi per attuare quanto previsto dal Pro- gramma Comunale per l‟edilizia Re- sidenziale sociale.

via Appennini quartiere Gallarate- se- dall‟altro protetto verso la traffi- cata via del Sempione. Il parco, di- venta il filo conduttore per tutte le scale dell‟intervento, dal progetto urbano a quello architettonico, fino a quello paesaggistico, diventando la base dove s‟intrecciano le connes-

ra

battuta stabilizzata con inerti colo-

mento è stato scelto parquet indu- striale in rovere. Gli spazi di distri- buzione sono ridotti al minimo, e di- segnati con una particolare attenzio- ne all‟esposizione solare e alla venti- lazione incrociata est-ovest, con ter- razze schermate da gelosie d‟allumi- nio e logge scavate nel volume del-

A

fine giugno 2005 è stato premiato

sioni e i percorsi.

l‟edificio. Le finestre scorrevoli, ad

il

gruppo guidato da Massimo Basile

Un parco, da vivere, pensato per la

alto rendimento termo-acustico, ga-

(MAB arquitectura, Barcellona)* per l‟area di via Gallarate. Il tema del concorso prevedeva “ …….l‟attribu- zione di un nuovo ruolo allo spazio

crescita di nuove relazioni sociali dove anche la scelta di materiali di- mostra l‟attenzione progettuale. Ter-

rantiscono l‟ottimo soleggiamento e una piacevole vista sul verde. La maggior parte dei 184 alloggi realiz- zati, sono in locazione a canone so-

aperto schiacciato tra il lato edificato del quartiere e le trasformazioni in atto a nord di via Gallarate: un parco protetto che accolga al suo interno residenze e sevizi. Considerata l‟esi- gua larghezza dell‟area e il peso del traffico che, nonostante la deviazione del percorso della statale del Sem- pione, continuerà a gravare su via Gallarate, la protezione dell‟ambito costituisce un passaggio indispensa- bile perché si verifichino adeguate condizioni di vivibilità sia del parco

rati, per il percorso centrale, pavi- mentazione in listoni di legno per le zone di sosta ombreggiate e con pan- chine, inserti in quarzite e pavimen- tazione in gomma colorata anticaduta per le aree giochi, ne sono la testi- monianza. La protezione del parco, avviene grazie ad un “ muro – colli- na”, in continua relazioni sia fisica che visuale con il paesaggio rurale, che si lascia attraversare e ritagliare secondo gli accessi dei percorsi pe- donali.

ciale e un percentuale rilevante, circa un terzo, vengono invece assegnati a canone moderato. Tra gli alloggi a canone sociale, un certo numero è riservato ad alcune specifiche categorie come anziani, persone sole con minori e famiglie di nuova formazione.

che delle nuove residenze”. Mab ha risposto alle richieste con un progetto nuovo, attento e d‟impatto, diventando un nuovo landmark nel panorama del quartiere Gallaratese. Un intervento che ha previsto la rea- lizzazione di 184 alloggi, 7 locali commerciali e servizi di quartiere. (Asilo nido per 30 bambini, centro per anziani, un centro socio-cultu- rale) per un totale di 20.683 metri quadrati. Al piano terra degli edifici sono previste inoltre, delle sale poli- valenti a uso del condominio, accessi per un eventuale servizio di portiera-

to e locali lavanderie. Il tutto localiz-

zato in quattro edifici con altezza

L‟adiacenza allo scorrimento veloce imponeva una soluzione, risolta at- traverso uno sbarramento di prote-

zione inserito nel parco che non vuo-

le diventare una chiusura verso nord

ma diventata pretesto progettuale ge- nerando l‟articolata topografia del parco con la sua flessuosa geometria. Una geometria che si collega al lin- guaggio asciutto e sintetico degli edi- fici in linea, ciascuno articolato in sezione, che generano un edificio co- stituito da una stecca la cui testata si eleva a torre, dove l‟aspetto sociale deve ricercarsi nell‟equilibrio tra gli usi privati della città - la residenza - e quelli pubblici (servizi al quartiere

6

* - Mab Arquitectura

Fondato a Barcellona da Floriana Ma-

rotta (Palermo, 1977) e Massimo Basile (Palermo, 1976) nel 2004, Mab Arquitec- tura è uno studio che riunisce professio- nisti di differenti discipline per sviluppa- re progetti d’architettura e paesaggio, prestando speciale attenzione allo spazio pubblico e all’integrazione tra progetto architettonico e progetto urbano. Tra i progetti realizzati, l’Enoteca Miceli

a Palermo, le Cantine Vinicole Barbera

a Porto Palo di Menfi, e l’intervento di social housing e parco urbano in via

Gallarate a Milano, attualmente in fase

di ultimazione.

Primo premio nel concorso “Abitare a Milano Via Gallarate”, il progetto è sta-

to presentato alla mostra “Dr eaming Milano” (2009) e alla mostra “Milano work in progress#2”

to

presentato

alla

mostra

“Dreaming

Milano” (2009) e alla mostra “Milano

work in progress#2” (Milano 2009).

alla mostra “Milano work in progress#2” (Mil ano 2009). Scuola e università LA RIFORMA DI SCIENZE

Scuola e università LA RIFORMA DI SCIENZE POLITICHE, IL GARANTE SBARCA IN STATALE Giorgio Uberti

Le

grandi riforme partono dalla riso-

tervenire, cercando di dirimere le

lo; mentre per quanto riguarda la

luzione di piccoli problemi. Nulla più e nulla meno di quanto sta avvenen-

questioni, ove ciò non sia possibile, il Garante si rivolgerà al Preside o agli

nomina, abbiamo fatto riferimento al Regolamento della Facoltà di Psico-

do

in Università Statale.

organi competenti e garantire l‟ano-

logia dell‟Università degli Studi Mi-

In questi mesi, infatti, il Consiglio di facoltà di Scienze Politiche ha attiva-

nimato della parte lesa tutelandola da ogni eventuale ritorsione.

lano-Bicocca». Dunque non solo in Europa e in alcune università italiane

to la figura del garante degli studenti; una persona “di notoria imparzialità

Cerchiamo di capire nel dettaglio quali processi hanno portato alla na-

era già prevista la figura del Garante ma la troviamo anche in alcune realtà

indipendenza di giudizio”, come

cita sinteticamente lo statuto dell‟Università degli studi di Firenze,

ed

scita di questo ruolo, quali sono le sue specifiche competenze e soprat- tutto quali scenari si aprono ora per

universitarie milanesi. La discussione è arrivata presso il Consiglio di facoltà di Scienze Poli-

in cui la figura del garante esiste già

le

università milanesi. Per rispondere

tiche in Statale a Dicembre 2009 e, a

da un anno. L‟obiettivo è molto sem-

a queste domande abbiamo incontra-

seguito dell‟approvazione, a Gennaio

plice, raccogliere i disagi da parte

to

Angelica Vasile, 25 anni, rappre-

è

stato nominato il Professor Lam-

degli studenti e permetterne la loro

sentante degli studenti per la lista

berti Zanardi, ora in pensione, Garan-

risoluzione attraverso il coinvolgi-

“Sinistra Universitaria”, presso la

te

degli studenti presso la stessa fa-

mento di procedure specifiche, in

Facoltà di Scienze Politiche e princi-

coltà. «A giugno si verificherà quan-

modo che lo studente possa sempre

pale ideatrice del progetto. «Quando

to

quella figura sia stata utile spie-

mantenere l‟anonimato.

mi

sono candidata, a Maggio 2009,

ga

Angelica - e solo in quel momento

Tra le sue specifiche funzioni tro-

come rappresentante avevo previsto

si

deciderà se e come eventualmente

viamo la possibilità di intervenire in

nel mio programma l‟introduzione

modificare il regolamento di facol-

caso di disservizi in merito a proble-

del

Garante, poi dopo la mia elezione

tà». Nel frattempo, sempre in Statale,

mi

didattici, di informare sugli eventi

ci

siamo accorti che altre università

l‟adozione di un garante è piaciuta a

organizzati dalla facoltà, di far man- tenere impegni non rispettati dai do- centi in merito al calendario degli esami, all‟orario delle lezioni e del ricevimento e segnalare comporta- menti inadeguati di uffici o singole persone agli organismi preposti. Si chiede inoltre a questa persona di in- tervenire a tutela di chiunque si ri-

tenga leso nei propri diritti o interessi

da abusi, carenze o disfunzioni, non-

ché comportamenti anche omissivi di organi ed uffici dell‟Uni-versità, di svolgere adeguata istruttoria, ed in-

italiane ed europee avevano già adot- tato questo utilissimo strumento. In Germania esiste l‟Ombudsman, in America esiste l‟Assistant of Dean e in Inghilterra l‟Harassment Office». Così è stata avviata la stesura di un progetto. «Volevamo istituire nell‟a- mbito della nostra Facoltà un ufficio

che raccogliesse i disagi degli stu- denti. Al termine della ricerca, ab- biamo preso spunto dal Regolamento della Facoltà di Ingegneria Industria-

le del Politecnico di Milano, per

quanto riguarda l‟istituzione del ruo-

7

tal punto da far pensare ai rappresen-

tanti, sempre di Sinistra Universita-

ria, nella Facoltà di Lettere di avviare

un simile iter di approvazione.

Angelica Vasile prosegue nel suo la- voro e all‟interno del comitato inter- facoltà “Pari opportunità” sta stu- diando una proposta in modo che:

«una volta ottenuta l‟approvazione del Senato Accademico, ai vari Con- sigli di Facoltà resti solo il compito

di designare un garante, senza avvia-

re il procedimento di discussione completo».

Le altre liste di rappresentanza, ci Resta da capire quanto questa propo- taggio il traffico

Le altre liste di rappresentanza, ci

Resta da capire quanto questa propo-

taggio il traffico di informazioni ri-

racconta Angelica, sono andate con- tro a questo progetto, quindi non

sta possa attecchire anche nelle co- siddette università private.

chieste. Ad esempio, il controllo ciellino su-

hanno rappresentato la volontà degli

In

Cattolica e Bocconi il clima politi-

gli studenti dell'Università Cattolica

studenti, anche se dei tentativi per

co

delle organizzazioni studentesche

sarebbe messo in seria difficoltà.

coinvolgerle sono stati fatti.

non è ancora sufficientemente matu-

Pertanto questo passaggio potrà av-

«Non fanno altro che rappresentare logiche politiche esterne all'universi-

per consentire la discussione di questa proposta.

ro

venire solo a seguito di un maggiore coinvolgimento delle forze di rappre-

tà, come se il Consiglio di Facoltà fosse un piccolo parlamento, forse bisognerà superare la diffidenza cul- turale che ci divide».

I rappresentanti degli studenti, orga- nizzati in gruppi di pressione meno plurali, riescono a gestire a loro van-

sentanza all'interno degli organismi interni e di un successivo processo di “pluralizzazione” della stessa rappre- sentanza studentesca.

Sanità LA TECNOLOGIA HA CAMBIATO LA MEDICINA? Claudio Rugarli

La tecnologia ha sicuramente molto

no

piuttosto con un rapporto umano

in atto le terapie necessarie e dopo un

cambiato la medicina e questo è sotto

che con farmaci. Quello che mi colpì

non breve periodo nel quale alternò

gli occhi di tutti, ma non tutti sono d‟accordo sul fatto che l‟abbia cam- biata in meglio. Generalmente si ac-

in questo caso fu che la ragazza, pie- namente convinta della mia conclu- sione e molto disposta a cooperare,

trattamenti in regime di ricovero e ambulatoriali (durante i quali furono anche risolti i suoi problemi cardio-

cusa la moderna medicina tecnologi-

mi

rese noto che in tutto il tempo del-

logici) l‟ammalato fu dichiarato gua-

ca

di avere disumanizzato la pratica

la sua malattia io ero stato il primo a

rito. Forse l‟esito sarebbe stato diffe-

clinica e di avere indotto i medici a

visitarla.

rente se la diagnosi avesse tardato a

trattare i pazienti come oggetti, ossia

Si può obiettare che al giorno d‟oggi

essere fatta.

di

avere distrutto una secolare tradi-

esistono tali e tante indagini cliniche

Ho raccontato questi due aneddoti

zione di rapporti tra medici e pazien-

da

rendere la visita medica superata,

per dire che visitare gli ammalati non

ti. C‟è del vero in questo, ma si tratta solo di un aspetto di un problema più

un‟anticaglia dei vecchi clinici del passato. Ma è proprio così? Anni fa

è una pratica obsoleta, ma sempre utile e che è importante non solo per

complesso, che ha degli aspetti tecni-

fu

ricoverato nel reparto clinico che

stabilire un corretto rapporto tra me-

ci

che sfuggono ai non medici, che

allora dirigevo un uomo che era, co-

dico e paziente, ma anche per la dia-

addirittura, talvolta, tendono ad ag-

me si usa dire nel gergo ospedaliero,

gnosi. Infatti, l‟esame fisico, che è il

gravarlo. Comincerò con due aneddoti che mi sembrano istruttivi. Il primo riguarda

“in appoggio”, ossia che aveva pro- blemi specialistici che non erano quelli di competenza del mio reparto,

dritto in cardiologia perché in quel

termine tecnico per indicare la visita medica, ha anche il pregio di stabilire una certa familiarità tra curante e cu-

il

caso di una ragazza che da più di

ma erano, seppure non gravi, pro-

rato e di facilitare la comunicazione

un anno accusava una febbricola re- sistente ai comuni antitipiretici (per

intenderci farmaci simili all‟aspirina)

blemi cardiologici e non era andato

reparto non c‟erano posti, ma era de-

tra di loro, come avvenne, proficua- mente, con quella ragazza della pri- ma storia. E questa non è solo que-

anche a cicli di antibiotici e di cor- tisonici. Gli esami di laboratorio e strumentali di questa ragazza, che erano stati praticati ripetutamente e

e

stinato a trasferirvisi al più presto. In sostanza, era un ammalato di passag- gio. Ma i miei assistenti erano abi- tuati a visitare gli ammalati e così

stione di essere gentili e umani, ma anche di svolgere bene la propria professione. C‟è anche una domanda alla quale

in

un largo ambito, erano sempre sta-

uno di loro fece con quel paziente,

rispondere: ma non esistono indagini

ti

perfettamente normali ed esclude-

trovando la milza ingrandita, reperto

cliniche che possono supplire all‟int-

vano un‟infezione o una malattia

del

quale fino ad allora nessuno si era

ervento del medico con l‟esame fisi-

immunologica, né davano adito ad alcun sospetto di malattie più gravi. Dopo averla accuratamente visitata,

reso conto perché, concentrandosi sul cuore, nessuno gli aveva messo una mano sulla pancia. L‟ammalato fu

co? Per molti reperti è così. Per e- sempio, un‟ecografia addominale a- vrebbe potuto mettere in evidenza la

non ebbi difficoltà a diagnosticare una forma funzionale, ossia legata

trattenuto da noi, furono fatti accer- tamenti e si constatò che era affetto

milza ingrandita dell‟ammalato della seconda storia. Ma le indagini stru-

più a fattori psicologici che a malat-

da

un linfoma non Hodgkin, termine

mentali e di laboratorio che si posso-

tie organiche. Forme di questo tipo non sono rare tra i giovani e si tratta-

tecnico che indica un tumore maligno del sistema linfatico. Furono messe

no eseguire in un ambiente adegua- tamente attrezzato sono moltissime e

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non possono essere eseguite tutte in ogni ammalato. Hanno infatti un co- sto non solamente

non possono essere eseguite tutte in ogni ammalato. Hanno infatti un co- sto non solamente economico, ma anche in termini di tempo sprecato e

somma di tutte le specializzazioni finora esistenti o se le specializzazio- ni, in realtà, debbano sovrapporsi a una consapevolezza medica di base

stessa cosa, ma è una specializzazio- ne che coltiva il metodo clinico ed è specifica per i problemi complicati nei quali non è chiara la specializza-

di

possibili effetti collaterali (non è

che le attraversa tutte. Io sono di

zione di competenza. Ma anche per

questo il caso dell‟ecografia), mentre palpare un addome è più rapido e meno dispendioso. Perciò meglio fa- re in tutti l‟esame fisico. E‟ certamente vero che con le inda- gini cliniche si possono ottenere una

questa seconda opinione e penso che questo valga per qualsiasi specialista, ma non sono sicuro che tutti gli spe- cialisti e, più ancora, tutti i pazienti condividano questa idea. Io infatti credo che uno specialista che si trova

la medicina interna ci sono dei pro- blemi che cercherò di spiegare. Nel 1996 fu pubblicata su una rivista americana una position paper dell‟A- merican Medical Association nella quale si discuteva del ruolo del gene-

quantità notevole d‟informazioni che

di

fronte a un problema che non rien-

ral internist. A parte il fatto che que-

l‟esame fisico non può dare. Ma, come abbiamo detto, non si possono fare tutte le indagini possibili e quin-

tra nella sua specializzazione, non debba limitarsi a dire che questo non è di sua competenza e, eventualmen-

sto, oltre ad essere intellettualmente

sto ruolo veniva valutato positiva- mente, questo documento spiegava che esiste anche un internista specia-

ci si limita a quelle suggerite da

ragionevoli ipotesi. E per fare questo, occorre parlare con gli ammalati e visitarli. Credo che, quando si parla

di

te, indirizzare altrove il paziente, ma debba essere stimolato a pensare e a fare ipotesi. Molti fanno così. Que-

lista, che cioè dedica particolare at- tenzione a problemi propri di una certa specializzazione, e che esistono varie posizioni intermedie tra questi

di

contenimento delle spese sanitarie

gratificante, è anche utile per inqua-

due orientamenti. E‟ questo sicura-

non si tenga conto che il problema è

drare l‟ambito dei problemi dell‟am-

mente il caso dei professori universi-

anche tecnico e culturale.

malato e a indirizzare il paziente allo

tari che, per lo statuto della loro po-

Questo problema che ho qui solleva-

specialista appropriato. Sono ben no-

sizione, si dedicano anche alla ricer-

to

si collega con un altro più vasto

te

le storie di ammalati che girano da

ca. Ma non è possibile fare ricerca

che è quello del ruolo nella pratica medica attuale delle specializzazioni, che sono poi le depositarie della tec-

uno specialista a un altro senza riu- scire a risolvere i propri problemi. Certamente, l‟intervento dello spe-

efficace se non in un campo ristretto che è poi quello di una specializza- zione. Questo fa sì che questi interni-

nologia. Premetto che queste sono utilissime perché il sapere medico è oggi così vasto che nessuna mente umana può contenerlo in tutti i suoi dettagli, né è immaginabile che vi sia qualcuno in grado di cimentarsi con tutte le attività manuali che occorro- no per tecniche chirurgiche o stru-

cialista va meglio se viene dopo quello di un generalista o di un inter- nista. Vale la pena di ricordare che ci sono ottimi medici di medicina generale (generalisti, non generici) che si de- dicano estensivamente a quella cono- scenza medica che è alla base di tutte

sti siano anche specialisti. Il proble- ma che emerge è come fare in modo che la loro sapienza specialistica non vada a detrimento della loro visione panoramica, ossia che non si conver- tano da internisti in altri specialisti essi stessi. Questo è un problema non ancora risolto e che è una sfida intel-

mentali. Ma il problema è se la me-

le

specializzazioni. E ancora precisa-

lettuale della medicina contempora-

dicina nel suo complesso sia solo la

re

che la medicina interna non è la

nea.

Economia MUSICA E MERCATO. L’ORCHESTRA VERDI Marco Vitale

La Fondazione dell‟Orchestra Sinfo- nica e Coro Sinfonico Giuseppe Ver- di, che si è ormai imposta a livello nazionale e internazionale, si appre- sta a un‟operazione societaria e fi- nanziaria (ma che è al contempo un‟operazione culturale) assai inte- ressante sotto varie prospettive: la collocazione tra il pubblico del 49% del capitale sociale della società “Immobiliare Rione San Gottardo SpA”, interamente posseduto dalla Fondazione, e che ha come unica

proprietà l‟Auditorium di Milano, sito in largo Mahler (Corso San Got- tardo) che viene utilizzato dalla Fon- dazione per l‟Orchestra e le sue altre attività. L‟Auditorium è il risultato del recu- pero di un vecchio teatro (del 1937- 38), che quando fu inaugurato rap- presentò un evento importante per la sua modernità e innovazione. Il tea- tro è all‟avanguardia per gli impianti tecnologici (televisione interna, ri- prese audio e video, ecc) e ospita an-

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che manifestazioni diverse (conven- tion, spettacoli di terzi, ecc). Consi- derato eccezionale sia per l‟estetica che per la perfezione acustica, l‟Auditorium di Milano accoglie l‟attività dei complessi artistici della Verdi (Orchestra, Coro, Orchestra amatoriale laVerdi per tutti, Orche- stra junior, Coro di voci bianche), oltre alle molteplici iniziative dedica- te alle scuole di ogni ordine e grado. Recentemente proprio qui è stato rea- lizzato il CD che ha permesso al so-

prano Renée Fleming, insieme le di € 1,00), che ha come unica pr o- Fondazione,

prano Renée Fleming, insieme

le di € 1,00), che ha come unica pro-

Fondazione, proprio perché la finalità

all‟Orchestra e al Coro della Verdi,

prietà l‟Auditorium di Milano, sito in

di tutta l‟operazione non è immobi-

di

vincere il prestigioso premio inter-

Largo Mahler. Il prezzo di acquisto è

liare ma culturale, cioè quella di con-

nazionale “Grammy Award”. In Au-

stato di € 17.500.000. L‟ex proprieta-

solidare un‟istituzione culturale basa-

ditorium si preparano i concerti da

rio

contribuisce ogni anno € 150.000

ta sul consenso e la partecipazione

tenere in Lombardia, in Italia e all‟e-

di

sponsorizzazione, per dieci anni.

stero, oltre a quelli negli ospedali e nelle carceri, che fanno parte di un‟intensa attività sociale. La musica, parte fondamentale della cultura europea, è parte centrale nella nuova vita, dell‟Auditorium di Mila- no, sede della Verdi, dove migliaia di

Per acquistare la San Gottardo, la Verdi ha contratto un mutuo con

Banca Intesa San Paolo. Il valore dell‟immobile, stabilito dalla perizia, è di € 23.600.000. Il Consiglio di Amministrazione e l‟assemblea dei soci della Fondazione hanno deciso

dei cittadini milanesi, saldamente in- sediata in una sua casa, che diventa

casa di tutti i soci e appassionati. E‟ bene anche precisare che l‟op- erazione non viene prospettata in chiave puramente finanziaria, ma di partecipazione concreta a uno svi- luppo importante da un punto di vista

persone si ritrovano e condividono

di

mettere in vendita una parte delle

cittadino. Aderendo a tale proposta,

senza barriere linguistiche, etniche e

azioni fino a un massimo del 49%

unica nel suo genere in Italia e in Eu-

religiose emozioni e sentimenti e-

del

capitale sociale, per vari motivi:

ropa, oltre a diventare protagonisti

vocati dalla musica: oltre duecento- mila persone lo frequentano ogni an-

* avere una proprietà diffusa, “pub-

blica”, di cittadini che, acquistando le

attivi della vita culturale e musicale, si afferma il desiderio di contribuire

no.

azioni e condividendo il progetto cul-

a

dare a Milano un grande prestigio

Il

tutto è avvenuto senza contributi

turale della Verdi, parteciperanno

culturale nel mondo, senza, nel con-

pubblici, ma con un impegno molto

anche all‟Auditorium, un bene che

tempo, trascurare la salvaguardia del

gravoso per la Verdi, spesso incapace

non perderà valore ma al contrario

denaro impiegato.

di

pagare tempestivamente gli onero-

potrà rivalutarsi nel tempo;

E‟, insomma, un‟operazione in puro

si

affitti nei confronti di una com-

*

avere delle entrate per ridurre

stile meneghino, quello di una volta.

prensiva proprietà.

l‟esposizione verso la banca;

Recentemente la Fondazione ha con-

Già in passato si era pensato all‟acq-

* fare interventi di miglioria interni

dotto un sondaggio tra gli abbonati

uisto dell‟immobile con il supporto

ed

esterni (foyer, largo Mahler, ser-

per stimare le possibili adesioni e sta

di

enti finanziari e successiva collo-

vizi interni per gli spettatori e i soci);

alacremente disponendo i passaggi

cazione di parte del capitale tra il

Si pensa dunque di proporre

tecnici necessari. La risposta al son-

pubblico. Non fu, allora, possibile realizzare il progetto, per il valore troppo elevato dell‟immobile. La cri-

l‟acquisto di parte delle azioni ai soci della Verdi (circa 300) e agli abbona- ti (quasi 5.000).

daggio può certamente definirsi “en- tusiasmante” come afferma il diretto- re generale della Fondazione Luigi

si

che ha ridimensionato i valori im-

Per la stagione 2010-2011 si è pensa-

Corbani. Ritengo importante che

mobiliari, il crescente successo della

to

di raccogliere circa 2 milioni di

l‟operazione non solo vada in porto

Verdi e la sua affermazione come uno dei pilastri della cultura musicale milanese, la ragionevolezza e spirito

euro, mettendo in vendita le azioni con un taglio minimo di € 1.000 (200 azioni al prezzo per azione di euro

ma segni un grande successo. È pro- babile che i dividendi della S. Got- tardo non saranno elevati. Ma eleva-

collaborativo della proprietà, l‟ap-

5,00).

tissimo sarà il dividendo sociale.

poggio di primari istituti finanziari,

Naturalmente, si prevede, qualora se

L‟Auditorium di Milano della Verdi

ha ora reso possibile l‟operazione.

ne

presentasse la concreta possibilità,

non è solo un luogo dove si ascolta e

La “Fondazione Orchestra sinfonica

di

far partecipare anche le istituzioni

si

fa musica eccellente. E‟ anche un

e Coro sinfonico di Milano Giuseppe Verdi” ha infatti comprato il 100% delle azioni della società “Immobilia- re Rione San Gottardo spa”, (5.380.000 azioni del valore nomina-

locali (Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio), e grandi a- ziende bancarie o industriali. E‟ bene precisare che comunque la maggio- ranza delle azioni rimane in capo alla

luogo dove ci s‟incontra tra gente civile; una specie di rifugio (nel si- gnificato preciso con cui questo ter- mine era usato in tempo di guerra) per la gente civile.

Le ragioni della mia candidatura so- no assai semplici. Dare seguito a un‟esperienza che può consentirmi di dare ancora qualche contributo. Dopo 5 anni passati all‟interno della politi- ca, per me una novità assoluta, l‟ho

Lettera PERCHÉ MI CANDIDO Riccardo Sarfatti

capita davvero e più da vicino; ho cioè conosciuto i modi, le forme, i

riti con cui procede nei due ambiti in

cui essa principalmente si manifesta:

i partiti e le istituzioni. Ho evidente-

mente potuto capire meglio come

10

questi soggetti i partiti e le istitu- zioni - condizionino pesantemente le possibilità della politica di avere il suo stretto rapporto con la società cui essa deve, o meglio dovrebbe, co- stantemente riferirsi.

Quello che in realtà succede sé steccati, il cui spessore si è via via strazione”,

Quello che in realtà succede

steccati, il cui spessore si è via via

strazione”, che, attraverso organismi

enormi risorse, per molti versi uniche

all‟interno dei partiti e delle istitu-

ingigantito quando potere mediatico

separati (le società “partecipate” e-

zioni è condizionato da logiche spe-

di

massa e potere politico si sono

sterne) e democrazia compromessa,

cifiche che raramente ha direttamente

saldati. In Regione Lombardia in par-

null‟altro ha fatto se non consolidare

a

che fare con la soluzione dei veri

ticolare è potuto accadere, dove la

Non ho dubbio che con la nascita di

gli intrecci pesanti con i suoi tradi-

problemi sociali: l‟interesse colletti- vo. Per quanto riguarda i partiti si tratta di logiche che riguardano i rap- porti di potere tra di loro (sia tra maggioranza e minoranza che all‟in-

forza della maggioranza è stata in- versamente proporzionale alla debo- lezza della minoranza.

questo PD si sia persa una straordina-

zionali gruppi di potere di riferimen- to (ecclesiali, corporativi, connessi alle rendite finanziarie e immobilia- ri). Ciò in spregio evidente di una normale concezione di libero merca-

terno degli schieramenti) e tra i di-

ria

occasione di creare in Lombardia

to e di concorrenza, e in completo

versi gruppi attivi al loro interno, la loro visibilità mediatica e, spesso, quella dei singoli, la programmazio- ne, individuale e di gruppo, delle car-

una nuova forza politica riformista avanzata: una vera autonomia del PD della Lombardia, in una logica di partito effettivamente federale, a-

soffocamento o marginalizzazione dei requisiti di merito. Le potenzialità della Regione, le sue

riere, i minuti rapporti con i territori

vrebbe potuto consentire di far cre-

e

originali, consentono ampiamente

di

provenienza, ad altro ancora.

scere e consolidare il partito nuovo in

di

considerare tuttora possibile che la

Per quanto riguarda le istituzioni, gli attuali meccanismi di funzionamento hanno pesantemente compromesso le possibilità di un democratico con- fronto (l‟essenza della democrazia) tra maggioranza e minoranza, che difficilmente arriva a sintesi “nell‟in- teresse comune”, dato lo strapotere

forme, modi, proposte politiche effet- tivamente connessi alla specificità dei nostri territori e al di fuori delle incertezze e dei tentennamenti della politica romana e, soprattutto, dei suoi pesanti, ma sempre accettati, condizionamenti. Anche all‟interno del PD, i condizio-

Regione abbia verso il paese e il mondo globale un ruolo di effettiva capacità di proposta destinata alle generazioni future, in modo tale da ritornare a essere uno dei più impor- tanti motori d‟Europa, cosa che non è più come i dati ampiamente dimo- strano. Si tratta innanzitutto di rimet-

degli organismi esecutivi che opera-

namenti storici dei modi di essere dei

tere il valore del lavoro e dell‟im-

no indisturbati nella debolezza o nell‟assenza di luoghi di verifica e controllo: sono rari e marginali i casi

due partiti fondatori sono stati assai più pesanti di quanto inizialmente non si pensasse, impedendo molto

presa al centro della politica avendo la capacità di proporre politiche in- dustriali capaci di considerare effet-

in

cui le conclusioni non avvengano

dell‟innovazione indispensabile e da

tivamente l‟articolazione, le specifi-

secondo l‟espressione della “dittatura della maggioranza”. Tutto ciò morti-

fica fortemente il ruolo di “eletto”, sia pure in modi e forme diverse per chi si trova nella maggioranza o nella

moltissimi auspicata. In realtà anche il PD, a parte la fase iniziale caratte- rizzata dall‟”entusiasmo dello stato nascente”, è stato lasciato solo a se stesso, o meglio nelle mani esclusive

cità e le qualità della struttura indu- striale dei nostri territori. L‟identità industriale della regione e del Paese è la prima identità da ricostruire. Da qui passa qualsiasi ipotesi di ripresa

minoranza; essendo i primi, tranne

dei

fondatori che non se la sono sen-

dello sviluppo.

casi rarissimi, null‟altro che esecutori

tita di accogliere dispiegatamente chi

I problemi della qualità dell‟aria e

di

espressioni di voto secondo gli or-

veniva da altre esperienze o da nes-

dell‟ambiente, dell‟uso del suolo,

dini di scuderia (in 5 anni di alcuni non mi è capitato di sentire la voce),

suna esperienza. Per altro anche i due partiti fondatori (sostanzialmente

delle infrastrutture, dei trasporti, di servizi effettivamente a misura di di-

e

i secondi costantemente frustrati

costituiti da amministratori locali o

ritti universali, della coesione socia-

nel loro impegno di formulare co- munque proposte correttive, se non

personale di partito) si sono via via articolati in una pluralità di posizioni

le, dell‟immigrazione e della sicurez- za, dell‟organizzazione della cultura,

di

alternativa, di fatto mai pregiudi-

e gruppi che hanno purtroppo con-

dell‟inquinamento mafioso, sono tra

zialmente accolte da una maggioran-

dotto più alla ricerca e alla conserva-

loro intrecciati e hanno bisogno di un

za

che solo nella sua blindatura è sta-

zione dei loro reciproci equilibri che

progetto di futuro che ogni giorno di

ta

spartitori, che hanno consentito di

in grado di mantenere gli equilibri

non a sintesi innovative. La media- zione tra i gruppi ha, di fatto, preval-

più appare impossibile sia tracciato dalla maggioranza che oggi governa

non far emergere le divisioni interne.

so sulla definizione dell‟identità.

il

paese e la regione. Malgrado i li-

Tutto questo mi ha portato alla matu- ra convinzione dell‟inesorabile soli-

Penso che un tale quadro sia, a que- sto punto, destinato a modificarsi e

miti e gli errori dell‟esperienza sin qui condotta, non è oggi ipotizzabile

dità di tali meccanismi e di come sia

che nella prossima legislatura regio-

la

nascita di ulteriori nuove forze po-

difficilmente ipotizzabile che essi

nale le ragioni di un‟alternativa po-

litica capaci di guidare uno schiera-

possano essere modificati “dall‟e- sterno”. Ritengo che sia accaduto

tranno irrobustirsi per gli effetti delle conseguenze di una crisi verso la

mento riformista avanzato; perso- nalmente ritengo ancora il PD la for-

perché la politica è stata lasciata sola

quale il formigonismo non ha saputo

za

decisiva per questo percorso.

a

se stessa e perché si sono sottovalu-

dare indicazioni di futuro, né tanto

Le elezioni regionali col meccanismo

tate le sue straordinarie capacità di auto riprodursi e di erigere intorno a

meno prepararlo, stretto com‟è stato all‟interno di una “normale ammini-

della preferenza consentono la scelta delle persone. Certamente all‟interno

11

dei gruppi organizzati ci sono gli e- lettori abituati a esprimere un voto di preferenza

dei gruppi organizzati ci sono gli e- lettori abituati a esprimere un voto di preferenza a e così tutelano il proprio gruppo. Anche per questo la politica si auto riproduce e non si innova. Mi auguro che esprimano la preferenza

anche molti cittadini che non fanno capo a quei gruppi. I miei slogan elettorali sono “DEN- TRO LA POLITICA, FUORI DAL- LE CORRENTI” e “PIU‟ DEMO- CRATICI, MENO TIMIDEZZA”,

declinati sui 4 temi del LAVORO, della LAICITA‟, della LEGALITA‟, della LOMBARDIA. Senza la preferenza di molti, difficile arrivare alla cima di una strada che sembra in salita.

Credo si possa dire che Milano è sempre stata un luogo ove le grandi

idee si traducono in pazienti realizza- zioni, non singolarmente grandiose ma capaci di costruire un grande in- sieme. Vorrei contribuire al dibattito con tre piccole proposte che riguar- dano la Milano della cultura. Prima proposta: i collegi universitari. Sono i luoghi dove vivono centinaia

di studenti lontani dalla famiglia e

proprio per questo più bisognosi di vita comunitaria e più disponibili ad

attivarsi per costruirsi attorno un am- biente culturalmente stimolante. Fa differenza se i collegi sono semplici residenze (dormitori) o luoghi di cul- tura, dove gli studenti trovano sup- porti (biblioteca, emeroteca) e occa- sioni (conferenze, dibattiti). Cono- sciamo il ruolo storico dei collegi di Pavia o di Oxford; ma anche il ruolo che per qualche decennio del Nove- cento hanno giocato i collegi della Cattolica a Milano, ove la generazio-

ne di Romano Prodi e Tiziano Treu

si è formata in un clima di studio e discussione appassionati. C‟è oggi un esempio interessante: il Collegio di Milano, fondazione alimentata da

donatori industriali, partecipata dalle università e istituzioni pubbliche, presieduta con forza e immaginazio-

ne da Giancarlo Lombardi. Il Colle-

gio punta a una formazione di eccel- lenza per studenti delle sette univer- sità milanesi, selezionati in base al “merito” (curriculum di studi, prove attitudinali, colloqui). Ospita un cen-

tinaio di studenti, offre attività cultu- rali aperte a studenti non residenti. Il Collegio di Milano è considerato

un gioiello non replicabile per il co-

sto degli spazi e delle attrezzature, del personale che lo gestisce e orga- nizza le attività. La mia proposta è di

Città LA MILANO CHE VORREI Pippo Ranci

trasferire a tutte le residenze univer- sitarie milanesi una versione sempli- ficata del modello di collegio d‟eccellenza. Ci sono aspetti facil- mente trasferibili. La tecnica oggi aiuta, basta pensare, a titolo di esem- pio, al fatto che una grande biblioteca è meno necessaria se si dispone di un punto di accesso a internet con un abbonamento a riviste scientifiche e culturali online, che costa molto me- no. L‟emeroteca si costruisce con la promozione degli editori che già spendono per il “quotidiano in clas- se”. E così via: molto si può fare con poco e le meritorie attività che i re- sponsabili delle varie residenze già cercano di svolgere potrebbero essere enormemente potenziate da un pro- getto cittadino. Il costo del pro- gramma semplificato sarebbe certa- mente affrontabile con la stessa tec- nica del Collegio di Milano cioè il ricorso a fondi privati e pubblici at- tratti dalla qualità del progetto e dalla sua capacità di elevare la qualifica- zione dell‟istruzione universitaria a Milano e l‟attrazione di studenti ec- cellenti. Seconda proposta: valorizzare i luo- ghi d‟arte e di storia. È indecente che Milano tenga in coda sulla piazza di Santa Maria delle Grazie, sotto il sole

di luglio o le piogge di ottobre, deci-

ne di persone che hanno percorso migliaia di chilometri per vedere il Cenacolo. Va creato un vasto e con- fortevole luogo di accoglienza ove si possano ammirare copie del dipinto con i meravigliosi ingrandimenti di dettaglio che sono state proiettate l‟anno scorso per lo stupore dei par-

tecipanti alle conferenze sulla storia

di Milano, con pannelli didattici sulla

storia e sull‟arte, ma anche conferen-

ze, un bar e un negozietto di souve-

12

nir, libri e riproduzioni. Mi pare che un progetto del genere sia in corso e spero sia adeguato (una presentazio- ne sui mezzi d‟informazione non e- scluso Arcipelago sarebbe benvenu- ta). Progetti del genere sarebbero ne- cessari per vari monumento milanesi tra cui le chiese. Un criterio generale per il finanziamento potrebbe essere la sponsorizzazione commerciale a termine. Si consenta che un‟impresa, contribuendo generosamente, appaia vistosamente nella realizzazione e possa utilizzare lo spazio così creato per qualche evento di suo interesse, per un periodo di tempo adeguato a giustificare la spesa. Poi solo una so- bria scritta: quest‟opera è stata rea- lizzata grazie a Terza proposta: che cosa diciamo all‟Expo. Ricordiamo che l‟Expo ar- riva a Milano perchè per Milano e contro Smirne hanno votato molti paesi dei tre continenti (Africa Asia e America del Sud) ove stanno la gran parte dei poveri del mondo. Hanno votato per Milano perché Milano gli è stata presentata bene dai nostri amministratori in volonteroso pelle- grinaggio. Ora Milano deve dire qualcosa sul tema “nutrire il mondo, energia per la vita”. Deve dirlo con una realizzazione architettonica e- semplare e armonizzata con il tema:

bene o male, se ne stanno occupando architetti e urbanisti, costruttori e as- sociazioni d‟imprese, amministrazio- ni pubbliche e gruppi politici. Ma dovrà dire qualcosa anche con la co- municazione d‟informazioni, idee, esperienze, che prenderà la strada di pubblicazioni, mostre, conferenze. Milano deve dare un messaggio che aiuti i visitatori e, attraverso i media, il mondo a conoscere la dimensione e capire meglio l‟origine delle spaven-

tose disuguaglianze, carenze nell‟a - limentazione e nella disponibilità di acqua e di energia. Di

tose disuguaglianze, carenze nell‟a- limentazione e nella disponibilità di acqua e di energia. Di queste situa- zioni di cui i benestanti del mondo, il miliardo su sei che sta bene, hanno di che vergognarsi, l‟Expo dovrebbe

dare una conoscenza migliore di quella che circola.

È la conoscenza che sta alla base del-

le proposte per individuare la via d‟uscita. L‟Expo dovrebbe offrire un‟occasione per discutere le propo-

ste che circolano, e discuterle sulla base di buoni livelli di conoscenza che ci salvino dalle trappole della sufficienza irresponsabile e della demagogia facile. Qualcuno se ne sta occupando?

Speciale elezioni 1 DELL’ASTENSIONE. Walter Marossi

Una delle domande ricorrenti di que-

La questione firme non incide perché

netta alterità rispetto a Formigoni,

sti

giorni è: quanto peserà lo scanda-

confermerà, negli elettori decisi a

capace di convincere gli indifferenti

lo

delle firme taroccate? Aumenterà

votare centro sinistra, che Berlusconi

e

i delusi.

l‟astensione di cittadini elettori del

centrodestra delusi?

L‟astensione aumenterà leggermente,

a

nazionale e regionale, perché c‟è una

macchia di leopardo sul territorio

ca e indifferenti i due schieramenti

le

comunali quasi alla pari con le eu-

è un mascalzone; negli elettori decisi

a votare cd che i comunisti vogliono

vincere per via giudiziaria. Gli altri,

a

che possano ritenere questa questione

vedere ben altro, difficile pensare

toria di Formigoni che è si potente

Si tratta di un‟astensione da noia più

che di un‟astensione scelta, un‟asten-

La mia risposta è semplice: la que- stione firme non sposterà un voto.

indecisi o indifferenti si sono abituati

sione da “perché perdere un week end di sole?” piuttosto che una scelta

politica che semmai va ricercata nelle

schede bianche che non a caso nelle

tendenza a ritenere “noiosa” la politi-

fondamentale, nell‟orientare la loro scelta di voto. L‟astensione aumen-

ultime competizioni tendono a dimi- nuire.

inoltre le elezioni regionali si situano come gradimento dopo le politiche e

terà leggermente perché le elezioni regionali lombarde sono vissute con scarso patos; si da per scontata la vit-

Vediamo il rapporto tra elettori e vo- tanti negli anni, a Milano città, pre- messo che con il Dpr n. 534/1993

l‟obbligo del voto è stato abolito.

ropee cioè delle elezioni meno “sen-

 

tite”.

ma non scalda i cuori; mentre lo sfi- dante Penati è ancora lontano da una

1970

95% amministrative

1995

76 % regionali

2004

67,2 % europee

1980

88,5% amministrative

1996

85,6 % camera

2005

67,7% regionali

1990

84,8% regionali

1997

71,9 % comunali

2006

67,5% comunali

1992

87,7% camera

1999

64,9 % europee

2008

80,7% camera

1993

78,2% comunali

2000

68,9 % regionali

2009

64,8% europee

1994

88,8% camera

2001

82 % comunali

1994

71% europee

2001

82,4% camera

-

votanti regionali 1995 84,24

Come si può vedere esistono delle costanti: il voto europeo è il meno

ficativamente sulla partecipazione al voto.

(con un record assoluto di 1030000

sentito, il voto politico il più sentito. Tra regionali e politiche vi sono più

Le elezioni provinciali essendo a doppio turno sono meno comparabili,

schede nulle e 214000 bianche). Va sempre ricordato che la percentu-

di

10 punti di differenza. Le comuna-

diciamo che al primo turno si situano

ale di votanti è parametrata sul voto

li

sono le elezioni che presentano una

leggermente sopra le regionali.

al presidente regionale; ma gli eletto-

maggiore variazione di partecipazio-

A

livello Lombardia il quadro cam-

ri che scelsero tra Formigoni e Sar-

ne tra un‟elezione e l‟altra, dipen- dendo la partecipazione dalla capaci-

bia, nel senso che la partecipazione al voto è più alta, ma segue le stesse

fatti non votando i partiti sono stati circa 900000 di cui a Milano città

dei concorrenti di attrarre al voto

logiche:

161000, mentre tra Ferrante e Morat-

gli

indifferenti. I diversi sistemi elet-

-

votanti regionali 2005 73%

ti

i voti solo al sindaco furono 70000.

torali poi facilitano o ostacolano la

(ricordo che votanti non significa vo-

Le differenze tra provincie (relativa-

maggiore partecipazione, ad esempio

il voto disgiunto, abbassa drastica-

mente il numero di elettori alle liste. Mentre, contrariamente poi a quello che si pensa, il proliferare delle liste

e dei candidati, così come il prolife-

rare di liste civiche non incide signi-

ti validi perché occorre scorporare

300000 voti non validi di cui 81000

bianche su un totale di 5573000 elet- tori.)

2000

- votanti

75,59% (con 361000 nulle di cui

regionali

100000 bianche)

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mente ai votanti) sono significative solo per quello che riguarda Milano e Sondrio: BG 74,5%, Bs 75%, Co 72%, Cr 75%, MN 74%, Mi 71%, PV 74%, SO 64%, Va 71%, Lodi 75%, Monza 75%, Lecco 75% (dati regionali 2005). All‟interno delle

provincie tra città e comuni più pic- coli si registra in genere una lieve minor

provincie tra città e comuni più pic- coli si registra in genere una lieve minor partecipazione cittadina ma con dati non paragonabili a quelli della città di Milano che rispetto al dato regionale sta sotto del 6% e del 4% rispetto al dato della sua provin- cia (Milano compresa). Stabilito che la tendenza all‟aste- nsione è in aumento, che l‟aumento è

maggiore nelle aree urbane e senza grandi variazioni tra giovani e anzia-

ni (il che significa che i giovani, pre-

sumibilmente più sani, sono meno attratti al voto degli anziani che a- vrebbero qualche ragione fisica in più per non votare), resta da rispon- dere all‟interrogativo che da sempre

ci si pone: l‟astensione è più di destra

o di sinistra?

La mia risposta è semplice: l‟aste- nsione non incide minimamente

sull‟elettorato di appartenenza. Certo

vi sono scelte politiche di non voto

(leggetevi le e-mail di Giovanni Co- lombo ad esempio) ma sono casi per- centualmente trascurabili. L‟astensione incide sull‟elettorato

d‟opinione e tra questi sull‟elettorato più politicamente colto. Quindi incide maggiormente sullo sfidante che su chi governa, indipen- dentemente dal fatto che sia di cd o

di centro sinistra.

Nel caso della Lombardia evidente- mente il mondo dei non votanti do-

vrebbe essere l‟obbiettivo principale

di

Si tratta peraltro dell‟elettorato più difficile da raggiungere e per il quale non bastano qualche manifesto e le dichiarazioni stampa. Considerate infatti che tutti i candi-

dati di tutte le liste, assatanati dalla ricerca di preferenza, a tutto si dedi- cano tranne che ai non votanti.

A Milano spostare anche piccoli

segmenti di non votanti, irrilevante

nel quadro regionale, può essere de-

terminante per prepararsi a vincere le

elezioni comunali. Ma questa è un'altra storia.

Penati.

Alcune domande al responsabile elet- torale del pdl lombardo chiunque es- so sia. 7500 convitati al pranzo di

Buscemi, 3500 a quello di Maullo, 1100 a quello di Colucci etc. possibi-

Speciale elezioni 2 ULTIME DAL FRONTE Carneade

toriali” dell‟altro. A quando la lettera anonima in procura? Secondo For- migoni, non c‟è stata alcuna irregola- rità nella raccolta delle firme per le liste per le elezioni regionali. “Non

dal titolo: basta seghe ! (a proposito

parla di alberi). D‟Alema a Milano. Prenotata sala piccola all‟Umanitaria.

Solo posti in piedi già mezz‟ora pri- ma dell‟inizio. Affannosa ricerca del-

le

che fra tante bocche da sfamare

ho

alcun dubbio ha concluso - che

le

chiavi del più grande salone degli

non ci fosse uno a dieta che racco- glieva le firme? Dalle dichiarazioni

il

accolto e quindi posso dire che le op-

ricorso che noi presenteremo sarà

affreschi. Rintracciate chiavi. Salone resta chiuso. Un autorevole dirigente

di

Giorgetti si apprende che la lista

posizioni che si sono sbizzarrite in

decide: meglio far vedere che c‟è

consegnata alla Lega non era quella prevista, com‟è possibile allora che

insulti vari se li ringoieranno tutti dal primo all‟ultimo”. Più difficile fare

gente in piedi piuttosto che sedie vuote. Molti piuttosto che stare

le

firme siano state raccolte nei gior-

ingoiare anche a Bossi il “dilettanti

un‟ora in piedi se ne vanno incazzati.

ni

precedenti? O Giorgetti sbaglia o

allo sbaraglio” Fonti bene informate

Bellina l‟idea del candidato PD An-

….? Come fa a fare il vicepresidente della regione uno che fa questi auto-

spiegano che l‟operazione liste, è una

strategia del pdl per difendersi dalle

giolini, (cui va anche il premio per le foto candidato più brutte), di mettere

gol? Contrariamente a quel che si

inchieste della magistratura: se infat-

le

foto dei testimonial. Meno bello

scrive altrove non vi sarà nel centro- destra nessun regolamento di conti,

ne caccia al colpevole per il pasticcio

delle liste. Il colpevole infatti è stato subito individuato dai collaboratori del celeste: “quello è proprio rinco- glionito, l‟Alzheimer non fa sconti”. Ma quello non è né assessore, ne mi- nistro, è di più. E allora meglio so- prassedere.

Bello lo scambio di battute Buscemi- Maullo, sulle reciproche incapacità. Chi dei due resterà fuori dalla giun- ta? I bookmakers danno Maullo co- me candidato alla trombatura. Da li, il “delicato” accenno del trombando alle “ conosciute capacità imprendi-

ti, sostengono gli avvocati difensori

degli imputati, non sono capaci di taroccare nemmeno le liste, è impro- babile che possano taroccare gli ap- palti. Tra le più divertenti: “Chi con- trolla le firme viola la privacy” l‟ha

detta il candidato di cinque stelle non

il celeste.

Navigando tra le pubblicazioni del chirurgo in lista per Penati, J. Negre- anu: compare “Mioplastica di au- mento dei glutei”. Ecco perché è in lista! Solo con l‟aumento dei glutei tramite chirurgia plastica il PD può sperare di vincere. Grande successo nei seminari (e tra i tifosi del Torino) della campagna ecologista di Baruffi

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che tra i testimonial uno sfotta Ber- sani e Franceschini. Avvertitelo che il congresso è finito. Dice Pierferdi Maiorino al termine di una dichiarazione su Formigoni: «A quel punto si vedrà se noi saremo pronti a lanciare una vera sfida per cambiare pagina. Guardando con fi- ducia alle elezioni del 2011.». Come dire: per il 2010 lasciamo perdere. Guido Galperti, a suo tempo capo- gruppo pd in regione si è trasferito al parlamento. Ma resta impegnato in campagna elettorale, leggesi sul suo blog: “Spiedo dagli amici… Ottima partecipazione, identità rinsaldata” Quale? Degli spedisti o degli ex

margherita? Come in tutte le campa- gne elettorali lo sberleffo tra creativi e spin doctor

margherita? Come in tutte le campa-

gne elettorali lo sberleffo tra creativi

e spin doctor è all‟ordine del giorno. Leggiamo sul sito spinnindoctors (a

firma Luca Checola) a proposito dei manifesti di Penati ” la realizzazione, casereccia e scadente, con l‟ipotetica marcia in più (sarebbe Penati) collo- cata dove a logica dovrebbe esserci

la retromarcia (ma è chiaro che i gra-

fici genuflessi non avrebbero mai messo Penati nel posto giusto, in basso, sotto la quinta). Freudiano? Forse. Fatto sta che un‟auto con un selettore del cambio come quello è destinata a schiantarsi alla prima cur- va per una scalata “sesta-retro”. Alla faccia della solidarietà tra colleghi. Picco Bellazzi (PD Varese) dal suo sito ci informa che “mia moglie mi sopporta da 32 anni”; è perché si è stancata che lui ha deciso di candi- darsi? Letto nel sito del candidato a presidente dei grillini: “Avviso: Il nostro candidato alla Presidenza Vito

Crimi non ha alcun rapporto di pa- rentela né di conoscenza con il par-

lamentare Rocco Crimi, PDL da 6 legislature, attualmente sottosegreta- rio alla Presidenza del Consiglio”. Immaginiamo che la specifica sia d‟interesse reciproco. Giangiacomo Longoni ci informa che è tra i fonda- tori del blog Osteria Padana dove trovate anche il settore liberalismo e socialismo (vuoto) e dove scrive tale Sig. (ah il delicato giro di parole). Fantasiosi. Bello anche il sito di Riccardo Sar- fatti nella scelta dei colori arancione e viole c‟è la linea politica: unione e protesta. Come dire niente PD. Rac- colta fondi: Un lettore ce l‟abbiamo! Dal sito di Formigoni è sparita la se- gnalazione di raccolta fondi che ave- vamo indicato nel numero scorso. Appena 12 ore dopo la pubblicazio- ne. Un posto di lavoro l‟abbiamo salvato: quello di chi aveva fatto il sito. Nel sito di Pezzotta compare un altrettanto inelegante “per contribuire contatta la segreteria”. La lista civica cinquestelle lombardia è più concreta mette anche le modalità di pagamen-

to con carta di credito. Suggerimento ai candidati: fate come Maurizio Ba- ruffi che ha rispettato alla virgola le norme. Biografie. Ognuno scrive nelle bio- grafie quel che vuole, in genere trala- sciando, come Agnoletto che oggi scrive: "Nato a Milano nel 1958, so- no cresciuto frequentando l‟as- sociazionismo cattolico, ho trascorso vent‟anni nell‟Agesci, e i movimenti studenteschi della Nuova Sinistra, nei quali ho ricoperto ruoli di dire- zione politica nazionale.” Ma sempre sul web si trova sempre a sua firma:

“Appena arrivato al Berchet - avevo quattordici anni - facevo riferimento a nulla; dopo alcuni mesi nacque an- che al Berchet il C.S.S., il Centro Studentesco Socialista, una sinistra giovanile socialista esterna alla F.G.S.I., perché il partito socialista aveva altre strade; il C.S.S. aveva come riferimenti a Milano….” In campagna elettorale un passato so- cialista anche remotissimo fa sempre male.

un passato so- cialista anche remotissimo fa sempre male. Scrive il Circolo PD Milano forma partito

Scrive il Circolo PD Milano forma partito

L'editoriale di Luca Beltrami Gadola

aumentare la presenza femminile nel-

pure la dirigenza che li ha messi in

“Il Pd e le tre scimmiette” invita il

la

politica. Il 63% di candidati appar-

lista sente il dovere di verificare se il

popolo di sinistra a far sentire alme-

tenenti al ceto politico vuol dire ne-

mandato sia stato portato a termine

no la sua voce. Filippo Penati è stato candidato alla presidenza della re-

gare il ricambio, mentre la sovrappo- sizione dell‟ambito di partito con

con diligenza: avete mai visto pub- blicate sul portale del Pd le percen-

gione Lombardia senza che il Pd ab-

quello istituzionale significa rompere

tuali di presenza in aula e commis-

bia elaborato tutte le ragioni della sua

la

reciprocità del controllo.

sione di ciascun consigliere, il bilan-

mancata riconferma alla provincia di

E

poi ci sono procedure opache, or-

cio della sua attività in consiglio re-

Milano. Il programma del Pd non

mai intollerabili per elettori e mili-

gionale, la regolarità dei contributi

scalda i cuori e le liste dei candidati

tanti adulti. I candidati sono stati

versati al partito?

non brillano. Di questi il 42% sono donne, ma solo due su undici sono

scelti senza criteri omogenei a livello regionale: da un‟opzione tutta interna

La disaffezione nei confronti dei par- titi cresce dopo ogni scandalo, gli

capolista; il 63% del totale ricopre

al

ceto politico in alcune provincie,

ultimi riguardano le inchieste sulla

già un incarico istituzionale o di par- tito, c‟è un doppio incarico (deputato

sino alle primarie aperte a tutti gli iscritti a Cremona. Non sono state

Protezione civile, le frodi fiscali in odore di „ndrangheta e le irregolarità

e

consigliere provinciale), diversi so-

rese note le ragioni delle ricandidatu-

procedurali nella presentazione delle

no sindaci e c‟è pure il segretario re-

scimmiette, siamo delusi dall‟esiguo

re

per il secondo mandato e neppure

liste elettorali. Che siano quelli del

gionale, capolista nella sua provincia. Poiché non siamo elettori-

numero di donne capolista (18%), perché significa fare molto poco per

quelle delle deroghe concesse per il terzo, ma non conosciamo nemmeno i profili dei neo candidati nelle liste e nel listino. Non c‟è l‟abitudine a ren- dere conto da parte degli eletti e nep-

PdL ad essere coinvolti non deve es- sere un alibi per sentirci immuni dal dovere di uno stile politico diverso, che renda esplicita la differenza fra uno schieramento politico e l‟altro,

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proprio perché non ci piace lo stereo- tipo che tutti i politici sono uguali e

proprio perché non ci piace lo stereo- tipo che tutti i politici sono uguali e corrotti. Se i criteri di buona politica non han- no guidato la scelta dei candidati, qualcosa si può ancora fare per rime- diare: la legge elettorale regionale consente la preferenza e sarà proprio il numero delle preferenze, non la posizione in lista, a fare la differenza

fra un candidato e l‟altro. Possiamo allora individuare quei candidati che rispondano ad alcuni requisiti di buona politica: non scegliamo chi ha già un incarico di partito, perché sia chiaro che vogliamo separare partito e istituzioni, chi si è candidato men- tre ricopre già un altro mandato, per- ché ha tradito il rapporto fiduciario con gli elettori che lo hanno eletto;

chi è già stato eletto per due mandati perché il ricambio è importante e si

può stare al servizio del partito anche fuori dalle istituzioni. Usiamo le pre- ferenze per eleggere candidate e can- didati che dimostrino attenzione per

la cultura del rendere conto e che

sappiano con proposte politiche in- novative rimediare alla carenza di idee del programma.

RUBRICHE

MUSICA

Questa rubrica è curata da Paolo Viola rubriche@arcipelagomilano.org

Fra tre mesi, pochi giorni prima del suo settantasettesimo compleanno e a 17 anni dalla sua ultima apparizione milanese, Claudio Abbado torna alla Scala e già se ne parla come di un evento mondiale; sarà perché i mila- nesi che l‟hanno avuto nel loro teatro per 22 anni filati non hanno mai di- gerito la sua partenza (e forse anche non del tutto capita la ragione), sarà perché il Club degli Abbadiani Itine- ranti è riuscito a tenerne vivo il mito, sarà infine per via dei suoi novanta- mila 1 alberi, fatto sta che c‟è un‟agitazione assolutamente fuori del comune. Da una parte si sta verificando un‟inverosimile caccia ai biglietti (povero Lissner, non vorremmo esse- re al suo posto, se non per quello che gli è da sempre riservato nel palco di proscenio), dall‟altra i servizi giorna- listici e televisivi che hanno già co- minciato a bombardarci quasi quoti- dianamente, e poi questa nuova idea

– tutt‟altro che peregrina, anzi ottima

di mettere un maxi-schermo davan-

ti al teatro o addirittura in piazza del Duomo (per essere sicuri di non la-

sciar fuori nessuno) vi sembra del

1 tutti in fila, uno ogni 10 metri, ombreg- gerebbero un viale di 900 kilometri - da Milano a Vienna - quanti ne fece Abbado nel 1986 per passare dall‟orchestra della Scala a quella dei Wiener Philharmoni- ker; sarà un numero a caso?

Claudio e il Maestro

tutto usuale? Neanche il ritorno di Toscanini dopo la guerra, neppure le prime con la Callas … bisogna cam- biare genere … tornare ai tempi d‟oro di Maradona a Napoli…! Nel frattempo Muti, che va invece per i sessantanove e che ha diretto gli sca- ligeri per 19 anni, è diventato da po- co il direttore della Chicago Syn- phony Orchestra e ancora offeso dalle vicende di cinque anni fa ri- fiuta orgogliosamente di tornare alla Scala. Si è scritto di tutto e anche troppo sulla rivalità vera o presunta fra i due ma, pur non volendo essere né dietro- logi né pettegoli, non possiamo non dirci (felicemente) sorpresi nel vede- re che il prossimo Ravenna Festival creatura fortemente voluta e imperio- samente guidata dalla signora Cristi- na Mazzavillani in Muti sarà inau- gurato il 9 giugno da Abbado con la sua Orchestra Mozart e concluso il 12 luglio da Muti con la sua Orche- stra Cherubini; diciamo le “loro” or- chestre poiché ne sono stati i fonda- tori (la Mozart a Bologna, la Cheru- bini a Ravenna e Piacenza, tutte e due nello stesso anno 2004) e ne so- no i “padroni” assoluti. Sembrano due storie parallele, e per certi versi lo sono: sicuramente sono entrambi un vanto della musica italiana, due direttori che tutti ci invidiano, ma sono anche persone che con la loro

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diversità hanno spaccato in due parti il mondo musicale: abbadiani e mu- tiani non si stimano reciprocamente, alcune orchestre vogliono solo l‟uno o solo l‟altro, per non parlare dei cri- tici musicali quasi tutti schierati, co- me nella politica italiana di questi tempi, nei due campi opposti (e an- che noi, nel nostro piccolo, dobbia- mo riconoscere di non essere affatto equanimi!). Sul palcoscenico, o nel golfo mistico, Abbado viene universalmente chia- mato Claudio da tutti, giovani e vec- chi, amici di vecchia data o appena conosciuti; a Muti si dà rigorosamen- te del Maestro e chiunque gli si avvi- cini lo tratta con deferenza. Tanto il primo è timido e riservato (alza i toni solo per denunciare ingiustizie e pri- vilegi) quanto il secondo è formale e autoreferenziale, molto attento a ce- lebrare la propria autorità di diretto- re. L‟uno, molto milanese, si adopera per lavorare “insieme” a strumentisti e cantanti e per far emergere i giova- ni talenti; l‟altro, profondamente me- ridionale (sembra una contraddizio- ne), preferisce la solitudine del capo

e le distanze che ne rafforzano

l‟autorevolezza. Insomma, due personalità antitetiche, tali anche nella scelta del repertorio e ovviamente nelle intenzioni interpre- tative (non si possono infatti confon- dere la morbidezza e la poeticità del

suono di “Claudio” con l‟in - flessibilità dei fraseggi del “Ma e- stro”); ma, a

suono di “Claudio” con l‟in- flessibilità dei fraseggi del “Mae- stro”); ma, a prescindere dalle nostre preferenze e dai nostri personali giu- dizi, non potremmo - con il ritorno di Abbado alla Scala - aspirare a una sana normalità di rapporti fra diretto-

ri, orchestre e teatri, ascoltare tutti e ovunque senza dover inseguire nes- suno (abbiamo tante sale in città), fare i nostri confronti in piena libertà

e senza guerre fratricide (adesso c‟è

all‟orizzonte il rischio di tensioni fra

Abbado e Pappano per via delle Sin-

fonie di Mahler che entrambi porte-

ranno alla Scala

der restituito a Milano il ruolo storico

di capitale europea della musica in-

sieme a Berlino, Vienna, Parigi,

e sopratutto ve-

),

Londra?

TEATRO

Questa rubrica è curata da Guendalina Murroni rubriche@arcipelagomilano.org

Le due giornate.

Comincia la settimana con la Festa della Donna. Questa festa non finirà fino a fine mese perché: “Ho avuto ragione, senza bisogno di aiutini” è la frase che hanno dovuto sentire credo tante donne che, armate di pa- le, si recheranno attorno ai vari gab- biotti dove si mettono le “X” e sradi- cheranno tali gabbiotti con maestosa violentissima grazia. Ricordo che marzo è un mese importante per la città di Milano per quanto riguarda insurrezioni e che sarebbe bello vive- re le famose “due giornate” X” 2010 normalmente, credendo che le “X” servano a qualcosa. L‟impresa “I- csiana” si è sempre rivelata ardua, dunque non resta altro che organiz- zarci in altro modo. Due opzioni: una rivoluzione violen- ta, con tatuato in fronte 22 marzo, pronti a inondare la città della Moda con un fragoroso peana. Oppure una rivoluzione “silenziosa”, dove il ne- mico lo si colpisce da dentro, molti economisti dovrebbero aiutarci, ov- viamente qualche spia e anche gesto- ri di ristoranti giapponesi. Prendiamo in considerazione l‟ultima opzione. Per le due giornate, preparate durante le due settimane precedenti, ci do- vremmo separare in tre gruppi: il primo, quello del boicottaggio, ovve- ro quello che organizzerà la totale sospensione di qualsiasi pagamento (tasse, bollette, bollettini di vario ti- po, forma e colore, che includano code infinite alle poste, ai consigli di zona et cetera); il secondo, quello dell‟anagrafe, ossia quello che orga-

nizzerà il totale annullamento della propria identità, tutti i cittadini si do- vranno recare al proprio ufficio ana- grafe e farsi letteralmente cancellare, uno a uno; il terzo, quello dello scotch, ovvero il gruppo che “sco- tcherà” tutti i portoni dei cosiddetti “Palazzi” e “Corti” in modo da non far uscire chi li popola a spese degli insorti.

I teatranti si occuperanno della se-

guente attività: la creazione di uno spettacolo di enormi proporzioni, sia per la magnificenza scenografica sia per il numero degli addetti ai lavori. Tale spettacolo s‟intitolerà giustap- punto Ho avuto ragione, senza biso- gno di aiutini, scrittura e regia col- lettiva della compagnia Popolo della Liberazione, in scena ad libitum no- strum e ovunque, con ripetuti cam- biamenti all‟infinito. La cosa interessante di questo spetta- colo è che chi lo vede, se ha avuto degli aiutini, rimane muto. A vita. La sua bocca si muoverà, come la sua lingua, ma non uscirà nessun suono, nessuno lo ascolterà, verrà dimenti- cato, lasciato da parte. Per l‟eternità. Mentre il resto del popolo “ricostitui- sce il diritto”. La fantascienza aiuta.

Cosa c’è da vedere questa settima- na:

Riprendendo il discorso sulla fanta- scienza, dal 2 marzo è in scena Frankenstein. Ossia il prometeo

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moderno. Scritto e diretto da Stefano Massini, al Teatro dell’Elfo fino al 14 marzo.

Vivien Leigh, the last press confe- rence. Interpretato e diretto da Ca- therine Spaak, in scena dall‟8 al 14 marzo al Teatro Franco Parenti. Sempre in tema con la Festa della Donna il Franco Parenti regala l‟ultima conferenza stampa della fa-

mosa attrice, interpretata da Catheri-

ne Spaak.

Io non fingo mai; dico quel che pen- so e penso quel che dico. Sono in parte moralista e in parte anticon- formista. Oscillo tra felicità e tristez- za e sono pronta ad accettare le con- seguenze delle mie azioni”.

La Caccia, scritto e diretto da Luigi Lo Cascio, liberamente ispirato dalle Baccanti di Euripide, in scena dal 9 al 21 marzo all‟Elfo Puccini.

E lasciarsi andar… martedì 9 e mer- coledì 10 al Teatro della Memoria, spettacolo di una giovane compagnia milanese Teatro Anno Terzo, scritto e diretto da Andrea Robbiano e Cri- stiano Camerotti. “Il luogo è il limbo nel quale i “caduti dalla patria” aspettano da sempre e per sempre il risarcimento per la morte bianca in cui sono inciampati…in un groviglio verbale

di non senso, i caduti subiscono con

smarrito dolore la logica cinica di un angelo caduto, amministratore delle loro degenze, e la filosofia eroica di

impresari edili pervasi dalla poetica del sacrificio spettacolo mostra, lo senza retorica o giudizio, l'aldilà

impresari edili pervasi dalla poetica

del sacrificio

spettacolo mostra,

lo

senza retorica o giudizio, l'aldilà e l'aldiqua assurdo di una ”Repubblica

affondata sul lavoro”.

Arte

Questa rubrica è curata da Michele Santinoli

Tim Walker. Pictures.

Dal Design Museum di Londra alla

Galleria Carla Sozzani, Pictures: fino

al 7 marzo una mostra delle fotogra-

fie più note di Tim Walker. Dramma

e immaginazione, mondo fiabesco ed

eleganza, nelle sue fotografie Tim Walker affianca il quotidiano all‟as-

surdo e al favoloso, ricreando un mondo magico fatto di eleganza e i- ronia, in un‟atmosfera surreale. E- semplificativi del suo lavoro sono gli scatti che documentano i vestiti appe-

si agli alberi e trasformati in lampa-

dari illuminati, i serafici gatti color pastello riuniti in un angolo del giar- dino, un gruppo di ballerine sotto ad alcuni trofei di caccia. Queste imma- gini lo hanno reso uno dei fotografi di moda più noti, grazie a quel tocco evocativo e sofisticato che rende an- cora più belli gli abiti di alta moda che si trova a fotografare in luoghi insoliti per riviste come Vogue, W e Harper‟s Bazaar. Immagini romanti- che, gotiche (ispirate ai film di Tim Burton, presente in alcuni scatti) e

fiabesche sono evocate attraverso un

colore, un materiale inusuale o attra- verso personaggi imprevedibili e fan- tasiosi, il tutto inserito in un contesto

di quotidianità. Per chi ama sognare.

Tim Walker. Pictures. Galleria Sozzani. Corso Como, 10. Orari: martedì, venerdì, sabato e do- menica 10.30-19.30. Mercoledì e giovedì 10.30-21.00. Lunedì 15.30-19.30. Fino al 7 marzo.

Nudo per Stalin. Il corpo nella fotografia sovietica negli anni Venti.

Nudo per Stalin è la mostra di foto-

e

il culmine del regime staliniano,

sti. I risultati di questi studi furono

verso pose acrobatiche, piramidi u-

grafia storico artistica, prodotta dal

esposti nelle quattro mostre dell‟Arte

mane e posizioni ginniche. Gli uomi-

Comune di Roma e presente a Milano

del Movimento che si tennero a Mo-

ni

rappresentati sono portati a model-

fino al 30 marzo 2010, nell'ambito

sca tra il 1925 e il 1927. Con

lo

di bellezza, salute e forma fisica,

delle commemorazioni per il venten- nale della caduta del Muro di Berlino. Attraverso 71 fotografie realizzate dai più grandi fotografi russi del No- vecento, questa mostra si pone l‟obiettivo di studiare la perenne anti- tesi tra libertà d‟espressione e potere politico. La mostra si colloca tempo- ralmente tra l‟inizio degli anni Venti

l‟inasprirsi del regime negli anni Trenta le raffigurazioni di nudi furo- no sottoposte a restrizioni e censure da parte dei vertici politici. Fotografi prima acclamati, come Grinberg, fu- rono internati in campi di lavoro per- ché accusati di trasgredire le disposi- zioni di Stalin in materia di corpo. Questo non doveva più essere uno dei tanti temi studiati dalla fotografia, ma

contribuendo alla costruzione dell‟immagine del cittadino sovietico ideale, ornamento per le gigantogra- fie del dittatore (come nelle fotogra- fie di Rodčenko). Chiudono la mostra alcune lettere autografe di Grinberg che, dopo la sua prigionia, testimo- niano le difficoltà di reinserimento nelle grazie del regime. Nudo per Stalin. Il corpo nella fo-

30marzo.

nella seconda metà degli anni Trenta.

doveva invece adattarsi alle esigenze

tografia sovietica negli anni Venti.

I

fotografi pittorialisti degli anni Ven-

propagandistiche sovietiche. Il corpo

Fondazione Luciana Matalon. Foro

ti

(Grinberg, Eremin e Zimin) rappre-

umano viene ora ritratto non più co-

Bonaparte, 67. Orari: da martedì a

sentavano nudi femminili sia come soggetto idoneo a esplorare le possi- bilità di movimento, sia all‟interno di paesaggi dai toni quasi impressioni-

me singolo individuo, ma come membro di una collettività che, nelle grandi parate imposte dal regime, vuole esaltare il suo dittatore attra-

sabato 10-19. Ingresso libero. Fino al

Chi non conosce Afghan Girl, la fo- tografia che immortala i bellissimi occhi di una ragazza afgana? Certo,

la fotografia offre immagini semplici,

dirette e veloci entrate ormai nella

Steve McCurry. Sud Est.

nostra vita quotidiana e che quindi pensiamo di conoscere a fondo. Sem- brerebbe dunque facile descrivere questa mostra. Quando si entra a Pa- lazzo della Ragione, invece, ci si ri-

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trova circondati da facce, occhi e ma-

ni di uomini, donne e bambini che ti

raccontano storie semplicemente con i loro sguardi e i loro gesti: storie di vita e umanità che segnano l‟identità

di paesi come Afghanistan, Iraq, Birmania, Tibet e India. Attraverso un poetico allestimento che richiama

di paesi come Afghanistan, Iraq,

Birmania, Tibet e India. Attraverso

un poetico allestimento che richiama

una fitta foresta dai cui rami ricadono

200 scatti di grande formato, il visita- tore viaggia con McCurry alla sco- perta di questi volti e di questi pae- saggi, fatti di luce e colore. Le sei se- zioni che segnano il ritmo della mo- stra ci parlano di Silenzio, scatti di grande intimità dell‟uomo di fronte

alla natura; ci parlano dell‟Altro; del-

la Guerra, fotografie che rappresen- tano il dramma dell'umanità contro se stessa; della Gioia, immagini fatte di colore e movimento; ci parlano dell'Infanzia e ci parlano della Bellez- za, in cui ci ritroviamo a fissare gli occhi verdi della ragazza afgana. O forse sono quegli occhi a guardare noi?

Steve McCurry. Sud Est. Palazzo della Ragione. Piazza Mercanti, 1. Orari: da martedì a domenica 9.30- 19.30. Giovedì 9.30-22.30. Lunedì 14.30-19.30. Biglietti: intero € 8; ri- dotto € 6,50; ridotto speciale adulto e bambino € 10. Fino al 21 marzo.

Roy Lichtenstein. Meditations on art.

Dopo il successo delle mostre su

Warhol, Haring e Basquiat, la Trien- nale di Milano presenta un altro grande nome dell‟arte contemporane- a, l‟artista Pop Roy Lichtenstein. Una mostra antologica che sarà visitabile

dal 26 gennaio al 30 maggio e che

sarà poi ospitata al Ludwig Museum

di Colonia. Una retrospettiva suddivi-

sa in sezioni tematiche che partono dalle opere pre-pop degli anni ‟50 e arrivano agli ultimi lavori dell‟artista, morto nel 1997. La mostra non espo- ne le classiche icone pop o i famosi “fumetti”in formato gigante, ma e- splora la produzione legata al lavoro di rivisitazione che l‟artista fece

dell‟iconografia medievale, delle

scene di storia americana e in genera- le di opere famose di artisti del passa- to più o meno recente, come Monet, Carrà, Dalì, Magritte, Picasso e Ma- tisse.

A partire dalla riproduzione di

un‟immagine celebre, una banale co-

pia, Lichtenstein trasfigurava e rein-

terpretava il soggetto negli stilemi suoi tipici: bidimensionalità, colori accesi e i punti Benday, ovvero quei “puntini” risultato di un processo di stampa che combina due (o più) di- versi piccoli punti colorati per ottene- re un terzo colore. Questo era il pro- cedimento tipico dei fumetti delle o-

rigini e che divenne il leitmotiv dell‟intera opera dell‟artista. Una ras- segna per capire chi rappresentò Cu- bismo, Espressionismo, Futurismo, Action Painting, Minimalismo, ritratti e nature morte con un‟ironia dissa- crante tipicamente americana. Tutto questo è Lichtenstein, tutto questo è Pop.

Roy Lichtenstein. Meditations on art. Triennale di Milano. Viale Ale- magna, 6. Orari: 10.30-20.30, lunedì chiuso. Giovedì e venerdì 10.30- 23.00. Biglietti: intero € 9; ridotto € 6,50 o € 5,50. Fino al 30 maggio.

CINEMA

Questa rubrica è curata da Simone Mancuso

Invictus di Clint Eastwood

usa

il racconto degli anni di presiden-

protagonista e il capitano della nazio-

za

della Repubblica sudafricana di

nale sudafricana Matt Damon, per la

Continua la ricerca di Eastwood sui temi a sfondo sociale. Sull'onda di “Gran Torino”, riemerge il tema,

sempre attuale, dell'integrazione, toc-

Mandela, e la sua intuizione sulla po- tenzialità politica di una squadra, i verde-oro, e uno sport, il rugby, per parlare della rinascita di un paese,

categoria di attore non protagonista. Forse avrebbe meritato la candidatura anche per la sceneggiatura, ma visti gli altri candidati, va bene così.

cando i punti cardine di una morale e

che

porta in se i problemi di qualsiasi

Nella produzione, ovviamente come

di

un'etica ormai confuse nella socie-

altro paese che affronta un cambia-

ormai di consueto a Hollywood, figu-

contemporanea.

mento. E lo fa tramite una regia per-

ra il regista, mentre nella produzione

Mandela disse: “Il perdono cancella

fetta ed elegante, come al solito, e un

esecutiva, c'è la partecipazione di

la

paura, libera l'anima. Per questo è

riuscitissimo adattamento dal libro

Morgan Freeman.

un'arma così potente.” Suggerimento

di Eastwood su un elemento cruciale

della religione cattolica, il perdono.

Evocato anche nel precedente film

per abbattere i superficiali pregiudizi

sulle diverse culture, a favore di una vera integrazione. Quindi questo film

“Ama il tuo nemico” di John Carlin,

con la sceneggiatura di Anthony Pe-

ckham. Fotografia affidata al fedelis- simo Tom Stern. Ben due le candidature all'oscar 20-

10, l'impeccabile Morgan Freeman

nei panni di Mandela come attore

19

Evidentemente l'avere anche un peso economico e quindi decisionale sul set, ha influenzato molto sulla libertà d'espressione del suo personaggio, fruttandogli la candidatura.

Avatar di James Cameron

E‟ da tempo che sostengo la rivolu- zione della terza dimensione nel ci- nema. Avatar sancisce questa teoria in maniera definitiva. Forse è esage- rato affermare che dopo le rivoluzioni del sonoro prima e del colore poi, ar- rivi il 3D. Di sicuro, almeno per quanto riguarda la modalità di visone, e quindi la fruizione del film da parte dello spettatore, quest‟ultima viene stravolta per diventare più perfor- mante. E‟ chiaro che questo film è uno dei pochi casi tra i 3D, che può essere apprezzato anche in 2D, ma chiaramente la performance dello spettatore sulla visione cambia.Un kolossal in tutto e per tutto, nel gran- de stile hollywoodiano, una confe- zione tipica della struttura americana, soprattutto nella sceneggiatura. Vi si riconosce tutto il cinema post- moderno: dal western, ai film di guer- ra, al fantasy, ai film di fantascienza. Eterogenia concentrata anche nel soggetto, che ingloba tutti i temi dell‟attualità: dal conflitto in Iraq e l‟amore per l‟esportazione della de- mocrazia che qui si trasforma in e- sportazione della civiltà, ai temi eco-

logisti, a quelli new-age verso l‟energia della terra madre che porta equilibrio, ecc…

Su di un soggetto così corposo, forse

si poteva sviluppare una sceneggiatu-

ra un po‟ più studiata, perché la sen- sazione è che sia stata tralasciata a favore di un‟attenzione maggiore verso tutta la parte tecnologica e la regia del film. Forse affiancarsi di un altro sceneggiatore sarebbe stato uti- le. Tecnologia che è stata applicata in maniera massiccia, come forse mai

prima, a favore del tridimensionale, con l‟uso di una macchina da presa

innovativa, la fusion-cam. E‟ una camera, progettata tra gli altri dallo stesso Cameron, che permette di gira-

re le scene con gli attori, riuscendo ad

integrare nel monitor della stessa ca- mera il 3D, in maniera che il regista possa vedere contemporaneamente, la scena che sta girando nell‟am-biente tridimensionale. Questa è una delle tante rivoluzioni che il 3D ha portato nel modo di fare i film, quindi non

solo nella visione, ma anche nella co- struzione della stessa. Cameron dimostra, ancora una volta,

di essere uno dei più capaci registi e

produttori cinematografici che ci sia

no oggi nel mondo, confezionando un prodotto di due ore e quaranta minuti, senza un momento di pausa(a parte quella forzata che fanno i peggiori cinema per vendere pop-corn), che anzi per come si sviluppa il film, ho trovato anche corto, si poteva esten- dere un po di più la sceneggiatura, sviluppando ciò che avviene dopo il finale. Gli attori hanno tutti fatto un grandissimo lavoro, sostenuto, ov- viamente dal gande lavoro registico, soprattutto l‟attrice che interpreta Neytiri, Zoe Saldana, magnifica nel dare al suo personaggio tutta la sen- sualità selvaggia che solo un‟afro- americana avrebbe potuto dare in quel modo. Da tenere d‟occhio nel cast di questo film è il direttore della fotografia Mauro Fiore, il cui lavoro lo ritroveremo nel 2010 con il film sull‟A-Team. Ancora una volta James Cameron rie- sce a colonizzare il nostro immagina- rio, ed in questo caso anche la nostra modalità di visione, senza darci scampo ne scelta di fuga, come fece molti anni fa con Terminator, la- sciando un traccia sempre più indele- bile nella storia del cinema.

Gallery

come fece molti anni fa con Terminator, la- sciando un traccia sempre più indele- bile nella
YOUTUBE PIERLUIGI NICOLIN. IL PAESAGGIO MILANESE http://www.youtube.com/watch?v=NIvCBlBocew 21

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PIERLUIGI NICOLIN. IL PAESAGGIO MILANESE

http://www.youtube.com/watch?v=NIvCBlBocew

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