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Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 7 Anno II
23 febbraio 2010

edizione stampabile

www.arcipelagomilano.org

Editoriale - L.B.G. - IL PD E LE TRE SCIMMIETTE Lettera 1 G. Martinotti - A PAOLO DEL DEBBIO. LA RESA DEI CONTI Lettera 2 - A. Maass, C. Volpato, A. Mucchi-Faina - A BERSANI E BINDI . NOI DEMOCRATICI ANONIMI Citt - Angelo Mamabriani - IL PALAZZO DI GIUSTIZIA A PORTO DI MARE? NO GRAZIE. DallArcipelago - Franco DAlfonso I RAGIONIERI DELLA POLITICA IN REGIONE Urbanistica - Pietro Cafiero - PGT . IL DE PROFUNDIS DELLURBANISTICA MILANESE. Mobilit - Marco Ponti - PROIBIZIONISMO AUTOMOBILISTICO, OVVERO DEL PRINCIPE BENEVOLO E ONNISCENTE Scuola e Universit - Vincenzo Viola - IL PASTICCIO DELLE SUPERIORI Approfondimenti - Emilio Battisti - CHE NE SAR DEL MUSEO DARTE CONTEMPORANEA DI MILANO? Societ - Laura Censi - POLITICA E VELENI **** Speciale elettorale 1 - Walter Marossi - IL PERICOLO COMUNISTA Speciale elezioni 2 Carneade - ULTIME DAL FRONTE
Video SCENE DA LE MANI SULLA CITT F.ROSI 1963 EVER GREEN Musica THE MOON OVER MTATSMINDA composta, cantata e diretta da Jansug Kakhidze (Tblisi: 1936 - 2002) Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit in ARTE & SPETTACOLI MUSICA a cura di Paolo Viola TEATRO a cura di Guendalina Murroni ARTE - a cura di Michele Santinoli CINEMA a cura di Simone Mancuso

Editoriale IL PD E LE TRE SCIMMIETTE L.B.G.


Si avvicina il momento delle urne e il popolo di sinistra, in larga misura scontento, si dibatte nel dilemma di sempre: fare come le tre scimmiette non vedo, non sento e non parlo e votare o astenersi. Questo discorso vale per tutta la sinistra ma soprattutto per il Pd, il maggior partito. La candidatura di Penati, diciamo le cose come stanno, non ha entusiasmato nessuno: non molto apprezzato in Provincia per la sua politica ondivaga, ha perso, seppure per poco, di fronte ad un candidato della destra, Guido Podest, che per parte sua era un signor nessuno. Luomo non scalda gli animi e non buca il video, non gli si ricordano battute felici ma solo infelici: Per salvare lExpo facciamo venire Bertolaso!. La candidatura di Penati conferma lo scarso spirito di servizio dei big del Pd, non certo il suo: non un uomo di peso che si sentisse di sfidare Formigoni, il quasi sicuro vincitore dopo anni di governo regionale e soprattutto di sottogoverno, che quello che porta voti per interesse e riconoscenza e non per ideologia. La ricerca di candidati non deve essere stata facile visto che quando il Pd sceglie al di fuori della sua nomenclatura, ed quello che si sarebbe dovuto fare in questo caso, il prescelto sa che non avr il leale sostegno del partito e che a elezioni avvenute sar del tutto abbandonato e visto dai suoi colleghi di sinistra in Giunta come una sorta di cane in chiesa: ci vorrebbe un eroe. Abbiamo visto che la formazione delle liste stata come sempre oggetto di beghe interne e di equilibrismi, larena della casta, e nella maggior parte dei casi ci ricorda la scena del film Il posto di Olmi (clicca qui) nella quale limpiegatino Cantoni prende la scrivania di un suo collega. Insomma, ancora una volta si persa loccasione, visto che la vittoria non era probabile, di approfittarne in ogni caso per fare una lista scintillante, una lista di messaggio e di apertura al Paese, mettendo nomi nuovi in abbondanza senza cadere nei vizi berlusconiani dei nani e delle ballerine. Anche le primarie e le primariette sono state per la maggior parte dei casi dei mostriciattoli, condotte in un clima di emergenze temporali di bertolasiana memoria mentre dei circoli e della loro utilit ne ha gi parlato Giuseppe Ucciero sul n 5 di questo giornale. Aspettiamo ora con ansia il programma elettorale del candidato presidente e temiamo di andar delusi, come lo siamo stati alle ultime comunali e ci sentiremo dire che i programmi non contano, che nessuno li legge. Non del tutto vero perch se sono fatti bene, se sono frutto di un serio esame dei problemi e dalla reale conoscenza del Paese, servono quanto meno per estrarne gli slogan che supportano una campagna elettorale. Altrimenti si cade nelle invenzioni dellultimo minuto dagli esperti di marketing e di comunicazione con effetti qualche volta paradossali. Temo che questo lavoro di preparazione sia in grave ritardo perch, almeno a Milano, abbiamo visto concentrarsi lattenzione del Pd sui problemi legati al PGT milanese e poco altro. Cos come non si ancora sentito di una riunione dei candidati per concertare una linea di azione comune: ognuno correr come crede in una competizione che vede gli uscenti in posizione di forza anche solo per le risorse economiche che, se sono stati parsimoniosi oltrech onesti, hanno potuto accumulare durante il trascorso mandato oltre a quelle che il partito metter a loro disposizione. Per le new entry una strada tutta in salita. Poi, nella migliore delle ipotesi vedremo un programma allinsegna del politically correct interno ed esterno: interno per non irritare le lobby di sindacati e cooperative e verso lesterno per non scovare scheletri nellarmadio altrui ma figli di troppi padri bipartisan o figli di troppe proprie distrazioni. Votare, votar bisogna! e fare come le tre scimmiette: la cosa peggiore sarebbe astenersi. Ma fin da subito forse meglio levarsi la mano dalla bocca e cominciare a dir qualcosa. Se i risultati elettorali non saranno catastrofici inutile cantare vittoria: il centro destra che va alle elezioni in affanno, sconvolto dagli scandali e dalle lotte intestine, non la sinistra che avanza per le sue spinte ideali. Ci siano risparmiate le sottili analisi di voto per dimostrare a quale dei leaders della sinistra andata meno peggio e perch. In attesa delle prossime elezioni comunali, attenti perch il tempo voloa, cerchiamo di non andare a rimorchio dei giornali che hanno scovato il malaffare ma che i nostri eletti si diano una mossa per scovarlo loro, invece di discutere sul dna di ciascuno. Prepariamo per te-mpo le primarie non solo per il sindaco ma per tutta la lista dando ai candidati eguale visibilit. Il minimo perch i giovani tornino ad occuparsi di politica e i vecchi continuino a farlo. Altro ci sarebbe e ci sar da dire e da fare ma cominciamo da qui. Per ora.

Lettera 1 A PAOLO DEL DEBBIO. LA RESA DEI CONTI Guido Martinotti


Caro Paolo, ho abbastanza stima di te (reciproca, credo) anche se non siamo proprio amici, da essere sicuro che prenderai en amiti la segnalazione di due evidenti contraddizioni nelle tue affermazioni sul Corriere del 13 Marzo. La prima. Premetto che ti fa onore, come filosofo, laffermazione che lumanit naturalmente corrotta: tutti uguali dunque, la corruzione ineliminabile. E bene che i filosofi siano pessimisti, altrimenti perdono di lucidit di giudizio. Come filosofo cattolico, poi, credi al peccato originale e questo tuo cinismo (in senso tecnico filosofico, mi intendi) rafforzato, anche se superficialmente sembrerebbe contraddittorio. Io non sono daccordo, perch questa filosofia contrasta con la mia esperienza di una vita, ahim ormai sufficientemente lunga da avermi offerto molti casi di studio, tra i quali anche quelli di non poche persone integre. E poi in base al semplice ragionamento che tutta la riflessione moderna, da Hobbes in poi, insegna

che nessun sistema potrebbe funzionare se oltre alla corruzione non ci fosse anche lintegrit. Perch lo stato di homo homini lupus, come sai perfettamente dal Leviatano, porta a una vita poor, nasty, brutish, and short. Ora noi possiamo avere opinioni molto diverse sulla qualit della vita nella societ contemporanea, se sia buona o cattiva, ma nessuno pu contestare che, nel bene o nel male, si sia grandemente allungata grazie a quel contratto collettivo che possiamo chiamare in molti modi, ma che al fondo rimanda allo Stato moderno e ai principi incorporati nella Costituzione. Per io sono un convinto relativista, per la semplice ragione che lantonimo di relativismo assolutismo e nel XX secolo di assolutismi ne abbiamo avuti fin troppi, e quindi credo sarebbe fiato sprecato se io cercassi di convincerti a non essere cinico, come lo sprecheresti tu se cercassi di convincermi a non essere moderatamente progressista. Dopotutto, come dice il grande eticista americano K.A. Appiah, per citare uno del tuo mestiere, la nostra esperienza quotidiana ci insegna che i rapporti tra persone non partono dagli accordi sui principi. Chi, se non qualcuno ossessionato da qualche tremenda teoria, vorrebbe insistere su accordi di principio prima di decidere quale film andare a vedere o a che ora andare a dormire? (Cosmopolitanism, 2006 p. 68). So bene che mi dirai che purtroppo in Italia abbiamo lesperienza opposta perch per anni i rotocalchi ci hanno inzeppato la testa con il fatto che la doccia di sinistra il bagno di destra o che ai veri uomini piace il Milan, ma non la quiche e amenit del genere, ma fortunatamente a giudicare dagli svolazzi ideologici di molti personaggi, pochi ci hanno creduto. Ma, dicevo, tu cadi in una contraddizione profonda proprio perch credendo che la corruzione sia connaturata alla specie umana, poi proponi non un rafforzamento, ma un indebolimento dei controlli. Come la mettiamo? La seconda contraddizione sta nellinsanabilit tra il credere che tutti (lo

dici tu) siano corrotti perch nella natura umana e il volersi, poi, mettere nelle mani delluomo della provvidenza. Purtroppo da Craxi in poi passata la teoria della governabilit (ma a quale fine?) e del fare (ma che cosa?) e dellintangibilit del manovratore, anzi non lo si deve neppure disturbare. Si creata la figura del governante eroe-semidio o addirittura investito di grazia divina. Invece di una modernit intelligente, al nostro paese sono stati proposti i principi Ancien Rgime della gerarchia e del sistema che Weber definisce patrimoniale-tradizionale, in cui lattivit di governo regolata dai rapporti di deferenza. Chi pretende di controllare, anche se a ci preposto dalle leggi, automaticamente nemico o comunista. Ma la democrazia costituzionale, come la scienza moderna, figlia degli stessi padri, basata su fondamenti esattamente opposti: cio sullassunto della fallibilit umana (come anche tu dici) e quindi sulla necessit di controlli dellerrore che, nel mondo scientifico, sono la sperimentazione e la verifica dei pari e, nel sistema politico quelli che si chiamano checks and balances. Ce lo ricorda con lusuale concisione e maestria Nadia Urbinati su La Repubblica, del 17 Febbraio 2010, La propaganda dellemergenza, riprendendo sostanzialmente un tema sul quale il Nobel Amartya Senn ha scritto pagine memorabili, dimostrando che proprio nelle emergenze la democrazia a essere pi efficiente del Superuomo. Grazie allideologia politica dominante, qui si arrivati al punto che il direttore di uno dei maggiori quotidiani del paese, cio per definizione parte del sistema di controlli, sfoderando una chutzpah formidabile, ha sostenuto senza neppure il sospetto di unassonanza storica, che discutere delle (registrate, documentate e dallo stesso vantate) prodezze di letto del premier lo distraeva (il discutere, non le prodezze) dagli impegni politici. Siamo entrati in un sistema diverso da quello previsto dal meccanismo di checks and balances che, difatti, nel nostro paese, da ventanni a questa

parte sottoposto a unincessante processo di smantellamento ed erosione. Ma i conti poi si pagano: non esiste, come si dice nel mondo anglosassone, nessun pranzo gratis. Non tanto la persona Bertolaso, ma il sistema che lo ha eroificato e deificato, a cadere a pezzi e non perch Bertolaso va a farsi fare i massaggi come un qualsiasi Gay Talese - sia pure con tutto quel che la parola evoca nel cuore macho dei Billionaires, e il carattere sovrumano del tentativo di far credere a un mondo maschile cresciuto nel mito degli aspettoni delle Blue Bell Girls nel retro del Teatro Lirico, che tutto quel bendiddio di carne abbronzata venisse aerotrasportato sulle rive del Tevere solo per quattro salti in famiglia. Il modello Bertolaso crolla quando lui stesso, per difendersi, ammette che qualcosa gli deve essere sfuggito e distrugge cos le premesse del meccanismo dellaffidamento al Superuomo: Achille non pu piagnucolare sul suo tallone. Se ti scappato qualcosa Oh Intoccabile Eroe! - abbiamo ragione noi poveri mediocri comuni cittadini che vogliamo che i nostri soldi vengano spesi oculatamente e che qualcuno (non linteressato, ovviamente) controlli che ci avvenga. E sui meccanismi e sulle pratiche di controllo che voi filosofi cinici dovete aiutare tutti noi a trovare la soluzione, non limitandovi alla ripetizione generica dellineluttabilit del male. Tuo Guido

PS. Tra il momento in cui ti ho scritto la lettera e la sua pubblicazione sono usciti vari testi che sarebbe troppo lungo riprendere qui, ma che peraltro non aggiungono nulla al discorso. Ne un buon esempio leditoriale di Galli della Loggia La corruzione e le sue radici (Corriere, del 17 Febbraio) che per non fa altro che ripetere ovviamente senza citarti, ma qui la citazione non usa pi - con molte pi parole e molto minore lucidit quello che avevi scritto tu.

Lettera 2 A BERSANI E BINDI . NOI DEMOCRATICI ANONIMI A. Maass, C. Volpato, A. Mucchi-Faina


Cara Presidente, caro Segretario del PD, come autrici dellAppello alle First Ladies1, della proposta 2+32 e di quella dellAntitrust della Politica3, abbiamo da tempo chiesto che i partiti di opposizione, PD in primis, diano spazio a quelle fasce della popolazione, donne e giovani, che vengono sistematicamente ridotte a una presenza puramente simbolica, mentre il potere decisionale rimane saldamente nelle mani di uomini ultracinquantenni. Facciamo parte di quei democratici anonimi (per citare Francesca Fornaria) che, nel bene e nel male, sono rimasti fedeli a quel partito, che dal PCI - attraverso diversi passi intermedi - diventato PD, e soprattutto a quei valori che questo partito rappresenta. Abbiamo votato per questo partito a volte con entusiasmo, a volte tappandoci il naso, ma sempre nella speranza che migliorasse e che un giorno trasformasse lItalia in una moderna socialdemocrazia, laica e progressista. Pochi mesi fa abbiamo vissuto una breve stagione di speranza in cui sognavamo un partito nuovo, dinamico, caratterizzato da forti legami con la base, un partito che avrebbe dato spazio, se non ai/alle giovani (under 35, applicando la definizione europea), almeno a quel gruppo emergente di persone di mezza et, capaci, pragmatiche, con una visione meno provinciale del mondo, come Puppato e Scalfarotto (per nominarne solo due). Questa speranza durata poco. Troppo poco. Autismo politico: quando un partito perde il contatto con la base La vera stranezza del PD sta nel fatto che si alternano alcuni momenti di grande partecipazione democratica (come le primarie e le elezioni del segretario) con lunghi periodi di autismo politico in cui la dirigenza non vede e non sente quello che succede alla base. Per esempio, siete sicuri che il peso accordato dai vertici del partito a D'Alema come stratega corrisponda a quello che vorrebbero gli elettori? Non abbiamo affatto questa impressione. Se viene travolto dall80% di concittadini che preferiscono Nichi Vendola al suo candidato, vuol dire che non conosce le opinioni dei propri vicini di casa e non in contatto con la base neanche nella circoscrizione che lo ha eletto. Un fenomeno simile si verificato a livello nazionale, quando il PD si rivelato incapace di comprendere e accogliere lo spirito dei movimenti, come londa viola o il movimento delle agende rosse. Basta uno sguardo al sito per capire quanto il partito sia distante da quei movimenti con cui dovrebbe essere strettamente linkato e che invece sembrano quasi dare fastidio. Forse lo statuto del partito avrebbe bisogno di un articolo aggiuntivo che preveda che ciascun dirigente di una certa et debba navigare in internet per almeno 30 minuti al giorno per stare in contatto con la parte pi dinamica del proprio (potenziale) elettorato. Limmagine del partito Strettamente legato al mancato legame con la base, un altro problema storico del PD, quello della pubblicit politica e dellimmagine, rigorosamente fatte in casa, rigorosamente tristi. Noi sogniamo un PD nuovo, libero, bello, forte, indipendente, impegnato, coraggioso, sorprendente, rivoluzionario, intelligente, generoso, essenziale, indomabile, gli aggettivi e limmagine regalati da Toscani e Soru/De Gregorio, rilanciando lUnita. E questa limmagine che vogliamo per il PD. Non vogliamo pi vedere quelle pubblicit vecchie e tristi con cui ci avete torturato per anni. Basta. Vogliamo unimmagine in grado di attirare lattenzione di una generazione di giovani che non ne pu pi della politica vecchio stampo. Le candidature regionali e comunali Lincapacit di cogliere i sentimenti della base particolarmente evidente nel modo in cui sono state gestite, a livello centrale e locale, le candidature per le prossime elezioni amministrative. Davvero qualcuno pu pensare che lelettorato progressista del Veneto sia disposto a votare un candidato come Giuseppe Bertolussi, che ha costruito unintera carriera sulla lotta contro le tasse, contro Visco, contro Prodi? Siete proprio sicuri che corrisponda meglio agli ideali della base di una Laura Puppato, competente, pragmatica, con grande esperienza amministrativa, difensore convinta dellambiente e dei diritti civili? In caso di primarie, per chi avrebbe optato il paziente popolo dei democratici anonimi? Non da meno lo spettacolo andato in scena in Campania, Calabria, Puglia, Umbria, e Lazio, che ha fornito ancora una volta limmagine di un partito allo sbando. La scelta dei candidati sembra quasi ovunque mirata a compiacere l'Udc piuttosto che a soddisfare noi elettori. Perfino di fronte a una grande prova di democrazia, con pi di 200.000 persone disposte a stare in coda per votare alle primarie pugliesi (un numero circa 3 volte superiore a quello delle precedenti primarie), il segretario del PD parla di una serata amara. Vogliamo scherzare? Uguaglianza di genere Ci chiediamo, inoltre, dove sia finita luguaglianza di genere sventolata in ben cinque articoli dello statuto e in due del codice etico del PD. Il PD non doveva assicurare luguaglianza di genere, nel segno del rispetto e della piena partecipazione politica delle donne (Art. 3 del Codice Etico)? Assieme a molte altre donne e uomini, avevamo chiesto con forza

che venissero rispettate la pari rappresentanza e lalternanza di genere (come del resto gi previsto dallArticolo 9.7. dello statuto del PD per le elezioni a Segretario nazionale). La composizione della segreteria nazionale ci aveva dato speranza, ma la stagione delle pari opportunit stata breve. Oggi, nelle 13 regioni in questione, ci troveremo, se siamo fortunati/e, tre candidate donne, il solito 23%. Perch nella politica del PD le donne pesano solo per un quinto perfino nei posti in cui le candidature femminili sono ovvie? Perch si ha paura di donne intelligenti e competenti?

Insomma, come potenziali elettori ed elettrici di questo partito, pretendiamo di trovare nelle liste elettorali persone che rispecchino e condividano quei valori di base senza i quali nessun partito pu definirsi progressista: chiediamo, ancora una volta, pi candidate nelle liste e pretendiamo candidate e candidati onesti, laici, particolarmente attenti allambiente, allistruzione, alla giustizia sociale, alla lotta alla mafia e ai diritti civili. Lasciateci almeno la voglia di sperare evocata di recente da Concita De Gregorio.

Anne Maass, Chiara Volpato, Angelica Mucchi-Faina

1) http://appelloallefirstladies.tk/ http://temi.repubblica.it/micromegaappello/?action=vediappello&idappello=3910 93 2) http://www.unita.it/news/benag lia_25/87605/proposta_al_pd_donne_e_g iovani_in_cima_di_lista 3) http://temi.repubblica.it/micro mega-online/5050l%E2%80%99antitrust-della-politica/

Citt IL PALAZZO DI GIUSTIZIA A PORTO DI MARE? NO GRAZIE. Angelo Mamabriani*


Da alcuni mesi si diffusa la notizia che i Ministeri della Giustizia e dei Beni Culturali, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano hanno avviato una procedura per il trasferimento degli uffici giudiziari e del carcere di S. Vittore dalle sedi attuali, tra cui lo storico Palazzo di Giustizia, a un nuovo insediamento, denominato Cittadella della Giustizia, da costruire nel quartiere di Porto di Mare. Negli atti amministrativi sinora redatti si legge, quanto al Palazzo di Giustizia, che la crescente domanda di giustizia ha registrato un forte incremento di esigenze funzionali, sicch esso non sarebbe in grado di rispondere alle esigenze funzionali nelle strutture originarie. Larea di Porto di Mare, ubicata nellestrema periferia sud-est di Milano e in parte ricadente nella zona del Parco Agricolo Sud, stata individuata, cos si legge, perch, essendo in stato di abbandono, la realizzazione della Cittadella della Giustizia ne consentirebbe la riqualificazione e perch vicina allautostrada del Sole, alla stazione ferroviaria di Rogoredo e dotata di metropolitana. Quanto al finanziamento dellopera, si legge che le strutture in questione, per collocazione centrale e caratteristiche architettoniche, costituiscono una rilevante risorsa economica, talch il loro riuso sarebbe sufficiente a finanziare la rilocalizzazione delle funzioni. A quel che risulta, sin da oggi, loperazione stata oggetto di studi preliminari giunti in fase avanzata ma lAccordo di Programma che ne costituirebbe la base non stato firmato. La bozza che ne stata redatta delinea per chiaramente il riuso che si vorrebbe fare del Palazzo di Giustizia: un museo, ma soprattutto un albergo di lusso, spazi commerciali e di ristoro, uffici e residenze. Molti sono gli aspetti che fanno considerare questo progetto del tutto inopportuno. Anzitutto, sul piano logistico, sono recuperabili allinterno e allesterno del Palazzo ampi spazi, sufficienti a rispondere alle future esigenze degli uffici giudiziari (cambio di sede dellArchivio Notarile; informatizzazione dei processi e degli archivi). Addirittura in area limitrofa gi oggi in costruzione un grande edificio adibito a uffici giudiziari! Larea di Porto di Mare mal servita, difficilmente raggiungibile e al suo degrado si somma quello del vicino quartiere S. Giulia, ove il faraonico intervento programmato tragicamente fallito. Ancora: il Palazzo di Giustizia sottoposto a vincoli architettonici, n impossibile la valorizzazione attraverso una diversa destinazione a scopi commerciali. Ma ci che soprattutto incredibilmente sparisce nellargomentare la necessit del trasloco proprio lapprezzamento del piano culturale e simbolico, fondamentale nel valutare tutta loperazione. Fiat Iustititia ne pereat mundus, Iustitia fundamentum regniQuesto scritto sui frontoni del Palazzo, che nasce e vive come Palazzo di Giustizia. Progetto di Piacentini, realizzato negli anni 30, contiene opere di Carr, Severini, Sironi e altri grandi artisti. Un luogo che volutamente manifestava secondo i codici del periodo - l'autorit della Giustizia e che tuttora, in tempi di democrazia, rappresenta dignit e prestigio della funzione giudiziaria. Essa ha oggi la possibilit di essere esercitata, a Milano, in un luogo ricco di simboli e di richiami forti, un luogo che impone a tutti la riflessione sui suoi scopi, sui suoi metodi e sui suoi effetti. La Giustizia repubblicana si appropriata del palazzo e ne ha fatto un suo luogo di elezione, secondo a nessuno, nemmeno al "Palazzaccio" di Roma. Ne fanno fede, se non altro, le centinaia di ore di riprese televisive che hanno riguardato, in questi anni, l'attivit giudiziaria che vi si svolta.

Sbaglierebbe molto chi, ancor pi nell'attuale societ dell'immagine, sottovalutasse la portata simbolica del palazzo milanese e la sua funzione di storicizzazione della giustizia. Ebbene, lo sfratto della Giustizia dal Palazzo sarebbe il segnale della marginalizzazione e burocratizzazione della Giustizia, plasticamente relegata in una periferia anonima, priva didentit, collocata l dove speculazione immobiliare e finanziaria vogliono. Credo allora che dobbiamo riflettere molto a fondo se acconsen-

tire a unoperazione simile o se invece propugnare unaltra soluzione e indicare il vero traguardo di modernit da perseguire in questa situazione, costruendo invece che una Cittadella lontana, chiusa ed estranea al cuore della citt, un Borgo della Giustizia che composto, oltre che del Palazzo, di altri edifici storici e di edifici nuovamente adibiti ad uso giudiziario cos come della vicina Facolt di Giurisprudenza e dei tanti uffici di avvocati insediati nella zona ben pu rispondere, esaltando

lesistente e valorizzando il centro storico nel solco della sua tradizionale identit, alle sfide di efficienza che la modernit richiede alla funzione giudiziaria. Lapprovazione del PGT in corso in Consiglio Comunale, in questo senso, unoccasione da non perdere.

*) Presidente di Sezione del Tribunale di Milano

DallArcipelago I RAGIONIERI DELLA POLITICA IN REGIONE Franco DAlfonso


Il prossimo 28 marzo si voter per la quarta volta per eleggere gli organi di quella che potremmo definire la Seconda Regione Lombardia, nella quale le nefandezze della corrotta Prima spazzolata da Di Pietro e pool avrebbero dovuto essere dimenticate. Tralasciamo i commenti sul fronte tangentopolaro, perch di Pennisi e Prosperini parlano gi altri e vediamo che qualche cambiamento nel quadro politico c stato: una notevole stabilit, con un Presidente non nuovissimo gi nella Prima, che con interpretazioni di leggi e consenso popolare destinato a regnare per un Ventennio; una notevole omogeneit, con la sparizione antropologica del centro sinistra e il consolidamento del connubio Cl-Berlusconi-Lega in grado di monopolizzare tutte le maggioranze, dai mini Comuni alla Giunta Regionale; la proliferazione di partiti personali e transeunti tendenti ad aggiungere un posto a tavola e non in grado di mettere in campo alcun tipo di visione politica alternativa, garantendo la stabilit per assenza di opposizione; la scomparsa dei grandi temi, quali quello del federalismo, che avevano accompagnato la nascita della pi ricca Regione dEuropa sin dai tempi di Piero Bassetti. Sotto campagna elettorale le promesse di cambiamento sono come di consueto millanta, ma occorre dire che, rispetto a una volta, durano mai ancora meno della campagna elettorale stessa. Formigoni aveva promesso di portare la Regione Lombardia in Europa e al Governo, attraverso la sua autorevole presenza in ruoli istituzionali di primo piano ma, complice lallergia del Cav. Berlusconi per i democristiani di qualsiasi genere, ancora qui che baccaglia con la Lega per il sindaco di Lecco, sua citt natale, insidiata dal ministro Castelli che, giusto per ribadire lassoluta opposizione ai professionisti della politica e ai doppi e tripli incarichi, vorrebbe sedersi (anche) nel municipio del ramo di mezzogiorno del Lago, magari con vista sul nuovo grattacielo Pirellone o Formigone che sia. La nobile campagna contro il parlamento dei nominati che avrebbe dovuto partire dalla Regione Lombardia dei meriti pi che dei bisogni ha partorito un timido tentativo abortito di cambiare la legge elettorale lombarda per abolire le preferenze, ripiegando velocemente su un complesso dispiegamento di liste finalizzato a tenere il centrodestra sotto il 60% in maniera da eleggere sedici (e non otto) consiglieri con il listino bloccato. Listino bloccato gabellato a suo tempo come il metodo per eleggere illustri professori e manager esclusi dagli ignobili signori delle preferenze che, ancora una volta, verr utilizzato per i bisogni di Corte: qualche si gnorotto locale da rimuovere per far spazio nel collegio e la solita congerie di nani e ballerine proveniente direttamente dagli ambienti della Versailles della Brianza. Studi ben fatti hanno spiegato che i lombardi sono tutto sommato soddisfatti di come sono governati (due terzi lo sono dei trasporti ferroviari, pensa te) e che quindici anni di opposizione che puntava alla Grande Coalizione hanno prodotto lesito sperato ma allinterno del centro destra, dove la dialettica tra Lega, ex An e Cl, dimenticando anche elettoralmente il centro-sinistra: il centrosinistra (chiss quando trover il coraggio di chiamarsi Sinistra, come in tutta Europa !) si dato da fare promettendo a novembre uno schieramento compatto (tre liste, tutte politiche, a sostegno del candidato), un programma alternativo, una campagna agguerrita e diversa rispetto a quella delle provinciali dello scorso anno, dove era maggioranza uscente. Peccato che Penati non abbia resistito pi di un mese senza ritirare fuori la grisaglia della scorsa campagna elettorale e spiegare che le cose da fare sono quelle del centrodestra, ma meglio: cos quando la ministra Gelmini sugli incidenti di viale Padova spara la solita insopportabile propaganda da trivio sulla sicurezza prima dellintegrazione e sul numero chiuso degli immigrati nei quartieri

visto il buon risultato ottenuto nelle scuole, invece di accompagnare con una pernacchia una breve esposizione di pochi fra i milioni di dati che vanno contro quanto detto dallavvocato bresciano con esami di Stato passati a Catanzaro, non si riusciti a dire niente di meglio che il centrodestra governa tutto da anni e quindi ha fallito perch non ha realizzato ci che ha promesso. Per una ricetta alternativa se ne riparla dopo le elezioni. Non sta andando meglio sul fronte delle liste rappresentative di una nuova sinistra ecc: rapidamente sepolti i progetti per dare vita a nuovi soggetti politici, grande corsa verso laffermazione delle identit del No-

vecento. I Radicali per fare la loro listina hanno candidato la Bonino, che non metter mai piede in Consiglio, con buona pace del rapporto allamericana tra eletto ed elettore col quale Pannella ci sgonfia da anni; i Verdi e il Psi si lanciano nella missione impossibile di raccogliere le firme necessarie per la presentazione del proprio glorioso simbolo, pur se le stesse (diciottomila) sono superiori ai voti raccolti alle ultime elezioni alle quali furono presenti; il progetto di Sinistra e Libert, che avrebbe dovuto porsi come lincubatore della sinistra del Nuovo Millennio, si ridotto a una lista con il nome del Governatore della Puglia che per motivi del tutto misteriosi dovrebbe riu-

scire laddove fall la Sinistra Arcobaleno dellallora presidente della Camera; il Pd cerca fino allultimo di partorire una lista di Cattolici democratici prima di rassegnarsi a utilizzare il bilancino per risarcire i cattolici che con Bersani si sentono scomodi, mettendo come capolista solo ex popolari ovvero uomini del mondo cattolico organizzato; i Pensionati, tra i migliori fichi del bigoncio della Seconda Regione, genereranno almeno due liste, anche se resteranno in ununica famiglia, quella dei Fatuzzo. Neanche stavolta ci si ricordati che dopo il Carnevale viene la Quaresima e la Pasqua una festa mobile: mi sa che non si festeggia neanche questanno.

Urbanistica PGT . IL DE PROFUNDIS DELLURBANISTICA MILANESE. Pietro Cafiero


O, parafrasando Woody Allen, lurbanistica morta e anchio oggi non mi sento molto bene. Non giriamoci intorno. Ha senso stare a discutere del PGT che si cerca faticosamente di fare approvare a Milano? necessario analizzarlo, radiografarlo e criticarlo in ogni suo aspetto? Io stesso ho pi volte scritto in modo critico sullargomento. Ma ora penso che forse non ne valeva la pena. Perch questo PGT, in ossequio alla legge regionale 12/2005, un non piano che sancisce in modo legale e pulito la fine dellurbanistica intesa come disciplina atta a indagare e governare le trasformazioni urbane e territoriali. Che senso ha un piano, che nella sua parte prescrittiva (quella che ha effetto sul regime giuridico dei suoli), chiamata Piano delle Regole, sempre modificabile e non ha scadenza? In questo modo si riduce il governo del territorio a una trattativa (chiamatela pure concertazione o convenzione, se volete) diretta tra lattore privato e lassessore allurbanistica del momento. Per spiegarla ai non addetti ai lavori, mi si passi questo paragone. Pensate a una legge (il piano in s una specie di legge) che sia per sempre modificabile, senza i dovuti passaggi parlamentari. Basta andare da chi ha promulgato quella legge e accordarsi per una variazione della stessa. Si paga (si chiamano oneri di urbanizzazione) e si ottiene ci che si vuole. Ovviamente sto semplificando. Ma non troppo. Nella migliore tradizione dei funerali pi solenni, in cui si pronuncia lelogio del caro estinto, cerchiamo di definire meglio cosera e cos lurbanistica che ci accingiamo a seppellire. La legge del 42 afferma che lurbanistica una attivit che concerne l'assetto e l'incremento edilizio dei centri abitati. Giovanni Astengo, il padre dellurbanistica scientifica, nel 1966 ci dice che la scienza che studia i fenomeni urbani in tutti i loro aspetti avendo come proprio fine la pianificazione del loro sviluppo storico, sia attraverso l'interpretazione, il riordinamento, il risanamento, l'adattamento funzionale di aggregati urbani gi esistenti e la disciplina della loro crescita, sia attraverso l'eventuale progettazione di nuovi aggregati, sia infine attraverso la riforma e l'organizzazione ex novo dei sistemi di raccordo degli aggregati tra loro e con l'ambiente naturale. Gli risponde Ludovico Quaroni nel 69: disciplina che studia il fenomeno urbano nella sua complessa interezza, onde fornire su di esso dati conoscitivi interessanti, i singoli suoi aspetti e le reciproche loro interrelazioni, perch possano eventualmente venire utilizzati per meglio orientare le molte azioni di carattere politico, legislativo, amministrativo e tecnico che continuamente vengono a modificare la realt di un territorio. Ai giorni nostri possiamo citare Patrizia Gabellini, attuale direttore del DIAP al Politecnico di Milano: sapere pratico applicato al progetto di trasformazione di uno specifico territorio urbanizzato. Va anche detto che lurbanistica del PRG e dello zoning a Milano rappresenta un periodo breve nella storia della citt. I primi piani regolatori, pur fregiandosi di questo nome, in realt erano dei piani di sviluppo edilizio, come il Piano Beruto del 1884/86, che disegnava lespansione della citt nelle aree agricole al di fuori della cerchia dei bastioni. Alla stessa tipologia appartengono il Piano Pavia-Masera del 1910 e il Piano Albertini del 1934. Il primo vero PRG quello del 1953, con le sue

norme tecniche e la zonizzazione, con i suoi retini colorati e gli indici fondiari, diretta conseguenza della legge urbanistica nazionale del 42. Ed ora, nel 2010, siamo al cospetto del PGT. Senza voler tediare troppo chi legge, giusto ricordare che, prima del suddetto PGT, gli strumenti urbanistici meneghini non venivano aggiornati da pi di mezzo secolo. PRG (quello del 53 e la successiva variante generale del 76) con pi di 300 varianti puntuali sono il sintomo pi evidente di mali profondi: lincapacit di dare risposte chiare alle esigenze della cittadinanza, ma anche la presa datto dellinadeguatezza delle varie amministrazioni comunali (di qualunque orientamento e colore) a guidare e indirizzare le trasformazioni urbane che dal secondo dopoguerra hanno interessato il capoluogo lombardo. Ci sono state di volta in volta altre priorit (la ricostruzione, il boom economico, tangentopoli, etc.), ma mi sembra di non dire uneresia se affermo che nessuna giunta dal dopoguerra a oggi (ma forse anche prima) abbia offerto uno straccio didea su cosa dovesse diventare Milano, attraverso lo strumento urbanistico prepo-

sto a formalizzare queste idee, il Piano Regolatore Generale. Si vivacchiato attraverso troppe varianti, sia fatte per necessit, sia per accontentare il particulare di qualcuno. Qui potremmo aprire un lungo excursus sul tema degli intrecci tra lamministrazione della cosa pubblica e gli interessi dei privati dall800 ai giorni nostri, ma non voglio far scappare quei quattro lettori che hanno resistito sin qui. Cito un caso esemplare. Giovanni Battista Pirelli, fondatore nel 1872 dellomonima societ, era un autorevole membro del Consiglio Comunale di Milano, nonch relatore del Piano Regolatore del 1886 (il Piano Beruto), in cui incidentalmente si decidevano anche le aree da destinare a industria. A proposito della Pirelli non si pu non segnalare la vicenda della Bicocca, il primo grande progetto urbano realizzato a Milano sul finire del secolo scorso. In quel caso la propriet che decide tutto, organizza un concorso internazionale e mette il comune di fronte al fatto compiuto. E il Comune approva una variante al PRG nel 1989 che sposa in toto lesito di quel concorso, senza fiatare.

E la cosa si ripete sia con la scelta di decentrale lUniversit Statale in Bicocca e non a Porta Vittoria, come voleva il comune, sia con lassai nota vicenda del Teatro degli Arcimboldi, una sorta di onere di urbanizzazione non richiesto. Emblematico, no? Se quello che ho scritto vi convince, allora capite che forse, anche se lurbanistica meneghina sta morendo e il PGT le dar il colpo di grazia, non un dramma. Perch nel dramma ci viviamo dallottocento. Perch questo rapporto tra interessi privati e pubblica amministrazione forse geneticamente scritto nel DNA milanese. E perch forse ora che tutto si va azzerando, si offre loccasione di ripensare la questione urbanistica dalle fondamenta. Tanto la citt va avanti da sola, nel bene e nel male indifferente alle chiacchiere, alla politica e ai comitati di quartiere. Gi, la citt va avanti, perch sono altri che la costruiscono e la trasformano (e il risultato finale non mi dispiace del tutto), mentre noi stiamo fermi a parlarci addosso. E se provassimo a toglierci i paraocchi e cercassimo di fare qualche riflessione costruttiva?

Mobilit PROIBIZIONISMO AUTOMOBILISTICO, OVVERO DEL PRINCIPE BENEVOLO E ONNISCENTE Marco Ponti
Paolo Hutter sostiene su RepubblicaMilano che le automobili la domenica vadano proibite comunque, anche se non inquinano. Forse si accorto che i nuovi modelli, e soprattutto i nuovi prototipi, inquinano sempre meno, e teme che alcune argomentazioni ambientali siano destinate a indebolirsi, per cui previene il catastrofico rischio. Che questa visione illiberale dei divieti a priori provochi dei costi sociali che vanno valutati a fronte di benefici sembra non sfiorarlo. Il principe ne sa sempre di pi degli stupidi sudditi, irretiti in questo caso da una subdola pubblicit a usare le macchine, pubblicit in cui cascano sistematicamente nonostante le altissime tasse (due terzi circa dei costi duso) che gli gravano sopra. A quando proibire i cibi grassi? O lalcol, (che fa notoriamente pi danni della cannabis, ma ha una lobby difensiva pi potente)? O la stessa pubblicit delle automobili, cos suadente? Proviamo prima con il buon senso, e poi con qualche ragionamento economico. Fiumi di macchine vanno fuori citt le domeniche: a sciare dinverno, al mare destate, o a trovare la zia in campagna, o a giocare a tennis fuori porta. Alcuni sono i guidatori della domenica, abbastanza fortunati da avere il posto di lavoro collegato alla residenza dal trasporto pubblico, per cui durante la settimana non la usano. Solo i pi ricchi vanno via lintero week end (in seconde case o in albergo), e magari rientrano il luned, ma comunque sfuggirebbero al divieto. La domenica usano la macchina a questo scopo in genere famiglie, o coppie. Ma certo, ci possono andare in autobus o in treno! E la stessa cosa, anzi, cos evitano legoismo di stare tra di loro, chiusi in una scatola di latta, e socializzano gaiamente con altre persone! Dati i numeri in gioco

(flussi da tempo libero, e perci molto dispersi nello spazio e nel tempo), il costo per le casse pubbliche del trasporto collettivo sussidiato da rendere disponibile sarebbe davvero molto alto. Ma cosa importa? Qualcuno pagher. Ora, i costi sociali dei divieti si possono misurare, ma nessuno lo fa. Tanto quelli colpiti in questo caso sono gli automobilisti, gruppo poco vocale (Marchionne non sembra tuonare contro tasse e divieti, tanto sa benissimo che il bisogno della mobilit individuale incomprimibile nelle societ post-tayloristiche, e soprattutto per il tempo libero). Come si misurano questi costi? Con la perdita di surplus sociale, che la differenza tra quanto una cosa giudicata utile

dai consumatori e le risorse che si consumano. In prima approssimazione, una stima (iper-prudente) dice che una cosa giudicata utile almeno quanto gli utilizzatori pagano per usarla (in realt molto di pi, perch questa disponibilit a pagare incorpora i risparmi di tempo di viaggio, che hanno valori altissimi nei paesi sviluppati, grazie ai nostri redditi). Le risorse nette consumate sono quelle per far viaggiare gli autobus aggiuntivi, meno i costi industriali che si risparmiano non viaggiando in macchina. Il saldo sociale netto, stimato molto per difetto e con approssimazione, sono le tasse sulla benzina che la domenica non sarebbero pagate, pi il costo industriale del trasporto pubblico aggiun-

tivo. C da credere che emergerebbero valori interessanti. Ma Paolo Hutter uomo donore, e spesso combatte battaglie giuste e difficili (non questa). Per cui sono sicuro che non pensava a odiosi divieti, ma a civili esortazioni a non usare la macchina la domenica meglio dirlo esplicitamente per. Per inciso, il fatto che una seria e nota studiosa ambientalista militante, come la professoressa Maria Rosa Vittadini, abbia ricordato sulla Repubblica stessa che il traffico genera non pi del 26% delle emissioni nocive non stato ripreso o criticato da nessuno, e mi piacerebbe molto capire il perch.

Scuola e Universit IL PASTICCIO DELLE SUPERIORI Vincenzo Viola


Dunque questo riordino delle superiori sha da fare, ora, subito. Poco importa che i regolamenti siano poco pi che abbozzati, che i programmi siano ancora in fieri, ma promessi entro settembre, che per gli Istituti tecnici e professionali non vi sia alcuna certezza, ma solo un consistente taglio di ore, che le famiglie non conoscano ancora le caratteristiche delle scuole a cui dovranno iscrivere i loro figli. E non conta neppure che i Collegi dei docenti e i Consigli distituto non abbiano ancora potuto decidere quali insegnamenti introdurre o potenziare, visto che la geografia scompare, il diritto non compare, leducazione alla cittadinanza del tutto dimenticata. Spostata la scadenza delle iscrizioni a fine marzo, le scuole avranno poco tempo per la formazione delle classi e la definizione dellorganico e gli uffici scolastici provinciali e regionali incontreranno molte difficolt per fare in tempo le nomine, ma che importa? Una riforma epocale non pu aspettare, soffermandosi su simili minuzie. Bisogna avviare e avvieremo! Infatti sono in gioco, a quanto pare, la credibilit del governo, limmagine decisionista del ministro Gelmini e soprattutto il bilancio dello Stato che conta sui tagli di ore previsti dal riordino in questione per ridurre le spese per la scuola di 1650 milioni di euro per il 2010, 2538 milioni per il 2011 e 3188 per il 2012! Ecco, nessuna delle ragioni che spingono alla fretta ha una valenza didattica, formativa. La finalit di tale accelerazione tutta politica: portare a regime, e quindi rendere praticamente irreversibile, il riordino della secondaria superiore prima della conclusione della legislatura in corso. Intento legittimo, naturalmente: ma qualche volta sarebbe anche bello poter constatare che linteresse della scuola, dei suoi utenti e di chi vi lavora non venga sempre posposto ad altre priorit, di bilancio, dimmagine sui media, di visibilit politica. Il riordino, almeno in teoria, unoperazione molto complessa: attualmente gli istituti tecnici sono divisi in 10 settori e 39 indirizzi e col riordino si passa a 2 settori e 11 indirizzi; gli istituti professionali passano da 5 settori distruzione professionale, con 27 indirizzi a 2 macrosettori con 6 indirizzi; i licei, infine, aumentano da 4 a 6. Ci sulla carta, perch in realt la modifica molto meno radicale di quanto sembri: per gli istituti tecnici e professionali prevista la suddivisione dellorario curricolare in due aree, una distruzione generale e una dindirizzo, che nel biennio comprende circa un terzo delle ore a disposizione e nel triennio arriva al 55%: in questa parte dellorario, per iniziativa delle singole realt scolastiche, si riprodurranno, necessariamente, quasi tutte le attuali suddivisioni che vengono formalmente soppresse. Per questo ordinamento scolastico, invece, la novit fondamentale sembra consistere nella drastica riduzione di ore settimanali, da 36 a 32. Non si sa ancora come questa diminuzione sar applicata e a scapito di quali insegnamenti (e anche di quanta occupazione) andranno i tagli di ore. Tutte queste operazioni dovrebbero essere organizzate e gestite da un Comitato tecnico-scientifico, con composizione paritetica di docenti ed esperti, finalizzato a raffor-

zare il raccordo sinergico tra gli obiettivi educativi della scuola, le innovazioni della ricerca scientifica e tecnologica, le esigenze del territorio e i fabbisogni professionali espressi dal mondo produttivo.. I Comitati, per, non sono stati ancora formati e non per nulla chiaro chi siano e in che ambito verranno scelti questi esperti; del tutto fumoso, inoltre, e foriero di gravi conflitti di competenze il rapporto che ci dovr essere tra questo comitato, da cui saranno escluse famiglie e studenti, e gli organi attualmente preposti alla direzione della scuola (Dirigente scolastico, Collegio docenti, Consiglio distituto). Il quadro cambia in maniera significativa nei Regolamenti che riguardano i licei. Qui la preoccupazione principale del ministro sembra essere stata quella di rassicurare che si-

ntende coniugare tradizione e innovazione. Nei fatti, per, prevale la tradizione, fatta passare per innovazione: linsegnamento della lingua inglese nei cinque anni del liceo classico, che sembra una novit, invece ormai un dato diffuso e consolidato in migliaia di scuole; lindirizzo tecnologico del liceo scientifico (che consentir lapprofondimento della conoscenza di concetti, principi e teorie scientifiche e di processi tecnologici, dice il ministero: e che altro mai dovrebbe fare?) gi esiste e ha gi visto in questi anni decine di migliaia discritti; il liceo delle scienze umane prende il posto, cambiando per il nome, del liceo sociopsicopedagogico. Unica novit effettiva il liceo musicale e coreutico: ma una novit fortemente negativa perch riduce grandemente la qualit degli obiettivi

dinsegnamento delle attuali istituzioni musicali. Siamo dunque in presenza dellennesimo caso di gattopardismo scolastico? Per i licei pare proprio di s: le modeste modifiche di orario non incidono e la disponibilit teorica della flessibilit del 20% dellorario vanificata dalla mancanza di risorse economiche. Per gli istituti tecnici e professionali forse ci sar, in alcune situazioni, una maggiore possibilit di coordinamento tra offerta formativa e domanda del mercato del lavoro (si spera che ci costituisca un freno alla dispersione scolastica), ma ci difficilmente compenser la grave perdita di ore dinsegnamento e di formazione rivolta a questa parte della popolazione giovanile, che viene penalizzata anche dallincongrua riduzione di un anno dellobbligo scolastico.

Approfondimenti CHE NE SAR DEL MUSEO DARTE CONTEMPORANEA DI MILANO? Emilio Battisti*
La Repubblica del 16 febbraio scorso ha pubblicato un dettagliato resoconto sulla situazione delle holding di Ligresti definite in affanno, con troppi debiti e dividendi scarsi anche a causa della crisi del settore edilizio per cui anche lintervento di CityLife, per il quale era stata recentemente annunciata la ricapitalizzazione di un miliardo e 400 milioni di euro, potrebbe richiedere presto nuovi capitali. Ho fatto questa premessa perch noto che ledificio del nuovo Museo dArte Contemporanea di Milano dovrebbe essere realizzato utilizzando gli oneri di urbanizzazione dellintervento CityLife e la situazione di crisi descritta rischia di mettere nuovamente a rischio le reali prospettive di dotare finalmente Milano del suo tanto anelato museo. E infatti fin dal 1997 che si cercato di venire a capo senza successo della questione, allorch Comune, Regione, Politecnico e AEM sottoscrissero un accordo di programma per la riqualificazione della Bovisa che interessava anche larea dei gasometri e le due strutture cilindriche realizzate nel 1905 e immortalate in un dipinto di Mario Sironi del 1943 intitolato appunto Gasometro. Nel giugno del 1998 veniva poi bandito dal Politecnico un concorso internazionale vinto ex aequo dal gruppo giapponese Ishimoto e dal francese Serete, e nello stesso anno il Comune approv il progetto della Serete che prevedeva i nuovi insediamenti del Politecnico, la nuova sede AEM, una biblioteca comunale, edifici residenziali, un parco pubblico e il Museo del Presente collocato proprio allinterno dei due gasometri dismessi, che avrebbe dovuto offrire un sapiente esempio di recupero di architetture industriali molto significative per la nostra citt e per la stessa storia dellarte contemporanea. Nellaprile del 1999 si inaugurava in pompa magna la mostra Politecnico Bovisa: progetti per larea dei gasometri e un comunicato stampa annunciava che Una prima iniziativa sar la realizzazione del Museo del Presente che il Comune di Milano inaugurer entro il 2000 ipotizzando assai ottimisticamente che i lavori per il recupero dei due gasometri potessero durare meno di due anni. Ma non si era tenuto conto della complessit e dei costi degli interventi di bonifica di quei suoli sui quali si erano svolte per decenni attivit industriali gravemente inquinanti. Un primo stanziamento di 21,5 miliardi si rivel insufficiente e solo nel 2000, anno in cui era previsto che il museo avrebbe dovuto entrare in funzione, si pubblic il bando dappalto per le opere di bonifica. Bando che nel novembre 2001 dovette essere annullato a causa dei numerosi ricorsi dei concorrenti. Nel frattempo larea della Bovisa venne inserita dal Ministero dellAmbiente tra i siti di interesse nazionale al fine di ottenere dei finanziamenti statali per la bonifica, ma ci comport una pesante burocratizzazione delle procedure di intervento. Nel 2002 il Settore Ambiente del Comune ottenne comunque dal Ministero di poter incominciare a intervenire almeno sullarea dei gasometri per cui i

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lavori per il Museo del Presente avrebbero potuto effettivamente iniziare. Ma nel frattempo si era arrivati al 2003. Erano gi passati sei anni e i costi di bonifica, enormemente aumentati, arrivarono a 45 miliardi. Conseguentemente AEM e Politecnico chiesero la revisione dellaccordo di programma, mentre il rettore del Politecnico Giulio Ballio in un'intervista al Corriere dichiarava: Il Museo del Presente? Non se ne far mai nulla. Neppure tra un decennio. Non tutti erano tuttavia altrettanto pessimisti, tanto che nello stesso anno nasceva ACACIA (Associazione amici arte contemporanea) per sostenere attraverso il contributo di collezionisti e appassionati darte, la nascita del futuro museo e, nel perseguire questo obiettivo sostiene da allora giovani artisti e si impegna alla creazione di una collezione che verr donata al nascente museo. Ma non finita qui perch, malgrado le polemiche dichiarazioni di tre anni prima, nel 2006 il rettore Ballio e lassessore Verga sottoscrivono un protocollo per la riqualificazione della Bovisa che contempla ancora la realizzazione del Museo del Presente. Nelloccasione il Politecnico presenta una serie di proposte al Comune che sono tuttora allesame degli uffici competenti Nel frattempo, nel 2004, CityLife vince il concorso per il recupero dellex fiera con i progetti di Arata Isozaki, Zaha Hadid e Daniel Libeskind dove, proprio alla base del grattacielo storto di questultimo, trova posto il Museo del Design. I lavori avrebbero dovuto iniziare nel 2006. ma sono gi trascorsi altri 4 anni e si recentemente venuto a sapere che Salvatore Ligresti avrebbe dichiarato che il tanto discusso edificio di Libeskind dovr essere raddrizzato per farlo costare meno. Intanto nel febbraio del 2008 una complessa variante urbanistica riguardante il progetto CityLife ipotizza la trasformazione dello spazio espositivo previsto da Libeskind nel suo edificio da Museo del Design in Museo dArte Contemporanea. e nel marzo viene presentato in anteprima alla Triennale il progetto di Libeskind per

il nuovo Museo che, si annuncia, dovr essere inaugurato entro il 2011 allinterno dellarea CityLife. Il costo previsto ammonta a 40 milioni di euro (il doppio di quanto preventivato per il Museo del Design) per realizzare un edificio di 18000 mq su cinque livelli sviluppati in una struttura elicoidale per la maggior parte occupato da attivit accessorie: terme, book-shop, ristoranti , auditorium, sale conferenze, atelier per artisti, laboratori per bambini, giardini, mentre gli spazi espositivi limitati a 4000 mq ubicati al piano terra e al primo piano ospiteranno il turnover dellesposizione permanente Un sofisticato programma di gestione dovr tener conto della molteplicit dei soggetti della comunit artistica milanese, della costituzione di una possibile fondazione e della scelta del direttore artistico, ponendosi lobiettivo di portare Milano al livel-lo di Londra e New York, grandi capitali globali dellarte. Nel febbraio dello scorso anno lassessore Finazzer Flory annuncia lavvenuta sottoscrizione oltre che da parte sua, da parte di Massimo Zanello per la Regione, Daniela Benelli per la Provincia, Davide Rampello per la Triennale, un rappresentante della Bocconi e della Camera di Commercio dellaccordo di programma per il nuovo futuro Museo dArte Contemporanea da realizzarsi nellambito dellintervento CityLife. Entro sei mesi (ossia entro il mese di agosto 2009) Libeskind avrebbe dovuto presentare il progetto definitivo, mentre entro la fine dellanno si sarebbe dovuto nominare il direttore del museo scelto mediante un bando internazionale. Era stato anche annunciato che lattenzione si sarebbe concentrata sulla definizione della governance del museo e sulla volont di animare il dibattito pubblico al fine di raccogliere idee da consegnare al futuro direttore del museo. E nello spirito di tale proposito che il 19 gennaio scorso ho organizzato nel mio studio un incontro al quale hanno partecipato tra laltro Stefano Baia Curioni, autore dello studio di fattibilit del nuovo museo, e Davide Rampello, presidente della Triennale

incaricato di sovrintendere alla sua realizzazione, gli architetti Simona Malvezzi e Wilfried Kuehn, Claudio Palmigiano, in rappresentanza di ACACIA, Paola Nicolin, docente di Storia dellArte Contemporanea, e Emilio Giorgi, collezionista privato. Rampello, interrogato sullo stato di avanzamento del progetto, ci ha raccontato che essendo compito della Triennale quello di promuovere la cultura della contemporaneit a Milano, egli si sostanzialmente posto nei confronti di Libeskind come committente. Ci ha comportato una serrato confronto per definire la concezione del nuovo museo individuando forti riferimenti simbolici attinenti alla specifica cultura della nostra citt. Proprio da tali riferimenti il progettista avrebbe elaborato la matrice spaziale di ispirazione leonardesca generata dalla base quadrata che avviluppandosi ed elevandosi si converte in un coronamento circolare. Nella sua organizzazione interna il museo dovr porre al primo posto il cittadino visitatore al quale si offrir un percorso che va dallacqua (altro elemento fortemente simbolico della tradizione leonardesca) di un impianto termale che si trova al piano di ingresso che interrato, fino a un frutteto e a un orto che si trovano sulla copertura. Ma anche tutti gli altri elementi funzionali, presenti nel programma che abbiamo prima citato, che si trovano lungo il percorso, dovranno avere una forte connotazione simbolica. Invito i lettori a dedicare qualche minuto per ascoltare il suo intervento(<ahref=http://www.emiliobattisti. com/studio/eventi/museo/interventi.h tm target=_blank>clicca qui</a>) perch risulter evidente quanto entusiasmo e ottimismo Rampello ponga in questa impresa e nel portare avanti una strategia di sviluppo della Triennale non solo a Milano, dove in programma un grande rafforzamento della sede della Bovisa, che prevede finalmente anche il recupero dei gasometri, ma anche su uno scenario internazionale che comprende la nuova sede recentemente inaugurata in Corea progettata da Alessandro e Francesco Mendini e le sedi in

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via di realizzazione a New York, a Shanghai e San Paolo del Brasile. Inoltre poich il 10 gennaio 2010 stata resa nota la sentenza del Consiglio di Stato in merito al ricorso dellOrdine degli Architetti avverso la scelta del Comune per non aver indetto una pubblica gara per lassegnazione dellincarico di progettazione del museo, risulta definitivamente rimosso anche lultimo possibile ostacolo procedurale. Quindi la prospettiva che Milano possa avere finalmente il proprio Museo dArte Contemporanea sembra veramente a portata di mano. Tuttavia, per portare avanti lauspicato confronto pubblico con spirito di partecipazione e con lintento di favorire il raggiungimento dellobiettivo, mi sento di porre alcune questioni non tanto e non solo a Davide Rampello, ma anche a tutti i rappresentanti dei soggetti che hanno specifiche responsabilit in questa vicenda e che hanno sottoscritto a vario titolo nel febbraio dello scorso anno laccordo di programma: dal sindaco Moratti ai presidenti di Regione e Provincia Formigoni e Podest, dal presidente della CCIAA Santelli al rettore della Bocconi Monti, fino al progettista Libeskind. Una prima questione riguarda lentit dei finanziamenti. Se ledificio del nuovo museo dovr essere finanziato a scomputo degli oneri di urbanizzazione ed eventualmente sulle plusvalenze dellintervento, a fronte della crisi del settore edilizio e dellintervento CityLife, che reali prospettive ci sono che si possa fare affidamento sugli importi calcolati originariamente?

Poich non prevedibile che CityLife possa anticipare gli oneri di urbanizzazione, rispetto ai tempi di reale esecuzione dei vari moduli dellintervento, anche i finanziamenti per la realizzazione delledificio saranno scaglionati e finiranno anchessi per influire sui tempi di realizzazione del museo? Oppure si potr ovviare in qualche modo? Si era previsto che il nuovo museo potesse essere terminato entro il 2011 ma visti i ritardi gi accumulati non sarebbe opportuno aggiornare la tabella di marcia? Quale potr essere una data realistica per poter avere il museo effettivamente funzionante? A che punto il progetto esecutivo per il quale Libeskind ha gi ricevuto lincarico dal Comune? Considerato che il programma progettuale non rimasto invariato e sono stati ipotizzati ridimensionamenti a 8000 oppure a 13000 mq rispetto ai 18.000 previsti originariamente, ci non comporter ulteriori ritardi oltre che una messa in discussione della concezione stessa del nuovo museo? Quali sono le caratteristiche del suo programma gestionale elaborato da Stefano Baia Curioni di cui non si affatto parlato nellincontro del 19 gennaio? E vero che le funzioni accessorie previste allinterno delledificio dovrebbero garantire lautofinanziamento delle attivit museali ed espositive? Trattandosi di un caso unico al mondo, ci potrebbe essere ancora valido se il nuovo museo dovesse ridursi a 8000 mq? In tal caso, il programma gestionale dovr necessariamente essere rivisto. E in che termini?

E vero che il nuovo museo non avr una propria collezione ma far affidamento sulle collezioni di privati collezionisti? A che punto sono le intese con ACACIA visto che tra i propri compiti statutari ha la creazione di una collezione che dovrebbe essere donata al nascente museo? Come mai la collezione darte contemporanea di Claudia Gianferrari finita al MAXXI di Roma? Il direttore del nuovo museo avrebbe dovuto essere nominato entro lo scorso anno. Tale scelta molto importante per affiancare il progettista nello sviluppo del progetto e predisporre tutto quanto necessario affinch il museo possa funzionare quando ledificio sar terminato. A che punto la predisposizione del bando internazionale per scegliere il direttore artistico del nuovo museo? Non sarebbe opportuno accelerare i tempi? Nella malaugurata ipotesi che il programma di realizzare il nuovo museo utilizzando gli oneri di urbanizzazione di CityLife si rivelasse non attuabile, non sarebbe opportuno predisporre per tempo un programma alternativo? Per non dover ripartire ancora da zero, non sarebbe il caso di riconsiderare lipotesi di recuperare i gasometri della Bovisa visto che la procedura ancora aperta e le proposte formulate nel 2006 dal Politecnico sono tuttora allesame del Comune?

*) www.emiliobattisti.com

Societ POLITICA E VELENI Laura Censi


La concentrazione di veleni nella politica italiana sta diventando sempre pi densa. Sotto i nostri occhi si sta svolgendo una lotta di potere senza esclusione di colpi tra capo di governo e magistratura da far rabbrividire anche i pi cinici commentatori. Non da sottovalutare a questo proposito la foto di Di Pietro, scattata ben 18 anni prima, e pubblicata dal Corriere, che lo ritrae a cena nella caserma dei carabinieri con Contrada, (poi condannato per mafia) e vari colonnelli dei servizi, e un certo esponente del secret service USA, presente in quelloccasione per concordare con Di Pietro nientemeno che la fine della prima repubblica (con i carabinieri presenti?). Sono seguite le smentite dellinteressato, che non sono valse per a togliere

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quel clima fumoso di sospetti e calunnie in cui ormai siamo immersi da mesi. Tutto questo, mentre contemporaneamente vediamo le immagini del figlio di Ciancimino che da Palermo fornisce le prove del legame tra il nascente partito di Forza Italia e la mafia, e soprattutto assistiamo alla cadutadi Bertolaso, indagato per concorso in corruzione e appalti truccati, con 4 arresti tra esponenti della protezione civile e imprenditori. In questo caso bisogna riflettere perch ci troviamo di fronte a una consuetudinediffusa tra furbetti del quartierino, e alla presenza di unsistema che, attraverso la protezione civile, pu mettere le mani su unenorme quantit di denaro pubblico, sdoganato dai vincoli burocratici ordinari, con la scorciatoia dellemergenza. Non mi soffermo sulla figura di Bertolaso, e sul tentativo di giustificarsi col ritiro delle dimissioni, e neppure sul solito conflitto dinteressi tra il sottosegretario controllore, e lamministratore pubblico controllato, ma mi allarmano alcune considerazioni che vengono alla luce da questi fatti. Allepoca di Tangentopoli i ladri rubavano per il partito, oggi invece si

ruba per dar lavoro a un figlio, sistemare un cognato, aiutare un fratello, perch il sistema di tutta una classe dirigente che ha fatto proprio questo modo di pensare, questa filosofia di vita. E lo si vede dalle intercettazioni, in cui i favori sono dati per gli appalti, ma anche per ottenere massaggi in un centro benessere o perfino per aggiustare lo sciacquone del bagno. Non c pi differenza tra favori piccoli o grandi, limportante farla franca, essere pi furbi degli altri. E il nostro Presidente sta preparando le contro mosse dichiarando: Via dai partiti chi commette reati e dimenticando se stesso naturalmente. Senza parlare della sotto-cultura e del cattivo gusto imperante nella TV, che vede andare a Sanremo anche un Savoia. Il nostro Presidente, che difende Bertolaso e tutto il sistema, abituato a mettere nelle liste elettorali i suoi medici, fisioterapisti, le sue veline, o gli igienisti dentali, oggi ha deciso di aggiungere anche un certo geometra Magnano, da non confondere con Mangano, che si accinge alla lottizzazione di Arcore. Questo signore si sta occupando di una grande speculazione edilizia in Brianza, per realiz-

zare Milano 4, un investimento da 220 milioni firmato Idra, societ di Berlusconi, con 25 palazzi di tre piani e la previsione di 1200 nuovi residenti. E questo dove? Ma su unarea verde di 300mila metri quadri, sottoposta a vincolo, che fa parte del Parco della Valle del Lambro. Costruire dentro un parco difficile ma non per Lui! E siamo di nuovo a parlare di speculazione edilizia, come sta avvenendo a Milano per City Life e per larea Garibaldi, scempiata da una concentrazione di grattacieli da far invidia a Manhattan (peccato che questultima sia 100 volte tanto e con un piano regolatore omogeneo). Chiss se tutti questi grattacieli troveranno subito degli acquirenti, o rimarranno vuoti per lungo tempo a testimoniare lennesimo esempio di malaffare del nostro paese? Per la Darsena invece, ci sono buone notizie, e dopo il 31 Marzo, se il Tar dar ragione al Comune, partir la riqualificazione dellarea, o col ripristino dellacqua, se la tenuta degli argini lo consentiranno, o con la creazione di una zona a verde per i cittadini. Speriamo e Vedremo!

Speciale elettorale 1 IL PERICOLO COMUNISTA Walter Marossi


Berlusconi ci ha lucrato per anni. Molti lo ritengono un mondo scomparso con la caduta del muro di Berlino. Nella Lombardia leghista formigoniana sembrano un reperto archeologico. Eppure. Forse senza di loro non si vince. Forse il pericolo comunista un pericolo solo per il PD. Vediamo quanto pesano. Alle elezioni del 2005 Rifondazione prende 248000 voti pari al 5,68% e i comunisti italiani 104000 (2,38%). Lidv 61000 voti (1,4%). Gli elettori sono 5573000. Alle ultime europee i comunisti insieme prendono 146000 voti (2,73%) lidv 349000 (6,5%). Gli elettori sono 5591000. Nel 2005 quindi i voti a sinistra del pd sono 413000 nel 2009 495000 cui vanno aggiunti quelli di sinistra e libert. Almeno per la quota non riconducibile al PSI. Alle elezioni del 2008 i voti comunisti erano 240000 con 245000 allidv, i socialisti ne avevano presi 37000. In sostanza negli ultimi 5 anni, in forme e modi diversi circa 450000 elettori si collocano alla sinistra del pd e 250000 su posizioni dichiaratamente richiamantesi al comunismo. Giova ricordare che lUDC ottiene anchessa un numero di voti oscillante tra i 250/60 mila. Cio c un comunista per ogni centrista. Nella provincia di Milano rispettivamente nel 2005 rifondazione ottenne il 6,99% (94000) e lidv il 3,46% (36000). Alle europee Di Pietro prende il 7,71 con 121000 voti, i comunisti vari 64000 voti (4%), sinistra e libert 40000 (2,48%). Ludc 69000 voti. Il peso specifico quindi del mondo comunista/giustizialista tende quindi a crescere nellarea milanese e a diminuire quello centrista. Alle elezioni provinciali i comunisti prendono circa 58000 voti e insieme ai 101000 di Di Pietro si attestano attorno all11%. Ora vero che ogni elezione diversa, che Di Pietro stato in questi anni costantemente alleato al pd (e antecedenti) mentre i comunisti si sono spesso divisi e in alcuni casi come alle ultime elezioni provinciali si sono contrapposti a Penati, tuttavia. Tuttavia il dubbio che lemoraggia costante di voti verso lastensione che penalizza il cs sia dovuta a una

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fuoriuscita di elettori pi radicali che moderati resta. Vi risparmio tutte le analisi sui flussi elettorali di questi anni, un dato per certo: il peso dei centristi aggregandosi al centro sinistra non bilancia la fuoriuscita dei comunisti. Se a questo si aggiunge che spesso i centristi udc respingono (nei fatti o nelle condizioni) anche gli elettori radical/socialisti, non si capisce bene qual la logica della strategia del pd lombardo, apparentemente tutto proteso solo a rincorrere Casini. Pd che peraltro alle prossime elezioni va senza allearsi n ai comunisti, n

ai radicali, n alludc. Si potrebbe dire che il portato di una strategia nazionale; ma visto cosa succede con Vendola, Bonino ma anche con Burlando, Errani, Bresso (tutte coalizioni pi variegate di quella lombarda e che in alcuni casi vedono sommarsi rifondaroli e centristi) sovviene un altro dubbio: che in Lombardia il PD e Penati abbiano la rogna? Escludendo siffatta malattia, la questione sembra pi semplice: il PD non esercita alcuna leadership e il suo candidato non in grado di sopperire e ridurre questo deficit. La logica del-

lelezione presidenziale consente infatti che talvolta un candidato ovvii alla fragilit dei partiti (ed in futuro sar sempre pi cos) ma in Lombardia da tempo non cos. Non se ne pu certo fare una colpa a Penati chiamato a reggere una barca che ha inanellato unimpressionante serie di sconfitte, cui auguriamo di smentirci con i fatti, ma occorre riflettere bene prima di avventurarsi verso le elezioni comunali dellanno prossimo. Do you remember Veronesi?

Speciale elezioni 2 ULTIME DAL FRONTE Carneade


Un tempo il segretario provinciale del partito aveva un avvenire assicurato. Il lavoro politico organizzativo veniva ripagato con un incarico elettivo che lo portava progressivamente verso una onorata e spesso dorata pensione. Non pi. Oggi fare il segretario del PD non garantisce nemmeno un posto in lista. Diventa poi difficile che i migliori si facciano carico dellorganizzazione. Un tempo la gente partecipava alle iniziative politiche oggi la partecipazione (semprech non siano pranzi o feste in discoteca) scema. Per ricordare i tempi passati alleghiamo immagine. Un tempo i sindaci o i parroci delle citt di origine scrivevano ai concittadini emigrati suggerendo il voto e la preferenza per un concittadino emerito. Capitava cos di spedire lettere con incipit: caro biscegliese, amico friulano etc. Alcuni professionisti della preferenza riscoprivano nonni e nonne zii e prozii per ogni citt italiana. Oggi si usa internet. In prima fila la battaglia per il voto sardo, seguono gli altri. Girando per i siti accanto a cose molto serie si trovano gustose genialate ammiccanti dei creativi. Cos mentre Maullo e Zuffada mettono una sezione bandi, Chiara Cremonesi pi liberal mette una sezione dallambiguo titolo a cena con Chiara. Massimo Buscemi invita tutti a chiamarlo (ma dimentica di mettere il numero di telefono). Pippo Civati lascia il simbolo del PD con Veltroni, cos nessuno a dubbi sulla sua fede, mentre Carlo Saffiotti dimentica Formigoni nel simbolo. Angelo Gianmario apre il sito con una foto che lo ritrae prima di entrare dal medico per una visita prostatica, indossando abiti dismessi dallo zio ricco, ma poi recupera mettendo tra gli sponsor in foto nientepopodimeno che il Papa. Margherita Peroni in look attrice di sex and the city, ci tiene a spiegare che quello lofficial website (sai quanti imitatori clandestini deve avere).Sante Zuffada sceglie lo slogan pi originale: in regione uno di noi. Raffaele Cattaneo mette una sezione Diario di viaggio in cui argomenta del disastroso sistema di trasporto ferroviario per i pendolari, cos almeno tutti potranno prendersela con lassessore ai trasporti suo nemico giurato e non dargli la preferenza. Se cliccate su Mario Agostinelli scoprite che ha sempre avuto un parrucchiere sbagliato e che nessuno gli ha detto che partita la campagna elettorale, lultimo aggiornamento risale a mesi addietro; un po peggio del sito del pdl gruppo lombardia che ha tra le ultime notizie di novembre. Marisa Franca Costelli dellIDV ci informa che del segno dellacquario, Impareggiabile il sito di Doriano Riparbelli, presunto candidato nel listino, che accanto ad una fotona da vacanze da una sola notizia: sito registrato dallamico Sergio, che vor di?. Raffaele Grassi idv ci tiene a farci sapere che andato a New York per il Columbus ay, dedicando una sezione del suo sito alle foto ricordo, cui si aggiunge la foto in cui alza la coppa del mondo di calcio. Ideanna Matteotti sempre idv ci informa che candidata alla provincia con Penati, evidentemente non lhanno ancora informata che i mesi passano e che candidata anche in regione; come la socialista PIA Locatelli che ancora candidata alle europee con socialismo e libert. Gallera va alla stramilano con tempi di tutto rispetto Mirabelli spera di andare alla maratona di New York ma non ha tempo per prepararsi, entrambe le notizie hanno sgomentato legioni di elettori. Penati.it non il sito del nostro ma di una aziendina, qualcuno ha dimenticato di provvedere? Sveva Dalmasso mette anche lei il video del Columbus Day (ma cosa fa pensare che andando a new york si guadagnano consenso) ed esprime soddisfazione perch a Cesano Boscone si ricorda Enrico Berlinguer; queste sono vere comuniste! La biografia di Formi-

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goni inizia cos: Sono nato nel 1947, primo di tre fratelli, in una casa di due piani nel centro di Lecco, gi dimora dell'onorevole Vittorio Calvetti, storico deputato della Democrazia cristiana, e dell'onorevole Guido Alborghetti del Partito repubblicano italiano: qui trov sede anche la sezione lecchese del Partito socialdemocratico e, sempre qui, nacque Giulio Boscagli, futuro sindaco della citt. Come vedete le premonizioni della politica abbondavano fin dallora. Pensa che sfiga per lui se nasceva dove cera un radicale. Roberto Biscardini ci informa di molte cose tranne su dove e come saranno candidati i socialisti, stesso problema per Fatuzzo. Pezzotta ci fa invece sapere che lui lestremo centro, vincendo il premio Nostradamus

, pi banale il suo collega Enrico Marcora che ci fa sapere nel titolo del sito che lui : tratto da una storia vera. La presenza poi su internet dei transfughi un disastro: di Dionigi Guindani compaiono affiliazioni a due partiti diversi, Gian Battista Bonfanti non si capisce se sia sostenitore di Pezzotta o no, mentre che Alberto Mattioli sia candidato si cerca di non farlo sapere a nessuno (ma forse questo fa parte del marketing di Pezzotta) cos come dellesistenza di un Alleanza per lItalia Lombarda. Qualcuno tuttavia lo stile ce lha sul serio: Mara Grazia Fabrizio ci comunica per email: Come ormai noto, io non mi ricandider per una scelta assunta ormai da tempo. Il primo motivo sta nel fatto che sono

fermamente intenzionata a pensionarmi non appena raggiunti i quarantanni di contribuzione, e sono sempre stata convinta che quando si va in pensione, si debba andare in pensione, lasciando il posto ai pi giovani. Il secondo motivo, di non minore valore, relativo al fatto che mi sono sposata ad agosto dello scorso anno e mettendo insieme il mio pensionamento con let anagrafica di mio marito e mia, non mi sembrerebbe proprio opportuno occupare un posto che pu essere di altri, sottraendo oltretutto spazio alla nostra storia in comune, che entrambi consideriamo cos bella. Auguri signora, lei un voto lavrebbe meritato.

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Chiara Cremonesi ha avviato un concorso: quale delle due quella vera?

Roberto Formigoni nel suo sito senza cravatta certo meglio di Maurizio Martina che senza mutande

RUBRICHE
MUSICA
Questa rubrica curata da Paolo Viola rubriche@arcipelagomilano.org

UNA SERA ALLAUDITORIUM


Abbiamo sempre ammirato lOrchestra Verdi per il coraggio con cui ha affrontato nei suoi 18 anni di vita tante traversie: la scomparsa del suo fondatore Vladimir Delman dopo appena un anno di lavoro, la difficile ricerca di un nuovo direttore stabile, essenziale per una formazione appena nata (mentre scompariva anche Carlo Maria Giulini, che negli ultimi anni della sua vita fu silenzioso e generoso trainer della giovane orchestra); poi dopo un quinquennio apparentemente felice la rinuncia di Riccardo Chailly e ancora la ricerca di un nuovo direttore. Per non dire delle tremende difficolt economiche affrontate nello squallido disinteresse delle istituzioni, superate non solo dalla caparbiet del suo patron Luigi Corbani, ma anche o sopratutto dallabnegazione di musicisti e collaboratori che, come hanno riportato ampiamente le cronache, hanno eroicamente tirato la cinghia per mesi e mesi prima di approdare a una relativa serenit. Oggi lorchestra affidata, come abbiamo gi avuto modo di raccontare, alla sorridente e minuta signora Xian Zhang non ancora quarantenne, formata a Pechino ma da 12 anni stabilita a Manhattan, direttore appassionato e grintoso che poco pi di un anno fa si present sul podio di largo Mahler con un tenerissimo pancione al

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settimo mese di gravidanza... chapeau! In questi giorni la Zhang ha affrontato in condizioni proibitive un concerto estremamente impegnativo e forte del coraggio diffuso di cui si diceva ha superato egregiamente la prova. Il programma prevedeva il famoso Concerto brahmsiano per violino e orchestra in re maggiore opera 77 e la quasi coeva quarta Sinfonia in fa minore di ajkowskij (le prime esecuzioni sono rispettivamente del 1879 e 1878); da far tremare chiunque non solo per le aspre difficolt di cui sono disseminate le due opere ma anche per la loro celebrit, e dunque per doversi confrontare con esecuzioni assai note e amate (basti ricordare Von Karajan e la Mutter con i Berliner, per Brahms, e Barenboim con la Chicago per ajkowskij). Allultimo momento latteso solista linglese Daniel Hope - dichiara forfait e dunque bisogna inventare un sostituto. Corbani sfodera la bacchetta magica e sinventa una ventenne di Lecco che aveva suonato il Concerto di Brahms una volta sola, pi di un anno fa, e che con la Verdi aveva collaborato nel concerto di Sibelius; detto fatto, con due soli giorni di prove, la manda in palcoscenico. Francesca Dego, per i suoi ventanni,

stata ineccepibile: controllata, molto professionale, senza sbavature e con un bel suono pulito; dallalto della sua statura ha ammaliato il pubblico e, specialmente nelle cadenze, sola con il suo strumento, era perfetta. Chi ha sofferto, invece, stato il concerto di Brahms che meritava unesecuzione molto meno algida e molto pi morbida, intima, appassionata (basterebbe rileggersi la storia di questo concerto, da Joachim il primo esecutore ai grandi violinisti delle ultime generazioni, per percepire lintensit delle emozioni che suscita). E un vecchio discorso, non basta saper suonare bene lo strumento, occorre dargli lanima, impegnarvi tutte le proprie gioie e i propri dolori; bisogna essere innamorati di ci che si suona, mentre con quel bis perfetto e glaciale - il celeberrimo Andante della seconda Sonata per violino solo di Bach la Dego ci ha dimostrato che il suo amore altrove o ancora lontano. Ma attenzione, perch si vede che la ragazza dotata e caparbia e che far molta strada; bisogna solo attendere che impari a suonare pi col cuore che con la testa. Chi invece ha dimostrato una grande passione e una professionalit matura, stata la Zhang che con lOrchestra Verdi ha stabilito un legame

visibile e tangibile, che riesce a lavorare con i ragazzi (possiamo dirlo, vista la loro apparente et media?) dellOrchestra in un rapporto che si direbbe affettuoso. Ha diretto la complicata sinfonia russa a memoria, senza dimenticare un attacco, con due raffinati incipit (drammatico e solenne - con gli ottoni perfetti - nel primo movimento, delicato e incantato nel secondo, con un bellissimo oboe), un perfetto pizzicato ostinato degli archi nel sorprendente scherzo, e infine con un intelligente raccordo al finale dominato dai bravi percussionionisti (non finiremo mai di lodare quella straordinaria timpanista che Viviana Mologni, vero pilastro dellorchestra). Il riscontro del pubblico non mancato, tanto che si reso indispensabile ancora un bis, questa volta con lintera orchestra che - tornata a Brahms - si lanciata in una gioiosa Danza Ungherese, la quinta, mandando il pubblico in visibilio.

Insomma la Verdi vince ancora una volta lennesima battaglia e ritrova i momenti magici che lhanno fatta amare fin dal primo momento e che le hanno permesso di raccogliere intorno a s un pubblico fedele e riconoscente.

TEATRO
Questa rubrica curata da Guendalina Murroni rubriche@arcipelagomilano.org

Berlin, je taime.
Berlino. Kunsthaus, Kunsthaus ed ecco unaltra Kunsthaus. Case degli e per gli artisti ovunque, vasti spazi chiusi o aperti con programmi e sale per il cinema o teatro, sale per pittori, scultori, video maker, danzatori, piccoli negozi di tutto sparsi come semi per i vari piani, diversi locali per concerti o per deejay, il giardino per esporre delle opere. Dal famoso centro sociale Tacheles, storico epicentro di arte e cultura alternativa, a realt pi piccole con lo stesso obiettivo: ospitare artisti, di ogni genere, ed esporre i loro lavori. Un giornalista/deejay/guida turistica incontrato alla Kunsthaus Bethanie, a Kreuzberg, parlava della storia delledificio, prima di propriet pubblica, poi comprato da un privato che ha a sua volta riaperto la casa al pubblico, affittandola al comune: Se fosse rimasta privata le persone avrebbero fatto la rivoluzione, se una cosa per il pubblico deve rimanere tale... Primo pugno in faccia di paragone: le persone avrebbero fatto la rivoluzione. Ha continuato la conversazione descrivendo la vita di Berlino, la sua apertura verso i giovani, la possibilit di fare, infatti ha dato la definizione che si usa in tedesco per i giovani di Berlino, ovvero artista di vita. Soffermarsi sui programmi teatrali fa male, la quantit dei teatri incalcolabile anche perch oltre a quelli stabili ce ne sono una miriade di infil-

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trati in centri culturali e in case per gli artisti. Uno in particolare sembra essere perfetto per un paio di mesi estivi di residenza per una compagnia o anche solo per la contemplazione della vita: il Prater di Prenzlauer Berg, sala da teatro che fa capo al Volksbhne, con il pi antico Biergarten di Berlino, un ristorante e un famoso club chiamato Bastard. Tra i pi famosi teatri c appunto il Volksbhne, uno dei palcoscenici pi provocatori di Berlino, la Sophiensaele, la Schaubhne, che ha tra le mani il direttore artistico Thomas Ostermeier dopo un lungo periodo di gestione anche da parte di Sasha Waltz, arcinota coreografa contemporanea. Sembra tutto dedicato al nuovo, sembra tutto aperto al nuovo, infatti Berlino ha un particolare occhio di riguardo per la famosa danza contemporanea che ogni tanto passa anche da Milano. vero, ci sono tante cose, qualcuno potrebbe anche dire troppe cose che si intrecciano con larchitettura multiforme sempre diversa, che apre i suoi portoni e inghiotte gli spettatori dentro cortili sconfinati di locali, negozi e palchi. Sin-

trecciano con le mete turistiche preferite, con i musei storici ma anche con le chicche nascoste che chi solo vive la citt conosce, con le 2 di notte di luned sera a ballare techno fino al concerto al Berliner Philharmoniker. Sar anche troppo e la neve dura un bel po di mesi, il freddo punge e il cibo non raffinato come un italiano medio desidera. Ma si sa, non si gira il mondo cercando spaghetti e nel momento in cui vivi in una citt dove i mezzi non si bloccato per due ore di pioggia, chi se ne frega del fatto che il caff lo sappiamo fare solo noi. Bava alla bocca e una gran voglia di trasferirsi, di diventare un Bradwurst, di entrare a far parte dei progetti della Waltz e della sua compagnia rivolti ai nuovi imprenditori, nuovi coreografi, nuovi sorseggiando birra a mezzogiorno con le signore di una certa et che fumano sigarette con il bocchino nel retro di kebabbari adibiti alle slot machine, per finire la sera a rimboccarsi le coperte nel letto di Brecht, ad Oranienburger Tor, vicino al suo teatro, il Berliner Ensemble, pronti la mattina dopo per spulciare nella sua biblioteca.

Cosa c da vedere questa settimana (a Milano) : Voli per Berlino: Ryanair, Easyjet o Air Berlin. Lev, della compagnia Muta Imago, assolutamente da non perdere, questa compagnia degna di tutta la freschezza e modernit berlinese sopra lodata. Al Teatro i dal 25 al 28 febbraio. Cleopatrs, interpretato da Arianna Scommegna, con la regia di Gigi dallAglio al Teatro Ringhiera dal 24 al 28 febbraio. Gi propagandato pi e pi volte, ultima possibilit di vederlo! Tanti appuntamenti al Piccolo Teatro Studio: La bellezza e linferno, regia di Serena Sinigaglia, di e con Roberto Saviano. Alice, regia di Emiliano Bronzino con la compagnia di attori del Piccolo, fino al 27 febbraio. Una rivisitazione dellAlice nel paese delle meraviglie del matematico Lewis Carrol. Fino al 28 febbraio Shen Wei Dance Arts con due coreografie di uno dei pi particolari e noti artisti del momento, Shen Wei: Map e Folding al Teatro Strehler.

Arte
Questa rubrica curata da Michele Santinoli

Nudo per Stalin. Il corpo nella fotografia sovietica negli anni Venti.
Nudo per Stalin la mostra di fotografia storico artistica, prodotta dal Comune di Roma e presente a Milano fino al 30 marzo 2010, nell'ambito delle commemorazioni per il ventennale della caduta del Muro di Berlino. Attraverso 71 fotografie realizzate dai pi grandi fotografi russi del Novecento, questa mostra si pone lobiettivo di studiare la perenne antitesi tra libert despressione e potere politico. La mostra si colloca temporalmente tra linizio degli anni Venti e il culmine del regime staliniano, nella seconda met degli anni Trenta. I fotografi pittorialisti degli anni Venti (Grinberg, Eremin e Zimin) rappresentavano nudi femminili sia come soggetto idoneo a esplorare le possibilit di movimento, sia allinterno di paesaggi dai toni quasi impressionisti. I risultati di questi studi furono esposti nelle quattro mostre dellArte del Movimento che si tennero a Mosca tra il 1925 e il 1927. Con linasprirsi del regime negli anni Trenta le raffigurazioni di nudi furono sottoposte a restrizioni e censure da parte dei vertici politici. Fotografi prima acclamati, come Grinberg, furono internati in campi di lavoro perch accusati di trasgredire le disposizioni di Stalin in materia di corpo. Questo non doveva pi essere uno dei tanti temi studiati dalla fotografia, ma doveva invece adattarsi alle esigenze propagandistiche sovietiche. Il corpo umano viene ora ritratto non pi come singolo individuo, ma come membro di una collettivit che, nelle grandi parate imposte dal regime, vuole esaltare il suo dittatore attraverso pose acrobatiche, piramidi umane e posizioni ginniche. Gli uomini rappresentati sono portati a modello di bellezza, salute e forma fisica, contribuendo alla costruzione dellimmagine del cittadino sovietico

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ideale, ornamento per le gigantografie del dittatore (come nelle fotografie di Rodenko). Chiudono la mostra alcune lettere autografe di Grinberg che, dopo la sua prigionia, te-

stimoniano le difficolt di reinserimento nelle grazie del regime. Nudo per Stalin. Il corpo nella fotografia sovietica negli anni Venti. Fondazione Luciana Matalon. Foro

Bonaparte, 67. Orari: da marted a sabato 10-19. Ingresso libero. Fino al 30marzo.

Steve McCurry. Sud Est.


Chi non conosce Afghan Girl, la fotografia che immortala i bellissimi occhi di una ragazza afgana? Certo, la fotografia offre immagini semplici, dirette e veloci entrate ormai nella nostra vita quotidiana e che quindi pensiamo di conoscere a fondo. Sembrerebbe dunque facile descrivere questa mostra. Quando si entra a Palazzo della Ragione, invece, ci si ritrova circondati da facce, occhi e mani di uomini, donne e bambini che ti raccontano storie semplicemente con i loro sguardi e i loro gesti: storie di vita e umanit che segnano lidentit di paesi come Afghanistan, Iraq, Birmania, Tibet e India. Attraverso un poetico allestimento che richiama una fitta foresta dai cui rami ricadono 200 scatti di grande formato, il visitatore viaggia con McCurry alla scoperta di questi volti e di questi paesaggi, fatti di luce e colore. Le sei sezioni che segnano il ritmo della mostra ci parlano di Silenzio, scatti di grande intimit delluomo di fronte alla natura; ci parlano dellAltro; della Guerra, fotografie che rappresentano il dramma dell'umanit contro se stessa; della Gioia, immagini fatte di colore e movimento; ci parlano dell'Infanzia e ci parlano della Bellezza, in cui ci ritroviamo a fissare gli occhi verdi della ragazza afgana. O forse sono quegli occhi a guardare noi?

Steve McCurry. Sud Est. Palazzo della Ragione. Piazza Mercanti, 1. Orari: da marted a domenica 9.3019.30. Gioved 9.30-22.30. Luned 14.30-19.30. Biglietti: intero 8; ridotto 6,50; ridotto speciale adulto e bambino 10. Fino al 28 febbraio.

CINEMA
Questa rubrica curata da Simone Mancuso

Paranormal Activity di Oren Peli Soggetto, sceneggiatura, regia e montaggio firmati dall'autore(quale occasione migliore per l'uso della parola autore). Girato nel 2007, e fatto circolare nelle universit americane, il film si era creato un po' di pubblicit negli Stati Uniti, a costo zero. Fino a quando non arrivato in visione, a Spielberg, che ne rimasto affascinato, pensando, in un primo momento di volerlo rifare con mezzi pi adeguati, per poi cambiare idea e decidere di distribuirlo soltanto, incassando quasi quindici milioni di dollari solo negli States. Una produzione molto simile all' ormai cult The Blair Witch Project, al quale si accosta, intanto per la proporzione tra budget di soldi spesi per la realizzazione(quindicimila dollari per questo, e dieci mila per The Blair..) e quelli guadagnati, e poi perch cerca di creare, non una nuo-

va visione dell'horror, ma una visione altra, intrappolando lo spettatore in una monotona ed univoca ambientazione visiva: qui con la telecamera fissa che riprende la stanza ed il corridorio, l con la telecamera ad inseguire i protagonisti nel bosco, con primissimi piani che raccontano il loro terrore. Ed in tutti e due i casi, la telecamera come elemento diegetico della narrazione, parte integrante della sceneggiatura, non solo lo strumento non diegetico della visione. In effetti facendo un uso diegetico della telecamera viene a mancare nello spettatore, quel naturale distacco che unisce la consapevolezza della visione attraverso la macchina da presa. Questo crea una suspense cupa, ben gestita in questa sceneggiatura sulle risposte del demone. Come tipo di film, per subire tutto il suo effetto da brivido, non consiglio di vederlo al cinema, ma a casa in dvd, perch uno di quei horror che ha

bisogno di assoluta concentrazione e silenzio, cosa che nei nostri cinema ormai sempre pi raro. Una menzione finale, per i due attori, all'esordio in questo film. Avatar di James Cameron E da tempo che sostengo la rivoluzione della terza dimensione nel cinema. Avatar sancisce questa teoria in maniera definitiva. Forse esagerato affermare che dopo le rivoluzioni del sonoro prima e del colore poi, arrivi il 3D. Di sicuro, almeno per quanto riguarda la modalit di visone, e quindi la fruizione del film da parte dello spettatore, questultima viene stravolta per diventare pi performante. E chiaro che questo film uno dei pochi casi tra i 3D, che pu essere apprezzato anche in 2D, ma chiaramente la performance dello spettatore sulla visione cambia.Un kolossal in tutto e per tutto, nel gran-

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de stile hollywoodiano, una confezione tipica della struttura americana, soprattutto nella sceneggiatura. Vi si riconosce tutto il cinema postmoderno: dal western, ai film di guerra, al fantasy, ai film di fantascienza. Eterogenia concentrata anche nel soggetto, che ingloba tutti i temi dellattualit: dal conflitto in Iraq e lamore per lesportazione della democrazia che qui si trasforma in esportazione della civilt, ai temi ecologisti, a quelli new-age verso lenergia della terra madre che porta equilibrio, ecc Su di un soggetto cos corposo, forse si poteva sviluppare una sceneggiatura un po pi studiata, perch la sensazione che sia stata tralasciata a favore di unattenzione maggiore verso tutta la parte tecnologica e la regia del film. Forse affiancarsi di un altro sceneggiatore sarebbe stato utile. Tecnologia che stata applicata in maniera massiccia, come forse mai prima, a favore del tridimensionale, con luso di una macchina da presa innovativa, la fusion-cam. E una camera, progettata tra gli altri dallo stesso Cameron, che permette di girare le scene con gli attori, riuscendo ad integrare nel monitor della stessa camera il 3D, in maniera che il regi-

sta possa vedere contemporaneamente, la scena che sta girando nellambiente tridimensionale. Questa una delle tante rivoluzioni che il 3D ha portato nel modo di fare i film, quindi non solo nella visione, ma anche nella costruzione della stessa. Cameron dimostra, ancora una volta, di essere uno dei pi capaci registi e produttori cinematografici che ci siano oggi nel mondo, confezionando un prodotto di due ore e quaranta minuti, senza un momento di pausa(a parte quella forzata che fanno i peggiori cinema per vendere pop-corn), che anzi per come si sviluppa il film, ho trovato anche corto, si poteva estendere un po di pi la sceneggiatura, sviluppando ci che avviene dopo il finale. Gli attori hanno tutti fatto un grandissimo lavoro, sostenuto, ovviamente dal gande lavoro registico, soprattutto lattrice che interpreta Neytiri, Zoe Saldana, magnifica nel dare al suo personaggio tutta la sensualit selvaggia che solo unafroamericana avrebbe potuto dare in quel modo. Da tenere docchio nel cast di questo film il direttore della fotografia Mauro Fiore, il cui lavoro lo ritroveremo nel 2010 con il film sullA-Team.

Ancora una volta James Cameron riesce a colonizzare il nostro immaginario, ed in questo caso anche la nostra modalit di visione, senza darci scampo ne scelta di fuga, come fece molti anni fa con Terminator, lasciando un traccia sempre pi indelebile nella storia del cinema. Soul kitchen di Fatih Akin Divertente commedia dal sapore musicale, in ogni senso, visto che ruota tutto tra la cucina di un ristorante e la musica soul. Il regista de La sposa turca, ci fa divertire sviluppando la sceneggiatura in maniera da non annoiare mai lo spettatore, e creando sempre risvolti interessanti. Un commedia come una volta, retta quasi in toto su di un soggetto ed una sceneggiatura molto solide, e sui personaggi diretti egregiamente. Carina la colonna sonora in gran parte animata da blues, soul e funky, e contaminata da una spruzzatina di hip-hop. Un lavoro molto pi leggero rispetto alla Sposa turca, soprattutto nel soggetto, ma che comunque d la possibilit di passare una divertente ora e mezza, di buon cinema.

Gallery

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YOUTUBE SCENE DA LE MANI SULLA CITT F.ROSI 1963 EVER GREEN

http://www.youtube.com/watch?v=q8BKHFgfwAM&feature=player_embedded

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