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M.

C FOLLIERO

DIRITTO ECCLESIASTICO. ELEMENTI


Principi non scritti.

INDICE
COME INTRODUZIONE 1. Diritto ecclesiastico: origini e compiti 2. Il Diritto ecclesiastico come la risultante della relazione tra religione e laicit 3. Quale laicit tra secolarizzazione e cultura teo-con 4. I due banchi di prova della laicit 5. La dimensione verticale dellesperienza religiosa e il suo sbocco nel diritto negoziato 5. La trasversalit dellesperienza religiosa 7. La dimensione orizzontale dellesperienza religiosa e il suo sbocco nel diritto comune: le garanzie costituzionali e il diritto comune 8. Il Diritto Ecclesiastico e il processo riformistico in campo 9. Riforme di sistema in rewind 10. Il Diritto Ecclesiastico dellet del cambiamento

DIRITTO ECCLESIASITCO E PRINCIPIO DI LAICITA 1. Il principio di laicit 2. Principio di legalit: interessi valori 3. Principio di legalit: interessi diritti 4. Interessi religiosi diritti religiosi 5. Le forme della legalit: legalit legale, legalit costituzionale 6. Principi e regole. Diritto Ecclesiastico e legalit multilivello

DIRITTO ECCLESIASTICO E PRINCIPIO DI LAICITA Premessa 1. La laicit cooperativa degli anni 90

IL PRINCIPIO DI LAICITA Premessa 1. Il Diritto Comparato e laffievolimento dellequazione separatismo-laicit 2. Le fonti del principio di laicit: la giurisprudenza costituzionale 3. Laicit di principio e suoi postulati 4. Laicit di contesto: la categoria ermeneutica dei principi supremi e la legalit delle norme concordatarie 5. Laicit di progetto e laicit cooperativa: il Concordato e le Intese 6. Laicit di programma: lulteriore contributo della Corte Costituzionale alla differenziazione tra le Confessioni religiose 7. Laicit di risultato: la neutralizzazione del principio di non identificazione e il contributo della giurisprudenza costituzionale e di legittimit 8. Le conseguenze della crisi della laicit cooperativa 9. Ridefinire la laicit: compiti dellecclesiasticista e prove di svolgimento

COME INTRODUZIONE 1. Il Diritto Ecclesiastico nasce nell800 da una costola del Diritto Pubblico, e con la
missione precisa di soddisfare lesigenza dello Stato di tutelare il sentimento religioso individuale e di ridurre il peso esercitato nel Paese dal fatto religioso collettivo, cio dalle Chiese, segnatamente quella Cattolica perch da sempre maggioritaria. Cos il giovane Stato Italiano ritenne di chiudere le sue pendenze con il Papato adottando le c.d. Leggi delle Guarentigie (1871, legge con cui il Regno dItalia concedeva una serie di garanzie alla Chiesa di Roma; rimase in vigore fino al 1929, con i Patti Lateranensi). Lo Stato rivendic a s la gestione e il controllo dei bisogni di natura collettiva. Il Diritto Ecclesiastico dette limpulso di separare per legge gli interessi pubblici, di esclusiva competenza dello Stato, da quelli privati, come quelli religiosi; confinandoli nella coscienza individuale. Per nei primi anni 20 in Europa come in Italia ci fu un radicale cambiamento. Il fascismo seppe guadagnare consenso e seguito sociale, puntando tutte le sue carte in materia di politica ecclesiastica. Infatti fu durante la parente autoritaria del Fascismo in Italia che i rapporti tra Stato e fatto religiose eretto dal Liberalismo and in frantumi. Il Fascismo seppe fare della Chiesa un rinnovato strumento di coesione sociale e consenso politico: -la resuscitata alleanza tra trono e altare, -la promozione sul campo di Benito Mussolini come uomo della Provvidenza, -la Questione Romana chiusa, -il Concordato stipulato nel 29 e la coeva legislazione sui c.d. culti ammessi che sanciva la superiorit della Chiesa di Roma. Il secondo dopoguerra e la Costituzione entrata in vigore nel 48 solennizzano laccoglimento nella Carta dei principi di eguaglianza e pluralismo religioso. Al contempo per, mettono in salvo il Concordato del 29 e la discrimante legislazione sui culti ammessi; che restano in vigore. Bisogner aspettare gli anni 80 per la stipulazione, rispettivamente, del Nuovo Accordo Concordatario e di un certo numero di Intese e per vedere concreta attuazione ai principi del pluralismo religioso e della eguaglianza tra le fedi e le confessioni religiose scritti nella Costituzione pi di trentanni prima. Questo modello di relazioni con le fedi e le Chiese considera la religione uno dei motori del processo di autorealizzazione umana (art.3.2 Cost.) nonch fattore di progresso collettivo per il Paese (art.4 Cost.). Tipicit e identit sono i caratteri che le attuali norme di Diritto Ecclesiastico derivano dalla loro plurisecolare gestazione. Sono tipiche in quanto specchio fedele e variabile dipendente dallatteggiamento di chiusura o di disponibilit che il diritto pubblico dello Stato assume nei confronti del fenomeno religioso individuale e collettivo. La religione viene presa in considerazione dal diritto sotto due distinti aspetti: il bisogno religioso e il diritto di libert religiosa. Il secondo dei due profili: quello del diritto una forma di espansione e di rafforzamento del primo. Il bisogno religioso e la mite pretesa di soddisfarlo esternandolo con preghiere riti e cerimonie, sono di fatto, divenuti un diritto. Diritto di libert religiosa sar il suo nome anche quando ad ammantarsi della relativa garanzia saranno istituzioni religiose di vertice. Caratteri tipici e identitari presentano anche tutte le attuali norme di Diritto Ecclesiastico, per lapporto dato al consolidamento di unidea di religione come componente culturale trasversale altamente performante del sottosistema politico e sociale. La disciplina trova il suo ambito di riferimento nellinsieme delle norme

concernenti il trattamento giuridico assicurato ai diritti individuali e collettivi di libert religiosa nel rispetto della laicit dello Stato e nel quadro dei principi della Costituzione. Diverse forme di tutela sono tuttavia previste anche al livello del Diritto Internazionale, Privato e Comunitario. Per in ambito internazionale la libert religiosa non gode della stessa autonoma previsione che da noi allart.19 Cost. Il Diritto Internazionale la concepisce, invece, come uno dei modi attraverso cui il principio di eguaglianza (le sue prerogative si identificano con il divieto di discriminazione per motivi religiosi) e la libert di pensiero (la garanzia riguarda la libert di espressione riconosciuta a tutte le concezioni e visioni del mondo) assicurano a ognuno e a tutti le stesse opportunit. La conseguenza principale che sono gli aspetti individuali della libert religiosa a godere di specifica tutela; Le garanzie di quelli di natura collettiva vanno ricercate nel diritto di associazione e nella libert di pensiero assieme. Queste caratteristiche costituiscono la dominante di tutti gli strumenti normativi comparsi via via in ambito internazionale. Quanto alle differenze, esse vanno ricercate nel diverso regime di efficacia, vincolativit e giustiziabilit. La Dichiarazione Universale dei diritto delluomo e il Patto Internazionale sui diritti civili hanno unindubbia autorit morale ma ancorata a ragioni politiche. La Convenzione Europea dei diritti delluomo (CEDU 1950) dotata di misure applicative, sanzionatorie, giustiziabili.Verso la met del secolo scorso vi il Trattato costituzionale europeo e la Costituzione che esso ha adottato; la tutela del diritto di libert religiosa riassorbita nel quadro delle garanzie facenti capo al principio di eguaglianza (e al divieto di discriminazioni) e alla libert di pensiero. La Carta Europea dei diritti continua ad apparire un fatto dubbio sul piano dellefficacia e della giustiziabilit; Un sospetto alimentato dal rallentamento delle ratifiche sulle secche del sonoro no di Francia e Olanda. Quindi, la tutela internazionale dei diritti religiosi conserva natura di tutela individuale e soggettiva e resta affidata a misure di soft-law (privi di efficacia vincolante diretta). La libert religiosa viene intesa essenzialmente come libert individuale: ci non significa che in alcuni casi non sia prevista unattenzione particolare per i suoi profili collettivi; ma che anche in questi casi non sono ammesse distinzioni di trattamento tra associazioni religiose o di altro tipo. Nella Dichiarazione allegata allAtto finale di Amsterdam del 97 relativa allo status delle chiese e delle organizzazioni non confessionali compare lesempio pi lampante di equiparazione tra Chiese e organizzazioni filosofiche e non confessionali, e la prova della disattenzione del diritto comunitario generalista per il profilo c.d. istituzionale delle Chiese. Riguardo il Diritto Ecclesiastico Comunitario, leccesso di aspettative spiega la delusione; Il malcontento nato dalla constatazione che alle Chiese Europee alla fine sia toccato un trattamento giuridico identico a quello previsto per le organizzazioni filosofiche e non confessionali. Di qui lesigenza di ricorrere ai ripari. Si inscrive in questo sentimento la convinzione di assistere ad una grossolana sottovalutazione del potenziale di integrazione, coesione e sviluppo del fattore-Cristianesimo nellUnione Europea. Le Chiese si sentono minacciate dallallargamento dellUnione, dalla forzata condivisione dello spazio religioso europeo con le Chiese dellEst con cui il dialogo sempre difficile, e che comportano lampliarsi della platea dei gruppi,

delle fedi e delle confessioni. Si affermano cos studi che si fanno portavoce del disagio e della richiesta di garanzie specifiche per la libert religiosa c.d. istituzionale delle Chiese Europee; Gli studiosi coprono pi livelli di studio: quello di base d conto dei riconoscimenti e delle opportunit che il diritto comunitario vigente gi offre allazione e al ruolo simil-istituzionale delle Chiese attraverso i suoi organi di rappresentanza; il successivo livello serve a prefigurare gli scenari normativi futuri delle Chiese; Il diritto vigente appannaggio della prima linea di ricerca. Di questi studi si fa forte una seconda linea di ricerca che cresce e monta parallelamente alla stesura e redazione finale della Costituzione europea, e che fa da cassa di risonanza alla richiesta di collocare al suo interno un richiamo alle radici cristiane dellEuropa; considerandolo, non solo unesigenza primaria, ma anche un solido appiglio per il riconoscimento della soggettivit pubblica delle Chiese. Per a cose fatte, il prezioso riconoscimento non comparir nel Preambolo del Trattato costituzionale europeo; infine gli articoli della sua Costituzione continueranno a mantenere sostanzialmente su di un piano di parit la condizione delle Chiese e quella delle associazioni filosofiche (soluzione definita da molti generica e inappropriata). E venuto il momento di ammettere il radicamento del diritto ecclesiastico nella tradizione e nella specificit nazionale e di ritirarsi dallEuropa. Infatti si smorzato lottimismo dei giuristi circa la capacit di istituzioni sopranazionali come le Nazioni Unite, la Banca Mondiale o la Corte Penale Internazionale; perci al Diritto Ecclesiastico dello Stato e al suo studio, che noi volgeremo la nostra attenzione in ragione anche delle maggiori garanzie. 2. Nella definizione data inizialmente di Diritto Ecclesiastico si individuava nella laicit dello Stato uno degli elementi concettuali che qualificano e delimitano questo insieme di norme. Il principio di laicit , in realt, una delle maschere di cui, in questo particolare contesto, si riveste il principio di eguaglianza. Al riguardo si deve ricordare come il principio di eguaglianza e lidea di giustizia che con esso fa sistema, assieme al principio di autonomia e di libert, rappresentino la piattaforma assiologia su cui poggia lordinamento. Le caratteristiche di ognuno di essi sono il riflesso e la risultante della tensione che continuamente si ricrea tra istanze di libert (e i diritti di cui si compone) e istanze di eguaglianza o giustizia (o giustizia sociale); questa dialettica si assesta, in sostanza, da due fattori: vi la pressione di tipo lobbystico rivestita di rivendicazione delluna o dellaltra libert che pesa sulle istanze politico-decisionali dello Stato e sui procedimenti di produzione del diritto; sullaltro piatto di questa ideale bilancia vi il principio di eguaglianza e lidea di giustizia (art. 3.2 Cost.). E questo altalenante movimento che fa continuamente pendere il piatto di questa ideale bilancia verso luna o laltra delle due polarit indicate come eguaglianza o rispettivamente libert. Influenza landamento dei diversi settori del diritto, ne determina le trasformazioni, ne condiziona il tipo di sviluppo. Quanto appena detto vale anche per il Diritto Ecclesiastico: in questambito la laicit a rappresentare linterfaccia da cui la regola costituzionale delleguaglianza (art.3 Cost.) si mostra nelle relazioni tra diritto pubblico e libert religiosa. Tent che la relazione che si instaura tra libert (religiosa) e eguaglianza (principio di laicit) costituisce il cuore di questa disciplina. Un ruolo importante, in

questa relazione, lo gioca la concezione che la politica ha del principio di laicit e lindirizzo politico che imprime alle relazioni dello Stato con le Chiese; Vi poi da considerare a chi competa di vigilare sulla costituzionalit delle normative adottate in materia di interessi religiosi. 3. Bisogna dire qualche altra cosa riguardo lidea di laicit, di cui si nutre la politica, si forma nel contesto sociale. In questa et senza altra ideologia che non sia quella di una generalizzata aspirazione alla pace e il rifiuto altrettanto generico della guerra, pare non esservi tema che non trovi un potente innesco in rivendicazioni che si legano, pi o meno immediatamente, alla religione. In una societ secolarizzata come la nostra, segnata da vuoto e bisogno di senso, il diffuso distacco e la presa di distanza dalle religioni rafforzano il potenziale di affidabilit e di imprinting sociale del magistero delle Chiese; quest ultime si sentono richieste di contribuire alla formazione di scelte pubbliche destinate a ricadere su rilevanti aspetti della vita sociale. Ma sul terreno delle questioni di natura etica che esse esercitano un vero e proprio diritto di intervento (ad es. la Chiesa Cattolica in materia di bioetica). Le Chiese individuano nella modernit dellOccidente le condizioni favorevoli per unevangelizzazione di ritorno e la somministrazione dei valori che difettano. Un supplemento danima in sostanza. Una forma nuova per un compito antico. Quello di contribuire alla elaborazione del sistema di valori che sorregge lazione pubblica indirizzandola. Un intreccio di questi fattori sta a monte di quel sincretismo culturale che trova espressione nella cultura teo-con doltreoceano, o, in quella nostrana degli atei-devoti. La qualit della relazione esistente tra libert religiosa e laicit rappresenta la bussola per capire se si cittadini di uno Stato separatista, confessionista. Laico-cooperativo sembra essere lopzione che gode al momento nel nostro ordinamento della maggiore riuscita. 4. Il Diritto Ecclesiastico ha dalle sua solide ragioni storiche e strutturali che ne giustificano lautonomia riconosciutale. Le ragioni di natura costitutiva: la religione una componente basica del patrimonio culturale e giuridico non solo del Paese ma di tutto il Vecchio Continente (incessante dibattito sulle radici cristiane dellEuropa). Ma oggi, XXI secolo, sono sostanzialmente due le dimensioni che caratterizzano la presenza del fattore religioso nella societ: luna verticale e laltra orizzontale. 5. Molte delle chiese presenti nel Paese traggono la loro origine da esperienza religiose collettive diffuse in certi ambiti territoriali e durature nel tempo. Il Diritto Ecclesiastico aiutato dalla teoria istituzionalistica della pluralit degli ordinamenti giuridici. Ci che, in realt, d impulso alla trasformazione di comunit religiose organizzate in Chiese poi Confessioni lassociazione fissata e mantenuta tra le regole religiose e comportamentali impartite agli appartenenti al gruppo dallauctoritas costituitasi al suo interno. Il convinto e durevole consenso gli vale una patente di originariet, autenticit ed effettivit cui si ricollega la legittimazione dal basso conferita dalla base dei fedeli alla fonte di provenienza dei precetti. Tutto ci con il risultato che nel momento in cui la frattura tra principi di fede e regole comportamentali diviene percepibile per lautonomizzarsi dello Stato dalla religione, labitudine allobbedienza a una religione e a una Chiesa, conserva una valenza

normativa vincolante alle credenze/prescrizioni ricevute; quanto allauctoritas che le ha emanate non pi solo di fatto accreditata di poteri legislativi e di governo sulla comunit religiosa, di cui non pi solo guida morale di un messaggio di fede. I fenomeni di VERTICALIZZAZIONE, concentrazione e istituzionalizzazione che si producono nelle societ religiose culminano nel costituirsi al vertice di una gerarchia di governo. La credibilit del suo vertice istituzionale risulter proporzionale alla capacit di garantire diffusione, estensione e osservanza al messaggio religioso proposto. Elevatissima diventer nel caso in cui la societ presenti unimpronta religiosa omogenea. Ci incider sul passo successivo dei rappresentati della Chiesa in questione: incanalare il rapporto con lo Stato nelle forme di un riconoscimento reciproco. Il massimo di successo sarebbe rappresentato dalla conversione dellintera societ e dellautorit politica allosservanza del corpus di regole religiose e comportamentali prescritte ai fedeli. Obiettivo irrealistico oggi come oggi. I concordati-quadro e le intese-quadro sono lesito compiuto di un processo di accreditamento. E per le Chiese accreditate una garanzia di stabilit e seriet degli impegni assunti dallo Stato nei rispettivi confronti. Il percorso descritto corrisponde a quello di Chiese e Confessioni religiose oggi presenti. La loro presenza la base per la creazione di una rete di rapporti giuridici con lo Stato in proporzione al grado di apprezzamento e accreditamento di cui vengono a godere sulla scena sociale. La strada un po tutta in salita per i gruppi religiosi di nuovo conio o, per quelli coevi al Cristianesimo, che seguono due direttrici; la prima delle due strade passa per laggiornamento e il rafforzamento delle tradizionali forme di garanzia delle relazioni Stato-Chiese e degli strumenti di collegamento pi collaudati in materia. Questi strumenti: i Concordati e le Intese confermano la loro attualit. Quanto alle attivit finalizzate alla loro negoziazione, stipulazione e traduzione in legge la Costituzione attuale li mantiene saldamente nelle mani dellEsecutivo e del Parlamento. Il sistema, esteso a partire dall84 alle Confessioni diverse dalla Cattolica, dando cos attuazione alla previsione costituzionale del 48, ha trovato conferme nella revisione costituzionale del 2001 che ha interessato il Titolo V della Costituzione (lart.117 Cost. lett. c sanziona come prerogativa esclusiva dello Stato la competenza legislativa in materia di rapporti con le Chiese). 6. Le relazioni tra Stato e Chiese non si esauriscono in rapporti di vertice. Migliorare e intensificare i modi della partecipazione delle Chiese nella loro dimensione associativa e partecipativa, alla vita sociale e politica del Paese oggi un obiettivo raggiungibile attraverso strumenti normativi che esulano dalla logica degli accordi di vertice propria dei Concordati e delle Intese. Esiste infatti anche una dimensione ORIZZONTALE dellesperienza religiosa organizzata che corre trasversalmente alla realt sociale in cui immersa. A questa dimensione risponde il principio di sussidiariet orizzontale (art.118 Cost.). La trasversalit, lattrattivit del fattore religioso e la sua capacit performante sulla societ sono legate alla circostanza che la fede e lesperienza religiosa tendono a coinvolgere globalmente la persona umana. Il bisogno di testimoniare nel foro esterno il proprio credo religioso portano il soggetto, o il suo gruppo, a entrare in contatto con altre comunit oltre che con le istituzioni politiche e di governo centrale e periferico del sistema Stato, le quali

hanno il dovere di assicurare una convivenza ordinata alla societ (garanzie giuridiche e risorse economiche). Pane e diritti attraverso la previsione di pacchetti di regole ancorate ai valori condivisi e scritti in Costituzione. 7. La rete di interessi religiosi trova nel diritto comune e in quello costituzionale una serie di garanzie che, nel presumibile rispetto del principio di laicit, si traducono in forme di sostegno e valorizzazione della dimensione orizzontale del fenomeno religioso. Si tratta per la precisione dellart.118 Cost. comma 4; attraverso il principio di sussidiariet c.d. orizzontale la norma provvede a garantire anche la incentivazione del fattore religioso nella sua estesa dimensione orizzontale e comunitaria; dietro la filigrana della norma si intravede il variegato popolo del non profit che avanza compatto assieme a enti e associazioni che sono diretta espressione delle Chiese; Nascono intorno agli anni 70 come Terzo Settore e sono indifferenti al profitto; si inseriscono in maniera riuscita nel processo di privatizzazione e di esternalizzazione che coinvolge i Servizi Pubblici, ieri ispirati ai valori di solidariet sociale (art.2 Cost.) oggi, con riferimento al principio di sussidiariet orizzontale (art.118 Cost.); Rivestiti dal marzo 2005 della unificante forma giuridica di impresa sociale integrano finalit economiche e di profitto alla ispirazione solidale della loro azione. Tutte queste diverse realt hanno le carte in regola per beneficiare di forme di sostegno e valorizzazione; oggi ad es. vi il c.d. cinque per mille (la destinazione diretta, da parte del contribuente, di una quota dellIrpef a suo carico a vantaggio di enti senza scopo di lucro, della ricerca scientifica e delle universit, della ricerca sanitaria e dei servizi sociali dei Comuni). Tra i suoi beneficiari troviamo anche espressioni tipiche dellassociazionismo religioso. 8. Appare evidente che il Diritto Ecclesiastico attuale ha parecchio a che fare col processo riformistico preterintenzionale. Il senso di disorientamento collettivo collegato del venir meno delle grandi ideologie cattoliche, liberali e socialiste accentua limpressione di saldezza e solidit delle chiese, il che decuplica il loro potenziale di intervento e di ascolto sociale del loro messaggio. Sono le Chiese a riuscire meglio di altri opinion makers a riempire il vuoto di senso di collettivit sociali impoverite (tramonto delle grandi ideologie del 900). In una dimensione di solitudine e di sostanziale scollamento dal Paese reale i mossa la politica e lazione di governo dallinizio di questo secolo. Tant che ha sviluppato una compulsiva e quasi esclusiva inclinazione per attivit legislative rivolte a sempre nuove stesure delle c.d. riforme istituzionali, o alla integrazione o modificazione di quelle dello stesso tipo. Questo riformismo con le sue particolari note identificative ha segnato un po tutti gli aspetti importanti della vita collettiva e delle istituzioni di questo Paese. Comprese le scelte di politica ecclesiastica. 9. Ritorno al passato e cancellazione dellultimo decennio sono stati i tratti identificativi di un po tutto il riformismo che la stagione politica, normativa e culturale legata alla precedente legislatura ha voluto esprimere. Le sue costanti sono rinvenibili nel rapido deteriorarsi dei modelli politici ed organizzativi varati attraverso le riforme degli anni 90 e nellaccelerarsi dei tentativi tesi alla loro cancellazione e sostituzione. In sostanza, il modello riformista politico, giuridico e

sociale che aveva per un decennio tentato di superare i limiti della c.d. Prima Repubblica appare esaurito. Le tappe pi significative della Riforma dello Stato hanno coinciso con i tentativi via via pi riusciti di superare aspetti censurabili della c.d. Prima Repubblica rimuovendone le cause politiche. Questo discorso vale per la introduzione del sistema maggioritario volto a favorire il bipolarismo, il federalismo amministrativo inteso a trasferire una parte consistente dei poteri dello Stato alle autonomie locali (sussidiariet verticale) insieme alla parallela espansione delle c.d. autonomie sociali (sussidiariet orizzontale). Infine, la elezione diretta dei sindaci. 10. Ogni legge finanziaria che iscrive un nuovo segno meno sulla fascetta dei bilanci regionali, o aumenta i controlli o si riducono le prestazioni a favore dei cittadini o le si sostiene attraverso un inasprimento della imposizione fiscale locale; o si improvvisano assemblaggi di entrambe le soluzioni. E naturale che il Diritto Ecclesiastico dedichi una specialissima attenzione a trasformazioni di ordine costituzionale e la forma di Stato e la forma di governo. In quelle trovano conferme le ragioni del peso crescente della religione come valore e le confessioni religiose come momento di sintesi di interessi collettivi fortemente verticalizzati ed istituzionalizzati tendono ad occupare nel sistema giuridico attuale, non solo nazionale. Se muta il diritto dello Stato, naturale che abbiano a mutare i contenuti e lambito di riferimento di questa disciplina.

DIRITTO ECCLESIASTICO E PRINCIPIO DI LEGALITA


Dalla nascita dello Stato di diritto (Tra il XV e il XVII secolo si consolid in Europa una forma di organizzazione politica nota come Stato Moderno) passando per lo Stato Costituzionale di diritto (emerge nellambito delle esperienza costituzionali europee del secondo dopoguerra), e fino allo Stato Sociale (una variante dello Stato Costituzionale di diritto e costituisce la versione italiana del c.d. Welfare State, ispirato ai principi delluniversalismo egualitario, il quale opera secondo due modelli: nel modello universalistico esso si preoccupa di assicurare a tutti i cittadini uno standard minimo di benessere, mediante dei Servizi Sociali, affidando in gran parte alla c.d. fiscalit generale il finanziamento dei Servizi Pubblici; nel modello particolaristico il finanziamento in buona parte di tipo contributivo, cio affidato a forme di prelievo individualizzato. Questa forma di Stato diviene pi percepibile nel nostro ordinamento nella prima met degli anni 60), lessenza dei sistemi politici e dei loro ordinamenti espressa dal principio di legalit. Coincide cio con la legge intesa come fondamento e condizione di esercizio del potere. E col suo principale postulato: la scomposizione del potere. Questa si realizza sia in via orizzontale (producendo la separazione dei poteri) che verticale (con la contestuale adozione del federalismo come modello politico-organizzativo dello Stato). La legalit di fatti ...un attributo o un requisito del potere, per cui un potere legale...quando viene esercitato nellambito o in conformit delle leggi stabilite (BOBBIO). Il Diritto Ecclesiastico rappresenta la regolamentazione data, nellambito di un certo sistema politico, al complesso dei poteri, degli interessi e dei diritti riconducibili alla religione. Sicch esso parte della legalit del nostro ordinamento. La sua presenza ed il suo sviluppo sono condizionati dalla idea di legalit ivi imperante. 1. Sgombriamo subito la nozione di legalit NON utile al nostro ragionamento; in essa lidea di legalit e i concetti di forza e di sicurezza si tengono stretti tra di loro fino a costituire un tuttuno. Per quello che ci interessa la relazione tra legalit e Diritto Ecclesiastico. Bisogno, quindi, cercare altrove. Provando nella Filosofia Politica; il fondatore della filosofia politica moderna Machiavelli, il quale ha posto laccento sulle motivazioni egoistiche dellagire politico delluomo in societ. Cos (Thomas Hobbes) la Teoria politica la smette di caricarsi del peso di rendere i cittadini buoni giusti e santi. Il fondamento del potere sovrano si sgancia da condizionamenti di tipo morale. Il potere diventa assoluto, potenzialmente; perch il fondamento del potere ha bisogno di radicarsi in qualcosa che non sia la virt, ma in un elemento artificiale, cio fatto dalluomo, appunto il diritto. La legalit , dunque, requisito ed elemento costitutivo del potere; in questa accezione per principio di legalit si intende (BOBBIO) che chi esercita un potere tenuto a farlo in conformit delle leggi; Lesercizio legale del potere anche legittimo se poggia su di un titolo ereditario o legale giuridicamente fondato. La legalit , quindi, la risultante d una duplice interazione. Quella tra potere e Diritto la prima. Una seconda, di eguale potenza, quella tra potere e Diritti (i diritti dei consociati). Senza una fondazione giuridica non c potere legittimo. Ma senza unautorit dotata di potere legittimo non c certezza nei diritti. La disciplina del costituzionalismo ha sempre una relazione duplice con il potere. Il Diritto Costituzionale tratta il potere e chi lo incarna come un

soggetto da limitare precostituendo garanzie a difesa dei diritti dei singoli; Ma lo considera pure come lunico soggetto in grado di permettere a quelle garanzie di esistere e di essere fatte valere. Negli ordinamenti positivi contemporanei il potere si fonda sempre sulla legge. Di solito, nei paesi di tradizione europea continentale (civil law) il suo incipit dato da un atto costituente democratico formalizzato in un documento scritto chiamato Costituzione. Se aspira a durare il potere, costituente prima costituito poi, deve riuscire a interpretare e garantire il soddisfacimento degli interessi reali e profondi della comunit che vuole controllare, facendoli rientrare nella forma legale delle garanzie di cui sono forniti i diritti, individuali e collettivi; in questa veste detti interessi trovano riconoscimento e sintesi programmatica gi nellatto costituente. Ma, anche la Costituzione tuttaltro che un atto statico; La sua evoluzione, quindi modifica, quando interviene, trae le sue ragioni dal mutamento di bisogni, di interessi e dellidea di comunit. Il nostro ordinamento, allart.138 Cost., prevede procedimenti legislativi di revisione o di integrazione costituzionale. 2. Il potere e luso che se ne fa vengono influenzati dal diritto; la sua conquista dipende dalle relazioni che intercorrono tra chi il potere lo esercita attraverso (politici) e chi, invece, dallaltra parte, vi sottost; Questo secondo fronte lo presidiano i cittadini con i loro diritti e i loro bisogni; avanzano richieste ed esercitano pressione. Governare la complessit sociale il vero banco di prova di quanti, dopo avere conquistato il potere per vie democratiche, intendano esercitarlo stabilmente con metodo parimenti democratico; cittadini e gruppi sociali, un indicatore attendibile della loro riuscita; pi il gradimento si impenna e si allarga pi si consolida lobbligo politico di obbedienza rispetto alle decisioni di chi governa e lobbligo giuridico di sottoposizione alle leggi. Diversamente vanno le cose quando lazione di governo difetti dei requisiti di legalit ed equit richiesti. La Carta Costituzionale legittima lesercizio dei potere, a cominciare da quello legislativo se svolto nellambito di precise competenze e indirizzato al perseguimento e soddisfacimento di principi ovvero valori, interessi generali, utilit diffuse per la collettivit nazionale o per quelle locali. Una traccia importante di questo tipo di impostazione compare nellart.4.2 Cost., norma di garanzia del valore-lavoro e della relativa norma-principio-diritto. In questo significativo contesto viene individuato nel progresso materiale e spirituale della societ un corpo di valori, interessi e utilit diffusi cui si ricollega limpegno, altrettanto generalizzato (ogni cittadino) e cogente. Dotato di portata generale, il progresso materiale e spirituale della societ ha lenergia sufficiente per mobilitare e tenere uniti interessi, esigenze e finalit di parte di singoli e gruppi, valorizzandone le potenzialit coesive e di integrazione. La religione stata accreditata di un valore costituzionale aggiuntivo, ulteriore rispetto a quello conferitole da specifiche norme-principio, in quanto portatrice di un suo peculiare contributo al progresso morale e culturale del Paese. 3. Finora ci siamo occupati del principio di legale come meccanismo giuridico con cui poteri e competenze vengono suddivisi secondo Costituzione. Sussiste un secondo aspetto della legalit, e riguarda la determinazione dei presupposti costitutivi dellobbligo politico e giuridico dei cittadini di sottostarvi; cos intesa la legalit la risultante dellimpiego di tecniche giuridiche con cui si assicura ai cittadini

lesercizio delle proprie libert e dei propri diritti mentre i poteri dello Stato sono messi nelle condizioni di non poterne intaccare il concreto esercizio. Questo aspetto della legalit deve riflettere il valore e lestensione attribuiti ai diritti e alle libert individuali; riguardo lesperienza contemporanea, ci significa dovere includere tutta una serie di diritti di matrice diversa. I diritti c.d. sociali, emersi dagli anni 70 con laffermarsi dello Stato Sociale. Stesso discorso va fatto per i pi recenti nuovi diritti o, ancora, per i c.d. diritti umani. Come destinatari di decisioni politiche e di parallele scelte giuridiche sono di fatto i cittadini la seconda decisiva gamba del rapporto tra autorit e libert. Sul versante opposto a quello del potere la legalit ha quindi a che fare con la possibilit data ai cittadini di contare. Assicurando visibilit e rilevanza giuridiche ai rispettivi interessi individuali e collettivi. Tanto la qualifica ad essi via via conferita di diritti legali (legalit legale), quando il collegamento con i valori costituzionali sono strumenti indispensabili per rafforzarne il ruolo. In questa prospettiva, la legalit ordinaria, intesa come riconoscimento e qualificazione selettiva di interessi e poteri, va vista come un obiettivo verso cui si proiettano tutti i portatori di interessi presenti nella societ e nello Stato. (es. lespansione costituzionale del principio delle c.d. pari opportunit tra uomo e donna, che gode di tutele rafforzate derivanti da leggi di integrazione costituzionale introduzione delle c.d. quote rosa nelle liste elettorali). Chi governa sar legittimato ad attribuire, con leggi e per legge, garanzie giuridiche pi estese e una parte pi consistente delle risorse collettive ai portatori di interessi/valori generali espressamente fatti oggetto di richiamo costituzionale. Diverso il destino degli interessi rimasti minoritari e di parte. 4. Gli interessi religiosi hanno un posto di rilievo nella ristretta cerchia di interessi profondi e diffusi nella collettivit. La politica non pu trascurare gli interessi che sono il cuore di un fenomeno come quello religioso; in grado di incidere profondamente sulla struttura della societ, assumendo forme stabili ed organizzate (vere e proprie istituzioni). Chi detiene il potere deve individuare gli interessi religiosi maggioritari e pi rappresentativi. Loperazione ha inizio rivestendo gli interessi di tipo religioso delle garanzie che competono ai diritti, tanto individuali che collettivi. Se considerati riconducibili alla categoria degli interessi/valori generali essi verranno in considerazione come norme-principio. Poi nella legislazione ordinaria trovano operativit concreta in qualit di norme-regole. 5. Restano da delineare gli elementi tipici della relazione attuale tra la nostra disciplina e il principio di legalit. Nellimpatto con la nuova forma di stato la nozione monolitica originaria di legalit si spezza letteralmente in due. Se vogliamo guardare agli studiosi di allora, i testimoni dellavvento dello Stato Costituzionale di diritto e dello sdoppiamento prodottosi nei concetti di sistema giuridico e di legalit, non si pu negare che abbiano provveduto ad elaborarne di nuovi. In quelli di nuovo conio la legalit viene qualificata sulla base del collegamento con ognuno dei sisitemi normativi di cui espressione e attraverso unaggettivazione che ne consenta lidentificazione. Nascono cos le definizioni e i retrostanti concetti di legalit legale e di legalit costituzionale. In realt vi sono pi piani della legalit, come vi sono pi ordinamenti giuridici. Lo Stato di diritto ottocentesco era portatore dei caratteri della legalit legale e risultava fondato sul primato della legge. Il secondo dei due modelli:

lo Stato costituzionale di diritto invece espressione della legalit costituzionale. Sintesi di valori condivisi; si fonda sul primato della Costituzione. Infine, lo Stato Contemporaneo (o Stato Sociale) che rinviene la sua essenza nei diritti sociali. Ogni transizione da una forma di stato allaltro prevede un dopo. Ma, anche il prima ah la sua importanza. Alla base di tale smottamento vi la pressione sociale, politica e giuridica esercitata dagli interessi emergenti o delusi. Comprendiamo bene come sia storicamente impossibile gi rappresentare la legalit costituzionale dello Stato Costituzionale di diritto come una sorta di naturale svolgimento della legalit legale dello Stato di diritto. Con lavvento dello Stato Costituzionale di diritto, il principio di centralit della legge nellordinamento entra in crisi e subisce una secca sconfitta. Lintroduzione del controllo obbligatorio di costituzionalit sulle leggi rappresenta il riconoscimento e laccettazione di questa sconfitta. Lultimo atto di questa fase ha coinciso con la previsione della Corte costituzionale, che occuper il centro del sistema dei poteri e contropoteri istituiti dallo Stato Costituzionale di diritto. Ma, il sistema della legalit legale non scompare. I due sistemi mantengono ruoli e logiche di funzionamento ben distinti. Autorit diverse vigilano su esse. La Corte di cassazione sulla definizione e interpretazione della legalit legale. La Corte costituzionale sulla legalit costituzionale. I potenziali conflitti risultano affievoliti attraverso meccanismi di coordinamento. Conclusione: resta operativo, al livello del diritto interno, nonostante i meccanismi di coordinamento istituiti, un vero e proprio doppio circuito interno della legalit. Con laffermarsi dellUnione Europea dei diritti condivisi e della moneta unica, vi stato un processo di erosione della sovranit degli Stati e di ridimensionamento dei diritti nazionali. Prima il diritto e le istituzioni dellUnione Europea, poi il diritto internazionale e quello c.d. globale, hanno sviluppato la tendenza ad affermarsi nel tentativo in parte riuscito di sottrarre spazio e poteri di intervento giuridico a quelli nazionali. Questo con due conseguenze di ordine generale. La prima riguarda la necessit di studiare con attenzione i nuovi collegamenti da aggiungere al fascio delle relazioni che il Diritto Ecclesiastico continua a mantenere in vita con la sfera della legalit legale e con quella della legalit costituzionale. La seconda investe la necessit di valutare con accortezza i modi in cui avviene lintegrazione tra le forme di regolamentazione previste nel diritto interno per i diritti e gli interessi religiosi e quelle che ad essi pu assicurare la legalit multilivello risultante dallaffermarsi di nuovi sistemi giuridici. Il primo con cui confrontarsi costituito dal sistema delle istituzioni e delle norme prodotte e operanti nei Paesi facenti parte della Comunit Europea; Il nostro ne membro fondatore. Vi , quindi, una legalit comunitaria cui fare riferimento; con relativo apparato di norme corredato del requisito essenziale della giustiziabilit, ossia la concreta possibilit di agire in giudizio per far valere la lesione della propria situazione giuridica. Il giudice competente la Corte di Giustizia di Lussemburgo, il quale ha di fatto giudicato dei ricorsi presentati da chi si ritenuto leso, nel proprio diritto di libert religiosa, da atti o normative comunitarie o, anche, da provvedimenti discriminatori nazionali. Altre sfere di legalit si aggiungono a quelle gi elencate. La legalit convenzionale tra quelle pi rilevanti ai fini del nostro studio. Il suo riferimento essenziale nella

Convenzione Europea dei diritti delluomo (CEDU) e nella giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dellUomo. La Corte di Strasburgo emana sentenze vincolanti per gli Stati firmatari (tra cui lItalia). Le norme convenzionali, una volta immesse nellordinamento, vi sono classificate come fonti c.d. atipiche, acquistando un posto nella gerarchia delle fonti superiore a quello delle leggi ordinarie. Tant che tali norme diventano ...insuscettibili di abrogazione da parte di legge ordinaria. Questo stato ribadito dalla giurisprudenza costituzionale e confermato anche dal c.d. giudice di legittimit, cio la Corte di Cassazione. Per quanto riguarda gli strumenti previsti dalla Convenzione per tutelare i diritti garantiti, oltre al c.d. ricorso interstatale azionabile da parte di uno Stato membro nei casi di patente violazione della Convenzione da parte di altro Stato, ammesso il ricorso individuale (ma come estrema soluzione). Riguardo gli effetti e gli obblighi derivanti dalle pronunce della Corte, la dottrina e la giurisprudenza costituzionale italiane continuano a sostenere come esse siano efficaci esclusivamente tra le parti. Appare chiaro come, al momento attuale, le sentenze della Corte abbiano soprattutto unefficacia persuasiva tendente a suggerire (allo Stato condannato) di introdurre nella propria legislazione modifiche normative idonee. Lo scopo anche quello di prevenire successive violazioni dello stesso diritto. Sui tavoli di Strasburgo dove torreggia la mole di condanne inflitte al nostro Paese per ingiusto e interminabile processo scarseggiano invece le sentenze contenenti gli orientamenti della Corte Europea per violazioni della libert di coscienza e di religione commessi attraverso il diritto interno degli Stati. Nella esigua giurisprudenza, la pi condannata per eccesso di interventismo, ingerenza e protezionismo in faccende religiose appare la Grecia, dove dominante la presenza della religione ortodossa. Di qui, le ripetute condanne per abusi in materia di proselitismo, violazione delle libert di auto-organizzazione delle confessioni religiose. Riguardo le assoluzioni, cio i casi la Corte ha respinto i ricorsi contro pretese violazioni imputabili ai diritti nazionali, va detto che lart. 9.2 CEDU che prevede restrizioni di libert religiosa per la tutela di interessi concorrenziali (sicurezza pubblica, salute, ecc.) giustifica la determinazione con cui, le poche volte, la Corte ha escluso significative responsabilit negli Stati imputati. Nel contesto delle tutele assicurate dalla Corte Europea alla libert religiosa, la preoccupazione principe appare quella di garantire la diffusione ed il mantenimento negli ordinamenti degli Stati firmatari della Convenzione dei principi di laicit e legalit. Sono questi i valori preminenti che vengono tenuti presenti al momento di giudicare latteggiamento degli Stati verso comportamenti religiosi e non. Questo assunto costituisce anche il cuore di due pronunce che salvano per entrambe la Turchia dallaccusa ripetuta di violare al libert religiosa dei suoi cittadini (la prima riguarda la lesione di libert di associazione, la seconda lostentazione dei simboli religiosi in luoghi pubblici). 6. Nellintroduzione abbiamo definito il Diritto Ecclesiastico come il sistema di regole attraverso cui viene disciplinato - in un certo sistema politico e giuridico linsieme dei poteri, degli interessi e dei diritti riconducibili alla libert religiosa, nel rispetto della laicit dello Stato nel quadro dei principi costituzionali. Questa definizione per lascia aperti due interrogativi. Si pu definire il Diritto Ecclesiastico

un sistema? Delle sue norme si pu dare una lettura sistematica? Il Diritto Ecclesiastico pu essere visto come un (sotto)sistema, in quanto linsieme delle sue norme efficacemente integrato con il sistema pi vasto. Per rispondere al secondo interrogativo necessario richiamare alcune delle conseguenze derivanti dalla nozione dei legalit. Richiamiamo la distinzione introdotta allinterno delle norme appartenenti al sistema interno del Diritto Ecclesiastico. Alcune di esse vanno etichettate come principi. Le altre appartengono al genere delle regole. I principi tutelano e favoriscono laffermazione dei diritti individuali e sociali religiosi. Le norme-regole disciplinano in maniera analitica singoli ambiti, situazioni, profili soggettivi o collettivi di diretto o indiretto interesse religioso. Nel loro insieme, costituiscono il sistema legale delle fonti di Diritto Ecclesiastico. E pur vero che per aversi una soddisfacente interpretazione sistematica, il sistema delle fonti legali dovrebbe risultare pienamente compatibile con tutti i principi costituzionali. Nella pratica per tale vincolo di coerenza osservato fedelmente solo con le normeprincipio espressamente dedicate alla valorizzazione del fenomeno religioso stesso. Sicch le norme-regole di Diritto Ecclesiastico finiscono col essere momento di esclusivo attuazione di questi ultimi. La deformazione del rapporto di coerenza e gerarchico che in astratto legherebbe tutte le regole ordinarie a tutti i principi costituzionali interni e non, pu essere per rilevata, denunciata e risolta. Se rilevata dalla giurisprudenza interna allo Stato, lanomalia in questione incorre nel giudizio correttivo o abrogativo della Corte costituzionale. Il sospetto di asistematicit che nasce dal cortocircuito che si crea quando le regole di Diritto Ecclesiastico vengono messe a confronto con principi costituzionali diversi da quelli dedicati alla tutela del fenomeno religioso non lunico. Altri vengono alimentati dal disallineamento tra le regole interne di Diritto Ecclesiastico e le norme-principio contenute in Atti e Convenzioni Internazionali. In ognuno dei casi segnalati limpossibilit di procedere ad una lettura, o ad unapplicazione sistematica delle norme di Diritto Ecclesiastico deve indurre ad individuare e, quindi, a denunciare la violazione della legalit costituzionale, nel primo caso. Di quella comunitaria o convenzionale, nel secondo. Concludendo. Il Diritto Ecclesiastico consta di un sistema costituzionale (interno) di fonti dalla cui esistenza e consistenza dipende il mantenimento e la diffusione nellordinamento di un sempre pi esteso sistema legale di fonti. Lobiettivo, o il risultato, cui linterpretazione del diritto e la sua applicazione tendono la produttiva integrazione tra legalit legale e legalit costituzionale o convenzionale.

LIDEA DI LAICITA
Comunemente per laicit si intende latteggiamento di indipendenza di un soggetto e di una collettivit da condizionamenti di tipo religioso, o anche, da apparati ideologici in grado di influenzarne azioni e comportamenti. Di definizioni cos nette e univoche non vi per traccia nella lingua parlata, o nei media. Quanto ai vocabolari, spiegano il termine laicit come lessere laico; il che porta al punto di partenza. Chi prosegue la ricerca, alla voce laico trova due suoi significati. Il primo: un aggettivo, riguarda una condizione di vita, sicch laico il credente cattolico non appartenente allo stato ecclesiastico. Nel secondo, laico compare come sostantivo e indica la resistenza che si pu opporre ai condizionamenti di natura ideologica. In versione forte il termine si contrappone a confessionale, colui che ...rivendica unassoluta indipendenza e autonomia di scelte nei confronti della Chiesa cattolica o di altra confessione religiosa. In versione debole la parola definisce laico colui che posto di fronte a problemi e scelte, specialmente etici o politici, non segue rigidamente unideologia o i dettami di una fede religiosa. Allinizio del nuovo millennio si sono aggiunti: il laico-devoto dichiarato e il teo-dem convinto. Nei teocon vi militano giornalisti, filosofi e politici; Accomunati dallostilit verso lIslam, propugnando un immancabile scontro di civilt tra fondamentalismo terrorista e cristiano; Fiancheggiatori della Chiesa Cattolica nelle sue recenti incursioni dirette in politica (battaglia contro i pacs nel 2007) aspirano al posto dellex partito dei cattolici: la Democrazia Cristiana, dissoltosi con la fine della c.d. Prima Repubblica; Raccontano di avere le qualit per ricoprire il ruolo di mediatore fra Chiesa Cattolica e politica; In realt non credono nelle verit cristiane. Quanto ai teodem, raccoglie politici e parlamentari che, pur di sinistra o centrosinistra, sono sensibili al magistero della Chiesa e alle sue indicazioni etiche. 1. Il diffondersi nella lingua parlata di versioni multiple della laicit il riflesso del mutato quadro di rapporti tra Chiesa e politica degli ultimi dieci anni. Anche il rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica italiana ha subito cambiamenti. I pi significativi cadono nel decennio 85-95, definito la stagione delle Intese; Qui vi una pi forte iniziativa dello Stato sulla questione religiosa. Attraverso lideazione di schemi normativi generali e modulari: un Concordato-quadro e di un Intesaquadro. Allinterno di tali paradigmi si svolgeranno le relazioni a venire con le Confessioni religiose allinsegna del rispetto per la Costituzione e la laicit dello Stato. Le garanzie individuali e collettive spettanti ai diritti collettivi di libert religiosa possono essere viste come la risultante delle sinergie reciproche esistenti nellordinamento giuridico tra regola delleguaglianza, principio di laicit e principio democratico. Per gli accordi stipulati con le chiese italiane presero unaltra strada. NellAccordo stipulato nell84 con la Chiesa Cattolica, nella sua norma di apertura, lart. 1, oltre al richiamo allindipendenza reciproca di Stato e Chiesa Cattolica, vi compare un obbligo di collaborazione, sottoscritto da entrambi i contraenti, per provvedere congiuntamente alla promozione delluomo e al bene del paese. Il nostro. LItalia. Lidea di laicit c.d. cooperativa fa qui il suo debutto. Le Intese si rivelano una base di partenza per linserimento delle Confessioni intesizzate in un circuito di sub-negoziazione con lo Stato e uninclusione trai soggetti religiosi

beneficiari di misure di favore fiscale e di forme nuove di sostegno economico e finanziario (art. 8.3 Cost. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze). La stagione delle Intese che si richiude intorno al 2000 con la mancata approvazione delle intese gi sottoscritte con Testimoni di Geova e Buddhisti, lascia alcune questioni aperte: la stipulazione di Intese non il modo esclusivo attraverso cui lo Stato garantisce lo svolgimento di esperienze religiose collettive n listituto relativo pu trovare unapplicazione indiscriminata. Il punto interrogativo pi grande riguarda lo statuto giuridico da assicurare ai gruppi religiosi non dotati di Intesa e pertanto sottoposto al diritto comune. La valorizzazione della laicit come cooperazione tra Stato e Chiese esercita la sua positiva influenza sia sulla legislazione ecclesiastica, che su quella che favorisce una sempre maggiore espansione degli interessi religiosi. Ragione in pi per sostenere che siamo di fronte alla piena valorizzazione del principio di libert religiosa. La politica ecclesiastica del nostro Paese e le scelte (laiche,bipartisan), sono sempre pi aderenti al modello selettivo, inclusivo e neo-cooperativistico dei rapporti Stato-Chiese che ha preso piede. Gli equilibri diventano per instabili intorno alla fine del secolo XX; la questione della laicit dello Stato rioccupa il centro della scena sociale e del dibattito culturale e giuridico. La laicit come predisposizione di strumenti di cooperazione e collaborazione tra societ politica e societ religiose diventata una prospettiva insufficiente, o non sempre praticabile. La Chiesa non pu restare sorda alle richieste di certezze provenienti da un opinione pubblica disorientata n tradire la sua missione magisteriale nel mondo. La risposta della Chiesa copre i due fronti. Sul primo, la Chiesa associa libert religiosa, diritti naturali e diritti umani precisandone la comune matrice cristiana per tutti. Non si contano le difficolt insorte in sede legislativa riguardo ad un possibile provvedimento legislativo sulle c.d. coppie di fatto, oppure riguardo il testamento biologico (eutanasia). In questi episodi emerge la tradizionale esigenza della Chiesa italiana di affermare il proprio modo di concepire il diritto naturale e fondamentale di libert religiosa. Questo testimonia due cose: lapertura di una nuova stagione politica e la riformulazione della idea di laicit che ci fu dagli anni 80 in poi. Ne sono un chiaro indice la sicurezza con cui la Chiesa Cattolica precisa come la laicit debba essere buona e sana: ...Legittima una sana laicit dello Stato in virt della quale le realt temporali si reggono secondo le norme loro proprie, senza tuttavia escludere quei riferimenti etici che trovano il loro fondamento ultimo nella religione... (Benedetto XVI). LItalia diventato un paese di immigrazione. LItalia una societ occidentalizzata nei consumi, declinante sul piano industriale e accentuatamente terziarizzata che rischia di collassare se priva di manodopera straniera a basso costo. In Italia, lintegrazione degli estranei con le comunit locali, avviata in nome della tolleranza, della laicit, diventa difficile nel momento in cui le pi giovani generazioni delle comunit ospitate, sentendosi cittadini a tutti gli effetti, per il fatto di votare e pagare le tasse, rivendicano lo stesso diritto di esternare i propri costumi (velo islamico), stili di vita (famiglie poligamiche), credo religioso (islam). Questi sono alcuni dei profili della questione dei musulmani in Italia. Una questione non riassorbibile nello

schema della laicit cooperativa. Le richieste di questa comunit, la pi numerosa in Italia, di avere certezza dei propri diritti hanno risonanza grande, ma risultati scarsi. La risoluzione dei conflitti resta affidata a forme di mediazione privata e registra poche, ma significative, aperture da parte di autorit pubbliche. E il caso del protocollo di intesa tra il Comune di Colle di Val DElsa e lAssociazione Comunit dei Musulmani di Siena e Provincia per la costruzione di una Moschea. Manca unIntesa ai sensi dellart. 8.3 Cost., per quanto richiesta dalla comunit in questione. Il problema poteva trovare soluzione attraverso listituzione della c.d. Consulta Islamica avvenuta nella scorsa legislatura; Lorganismo dovrebbe garantire lemersione di un islam moderato; ma la comunit di riferimento non la riconosce come sua rappresentante. Manca anche un quadro normativo generale di riferimento. Lesasperazione delle differenze di lingua, costumi, di idee, di stili di vita le rende intollerabili e sospette. Esponenti del revisionismo cognitivistico (HABERMAS) individuano nella religione cristiana la risorsa per ridurre il danno che globalizzazione e secolarizzazione producono nello Stato contemporaneo. La Chiesa italiana soffre anche per lassenza di alleati affidabili. Nasce da questi timori la svolta del 2005 e la scelta di intervenire in politica con la riforma costituzionale della c.d. devolution e il referendum abrogativo sulla fecondazione assistita. La riforma costituzionale viene bocciata dagli elettori (la Conferenza Episcopale italiana la defin non solidale, imputandogli di compromettere il dialogo tra istituzioni religiose e politiche). Il referendum del 2005 non spacca il Paese in quanto la pi alta delle astensioni gli impedisce di raggiungere il quorum. Vi confusione nel dibattito sulla laicit che periodicamente si riaccende nel Paese: tra chi, laico dichiarato, vuole che lo Stato si sottragga a condizionamenti confessionali e chi, invece, da cattolico storico e poi da laico devoto, punta sulla religione come fattore di coesione della societ disgregata. Ogni occasione buona. Confusi e accalorati sono sempre i toni della discussione di ogni tema che riguardi la laicit. Gli interventi delle Chiese (la Cattolica soprattutto) vanno considerati - alla luce di una lettura forte della laicit come interferenze, intromissioni nello spazio pubblico. Oppure, viceversa - sulla base di un principio di laicit in versione debole vanno visti come legittimo esercizio di una potest di magistero. Violazioni della laicit vengono continuamente denunciate da due fronti ideali e si appuntano sulle stesse questioni. Si irrobustisce lidea che strategie politiche di collaborazione selettiva tra chiese e istituzioni civili costituiscano la formula di salvaguarda del nostro sistema di vita e unautentica risorsa per la democrazia.

IL PRINCIPIO DI LAICITA
Vi un rapporto assai stretto tra i mutamenti culturali dellidea di laicit e i cambiamenti che si producono nel costume, nella mentalit, nelle appartenenze politiche e in quelle sociali. La legislazione anche terminale di richieste di cambiamento. Statuto della famiglia, regolamentazione delle convivenze di fatto, fecondazione assistita, testamento biologico e, fino a qualche anno fa, il finanziamento delle scuole private confessionali con alcuni validi esempi di ci. Accade che alcune richieste di riforma diventino subito dei casi; suscitino cio larga eco nellopinione pubblica. Auto-investitasi del ruolo di interprete autentica del diritto naturale e di custode dei valori tradizionali, la potente e ascoltata istituzione cattolica gode di un ascendente sociale proporzionato alla sua crescente visibilit. Oltre ad una libert magisteriale in materia di fede e morale indiscussa e garantita anche dalla Costituzione. Vi sono due essenziali significati che si pu attribuire al termine laicit: il primo dei due modi di intenderla (laicit senza aggettivi) condensa nella nozione di laicit e nella relativa regola giuridica lobbligo di neutralit, distinzione e autonomia dello Stato rispetto alle fedi e il rispetto per i diritti di libert e di cittadinanza dei cittadini ; il secondo (laicit sana o buona) fondato da pretese di riconoscimento pubblico delle religioni e delle indicazioni etiche ed identitarie di provenienza del magistero delle Chiese, essenzialmente quella cattolica. Il fatto che le due prospettazioni della laicit siano ai ferri corti su un punto decisivo del patto costituzionale significa che sono saltati, o cambiati, i termini in cui si era assestato il compromesso politico e quello giuridico stretto,a tempo, tra cattolicesimo democratico e socialismo liberale. Negli ultimi ventanni tale compromesso aveva sostanzialmente tenuto ("compromesso storico": cattolici, socialisti e comunisti potevano e dovevano cooperare in un regime di collaborazione in vista della costruzione di una societ, per la ripresa e lo sviluppo della democrazia italiana). Le finalit di uno Stato democratico coincidono con la valorizzazione e l'armonizzazione di tutte le esigenze individuali e collettive. 1. Va riconosciuta la parte avuta dal Diritto Comparato nella costruzione dell'identit giuridica del principio di laicit nel nostro ordinamento. La comparazione giuridica per un metodo di studio; va intesa come ricognizione delle diverse esperienze giuridiche e accompagnata dalla capacit di mettere a fuoco gli accostamenti possibili e le distanze ineliminabili rispetto a quella nazionale; Cos usata ha offerto spunti fruttuosi: come l'idea che sia impossibile distinguere gli effetti che producono, nei diversi ordinamenti, le scelte di politica ecclesiastica, nonostante ancorate alcune a formule costituzionali di separazione, altre invece frutto di concertazione e codecisione tra rappresentanze politiche e religiose. Anche il separatismo, una volta sinonimo di laicit, come netta e reciproca esclusione tra politica e religione, lo si percepisce sempre pi come "la forma dell'acqua": una nozione liquida e polisenso. E' nella nostra vecchia Europa che Paesi dichiaratamente laici e separatisti, mostrano di non avere complessi a sostenere le esperienze religiose organizzate. Per nessuno ci spiega perch la Francia continui a rifiutare riferimenti a radici cristiane dell'Europa nella Costituzione europea e, a casa sua, nomini addirittura una Commissione per verificare lo stato di salute del principio di laicit. Il nostro Paese ospita il Papato,

cuore della cristianit; Qui il Presidente della Repubblica osserva come lo Stato per arrivare a regolamentare le convivenze civili debba riuscire a realizzare una "sintesi" politica comprensiva del punto di vista della Chiesa Cattolica e cittadini suoi fedeli. Non esiste una definizione assoluta di laicit. Ci che, invece, si mantiene unitaria l'essenza della laicit e la percezione della sua funzione da parte dei giuristi occidentali. Il suo nucleo ristretto ed essenziale continua a impersonare un carattere tipico dello Stato democratico. Tra l'essenza di laicit e il modo in cui la laicit entra concretamente a far parte degli ordinamenti costituzionali vi sempre una frattura. Da noi stata la Corte Costituzionale a trovare un fondamento giuridico-positivo al valore della laicit e a conferirgli ruoli e significati determinati in rapporto a altre fonti e principi di sistema dell'ordinamento. 2. Inizialmente abbiamo definito il Diritto Ecclesiastico come il trattamento giuridico assicurato ai diritti individuali e collettivi di libert religiosa nel rispetto della laicit dello Stato e nel quadro dei principi della Costituzione. Dobbiamo esaminare la concezione del principio di laicit che la giustizia costituzionale, nella sua qualit di fonte del diritto ecclesiastico, ha provveduto a proporre negli anni. L'idea costituzionale di laicit distribuita nella ventina scarsa di pronunce, dagli anni '90 fino alle pi recenti, contenute nell'ordinanza n. 117/2006, avente quest'ultima ad oggetto la presenza si simboli religiosi in luoghi pubblici come i Tribunali. Con la conseguenza che la concazione giuridica attuale della laicit indissociabile dalla visione della Corte Costituzionale. 3. Correva l'anno 1989 quando il principio di laicit assunse nel nostro ordinamento lineamenti giuridici positivi ben precisi. Crollava ufficialmente il comunismo ("muro" di Berlino) quando la Corte Costituzionale, con la "storica" sentenza n.203/1989, decise essere venuto il tempo di ufficializzare la presenza del roccioso principio nel nostro sistema giuridico; Lo fece qualificandolo come "uno dei profili della forma di stato delineata in Costituzione" e lo incluse, seduta stante, tra i c.d. principi supremi dell'ordinamento. La sentenza, pronunciata per conferire valenza giuridica al principio di laicit, si preoccup per anche di segnalare l'imponenza di norme costituzionali (artt.7,8,19 e 20 Cost.) messe a presidio dell'interesse religioso e dei suoi riconoscimenti legislativi presenti, passati e futuri. Proprio questi elementi (valore normativo conferito al principio di laicit + garanzie costituzionali degli interessi religiosi) sono alla base della fruttuosa lettura del principio di laicit avviata dalla Corte Costituzionale. L'idea liberale della laicit come elemento di divisione costituzionale tra religione e politica viene soppiantata da un'idea di laicit come fattore viceversa di integrazione costituzionale di valori. La giustizia costituzionale conferma quella che la diversit italiana nel panorama europeo; il nostro pur sempre il Paese in cui il diritto e politico guardano alla religione e all'interesse religioso non come a qualche cosa che divide, bens come un potente collante sociale. Quindi il principio di laicit costituisce una delle componenti della forma di stato delineata in Costituzione. Una funzione che esso svolge rendendo pi stringente la relazione con i principi pluralistico, democratico, personalistico e di eguaglianza. Va detto che il principio pluralista, nelle sue diverse accezioni (art.3), traduce in termini giuridici il fenomeno della pluralit degli ordinamenti all'interno di quello dello Stato.

Il pluralismo va visto come lo strumento per eccellenza di integrazione politica. I processi di integrazione cui d impulso il pluralismo una caratteristica delle societ c.d. aperte (POPPER: societ disponibile al cambiamento); Come, a larghe linee, la nostra. In contesti cos, in omaggio al principio di laicit, lo Stato e i suoi apparati devono conformare ad una neutralit attiva (o alla non identificazione) il modo in cui si rapportano alle ideologie (religioni) e alle loro organizzazioni. Il rispetto della regola della neutralit comporta non solo l'astensione, da parte dello Stato, da forme plateali di sostegno del singolo credo, ma anche l'impegno a scongiurare l'affermazione esclusiva dei culti pi diffusi a discapito di altri minoritari. La ragione di ci che lo Stato Democratico considera un valore non l'omologazione dei costumi e delle idee, bens le differenze, in quanto ritenute un fattore di crescita. Altro interrogativo riguarda le condizioni in base alle quali la societ aperta si mantiene tale. Un suo tratto essenziale, ricollegabile al concetto di democrazia, risiede nell'impegno di rispettare i valori basici del patto costituzionale. I precisi limiti (art.138 Cost.) cui subordinato il potere di revisione costituzionale ne sono l'esplicazione. Inoltre, non ogni singolo aspetto della Costituzione revisionabile. La speciale formulazione dell'art. 139 Cost. ("la forma repubblicana non pu essere oggetto di revisione costituzionale") sanziona in realt l'immodificabilit di tutti i principi costituzionali co-essenziali al mantenimento della forma repubblicana e al suo corretto sviluppo (principio democratico di cui all'art.1 Cost.). La giurisprudenza costituzionale proprio tassativa nell'individuare collegamenti tra principio di laicit e metodo c.d. democratici. Nei Paesi moderni e occidentali l'accettazione del metodo democratico poggia sul principio maggioritario. Il rispetto del diritto alla differenza e dei diritti delle minoranze politiche, religiose, culturali, si pone come controvalore e correttivo ideale del principio maggioritario. Esso il riconoscimento della maggioranza dei diritti della minoranza. In questa prospettiva per laicit di una democrazia si pu intendere: "lo spazio pubblico di tutti i cittadini, credenti e non credenti... dove ci che conta la capacit di reciproca persuasione e la leale osservanza delle procedure". Occorre aggiungere adesso il legame assai stretto che la laicit per la giustizia costituzionale mantiene con il principio personalista e con quello di eguaglianza. Il primo dei due principi: quello personalista, impegna lo Stato laico a favorire la massima espansione dellautonomia dellindividuo (art.2 Cost.). Dal legame tra laicit e eguaglianza derivano poi le garanzie di eguaglianza individuale e formale spettanti ai cittadini dinnanzi alla legge senza distinzioni di religioni (ex art.3.1 Cost.). Con esse fanno sistema le garanzie destinate alla libert religiosa individuale e associativa (artt.19 20 Cost.) e quelle che, sotto il nome di pluralismo c.d. confessionale, riconoscono pari dignit sociale alle diverse concezioni etiche e religiose (artt.7 e 8 Cost.). 4. Una notevole importanza circa il significato conferito dalla giurisprudenza costituzionale al principio di laicit riveste anche il contesto in cui matur la decisione n. 203/1989. La giurisprudenza costituzionale defin la laicit come un carattere necessario immancabile dello Stato Democratico previsto dalla Costituzione. Una qualificazione che lo rendeva unit di misura della costituzionalit delle leggi e un limite invalicabile per lo stesso potere di revisione costituzionale. Ma

veniamo allo speciale ambito dei rapporti Stato-Chiesa Cattolica, in cui matur laffermazione del principio di laicit come principio supremo del nostro ordinamento giuridico. Il caso da cui nacque il tutto era quello dellinsegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, che il Concordato dell84, fondato sul principio del pluralismo religioso, derubricava d insegnamento obbligatorio, che era stato dal Ventennio che considerava quella cattolica religione di Stato, a insegnamento a scelta. Nella pronuncia compare il modo con cui la Corte riassorb il potenziale conflitto tra interessi religiosi e interessi collettivi statuali. Fu ribadita la facoltativit della scelta dellinsegnamento di quella cattolica nella scuola pubblica e solennizzato il valore della laicit. Nel processo costituzionale istruito dalla Corte non furono scelte, come parametro di legalit del Concordato, una o pi norme costituzionali, come solito, bens il principio di laicit, della categoria dei principi supremi; Farne uso in occasione della verifica di norme concordatarie signific assimilarle ad esse e dotarle di un rango superiore a quello delle leggi ordinarie. Facendole rientrare, per cos dire, nella categoria delle fonti c.d. atipiche. La strada scelta questa volta, a differenza del Concordato del 29, libera le norme concordatarie dallaccusa di trattamento privilegiato. La formulazione del principio di laicit dello Stato dunque levento clou della sentenza n. 203/1989. In realt si precostituisce (nellambito delleducazione religiosa dei giovani) la base programmatica e la patente preventiva di costituzionalit del metodo del negoziato permanente tra Stato e Chiese. E il modo in cui la pronuncia affronta origine e fasi di affermazione del principio giuridico di laicit, ad essere assai rivelatore. Non la differenziazione bens il loro formidabile impasto a renderle irresistibili e a imporne il radicamento negli ordinamenti moderni. Qui la libert di coscienza e principio di eguaglianza diventano un carattere assodato dei diritti di cittadinanza. La religione (elemento cerniera tra le diverse fasi attraversate dalla laicit) va vista come potere coesivo e mobilitante, sul piano individuale e collettivo. Ci con tre conseguenze. La prima: in ambito sociale, la laicit suffraga linsieme di principi e valori. La seconda: sul piano istituzionale la laicit diventa linsieme dei criteri incaricati di dare una forma concreta specifica al pluralismo religioso e confessionale. Terza: la laicit intesa come distinzione tra interessi religiosi e interessi pubblici . 5. La dinamica dei rapporto tra Stato e Chiese ha risentito dellimpostazione cooperativa data al principio di laicit. Se la laicit - secondo la Corte non indifferenza dello Stato dinnanzi alle religioni ma... un impegno per la salvaguardia della libert di religione diventa legittimo guardare alla regola della bilateralit (artt.7 e 8 Cost.) come ad una manifestazione se non esclusiva, almeno molto rilevante del principio giuridico in questione. Concordato e Intese diventano prove tra le pi attendibili della sua corretta applicazione. In questa prospettiva lo Stato laico nella misura in cui sostiene senza discriminazioni tutte le esperienze fideistiche e le loro estrinsecazioni in ambito collettivo. Ma il conferimento dei diritti, il riconoscimento delle identit religiose e la ripartizione delle risorse economiche pubbliche diventano proporzionali alla rilevanza sociale delle diverse Confessioni. Lambita condizione di Confessione con intesa pi che garantire il rispetto delle

identit religiose un fattore essenziale di inclusione nel circuito del sostegno pubblico diretto (8 per mille) o indiretto per gli enti e gli istituti gravitanti nellorbita delle rispettive Chiese. Larchitettura odierna delle relazioni ecclesiastiche mostra il livello pi elevato presidiato dalla Chiesa Cattolica e dalle Confessioni intesizzate. Dei due gradini sottostanti, quello intermedio, resta appannaggio di gruppi riconosciuti come associazioni religiose attraverso la legge sui culti ammessi del 29. La dottrina parla del nostro Paese come di uno Stato aconfessionale: uno Stato consapevole dellimportanza del fattore religioso nella costruzione della sua identit, rispettoso delle libert di coscienza dei cittadini, formalmente equidistante da tutte le Chiese e impegnatosi in politica ecclesiastica nella non ingerenza negli affari interni delle Confessioni. 6. Particolarmente importante il trend dedicato alla tutela penale del sentimento religioso. Nonostante la Costituzione abbia adottato il principio delleguaglianza tra le fedi e le esperienze religiose e lAccordo dell84 con la Chiesa Cattolica abbia annunciato la fine della religione cattolica come religione di Stato, la Corte sposa lidea di assegnare un plusvalore costituzionale alla religione in s anche in ambito penale. Sintomatico che dalla laicit venga valorizzato il profilo della libert di coscienza individuale unitamente a quello del rispetto per il pluralismo religioso e confessionale. Di qui il pareggiamento e lallargamento a tutti i culti esistenti del sistema sanzionatorio per le offese arrecate alla religione. Fino al 1997 lorientamento della Corte stato abbastanza lineare. Lo Stato e le Chiese hanno finalit distinte che tali vanno mantenute e il principio di non identificazione ha rappresentato un aspetto ultrasignificativo del principio di laicit. La svolta parte dalla sentenza 508/2000, la quale sdoppia lobbligo di ...equidistanza e imparzialit della legge nei confronti delle diverse esperienze religiose. Si comprende come sia ormai solido lorientamento per il quale le leggi (dello Stato e delle Regioni) non negoziate, siano vincolate alla parit di trattamento del diritto di culto. Diversamente dal diritto derivante da Intese, le quali sono per loro natura, strumenti relativi ad aspetti che si ricollegano alle singole confessioni e che richiedono deroghe al diritto comune.... Meglio, in materia di laicit, ancorare direttamente il diritto prodotto dallo Stato al rispetto del principio di aconfessionalit o non confessionalit; con questo differente carattere, da intendersi come equidistanza da tutte le religioni e non ingerenza negli affari interni delle Confessioni, lo Stato potrebbe riservare trattamenti giuridici differenziati alle Chiese pi rappresentative dellidentit storica e culturale del Paese. 7. Il dibattito culturale corrente, lazione legislativa e la giurisprudenza costituzionale la sciano pensare che il principio di aconfessionalit abbia gradualmente indebolito nel nostro ordinamento il principio di laicit dello Stato come formulato nella sent.203/1989. Fa propendere a questa conclusione anche il depotenziamento del principio di neutralit e di non identificazione; Ricordiamo che latteggiamento di neutralit e limparzialit che lo Stato mantiene rispetto al fattore religioso la riprova della laicit cui improntato il suo ordinamento giuridico. A contrario, si ritiene che il principio di non identificazione venga leso quando i poteri pubblici si identifichino con una certa ideologia o fede religiosa. Il che accade anche quando in

luoghi pubblici si adottino comportamenti religiosi o si espongano simboli di identica natura. Le contestazioni legate alla presenza del crocifisso nelle aule giudiziarie e allinterno di scuole pubbliche hanno trovato finora scarsissimo ascolto presso la Corte costituzionale; Le due pronunce intervenute hanno ribadito il vecchio assioma: Decidere di non decidere sempre non decidere. Il loro risultato stato quello di lasciare le cose inalterate passando alla giustizia amministrativa ulteriori questioni a riguardo. Linizio legato alla questione di costituzionalit sollevata dal Tar Veneto sulla base del convincimento che il Crocifisso essenzialmente un simbolo religioso cristiano... tant che limposizione della sua affissione nelle aule scolastiche non sarebbe compatibile con il principio supremo di laicit dello Stato.... La questione per, osserva la Corte, manifestamente inammissibile in quanto limpugnazione riguarda norme regolamentari... prive di forza di legge...; Infatti, in base allart. 134 Cost. che fa riferimento alle leggi e agli atti aventi forza di legge il controllo di legittimit costituzionale sui regolamenti vietato alla Corte costituzionale. La Corte nel secolo XXI si limita a instradare verso il giudice amministrativo le controversie di questa natura. Nelle vicende processuali, sempre intorno alla presenza dei simboli religiosi negli spazi pubblici, possibile individuare delle linee di fondo che vengono progressivamente affermandosi; esse presentano come tratto comune la decostruzione del principio di laicit delle istituzioni pubbliche e la revisione del concetto di libert di coscienza. Una di queste linee si ricollega alla risalente idea che il crocifisso rappresenti un simbolo universale, storico-culturale e identitario; Era stata la Cassazione, con la sentenza n. 10/1998, a sostenere che la libert di coscienza del cittadino violata solo quando gli venga imposta una prestazione a carattere religioso; Smentita dalla giurisprudenza, anche costituzionale, sopravvive gagliardamente. Lo stesso non si pu dire del principio della necessit neutralit del pubblico ufficiale e dei servizi pubblici come manifestazione della laicit dello Stato introdotta dalla giustizia costituzionale e ripresa dalla Cassazione nel 2000. La sottolineatura della laicit in senso pluralistico e la sua stretta attinenza con la formazione della coscienza sono di fatti alla base nel 2003 dellordinanza del Tribunale di LAquila che dispone la rimozione del crocifisso dalle pareti di una scuola materna di Ofena in quanto tale presenza violava la libert di religione degli alunni, ma anche la neutralit di unistituzione pubblica. Ma, tale ordinanza viene prima sospesa dal presidente del tribunale di LAquila e quindi impugnata. In sede di reclamo, i giudici del collegio revocavano lordinanza dichiarando il proprio difetto di giurisdizione in favore di quella amministrativa. Della scelta a favore della giurisdizione amministrativa risentono le interpretazioni che dal 2004 in poi vengono date del principio di laicit e della libert di coscienza. La sentenza del Tar Veneto (n. 1110/2005) sostiene che il crocifisso coniughi efficacemente laspetto storicoculturale ed identitario in cui si riconosce la collettivit di questo Paese con il suo valore intrinsecamente religioso. Meno bigotta, ma in sostanza adesiva della precedente, la pronuncia del Consiglio di Stato (n. 556/2006) che avvalla la tesi di un principio di laicit come variabile dipendente dalle tradizioni culturali, i costumi di vita, di ciascun popolo...; Il Consiglio di Stato ritiene che ... indispensabile riaffermare anche simbolicamente la nostra identit..., fondando sulla religione e sul

cristianesimo in particolare la stessa idea di Stato e di Costituzione. Sono due le sentenze che chiudono simbolicamente la fase della giurisprudenza esaminata. La seconda recente sentenza della Corte Costituzionale (n.127/2006) una di esse; Dedicata allesposizione del crocifisso in un luogo pubblico. Si tratta di unaula di Tribunale e di un magistrato; Viene sollevato un conflitto di attribuzioni tra il potere giurisdizionale dello Stato e quello amministrativo; A detta del giudice remittente, la presenza del simbolo religioso in unaula di tribunale avrebbe configurato un illegittima invasione della sfera di competenza del potere giurisdizionale da parte del potere amministrativo.... Non la pensa affatto cos la Corte Costituzionale. Lordinanza di inammissibilit che chiude il caso declassa il conflitto di attribuzioni lasciando intendere che la presenza del simbolo religioso non comporti alcuna menomazione delle attribuzioni del potere giudiziario; Anzi. E la volta (10 luglio 2006) della Cassazione di dire la sua; Lo fa attraverso lordinanza n. 15614 che blinda la competenza esclusiva del giudice amministrativo nelle controversie relative alla contestazione della legittimit dellesposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Va richiamata lattenzione sul fatto che buona parte delle vicende processuali sono nate in ragione della rilevante presenza di immigrati non cristiani nel nostro Paese, con figli che frequentano le nostre scuole pubbliche. La religione e i suoi simboli occupano un posto rilevante ne processo di espansione e gerarchizzazione degli interessi sociali. Le comunit religiose giovani si ritrovano al bivio di omologarsi o, autoescludersi socialmente. Ai gruppi religiosi nel caso italiano sta a cuore la stipulazione di unIntesa per pretendere tutela dei propri interessi. La nostra collettivit sociale e il suo diritto, alle prese con una insoluta crisi di valori; Lidentit culturale e valoriale minacciata dalla molteplicit delle fedi, delle culture e degli stili di vita che si affollano nella nostra societ. In questo complicato scenario la Chiesa Cattolica si ritagliata il ruolo di interprete autentica del diritto naturale e di custode dei valori tradizionali sani. In realt il ruolo pubblico delle religioni a costituire il vero oggetto del contendere. La concezione che circola in non poche pronunce rappresenta il tentativo di ridimensionare il principio di non identificazione, calibrandone lefficacia a seconda della dimensione sociale e delle religioni. 8. Tra la seconda met degli anni 80 e la fine del secolo scorso, si affermata nel nostro ordinamento una laicit cooperativa di tipo inclusivo. Il suo humus era nellidea tutta italiana della religione come fattore di coesione civile. Nel XXI secolo si arriva ad una revisione e ad una seconda versione della laicit cooperativa. Riletta in senso debole ed esclusivo. La prospettiva della laicit cooperativa debole fa guardare al pluralismo in una duplice prospettiva. Chi lo considera un bene indiscusso messo oggi a rischio ritiene di doverlo preservare e proteggere attraverso norme e strutture dedicate (ad es. con listituzione di una Consulta giovanile per le questioni relative al pluralismo religioso e culturale al fine di facilitare e sostenere le politiche di integrazione multi-culturale e multi-religiosa). Ma, la prospettiva della laicit cooperativa debole pu anche portare a considerare il pluralismo religioso e confessionale come una necessit rischiosa. La religione diventa un identity maker:

una sorta di identificatore, un modo per riportarci al sicuro e farci sentire a casa nostra, un luogo protetto ...nel quale ci identifichiamo e che ci identifica. 9. Politica e legislazione sono il destinatario comune di due domande di senso provenienti dalla collettivit. Luna incentrata sul rispetto dei diritti di libert e di cittadinanza. Laltra espressiva delle pretese a carattere identitario delle religioni ad un riconoscimento pubblico. Avvenimenti recenti legati ai sofferti tentativi di regolamentare le convivenze civili: i c.d. pacs, hanno messo in luce la tensione esistente tra queste due polarit. I giuristi si dedicano alla ricerca di una ridefinizione, o rideterminazione condivisa, del principio di laicit. C necessit di un vigoroso restyling della regole della bilateralit, di cui allart. 8.3 Cost. Le Chiese funzionano ormai stabilmente da collante identitario, sono suggeritori di azione politica e network di orientamenti etici su diritti civili e temi sensibili (bioetica, orientamenti sessuali); Col risultato di interferire continuamente, senza contraddittorio da parte dello Stato, con la libert di scelta dei singoli.