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NUMERO DEL 26/3/2009

Approfondimenti LINUTILE GUERRA TRA ECOLOGIA ED ECONOMIA Giorgio Origlia La verifica della sostenibilit ecologica e ambientale ormai un passaggio obbligato per qualsiasi iniziativa dinteresse pubblico. A questa non si pu sottrarre il cosiddetto Piano-Casa, ormai fatto proprio da alcune Regioni e di prossima approvazione in Parlamento. Dimentichiamo spesso che i termini ecologia ed economia hanno la stessa radice, e il loro significato in origine era strettamente correlato: il primo sintetizzava le qualit dellambiente che ci siamo costruiti, il secondo ne misurava le quantit. Ma ambedue i concetti erano inscritti in una visione che attribuiva al nostro ambiente un equilibrio complesso, dotato di un proprio ordine (eco-logia) e di una giusta misura (eco-nomia) che era vitale conoscere e rispettare. Questo legame tra economia ed ecologia si perso quasi completamente, troppo pochi lo difendono, mentre l'ambiente visto oggi globalmente come una cornucopia inesauribile (e se non lo peggio per le generazioni future) di beni da sfruttare, e l'economia diventata il mezzo per sfruttarli il pi intensamente possibile. Per lo meno questa l'ottica pi diffusa, che vede con terrore ogni calo di produzione e con fastidio ogni richiamo a un maggiore rispetto per l'equilibrio della natura e per le generazioni future. Su questa visione limitata sembra essere stato confezionato con scarsa ponderazione il recente provvedimento dellattuale Governo sulla casa. Come in tutte le cose fatte in fretta, alcune delle intenzioni magari sono buone (lo ad esempio il progetto dinvestimento nelledilizia economica) ma alcuni dei suoi contenuti tradiscono la pericolosa mancanza di una visione intelligente e responsabile dellambiente in generale, e della gestione degli insediamenti umani in particolare. Non entro nel merito delle molte valutazioni finanziarie, mi soffermo invece su due punti precisi del provvedimento, quello che consente laumento del 20 -30-35% secondo i casi delle volumetrie edilizie esistenti, e quello che per promuovere la ripresa delle attivit edilizia sottrae di fatto alle amministrazioni locali il potere di controllo sulluso del territorio. Stiamo invitando tutti a ridurre lo spreco di energia, consapevoli finalmente di quante risorse si consumano per produrla. Stiamo faticosamente cercando di riequilibrare un mercato edilizio incapace di autoregolarsi, che ha riempito le citt di palazzi per uffici semivuoti e infestato splendidi ambienti naturali di casette per vacanze, vuote per tre quarti dell'anno. Stiamo scoprendo che i consumi inutili danneggiano l'ambiente. Ed ecco un piano-casa che ignora e contraddice tutto ci e torna indietro di 50 anni. Questo perch il settore produttivo dell'edilizia tra quelli che comportano il maggior consumo energetico, ed il patrimonio edilizio esistente ne la quota pi significativa. Un aumento anche solo del 10% delle volumetrie edilizie esistenti comporter un aumento dei consumi di energia (per costruire, illuminare, riscaldare) tale da azzerare qualsiasi risparmio energetico conseguito negli ultimi anni. A quel punto addirittura comica l'idea di regalare il 5% di volumetria in pi a che fa interventi di bioedilizia, perch il risparmio che ne deriverebbe sarebbe assorbito dal prodotto stesso. Dunque con l'approvazione di questo provvedimento stiamo affossando dieci anni di politica energetica. Tutto ci potrebbe avere un senso se cos si risolvesse il problema della casa per chi non pu oggi permettersi unabitazione dignitosa. Ma questaumento di volumetria, e il consumo di risorse che ne deriva, a cosa e a chi servir? Com ormai chiaro questo regalo di volumetria non fatto per rispondere a una domanda sociale, giacch lo stesso provvedimento prevede un programma di edilizia sociale separato e specifico. Ampliare una casa esistente pu solo far vivere in modo pi confortevole chi la casa ce lha gi. O pu consentire di frazionare e ricavare locali da affittare a prezzi di mercato. Non serve certo a chi la casa non ce l'ha perch non pu pagarsi laffitto o non pu comprarla. Non a chi la casa ce lha ma non ha i soldi da investire nellampliamento. Qual allora la priorit che giustifica tutto ci?La verit che ancora una volta i beni che sembra sia cos vitale produrre (edifici, ma anche elettrodomestici, automobili, arredamento) rispondono a bisogni tuttaltro che vitali, senza soddisfare i quali sembra che il nostro sistema economico-finanziario non stia in piedi. Una considerazione speciale merita poi l'idea di "snellire" l'iter burocratico di approvazione dei progetti. Gi oggi le nostre citt soffrono per liniqua facolt concessa di trasformare soffitte e sottotetti in abitazioni, favorendo la speculazione e aumentando la densit di popolazione in aree urbane gi sature. Molte sono

comunque gi ora le opere che per essere realizzate comportano nulla pi che una semplice documentazione e un'attesa modesta (la cosiddetta DIA). Cos'altro si vuole "snellire"? Il problema sono i tempi di approvazione? Si lavori per aumentare lefficienza delle commissioni edilizie, o si aumenti lorganico preposto al controllo. Il problema unico e vero non costruire, dare lavoro a chi non ce lha. E essenziale che gli enti locali tengano sotto controllo la densit edilizia: ormai dovremmo conoscere bene gli effetti che uneccessiva densit edilizia ha su inquinamento, traffico, conflittualit urbana, cos difficili da contrastare. Aumentare gli insediamenti esistenti del 20% significa aumentare di altrettanto tutti questi parametri negativi. Il controllo su dimensione e destinazione dinsediamenti permanenti che trasformano definitivamente le modalit d'uso del territorio, villette, condomini, fabbriche o quantaltro, soprattutto in un paese sovraffollato e gi devastato dalla speculazione come il nostro, deve restare saldamente e senza falle e cedimenti nelle mani di chi governa luso del territorio. La crisi nella quale ci troviamo dimostra ampiamente quali disastri il capitalismo finanziario in grado di provocare se privo di argini. Svendere il controllo sulluso del territorio per un piatto di lenticchie, per fare un favore a categorie sociali gi privilegiate, un atto irresponsabile. Ma non giusto criticare senza proporre alternative, e di alternative per evitare la povert ce ne sono, senza restare inchiodati allidea che per stare meglio bisogna produrre e consumare di pi. Il nostro paese, che pensiamo sia povero di risorse, ne possiede unimmensa, versatile, rinnovabile, di buona qualit e male utilizzata: si chiama forza lavoro. Risorsa che non necessariamente serve solo a trasformare la materia in qualcosaltro. Pu servire a garantire e migliorare la qualit, ad accudire chi ne avrebbe bisogno, a controllare gli abusi, a mantenere il patrimonio comune. A che serve produrre pi lavatrici quando la gente non ha intenzione di comprarle, trascurando limmenso patrimonio storico-artistico del nostro paese che per essere restaurato e curato richiede lo stesso tipo di lavoro edile che si vuol stimolare, e che se meglio curato potrebbe produrre pi ricchezza di cento industrie?Si vuole invece agire a tutti i costi sul settore edilizio privato? Senza bisogno di scatenare la speculazione sulle volumetrie, basta rendere interamente deducibili dal reddito i costi di manutenzione edilizia, mano dopera compresa. Si pu dimezzare lIva sui materiali di bioedilizia o destinati al risparmio energetico, per un periodo limitato. Si possono incoraggiare gli interventi di recupero di volumetrie esistenti ma inutilizzate da destinare a edilizia sociale. Il minor gettito fiscale sarebbe stracompensato dallemersione di redditi in nero e dallincremento produttivo. Per favore smettiamola di pensare di risolvere la crisi mettendo le due sorelle che garantiscono la qualit del nostro ambiente, economia ed ecologia, luna contro laltra.

Arte e cultura GLI ANNI EDISON DI ERMANNO OLMI Pier Vito Antoniazzi Una volta la formazione di un ragazzo ed anche la sua iniziazione alla vita cominciava dal primo lavoro. E stato cos anche per Ermanno Olmi (classe 1931) che spiega La mia formazione in una vera azienda stata alla base del mio rapporto con il cinema, perch il cinema anche tutto questo: il lavoro, la famiglia, un atto religioso delluomo, laffermazione della sua fiducia nella vita. Il primo impiego di Olmi stato alla Edison-Volta , prima impiegato e poi a girare cortometraggi aziendali, documentari che proiettavano nelle scuole o tra un film e laltro nelle sale cinematografiche (quando cerano le attese e lintervallo). La Feltrinelli (nella collana Realcinema, dvd+ libro) ha fatto opera meritoria pubblicando Gli anni Edison a cura di Benedetta Tobagi , filmati dal 1954-58 del ragazzo Olmi e scritti di Olmi stesso e Kezich, Apr, Tuffetti,.. e anche Racconti della Bovisa di Testori e altri, rendendo cos accessibili a tutti alcune chicche finora viste solo in rassegne cinefile specializzate e rare. Sono storie in cui protagonisti sono gli uomini che lavorano in gruppo. Uomini che costruiscono il progresso in mezzo a condizioni durissime, passando a fianco a un mondo contadino e montanaro di cui sono figli (come il bergamasco Olmi). Non c la solita apologia aziendale. Non c retorica.

C la vita degli uomini in mezzo ad una natura imponente (la val Formazza di La pattuglia di passo San Giacomo,per esempio). C la centralit del lavoro, con il suo spessore di fatica, di rischio, di pane e vino da condividere per tirare avanti. C anche lavviamento al lavoro della scuola aziendale post-elementare di Michelino I B (sceneggiatura scritta insieme a Goffredo Parise),il ragazzo che viene dal mare e a cui viene indicata con chiarezza la strada per diventare operaio elettricista studiando in convitto a Milano ,lontano dalle sue barche,ma vicino a tanti ragazzi come lui. E c il pensionato del gasometro della Bovisa che non resiste allidea di aiutare altri giovani operai che provano a metter su la loro fabbrichetta (in questo caso una tipografia),vero paradigma della piccola impresa lombarda. E ci sono gli uomini di Finestra Manon 2che vanno nelle gallerie a scavare i corridoi per le condotte per lacqua delle dighe che alimenteranno le centrali idroelettriche, che ricordano quelle parole di Kafka Nessuno canta in modo pi puro di quelli che si trovano nellinferno pi profondo: il loro canto che scambiamo per i cori degli angeli. Non a caso il primo lungometraggio che lanci Olmi come una delle frecce dellemergente cinema italiano degli anni 60 (premiato da Rossellini e da De Sica) si intitolava Il posto ed era la storia di unassunzione in una grande fabbrica milanese di un lui ed una lei che (tanto era grande la fabbrica e Milano) faticavano ad incontrarsi e a dichiarare il loro timido amore. Guardare oggi questi piccoli film del giovane Olmi in unepoca di crisi e di trasformazione, in unepoca di lavoro parcellizzato ed individualizzato, ci fa pensare che una ripresa pu partire solo da qui. Dallamore per le persone e dal loro riconoscimento, dalla scoperta e ricerca di una qualit di vivere pi fraterna e sobria, conviviale. Dal ritrovare legami di comunit sul territorio, non gelosi e chiusi nellinimicizia verso chiunque non sia consanguineo,ma piuttosto aperti alla costruzione di un mondo pi caldo e colorato anche nelle nostre grigie metropoli.

CARNEADE UNA TIPICA STORIA ALLA MILANESE: IL DRAMMA PARCHEGGI INTERRATI. La vicenda dei parcheggi interrati, o meglio dei pochi conclusi, dei molti in costruzione e dei moltissimi fermi e abbandonati inizi all'epoca della giunta Albertini, non interessa pi a nessuno, quello che invece intessa ai pi che quasi ovunque, sparsi per la citt, siano state aperte voragini pi o meno attive che per anni costringono i pedoni a percorsi deviati, rovinano il paesaggio urbano con le loro transenne sporche e disordinate, assordano gli abitanti e intasano le strade col passaggio dei mezzi pesani.. Fin qui, verrebbe da dire, nulla di male: tutte le citt del mondo hanno realizzato percheggi sotterranei e il disagio dei cittadini probabilmente stato della stessa natura. Quello che sembra esasperare i milanesi la durata di queste opere e il costante e giustificato timore che il cantiere in costruzione - da un giorno all'altro e senza nessuna spiegazione apparente - si trasformi in un luogo abbandonato, regno dell'incuria e del degrado. Andrebbe forse fatto un ragionamento elementare: molti dei cantieri aperti (e sopratutto non conclusi) sorgono all'interno del perimetro storico di Milano e sembrerebbe logico che, cos come un bambino che scava nella sabbia vicino al mare sia destinato prima o poi a trovare l'acqua, chiunque scavi in aree contenute all'interno della cerchia dei navigli trovi qualcosa. Qui pi che delle leggi della fisica, sembra si siano volute ignorare le leggi della storia e, con un'acredine che sembra quasi voluta per le aree destinate ai famigerati impianti sotterranei, siano state scelte zone che avrebbero rivelato, anche agli ignari profani, le tracce della Milano scomparsa; possibile che nessuno ci abbia pensato? Anche semplicemente: tutte le aree nelle vicinanze di ogni circonvallazione avrebbero presto o tardi rivelato le tracce delle mura demolite nel corso dei secoli. A difesa della Sovrintendenza va detto che, in particolare nel dopoguerra, era forse cattivo costume di fronte al rinvenimento di reperti archeologici rimuovere semplicemente i manufatti, distruggere lesistente e proseguire indisturbati i lavori. A Cagliari, per esempio, un magnifico capitello romano rinvenuto durante la costruzione di un'abitazione civile veniva normalmente utilizzato come elegante supporto del televisore, senza che nessuno avesse nulla da dire; ma questa un'altra storia. Acqua passata ma sono cambiati i costumi non la storia. Il caso dei parcheggi di piazza XXV Aprile, piazza Sant'Ambrogio e di piazza Meda ne rappresentano l'esempio pi classico. Possibile che ancor prima di metter

mano alla pala picconatrice nessuno si sia preso la briga di verificare, attraverso non complessi e certo relativamente non costosi studi di tipo storico, che cosa diavolo si sarebbe trovato a pochi metri sotto i marciapiedi? Possibile che prima di chiedere ai futuri possessori di posti auto, pronti a versare in anticipo decine di migliaia di euro, non si siano potuti compiere dei saggi esplorativi? Di fronte alla scoperta di ogni manufatto archeologico i lavori devono fermarsi, e questo giusto, ma la Sovrintendenza, che riesce a permettersi una sola ispettrice archeologica, non possiede il potere assoluto di interrompere "per sempre" i lavori iniziati: certo, rallenter i lavori in attesa di trovare una soluzione, tra cui la semplice rimozione dei manufatti storici, o uno studio un poco approfondito delle murature antiche e dello loro condizioni, o forse una modifica del progetto originale. Se la Sovrintendenza impedisse i lavori tout court a colpi dingiunzioni ogni volta che il passato fa capolino in superficie, forse non avremmo nemmeno la linea uno (se non anche la due) della metropolitana. Una curiosit. La Sovrintendenza non pu intervenire direttamente e la gestione delle indagini archeologiche in sostanza affidata a ununica societ privata alla quale tutte le imprese vincitrici di appalti per la costruzione di box interrati si devono rivolgere. E infine la ciliegina sula torta: la ormai inveterata incapacit dell'amministrazione comunale incapace di dimostrare un seppur minimo dinamismo, anche di fronte alla semplice richiesta di uno spostamento dei tubi del gas. Le imprese si lamentano, quando non falliscono, a causa dei ritardi, i residenti protestano come possono, pronti ormai ad assediare e presidiare qualsiasi area della citt inclusa nel Piano dei Parcheggi indipendentemente dalla sua collocazione geografica. Nessuno si fida pi. Ma alla fine chi paga? Ovviamente i cittadini: i pedoni in minima parte che devono solo sopportare i disagi di questa babele infinita, forse i turisti che passando osservano paratie sporche e vecchie, mentre i veri costi, derivati anche dal fermo dei cantieri, sar addebitato interamente a coloro che il piccolo box lhanno gi prenotato e in parte pagato. Pensiero di Carneade che non possiede unautomobile degna di box e comunque non potrebbe permetterselo: cari cittadini, avete votato in completa libert di scelta il candidato o i candidati che i si presentavano quali manager capaci di gestire la citt come fosse unimpresa privata? S? Bene, ora teneteveli fino alle prossime elezioni, e aspettate: tanto il conto-box arriver non solo con anni di ritardo ma anche molto pi salato di quanto non vi fosse stato promesso.

Lavoro CERA UNA VOLTA LINTERNAZIONALISMO Giuseppe Ucciero Fine 800: oltre 100 lavoratori emigranti italiani sono uccisi durante pogrom a cui partecipano lavoratori francesi. Sono accusati di rubare il lavoro, ma anche di essere brutti, sporchi e cattivi, insomma stranieri 2009: migliaia di lavoratori inglesi dellindustria petrolifera scioperano contro i lavoratori italiani e portoghesi. Sono accusati di rubare il lavoro, ma anche di essere brutti, sporchi e cattivi, insomma stranieri, e per ora non vengono ammazzati. Come un secolo fa, come sempre, la lotta per sopravvivere diventa selvaggia quando la crisi morde e gli istinti, nutriti dei pregiudizi, impediscono di leggere la situazione e di cogliere come siano del tutto prevalenti le ragioni della comunanza di interessi tra lavoratori rispetto a quelle della loro divisione. Secondo un recente articolo del Financial Times cresce sempre pi il sentimento di paura tra i lavoratori europei e si diffonde il sentimento di ostilit verso i colleghi stranieri. Un sentimento che trova, anzi deve trovare, uno sgradevole compagno di viaggio, ed un impareggiabile detonatore sociale, nella repulsione xenofoba e sciovinista verso lo straniero. Allora tutto uguale ad un secolo fa? Nulla cambiato? I pronipoti di oggi come i bisnonni di allora? E soprattutto lo scenario della guerra civile europea come epilogo ultimo della crisi, a questo punto, portato per su scala mondiale? Tutti pronti a scannarsi? Insomma tutto gi scritto? Non lo crediamo, ma non basta, occorre capire, approfondire, distinguere nel nuovo scenario quanto vi di costante e quanto di nuovo, quanto di retrivo e quanto di liberatorio. Ed allora proviamo a distinguere. Lodierna accelerazione inarrestabile della migrazione dei popoli, dei lavoratori, delle persone, delle famiglie, lesito, e la condizione, di unaccelerazione ancor pi spaventosa dei processi di sviluppo

delleconomia costruita su base capitalistica (usiamo questo termine senza alcuna nostalgia, ma non ne troviamo un altro altrettanto descrittivo della indubitabile predominanza del capitale finanziario quale effettivo fattore guida del mondo attuale). Ci che per distingue i processi odierni non soltanto linarrestabile potenza dissolutoria degli assetti preesistenti, la pervasivit molecolare con cui si affermano in tutti i contesti (capitalismo di stato, societ rurali ..), subordinando tutto e tutti al proprio ordine, quanto e soprattutto il muoversi dei nuovi soggetti dominanti (dagli hedge fund alle multinazionali) in un quadro di complessiva irresponsabilit riguardo alle istituzioni ed alla politica. Fino ad ancora pochi decenni fa, le pur gigantesche concentrazioni imprenditoriali e finanziarie trovavano nel politico nazionale il loro naturale interlocutore dialettico, si chiamassero Krupp in Germania, Mediobanca in Italia o Ford in USA. Oggi non pi cosi, ed appare evidente allora linadeguatezza ormai insostenibile della cornice nazionale quale ambito entro cui finora abbiamo regolato le principali questioni: ambiente, energia, tecnologie, finanza, impresa, cultura, e quindi inevitabilmente societ, politica istituzioni e mercato del lavoro. Il mondo che si va costruendo giorno per giorno sotto i nostri occhi un mondo sempre pi unico, strettamente interconnesso, culturalmente omogeneo, perch leconomia mondiale di questo ha bisogno: un solo mercato dei denari, un solo mercato dei beni, un solo mercato dellenergia, un solo mercato del lavoro, sempre pi velocemente mobilitabili dalla leggerezza dei bit, dallampiezza dei sistemi di trasporto, dalla deregulation sui processi produttivi e finanziari, dallassenza di restrizioni agli scambi. Questo il mondo del turbocapitalismo, un mondo in cui i micromondi locali, nazioni regioni della sviluppata ed ordinata Europa e lontane aree del terzo e quarto mondo, sono sempre pi aggredite nella loro autonomia, incapaci di resistere, smontate nelle proprie componenti originarie e rimontate su assetti economico sociali pi coerenti con le sue regole. Questo il processo in atto e di qui non si torner indietro.semmai a lato, come avvenne tra la prima e seconda guerra mondiale. Tremonti, con La paura e la Speranza ha descritto a suo modo questo mondo, ne ha addebitato la responsabilit alla sinistra mercatista, ed ha indicato nella chiusura al nuovo, al diverso e soprattutto allo straniero miscredente la chiave di volta di una piattaforma di resistenza da destra allinternazionalismo del capitale. Il gioco gi riuscito una volta negli anni 20 e 30 del 900, perch non riprovarci? Del resto, la Lega ha gi provveduto da tempo a promuovere con successo il Sindacato di Territorio, e le premesse politico culturali di un clima di divisione etnica tra lavoratori: prima i terun, poi gli extracomunitari e domani chiss. Cosa resta allora ad uno schieramento democratico e riformatore, se questo spazio gi occupato? Tutto lo spazio che si desidera, perch questo non lo spazio di uno schieramento democratico e riformatore, e ancor di pi perch questo uno spazio del passato e non del futuro. Lo spazio della sinistra sta tutto intero sul piano del riconoscimento su scala internazionale della parit universale dei diritti e della cittadinanza, della promozione di piattaforme giuridico contrattuali internazionali comuni ai lavoratori sui diversi mercati del lavoro, del sostegno alle politiche soprannazionali di contrasto al degrado ambientale ed alla rapina energetica, della contestazione sociale (anche basata sul consumo consapevole) dello sfruttamento senza regole delle multinazionali, per la creazione insomma di quelle condizioni di mercato che impediscano alle imprese di giocare sui diversi scacchieri locali alla ricerca sempre pi affannosa ed irresponsabile del lavoratore meno tutelato, della finanza pi oscura, dellambiente meno protetto. In questa prospettiva, che non esiterei a chiamare di internazionalismo necessario, potrebbe essere aggredita la principale causa della divisione dei lavoratori su scala mondiale: lasimmetria geografica dei diritti e delle regole dei diversi mercati del lavoro. Riconoscere allora al lavoratore rumeno o cinese, che fa lo stesso lavoro del suo collega tedesco, un egual trattamento retributivo, ed un eguale portafoglio di diritti, non solo un atto di giustizia, ma in concreto contribuisce ad eliminare la base materiale che porta molte imprese a spostare sedi produttive nei diversi siti, favorendo una maggior stabilit produttiva, il mantenimento del posto di lavoro, ed impedendo il diffondersi di fenomeni di divisione ed avversione culturale e sociale. Alla politica il compito di trovare programmi, mediazioni, processi, attraverso cui avanzare verso questa direzione, opponendo allinternazionalismo affermato dal turbocapitalismo quello delle regole, dei diritti e della responsabilit sociale

E uno spazio enorme in cerca di un innovativo soggetto politico internazionale, o transnazionale, che oggi non esiste, o meglio che esiste in alcune deboli forme tramandate dal passato (internazionali socialista, ma anche popolare, e sindacale) ed in alcuni confusi movimenti anticipatori (noglobal). Un Soggetto Politico che forse si potr avvalere, nellelaborare valori e nel promuovere diritti, non solo delle tradizionali lotte dei lavoratori, ma anche delle reti formali ed informali di cooperazione di persone, di gruppi, di partiti e di movimenti, e della potenza di poteri sociali diffusi ancora inesplorati nel loro potenziale, come quello dei consumatori. E solo un sogno? Pu essere, ma le favole moderne (cera una volta linternazionalismo ..) hanno contribuito a fare meno peggiore di quanto non sia effettivamente stato il mondo del 900, e forse potranno aiutarci a farne uno nuovo o semplicemente a mantenerlo vivo e vivibile.

Lettera EXPO 2015 CAVALLO DI TROIA DELLA NDRANGHETA? Emilio Battisti In occasione del secondo incontro dedicato dallOrdine degli Architetti alle recenti esperienze di Expo, era sembrato che quella di Hannover del 2000 non offrisse spunti utili a ritornare sullargomento rispetto a quanto avevo gi detto commentando il caso di Lisbona. Infatti si avuta la piena conferma dellassurdit di voler continuare a proporre una formula basata sulla realizzazione di un insediamento destinato a ospitare i padiglioni nazionali. Lautore del piano, lo svizzero Michele Arnaboldi, ha messo in evidenza tutte le incongruenze di una manifestazione che poteva avere ancora un significato nel secolo scorso ma che nella formula che il BIE pretende di perpetuare non ha pi nessun senso. Anche nel caso di Hannover, per quanto interessante fosse il progetto originario e per quante attenzioni i progettisti possano aver posto nel definire lintervento, il progetto vincitore del concorso, che nella concreta attuazione poi passato allo studio Speer. si proprio quello studio Speer! - stato completamente snaturato. Ma a differenza di quanto si pretende di fare a Milano, lamministrazione della citt tedesca ha avuto almeno il merito di aver recuperato unarea gi urbanizzata occupata in precedenza dalla fiera e quindi senza ulteriore spreco di territorio agricolo, oltre ad aver ottenuto dal BIE di poter utilizzare alcuni capannoni esistenti. Anche in questo caso comunque, dopo nove anni ci sono ancora otto padiglioni che furono realizzati appositamente di cui il bel servizio fotografico di Claudio Gobbi ha documentato la patetica e surreale condizione di ruderi in un contesto totalmente privo di qualit urbana. Ci quanto resta in eredit dalla faraonica manifestazione che aveva fatto conto su 54 milioni di visitatori e ne ha avuti solo 17, mandando a gambe allaria il budget dellevento. Lo stesso Arnaboldi ha raccomandato a non ripetere la medesima fallimentare esperienza anche tenendo conto delle numerose e consistenti attrezzature e grandi contenitori di cui Milano dispone per ospitare adeguatamente la manifestazione senza dover ricorrere ad un nuovo apposito insediamento. Ma nel frattempo si verificato un fatto della massima gravit, che non ritengo possa essere passato sotto silenzio. Sulla Repubblica del 18 marzo apparso un articolo di Davide Carlucci dal titolo Milano nel mirino delle mafie dalla ndrangheta ai russi tutti sul business dellExpo che rende di dominio pubblico una questione che viene sempre affrontata con grande reticenza come se ritrattasse di un tab, come se Milano potesse essere esente dal fenomeno della criminalit organizzata. Invece Milano viene definita capitale della ndrangheta, il luogo dove lorganizzazione criminale calabrese sta realizzando la sua nuova strategia: cooperare con tutte le altre mafie, sia italiane che straniere per mettere le mani su due grandi business, narcotraffico e opere pubbliche. A cominciare dallExpo 2015, ma senza trascurare le infrastrutture e lalta velocit. Anche volendo fare la tara al sensazionalismo giornalistico, ci nella sostanza quanto emerge dallultima relazione della Direzione nazionale antimafia dove si segnala come gli appetiti delle ndrine sulla futura esposizione universale scateni interessi maggiori di quelli ipotizzabili per il ponte sullo stretto di Messina e quanto sarebbe grave se si determinasse una sorta di assuefazione alla convivenza con il fenomeno mafioso. Nel mio precedente intervento a commento dellincontro del 19 febbraio presso lOrdine degli Architetti dedicato allExpo di Lisbona, avevo indicato che una strategia che evitasse la concentrazione degli interventi allinterno di un nuovo insediamento a favore di una loro diffusione avrebbe consentito di ottenere una grande partecipazione dei privati e una diffusa e diversificata presenza di operatori, ridimensionando gli interessi forti legati ai grandi interventi edilizi.

Non avevo assolutamente ipotizzato che tra gli interessi forti si potessero annoverare anche quelli della criminalit organizzata. Alludevo semplicemente, e ora devo riconoscerlo anche molto ingenuamente, agli interessi immobiliari rappresentati dai soliti noti i Cabassi, i Ligresti, Euromilano (vedi Legacoop e Intesa s. Paolo), Fondazione Fiera Milano (vedi CL) per non far nomi- che prima si avvantaggiano attraverso la valorizzazione dei terreni agricoli di loro propriet con la modifica delle destinazioni duso e dopo attraverso lacquisizione delle opere di urbanizzazione eseguite con denaro pubblico che saranno a loro esclusivo vantaggio nel momento in cui torneranno in possesso dei terreni dati in concessione per la realizzazione dellExpo. Nei rischi dinfiltrazione mafiosa, che dalla relazione della Direzione nazionale antimafia sembrano certezze pi che rischi, ravviserei lunica sostanziale, imprescindibile motivazione per rinunciare alla manifestazione. A meno che si metta in atto una concreta ed efficiente azione di contrasto. Infatti non credo che si debba sottostare al ricatto della criminalit organizzata al punto da rinunciare allExpo. Ci cui ci si dovrebbe assuefare non la coabitazione favorita da una maggiore predisposizione degli ambienti amministrativi, economici, e finanziari ad avvalersi dei rapporti che sinstaureranno con lambiente criminale, ma semmai a rinnovare a ogni livello e in ogni situazione lazione di contrasto e presidio politico sociale nei confronti dei fenomeni dinfiltrazione della criminalit organizzata nella nostra vita economica. Ci anche per la consapevolezza che una volta insediata e radicata nei gangli della nostra organizzazione sociale il cancro non potr essere estirpato e si diffonder e nutrir contaminando quei processi di crescita ipotizzati dal nuovo Piano di Governo del Territorio, tanto spavaldamente quanto acriticamente, prefigurati dallassessore Masseroli. Possiamo immaginare cosa sia avvenuto nellanno trascorso invano: mentre le istituzioni di governo locale si combattevano tra loro e con il ministro Tremonti per conquistare il controllo della manifestazione e dei finanziamenti, la camorra ne approfittava per organizzare e coordinare le varie mafie, sia italiane sia straniere, per mettere le mani sul grande business. Il recente articolo di Gianni Barbacetto apparso sul Venerd di Repubblica del 20 marzo, mentre illustra i molti rischi che minano alla base le prospettive di successo dellevento, segnala la gravit del fenomeno dedicando almeno un breve cenno ai boss della ndrangheta che secondo lultima inchiesta si incontrerebbero con i politici locali. Ma stampa e televisione, a parte la notizia dellarresto di 22 esponenti dellorganizzazione criminale avvenuta il 17 marzo, mantengono sullargomento un assordante silenzio. Mentre se non ci sar unadeguata sensibilizzazione riguardo alla persistente gravit della situazione non soltanto a livello della magistratura, ma anche a livello pi generale come a Napoli con la manifestazione organizzata da don Ciotti, tutte le opportunit e i vantaggi economici e di riorganizzazione territoriale che il grande evento dovrebbe riservarci saranno totalmente vanificati. Altro che trasparenza, sicurezza nei cantieri, lotta al caporalato e al lavoro nero, regolarit delle gare e degli appalti! Ci sar anche da noi in bagno di sangue e non solo in senso metaforico. Ma quali positive ricadute anche di carattere culturale ci potremo aspettare se Milano non sapr offrire ai visitatori, che verranno a vedere lExpo anche da quegli stessi paesi da cui provengono molti degli immigrati extracomunitari, la dimostrazione di aver saputo accoglierli in un sistema sociale che, integrandoli, sappia al contempo rispettare e dare adeguato spazio alle loro culture originarie, attuando un esempio di sostenibilit sociale multietnica e multiculturale. Daremo invece la dimostrazione di aver delegato alla ndrangheta il controllo sociale delle minoranze attraverso il loro inserimento nella criminalit organizzata. Figuriamoci che persino la delibera votata allunanimit per costituire una Commissione comunale antimafia sullExpo stata vanificata per questioni di competenza dalle riserve del prefetto Lombardi. Paradossalmente mentre le esposizioni universali sono state fondate per promuovere il progresso tecnologico, economico e sociale e hanno anche fatto da occasione storica per promuovere lorganizzazione internazionale dei lavoratori con la costituzione nel 1864 della Prima Internazionale, lExpo 2015 potr invece servire a rafforzare ancora di pi le complicit a scala planetaria della criminalit organizzata. Passando a considerare le quantit in gioco, quelle che farebbero soprattutto gola alle organizzazioni criminali, ci sono pi di tre miliardi di euro da investire per il nuovo insediamento e per le sole infrastrutture di trasporto e connessione necessarie per renderlo accessibile. Se queste risorse fossero invece utilizzate per intervenire sul patrimonio esistente e per adeguare i grandi contenitori gi disponibili alle necessit dei 120 paesi espositori, essi sarebbero indotti a non proporre e realizzare padiglioni nazionali con assurde fogge architettoniche ma sarebbero invece incoraggiati alla migliore presentazione dei contenuti cercando di trovare soluzioni che non consentano solo di conoscere ma anche di sperimentare concretamente le pratiche della produzione e della preparazione e del consumo del cibo.

Inoltre non si tratterebbe di assegnare poche grandi commesse ma di attivare una miriade dinterventi di piccole e medie dimensioni che per loro stessa natura si sottrarrebbero nella stragrande maggioranza allinfiltrazione delle cosche che, a Milano e in Lombardia non sembra abbiano ancora assunto un controllo generalizzato e capillare del territorio come avviene in alcune regioni del sud. Non vorrei che il pi cospicuo e duraturo risultato dellExpo 2015 possa essere di aver consegnato Milano alla criminalit organizzata, diventando il cavallo di Troia per sbaragliare le ultime difese democratiche di quella che, gi oggi, non si pu forse pi considerare la capitale morale del paese.

Mobilit MILANO E I SUOI PRODOTTI TURISTICI Guido Venturini Un primo articolo pubblicato su questo sito ha affrontato il tema del turismo fra cittadino residente e turista, quale elemento chiave dellequilibrio alla base della qualit della vita di una citt come Milano. Vorrei ora sviluppare il tema del prodotto. Cos il prodotto dellofferta turistica? Dobbiamo convenire che non esiste un solo tipo di turismo. Si deve parlare di molti tipi di turismo almeno tante quante sono le motivazioni di un viaggio e le ragioni di una permanenza e di un soggiorno. Ecco allora il turismo di affari, quello di vacanza, di una breve visita, di un evento culturale, di un congresso, di una manifestazione fieristica, ed altro. Coerentemente sono tanti i diversi prodotti turistici che vanno costruiti guardando con attenzione al proprio cliente, cercando di conoscerlo a fondo, di anticipare le sue esigenze e di saper con la maggiore precisione possibile cosa desideri. Infatti va ricordato che limprenditore turistico vende un servizio alle persone e che in questa vendita esistono elementi tangibili e altri non tangibili, i secondi altrettanto importanti come i primi. Tra quelli tangibili il rapporto prezzo/qualit quello fondamentale, insieme allefficienza del servizio. Proviamo ad esemplificare: a Milano lofferta alberghiera sufficientemente adeguata e competitiva? A me sembra che sia stata costruita unofferta nella gran parte totalmente centrata sul segmento business, oggi pi in difficolt e nella fascia lusso, con evidenti problemi. Pochi sono i casi di prodotti hotel con il giusto rapporto prezzo / qualit costruiti e organizzati in modo moderno ed efficiente. proprio incredibile, ma la citt capitale nel mondo del design e dellarredamento, la citt che tra pochi giorni sar la sede del Salone del Mobile, evento di risonanza mondiale nel campo della progettazione e dellinterior design non in grado, salvo poche eccezioni, di dimostrare attraverso la sua struttura alberghiera un prodotto di ospitalit adeguato. Gli hotel sarebbero, invece, una straordinaria diffusa vetrina di prodotti e didee con le migliaia di camere e di bagni, arredate con luci, tessuti, mobili, tecnologie, caratterizzate da un Made in Italy e soprattutto da una progettazione tutta italiana. Un secondo caso tangibile costituito dalla mobilit e dei trasporti, oggi decisiva per la scelta di una destinazione attraverso la facilit e la velocit dellarrivo. Milano dovrebbe avere tutti i soggetti imprenditoriali che sono parte del sistema trasporto concentrati nel miglioramento del prodotto viaggio: aeroporti e compagnie aeree, treni e stazioni, metropolitana e trasporti di superficie, la rete dei taxi, il sistema di accesso e di uscita del traffico privato nella citt, i parcheggi e la difesa delle isole pedonali e del centro storico, la valorizzazione delluso della bicicletta e degli spostamenti a piedi. Su questo tema vanno perseguite tutte quelle iniziative che mettono a prezzi di mercato questi servizi pur tenendo conto delle necessit delle fasce sociali: lavoratori, studenti, senza per falsi alibi sul tema anche qui del rapporto qualit / prezzo. Si tratta, ben vero, di servizi essenziali ma che devono sempre essere erogati con lobiettivo della puntualit, dellefficienza, del decoro, della qualit, della modernit e che non possono essere garantiti senza prezzi adeguati.

Un ultimo esempio tangibile tra i tanti riguarda il prodotto cultura: musei, mostre, spettacoli, monumenti e cosi via. Si tratta di fare conoscere tutto al meglio e di organizzare la loro fruizione nel modo migliore. Questo significa che orari, aperture settimanali, accessibilit, indicazioni e segnaletica, prenotazione dingressi, calendari delle attivit, debbano essere conosciuti con largo anticipo per facilitare moltissimo la loro diffusione: si tratta di valorizzare tesori che ancora oggi a Milano sono troppo poco conosciuti e utilizzati solo marginalmente. Ognuno di questi prodotti culturali guidato da persone che se ne occupano con una logica spesso di conservazione ma poco orientata alla promozione. Esistono, si ricordava prima, anche elementi non tangibili. Il passaparola del cliente soddisfatto, ad esempio, la migliore referenza e il giudizio pi ambito di un viaggiatore che racconta a un amico di una sua esperienza della quale ha conservato un buon ricordo. Ma anche la rete Internet, i siti e soprattutto la rapida gestione della posta elettronica, cos come la qualit e la quantit delle informazioni ricevute possono essere fonti preziose per suggerimenti e nuove esperienze. Larte dellaccogliere e del ricevere, senza le quali anche un buon prodotto turistico resta senzanima, la qualit pi importante per un imprenditore turistico. E adesso al lettore un giudizio su Milano: la citt possiede questi requisiti nei suoi prodotti turistici oppure ne priva? Ognuno dia a se stesso la risposta.

Scuola & Universit LA SCUOLA DEL 5 E LA SCUOLA CHE EDUCA Luisa Belvisi Gi da quest'anno, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado si ritornati alla valutazione della condotta come elemento che pu determinare la bocciatura. Gli alunni di medie e superiori, che durante l'anno dovessero compiere gravi atti dindisciplina, saranno passibili in sede di scrutinio di essere valutai dal Consiglio di Classe con un 5 in condotta. Tale valutazione determinerebbe l'automatica bocciatura. Il quotidiano Repubblica (1/3/2009) segnala una vera e propria pioggia di 5 in condotta verificatasi agli scrutini intermedi. Questo dato stato rilevato a livello nazionale; quasi 35.000 studenti non hanno raggiunto la sufficienza per il comportamento. 8.151 hanno la sola insufficienza in comportamento; i pi indisciplinati sono gli studenti degli istituti professionali, seguono i tecnici. I pi buoni risultano essere i liceali. I dati vanno opportunamente analizzati ed esprimono un disagio che la semplice sanzione della bocciatura con il 5 in condotta non pu affatto risolvere, ma solo aggravare. Perch gli studenti a scuola non si comportano in modo adeguato? A che cosa si devono i comportamenti inaccettabili spesso descritti dai quotidiani? La scuola, in Italia, da anni in crisi, a causa soprattutto della caduta dinteresse e di significato delle materie scolastiche e del venire meno della capacit di far acquisire agli studenti abilit e competenze di base. Le difficolt riguardano anche il sempre pi diffuso disorientamento e disagio di molti giovani nel trovare significati nel presente e nel progettare il futuro, cos come nel capire e nel valorizzare il confronto e lincontro con altre culture. La scuola che abbiamo ereditato, che opera nella logica del cinque in condotta, invece nata con la funzione di trasmettere il sapere, di conservare e di riprodurre gli equilibri sociali esistenti, con un impianto didattico ripetitivo e statico. La scuola nella societ della globalizzazione deve, invece, cambiare impianto formativo in una prospettiva europea, per motivare gli alunni, per metterli in grado di trovare risposte alle proprie domande di senso. Perci occorre partire dalla cultura giovanile di oggi, dalla loro base cognitiva, da ci che essi apprendono, vedono, acquisiscono dal mondo circostante. Chi opera nella scuola deve essere consapevole che esistono oggi due curricoli: quello formale e quello non formale, quello scolastico e quello esterno alla scuola. I nostri studenti, oggi, imparano pi dall'esterno della scuola che dall'interno di essa. In unepoca in cui gli studenti sono immersi in un ricchissimo, spesso caotico mondo dinformazioni, di proposte di valori e di comportamenti, di segni e di linguaggi, lapprendimento scolastico non che una delle possibilit di formazione delle giovani generazioni. Proprio per questo, la scuola, oggi, ha una funzione importante; essa deve educare allassunzione di responsabilit e alla formazione di una cittadinanza attiva, capace di dare valore allincontro e alla relazione

con gli altri. La scuola deve rinunciare alla logica trasmissiva tradizionale, deve invece fornire gli strumenti per apprendere ad apprendere, per costruire e per trasformare le mappe dei saperi rendendole continuamente coerenti con la rapida e imprevedibile evoluzione delle conoscenze, con la progettazione di proposte educative e didattiche coerenti con quello che ritenuto compito fondamentale della scuola: insegnare ad apprendere e insegnare a essere. Che rapporto c' fra il modello educativo descritto e la scuola del cinque in condotta che sanziona, ma non previene? Discutiamone insieme.

Urbanistica & Architettura ASSESSORI INAFFIDABILI? Claudio Cristofani Nellera Albertini, fu Assessore allo Sviluppo del Territorio lIng. Verga, il quale, tra le altre cose, in ogni occasione di congresso, anche in sede internazionale, comunic con grande enfasi che il Comune di Milano avrebbe messo a disposizione (anzi us il presente: mette a disposizione) delledilizia sociale 1 milione e 200 mila metri quadrati di aree di sua propriet altrimenti destinate allabbandono. Con questo significativo contributo, pur non essendo in grado di realizzare direttamente gli edifici, il comune meneghino avrebbe quindi consentito agli operatori edilizi di intervenire, in regime di convenzione, ma senza alcun esborso per lacquisto delle aree. Applicando un indice di edificabilit analogo a quello corrente nei P.I.I., avremmo ottenuto 12.000 alloggi sociali da 75 metri quadrati ciascuno! Chi li ha visti? Lo stesso Assessore dedic parte dellultimo anno del suo incarico urbanistico per annunciare, urbi et orbi, il prossimo avvento della perequazione delledificabilit del suolo, e, come immediata conseguenza, il nuovo mercato delle aree edificabili, ribattezzato dei diritti edificatori, si sarebbe trasferito in Piazza degli Affari, con leffetto di calmierare il costo delle stesse aree. Chi lha vista la perequazione? Agli albori del 2001 non cera Assessore che non giurasse la sua certezza della prossima realizzazione della BEIC (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura) sullarea del dismesso scalo ferroviario di Porta Vittoria, venduto allasta dallo stato al sig. Luigi Zunino per il prezzo di 35 milioni di euro (poi rivenduta al sig. Coppola a un prezzo molto, molto superiore). Tale era la certezza della prossima realizzazione che non si perse tempo a commissionare i disegni del progetto esecutivo (circa 2 milioni di euro) ai vincitori del concorso di architettura espletato. Oggi larea destinata alla Biblioteca Europea concessa alle baracche di cantiere relative alle costruzioni che avrebbero dovuto sorgere sullaltra met dellex scalo. Il condizionale dobbligo, perch di queste costruzioni visibile solo unimmensa buca abbandonata e una pericolosissima viabilit provvisoria! BEIC dove sei? Quel progetto ormai cos vecchio che neppure prevede un tetto fotovoltaico! Con lera Moratti, subentrato un nuovo Assessore allo sviluppo del Territorio, Ing. Masseroli, il quale, circa un anno fa, ha annunciato, anche lui, che, grazie allinnovativo e lapalissiano strumento della perequazione, in tema di edilizia sociale, lincidenza del costo dellarea sarebbe stata nulla. Per questo motivo gli operatori edilizi avrebbero potuto contare su una notevole mole di costruzioni da eseguire in regime convenzionato. Peccato che questa benedetta perequazione ancora non si veda allorizzonte, e a causa delle pretese comunali, in questi giorni, lasta di alcune aree pubbliche destinate alledilizia sociale sia andata parzialmente deserta. Inoltre, dichiar lAssessore, il comune avrebbe acquisito gratuitamente una vastissima superficie a standards, risolvendo definitivamente la questione della dotazione pro-capite di suolo inedificato. Ma dove sono queste aree? Gli esempi citati sono solo alcuni, nemmeno i pi clamorosi, delle promesse non mantenute. Probabilmente, per il futuro, Expo compresa, potrebbe risultare utile la pubblicazione, obbligatoria, dellAlbo delle promesse. Dopo tre promesse non mantenute lAssessore potrebbe decadere dufficio. Non avremmo un maggior numero di opere pubbliche, ma nemmeno molte inutili promesse.

RUBRICHE

Arte Questa rubrica curata da Silvia DellOrso

Vale la pena visitare in questi giorni il Museo Diocesano e in particolare la sezione dei Fondi oro che si arricchita, qualche tempo fa, della collezione di Alberto Crespi. Di quella donazione generosa faceva parte anche una tavola raffigurante Santa Cecilia, oggetto ora di una piccola, ma importante mostra che segna il temporaneo ricongiungimento di questo pannello con gli altri 4 elementi del polittico di cui ha fatto parte fino a circa il 1745, anno in cui linsieme venne smembrato. Si tratta del Polittico del Carmine che si trovava in origine nella cappella dei Santi Bartolomeo e Lorenzo, nella chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine, giudicato dagli studiosi opera della maturit di Bernardo Daddi, artista morto nel 1348, tra i migliori seguaci di Giotto. Dal Castello Reale del Wawel a Cracovia arriva la Madonna col Bambino e due angeli musicanti che stava al centro del pentittico, San Bartolomeo e San Lorenzo, in posizione laterale, sono ora conservati alla Galleria dellAccademia di Firenze, mentre allestrema destra, si trovava la Santa Caterina dAlessandria, ora in collezione privata. La Santa Cecilia stava, dunque, allestrema sinistra del polittico: da notare la descrizione sontuosa delle vesti, la delicatezza dellincarnato e una ricchezza narrativa e decorativa che rinvia a opere precedenti del maestro. Il Polittico del Carmine di Bernardo Daddi. Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95 orario: marted-domenica 10/18, chiuso luned. Fino al 24 maggio.

un prestito decisamente fuori dal comune quello che ha consentito di realizzare la mostra bergamasca. Cinquanta icone selezionate tra gli oltre 6mila esemplari conservati nel museo Museo Tretyakov di Mosca che vanta in materia di arte sacra russa la pi imponente collezione al mondo. Visibili rappresentazioni di spettacoli misteriosi e soprannaturali": lo studioso russo Pavel Florenskij us queste parole per definire le icone, non semplici opere d'arte, ma immagini dotate di una loro vitalit, veri e propri momenti di comunione con il divino. Le opere esposte sono datate dalla fine del XIV- inizio XV secolo, a partire da una Nativit della Madre di Dio con santi, tipico esempio delle icone di Novgorod, fino al XVIII secolo. Una serie di immagini che illustrano le tappe principali del calendario liturgico - le feste, la venerazione della Madre di Dio, la devozione ai santi locali - raffigurate di volta in volta secondo schemi iconografici che gli artisti hanno ripetuto nei secoli senza sostanziali variazioni, al solo scopo di suggerire un contatto diretto con l'archetipo. In mostra anche alcune icone di Pskov, caratterizzate da una maggiore concretezza nellinterpretazione dell'immagine divina. Loro dellanima. Icone russe dal XIV al XVIII secolo del Museo Tretyakov di Mosca. Bergamo, Palazzo della Provincia di Bergamo - Spazio Viterbi, via Torquato Tasso 8 orario: luned-venerd 15/19; sabato, domenica e festivi 10/19; chiuso gioved. Fino al 14 giugno. Forse non tutti sanno che Johann Wolfgang von Goethe fu anche conservatore delle raccolte darte dei Granduchi di Weimar e collezionista in prima persona. quanto accadde tra il 1775 e il 1832 nella patria del classicismo tedesco, periodo durante il quale Goethe effettu numerosi sopralluoghi in Italia allo scopo di incrementare il patrimonio dei granduchi, ma approfittandone anche per acquisire per la propria collezione un nucleo di disegni di maestri italiani che conflu in seguito nella Klassik Stiftung Weimar. Da Weimer, appunto, storica citt della Turingia, provengono i circa 50 disegni esposti al Castello Sforzesco. La rassegna, curata da Hermann Mildenberger, conservatore delle raccolte grafiche della Klassik Stiftung, documenta linteresse dei granduchi per il Settecento veneto, da Giambattista Tiepolo ai figli Giandomenico e Lorenzo di cui si vedono alcune teste di notevole espressivit, dal Piazzetta ai due celebri vedutisti

Canaletto e Bernardo Bellotto, ma anche i paesaggi di Antonio Zucchi (la cui moglie, Angelica Kauffmann pure presente con un disegno) e di Francesco Zuccarelli, accanto a un paio di fogli dello stesso Goethe, innamorato del Bel Paese e del suo allora integro territorio. Goethe collezionista e il disegno veneto del Settecento. Capolavori dalle raccolte di Weimar. Castello Sforzesco, Sala del Tesoro della Biblioteca Trivulziana e sala 38 del museo orario: marteddomenica 9/13 e 14/17.30. Fino al 26 aprile.

Se a Mede Lomellina, dove nata nel 1894, un piccolo, delizioso museo nel Castello Sangiuliani conserva le sue opere su carta e su tela, oltre a una serie di sculture, Regina Cassolo in questi giorni anche al centro di una mostra che coincide non casualmente con le celebrazioni del centenario della fondazione del Futurismo. Regina futurista, appunto, perch la scultrice medese ader alla seconda stagione del movimento marinettiano e a quellepoca si riferiscono i disegni, i bozzetti e i taccuini riuniti nella galleria milanese, in una rassegna curata da Rachele Ferrario. Disegni a grafite su carta, alcuni bozzetti per le incredibili sculture che realizz in marmo, bronzo, ma anche plexiglass, alluminio, latta e gli inediti taccuini futuristi, tutti provenienti dalla collezione Fermani. Sono opere che documentano un periodo in cui Regina, grazie al sostegno di Fillia, espose stabilmente con i maestri futuristi, firmando nel 34 il Manifesto tecnico dellaeroplastica futurista. Fu una grande sperimentatrice, si ciment con materiali insoliti, come la latta, ottenendo esiti di grande efficacia e senza mai scadere nel puro decorativismo. La sperimentazione la port molto vicino allastrazione, sempre mai perdere di vista la velocit, il dinamismo e levocazione degli stati danimo, cui alludono le forme e i materiali. morta nel 1974 a Milano, nella sua casa-atelier. Regina futurista. Opere degli anni Trenta. Spaziotemporaneo, via Solferino 56 Orari: dal marted al sabato 16/19.30. Fino al 21 aprile.

Si intitola Contemporary Existence-Esistenza Contemporanea la prima personale milanese di Alessandro DAndrea. Fotografo di moda, da tempo residente a New York, DAndrea non ha trascurato il fotogiornalismo e la fotografia darte, affiancando la ricerca allimpegno sociale. Proprio da qui nascono i lavori in mostra alla Triennale. Le opere presentate per loccasione, costituite ognuna da tre fotografie differenti, scattate in tempi e luoghi diversi, e quindi sovrapposte luna allaltra, sono la rappresentazione di esistenze invisibili, ma molto reali, immerse nella desolazione urbana, dove lo strappo, che lartista romano effettua ad hoc sulle proprie immagini rivelando porzioni dello strato sottostante, testimonia lulteriore sfaldarsi della condizione umana. Alessandro DAndrea. Contemporary Existence-Esistenza Contemporanea. Triennale, viale Alemagna 6 - orario: marted-domenica 10.30/20.30, gioved fino alle 23. Fino al 2 aprile. una storia lunga oltre mezzo secolo quella dellartista cinese Hsiao Chin, nato nel 1935 a Shangai dove il padre, il musicologo Hsiao Xue-peng, fond il Conservatorio Nazionale di Musica. Lartista, che risiede a Milano dal 59, al centro di una rassegna la pi ampia che gli abbia dedicato Milano realizzata in collaborazione con la Fondazione Marconi. Al gallerista Giorgio Marconi, Hsiao Chin legato da un lungo sodalizio iniziato fin dal suo arrivo in citt, dove frequenta artisti come Lucio Fontana, Roberto Crippa, Piero Manzoni, Enrico Castellani, ma anche Antonio Calderara insieme al quale ha fondato nel 61 il movimento Punto, condividendo la necessit di una vita pi profonda, meditativa e spirituale. La pittura di Hsiao Chin coniuga estetica occidentale e filosofie orientali, influenza fauve e ideogrammi cinesi, pittura astratta e calligrafismo. Ne danno conto le 9 sezioni della mostra che, seguendo un criterio cronologico, delineano lavvicendarsi dei suoi riferimenti culturali, filosofici ed esistenziali. Dagli esordi, dunque, tra il 55 e il 58, caratterizzati dallinfluenza dei Fauves, in particolare Matisse, Cezanne e Gauguin, al periodo taoista dominato dallidea di armonia universale. Importante, tra il 67 e il 71, il soggiorno a New York, dove incontra Rothko, de Kooning, Rauschenberg e Lichtenstein. Al 1989-90 risale un ciclo di opere ispirato ai drammatici fatti di piazza Tienanmen. Mentre nasce da una riflessione sulla vita e sulla morte in seguito alla scomparsa della figlia Samantha, il ciclo La Grande Soglia che Hsiao Chin realizza a partire dal 1990-91. Hsiao Chin. Triennale Bovisa, via Lambruschini 31 - orario: 11/24, chiuso luned. Fino al 5 aprile.

Fa uno strano effetto Magritte: le sue immagini sono talmente icastiche e cariche di allusioni simboliche, che se anche ci si trova per la prima volta davanti a un suo quadro, si ha sempre limpressione di averlo gi visto. Non a caso lartista belga tra i pi saccheggiati da grafici, pubblicitari e illustratori che hanno amato a dismisura la sua enigmaticit e la provocatoria incongruenza delle sue composizioni. Immagini capaci di raffigurare idee, al di l della qualit della pittura che spesso in Magritte poco pi che diligente. Curata da Michel Draguet, direttore generale dei Muses Royaux des Beaux Arts del Belgio (la collezione pubblica pi ricca di opere di Magritte), e da Claudia Beltramo Ceppi, la rassegna milanese allinea un centinaio di dipinti, oltre a tempere e sculture, provenienti in parte anche da collezionisti privati. Domina il tema della natura rievocato nei primi e poco noti dipinti futuristi, nelle opere eseguite fra le due guerre, e poi ancora nei dipinti datati a partire dagli anni 50. Sordo al richiamo di Parigi, Magritte ha speso gran parte della sua vita a Bruxelles, dove morto nel 67. L ha esordito come disegnatore e pubblicitario, costruendo parallelamente la sua personalit pittorica e quelle strategie linguistiche - basate sullo spaesamento degli oggetti, privati della loro abituale funzione, e sui conflitti virtuali tra il mondo e la sua rappresentazione che furono determinanti anche per la Pop Art. Magritte. Il mistero della natura. Palazzo Reale - orario: marted- domenica 9.30/19.30; luned 14.30/19.30; gioved 9.30/22.30. Fino al 29 marzo. Lhanno inaugurata il 14 febbraio, per approfittare della complicit tematica offerta dalla ricorrenza di San Valentino, ma in realt la mostra attualmente in corso al Castello Visconteo di Pavia pu ben vivere di vita propria, anche senza la festa degli innamorati. Il tema quello del bacio, e non soltanto il bacio sensuale e carico di pathos immortalato da Francesco Hayez in uno dei suoi dipinti maggiormente celebrati, di cui la redazione pi nota si trova a Brera, mentre a Pavia sono esposte una prima idea del soggetto e una versione del 1861, entrambe in collezione privata. La rassegna, infatti, che ripercorre liconografia del bacio tra Romanticismo e 900, molto pi variegata e prende in considerazione, come dichiarano le curatrici, Susanna Zatti e Lorenza Tonani, le diverse valenze del bacio: materno o filiale, di circostanza, appassionato, atteso, negato, rubato, ben augurante, immateriale, nella mitologia, nella storia sacra, nella letteratura e anche nel cinema. Il percorso si snoda attraverso una sessantina di opere di artisti celebri e di altri meno noti, in prevalenza dipinti, ma anche qualche scultura, come lAbbraccio materno di Paolo Troubetzkoy o il Bambino al seno di Medardo Rosso. Tra i baci dipinti spiccano quello lussurioso di Cleopatra, come ce lo ha restituito Giuseppe Amisani, o il bacio voluttuoso di Alciati, smorzati dalle effusioni composte e pudiche dei Fidanzati di Lega, o ancora Aminta baciato da Silva del Piccio, Paolo e Francesca di Previati, per arrivare a De Chirico, Manz, Casorati, Rotella o Franco Angeli. E poi il bacio nel cinema, restituito in un video che, memore dei baci prima tagliati e quindi ricomposti in ununica lunga pellicola, nel film di Tornatore Nuovo cinema Paradiso, ripercorre la storia dei baci pi famosi della cinematografia italiana. Il bacio. Tra Romanticismo e Novecento. Pavia, Scuderie del Castello Visconteo, viale XI Febbraio 35 orario: marted-venerd 10/13 e 15/19, sabato, domenica e festivi 10/20. Fino al 2 giugno.

Definirla mostra troppo, ma forse anche troppo poco. Quella in corso a Brera una piccola esposizione di grandi capolavori che tonifica la Pinacoteca e appaga le attese dei visitatori. A dare avvio alle celebrazioni per il bicentenario della fondazione di Brera stata scelta una formula insieme minimalista e ambiziosa, affiancando tre opere del Caravaggio alla Cena in Emmaus del Merisi che gi la galleria milanese possiede dal 1939. Grazie a un dono degli Amici di Brera e per merito del ruolo decisivo giocato allepoca dallex soprintendente di Milano Ettore Modigliani, la tela, dipinta dal Caravaggio attorno al 1606, tra la fine del soggiorno romano e la fuga da Roma dopo la condanna per omicidio, tra le molte star del percorso espositivo braidense e non capita tutti i giorni la fortuna di poterla ammirare vis vis con la versione di qualche anno precedente oggi alla National Gallery di Londra. Concessa in prestito, questultima, insieme ad altri due dipinti appartenenti alla fase giovanile del maestro lombardo, il Ragazzo con canestro di frutta della Galleria Borghese - vale a dire il giovane dio Vertunno con cesto di frutta, anticipazione della Canestra custodita alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano - e i Musici, dal 1953 al Metropolitan Museum di New

York. Tutti e quattro in sala XV, mentre accanto, nella sala XVIII, si pu vedere una tela di Simone Peterzano, maestro del Caravaggio: una Venere e Cupido con due satiri in un paesaggio, sottratta per loccasione ai depositi del museo. Caravaggio ospita Caravaggio. Pinacoteca di Brera, via Brera 28 - orario: marted-domenica 8.30/19.15, chiuso luned. Fino al 29 marzo. Un vero e proprio affondo nella personalit del fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti. A lui consacrata la rassegna allestita nella Sala del Collezionista alle Stelline che, in onore di tanto ospite, raddoppia i suoi spazi conquistando il seminterrato, invaso per loccasione dalle parolibere marinettiane, Tra le tante novit di questa rassegna - a cura di Luigi Sansone, autentico segugio degli archivi del Futurismo spicca Il bombardamento di Adrianopoli, una grande china su carta realizzata da Marinetti nel 1913-14, esposta per la prima volta grazie al prestito concesso dalla University of California di Los Angeles (Ucla) dove custodito larchivio del poeta inglese Harold Monroe (1879-1932), grande ammiratore del Futurismo, da cui proviene questa tavola. Ma la mostra riserva molto altro, tra ritratti e caricature di Marinetti, opere di Boccioni, Balla, Cangiullo, Depero, e altri protagonisti, affiancate da fotografie, cataloghi depoca, cartoline, riviste e volumi marinettiani come Zang Tumb Tuuum - Adrianopoli ottobre 1912- Parole in libert (Edizioni futuriste di Poesia, Milano 1914), il primo libro parolibero di Marinetti ispirato dalla guerra, intesa come spettacolo simultaneo di situazioni, rumori, odori, polifonie: perch il Futurismo era anche questo. F.T. Marinetti=Futurismo. Fondazione Stelline. Sala del Collezionista, corso Magenta 61 - orario: marted-domenica 10/20. Fino al 7 giugno.

Ha impiegato meno di tre anni per diventare uno dei maggiori collezionisti di armature giapponesi fuori dal Giappone. Bisogna chiamarsi Luigi Koelliker per riuscire in una simile impresa cos rapidamente e anche voracemente ed bene avvalersi di un antiquario specializzato in arte giapponese come Giuseppe Piva che per il suo committente ha rastrellato il rastrellabile, e che adesso cura, in collaborazione con la Fondazione Mazzotta, la mostra di Palazzo Reale. Samurai, appunto, allestita nellappartamento della reggia piermariniana con una minima presenza di pezzi provenienti dalle Raccolte extraeuropee del Castello Sforzesco tra i quali spicca una finissima scatola laccata per documenti dellinizio del periodo Edo e lunica armatura da cavallo presente in mostra e un massimo dalla raccolta milanese di Koelliker. Una novantina di pezzi in tutto, tra armature complete, elmi, finiture per spada e altri accessori da samurai, realizzati tra il periodo Azuchi Momoyama (1575 1603) e il periodo Edo (1603 1867). Le sale del palazzo si animano di guerrieri severi e magnifici, samurai di alto rango e daimyo (signori feudali) che dalle guerre sono stati ben lontani, come testimonia il perfetto stato di conservazione delle circa trenta armature esposte; per lo pi di rappresentanza, visto anche che il periodo esaminato fu allinsegna della pace. Il percorso si chiude con i super robot Goldrake e Gundam che tutto devono al mondo dei samurai, da cui hanno attinto a piene mani anche fumetti e disegni animati. Samurai. Palazzo Reale, piazza del Duomo 12 orario: 9.30/19.30, luned 14.30/19.30, gioved 9.30/22.30. Fino al 2 giugno. grazie alleredit dellindustriale bresciano Giacinto Ubaldo Lanfranchi se il Poldi ha potuto organizzare una mostra dedicata ai netsuke. Ci voleva un collezionista che si dedicato pressoch in esclusiva a queste minuscole sculture, concepite originariamente come bottoni per fissare alla fascia del kimono giapponese, privo di tasche, un cordoncino cui agganciare un piccolo contenitore porta oggetti. In legno o in avorio, preziosamente intagliati, i netsuke si affermarono in Giappone nel XVII secolo, ma gi nella seconda met dell800 persero la loro funzione originaria per diventare oggetti di collezionismo. Lanfranchi ne ha messi insieme moltissimi. Una selezione di quella raccolta ora in mostra nella casa-museo di via Manzoni, insieme a una settantina di pezzi provenienti da altre collezioni private italiane e dal Linden-Museum di Stoccarda. Capolavori in miniatura che raffigurano creature fantastiche, divinit, personaggi ispirati alla mitologia, alla storia, ai racconti popolari, alla letteratura, oltre ad animali, fiori, piante, frutti o ortaggi. Ma ce n anche uno rarissimo in cui rappresentata una Piet, a testimoniare la diffusione del Cristianesimo in

Giappone tra la met del 500 e il 600. In programma, gioved 5 marzo alle 18, lultima di una serie di conferenze a latere della mostra: Storie fluttuanti. Lantica letteratura giapponese. Interviene Ikuko Sagiyama, docente di Lingua e letteratura giapponese allUniversit di Firenze. Netsuke: sculture in palmo di mano. La raccolta Lanfranchi e opere da prestigiose collezioni internazionali. Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12 - orario: marted-domenica 10/18. Fino al 19 aprile. Il titolo di questa mostra, Morphologie autre, rinvia direttamente a Michel Tapi e a un suo noto saggio del 1960. Al critico darte e teorico francese, il termine informale continuava a piacere poco, per via dei suoi confini troppo incerti, mentre, per stigmatizzare il senso di quellarte priva di forme preferiva di gran lunga laggettivo autre, inaugurato con il libro-manifesto che pubblic nel 1952: Un art autre, appunto. A ventidue anni dalla morte e nel centenario della nascita di Tapi, la Galleria Blu gli dedica una mostra che riunisce molti degli artisti a lui cari. In primis Dubuffet e Fautrier, il primo per la sua arte incolta, definita art brut, il secondo per la plastica drammaticit degli Otages. Ma ci sono anche Appel, Burri, Capogrossi, Fontana, Sam Francis, Hartung, Nevelson, Riopelle, Tapies, Tobey, Vedova, Wols e non solo. "Morphologie Autre" un omaggio a Michel Tapi (1909-1987). Galleria Blu, via Senato 18 - orario: 10/12.30 e 15.30/19, sabato 15.30/19, chiuso festivi. Fino al 3 aprile.

MUSICA La rubrica MUSICA a cura di Paolo Viola MUSICA E STAR-SYSTEM Conosciamo bene che cosa lo star-system internazionale, che non si riferisce solo, come si tentati di credere, al mondo dello spettacolo cinema e televisione ma diventato universale e fa danni ovunque, dalla letteratura alle arti figurative, dalla politica allarchitettura e, come si diceva, in ogni campo dello scibile umano. Nelle sale da concerto, per, il fenomeno assume un carattere del tutto particolare. Quando sul podio o allo strumento vi una celebrit, state certi che la sala sar piena a prescindere dal programma e gli applausi saranno trionfali a prescindere dalla qualit dellesecuzione; il pubblico, che pure le sere prime era stato tanto severo o quantomeno sospettoso con un giovane talento con uno sconosciuto ospite, viene toccato dalla grazia e a prescindere va in totale visibilio. Ovviamente tutto rientra nelle note regole del gioco, quelle della promozione e della pubblicit, delle pubbliche relazioni e della visibilit; quello che vi entra un po meno il fatto che con tutte le meravigliose eccezioni del caso gran parte di questi geni musicali approfitti della matematica certezza del successo per concedersi ci che ad altri per fortuna rigorosamente proibito, come impaginare programmi insulsi con il solo scopo di mostrare quanto sono bravi, o affrontarli con una superficialit e una disattenzione che rasentano la maleducazione e la mancanza di rispetto verso il pubblico. Apparteniamo a quella generazione e a quella categoria di persone che credono ancora nella figura del musicista-sacerdote (in senso laico, ovviamente) che celebra il mistero dellarte e riproduce qualcosa di miracoloso; mi scrive Pierluigi Panza che dal 500 alla fine del 700, quando nella societ dominavano i sistemi delle arti, e prima che larte fosse diffusa in un pubblico alfabetizzato e borghese - nonch prima delle concezioni spiritualistiche dellestetica - le arti erano espressioni di passione, commozione, gioia di cui dunque il musicista era il sommo dispensatore. Come si pu usare questo enorme patrimonio di storia e di cultura per farne esclusivamente strumento di successo personale? servirsi dellarte anzich servirla? Eppure oggi accade proprio questo, che - a dispetto dei tanti che hanno conservato lo spirito di servizio nei confronti della musica, le cui esibizioni sono segnate da immane e generoso impegno di intelligenza e di concentrazione, di amore per lo spartito e di grande rispetto del pubblico (qualcuno ricorda, o gli hanno raccontato, i concerti di Arturo Benedetti Michelangeli?) altri, purtroppo tanti, una volta raggiunta la celebrit si dedicano soltanto a raccoglierne i frutti; e cos assistiamo a vere e proprie esibizioni e sfoggio di

grandi abilit tecniche - anche interpretative, perch no, ma assolutamente standardizzate prive, appunto, di passione, commozione, gioia. Perch non riusciamo a conservare lo spirito critico di fronte ai grandi interpreti e non pretendiamo da loro ci che hanno la possibilit e il dovere di offrirci? Capita cos di provare un profondo senso di mortificazione, alla fine di un concerto, immersi nel tripudio di un pubblico affascinato a tal punto dal nome dellartista, da non accorgersi di quanto egli abbia approfittato della consumata esperienza e familiarit - con lopera e con lo strumento - per esimersi da altri e pi faticosi impegni. Conclusione e morale: chi cerca il piacere della buona musica pi facile che la trovi andando ad ascoltarla da esecutori giovani o poco noti piuttosto che accorrendo ai concerti delle star imprigionate dai loro personaggi e dai ritmi impossibili delle loro tourne.

MA PERCH CORRERE TANTO?

Sempre di pi, ai concerti, siamo travolti da una spettacolare velocit; sopratutto nei recital di pianoforte e in particolare ovviamente nei tempi finali. La velocit spesso giustificata dal fatto che la si trova espressamente indicata dagli autori (allegro vivace, presto, ecc.) i quali per si riferivano alle capacit tecniche della loro epoca; non potevano immaginare che, secoli dopo, laffinamento della tecnica pianistica avrebbe portato alla possibilit di eseguire alla tastiera parti, anche molto complesse, a velocit impressionanti. Daltronde chi in possesso di queste raffinatissime tecniche fortemente tentato di esibirle per strappare lammirazione del pubblico il quale a sua volta, colpito da tanta abilit, ne viene travolto e alla fine gratifica lesecutore con quella esplosione di applausi di cui abbiamo detto in un servizio precedente. Ma la musica se ne avvantaggia? La tecnica non dovrebbe mai sovrastare la musica, bisogna poter ascoltare sempre e con chiarezza le note nascoste nelle battute, percepire le sfumature delle modulazioni e delle risoluzioni, capire bene il senso di ogni passaggio; la velocit eccessiva uccide tutto questo. Pochi mesi fa alla Scala Daniel Barenboim ha eseguito al pianoforte tutte le 32 sonate di Beethoven; Barenboim stato un grandissimo pianista ed ora, da tempo ormai, si occupa pi di direzione dorchestra che di esecuzioni pianistiche, per cui la tecnica non lo assiste pi come una volta. Questa situazione ha favorito una lettura straordinaria del monumento pianistico beethoveniano, in cui la profondit di pensiero, la ricchezza dei contenuti, la raffinatezza del linguaggio sono tornati a diventare protagonisti, mentre la tecnica pianistica non ha potuto dilagare e prendere il sopravvento. Che meravigliose lezioni di interpretazione musicale...... Anche un altro Daniel - il giovane direttore dorchestra Harding, cresciuto musicalmente fra Claudio Abbado e Simon Rattle - nellormai celebre edizione del Don Giovanni di Aix-en-Provence, aveva ridotto sensibilmente i tempi dellopera e fatto gridare (alcuni) allo scandalo; ma l non centrava la tecnica e nulla nuoceva al perfetto ascolto dei dettagli. Si trattava semplicemente di una legittima interpretazione, e grazie a quei tempi ristretti sono apparse una leggerezza e una freschezza del capolavoro mozartiano che forse non erano state messe mai in tanta evidenza. Daltra parte, invece, persino il compassato Andras Schiff, che ha eseguito quello straordinario ciclo mozartiano al Conservatorio di cui abbiamo gi detto, si fatto prendere la mano dalla sua incredibile tecnica ed ha concluso la Sonata in la minore la n. 9 K. 310 ad una velocit tale da non farci godere i sospiri, le titubanze, lironia, la volutt che fanno di questo Presto un capolavoro assoluto. In mano ad esecutori pi giovani, e dunque pi desiderosi di farsi apprezzare anche da un pubblico meno preparato, la velocit diventa facilmente sinonimo di superficialit e di esibizionismo a scapito della riflessione, dellapprofondimento, delle rivelazione delle pi intime emozioni. Ci piacerebbe dire ai pianisti che ci sovrastano con la loro bravura, ed esibiscono le loro capacit tecniche proponendoci velocit vertiginose, che non ci fanno un regalo perch se pure riescono a suscitare ammirazione ed entusiasmo, quanto meno a livello viscerale, e a far scattare il tanto desiderato applauso, ci

privano del pi spirituale e profondo godimento, quello di capire, assaporare, apprezzare la scrittura musicale e dunque di penetrare intimamente lopera ed avvicinarci empaticamente allautore.

UN MOZART MEMORABILE AL CONSERVATORIO Accade raramente, ma quando accade tutti capiscono che si tratta di un evento memorabile. E accaduto luned sera, 9 marzo, al Conservatorio, alla terza ed ultima serata mozartiana di Andras Schiff. Non vero che i grandi pianisti riescono ad esprimere sempre il massimo delle loro capacit professionali, n tantomeno che possono essere sempre in perfetta forma fisica e mentale. Schiff luned era in un momento di grazia straordinaria, certo al di sopra delle due serate precedenti. Sicuramente avr contribuito un pubblico straripante, accolto anche sul palcoscenico dietro al pianoforte (dietro quel Bsendorfer personale, cui Schiff tiene enormemente, e che non tutti concordano essere lideale per rendere lo smalto del suono mozartiano) e certamente attento ed assorto come non mai; forse avr anche contribuito laccorta rega delle luci, bassissime in una sala quasi buia, che inquadravano solo la figura del pianista, con quel morbido riflesso della sagoma del pianoforte sul soffitto del palcoscenico. Ma sopratutto il miracolo avvenuto grazie a una sublime interpretazione delle pi belle partiture pianistiche di Mozart (tutte scritte nei cinque anni fra il 1784 e il 1789, dai suoi 28 ai 33 anni...), una interpretazione incentrata sulla assoluta padronanza dei tempi, dei volumi e dei timbri del suono, sulla cura, laffetto, lesasperata attenzione alla singola nota, sulla assoluta mancanza di enfasi e di ridondanze, sulla compostezza del discorso musicale; mai sopra le righe, anzi, con una pacatezza capace di penetrare nei pi profondi pensieri e nei sentimenti pi nascosti fra le pieghe della partitura. Dalla drammaticit della Fantasia in do minore (K. 475) alla complessit dellAndante in si bemolle maggiore (K. 533), dalla solarit della Sonata in re maggiore (K. 576) alla potenza e alla passione di quella in do minore (K. 457), Schiff ci ha come fatto ragionare sulle meraviglie della musica, sul lucido incantamento delle note, e ci ha portato da un sentimento allaltro, da unatmosfera allaltra, in un percorso di conoscenza e di intima partecipazione, da farci trattenere il fiato per tutta la durata peraltro considerevole - del concerto. Al quale ha aggiunto ben tre bis, e qui successa una cosa assai strana. Dapprima abbiamo ascoltato un andante poco noto, scritto originariamente per organo meccanico, un bis come tanti altri. Ma poi, per concludere, Schiff ha voluto ripetere due pezzi eseguiti nella prima delle tre serate mozartiane e cio larcinota Marcia Turca dalla Sonata in la maggiore (K. 331) e quel gioiellino del primo tempo della Sonata in do maggiore (K. 545), tanto facile da sembrare dedicata a pianisti in erba. Ebbene, sono state due esecuzioni straordinariamente diverse da quelle ascoltate solo quindici giorni prima, molto pi ispirate, felici, serene, gioiose; vi si sentiva la soddisfazione e lentusiasmo del successo della serata mentre la coronavano come in una apoteosi. Un successo travolgente, con il pubblico in piedi che non voleva allontanarsi e Andras Schiff visibilmente felice e in sintonia con il suo pubblico delle Serate Musicali. Una di quelle serate che liberano dalla quotidianit e portano lontano dalle sue miserie, che riconciliano con lesistenza e riempiono il cuore di speranza e di fiducia in un mondo diverso, riscattato dalla bellezza e dalla perfezione ( la cifra di Mozart, la perfezione), proiettato verso una sorta di verit assoluta. Questo Mozart, e questo ci stato regalato a piene mani da un esecutore inarrivabile che - per fascino ed incanto ci ha ricordato Arturo Benedetti Michelangeli. Grazie Schiff.

TEATRO Questa rubrica curata da Maria Laura Bianchi Giusto la fine del mondo Debutta domani, al Piccolo Teatro Studio, il nuovo spettacolo di Ronconi, Giusto la fine del mondo di Jean-Luc. il secondo spettacolo prodotto dal Piccolo per il Progetto Lagarce diretto dallo stesso Ronconi, dopo I pretendenti, con la regia di Carmelo Rifici. Jean-Luc Lagarce, morto di Aids nel 1995 a 38 anni, oggi lautore pi rappresentato nelle sale francesi dopo Molire e ShakespeareLagarce concep lidea di Giusto alla fine del mondo prima di sapere di essere sieropositivo. Poi la sua storia personale si incroci con quella della finzione drammaturgia. Ronconi mette in risalto la bellezza di un testo scritto quasi fosse un pezzo musicale, in un linguaggio pieno di esitazioni, di sorprese, di sottointesi. Lo spettacolo racconta con estrema delicatezza e discrezione la storia di Louis, che torna a trovare la sua famiglia dopo una lunga assenza, interrotta di tanto in tanto da brevi messaggi scritti su cartoline illustrate. Torna perch sa che di l a poco morir. Cerca di parlare con la madre, con il fratello, con la sorella, con la cognata che non aveva mai conosciuto. Vuole congedarsi da loro. Ma il tentativo fallisce: Louis se ne va per sempre, senza essere riuscito a dire nulla. Fino al 9 aprile Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 Orario: marted e sabato ore 19.30; mercoled, gioved e venerd, ore 20.30; domenica ore 16 Info e prenotazioni: 848.800.304 Misterioso concerto Il Teatro Valdoca presenta in prima milanese Misterioso concerto, concerto classico e raffinato che ha incontrato il favore anche del pubblico meno abituato alla ricerca, con un esito sempre alto, fra stupore e commozione, riflessione e pathos, esortazione e piet. Protagonista Mariangela Gualtieri, poeta e interprete dei propri versi: allemozione che si prova davanti ad un autore recitante, si aggiunge, nel suo caso, una sapienza interpretativa appresa in anni di lavoro teatrale. I testi scelti per questo concerto sono tratti da Senza polvere senza peso, seconda antologia dellautrice pubblicata da Giulio Einaudi Editore, da Paesaggio con fratello rotto e dallo struggente Sermone ai cuccioli della mia specie (larboreto Edizioni). Misterioso Concerto diretto da Cesare Ronconi, la cui regia intreccia con eleganza il pianoforte dal vivo, la danza e la voce. In scena con Mariangela Gualtieri, Dario Giovannini, giovane pianista di talento con il quale il Teatro Valdoca ha collaborato a lungo per la ricerca sonora, e Muna Mussie, attrice presente in tutti gli ultimi lavori della Valdoca. Parole, musica dal vivo, danza e immagini: tutto si fonde in una tensione dascolto molto coinvolgente. Dal 27 marzo al 5 aprile Teatro Verdi, via Pastrengo 16 Orario: 21 (solo domenica 29 marzo ore 16.30) Info e prenotazioni: 02.68.80.038 Fedra Una delle prime missioni che la televisione si era proposta alla sua comparsa in Italia era quella di educare i propri spettatori facendoli crescere culturalmente: ci stato possibile anche attraverso fondamentali opere teatrali che raggiungevano finalmente non solo un pubblico delite ma anche uno pi popolare. Tra le molte pice la Mediateca Santa Teresa ne ha selezionate, con la collaborazione di RaiTeche, cinque (Saul, Fedra, Amleto, Otello e Sei personaggi in cerca dautore) realizzate agli albori della nostra tiv, ovvero tra gli anni 50 e gli anni 60, adattate per il piccolo schermo da grandi registi come Vittorio Gassman o Giorgio De Lullo, con un cast di primordine che comprendono attori del calibro di Gian Maria Volont, Romolo Valli, Carlo Giuffr e lo stesso Gassman. Le serate, che proseguiranno tutti i gioved fino al 16 aprile, sono pensate per evidenziare i meriti di quel tipo di televisione, oltre che per mettere in luce quelle che sono le risorse e le potenzialit della Mediateca: la sede una delle poche in Italia dove concessa al pubblico la libera consultazione delle Teche Rai. Attraverso le proiezioni si vuole far conoscere, a chi ancora non lo sapesse, la possibilit di consultare larchivio, sia per ricerche di studio, sia per semplice svago. Le opere scelte, le cui proiezioni saranno introdotte dal prof. Alberto Bentoglio, sono perle di un archivio quasi infinito e mai abbastanza esplorato. Stasera tocca a Fedra, classico del teatro firmato da Jean Racine, proposto nella versione televisiva del 1957 per la regia di Corrado Pavolini con Gian Maria Volont.

Sala Multimediale della Mediateca Santa Teresa, via della Moscova 28 Orario: stasera, alle 20.30 Ingresso libero e gratuito Info: 02.87.39.781 In galera! Gli articoli che potremmo non leggere pi Se Paolo Rossi fa la parte di Stefano Ricucci (Stamo a fa i furbetti del quartierino...), Bebo Storti replica il banchiere Gianpiero Fiorani (Fazio, ti bacio in fronte!), Lucia Vasini interpreta le telefonate di Deborah Bergamini e altri attori (Ruggero Cara e Renato Sarti) ricostruiscono le chiacchierate (intercettate) pi ascoltate dItalia, lo spettacolo rischia di diventare divertente e angosciante al tempo stesso. Perch racconta lItalia segreta (dei Furbetti, di Calciopoli, di Tangentopoli, di Mafiopoli...) scoperta dalle indagini della magistratura negli ultimi anni; e perch denuncia la fine della cronaca giudiziaria, se passer la legge sulle intercettazioni che le render pi difficili e soprattutto non raccontabili sui giornali e in tv. Spettacolo insolito: perch gli attori, coordinati dal regista Silvano Piccardi, interpreteranno la verit della cronaca recente, leggendo intercettazioni e brogliacci di polizia, scelti da alcuni giornalisti milanesi (un gruppo bipartisan composto da Paolo Biondani e Peter Gomez dellEspresso, Paolo Colonnello della Stampa, Mario Consani del Giorno, Gianluigi Nuzzi di Panorama, Emilio Randacio di Repubblica) coordinati da Gianni Barbacetto. In video, altri giornalisti (Massimo Alberizzi, Guido Besana, Rosi Brandi, Mimmo Lombezzi, Pino Nicotri, Marco Travaglio, Laura Verlicchi, Maxia Zandonai) e lintervento di un magistrato palermitano, Roberto Scarpinato. Titolo della serata: In galera! Gli articoli che potremmo non leggere pi. Ovvero tutto ci che abbiamo saputo ma non avremmo potuto sapere se la legge sulle intercettazioni fosse gi stata in vigore. E tutto ci che rischiamo di non sapere mai pi se non riusciamo a fermarla. Accompagnano lo spettacolo le mprovvisazioni musicali dellarpista Floraleda Sacchi. Orario: stasera, alle 21 Salone della Camera del lavoro di Milano, corso di Porta Vittoria (davanti a Palazzo di Giustizia) Ingresso libero

Il Gatto con gli Stivali Ovvero Una recita continuamente interrotta Ludwig Tieck si ispira alla famosa fiaba di Perrault per scrivere, nel 1844, un pezzo di satira sul teatro. La favola per bambini, dove alla morte del padre il fratello pi giovane riceve leredit pi misera - un gatto - recitata in una paradossale rappresentazione teatrale, con il crescente malcontento del pubblico, che mostra non gradire una pice dove fantasia, umorismo e satira sociale si mescolano. Ispirata ad Aristofane, Shalespeare e Gozzi, la fiaba continua nel modo pi classico, ma il pubblico inferocito trova assurdo che creature favolose parlino come uomini e interrompe di continuo lo spettacolo. Il poeta deve comparire in scena per giustificare la libera irriverenza della commedia, ma le intemperanze continuano. Una satira che mescola atmosfere surreali e riflessioni sulla vita, la societ, le convenzioni teatrali e la politica. Carmelo Rifici, che abbiamo gi visto sul palco dello Studio dirigere con mano ferma i diciassette Pretendenti di Lagarce lo scorso mese, torna sul luogo del delitto con un testo che ironizza sul mondo del teatro con le sue piccole e grandi - manie adatto solo apparentemente a un pubblico di bambini (dai 10 anni). Fino al 1 aprile Teatro Studio, via Rivoli 6 Orario: stasera, alle 21 Domani e dopo, riposo domenica 29 marzo, ore 16 luned 30 marzo, ore 10.30 e 20.30 marted 31 marzo e mercoled 1 aprile, ore 10.30 Info e prenotazioni: 848.800.304

Laggancio Serena Sinigaglia, tra le pi quotate registe della sua generazione, si ispira a un romanzo di Nadine Gordimer, LAggancio, per raccontare la storia damore tra Abdu (il sempre bravissimo Fausto Russo Alesi), immigrato senza permesso di soggiorno, e Julie (Mariangela Granelli) , giovane rampolla di una famiglia bene di Johannesburg. Una storia damore e di immigrazione dunque; una storia attuale che affronta due temi centrali delluomo contemporaneo e dellumanit in genere: lamore e la diversit. Due mondi, due culture che si incontrano e si confrontano: forse solo lamore, forza ancestrale e cieca, forza rivoluzionaria, pu per un istante rompere le barriere che le separano; ma non pu durare. Ed proprio sulla durata, sulla possibilit di costruire un futuro, che si gioca la partita pi importante, quella dellintegrazione, del dialogo che per Abdu significa ottenere a tutti i costi un permesso di soggiorno per un paese straniero, miraggio di una vita nuova, e per Julie, con un colpo di scena nel finale, significa scoprire se stessa, una nuova Julie e anche un nuovo modo di vivere. Domenica 22, con la replica pomeridiana de Laggancio, si potr prendere parte al progetto Border, rete di discussione a livello internazionale sul significato di Confine. Prima manifestazione tangibile di questa rete una serie di eventi autoprodotti che si terrano a Milano dal 20 marzo al 4 aprile, in varie sedi, e che spaziano dalla fotografia al teatro, dall'antropologia alla scrittura, dalla musica alla danza e molto altro. Maggiori informazioni, manifesto e programma su http://border.fotoup.net/ La giornata si conclude con una cena maghrebina a cura dellassociazione Zaghrid. Costo della cena: 5 euro. Fino al 27 marzo Teatro Ringhiera, via Boifava 17 Orario: 20.45 (domenica alle 16) Info e prenotazioni: 02.84.89.21.95 Odissea Nel 2000 Csar brie e la sua compagnia, il boliviano Teatro de los Andes, vennero in Italia a presentare unIliade corale, dove la guerra di Troia diveniva metafora dei conflitti della contemporaneit: un autentico kolossal del teatro di ricerca, con trenta attori in scena. Fu un successo enorme di pubblico e di critica. Csar Brie prosegue in questa stagione teatrale la sua personale avventura di rilettura dei classici, allestendo lOdissea e legandola profondamente alla situazione politica della sua Bolivia. Dedicato ai migranti doggi, ai curiosi, ai guerrieri, ai naufraghi. Come Penelope, Csar Brie intreccia fili diversi per creare la trama: il viaggio, lesilio, lamore passionale, lamore sublimato, la discesa nellAde, il canto delle sirene che allo stesso tempo desiderio allo stato puro e voce del ricordo. Ulisse il migrante, il curioso, il guerriero, il naufrago. Se la sua figura incarna nostalgia, scaltrezza, disperazione, lotta per la sopravvivenza, altri personaggi incarnano fedelt, attesa, ricerca del padre, nostalgia. Persino i morti si accalcano di fronte al sangue degli animali sgozzati in sacrificio per dire la loro, per testimoniare. Ci sono nellOdissea tutti gli aspetti del racconto: la fiaba, la magia, gli eventi, i ricordi, la lotta contro la natura, contro i propri compagni, contro i mostri e contro se stessi. Chi sono gli Ulisse di oggi? Gli artisti nel loro perenne viaggio attraverso le forme, gli impiegati, ancorati nei loro uffici che vanno via immobili con la loro immaginazione, i migranti che arrivano sulle nostre spiagge naufraghi, fuggendo dai mostri della miseria e la guerra, e la cui fuga adesso si vuole sanzionare come delitto. LOdissea finisce con una guerra civile che gli dei interrompono. Torniamo al deus ex machina di Omero. In 14 linee gli dei fermano la guerra e costringono a realizzare i patti della convivenza. Cerchiamo unimmagine che sintetizzi questa azione divina: forse una nevicata. Tutti si fermano di fronte alla neve e in quella pausa Atena introduce idee di pace. E la soluzione. Di tutto questo parla lOdissea. Il racconto dei racconti agli albori delluomo. Fino al 29 marzo Teatro dellElfo, via Ciro Menotti 11 Orario: 20.30 (domenica alle 16) Info e prenotazioni: 02.71.67.91