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NUMERO DEL 25/02/2009

EDITORIALE ARIPELAGOMILANO. PERCHE? Luca beltrami gadola Siamo al terzo numero di ARCIPELAGOMILANO. Possiamo fare un primo bilancio e presentarci. Non lo abbiamo fatto prima per una sorta di amore al basso profilo ma forse per scaramanzia o in ossequio alla nostra milanesit: fare senza dire. Quando abbiamo pensato a un progetto editoriale, nellottobre dellanno scorso, non avevamo le idee chiare su cosa volesse dire un giornale su Internet ma sapevamo dove volevamo arrivare: creare un luogo di dibattito politico che ricuperasse il vecchio adagio il personale politico. Politico quel che si fa nella vita quotidiana, politico scegliere uno spettacolo, politici sono i propri consumi, quel che si legge, gli amici che si scelgono, il giudizio che si d sul mondo che ci circonda e, talvolta, anche il proprio lavoro. Per noi politico per equilibrio, non settarismo, non manicheismo e prima di ogni altra cosa tolleranza. La tolleranza non per noi indifferenza ma lo sforzo di capire le posizioni altrui e il continuo desiderio di ricerca di punti comuni: quelli che trasformano donne e uomini in societ civile. Dunque ARCIPELAGOMILANO. Un magazine settimanale dinformazione politica nel senso detto e che allora parla di tante cose: arte, spettacoli, urbanistica, scuola e universit, trasporti, ambientalismo, scienza economia e lavoro. Altro ancora. Il magazine nasce per rispondere a questo bisogno dincontro di alcune associazioni milanesi - La Fabbrichetta, Ideura, Mediterraneo, Pancho Villa, Territorio e innovazione ma con lambizione di allargare la propria sfera dinteresse alla grande Milano dai confini incerti ma sempre pi larghi. Facciamo parte di quella vasta area di opinione riformista e progressista che fatica a trovare nelle istituzioni della politica i partiti risposte ai problemi che sente pi urgenti. Allavvio del nostro progetto era difficile immaginare quel che sarebbe successo nella sinistra, una tempesta perfetta - quella che i metereologi non sanno prevedere - ma di questo non si tratta, le previsioni erano gi tutte nellavviso ai naviganti, o meglio nellavviso ai passeggeri, noi cittadini fuori dal recinto della politica. Tempesta perfetta invece la situazione economica mondiale, lo spezzarsi di un ciclo economico, politico, sociale e ambientale che non riprender pi nelle forme e nei modi che conosciamo e che si tenta inutilmente di governate e di salvare dalla sua folle deriva. Non vogliamo assistere inerti e senza rappresentanza allonda berlusconiana, siamo contrari al politically correct come unica bussola, non ci piace la politica di questa destra incolta e reazionaria e se il suo nome berlusconismo non ci piace il berlusconismo. Da troppo tempo nello schieramento di centro sinistra ogni partito dichiarava di volersi rinnovare per ritrovare consensi e insediamento sociale, ma in realt continuano a rarefarsi i luoghi aperti a un effettivo scambio ed elaborazione ideale. Deve esistere, tra le altre, anche una cultura di partito che va ritrovata tra gli strumenti della democrazia. Molti cittadini, larea di riferimento del nostro magazine, pur consapevoli del travaglio dei partiti e non ignorando che i nuovi assetti culturali, politici e organizzativi richiedano tempi di elaborazione non certo brevi, osservano con preoccupazione il dilatarsi di questi tempi e, nellattesa, vogliono sopperire alla mancanza dinterlocuzione e di dibattito tra forze politiche e societ. Lambizione di ARCIPELAGOMILANO di formare, grazie alle grandi opportunit fornite dalla Rete, nuclei di opinione e di dibattito che facilitino un nuovo rapporto tra partiti e societ, che sia di stimolo e, dove possibile, di riferimento per quelle forze politiche che si aprano a un nuovo tipo di dialogo con i cittadini. Vuole anche essere unesperienza di comunicazione tra non addetti e lettori, una scuola e una palestra, dove imparare a esprimere le proprie idee perch siano convincenti, ignorando volutamente linguaggi ermetici e allusivi, gli avvisi trasversali tra gruppi di potere: il regno del posizionamento. Siamo partiti dunque con una grande ambizione: la periodicit settimanale. Contiamo di reggere questo ritmo un po affannato anche se il nostro lavoro tutto volontario fatto di tempo e di risorse economiche inesistenti a oggi abbiamo speso meno di 500 euro - poco, pochissimo ma siamo gratificati dai nostri lettori a oggi poco pi di duemila. Un grazie a loro da tutti noi.

SANIT APM PARKINSON LOMBARDIA. DALLA CURA AL PRENDERSI CURA Giovanna menicatti In questi ultimi 10 anni si sentita lesigenza di ampliare lo studio della medicina anche su aspetti che non sono mai stati presi in considerazione come il rapporto medico paziente e lapproccio al malato anche sotto il profilo psicologico, quindi come Persona nella sua interezza. Da qui la necessit di avere un approccio multidisciplinare alla malattia e lesigenza di creare una rete di servizi intorno al malato e ai suoi famigliari. Vorrei spiegare nel particolare il concetto di prendersi cura : in questa espressione sono insite alcune nozioni che esulano dallaspetto puramente medico, cio la presenza, la relazione daiuto, la capacit dascolto, lempatia, lattenzione ai messaggi anche non verbali. Il neurologo, nella malattia di Parkinson, indispensabile, la somministrazione dei farmaci fondamentale, ma il benessere di un malato purtroppo non si esaurisce solo nel prendere le medicine, ma come persona ha necessit anche di altro per stare meglio. Anche le Associazioni nel corso del tempo e dei mutamenti anche sociali hanno via via modificato il loro modo di interagire con i pazienti che si rivolgono a loro. Dopo una prima fase in cui le persone, giustamente, sono alla ricerca dinformazioni sulla malattia, sui medici, sui farmaci, se si riesce a creare una giusta empatia, il malato comincia a chiedere soprattutto di continuare a essere considerato una persona, con qualche difficolt in pi nellagire e nel muoversi, ma con il desiderio di sentirsi, nonostante la malattia, attivo e necessario Difficilmente lospedale, o lo staff medico riescono a fornire un servizio completo, attento e puntuale per ogni singolo paziente, spesso le visite con lo specialista attraverso il Sistema Sanitario Nazionale si riducono a un paio lanno e durano poco tempo a causa del numero di persone in attesa e pertanto il malato si sente abbandonato, emarginato dalla vita attiva, e tende a isolarsi. Scopo primario delle Associazioni deve essere quello di migliorare la qualit della vita delle persone affette dalla malattia e dei loro famigliari sulle spalle dei quali ricade, spesso, tutto il peso dellassistenza. APM Parkinson Lombardia, organizza corsi di cantoterapia per migliorare il tono di voce, che nei parkinsoniani con lavanzare della malattia tende a diminuire, subentrando cos una grossa difficolt a comunicare con gli altri, corsi di biodanza per favorire il movimento, gruppi di autosostegno per affrontare il disagio della malattia, gruppi dincontri dove gli stessi malati sono partecipi, dove la dignit e lunicit della natura umana sono rispettate da tutti. Il malato non pi considerato solamente il fruitore dei servizi offerti dallAssociazione, ma ne diviene parte attiva, elaborando e collaborando alla stesura di progetti dei quali sar il responsabile. In questo modo le esperienze e le capacit personali e lavorative delle persone non sono pi accantonate come inutili, ma sono valorizzate e apprezzate. Le Associazioni rivestono un ruolo fondamentale anche in un altro ambito, quello delle informazioni. Esse hanno, infatti, nella loro matrice primaria e nei loro compiti statutari il dovere di informare correttamente, essere indipendenti e al di sopra delle parti (Enti ospedalieri, medici, case farmaceutiche), in favore del malato. Nelle numerose notizie che chiunque oggi pu facilmente trovare in Internet o nelle rubriche sulla salute di settimanali illustrati, avere delle informazioni sicure, verificate scientificamente, imponendo le cautele e le attese delle verifiche sul campo, senza per togliere la speranza, per evitare i mille giri da pseudo - terapeuti senza scrupoli, senza preparazione e senza coscienza, un atto di grande attenzione alla dignit del malato. Il grande compito che richiesto alle Associazioni , pertanto, quello di creare una grande rete di servizi e di essere un luogo dincontro e di scambio tra le varie esperienze dei malati. Giovanna Menicatti. Presidente di APM Parkinson Lombardia

CARNEADE QUARANTANNI BUTTATI AL VENTO Carneade Una premessa: io ho fiducia nel futuro, credo nella ricerca scientifica e tecnologica, sono profondamente laico e sono convinto che comunque il passato sar in genere pi brutto, triste e scomodo del presente e del futuro. Ammesso che questo basti a convincere chi legge, ovvero senza tentar di compiere alcuna operazione di revanchismo, ho dei precisi ricordi del passato, non troppo lontano, in cui, anche con molto meno, si riusciva a vivere una vita serena e dignitosa. Ho vissuto in campagna per molti anni, mentre grandi trasformazioni del territorio erano gi in atto: i primi segni dellinquinamento industriale sotto gli occhi di tutti, il lago davanti a casa non pi balneabile, molte delle specie vegetali e animali ormai rare o gi del tutto scomparse. Anni Sessanta e per la prima volta la mia maestra in classe ci parl di ecologia. Non ricordo n il contesto preciso, n le conclusioni, quello che tuttavia che mi rimase impresso fu che gi allora qualcuno, nella provincia profonda dellimpero globale, avesse iniziato a discutere della protezione dellambente e della non rinnovabilit delle fonti energetiche, dellestinzione di fauna e flora. Si parlava gi delle grandi foreste amazzoniche in pericolo, della crescita disordinata delle citt e del bisogno essenziale per luomo di mantenere integre parti del pianeta. Da allora sono passati quarantanni. Tutto questo ci veniva spiegato non da un fine ecologo americano, ma dalla nostra saggia maestra di terza elementare. Certo queste cose le ha sentite anche lassessore Croci dalla sua maestra forse non la sindaca Letizia Moratti: le elementari della fine degli anni 50 erano ancora attente allortografia, la grammatica e la storia patria, ferma alla guerra del 15-18. Nel frattempo? Nel frattempo abbiamo sostituito la merenda fatta di pane burro e zucchero con migliaia di dolci e dolcetti preconfezionati, abbiamo iniziato a bere acqua gassata, da un televisore siamo passati a due, poi tre, e infine quattro, cosi anche lunico momento di aggregazione familiare, la sera dopo cena, diventato uno spazio di solitudine. Abbiamo comprato, ammassato, inquinato, aggredito, spadroneggiato, distrutto. Mi colpisce oggi, soprattutto quanto la pubblicit abbia influenzato le nostre scelte, titillato e aumentato i nostri bisogni, molti dei quali assolutamente superflui e indotti a cominciare dai SUV. Ne parliamo in questo numero di Arcipelagomilano. Mentre tutti, nessuno escluso, andava ripetendoci che queste autovetture, oltre a consumare liti e litri di carburante, mai avrebbero fatto i conti con la struttura delle nostre citt, e che parcheggi a disposizione nei centri storici, e non solo, andavano diminuendo anzich aumentare, ecco che il marketing martellante riuscito a convincerci che avevamo un assoluto bisogno non di automobili pi piccole, ecologiche e facilmente parcheggiabili, ma assolutamente del contrario, il tutto condito da immagini di mostri di lamiera che, in assoluta libert scorrazzavano per monti e spiagge disabitate. Un sogno. Magie della pubblicit. Torniamo al passato: quando un paio di scarpe bastava per unintera stagione, le cartelle scolastiche erano di uno o due modelli al massimo, le bibite gassate consumate con parsimonia e certo non tutti i giorni ma di nuovo, non si cerca qui di tessere le lodi di un mondo che non ce pi. Quello che invece tutti noi dobbiamo capire, di fronte a questa poderosa crisi economica e finanziaria, che quello che noi oggi consideriamo il nostro normale e irrinunciabile stile di vita destinato inesorabilmente a mutare. Dal possedere ununica autovettura per famiglia, a risparmiare sullacqua, soprattutto quella calda, al comprare, forse, libri usati, sino a utilizzare la bicicletta e i mezzi pubblici per i nostri spostamenti pi brevi. Sono anni che gli esperti ci ripetono che una delle strade per uscire da questo circolo consumistico e vizioso quella dellacquisto intelligente, del riuso, del risparmio, del riciclo. Tornare, finalmente a vivere dignitosamente, senza comunque sentirsi necessariamente infelici. Cos come hanno fatto inizialmente nostri padri e come hanno facilmente fatto i nostri nonni.

AMBIENTE &SCIENZA PARCO SUD MILANO: IN ARRIVO IL CEMENTO? Francesca Robbiati Ha sollevato perplessit la decisione presa a dicembre dallassemblea dei sindaci dei 61 comuni del Parco Agricolo Sud Milano di rivedere i confini del parco. Ma quali sono i termini della questione e le implicazioni che le modifiche ipotizzate (creazione dei piani di cintura urbana e del piano di fruizione dei percorsi) avrebbero sul parco? Il Parco Agricolo Sud Milano nasce nel 1990, diviene esecutivo nel 2000 ma solo dal 2004 che inizia a essere valorizzato. Si tratta di un caso unico in Italia: un parco regionale gestito non dai comuni ma da una provincia, la provincia di Milano. Il Parco occupa una superficie di 47.000 ettari (1/3 del territorio provinciale), 39.000 dei quali agricoli. Allinterno del Parco operano circa 900 aziende agricole, dedite soprattutto alla produzione di riso e allallevamento di mucche da latte e da carne. A governare le sorti del parco sono 2 organi: lassemblea dei sindaci, che esprime pareri non vincolanti sul bilancio e vincolanti sulle modifiche normative inerenti il parco (quali, ad esempio, le variazioni dei confini) e il consiglio direttivo, di cui fanno parte un delegato del presidente della provincia, alcuni rappresentanti dei sindaci del parco, 3 consiglieri provinciali, 1 rappresentante degli agricoltori e 1 rappresentante delle associazioni ambientaliste. Sin dallinizio della sua vita attiva ben 26 comuni hanno chiesto modifiche ai confini del parco per due ragioni principali: da un lato erano stati rilevati alcuni errori cartografici relativi ai confini; in secondo luogo alcuni comuni, soprattutto quelli piccoli con territori per oltre il 90% allinterno del parco, si trovavano nellimpossibilit di edificare costruzioni necessarie allo sviluppo dei comuni stessi (non solo case, ma anche scuole o impianti sportivi). Oltre a ci permane il sospetto che alcuni comuni vedano nella revisione dei confini del Parco la possibilit di fare cassa grazie agli oneri di urbanizzazione derivanti dalledificabilit di aree prima vincolate. Nel corso degli anni, infatti, cresciuto il numero dei comuni interessati alla modifica dei confini del parco, sino alla decisione di dicembre che identifica i due criteri: le variazioni dei confini per un massimo dell1,5% del territorio per i comuni sino a 15.000 abitanti e le variazioni dei confini per un massimo del 2% del territorio per i comuni superiori ai 15.000 abitanti Per ogni comune, inoltre, permane il vincolo di non variare i confini oltre 15 ettari per comune. Cosa comporta la decisione della variazione dei confini? Il Parco veramente destinato, se la delibera sar approvata, a vedere ridotta la sua estensione e a vedere cementificato il suo territorio? Le norme a salvaguardia del Parco prevedono che, a fronte di variazioni dei confini, vi debbano essere delle forme di compensazione che si possono concretizzare in diversi modi: dalleliminazione di elementi di degrado allinterno del Parco alla realizzazione della rete ecologica, alla ricomposizione del paesaggio agrario in certe zone.Basteranno queste norme a tutelare e salvaguardare il Parco? Stiamo a vedere. Il percorso per lapprovazione della delibera non si infatti ancora concluso: occorre infatti il passaggio della delibera a livello provinciale e lultimo passaggio in giunta regionale. Francesca Robbiati

CITT & SOCIET SUV : PERFINO CROCI NON LI VUOLE PI. Giuseppe ucciero SUV: Veicolo automobilistico, originariamente concepito come evoluzione dei Fuoristrada per fornire soluzioni di maggior comfort agli automobilisti impegnati in viaggi di lunga gittata su itinerari disagevoli, e poi impropriamente trasformato in veicolo di uso quotidiano nei contesti urbani. Il cambiamento del suo contesto dutilizzo ha determinato il cambiamento del suo valore duso (e il suo valore di merce ed il suo carattere di segno): da necessario strumento di lavoro sulle grandi distanze continentali a costosa rappresentazione urbana, ipertecnologica e simbolica della (supposta) superiorit sociale del suo possessore. Raramente, un oggetto divenuto cos chiaramente discrimine di sensibilit sociali ed appartenenze culturali e quasi, diciamo quasi, si benedice la crisi di questo inizio 2009 pur di toglierselo dalla vista e dai piedi.

Ma davvero, fra qualche tempo, potremo allora parlare dei SUV, come di unantica specie di abitatori delle nostre strade e citt, quasi come dei dinosauri su 4 ruote, che un evento improvviso ha tolto dalla circolazione, riducendoli finalmente al meritato status di fossili, di memorie di un tempo di cui ricordare solo vagamente sbandamenti morali e culturali? Davvero possiamo sperare che il nuovo clima materiale e morale, generato da una crisi che affonder i denti nel vivo della nostra societ, metter in mora le premesse prima di tutto culturali e simboliche di un prodotto concepito per rappresentare, in una rara sintesi, arroganza sociale ed insensibilit ecologica? Qualche speranza possibile nutrirla, se perfino lAssessore Croci dichiara la sua intenzione di metterli sulla lista nera dei veicoli non desiderabili, in quanto decisamente fuori scala rispetto alla viabilit cittadina. Daltra parte non il solo, anzi arriva ben tardi dopo autorevolissime voci: per Marchionne ( ipse dixit) il SUV ingombrante, inquinante, pericoloso, del tutto inadatto alla circolazione per le vie delle citt italiane. Non ne dovremmo quindi proprio pi parlare se non fosse che il SUV ha generato una sua estetica, quale metafora di un soggetto sociale e di una forma di consumo, rappresentative di un periodo della nostra vita nazionale, gli ultimi dieci quindici anni, nel corso dei quali sono divenuti predominanti una cultura da generone romano o se si vuole da cav. brambilla, e con essa una rappresentazione dellitaliano di successo ricalcata quasi sullarchetipo culturale di certe commedie allitaliana. Cos, nel nostro panorama urbano, il SUV spesso condotto da una sola persona, non di rado da una agiata signora impegnata nelle compere o da un signore lampadato con telefonino ormai incorporato nei tessuti del suo apparato auricolare: status symbol di maschere sociali che devono esibire la propria potenza, comunicandola alluniverso mondo attraverso un oggetto che ne testimoni inequivocabilmente, pi che il reddito, larrogante affermazione di distanza, diremmo antropologica, dai valori del politically correct. Assistere ai tentativi di parcheggio del bestione ed alla inevitabile rinuncia del suo autista uno dei piccoli piaceri della vita, ma constatare gli effetti di un impatto di un SUV su di unaltra persona o su di un altro autoveicolo desolante: per questo difficilmente si pu trovare nel nostro mondo una testimonianza, altrettanto rozza ed aggressiva, del carattere di classe dichiarato dal SUV. Una volta si sarebbe detto del SUV come di unauto da parvenu, ma questo termine, su cui si potrebbe ritornare, caduto in disuso, con il suo intrinseco connotato di disapprovazione sociale, assieme ai valori antico - borghesi che lo motivavano. Contro il SUV si stanno muovendo forme larvate di contestazione sociale urbana: si aggirano nelle vie di Parigi, ed ora anche nelle nostre, squadre di sgonfleur (sgonfiatori di gomme), forma spiritosa di protesta civile contro la metastasi di una mobilit drogata, a cui va tutta la nostra simpatia ed incoraggiamento. E preziosa questa forma di mobilitazione della sensibilit morale, ma alla fine crediamo proprio che lo Sgonfiamento della Bolla Finanziaria sar pi efficace dellazione di questi simpatici guastatori urbani, e toglier, come gi sta togliendo, premesse materiali e giustificazioni culturali alluso, almeno, urbano dei SUV: cos la scomparsa di questo dinosauro tecnologico, pateticamente inadatto a sopportare i cambiamenti prodotti dal crac di ottobre 2008, potr essere rappresentata come la metafora del fallimento del neoliberismo irresponsabile degli ultimi 15 anni. Se poi anche lAssessore Croci vorr e sapr prendere iniziative di limitazione delluso dei SUV in citt, allora potremo dire che la vision democratica avr saputo imporre una vittoria, micro nelle sue dimensioni ma preziosa nelle sue premesse.

PRIMO PIANO FAR TESTAMENTO BIOLOGICO Giuseppe Adamoli Siamo alla stretta finale per la legge sul testamento biologico. A questo sbocco Eluana ha concorso drammaticamente. Mi aspetto ora un quasi miracolo: che non si decida solo sullonda emotiva. La legge deve essere generale e astratta e non la veste giuridica di un singolo caso. Abbiamo assistito, nelle ultime settimane, alla trasformazione di una discussione, che avrebbe dovuto essere alta e nobile, in un campo di battaglia laici-cattolici, cos almeno stata indebitamente presentata su TV e giornali. E poi ancora abbiamo assistito alla falsa contrapposizione fra lo schieramento dei difensori della vita e quello dei portatori di una opposta cultura. Dove sarei collocato io in questo inaccettabile schema manicheo? Se gli italiani fossero posti di fronte a questa domanda la rifiuterebbero alla radice. Ecco, il buon senso comune, questo mi sento di invocare contro

gli assolutismi di qualsiasi segno. E poi invocherei il compromesso, come mezzo per risolvere le controversie pi laceranti della societ. Letica del compromesso, la chiamava Aldo Moro, che gli costata la vita ma che ha consentito allItalia, tra altre cose buone, di approvare unitariamente la Costituzione Repubblicana e poi di uscire dalla tempesta del terrorismo con un compromesso positivo che ha coinvolto la maggioranza e lopposizione dellepoca. Se ripensiamo allaborto, anche allora lo scontro si era dapprima presentato fra due radicalismi. Da un lato: il corpo mio e me lo gestisco io, dallaltro la demonizzazione assoluta di ogni apertura al dialogo. Oggi pochi mettono in discussione la legge 194/78, sullinterruzione di gravidanza, che rappresenta un riferimento legislativo e sociale generalmente accettato. La metodologia del compromesso dovrebbe essere applicata anche per attuare il dettato costituzionale secondo il quale nessuno pu essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario. Il progresso della scienza e della tecnologia medica in grado di allargare il solco fra vita puramente biologica e vita umana. Sono cattolico e sono determinato a fare il mio testamento biologico. Vorrei che la legge dello Stato consentisse alla mia volont di essere rispettata. Il grande filosofo cattolico Giovanni Reale, settimana scorsa, ha denunciato senza mezzi termini un abuso della civilt tecnologica che vuole sostituirsi alla natura. E ricordava che Papa Woityla, rispondendo ai medici, poco prima di morire, disse: lasciatemi tornare alla Casa del Padre. Per tutto questo ritengo equo e giusto affidarsi alla libera coscienza delle persone, alla deontologia dei medici curanti e alla loro decisiva relazione col paziente e la famiglia. Il Papa, in un discorso di dieci giorni fa, ha affermato solennemente: Nessuna lacrima, n di chi soffre, n di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio. E un bellissimo pensiero. Credo che tocchi agli uomini delle istituzioni fare in modo che non si versino troppe lacrime sui corpi devastati nei quali non ci sia pi vita umana, ma solo uno stato vegetativo irreversibile.

MOBILIT TUNNEL, S TUNNEL Marco Ponti A Milano da un po di tempo si propongono tunnel automobilistici, con diversi tracciati e lunghezze: lultimo collegherebbe la nuova fiera (o lExp?) con Linate, attraversando diametralmente la citt. Lidea di tunnel automobilistici urbani contrasta frontalmente con la percezione dominante che occorra minimizzare luso dellauto nelle citt dense, favorendo i mezzi collettivi: cio se tunnel ha da essere, sia per farci passare metropolitane. Chi scrive non aveva dubbi, fino a un po di tempo fa. In realt, il quadro non cos ovvio, tuttaltro. Vediamo sommariamente il perch di questa, almeno parziale, conversione. Innanzitutto consideriamo gli aspetti ambientali, almeno per quanto concerne le emissioni che fanno male alla salute, cio tutte quelle che non sono il CO2, gas che fa male al pianeta ma non a chi lo respira. A parit di traffico (punto su cui torneremo), le emissioni che avvengono in un tunnel si possono abbattere radicalmente, mentre non sono abbattibili quelle che avvengono sulle strade di superficie. Il motivo ovvio: oggi aspiratori e soprattutto filtri opportuni consentono agevolmente questo intervento, senza riscaricare nellatmosfera i gas aspirati. Inoltre il pedaggio del tunnel pu essere tale da incentivare i veicoli meno inquinanti. Sempre a parit di traffico poi le strade di superficie, o almeno alcune di esse, sono destinabili al verde, o ai pedoni, o alle biciclette, o ai mezzi collettivi (che sono pi scomodi di quanto si pensi da raggiungere in sotterranea). Veniamo a un secondo aspetto, forse il pi importante: i tunnel automobilistici urbani a pedaggio si ripagano ampiamente (almeno questa lesperienza di Oslo e di Marsiglia, dove pensano di estenderli). Le metropolitane si pagano poco pi dei costi di esercizio, cio assorbono uningentissima quantit di risorse pubbliche (alcuni miliardi di Euro) per i costi di investimento, sottratte cos ad altri usi sociali. Queste risorse inoltre sono in buona misura catturate dalla rendita urbana, come aumento di valore degli immobili vicini alle stazioni. Nel caso del tunnel, il problema solo, al massimo, del trasferimento tra automobilisti e rendita: soldi pubblici non ce ne sono, o sono molto pochi. I sistemi di pedaggio moderni sono poi poco costosi da realizzare, e le tariffe sono facilmente modificabili: per esempio, tecniche free flow basate sui telefoni cellulari, ecc.

Se non ci sono soldi pubblici, le risorse che si liberano sono disponibili poi per gli interventi di superficie di cui si detto sopra. Ma perch succede che gli automobilisti, gi molto tassati, sono disponibili a pagarsi da s le infrastrutture (anche le autostrade.), mentre gli utenti delle metropolitane necessitano di pesantissimi sussidi? Il motivo ovvio, se non si vuole introdurre ipotesi di volont perverse di inquinare ecc., non facili da difendere: lautomobile pi confortevole, ma soprattutto flessibile nello spazio e nel tempo, nonostante i suoi costi, e nelle societ sviluppate questa caratteristica pressoch insostituibile. E veniamo allultimo motivo, quello del traffico complessivamente sostenibile da una citt (cio rifacendosi allaffermazione a parit di traffico). Questa grandezza ovviamente variabile nel tempo: auto piccole ed elettriche, con parcheggi adeguati, sono certo pi tollerabili di torme di enormi SUV o di vecchi furgoni diesel parcheggiati in seconda fila. Ora, un tunnel a pedaggio pu funzionare come un ottimo rubinetto per dosare il traffico, in modo del tutto analogo a un Ecopass o dispositivi simili. Basta calibrare, con preavviso adeguato, il livello di pedaggio ( se il pedaggio aumenta il traffico ovviamente diminuisce, ma i ricavi che servono a finanziare lopera non cambiano di molto.). Per concludere: occorrerebbe procedere con adeguate analisi costi-benefici comparative, anche ambientali, prima di affrontare i problemi da posizioni ideologiche basate su preconcetti e luoghi comuni, e sulla base di queste analisi aprire il dibattito politico. Ma questo succede nei paesi sviluppati, non in questo.

APPROFONDIMENTI TURISMO A MILANO Guido Venturini Il tema del turismo nella citt di Milano di questi tempi non certamente un tema del quale si sente lesigenza di parlare e di approfondire. La crisi economica internazionale in atto, pone ben altre emergenze e ben pi urgenti priorit. Ma, come spesso succede in una societ complessa qual la nostra, se tralasci un aspetto, che appare marginale e secondario, poi finisci per essere travolto dalla velocit degli accadimenti e ti ritrovi a essere in ritardo sulle decisioni da assumere. Sono anni che il turismo rimane, a Milano, confinato in un ambito, non vorrei dire trascurato, ma sicuramente complementare. La citt si sente protagonista nel mondo degli affari e della finanza; degli studi e delle universit; della comunicazione e dei servizi; della sanit e della salute, non certamente del turismo. Per questattivit si ritiene che siano altre le citt leader in Italia: territori che per arte, cultura, bellezze naturali e prodotti enogastronomici hanno vocazioni straordinarie e godono nellimmaginario collettivo dellipotetico visitatore di un prestigio e di un primato indiscutibile, superiori allofferta turistica di Milano. Mi permetto, per, di osservare che, in varie occasioni, si sono sollevate voci pi o meno autorevoli che hanno cercato di dissentire da questo stereotipo e che, al contrario, hanno tentato di porre in essere iniziative e avanzare proposte a favore dello sviluppo del turismo a Milano. Questo stato fatto sia per cogliere la modernit del messaggio che il turismo di qualit diffonde; sia per un amore, in alcuni casi profondo e sincero, verso la citt di Milano e sia in altri casi consci che il turismo anche fonte di ricchezza e di ricavo. Non posso, inoltre, dimenticare che al centro del dibattito di questi ultimi mesi si posto il tema dellEXPO 2015, con i suoi milioni di visitatori previsti. Altro argomento caldo il progetto di rilancio della nuova Alitalia con la questione degli aeroporti di Malpensa, di Linate e di Orio al Serio nella vicina Bergamo. Senza sottovalutare lavvio della tratta Alta Velocit che vede Milano stazione di riferimento della linea Napoli Roma Firenze Bologna Milano e della linea Torino Milano e di quella futura verso lest, Venezia Trieste. Per non citare il calendario annuale degli eventi che mettono Milano al centro del mondo nel campo della moda, dellarredamento, del design, e di molte altre manifestazioni fieristiche ed espositive. Nella produzione artistica la Scala e il Piccolo Teatro sono solamente le punte di una proposta musicale e di prosa ben pi consistente e diffusa. Esiste poi un programma di mostre pi specificatamente dedicate allarte che, anche se non sempre allaltezza di una citt che si vuole confrontare con le grandi capitali europee, resta degno di riguardo in particolare se lo si collega al sistema museale permanente. Il patrimonio di storia dellarte testimoniato da un circuito di basiliche straordinarie e arricchito da oltre tre secoli di Milano capitale dellimpero romano.

Tutte queste realt, questi appuntamenti e queste ricchezze muovono gi oggi centinaia di migliaia di persone e si prevede ne muoveranno sempre di pi. E allora giustificato e giustificabile parlare poco e timidamente di turismo a Milano?Direi di no, e vorrei sostenere senza alcun dubbio lo sforzo di coloro che gi lo fanno. Con, per, alcune precisazioni e alcune riflessioni di fondo al fine di mettere a fuoco una strategia chiara e condivisa da perseguire, per evitare confusioni o, peggio ancora, per non rischiare di scivolare malamente sul terreno dellimprovvisazione oppure dellaffarismo. Il punto questo: nessuno ha posto il tema con forza e autorevolezza al centro dellagenda politica della citt e nessuno ha svolto unazione in profondit di orientamento e di sensibilizzazione sul tema del turismo quale motore di sviluppo e di crescita per Milano. Se cos si volesse invece fare, bisognerebbe iniziare ponendo per prima cosa la questione del rapporto tra i turisti e i cittadini residenti. Si tratta di una condizione molto delicata, spesso fragile e instabile e che va costruita e coltivata, per non permettere che i due soggetti vengano a contrapporsi e, come spesso accade, a contrastarsi. Questa tesi dellarmonia tra turista e cittadino residente non cara solamente a me, ma raccomandata da anni di esperienze e di attente valutazioni dal Touring Club Italiano, fonte autorevole e sicuramente attendibile in campo turistico, ed oggi questione ampiamente verificata nei casi di successo e altrettanto clamorosamente evidente nei casi dinsuccesso. Il turista e il cittadino residente devono essere idealmente dalla stessa parte, come fossero un unico soggetto. La citt deve essere costruita e gestita per entrambi. Se gradevole e bella per chi ci vive e lavora abitualmente, sar gradevole e bella per chi la visita e la vive transitoriamente, finzioni non esistono. Qui contano i fatti, non le percezioni. Il rumore, il traffico, linquinamento, i trasporti pubblici, ad esempio, sono elementi negativi per il cittadino? Saranno punti negativi e respingenti per il turista. La qualit della vita del primo soggetto elemento di giudizio e di attrazione per il secondo soggetto. Il buon rapporto prezzo / qualit dei servizi (ristorante, albergo, parcheggi, tickets, ecc.) elemento positivo sia per i cittadini residenti e sia per chi transita nella citt. Questa prima questione di fondo non pu essere solamente condivisa a parole, ma deve essere praticata con continuit e con fermezza. Si tratta di una sorta di pre-condizione di base, non soddisfatta la quale, diventa impossibile costruire una politica per il turismo attraente e solida. Anche perch va ricordato che i cittadini residenti, in particolare i milanesi, a loro volta sono abituati spessissimo a diventare turisti e in questa condizione transitoria conoscono molto bene il significato di accoglienza e di qualit dei servizi, che verificano nei loro viaggi. Se il lettore condivide questa riflessione ed interessato ad approfondire largomento, questa nota sar necessariamente seguita da altre, perch il turismo segmento delleconomia complesso, delicato e tuttaltro che facile da analizzare.

RUBRICHE

Arte Questa rubrica curata da Silvia DellOrso

Definirla mostra troppo, ma forse anche troppo poco. Quella in corso a Brera una piccola esposizione di grandi capolavori che tonifica la Pinacoteca e appaga le attese dei visitatori. A dare avvio alle celebrazioni per il bicentenario della fondazione di Brera stata scelta una formula insieme minimalista e ambiziosa, affiancando tre opere del Caravaggio alla Cena in Emmaus del Merisi che gi la galleria milanese possiede dal 1939. Grazie a un dono degli Amici di Brera e per merito del ruolo decisivo giocato allepoca dallex soprintendente di Milano Ettore Modigliani, la tela, dipinta dal Caravaggio attorno al 1606, tra la fine del soggiorno romano e la fuga da Roma dopo la condanna per omicidio, tra le molte star del percorso espositivo braidense e non capita tutti i giorni la fortuna di poterla ammirare vis vis con la versione di

qualche anno precedente oggi alla National Gallery di Londra. Concessa in prestito, questultima, insieme ad altri due dipinti appartenenti alla fase giovanile del maestro lombardo, il Ragazzo con canestro di frutta della Galleria Borghese - vale a dire il giovane dio Vertunno con cesto di frutta, anticipazione della Canestra custodita alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano - e i Musici, dal 1953 al Metropolitan Museum di New York. Tutti e quattro in sala XV, mentre accanto, nella sala XVIII, si pu vedere una tela di Simone Peterzano, maestro del Caravaggio: una Venere e Cupido con due satiri in un paesaggio, sottratta per loccasione ai depositi del museo. Caravaggio ospita Caravaggio. Pinacoteca di Brera, via Brera 28 - orario: marted-domenica 8.30/19.15, chiuso luned. Fino al 29 marzo. Un vero e proprio affondo nella personalit del fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti. A lui consacrata la rassegna allestita nella Sala del Collezionista alle Stelline che, in onore di tanto ospite, raddoppia i suoi spazi conquistando il seminterrato, invaso per loccasione dalle parolibere marinettiane, Tra le tante novit di questa rassegna - a cura di Luigi Sansone, autentico segugio degli archivi del Futurismo spicca Il bombardamento di Adrianopoli, una grande china su carta realizzata da Marinetti nel 1913-14, esposta per la prima volta grazie al prestito concesso dalla University of California di Los Angeles (Ucla) dove custodito larchivio del poeta inglese Harold Monroe (1879-1932), grande ammiratore del Futurismo, da cui proviene questa tavola. Ma la mostra riserva molto altro, tra ritratti e caricature di Marinetti, opere di Boccioni, Balla, Cangiullo, Depero, e altri protagonisti, affiancate da fotografie, cataloghi depoca, cartoline, riviste e volumi marinettiani come Zang Tumb Tuuum - Adrianopoli ottobre 1912- Parole in libert (Edizioni futuriste di Poesia, Milano 1914), il primo libro parolibero di Marinetti ispirato dalla guerra, intesa come spettacolo simultaneo di situazioni, rumori, odori, polifonie: perch il Futurismo era anche questo. F.T. Marinetti=Futurismo. Fondazione Stelline. Sala del Collezionista, corso Magenta 61 - orario: marted-domenica 10/20. Fino al 7 giugno. Folgorato da Antonio Lopez Garcia. Come il grande maestro del Realismo madrileno, anche Taiana dipinge rigorosamente dal vero e predilige scorci urbani al punto da spostarsi con un furgone e non esitare ad aprire il cavalletto anche accanto a un guardrail, se ci che vede lo suggestiona. Di origine comasca ma milanese dadozione, diplomato allAccademia di Brera, ma formatosi soprattutto alla scuola di Devalle, lartista presenta alcuni dei suoi dipinti pi recenti in un museo dedicato allarte antica, ma attento anche alla contemporaneit. Riccardo Taiana. Museo Diocesano, Corso di Porta Ticinese 95 orario: marted-domenica 10/18, chiuso il luned. Fino all8 marzo. Ha impiegato meno di tre anni per diventare uno dei maggiori collezionisti di armature giapponesi fuori dal Giappone. Bisogna chiamarsi Luigi Koelliker per riuscire in una simile impresa cos rapidamente e anche voracemente ed bene avvalersi di un antiquario specializzato in arte giapponese come Giuseppe Piva che per il suo committente ha rastrellato il rastrellabile, e che adesso cura, in collaborazione con la Fondazione Mazzotta, la mostra di Palazzo Reale. Samurai, appunto, allestita nellappartamento della reggia piermariniana con una minima presenza di pezzi provenienti dalle Raccolte extraeuropee del Castello Sforzesco tra i quali spicca una finissima scatola laccata per documenti dellinizio del periodo Edo e lunica armatura da cavallo presente in mostra e un massimo dalla raccolta milanese di Koelliker. Una novantina di pezzi in tutto, tra armature complete, elmi, finiture per spada e altri accessori da samurai, realizzati tra il periodo Azuchi Momoyama (1575 1603) e il periodo Edo (1603 1867). Le sale del palazzo si animano di guerrieri severi e magnifici, samurai di alto rango e daimyo (signori feudali) che dalle guerre sono stati ben lontani, come testimonia il perfetto stato di conservazione delle circa trenta armature esposte; per lo pi di rappresentanza, visto anche che il periodo esaminato fu allinsegna della pace. Il percorso si chiude con i super robot Goldrake e Gundam che tutto devono al mondo dei samurai, da cui hanno attinto a piene mani anche fumetti e disegni animati. Samurai. Palazzo Reale, piazza del Duomo 12 orario: 9.30/19.30, luned 14.30/19.30, gioved 9.30/22.30. Fino al 2 giugno.

Lascia senza parole Quentin Garel. Visitando la mostra allo Studio Forni sembra quasi di sentire il vociare dei suoi animali: struzzi, mucche, giraffe, ippopotami in bronzo o legno, anche se il maestro parigino non manca di utilizzare altri materiali come gesso, carta e plexiglass. Scultore e disegnatore, Garel decisamente un artista di talento che ritrae gli animali meglio se quelli pi comuni, del mondo domestico o contadino con acume e ironia, catturandone il carattere da fine etologo. Nella primavera di questanno sar inaugurata a Lille una sua monumentale scultura/fontana, un muro vegetale di 24 metri di lunghezza e 2 di altezza, dal quale emergono 28 teste di animali realizzate in ferro che spruzzano acqua all'interno di un ampio circuito di vasche. Notevoli anche i disegni. Quentin Garel. Pennuti, bovini ed altri animali. Studio Forni, via Fatebenefratelli 13 orario: 10/13 e 16/19.30, chiuso domenica e luned. Fino al 28 marzo. grazie alleredit dellindustriale bresciano Giacinto Ubaldo Lanfranchi se il Poldi ha potuto organizzare una mostra dedicata ai netsuke. Ci voleva un collezionista che si dedicato pressoch in esclusiva a queste minuscole sculture, concepite originariamente come bottoni per fissare alla fascia del kimono giapponese, privo di tasche, un cordoncino cui agganciare un piccolo contenitore porta oggetti. In legno o in avorio, preziosamente intagliati, i netsuke si affermarono in Giappone nel XVII secolo, ma gi nella seconda met dell800 persero la loro funzione originaria per diventare oggetti di collezionismo. Lanfranchi ne ha messi insieme moltissimi. Una selezione di quella raccolta ora in mostra nella casa-museo di via Manzoni, insieme a una settantina di pezzi provenienti da altre collezioni private italiane e dal Linden-Museum di Stoccarda. Capolavori in miniatura che raffigurano creature fantastiche, divinit, personaggi ispirati alla mitologia, alla storia, ai racconti popolari, alla letteratura, oltre ad animali, fiori, piante, frutti o ortaggi. Ma ce n anche uno rarissimo in cui rappresentata una Piet, a testimoniare la diffusione del Cristianesimo in Giappone tra la met del 500 e il 600. In programma, gioved 5 marzo alle 18, lultima di una serie di conferenze a latere della mostra: Storie fluttuanti. Lantica letteratura giapponese. Interviene Ikuko Sagiyama, docente di Lingua e letteratura giapponese allUniversit di Firenze. Netsuke: sculture in palmo di mano. La raccolta Lanfranchi e opere da prestigiose collezioni internazionali. Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12 - orario: marted-domenica 10/18. Fino al 15 marzo.

Il titolo di questa mostra, Morphologie autre, rinvia direttamente a Michel Tapi e a un suo noto saggio del 1960. Al critico darte e teorico francese, il termine informale continuava a piacere poco, per via dei suoi confini troppo incerti, mentre, per stigmatizzare il senso di quellarte priva di forme preferiva di gran lunga laggettivo autre, inaugurato con il libro-manifesto che pubblic nel 1952: Un art autre, appunto. A ventidue anni dalla morte e nel centenario della nascita di Tapi, la Galleria Blu gli dedica una mostra che riunisce molti degli artisti a lui cari. In primis Dubuffet e Fautrier, il primo per la sua arte incolta, definita art brut, il secondo per la plastica drammaticit degli Otages. Ma ci sono anche Appel, Burri, Capogrossi, Fontana, Sam Francis, Hartung, Nevelson, Riopelle, Tapies, Tobey, Vedova, Wols e non solo. "Morphologie Autre" un omaggio a Michel Tapi (1909-1987). Galleria Blu, via Senato 18 - orario: 10/12.30 e 15.30/19, sabato 15.30/19, chiuso festivi. Fino al 3 aprile.

CINEMA & TV Questa rubrica curata da Simone Mancuso Operazione Valchiria di Brian Singer Devo riconoscere al regista la sua capacit, da sempre dimostrata, di non avere una direzione delle immagini irruenta. Mi spiego. Brian Singer uno di quei registi molto bravi nel non dare allo spettatore la sensazione che ci sia qualcuno dietro la macchina da presa, che fa delle scelte precise, anzi, proprio capace di non dare la percezione che ci sia qualcosa. E cos privo di elementi autoriali, che lo spettatore viene avvolto nel turbino del film, senza accorgersi di nulla. Ovviamente il fatto di non essere un regista dautore, non assolutamente un danno, anzi lui dimostra il contrario. Come ogni non autoriale regista che si rispetti, Singer si circonda di collaboratori veramente validi, e rigorosamente sempre gli stessi: dallo sceneggiatore Christopher McQuarrie, che per lui ha curato la sceneggiatura de I soliti sospetti e X-Men, al direttore della fotografia Newton Sigel. Tutto da copione dunque, se non fosse per qualcosa di non esattamente decifrabile, che alla fine ti fa uscire un po insoddisfatto, come se il prodotto nel suo complesso non fosse solamente frutto di una sapiente regia e della sua trasposizione di unottima sceneggiatura. Questo, fino a quando nei titoli di coda leggi: produttore esecutivo Tom Cruise. Allora capisci che qualcuno a messo il naso in qualcosa che non gli competeva e di cui non in grado. Tra laltro a discapito della recitazione del suo personaggio, che molto appiattito, e molto al di sotto delle possibilit dellattore. Insomma il film merita, ma probabilmente, senza il disturbo del signor Cruise come produttore esecutivo, avremmo avuto una migliore recitazione del protagonista e, di conseguenza, un miglior prodotto finale.

Lasciami entrare di Tomas Alfredson Torna lhorror! Dopo anni di assenza, a parte qualche parentesi commerciale interessante,(vedi Blair Witch Project) finalmente un film che merita desser chiamato horror. Il regista fa un lavoro su una delle cose pi trascurate in questi anni di assoluto buio per il genere: la suspence. Questa viene creata in maniera che non sia fine a se stessa, o legata ad immagini orribili, ma serve per creare la paura prima nello spettatore e poi sullo schermo.Questa la vera differenza con i film finora visti, i quali anteponevano le immagini horror, alla creazione della paura per suscitare orrore nello spettatore. La paura non devessere una sensazione creata con limpatto violento delle immagini, ma va coltivata allinterno dello spettatore che arriva alla scena horror che ha gi paura. Un film riuscitissimo, soprattutto se si considera che sia il regista svedese Alfredson, sia lo sceneggiatore e soggettista John Lindqvist erano al loro primo lungometraggio, girato tra laltro in pellicola 35 mm. Lode allhorror svedese dunque, e chiss che non prendano il posto che aveva nel genere lItalia negli anni doro di Dario Argento. Se dovessi fare un paragone, per, la cosa che pi manca in questo film rispetto a quelli italiani la cura della colonna sonora. Argento si affidava ai Goblin, non riesco a pensare a chi si possano affidare gli svedesi oggi. MILK di Gus Van Sant Un film che riceve otto nomine alloscar gi un successo direi. Vorrei concentrare lattenzione su di tre elementi di quegli otto per cui candidato. I tre elementi sono: il montaggio, la regia e lattore protagonista. I primi due sono stati studiati dal consapevole regista pluricandidato per avere un film anni 70(montaggio affidato a Elliot Graham gi montatore di X-Men2 e Superman Returns). Non solo perch ambientato negli anni 70, ma proprio perch stato girato come si giravano i film allepoca. Gus Van Sant fa unoperazione filmica in cui mette in quadro una sceneggiatura non sua, con le inquadrature, la pellicola e i movimenti di macchina tipici del cinema sperimentale americano di quegli anni. E come se il regista volesse convicersi e convicere lo spettatore di essere in quegli anni, volendo rafforzare attraverso unoperazione puramente cinematografica, il significato universale del film, rendendo universale lo spazio e il tempo filmico a discapito di quello reale. Quindi loggi e lallora, di fronte a problemi e situazioni simili a quelle vissute da Harvey Milk nel 72 , sono la stessa cosa, si confondono, perch i valori in cui credere, come il cinema, sono le uniche cose che il tempo non corrode. Il terzo elemento la recitazione di Sean Penn, il quale a mio avviso ha superato se stesso, visto che aveva vinto loscar come miglior attore per la sua interpretazione in Mystic River e personalmente pensavo fosse la sua migliore interpretazione di sempre.

Ma dopo aver visto quella di Harvey Milk, in cui tira fuori tutta la sua parte femminile, riuscendo a gestire linterpretazione di un ruolo solo con quella, mi sono dovuto ricredere. Tra laltro quello dellinterpretazione di un omosessuale da parte di un attore eterosessuale, ho da sempre pensato che non sia una prova di recitazione, ma, la prova di recitazione. Infatti molti altri attori del film che hanno una parte da omosessuale, lo sono anche nella vita. Chiss che anche questanno non porti a casa lambita statuetta? Una curiosit: negli anni settanta i inefils francesi andavano a vedere i film di Truffaut e Godard sedendosi il pi avanti possibile, se era la prima fila era meglio, perch cos,dicevano, si rompe la barriera spaziotemporale tra film e spettatore, entrando nel film. Ecco, questo un film che vale la pena di vedere alla francese. (S.M. 12.02) Il curioso caso di James Button di David Fincher Potendo recensire questo film dopo la giuria degli Accademy, dove ha ricevuto tre oscar per la direzione artistica, il trucco e gli effetti visivi, prendo spunto da questo giudizio perch penso sia significativo quanto veritiero. Non mi stupisco che questo bellissimo film nel complesso, non abbia vinto ne come miglior film, ne come miglior regia, perch questo il destino di quasi tutti i film di Fincher. La sua reale bravura, pi che la regia dedicata alle immagini, la regia intesa come organizzazione e fiuto nella scelta dei collaboratori. Non a caso i suoi pi grandi successi sono quasi tutti dovuti alla scelta delle persone nei ruoli pi importanti: degli sceneggiatori nel caso di Seven e Alien3,del soggetto e del montaggio nel caso di Fight Club e Panic Room. Uguale strategia per questo film dove lappropriata scelta del direttore artistico Donald Graham Burt gi production designer di Donnie Brasco e White Oleander,di Grag Cammon, truccatore in film come Hannibal o Pirati dei Caraibi per citarne solo alcuni ed infine, la sterminata lista di persone che si sono occupati di tutti gli straordinari effetti di questo film, hanno consentito la vittoria di tre oscar. Non da sottovalutare anche la scelta dello sceneggiatore e co-soggettista Eric Roth, il quale uno dei pi incisivi sceneggiatori di Hollywood con allattivo film come Munich di Spielberg o Forrest Gump di Zemeckis, che non aveva mai lavorato con Fincher. Per cui concordo pienamente con la decisione dellAccademy di premiare questo film con premi specifici, alle persone che con il loro straordinario lavoro hanno determinato la qualit di questo prodotto.

Frost/Nixon di Ron Howard Conferma le sue magistrali abilit tecniche di regista Ron Howard, che dirige il film in maniera che anche lo spettatore pi distratto, con nella mano sinistra la coca-cola e nella destra i pop-corn, non riesca a distogliere sguardo ed attenzione da questo appassionante duello. La riflessione maggiore che il film stimola sulla straordinaria efficacia democratica del quarto potere negli Stati Uniti, in questo caso sotto forma di un unico medium, diretto e a volte pericoloso: la televisione. Senza di essa e senza lintervista di Frost, limmagine del presidente Nixon agli occhi della storia e dellopinione pubblica, sarebbe stata differente. Anche qui una storia ereditata dagli anni settanta, che lo sceneggiatore Peter Morgan ha trascritto per il cinema dal suo originale soggetto per il teatro. Anche lui, come Ron Howard per la regia, candidato alloscar per la miglior sceneggiatura non originale(poich in precedenza opera teatrale),e non mancano quella per miglior film, montaggio e miglior attore protagonista a Frank Langella nella parte di Nixon. C anche un bravissimo Michael Sheen nella parte dello showman David Frost, il quale aveva interpretato, in maniera eccellente, lex premier britannico Tony Blair in The queen, il cui sceneggiatore era Peter Morgan. Unaltra curiosit che come direttore della fotografia c, ormai collaudato, litaliano Salvatore Totino, gi alla sua quarta collaborazione per la fotografia con Howard, come ne Il codice Da Vinci. Una nota la meritano anche le musiche del grande Hans Zimmer. (S.M. 12.02)

Da non perdere Wall-E di Andrew Stanton Quando un film danimazione viene scritto, diretto e prodotto dal vicepresindete della Pixar(gi regista di Alla ricerca di Nemo e produttore di Ratatouille),che una se non la migliore casa di produzione di film danimazione hollywoodiana, non pu che uscirne un prodotto di qualit. Al di l della magnifica storia che pi che per un pubblico infantile mi sembra per un pubblico pi riflessivo, visto che ci sono rimandi continui al passato cinematografico come la rivoluzione tecnologica di 2001 Odissea nello spazio, questo film lesempio della miglior produzione possibile di un film danimazione oggi. Questo da tutti i punti di vista, non solo quelli tecnici come il mixaggio ed il montaggio sonoro o gli effetti visivi, ma anche una sceneggiatura straordinaria, mai vista in un film danimazione, per la sua straordinaria attualit come in questo, e che a mio avviso, avrebbe meritato loscar. Per le meravigliose musiche originali, scritte per il fim, sia quelle contestuali al film sia quelle per i titoli composte da due grandissimi musicisti come Peter Gabriel e Thomas Newman. Insomma questo film danimazione pu essere considerato uno tra i migliori Film con la F maiuscola, anche tra quelli non danimazione, che Hollywood abbia prodotto negli ultimi anni. Anche perch se non si considerano i Film, ma solo i film danimazione, penso che sia decisamente il migliore. A supporto della mia critica, se non bastasse, ci sono tutte le candidature che Wall-E ha ricevuto e i relativi premi: come miglior film danimazione ai Golden Globe vincendo, come miglior musica originale ai 2009 Awards vincendo, come miglior suono, miglior montaggio sonoro, miglior musica originale, miglior musica per titoli, miglior sceneggiatura originale e miglior film danimazione agli oscar 2009, vincendolo per questultima categoria. Insomma se non siete riusciti a vederlo al cinema, e non ci riuscirete, merita di essere comprato. Magari in blu-ray!

Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen Scritto,sceneggiato e diretto dallormai ex regista di hollywood visto che gi il quarto film che non viene prodotto negli states per via dellincompatibilit dei suoi prodotti con il mercato americano e di conseguenza la difficolt di trovare una produzione, Allen si trasferisce dallinghilterra in cui aveva prodotto gli ultimi tre film, in Spagna per girare ancora una volta con la sua magnifica musa Scarlett Johansson, a costi pi contenuti. Il filone quello iniziato dal regista dopo il capolavoro Match Point, un film che parla di sociologia attraverso le storie amorose di tre protagonisti e di come lapproccio verso le situazioni sentimentali possa definire lindividuo nei suoi comportamenti sociali e viceversa.

Musica Questa rubrica curata da Paolo Viola

26 febbraio: la Messa da Requiem dellorchestra Verdi Come avevamo annunciato, allAuditorium di largo Mahler il 19, 20 e 22 febbraio, Wayne Marshall ha diretto la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi. Tre serate di cui, in questi giorni, si molto parlato e si detto di tutto, e proprio per questo vale la pena di commentarle insieme. Non si pu affrontare il problema dellinterpretazione e dellesecuzione, per, senza prima dire per chi non avesse partecipato alle serate che Wayne un uomo pieno di fascino e di eleganza, con le movenze di un raffinato ballerino, che sembra arrivare direttamente dalla New Orleans dei tempi doro, sopratutto un musicista che ha esordito al pianoforte nel Porgy and Bess di Glyndebourne con Simon Rattle per poi dedicarsi quasi totalmente ai musical e alle musiche di Gershwin, Ellington, Bernstein; la persona pi

lontana, apparentemente, fra quante possiamo immaginare avvicinarsi a Verdi e alla Messa scritta per il primo anniversario della morte del suo amico Alessandro Manzoni! In realt Wayne - ancorch di origini caraibiche - un signore rigorosamente inglese, con una solida preparazione di organista, pianista e direttore dorchestra conquistata fra Manchester e Londra, una laurea honoris causa dellUniversit di Bornemouth. Oggi anche direttore principale ospite dellOrchestra Verdi e dunque non gli mancano certo i titoli per affrontare unopera tanto diversa dal mondo in cui si formato. Ci premesso la Messa che abbiamo ascoltato evidente che non potesse essere nel solco delle interpretazioni pi note, da Toscanini a Solti, da Claudio a Roberto Abbado (Roberto esord anni fa, con questopera, in una memorabile serata allAbbazia di Einsiedeln nella svizzera tedesca); stata invece una lettura del tutto nuova, in cui il sacro stato sostituito dal drammatico, la malinconia dal dolore, il dolore dalla rabbia. E non si deve pensare che si sia trattato di sostituzioni illegittime o arbitrarie; Verdi troppo complesso per poterlo fissare in categorie immobili e definite. Dunque una lettura interessantissima, anche perch orchestra e coro che, sia detto per inciso, ogni anno che passa sono pi maturi e consapevoli ed hanno sempre meno da invidiare a sorelle e fratelli maggiori hanno capito benissimo il direttore e gli si sono stretti intorno in modo veramente ammirevole. Per non parlare di un autentico genio musicale che si rivelato essere la mezzosoprano madrilena (guarda un po...) Maria Jos Montiel - solida, affidabile, potente, precisa, mai sopra le righe - un vero godimento ascoltarla nel commovente Liber scriptus o nel limpido attacco del Lux aeterna. Tornando allinterpretazione di Marshall, dobbiamo segnalare lesplosione apocalittica del Dies irae, da brividi, come gli squilli del Tuba mirum provenienti dallaldil e quel vuoto vertiginoso subito a ridosso dei fortissimi (fff); inusuale, ma non certo privo di fascino, il fugato scintillante e brioso, quasi bandistico, del Sanctus, cos come il quartetto curiosamente operistico del Lacrymosa. Tutti segni di una interpretazione pagana e viscerale di questa celebrazione della morte e della sua grandiosit. Ci piace per anche ricordare il magnifico coro a cappella del Libera me Domine e quello, introdotto da un duetto femminile anchesso senza strumenti, dellAgnus Dei; e segnalare la magnifica sezione dei violoncelli sempre allaltezza della grande attenzione del direttore. Chiss se - leggendo queste poche righe coloro che lhanno pi criticata non si sono un poco riappacificati con questa Messa da Requiem, con un direttore molto coraggioso, e sopratutto con quegli oltre centocinquanta giovani e magnifici musicisti che hanno messo tutto il loro impegno e la loro professionalit per restituirci una lettura diversa e critica di unopera della quale sembrava gi essersi detto tutto.