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IL PuNTo dI vISTa dI

Salvatore Trifir*

o lonore di aprire la newsletter di questo mese, dedicata ad un tema di viva attualit: la riforma del mercato del lavoro. La persistente crisi economica, la crescente disoccupazione e il nuovo preoccupante fenomeno dellinoccupazione impongono, infatti, la necessit di efficaci e tempestivi interventi sul mercato del lavoro per far ripartire il Paese. il momento decisivo per attuarli, se non vogliamo che lItalia volga ad un inesorabile quanto sempre pi rapido declino. Condivido in pieno la posizione di Aidp che rispecchia quanto da tempo vado ripetendo ed a mio avviso la sola strada da intraprendere. Il primo passo, infatti, semplificare: mettendo fine alle innumerevoli leggi vigenti, mal scritte e foriere di incertezze che, nella loro applicazione pratica, come ben tutti sappiamo, costano caro alle aziende. Lidea sarebbe quella di avere un Codice del Lavoro con pochi articoli, nei quali si condensi tutta lessenza del diritto del lavoro. Poche ma semplici regole: che disciplinino i rapporti di lavoro, le relazioni sindacali, la sicurezza sul lavoro, il processo. Il secondo passo sgravare le aziende di costi inutilmente gravosi, riducendo la pressione fiscale e contributiva al fine di incentivare la competitivit delle imprese ed il recupero del potere dacquisto dei salari; prevedendo incentivi per le imprese virtuose che assumono e/o investono in forme di previdenza integrativa e assistenza sanitaria. Il terzo passo intervenire sulla flessibilit in entrata, introducendo, a fronte delle molteplici tipologie dei rapporti di lavoro sospesi tra subordinazione/parasubordinazione/autonomia, due sole forme di contratti di lavoro, subordinato e autonomo. In particolare, per quel che riguarda la subordinazione, introdurrei un unico contratto di lavoro, prevedendo per un periodo iniziale non inferiore a 18/24 mesi la possibilit delle parti di recedere liberamente dal rapporto. Decorso tale periodo, il rapporto diventerebbe automaticamente a tempo indeterminato. Limiterei, invece, il ricorso alle assunzioni a tempo determinato solo per esigenze sostitutive o per far fronte a picchi di produttivit. Al di fuori di tali ipotesi, non consentirei la stipulazione di contratti a termine. Quanto al lavoro autonomo, gli darei maggiore spazio anche nellambito dellimpresa. Per ridurre ulteriormente il tasso di disoccupazione, giovanile e non solo, la soluzione qui davanti: limpresa del futuro pi flessibile che mai, fondata su rapporti di lavoro autonomo certificati. Liberi, questi ultimi, dal sistema

parassitario e soffocante delle contribuzioni c.d. sociali, sostituiti da polizze assicurative private; liberi dalla c.d. tutela sindacale. Il diritto vivente insegna che qualsiasi attivit umana - da quella del professionista, ingegnere, avvocato, eccetera fino a quella delluomo delle pulizie - pu essere data o in regime di autonomia o in regime di subordinazione. E allora perch non dar vita a questi rapporti sia pure caratterizzati dalla continuit della prestazione, da retribuzione fissa, da direttive e controlli sullesecuzione della prestazione, dalla messa a disposizione da parte del datore di lavoro di uffici, scrivanie, telefoni e segreterie, insomma con tutto lapporto che lorganizzazione imprenditoriale pu offrire? Il lavoratore vedrebbe rivalutata la propria professionalit e riceverebbe gratificazione dal proprio lavoro attraverso assunzione di responsabilit maggiori e attraverso una maggiore redditivit della propria prestazione. Il datore di lavoro vedrebbe realizzata unimpresa flessibile fondata su personale altamente motivato. Per incentivare la diffusione dei rapporti di lavoro autonomo si potrebbe pensare a maggiori compensi, cos come allassenza di vincoli di esclusiva nei confronti del datore da parte del lavoratore, libero di lavorare anche per altri, sia pure nel rispetto dei principi di correttezza, buona fede e riservatezza. Lultimo passo riguarda la c.d. flessibilit in uscita: sul fronte dei licenziamenti individuali modificherei lart. 18, sostituendo la reintegrazione forzosa con la reintegrazione per equivalente e ci nella misura gi prevista dallo stesso art. 18 (o altra da concordare), con la sola esclusione del pagamento delle retribuzioni dalla data del licenziamento sino a quello delleffettiva reintegrazione e con il solo limite della reintegrazione forzosa per i licenziamenti discriminatori; sul fronte dei licenziamenti collettivi, semplificherei la procedura, riducendo le tempistiche e limitando il confronto con le organizzazioni sindacali ad unico momento finale, con la possibilit di ricorrere, in caso di mancato accordo, ad appositi organi territoriali la cui decisione sarebbe insindacabile. Infine, prevedrei incentivi e/o sgravi fiscali per le aziende in crisi che cedono i contratti di lavoro ad altre aziende nonch per questultime che assumono i dipendenti.

* Partner, Trifir & Partners - Avvocati

6 La riforma del mercato del lavoro

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