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Poste Italiane Spa-Spedizione in a.p. - 70% - DCB Pesaro Quindicinale - 24 febbraio 2012 -

Quindicinale - 24 febbraio 2012 - Anno 22 - Numero 12 Ducato on line: ifg.uniurb.it

il Ducato

Periodico

dell’Istituto

per

la

formazione

al

giornalismo

di

Urbino

Passata la grande paura, Comune e Provincia calcolano i danni

Dopo-neve, la resa dei conti

Ricci:“Economia in ginocchio, o lo Stato ci aiuta o usciamo dal patto di stabilità”

Finita l’emergenza neve, le amministrazioni locali comin- ciano a calcolare i danni. Per Urbino il conto è assai salato:

solo per la pulizia delle strade

e l’ospitalità dei reparti di soc- corso, la spesa sfiora il mezzo milione di euro. Soldi che il Comune non ha e che antici- perà in attesa del promesso intervento del governo.

Gravemente colpite industria e

agricoltura: capannoni crollati

e stalle distrutte con centinaia

di capi di bestiame in condi- zioni precarie. Per il settore agricolola Regione destinerà una parte dei fondi del Programma di sviluppo rurale per la ricostruzione delle strut- ture, in attesa di conoscere le risorse previste dal riconosci- mento dello stato di calamità naturale.

Pesanti i danni ai beni archi- tettonici della città, in partico- lare al complesso dei Cappuccini e alla chiesa di San Francesco. Evacuato il convento di San Bernardino. “La nostra economia è in ginocchio. Se lo Stato non aiu- terà i comuni colpiti siamo pronti a uscire dal Patto di Stabilità”. Così il Presidente della Provincia Matteo Ricci. “Ci batteremo per non essere lasciati soli come è accaduto per l’alluvione”.

alle pagine 2, 3, 4, 5 , 6 e 7

Capannoni e stalle crollati. Tra i tanti danni della neve, gravissimi quelli subiti dall’agricoltura
Capannoni e stalle crollati. Tra i tanti danni della neve, gravissimi quelli subiti dall’agricoltura
L’EDITORIALE
L’EDITORIALE

L’EDITORIALE

L’EDITORIALE
L’EDITORIALE

N on so se sia giusto o cor- retto che l’Editore occupi uno spazio sul suo gior-

nale. Ma spero che il Direttore della testata e i giovani giornalisti me lo consentano. In questi gior- ni di #emergenzaneveaurbino (uso l’hashtag per essere dentro l’argomento) l’Ifg, editore del Ducato, ha svolto un servizio di grande importanza per la collet- tività. Il mio orgoglio (che c’è sempre) è aumentato quando ho visto gli allievi della Scuola organizzarsi autonomamente per raccontare ciò che stava accadendo nei gior- ni di emergenza. Dire a loro bravi è troppo facile. Li ho visti lavora- re senza sosta. Li ho visti, sentiti e letti nelle principali testate nazionali. Ho ricevuto tante tele- fonate, e-mail, messaggi su twit- ter, etc, di gratitudine per il lavo- ro svolto. Ho anche ricevuto messaggi da nostri ex allievi che stanno lavo- rando in tutto il territorio nazio- nale e non solo e che insieme si

Una task force informativa al servizio del territorio

sono sentiti una task force. Gli ex allievi e gli attuali si sono sentiti amici anche se non si conoscono fisi- camente, ma evidentemente sono accomu-

nati da un lega- me di formazio- ne. A titolo di esempio, nei giorni dell’emergenza, solo nella prin- cipale edizione serale del Tg1, sono stati trasmessi cinque servi- zi firmati da giornalisti cresciuti nella nostra Scuola. Due addirit- tura in collegamenti in diretta (Luca Moriconi da piazza Mercatale, a Urbino e Gianmarco

L’emergenza del maltempo si è dimostrata un formidabile banco di prova per gli allievi della Scuola

Sicuro dall’Isola del Giglio per il naufra-

della

Concordia) . Tantissimi altri pre- senti su fatti di cro- naca, politica e innovazione su altri canali nazionali televisivi, radiofo-

nici e quotidiani. In ventidue anni la Scuola ha formato oltre trecento professionisti che oggi lavorano nelle principali testate italiane e anche all’estero. L’emergenza è stato un banco di prova formida- bile anche per dimostrare che nella nostra Scuola di giornali- smo non si fa solo teoria, ma si lavora e si sperimenta sul campo.

gio

Si usano le scarpe come dicono i

ragazzi. Si studiano materie indi- spensabili per svolgere una pro- fessione sempre più difficile e complessa, ma si realizzano pro- dotti veri, che seguono le regole del just in time e che sono sotto- posti a una valutazione imme- diata e diretta di lettori, ascolta- tori e “popolo della rete”. Allora ho avuto la certezza che questa nostra Scuola appartenga

un po’ a tutta la collettività e ho la

certezza che questa collettività non la vorrà perdere perché è una di quelle risorse che quando serve porta energia che nel nostro caso è informazione e conoscenza. Quello che è acca-

duto in questi giorni del nevone è la testimonianza che nella Scuola

di Giornalismo di Urbino si for-

mano professionisti che non solo hanno appreso il mestiere ma anche la sua etica, il rispetto e l’attaccamento al territorio.

Lella Mazzoli, direttore Ifg

Università

Danneggiate

moltestrutture

dell’Ateneo

Decine di migliaia di euro per i danni della neve alle sedi uni- versitarie. La situazione più gra- ve alla Facoltà di Scienze Moto- rie, dove parte del tetto in amianto è crollata sui macchi- nari della palestra. Problemi an- che al Laboratorio di Restauro e al Campus Scientifico. Sotto monitoraggio i palazzi storici.

a pagina 13

Sotto monitoraggio i palazzi storici. a pagina 13 Spettacoli Lisistrata diventa moderna Il 28 febbraio al

Spettacoli

monitoraggio i palazzi storici. a pagina 13 Spettacoli Lisistrata diventa moderna Il 28 febbraio al Sanzio

Lisistrata diventa moderna

Il 28 febbraio al Sanzio arriva “il sogno di Lisistrata”. La vicenda è quella raccontata da Aristofane più di 2000 anni fa, la messa in scena dal sapore contempora- neo è del regista e attore Stefano Artinssuch. Sul palco insieme a lui, Gaia de Laurentis, David Quintili e Stefano Tosoni.

a pagina 10

de Laurentis, David Quintili e Stefano Tosoni. a pagina 10 Cultura Come illustrare gli incantesimi del

Cultura

David Quintili e Stefano Tosoni. a pagina 10 Cultura Come illustrare gli incantesimi del maghetto La

Come illustrare gli incantesimi del maghetto

La mano di Serena Riglietti ha animato la bacchetta più amata

dai ragazzi: quella di Harry Pot- ter. Sue le sette copertine delle edizioni italiane. Ex allieva e ora insegnante all’Accademia delle Belle Arti di Urbino, è tra le illu- stratrici più importanti di libri per ragazzi.

a pagina 8

stratrici più importanti di libri per ragazzi . a pagina 8 Sport Ilenia e Ixia le
stratrici più importanti di libri per ragazzi . a pagina 8 Sport Ilenia e Ixia le

Sport

Ilenia e Ixia le lady di ferro

La storia delle sorelle Rossi, 21 anni. Gemelle di ferro uguali in tutto. Le arti marziali, il calcio

e poi l’amore per la montagna:

insieme convidono la passione per lo sport. Sullo snow board Ilenia ha conquistato il titolo ita- liano della Protezione civile. E poi ha realizzato il suo sogno:

guidare una moto da pista.

a pagina 15

il Ducato Ducato

il Ducato Un cappello di lamiera per la chiesa dei Cappuccini. Salva una pala di 7

Un cappello di lamiera per la chiesa dei Cappuccini. Salva una pala di 7 metri

Sotto i nostri deboli tetti

Ancora controlli e ricognizioni, l’emergenza non è finita. Per calcolare i danni e ricostruire ci vorrà tempo

DORIANA LEONARDO

S corre rumorosa lungo le vie della città, si insi- nua tra le fibre del ce- mento infiltrandosi tra i coppi mentre la neve scivola giù scio-

gliendosi. È l’acqua, il più gran-

de nemico del legno che ora insi-

dia le travi che sorreggono i tetti. Se prima a far temere erano i crolli per i tre metri di neve accu- mulati sulle case di Urbino, ora che è finita la prima fase dell’e- mergenza e che la maggior parte delle coperture è stata ripulita - grazie all’incredibile spiega- mento di forze (dai vigili del fuo-

co all’esercito, dai volontari spe-

cializzati a quelli che non lo era- no) del Montefeltro e di quelle provenienti da tutta Italia - il pe-

ricolo più grande sono le infiltra- zioni. L’acqua fa paura. “Lo scio- glimento della neve provoca danni indiretti - dice l’ingegnere Alessandro Cioppi,responsabile dell’area tecnica dell’Arcidiocesi

di Urbino e scampato per un sof-

fio al crollo del tetto della chiesa dei Cappuccini - le travi marci- scono, già sono state messe a du-

ra prova dal carico della neve, poi

con l’acqua si indeboliscono an- cora di più. Questo rende più se- rio il rischio dei crolli”.Travi rotte e spezzate, il simbolo della gran- de nevicata dopo il blizzard, il freddo vento che ha soffiato da nord. La neve è stata buttata giù dai tetti, ora non c’è più, ma il suo peso resta impresso nelle strut-

ture portanti: “Molte sono state deformatedallaneve-sottolinea

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Domenico Fucili, a capo dell’é- quipe di ingegneri volontari che dai primi giorni di febbraio ha fatto interventi su tutto il territo- rio - e ora sono pericolose forse più di quanto lo fossero quando erano ricoperte di neve”. Travi pericolanti, flesse, “alcune già erose dai tarli - afferma l’inge- gnere Roberto Cioppi - come po- tevano reggere il peso di tre me- tri di neve? È un miracolo che molti tetti abbiano retto”. Inge- gneri e vigili del fuoco sono in- tervenuti con sopralluoghi e puntellamenti, ma in alcuni casi non si è fatto in tempo, come è successo alla chiesa dei Cappuc- cini, dove il tetto è crollato la-

sciando uno squarcio di sette metri e una gran paura ad Ales- sandro Cioppi e Federico Bor- ghini che erano lì e che sono sta-

ti sbalzati indietro di alcuni me-

tri. Salvi.“Metteremo un cappel-

lo di lamiera alla chiesa, la copri-

remo con una struttura metalli- ca temporanea e questo ci permetterà di rimuovere le ma-

cerie e le opere d’arte - dice Ciop- pi - non sappiamo assoluta- mente cosa c’è lì sotto, ci sono al-

meno quattro metri di calcinac-

ci”. Sprazzi di colore tra il grigio

omogeneodellerovine,eranoaf-

freschi, erano dipinti e chissà co- s’altro. A parte il complesso dei Cappuccini e la chiesa di S.Fran- cesco - dove una trave ha ceduto

e hanno dovuto sfondare il tetto

per ripararla - la maggior parte

del patrimonio storico culturale

di

Urbino è salvo. Molte struttu-

re

sono state evacuate, come il

convento di San Bernardino, ma

le opere sono state tutte trasferi- sco, del Cinema Ducale, delle te e portate in
le
opere sono state tutte trasferi-
sco, del Cinema Ducale, delle
te
e portate in luoghi sicuri. “Al-
cune pale d’altare sono alte an-
che sette metri - confida l’inge-
gnere - e qualche difficoltà l’ab-
biamo avuta a trasportarle, per
abitazioni in via Budassi e in via
Bramanteedeltetto delristoran-
te cinese ‘Nuovo Sole’, sono stati
una battaglia e come dopo ogni
guerra, anche quella bianca do-
ogni tetto ha bisogno della pro-
pria indagine, ogni struttura del-
la propria ricognizione”. I danni
sono stati tanti, forse troppi.
Qualunque cifra per ‘ricostruire
la città‘ sarebbe ipotetica. Quel-
le
molte strade bloccate e la ne-
vrà avere la sua ‘ricostruzione’.
ve
di due metri ai lati. Ma alla fi-
ne ce l’abbiamo fatta”. Il nevone
ha colpito duro sull’Arcidiocesi
Ma non se parla ancora. Qualcu-
no riesce solo a sussurrare que-
sta parola, perché l’emergenza
di Urbino: il danno è di “qualche
decina di milioni di euro”, dice
non è ancora finita. “Non siamo
alla fine - fa sapere l’ingegnere
Domenico Fucili - vale la pena
fare ispezioni per tutte le catego-
rie d’abitazione, stiamo racco-
gliendo i dati di tutto quello che è
successo e una classificazione
lo che è certo è che sarà pesantis-
sima, da aggiungere al mezzo
milione di euro già speso duran-
te la prima emergenza per ruspe,
spalaneve, esercito e ospitalità.
“Dobbiamotrovareisoldineces-
l’ingegnere Cioppi, che non può
fare un conto preciso perché
stanno ancora cercando di con-
tenere i danni, non possono an-
cora ‘risolvere’. I crolli della chie-
sadeiCappuccini,diSanFrance- dei costi ora è difficile, perché
sari-fasapereGabrieleCavalera,
capoufficio stampa del Comune
- speriamo in tempi celeri. Il
tempo, forse, è il problema più
grande. Non ne abbiamo molto
per rimettere in piedi la città”.

PRIMO PIANO

Aziende agricole e allevamenti distrutti dai crolli. Danni per milioni di euro

Il disastro delle campagne

Macchinari danneggiati e produzione in calo. Le associazioni di categoria chiedono incentivi alla Regione

VALENTINA BICCHIARELLI MADDALENA OCULI

L a neve è un manto bianco, cantato dai poeti e amato dai bambini. Nessuno si sofferma su quello che c’è sotto. E qui,

nel Montefeltro, sotto la neve c’è il disastro. Distrutti fienili,

ricoveri per gli attrezzi, stalle e serre. Bruciati dal gelo, spezzati

o

piegati a terra alberi da frutto

e

piantagioni di ulivi. Per i vivai

si

deve attendere che la neve si

sciolga, perché si potrebbero allagare. Poi, a causa dei crolli delle strutture e dei tetti, gli agricoltori devono fare i conti con trattori e macchinari irre- cuperabili e centinaia di ani- mali morti, rimasti intrappolati sotto le macerie. Ma il grande

gelo non ha riservato sorte migliore al bestiame sopravvis- suto: mucche, pecore, maiali, galline e conigli rimasti trau- matizzati da freddo e carenza

di cibo e acqua, ora producono

meno e spesso abortiscono. E

chissà per quanto tempo suc- cederà ancora. Nei giorni della bufera la vita degli allevatori è stata una continua corsa a ostacoli. Impossibile per molti abbeverare gli animali a causa delle tubature ghiacciate. Le strade bloccate non consenti- vano loro di raggiungere le stal-

le e portare da mangiare alle

bestie. I frequenti black out e le difficoltà nei trasporti hanno fatto andare a male intere pro- duzioni di latte e cicli di tra-

sformazione.

Ci vorranno mesi prima che le

aziende agricole e gli alleva- menti riprendano la produzio- ne abituale. Sono centinaia le imprese che hanno segnalato danni subiti alle associazioni di categoria, come Coldiretti e Cia (Confederazione italiana agri- coltori). Si parla di milioni di euro, ma al momento la cifra esatta è incalcolabile perché la situazione è in continua evolu- zione. “Ogni giorno – spiega Davide Serafini, responsabile dello sportello Coldiretti di Urbino – ci arrivano nuove segnalazioni. Finora ne abbia- mo ricevute una quarantina, ma non finiranno certo qui. Ancora ci sono delle aziende che solo in queste ore stanno valutando i danni”. Infatti alcu- ne, a causa delle strade inagibi-

li, non sono ancora riuscite a

raggiungere i capanni. Tutti da scoprire i problemi che saran- no causati dallo scioglimento

della neve: se sarà troppo velo- ce potrebbe provocare allaga- menti, frane e smottamenti. Per non lasciare le aziende sul lastrico e farle ripartire, le asso- ciazioni chiedono aiuto alla Regione. “Oltre alla dichiara- zione dello stato di calamità – sottolinea Giannalberto Luzi, presidente di Coldiretti Marche

– servono provvedimenti per

far ripartire da subito le impre- se che si trovano strette tra

danni, mancata produzione e pagamenti da effettuare. Penso

all’attivazione da parte della Regione di un fondo di rotazio- ne per consentire alle aziende l’accesso al credito agevolato. Inoltre si deve sbloccare l’arri- vo di fondi dalla Comunità europea”. Anche Cia, Copagri e Confagricoltura puntano sulla facilitazione dei pagamenti e chiedono la ricostruzione delle strutture e degli impianti dan- neggiati attraverso l’attivazione della misura 126 del Piano di sviluppo rurale, dedicata alla gestione delle calamità natura-

li. “La Regione – spiega

Maurizio Romagnoli, vicepresi-

dente Cia della provincia di Pesaro e Urbino – realizzerà una mappatura del territorio in base alle segnalazioni che le associazioni di categoria le invieranno. Poi emanerà una delibera per le eventuali moda- lità di risarcimento. Al momen- to ha emanato un provvedi- mento con cui elargisce un contributo di 7500 euro in tre anni alle aziende colpite”. Un’inezia, come dare una pacca sulla spalla a chi è cadu-

to in un burrone. La paura è che molti rinuncino al lavoro e ai sacrifici di una vita, come spiega Luciano Fadda, presi- dente della Cooperativa del Petrano che riunisce i produt- tori della Casciotta di Urbino:

“Il nostro settore era già soffe- rente. Temo che ora le attività più piccole non reggano i costi dell’ondata catastrofica di mal-

tempo, e che siano costrette a chiudere”.

di mal- tempo, e che siano costrette a chiudere”. A lato uno dei capanno- ni crollati

A lato uno

dei

capanno-

ni crollati

dell’azien-

da agrico-

la Mattei

di Monte-

grimano.

Sotto,una

navetta

Adriabus

durante la

grande

nevicata.

Nella

pagina

accanto,

in esclusi-

va, le due foto del

tetto crol-

lato della

chiesa dei

Cappuc-

cini (per

gentile

conces-

sione dei

vigili del

fuoco di

Urbino)

Servizio regolare durante il nevone. Adriabus perde il 33%

Nella neve autobus inarrestabili

PAOLA ROSA ADRAGNA

N eve, ghiaccio e strade in tilt non so- no state un problema: a Urbino, du- rante il nevone, per spostarsi non è

servito l’esercito. Bastavano gli autobus.

Ora che la situazione è tornata alla norma- lità, dopo due settimane di corse soppresse e tragitti de- viati a causa delle condizioni critiche delle strade innevate, l’Adriabus – l’azienda pubbli- co-privata che gestisce il tra- sporto pubblico locale in città

più bisogno di personale. Nonostante gli autobus fossero sempre pieni, utilizzati anche da chi solitamente preferisce la propria macchina, l’azienda ha venduto un terzo in meno dei biglietti previsti. A questa cifra va poi aggiunto il co- sto della manutenzione dei mezzi usurati,

di rivolgersi alla regione Marche. “Se verrà riconosciuto lo stato d’emergenza – sostie- ne – chiederemo che una parte dei fondi venga destinata a coprire i danni che ab- biamo subito durante queste settimane di calamità”. Lavoro e sforzo incessante sono stati rico- nosciuti anche dai cittadini, come testimonia il commento

di Maria su internet: “Mi sento

di dover ringraziare di cuore

l’Ami per non aver mai fermato

i suoi mezzi e aver permesso a

chi vive nelle periferie di non restare isolato. Veramente am- mirevoli gli autisti, che con fa- tica e coraggio hanno affronta-

to strade quasi impraticabili

pur di portare i passeggeri a de-

stinazione. Il servizio di tra- sporto pubblico di Urbino è stato veramente lodevole no-

nostante la situazione critica”. Anche Londei ringrazia i suoi uomini. “Ho indirizzato una lettera di ringraziamento a tut-

ti gli autisti che per due setti-

mane hanno sopportato doppi turni e riposi mancati pur di offrire a urbi- nati e studenti un servizio il più possibile regolare ed efficiente. Abbiamo svolto un ruolo fondamentale per la città”.

Abbiamo svolto un ruolo fondamentale per la città”. sottoposti a un utilizzo senza precedenti, e quello

sottoposti a un utilizzo senza precedenti, e quello sostenuto per mantenere le officine aperte 24 ore su 24, sette giorni su sette. Per Londei, l’unica soluzione resta quella

e in tutta la provincia – può

vantarsi di aver mantenuto un servizio di qualità nonostante l’emergenza. Ma la professio- nalità ha un prezzo: anche per loro è arrivato il momento di tirare le somme. E contare i danni. “A oggi – spiega Giorgio Lon-

dei, presidente dell’Adriabus –

è impossibile quantificare il

danno economico con preci- sione. Ma sicuramente abbia-

mo un mancato incasso del

33%”. Già dalla prima nevicata l’azienda ha infatti provveduto a sospendere tutti i con- trolli sul pagamento dei biglietti, destinan- do i controllori verso i settori che avevano

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il Ducato Ducato

Le storie/1
Le storie/1

Tavoleto, stalle distrutte e decine di animali morti

Crack, e l’azienda è venuta giù

VALENTINA BICCHIARELLI

U fienile distrutto, tre

stalle crollate, 27 anima-

li morti e 307 trasportati in ricoveri di fortuna. Cinquecentomila euro

n

di

danni strutturali, tra i

settanta e gli ottantamila euro di gua-

dagno perduto. È il bilancio della gran- de nevicata per l’azienda agricola di Luca Pala. Una delle più grandi realtà

di produzione biologica di formaggi e

carni presenti sul territorio provinciale, una ditta di 120 ettari nel comune di Tavoleto al confine con l’Emilia Romagna. Pala ricorda quello che è successo con le lacrime agli occhi:

“Questa nevicata ci ha dato il colpo di grazia. Con la crisi abbiamo già dovuto ridimensionare l’attività e vendere molti animali, perché non riuscivamo a

sostenerne i costi. Ora non sappiamo

come andare avanti e, ho paura a dirlo, ma forse dovremo chiudere”.

In pochi giorni ha visto l’azienda che

conduce insieme al padre sbriciolarsi sotto il peso della neve. “Prima è crollato il fienile di trecento metri quadrati. Sot-

to le macerie – racconta – sono rimasti i

trattori e le scorte di grano e fieno. Due giorni dopo è venuto giù anche il tetto della stalla adiacente, sono morti otto maiali e una mucca, tutti ancora intrap- polati sotto le rovine”. A uno a uno ha tra- sportato le undici mucche e sedici maia- li rimasti in un’altra stalla, ma anche quella non ha resistito ed è crollata quando la neve ha iniziato a sciogliersi. Il peso si è alleggerito sui lati del tetto e si è accumulato nella parte compresa tra le travi di sostegno, che non sono riuscite più a reggerlo. Ora i capi si trovano in una struttura abbandonata, senza neanche

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lo spazio per muoversi. Si è frantumata anche la stalla delle pecore: diciotto so- no morte, le 280 sopravvissute sono sta-

te portate in un altro capanno, anche questo molto stretto e precario. Rallentata tutta la produzione: nella parte adibita a caseificio e mattatoio ha ceduto anche la copertura sopra le celle

frigorifero, una è distrutta, quattro sono inagibili perché incastrate tra le mace- rie. “Mi rimane solo una cella disponibi- le – spiega Pala – quindi dovrò ridurre l’intera realizzazione di formaggi e car-

ni”. In frenata anche la produzione di lat- te: “Gli animali hanno subito un forte stress, un po’ per il freddo, un po’ per l’a- limentazione sballata. Nei giorni della bufera, le stalle sono rimaste isolate per diverso tempo e i capi hanno saltato spesso i pasti. Avremo una perdita del dieci percento rispetto a quello che ren- dono normalmente in questo periodo. Le mucche gravide, che avrei potuto mungere ancora per due o tre mesi, si ‘asciugheranno’ e la loro produzione è persa. I problemi non si esaurisco qui. Le

scorte alimentari rimaste sono bagnate e non posso comprarne di nuove, perché al momento non posso permettermi an- che questa spesa. Ci vorrà molto tempo

per tornare alla normalità, è compro- messa l’intera annata”. In crisi anche la distribuzione dei pro- dotti alla rete di clienti, formata soprat- tutto da gruppi di acquisto equo e soli- dale. Il risultato è un’ulteriore perdita di incassi. “Con settanta o ottanta mila eu- ro in meno di guadagno – confessa – e an- cora debiti da pagare non posso nean- che progettare la ricostruzione delle strutture crollate. Se non ci bloccheran- no le scadenze dei pagamenti e non ci concederanno degli aiuti economici, l’unica prospettiva sarà chiudere i bat- tenti e dedicarsi ad altro”.

Montegrimano, la neve sotterra la ditta Mattei

Trecento mucche in cerca di casa

MADDALENA OCULI

L e trecento vacche, un tempo grasse, dell’azienda agricola Mattei di Montegrimano sono ora impaurite e infred- dolite, alcune ferite. Addirittura stressate, come

dice Giovanni, il loro allevatore.

Hanno le ginocchia nella neve e forse

si ammaleranno di polmonite. Non

sono abituate a vedere il loro ambien- te abituale sconvolto, a sopportare temperature estreme, ad alimentarsi senza orari e quantità prestabilite. Loro erano curate e accudite con pas- sione e attenzione. Da quando il blizzard, il gigante del

gelo, ha raggiunto le loro colline, i tetti delle confortevoli stalle sono crollati sotto il peso di quattro metri di neve. Venti di loro sono morte schiacciate dal peso delle macerie, altre sono rimaste ferite. Quelle uscite illese dalla catastrofe sono rimaste segnate dal trauma del gelo che hanno dovuto e che continueranno a subire ancora per settimane o mesi, il tempo di rico- struire tutto. Tanto che proprio l’altra notte una di loro ha abortito. Più che ondata di maltempo, per la famiglia Mattei i quindici giorni di neve ininterrotta sono stati un’ondata

di catastrofi.

Oltre alla morte dei venti capi di bovi-

macchinari. Ora sono pieni di acqua e

di

neve, totalmente inutilizzabili.

E

nei giorni in cui la bufera impazzava

come nel Montefeltro non si vedeva da anni, raggiungere gli allevamenti era impresa praticamente impossibile:

“Per diversi giorni – racconta Giovanni Mattei proprietario dell’azienda – le strade bloccate ci impedivano di rag- giungere le bestie. Non sapevamo come fare a portare loro rifornimenti,

avevamo fretta di verificare la situa- zione e liberarle dalle macerie. A un

certo punto ci siamo messi gli sci: era l’unico modo per muoversi. Le bestie non potevano aspettare ancora”.

La voce disperata di chi si è visto dis-

solvere in una distesa di neve i sacrifi-

ci di una vita, cerca di quantificare il

disastro: “Saranno cinquecento o sei- cento mila euro di danni solo per i

capannoni e le attrezzature - spiega Mattei – se si contano le scorte andate

a male e le bestie morte, più gli aborti

che ci saranno e le vacche che presto

moriranno perché non possono vivere

in queste condizioni di gelo e stress, i

danni ammontano a un milione di euro.” Gli effetti insomma si vedranno per mesi, o forse per un anno intero, tanto che l’azienda, a conduzione familiare,

confida disperatamente in aiuti e fondi regionali o europei che siano:

“Un milione di euro ci servirebbe solo per ristrutturare l’azienda. Dove lo

ni

marchigiani su trecento che alleva-

prendiamo? E altri soldi per ripartire

settore era già difficile prima - confes-

vano nella loro azienda di zootecnia, i danni si contano su magazzini e

chi ce li dà? La situazione del nostro

attrezzature. Duecento metri quadri di

sa

preoccupato Mattei - ora è diventa-

capannoni, pilastro dopo pilastro,

Non erano tutte stalle, ma anche fieni-

ta

un inferno. Qua lavoriamo giorno e

hanno ceduto rovinosamente sotto il peso della grande nevicata.

notte per risistemare tutto quello che possiamo con le nostre forze, ma se non ci arrivano aiuti saremo costretti a

li e magazzini con scorte, trattori e

chiudere”.

PRIMO PIANO

Le storie/2
Le storie/2

Il dramma della Rio e del Panificio Urbinate

“Il disastro mentre facevamo il pane”

U n’ora al freddo nella bufera di neve, con le maniche corte e le cia- batte. Erano le tre e un quarto di notte di saba- to undici febbraio,

quando Fiorenzo Orzelli, proprietario

del Panificio Urbinate e tre donne che lavoravano con lui, erano fuggiti fuori dal forno. “Eravamo dentro a lavorare

- racconta Orzelli - a un tratto abbia-

mo sentito un boato, sembrava il ter- remoto. Abbiamo avuto una grande paura e siamo subito scappati fuori. Pensavamo che venisse giù il soffitto, ma girando intorno al capannone abbiamo visto che era crollato quello attaccato al nostro. I lampi di fuoco provocati dalla corrente sembravano fuochi di artificio”. Novecento metri quadrati di tetto sono venuti giù per la neve nel capan- none adiacente al panificio e hanno distrutto macchinari, mobili e attrez-

zature della società Rio, che produce arredi per case di riposo, in località Sasso. È andato tutto in pezzi, i mobili

e anche un camion che era pronto per

partire dove c’erano gli arredi da con- segnare alla clientela. “Da quel sabato siamo fermi completamente - spiega Loris Rusciadelli, socio della Rio - ci stiamo organizzando per ricomprare l’attrezzatura perché dobbiamo rico- minciare con il lavoro. Abbiamo degli ordini da chiudere e merce da conse- gnare ai nostri clienti con termini di scadenza precisi. Il danno è molto grave anche nei confronti della clien- tela, visto che si tratta di arredi per strutture destinate agli anziani”. Rusciadelli sta ancora quantificando i danni perché bisogna fare l’inventario di tutti i materiali che c’erano all’inter- no, il calcolo dell’attrezzatura, dei

muretti e considerare anche il fermo azienda. I danni sono ingenti e potreb- bero essere oltre i centomila euro, anche duecentomila.

Nella notte del crollo, i vigili del fuoco chiamati dal proprietario del panifi- cio, erano subito giunti sul posto e avevano dichiarato l’inagibilità del forno. Avevano aiutato i fornai a tirare fuori un po’ di pane, anche se l’80 per

cento del fatturato di quella notte è

stato buttato via. “A noi non è crollato

il tetto, abbiamo avuto delle infiltra-

zioni e sono venuti giù alcuni pannelli - dice Bruna Borgoni, moglie di Orzelli - ma siamo rimasti chiusi una settima- na e abbiamo ricominciato a lavorare solo due giorni fa. Un grande disagio, ma ci hanno aiutato gli altri fornai”. Il panificio infatti rifornisce le mense dell’università, gli ospedali di Urbino e Cagli e venti supermercati tra Fermignano, Montelabbate, Serra De’ Conti, Fabriano, Pergola, Pieve di

Cagna, Lucrezia, Fano. In più è saltata tutta la produzione di dolci per il car- nevale, visto che era la settimana del

giovedi grasso. La prima stima fatta dalla Cna di Pesaro - Urbino è di ses- santa milioni di euro di danni per le aziende della provincia, escluse quelle della fascia costiera. “Ogni impresa ha avuto una perdita di circa 700-800 euro al giorno - ha detto Camilla Fabbri, responsabile provinciale della Cna – se la moltiplichiamo per le sedi-

ci mila imprese del nostro territorio e

per i sette giorni di emergenza, fanno circa cinquantasei milioni di euro di

perdita”. La riduzione del fatturato per

le imprese edili è del 100 per cento, per

quelle di autotrasporto dell’80 per cento, per la meccanica del 50 per cento, per la mobile del 70 per cento. (m.s.m.)

La Comit è una delle aziende più colpite

“Solo per il tetto 130 mila euro”

MICOL SARA MISITI

P roduzioni bloccate, caduta

dei tetti, macchinari distrutti,

infiltrazioni d’acqua, fermo

azienda: è questa la situazio-

ne comune delle imprese

colpite dall’emergenza neve.

carrelli elevatori, è stata messa a dura prova. La società ha tre stabili a Fermignano, solo quello dell’unità lavo- rativa è rimasto intatto. Nel magazzino, dove c’erano i carrelli finiti e da consegnare ai clienti è crolla- to il solaio. “Noi siamo ancora quasi fermi - dice Mara Guazzolini, responsa-

bile dell’amministrazione della ditta -

E

questi sono i giorni della lenta ripresa

oggi siamo andati a riprendere i carrelli,

delle aziende e della stima dei danni. La situazione non è facile: alcuni stabili-

menti hanno ripreso, seppur modesta- mente, i lavori, altri devono ricomincia-

ma la maggior parte è distrutta, quindi dobbiamo rimetterli a posto per poi riconsegnarli. Non posso andare in fat- turazione dato che i materiali che avevo

re quasi da capo. Sono una sessantina i

li

devo risistemare. Cominciamo da

capannoni distrutti a Fermignano,

questa settimana a fare le prime conse-

secondo Attilio Campari, proprietario della Comit, una ditta di carpenteria metallica: “Ci è venuto giù il capannone per circa 500 - 600 metri quadrati, ma

gne”. La ditta ha avuto danni anche in un altro stabile, affittato al proprietario della palestra Yellow Gym, dove anche qui è caduto il soffitto.

ancora bisogna controllare se la parte di

Al

momento del crollo dentro la struttu-

tetto non caduta potrà reggere ancora.

ra

c’erano sette persone, ma fortunata-

L’attività è ferma da tre settimane, non stiamo lavorando e ci vorrà un mese per

mente non ci sono stati feriti. “Le bam- bine della danza erano uscite mezz’ora

la

ricostruzione”.

prima - racconta la Guazzolini - i due

Il

geometra aveva detto che il tetto pote-

ragazzi che erano negli spogliatoi si

mancato guadagno del cliente. Saranno

Nell’azienda Sarreda che produce divani,

ro raggiungere i 250 mila euro.

va sopportare 120-140 chilogrammi di neve, ma sopra ce n’era un metro abbondante. Il soffitto cadendo ha pro- vocato altri danni, ha fatto crollare il blindosbarra, il blindoluce, e infatti in una parte non hanno la corrente. I soci della Comit stanno cercando di tamponare il disastro, rimettendo a posto la struttura e togliendo la neve. “Si sono rotti alcuni macchinari - continua

Campari - l’ impianto elettrico, della luce, dell’aspirazione, il radiatore e parti del motore del camion che era dentro. Solo per il tetto ci hanno fatto un pre-

ventivo di 130 mila euro per rimetterlo a posto, con le altre spese si arriverà a 180 mila euro, senza contare poi il fermo di un mese”. Anche la Moretti Ugo, un’impresa di

sono salvati perché si sono rifugiati sotto la trave e gli altri che facevano il tapis roulant, erano nella stanza delle macchine cardio dove c’è il doppio sof- fitto rimasto intatto. Ho la palestra, il magazzino in gravi condizioni e anche il

circa 500 mila euro di danni”. A Gallo e a Petriano la situazione non è migliore, molti stabili industriali sono stati distrutti dalla neve.

sono caduti 1000 metri quadrati di soffit- to, che hanno rovinato i macchinari e i prodotti che vi si trovavano. Gli operai hanno frenato il crollo puntellando la struttura, ma la produzione resterà ferma per almeno due mesi e i danni potrebbe-

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il Ducato Ducato

il Ducato I sei obiettivi per far fronte all’emergenza. Parla il presidente della Provincia Ricci: “Danni

I sei obiettivi per far fronte all’emergenza. Parla il presidente della Provincia

Ricci: “Danni incalcolabili”

“Abbiamo speso soldi che non abbiamo. Senza aiuti dallo Stato, siamo pronti a rompere il patto di stabilità”

VALERIO MAMMONE

“I danni sono

incalcolabili”.

Matteo Ricci

risponde

prima ancora

della doman-

da. Raggiunge il suo ufficio dopo un consiglio provinciale durato quasi quattro ore, ter- minato con un voto unanime sul riconoscimento dei danni. “La neve ha devastato il nostro territorio. Siamo la provincia più colpita dal maltempo e questa volta non permettere- mo che ci lascino da soli. Se lo faranno porteremo migliaia di persone a Roma”. Presidente, è arrabbiato? “Sono determinato. Chi sub- isce una calamità naturale ha diritto a un aiuto. Lo scorso anno c’è stata un’alluvione e non abbiamo avuto un euro dallo Stato. L’unica cosa che abbiamo ottenuto è stata quella che io definisco una “tassa sulla disgrazia”: una legge contenuta nel “Decreto Milleproroghe” che scarica sui cittadini i costi della ricostru- zione. Noi ci rendiamo conto della situazione delle casse dello Stato, ma vogliamo che il Governo ripristini il meccani- smo di solidarietà nazionale”. Crede che in caso di calamità naturale ci sia stato un tratta- mento diverso da regione a regione? “Devo dire che non abbiamo avuto la sensazione di aver ricevuto lo stesso trattamento riservato ad altre regioni, forse

perché siamo una regione pic- cola, che non si lamenta e non elemosina col cappello in mano. E’ per questo che dob- biamo batterci, perché altri- menti anche questa calamità, come quella dell’alluvione rischia di finire nel dimentica- toio. C’è anche un’altra cosa che vorrei dire”… Dica “In questi giorni non ho senti- to una sola persona che si sia mobilitata per attivare una raccolta fondi per aiutare le Marche. Eppure la devastazio- ne del nostro territorio non è inferiore a quella provocata dall’alluvione in Liguria”. In Consiglio avete concordato sei obiettivi per veder ricono-

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sciuti i danni. Quali sono? “Comuni e province in questi giorni hanno speso soldi che non hanno. Vogliamo che lo

Stato rimborsi queste spese. Il Governo ha fatto una promes- sa: ora non può tirarsi indie- tro. Per i comuni colpiti è necessaria una deroga al patto

di stabilità (che costringe gli

enti locali ad accantonare

soldi, far quadrare i conti pub- blici, ndr). Abbiamo poche risorse e vogliamo usarle per riparare strade, edifici e per

far fronte al dissesto idrogeo-

logico che minaccia il nostro territorio. Chiediamo un tavo- lo con il ministro dell’Agricoltura e gli istituti di credito, per il riconoscimento dello stato di calamità natura- le per agricoltura e zootecnia. E’ fondamentale che il Governo riconosca lo stato di emergenza richiesto dalla Regione: questo ci permette- rebbe di ricevere dei fondi e ripartirli fra le aziende e i pri- vati che hanno subito dei danni. Su proposta del consi- gliere Elisabetta Foschi (PdL,

ndr) cercheremo di attingere

risorse dall’Europa, attraverso

il fondo di solidarietà euro-

pea. L’ultimo punto è ottenere dal Parlamento una legge spe- ciale per i nostri beni cultura- li: il Montefeltro è un gioiello e dobbiamo tutelarlo”. Cosa potrebbe accadere se venissero meno gli aiuti da parte dello Stato? “Tutti gli enti locali uscirebbe-

ro dal patto di stabilità. Il mal-

tempo ha indebolito la tenuta del territorio, delle strade, del-

l’arredo urbano. L’economia del nostro territorio è in ginocchio: abbiamo subito più di altri la crisi economica:

prima dell’emergenza neve, le nostre aziende sono state per quasi due settimane senza lavorare”. Banca delle Marche e Banca dell’Adriatico hanno detto che metteranno a disposizio- ne dei finanziamenti agevola- ti per le imprese e i privati colpiti dal maltempo. “E’ un’ottima iniziativa. Le banche hanno compreso che questa è una vera e propria calamità naturale. La situazio-

ne è drammatica e c’è bisogno

dell’aiuto di tutti”.

ne è drammatica e c’è bisogno dell’aiuto di tutti”. Due imma- gini del convento di San

Due imma-

gini del

convento

di San

Francesco

dopo

il crollo

del tetto

Dopo le critiche, la Regione preme su Roma

Il “voucher” della discordia

L a parola d’ordine è stata solidarietà. Dai

sindaci al prefetto Attilio Visconti, fino agli spalatori volontari, tutti hanno contribuito

a far ripartire il territorio della provincia di

Pesaro Urbino. Ma non tutte le decisioni prese dalla regione

Marche sono state condivise dagli amministra- tori del Montefeltro. Punto di discordia è stato il provvedimento con cui la Regione ha destinato un fondo di un milione di euro per reclutare cit-

tadini disposti a spalare per ripulire le città. Ad essere criticati dai sindaci sono stati i criteri che la giunta del presidente Gian Mario Spacca ha imposto per assegnare i voucher Inps, ovvero buoni lavoro da 50 euro lordi (37 netti). Inizialmente la Regione ha infatti concesso i voucher in base al numero degli abitanti dei sin- goli municipi, consentendo solo a cassaintegra-

ti e a lavoratori in mobilità la possibilità di

accesso. “Ma la neve non cade sulla testa della gente, bensì sui territori”, si è lamentata Romina

Pierantoni, sindaco di Borgo Pace, tra i comuni più colpiti dalle nevicate.

Il

criterio numerico infatti non è proporzionale

ai

disagi subiti nelle differenti località. Senza

contare, inoltre, come molte amministrazioni non disponessero di lavoratori in cassa integra-

zione. Durante l’emergenza, città come Urbino,

si sono affidate soprattutto al lavoro volontario

degli universitari. Così, dopo la denuncia dei nove comuni dell’ “Ambito territoriale sociale IV” (che comprende Urbino, Urbania, Petriano, Montecalvo in Foglia, Fermignano, Peglio, Mercatello sul Metauro, S. Angelo in Vado e

Borgopace) la Regione ha allargato il provvedi- mento anche a inoccupati, disoccupati e stu- denti. “Avevamo bisogno di manodopera urgen- te, ma ci siamo accorti che il provvedimento aveva un impatto disomogeneo nel territorio”, ha ammesso Almerino Mezzolani, assessore regionale alla Sanità.

A unire gli intenti è ora la richiesta al governo

dello stato di emergenza, fondamentale per coprire le spese: “Solo insieme possiamo far valere le ragioni di un territorio colpito in un

solo anno prima dall’alluvione, poi dalle nevica- te”, ha aggiunto. Intanto le Marche hanno prova-

to a tamponare l’emergenza: “Destineremo una

parte dei fondi del Psr (programma di sviluppo rurale, ndr) per la ricostruzione di stalle e azien- de agricole, con il meccanismo dell’80 per cento

a fondo perduto”, ha concluso l’assessore. Per il

riconoscimento dello stato di calamità naturale, relativo ad agricoltura e zootecnia, invece, la strada è già stata definita dal governo: fonda- mentale però sarà accertare l’entità delle risorse erogate dal governo Monti. (al.so. , ga.mi.)

PRIMO PIANO

I comuni del Montefeltro non hanno risorse per superare la grave situazione

Alla ricerca dei fondi perduti

Per la città ducale il conto è già salato: mezzo milione solo per i primi interventi. Ora si spera nel governo

GABRIELE MICELI

ALBERTO SOFIA

necessario intervento di manutenzione sulle strade.

Una legge speciale

D igli che la neve di Roma noi l’a- vremmo spalata in canotta e cia- batte”: questo messaggio invia-

to da un cittadino al presidente della provincia di Pesaro Urbino Matteo Ricci durante la

diretta su “Matrix” è il simbolo

di una comunità che, non-

ostante i tre metri di neve che hanno colpito tutto il Monte-

feltro, si è rimboccata le mani- che per fronteg-

giare la

emergenza.

Rispetto

scorsi anni la buona volontà non è però bastata. Così tra ruspe, trattori e l’ospitalità per i

diversi reparti di soccorso le spese

si sono moltipili-

cate. Per il comune di

Urbino, il più colpito della provincia, i primi conti sono già salati: “Abbiamo

già preventivato spese per circa

mezzo milione di euro, ma le cifre non sono ancora definiti- ve”, ha spiegato il sindaco Franco Corbucci. E i soldi sono stati ripartiti nei settori più sva- riati, come fanno sapere dall’Ufficio tecnico del Co- mune, che chiarisce: “Le stime sono al ribasso e mancano ancora diversi capitoli di spesa”. Quelli già presenti sono in costante aggiornamento.

A pagare in anticipo saranno i

Comuni (quando arriveranno tutte le fatture), già strozzati

dai vincoli del patto di stabilità

e da anni di tagli. Soldi che

nelle casse degli enti locali

però non ci sono. E così la spe- ranza è affidata al governo Monti che, dopo la conferenza

Stato-Regioni, ha promesso:

“Tutte le spese per l’emergenza saranno a nostro carico”. L’appello dei sessanta ammini- stratori locali

della provincia è quindi unanime:

non resta che vigilare, vigilare e ancora vigilare. Perché se c’è una cosa che tutti auspicano è che il governo passi in fretta dalle parole ai fatti. Anche perché a queste spese si aggiungerà il

conto dei danni subiti. Per queste cifre però bisogna ancora attendere. Così come per il riconoscimento dello stato di emergenza, chie- sto dalla regione Marche dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionale la cosiddetta “tassa della disgrazia”. Una richiesta inizialmente evitata per non far ricadere il costo degli interventi sui cittadini, come previsto dal decreto Milleproroghe. Ma il deputato del Pd Massimo Vannucci avverte: “Bisogna presentare

vera

agli

Si pensa a una legge speciale per tutelare soprattutto

il patrimonio artistico

Neve, quanto ci costi

Mezzi *

Personale **

Carburanti

Sale

ci costi Mezzi * Personale ** Carburanti Sale Attrezzature *** Pasti e alloggi **** Dati Ufficio

Attrezzature ***

Pasti e alloggi ****

Dati Ufficio tecnico del Comune di Urbino, fermi al 19 febbraio 2012.

*

Trattori, ruspe e mezzi per ripulire le strade.

**

***

Straordinari pagati per i dipendenti comunali. Pale, badili, caschi e carriole

**** Mancano ancora le cifre fornite dall’Hotel Tortorina, dove hanno alloggiato i reparti di soccorso.

Costi anticipati dai Comuni al momento della consegna delle fatture. Il governo Monti ha però promesso che si farà carico delle spese dell’emergenza neve.

464 mila € 33 mila € 16 mila € 9 mila € 3-4 mila €
464 mila €
33
mila €
16
mila €
9 mila €
3-4 mila €
19 mila €

degli emendamenti ad hoc in Parlamento, altrimenti con le attuali norme sarebbe ancora inevitabile un nuovo aumento delle accise”. Proprio attraverso una proposta di legge potreb- bero arrivare risorse inattese. C’è infatti chi, come Oriano Giovanelli, deputato del Pd, pensa a nuove strade: “Ci sono i presupposti per chiedere una legge speciale, soprattutto per tutelare il patrimonio artistico, traino del territorio”. Una solu- zione condivisa anche dal sin-

daco Corbucci. Aspettando però i fondi statali, per il comu- ne di Urbino è già arrivato il tempo di inevitabili scelte. Anche se il governo Monti dovesse mantenere le promes- se, il Comune - date le spese che si aggiungeranno per i danni - dovrà rimettere mano al bilancio.

Dove intervenire?

“Sarà inevitabile ritoccare il bilan- cio. Siamo già al lavoro anche se è

452 mila €

Il totale delle spese che il comune di Urbino dovrà antici- pare per l’emergenza

448

Consumazioni erogate dall’Ersu al personale dei reparti di soccorso

2 ore

Tempo necessario per attraversare l’in- tero territorio ducale (al 78° posto per estensione in Italia). Un fattore che ha pesato sui soccorsi

ancora presto per definire i detta- gli”. Per l’assessore Muci l’emer- genza neve costringerà il Comune a rivedere alcune deci- sioni. Tra le ipotesi possibili un ritocco dell’aliquota Imu per gli affitti a canone concordato (dal 4 per mille al 4,5). “Per fortuna lo scorso anno avevamo aggiunto 100 mila euro per la manutenzio- ne”, conclude. Ma non basta. Così il Comune sta verificando dove poter tagliare spese superflue, oltre a trovare nuove risorse dai residui attivi del bilancio.

Dalla benzina ai buoni pasto

Al 19 febbraio la cassa del

Comune batte 452 mila euro. E

sullo scontrino la voce “Mezzi”

è quella più onerosa, pesando

per poco più di 364 mila euro.

Poi ci sono le spese per il perso-

nale, ovvero gli straordinari pagati per i dipendenti comu- nali. Costretti a un lavoro extra,

alcuni di loro hanno dormito anche fuori casa: il servizio supera i 33 mila euro. Nei conti per fronteggiare l’emergenza neve ci sono ovviamente i costi per il sale (9 mila euro circa), per i carburanti (oltre 16 mila euro) e per gli attrezzi, come pale, badili, caschi e carriole (tra i 3.500 e i 4 mila euro). Infine ci sono le spese per pasti

e alloggio dei vari reparti di soc- corso: qui per il momento sullo scontrino siamo già a 19 mila euro. L’unico dato certo sono i

pasti erogati dall’Ersu: 448 con- sumazioni a prezzo ridotto, “circa sei euro e 50 centesimi

per pasto”, spiega l’assessore al

Bilancio Maria Clara Muci. Ma se il totale mette già i brividi, in realtà di totale non si tratta.

Mancano altri dati (come quelli dell’hotel Tortorina che ha ospitato militari, soccorso alpi-

no e protezione civile), oltre alle

spese per il crollo del magazzi-

no comunale e della segnaletica

stradale. Senza dimenticare il

Le aziende sperano nella proroga delle scadenze: a marzo l’Iva

Fisco: nel dubbio, meglio pagare ora

ANTONIO RICUCCI

A Fermignano, un’impresa su tre iscritta alla Cna ha fermato il paga- mento degli adempimenti fiscali

dovuti entro il 16 febbraio, a causa dell’e- mergenza neve: lo dichiara Denis Guerra, della Cna locale. Il mancato pagamento è arrivato dopo la richiesta, da parte delle imprese, di una sospensione o proroga

delle tasse, per meglio riorganizzarsi: la stima di Cna, infatti, è di 60 milioni di euro di danni dopo la nevicata record. Almeno finora, però, la richiesta degli imprenditori al fisco non ha trovato riscontro, come ha sottolineato in un summit provinciale, Amerigo Varotti, vicepresidente di Confcommercio Pesaro-Urbino.

E l’assessore regionale alla tutela della

Salute, Almerino Mezzolani, intervenuto

all’incontro, ha dichiarato: “Servirà

rateizzare l’impatto per le imprese, anche

a livello di dilazione fiscale”. Forse, però,

non è detta l’ultima parola per chi non è riuscito a pagare in tempo utile: Antonio Minervini, della direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate, spiega che gli

uffici sono in attesa di “provvedimenti

ufficiali, a livello nazionale, sulla sospen- sione della scadenza o sulla disapplica- zione degli interessi per ritardo nei paga- menti” ma il fatto che lo scorso 8 febbraio l’Agenzia, con un suo comunicato, valuta-

va la ‘disapplicazione per causa di forza

maggiore delle sanzioni previste per ritardi nell’effettuazione degli adempimenti tribu- tari, anche in relazione ad eventuali provve- dimenti che potranno individuare le aree interessate da tali eventi’, per Minervini lascia “uno spiraglio aperto”. Francesco Ricci, direttore dell’Inps provinciale, non è a conoscenza di “notizie ufficiali su provvedi- menti di disapplicazione delle sanzioni per pagamento in ritardo, che devono essere

decisi in altra sede”. La richiesta delle impre-

se, aggiunge “è sentita da tutto il territorio,

che effettivamente è stato oggetto di una

calamità naturale”. Ma lo stato attuale delle cose, se non arri- vano proroghe o sospensioni fiscali, è questo: sanzioni che sono conteggiate in base ai giorni di ritardo nel pagamento, e superano il tre per cento d’interesse oltre i 30 giorni di ritardo; perciò, la Cna aveva consigliato ai propri iscritti “per chi può,

di mettersi in regola” anche se “diverse

decine di aziende ci hanno chiesto di non procedere al pagamento delle imposte in automatico”, afferma il responsabile fiscale della confederazione provinciale, Denis Santini. E il prossimo 16 marzo toccherà alla liqui- dazione Iva dell’ultimo trimestre 2011, da ottobre a dicembre: “Si tratta di importi calcolati su fatturati diversi da quelli attuali: ora quei soldi che gli imprenditori dovevano accantonare per l’Iva- spiega Guerra- non ci sono più, perché li hanno spesi per ripartire al più presto”. Oltre a quelle ditte che non hanno inviato il modello F24 online all’Agenzia delle Entrate “nei prossimi 10 giorni ci torne- ranno indietro gli eventuali insoluti, quel- li che hanno comunque pagato entro il termine ma non hanno sufficiente liqui- dità sul conto corrente” stima Fabrizio Bucci della Cna di Urbino, dove il Comune ha iniziato la ‘conta dei danni’, invitando le attività produttive a racco- gliere la documentazione comprovante i danni causati dall’emergenza neve e a valutare il ‘danno emergente o lucro ces- sante’ derivante dalla chiusura degli eser- cizi commerciali durante i giorni della bufera.

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il Ducato Ducato

Parla Serena Riglietti, la matita che ha disegnato i libri del celebre maghetto

Harry Potter? Sconosciuto

L’illustratrice insegna alle Belle Arti di Urbino, ma rivela un segreto: “Non ho visto nemmeno un suo film”

FRANCESCO MARINELLI

prima edizione di Arts Libraria.

“Il mio professore di Animazio-

ne mi fece notare che nei miei disegni c’era una matrice narra-

tiva molto forte. L’ho ascoltato e aveva ragione”. Nasce qui un fenomeno edito- riale amato da migliaia di fan, a partire dalle tecniche apprese

nella terra del Duca: “L’Accade-

mia rappresenta una ricchezza senza pari per Urbino, anche se

a volte sembra vivere in un mon-

pari per Urbino, anche se a volte sembra vivere in un mon- E’ la mano che

E’ la mano che ha

disegnato la

bacchetta ma-

gica del picco-

lo mago con gli

occhiali, ama-

to da tutto il mondo. Da Urbino

a Hogwarts, dalla scuola d’arte

della città ducale a quella di stregoneria di Harry Potter.

La

storia di Serena Riglietti pas-

do

a sé, distaccata dal resto del-

sa

per i vicoli di Urbino: prima

la

città. Ed è un vero peccato”.

alla Scuola del Libro (sezione Disegno animato) e poi nei la- boratori dell’Accademia delle Belle arti dove attualmente in- segna le tecniche dell’illustra- zione. L’incontro con il mago nato dalla penna di Joanne Ro-

wling avviene alla fiera del libro

di Milano. Girando con il suo

book di illustrazioni sotto il braccio la Riglietti si ferma di fronte lo stand della Salani Edi- tore. Prima le illustrazioni di “La casa per le bambole non si toc- ca”, poi nel 1997 il botto; esce nelle librerie ita-

liane “Harry Pot-

ter

sofale”, il primo grande successo

di massa per l’il-

lustratrice. Del maghetto di Hogwarts la Ri- glietti disegnerà tutte e sette le co- pertine dell’edi- zione italiana e per i primi cin- que libri anche le illustrazioni in-

terne. “Il libro è nato per rivol- gersi ai ragazzi, dunque come

un progetto fatto di parole e di-

segno – racconta - poi è diventa-

to un fenomeno che ha coinvol-

to anche i più grandi e quindi,

dal quinto libro, non ci sono più state all’interno nessun tipo di immagini”.Serena Riglietti ha iniziato presto a immaginare mondi animati, passando il tempo a fantasticare lontano da quella Rozzano, periferia di Mi- lano, dove è cresciuta: “Era me- glio immaginare che guardarsi attorno”. Le sue opere vivono dello spirito dei ragazzi e dei ri- cordi d’infanzia. “Vivo la mia persona e quindi anche il mio lavoro con un grande senso di responsabilità nei confronti dei giovani – dice l’artista – ma non

voglio che si pensi che questi la- vori facciano il verso a quel mondo. C’è una grossa differen-

za tra la semplicità e la semplifi-

cazione”. Le sue tavole diventa-

no dei veri e propri contenitori

della sua storia: “Disegno per

raccontare con i segni, i simboli

e le metafore. Come fossero pa- role”.

Si possono scrivere libri dise-

gnando: “Devi vedere le parole,

diceva il mio maestro. Questo è

il lavoro di un illustratore: vive di

una narrazione che si sviluppa per immagini”. Il suo primo la- voro alla scuola d’arte di Urbino

fu uno story-board per un dise-

gno animato. Alla fine della sua esperienza accademica le sue

opere vennero esposte a Palaz-

zo Ducale, nella cornice della

Nel 1994 il primo contratto e

l’avvio di una brillante carriera che la porta ad essere un punto

di riferimento nel mondo delle

illustrazioni nell’editoria per ragazzi di case editrici italiane e

straniere. Le sue opere arrivano fino all’estremo oriente con

esposizioni in vari musei giap- ponesi. L’unione tra la mano di Serena e la bacchetta di Harry Potter festeggia nel 2007 i dieci anni, celebrati con una mostra alla Casina di Raffaello di Roma

e con un volume che raccoglie tutti i disegni sul

maghetto con gli occhiali. “Delle sette copertine che ho disegnato, quella dell’Ordi- ne della Fenice - racconta la Ri- glietti - ha un si- gnificato specia- le. L’ho conse- gnata il giorno prima che na- scesse mio figlio”. Guardando i suoi

disegni ci si im- magina Harry Potter volare ver-

so Hogwarts o combattere con il

suo più grande nemico, il mal- vagio Voldemort: “Devo vedere

in loro una vena pulsante di vi-

ta”. Acquerello e pittura ad olio; poi gli acrilici fino alle nuove tecniche digitali. Il lavoro di Se- rena Riglietti spazia tra le varie tecniche ma con un comun de- nominatore: “Tutto su carta e senza disegni preparatori”. E pensare che Serena di libri di

Harry Potter ne ha letti tre su set-

te; di film non ne ha visto nean-

che uno. I poteri dell’immagi-

nazione.

“Disegno per raccontare con i segni, i simboli e le metafore. Come fossero parole”

e la pietra filo-

I volti urbinati nelle incisioni diAlina

e la pietra filo- I volti urbinati nelle incisioni diAlina O ltre ai libri che siamo

O ltre ai libri che siamo abituati a

tenere tra le mani, fatti di parole,

ce ne sono altri che semplicemen-

te esistono per essere ammirati, come fossero opere appese al muro di un museo. Sono i libri d’arte.

Per “scrivere” il suo libro Anila Shapalaku

ha preso una lastra di zinco, una punta di

acciaio e poi, con l’ischiostro e un rullo, ha impresso un foglio di carta. Così è nato “Il cielo sopra Urbino”. “Negli anni

vissuti qui come allieva dell’Accademia delle Belle Arti - dice l’artista - ho voluto incidere i volti delle persone che hanno fatto parte del mio quotidiano”. Con la tecnica della puntasecca, Anila ha impresso le facce del tramviere, del frut- tivendolo di via Battisti, della tabaccaia

di

via Raffaello. “Non sono facce amiche,

di

alcuni non ricordo neanche il nome.

Quasi tutti gli artisti che sono passati per Urbino hanno dipinto soprattutto il pae-

saggio della città; io il paesaggio l’ho tro- vato nel viso delle persone che incontro tutti i giorni”. Il libro sarà esposto in una mostra personale dedicata ad Anila nei primi di marzo a Tirana, in Albania, sua terra d’origine. L’idea è nata nel 2011 in collaborazione con Giuliano Santini direttore del Kaus, il Centro Internazionale per l’Incisione Artistica della città ducale, che ha messo ha dis- posizione di Anila Shapalaku le attrezza- ture del laboratorio nella sede del giardi- no pensile, nell’ex convento di Santa Chiara. “Il cielo sopra Urbino rappresen- ta nello stesso tempo un contrasto e una sublimazione. I volti che incontriamo nella città di tutti i giorni, incisi in un

libro d’arte”.

(f.m.)

8
8
A sinistra tre immagini dell’il- lustratrice Serena Riglietti tratte dai sette libri di Harry Potter
A sinistra tre
immagini dell’il-
lustratrice
Serena Riglietti
tratte dai sette
libri di Harry
Potter nell’edi-
zione italiana.
In basso a sini-
stra una pagi-
na del libro di
incisioni
“Il cielo sopra
Urbino” di Alina
Shapalaku.
A destra
l’Atabulus

CULTURA

Non solo vini, ai tavoli pagine d’autore

Tra calici e libri

come Hemingway

VALENTINA GERACE

Tra calici e libri come Hemingway VALENTINA GERACE M ancavano le bottiglie, il caffè, i libri.

M ancavano le bottiglie, il caffè, i libri. I fornitori

clima di emergenza neve che rendeva più simile la loro enoteca a una baita montana. “Nella confusione di questi

arrancavano.

giorni stiamo ancora riceven-

“Era giovedì

do

pacchi di libri ordinati più

e doveva esserci l’inaugura-

di

un mese fa. Solo oggi

zione, guardavo dalla finestra la neve nel cortile interno.

abbiamo riempito la zona della libreria”.

Quando ha superato metà

Gli

spazi del locale si offrono a

finestra mi sono messo quasi

ritrovi letterari: alla presenta-

a

piangere. Poi io e Ross ci

zione di libri per esempio, o ai

siamo calmati e abbiamo

caffè letterari. La crisi che ha

cominciato a spalare. Dopo

colpito il mondo dei libri ha

due

to”.

giorni l’Atabulus ha aper-

tenti incurante di quello sibe-

spinto Emanuele -già proprie- tario di una libreria a Urbino,

L’Atabulus, in latino vento di

la

Goliardica –a cercare di

scirocco, ha spalancato i bat-

riano che si infilava, insieme

conquistare i propri clienti “prendendoli per la gola”. “In questo modo – spiega

spazia da libri di narrativa a

alla

neve, nelle fessure della

Meneghini – spero di avere

sua

porta. Gli scaffali, che

risultati migliori rispetto a

dovevano essere occupati dai libri, restavano vuoti mentre quelli dei vini erano riempiti dalle prime bottiglie. In quei giorni i proprietari, il mantovano Emanuele Meneghini e il salernitano Ross Indino, hanno faticato

quelli deludenti dell’anno scorso”. Due stanze, pochi tavolini, l’Atabulus vorrebbe essere il ritrovo di docenti e studenti. Per questo sugli scaffali si

testi universitari, per questo

non poco per aprire la loro

ci

sono bottiglie di vino a

enoteca-libreria, in cui si può

buon prezzo. Per questo i pro-

gustare un calice di vino a soli 80 centesimi, leggere una delle opere di Garcia Marquez, e assaporare una frisa salentina o dei taralli pugliesi. Urbino sembrava, con le sue ambientazioni così vicine alla fumosa Dublino di Joyce, la

città ideale per replicare quel-

l’atmosfera mitteleuropea

dove i caffè erano i luoghi cul- turali favoriti da artisti e scrit- tori. Una tendenza che conti-

nua in una città come Parigi,

dove non esiste vineria che

prietari stanno valutando di

diventare anche concessiona-

ri di e-book. “Ne sto studian-

do la realtà, le normative. Mi

informo attraverso l’esperien-

za di librai amici che lavorano

con Amazon”. Si tratterebbe di

“vendere password, per entra-

re in un bookstore on line e

accedere alla lettura digitale

di libri, a un prezzo più con-

veniente rispetto a quello che

si trova sul web”. A Urbino,

dove la stesura della prima

tesi in formato e-book risale

al 28 ottobre del 2008 e sono

non

sia anche luogo di cultu-

tanti gli studenti alle prese

ra, in cui poter affiancare a

con appartamenti troppo pic-

una

bottiglia di vino un testo

coli

per ospitare libri universi-

di

narrativa. Esattamente

tari

e di narrativa, il libro digi-

come facevano Henry Miller, Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway più di un secolo fa. A Montparnasse pagando un caffè si poteva restare tutta

tale potrebbe essere il futuro. Ma “il libro è un’invenzione perfetta - dice Meneghini - passerà parecchio prima che l’e-book possa sostituirla.”

la mattinata in un locale: la

vita culturale passava da quei

luoghi solitari.

Aprendo a Urbino, i due soci

non pensavano di trovare un

Ora aspettano soltanto che l’univesità riapra. Perchè stu- denti e docenti, con le porte

di Via Saffi chiuse alle lezioni,

scarseggiano.

9
9
il Ducato La commedia di Aristofane al Sanzio il 28 febbraio: ma non è il

il Ducato

La commedia di Aristofane al Sanzio il 28 febbraio: ma non è il solito classico

In scena il sogno di Lisistrata

Sul palco si intrecciano erotismo, satira e riflessione. Stefano Artissunch ci aggiunge burlesque e cabaret

GLORIA BAGNARIOL

A rriva a Urbino un

sogno greco dalle

tinte marchigiane.

Il Sanzio ospiterà il

28 febbraio “Il

sogno di Lisitrata”,

opera diretta da Stefano Artissunch basata sulla celebre commedia di Aristofane. Il regi- sta è marchigiano di adozione, la compagnia “Synergie teatrali” lo è di nascita, precisamente di Ascoli Piceno da dove è partito tutto. Artissunch si è avvicinato al testo di Aristofane grazie ad un progetto sul mito che la pro- vincia picena ha promosso in collaborazione con l’Amat; poi c’è stato l’intervento di Gilberto Santini, direttore dell’Amat, che ha proposto al regista di mettere in scena vari titoli del comme- diografo greco. Dall’unione dei due lavori è nata questa Lisistrata. La vicenda è quella rappresentata da Aristofane nel 411 a.C.: Atene è stremata dalla guerra del Peloponneso che la contrappone a Sparta da ormai 20 anni e Lisistrata trova una fantasiosa chiave per porre fine alle battaglie convincendo le donne elleniche allo sciopero del sesso. La realizzazione di Artissunch è una sintesi della commedia greca e delle arti visi- ve moderne, il regista la defini- sce Archeocabaret: “Un mondo dove il passato e il presente si incontrano, da questa unione scaturisce la possibilità di rac- contare i nostri difetti ed emo- zioni”. Sono passati più di 2000 anni dalla prima volta che la Lisistrata è stata messa in scena, ma in fondo l’umanità non è poi così diversa, ed è questa la cosa che ha più stupito il regista: “Noi non siamo ancora cambiati. Forse non siamo ancora pronti al cambiamento, questo attac- camento al potere, ai soldi, rimane nell’animo umano anche con il passare delle epo- che e l’unico modo di salvarsi è quello di percorrere una via quasi spirituale”. Nonostante lo spettacolo giochi molto sulla dimensione erotica offrendo allo spettatore momenti di pura

dimensione erotica offrendo allo spettatore momenti di pura A destra un momen- to dello spettacolo, In

A destra un momen- to dello spettacolo, In alto Gaia de Laurentis. Nella pagina accan- to, Genta Sulaj

commedia non bisogna

dimenticare la carica critica del teatro greco: “Il potere era un baluardo da abbattere per i commediografi di allora – pro- segue Artissunch – Aristofane

lo faceva attraverso la satira”.

Ad avvicinare l’opera all’epoca moderna sono proprio le ulti- me parole di Lisistrata, che mette in guardia gli uomini del futuro: “Per il felice evento, balli ai Numi intrecciamo; e d’ora innanzi dal più cadere in colpa ognun si guardi”. Artissunch raccoglie il messag-

gio: poco prima che il sipario si chiuda rimane sul palco una distesa di croci illuminate, mentre una voce legge le lette- re dei soldati e dei condannati

a morte durante la resistenza:

“Il saluto finale era sempre rivolto alla madre, alla sorella o alla fidanzata.Con Lisistrata abbiamo cercato di personifi- care questa sensibilità femmi- nile, Lisistrata è la terra madre”.

Parla Gaia de Laurentis, protagonista dello spettacolo

“Più femmina che eroina”

C ome mai ha deciso di accettare questo ruolo?“La parte è semplicemente bellissi- ma. L’interpretazione data poi da Artissunch

è ancora più allettante grazie all’unione di più generi. Tecnicamente è una palestra molto impor- tante, mi piace definirlo uno sfogo attoriale”. Che genere di donna è Lisistrata? “Ho apprezzato molto lo sforzo che il regista ha voluto fare nel salvaguardare la parte più umana del personaggio. Lisitrata è una condottiera, ma è anche fragile, in lei è possibile trovare molte tipo- logie differenti di donna. Il suo carisma la rende spesso distante, abbiamo invece voluto sottoli-

neare tutta la sua umanità per conservare non solo il fascino, ma anche la prossimità alle donne comuni”. Aristofane è quindi un femminista? “Lisistrata lo è. Ma su più piani. Nel testo c’è sicu- ramente una critica sociale: le donne avevano bisogno di riscattarsi da una visione della figura

femminile legata semplicemente alla procreazio- ne. Sono passati più di 2000 anni, molto è stato fatto, ma molto deve ancora essere fatto. Oltre alla critica sociale però c’è anche un aspetto molto più intimo: nella vicenda della Lisitrata la maternità è centrale. Qui usciamo da dinamiche legate alla temporalità e alla società, la possibilità di genera- re la vita darà sempre alle donne una visione del mondo particolare, differente”. C’è ancora spazio nel teatro moderno per i classi- ci? “Aristofane è senza tempo. Il linguaggio è incredi- bilmente forte e diretto: cento anni fa non sarebbe stato accettato come lo è adesso. La vicenda che narra poi è estremamente attuale, del resto ci sono “Lisitrate” anche nella modernità: basti pensare a Leymah Gbowee (militante pacifista liberiana, ndr) che ha vinto il Nobel per la pace nel 2011, anche lei aveva usato lo sciopero del sesso per fare pressioni su un percorso di pace in Liberia”.

car te llo n e

car te llo ne

10

car te llo n e 10

Cinema

HUGO CABRET

in Liberia”. car te llo n e 10 Cinema HUGO CABRET Ducale Venerdì e saba- to:

Ducale Venerdì e saba- to: 20,00-22,15 Domenica:

16,30 -19 -

21,30

Di Martin Scorsese, con Asan

Cineforum

BREAD AND ROSES

21,30 Di Martin Scorsese, con Asan Cineforum BREAD AND ROSES Collegio Tridente, Aula esterna Martedì 28:

Collegio

Tridente,

Aula esterna

Martedì 28:

21,30.

Di Ken Loach, con Adrien

Butterly, Ben Kingsley, Jude Law e Cristopher Lee.

Brody, Elpidia Carrillo, Pilar Padilla.

Candidato a 11 premi Oscar.

La

storia di Maya, un’immigra-

La

storia dell’orfano Hugo che

ta

messicana illegale, sfruttata

vive nascosto nella stazione di

e

sottopagata. Scoprirà la

Montparnasse e incrocerà la

forza di rivendicare i suoi dirit-

sua vita con quella del grande regista George Méliés.

grazie a un giovane sindaca- lista.

ti

Incontri

MATEMATICA E

a un giovane sindaca- lista. ti Incontri MATEMATICA E Università di Urbino Venerdì 24 febbraio Venerdì

Università di

Urbino

Venerdì 24

febbraio

Venerdì 2

marzo

Rinviati a causa della neve ritor- nano gli appuntamenti del ciclo di lezioni “Matematica e ”

Si ricomincia venerdì 24 feb-

braio con matematica e archit-

tettura e si prosegue venerdì 2 marzo con la matematica e

società. Per informazioni: www.uniurb.it

W FOR WELLES

e società. Per informazioni: www.uniurb.it W FOR WELLES Sala consiliare comune di Pesaro. Venerdì 24 febbraio

Sala consiliare

comune di

Pesaro.

Venerdì 24

febbraio

Ore 18,00

Con Umberto Spadoni, critico cinematografico. Nuovo appuntamento per il ciclo “Il Mistero del cinema”, Iniziativa promossa dalla Mediateca delle Marche. Questa volta al centro dell’in- contro ci sarà la figura di Orson Welles.

SPETTACOLI

SPETTACOLI Torna il sogno di De Carlo: un campus british Non siamo a Oxford masi può

Torna il sogno di De Carlo: un campus british

Non siamo a Oxford masi può fare di più

Per il rilancio delle attività culturali dei collegi è nata l’Arcco

delle attività culturali dei collegi è nata l’Arcco NADIA FERRIGO L’ architetto Gian- carlo de Carlo

NADIA FERRIGO

L’ architetto Gian- carlo de Carlo aveva un sogno:

trasformare la città ducale in una piccola Ox-

ford, dove studenti e professo-

ri

chiacchierano passeggian-

do

a braccetto per i vicoli rina-

scimentali e la popolazione

affolla i collegi universitari, disegnati per ospitare concer-

ti, proiezioni, dibattiti e molto

altro. Sarà che De Carlo era un

gran sognatore, sarà che tra il

dire e il fare c'è sempre di mez-

zo il mare, ma non è andata

esattamente così. E sì, tra Col-

le, Tridente e Aquilone ci sono

gruppi di studenti che si inge- gnano per organizzare cinefo-

rum e laboratori teatrali, ma chiunque abbia passato più di

un paio di notti in collegio, sa

che si potrebbe fare molto di più.

La neonata ARCCO, una sigla

che sta per “attività ricreative

e culturali collegi”, ha un

obiettivo ambizioso: trasfor-

mare il Colle dei Cappuccini in

un vero e proprio campus, sul-

la falsariga di quelli che (pur- troppo) siamo abituati a vede-

Fano, coordinatore dell'ini- ziativa e docente di filosofia della scienza. Il coordinamen- to, composto da cinque stu- denti e cinque docenti, si in- contra nell'aula C5 del Triden- te, ogni settimana, il lunedì e mercoledì: gli incontri, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, sono aperti a chiunque abbia

voglia di partecipare. Per restare sempre aggiornati sulle iniziative, c'è il sito inter- net www.arccourbino.blog- spot.com e una pagina su Fa-

cebook. Nelle ultime settima- ne i coordinatori di ARCCO hanno lanciato un sondag- gio:"Ristorazione Ersu, noti qualche cosa di diverso?". "La domanda nasconde un piccolo indovinello. Nelle ul- time settimane la carne delle mense è biologica, a “chilo- metri zero”. Abbiamo tentato di capire se gli studenti se ne sarebbero accorti Anche questo può essere un buon modo per farli sentire più co- involti e anche più responsa-

bili" spiega Stefano Mauro dell'Ersu. In cantiere c'è una serie di aperitivi culturali pen- sati per far conoscere alla po- polazione urbinate la cultura albanese. “Siamo due paesi molto vicini, ma che non si conoscono af- fatto. Vengo da Valona, una meravigliosa città nel sud del- l’Albania. Dipingo da sempre e su invito di ARCCO al prossi- mo incontro esporrò una serie di ritratti di personaggi alba- nesi molto importanti per la

nostra storia, ma totalmente sconosciuti in Italia”, racconta Genta Sulaj, studentessa del- l’Accademia delle Belle Arti. Sono in pochi a saperlo, ma la comunità albanese, con oltre cento studenti, è la più nume- rosa in città. “Organizzeremo una bella festa, con cucina ti- pica albanese e musica – rac- conta con un bel sorriso Gen- ta – sto aspettando che mi ar- rivi dall’Albania un vestito tra- dizionale: sicuramente indos- serò quello”.

Un cineforum per il collettivo. Obiettivo: autocoscienza

Drude, donne e lavoro in cinque film

DAVIDE MARIA DE LUCA

della Ma-Vib di Inzago dove l’ammini- stratore ha licenziato tutte le donne dello stabilimento con la giustificazione “così stanno a casa con i figli”. Un tema su cui

strage di operaie donne a Ciudad Juarez, in Messico. Il 28 febbraio seguirà Bread and Roses e il 6 marzo In quesyto mondo

libero, entrambi di Ken Loach. Il 13 mar- zo le Drude proietteranno Louise

Michelle e concluderanno il ciclo con qualcosa di più leggero: We Want Sex, il 20 marzo. Il Collettivo Drude è nato quasi un anno fa: l’8 marzo 2011. Le fonda- trici del gruppo si sono conosciute frequentando l’aula occupata C1. Vengono un po’ da tutta Italia, ma principalmente sono del sud e del centro, con qualche rara Druda da nord del Po. Nonostante il collettivo sia aperto alle sole donne, non sono sessiste. Ma hanno le idee chiare: “Dagli an- ni ’50 il capitalismo ha tradito le sue promesse - ci raccontano- e l’e- mancipazione non è avvenuta”.

Ecco: magari in realtà qualche pas- settino in avanti dall’epoca delle mondi- ne l’abbiamo fatto, ma c’è sempre altra strada da fare. Chissà se con un paio di film la faremo più in fretta.

S i chiamano Drude. Come il nome di battaglia che avevano tante donne partigiane nel ’43-45. Ma non

portano armi e non si nascondono sulle montagne. Stanno all’univer- sità e il loro obbiettivo è l’autoco- scienza delle donne. Sono un col-

lettivo, un nucleo di dieci ragazze, a

donne. Sono un col- lettivo, un nucleo di dieci ragazze, a nel nostro paese magari ancora

nel nostro paese magari ancora un po’ di riflessione non farebbe male. E così han- no cominciato con Bordertown, martedì 21 febbraio […], un film sulla silenziosa

re

solo nei film americani.

cui se ne aggiungo un’altra decina

Se

l'idea è una naturale evolu-

durante gli incontri.

zione del CASCO, il servizio di ascolto degli studenti dell'Er- su, la novità è la stretta colla- borazione tra studenti e do- centi. "La finalità di ARCCO è duplice: da una parte voglia-

mo intercettare e favorire tut- te le iniziative che già esistono negli spazi comuni dei collegi. Ma allo stesso tempo voglia- mo ampliare l'offerta, cercan-

do di capire quali siano le esi-

genze di chi vive in collegio e ideando di volta in volta nuo-

ve iniziative" spiega Vincenzo

E tra gli strumenti con cui combat-

tono questa battaglia non violenta c’è anche un cineforum. Uno di

quelli classici a cui“seguirà dibatti- to”. Cinque appuntamenti, per cinque martedì, alle 21,30 nell’Aula ester- na 3/4 del Collegio Tridente. Cin- que film su un tema specifico:

“donne in fabbrica”. Un tema attua-

le

e

ciraccontano Lidia,Chiara,Ilaria

Francesca, visto quello che sta acca-

dendo in Italia in questi giorni: “C’è an-

cora gente che pensa che le donne non

debbano lavorare”. Si riferiscono al caso

Eventi Culturali

SALONE DEL TARTUFO

Si riferiscono al caso Eventi Culturali SALONE DEL TARTUFO Domenica 26 febbraio Sant’Angelo in Vado

Domenica

26

febbraio

Sant’Angelo

in

Vado (PU)

Piazza

Umberto I

La prima edizione del “Salone del Tartufo Nero” è un appunta- mento dedicato agli amanti del- l’enogastronomia. Per l’occasio- ne saranno aperti i grottini di Teatro Zuccari e le stuzzicherie che faranno gustare ricchi anti- pasti, perfetti per stimolare l'ap- petito con gusto.

DRUMMIN CIRCLE

per stimolare l'ap- petito con gusto. DRUMMIN CIRCLE Mercoledì 29 febbraio Ore 21,00 - via Fangacci

Mercoledì 29 febbraio Ore 21,00 - via Fangacci 35 bis, Acqualagna (PU)

Musica e meditazione per entrare in connessione con noi stessi e con la dimensione divi- na. Nel Drumming Circle potrai scegliere lo strumento che pre- ferisci e potrai fare l’esperien- za di suonare insieme ad altri esprimendo la tua energia. Per info: www.lamuda.net

Concerti

THE ROAR AT THE DOOR
THE ROAR AT THE DOOR

Pala J, Porto Marina dei Cesari (PU) Sabato 21 feb- braio Ore 21,30

Un altro appuntamento con il Fano Jazz network. Questa volta è il turno del gruppo “The Roar at The Door”. Il Pala J sarà aperto alle 20, con Jazz food e jazz wine. Per informazioni e prenotazioni:

info@fanojazznetwork.org, tel. 0721 803 043

Spettacoli

HANSEL E GRETEL Teatro Sanzio di Urbino. Domenica 26 ore 17,00. Regia di Vincenzo Marra
HANSEL E GRETEL
Teatro
Sanzio
di Urbino.
Domenica
26
ore 17,00.
Regia di
Vincenzo Marra

Liberamente tratto dalla favola di Hansel e Gretel. Spettacolo per ragazzi. Una storia cruda e di grande suggestione, coinvolge lo spet- tatore in un gioco emotivo avvincente: paura, rabbia, tri- stezza, gioia, attesa, speranza, sorpresa…

CYRANO DE BERGERAC

gioia, attesa, speranza, sorpresa… CYRANO DE BERGERAC Teatro della fortuna, Pesaro Martedì mercoledì 29, e 28

Teatro della

fortuna,

Pesaro

Martedì

mercoledì 29,

e

28

Ore: 21,00

Regia di Alessandro Preziosi. Dalla celebre opera di Edmond Rostand. Alessandro Preziosi dirige e interpreta il romantico Cyrano, il più celebre poeta e spadaccino della storia della letteratura.

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il Ducato Ducato

Difficile passare gli esami di Lingue, molti i bocciati nella prima sessione

Grazie Prof, anzi Thank You

La facoltà corre ai ripari con lezioni mirate, tutor e recupero dei fuoricorso: arrivano i primi risultati positivi

STEFANIA CARBONI

e incontri per programmare

esami e strategie di studio, facciamo questionari per conoscere quali esami man- cano agli studenti e quali lezioni hanno intenzione di seguire”. Nel biennio 2008-09 i fuori-

corso di Lingue erano 377 , 54

nel vecchio ordinamento, 307

nelle triennali, 2 per il diplo- ma di esperto linguistico d’impresa e 14 per la speciali- stica in Lingue e Culture Straniere. Numero che è cala-

to decisamente negli anni a

partire dal biennio 2003- 2004, quando i fuori corso

erano 550. Uno dei tanti pro- getti attivi è

quello del recu- pero dei fuori corso per la lin- gua inglese, attualmente seguito da circa una trentina di ragazzi. Può fre- quentarlo chi è fuori corso già da due anni. I gruppi vengono divisi in base al livello di cono-

scenza della lin- gua iniziale, con lezioni ed esercitazioni mirate, e vengo-

no preparati per le prossime

sessioni. “Nella prima fase non ci sono stati risultati concreti, ma i ragazzi sono stati sensibilizzati, hanno

preso coscienza delle lacune

e nella seconda sessione ci

sono stati dei netti migliora- menti” racconta la professo- ressa Ossani. Altro obiettivo

è quello di accelerare i tempi

di laurea, con un progetto

cha aiuta lo studente a sce- gliere e stendere la tesi di lau- rea, velocizzando la conclu-

sione del percorso di studi. “Dati i risultati, credo che dovrebbe essere visto e pro- posto come un progetto pilo-

ta anche per le altre facoltà.

Tutto questo lavoro - suggeri- sce Ossani – nel medio e lungo termine paga. La cosa più bella è sentirsi ringraziare per quello che è stato fatto”.

S ette, undici, tredici. Ma anche dodici, dieci e sedici. Non sono i numeri della tombola, ma le pesanti cifre dei

risultati degli esami scritti nella Facoltà di Lingue a Urbino. Dove per Inglese III e Spagnolo II se becchi il 18 al primo colpo sei uno studente fortunato. “Ho provato quat-

tro volte, spero che la prossi- ma sia quella giusta”, racconta Maria, primo anno fuori corso, mentre Paolo al primo anno commen-

ta: “È la secon- da volta che mi bocciano, nor- male”. Chi inve- ce riesce a superare pren- dendo un bel 24, come Lucia, commenta: “Ci vuole una conoscenza specifica della lingua come l’inglese parla-

to da irlandesi, americani o australiani”. Quella di Lingue a Urbino è una tra le facoltà più presti- giose, oggi al quarto posto tra le migliori in Italia. Nel 2009 era la prima del Paese, secon- do la classifica Repubblica- Censis, un posto oggi occupa- to dalla facoltà di Lingue e Letterature straniere di Udine. Se l’alto standard regala notti insonni agli studenti di Piazza Rinascimento, c’è da dire che però chi frequenta non è lasciato solo, anzi. La facoltà organizza continuamente corsi di recupero e una inten- sa attività di tutoraggio, per non lasciare indietro nessuno. “Noi non regaliamo niente - racconta la preside di facoltà Anna Teresa Ossani - ma fac- ciamo di tutto per integrare e far raggiungere tutti a un livel- lo qualitativo alto. Abbiamo a cuore la formazione dello stu- dente. Organizziamo seminari

“Non regaliamo nulla, abbiamo a cuore la formazione dello studente”

L’aula sgombrata dopo 4 anni di occupazione

La lunga guerra della C1 finisce con polizia e lucchetti

La lunga guerra della C1 finisce con polizia e lucchetti ELIS VIETTONE BARBARA LUTZU P oliziotti

ELIS VIETTONE

BARBARA LUTZU

P oliziotti al magistero e Carabinieri in rettorato. È iniziata così lunedì 20

la “guerra per la C1”, l’aula del magistero occupata ininter- rottamente da quattro anni dagli studenti del Collettivo.

Lucchetto alla porta, un foglio

che dice che tutto il materiale presente è stato portato in un magazzino dell’università e forze dell’ordine attivate anche da Bologna per presi- diare l’aula nei giorni succes- sivi. Ma la situazione sembra tranquilla, rassicura il questo-

re di Pesaro Italo D’Angelo. Lo sgombero è avvenuto dome- nica per l’esigenza, come si legge nel comunicato del Rettore Stefano Pivato, di “usare tutte le aule per l’attivi-

tà didattica”. Dopo la neve alcune non sono più agibili e l’Università vuole risparmiare sull’affitto di altre strutture. Ma gli studenti del collettivo non ci stanno. “Se l’aula fosse servita per le lezioni l’avrem- mo data come abbiamo fatto in passato – dice Rafael Campagnolo, uno dei militan- ti della C1 autogestita – ma con questo atto di forza il Rettore ha dimostrato di non voler dialogare con noi”. Rettore che afferma che il provvedimento di sgombero era stato comunicato al Senato Accademico già nella seduta del 20 dicembre e che due lettere inviate dal Delegato agli studenti non avevano avuto risposta. Il responsabile del progetto stu- denti aveva poi proposto di trasferirsi nell’aula C3, ma gli studenti hanno visto l’offerta

come un tentativo di nascon- derli agli occhi della gente. “L’aula C1 ha una sua storia, era già stata occupata nel 2003-2004 contro la guerra in Iraq e nel 2005-2006 contro la riforma Moratti”, spiega Rafael. Gli studenti del collet- tivo intanto hanno deciso di “autogestire” il corridoio di fronte all’aula negli orari di apertura dell’università “per- ché prima o poi – dicono – dovranno aprirla per le lezio- ni”. Loro sono gli stessi che negli ultimi venti giorni sono stati per strada a spalare la neve. Solo in quattro avevano partecipato al bando comu- nale che prevedeva l’assegna- zione di un compenso giorna-

liero di 37 euro lordi, anche se

a spalare erano stati circa 40. “Non ci sembrava giusto usu-

fruire di quei soldi togliendoli

a chi ne aveva più bisogno”

spiega Rocco Stasi, del Collettivo C1. I quattro spala- tori del collettivo guadagne- ranno sui 1500 euro che hanno deciso di destinare alla città ma anche agli avvocati. Per la loro attività politica e di contestazione hanno, infatti, almeno quattro procedimenti penali aperti. L’ultimo è quel- lo seguito alla denuncia per la sospensione di pubblico ser- vizio alla mensa del Duca, sotto al Collegio internaziona- le. Gli studenti protestavano perché con la ristrutturazione dell’edificio l’aula studio era stata eliminata. In 19 sono stati condannati a pagare 3.750 euro a testa.

12
12
dell’edificio l’aula studio era stata eliminata. In 19 sono stati condannati a pagare 3.750 euro a

UNIVERSITÀ

UNIVERSITÀ Crolli e infiltrazioni, quasi una decina di strutture universitarie danneggiate La distruzione sotto la neve

Crolli e infiltrazioni, quasi una decina di strutture universitarie danneggiate

La distruzione sotto la neve

Situazione delicata a Scienze Motorie, dove una ditta specializzata sta rimuovendo i resti del tetto in amianto

GIULIA FOSCHI

P anche ammassate nella neve e bilan- cieri a bagno in una pozza d’acqua che si allarga sul pavimen- to della palestra

della Facoltà di Scienze

Motorie in via dell’Annunziata, diventata, in

parte, una pale- stra a cielo aper- to. E’ questa la struttura univer- sitaria che ha sofferto di più per la grande nevicata. Uno dei blocchi che compongono il tetto è crollato sul pistino di atletica e su parte della pale-

stra, che conte- neva 300.000 euro di attrezza- ture. Di queste, solo una parte è stata danneggiata; le più pre- ziose - quelle con dispositivi elettronici - sono state messe in salvo. La situazione è partico- larmente delicata perché la copertura spaccata è in amian- to che, sebbene sia stato tratta- to a norma di legge, ha richie- sto l’intervento di una ditta specializzata. La sola rimozio- ne dei frammenti del tetto potrebbe costare fino a 40.000 euro. Grazie a interventi tem- pestivi è stato possibile sottrar- re a una simile sorte molti altri edifici universitari. Il Rettore ha stilato una lista di priorità, e il 16 febbraio un gruppo di inge- gneri ha organizzato le azioni preventive per liberare i tetti dalla neve. Al primo posto Palazzo Bonaventura e Palazzo Albani, edifici storici già in situazioni critiche. Poi Palazzo Veterani, dove sono intervenuti

i Vigili del fuoco volontari di

Pinzolo, e Casa Chelli, di cui si sono occupati i volontari del soccorso alpino del Friuli. Su questi tetti la neve, spostata dal vento, raggiungeva i tre metri. L’organizzazione ha funzionato molto bene - rac- conta l’Ingegnere Roberto Cioppi - e il contributo dei volontari dei

Vigili del fuoco,

Soccorso

del

speleo-

stato

fondamentale,

nei

che

richiedevano

più competenza

a”.

Particolarmente

l’inter-

sulla

piscina di Mondolce. “Il 9 febbraio una squadra di sette persone ha lavorato ininterrottamente tutta la giornata per rimuovere la neve dal tetto. E' stato dav- vero importante perché la seconda ondata sarebbe stata più che critica”, spiega il Professore Vilberto Stocchi, Preside della Facoltà di Scienze Motorie. L’attività è ripresa il 13 febbraio, dopo l’accumulo di un altro metro e mezzo di neve. “La fortuna è stata trovare una ditta disponi- bile a lavorare per giornate intere. Non era scontato”. Problemi anche ad altre sedi universitarie. Il Laboratorio di Restauro si è allagato in segui- to alla rottura di un contatore dell’acqua. Fortunatamente le tele si trovavano sui cavalletti, e non si sono rovinate. Pericolo evitato al Campus scientifico Enrico Mattei, che crea spesso preoccupazioni a

Interventi

urgenti,

ricostruzioni,

manutenzione:

un salasso per i bilanci dell’Ateneo

del

alpino

e

Gruppo

logico

è

soprattutto

contesti

t

e

c

n

i

c

efficace

vento

Nella foto in alto, la palestra della Facoltà di Scienze Motorie allagata, con il tetto
Nella foto
in alto, la
palestra
della
Facoltà di
Scienze
Motorie
allagata,
con il tetto
crollato.
Nella foto
a sinistra,
operai al
lavoro sul
tetto della
piscina di
Mondolce.
Nella pagi-
na accanto
la polizia
all’ingresso
del
Magistero

causa della posizione difficil-

mente raggiungibile. Qui è crollata una struttura reticolare

di collegamento. Il timore era

che l’edificio nel suo comples-

so potesse cedere, ma la neve si

è sciolta in fretta e il Campus è sceso in fondo alla lista delle priorità. Con l’emergenza neve in fase conclusiva, si iniziano a fare i conti. Tasto dolente per l’Università, che ancora non ha stilato una lista delle spese. Non si sbilancia il Direttore amministrativo, Dottor Luigi Botteghi: “E’ troppo presto, gli

interventi sono ancora in

corso. Qualsiasi ipotesi sarebbe fuorviante”. Molteplici le voci

di spesa. Nonostante l’aiuto di

molti volontari, i costi per gli

operai che hanno lavorato in condizioni straordinarie saran-

no notevoli. Ancora da calcola-

re gli importi per la ricostruzio-

ne di diverse parti crollate, a cui si aggiungono la manuten- zione e la messa in sicurezza di edifici sotto osservazione. Preoccupanti le infiltrazioni, che deteriorano lentamente i soffitti e le travi. Intanto si avvi-

cina al 12 marzo, data di ripre-

sa dell’attività didattica. Oltre ad organizzare le lezioni e gli esami da recuperare, sarà

necessario trovare posto agli studenti rimasti senza aula. In primo luogo ai 400 studenti di Scienze Motorie, che seguivano

le lezioni al Cinema Ducale,

dove il 13 febbraio è crollata parte del tetto. L’idea è di spostarli all’Aula Magna del Magistero ma, spie- ga il Preside Stocchi, “la situa- zione impone una regia centra- lizzata per dividersi tutte quante le aule che sono a dis- posizione”.

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il Ducato Ducato

Mirko Larghetti, 29 anni di Urbino: il boxeur-muratore dal pugno pesante

Sul ring il “Toro” si scatena

Lo scorso novembre ha conquistato il titolo internazionale pesi Cruiser WBC. “Il mio mito è Joe Frazier”

pesi Cruiser WBC. “Il mio mito è Joe Frazier” STEFANO STRANO M irko Larghet- ti è

STEFANO STRANO

M irko Larghet- ti è un ragaz- zo di 29 anni, è nato a Ur- bino e ora vi- ve a Fronti-

no, il più piccolo comune del-

la provincia di Pesaro Urbino,

poco più di trecento abitanti inerpicati su montagne che ar-

rivano anche a mille metri. Fa

il muratore, il manovale, va a

lavorare dove capita, dove lo chiamano. Dovunque c’è da

faticare non si tira indietro. In- tanto va in palestra, ama la bo-

xe e si allena sul sacco nell’ac-

cademia pugilistica Valconca

di San Clemente, a Morciano. 1

metro e 86 centimetri di altez- za, 88 chili di peso, forza mu- scolare esplosiva e resistenza fisica aerobica, un fisico da to- ro. Lì il suo primo allenatore, Riccardo Maestri, si accorge che quel giovane montanaro ha del potenziale, un blocco di marmo da cui scolpire un pu- gile statuario. Lo fa salire sul ring, e Mirko colleziona vitto-

rie, scala la classifica dei pugi-

li dilettanti fino a vincere il ti-

tolo italiano dei pesi massimi nel 2009 e diventa pugile pro- fessionista. Lo scorso novem- bre, al Palazzetto dello Sport di Sant’Angelo in Vado, il match più importante. Pugni precisi, potenti, gambe leggere, rapi- de. Per vincere non si possono aspettare dodici riprese, an- che contro un avversario, te- mibile, esperto, che picchia duro, l’ungherese Laszlo Hu- bert. Basta il sesto round. Mir- ko, già in vantaggio ai punti, stende il magiaro ko con una lunga scarica di colpi e alza i guantoni al cielo con la cintu-

ra dei pesi massimi leggeri, il

titolo internazionale silver ca- tegoria Cruiser WBC (World

Boxing Council).

E dire che per questo impo-

nente ragazzo di montagna la carriera nel mondo della boxe professionista è cominciata per caso, come uno sport che fanno in tanti: “La mia avven- tura nel pugilato è iniziata sei

A sinistra e in basso il pugile Mirko Larghetti, 29 anni. A destra Ilenia Rossi,
A sinistra
e
in basso
il
pugile Mirko
Larghetti,
29 anni.
A destra
Ilenia Rossi,
con il trofeo
di campionessa
italiana di snow
board della
Protezione civile
anni fa nella palestra dell’ac-
cademia pugilistica Valconca
che si chiama Valconca, è il
“Toro del Frontino”. Mirko bo-
di Riccardo “Rico” Maestri – ri-
corda Mirko - la passione mi ha
poi spinto ad andare avanti e
dal semplice allenamento sul
sacco, sono passato a dare i
primi colpi sul ring”.
Ora fa parte dell’accademia
pugilistica Padana di Ferrara
xa aggressivo, così ricorda un
po’ “Toro Scatenato” Jake La
Motta, comunque, quand’è
sul quadrato, il mito che lo
ispira è Joe Frazier, leggenda-
rio pugile della Carolina del
Sud morto di tumore al fegato
a 67 anni lo scorso 7 novembre,
di Massimiliano Duran, ed è lì
che si prepara per gli incontri,
ma non si ferma mai. Si allena
già dalla mattina anche a casa
sua, a Frontino. In questa co-
dieci giorni prima dell’ultima
impresa di Mirko. “Come stile
pugilistico - commenta il suo
maestro di boxe Duran -Mirko
munità montana del Monte-
feltro, si respira aria buona e la
sua palestra è spesso la strada:
rientra negli “aggressori” alla
Frazier. Certo, non ha quell’in-
credibile movimento di tronco
e quel micidiale gancio sini-
“Vado a correre lungo la pro-
vinciale – parla il pugile – per
un’ora, un’ora e mezzo e ogni
tanto mi fermo, faccio ginna-
stica, e poi a casa mi alleno agli
attrezzi”.
Per i suoi fans, in quell’area in-
definita tra Marche e Romagna
stro, ma attacca dentro la
guardia avversaria, con com-
binazioni di colpi rapide, lun-
ghe e potenti. Ha un’ottima re-
sistenza, bisogna lavorare sul-
la strategia. Spesso nel pugila-
to conta più la forza mentale
che quella fisica”.
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bisogna lavorare sul- la strategia. Spesso nel pugila- to conta più la forza mentale che quella

SPORT

SPORT Fenomeni sugli sci e pazze per le moto Le gemelle llenia e Ixia formidabili iron

Fenomeni sugli sci e pazze per le moto

Le gemelle llenia e Ixia formidabili iron woman innamorate dello sport

MASSIMILIANO COCCHI

D i certo non si an- noiano. E non si fermano mai. Saccheggiamo tutti i luoghi co- muni: si somi-

gliano come due gocce d’ac- qua, sono due peperini, hanno l’argento vivo addosso. Fine delle frasi fatte. A Fermignano le conoscono tutti, ma conti- nuano a confonderle, vedere per credere: Ilenia e Ixia Rossi, spiccicate, fotocopia una del- l’altra. Uguali anche come gu-

sti e carattere, iron woman identiche anche negli sport.

Quali? Beh tutti. “A 6 anni papà

ci ha portato per la prima volta

a sciare - raccontano le gemel-

le - è diventata subito una pas-

sione”.

Dagli sci allo snow board il pas-

so è breve. “Quando è arrivata

questa moda abbiamo deciso

di provare, non abbiamo più

smesso”. Tanto che Ilenia si è

presa la soddisfazione di vince-

re

un titolo italiano. Sulle nevi

di

Brusson e di Ayas, in Valle

d’Aosta, lo scorso gennaio, ha messo dietro tutte le sue colle-

allenamento dopo allenamen- to. Tre di loro sono professioni- sti, gli altri giocano per hobby, ma la grinta agonistica è visibile già dal modo in cui si arrabbiano tra di loro quando va male un passaggio, o un tiro finisce in tri- buna. Un campionato complicato an- che per i soldi che non ci sono e le troppe spese da sostenere:

“Quest’anno affrontiamo squa- dre molto più strutturate della nostra, con maggiori disponibi- lità e panchine lunghe – dice il presidente Giovanni Pagnoni - pur portando gente al palazzet-

to e il nome di Urbino in giro, è difficile andare a reperire risorse. La pallavolo sta raccogliendo tutti gli sponsor”. Ma, nonostante i problemi, tutta la realtà urbinate fa ben sperare, con il settore giovanile under 21 e juniores che sta dando grandi sod- disfazioni e un progetto accurato di valorizzazione dei giovani cal- ciatori del territorio. La palla è rotonda, non resta che sperare; il cam- mino di una piccola squadra creata dieci anni fa è stato finora entu- siasmante e, come dice il presidente Pagnoni: “sarebbe un peccato, proprio in questo anniversario, fare un passo indietro”.

ghe nel trofeo della Protezione civile. Dunque lo sci prima di tutto?

“Non proprio - precisano - par- te tutto dal karate. Anche quel-

lo abbiamo cominciato a prati- carlo da piccole, spinte da pa- pà. Le arti marziali ci hanno in-

segnato coordinazione e disci- plina”.

Poi arriva il momento che puoi fare di testa tua. E allora le ge- melline vanno contro corrente.

“A scuola durante la ricreazio-

ne giocavamo a calcio con i compagni, quando abbiamo saputo che c’era una squadra femminile vicino a Morciola siamo andate. E così le gemelle Rossi sono diventate la coppia centrale nella difesa del Rio Sasso. Sempre insieme, vicine anche in campo. Ilenia con il 5, Ixia con il 6. “E meno male che avevamo il numero - scherzano - altrimenti anche l’arbitro avrebbe fatto fatica a ricono- scerci”. Se fosse stato per loro avrebbero continuato a indos- sare le scarpette, “perché il cal- cio ci piace davvero, ma con la famiglia gestiamo un agrituri- smo, si lavora soprattutto il sa- bato e la domenica. Abbiamo dovuto smettere”. Ma per fermarle ci vuole ben al- tro. Sul profilo facebook di Ile- nia campeggia una moto in pie- ga.Tuta di pelle e ginocchio in ter- ra. Roba da piloti veri, insomma. Quando le chiedi se è davvero lei Ilenia quasi si offende. È una ya- maha R6 da 120 cavalli. “Finchè non ho compiuto 21anninon po- tevo guidarla perché è una moto troppo potente. Così appena pre- sa la patente mi sono comprata una Ducati Monster depotenzia- ta, ma appena ho raggiunto l’età ho realizzato il sogno. Quella che hai visto sono io sulla pista di Ma- gione, in Umbria”. Le scappa un timido sorriso. E la sorella dov’ è? No lei ha preferito una Vespa.

Dopo l’ultima sconfitta, due mesi decisivi per la squadra

Futsal, la lotta per restare in serie B

MARTINA ILARI

U n 2-0 che diventa 2-3 e le paure crescono. Bastano pochi attimi e una normale partita di calcio può

diventare un evento epico, un momento

da conservare impresso sul giornale o al

contrario un’occasione sprecata, il ram- marico più deludente. Per il Futsal Paura Urbino calcio a 5, l’ultima sconfitta casa- linga di sabato ha il sapore rabbioso dei

punti persi. Ora la scalata. Lo spettro del-

la retrocessione in C1 è dietro lo sguardo

e preoccupa, ma guardando in avanti c’è un campionato di serie B da difendere.

Otto giornate alla fine, diciannove punti, una partita da recuperare e una sabato,

in

ne

la salvezza, il nostro obiettivo”. Grinta e timore insieme nelle pa-

molto difficile – dice mister Davide Bargnesi – ora ci giochiamo

– dice mister Davide Bargnesi – ora ci giochiamo Il team Futsal Paura Urbino prima di

Il team Futsal Paura Urbino prima di una gara

trasferta a Merano. “Siamo in un giro-

role del capitano Giovanni Casisa, classe 1977: “Prima della sosta per il maltempo stavamo vivendo un buon momento, venivamo da due vittorie e le cose sembravano andare meglio. La sconfitta

di sabato ci ha tagliato le gambe proprio per come è avvenuta, in

rimonta. Ora dobbiamo puntare almeno ai sei punti in due parti- te, altrimenti la situazione diventerebbe davvero difficile”. Una squadra che gioca su ogni pallone e lavora duramente sul campo,

la situazione diventerebbe davvero difficile”. Una squadra che gioca su ogni pallone e lavora duramente sul
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il Ducato MASS MEDIA

il Ducato

MASS MEDIA

Da Gianni AIemanno a Nichi Vendola, impazza il fenomeno dei profili fake

Il tweet fasullo corre in rete

L’ultimo caso è stato quello del messaggio del finto Monti al presidente francese Sarkozy Come difendersi dagli equivoci

DOMENICO A. MASCIALINO

“E mergenza

neve: abban-

donate la

città. Io sono

a

già

Milano”.“Ci

giunge notizia che non ha nevi- cato in alcune zone della città. Tranquilli, stiamo provveden- do”. “Da domani a giorni alter-

ni il Gra sarà percorribile solo in senso antiorario”. Sono solo alcuni dei pittore- schi tweet comparsi durante l’emergenza neve sulla bache-

ca di Gianni AIemanno. No,

non si tratta del sindaco di

Roma, ma di un fake che, sfrut- tando la somiglianza tra la “i” maiuscola e la L e utilizzando

un particolare font, è riuscito

ad ingannare un discreto numero di cybernauti. Col crescere dell’importanza

dei social network, il fenome-

no dei profili falsi sta dilagan-

do, così come i rischi legati a possibili equivoci. Ultimo in ordine di tempo, il caso del finto Mario Monti che, qualche giorno fa, ha inviato un mes- saggio di incoraggiamento a

Nicolas Sarkozy in vista delle prossime elezioni. “A lei, signor presidente, il sostegno del governo italiano e del primo ministro” scriveva il finto pre- mier, aggiungendo i suoi agli auguri (veri) di Angela Merkel

e David Cameron, meritando

così di essere aggiunto tra i “followed” del presidente fran-

cese. Messaggio poi retwittato

da Nadine Morano, ministra

della Formazione professiona-

le, e diventato così di pubblico

dominio.

Di finti Monti sul web ce ne

sono tanti, almeno una cin- quantina, eccetto quello vero. Questo fake poi, è risultato particolarmente credibile gra- zie allo stile “istituzionale” (uno dei tweet più recenti:

“Ringrazio tutti coloro che hanno compreso il mio no a Roma 2020. Sarebbe stato uno sperpero inutile e un oltraggio

ai sacrifici”), e al link al sito del

governo e alla dicitura “official Twitter account” sul profilo.

A inizio febbraio era stata

ingannata da un fake anche l’Agi, che ha ripreso e diffuso il tweet di un falso Nichi

Vendola: “Mi sta pervadendo il desiderio di paternità. Gianna Nannini dimostra che non ci

sono limiti alla voglia di amare

e procreare”. La stessa sera, l’a- genzia ha dovuto pubblicare la smentita, una volta chiarito il non trascurabile equivoco. Ma quello dei profili falsi su Twitter è un fenomeno diffuso da tempo all’estero: già nelle presidenziali del 2008, negli Stati Uniti circolavano tweet di fasulli Barack Obama, mentre

lo scorso inverno il sindaco di

Chicago, Rahm Emanuel, durante la campagna elettorale ha dovuto fare i conti con un falso account che aveva più fol- lower di quello ufficiale. Nel giugno scorso, invece, aveva

fatto scalpore in Russia il son- daggio di un finto Medvedev, che chiedeva agli utenti cosa

pensassero dell’ingresso in politica del miliardario Mikhail Prokhorov e come avrebbero valutato la sua nomina a pre- mier russo. Tremila utenti del microblog espressero il loro parere, tra il panico e il clamo- re degli opinionisti politici. Fino al comunicato ufficiale di smentita dell’ufficio internet del Cremlino. Ma come riconoscere i profili fasulli, quando non sconfinano

in assurdità di vario genere?

Luca Conti, autore del libro “Comunicare con Twitter”,

intervistato attraverso il social network, ci dice: “Per ricono- scere un profilo falso è bene seguire il linguaggio dei prece- denti tweet: chi segue, a chi

risponde, da quanto esiste. I fake sono sempre esistiti: su Twitter, su Facebook o sui blog, come quello di Steve Jobs. Se se ne parla, la tentazione sale”. Conti parla anche dello svilup-

po futuro del social network:

“Twitter continuerà a crescere, non ha ancora espresso il suo potenziale. Diventerà più per- vasivo, una infrastruttura della rete”. Altri consigli di ‘autodifesa’ li

dà il sito ‘Pubblicodelirio.it’: cer-

care account segnalati su siti ufficiali, verificare se tra i follo- wer ci sono personaggi famosi

come quello in questione e se vengono ripostati i messaggi

pubblicati sulla pagina ufficiale

di Facebook, diffidare delle foto

palesemente prese da internet.

Se poi il personaggio, come Gianni AIemanno, prega “@er Paletta di sgomberare il vialetto di @ritadallachiesa per cortesia”, allora forse è il caso di avere qualche dubbio sull’identità di chi scrive.

caso di avere qualche dubbio sull’identità di chi scrive. L’account del finto Gianni Alemanno ’ ’

L’account del finto Gianni Alemanno

Il social network crescerà e si svilupperà ancora, ma non ha ancora espresso tutto il suo potenziale. Diventerà sempre più pervasivo, una vera infrastruttura della Rete

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I CONSIGLI DEGLI ESPERTI

Ecco come riconoscere i falsi profili Twitter

- Il tono è spesso informale o insolito.
- Non c’è link al sito ufficiale e sul sito non c’è traccia dell’account.

- Tra i follower ci sono altri falsi conclamati e mancano numerosi Vip.

- Non sono riportati i messaggi della pagina ufficiale di Facebook.

- Le foto sono palesemente prese da internet.

- Quelli veri postano numerosi tweet promozionali.

- Verificare a chi risponde e da quanto esiste.

ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: STEFANO PIVATO, Rettore dell'Università di Urbino "Carlo Bo". Vice:

DARIO GATTAFONI, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche. Consiglieri: per l'Università: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI, GIUSEPPE PAIONI; per l'Ordine: STEFANO FABRIZI, CLAUDIO SARGENTI; per la Regione Marche: SIMONE SOCIONOVO, ALFREDO SPARAVENTI; per la Fnsi: GIOVANNI GIACOMINI, GIAN- CARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI

IL DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 www.uniurb.it/giornalismo; e-mail: reda- zioneifgurbino@gmail.com Direttore responsabile: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI Stampa: Arti Grafiche Editoriali Srl - Urbino - 0722328733 Registrazione Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991

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