Sei sulla pagina 1di 18

Atti del convegno

Principi, compiti e obiettivi di una moderna Scuola Calcio.


Il calcio controcorrente: una filosofia “nuova”.

Urbino 3 Maggio 2008


<<…“Di un occhio a ciò che precede «qualsiasi» risultato, credo, infatti, che non ci sia
bisogno soltanto nel calcio, ma anche nella vita di tutti i giorni.
Lo sappiamo tutti: una squadra può giocare un gran calcio e perdere (tanto che ormai
non scandalizza più nessuno l’allenatore che dice a voce alta: «prima il risultato, poi il
gioco»), quel giocatore eseguire quell’incredibile «numero» e non sapere alcunché di
come ha fatto a farlo, quel dirigente avere un gran successo sociale e magari essere
tanto mediocre, quello scrittore avere tantissimi lettori e avere copiato tutto da quello
che non ne ha.
Potere e profitto, si sa, non prendono neppure in considerazione le strade, guardano
solo alle mete.
Sono convinto che ciò – come fa un’umanità peggiore – fa anche peggiore quel mondo
del calcio che ho sempre guardato dalla parte degli innumerevoli ragazzini che lo
sognano. Per loro occorrono sempre migliori maestri.
A loro sono sempre dedicate le mie analisi, perché vorrei che fossero sempre giudicati
per quello che davvero han fatto, e non per quello che si vorrebbe avessero fatto prima
detto col senno di poi, quando il risultato è noto e sancito.>>
F. Accame

<<Seguire la filosofia del risultato non significa ottenere risultati, ma anteporre il


risultato a ogni altro obiettivo. Io scorgo un unico problema nella mia testarda visione
del calcio: che si giochi bene o male, all’attacco o in difesa, palleggiando di fino o
sparacchiando in avanti, il campionato lo vince sempre uno solo. Non vorrei fare il
guastafeste, ma vi ricordo che il secondo è soltanto il primo dei perdenti. Stando così
le cose, non sarebbe meglio rilassarsi un po’?>>

J. Valdano
Carlo Chiarabini
Direttore del convegno

_____________________________________________________________
Ricreare il calcio di strada

Nella mia esperienza da responsabile e da istruttore nel settore giovanile ho visto


“passare” come si suol dire, molti ragazzi. Ciò che mi appassiona di più è valutare la loro
evoluzione: nel corso della stagione, a fine anno e poi via via nel corso degli anni, per
capire se siamo riusciti a trasmettere loro qualcosa di buono, se siamo stati bravi
educatori, se quel bambino che sembrava avere certe qualità poi fosse riuscito ad
esprimerle e viceversa se quello invece meno dotato avesse magari fatto passi da gigante.
Le risposte a queste domande contribuiscono a formare la nostra maturità in ambito
calcistico ma anche umano. Ci fanno capire quali possono essere le variabili che incidono
su un determinato percorso, e di conseguenza ci permettono di essere consapevoli di
quello che facciamo, aiutandoci a sbagliare di meno. Osservando l’attività dei ragazzi nei
vari contesti delle scuole calcio, mi è sembrato di carpire una caratteristica abbastanza
comune negli ultimi anni: la mancanza di totale spontaneità dei bambini, collegata agli
eccessivi vincoli che noi allenatori imponiamo per raggiungere determinati obiettivi.
Parlando con Fabio e con altri colleghi, anch’essi istruttori, mi sono detto: “non giocano più
come facevamo noi nella strada”. Ed eccoci qui, “ricreare il calcio di strada”, così recita il
titolo del mio intervento oggi e proviene un pò dai ricordi che ogni tanto riaffiorano sui
periodi cosiddetti “belli”, ovvero quelli di quando eravamo bambini. Mi tornano infatti
spesso alla mente le grandi partite, le grandi sfide che facevamo nei lunghi pomeriggi
dopo la scuola, in ogni periodo dell’anno. Che piovesse, facesse freddo o ci fosse il sole
poco importava; ciò che contava era solamente la voglia di arrivare a casa, mangiare un
boccone e scendere giù in strada con un pallone. E si, perché il teatro del nostro giocare
non era di certo lo stadio del paese, ne tanto meno il campetto di periferia; se chiudo gli
occhi un attimo e ripenso a quei tempi subito un’immagine mi trovo di fronte: la strada.
Badate bene, le grandi sfide potevano consistere in partite cinque contro cinque, tre contro
due, uno contro uno, ma anche in giochi diversi come il “chi fa gol va in porta” o il “calcio
tennis a muro” e tanti altri. Ora alcuni di voi sapranno di cosa sto parlando, altri un pò più
giovani magari no. Ma non voglio di certo stare qua a spiegarvi le particolarità di quei
giochi (tra l’altro bellissimi) o di quelle gare; sarebbe interessante ma l’obiettivo è un altro.
E’ quello di riflettere su quale valenza didattico-educativa potesse avere, ed ha, la pratica
del calcio di strada, e dunque come la sua essenza debba essere a mio avviso capita e
riproposta oggi nella nostra attività di insegnamento nella scuola calcio.
Tra i vari aspetti positivi che caratterizzano questa esperienza, tre sono di particolare
rilievo:

• La formazione del carattere di un ragazzo


• Il vasto esercizio delle tecniche calcistiche
• La gioia del gioco

Il primo obiettivo mette in risalto come, un gruppo di bambini, riesca ad imparare ad


autoregolarsi, gestendo situazioni anche complesse. A volte sbagliando, certo; a volte
evidenziando piccole ingiustizie (pensiamo es. al ragazzino un pò sbruffone); altre volte
ancora non riuscendo a mettere ogni cosa al posto giusto. Ma si sforzano, e pian piano
riescono a trovare l’equilibrio. Iniziano a capire cosa significhi costruire regole e
rispettarle, aiutarsi, approfittare di un errore dell’altro. Come dice Jorge Valdano in un suo
libro “…non si tratta di un lavoretto ingenuo: stanno imparando a vivere”. Allora quale
palestra migliore per formare il carattere di un ragazzo? Da grande, sia che giocherà a
calcio, sia che non lo farà, egli dovrà prendere decisioni, ingoiare bocconi amari, sapere
che per raggiungere risultati occorre fare sacrifici, capire che a volte neppure questo
basta, e tanto altro ancora. Ecco, il gioco del calcio visto in quest’ottica può dare tanto ai
nostri giovani.
Il secondo aspetto riguarda la gestualità tecnica, intesa nel senso più ampio del termine.
Avete mai provato a guardare con attenzione bimbi che giocano per strada? Riescono a
fare delle cose che non sembrano possibili. Basta pensare alla nostra esperienza; forse
non ci abbiamo mai fatto caso, ma giocando tra amici senza vincoli o pressioni di sorta,
magari la partita di calcetto prima della pizza, riusciamo a compiere dei gesti che, in una
partita vera di campionato non immaginiamo nemmeno di provare. Colpi di tacco, tunnel,
giocate al volo, tiri di punta e potrei continuare ancora. Questo per farci fermare a
riflettere che i bambini, soprattutto nelle fasce di età più basse, hanno bisogno di essere
lasciati liberi di esprimersi, anche per poter manifestare certe qualità tecniche che invece
noi, con i nostri schemi, troppo spesso freniamo.
Terzo aspetto, ma primo per importanza, la gioia del gioco. E’ la base dell’insegnamento,
la condizione che noi istruttori dobbiamo cercare di creare ogni volta che ci rapportiamo
ai nostri bambini. E’ l’aspetto principale dell’attività che svolgiamo e, lasciatemelo dire,
oggi troppo spesso trascurato da molti di noi. Il calcio di strada creava emozioni forti,
positive e negative. Capitava di gioire per un gol allo scadere, per una partita vinta, di
arrabbiarsi per una sconfitta, di piangere per un calcione preso, ma una cosa non
mancava mai: la felicità di giocare. Ricordo che al mio paese non si vedeva l’ora di
arrivare giù nello spiazzale; si iniziava alle due del pomeriggio di inverno e si finiva alle
cinque, nel momento esatto in cui la corriere passava a fianco del nostro “campetto
inventato” e decretava la fine. Sudati andavamo a casa, chi aveva vinto, chi aveva perso,
con un unico pensiero: che il giorno seguente avremmo ancora giocato assieme.
Ecco questo solo per capire quanto importante sia stata per noi ragazzi quella strada. E
di giocatori bravi ne sono venuti fuori eccome.
I tempi però sono cambiati. Per mille ragioni oggi i bambini nella strada non giocano più.
E non è un problema di spazi, ma appunto di tempi. Tempi intesi sia come momento
storico (in questi ultimi venti anni la società è stata stravolta quanto a stile di vita ed in
parte è giusto che ci adeguiamo) sia proprio come tempo a disposizione nell’arco della
giornata. Oggi un bambino ha la vita programmata come un robot, e questo non è un
bene: il lunedì catechismo, il martedì e il giovedì rientro a scuola, il mercoledì fino alle
cinque corso di inglese, poi i compiti, poi qualcos’altro. Aggiungiamo che il mattino a
scuola trascorrono sei ore spesso come soldatini e il quadro è bello che fatto. Tutto
questo ci deve fare pensare e, a mio avviso, deve essere da spunto per capire che quella
strada che oggi non c’è più noi la dobbiamo ricreare per i nostri ragazzi e lo possiamo
fare nella scuola calcio. Anzi lo dobbiamo fare, sfruttando tutte le modernità e le
tecnologie che la società ci mette a disposizione. Allora cerchiamo di essere più
autorevoli e meno autoritari, lasciamoli decidere, non indichiamo nelle esercitazioni
sempre la via migliore. Invece a volte lasciamo che si prendano la briga di organizzarsi,
diamogli la possibilità di scegliere tra più soluzioni, magari sbagliando, per poi aiutarli
nella comprensione delle situazioni attraverso il metodo della scoperta guidata, o altri
modi che riteniamo opportuni. In questa maniera imparano, ricordano e arricchiscono il
loro bagaglio.
Attenzione però; tutto ciò non è incompatibile con professionalità, con programmazione,
con l’essere metodici, con l’insegnamento analitico e quant’altro richiesto per poter
insegnare calcio. I metodi sono tutti adeguati, se sviluppati in un contesto in cui il
bambino può tirare fuori il meglio di se, dove egli possa imparare giocando e giocando
divertendosi. Alla fine siamo sempre noi quelli che riescono a rendere un allenamento
divertente e proficuo, stimolante ed impegnativo. Oggi siamo noi che abbiamo la
responsabilità di preparargli il terreno, di fare in modo che vengano al campo con
entusiasmo, per imparare e divertirsi. Siamo noi a dovergli costruire “la strada”, dove
arrivino con il sorriso, e con il sorriso ci salutino quando se vanno via.

Carlo Chiarabini
Fabio Lepri
Direttore del convegno

Una filosofia “nuova”

L’obiettivo del convegno è di individuare nuove premesse che portino a nuove strategie
da applicare nel nostro lavoro. Una filosofia che si fondi su principi comuni sui quali
basarsi nella creazione, costruzione dell’attività giovanile.
Principi utili quindi e non tecniche di allenamento.
Questa premessa dovrebbe essere l’intenzione con cui guardare ai lavori del convegno.
Inevitabilmente siamo portati ad analizzare, scomporre e ridurre la nostra attenzione ai
particolari e ciò è importante quanto il mantenerci aperti all’aspetto globale.
Il bambino che gioca è l’aspetto globale. Il gioco è lo strumento.
Perché giochiamo?
<< I bambini e gli animali giocano perché ne hanno diletto e in ciò sta la loro libertà>> J.
Huizinga.
Il calcio di strada rispetta, quali principi fondamentali, la libertà e il piacere.
Perché è importante portare in primo piano queste premesse nello svolgere il nostro ruolo
di istruttori, educatori, allenatori?
Le argomentazioni che seguono vogliono rispondere a questa domanda per evitare di
<<rifugiarsi nel naturale>> e <<abdicare alle proprie funzioni di istruttore>> F. Accame.
Il percorso attraverso le fasi naturali del flusso di energia nel gioco, sono una mia
rielaborazione delle fasi naturali del flusso di energia nell’uomo di Jack Painter.
Dal fluire di quest’onda energetica dipende la piena espressione della nostra vitalità.
I nove principi che ne scaturiscono sono:
Piacere

Libertà Creatività

Analitico
1. Sicurezza Globale
2. Ricettività Espressività Scoperta guidata
Gioia
Problem solving
3. Espressività Tecnica applicata
4. Libertà Gioco libero
5. Piacere Partite a tema
Schemi formativi
6. Creatività Imitazione
7. Gioia Ricettività Mellow
8. mellow (maturità)
9. soddisfazione

Sicurezza Soddisfazione

E sono i principi base dei quali essere consapevoli nel nostro ruolo di istruttori. Conoscerli
e riconoscerli ci aiuta nella creazione, costruzione, gestione delle attività giovanile e non
solo. Ci aiuta ad elaborare strategie di intervento che abbiano una intenzione rivolta
all’aspetto globale: il bambino che gioca.
Se, nello svolgimento delle nostre sedute di calcio, manteniamo come background i
principi sopra esposti, potremo allora utilizzare qualsiasi tecnica di allenamento.
L’analitico, il globale, la scoperta guidata, la tecnica applicata, sono gli strumenti che, se
sapientemente utilizzati, ci permettono di portare i nostri allievi attraverso quelle fasi
naturali del gioco che ne realizzano la piena vitalità.
Daniele Corazza
Responsabile Tecnico Scuola Calcio Bologna FC 1909

Il Metodo Mundialito: il gioco del calcio visto con gli occhi di un bambino…

E’ una metodologia di apprendimento del gioco del calcio improntata sui seguenti 4 aspetti
principali:
• DIVERTIMENTO
Non c’è apprendimento senza divertimento
• COORDINAZIONE
È la base della motricità di ognuno di noi
• VELOCITA’
Nel gioco del calcio moderno è un fondamento
• PARTITE
Abitudine al confronto e alla situazione di gioco

Il divertimento permette di giocare con grande applicazione, la coordinazione migliora


l’aspetto motorio, la velocità consente di arrivare sulla palla prima degli avversari,
l’agonismo porta alla vittoria delle partite.
Sicuramente agli occhi del lettore si nota la mancanza un elemento base: la tecnica. Essa
mi permetto di affermare, è una conseguenza diretta di questi 4 aspetti.

DIVERTIMENTO:
Quando con gioia e senza fatica svolgiamo un lavoro, un compito, una qualsiasi cosa che
facciamo durante l’arco della giornata: “quando ci divertiamo a farla”.
Personalmente amo il calcio, ho amato praticarlo a livello agonistico e attraverso il
divertimento ho sempre cercato di trasmetterlo ai miei allievi, sia ai bambini che a giocatori
evoluti.
Genitori, allenatori, dirigenti, spettatori molto spesso impediscono ai bambini di divertirsi
perché pretendono che questi si comportino da adulti, spesso riportando sul bambino
aspettative che se divengono realtà dai 6,7,8...fino ai 12 anni ci troviamo di fronte a
qualcosa di anomalo.
Quando tutti definiscono un giocatore “bravo”?: quando si comporta come un adulto in
miniatura.
Mi sono sempre chiesto se è normale che un bambino giochi come un giocatore evoluto...
Secondo me è normale e corretto che giochi a calcio come un bambino, cioè seguendo il
suo istinto per il piacere di correre dietro a una palla.
Parlando con giocatori professionisti mi è capitato di sentire:”sai qual è la differenza tra noi
e loro? (rivolgendosi ai bambini che giocano nel campo adiacente): che loro si divertono a
giocare a pallone!”
Il nostro punto di partenza deve essere il divertimento.
Il 16/03/2008 era ospite alla trasmissione “che tempo che fa” il Commissario Tecnico della
nostra nazionale Roberto Donadoni. Il conduttore della trasmissione Fabio Fazio gli ha
rivolto questa domanda: Enzo Bearzot diceva al Mundial 82 che l’imperativo categorico
era la compattezza, per l’europeo Donadoni quale imperativo categorico dirà ai giocatori?
Donadoni risponde: “cercate di divertirvi”.

COORDINAZIONE:
Per coordinazione si intende quella capacità motoria che permette di organizzare,
controllare e regolare le sequenze nelle quali si articola un movimento.
Sulle capacità coordinative, autorevoli autori hanno scritto e condotto abbondanti studi sui
quali è necessario che ogni tecnico educatore approfondisca assolutamente. Tra le
molteplici tassonomie presentate negli anni ho scelto la classificazione sulle capacità
coordinative definita da Blume, che le suddivide in questo modo: accoppiamento e
combinazione, differenziazione, equilibrio, organizzazione spazio-temporale, reazione,
adattamento e trasformazione, ritmizzazione, fantasia motoria e anticipazione motoria.

VELOCITA’:
Nel calcio la velocità-rapidità costituisce una delle doti fondamentali e questo è
riconosciuto da tutti. Questa capacità è sempre condizionata dalle situazioni di gioco e
dall’abilità tecnica individuale.
Per velocità si intende la capacità che ha un soggetto di eseguire azioni motorie alla
massima intensità in un tempo minimo. Il periodo sensibile di incremento è dagli 8 ai 12
anni. Quando si analizza un movimento veloce può essere utile considerare se tutto il
corpo partecipa al movimento oppure se si esegue l’atto motorio con singole parti del
corpo, in questo caso è più corretto parlare di rapidità.
La velocità nelle sue diverse espressioni riferita al calcio, possiamo intenderla come segue
in varie tipologie:
A. Velocità di corsa
B. Velocità di esecuzione
C. Velocità di comprensione
D. Velocità di decisione
Tutto l’allenamento che proponiamo ai nostri bambini deve avere costantemente le
caratteristiche di ritmo, velocità,intensità (di stimoli) e creatività. Le esercitazioni ed i giochi
proposti devono essere richiesti a livello esecutivo con un gesto tecnico che deve essere
concluso nel più breve tempo possibile. E’ importante l’efficacia del gesto tecnico non la
perfezione...le partite si vincono spesso così. Quando l’attaccante ha una esecuzione
didatticamente perfetta, spesso non segna!

PARTITA:
Normalmente gli allenatori lasciano il finale di allenamento per far giocare liberamente i
bambini, spesso non curandosi più dei singoli e a volte anche del gruppo, in quanto ci si fa
forti della comoda affermazione “lasciamoli giocare”. I giocatori appartenenti alle fasce
d’età considerate devono invece, a parer mio, essere si liberi di esprimersi disputando mini
partite, ma inserendo un ingrediente importantissimo per la formazione del giocatore:
l’agonismo.
In pratica strutturo l’ultima parte di allenamento dividendo il gruppo in 4 squadre
accattivando l’attenzione dei bambini con nomi di fantasia se siamo di fronte a 5-8 anni,
nomi di nazionali o club se sono in campo con giocatori di 9-13 anni. Gioco libero,
all’ultimo respiro disputando un vero e proprio “mundialito” organizzato con caratteristiche
ben precise:
A. Intensità con palla sempre in gioco
B. Zero pause
C. Gol il più possibile
D. Agonismo ludico con finale all’ultimo gol organizzando squadre equilibrate
E. Al termine del gioco tutti i giocatori, devono aver dato tutto
Questo tipo di partite ci permette di formare caratterialmente tutti i giocatori entrando in
campo divertendosi e impegnandosi al massimo, anche perché è lo stesso componente
della squadra che ti gratifica e ti stimola a dare il massimo. Inoltre tutti i bambini migliorano
e giocano al massimo delle loro capacità, perché sono sempre coinvolti tutti nel gioco.
L’agonismo ludico, forma il giocatore nel tempo.

IL METODO MUNDIALITO E LA TECNICA


La tecnica calcistica è il complesso dei movimenti, con o senza palla, che più
frequentemente si manifestano durante una partita di calcio, nella quale come primo
obiettivo abbiano il possesso, la difesa e la riconquista della palla. La tecnica calcistica si
divide in tecnica di base e tecnica applicata o tattica individuale.
Il gioco mi permette di allenare la tecnica, un esercizio gioco non ha mai un solo obiettivo,
ma tanti aspetti migliorativi del giocatore. Nel pensare ad un gioco quindi definiremo più
obiettivi.
Ho dedicato una parte alla tecnica calcistica, perché questa sostengo con tutte le mie
forze, si allena attraverso il divertimento, la coordinazione, la velocità e la partita,
insegnandola globalmente, evitando la noia che uccide il giocatore professionista,
figuriamoci il bambino.
Un bambino che deve imparare un gesto tecnico corretto, deve avere anche la possibilità
di personalizzarlo.
Le esercitazioni sono tutte valide e tutte migliorano il singolo bambino, ma devono essere
proposte con metodo. Il tecnico educatore deve essere in possesso del metodo, non
dell’esercizio, anche perché facendo una semplice considerazione, se per essere bravi
allenatori, bastasse conoscere molti esercizi, tutti sarebbero allenatori professionisti di
Serie A.

SELEZIONE DEL GIOVANE TALENTO


Dai 5 ai 13 anni, per essere precisi dalla categoria FIGC Piccoli Amici, fino alla Categoria
Esordienti secondo anno tutta l’attività deve essere sviluppata secondo la metodica sin qui
esposta. Il Bologna F.C. 1909 sta ottenendo i risultati di tre anni di lavoro, non sul talento;
ma sul bambino. Successivamente, quando ho dato la possibilità a tutti i componenti della
scuola calcio di migliorare al massimo delle proprie potenzialità, allora seleziono. Non mi
interessa farlo prima perché ci sono troppe variabili nella selezione, quindi il margine di
errore è immenso. Questo è dimostrato dalla differenza sulle rose dei club professionistici
tra la prima selezione ed i giocatori che arrivano alla primavera. Spesso per esigenze di
risultato (forse?), non vado a considerare nel giocatore una serie di componenti importanti
fra cui per esempio l’età biologica, infatti la maggioranza dei giocatori che da pulcini,
esordienti entrano nelle rose di squadre professionistiche appartengono come mesi di
nascita in gennaio, febbraio e marzo con picchi che in alcuni casi arrivano quasi al 40-
50%.
Come Bologna F.C. 1909 intendiamo andare controcorrente, a partire dalla prossima
stagione 2008/2009 la prima squadra selezionata farà i giovanissimi regionali, prima ci
sarà solo scuola calcio aperta a tutti per valorizzare i bambini indipendentemente dalle
capacità.
Alla luce di quasi 20 anni di campo sono giunto alla conclusione che il postulato calciatori
si nasce sia sbagliato. Ritengo che calciatori si possa diventare, partendo da un pre-
requisito di base: essere allenati in modo corretto. In tutte le partite che vediamo, notiamo
un giocatore che spicca rispetto agli altri, successivamente, magari nella stagione
seguente ci capita di rivederlo e quel giocatore non è più in grado di fare la differenza, ma
si è equiparato ai compagni, livellando le sue capacità calcistiche verso il basso. Perché?
Il giocatore aveva un pre-requisito di base ma non è stato stimolato in modo corretto
oppure in modo non sufficiente, quindi ha perso nel tempo gran parte del suo possibile
potenziale? Questa metodologia diversa di insegnamento del gioco del calcio rivolto a
queste fasce d’età (5-13 anni) mi consente certamente di sbagliare meno nelle scelte
rispetto alle più comuni filosofie di selezione, evitando la perdita di talenti.

VIDEO INTERVISTA
1. perché giochi a calcio?
2. a che età hai incominciato a giocare a calcio?
3. che ruolo fai?
4. che ruolo hai sempre sognato di fare?
5. cosa provi quando segni un gol?
6. quando perdi una partita cosa pensi?
7. qual è la cosa che ti piace di più al mondo?
8. cosa sognavi/sogni di fare da grande?
9. di quale squadra sei tifoso?
10. chi è il tuo calciatore preferito?

CONCLUSIONE
Alla luce delle mie personali esperienze, ritengo che il nostro calcio vive ancora una fase
in cui si pensi tutti troppo ad allenare nello stesso modo: preoccupandoci molto del
risultato e poco dei bambini. Per questo ho scelto di seguire una strada nuova a cui ho
dato il provocatorio nome di “metodo mundialito”.
Alessandro Ramello
Resp. Area Tecnica Juventus Soccer School

L’esperienza Juventus

Juventus Soccer Schools è un progetto nato nel 2004 che si rivolge al mondo del calcio
giovanile e delle scuole calcio. Frutto della collaborazione tra Juventus Football Club
S.p.A. e Juventus Merchandising S.r.l. (società del Gruppo Nike), il progetto ha l’obiettivo
di consentire agli appassionati di muovere i primi passi nel mondo dello sport e del calcio
seguendo il c.d. “metodo Juventus”. Partendo da queste premesse, grande attenzione è
rivolta non solo agli aspetti professionali, ma anche alle componenti formative e di
intrattenimento. Un progetto, se vuole raggiungere traguardi positivi, deve
necessariamente porsi degli obiettivi ben precisi, finalizzati, mirati, studiati, calcolati ecc.
L’obiettivo dichiarato di JSS è quello di creare il miglior progetto di scuole calcio al mondo;
Un obiettivo molto ambizioso ma al quale i responsabili del progetto tendono
costantemente.
Siccome fin da subito il progetto JSS è cresciuto moltissimo in Italia e ha avuto
espansione internazionale, si è avuta la necessita di creare un MODELLO. Il modello JSS
si fonda sulla ventennale esperienza del suo ideatore Marco Marchi e si basa sui principi
per un corretto avviamento alla pratica sportiva e non dimenticata l’importanza educativa
dello sport, del rapporto sport e società, del rapporto sport-salute e sport-professione.
Secondo il modello JSS nell’organizzazione di una scuola calcio si deve fare una specie di
rivoluzione copernicana in cui il centro dell’attenzione non dovrà essere la società – o
peggio l’allenatore – ma dovrà essere il ragazzo – che diventa importante per l’intera
struttura perché in futuro sarà: tifoso, amico, sostenitore, atleta, appassionato, fidelizzato,
tesserato o meglio ancora futuro “uomo atleta professionista”. Proprio per questa ragione il
Centro Studi JSS ha elaborato la Child Protecion Policy, un manuale sulla tutela dei
minori.
Il “modello JSS” è strutturato su vari livelli e prevede anche quello che viene definito
modello JSS “on the pitch”. E’ necessario che ogni JSS Coach, nello svolgere quotidiano
delle sue mansioni, si cali professionalmente nei compiti e nelle responsabilità che gli sono
state affidate, rispettando i canoni educativi, tecnici e psico-motori che la stessa operatività
richiede.
Le linee guida del modello JSS “on the pitch” in campo passano attraverso quattro
capisaldi che sono:
S.F.E.R.A., il GET, le XP e la gestione “GLOBALE” della seduta.

S.F.E.R.A.

E’ capitato a tutti di essere talmente coinvolti da ciò che si sta facendo tanto da provare
piacere nel farlo e sentirsi in uno stato mentale particolare in cui la nostra attenzione è
totalmente rivolta a all’attività che stiamo svolgendo; Questo stato mentale è chiamato
“stato di flow” o “zona di massima prestazione”.
SFERA è un termine introdotto in Psicologia dello Sport dallo psicologo torinese Giuseppe
Vercelli, e che ha iniziato ad entrare a far parte dei progetti JSS fin dall’inizio, in modo
particolare attraverso Juventus University.
Entrare in SFERA serve agli allenatori per poter rendere al meglio durante le sedute
d’allenamento.
Quando si entra in SFERA tutto sembra naturale, piacevole e divertente.
L’acronimo SFERA si compone di cinque termini che costituiscono i cinque cosiddetti
attrattori:
Sincronia
Forza
Energia
Ritmo
Attivazione

IL GET

Il Centro Studi Juventus Soccer Schoools ha coniato il termine GET – GLOBAL


EDUCATIONAL TRAINER. Il GET non esiste è una sorta di allenatore perfetto, un punto
di arrivo, un obiettivo al quale arrivare.
La passione è la migliore motivazione per poter svolgere al meglio la propria attività, ed è
una delle caratteristiche più importanti che un GET deve possedere.
Il GET deve conoscere e perseguire la filosofia del “Kaizen” tipica del pensiero zen.
Questa filosofia introdotta da un economista giapponese nel 1984, Imai Masaaki. La
parola giapponese Kaizen è un termine giapponese e si compone di due termini, Kai
(strada) e zen (saggezza). Questa filosofia è detta del miglioramento continuo. Applicare
la filosofia Kaizen significa cambiare spesso la propria strategia, il proprio modo di
pensare, ricercare nuove metodologie, il tutto per migliorarsi incessantemente.
Il GET deve possedere una conoscenza a 365° del mondo in cui è chiamato ad operare:
parlando di scuola calcio e di settore giovanile il GET deve avere conoscenze approfondite
su tutti gli ambiti ad essa collegati. In modo particolare deve conoscere l’individuo con il
quale e per il quale deve operare: il bambino o ragazzo in età evolutiva. Specificatamente
deve possedere conoscenze in ambito pedagogico, psicologico e auxologico. IL GET
inoltre deve possedere competenze specifiche relative all’insegnamento delle tecniche e
tattiche calcistiche in modo da poterle trasferire ai propri allievi.
Una delle caratteristiche più importanti che un GET deve possedere è la capacità di
autoanalisi con un elevato senso critico. Solo mettendosi sempre in discussione e
cercando di mettere in crisi il proprio operato il buon tecnico può crescere e migliorarsi.

Le XP

Nel modello JSS i giochi e gli esercizi proposti nel corso della seduta di allenamento
vengono chiamati experience (Xp). Questo sta a significare che nel processo di crescita
dei giovani calciatori tutte le esperienze motorie che i giovani atleti possono fare
concorrono, unitamente alle correzioni e agli input provenienti dall’esterno al processo
formativo.
All’interno di singola seduta d’allenamento, ogni xp riveste un’importanza fondamentale.
Le Xp devono fornire stimoli sempre nuovi in modo da garantire ai bambini la possibilità di
poter vivere esperienze motorie sempre nuove che gli permettano di arricchirsi e giorno
dopo giorno migliorare il proprio vissuto sportivo.
Le Xp dovranno essere programmate in modo da garantire il perseguimento degli obiettivi
prefissati in fase di programmazione della seduta d’allenamento.
All’interno di ogni seduta d’allenamento la successione delle xp dovrà inoltre garantire un
corretto incremento dell’intensità e la presenza di una fase di warm-down prima del rientro
negli spogliatoi.
La successione delle xp dovrà prevedere la corretta progressione didattica in modo tale da
arrivare a “giocare la partita” attraverso una serie di xp all’interno delle quali i bambini sono
chiamati a giocare in esercizi che presentano le stesse caratteristiche della partita:
- grande intensità
- presenza degli avversari
- ricerca del gol
- ricerca della vittoria
- sano agonismo
- gioco di squadra
Durante le Xp i GET devono sempre tenere in considerazione due cose: la prima è un
antico detto di Lao Tze «Ascolta e dimentica, guarda e ricorda, fai e capisci»; la
seconda è che a qualsiasi bambino di qualsiasi scuola cacio chiedessimo cosa vorrebbe
fare durante la seduta di allenamento egli ci risponderebbe due cose “Tiri in porta e
partita”. Compito dell’allenatore è programmare xp che garantendo il perseguimento degli
obiettivi prefissati in fase di programmazione riescano ad accontentare il più possibile le
richieste e le volontà di divertimento dei bambini. Di conseguenza le xp dovranno
prevedere quando possibile la conclusione a rete.

La Gestione Globale della seduta di allenamento

Il modello Juventus Soccer Schools ha posto come suo principio fondamentale che
l’allenatore, oltre ad avere un bagaglio di esperienze e conoscenze ottimale, adotti un
modello di comportamento che lo distingua e gli permetta di migliorare la sua efficacia.
Non solo regole di comportamento, ma anche attenzione a tutte le mansioni che deve
svolgere prima, durante e dopo l’attività su campo.
Tutti gli allenatori hanno l’esigenza di gestire l’allenamento nel miglior modo possibile e
con la massima efficacia e proprio per questo è importante che il JSS Coach abbia ben
chiare quali sono le sue mansioni e come deve svolgerle. Non solo esercizi ma … Allenare
non significa solo preoccuparsi dell’esercizio. Il JSS Coach deve assolvere ad una serie di
mansioni di seguito riportate in ordine cronologico.
Programmare allenamento, Preparare materiale e campo, Preparare spogliatoio, Attesa
dei giocatori, Controllo e contatto nello spogliatoio, Ingresso in campo, Esercizi, giochi,
partite … Uscita dal campo, Aiuto e contatto nello spogliatoio, Consegna alle famiglie,
Controllo spogliatoio, materiale, Verifica e valutazione. Secondo il modello JSS tutte
queste sottosezioni della seduta rivestono grande importanza e quindi a tutte va attribuito
il giusto valore da parte del Coach che deve svolgerle tutte con grande attenzione e con
dovizia di particolari.

Alessandro Ramello
Gennaro Testa
Resp. per lo sviluppo dell’attività giovanile
Settore Tecnico Coverciano

Un calcio al sociale
Stefano Bonaccorso e Lucia Castelli
Responsabile Tecnico Scuola Calcio Atalanta
Psicopedagogista consulente Settore Giovanile Atalanta BC

L’esperienza Atalanta B.C.

La filosofia dell’Atalanta B.C. è quella di formare i calciatori per inserirli nella sua squadra
professionistica che milita nel campionato di serie A e di identificare nel proprio marchio la
Società che valorizza i giovani .
Per raggiungere tale finalità la Società investe mezzi, risorse umane, professionali, finanziare.
Nella gestione Favini (responsabile del Settore Giovanile) di questi ultimi 16 anni il Settore
Giovanile ha raggiunto importanti traguardi, fra cui:
- Nella stagione 2007/2008, 22 giocatori provenienti dal vivaio Atalanta giocano in serie A; 32
giocano nel campionato della serie B; 3 giocano all’estero
- 57 giocatori provenienti dal vivaio Atalanta hanno esordito con la maglia nerazzurra (in serie
A e/o B)
- L’Atalanta è al secondo posto in Italia e al quarto in Europa, nella classifica dei club che
valorizzano i giovani, grazie al numero di giocatori provenienti dal proprio Settore Giovanile
che ha esordito nella massima serie (27 giocatori – stagione 2006/2007).
- 10 giocatori del vivaio Atalanta vestono la maglia azzurra Under 21
I criteri di selezione del giovane giocatore riguardano sia l’aspetto tecnico, sia l’aspetto fisico –
atletico, sia quello tattico e comportamentale.

CINQUE AREE PER CRESCERE I GIOVANI TALENTI


In questa ottica di valorizzazione dei giocatori del Settore Giovanile, l’Atalanta B.C. è
organizzata nelle seguenti aree, ciascuna con le proprie funzioni e finalità:
• AREA TECNICA con la finalità di ricerca, selezione, allenamento
• AREA ORGANIZZATIVA con finalità logistiche, di coordinamento, organizzative
• AREA MEDICO-SANITARIA con finalità preventive e curative rispetto alla salute dei giovani
atleti
• AREA EDUCATIVO-FORMATIVA con finalità formative (e di supporto) dei giovani calciatori,
degli allenatori, delle famiglie
• AREA RELAZIONI ESTERNE con finalità di instaurare, mantenere, migliorare i rapporti con
il territorio (Società sportive, sponsor, ecc.) e le istituzioni (scuole, università, Enti Locali,
ecc.), di migliorare le conoscenze tecniche, metodologiche, prestative (centro studi e
ricerche) e di organizzare eventi
I 212 giovani atleti sono così seguiti da un considerevole numero di persone (allenatori,
dirigenti e accompagnatori, medici, massaggiatori, psicopedagogista, educatori, laureati in
scienze motorie, operatori sportivi, autisti, segretari, magazzinieri, ecc.)

LA FORMAZIONE CONTINUA
L’Atalanta con il suo modo di lavorare vuole assicurare ai propri giocatori una formazione
umana e personale parallela a quella sportiva. A tale scopo ha scelto la strada della
qualità professionale, garantita da una formazione continua dei suoi operatori e, nei limiti
del possibile, dei genitori, componente essenziale del processo di crescita dei giovani
giocatori. Consigliamo sempre ai genitori e ai ragazzi di vivere l’esperienza Atalanta come
un’opportunità transitoria, mai come una sistemazione definitiva. I genitori devono essere
equilibrati loro stessi e commisurare le aspettative alle reali capacità del figlio. Solo così il
giocatore può tenere i piedi per terra. Stiamo tentando anche di iniziare una “scuola di tifo”
per genitori, affinché non si trasformino in “ultras” dei propri figli.
La prima squadra da formare in un settore giovanile si configura come un team di adulti
formatori così composta: allenatori qualificati, dirigenti lungimiranti, genitori equilibrati,
educatori competenti, medici sportivi esperti, massaggiatori capaci, accompagnatori
preparati, autisti diligenti, magazzinieri ordinati, segretari puntuali, sponsor appassionati.
E’ impensabile educare i nostri ragazzi allo sport, appreso e vissuto in modo corretto,
tralasciando di formare gli adulti dai quali traggono modelli e acquisiscono stili di vita.

UNA PROGRAMMAZIONE ATTENTA ALL’ETA’


La programmazione degli obiettivi motori, tecnici, fisico-atletici, tattico-strategici, psicologici
ed educativi è calibrata per fasce d’età, consapevoli che il raggiungimento della massima
prestazione di gioco è una meta lunga e faticosa, che può essere raggiunta con molta
pazienza, consentendo ai giocatori di godere le tappe della loro vita fino in fondo, senza
fretta e pressioni. I principi guida per i giovani calciatori dell’attività di base sono la
partecipazione attiva, l’inclusione, il turn over per consentire a tutti di raggiungere i propri
traguardi personali. Per quanto riguarda i risultati con i più piccoli viene privilegiato quello
sportivo-formativo, con i più grandicelli si ricerca il giusto equilibrio fra il successo sportivo-
formativo e quello agonistico.

IL GIOCO: UN POTENTE MEZZO EDUCATIVO ED ALLENANTE


Le attività utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi sopraccitati per i piccoli giocatori
(pulcini-esordienti) privilegiano il gioco, le situazioni di gioco, gli 1>1 e le partite,
consapevoli che questi sono degli ottimi mezzi sia per soddisfare i bisogni tipici dei
bambini, sia per allenare contemporaneamente tutti i fattori della prestazione. Negli
allenamenti diamo molto spazio alle attività ludiche anche perché sono molto divertenti e
in tal modo i piccoli calciatori si appassionano al calcio e se sono appassionati la loro
motivazione ad imparare cresce continuamente e i loro apprendimenti migliorano. I giochi
vengono proposti con una progressione rispettosa dell’età dei bambini e questo li guida
gradualmente all’agonismo. Attraverso i giochi i giocatori in erba imparano ad affrontare le
molteplici situazioni dello sport e della vita: l’io, l’altro, le regole, il divertimento, la vittoria,
la sconfitta, la lealtà, l’errore, l’egoismo, la solidarietà, la gioia, la rabbia, la sfida, il rischio,
la paura, ecc.