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LA MIA MORTE (maggio 1973)

E la mia morte Voglio che sia Una sera destate In casa mia Luci serene per la via.

CERA UN CHIARO DI LUNA (luglio 1973)

C'era un chiaro di luna dietro gli alberi della collina. Gi ubriachi di grappa, Ma col sonno lontano, Fermavamo la macchina sopra Il ciglio di un fosso: "Berrei del vino scuro nell'eternit della notte. Scoppiavamo in risate e li vicino alla strada C'era odor di carrube. Parlavamo di voglie parlavamo di donne E tu, tu urlavi convinto che non c' differenza Tra una donna e l'Amore . Non ricordo altre frasi ma certo cose grandiose Come l'erba e la luna Come quando spiegavo che avrei Avrei avuto una casa grande bianca ed aperta (Tu la vedi, adesso, la mia casa). Poi, Con l'ultima grappa, Veniva il momento che Non si deve parlare: Guardavamo il Monarco, e di dietro le stelle E davanti i rumori Piccoli Della notte.

LA NOTTE DEL DUELLO (agosto 1973)

Quando i rumori attenuano Lontano, verso i monti E polvere e corpi e luci Attenuano la morsa E silenzio e buio spogliano le parole, Allora puoi sentire il tuo sangue Che respira nelle vene Pesare la tua testa contro le tue budella. Respiro fresca notte e stelle E pace oscura. L'erba Assomiglia ad un antico mio prato Porta lontano dalla guerra. Domande ampie e totali: sono Miei questi morti? Esiste solo l'odio per estirpare l'odio? Forse a me basta questa Grandiosa notte, coi fili eterni Che legano gli uteri alle stelle. Niente canti di marcia Nella notte dei campi: I compagni e le armi dormono vicino. Nei loro respiri c' Un pezzo della mia spiegazione. La ragione ora ricordo fu togliere dalla merda Un pensiero un amore Vivere in pace un giorno senza morti, E poi il prezzo dovuto lo impari con gli altri. Il risultato , ora, ferocia in Corrente sottile, che percorre la

Notte ed affiora negli occhi: Questo il punto di incontro col rumore dei grilli. Quasi il giorno ritorna. Lunghi colpi di luce. Non la guerra che avanza: Ubriacati dal fuoco Questo adesso un duello. L'alba: ognuno un duello Tutti insieme una guerra. Ormai senza tristezza Senza domande o risposte Spengo la sigaretta. Siamo pronti, ed l'alba.

MANTRA (gennaio 1974)

Era Vladimir Ilic che sorridendo ad Aprile Ci ha detto una strada Poi se n andato E non c niente la Necessaria Speranza. Jack & Allen ci osservano da un prato. Ghignando. E fanno lamore, e i colori Hare Krishna pi caldo di un dubbio Ma persi in un universo troppo lontano. Cercare Rinunciare Pi pazzia per redimere i pazzi Troppo odio per togliere lodio Ma perch ci devessere (c) Una estate pi lunga L dove Ho gi visto Stalin sognante sulla Sedia-A-Dondolo Nellaccaldante oscurit Della Vernada

FORSE (Gennaio 1974)

Quando finisce l'amore Restano poche parole Un po' di respiro e il sudore. Nudi e non abbiamo Pi sogni. La giusta morte dei sogni? Forse, Ma in mezzo a noi si assopiscono Al buio Pensieri imprecisi (Di noia di furore che altro?). Anche stavolta sei zitta E giudichi della mia fretta. Ma forse vorrei dire e non parlo solo terrore Di non sentirti abbastanza E di altre voci che bussano Alle porte Di questa stanza. E col terrore Novembre Che guarda triste dai vetri Dai vetri ci succhia l'amore. Forse vorrei dire e non parlo Se ci salisse alla gola, Gridando, il pensiero Do sciogliere le cose non dette Di ridire le altre ... Forse, Ma ormai viaggia l'amore. Restano le poche cose: Il tuo respiro e il sudore.

IL GIARDINO DEL NOSTRO AMORE (aprile 1974)

"Guidami nel giardino" Ti chiedevo ogni giorno Dove l'amore cresce In intricati disegni Dove le mura bianche Della mente, alte, Lasciano entrare solamente I folletti d'autunno. Risuonavano Immense La mie fantasie Coi cristalli pungenti Dell'azzurro del cielo Col rumore di striduli Flauti d'uccelli. Quale incanto Nascesse Non sapevo spiegare.

LA MIA DONNA (dicembre 1974)

La mia donna ha due seni da cerbiatto immaturo E discorsi taglienti e non sa mai tacere Ma fa bene l'amore ed un amico sincero La mia donna ha due seni Da cerbiatto immaturo. Poi le donne hanno mondi pi nascosti dell'uomo E dolcezze di bimbi e pazienze di madri E pareggiano i conti con sorrisi lontani. La mia donna ha due occhi fatti d'acqua e d'acciaio E' gelosa e vorrebbe sempre fare l'amore Fu il suo viso di neve che straziava il mio cuore La mia donna ha due occhi Fatti d'acqua e d'acciaio.

PIU' A SUD (dicembre 1974)

Pi a Sud ! Pi a Sud! Dove cieli pi alti Addolciscono gli inverni Salmastri del mare Pi a Sud ! Pi a Sud ! Dove uomini scuri Hanno barche di legno E gli occhi di latte di animali pietosi. Pi a Sud ! Pi a Sud ! Dove anticipi Luminosi di strade suburbane Distribuiscono la sera Tra casolari quieti Dove il tempo una morte accettata e inevitabile Dove i muri assolati han crepe Per lucertole antiche Dove nato mio padre Diecimila anni orsono.

GIANVITO B. (dicembre 1974)

Gianvito B., anni trentacinque. Un frutto senza nome. Una volta un bambino impaurito dal mare, Oggi la sua maturit gi si affloscia Nel grasso. Lascia i fari le voci Corre a casa la sera Su un di vano turchino a masturbarsi Con dolcezza

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PALAZZO DI SERA (luglio 1975)

Luci ed ombre Un ascensore sale al ventitre. Un palazzo In queste ore triste come un re Come un re Che ha perduto una battaglia Ed ora pensa a si Guarda dentro si. Non vuoto Veramente Ha voci metallo ed ansiet. Una donna Con la scopa gli sta dentro e non lo sa Lei non lo sa Che mille uomini formiche Lo spiano da gi Lhan circondato gi. Ha perduto La sua testa in immense nubi smog. Quattromilatre finestre Che vorrebbe tutte illuminate Far brillare Come occhi, nella sera Per salutare chisschi Per salutare.

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CALASETTA (settembre 1975)

Torno ogni anno ipnotizzato Dalla doppiezza inafferrabile Dei visi contadini Ebeti Antichi galeotti -E le donne prostituteHanno fatto l'amore Una volta Col mare. La furbizia salmastra Respirata d'inverno Scioglie al primo Levante. Piccolissimo popolo Dalle strade a scacchiera, Senza la forte rudezza Di chi nel mare muore. A Giugno le donne Hanno ridipinto le case E offerto il bianco a contrasto Del cielo. Ora siedono alle porte Ad aspettare conferma Che nulla ancora mutato. E fingono assuefazione.

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MARINAIO ANTICO (settembre 1975)

Antico marinaio sulla nave arenata Un gabbiano ti solo tra silenzi Di gabbiani. Il mare adagia onde E spuma sull'estrema ghiaia. Come dire "domani" Se l'universo non fa che morire?

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IGLESIENTE (settembre 1975)

Qui i tramonti Riempiono i cieli E silenziose Le montagne si adeguano In nebbie turchine. La polvere sul cespuglio cipria dei secoli Gli uomini sulla terra Sono ossa immortali.

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ACCAMPAMENTO (ottobre 1975)

Ora chi avr il coraggio di distruggere i fuochi? E gridare che la calma sospesa della notte il richiamo sottile della morte in agguato? Che soltanto la sabbia il sangue del deserto? Che soltanto il deserto ha concretezza di forme? E' un gruppo di pochi cani uomini donne Che partir tra poco, raccolti gli stracci; Che manger sabbia Berr acqua con sabbia Far l'amore con feticci di sabbia E in tutto questo c' pochissima rabbia Solo tensione che se cade ti lascia Abbandonato sopra un mucchio di sabbia.

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I CANI (dicembre 1975)

Amo il popolo dei cani Giocosi animali Cosl sempre un po' fuori Dal cerchio delle mie contraddizioni. Eppure ognuno Corrispondenza biunivoca Di qualche uomo Per certezza di vita E mansuetudine d'occhi.

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VOLI DANGELO (gennaio 1976)

Hanno voli dangelo Le minuscole donne Che puliscono la citt Le mattine di Marzo. Sotto umidi ponti Si sveglieranno cani Nervosi di vento E fragranze pi aspre Saranno astute interpreti Della stagione Che s andata svegliando.

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NON ABBIATE PAURA CHE MI PERDA (marzo 1976)

Non c molta distanza Tra due punti nel mondo: Piccoli amori e guerre Fabbriche ed osterie Sistemi di equazioni In simultanea soluzione. E non beffo il futuro Se mi volto a ordinare Tremolanti ricordi N mi sento smarrire Se mi perdo due anni A cantare di te. Per ogni dove corrono Invisibili fili Accorti a collegare Gli uteri con le stelle

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LE NOSTRE VIE (marzo 1976)

Sono le nostre vie Comete divergenti Perch sono esili gli equilibri del mondo Gli amori hanno vita trenta notti Le guerre sono il sogno di tre giorni. Sar presente per quando la sera Si va a riempire Di minute stelle: L ritrovarti per incroci a caso Io tempo dali Tu il tempo della polvere .

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PICCOLO AZZURRO TEMPO (marzo 1976)

Piccolo azzurro tempo Sei tu quello che Passi sorridendo Per il quieto delle nostre stanze A raccogliere Mentre ancora dormiamo Le carte stracce delle cose finite Gli echi delle canzoni ascoltate I residui degli amori consumati, E tutto questo infili sospirando In lucidi sacchetti della Standa Che gi schiarisce il canto della notte. Ripartono i furgoni Qualcosa ci ha forse sfiorato: il buon rumore della citt di strade Che si va svegliando.

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APRILE IL VINO E LE DONNE (aprile 1976)

Per troppo vino o forse poco buono Grande ballo di vermi nella testa Dammi altro vino per tenerli buoni Vino di Marzo per dormire la festa Credo mia madre non abbia simpatia Dei vermi giovani che donano calore E fan venire cos voglia di donne Donne gi furbe gi umide damore Io poi ho una donna che pi che altro unanguilla Mi prende e scappa la piglio e non rimane Che Aprile ormai s venuto a Milano Ha messo alberi dove decollano i treni E Rosa ride se la stai ad ascoltare Vento di Maggio e donne da sognare Poi altro vino e treni in fondo ai prati C stato Aprile per un mese a Milano Ha messo alberi ha bevuto il mio vino Che tutti i treni sono doro e di ottone Che Corso Italia scendesse fino al mare Non lo sapevo mi viene di volare Io coi miei vermi le mie donne il mio vino Sar uno sbaglio certo un po di destino Io aspetto sera e Giugno e mi avvicino il paradiso col sapore di vino.

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RAGAZZA SIGNORA (LA VOCE UN INGANNO) (aprile 1976)

Ragazza signora Con la faccia da negra E le braccia di giunco Con gli occhi che sembrano In ogni momento Aver molto pianto La voce un inganno: Due piccoli flauti Arrochiti dal sole Il riso leggero: Riassume ed azzera Le cose del mondo.

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LA POCA VOGLIA. (maggio 1976)

La poca voglia di dirti che ti amo Non avr influenza sui nostri destini (In un modo o nell'altro noi ci amiamo). Ma certo il primo Sintomo di vecchiaia.

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AMORE TI AVEVO INVENTATO LE ALI (maggio 1976)

Amore, ti avevo Inventato le ali. Ora vedo: una semplice voglia La favola lunga (non vera) Di seguire l'uccello Che si alza in un cielo Dolcissimo a sera. Cosi Volli un'estate che ogni Giorno esplodeva I tuoi occhi aperti: Per farci parlare Il ritmo dei miei sogni Il mio libero mare. E poi fu l'autunno Che il tuo tiepido odore Diede riposo ai Miei accesi pensieri. Questo adesso L'inverno con la pioggia sui vetri E in silenzio le cose sono uscite dal cuore. Tu mi stringi la mano Aspettando che t'ami. lo ti carezzo i capelli Con lo stupore strano Di chi osserva Una cosa che sparisce Lontano.

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LA MORTE D I SUA MADRE (maggio 1976)

morta sua madre La donna naturale Che lo port alla luce Una sera lucente di quel Maggio Eppure ancora, Vedendolo piangente, Si trov a meravigliarsi. morta sua madre. Donna umana di centanni. Donna, come tutte, di dolori e riservatezze: Ma non sua madre la canzone sudata Non limmagine fantasiosa Di pomeriggi che il sole trastullava Giocando sulla porta Di corti polverose. morta sua madre se n andata Con la soddisfazione dei denti Di ceramica nuovi. E, dio lo voglia, Con lo stupore delle piante che a Ottobre Non osteggiano la morte Ma donano le foglie Ritirandosi in silenzio.

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METAMORFOSI (maggio 1976)

Mugnai Che il tempo non riesce Ad annerire. E invece Sempre pi bianchi di polvere di pane Diventeranno a poco a poco Eterei Scompariranno infine in mezzo al cielo Riversandosi nellaltro emisfero Sotto forma di note disarmoniche e tenui E chi sapr potr Raccoglierli in melodie Tranne che essi si siano gi consunti E ritornati allo stato di neve Sopra gli abeti dello Stato del Winsconsin. E poi chi ha vinto le lezioni Del Kentucky Certo avr chiesto anche i voti Dei mugnai Senza sapere non sempre la Storia maestra di Vita Che essi sono gi da tempo massoni E presto confluiranno nel Partito Comunista. Comunque essi hanno il segreto del tempo E molti hanno gi sposato delle donne (Chi una poetessa chi una caposala) Per generare una serie di Figli filiformi ed albini Che gi odorano di stelle E di note E di neve.

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LEGGENDO I LIRICI GRECI (giugno 1976)

Urla galattiche Di immobili battaglie Ridotte a un verso e mezzo un tintinnio Cinque righe di vino (Forse un amore) Dallalba delle stirpi Sono planati Sei atomi di luce

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PROPOSTE E PROFEZIE (luglio 1976) Ho da darti, se vuoi, una profezia: Mostri di ferro Penetreranno nei campi Riportando vittorie insperateRagazze di plastica, sciocche A prima vista, faranno ridere Il tuo cuore: poi ti troverai A piangerle una notteComporrai una grande quadro, Di giallo e di azzurro: Una specie di riassunto Dei tuoi sogni di fumoE il tuo sorriso, che molto Profondo, acquister con gli anni La grande dolcezza e il sapore del canto. Dopo la profezia, ecco la mia proposta: Il fiume scorre con le sue trecento voci, Senza curarsi di quali mulini Esso mette a girare. Noi accetteremmo cosiOgni affermazione ed ogni Sentimento. Ci saremmo incontrati nella banalit Di un sorriso Senza parere ci separeremmo. Indi, moriremmo.

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IL PROSSIMO MESE DI LUGLIO (luglio 1976) Salve, sweetheart. Quanti mesi passati ? Hai una veste celeste E un sorriso di cielo, Appari in controluce. Siediti. Ascolta: prima che il sole abbia arrotolato Le macchine sullasfalto Del prossimo mese di Luglio, Mille persone avranno raggiunto il cielo (Una casa coi fiori. un lavoro pagato, Una buona morte); E pi di mille lavranno perso ai dadi, O per amore. Invece no: passer questo Luglio e i successivi Con sole e nuvole e altre cose e non tu. Non tu. Quel popolo, se gli diamo armi, Avr conquistato anche una valle Altre valli, e montagne, E citt. Una terra per il popolo alla fine. E Cavallo Pazzo e i suoi pellerosse Le lacrime che rovinano i loro sacri colori Saranno tornati sulle antiche praterie. Tutti i padroni avranno chinato la loro Testa, sotto la scure o sotto pesi di tristezza. Mio padre mia sorella mia madre Sorrideranno di commossi sguardi In una sera chiara che la vita S fermata in cucina per aprirsi: lo pranzerei con loro. Tu ci sarai, in questo flusso datomi. Corrente luce, vita futura ?

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But dont think twice Il tuo sorriso grande.

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LA CONCHIGLIA (luglio 1976) Ecco, alla data del mio compleanno Tu m'hai donato un vecchio talismano Una conchiglia di pietra millenaria Per ascoltarci un piccolissimo mare E piccolissime voci della gente. Me l'hai lasciata insieme ad un sorriso. Io t'ho guardato e ho detto " molto bella" Tu m'hai risposto piano "Non c' altro". Nella tua casa di cemento e vetri Che dava spazio a serpenti luminosi Tu m'hai versato caff nero alla mattina E vino rosso traditore verso sera. Questo esaltava il calore delle mani E sospingeva al fine ultimo i discorsi Che ti guardavo e dicevo "Hai molta luce" Tu rispondevi piano "Tu la vedi".

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PASTORE DI LUCCI (luglio 76)

Il mio nuovo mestiere: pastore di lucci. Radunarli in autunno nell'argento dei laghi Coordinare in pochi gesti il cammino dei branchi Che tristi e muti scivolano alle lente correnti Sostare di notte al silenzio della luna: Chi resta sveglio la guarda con atterrito stupore Da sotto il gelo dell'acqua dei grandi fiumi di ottobre. Anche l'inverno ci passa sopra, mentre proseguiamo il cammino Tenere il branco pi difficile all'aprirsi degli estuari, Ogni membro avvertito di modificazioni ambientali. Ma il mio compito appunto ricomporre l'insieme. A un miglio dalla costa sulle terre in cui vivevo Forse gi primavera lascio liberi i lucci: A piccoli gruppi si dileguano. Si connettono all'Oceano, Non c' saluto con essi impossibile comunicare. Mi volto e riprendo all'indietro il cammino Per accogliere in orario i nuovi branchi d'autunno. In questo circolo, certo, ho eluso la morte.

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LUCI NEL SOLE COI DIAMANTI (luglio 1976)

Penso che non abbiamo Neanche tatto l'amore. Cosl ricasco all'indietro La testa fra le mani E nell'atrio di una stazione Polverosa di Luglio Resta solo il ricordo acre del profumo Della ragazza signora con gli occhi Di caleidoscopio. Era stata fra di noi una lunga marcia Ritagliando tra silenzi verdi un sentiero Di sorrisi; Poi una barca su un fiume e focacce di marmellata Ci hanno sbilanciato un po' fuori dal mondo. Per tre giorni l'aria ha diradato: Ho creduto in Luci nel Sole coi Diamanti. Ma poi, logico, Tu cercavi del pane e un marito (Tutti cerchiamo questo) E non un'automobile di carta di giornale Che ti aspettava sulla spiaggia per portarti Non si sa dove, non sapevamo dove. E io penso che non abbiamo Neanche fatto l'amore.

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MARINAI (luglio 76)

Il vero cielo non mai l'azzurro, Ma il grigio perla che sta sospeso sui porti E d la stura alle parole e al vino E fa precorrere i geli dell'inverno. E per i moli, la gente nata in mare Gira nervosa aspettando di partire: Neanche stavolta ha trovato a terra Radici degne di attaccarcisi e morire. Il vero mare non spiaggia dorata, Ma la risacca a morire sugli scogli O il ribellarsi della schiuma gelata: Il vero mare furia grigioazzurra. E le navi sono alberi destinati A innamorarsi di alghe ondeggianti Compagne tristi di uomini un po sporchi Che hanno imparato ad amare i pescispada. I marinai lavorano dieci ore E solo al sabato cantano ubriachi. I loro muscoli sono il prodotto materiale Della paura immortale del mare. Sanno racconti lunghissimi di viaggi Donne osterie ed isole marine, Ma poi si buttano in un sonno pesante Per risvegliarsi con l'odore di sale. I marinai e le navi che son stanchi Vanno a morire in una baia nascosta Fra voli e gridi di gabbiani soli Qui approfondiscono la conoscenza del cielo, Ma gi da anni gi da et remote Portati sopra verdi oceani d'acqua Hanno imparato a non dire "domani".

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Hanno imparato che tutto quanto muore.

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LUCE (luglio 1976)

Luce Scende alle valli Spalanca molte stanze Quando al tuo viso Illumina sorriso

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DONNA SICILIANA (DI SPERANZE NESSUNA) (luglio 1976)

Rapita al terzo cielo in un'astratta mattina La donna siciliana dagli occhi neri e ardenti Benediceva il mondo in un meravigliato silenzio. Si sentita salire oltre il colle degli ulivi Mischiando al cielo azzurro profumo di limoni E bianchi lenzuoli stesi salutavano dai balconi. Giunta a tremila miglia, gi quasi sopra il mare, Un angelo biondo e ascetico le chiede di fare l'amore: Lei che non aveva mai tradito suo marito. E' tornata gi di notte. Nel pozzo c' la luna. Il bucato ora dorme. La terra sveglia e bruna. Di miracoli pochi. Di speranze nessuna.

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DONNE DI TRENT'ANNI. (Ottobre 1980) Le donne di trent'anni Sono le regine delle guerre di Maggio Si dicono ragazze senza figli Preparano feste per lestate. Campagne come verdure esalanti Ne circondano il profilo Sono ragazzine al bancone del vino Sono alberi fortemente piantati. Le ombre che portano Al pozzo dei loro occhi, E come ridono Increspando le labbra: Non puoi abbracciarle senza entrare in loro Ni sorridere senza restarne pervaso. Sono zingare tristi adolescenti Sono fontane di calda vita Le porti a mano dentro il tuo cortile E come ridono allargando le braccia.

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ECCOMI DI RITORNO (agosto 1976) Eccomi: di ritorno dalle ferie Sono pronto ( settembre piovoso) A staccare altre cedole Della mia quota di giovent. Datemi subito Qualcosa da fare.

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L'AUTOMOBILE STANCA (agosto 76) I fichi la strada Prime ombre di sera. L'automobile stanca. Anche l'anima E' piena.

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I MELOGRANI LE PERLE LE ROSE (agosto 1976)

Chicchi di melograno, Quando ridi, doro. E quando piangi, Perle fini dargento. E se lamore: Le due rose dei seni.

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QUELLE TUE COSCE (agosto 76)

Quelle tue cosce Odorose e pulite Cosce di ranocchio Di tenera carne Nascondono (vedo) Un ventre insaziabile.

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DIAGNOSI (agosto 76)

Non sei contento: Parlando, dentro taci E, sorridendo, piangi. I tuoi occhi, spesso, Diventano infiniti. Ci hai perso dentro il mondo.

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LE STANZE DELLA MIA CASA (agosto 76) Non capisco. Una volta Queste stanze parevano Cosi piccole: non riuscivo A farci stare dentro tutte cose (Biciclette, chitarre, anime morte, Sogni, giornali ed amuleti). Adesso no. Scopro, Lenti passano i giorni, Angoli vuoti di questa casa. Non riuscire a riempirli.

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QUANDO TI SDRAI SUL LETTO E RIDI PIANO (agosto 76)

Quando ti sdrai sul letto e ridi piano Ed io ti guardo E ho poco altro da dire I tuoi seni gi piccoli scompaiono, E tu non sei che un bambino sorridente. Se ti avvicino per E ti prendo piano Fino a quel punto Dove vuole la tua voce, Tu torni ad essere Come un arco splendente. Tu sei la tessera Di un mosaico Di luce.

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AVERTI PERSO (agosto 1976)

Averti perso D, in queste notti, La malinconia Di un fuggire lontano. Fuggire interminabile Ogni volta pi dolce E pi piccolo e pi triste. Ma tu questo non leggerlo.

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HO NOSTALGIA (agosto 76)

Qui ho nostalgia, Nel ripeterei d'onde, Di anni musicali. Sul tuo viso, Prima che scompaia, Una carezza. (Ma non un ritorno).

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NUOTATORI (agosto 76)

Abbiamo tagliato, con veloci bracciate, Quest'arco aperto di azzurrissimo mare. Ora su salde rocce levigate Quasi a pelo dell'acqua, riposiamo. E con il sole E i nostri corpi ansimanti, ridiamo.

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IO FUORI IO DENTRO (agosto 76)

Nel tuo azzurro sorriso Io fuori io dentro Nel tuo mese di luglio Io fuori io dentro Nelle tue sei parole Io fuori io dentro Nelle tue tazze di caff Io fuori io dentro Nell'arco dei tuoi bisogni Io fuori io dentro Tutto ci, spesso, Non importa poi tanto. Basta la presenza, In un punto del mondo, Del tuo insieme di luce Viso Anima Voce.

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LA CHIAVATA (agosto 76) Vorrei quella donna, O meglio: sperimentare la Consistenza morbida del Suo culo E ottenere i suoi sospiri (meccanici) E i suoi movimenti (mezzo finti) Per sottofondo a una svelta chiavata stanotte. Ma a tale fine occorrono Dei discorsi e sorrisi e fare arguto. E questa troppa, veramente Troppa fatica.

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L'UNIVERSO E' UN CAVALLO (agosto 76)

L'universo un cavallo Il suo alito l'aria E' l'aurora il suo capo Il suo sguardo il gran sole E la criniera il vento Le stagioni le zampe I lombi sono il mare Il suo nitrito lampo Il suo seme la pioggia La terra la sua pancia E le montagne il dorso I mesi le sue ossa I fiumi gli intestini Sabbia ed erba la carne. E gli zoccoli rocce Gli occhi sono le stelle La luna il suo respiro Il suo galoppo l'atto Il suo pensare il tempo.

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I MELOGRANl LE PERLE LE-ROSE (agosto 1976) Chicchi di melograno, Quando ridi, doro. E quando piangi Perle fini dargento. E se lamore: Le due rose dei seni

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LA SACCA (agosto 1976) Mi chiedono sempre Che cosa porto nella mia sacca (Tascapane chiaro di tipo militare). Semplice: tutto ci che mi serve. Chiavi denari documenti Con la mia faccia (i baffi). Penna e matita. Un quaderno universale. Per scriverci tutto quello che utile al mondo. Un talismano contro gli spiriti, Ricordo di un amore. Un libro.

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MIE NOTIZIE (agosto 1976) Che faccio? Scivolo Di traverso nel mondo In avanti col tempo. Poco alla volta imparo il sorrisoPi spesso, ancora, piango. Ho freddo dinverno Aspetto primavera Dautunno penso a te Lestate muoio. Partecipo alle lotte (siamo Molti, un po stanchi). S. penso ancora a te. Poi scrivo versi.

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IL METODO (agosto 1976) Provare e riprovare, Simili ai mandorli che vogliono Offrire germogli In un Marzo apparentemente acerbo. Sperimentare di tutto: Come fanno gli scienziati nei laboratori. Indagare il proprio essere Al fondo qualunque cosa (Mistura penosa d uomo Luce che apre le valli). Mantenere chiare, comunque, Le distinzioni. Pochi le sanno bene. Anche fra il mio popolo.

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SOGNO DI MATRIMONIO (agosto 1976) Cos ho sognato Il mio matrimonio con te: Vivevo solo Nella mia stanza Di polvere e di libri (Ma i libri sono luce E la polvere tempo). Alla notte facevo il pastore di lucci. Poi venne quella donna. Entr Nei miei sogni senza dare avvertimenti. Adesso qui: sparge I miei appunti, arruffa I miei capelli. E con lei spesso faccio lamore.

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COME ME MA PI DI ME (agosto 1976) Mi hanno chiesto perch tu mi piaci. Perch hai capelli ricci Ed ossa magre. Perch ridiamo delle stesse cose. Perch beviamo lo stesso caff nero. Perch la tua bocca immagino Sia da baciare Come si succhia il miele. Perch sei una piccola signora del mondo Situata al quadrivio di tutte le strade, O meglio - questo il tuo Sorriso, sospesa al di sopra di esse. Cos Come me (ma pi di me) che sono scaltro e molti Demoni ho sconfitto con la malinconia. Ossia lasciandoli passare. Perch inoltre hai luccichii di Giovane ragazza che vuole ancora conoscere Molte citt della terra con i loro dolori. E questi sono i tuoi occhi. Cio come me (ma pi di me) che sono ingenuo e Prendo fitti appunti sui miei fogli A quadretti. tranne dalle dieci e trenta Alle undici, quando oltre i vetri passa sui tetti Molto veloce la Primavera (passa tanto Veloce che ha appena il tempo di Salutarmi e spalancare di vento le finestre). E poi tu passi e lasci cadere Le tue parole. E quando sei volata via Non sono pi parole ma porte rosse Socchiuse, da cui si lasciano intravedere Un azzurro pi intenso e prati darancio coltivati E antichissimi sentieri selciati che scendono

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Profondi dentro te e poi si incurvano Salgono alti e volano. Cio come me. Ma pi di me.

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COME STAI? (settembre 1976)

Oggi viene a trovarmi Il mio amico Vittorio, amico-fratello. Ti aspetto con piacere. Ma di pi: Sono qui che scodinzolo. Ti vedr arrivare sorridendo Cavaliere dalla triste figura Con occhiali di tartaruga E golfino-tabacco. Come stai? Non ci abbracceremo, la lacrima La bruceremo dentro, Timidi e forti come siamo. Ma noi ci amiamo. Che fare? Scendiamo nelle strade di sole Come fosse maggio, a guardare le donne, A snocciolare notizie E dirci gli ultimi versi? Buona idea. Poi si finisce fuori porta Con una pizza e una birra in un tramonto . Ma come stai? In effetti veramente non Te lo chiedo. (E questa pizza E' proprio di gomma). In effetti -Non lo noti?- ci siamo un po' persi. Ci si lascia sui prati gelati nei giorni Del basso inverno, ognuno in cerca Della propria citt-dalle-torri-d'oro. Ci si ritrova che gi Ottobre Di fronte a una bottiglia di birra Che le tracce sono perse, e si Laconici come telegrafi stanchi. Di certe cose, poi, tacitamente Convenuto che meglio non parlare

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(Sacro rispetto di merda! Morir senza avertele dette). Insomma, i nostri insiemi non Coincidono pi. E' cosi che succede. Si spostano i bicchieri con Cautela, e le nostre tristezze Non si incontrano. Eppure noi ci amiamo, Porco di un dio. Almeno questo non sarebbe ora di Dircelo, una volta per tutti Gli anni passati, e fino alla Nostra morte futura? Le nostre giovani grosse luci uguali, Le ombre le voci le cianfrusaglie: Lasciare che tutto si sciolga, finalmente; Baciarci in qualche modo! No. Non si pu. Lo diremo in altro modo, E lo diremo molto poco. Ma tant': Siamo eroi di transizione, Io sono io e tu sei Vittorio. Come stai?

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L'UOMO CHE FUGGIVA E NON FUGGIVA (settembre 1976)

Stanotte salper. Buio pesto. Lascio a mia moglie -dormeUna dichiarazione d'amore sul comodino (Contraddittoria come ha da essere, Tant' vero che sto partendo). Valigie, una sola. E i figli? Danilo ha due figli, due Speranze del mondo, Due sparvieri biondi, Due pulcini giocando. Beh, li lascio anche quelli. E' che io devo morire -porto pochi soldiSpartirmi con la morte. O, al contrario, La vita, qualcosa. Comprer Dei libri, e degli occhiali nuovi. Erba foglie le notizie E la tristezza di un giornale di carta. L'uomo cammina nella valle pomeridiana Porta in tasca il cuore della moglie morta Porta il suo grido sotto i rami E ogni foglia un figlio. Torna nella casa vuota, la Cucina rimbomba, il rubinetto un eccidio E prepara un caff Piange dentro la tazza E ora ha voglia di pisciare: Scroscio d'acqua, che Si riconnette lentamente al silenzio Si ferma il ritmo della notte L'uomo in pigiama, immobile Che guarda verso il muro. L'uomo ora sente

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Il freddo dell'ultimo settembre. Capisce che non fuggito. Gli chiaro. Quando ritorna a letto, la moglie Ancora dorme.

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LA RUOTA (settembre 1976) Contro la ruota del tempo Valgono bambine bionde Prese a sguardi di frodo E buona musica, che al tempo Ubbidisce ma ne sta fuori. Vale soprattutto adattarsi Che non vuol dire arrendersi. Ma studiarlo. il nemico, Conoscere la fonte della luce diffusa Stare in rapporto definito Con s stessi: un poco pi in alto E un poco pi in l. Spesso, cos, Io amo molto i miei occhi, Che sono le fonti, pensiero liquido originario, Li guardo nello specchio ogni mattina. E se la notte morta bene (Pu accadere ci che vuole: Fare lamore con unantica amica Un libro letto allultima pagina Scordando il sonno O fare niente, stare al caldo) Ecco che allora, nello specchio degli occhi Alla mattina, la ruota gira Allincontario: due partite in Regalo. Ed io esco nella nebbia Assonnato e carico di giovinezza.

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AMANTI (ottobre 1976) Amanti che vengono Dicendo parole Di acqua e di aria Hanno sguardi di ambra E corpi di aceto

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LA LUNA E LO SCEMO (novembre 1976)

La luna che rimonta nella notte Deduce alle colline la chiaressenza loro, Saggia gli spazi, dolce. Ed io, lo scemo che sorride (ma forse E' solo un uomo), ha un sospiro da saggio e Chino guarda l'orologio Lo ascolta. E' rotondo e di Pezza, il suo orologio, E leggero gli dice ore che sono, Sotto questo muro, Le ore della morte: lo dice piano. Oppure solo notte. Niente paura. Tempo ce n', E c' anche del chiaro, Gi quanto basta per lievitare le prossime albe. Si dorme sotto questo muro.

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IO ERO UN CUCCIOLO NERO (novembre 1976)

lo ero un cucciolo nero Tu un pulcino Piangente, e Le coperte erano calde Di umori di gioia. Passavamo -ricordi?Abbracciati e baciati, che ottobre Ci pioveva intorno Nebbia di gocce e lampioni. Otto anni. Come in questo fosse, anche, Gelosia di perdersi e numeri di solitudine Noi allora non pensavamo. Il mondo, ci sembrava a Scivolare via dall'inverno, non noi.

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UNA BUONA STAGIONE (novembre 1976) Fu una stagione feconda Di buoni ritmi e soste E allargamenti danima: Forse i sorrisi della Signora del ballo di maggio, forse Laprirsi di orizzonti in Acquisiti compagni di vita E lavorare il mattino. Forse lintersecarsi di queste Cose nelle sere che io svoltavo Della mia vita Il venticinquesimo gradino. Amandomi di pi, pi conosciuto. Fu una buona stagione.

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LA BASE MINIMA (novembre 1976)

Ogni tanto si piange. Quando si perde il morso dellanima: Quando resta il tremore di Aver camminato a lungo senza strada. O, per lo meno, Che esistano solo Vicoli ciechi laterali. Gelo Per la gola, io sento. Ci si lascia Cadere alle lacrime. Piangere. Ma piangere, al dunque, serve solo Se lo sbocco smottamento di illusioni inesatte E ricomposizione senza eco Della tua unicit e solitudine. Un punto. Questo. Una base minima. Cos come dopo la notte Lalba risorge a Milano, assimilata, Quasi bianca, essa non si aspetta Gratitudine, Ma cerca le mura melmose E grigie, ad esse da luce.

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NESSUNO MI TELEFONA (novembre 1976)

Che questo mio stasera non Trovare a chi telefonare Sia contorcimento riflesso Della Storia Generale, di altri In altre case cresciuti, Non da dubitare. Questo il costo reale, Pedaggio dellinterdipendenza di vita. Ognuno, pianta con proprie Diverse paure non sciolte e Differenti quantit di occhi di gioia, Questi noi, ho sperimentato, Tutti soffrono nella sera con uguale ritmo, I medesimi fattori Portano loro oppressione. Eppure sembra non serva saperlo: Tale base comune di rivolta Si riverbera, nel precipitare Piovoso di Novembre, Come solitudine delluno, lassurdo. Nessuno mi telefona.

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ALLIEVI (novembre 1976) Luomo damore bacia Sulla nuca i ragazzi Quelli dai ricci bruni - quelli esili biondi Gli parla, li spinge alle mattine di marzo Gli fa rizzare la voglia dello sguardo d oro. Ogni tanto suggerisce ritmi Pi difficoltosi (quali la guerra. o La sorte quotidiana dei padri). Ed essi, Essi lo portano sempre insieme a s, Ne sono divertiti; ma spesso Lo trattano male, dolorosamente irritati Non comprendendone la concordanza Con s stessi: questa let del negare. Viene poi il tempo che si aprono giorni, Cos lacqua la vita la radio Tutto ci accorre riempendoci gli occhi: Un saltar di cavalli, un rincorrersi D'uomini. E qui, Alto il pomeriggio sferraglianti i tram. I ragazzi si lasciano esitanti Baciare sulla bocca dalluomo damore; E avvertono allora Rilevanti aprirsi di spazi E inondamenti di luce: lanno che gli occhi si fanno Guardiani teneri di lucido panno. A questo punto egli li lascia, Si stacca da loro ritirandosi Ultramondano In soffitte polverose di libri, Ascoltare musica. I ragazzi, bruni biondi dolcissimi,

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Sono ora copia di lui in s stessi Rapidamente si vanno a fare uomini Di cappotti e di affanni ( lora che I treni muoiono a Milano). Tengono duro, Telefonano spessissimo, E ripropongono lostilit alla morte.

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C'E' RAGIONE PER NON ESSERE FINO IN FONDO SINCERO (dicembre 1976) C' ragione per non essere Fino in fondo sincero Se io vi dessi seriamente Pezzi di me stesso, Voi cosa date in cambio? Forse consolazione, Od una soluzione doppia? No: tutto sta nella Immaginifica assonanza di Parole e dolori, Nel conoscere a fondo, In quanto detto da altri, Le fibre calde dei propri tumori. Ci che vi chiedo, dunque, E' solo gratitudine, Quel che dovete chiedermi E' precisione di analisi.

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LINA PICCOLA LUNA (dicembre 1976)

Lina piccola luna Occhi chiari di lago Grandi autostrade della tenerezza, Parti coi treni della notte e lasci Alle colline mentre piangi Qui un sorriso, al Circolo del mondo. Tu lasci sempre Qualcosa di speranza. Noi aspettiamo, Fuochi della notte e giacche consunte, Il tuo ritorno seduta qui Alle marine tra noi Per raccontare Fiabe di sale.

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L 'ULTIMA RIUNIONE PRIMA DI NATALE (dicembre 1976)

Le sedie un po' scostate, stanche, Carte dimenticate ed imploranti tracce di fumo. finita l'ultima riunione prima di Natale. Il freddo umido torna a prendersi anche Questa sala, suggerendo che le luci Accattivanti sono fuori, La citt pi ricca. Ricchi noi no. Io sono Qui che parlo con Paolo e Marina: Diciamo della neve, dei giornali, dei Consuntivi di questo rapidissimo anno, e, Mentre ci serriamo nei cappotti, delle Possibilit dei mesi futuri, della figlia Di Marina. Ma a tutti e tre noi pesano, Negli occhi, I chilogrammi di saluti non avuti, o dati Frettolosamente (molti han dovuto partire). Pesano gli altri che non ci sono. Un abbraccio rimasto vuoto, pure stavolta.

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LAPPRODO (dicembre 1976)

Chi sa trovare Nel battere di pietre Leco del mondo, Del ricorrersi duomini, Egli arrivato Alle sue proprie fonti, Sar suo premio Un quietissimo pianto.

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SITAR DI MILANO (gennaio 1977) Sapete quei negozi, minimi, Tra le vie di Milano, oscuri, Che commerciano poesia. Io ne conosco i nomi: spesso mi fermo, Scorro lento gli scaffali, trapasso Con lo sguardo i frontespizi Ruvidi marroni. Mi fermo ancora E, aperte a caso le bianchissime pagine, Vi anticipo cosa accade: Si pu scoprire cose del mondo, Uomini - sapienza, sitar che cantano Di citt meno amare; O, mentre sdoppia la luce della sera, Punti - rimbalzo per ributtare Nel laborioso rotare dei tram. Sono i librai che ripiegano il mondo.

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NON MUORE (gennaio 1977) Scordare questa donna Non si pu in due giorni. Io a poco a poco lo faccio, con strappi Silenzi, piegando il capo Lontano via Dalle regioni del ricordare, Landarla a chiamare. Morire dovrebbe, lasciarmi. E dilato di forza verso linterno Dei miei ripostigli fantastici Il fatto materiale Della sua assenza, spingendo Fuori dalle porte dei giorni L eventualit che Il telefono squilli. Queste navi che affondano. Il ritmo Del suo parlare. E non muore, Non muore.

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IL POETA CON FLUIDI PESCI (gennaio 1977)

I seguenti elementi dove sono: Muli pozzanghere stenodattilografe Speculazioni caffettiere cazzi - dove sono ? Niente paura: il poeta tutto ci H gi acquisito, mangiato Sdilinquito in ritmi virt Cogliendone i fili interni E le partiture armoniche. Fluidi pesci Di parole. E a molti Ha mostrato queste particole Umore di s, dice spesso si sente Librare nel cielo giallo piscio Dellabbraccio universale Umidi gli occhi, appagamento. E quando ride !

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I MESI FESSI (febbraio 1977)

Suoni ferrei di pensieri E lossatura inerte dei giorni. Mesi fessi. Leggere non serviva. Tutto, in quei due mesi, Gli si sviscerava in basso, O riciclava nella testa isolato. Invocare qualcuno non era Certo il caso. Ma poi avemmo due giorni di lavoro forte, E due notti di Profondissime assenze di sogni: Qui percepimmo (probabilmente la consumata Stanchezza delle membra interiori) Percepimmo limplicita vuotezza Di molti dei nostri dolori. Due notti di assenza di sogni. La terza mattina la nostra Anima Sali alla terra e respir il primo cielo.

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LE AMANTI DELLA GIOSTRA (febbraio 1977) Ed esse vennero Le mattine gloriose di ultimo Febbraio Che la luce del vento scoperchiava la terra. Vennero Dicendo parole di acqua e di piombo, Con sguardi lucidi E corpi di bianco aceto, creparono il gesso Delle nostre sottilissime anime. Erano le sere spalancate di Maggio, che La gente alzava gli sguardi e Lodore dei tigli dominava, L sul tiepido limitare Dei fossi, esse aprirono per noi Le loro gialle rose. Sciolti i legami. Mostrarono i giochi delle stelle, Le amanti della giostra. La fine furono i febbricitanti Pomeriggi di Ottobre , Tracce di sangue nel cielo e scheletri Di legno in cerchio alla radura. Dissero di aver scelto i percorsi verso nord; Citarono gli schemi della Vita come cosa ovvia: Le spalle nel vento, rabbrividivano. Le salutammo. Immobili, non possiamo Che attenderle, stretti tra nuvole Ed abiti grigi, ambigui Nella certezza di un prossimo ciclo.

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NOSTRO FIGLIO DEI FIORI (febbraio 1977) Nostro figlio accumula libri. Lo guardiamo pensoso decifrarli Chino nella sua stanza, Rappreso in poca luce. Le domeniche passano. Nello splendore dei fiori e dei porci. E portano lanno verso la morte Nevosa dei tigli. Molti uomini palpeggiano nelle tasche Arie di festa. Lui invece Dice cos poche parole, a tavola, Stringe le forchette come aerei; fugge presto. Se gli chiediamo cosa cerca Lui dice: le basi, le ragioni. Non alza la testa. Non Ama molto.

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LAURA E LAURA (marzo 1977) La piccola bambina dai capelli lunghi, molto piccola e dolce. Abita dentro una ragazza di occhi limpidi, Che guida automobili Ed insegna alla gente. Fanno molte cose assieme: Sorridono, parlano. Preparano il the. Volano alte distese, facendo Lamore. E poi Si alzano di scatto per Acchiappare un maglione. Stanno scegliendo i pezzi per la loro citt. Alcune volte per capita Come la neve, come i mariti, Come la notte. Che non si capiscono bene: Una vorrebbe giocare. Oppure un poco triste. Laltra ha discorsi molto duri da farsi. Io che ho dormito nella loro casa, Prendo allora le loro mani. E cominciamo a parlare senza smettere. Cos spesso viene giorno.

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LAURA IN CIELO (marzo 1977) Laura seduta in angeli, suono lungo di trombe Punto immobile di tristezza Scoglio di pianto silenzioso Spazia lo sguardo Ai prati illividiti Di dilagato amore. Tiene, Tra le congiunte mani, Trentacinque parole Poi per sorridere se le lascia volare E china il capo in circonfuso alone. Laura nel cielo verde Che scendi in ampi cerchi, Sposa stupita e silenziosa, La pelle candida benedetta dal vento; Dolce signora aerea Che stai sospesa sopra le montagne, Le braccia aperte in grandi ali, E in rarefatti tremiti di solitudine Abbracci un orizzonte di gesso; Carezza tu le nostre contrazioni interne Rendi la luce ai nostri giorni Tienici il conto dei sentimenti E fai che lottobre delle nostre citt Sia nebbia calda di pagliuzze dorate.

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IMPRESSIONI DI UN AMICO (aprile 1977 )

Un amico ha veduto passare I dodici treni della primavera: La pioggia leggera sui cartelloni lungo i muri. Una bicicletta silenziosa Saliva verso le nubi verdi. Una ragazza sorrideva Di canestri di pane. Tu dici l'infinito triste Lo sguardo umido . Ma questi cantieri si risolvono in macchie Brulicanti di rosso. I cieli sono strisce di bitume, E vedo fogli di luce sulla destra.

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PRIMA VERA (aprile 1977)

Sputa. i suoi fiori La nuova stagione Anche tra i pronomi vociferanti I capannoni smaterializzati dal fumo Dietro la ferrovia. Da alcuni giorni L corrono ragazzi nuovi Con carichi d'erba E concetti fragili. E si pu fare l'amore, noi, L dietro l'angolo ovest Dove si alzano ringhiere di ferro E non si vola, e gli uomini depositano Escrementi plastici. Facciamo l'amore senza bisogno di giurare.

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INDECISIONE (settembre 1977)

Mi hanno rigettato le onde Sul pontile vecchio. Sono i tuoi movimenti, O sono le fronde dei castagni ricurvi E tuoi gli occhi che mi cullano O altalene di cieli E capelli che mi carezzano, O ci che io chiamo mare? grigio o viola? Non so pi riconoscere Quale sia il mio rifugio, se la tua cupola Di velluto e legno chiaro, O la casa di vento delle langhe, Di quando la cattura dei lupi Era battaglia di neve e pazienza.

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LAURA CHE SE NE VA (ottobre 1977)

Dalle stanze damore Laura scompare, Simmetricamente alla vita: Come quando bambini inseguono, Lungo la sponda di un fiume, Biciclette di inesistenza. Laura che se ne va. Nelle albe ella diafana, Come carta dorata in controluce: Nelle sere simile Agli angeli della notte Come le loro mani di vento E i visi immensi, inafferrabili.

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UOMINI E STELLE (dicembre 1977) Le stelle sono fisse: Lucide geometrie Di latte e punti crudi Proiezione di abissi danni Aperti al sonno, Capocchie di luminoso dolore Antichissime guerre. Chi le guarda ? Spirali di silenzio Sono leco di finestre schiuse. I cani sono ombre di pietra. Nessuno. E: uomini con mantelli, uomini speciali: Tipi della compagnia Con una falce al fianco ed occhi fondi: Rinchiusi di giorni in orari strani, Camere con minestra, Svuotati isolati massacrati Comunque sempre risorgono la notte Silenziosamente solidali Scivolano negli orti Invernali o sui balconi Le mani strette alla ringhiera Il vento taglia il loro profilo I lampioni illuminano a vuoto Strade vecchie di gesso Sono essi che guardano Le stelle: proseguono Lesecuzione del destino.

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IERI OGGI DOMANI (febbraio 1978 )

Ieri albe Di questi fuochi E montagne posate E nubi basse. Mio padre che si alzava Con i pugni di Marzo In feste di coriandoli, cani randagi, donne. Il mare dicevamo luccichio bisognoso d'uomini. Oggi, ci troviamo feriti a morte sopra i sassi, Le mani arcuate come artigli, Lo sguardo nell'ultimo sole Fornace del giorno, hangar di gabbiani. Domani confuso, domani non misurabile. A questo modo noi Rotoliamo dai gradini dell'infinito, Come cerchi di polvere Cordoni d'uomini Frasi intuite.

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GLI ULTIMI CAVALIERI ERRANTI (maggio 1978) Gli ultimi cavalieri erranti Sono tipi molto originali: Combattono gare di dedizione Cercano rapporti col mondo Fatti di equilibri preziosi, senza nome, Cavalcano amori rispettosi Non hanno accampamenti. Essi amano distinguersi: lo ne ho visti alcuni Scrivere libri in cattedrali azzure, chini Che pioveva, ed altri Sperimentare sentimenti riflessi, Ed altri ancora bere del the. Rifiutano, in genere, l'appoggio di uno sguardo. Ma errano, i cavalieri erranti. Quando escono dagli uffici, nessuno Li aspetta; li vedi errare per la citt In cerca di una vetrina pi significativa. Si vendono qui saldi d'amore? Quanta pena essi fanno alle proprie madri I fiumi dentro, i tram che passano: Cosl il loro dolore, essi affermano, Sottilissimo e profondo. Uno ad esempio ne conobbi che trascriveva La dovuta quotidianit del mondo come Marcire solitario di interiori progetti. E un altro che andava visitando mille case E distribuiva schede ciclostilate Di dolcezze, analisi, orizzonti, E ogni notte tornava a un letto Di rose gialle e piscio. E' questa la vita degli ultimi cavalieri erranti. Che poi si scoprono a osservare pensosi Le dita magre come rami di novembre, Il vino fatto scarso. Si ritirano allora

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Sempre pi acidi nelle albe, Ultima vendetta contro il mondo, Lo sguardo fatto infinito. Non valgono pi, a questo punto, Nemmeno una parola.

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INSIEME (maggio 1978) Solo i visi dei nostri cari morti Non tornano. E un passo pi in l. Ma noi li abbiamo come un sogno A venire. una speranza tiepida. Ci precedono, dicendo sole In primavere riottose mattinali; Ci proteggono sussurrando sonno Nel tramonto rosso dei cantieri; Ci accompagnano con un ritmo cielo Quando saliamo attoniti Sui tram di fumo e latta E veleggiamo i viali Le citt.

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SUPERPRIMAVERA (maggio 1978) Verdi, pi verdi, Sembrano piangere gli alberi, Affollati sul dosso, addolorati, Come se leccedenza di liquori vitali Non potendone ulteriormente Infoltire le strutture, Debba riversarsi in effluvi di malinconia. Umore riflesso di acquisita pienezza, Vita che s completa (ipostasi). il cerume delle orecchie delle fate. Aromi tumefatti di Valganna, Laghi morti di Ghirla: Essi attutiscono i clacson cittadini Rallentano i gesti dei giovani amanti; Opprimono, tutto sommato, la vita Che dovrebbero glorificare. E le donne, le donne nelle luci di giugno, Sono universi di profumo ed espansione di carne E macchie nette di colori. Amo le donne! (altri miei amici Amano, invece, la primavera).

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PASSAGGIO DI CATEGORIA (maggio 1978) Una fetta di cielo. che grigio Ma leggerissimo, contropartita al nostro sguardo Quando lo solleviamo, folgorato Dal suo riflesso sulle carte assorbenti. Avendo penne, gomme, e calamari contabili, Che riordiniamo Con geometricit di periti. Ci sottoponete quesiti di ovviet ? Noi sorridiamo annuendo. Usciamo, Andiamo per vetrine illuminate, Alle cinque e quaranta: un regalo Di luci, effervescenza, L aria che cruda come un cavolfiore E gli sguardi volano gi alle strade suburbane. Voglio una fetta di pane giallo e del salame fresco, E una donna uscir dalla sua tana invernale: Le dar baci baci baci. Chi voter per la mia promozione ? I terminali impazzirebbero, e scoppierebbero gli archivi. E il capufficio avr la grande faccia del sole Il sole rosso nella finestra a tre quarti Dopodomani alle cinque e venticinque.

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LEGGERE, SCRIVERE (giugno 1978) Leggere diventato pi difficile, In questi anni. In effetti Leggiamo e non leggiamo: Di traverso alle righe Tesi attendiamo le parole recondite Voglio dire: un segnale. Un messaggio che arrivi a cavallo. Ma complessivamente siamo distratti. Spesso ci tocca di rileggere i periodi. Ci stringe gli occhi Una lacerata incapacit di leggerezza, Una non compiuta dimenticanza. E poi vorremmo scrivere, riempire questa carta Come lasfalto si imbeve di pianto di cielo, Come gli uomini amano seminare una donna. La penna per stride, arretra, Gerarchie di raffrenati simboli Ricuciono accidiosi Il vomitare dei versi Si scompongono tra le parole Quali cazzi tiepidi malvogliosi. E noi, in certo qual senso offesi, Ci ritiriamo da noi stessi.

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DISCORSO D'ESTATE (giugno 1978 )

In fiumi vorrei si placassero Le mani nostre che aggrappate muoiono Oggi in un grido di meccanica morsa. Un carro d'acqua Tra sorsi di campagna Umanamente squadrata, quietamente Mi porta a una stazione ospitale; Sotto i rami di giugno ecco: io aspetto Il discorso d'estate tenuto dal padre. Hanno voli d'angelo Le minuscole donne Che puliscono la casa, Egli mi porge ricordi sommessamente Come un fiume d'ambra Che si riversi sui vetri della sera. Alzando il capo vedo Cime dalberi e morti In profili di inchiostro, E spalanco le braccia all'intorno, All'arrendersi ampio della luce Mentre cadono gli aspri confini Del voglio e del non voglio: la mia morte.

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UN LAVORO PAZZESCO (luglio 1978) Filtri ora ho filtri pi forti della mente: Non un segno pi su questa carta Che non riduca limperfetta analisi A sicurezza di suoni. Che non riassuma efficacemente Connessioni e divergenze. un lavoro bestiale, di lima E potenziamento esplosivo di fonemi. Un lavoro pazzesco. Ma senza sbocco. Non moti possibili senza distruzione Non un uomo che canti con due voci Ed ogni giorno la stampa prezzolata Testimonia Lessere lerba assassina, i marziani dei cani, I figli delle frodi, le citt grandi fiori. E del resto ogni donna constata personalmente Il crescere dentro di cappotti e minestre. Cosa pi dire ? Tacere. Limare fino a scomparire. nel silenzio lo scopo della specie, Quale il sorriso della gente in amore Come il consumo meridiano del giorno.

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A SEGUIRE (luglio 1978)

E quando muore Il suo sorriso cereo di trionfo. Ha respirato il suo principio Di decomposizione Nella bocca di chi, abbracciandolo, Tentava di tenerlo alla vita, Ed ora gi lo segue, Terrorizzato. I giornali incupiscono, Non danno nessun margine, In questa svolta a largo raggio Che a vasti gruppi ci conduce A entropici livelli Di dolore.

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PROSPETTIVA ESCHER (settembre 1978) Occhi chiari di scale: I piccoli bagliori di questa guerra Sono nostro tesoro: raggomitolati Tra luci duomini della strada larga Noi viviamo due volte, senza saperlo. Come se le voci fossero fenditure E ci baciassero tra le ore di libri e di sole Lasciando spazi vuoti al senso del contrario. I gradini e le scale Le scale dei palazzi I gradini di stracci Salgono riportandoci, senza parere, Ai momenti che abbiamo appena lasciato, Ripetizione sorridente. La corrente suburbana di macchine flusso metallico circolare, Aureola dei nostri sogni.

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GIORNATA POSTUMA CON IL PADRE: RESOCONTO (ottobre 1978)

Mio padre vola Su aeroplani di pezza. Ha i capelli neri contro il vento E il sorriso di un prestigiatore. Lo hanno evidentemente liberato dalla morte. Che storia strana e inverosimile! Scendiamo scale d'erba Raccontandoci storie di parenti. Io stringo la sua mano Con fanciullesche e malcelate espressioni D'orgoglio (pensate: ho ventinove anni !), E inizio un discorso a me stesso: "Questo il mio pap! Il mio affetto' per lui smisurato: Come potr mai dimostrarglielo?" Ma proseguiamo, evitando i sentimenti stucchevoli. C' una sfilata di soldati rossi C' una pasticceria con le sfogliate C' un tram molto rumoroso con delle belle signore. Quante cose piacevoli ci sono: Dovr raccontarlo alla mamma. Veramente. Poi siamo nella vecchia casa, Con la finestra che guarda quei tali campi polverosi, Di una lunghezza apparentemente infinita. La scena cambiata, ma, se notate, ancora Non si sono avuti suoni. No, niente suoni. C invece un fiume di sole giallo, che si stende Sul pavimento di legno, e una poltrona. Io che gioco, lo guardo, e a poco a poco Mi addormento. Probabilmente. , Sono molto stanco, e ci indiscutibile. Non potrei d'altra parte Essere pi soddisfatto di questa giornata.

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GENNAIO (gennaio 1979) Aspettiamo il cuore crudo dellinverno. Esso gira ciclicamente, Noi ci spostiamo di fianco. Invecchiamo furbamente: Specchi di vento e pozze di pianto Ma, nei barattoli, la musica.

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COME MORI' MIO PADRE (febbraio 1979)

La morte di mio padre: Morte di quattro mesi Malattia velenosa, putrefazione Di vita, occhi di rospo, scolo di catarro Sanguinolento, scivoloso serpente Vagante con artigli dentro il corpo Attorcigliato alle gambe di carne E il petto squarciato, con geometria di dolori, Da le siringhe centrate, la canna del catetere. E l'occhio perso, ampliato a una laguna Di opaco azzurro in si Rivolto ed osservante Altri volti, altre stanze. Come un grido strozzato lo perdemmo, Senza compensazione. Ma non f u solo. Sua compagnia, Presenza vera, (senza sosta li chiamava) L'immenso numero di fazzoletti di carta Cosl in pochi mesi giorno per giorno Infaticabilmente lordati, riempiti di sozzura Senza nome e gettati Bandiere minime sul comodino. E che adesso lo scorteranno certo, Come un esercito fedele, in lunga fila La pi candida armata dietro a lui, Gli faranno corona Nel suo volo di silenzio tornato sorridente Volo attuale e infinito Volo altissimo e teso Verso i pascoli al sud.

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TERRA E CIELO (maggio 1979) Sono un lupo ferito Sbranato bastonato Sono un cane Rinchiuso in una gabbia di dolore E latra e si dibatte a morte Verso le stelle Morde laffanno lunico suo cibo Sono un pellegrino Che ha perso il suo santuario I sassi gli han mangiato Le ginocchia I cieli Sono bianchi e stranieri La sete Mi ha seccato la gola E sono un albero che si strappa via Con il sole che urla tra i rami Uno che si prende la testa tra le mani L fermo senza fiato E quasi piange Mezzo tra terra e cielo.

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QUINTA PERITI (maggio 1979) Nella mia scuola Ci sono due categorie di fottuti. I nuovi angeli senza stelle. In percorsi di traffico meridiano. Fanno il giro dei bianchini della citt (Mercoled di cielo, sabato senza premi). Gridando ci sorpassano, hanno un pianto veloce. E che rispondere ? facile armare il loro grilletto (Essi considerando il vostro dolore non accettabile, Voi che avete esperienza e stipendi). Ma non fatelo, non scoperchiatene il sorriso. Vi ucciderebbe la loro Consapevolezza di allegria. Non date voti. Non chiamateli per cognome.

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SCUOLA A LUINO (luglio 1979) A rigor di logica non dovrebbe, Il giovane maestro di valle, Fisare le nubiformi Non univoche speranze Nei cieli di azzurra ceramica Oltremarina alle finestre. Fare lezione, sarebbe il suo dovere. N dovrebbe il regolamento Dice che non pu Sollevare le gonne di cotonina leggera A controllare delle sue allieve Il primaverile sgominante risveglio. E quando entrano gli antichi diplomandi E si siedono facendo cadere i libri Cos rumorosamente e cazzo e vaffanculo (Egli li guarda con la bocca aperta Come un piccolo o rosso di cuoio), Si strappano i pezzi di cielo Dal suo cuore in risonanza Da entro la rigida custodia di chitarra Su accordi di settima naturale E di sesta e di nona; E ride lui pure fragorosamente Nascosto, naturalmente, dietro una mano. No; egli non potrebbe. Ma non lo confortano I lungolaghi tedeschi di Luino, N le scarpe di plastica, n l'inverno con gli autobus N le notizie da Roma sui giornali. Il giovane maestro guarda lora E intanto scrive voti a casaccio Assegna lezioni inesistenti. Egli stasera si recher alla pizzeria.

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DALLA PARTE DEI LUPI (luglio 1979)

Voi ne vedete in giro ? Ancora ascoltano Il richiamo dei lupi. Amano, delle loro donne, Il luminoso assentarsi. Abitano soli: tacciono. A precludere, cos dicono, La pace data quotidiana, A organizzare quel minimo In vista del massimo. Leggono ostinatamente Rimasugli di utopie. Escono ad ascoltare vento Nei reticolati serali di Milano. Negano e precludono. Tengono le foreste nella mente.

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L INVITO (agosto 1979)

Claudia, vieni a Varese: Vieni a vedere i morti Che hanno lasciato le loro terre umide Ed in vapori ed ambre salgono Ad abbracciare le colline. I viola si sovrappongono ai verdi I laghi hanno liquefatto i cieli Sentieri portano alle montagne grigie Tra sfondi molteplici di santuari E destini silenziosi. Lestate ancora gonfia. Decompone i suoi odori Ai primi ponti di nebbie. Claudia, vieni a Varese. Portandoci dellerba, e sudata damore, se puoi. Noi qui cerchiamo sempre Dei larghissimi abbracci. Navi che partono, posti per parlare. Ma non si fa. Forse perch Ci hanno vietato le musiche altoparlanti, O che la gente magra come alberi morti, Avida negli sguardi, E i negozianti spazzano merde di cane. tutto questo. Noi si resiste in pochi. Alziamo scritte viola sui muri, Ridiamo duri, Ma lautunno ci tira alla morte. Ci conta trentun anni. E noi chiniamo gli occhi. I cinema sono chiusi. Non ci sar pi vino Da regalarsi a Natale. Claudia, vieni a Varese.

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FESTA UNGHERESE (settembre 1979)

Vedo le scimitarre delloriente (Oro in campo di azzurro) E vento di carbone Sulla tua faccia di scugnizza. E campi velocissimi. Vammi a prendere soldi: C da comprare case, io dico, Trombe pomodori: O altrimenti rubarli; e caricarli sui treni. Le conseguenze ? Ma che i vetri volino in pezzi! Che si lascino irrisolti i contratti! Perch i fucili dei soldati Gi si scaricano in risate E balli di ragazze. Perdio: Da quanto tempo non ne vedevamo! I primi tornano, piangono, e sono Giorni di finalmente dopo la guerra. Dalle finestre butta fuori lestate, Vomita sole. E tu abbracciami forte.

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INDIGESTIONI (settembre 1979)

Io mangio le nuvole, Poi piango: Sulle autostrade scivolose Tra Reggio Emilia e Milano, Che le macchine sembravano squali, Contratto sul mio letto di Varese. E piangendo mi chiamavo, Volevo consolarmi Tenevo la mia testa tra le mani. E poi devi risalire i pomeriggi: Un chilo di patate Da far cuocere lento, Della musica altissima, E a culo il sentimento. Risentito? Mica tanto. Ma solo: posso urlare? (Un poco un poco un poco di pi). A nessuno pu dare fastidio. Qualche giovanotto (o gazzella metropolitana) Potrebbe anzi riconoscersi, E venirmi a trovare a casa, la sera. E c' una birreria, qui sotto, Dove abbiamo spaccato tanti di quei sogni, Vomitato tanto di quel vino, Che neanche la partenza di Claudia Dovrebbe mettermi paura . Allora, perchi urlo? Forse come per il pianto: Mangiato troppo, Messo dentro troppo, Di rumori, di morti, di parole.

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LA PASSEGGIATA (settembre 1979) Ero, in una prima mattina, Ad un luogo di sentieri che si biforcavano Strisce sabbiose tra i campi viola in salita Sopra e sotto l'azzurro. Ogni punto assicurava Libere possibilit di composizioni Nei limiti visivi Di case bianche minime telegrafi d'uomo. Io ero umido di pensieri: timori ed Eccitazione irrefrenabile, E come una calma. Scesi un cammino bianco Per i campi lucenti di animali nascosti Ed orti e muri tra respiri caldi Spirale ascendente di sudori interni Poi come musica fino alle prime torri: Tracce di gambe fabbriche cani metropolitani, Gi vociante citt sotto cieli d'oro. Entrai le mura. C'erano donne, le grandi madri in bicicletta, Che parevano perse, e infermiere furenti, Bambine azzurre E uomini di ferro visi stupefatti Operai di velluto bianchi panettieri Mani aggrappate ai ponti forme di cazzi E i verdeggianti ragazzi ritrovati A vari gruppi nelle piazze e negli occhi In promesse di reciproca cura. E grandi carri e cartelli e allucinazioni. Tutti ,essi erano insieme, usci ti dai quartieri. Risalivano infine nell'umile sole Dei viali carrozzabili; Molti, nell'ultima luce, leggevano giornali, O fumavano, E mi chiedevano dei miei giorni, E se qualcuno rosse stanco.

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CLINICA D'AMORE E RELATIVA FUGA (REPRISE) (ottobre 1979)

Ci mostrano Disegni bianchi Cresciuti sulle mura Come edera albina - Siamo bambini chiusi senza tempo - Ci fanno intuire cristalli pungenti Quasi fantasie erotiche Nelle cuffie hi-fi E incanti di flauti riflessi. Vediamo gli uccelli Motel celeste cielo. E' una vacanza questa? No: una stridula vita. Ma io apro una porta. Amore, a sera Per strade vaporose di vento In conche di palazzi Aeroplani e negozi Ci sono in citt e colori d'oro Lasciati dal sole E rumori azzurri polverosi. Donne alte asciutte acerbe In quadrivi di macchine Stanno a orizzonti limpidi.

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POLIFONIA (ottobre 1979) Ripetiamo tutti in coro: Rose dell'alba a sciogliere la notte. I camionisti si alzano Dalla morte rabbrividendo Le braccia afflitte verso il cielo di strade Nelle tasche hanno indirizzi falsi E figli spariti nel buio Solitudine romba come un tamburo. Ripetiamo di nuovo: Rose dell'alba di cristallo di ferro. Le grandi madri che si vedono nei film Nei mattini pigiando su pedali di ferro Biciclette con ruote seghettate fiumi di nebbia Scivolare allibite verso fabbriche d'oro E sono perse mute sono la luce Lampioni che si fanno sorrisi. Ripetiamo all'unisono finalmente: Rose dell'alba flusso di carne stellare Per mani aperte accese Che ricercano pace E gli occhi chiamano nei cieli In ottava Pi larghe che ali, pi chiare, Odori di terre risorte Dalle nostre menti invernali .

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CITT DI GALLARATE (novembre 1979)

I ponti di nebbia di Gallarate Dissociano le consonanze Della vita meccanica, rendono Le macchine come squali. Noi pure ci muoviamo come pesci, pallidi. Strutture di piazze si decodificano In nostalgie di viali, con alberi In prospettive impazzite; E vedi fuochi nella cintura suburbana Che sono roghi di pneumatici E grandi prostitute carbonizzate. Frasi tagliate, filtrate, alito duomo, Scendono nel buio come coltelli. luned di dolore e emigrazione. Cercate un tango, una discoteca ? nel terzo fiume di nebbia, sulla destra. Ma restate. se potete, con noi. Lambiguo comparire Disparire di lampioni Illumina operai metallurgici I volti insanguinati Le bocche cucite dalloppio, Che raccolgono i cani morti sulla strada. La citt spezzata, in ginocchio: La citt grida le case, ne urla i nomi, Losanghe di movimento, rantoli Vorticosi di speranza. Ma non c tregua. La nebbia ci uccide Dieci a dieci. E non giova il ritrovarsi a gruppi nelle soffitte, Stretti in abiti grigi, la cena grassa, Il vino che concentra gli umori. niente. Il telefono suona eternamente Il silenzio pulsa eternamente

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Alludiamo alla notte, questa notte insonne, Intollerabile prosecuzione di vita.

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NOI MUTIAMO (novembre 1979)

A una stazione dinverno nubi di zolfo Massi di cartone e locomotori deragliati. Ci fermiamo e scendiamo a constatare: 1) Il deperire regolare dei mesi 2) La nostra mutazione in forma di treni 3) Il farsi certe parole interne Sempre pi fradice, improcrastinabili. Bagnati dalle nebbie dei notturni scali Poco sincere anticipazioni dellalba, Noi siamo come convogli dargento, I nostri esofaghi dilatati A vagoni letto, E cos pure pesantissime E legate le braccia (Stanghe e pistoni). Voi ci tranquillizzate ? Ci offrite un fernet ? Ci chiedete di stare buoni padri Forza lavoro plasticamente disponibile ? E noi mutiamo! Noi ci facciamo Gli occhi come semafori. I segni sulla faccia, silenti come pesci. Tagliamo i ponti con un fischio basso Lasciamo il buio dietro noi. Trafughiamo ricordi.

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NOI DI PA RIGI (novembre 1979)

Si riprendono discorsi: concetti e linee. Chi di buona volont va a cercare documenti Tra pile polverose, si ferma tra scaffali di riferimenti, ll perso in autunno di tiepidi odori O tracce di pensieri antichi, o profumi. Ma poi: i mari esplosero Con l'ora del the, si aprirono gli occhi. Vertigini di strade d'acqua. Parigi le sue linee di viali a grandi labbra Le piazze come laghi di pensieri e periodi Le pensioni in salita, le notti bambine. Ci si raduna nuovamente, si parla, Ci spingono sui tram, uomini affollati Uomini che hanno mille tasche E musiche nelle orecchie E alla domenica passeggiamo i figli, ] figli con occhi a dismisura Domande impellenti, le bocche Cucite. E noi Non abbiamo pi libri Ni tranquillit di ripiego Ni incubi smussati. Noi insultiamo il mattino. Noi di Parigi, certamente, In corteo con i nostri figli.

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POMERIDIANA (REPRISE) (novembre 1979) Ultravox Ultrasuoni Uditi aneliti bisbigli Voci. Che bussano piano clop clop piano Alla stanza grigia stanza di parati dove siamo Dove dodici uomini nudi grandi guardiamo Questo Cristo in sottoveste Che impugna la sua rivoltella ridendo E il sudore dell'amore E il terrore dei leoni E le ore dell'orologio. E in movimenti esasperati rovistiamo: Trovati sotto il letto! I sogni i nonni sono scheletri Li baciamo in bocca, poi li voltiamo per amarli. E clop piano clop clop piano piano La voce sta gi schiodando le porte, Frasi Piccole come insetti taglienti Insulti e sputo spezzettati; E noi siamo completamente circondati Esausti esausti esausti: Finir il nostro regno In una strage cannibalesca? E' la canaglia del popolo, E' il traboccamento delle cattive politiche Ma noi non vogliamo morire Noi non vogliamo morire. Noi defechiamo di paura, tastiamo le pareti, Le sporchiamo di merda, con supremazia di speranza Intorno intorno. Ma alla finestra c' novembre Come ventosa di pioggia; Come labbra di cane sui vetri, Ll per succhiarci le eventuali confessioni. Il suo destino fu strano:

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La portammo a esistere a furia di pensarla. E saliva di cane materialit incoerente E respiro di bestia ci sono oggi guardiani: Lingue di cani E scoppi di voce alle pareti Sono risvolti del mio pomeriggio.

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CACCIATORE (dicembre 1979)

Ho teso una trappola Nel folto del giardino Poi mi sono acquattato E ho lasciato che il tempo Spingesse, per stanchezza, Un sorriso o un po di sole Dentro un buco nascosto Dietro il muro di viole. Fui svegliato di notte Da un bisbiglio di luna: Nella giovane piazza Stava una cagna bruna Che dormiva tranquilla; Altre voci, nessuna. Un ricordo di donna Mi induriva la fortuna.

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HOLY NIGHT (dicembre 1979 )

Eccomi uscire di casa piano. Gli occhi fuori la sciarpa, Fonti di microonde, Che individuano linee bianche di forza E la notte che le ingoia. Dalle mie labbra il vapore dell alito che sale Sale. l'anima? la luna, Taglia a strati le cose, rivergina i pensieri, Gela i gatti nel cielo. E gi le piazze sono laghi di ghiaccio, Non sperato conforto. C' stato un rumore d'argento di chiavi Quando ho chiuso, furtivo e languido, Il piccolissimo portone. Fu un'esplosione, nube viola d'idrogeno. E la mia mente, vi dico, si come Girata di un quarto, salutando qualcosa: I1 ricordo dei morti O il rosso dei miei guanti di lana.

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AMICI (ottobre 1980) Ottobre fiacco luridissimo ottobre. E se resisto anche per voi Le vostre facce luminose, Le frasi smozzicate quasi assurde, Noi pellegrini serali dell'alcool, Affratellati nella nebbia. Ma poi vedete queste pietre che accumulo, Questi piccoli sassi? Diventeranno fiori tra qualche mese , fiori E piante insulari che ci fanno ridere, Alcune uccelli addirittura, uccelli, Corpi luminosi in mezzo al cielo Come tu che hai il cappotto logoro Come tu che ti incasini d'amore Come tu che stai bevendo vino E il ritmo buono che ritroveremo (Una piazzetta, una panchina in mezzo al sole), Il ritmo gi acquisito.

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RINA SENZA FIGLI (febbraio 1981)

Rina Senza figli, Se non quelli che pigli Sul tuo seno ogni tanto E li guardi dun canto Dopo fatto Lamore: Rina senza dolore.

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JULIE, JULY (luglio 1982)

Questa lestate Che han sepolto il mio amore, Salutandolo come un barchino Che scompare nel punto uno zero Dellazzurro e del mare e del cielo. E lo chiamo coi baffi e le strisce E lo chiamo coi baffi e le carte Ma i gabbiani han nel cielo le porte. E sorrido perch penso forte Liquefarmi in sudore Damore io ridendo con te sopra un treno Navigare In un letto saliamo oltre il mare Laltro ieri. Che estate! Che affare!

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POMERIDIANA (novembre 1982)

Oh limite, celeste muro: Un abbraccio mi sfugge E si fa tremito. Ogni parola sale Come un tunnel che apre Su silenziosi campi. Lacqua sta sopra Il cielo tra le mani.

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AMOR PIOVOSO (maggio 1983)

Amor pieno di pioggia Che scendon gi carezze Occhi tristi guardava Mio amore indispettito Ti bagni i tuoi capelli Ti bagni anche il vestito La pioggia che ti lava Baci fitti ti dava Amore spaventato Bocca che ti cercava C un cielo da emigrare Ti ho sognato eri al mare Bocca che ti ho bagnata Amor da mille lire Non resti qui a dormire ? Amore che taceva Che tristezza la sera Amore che si prende La testa tra le mani Amore da pagare Sono zuppi anche i cani Amore da ammazzare Ma poi passa domani C un casino da fare C un sabato feriale C lavori arretrati C un cielo da emigrare Che poi cerco la penna C un vuoto come il mare.

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PIAZZA CADORNA (giugno 1983)

Il mio cantare minimo: Esulta ad ogni luccicare Del tempo che si adagia Sui navigli, Di un tram che si allontana Di una donna che arriva. E quando rido, ancora, E canzone destate: Bagagli nei depositi, Chitarre lungo i muti. Chi parte d un abbraccio Chi resta ha dentro il mare E sul piazzale partono Macchine a navigare.

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FESTA. (giugno 1983) la mia donna tropicale vento caldo postale Di un battello sul fiume Con la ruota che gira Nel giugno floreale Bocca bella sospira Bocca rossa poi nera un comizio popolare una festa in battello la notte zodiacale Nel gran porto d'estate Vino e Rumba e frittate Come poi in un portone Avvinghiati alle scale In baruffa d'amore Salgon scendon le gonne Bocca calda respira Che ci han sotto le donne Coda furba mi vale Come un tango che assale Ride poi se mi tocchi Guarda dietro i miei occhi Strade gialle di sole Rosse macchine a vela Fiume d'oro che sale Come dire: candela Che un gran coro di gente Fino al cielo che verde Che la tua doppia mela Fiume azzurro che scende Fino al mare che rosa Fino al mare che rina E il battello si guarda Tutto intorno e riposa.

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MY SONG (luglio 1983)

Il mio cantare minimo Esulta ad ogni luccicare Del tempo che si adagia Sui Navigli Di un tram che si allontana Di una donna che arriva. E quando canto, ancora, come una stazione a mezza estate Coi treni nei depositi E le scritte sui muri: Chi parte d un abbraccio Chi resta ha dentro il mare E sul piazzale partono Macchine a navigare.

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LA CASA NUOVA (settembre 1983 ) La casa nuova: dormo rialzato, ho la finestra in fronte: come dormire fosse un chiudere gli occhi sopra un treno che viaggia. La mattina si sbarca in questo porto. Ho quindici camicie nel cassetto. Le pareti ho lasciato bianche di calce, che per promessa ai quadri di far loro libero transito e agli amici, se vogliono. Poi vieni tu: le sere esco tra i bar. Ma ho anche tempi lunghi, radici negli scaffali: i libri stanno in successione, questo ho capito, come senso di una storia: che io lavoro, uomini lavorano. In connessione. Attendo ora una verifica: destate, a mezzo giugno, la penombra che femmina, io l seduto in un fumo di paglia ad ascoltare se odori lenti, rumori polverosi, avvaporanti dal piano della strada, vengano a stare in qualche modo in tono con la mia musica (e quante musiche ! le mie belle musiche). Sono essi le parole, sono la trama. Il caldo fuori, il caldo sulla fronte.

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MOVIES (settembre 1983)

E non so dire poi Quale destino acceso dentro noi Ci rende simili A un film di uomini Che non finisce mai Come la scena, sai, Che i treni arrivano Fischiando in riva al mare, Oppure: Messico, Che labbracciavo mentre lei scompare. E poi la piaggia che vien gi a Cordusio, Noi che ridiamo col giornale in mano, Noi con le donne Non sempre inutile, Noi forse semplici Come un film dei tempi, Un film americano.

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RADIO ACTIVITY (R.I.N.A.) (ottobre 1983)

La radioattivit unonda che Emana dai metalli E sconquassa le cose: strutture dei corpi E tegole dei tetti. La radioattivit una brutta bestia (Come la Chiesa che ne uccide a milioni, cos afferma luomo dei cani E delle scritte profetiche). Oppure forse la stella del tuo amore Che esplode lentamente in Piazza Castello E fa brillare i gelati nelle coppe E trasparenti le gonne alle signore Fa sivolare sussultando i tram Ci rende illuminati in faccia al Duomo. Radioattivo Intenso Nuovo Amore.

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STRADE (marzo 1984)

La nuova viabilit Render pi lungo il percorso, Ma fluido il movimento: Riemergeranno tracce Di melodie divergenti Arrangiamenti Si renderanno necessari. Avremo gi imparato a coltivare spore, A valutare una cena irripetibile ? Le case sfilano beffarde In un tragitto pomeridiano.

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APPUNTI. CONTRAPPUNTI. (aprile 1989)

Avuto colloquio tale donna Ascoltato la pioggia sortire dalla terra Ridevo e pensavo: Come una musica la prima volta, Un canto inaspettato. Le macchine a pascolare sullasfalto, Gli spot siluravano i film. Vorrei argomentavo riascoltarla da capo. Ho fretta di assorbire il suo calore. Fiumi dacqua. Ridevo.

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MUTAZIONI NELLA MUSICA ROCK (maggio 1989)

Esultate senza esitare Le progressioni assorbenti In ogni nuova musica. Ma non adottate cantanti: molto pochi Mantengono quasi tutte le promesse. La Dauphine verde ha attraversato il corso Questa donna ha attraversato La mia vita Quel lago cullava Le mie solitudini. Voglio dire: studiate. Costruitevi la vostra musica. Privilegiando le basi ritmiche. Orchestrate arditamente Le armonie. Siate molto melodici.

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VICINANZE SEPARAZIONI (giugno 1989)

La musica , attualmente, Separata dalle parole, Gli uomini dalle donne. Qualcuno ha tentato la riconnessione. Io invece aspetto: ondeggio Tra Milano e Varese Guardo molta televisione. lo tengo buoni gli alligatori. Ma tutto questo rende Il tempo scivoloso, che precipita al fine Ai bordi dellestate: Un uomo scrive una lettera Una donna si fa mossi i capelli E voi bevete sotto la pergola In un leggero rumore di ghiaia.

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SERENATA (dicembre 1989)

Ho ripercorso strade Che conoscevo amare Per sentirmi baciare Nella tua lingua Cercare dai tuoi morsi Legarti a questo letto Sotto un cielo di grilli: Ho conosciuto tutto Di te.

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L'ESTATE IN VIA PASTEUR (gennaio 1992)

Nel tempo che si sfalda in capo al letto E mescola ridendo tutte l'ore Il tuo corpo riappare -che stupore!Cangiante alle carezze In morbidezza e luce. Ed il sapore, ch'era albicocca ieri, oggi liquirizia! Beato il cielo che si stinge ai tuoi piedi Ed il telefono che accoglie la tua voce: Impudicizia bella.

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