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giornale TA lavoratori dei COMUNIS


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N 6/2011 Ottobre/Novembre

Rifiuto del debito e Rivoluzione

Editoriale di Marco Ferrando La lettera Trichet e Draghi al governo italiano descrive con brutalit il diktat dei banchieri europei: ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende con esplicito plauso allaccordo del 28 giugno; rivedere le norme che regolano i licenziamenti dei dipendenti, con evidente mandato sullarticolo 8; intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico con leliminazione delle pensioni di anzianit e lelevamento dellet pensionistica delle donne nel settore privato; ridurre significativamente i costi del pubblico impiego, anche con la riduzione degli stipendi; garantire lanticipo del pareggio di bilancio al 2013 con la riserva di tagli automatici orizzontali sulle spese discrezionali (taglio delle detrazioni su mutui, spese mediche, spese di casa, spese scolastiche.. ); introdurre una riforma costituzionale per vincolare il bilancio (costituzionalizzazione del pareggio). IL COMMISSARIAMENTO DRAGHINAPOLITANO Siamo al commissariamento della Repubblica da parte della BCE. Tutta la retorica costituzionale sulla sovranit popolare completamente sbugiardata. Una grande banca privata come la BCE - custode dellEuropa delle banche - detta a Governo e Parlamento italiani linsieme della politica sociale e persino una revisione costituzionale. Pena il disimpegno della BCE nellacquisto dei titoli di Stato tricolori. E una enormit giuridica al servizio di un ricatto usuraio. Ma unenormit che lungi dal suscitare reazioni negli ambienti politici dominanti, diventa in Italia un vero e proprio oggetto di culto bipartisan. Il governo vanta la compiuta applicazione delle direttive dei banchieri. Le opposizioni liberali (PD e UDC) lamentano una loro applicazione tardiva o insufficiente. Ma gli uni e gli altri assumono le prescrizioni delle banche come programma obbligato del presente e del futuro. Enrico Letta, vicesegretario del PD, stato fra tutti il pi chiaro: La lettera della BCE la base di riferimento del prossimo governo. E in ogni caso, la Presidenza della Repubblica vigila su governo e opposizioni perch si inchinino al diktat nel nome dellItalia. Giorgio Napolitano, il cosiddetto garante della Costituzione diventa cos il garante della BCE, al fianco di Confindustria e Bankitalia, contro i lavoratori e la maggioranza della societ italiana. Questa deriva trascinata dal contenuto sociale del programma Europlus. Un programma che prescrive per i lavoratori italiani un salasso finanziario di 900 miliardi per ridurre il debito pubblico al 60% del PIL richiede inevitabilmente una stretta

reazionaria. Tanto pi se intrecciato con la demolizione del contratto nazionale di lavoro. Costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, presidenzialismo strisciante, invocazione emergenziale del patto sociale, riduzione delle libert contrattuali, stravolgimento dello Statuto dei lavoratori, ne sono il portato naturale. Poich le politiche di massacro sociale non possono incontrare il consenso delle vittime, occorre imporle contro il loro dissenso, ostruendo ogni canale indipendente di possibile reazione e resistenza. Nelle fabbriche e nella societ. INDUSTRIALI E BANCHIERI SCARICANO BERLUSCONI NEL NOME DELLA BCE La lettera di Trichet e Draghi anche un fascio di luce sullintera partita della successione a Berlusconi. Il governo Berlusconi in agonia. Il suo consenso sociale precipita. I suoi partiti costituenti sono attraversati da una cupa guerra per bande. Tutti i poteri forti, uno dopo laltro, abbandonano la nave che affonda: Confindustria, banche, ampi settori delle gerarchie clericali. Mentre si stringe la morsa giudiziaria attorno al Capo. Ma la borghesia scarica Berlusconi per la ragione esattamente opposta a quella dei lavoratori. Lo scarica perch lo ritiene ormai un ferro vecchio e inutilizzabile per varare e gestire sino in fondo, contro il lavoro, il programma di Draghi e di Trichet. Lo scarica perch quel programma richiede un quadro politico istituzionale ben pi robusto, ben pi equipaggiato, a fronte della gravit della crisi sociale e finanziaria. E vero: non c ad oggi una formula politica immediatamente spendibile allo scopo. Ma questa la ricerca della borghesia. E questa lofferta politica che le opposizioni liberali cercano di strutturare, seppur tra loro divise e in concorrenza.

NO AL DEBITO ALLE BANCHE, PER LA RIVOLUZIONE SOCIALE


Il movimento operaio e tutti i movimenti di lotta hanno unesigenza speculare allopposizione borghese: rovesciare Berlusconi dal versante dei lavoratori, in contrapposizione frontale al programma della BCE e al manifesto di Confindustria. La nascita - il primo ottobre scorso - del movimento contro il pagamento del debito pubblico alle banche e per la loro nazionalizzazione senza indennizzo, va in questa direzione. Quattro anni fa il PCL aveva lanciato controcorrente una campagna per la nazionalizzazione delle banche e il rifiuto del debito pubblico quando ancora la sinistra radicale (PRC e Sinistra Critica) votava in Parlamento la detassazione dei profitti bancari decisa da Prodi (riduzione Ires dal 34% al 27%). Proprio per questo non possiamo che salutare positivamente la nascita oggi, finalmente, di un fronte unico largo di soggetti diversi attorno al rifiuto del cappio del debito. Ma occorre essere coerenti. Una campagna contro il programma della BCE, per lesproprio delle banche, per il rifiuto del debito, deve diventare una reale campagna di massa tra i lavoratori e nei movimenti, fuori da ogni convegnistica; deve puntare apertamente alla rivolta sociale contro le classi dominanti, contro ogni forma di patto democratico col PD e il centrosinistra; deve darsi apertamente una prospettiva rivoluzionaria per un governo dei lavoratori e un Europa socialista: condizione decisiva per la concreta realizzazione di quelle misure anticapitaliste.Il PCL si impegner sino in fondo per lo sviluppo del movimento NO debito e per la sua qualificazione rivoluzionaria: contrastando ogni tentativo di ridurlo a posizionamento culturale, o di puro antagonismo, o (peggio) di pressione sul centrosinistra e sulla BCE. Non pi tempo di illusioni. E tempo di trasformare lindignazione in rivoluzione.

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ilGiornalecomunistadeiLavoratori / Ottobre/Novembre 2011 / Pagina 2

NASCE IL MOVIMENTO NO AL DEBITO


di Eugenio Gemmo Ha preso vita, il primo ottobre a Roma presso il teatro Ambra Jovinelli, il fronte della sinistra per il NO al debito. In una sala gremita centinaia di persone hanno dato il via allatto costitutivo di questa struttura di movimento. Allinterno del teatro era possibile, cosa che non accadeva da tempo incontrare molti, quasi tutti, volti della sinistra radicale che vanno da Ferrero (segretario del PRC) sino al nostro Marco Ferrando del PCL. La giornata si aperta con la relazione di Giorgio Cremaschi, padrino dellassemblea, leader storico della sinistra Cgil. Nella sua relazione Cremaschi ha posto laccento sullintenzione di costruire uno spazio politico pubblico che negato dalla ormai palese convergenza tra il governo e le principali forze di opposizione nellaccettare le direttive della Banca Centrale Europea, del Fondo Monetario Internazionale e della Confindustria. Cremaschi ha anche detto che lobiettivo di questo movimento di fare come in Islanda. Abbiamo un premier inqualificabile contorto verso le sue vicende sessuali e piegato verso la Banca Centrale europea. Per essere ancora pi netti, per chiarire quali sono le discriminanti che caratterizzano la nascita di questo movimento Cremaschi ha spiegato: Questo movimento sta con chi vuole respingere ai governati europei la lettera della Banca Centrale europea, chi lo fa un nostro alleato chi invece intende rimuovere Berlusconi per attuare le indicazioni imperative della BCE un nostro avversario politico (Il PD avvisato),,, Dopo lintervento iniziale del presidente del Comitato Centrale della Fiom si sono susseguiti numerosi interventi da Franco Russo - ex trotskista ed ex deputato del PRC - a Paolo di Vetta di Roma Bene comune a Flavia DAngeli di Sinistra Critica passando per Marco Ferrando (applauditissimo) che ha evidenziato limportanza delle parole dordine nazionalizzare le banche sotto il controllo operaio, arrivando sino a Paolo Ferrero che ha riproposto la vecchia linea guida del PRC di Bertinottiana memoria, ovvero indipendenza dei movimenti dal panorama politico, anche 4) Ambiente e beni comuni stato sociale e diritto allo studio e alla scuola pubblica. 5) Rivoluzione per la democrazia, parit dei diritti per i migranti. vincolo europeo sottoposto al voto popolare. La seconda quella di dare continuit a questa struttura, a tal proposito Cremaschi ha invitato tutti i partecipanti e le forze presenti a rivedersi a dicembre per poter al meglio comporre nellazione il movimento. Altro punto che emerso nel documento finale dellassemblea la non volont di dare a questo momento scopi elettorali, questaspetto potrebbe essere la forza reale e linnovazione vincente di questo movimento, non solo perch smarca questo movimento dallaltro movimento di sinistra Uniti per lAlternativa che pare abbia- decriptando i suoi interventiuna prospettiva anche elettorale inserita nel contenitore del centro sinistra, ma anche perch il fronte unico dazione (unione programmatica su questioni pratiche) lunica cosa che pu far da collante e tenere unite nelle lotta le tante forze politiche presenti molto diverse tra loro. Il nostro giudizio sullassemblea del primo ottobre positivo. La combattivit e la radicalit delle sue rivendicazioni (avanzate per essere un variegato di forze politiche, sindacali e di movimento) sotto gli occhi di tutti, in pi il fronte del no al debito ha anche compreso lesigenza di non accontentarsi di continuare la lotta e non fermarsi - come spesso accade - a manifestazioni o a meeting di richiamo. Lassemblea del primo ottobre ricorda molto da vicino nella sua idea e nella forma, sino ad oggi, la nostra proposta che come PCL avanzammo qualche tempo fa del parlamento delle sinistre il che non pu renderci che contenti Come si suol dire chi ben comincia a met dellopera.

perch il panorama politico al cui PRC ambisce strettamente vincolato alla volont di essere parte integrante dellennesimo centro sinistra... Sono due le coordinate su cui il movimento dovrebbe muoversi sin da subito. La prima sono cinque punti programmatici: 1) Non pagare il debito e far pagare ai ricchi, agli evasori fiscali e nazionalizzare le banche. 2) No alle spese militari e cessazione di ogni guerra, no alla corruzione e ai privilegi di casta. 3)Giustizia per il mondo del lavoro, basta con la precariet.

LINTERVENTO DI MARCO FERRANDO IL PRIMO OTTOBRE


Unit e radicalit. Questa nostra assemblea di grande importanza non solo perch realizza finalmente - un vasto fronte unico dazione tra soggetti ed esperienze cos diverse, ma perch lo realizza attorno ad una piattaforma di lotta imperniata su un obiettivo centrale nellattuale scontro sociale in Europa: lannullamento del debito pubblico verso le banche, e la nazionalizzazione delle banche senza indennizzo per i grandi azionisti. Non era scontato. Quando, nel 2007/2008, promuovemmo come PCL una campagna per la nazionalizzazione delle banche e lannullamento del debito, ci trovammo isolati a sinistra: in un contesto in cui il grosso della sinistra era ancora abbarbicato al governo Prodi per votare, tra laltro, la riduzione delle tasse sui profitti delle banche. Ora, come si vede, la grande crisi del capitalismo a riproporre quellobiettivo e la sua attualit al centro di uno schieramento molto pi ampio, e sullo sfondo di un bivio drammatico: o la bancarotta dei lavoratori, o la bancarotta degli stati verso le banche. O la spoliazione del lavoro, dei servizi, delle prestazioni sociali per pagare gli interessi alle banche, grandi acquirenti dei titoli di stato, o lesproprio dei banchieri , lannullamento del debito verso le banche, e la liberazione delle risorse cos risparmiate a difesa del lavoro e per la redistribuzione della ricchezza. Questo il bivio imposto dalla radicalit della crisi. E non pu essere aggirato. Quei soggetti politici della sinistra che pensano di aggirarlo ripiegando sul ripescaggio della Tobin Tax o sulla semplice patrimoniale, rischiano di trovarsi in compagnia di grandi banchieri democratici che paradossalmente propongono patrimoniali anche pi radicali di quelle proposte dalla sinistra radicale, ma solo per pagare gli interessi sul debito, salvare lEuropa delle banche, continuare il massacro sociale. La verit che non esiste la borghesia buona. Non c il capitalismo illuminato con cui realizzare il compromesso riformatore. Non possibile alcun patto democratico con il PD e il centrosinistra, tanto democratici da votare la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e da perseguire la sostituzione di Berlusconi con un governo ancor pi garante del programma della BCE. In Italia, come in Europa, la linea discriminante di confine non essere con Berlusconi o contro Berlusconi, ma essere col lavoro o contro il lavoro, con gli operai o con i 15 ottobre, ma sappia andare oltre. Una battaglia fuori dalla convegnistica, fuori da ogni allusione elettoralista, che sappia invece svilupparsi tra i lavoratori, nelle organizzazioni di massa, in tutti i movimenti, ponendosi ovunque come bandiera di raggruppamento, usando anche la leva della proposta referendaria come fattore di costruzione di consenso sociale e mobilitazione. Ma abbiamo anche esigenza parallelamente di sviluppare un confronto aperto in avanti sulle implicazioni programmatiche di fondo delle nostra battaglia, affrontando liberamente, alla luce del sole, punti critici e divergenze, del resto fisiologiche in un fronte tanto vasto ed eterogeneo. In quale prospettiva strategica collochiamo la nostra campagna sullannullamento del debito e la nazionalizzazione delle banche? Vi sono posizioni ed aree politico intellettuali che pur aprendo allannullamento del debito si sforzano di presentarlo come compatibile col capitalismo, riducendolo a strumento di pressione sulla BCE per un altra politica economica e un Europa sociale. Quasi dovessimo presentare un certificato di realismo alle classi dirigenti e ai loro ambienti accademici. Come PCL pensiamo lopposto. Pensiamo che oggi pi che mai il realismo rivoluzionario o non . Che realisticamente non c futuro per le nostre rivendicazioni sul debito fuori da una prospettiva di rivoluzione socialista. Che il nostro problema non convincere le classi dirigenti dItalia e dEuropa sulla ragionevolezza delle nostre proposte, ma convincere le classi oppresse che possono rompere con le classi dirigenti, rovesciare la loro dittatura, costruire un ordine nuovo di societ in cui comandino i lavoratori e non i banchieri.

capitalisti, con la povera gente o con i banchieri. In mezzo al guado non si pu stare. Il valore della nostra campagna sul debito che traccia con forza questo confine. Ora si tratta di investire il successo di questa nostra assemblea. In primo luogo sul terreno di una battaglia comune di massa, che attraversi il

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Comunicato del PCL a sostegno della lotta Vinyls


La sezione provinciale del Partito Comunista dei Lavoratori difende senza riserve la decisione dei lavoratori della Vinyls di Porto Torres di bloccare laccesso dei manutentori incaricati di avviare il termocombustore che avrebbe significato linizio del processo di smantellamento degli impianti. Questo fatto testimonia della persistente volont dei lavoratori di non arrendersi e rassegnarsi alla chiusura del petrolchimico e conferma la giustezza della linea da sempre difesa dal nostro partito: quella della lotta dura, iniziata con le contestazioni di un anno fa a Morselli e ai dirigenti dello stabilimento e arrestatasi con lesilio volontario sullisola dellAsinara. Quanto avevamo previsto allora si verificato. I lavoratori, dopo averle tentate tutte, si trovano oggi di fronte alla sola strada credibile per evitare la chiusura quella della lotta dura appunto. Questo episodio conferma che la volont di non arrendersi ancora viva. Come Partito ribadiamo oggi quello che da sempre sosteniamo, la vittoria di questa lotta pu venire solo se i lavoratori abbandonano ogni residua illusione su soluzioni provenienti dallalto (promesse della casta dei governanti e dei politici di entrambi gli schieramenti, fantomatici compratori, piani truffaldini di risanamento o riconversione ecc). La soluzione pu essere imposta solo dal basso! Cio, solo contando sulla forza organizzata dei lavoratori stessi, che non hanno altri alleati che loro stessi, ovvero quelli come loro e che appartengono alla loro classe o che soffrono come loro, e che sono la maggioranza della nostra societ. Questo significa che bisogna riprenderequella strada interrotta che noi fin dallinizio indicavamo: quella dellunificazione delle lotte in corso su tutto il territorio sardo e dello stato italiano. Questa crisi catastrofica del capitalismo spinger nei prossimi mesi milioni di altri lavoratori e degli strati sociali pi poveri del ceto medio, sia nello stato italiano che nel resto dellEuropa, a mobilitarsi per resistere alle misure draconiane di risanamento degli stati imposte per salvare la borghesia e il capitalismo mondiale dal loro crollo catastrofico. Sar la prima occasione per milioni di lavoratori di prendere coscienza della propria forza e della loro reale consistenza sociale. Per i lavoratori della Vinyls sar unoccasione preziosa di rompere finalmente lisolamento della propria lotta che li aveva spinti come gesto di protesta ad autoesiliarsi un anno fa. Per i lavoratori della Vinyls come per i lavoratori dellIribus e degli altri stabilimenti Fiat, o di tutte le altre aziende che chiudono o licenziano, o per i dipendenti del settore pubblico e i cedi medi della societ che pagheranno pesantemente le finanziarie Berlusconi-Napolitano sar loccasione per unire le forze e imporre soluzioni radicalmente differenti ai sacrifici che vogliono imporre i padroni e i banchieri. Come partito ribadiamo che per unire le lotte in corso occorre: Primo: la costituzione in ogni luogo di lavoro, o almeno allinizio, in quelli dove siano gi in corso delle lotte, di comitati o consigli indipendenti di lotta costituiti da delegati democraticamente eletti dagli stessi lavoratori che partecipano alla lotta. La costituzione di organismi di coordinamento, costituiti dai delegati dei lavoratori di tutti i settori, ai livelli territoriale, regionale e infine nazionale per unificare tutte le lotte particolari in corso;A questo scopo come prima iniziativa invitiamo i lavoratori Vinyls a discutere tra loro, aderire e diffondere lappello dellAssemblea dei lavoratori autoconvocati Dobbiamo fermarli . Secondo: un programma comune di rivendicazioni generali che risponda a tutte le richieste particolari e che non pu che basarsi sui seguenti punti: abolizione del debito pubblico italiano senza indennizzi e con la sola tutela del piccolo risparmio. questa la vera misura di risanamento economico. La crisi e il debito devono pagarli chi li ha causati: la borghesia dei banchieri, degli industriali e degli speculatori finanziari; nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori di tutte le industrie che chiudono, licenziano, violano le norme sulla salute dellambiente e dei lavoratori; per le imprese come lENI controllate dallo stato: requisizione da parte dello stato senza indennizzo di tutte le quote di capitale appartenenti a privati, con la sola tutela del piccolo risparmio; scioglimento immediato dei consigli di amministrazione e degli attuali organismi dirigenti e loro sostituzione con consigli di gestione costituiti da delegati degli stessi lavoratori dipendenti democraticamente eletti, e con funzionari di comprovata fedelt agli interessi dei lavoratori eletti dagli operai dellazienda; pianificazione e organizzazione della produzione del settore secondo gli indirizzi stabiliti da apposite conferenze democratiche di pianificazione tenute da delegati dei lavoratori stessi, e in armonia con le esigenze e gli indirizzi di pianificazione dellintera societ che la generalit dei lavoratori vorr stabilire. Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori di tutte le banche e del settore del credito. Abolizione di tutti i contratti e le leggi di lavoro precario e assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari e disoccupati attraverso la riduzione generalizzata a parit di salario delle ore di lavoro, e piani pubblici di investimenti, determinati democraticamente dai lavoratori stessi, per risanare e potenziare tutti i servizi sociali gi esistenti e ogni altra esigenza della societ. Custos pobulos, est shora destipare sos abusos... ...cando si tenet su bentu est prezzisu bentulare! 16 settembre 2011 Partito Comunista dei Lavoratori per la Quarta Internazionale - Sezione provinciale di Sassari

IL SIGNIFICATO DEL CASO CAFFO LA NECESSITA DI UNA CAMPAGNA NAZIONALE


La revoca del distacco sindacale a Mauro Caffo da parte della CGIL di Parma un caso sindacale e politico grave, che riveste un significato generale. Mauro Caffo un militante della sezione di Parma del Partito Comunista dei lavoratori, molto attivo sia sul piano dellimpegno sindacale, sia sul terreno politico, con un ruolo molto attivo ad esempio - assieme a tutta la sezione del PCL allinterno della mobilitazione cittadina contro la giunta Vignali per la sua cacciata. Mauro dunque una figura pubblica, riconosciuta e riconoscibile, della vita sindacale e politica di Parma. Allinterno della CGIL il nostro compagno milita nella Rete 28 Aprile e nellarea di minoranza La CGIL che vogliamo, in opposizione aperta alla prospettiva neoconcertativa promossa dalla Segreteria nazionale della Confederazione e sostenuta dalla Segreteria locale della Camera del Lavoro. In occasione dellultimo Congresso, la categoria della Funzione Pubblica di Parma, dove la minoranza nazionale risultata maggioritaria, ha deciso di dare un distacco sindacale a Mauro riconoscendogli il ruolo avuto nella battaglia congressuale e nelle lotte dei lavoratori. La locale Camera del Lavoro aveva osteggiato questa decisione, pur dovendola alla fine subire. Oggi ha voluto prendersi la sua rivincita. Ma ha scelto loccasione pi imbarazzante, e i metodi pi inqualificabili. Il Giro della cosiddetta Padania la buffonata propagandista di un partito xenofobo, nemico dei lavoratori e dei loro diritti, vocato alla loro divisione, al soldo di padroni e padroncini del Nord. La contestazione di questa buffonata un diritto e un dovere di ogni sindacalista fedele alle ragioni di unit e di solidariet della propria classe, e a maggior ragione di ogni militante comunista. Mauro Caffo ha pertanto partecipato alla contestazione del giro, al fianco di un settore di lavoratori e di popolo e in un clima di grande fermento antileghista: ci che peraltro aveva indotto la stessa CGIL provinciale ad aderire formalmente alla protesta. Durante liniziativa di protesta, si produce uno scontro tra lavoratori e militanti leghisti, in un confuso parapiglia cui partecipano polizia e carabinieri. Mauro e un carabiniere cadono incidentalmente insieme, come tutte le testimonianze riferiscono. Ma una parte della stampa cittadina e i partiti borghesi di Parma (di ogni colore) lanciano contro Mauro una campagna isterica di criminalizzazione. La Segreteria camerale della CGIL, invece di sostenere un dirigente del proprio sindacato dalla volgare campagna anticomunista e antisindacale, lo scarica pubblicamente: accusando Mauro di aver danneggiato la pubblica reputazione della CGIL (!!?) e chiedendo la revoca del suo distacco. La categoria della Funzione Pubblica- diretta dalla parte pi moderata della minoranza interna- non regge purtroppo la pressione della Camera del Lavoro e capitola, ritirando a Mauro il distacco.

al contratto nazionale di lavoro , punisce un suo sindacalista scomodo nel momento stesso in cui sotto attacco del fronte reazionario e antioperaio. Una vergogna. Ma anche la misura della stretta interna contro il dissenso. E lanticipazione delle logiche che si potrebbero scatenare allinterno della CGIl e del movimento operaio in un quadro futuro di concertazione consolidata, a seguito di un nuovo governo di centrosinistra o di unit nazionale. Per questo la battaglia sul caso Caffo deve interessare tutti i militanti davanguardia e assumere una valenza generale. A Parma, la riconoscibilit pubblica del nostro compagno, unita alla volgarit della campagna ai suoi danni, sta richiamando attorno a Mauro una vasta solidariet. Innanzitutto tra i lavoratori, che lhanno conosciuto e apprezzato in tanti anni di battaglie comuni. Ma anche allinterno della CGIL, a partire dalla FIOM , e nella stessa sinistra cittadina ( FDS). La stampa e i media locali peraltro stanno dando al caso molto risalto. Parallelamente la vicenda ha fatto il suo primo ingresso nel commentario nazionale, con lintervista odierna de Il Manifesto a Mauro, e una nota su Liberazione. Ora il momento di una campagna nazionale sul caso: con lestensione nazionale della raccolta di firme gi intrapresa a sostegno di Mauro. Una campagna rivolta a tutti, a partire dai militanti della CGIL che vogliono opporsi ad un abuso antiIl significato simbolico di tutto questo inequi- democratico. I compagni e le compagne del PCL vocabile. La stessa CGIL che sigla coi padroni possono svolgere ovunque un ruolo utilissimo di il patto del 28 Giugno a favore delle deroghe diffusione dellappello ( pubblicato su questo sito, assieme ad altri materiali relativi al caso).

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DOVE VA LA PALESTINA?
di Renato Pomari Le campagne di disinformazione colpiscono a livello planetario. In questo caso parliamo di disinformazione riguardo alla Palestina, il che non sarebbe una novit, se non parlassimo del finto tentativo del Presidente Palestinese Abu Mazen. Tutti sanno che costui il 23 settembre ha presentato al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon la richiesta per il riconoscimento a pieno titolo dello Stato Palestinese come 194 Stato facente parte dellO.N.U. I media internazionali si sono divisi tra chi ha sottolineato la forza positiva e chi si fatto portavoce di unassoluta contrariet. E cos avvenuto per gli Stati: Russia, India, Cina, Germania, Sud Africa si sono espressi con grande entusiasmo a favore mentre gli Stati Uniti, capocordata dei contrari, hanno subito sguainato la spada del diritto di veto. Il loro fantoccio Israele ha subito avvisato che avrebbe disdettato unilateralmente gli accordi di Oslo del 1993. Linsignificante Italia si guadagnata la ribalta della scena internazionale gridando il proprio no. Ma come si viene ammessi con pieno diritto alle Nazioni Unite ? La procedura piuttosto complicata. La domanda deve essere presentata al Segretario Generale che poi la deve trasmettere al Presidente del Consiglio di Sicurezza che deve calendarizzare la discussione. Una volta terminata la fase di discussione il Consiglio di Sicurezza procede al voto. A questo punto la domanda di adesione del Paese candidato deve avere il voto favorevole di almeno 9 membri dei 15 facenti parte il Consiglio. Questa una condizione necessaria ma non sufficiente perch se tra i 6 contrari vi anche un solo Paese membro tra i 5 permanenti, che intende esercitare il diritto di veto, la domanda respinta. Il Consiglio di Sicurezza costituito dai 5 permanenti con diritto di veto (Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina) e da 10 a rotazione che durano in carica due anni. Allora perch Abu Mazen ha presentato la domanda sapendo che non verr mai accolta dato il veto degli U.S.A.? Lha presentata proprio per farsela respingere. Perch anche e proprio con una domanda respinta spera di ottenere dei risultati. La coppia Stati Uniti Israele deve ottenere almeno 9 voti contrari in Consiglio di Sicurezza, risultato possibile ma non scontato perch se non ci fossero i 9 voti gli Stati Uniti sarebbero costretti ad esercitare il diritto di veto strumento non proprio gradito da Obama che verrebbe sbugiardato di tutte le sue false promesse ed aperture a favore del mondo arabo. Abu Mazen sa benissimo che sul piatto vi sono unopzione b ossia accoglimento come Stato osservatore ed unopzione c che permetterebbe di ottenere qualche minima concessione territoriale sufficiente a dichiarare la nascita di un insignificante Stato Palestinese. Questo permetterebbe ad Al Fatah di vincere le prossime elezioni parlamentari palestinesi sconfiggendo non solo Hamas ma anche tutte le eventuali liste antagoniste che sispirano alla Primavera Rivoluzionaria Araba e soprattutto di vincere le prossime elezioni presidenziali palestinesi ponendo, come successore di Abu Mazen, Salam Fayad attuale primo ministro nonch autorevole esponente del Fondo Monetario Internazionale. Questo ragionamento lo pu fare chiunque abbia una minima conoscenza della Palestina attuale ma soprattutto la convinzione del movimento giovanile del 15 marzo che in Palestina ma anche nella striscia di Gaza sta tentando di innescare le motivazioni delle Rivoluzioni Arabe. Movimento molto temuto sia dalla cricca collaborazionista dellAutorit Nazionale Palestinese sia da Hamas. La discussione che si quindi sviluppata attorno a questa richiesta presentata allO.N.U. fondata sulla sabbia. La realt molto pi drammatica e soprattutto non pu prescindere da una domanda fondamentale: possono ancora i Palestinesi essere rappresentati dallA.N.P.? A questo proposito per noi non sono valide le obiezioni di chi sostiene che vi debba essere prima la nascita dello Stato e poi la discussione sulla struttura che deve governare quello Stato. Per noi la discussione esattamente rovesciata: prima vi deve essere unautorit legittima e legittimata da tutti i Palestinesi e poi una reale lotta per lindipendenza e la nascita dello Stato palestinese. O per lo meno i due processi devono procedere parallelamente. Come pu infatti unautorit, nata dai mostruosi accordi di Oslo (che hanno sancito la definitiva esclusione dei profughi diTeoria, con la T maiuscola, dei Due popoli Due Stati ossia la legittimit del sionismo associata alla legittimit della borghesia corrotta Palestinese, ma ci conforta ancora di pi nella nostra convinzione che solo una Rivoluzione Araba-Palestinese pu rovesciare lo Stato esistente delle cose. Ci che avvenuto in questi ultimi mesi in Tunisia ed in Egitto ha aperto una breccia nel muro della Storia. Noi non sappiamo quale ne sar levoluzione sappiamo solo che se non si fosse verificato ci nel mondo arabo e palestinese ancora per lungo tempo non vi sarebbe stata alcuna speranza. Per tanto abbiamo il dovere di sostenere queste Rivoluzioni sotto tutti gli aspetti politici ed economici avendo lumilt di partecipare alla Storia non dal nostro consumato eurocentrismo ma dal mondo stesso. La Rivoluzione Araba iniziata e continua un suo percorso. I giovani del movimento 15 marzo ci invitano a riconoscere il carattere popolare della Rivoluzione Araba ed a riconoscere in essa sostenendole le peculiarit classiste-marxiste. E ovvio che vi siano le infiltrazioni imperialiste! La tragica esperienza della guerra coloniale di aggressione alla Libia l di monito. Ma ipocrita accusare i libici di essersi venduti, cosa di per s in parte anche vera, quando noi popolazioni dellEuropa evoluta non abbiamo fatto nulla per accusare e rovesciare i nostri governi sanguinari. Anzi, abbiamo assistito a braccia conserte al grido di guerra congiunto di Governo, Opposizione e Stato. La Rivoluzione Araba per riuscire deve essere una Rivoluzione Mediterranea ovvero anche una Rivoluzione Siriana. Vanno sostenuti i movimenti popolari in Siria affinch siano prevalenti rispetto ai provocatori infiltrati agenti occidentali e prevalenti rispetto agli sgherri del regime sanguinario degli Assad. Assad deve cadere sotto i colpi della Rivoluzione Popolare. Appunto perch non possiamo permetterci un altra Libia dobbiamo sostenere la Rivoluzione Siriana. Particolarmente preziose sono il lavoro e la testimonianza di Omar Barghouti. Barghouti raffinato intellettuale palestinese invita a vedere la situazione della Palestina come uno spettro complesso in cui laspetto del dominio economico israeliano ha una parte preponderante. Per Barghouti come il Sud Africa dellapartheid crollato sotto i colpi del boicottaggio economico cos altrettanto pu accadere nei confronti dIsraele. Il tallone d Achille di Israele la totale dipendenza economica dagli Stati Uniti e dallEuropa. Non un caso in fatti che lattuale crisi strutturale sia drammaticamente percepita in Israele. Per questo Barghouti sostiene che il boicottaggio economico d Israele associato al boicottaggio accademico e culturale pu essere un arma letale contro Israele stesso. Non possiamo e non dobbiamo dargli torto, ma dobbiamo lavorare perch questa campagna decolli anche nel nostro Paese. Nel suo ragionamento Barghouti, riguardo alla lotta contro Israele e per lindipendenza della Palestina, compie piazza pulita delleterno e assurdo dibattito che da sempre alligna nella sinistra alternativa: violenza o non violenza? che un po come dire essere o non essere? dare o avere? andando avanti allinfinito in questo dibattito metafisico. La verit molto pi semplice e quindi basta avere voglia di vederla e di capirla : le rivoluzioni si fanno con mezzi pacifici e non pacifici; il boicottaggio un mezzo pacifico che non esclude altri mezzi. Usiamolo!

menticando di fatto la Naqba, la separazione di Gaza dalla Cisgiordania, la batunstanizzazione della stessa Cisgiordania prendendo come modello il Sud Africa dellApartheid, lebraizzazione di fatto e forzata di tutta Gerusalemme, la creazione di una ricca borghesia palestinese socia in affari con Israele, la legittimazione totale dello Stato sionista israeliano , loccupazione civile e militare della Palestina attraverso la colonizzazione che un fenomeno di manifestazione razziale e classista, la dollarizzazione dellapparato palestinese) erigersi a rappresentante del popolo palestinese? Lo scopo dellA.N. P. di rendere definitivo ci che oggi provvisorio perch manca semplicemente una ratifica. Abu Mazen coglie nei movimenti geostrategici dellarea unopportunit ,che oggi c e domani potrebbe non esserci pi,per ratificare, completare e santificare gli accordi di Oslo ed innalzare lA.N.P. come loro guardiano a fondamento della stabilizzazione della schiavit palestinese. La depredazione delle risorse del territorio in primis lacqua e di conseguenza tutta lattivit agricola da parte dei sionisti, la costruzione di muri, contromuri e fortificazioni militari, la dominazione territoriale classista e militare dei coloni, la limitazione nelle strade alla mobilit dei palestinesi, la nascita di una borghesia economica e politica corrotta e collaborativa con gli israeliani, la repressione carceraria attuata dagli israeliani e dai palestinesi in collaborazione con gli israeliani delle componenti marxiste della societ palestinese hanno ridotto la Palestina ed i Palestinesi in una situazione dal quale difficile vedere a breve unuscita. Tuttavia questo ci conforta in due convinzioni: lassoluta scempiaggine di chi anche nella cosiddetta sinistra radicale del nostro Paese ha sempre sostenuto e continua a sostenere la

ilGiornalecomunistadeiLavoratori / Settembre/Ottobre 2011 / Pagina 5

LINSTABILE STABILITA POLITICA DI DILMA ROUSSEF


di Osvaldo Coggiola Le due crisi di governo affrontate da Dilma Roussef nei suoi primi sei mesi al potere sono state viste, in genere, come incidenti di percorso, o come il logico cammino della de-lulizzazione del suo governo. Antonio Palocci, il sottosegretario alla presidenza appena dimesso, aveva subito la stessa sorte quando, da ministro delle finanze del governo Lula, fin coinvolto in un affare che mischiava, berlusconianamente, tangenti, corruzione, frode e sfruttamento della prostituzione (tutto ci che costituisce un ritratto preciso dellinsignificanza del soggetto in questione).[] Uninchiesta di Transparncia Brasil ha rilevato che gli elementi del gruppo parlamentare del Partito Comunista Brasiliano, superando tutti gli altri, hanno avuto un aumento dei propri patrimoni, nello stesso periodo, del 1154% (patrimonio dichiarato: una minima parte di quello reale). []. Paolocci era, quindi, il collegamento fra il grande capitale finanziario e il PT [] Le dimissioni di Alfredo Nascimento (6 luglio), il ministro dei trasporti coinvolto in frodi milionarie, hanno rivelato pubblicamente che il Partito della Repubblica non altro che un comitato politico di criminali, per usare un eufemismo. [] Lindebolimento dei due nuclei originali della vittoria del fronte popolare alle elezioni, loperaio (PT) e il borghese (PLPR), rende, in un apparente vuoto politico quello della Roussef un governo tecnico. [] Sebbene la maggioranza degli indicati di Lula tenga (lex metalmeccanico sorveglia), la base di Dilma non cresce, al contrario: il governo petista delulizzato un miraggio. Il FIESP (Federao das Indstrias do Estado de So Paulo) ed i suoi portavoce denunciano il calo dei tassi di interesse, la svalutazione monetaria e la de- industrializzazione del paese. Questa tendenza non ciclica, ma riflette il reflusso storico del Brasile, parzialmente occultato da illusioni sui programmi sociali e sulla redistribuzione della ricchezza, cos come dalla sua condizione internazionale di emergente (sommergente sarebbe un neologismo pi appropriato). In un recente rapporto, la fondazione Getulio Vargas ha dipinto il Brasile come paradiso della mobilit e della giustizia sociale, con una crescita di benessere tra il 2003 ed il 2011 [] Si sarebbe ridotta al 54,18% la base della piramide, con una caduta della povert del 15,9%. I principali fattori sarebbero stati i programmi di trasferimento del reddito (Borsa Famiglia) e la caduta del tasso di natalit. Il reddito dei pi poveri cresciuto del 6,3%, quello dei pi ricchi solo dell1,7%: diversamente dalla Cina, la crescita brasiliana sarebbe parallela ad una redistribuzione del reddito nazionale che caratterizzerebbe una crescita con inclusione sociale, rendendo quello brasiliano il popolo pi ottimista del pianeta. Ora [], la moneta brasiliana (R$) si apprezzata di pi del 147% (nello stesso periodo, 1994-2011, il dollaro si svalutato di quasi il 35%). Cio, c stato unaggiustamento che si riflette su tutta la struttura dei prezzi, dalla benzina fino al biglietto degli autobus, che hanno reso il Brasile uno dei paesi pi cari del mondo. Con questa manipolazione dei valori monetari, la percentuale dei poveri in Brasile sarebbe passata dal 36% nel 2003, al 27% nel 2007. Ladeguamento del salario minimo stato del 58,4% in otto anni di governo Lula, ben lontano dalla promessa di raddoppiare il salario minimo ancora nel suo primo mandato. Le azioni intraprese dal governo PT per evitare lapprezzamento del real sugli investimenti stranieri nel mercato azionario e sulle obbligazioni pubbliche, non hanno fermato la pioggia di dollari attratta da tassi dinteresse senza paragone con il resto del mondo. Il pagamento degli interessi sul debito pubblico (quasi 700 miliardi di dollari nel 2010) impegna la met del bilancio federale. La rimessa dei profitti allestero, di 99 miliardi di dollari Usa negli otto anni precedenti il governo di Fernando Henrique Cardoso ha superato i 194 miliardi di dollari sotto il suo governo ed ha raggiunto 343,5 miliardi di dollari sotto il governo Lula (otto anni). In termini reali la moneta brasiliana dal 2006 si valorizzata del 40%; nello stesso periodo le importazioni brasiliane sono quasi raddoppiate, mentre le azioni sono cresciute solo del 5%. Lunico motivo per cui il disavanzo delle partite correnti non esploso sono gli alti prezzi delle materie prime, ma questo boom non pu durare per sempre, ha avvertito il Financial Times: la bicicletta economica si trova di fronte la trincea della guerra monetaria , ossia la realt della crisi mondiale. [] Nel quadro storico mondiale, le forze produttive del paese hanno sperimentato un arretramento storico: lindustria ha ridotto del 17% il suo contributo alla produzione del PIL, tra il 1985 ed il 2008 (in calo dal 36 al 16%). Tra il 2004 e il 2010 la percentuale dei prodotti industriali esportati scesa dal 19,4 al 15,8%: il rapporto manifatture/esportazioni totali, che aveva raggiunto il 60% nel 1980, ora pari al 40%. [] Circa il 60% delle societ brasiliane sono, dalla riforma agraria e quasi un miliardo da quella della sanit; sospensione dei bandi di concorso; cancellazione di quelli gi fissati, congelamento dei salari dei dipendenti SPFS (Servizi Pubblici Federali) applicazione della procedura di licenziamento che mira a regolamentare il sistema di previdenza complementare per i dipendenti pubblici. Questo scenario ha contribuito allo sviluppo di importanti lotte sindacali e scioperi in vari settori, in particolare in quello dei lavoratori pubblici in tutto il paese. I movimenti di lotta hanno raggiunto il punto pi alto, in questi sei mesi, nello sciopero dei 100.000 operai nel settore della costruzione delle opere civili del PAC (Programma di Accelerazione della Crescita), in particolare a Jirau (Rondonia). Ma gli scioperi si sono sviluppati in modo isolato, senza una centralizzazione. I SPFs (Servidores Pblicos Federais) oggetto di un violento attacco salariale (la percentuale di retribuzione netta nell Unione diminuita del 23% negli ultimi due anni), hanno organizzato tre eventi nazionali. Gli insegnanti della scuola elementare, con salari molto bassi e contratti scaduti, hanno scioperato in 17 stati. Altra lotta a carattere nazionale quella dei funzionari delle universit pubbliche federali, che ha coinvolto quarantasette istituti in tutto il paese. Altri movimenti si sono verificati in diversi stati: blocco della produzione nella raffineria Abreu e Lima, nel petrolchimico Suape, nei Cantiere del Sud Atlantico, Idroelettrica Jirau e San Antonio; azioni contro gli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico, scioperi in diversi settori. La manifestazione nazionale a Brasilia del 16 giugno, organizzata da CSP-Conlutas, (Central Sindical e Popular Conlutas) ha avuto migliaia di partecipanti ed un sufficiente impatto politico. La CUT e altre centrali sindacali (beneficiate, dallottobre del 2008, di un finanziamento supplementare di 250 milioni di R$ grazie allestensione del beneficio sindacale ai funzionari pubblici, decretata dal governo Lula), hanno boicottato, disorganizzato o isolato le lotte, come quella della Volksvagen nel Paran, o quella dei pompieri di Rio de Janeiro (che godono di un grande appoggio popolare) per migliori condizioni di lavoro e di salario, che sono stati arrestati per insubordinazione. Gli attivisti della manifestazione contro la visita del presidente Obama, sono stati trattati come criminali. I contadini assassinati (Par), sono il complemento del brutale assalto del capitalismo nel settore, controllato dalle multinazionali capitaliste - Monsanto, Novartis, Pioneer e Agrevo. La modifica del Codice Forestale, con lamnistia per i taglialegna abusivi, secondo un accordo del governo con gli agrari, ha rafforzato gli interessi dellagro-business. La sequenza di assassini di leaders contadini denuncia lo sterminio dei dirigenti contadini come uno strumento per il raggiungimento degli interessi dellagro-business, coperto dallimpunit governativa. Nel quadro dellemergenza e della moltiplicazione delle lotte, si costituito lo Spazio di Unit di Azione , che riunisce i settori che hanno mancato lunificazione sindacale classista tentata nel Conclat (Congresso da Classe Trabalhadora) di Santos (giugno 2010), sostanzialmente la CSP-Conlutas e la Intersindacale. Questo spaziopotrebbe essere un passo verso lindipendenza e lunione politica dei lavoratori, la ricostruzione di un movimento operaio indipendente, se non si limiter ad accordi di vertice ed a giornate nazionali di lotta senza una continuit, ossia se si baser su assemblee plenarie statali e regionali di base, per elaborare un programma ed un piano di lotte nazionali del movimento operaio e contadino, dei giovani e della popolazione povera delle citt. Il Brasile ha cominciato ad entrare nellarea indignata. (Traduzione dal portoghese di Paolo Vannucci e Ottaviano Lalli)

tra parte, nelle mani degli stranieri. Dopo otto anni, la Borsa Famiglia ha lasciato 16,2 milioni di persone in povert assoluta (reddito mensile inferiore a 40 $, meno di un biglietto del bus al giorno []. Per Marcial Portela, presidente della Banca Santander del Brasile: in pochi anni il Brasile sar meno povero degli Stati Uniti - il che probabile, pi per larretramento nord americano che per lavanzamento brasiliano. Il piano Brasile senza povert ha un bilancio 1,2 miliardi di R$. A titolo di paragone, la partecipazione (iniziale) del governo al progetto del treno proiettile (privato e destinato alle classi abbienti, tanto da prevedere fermate solo nei quattro aeroporti tra Campinas e Rio de Janeiro) 3,9 miliardi di R$; il governo spende ogni giorno in questa grossa voragine dei grandi creditori, quasi il doppio del budget previsto annualmente per i pi poveri. Il miglioramento di alcuni indici di povert stato un sottoprodotto di una crescita speculativa, usato per manipolare elettoralmente i sondaggi di una larga parte delle masse sfruttate, e difficilmente potr resistere allimpatto della crisi globale sulleconomia del semicoloniale gigante dai piedi dargilla. Negli otto anni del governo guidato da Lula, la maggior parte dei dirigenti sindacali e contadini stata integrata nello stato. La smobilitazione dei lavoratori, con poche eccezioni era la nota dominante in questi anni. Dal 2009, a partire dalla crisi e dalla cassa integrazione, c stata una ripresa delle lotte operaie, anche in settori strategici, per quanto lontana da unoffensiva di classe. Grandi settori di salariati, come metalmeccanici, bancari, lavoratori dellindustria petrolifera (questi per la prima volta in sciopero dopo quattordici anni, dopo la sconfitta del 1995), edili, impiegati postali, hanno incrociato le braccia e sono scesi in strada a difendere i loro salari e sostenere le loro rivendicazioni. Con il governo Dilma, la crisi globale ha cominciato a colpire pi direttamente i lavoratori: tagli per pi di 50 miliardi di R$ dal bilancio federale, che colpiscono soprattutto le aree sociali, 3 miliardi in quella dellistruzione, un miliardo dal-

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La storia fra societ e natura


RICORDANDO TIZIANO BAGAROLO

Temi ecologici nellIdeologia tedesca di Karl Marx e Friedrich Engels. Presentazione


Esattamente un anno fa, inizio ottobre 2010, improvvisamente ci lasciava il compagno Tiziano Bagarolo, dirigente tra i fondatori del Partito Comunista dei Lavoratori. Nella sua lunghissima militanza politica Tiziano ha ricoperto molti ruoli, da direttore di Bandiera Rossa al tempo giornale della Lega Comunista Rivoluzionaria a membro del Comitato Politico Nazionale del PRC. Ma il suo contributo fondamentale al movimento e alla teoria marxista resta senza dubbio lo studio dei testi marxiani in relazione allambiente e alla natura, nonch la strutturazione di una strategia politica marxista e rivoluzionaria correlata al moderno ecologismo. Per ricordare Tiziano pubblichiamo, quindi, il suo scritto datato settembre 2010 La Storia fra societ e natura - Temi ecologici nellIdeologia tedesca di Karl Marx e Friedrich Engels, uninteressante interpretazione della famosa opera marxiana, nonch un efficace invito alla lettura della stessa. M.T.

di Tiziano Bagarolo
Scritto a quattro mani da Marx ed Engels fra la fine del 1845 e lautunno del 1846, lopera che qui trattiamo non fu conosciuta che nel 1932, dopo la pubblicazione in URSS ad opera di V.V. Adoratskij, sotto il titolo di Ideologia tedesca, riprendendo una formula impiegata nel testo dagli stessi autori. Tuttavia della sua esistenza si sapeva da molto tempo, avendone scritto Marx nella Prefazione a Per la critica delleconomia politica (1859): Decidemmo di mettere in chiaro, in un lavoro comune, il contrasto fra il nostro modo di vedere e la concezione ideologica della filosofia tedesca, di fare i conti, in realt, con la nostra anteriore coscienza filosofica. Il disegno venne realizzato nella forma di una critica alla filosofia posteriore a Hegel. Il manoscritto, due grossi fascicoli in ottavo, era arrivato da tempo nel luogo dove doveva pubblicarsi, in Vestfalia, quando ricevemmo la notizia che il mutamento di circostanze non ne permetteva la stampa. Abbandonammo tanto pi volentieri il manoscritto allo roditrice critica dei topi, in quanto avevamo gi raggiunto il nostro scopo principale che era di veder chiaro in noi stessi. (1). Ne aveva scritto anche Engels nel 1886 nello scritto per la Die Neue Zeit Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca: Prima di dare queste righe alla stampa ho ricercato e riveduto ancora una volta il vecchio manoscritto del 1845-46. Il capitolo su Feuerbach non terminato. La parte redatta consiste in una esposizione della concezione materialistica della storia, che prova soltanto quanto a quel tempo fossero ancora incomplete le nostre conoscenze della storia economica. (2) E

zione materialistica della storia, che egli considera la prima delle grandi scoperte del marxismo (essendo laltra la teoria del plusvalore, a cui Marx giunge nel 1858) (4).

Dal comunismo filosofico alla scienza della societ e della storia.


Ha osservato il grande studioso francese Maurice Godellier che nei Manoscritti marxiani del 1844 il comunismo ancora concepito in termini filosofici (la vera soluzione della contraddizione fra lessenza e lesistenza delluomo), in qualche modo uno strumento al servizio della Storia, che a sua volta al servizio della vera essenza dellUomo. Ma a questa pretesa filosofica di accedere alla vera essenza delluomo occorre rinunciare per approdare con il materialismo storico a un punto di vista integralmente scientifico (5). Il che significa partire direttamente dai fatti come si presentano nella storia reale, come sono trovati dalla ricerca empirica. Le generalizzazioni della teoria hanno un senso nella misura in cui spiegano questa storia reale e non sono un mero schema che vi viene sovrapposto dallesterno o dallalto di una qualche idea dellUomo, della Storia o dello Spirito. La critica a Feuerbach dunque un passaggio chiave della fondazione del materialismo storico. Per questo, modificando lordine con cui la materia viene presentata da Marx e Engels, premettiamo nella nostra selezione un brano in cui gli autori indicano la novit del loro punto di vista proprio a partire dalla critica del materialismo unilaterale di Feuerbach [testo I].

Un materialismo storico-ecologico
I passi successivi sono stati selezionati con lobiettivo di illustrare le acquisizioni teoriche pi significative dellIdeologia tedesca sui temi che hanno una pertinenza diretta o indiretta con le questioni ambientali e con levoluzione del rapporto uomo-natura. Cominciamo da un lungo brano, estratto dalle pagine iniziali, che sintetizza i risultati pi importanti di tutta questopera (6). Nel primo capoverso Marx e Engels ricordano che non intendono contrapporre a Feuerbach e agli altri ideologi tedeschi un nuovo schema filosofico ma un punto di vista che parte dallaccertamento dei dati empirici [t. II]. La nozione di materialismo storico si compone di due termini il cui nesso stato spesso equivocato anche da marxisti e interpreti intelligenti (Antonio Gramsci, Alfred Schmidt). Anche se vero che laccento cade sul predicato storico (Marx ed Engels sono interessati soprattutto a comprendere la storia reale), tuttavia il suo fondamento sta nel sostantivo materialismo. Se, ragionando in generale, la conoscenza scientifica del fenomeno umano non pu prescindere dagli elementi che sono forniti dalla storia e dunque dal movimento e dai cambiamenti che la caratterizzano, la storia stessa, tuttavia, non sorge e non si sviluppa su presupposti arbitrari, ma sulla materialit del rapporto con la natura degli esseri umani in quanto essere viventi, e dalle sue trasformazioni nello spazio e nel tempo. Una natura che preesiste alluomo, dal cui

aggiungeva: Invece ho ritrovato in un vecchio quaderno di Marx le undici tesi su Feuerbach che riproduco in appendice. Sono appunti per un lavoro ulteriore, buttati gi in fretta, non destinati in alcun modo alla pubblicazione, ma dun valore inestimabile come il primo documento in cui depositato il germe geniale della nuova concezione del mondo. (3). Con Lideologia tedesca siamo dunque di fronte a un testo chiave della biografia intellettuale di Marx ed Engels e della formazione delle loro concezioni mature. E qui che vengono elaborati e presentati i concetti di fondo del materialismo storico o, come si esprime Engels, della conce-

seno luomo sorge e si sviluppa, rispetto alla quale luomo ha un rapporto attivo nel lavoro (Marx e Engels impiegano spesso in questo scritto il termine industria), ma che tuttavia resta il fondamento dellesistenza degli esseri umani e una dimensione ineliminabile della loro vicenda storica [t. III]. Si tratta a ben vedere di una fondazione ecologica della storia della specie umana. Ovviamente Marx ed Engels non usano il termine ecologia (sar enunciato e definito dal darwinista Ernst Haeckel solo una ventina danni pi tardi, nel 1866), ma il suo contenuto quello. A differenza degli altri animali, gli uomini producono i propri mezzi di sussistenza in modi che variano nello spazio e nel tempo in relazione alle condizioni naturali [t. IV]. Daltra parte, nella misura in cui la produzione si sviluppa, nascono nuovi bisogni e nuovi stimoli ad ampliare e modificare la produzione. Inoltre, nella loro produzione gli uomini non operano isolatamente ma come membri di una comunit; entrano cio in rapporti sociali determinati i quali sono, inizialmente, un riflesso di un dato naturale come il sesso o let. La famiglia, un rapporto a un tempo naturale e sociale, il primo di questi rapporti [t. V]. Questa duplice determinazione, naturale e sociale, daltra parte, una caratteristica essenziale della produzione materiale e della riproduzione complessiva della societ come tale e dunque un dato fondante della dialettica concreta che si manifesta in tutta la storia umana [t. VI]. Ora, la produzione della vita materiale, il rapporto con la natura e i rapporti sociali in cui questa produzione si attua, nonch i conflitti che su questa base si sviluppano, costituiscono il fondamento ad un tempo materiale e sociale su cui si sviluppa la coscienza e le sue diverse manifestazioni: il linguaggio, la cultura, la religione, ecc. E lessere sociale che determina la coscienza, non viceversa; questa unacquisizione fondamentale del materialismo storico [tt. VII, VIII]. Daltra parte, in ogni epoca, le idee della classe dominante, che possiede le condizioni materiali, sono anche le idee dominanti di quellepoca [t. IX].

Un potente schizzo dellevoluzione storica


Lo sviluppo della produzione e lacquisizione di nuove forze produttive che a ci si accompagna, stimolano la divisione dal lavoro e portano a differenziazioni nelle condizioni materiali e sociali allinterno della comunit e fra le comunit: sorgono divisioni fra diversi mestieri, fra

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diverse regioni, fra citt e campagna, fra diversi gruppi sociali. Fa la comparsa la propriet privata. La connessione concreta fra questi diversi aspetti illustrata tracciando un rapido schizzo dellevoluzione storica della divisione del lavoro e delle forme di propriet corrispondenti a tre epoche della storia europea[t. X]. La prima la propriet tribale che corrisponde a societ ancora poco differenziate di cacciatori, allevatori o ai primi stadi dellagricoltura. La struttura sociale unarticolazione della famiglia patriarcale. Con lo sviluppo della popolazione, delle relazioni fra trib, con le guerre ecc. fanno la loro prima comparsa la schiavit e lo Stato. La terza la propriet feudale che caratterizza il medioevo. Essa si sviluppa alla caduta dellImpero romano sotto linfluenza della costituzione militare germanica. Ha il suo fulcro nella propriet fondiaria e nella campagna. Le citt vi svolgono un ruolo subordinato. Nellet feudale la forma di propriet prevalente la propriet fondiaria col lavoro servile ad essa legato, nelle campagne; nelle citt invece la propriet appare fondata sul lavoro personale accompagnato da un piccolo capitale e dallimpiego dei garzoni. La divisione del lavoro piuttosto limitata; lorganizzazione condizionata dalle ristrette condizioni della produzione: coltivazione parcellare della terra e industria di tipo artigianale; netto lantagonismo di citt e campagna. La differenun misero salario. Con lo sviluppo del mercato mondiale il capitale si afferma e fa la sua comparsa lindustria moderna; cessa la storia locale e particolare di ogni nazione isolata dalle altre e si sviluppa la storia mondiale. Si trasformano di pari passo la religione, lideologia, la morale. Infine la grande industria crea una classe, il proletariato che, in tutte le nazioni, ha il medesimo interesse ad abolire la societ di classe con una rivoluzione che deve consentire la riappropriazione delle forze produttive da parte dei produttori liberamente associati. Questa visione della nascita della civilt borghese e dello sviluppo dellantagonismo di classe nel suo seno, fino alla rivoluzione e al comunismo, ritorneranno con grande potenza due anni dopo nel Manifesto del partito comunista e attraverso di esso diventeranno universalmente conosciuti. Meno noti sono tutta una serie di osservazioni che riguardano il rapporto fra lumanit e la natura, e come esso cambia, su cui invece vogliamo richiamare qui lattenzione. tenziale, delle forze produttive, intese tuttavia da Marx ed Engels come ricchezza di bisogni superiori, di relazioni umane non alienate e di possibilit creative degli individui umani, non come mero accumulo di beni o sviluppo del consumo [tt. XXII, XXIII, XXIV]. Lappropriazione da parte della rivoluzione proletaria di una totalit di forze produttive sviluppate visto daltra parte come la condizione di un nuovo rapporto con la natura, non pi espressione estraniata della debolezza delluomo, ma piuttosto sviluppo di una gestione collettiva finalmente matura e consapevole, volta al libero sviluppo degli individui [t. XXV]. (10 agosto 2010)

Indice dei brani dellIdeologia tedesca:


Tutti i brani della nostra selezione sono tratti da: K. Marx - F. Engels, Lideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1977, a cui rinviano i riferimenti delle pagine riprodotte. I numeri romani fra parentesi quadre collegano i temi dei brani selezionati ai diversi passaggi della nostra presentazione. - Storia reale e materialismo storico. Critica a Feuerbach [I] - Uomo natura storia: i presupposti della concezione materialistica della storia [II, III, IV, V, VI] - La produzione materiale della coscienza sociale [VII, VIII, IX] - Divisione del lavoro e forme di propriet [X] - Nascita dello Stato dallantagonismo dei rapporti sociali [XI] - I due lati della dialettica storica. Carattere materiale-pratico del processo storico[XII] - La storiografia ha finora ignorato il rapporto con la natura [XIII] - Uomo-natura nelle societ precapitalistiche e nella societ borghese [XIV] - Lantagonismo fra citt e campagna [XV] - Manifattura e dissoluzione del feudalesimo [XVI] - La scoperta dellAmerica e lo sviluppo del capitale [XVII] - Commercio, navigazione, colonie. Lo sviluppo del capitale nel XVII e XVIII secolo [XVIII] - Condizioni di sviluppo della grande industria [XIX] - Sviluppo del capitalismo come sviluppo di forze distruttive [XX, XXI] - Sviluppo delle forze produttive e comunismo [XXII, XXIII, XXIV] - Rivoluzione proletaria e comunismo come appropriazione di una totalit di forze produttive e gestione consapevole del rapporto con la natura [XXV]

Con la civilt si sviluppa anche lantagonismo citt-campagna


Un tema che ha un indubbio connotato ecologico la sottolineatura di come la storia sia, in ogni momento, un processo in cui operano individui reali viventi che sono costante relazione con la natura e di come i cambiamenti che intervengono in questo rapporto possono ripercuotersi in modo violento e imprevedibile nella storia politica e sociale dei popoli [t. XII]. Questo aspetto stato sistematicamente trascurato dalla storiografia idealistica, portando al sorgere di artificiose contrapposizioni fra natura e storia [t. XIII]. Un secondo ordine dei temi dai forti connotati ecologici sono i diversi rapporti con la natura che le societ umane stabiliscono nel corso dello sviluppo storico [t. XIV]. La divisione del lavoro, se per un aspetto rappresenta un maggior controllo, almeno potenzialmente, degli esseri umani sulle proprie condizioni di esistenza, per un altro rappresenta anche una progressiva differenziazione delle relazioni con lambiente naturale e una condizione di sviluppo delle differenze sociali. Di questi processi lo sviluppo dellantitesi fra citt e campagna il primo dato saliente [t. XV]. Altre differenziazioni significative si sviluppano sia allinterno delle comunit e dei gruppi sociali (e nei loro interessi rispettivi) sia sul piano territoriale. Queste sono la fonte di nuove ragioni di sviluppo e di ulteriori differenziazioni. Allinterno stesso del mondo feudale assistiamo alla crescita delle manifatture, in particolare nel settore tessile, al di fuori dei vincoli corporativi nelle citt, mentre la dissoluzione della propriet feudale nelle campagne alimenta un esercito di vagabondi che alimenta lo sviluppo delle manifatture e laccumulazione del capitale che su questa base si sviluppa [t. XVI]. In questo processo un momento fondamentale sono i secoli della scoperta dellAmerica [t. XVII] e dello sviluppo del dominio europeo sul resto del mondo [t. XVIII]. Un altro passaggio fondamentale il controllo di nuove forze produttive naturali; in particolare, lo sviluppo della forza motrice del vapore una condizione cruciale per lo sviluppo della grande industria moderna [t. XIX].

ziazione sociale molto rigida: c netta separazione fra prncipi, nobilt, clero e contadini nelle campagne, e fra maestri, garzoni, apprendisti e plebei a giornata nelle citt. Si assiste alla tendenza allunificazione di vasti paesi in regni feudali con al vertice un monarca. Dalla divisione del lavoro, che si trasforma in differenziazione sociale e quindi in antagonismo di classe, nasce anche lo Stato, come forma illusoria dellinteresse generale e dellunit della comunit [t. XI]. Questi temi troveranno nel seguito dellIdeologia tedesca, soprattutto nella prima parte (7), un ampio sviluppo che non rientra nei nostro scopo riassumere qui. Mi limito a ricordare che per Marx ed Engels lo sviluppo della societ capitalistica moderna prende le mosse da cambiamenti che intervengono nella societ feudale e in particolare nelle citt. Con lo sviluppo dei commerci e degli scambi mercantili, si affermano anche le nuove forme di propriet privata borghese che entrano in conflitto con le forme feudali di propriet. Con laccumulo di ricchezze nel commercio e nella finanza, con la concentrazione della propriet fondiaria, si attua unaccumulazione di mezzi di produzione nelle mani dei nuovi ceti borghesi mentre allaltro polo della societ va formandosi un proletariato privo di ogni propriet e costretto a lavorare nelle manifatture a vantaggio delle classi proprietarie in cambio di

Note

Il capitalismo anche sviluppo di forze distruttive


Per altro, lapproccio di Marx ed Engels allo sviluppo delle forze produttive tuttaltro che acriticamente apologetico. Essi mettono pure in luce come, nelle condizioni della societ borghese capitalistica, molti di questi sviluppi conducano a conseguenze negative, in particolare per la classe dei lavoratori, o si convertano addirittura in sviluppo di forze distruttive [tt. XX e XXI]; lesigenza di superare questi sviluppi distruttivi anzi una delle ragioni storiche del comunismo. Daltra parte il comunismo non pu che nascere sulla base di un ampio sviluppo, almeno po-

1) K. Marx, Prefazione a Per la critica delleconomia politica, Editori Riuniti, Roma, 1974, p. 6. 2) Friedrich Engels, Ludovico Feuerbach e il punto dapprodo della filosofia classica tedesca, Editori Riuniti, Roma 1985, p. ?. 3) Si tratta delle famose Tesi su Feuerbach qui riprodotte. 4) Laffermazione di Engels in un articolo nel Volhskalender (1878) e nellorazione funebre sulla tomba di Marx (1883). Cfr. Maurice Godellier, Prefazione a Sur les socits prcapitalistes, ditions sociales, Paris 1970, p. 28. 5) M. Godellier, Prefazione a Sur les socits prcapitalistes, ditions sociales, Paris 1970, p. 20. 6) I sottotitoli fra parentesi quadre non sono nelloriginale; sono stati inseriti da me per aiutare a individuare i diversi temi sviluppati nel testo. 7) Lideologia tedesca per pi dei 6/7 unanalisi polemica degli scritti di alcuni filosofi della cosiddetta sinistra hegeliana, alcuni dei quali oggi quasi dimenticati; i pi importanti oltre a Ludwig Feuerbach, sono Bruno Bauer, e Max Stirner. Per chi volesse approfondire il tema della concezione materialistica della storia consigliamo lantologia di scritti di Marx ed Engels curata da Nicolao Merker, La concezione materialistica della storia, Editori Riuniti, Roma 1998.

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LA CADUTA DI GHEDDAFI RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE IN LIBIA


La caduta della dittatura di Gheddafi , in ultima analisi, uno sbocco della rivoluzione araba. Ma la natura controrivoluzionaria della direzione politica della rivoluzione libica consegna questo successo allimperialismo. Il cui intervento militare, sostenuto e sponsorizzato dal CNT, era ed finalizzato a preservare il controllo imperialista sul paese, contro le esigenze di liberazione democratica e sociale del popolo libico e delle masse insorte. Pi in generale i disegni imperialisti sono il principale nemico delle aspirazioni di libert e autonomia dellintero popolo arabo. La lotta contro le attuali direzioni della rivoluzione araba, e contro i loro alleati imperialisti, sulla base di un programma anticapitalista, condizione decisiva per il suo sviluppo e per la piena affermazione delle sue stesse istanze democratiche: in Libia, in Tunisia, in Egitto , in tutta la nazione araba. clan dominante, e quindi pronto ad una reazione frontale. Porsi al fianco della sollevazione popolare contro il regime era dunque il primo dovere elementare dei rivoluzionari di tutto il mondo. Contro la logica campista di chi ha scelto la difesa del regime contro la sollevazione, o di chi si attestato sulla linea della neutralit tra oppressi ed oppressori, o di chi si ritagliato il compito di osservatore distaccato e scettico degli avvenimenti. UNA DIREZIONE LIBICA CONTRORIVOLUZIONARIA E FILOIMPERIALISTA LINTERVENTO DI GUERRA DELLIMPERIALISMO E I SUOI SUCCESSI I governi imperialisti hanno giocato qui, con relativo successo, le proprie carte. Non perch avevano orchestrato tutto sin dallinizio, sollevazione di Bengasi inclusa, come dicevano e tuttora dicono tanti dietrologi campisti che surrogano la comprensione della realt (complessa) con leterno schema del complotto (infinitamente pi semplice). Ma perch proprio la direzione controrivoluzionaria della rivolta offriva allimperialismo un canale diretto di inserimento nella partita libica. In funzione dei propri interessi e contro le ragioni di fondo della rivoluzione: per aprirsi un varco di pi diretto condizionamento non solo sulla dinamica libica, ma sullintero scacchiere arabo in rivolta. Lintervento militare imperialista ha rappresentato il punto di congiunzione, e di progressiva saldatura, tra gli interessi della direzione controrivoluzionaria del CNT e quelli dellimperialismo. I vertici del CNT non solo hanno invocato lintervento militare imperialista, ma sono andati ben al di l di un suo utilizzo per il rovesciamento del regime. Hanno fatto leva sullintervento militare per approfondire ed estendere i propri legami con limperialismo. Per conquistarsi il ruolo di affidabili fiduciari dei suoi interessi. Per garantire ai governi imperialisti la continuit dei patti miserabili realizzati con essi da Gheddafi (inclusa linfamia dei campi lager per i migranti). Per assicurare i grandi gruppi economici internazionali, a partire da petrolieri e costruttori, sulla piena salvaguardia dei loro affari in Libia. Cercando peraltro a loro volta di inserirsi nelle contraddizioni imperialistiche, per offrire a turno le proprie mercanzie. Chi- come il grosso dellentourage di Bengasi- puntando allasse privilegiato con limperialismo italiano, in pi diretta continuit con la tradizione del vecchio regime. Chi- come i dirigenti della sollevazione arabo berbera ad ovest - assecondando lambizione dellimperialismo francese di scalzare lItalia in fatto di pozzi e commesse. Il rovesciamento di Gheddafi lascer aperta la partita sugli equilibri interimperialisti nel controllo del paese. Ma certo le direzioni della rivolta hanno donato la Libia e la sua rivoluzione al controllo dellimperialismo. Leuforia dei titoli in Borsa delle grandi aziende energetiche italiane e francesi il riflesso economico di questo dato politico. LE CONTRADDIZIONI APERTE. LORDINE NON REGNA IL LIBIA Tuttavia, come in Tunisia e in Egitto laffermazione di governi borghesi filoimperialisti (militare in Egitto, civile in Tunisia) non ha stabilizzato la situazione economica e sociale, assai probabile che lo stesso accada in Libia. Contrariamente a chi vede la storia come un teatrino di marionette orchestrate da un imperialismo onnipotente, la stessa composizione di un nuovo governo libico e di un nuovo equilibrio istituzionale nel paese si annuncia assai complicato. Gli stessi imperialisti ne sono coscienti. Quarantadue anni di regime totalitario hanno fatto tabula rasa di presenze politiche organizzate. Il ruolo delle trib, a lungo preservato dal vecchio regime, un retaggio potente. Lo Stato stesso si identificato pi che altrove in un clan dinastico, ed largamente privo di unossatura disponibile, amministrativa e militare, per un altra gestione. Limperialismo, come in Irak, si trover di fron-

Ma il sostegno alla rivoluzione libica, dentro lappoggio pi generale alla rivoluzione araba, non ha mai significato da parte nostra alcun sostegno alla sua direzione. Cos come lappoggio alla sollevazione tunisina o egiziana non ha mai significato e non significa il bench miniLA CADUTA DI GHEDDAFI, FRUTTO mo adattamento alle sue leadership e ai governi borghesi e filoimperialisti che oggi guidano DELLA RIVOLUZIONE ARABA quei paesi, e che sono i peggiori nemici di quelLa caduta del regime totalitario di Gheddafi - le rivoluzioni. partner privilegiato e bipartisan dellimperialismo italiano - lesito conclusivo del processo aperto dallinsurrezione libica del 17 Febbraio, a sua volta inseparabile dalla sollevazione del popolo tunisino ed egiziano. Senza la sollevazione popolare del 17 Febbraio, fuori dalla dinamica della rivoluzione araba, il regime di Gheddafi sarebbe ancora in piedi, con limperturbabile sostegno , gi decennale, di tutti i governi imperialisti e dello stesso Stato sionista dIsraele. (E sicuramente con lappoggio del Venezuela di Chavez, che tuttora esalta Gheddafi come un socialista fratello). E invece caduta una dittatura sanguinaria, certo segnata alle origini da un connotato piccolo borghese antimperialista, militarmente distorto, di tipo nasseriano (colpo di stato degli E vero lESATTO contrario. Sin dallinizio, ufficiali liberi del 1969), ma pienamente inte- contro ogni affidamento illusorio alla pura digrata da tempo nel nuovo ordine imperialista namica rivoluzionaria, abbiamo insistito su un internazionale: con la solenne benedizione pri- punto decisivo: solo unaltra direzione della ma dellamministrazione Clinton, e poi defini- rivoluzione, basata su un programma anticapitivamente dellinsospettabile amministrazione talista e dunque antimperialista, avrebbe potuto e potrebbe dare una prospettiva conseguenBush (2004). La rivolta contro Gheddafi non stata la ribel- te alla rivoluzione araba. E la lotta per questa lione etnica della Cirenaica, ma una rivolta direzione alternativa non pu che implicare la nazionale che ha trovato la sua espressione non contrapposizione pi radicale, dal versante delsolo a Bengasi, ma a Misurata, nella maggio- la rivoluzione, alle attuali direzioni borghesi e ranza delle citt costiere della Tripolitania, nelle filoimperialiste delle rivolte. Pena linevitabile popolazioni berbere dellOvest, e allinizio, in tradimento delle stesse ragioni democratiche parte, nella stessa Tripoli (per essere qui falci- delle rivoluzioni. diata nelle prime 48 ore dalla repressione mili- Il caso libico ha offerto una conferma clamorosa a questa tesi marxista. Una conferma se postare del Regime). La domanda popolare che ha ispirato la rivolta sibile ancor pi netta di quella espressa dallo non stata diversa da quella che ha mosso la pi scenario tunisino ed egiziano. ampia rivoluzione araba: una domanda di liber- La direzione della rivoluzione libica si cont, di diritti, di emancipazione sociale contro un centrata da subito nelle mani di un entourage controrivoluzionario, selezionato dalla stessa regime oppressivo, familistico, privilegiato. La giovanissima generazione di scebab in armi dinamica degli avvenimenti. Il CNT di Bengasi di Bengasi,i resistenti eroici di Misurata, le mili- ha rappresentato certamente un raggruppamenzie montanare berbere hanno combattuto per la to eterogeneo di forze, segnato da contraddiziopropria liberazione. Le sovrapposizioni tribali e ni profonde. Ma il baricentro del CNT stato di clan che pur esistono - e che segnano storica- rappresentato da transfughi del vecchio regime, mente assai spesso i processi di liberazione dei ex ministri di Gheddafi, ex comandanti militari popoli oppressi, come del resto oggi in Yemen e delle sue truppe: i quali hanno concentrato nelle proprie mani le leve essenziali del governo in Siria - non cancellano questa verit. Se la rivoluzione libica, a differenza della ri- provvisorio, delle relazioni diplomatiche, delvoluzione tunisina o egiziana, si rapidamente le relazioni economiche internazionali. Il loro trasformata in guerra civile non lo si deve ad obiettivo non era quello dei giovani insorti per una sua diversa natura, ma alla immediata re- la libert della Libia. Era quello di riciclarsi azione militare del regime: il quale, a differenza come carta di ricambio dellimperialismo, al che altrove, poteva godere di un apparato mili- servizio della continuit delloppressione della tar repressivo relativamente compatto attorno al Libia.

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te al dilemma se utilizzare il vecchio apparato statale, per quanto asfittico e odiato, o se scioglierlo in attesa del nuovo. E pare, non a caso, stia propendendo per la prima soluzione ( non avendo oltretutto a differenza che in Irak una presenza di truppe occupanti sul suolo e avendo parecchi problemi in pi, economici e politici, per dispiegarle). Ma decine di migliaia di giovani combattenti, di uomini e donne insorte per la libert, come accoglierebbero la permanenza ai posti di comando di tanti aguzzini del vecchio regime? Oppure, nello scenario opposto: come reagirebbero alleventuale dispiegamento sul campo di truppe straniere di occupazione (come oggi chiede limperialismo inglese), quale strumento dordine interno in assenza di un apparato statale spendibile e affidabile? Oggi sventolano ingenuamente le bandiere francesi, italiane o magari americane, perch le identificano con la propria libert. Ma come reagirebbero se dovessero scoprire che quelle bandiere e i loro bombardieri sono garanti della libert di tanti loro nemici, o di una nuova forma di oppressione? Le stesse contraddizioni non tarderanno a manifestarsi su altri terreni. Chi metter le mani sugli enormi investimenti finanziari del vecchio regime (tramite Lia e Banca di Libia) nel capitale finanziario europeo e americano? Gli imperialisti scongelano i fondi. Ma il controllo e luso di quei fondi sar oggetto di un contenzioso sociale. Oppure: quale confronto si aprir in ordine alla nuova costituzione dello Stato tra le componenti laiche della rivoluzione e le tendenze islamiste in via di rafforzamento? Lannuncio della Scharia nella Costituzione della nuova Libia ha poco a che fare con la domanda di libert ed uguaglianza che si levata nel popolo di Bengasi, e col proliferare in Cirenaica di centinaia di organi di stampa, di movimenti per i diritti civili, delle organizzazioni femminili, dei primissimi embrioni di sindacati indipendenti. E soprattutto: che ne sar del popolo in armi?. Gli imperialisti hanno posto come prima esigenza il disarmo degli insorti e il ritorno alla sicurezza (innanzitutto per i propri investimenti e ricchezze). E la condizione posta dagli stessi Sarkozy e Berlusconi sul tavolo dei negoziati col CNT. I loro amici del CNT hanno naturalmente assentito. Ma non sar semplice. Decine di migliaia di giovani hanno combattuto la propria rivoluzione con le armi in pugno. Il grosso della popolazione libica entrata in possesso di armi durante la guerra civile. Un Kalashnikov costa cento euro sul mercato di Tripoli e di Bengasi. Non a caso questa la prima preoccupazione di un grande capitalista come Scaroni (ENI) che, dopo aver rassicurato il Corriere della Sera (e le sue banche proprietarie) sulla stabilit degli interessi italiani in Libia, candidamente avverte: La situazione confusa..ci sono migliaia di ragazzi giovani col mitra che scorazzano per Tripoli.. questo

Tunisia ed Egitto. Al tempo stesso non possibile lavorare per lemergere di una direzione marxista rivoluzionaria- e quindi coerentemente antimperialistase non a partire da uninternit al processo rivoluzionario : se non a partire da una chiara scelta di campo per la sollevazione popolare contro la PER UN ALTRA DIREZIONE DELLA RI- tirannia. Questa stata ed la nostra scelta di campo. In Tunisia, in Egitto, in Libia, come in VOLUZIONE ARABA Siria o in Yemen. Tutto lascia pensare che la caduta di Gheddafi, Quelle componenti neostaliniste o bolie lattuale successo militare e diplomatico im- variane che o rifiutano lesistenza stessa di perialista in Libia, non chiuderanno affatto la processi rivoluzionari, o rifiutano di schierarsi partita libica. E impossibile predire gli eventi. al loro fianco- spesso formalmente nel nome Ma rivoluzione e controrivoluzione continue- dellantimperialismo- non lo fanno perch ranno a confrontarsi - in forme diverse e con pi radicali. Lo fanno, consapevolmente o dinamiche imprevedibili - in uno scenario alta- meno, per la ragione opposta: perch non sono mente instabile e terremotato. Molto, certamen- interessate alla rivoluzione nel mondo reale, ma te, dipender dalla dinamica pi generale della al suo surrogato ideologico nel mondo immarivoluzione araba, che oggi conosce un anda- ginario. Magari vedendo la rivoluzione sociamento molto contraddittorio ( arretramento in lista nel colonnello Chavez e nelle sue leggi antisciopero, lantimperialismo nel regime Egitto, radicalizzazione in Siria). Ma lelemento decisivo, ancora una volta, in clerico fascista iraniano, il comunismo nella Libia come ovunque, l emergere di una nuo- Cina dei capitalisti miliardari. (E dopo aver vova direzione politica della rivoluzione araba. tato, in qualche caso, tutte le peggiori porcherie Tutta lesperienza storica di questi 9 mesi di ri- dei due governi Prodi in Italia). voluzione araba dimostra la verit di fondo del Chi invece persegue la rivoluzione reale per il marxismo rivoluzionario: non c possibilit di governo dei lavoratori - contro i suoi travestiaffermare e consolidare i contenuti democratici menti mitologici- sceglie come proprio campo della rivoluzione in paesi arretrati e dipenden- di lotta il terreno della lotta di classe, dei moti senza rompere con limperialismo, e quindi vimenti di massa , dei processi rivoluzionari con le borghesie nazionali sue alleate. Senza . Confrontandosi con la loro complessit e le rompere con limperialismo e con le borghesie loro contraddizioni. Non confondendo mai le nazionali sue alleate (laiche o islamiche), ogni ragioni delle rivoluzioni con la natura e i provittoria contro la tirannia di vecchi regimi di- getti delle loro direzioni controrivoluzionarie. spotici, per quanto importante, condannata a Contrapponendosi sempre allimperialismo. ripiegare, prima o poi, sotto una nuova forma Lottando ovunque per la costruzione del partidi sottomissione e dipendenza. Da questo punto to rivoluzionario: in Italia,come in terra araba, di vista,in forme certo diverse, la Libia segue come in tutto il mondo. un problema serissimo(Corriere 24 Agosto). Gi. Come assicurare la continuit del proprio dominio sulla Libia, nel momento in cui non si dispone pi della sicurezza garantita dal vecchio regime(..antimperialista) e dai suoi sgherri?

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STRAGE DI BOLOGNA: I DEPISTAGGI CONTINUANO


di Michele Terra Un colpo di sole molto pesante aveva fatto richiedere, ad inizio estate, dallon. Garagnani (PDL) lintervento dellesercito contro il corteo commemorativo della strage del 2 agosto a Bologna. Probabilmente un altrettanto duro colpo di sole lhanno preso quei magistrati che, seguendo con almeno un decennio di ritardo le indicazioni del grande depistatore Kossiga, hanno riaperto linchiesta della strage a carico di due terroristi tedeschi che, secondo le tesi kossighiane, avrebbero agito su richiesta del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Sono decenni che nellestrema destra, e non solo, si cercano responsabili non fascisti per la strage di Bologna, magari anche i marziani. Gli appartenente al mondo neofascista/neonazista italiano comunque oggi collocati (da Forza Nuova al Pdl passando per Casapound fino alla Destra saltano a Roma Radio citt futura, sparano raffiche di mitra a caso ferendo cinque ragazze che stavano registrando la trasmissione Radio Donna e danno fuoco ai locali lanciando bombe incendiarie; il 10 giugno del 1979 lanciano bombe a mano dentro la sezione del PCI del q.re Esquilino, la strage mancata di poco: solo 35 feriti; poi ci sono i morti, quelli voluti e quelli per sbaglio, quando i Nar sbagliano mira o addirittura bersaglio. La loro estraneit a rapporti con pezzi di istituzioni poi solo leggenda. Alessandro Alibrandi, pluriomicida dei Nar ucciso dalla polizia nel 1981, godr per anni della protezione, fosse solo per il cognome, del padre magistrato romano anchegli di estrema destra. In tempi pi recenti febbraio 2010 - sono emerse, senza destare i giusti interrogativi, le intercettazioni del neofascista Gennaro Mokbel che, riferito a Mambro e Fioravanti, sostiene: Tirarli fuori dal carcere mi costato un milione e duecentomila euro Certo la sentenza di condanna definitiva dei due Nar pu non convincere tutti del tutto, basandosi essenzialmente sulle dichiarazioni di personaggi ambigui e sulla mancanza di alibi di Mambro e Fioravanti, ma la cosiddetta pista palestinese dallinizio alla fine una puttanata colossale, inventata da Kossiga per allontanare dalla realt e dalla verit, ad uso e consumo della stampa e della destra politica che vuole riscrivere tutta la storia dello stragismo . Gi la maggior parte degli italiani sotto i 40 anni crede che la strage alla stazione di Bologna labbiano commessa le BR, che c quindi di meglio di una nuova verit ufficiale che indichi come responsabili i rossi e i palestinesi? I sostenitori della pista palestinese accreditano come movente della presunta rappresaglia larresto di un esponente del FPLP ed un sequestro di armi in transito dallItalia effettuato dai carabinieri, in un periodo in cui il governo italiano (ovvero la DC) avrebbero garantito il libero passaggio sul suolo nazionale dei membri dellOLP e dei loro attrezzi. La rottura della tregua sarebbe quindi allorigine della strage del due agosto. In realt non vi fu nessuna rottura del c.d. tregua: per un puro caso una pattuglia di carabinieri ferm alcuni esponenti dellAutonomia romana fra cui Daniele Pifano, uno dei leader di quellarea - che, su richiesta urgente di un membro del Fplp, stavano trasportando su un vecchio camper un tubo lanciarazzi. Molte cose sono chiarite da Abu Saleh, il membro del FPLP arrestato nel 1979 in Italia: (...) il Fronte non avrebbe in nessun caso organizzato attentati contro un popolo amico della Palestina come quello italiano () Era per risaputo che lItalia, in quanto paese amico, ci lasciava campo libero per i trasporti e altre attivit del genere, escludendo naturalmente ogni tipo di attentato sul territorio italiano (). Gelli, la P2 e i servizi si sarebbero mossi a depistare le indagini, per aiutare la sinistra palestinese del FPLP? Gelli, che ha sempre rivendicato il suo essere fascista, difende i rossi? Fa morir dal ridere! I servizi segreti italiani amici/servi degli americani avrebbero coperto i responsabili della strage che agivano per rappresaglia e per rivendicare il passaggio nella penisola di loro armamenti da usare contro Israele? Fantapolitica per analfabeti storico-politici. FPLP stragista? In Italia? Dove poteva contare di amici del mondo arabo nei vari governi e nelle varie anime della sinistra: un suicidio politico. Ha dellincredibile che si indichi Thomas Krhan, uno dei due terroristi tedeschi effettivamente presenti a Bologna il giorno della strage, come un sospettato: si era registrato in albergo col proprio nome e con un documento originale. Pensava di passare inosservato? Parafrasando il Nanni Moretti di Ecce Bombo: Se faccio una strage mi si nota

storaciana) hanno sempre rifiutato la definizione di strage fascista per il 2 agosto 1980, organizzando vere e proprie campagne politiche dagli anni 80 ad oggi per reclamare linnocenza del trio Mambro -Fioravanti-Ciavardini, ovvero i tre neofascisti dei Nuclei Armati Rivoluzionari condannati definitivamente per la strage. Lo scorso anno il sito di Repubblica pubblic, tra le altre, una foto del giovane Alemanno incatenato insieme ad altri suoi camerati allo scalone della Corte dassise di Bologna. Quella del 2 agosto 1980 non una strage che si possa ammettere ed accettare come frutto, seppur impuro, della propria area politica. Analogamente, da settantanni, i nazifascisti negano, o cercano di ridimensionare, lolocausto e le stragi di civili del periodo 1939/1945. La difesa dufficio di Mambro e Fioravanti, usciti dalle sezioni giovanili romane del Movimento Sociale Italiano ove militavano insieme ai coetanei Gasparri, Storace e Fini, diventata, quindi, un atto dovuto non solo dei neofascisti ma di tutta la destra italiana. E cos si sono susseguite le campagne e le tesi innocentiste, a volte sostenute non solo dallestrema destra ma anche da qualche personaggio di sinistra o ex estrema sinistra evidentemente senza nulla di meglio da fare. A volte con affermazioni ridicole come quella dellavvocato di estrema destra Giosu Bruni Naso che a proposito di Fioravanti dice: () era un amorale. Sarebbe stato capace di uccidere ottantacinque persone con un colpo alla nuca. Ma la bomba no. Non era nel suo DNA (). Largomentazione ritenuta forte dagli innocentisti appunto quella di considerare i Nar dei puri, in rotta con la destra stragista compromessa con gli apparati e i servizi segreti, come si sono spesso dichiarati gli stessi Fioravanti e C. Questa tesi non regge alla prova della storia. E non solo per una loro amoralit che li portava a sparare e ad uccidere per il solo gusto di farlo. Fin dalle origini i Nar colpiscono nel mucchio:il 9 gennaio 1979 as-

meno se uso documenti falsi per lalbergo o se uso il mio vero nome? Fantaletteratura di serie B. La strage come un messaggio tra servizi e governi alleati? Probabile, in una situazione che in quel 1980 vedeva labbattimento sui cieli di Ustica del DC9 dellItavia, sicuramente centrato da un missile di forze Nato francesi o americani che avrebbe potuto creare difficolt nellopinione pubblica italiana, che si sarebbe dovuta preparare allinstallazione dei missili nucleari USA nella base siciliana di Comiso che verr approvata dal governo Spadolini lanno successivo. E proprio in questo quadro politico, istituzionale e militare occidentale che va ricondotto il tutto, la ricerca della verit e delle ragioni della strage. Peraltro solo cos si giustificano gli interventi di Kossiga, di Gelli e della sua P2, dei servizi segreti. E il deputato che ha proposto di abrogare la festa del 25 aprile per sostituirla con la ricorrenza della vittoria della DC alle elezioni del 1948. Tra i firmatari dei vari appelli troviamo Ersilia Salvato ex senatrice del Prc e Mimmo Pinto eletto deputato nel 1976 in quota Lotta Continua. Poi ci sono ovviamente i radicali, presso i quali i due ex Nar lavorano tramite lassociazione Nessuno tocchi Caino. Capitolo a parte meritano le due ex brigatiste Nadia Mantovani ed Anna Laura Braghetti che, dopo aver conosciuto la Mambro in carcere, hanno sposato la causa innocentista fino a scrivere letterine al presidente della repubblica Da M.Caprara e G. Semprini, Destra estrema e criminale, Newton Compton Editori 2007, pag.150. v. il capitolo Alessandro Alibrandi in Destra estrema e criminale, op. cit. Anche sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 si vorrebbe tornare a dare la colpa a Valpreda e agli anarchici. Il missile non poteva nemmeno essere utilizzato perch incompleto di alcune parti. Al processo pare che Pifano abbia sostenuto che gli sembrava un tubo della stufa che poteva tornagli utile e lo aveva cos caricato. La pista palestinese? E frutto solo di invenzioni e bugieI palestinesi e la sinistra sono distanti anni luce dalla strage di Bologna e dalla cultura che la ha prodotta. Parlano Abu Saleh, che secondo la destra sarebbe coinvolto nella vicenda, e Daniele Pifano, che fu arrestato con lui Intervista su Il Manifesto del 4 agosto 2005 Sono stati condannati per depistaggio oltre a Gelli: il colonnello Belmonte ed il generale Musumeci, entrambi del Sismi, il servizio segreto militare.

Il giornale comunista dei lavoratori Registrazione del tribunale di Milano n.87 del 06/02/2008 Direttore responsabile: Francesco Moisio Proprietario: Partito Comunista dei Lavoratori Redazione: Via Marco Aurelio 7 - 20127 Milano tel.3886184060 fax 02700448199 info@pclavoratori.it
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RAZZISMO E FASCISMO IN CAMICIA VERDE


Walter Peruzzi Gianluca Paciucci, Svastica verde. Il lato oscuro del v pensiero leghista, Editori riuniti, 2011, pp. 437, 15 Euro
a cura di Fabrizio Billi Il titolo sintetizza efficacemente cosa gli autori pensano sia la Lega: un partito populista che sfrutta una identit etnica per caratterizzarsi e cercare consensi, e che quando governa amministrazioni nazionali e locali promuove politiche di esclusione per coloro considerati non far parte della etnia di riferimento. Proprio come facevano fascismo e nazismo. Per dimostrare la loro lettura della Lega, gli autori del libro citano moltissimi documenti prodotti dalla Lega stessa, interviste ed articoli di giornali relativi ad iniziative politiche leghiste. Il libro utile innanzitutto perch capire cos la Lega e che ruolo ha avuto negli ultimi venti anni, aiuta a capire cos diventata oggi lItalia. Allinizio la Lega si caratterizzava come partito antimeridionale. Successivamente hanno assunto importanza centrale lavversione verso gli immigrati, i rom, lomofobia, il clericalismo pi reazionario. La Lega ha avuto importanza centrale non solo nella maggior parte dei governi degli ultimi venti anni, ma soprattutto i valori e lideologia propugnate della Lega sono diventati sempre pi diffusi nella societ italiana. Alcune idee della Lega hanno attecchito anche nel centrosinistra. Per esempio, la legge Bossi-Fini ha inasprito la legge TurcoNapolitano: entrambe quelle leggi condividono lidea che gli immigrati sono troppi, non si pu accogliere tutti. Certo, non sempre vero che i partiti del centrosinistra condividono le idee della Lega. Per esempio, nel caso della scuola di Adro, intitolata a Gianfranco Miglio e costellata di simboli leghisti, il centrosinistra si contrapposto in nome dellunit nazionale. Ma diamo tempo ai dirigenti del centrosinistra: era stato DAlema a definire la Lega costola della sinistra, chiss, tra qualche anno dir che Miglio stato un grande teorico del federalismo ed giusto dedicargli piazze e scuole. Un altro pregio del libro smascherare cosa c dietro al discorso etnico-razzista: serve ad addebitare le diseguaglianze sociali ad un nemico esterno, parassitario rispetto agli operosi padani, invasore e predatore delle loro risorse. Non pi operai e ceti popolari contro padroni, ma padani contro meridionali, romani e stato colonialista occupante. (pp. 47-48) Cos facendo, si offre una rappresentazione rovesciata della realt, presentando come invasori gli oppressi e come invasi chi li sfrutta. Come il Ku Klux Klan diceva di difendere la razza bianca dalla contaminazione con quella negra e il nazismo diceva di difendere la razza ariana contro il complotto plutogiudaico, cos anche il razzismo leghista si camuffa e veste i panni dellautodifesa contro i meridionali che vivono a spese del nord (Bossi), contro i bambini dei zingari [sic!] che rubano ai nostri anziani (Gentilini), contro gli islamici di merda che vogliono privarci delle nostre tradizioni (Borghezio). (p. 50) Un altro merito del libro analizzare le cause dellascesa della Lega, come fa Annamaria Rivera nella postfazione, definendo la Lega una espressione della onda nera ultrarazzista, antisemita, antimusulmana, nazionalista, in alcuni casi secessionista (p. 425) che ha preso piede in Europa negli ultimi anni. La Lega e i partiti della destra europea hanno saputo volgere a proprio vantaggio il senso dincertezza, di frustrazione, dimpotenza e di perdita di fronte alle trasformazioni della societ e a una crisi non solo economica, ma anche sociale e identitaria, la Lega li dirotta verso capri espiatori variabili, ma sempre appartenenti a categorie sociali svantaggiate, vulnerabili e discriminate. (p. 436) La crisi economica, e prima ancora la globalizzazione ed il neoliberismo, sono allorigine delle fortune elettorali della Lega. La Lega ha saputo prosperare sulla paura, i leghisti sono imprenditori politici dellintolleranza e della xenofobia. (p. 437) Le loro proposte mirano sia a rassicurare il proprio elettorato (e non a risolvere i problemi), sia a ridurre i diritti di coloro che non fanno parte della base sociale di riferimento della Lega. Consideriamo per esempio cosa propone la Lega per esempio per il problema dei disperati che cercano di arrivare in Europa per sfuggire a guerre e miseria: affondare le barche! Una proposta (fortunatamente) irrealizzabile, ma che colpisce una parte dellelettorato. Dopo lalluvione in Veneto dellautunno 2010, diversi esponenti leghisti come il presidente della provincia di Treviso ed il prosindaco di Treviso Gentilini hanno dichiarato che bisognerebbe fucilare sul posto chi ruba nelle case abbandonate in seguito allalluvione. (p. 245) Anzich affrontare il problema della tutela del territorio (la cementificazione che ha causato lalluvione), si vuole tranquillizzare lelettorato eccitandone i peggiori istinti contro un capro espiatorio. Stesso obiettivo hanno per esempio prese di posizione come quella dei leghisti del Comune di Cortenuova, contrari allo stanziamento di 500 euro per il rimpatrio in Ghana della salma di un cittadino di quel paese (residente da anni a Cortenuova) morto dinfarto. (p. 180) Anche questo un modo per far vedere che agli altri, agli immigrati, non si vuole dare nulla! Qual lunica soluzione proposta dalla Lega a qualsiasi problema sociale ed economico? Fora! (fuori) per dirla con le parole dellex sindaco di Treviso sempre sono rimasti costanti il razzismo e lintolleranza. Come ricordano gli autori del libro, i rapporti tra Bossi e Berlusconi sono fondati su un reciproco scambio di favori: Un patto dacciaio, fondato non su ideali o obiettivi comuni, ma su un crudo scambio di favori: Berlusconi simpegn ad attuare la devolution, ribattezzata poi federalismo fiscale, Bossi simpegno ad accantonare le perentorie richieste di processare i corrotti. (p. 257) Certo fa impressione che siano stati rimossi dal sito del quotidiano la Padania gli articoli dellepoca in cui Berlusconi era, per la Lega, il mafioso di Arcore: In quegli anni non correva buon sangue tra il cavaliere e la Lega nord e il quotidiano della Lega si lanci in una serie interminabile di articoli pesantissimi, tutti riguardanti le origini mafiose delle fortune del presidente del consiglio. Successivamente quegli articoli sono scomparsi. La Padania li ha tolti di mezzo e, cercando con Google, si riesce a rintracciarne solo i titoli. (p. 269) La Lega non si fa mancare proprio alcuna caratteristica per essere il novello partito fascista del ventunesimo secolo: il razzismo, lintolleranza, il sessismo, il clericalismo reazionario. Ora si aggiunge anche il revisionismo storico orwelliano. Non eccessivo dire che la Lega un partito dove trovano accoglienza le idee della destra pi estrema: la difesa della stirpe, la purezza della razza, la necessit di non contaminarsi, il disprezzo e la discriminazione dei diversi (omosessuali, rom, meridionali, musulmani, migranti, ecc.), linvito, talvolta esplicito, al linciaggio o allesecuzione sommaria dei devianti, lincitamento e la pratica governativa dellaffondamento delle imbarcazioni dei profughi. (pp. 432-433) La Lega pu a buon diritto essere considerata lestrema destra del ventunesimo secolo, avendo al centro della propria politica lintolleranza e il razzismo. Siccome al peggio non c mai fine, la Lega si pu considerare anche lerede della peggiore Democrazia cristiana, insomma un mix della Democrazia cristiana e del fascismo. Un partito interclassista, che vuole aggregare e rappresentare differenti ceti sociali: la Dc lo faceva nel nome della fede religiosa, il fascismo in nome dellidentit nazionale, la Lega in nome dellidentit etnica. Un partito che tutela in modo particolare i lavoratori autonomi, i piccoli imprenditori e la loro propensione allevasione fiscale, proprio come faceva la Dc o il fascismo che tutelava la piccola borghesia. Un partito che legittima comportamenti miranti a considerare ci che pubblico come da sfruttare per ricavarne un beneficio personale: come ieri la Dc utilizzava i finanziamenti pubblici in modo clientelare e corrotto, oggi la Lega tutela, sperperando milioni di soldi pubblici, gli allevatori che con le quote latte hanno fatto soltanto il proprio interesse. Un partito i cui rappresentanti nelle istituzioni non raro che ricavino vantaggi personali dalla carica ricoperta, come ieri i democristiani, laltro ieri i gerarchi fascisti, cos oggi fanno i leghisti che non rinunciano allauto blu, che assumono parenti negli enti pubblici o li fanno eleggere solo perch si tratta del figlio del capo, come nel caso del figlio di Bossi. Un partito dove la religione intesa nel senso pi bigotto solo una maschera ipocrita utilizzata per legittimare il proprio potere: Don Floriano benedice il presepe al parlamento europeo, fortemente voluto da Mario Borghezio, poi benedice i bravi ragazzi di Sal, insulta i partigiani e giustifica Priebke. (p. 290) Un libro la cui lettura da consigliare soprattutto a chi dice che la Lega non razzista. Come Pierluigi Bersani, che ha dichiarato ci in unintervista alla Padania il 15 febbraio scorso. Bisognerebbe ricordare che le dichiarazioni, le imprese e le norme leghiste contro migranti, profughi, rom e omosessuali sono ormai un veleno quotidiano di cui si nutre una parte non esigua dellopinione pubblica. (p. 435)

Mario Gentilini. (p. 117) Ma fuori chi? Lori!: loro, gli immigrati, i rom, i cinesi, i meridionali, tutti coloro che non fanno parte della razza Piave di Gentilini o della Padania bianca e cristiana di Borghezio o di qualsiasi altra fantasiosa etnia coniata dalla fertile immaginazione dei leghisti. Altre volte i leghisti non si limitano a ringhiare ma mordono: la legge BossiFini, per esempio, ha peggiorato le condizioni di vita degli immigrati. Cos pure, a livello locale, tanti piccoli provvedimenti razzisti, come i divieti di vendere kebab! Un piccolo appunto che si pu fare al libro che non risulta convincente lobiettivo dichiarato nellintroduzione di voler smascherare la Lega, mostrandola come sarebbe veramente. Secondo gli autori, la Lega si autorappresenterebbe come partito mosso da un onesto desiderio di garantire ai cittadini legalit, sicurezza, decentramento, federalismo e snellimento della macchina burocratica. (p. 11) Gli autori vorrebbero dimostrare che dietro questa tranquillizzante facciata si cela un movimento eversivo, razzista e tendenzialmente totalitario. (p. 11) In realt, difficilmente sostenibile che la Lega nasconda i suoi caratteri razzisti ed eversivi. Anzi, li mostra senza ritegno, pensiamo a Borghezio e Gentilini o allo stesso Bossi, non si registrano loro dichiarazioni che non siano becere, truculente e stupide. La Lega ha avuto a volte tattiche spregiudicate, ma

ilGiornalecomunistadeiLavoratori / Ottobre/Novembre 2011 / Pagina 12

15 OTTOBRE: RIVENDICARE IL DIRITTO A MANIFESTARE SOTTO I PALAZZI DEL POTERE


Per il 15 Ottobre si annuncia, com noto, una grande manifestazione di massa a Roma, nel quadro della giornata di mobilitazione europea promossa dagli indignati spagnoli contro le politiche dominanti. E una scadenza di grande importanza, come dimostra lampio spettro di soggetti coinvolti e lattenzione che sta richiamando ovunque. Tutti i soggetti di fatto promotori della manifestazione, incluso il PCL, sono dunque impegnati a garantire il massimo successo di partecipazione popolare alliniziativa e il suo massimo impatto politico. Al tempo stesso, nel pieno rispetto del coordinamento unitario promotore che si costituito, riterrei sbagliata ogni rinuncia pregiudiziale a rivendicare il diritto della manifestazione a dirigersi verso i palazzi del potere: Palazzo Chigi e Montecitorio. Una proposta gi avanzata dal PCL in sede di coordinamento, che voglio qui riprendere e argomentare. IN TUTTA EUROPA SI MANIFESTA DAVANTI ALLE SEDI DEL POTERE In tutta Europa - tanto pi in questa fase - le grandi manifestazioni di massa si dirigono verso le sedi del Governo e del Parlamento. Cos ad Atene in piazza Syntagma, cos a Madrid, cos a Londra.. Ed naturale: perch il popolo manifesta contro il potere. Perch questa scelta esalta la contrapposizione politica diretta alle rappresentanze degli industriali e dei banchieri, ai loro luoghi istituzionali, ai loro partiti ( di governo e di opposizione). Chiedo: perch in Italia dovrebbe essere diversamente? E soprattutto: perch dovremmo noi rassegnarci a questa diversit? Proprio la giornata europea di mobilitazione contro i governi non dovrebbe costituire il momento ideale per rivendicare anche in Italia il diritto riconosciuto e praticato nel resto dEuropa? Continuare a subire una lesione della stessa democrazia borghese, nel momento stesso in cui rivendichiamo una democrazia reale e alternativa sarebbe mi pare- una contraddizione singolare. IN ITALIA GOVERNO E PARLAMENTO SCUDO DELLA PEGGIORE REAZIONE Per di pi in Italia abbiamo di fronte il governo pi reazionario dEuropa ( se si fa eccezione per lUngheria), il Parlamento pi corrotto e addomesticato della UE, tra i pi alti livelli di condivisione bipartisan delle scelte di fondo della BCE e dellUnione, sotto la benedizione congiunta di Bankitalia e della Presidenza della Repubblica. Perch dunque proprio in Italia si dovrebbe rinunciare a manifestare sotto i palazzi del potere? E una rinuncia tanto pi incomprensibile in questo momento politico. La frattura tra potere politico-istituzionale e senso comune popolare non mai stata cos profonda. Il governo Berlusconi in caduta libera di consensi. Il suo blocco sociale in disfacimento. Il Parlamento un simulacro di complicit e di impotenza, come rivelano i salvataggi spudorati dei pi corrotti faccendieri di regime (Milanese). Manifestare oggi sotto Palazzo Chigi e Montecitorio avrebbe dunque un significato politico e simbolico maggiore che in tante altre situazioni ordinarie. Non sarebbe un gesto ideologico e minoritario, ma un atto di profonda sintonia col pi vasto sentimento popolare (che non va abbandonato al populismo qualunquista o reazionario). Perch allora non rivendicare apertamente questo diritto? I POTERI FORTI VOGLIONO UN RICAMBIO POLITICO ORDINATO. PER QUESTO DIFENDONO LA SACRALITA DELLE ISTITUZIONI Largomento (apparentemente di sinistra) secondo cui la manifestazione del 15 non contro Berlusconi ma contro tutte le politiche dominanti in Europa; che non siamo ansiosi di rovesciare Berlusconi per favorire un governo Montezemolo (o simili); che DUNQUE secondario e provinciale dirigersi su Palazzo Chigi e Parlamento, mischia confusamente giuste premesse e conclusioni sbagliate. Il rovesciamento di massa del proprio governo oggi come ieri-in ogni Paese- non solo il pi grande contributo alla propagazione internazionale della ribellione sociale, ma anche un bastone tra le ruote di ogni progetto di alternanza borghese. I poteri forti che stanno lavorando a rimpiazzare Berlusconi con un pi diretto governo dei banchieri hanno bisogno di un quadro di pace sociale e di ordine pubblico. Di ritessere la concertazione con la Cgil (ben ricambiati). Di disporre di una scacchiera sgombra da ogni irruzione di massa. Il loro terrore che la crisi del berlusconismo e della seconda Repubblica possa trascinare con s ripresa di conflitto e disordine di piazza.. Da qui il cantico della solidariet nazionale attorno alle Istituzioni, propagato da tutta la stampa borghese e recitato solennemente da Napolitano. Da qui anche.. la difesa della sacralit del Parlamento, di Piazza Montecitorio, di Piazza Colonna, di tutti i luoghi istituzionali. Sino alle grida isteriche e bipartisan di fronte alla pi piccola e innocua manifestazione di protesta davanti al Palazzo come recentemente avvenuto. stato per il diritto di sciopero, cos stato per il diritto di votare e manifestare. I rapporti di forza si modificano con la lotta politica e di massa, a partire dalla rivendicazione di ci che giusto. Non con la rinuncia a rivendicare ci che giusto nel nome dei rapporti di forza. E ci tanto pi vero, concretamente, qui e ora: di fronte a un governo reazionario,profondamente indebolito, attraversato da una furiosa guerra per bande, sempre pi odiato o detestato dalla maggioranza dei lavoratori e del popolo. Rivendicare pubblicamente il diritto a manifestare sotto i palazzi del potere, fare del prevedibile rifiuto del governo un caso di scandalo pubblico, potrebbe essere di per s un volano di preparazione della manifestazione di massa contro un governo che rifiuta ci che si concede nel resto dEuropa. Peraltro proprio il rifiuto pregiudiziale a rivendicare pubblicamente questo diritto,a premere per la sua affermazione, a preparare organizzativamente e unitariamente la gestione di piazza di questa rivendicazione, rischia questo s di lasciare spazio a iniziative avventuriste fai da te, magari in ordine sparso, estranee ad una logica di massa, a scapito dellimpatto politico del 15 ottobre. PREGIUDIZI COSTITUZIONALI E SPIRITO DI ROUTINE In realt le resistenze di alcuni settori a rivendicare un diritto democratico cos elementare mi pare abbia un sottofondo politico, che sovrappone due elementi diversi. Su un versante, agisce la lunga tradizione, tipicamente italiana, della mitologia costituzionale, che ha attraversato lintero dopoguerra, e che ha seminato una cultura reverenziale verso le istituzioni dello Stato, maggiore che in altri Paesi (per cui ad esempio la Presidenza della Repubblica largamente venerata nella stessa sinistra radicale anche quando sorregge lodiato Berlusconi e chiede misure pi severe i lavoratori). Su un altro versante, anche in ambiti di estrema sinistra, opera uno spirito di routine, che fa della contestazione del potere uno spazio di propria caratterizzazione pi che un investimento nella prospettiva di rivoluzione: per cui spesso il problema centrale di una manifestazione, al di l delle parole dordine formali, non il suo investimento nellazione di massa e nel suo sviluppo, ma solo la conquista di uno spazio dimmagine a livello mediatico e di una buona critica di opinione della stampa democratica. Utile magari in qualche caso per negoziare a futura memoria un accordo col centrosinistra, in altri casi a strappare solo lo scampolo di una benevola intervista. Ma sempre in un ottica segnata dallinteresse autoconservativo di un piccolo o grande ceto politico, non dallinteresse generale di una prospettiva di emancipazione e liberazione. Questo retroterra culturale, sempre distorto, rischia di diventare tanto pi conservatore nei momenti straordinari della vita politica e sociale : quando non si tratta di vivere di routine, ma di assumersi le proprie responsabilit di fronte a snodi politici di fondo. La crisi della seconda Repubblica e la catastrofe italiana, dentro la pi grande crisi dellEuropa capitalista, esattamente uno di questi momenti. IN CONCLUSIONE Parteciperemo dunque col massimo impegno alla manifestazione del 15 Ottobre, nel rispetto del suo spirito unitario e delle scelte che il coordinamento promotore - di cui siamo parte- far. Ma senza rinunciare al nostro punto di vista. Senza rinunciare a proporre la massima combinazione di unit e radicalit. Senza rinunciare a lavorare perch ogni manifestazione di questo autunno sia investita nella prospettiva di una sollevazione di massa per una svolta vera. Fuori e contro ogni forma di conservatorismo, e di ogni logica rinunciataria.

UNA MANIFESTAZIONE STRAORDINARIA PER LA RIVOLTA SOCIALE Per queste stesse ragioni una grande manifestazione di massa davanti a Governo e Parlamento, non solo un diritto democratico, ma un atto politico che collide con tutta la logica dellalternanza e dei poteri forti. Perch un atto che allude -fosse pure simbolicamente- alla prospettiva della rivolta sociale: lunico fattore capace di rovesciare Berlusconi dal versante delle ragioni dei lavoratori e non dei banchieri, di spostare i reali rapporti di forza, di aprire la via ad unalternativa vera. Il punto vero se vogliamo PROVARE a investire la manifestazione del 15 Ottobre in una prospettiva di reale ribellione di massa, nel cuore della crisi italiana ed europea, oppure se la concepiamo PREGIUDIZIALMENTE come una ordinaria manifestazione di propaganda: naturalmente importante, naturalmente di massa, ma destinata di fatto a lasciare le cose come stanno, al pari di tutte le tradizionali manifestazioni dautunno. Questo il bivio. LIBERARSI DA UNA PREGIUDIZIALE RINUNCIATARIA Lobiezione secondo cui non ha senso chiedere di dirigersi su Palazzo Chigi perch tanto non ce lo concedono, rischiamo di aizzare estremismi e avventurismi non ci sono i rapporti di forza ecc., riflette una psicologia politica rinunciataria. Se gli oppressi dovessero rivendicare solo ci che viene loro concesso la storia umana avrebbe fatto pochi passi in avanti. Rivendicare limpossibile da sempre la condizione decisiva per ottenere possibili conquiste: cos

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