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Estetica dellimmagine televisiva: da Jean-Jacques Wunenburger

Capitolo I Limmagine digitale

Nella storia dellimmagine, il passaggio dallanalogico al digitale instaura una rottura che nel suo principio equivalente allarma atomica nella storia degli armamenti o alla manipolazione genetica della biologia. Da via daccesso allimmateriale, limmagine informatizzata diventa essa stessa immateriale, informazione quantificata, algoritmo, matrice di numeri modificabile a volont e allinfinito tramite unoperazione di calcolo. Allora quel che coglie la vista non pi nientaltro che un modello logico matematico, stabilizzato provvisoriamente.1 Ci che scrive Debray unopinione diffusa tra i filosofi e i critici radicali delle nuove tecnologie in particolare Jean Baudrillard, Jacques Derrida e Jean-Jacques Wunenburger. La comparsa dellera digitale per loro un evento catastrofico, paragonabile a una bomba atomica, che ha come vittima la realt stessa. Limmagine digitale , secondo questi autori, in grado di contagiare la realt, smaterializzando il mondo, de-realizzandolo e assimilandolo alla propria esistenza spettrale di copia o simulacro. Limmagine sta, quindi, diventando autoreferenziale tanto che limmagine e la realt stanno diventando inscindibili.
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R.Debray, Vie et mort de limage, Editions Gallimard, Parigi 1992; ed.it. Vita e morte dellimmagine, tr. It. A.Pinotti, Editrice Il Castoro, Milano 1999, pp 230-231

Baudrillard sostiene che con il virtuale entriamo non solo nellera della liquidazione del Reale, ma nello sterminio dellAltro. Paragona questa irruzione a una pulizia etnica che non riguarderebbe solo le singole popolazioni ma si accanirebbe contro tutte le forme di alterit, alla morte che si scongiura con laccanimento terapeutico, a un volto perseguitato dalla chirurgia estetica

La televisione come metafora

La televisione un amalgama di tecniche audiovisive, concentra in un unico canale tutti i media visivi e sonori e ne modifica la distribuzione. Essa capitalizza le immagini-suono e grazie alla sua organizzazione in reti, che penetrano in ogni angolo del pianeta, impone alla quasi totalit della popolazione di vivere in funzione di quei terminali che sono gli schermi. Tutti questi autori si chiedono se non stiamo diventando un pubblico prigioniero, costretto quindi a subire, seppur non senza gusto, uno spettacolo continuo che ci distoglie dal reale. Wunenburger paragona la nostra condizione a quella allegorica trattata da Platone ne La Repubblica: in una caverna degli uomini incatenati vedono sfilare delle ombre su di una parete, proiettate da burattini nascosti dietro di loro. Come nellimmagine allegorica della caverna gli uomini incatenati vedono delle ombre sulle pareti e, affascinati da questa visione, non si rendono conto del carattere fittizio di tali immagini (il mondo reale non costituito infatti da quello che i prigionieri stanno osservando, ma da ci che si trova al di fuori della caverna), cos, anche la televisione, con le sue tecniche, non offre al telespettatore la visione della realt, ma ne proietta solo unimmagine. Baudrillard, nella sua opera, tratta ironicamente largomento ricostruendo la storia di un delitto, ossia luccisione della realt e la fine dellillusione causata

dallinformazione mediale e dalluso di nuove tecnologie, in particolare il medium televisivo. Pi che la realt, che un concetto relativamente recente, si concentra sullillusione che la considera parte integrante dellorganizzazione simbolica del mondo. Questa illusione, che verr completamente eliminata, lillusione vitale di cui parla Nietzsche, costituita da apparenze, fantasie, e tutto ci che pu essere la forma di una proiezione, come una scena diversa da quella della realt.
Il delitto perfetto perch inspiegabile, non vi sono n vittima n assassino; il delitto consiste nella perfezione di questa specie di modello ideale che si vuole sostituire alla realt e al contempo all'illusione.

Capitolo II Conseguenze dellera televisiva


Wunenburger tratta il problema del medium televisivo con una sfumatura sociologica: analizza gli atteggiamenti e i comportamenti che si vengono a creare con la nascita di questo nuovo medium.

Tv come templum

La televisione, intesa come apparecchio televisivo, diventata uno degli oggetti darredo pi familiari, la sua presenza diventata cos banale da essere classificata fra i beni di prima necessit nelle case delle societ sviluppate. Si arrivati perfino a progettare una stanza, solitamente il soggiorno, con uno spazio per la visione equipaggiata di mobili per stare seduti e aumentare il comfort. Questo si avvicina idealmente al Templum latino, unarea sacra in cui troneggia un altare dove si rendono visibili gli dei. Guardare la televisione diventa una vera e propria cerimonia laicizzata, provoca una rottura della socialit, un blocco della vita a vantaggio di un rito che ci mette in presenza di forme e di suoni che hanno il potere di attirare lattenzione e di convertire le nostre occupazioni per un certo periodo di tempo. Questanalogia con levento di culto la si pu riscontrare anche nella modalit tecnica: in quanto catalizzatori misteriosi di onde invisibili, le antenne tv,

connettono linterno delle abitazioni con lesterno, limmagine captata sul piccolo schermo viene proprio dal cielo. La televisione appare quindi come un mediatore simbolico tra il cielo e la terra. In questa mistica interpretazione limmagine proiettata dallo schermo televisivo assume gli attributi del divino, tuttavia lo spettacolo televisivo non paragonabile ai riti religiosi attivi come processioni o preghiere, piuttosto si avvicina di pi ai processi di stregoneria in quanto riduce il soggetto in uno stato quasi catalettico. Il susseguirsi di immagini cattura lattenzione e attenua la soglia di vigilanza sul mondo reale, processo gi presente con il cinema, ma ampliato vista lintimit della situazione domestica. Questa stregoneria psichica del telespettatore provocher due effetti opposti: lingenuit e sentimento di onnipotenza. Il senso di onnipotenza si verifica perch il soggetto attraverso limmagine viene strappato dai limiti della sua realt, del suo corpo e scaraventato in altri mondi. Ci crea unimpressione di facilitazione, di leggerezza e di abolizione degli ostacoli che procura una sorta di esaltazione momentanea

Postura atrofizzante

Lo schermo televisivo esige una posizione di visione del tutto particolare, quella seduta o semidistesa, le pi indicate per godersi lo spettacolo. Ci porter ad una atrofia biologica che potrebbe, un domani, condurre ad una societ di corpi pietrificati. Tuttavia questa posizione non specifica per la sola televisione, ma ha solo anticipato ladozione di una posizione generalizzata a tutti gli schermi elettronici della nostra societ informatizzata. Ladozione di schermi ha certamente liberato il corpo dallo sforzo fisico, ma si paga comunque limmobilizzazione del corpo in una posizione seduta costretta dalla macchina informatizzata.

Il corpo viene asservito a questa unica postura che consente lacquisizione del punto di vista favorevole rispetto allo schermo. Questa postura costringe il corpo ma lo rende omogeneo, mentre nellera industriale ciascuna macchina esigeva una specifica gestualit, lera postindustriale vede standardizzarsi tutti i corpi: anche con lautomobile si arriva a una sedentarizzazione, una pietrificazione degli individui che si accontentano di veder muovere i segnali davanti a s. Lasservimento allo schermo, in particolare quello della televisione, partecipa ad una mutazione antropologica intesa come declino del corpo.

Tubo catodico-ipnotico

Le occupazioni nobili e comunque di alto valore sono sempre state associate a un dominio dello sguardo: il colpo docchio stato sempre fondamentale per il cacciatore, lartigiano, il guerriero. Allopposto la televisione forma e consacra uno sguardo passivo,a riposo, abbandonato totalmente alle eccitazioni esterne. Questo modo di ipnotizzare lo sguardo non ha mai avuto una simile efficacia, infatti sia la concentrazione intellettuale che lascetismo mistico hanno potuto condurre a focalizzare lo sguardo su di un punto fisso tuttavia con lintento di sviluppare limmaginazione o la riflessione. Uno schermo illuminato, quindi, ovunque sia posto richiama subito lattenzione e provoca una coscienza-spettacolo, costringe il soggetto a voltare la testa e lo obbliga a fissarlo. Nel nostro ambiente pochi eccitanti fisici dispongono di un tale potere di focalizzazione; solitamente si reagisce in questo modo agli stimoli di pericolo e d per questo che il fenomeno televisivo si fonda su un meccanismo di StimoloRisposta(S-R).

Indipendentemente dal contenuto di ogni messaggio lo schermo-immagine cattura lattenzione del soggetto attraverso unoperazione elementare di tipo pavloviano. Questa fascinazione deriva da una fonte fluorescente e porter ad una sorta di godimento pre-oggettivo, poich locchio viene avvinto prima di una qualsiasi considerazione di contenuto. Grazie a un effetto specifico di attrazione, il soggetto si vede come annichilito dinanzi allo schermo perdendo ogni iniziativa, ogni capacit di sfuggirgli.

Atrofia dello spirito

In tutta la storia, le produzioni culturali hanno obbedito allimperativo primario della vita dello spirito: distinguere per meglio percepire. Si arrivati cos a una distinzione tra lespressione popolare ed espressione colta, tra prodotti con espressione ludica ed opere edificanti, tra informazione e finzione. Non ci si pu, infatti, rapportare a un gioco sportivo con lo stesso atteggiamento con cui ci rapportiamo a una cerimonia religiosa, sono due situazioni che non sollevano le stesse funzioni psicologiche. Queste convenzioni vengono per superate nella sfera televisiva, lo sguardo dello spettatore appare cos privatizzato, de-socializzato, non pi gestito da convenzioni. La televisione astraendo gli eventi trasmessi dal loro contesto li porta a una sorta di anomia generalizzata, livella le opere in prodotti ed abolisce tutte le differenze e le gerarchizzazioni di contenuto riconducendo tutto al regno dellindifferenziazione. Questindifferenziazione aggravata dal fenomeno dello zapping, che consente con un movimento del pollice di interrompere una sequenza lineare e mescolare cos contenuti eterogenei ottenendo un melting-pot delle immagini.

Capitolo III Caratteristiche del mezzo televisivo


Il formato unico

Una caratteristica specifica dellesperienza televisiva risiede nel formato dellimmagine che viene veicolata ed imposta attraverso lo schermo. Questa tecnica venuta a creare un ambiente di immagini in profonda rottura con la percezione ordinaria. Si giunti cos a un imprigionamento nel quadro dello schermo e al ricorso del primo piano. Limmagine rappresentata resta quindi dipendente da uno strumento, la televisione, che a sua volta dipende dallo spazio domestico in cui collocata. Si assiste allora a un fenomeno di riduzione delle dimensioni del mondo. Wunenburger: Oltre alla profonda perdita dellincommensurabilit delle cose, limmagine sullo schermo dona anche unimpressione, erronea, di addomesticamento, anzi di dominio del mondo.2 Un altro importante concetto quello del primo piano, attraverso questa tecnica assistiamo a una violazione delle distanze, dei punti di vista, che definirebbero le distanze normali di percezione nella prossemica.
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Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p 70

Limmagine non rispetta pi le apparenze naturali della percezione nello spazio, la decompone. In particolare si assiste a una sorta dipermediatizzazzione del volto, poich sullo schermo ci si concentra soprattutto nello spazio occhi-naso-bocca, si obbliga quindi a fare entrare lintimit nella sfera pubblica. In generale con il primo piano inaugura una complicit che fa dimenticare la distanza e lo schermo stesso, limmagine agisce come un miraggio. Wunenburger arriva cos alla conclusione che la televisione, provocando questo avvicinamento forzato e generalizzato dei corpi, sopravvalutando il dettaglio sul tutto, ci rende meno capaci di sopportare lalterit propria di ogni socialit. Sostiene inoltre che attraverso il primo piano, attraverso quest'avvicinamento forzato dei corpi che sopravvalutano il dettaglio la televisione obbedisce a una sorta di paradigma pornografico: Nella pornografia sessuale, limmagine isola le zone erogene, esercita un voyeurismo delle parti genitali ed altro, come se il corpo potesse essere ridotto alle sue membra, ai suoi orifizi, insomma a dei pezzi di carne indipendenti dal corpo stesso. Il piacere pornografico si nutre di questa astrazione del corpo, che considera a parte ci che non esiste se non come insieme organico della vita, a differenza dellerotismo che gioca sulle apparenze delle forme, ma prese nei movimenti e negli scambi tra i corpi. Allo stesso modo la televisione ha finito per irrompere un rapporto con la realt, nel dibattito, nellintervista e poi nei documentari, che decompone, ravvicina ed isola, mettendo cos in luce ci che non pu mai essere visto dallo sguardo ordinario. In tal modo, puntando sullo straordinario, essa non cessa per di fare uscire il reale da se stesso, di provocare la sua escrescenza reale, che la ravvicina allosceno, come gi suggerito da J.Baudrillard3

Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p.72-73

Attualit panottica

Uno dei risvolti pi significativi della televisione quello di permetterci di disporre di immagini di eventi provenienti dal mondo in termini istantanei passando cos da un trasmissione in differita a una in diretta. La televisione tende quindi a privilegiare una sorta di funzione panottica: essere locchio che vede tutto e fa vedere ci che viene ritenuto essenziale. Distinguendosi dagli altri media, la televisione non si accontenta pi di essere testimone dei fatti registrandoli, ma colloca i suoi telespettatori in presenza reale, diretta con ci che accade. Attua cos una doppia prodezza spaziale e temporale: spaziale poich vi una bilocazione infatti sono simultaneamente seduto davanti allo schermo e presente con locchio dallaltra parte del mondo; temporale perch vengono a sopprimersi gli intervalli di tempo e rendo lo spettatore contemporaneo allevento. Lintera umanit colta come una specie di simultaneit artificiale, un villaggio planetario. Lo stesso Wunenburger asserisce: Non si presume pi che le azioni umane si evolvano in modi indipendenti, in quanto esse si riducono a ununica unit di tempo e di luogo, fantasmatica, capace di abbracciarli tutti con un solo sguardo, realizzando cos il sogno panottico, caro a ogni utopia: vedere senza essere visti4 Baudrillard riprende questo sogno panottico definendolo un desiderio metafisico che tende a peccare di ubris: Qual il desiderio metafisico pi radicale, il godimento spirituale pi profondo? Quello di non essere presenti, ma di vedere. Come Dio5
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Jean-jacques Wunenburger ,Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p.82
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Jean Baudrillard, Le crime parfait, Editions Galile, Paris, 1995, tr.it. Gabriele Piana, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996, p.44

Quest'attualismo televisivo attira un desiderio molto pi profondo delluomo, quello di poter vivere altre vite, vivere pi vite nello stesso momento, poter essere presente ovunque e nello stesso tempo.

Limmagine televisiva

Limmagine televisiva diviene un occhio artificiale che oltrepassa gli ostacoli del tempo, dello spazio e anche gli stessi timori e le paure della vita reale. Grazie allinsieme di queste immagini provenienti da tutto il mondo e alla loro sequenza successiva diventiamo per assurdo padroni del mondo. Limmagine viene quindi concepita come uno strumento di liberazione dalla prigione del nostro corpo che ci proietta nella sfera della pan visione. Wunenburger paragona questa esperienza a quella causata dalle sostanze allucinogene: Simile alle esperienze causate dagli allucinogeni,il fenomeno televisivo si avvicina allora ad una specie di viaggio sciamanico al di l delle frontiere della vita finita e ci consente delle visioni in verit impossibili6 La telecamera che registra eventi, catastrofi una sorta di prolungamento di noi stessi-spettatori e ci permette di essere nel cuore degli avvenimenti dallaltra parte del mondo. Lo schermo televisivo diviene una finestra, uno sguardo infinito che teletrasporta lo spettatore dove non mai stato, dove forse non andr mai, ma soprattutto dove non in quellistante. Questa immagine permette di vedere meglio un avvenimento anche vissuto. La televisione rappresenta un occhio estremo che ti permette di focalizzare
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Jean-jacques Wunenburger, Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p.83

lattenzione su documenti eccezionali, essa non solo un prolungamento dello spettatore ma un suo mezzo per acquisire una potenza scopica supplementare. Si giunge cos al paradosso del tifoso che preferisce assistere a una competizione da telespettatore piuttosto che andando allo stadio. La televisione quindi ci conduce in un luogo magico, una sorta d'ipertrofia, dove si vede nel miglior modo possibile, migliore di qualunque altro luogo al mondo. Tuttavia questa caratteristica dellimmagine televisiva circondata da una nebbia illusoria Innanzitutto locchio della telecamera, per quanto percepisca meglio di un testimone, pu mostrare solo una prospettiva parziale dellazione, un punto di vista. La verit mostrata dalla telecamera quindi una realt parziale, essa pu essere amputata, atomizzata e non intervallata da altri punti di vista. La fiducia cieca nella verit dellimmagine una grave ingenuit. Limmagine televisiva, e in particolare quella informativa, viene usata inoltre per il forte carico emotivo ed affettivo cui d vita. Spesso vi sono immagini di violenza che provocano repulsione oppure eccitazioni di gioia collettiva, folla festante che trasmettono euforia. Secondo Wunenburger vedere e capire a caldo, in diretta, delle passioni non induce a pensare bene,intelligentemente. La televisione catturando queste emozioni non quindi adatta a un pensiero riflessivo. Inoltre la rappresentazione quotidiana di queste immagini, per lo pi violente come aggressioni e stermini, produce unimmagine in serie, standardizzata, senza che morte vissuta e morte costruita possano distinguersi. Queste sequenze di immagini sono corte e mutevoli accompagnate da uninformazione laconica e frustante per rispettare i tempi del flusso televisivo. Sembra quindi che limmagine pi brutale meno lascia spazio allinformazione e alla comprensione

Capitolo IV
I signori dellimmagine

Per arrivare ad essere considerata il medium totale, per occupare questa posizione e acquisire un tale valore positivo nellopinione pubblica la televisione ha investito ingenti quantit di capitali, di tecniche e di uomini. La sfera televisiva fa apparire i suoi mestieri prodigiosi, le sue personalit celebri ed invidiate dandogli una memoria visiva collettiva inedita. La televisione diventata un industria potente, una sorta di potere politico e culturale, ma soprattutto unistituzione di manipolazione dellimmaginario collettivo che non ha precedenti nella storia se non nella religione. La religione infatti ha saputo regnare sugli sguardi e le conoscenze, distrarre gli uomini dalla loro quotidianit, imporre un culto delle immagini e intrattenere unorganizzazione di chierici investiti del potere della verit e beneficiari di una tale aura. Allo stesso modo la televisione ha il privilegio di benefici eccezionali nelle nostre societ, delle gerarchie ben stabilite e dei valori consacrati. Il potere della televisione illusorio ed ingannevole come ci ricorda Wunenburger:Questo potere, reale e simbolico, per la sua prossimit, anzi per la sua complicit con le forme istituzionali religiose, si rifugia e si protegge tuttavia dietro apparenze ingannevoli. Pretendendo di incarnare e manovrare limmagine, il visibile, la trasparenza, nonch di garantire la verit, la libert e luguaglianza di tutti davanti allinformazione, il mondo della televisione resta

quindi nellinsieme un mondo opaco, segreto, geloso della propria indipendenza e delle proprie prerogative, utilizzando a volte tecniche fraudolente, che agiscono secondo regole deontologiche a volte dubbiose, tollerando costi finanziari sproporzionati, per non dire eccessivi7 La televisione la risorsa principale di informazione e distrazione, regna sulla vita quotidiana della quasi totalit dei cittadini, essa spende ingenti somme ed pure fatta oggetto di una tassazione fiscale non indifferente. Tuttavia il mondo televisivo raramente viene sottoposto a critiche, gli stessi uomini della televisione, di fronte a ogni tipo di critica, si ripiegano sul proprio ruolo al riparo da ogni valutazione comune. Nelle societ democratiche quindi non ci si occupa tanto della funzione e della posizione della televisione come per altri problemi della vita collettiva come possono essere il sistema educativo o la politica dei trasporti. La televisione ha la tendenza a voler sfuggire essa stessa al suo dibattito. Tutto ci possibile per il potere man mano acquisito dalla sfera televisiva, essa diventata il quarto potere al fianco di quello legislativo, esecutivo e giudiziario. Impone le sue pratiche, i suoi stili supportata dal consenso silenzioso di spettatori passivi, la televisione continua a beneficiare presso lopinione pubblica di unaudience e di un capitale di simpatia fuori dal comune.

Una casta sacerdotale

Il mondo della televisione costituisce una sfera ad alto valore aggiunto, uno stimolatore di sogni, poich a ogni suo livello duso crea unimmagine di s valorizzata ed esaltante dotata di un enorme aura immaginaria.
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Jean-jacques Wunenburger, Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p.92

Alle professioni audiovisive concesso un raro prestigio sociale, esse sono accompagnate da una notoriet e da un prestigio che alimentano lammirazione o nascondono linvidia di un gran numero di persone. A loro, dal cameraman alla star, concesso di possedere la magica chiave tecnologica che consente di trasformare il vicino in lontano, il singolare in plurale, lo sconosciuto in conosciuto. Grazie alla sua possibilit di catturare, trattenere e diffondere limmagine che incatena migliaia di sguardi, la televisione ha qualche rapporto con un potere simbolico che si avvicina il sacro, e i suoi collaboratori evocano i membri di una confraternita iniziatica o il clero di una chiesa votata al culto delle immagini. Gli uomini della televisione vivono in una sorta di eccitazione magico-religiosa che gli conferisce limpressione di appartenere a una casta superiore e che gli permette di imporre a tutta la societ la loro volont, i loro desideri e le loro passioni. Tuttavia la televisione si avvale s di unenorme massa di persone, ma solo uninfima minoranza riesce a occupare lo schermo: presentatori, intrattenitori, giornalisti costituiscono una cerchia ristretta di happy few che per la loro funzione sono riconosciuti dal grande pubblico, ma che hanno anche il privilegio di poter apparire regolarmente sugli schermi, di introdursi nella vita privata di milioni di telespettatori. Wunenburger analizza la questione anche da un aspetto psicologico: La televisione attira e intrattiene un profilo psicologico inedito, la cui carica di narcisismo quasi cosmico spinge a modificare lego in proporzioni molto significative8 Questo mezzo infatti da la possibilit di riprodurre la propria immagine un numero tal di volte da permetterci di essere moltiplicati allinfinito, nessuna

Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p.119

tecnologia nella storia ha mai reso possibile essere visti ed ascoltati nello stesso momento da masse di persone cos ampie. Per questo i volti che appaiano in televisione acquistano unaura da semi-dei: la sacralit di un individuo non deriva quindi pi dalla sua prossimit agli dei, ma alla sua capacit di moltiplicarsi tra gli uomini. La televisione quindi trasforma degli uomini e delle donne comuni, in delle specie di spettri la cui funzione consiste nel fare delle apparizioni periodiche attraverso lirradiamento catodico di un lucernario. Questo clima psicologico creato dallimmagine teletrasmessa spiega gli usi particolari che regnano nelle professioni dello schermo: rarit e prestigio del mestiere spiegano le retribuzioni faraoniche. Vi sono anche dei vincoli legati al mestiere: innanzitutto dover piacere, dover conservare e aumentare laudience, quindi la conseguente precariet per cui si consapevoli di recitare un ruolo per il quale potrebbe sempre essere usato un attore migliore. La televisione diventata decisiva nella scalata al quarto potere, quello giornalistico, al fianco di quello legislativo, giudiziario ed esecutivo, essa diventata il partner ufficiale dellesercizio del loro poter. Per la sua funzione di consacrazione simbolica delle grandezze sociali e per il suo eccezionale audience un canale televisivo diventa un medium privilegiato per una politica responsabile, quindi la televisione impone alla classe politica i suoi bisogni, le sue attese, le sue norme. La vita pubblica di uno stato si regge cos sempre di pi sulle esigenze dellaudiovisivo: le decisioni capitali della vita politica, infatti, sono prese in funzione degli orari dei telegiornali. Nei paesi democratici questo sviluppo dellinformazione televisiva ha creato una nuova specie di giornalismo che mira a produrre uno spettacolo politico in nome di un diritto o di un dovere di libert critica. Il giornalista acquista unaudacia e

unaggressivit utilizzata con lintento di sollevare un dibattito democratico, ma che spesso finisce per indebolire e ridicolizzare la politica. Il giornalismo televisivo presenta una starna ambivalenza: da una parte svolge un compito di ricerca che il da accesso ai retroscena della vita pubblica, dallaltra custodisce segreti e immagini eventualmente compromettenti. Si stabiliscono cos strane e malsane connivenze tra la societ politica ed economica e giornalisti che contribuiscono a indebolire o rafforzare il potere degli uni sugli altri. I professionisti della televisione dispongono cos di un privilegio e di unimmunit paradossale, lo svolgimento delle loro funzioni richiede infatti una grande responsabilit, tuttavia in caso di errore o di abuso essi non vengono sottomessi a nessun controllo o sanzione. K.Popper avanz, a riguardo, la proposta di instaurare un vero e proprio ordine socio professionale simile a quello dei medici, che diventerebbe il garante dellosservazione di un codice deontologico. Questa proposta, tuttavia, ricevette lopposizione di molti direttori di canali televisivi europei a sottolineare come la televisione sia gelosa della propria indipendenza e della propria immunit. Gli uomini della televisione non sono completamente indipendenti da obblighi ideologici o economici, essi si sottomettono a un doppio volere: quello dei proprietari dei canali televisivi o delle potenze finanziarie che li sostengono, e quello delle abitudini e dei gusti del pubblico. Per quanto riguarda il primo punto spesso ci troviamo immersi in un gioco di reti dinfluenze, dinterferenze dinteressi e di poteri, tanto che la televisione tentata da una politica di autocensura per evitare di andare incontro a una parte del potere, del governo o di un capo di Stato.

Capitolo V Illusione

Wunenburger si pone un problema fondamentale nel medium televisivo, si chiede infatti se questo medium favorisca unapertura al mondo a una sfera dimmagini, suoni, idee che arricchiscono il soggetto o se invece tende a indebolirlo e anestetizzarlo. Per la maggioranza dei telespettatori questo mezzo serve per distrazione, per non pensare alla fatica, alla solitudine e alla noia quindi i produttori televisivi tendono a rispondere a questo bisogno psicologico e sociologico di rilassamento e divertimento mandando in onda giochi, trasmissioni sportive, sceneggiati. Ma questa consolazione dalla banalit, dalle ripetizioni e dalle frustrazioni della vita quotidiana appare tuttavia illusoria: si favorisce insomma la creazione di spettacoli di cattivo gusto, spesso volgari, che finiscono per caricaturare il senso della distrazione popolare. Un esempio la musica: i dischi e la radio hanno cominciato a diffondere una musica detta di variet che andata a sostituire le musiche popolari, questo nuovo genere poi esploso in televisione grazie a una messa in scena spettacolare e successivamente attraverso i clip musicali. Dato che queste trasmissioni sono sottoposte al fenomeno dellusura per ripetizione, rappresentano bene leffetto illusorio della televisione. In queste trasmissioni di giochi e canzoni tutto preparato, controllato, ripetuto, vengono eliminati i tempi morti, si utilizzano trucchi come applausi e risate finte, la voce cantata viene ricostruita in playback, viene insomma oscurato ed eliminato tutto ci che richiama allimprovvisazione, al libero gioco, al reale divertimento.

Questa degenerazione del divertimento procede di pari passo con una paradossale presa di distanza dello spettatore che rimane cos inchiodato nella solitudine a guardare, come dietro un vetro, uno spettacolo ormai snaturato che rappresenta soltanto una socializzazione ricalcata. Ad aggravare maggiormente il quadro vediamo la povert e la debolezza di numerose trasmissioni dintrattenimento che degenerano sempre pi verso la semplificazione e la grossolanit pendendo cos verso il volgare. La televisione ha quindi regredito lesperienza della vita, della festa, riducendola a un prodotto di consumo standardizzato. Adorno tratta brevemente questargomento dellillusione e del falso realismo televisivo sostenendo la necessit di svelare le tecniche e i trucchi del nuovo medium. Svelando le implicazioni socio-psicologiche e le tecniche della televisione, che spesso operano sotto laspetto di un falso realismo, non soltanto gli spettacoli possono essere migliorati, ma, cosa forse pi importante, il pubblico in genere pu essere sensibilizzato agli effetti nefasti di alcune di queste tecniche.9

Baudrillard pone lillusione come tema centrale della sua opera Lillusione radicale quella del delitto originale, con cui il mondo alterato fin dallinizio, mai identico a s stesso, mai reale10 Egli adotta una posizione ironica in rapporto ai media. I media si frappongono in maniera tale fra la realt e il soggetto, che non ci sono pi interpretazioni possibili in quanto l'informazione rende l'accadimento incomprensibile.

T.W.Adorno, Televisione e modelli di cultura di massa, tr, it, di Francesco Rettura, in Comunicazioni e cultura di massa, di Marino Livolsi, Ulrico Hoepli Editore, Milano 1969, p.33 10 Jean Baudrillard, Le crime parfait, Editions Galile, Paris, 1995, tr.it. Gabriele Piana, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996. p.13

L'evento storico non si sa pi cosa sia quando passa attraverso i media, in breve si ha una transustanziazione di questo tipo in tutto ci che i media fanno, cos che ne risulta una simulazione, un simulacro, e perci non esiste pi n il vero n il falso: non si sa pi quale sia il principio della verit. Viviamo in un mondo in cui la suprema funzione del segno quella di far scomparire la realt e mascherare nel contempo questa scomparsa, e questo proprio lo scopo dei media. Il mondo quindi alterato fin dallinizio, mai reale e questa alterazione tender a riassorbirsi nellinformazione crescente e finir con il risolversi nellinformazione assoluta. Si arriver quindi a una dissoluzione del mondo come illusione e a una sua resurrezione come simulacro, realt virtuale in cui la realt esaurisce tutte le sue possibilit.

Artefattualit

Derrida al posto di trattare dillusione si rifaceva al concetto di artefuattualit. La parola-baule artefuattualit significava in primo luogo che non c attualit, nel senso di ci che attuale o piuttosto di ci che si trasmette col titolo di attualit in radio e alla televisione, se non nella misura in cui un insieme di dispositivi tecnici e politici vengono in qualche modo a scegliere, in una massa non finita di eventi, i fatti che devono costituire lattualit:quello che chiamiamo allorai fatti di cui sono nutrite le informazioni11 Questartefattualit evidente nei giornalisti dinformazione, come negli uomini politici, che parlano con un gobbo di fronte a loro. Attualmente esistono anche macchine che possono a ogni istante indicare al giornalista che conduce la trasmissione le variazioni di share da una frase allaltra.
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Jacuqes Derrida, Bernard Stiegler Echographies del la television.Editions Galile, 1996, tr. It. di Laura Chiesa, Raffaello Cortina editore, 1997, p.46

Il caso pi eclatante analizzato da Derrida la falsa intervista fatta da TF1 a Fidel Castro. Questa in verit non mai stata unintervista ma una semplice conferenza stampa con laggiunta postuma delle domande. Questa una vera e propria menzogna, una falsificazione, unillusione non solo perch quello che si diceva non era vero, ma anche perch si sapeva che non era vero e si voleva far credere, ingannare il destinatario. Secondo Wunenburger: Lo strumento mediatico come canale di diffusione, somiglia molto a una macchina per produrre immagini false allo scopo di renderle presentabili oppure, al contrario, allo scopo di impedire che si rappresentino cos come sono 12

Quindi lo stesso Wunenburger introduce questo tema dellartefattualit portando come esempio quello dei telegiornali che illustrano lattualit attraverso immagini darchivio. Questo processo legittimo se viene esplicitamente menzionata linattualit dellimmagine mostrata, viceversa porta a una de-realizzazione: limmagine non ha pi la funzione di rappresentare il reale ma serve esclusivamente da segno semplicemente associato. Il telespettatore giunger cos a perdere completamente il senso dellautenticit. Questo procedimento appare cos pi paradossale se lo si compara alla deontologia regnate in altri trattamenti di immagini come per esempio la fotografia che esige una nota che stabilisca lorigine e il contenuto dellimmagine. Wunenburger analizza questa deformazione delle immagini e arriva a distinguere due tipi di trattamenti dellimmagine: quello che tende ad arricchire e quello che opera tagli e riduzioni.

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Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p.109

Nel primo caso bisogna documentarsi approfonditamente sullaffidabilit dellimmagine riutilizzata poich in alcune situazioni si pu avere a che fare con vere e proprie intenzioni falsificanti. Abbiamo assistito infatti a numerosi scandali: come quando durante la guerra del Golfo stato mostrato linquinamento del golfo persico con linserimento in un reportage di una scena di inquinamento filmata in Gran Bretagna, o come quando si scoperto che le violenze commesse contro la gravidanza in Kuwait erano state elaborate da unagenzia di relazioni pubbliche finanziata dagli Emirati Arabi dietro consiglio di un collaboratore del presidente americano Regan. Ce ne sono di numerosi: la televisione della svizzera tedesca ha sovraimpresso del colore rosso su alcune immagini relative alla tragedia Luxor, in Egitto, per trasformare delle pozzanghere dacqua in laghi di sangue, oppure la gi citata falsa intervista a Fidel Castro. Questi falsi sono favoriti dalla rapidit con cui le immagini vengono trasmesse e quindi denunciabili solo ad un occhio diligente o attraverso una ripetizione accorta delle sequenza. Wunenburger definisce questa immagine come: Limmagine mobile, disposta in sequenze, si presenta come un sorta di mattone divisibile, di elemento di un puzzle a combinazioni multiple, disponibile per ogni tipo di sistemazione e di risistemazione, che non dipende da una resistenza interna delle immagini ma solo dallintenzionalit narrativa di chi la monta o la realizza, e dunque da un senso esteriore che serve a riorganizzarle13 Il secondo tipo di trattamento opera attraverso tagli e riduzioni rifacendosi cos al principio delleconomia secondo cui il massimo delle informazioni deve essere contenuto al messaggio pi breve. Questo trattamento necessario per poter ridurre la durata reale in una durata mediatica operando cos la tecnica del riassunto rispettare in un formato piccolo
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Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005. p.110

le strutture del messaggio in formato grande. Tuttavia tale amputazione conduce a una deformazione dei fatti che pu apparire un inganno e una derisione, infatti, la scelta delle sequenze e il loro montaggio autorizzano una restituzione di questi che non evita approcci malevoli di trasformare i tagli e i montaggi in interpretazioni tendenziose. Questa situazione raggiunge il suo punto pi alto nella censura, soprattutto se mascherata. La televisione, pi degli altri media, esposta a forme di diffusione parziali o troncate dinformazione e il rischio della falsit ancora pi grande considerando che le immagini televisive sono spesso gi preparate da agenzie che le rendono conformi ai messaggi ufficiali. Limmagine fuorviante pi spettacolare riguarda le sequenze pubblicitarie. La pubblicit costituisce una categoria specifica dimmagini interamente rette dal principio della persuasione, essa mira a rendere desiderabile un prodotto commerciale mettendo limmagine al servizio della percezione vantaggiosa destinata a indurre un comportamento di predisposizione allacquisto. Lo scopo della pubblicit quello di creare un immaginario del prodotto che promuove le sue qualit, essa quindi non pu essere interpretata come informazione poich cadrebbe nella menzogna in quanto informa sui vantaggi, sulle performance di un prodotto nascondendo i suoi limiti, i suoi vizi, i suoi danni. Nonostante ci la pubblicit grazie alla sua retorica fortemente creativa diventata in molti paesi uno spettacolo autonomo, ludico, che distrae e lascia spazio allimmaginazione, al punto che il programma pubblicitario diventa quasi uno spettacolo a s. Wunenburger conclude: Attraverso tali processi di confusione dellidentit delle immagini, la televisione produce una de-realizzazione della coscienza percepente, la quale si ritrova sottomessa ad un bombardamento catatonico che non lascia spazio n tempo per la lettura, lidentificazione e la riflessione. La deriva dello

schermo, funzionando da catalizzatore di frenesie sensoriali, consegna la televisione a dei professionisti della trance, dello spettacolo narcotico, che fanno dellimmagine il semplice ausiliario di una droga mentale14

La vita simulata

Ci che vediamo sullo schermo televisivo non che un artificio, un effetto dapparenza, che ci dona lillusione di partecipare a ci che viene visto e compreso. La televisione produce degli effetti, delle emozioni che sembrano tenere testa a quelli provocati dalla vita reale, ma essi si avvicinano piuttosto a un simulacro. Ci dovuto in parte a uno dei maggiori problemi della televisione: il materiale tecnico per registrare e riprodurre interferisce, anche inconsapevolmente, con la realt che dovrebbe accontentarsi di documentare. Ovvero, lattrezzatura e lo scenario televisivo, che permettono di trasmettere limmagine di un evento, trasformano nello stesso tempo ci di cui vorrebbero essere testimoni. Wunenburger paragona questa irruzione tecnica allarrivo di un terzo: Lo sguardo esterno pu essere temuto come quello di un intruso che mette in difficolt, esattamente nello stesso modo in cui Sarte descriveva le modalit in cui la vergogna nasce, quando cio una coscienza che si crede sola viene sorpresa da uno sguardo inatteso"15 Tuttavia lirruzione della telecamera pu suscitare anche unintensa esaltazione che spinge i soggetti sorpresi a fare bella figura, la telecamera quindi provoca una teatralizzazione delle posture e delle parole.

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Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p.115 15 Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005, p.101

Questo concetto viene ripreso da Derrida durante lintervista fattagli da Bernard Stiegler che costituisce il volume Ecografie della televisone: Gli intellettuali quando sono davanti a delle telecamere o a dei microfoni, quanto pi si pongono domande su loro stessi, come faccio io qui, tanto pi essi mostrano della reticenza, degli scrupoli, esibiscono un ritegno-non un ritegno gratuito o negativo, ma un ritegno per evitare di fare qualsiasi cosa, per essere pi responsabili-, quanto pi sono lontani da questa esperienza, quanto meno ne hanno labitutidine, tanto meno riescono a dimenticare lartificio dello scenario16 Quando il processo di registrazione comincia, sono inibito, paralizzato, bloccato, resto immobile, e non penso pi, non parlo pi come faccio al di fuori di questa situazione17 Anche Baudrillaurd ne tratta sinteticamente: Si crede di esistere in versione originale, senza sapere che questa non nientaltro che un caso particolare di doppiaggio..18 La ragione principale di questa teatralizzazione quella di ottenere attraverso limmagine mediata un nuovo essere, come se il fatto di essere ripresi permettesse lacquisizione dello stato dellessere supplementare. Quindi in una societ televisiva essere vuol dire essere percepiti da una telecamera, essere filmati. Lideale da raggiungere quindi essere visti, entrare in un universo consacrato dallimmaginario collettivo. In alcune circostanze per non sono i soggetti che vogliono e cercano di essere ripresi, ma la stessa telecamera che fa irruzione negli eventi. In questo caso la telecamera pu diventare un attore o un acceleratore di eventi storici. Gli operatori dimmagini interagiscono con levento, modificano la sua evoluzione o ne creano altre.
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Jacuqes Derrida, Bernard Stiegler Echographies del la television.Editions Galile, 1996, tr. It. di Laura Chiesa, Raffaello Cortina editore, 1997,p.78 17 Jacuqes Derrida, Bernard Stiegler Echographies del la television.Editions Galile, 1996, tr. It. di Laura Chiesa, Raffaello Cortina editore, 1997,p.78 18 Jean Baudrillard, Le crime parfait, Editions Galile, Paris, 1995, tr.it. Gabriele Piana, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996. p.32

In questo caso la televisione funziona come testimone davanti alla storia, o come rappresentante simbolico del potere. Da qui si pu parlare di una responsabilit politica dellimmagine televisiva, poich in ogni montaggio o diffusione, la sua presenza sul terreno pu diventare un movente per creare eventi.

Catturare limmagine

Il medium televisivo pu costruire il falso per distrarre i suoi spettatori, ma dal momento in cui pretende di mostrare il vero, esso finisce per mentire e imbrogliare. Tuttavia c la convinzione comune che la sua immagine meccanica assicuri una riproduzione fedele e senza precedenti delle cose. Wunenburger sostiene quindi che gli specialisti dellimmagine nella nostra societ dello spettacolo assomiglino sempre di meno agli dei testimoni scrupolosi di eventi da conservare fedelmente e sempre pi a dei prestigiatori, dei sofisti per i quali le immagini servirebbero a produrre effetti meravigliosi o menzogne efficaci. Gi con la tecnica fotografica latto di catturare limmagine, di poter restituire unimmagine del reale aveva un alone magico e fascinoso. Un cacciatore di immagini non guarda pi al mondo, al reale per aderire alla sua forma, per copiarlo ma si avvicina ad esso come un predatore di selvaggina. Adesso non solo i professionisti dellimmagine, ma qualsiasi turista, grazie alla miniaturizzazione tecnologica degli apparecchi, pu credersi un cacciatore di immagini. Quindi le agenzie di stampa e i canali televisivi richiedono immagini sempre pi spettacolari incitando cos i cacciatori professionisti di immagini a cercare

angolature sempre pi sensazionali ed assumere rischi fisici reali in ambiente pericolosi. Limmagine non cos pi una restituzione fredda dei fatti, ma il risultato di un certo rapporto con il mondo dominato dallurgenza, dalla competizione, dalla riuscita ad ogni costo e dal guadagno. Questa perversione si spinta fine al limite nellintrusione della vita intima dei personaggi famosi e delle star da parte dei cosiddetti paparazzi attraverso la loro curiosit malsana e le loro prodezze voyeuristiche. Questa violenza che andr ad alimentare i programmi televisivi non solamente simbolica: il dovere di cronaca ha portato a catturare o riprendere immagini in condizioni estreme di pericolo come nel seguire soldati o poliziotti in azione o a riprendere temibili calamit naturali. Questa estremizzazione della volont di catturare ogni tipo di immagine porta con s un problema etico: Wunenburger evidenzia che la caccia allimmagine il paradigma che ci permette di comprendere la regressione delloperatore audiovisivo verso comportamenti arcaici di unumanit predatrice e guerriera. accettabile, per il solo beneficio di poter disporre di unimmagine impressionante, che un cameraman riprenda delle persone in procinto di morire, dei crimini che stanno per essere commessi, senza proferir parola? Non sarebbe pi giusto intervenire, soccorrere invece di registrare queste violenze estreme? Il desiderio o il dovere di immagini finisce in questo modo per generare comportamenti scandalosi []. La ricerca dellimmagine ad ogni costo, cio al prezzo del male, segnala il ritorno in forza di una sorprendente idolatria dellimmagine19 Questa idolatria delle immagini un fenomeno di feticismo e limmagine quindi risulta il feticcio che serve a far fruttare dei benefici, il culto dellimmagine quindi si pratica in cambio di successo e fortuna.
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Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005,p.100

Il flusso televisivo

Il successo della televisione non deriva solo dallaudience, ma per la maggior parte da ci che mostra e pu mostrare. Essa in grado di occuparsi di ogni affare perch niente gli escluso a priori: i suoi soggetti pretendo quindi di istruire, informare e divertire.

Cinema

Per quanto riguarda il divertimento la televisione ha beneficiato del cinema. Questa larte dello spettacolo pi diffusa nel ventesimo secolo, inizialmente venne fagocitata dalla televisione che cominci a ritrasmettere le opere cinematografiche, spesso a ripetizione, successivamente diventata co-produttrice nella realizzazione stessa di queste opere. Il cinema ha un grande potere, quello di rispondere al bisogno, intramontabile, di raccontare storie, leggende e miti. Esso ha saputo far concorrenza allimmaginario del libro dotandolo di immagini realistiche, recite orali o scritte destinate a far sognare. Ha inoltre allargato il pubblico, rispetto a quello dei libri, poich non ha bisogno di alfabetizzazione destinando dunque questarte alle popolazioni illetterate dei paesi pi poveri. Successivamente lo sviluppo del videoregistratore e dei film in cassetta ha accresciuto il valore della televisione e il consumo di film su questo mezzo, privatizzando lo spettacolo e lasciandolo alla libera iniziativa dello spettatore. Questo processo porter a una perdita di valore del cinema e dei suoi prodotti, molti film infatti perdono il loro valore estetico se trasposti sul piccolo schermo,

ma soprattutto la nascita di soap opera, documentari drammatizzati, sceneggiati, telefilm, polizieschi, western riducono ci che prima era inteso come unarte ad una successione di immagini senza significato. Questi sottoprodotti riescono a tenere lo spettatore incatenato allo schermo attraverso sprazzi di vita destinati a favorirne le sue proiezioni, identificazioni o compensazioni alla vita quotidiana. Le fiction e in generale tutti questi tipi di sceneggiati presentano storie dallintrigo insignificante definite da interessi commerciali e sapienti ricette semiologiche, gli attori sono piatti, lestetica minimalista, capaci quindi di rientrare in quelle categorie facilmente identificabili sul mercato dal pubblico. Si giunge cos a divertimento al ribasso che fa passare il tempo degli spettatori atrofizzando il loro senso del racconto e del mito. Limmaginario dello spettatore medio imbrogliato e saturato di riferimenti narrativi e sequenze emotive che vanno ad ammucchiarsi alla rinfusa nei suoi ricordi, formando cos miscuglio di immagini il cui effetto somiglia alla vertigine. Wunenburger critica questo aspetto atrofizzante della televisione: La televisione
diviene il sintomo di una malattia della civilizzazione, o almeno di un male di vivere, che trova sfogo soltanto nel paradiso artificiale offerto quasi gratuitamente dal piccolo schermo. Attraverso la ripetizione e laccumulazione di film, si stabilisce una dipendenza insidiosa che ha come funzione ultima quella di occupare i tempi morti della vita, di combattere la noia, la sofferenza o langoscia del S.20

Lo spettatore, inoltre, assumendo ogni giorno una dose incontrollata di scene di amore o di violenza, temi cari alla produzione cinematografica, vede la sua psiche sottomessa da immagini di cui non comprende pi il carattere funzionale giungendo cos a una de-realizzazione delle azioni che pu incoraggiare la banalizzazione della vita reale. Wunenburger paragona, esaltandola, la tragedia greca con la televisione: La
televisione avrebbe bisogno,con una ritualizzazione accompagnata da una catarsi, di
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Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005,p.134

eliminare il condizionamento dello sguardo. Tale era la saggezza degli uomini di teatro delle tragedie greche, i quali avevano compreso che le peggiori crudelt potevano essere messe in scena, toccando al cuore gli spettatori, a condizione che lo spettacolo venisse codificato, ritualizzato, inquadrato entro certi limiti, al fine di consentire alle passioni di poter essere provate ma anche sublimate alla maniera del come se. La televisione, sopprimendo le mediazioni, intrattenendo senza preparazione n tempi di latenza lo spettatore nella tragedia o nella crudelt, annichilisce ogni possibilit di dislocamento estetico, inibisce le difese psicologiche ed anche pulsionali, esponendo lo spettatore ad una confusione di segni le cui conseguenze restano incontrollabili21

Linformazione

Un altro grave effetto della televisione quello di pervertire linformazione, molte delle sue imperfezioni o fallimenti sono per condivisi con la stampa. Molte trasmissioni cercano di rendere conto dellattualit, chiarirla e comprenderla. Il palinsesto televisivo ormai pieno di telegiornali, tribune televisive, inchieste e reportage e pian piano si sta estendendo ad ogni settore della vita sociale inglobando informazioni di borsa, culinarie, sportive, meteorologiche. Tutti i canali televisivi del mondo riservano un posto donore al proprio telegiornale trasmesso in ore fisse. In particolare il telegiornale serale costituisce un'appuntamento fisso con lattualit ed inoltre un momento decisivo per i regimi politici di mettere in scena la vita ufficiale per veicolare lideologia del momento. Il telegiornale, per questo rappresenta uno dei migliori strumenti di propaganda per un governo dispotico o totalitario: favoriscono i despoti rendendoli presenti attraverso le immagini ai loro popoli inserendoli direttamente nella loro vita quotidiana.
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Jean-jacques Wunenburger Lhomme lage de la tlvision , Presses Universitaires de France,Paris, 2000, tr. It. Di Monica Buondonno, Ipermedium libri, Napoli, 2005,p.135-136

Nonostante non viviamo quotidianamente lesperienza di un regime totalitario, molto caratteristiche sono analoghe, i giornalisti infatti si presentano spesso come agenti e garanti della legittimit del potere istituzionale. Quando non agli ordini del potere politico che ne fa il suo portavoce, la televisione spinta dal desiderio di piacere al pubblico. Linformazione deve catturare lattenzione dello spettatore quindi la presentazione dellattualit privilegia fatti di cronaca, lincidente, il fenomeno spettacolare o la testimonianza vissuta. Sempre pi trasmissioni dattualit si concentrano sulle preoccupazioni della vita ordinaria, linformazione diventa una specie di camera chiusa in cui si riflette la vox populi, il cui interesse si limita agli eventi immediati ella vita giorno per giorno. Unaltra caratteristica della televisione informativa quella di essere al servizio di centri di interesse soprattutto locali o nazionali. I telegiornali infatti, salvo importanti crisi internazionali, fatti economici o diplomatici, privilegia lattualit di una regione o di un paese. Un telegiornale si vede condannato a comprimere anche gli eventi pi complessi in un formato prestabilito, esso deve rispettare indipendentemente i suoi canoni: distribuire le immagini, legarle rapidamente, semplificare il linguaggio, rispettare i tempi televisivi. Rispetto ad altri mezzi di informazione, come radio e quotidiani, linformazione televisiva appare superficiale e sommaria, privilegia quindi leffetto visivo sullintelligenza delle cose. Secondo Wunenburger la televisione dunque un pharmakon: un veleno e al contempo un rimedio della vita civile.

La cultura e la televisione

Oltre alla sua vocazione a distrarre, divertire ed informare, la televisione si pure inventata una missione culturale. Lorigine di questa missione prende forma dal servizio pubblico che tende a dividerla in due parti: assicurando la trasmissione della registrazione di eventi culturali come possono essere concerti o opere teatrali o sensibilizzando il pubblico verso delle opere, in genere librarie, attraverso interviste o dibattiti, oppure producendo trasmissioni didattiche sulla tecnologia, la scienza, la medicina e numerosi altri campi del sapere. Questo connubio tra cultura e televisione consente alla reti televisive di assumere una parte attiva nella diffusione di conoscenza guadagnando quindi una certa rispettabilit. Infatti la gran parte della popolazione iniziata ai saperi generali e specialistici attraverso lintermediazione del filmato televisivo. Questo approccio culturale-pedagogico dellaudiovisivo appare utile per diversi campi del sapere che si prestano a una traduzione visiva attraverso schemi, grafici o animazioni, meno utile quando si tende ad addomesticare attraverso un canale televisivo. Inoltre interessi pubblicitari, economici ed ideologici obbligano i progetti culturali ad allinearsi alla logica dello spettacolo e la conseguenza o il passaggio di queste trasmissioni in una fasci oraria poca seguita, a tarda notte, oppure la loro contaminazione con scenari ed artifici inutili e noiosi. La televisione tende a rappresentare la cultura sotto forma di spettacolo e quindi si vengono a mescolare erudizione, competizione e vincite in denaro. La cultura viene quindi scomposta in domande-risposte e il suo indice viene misurato in base ad una competizione lucrativa.

La cultura diviene cos una conoscenza enciclopedica dove a decidere sono solo la fortuna e lastuzia.