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Avvenire 02/21/2012

una nave nazionale o straniera, punito con la reclusione da dieci a venti anni. Per gli altri componenti dellequipaggio la pena diminuita in misura non eccedente un terzo. Secondo laccusa, labbordaggio era finalizzato Copy Reduced to 72% from original to fit letter page allottenimento di un riscatto destinato Page ad organizzazioni terroristiche. Per lassalto alla Montecristo furono arrestati 13 somali tra cui 4 minorenni di cui si occuper il tribunale competente e due pachistani. La nave italiana fu liberata grazie ad un blitz compiuto dalle forze militari inglesi.

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La protesta della popolazione di Kochi allarrivo delle salme dei due marittimi uccisi nello scontro con la Enrica Lexie (Ap)

Il 28 agosto del 2008 Avvenire racconta la storia di molti italiani in carcere allestero, tra cui Angelo Falcone e Simone Nobili, allepoca in carcere in India: dopo una condanna in primo grado per narcotraffico a dieci anni di prigione, i due sono stati assolti dalla Corte suprema indiana

Da Angelo a Tomaso, processi anomali


DI PAOLO M. ALFIERI

ue storie molto diverse tra loro e differenti anche dalla vicenda dei mar arrestati. C un filo comune, per, tra queste vicende che hanno come sfondo lIndia e uno scenario giuridico in cui a volte saltano le procedure di garanzia e in cui si insinua il dubbio dellerrore o dellarresto arbitrario. Il caso dei mar fa infatti tornare alla mente altre due vicende che hanno visto protagonisti cittadini italiani arrestati e poi condannati dalla magistratura indiana. In un caso, quello di Angelo Falcone e Simone Nobili, lodissea si conclusa con lassoluzio-

ne dopo una prima condanna a 10 anni di prigione; nellaltro, invece, Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni stanno ancora aspettando che abbia inizio il processo dappello, dopo la condanna allergastolo in primo grado. Della storia di Angelo e Simone Avvenire si era occupato nellagosto del 2008, dopo una richiesta di aiuto del padre di Angelo, lex carabiniere Giovanni. I due giovani erano stati arrestati 17 mesi prima (erano in vacanza ospiti di due indiani poi rivelatisi dei pregiudicati) e accusati di narcotraffico, nonostante nella loro stanza la polizia di Mandi non avesse trovato stupefacenti. stato lo-

ro impedito di contattare lambasciata italiana e dopo 24 ore sono stati costretti a firmare un documento in hindi, sul quale la polizia ha scritto di averli fermati su un taxi insieme a due indiani con 18 chili di hashish ci raccont allora Giovanni . La polizia aveva anche chiesto loro soldi per riconsegnare i passaporti, necessari a rientrare in Italia: al loro rifiuto sono stati incastrati. Da allora per Angelo e Simone comincia un calvario giudiziario, fino alla condanna a dieci anni di prigione nonostante la droga non fosse mai stata mostrata in sede di processo, mentre nel verbale di arresto risultavano evidenti

contraddizioni, oltre allammissione di colpa redatta in una lingua ignota. In carcere i due dividono una cella con altre 70 persone mangiando solo riso e crema di lenticchie, in una situazione igienica in cui facile contrarre epatiti virali, dissenteria e chiss cosaltro. Il lieto fine arriva solo nel maggio del 2010, con lassoluzione da parte della Corte suprema indiana e il rimpatrio di Angelo e Simone. Ancora in sospeso, invece, la vicenda di Tomaso ed Elisabetta, oggi in carcere a Varanasi. Sono accusati delluccisione di Francesco Montis, fidanzato di Elisabetta. I tre condividevano la stanza dal-

bergo per risparmiare qualche soldo in vacanza. Montis viene trovato agonizzante il 4 febbraio del 2010: portato in ospedale, muore lungo il tragitto. La polizia chiude in fretta le indagini dopo che il manager dellalbergo parla di un triangolo amoroso, anche se poi in aula si contraddice: Lho solo sentito dire. Nella sentenza che li condanna il giudice scrive che il movente non si pu dimostrare per insufficienza di prove, mentre lautopsia viene condotta, chiss perch, da uno specialista in oculistica che non d nessuna spiegazione della causa di morte, nonostante parli di strozzamento. La

madre di Francesco ha scritto una lettera per sottolineare che suo figlio soffriva dasma, e quindi potrebbe essere morto per spasmi bronchiali. Il processo, infine, si svolto in hindi senza la presenza di un interprete. Oggi Tomaso ed Elisabetta aspettano il pronunciamento sulla richiesta di libert su cauzione: un s potrebbe accelerare liter per lappello. Intanto, per, i familiari sperano che la vicenda dei due mar arrestati non peggiori le relazioni tra Italia e India. Perch saranno anche storie diverse, ma i rapporti diplomatici, in casi come questi, contano eccome.
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