Sei sulla pagina 1di 11

GLI ORFICI DEL MAR NERO

Le enigmatiche tavolette ossee scoperte in una antica colonia greca nel Mar Nero ci svelano l'esistenza di una setta che credeva nella reincarnazione

La scoperta dimenticata Kiev, 1978: l'archeologa Anna Stanislavovna Rusjaeva, catalogando i materiali nel magazzino dell'Istituto Archeologico dell'Accademia di Scienze, si imbatte in una scatola di cartone con la scritta "oggetti di osso": al suo interno, una serie di piccole placchette con strane incisioni a mano. Allepoca nessuno lo immagina, ma in quel contenitore, dimenticato da tutti, si trova una delle scoperte pi importanti della storia religiosa greca. Le tavolette d'osso erano state scoperte nel 1951, durante una campagna di scavi nel sito della antica Olbia Pontica, una colonia fondata dai greci di Mileto nella met del VII secolo a.C. Olbia (in greco, "la felice"), posta lungo la riva destra del fiume Bug, nell'attuale Ucraina, era la testa di ponte per i commerci con le coste nordoccidentali del Mar Nero. Lorigine di Olbia affonda le sue radici nei tempi delle prime esplorazioni greche del Mar Nero e delle aree circostanti, occupate dagli Sciti. E con gli Sciti si intreccia presto la storia di Olbia, a giudicare da quanto scrive Erodoto: lo storico greco ci narra la vicenda emblematica di Skyles, re scita nato dal matrimonio tra un barbaro e una donna greca, che possedeva un palazzo nella citt e fu rovesciato da una ribellione dei suoi stessi sudditi, la cui scintilla fu liniziazione del re ai misteri di Dioniso Bakcheios. Le ricerche archeologiche hanno confermato gli antichi racconti sulla presenza di culti iniziatici a Dioniso in questa zona. Epigrafi, dediche e oggetti cultuali rinvenuti rimandano come vedremo - allaspetto misterico del dio. I pozzi sacrificali Le ricerche degli archeologi sovietici hanno permesso di ricostruire la situazione topografica della citt, che rispecchia quella tipica degli insediamenti greci. Gli spazi erano organizzati secondo complessi monumentali dedicati ai vari aspetti della vita sociale: lagora e, immediatamente al suo fianco, il cosiddetto temenos, unarea dai connotati sacrali, divisa in due parti. Il settore pi esterno era occupato da un boschetto in cui era inserito, almeno a partire dal V secolo, il tempio di Apollo Delphinios; laltro settore era dedicato soprattutto al culto di Zeus, cui venne eretto, nella prima et ellenistica, un tempio. Gli scavi hanno dimostrato che, nello stesso luogo, in epoca tardo arcaica (V secolo a.C.) era gi stato costruito un edificio di minori dimensioni a pianta quadrata,

dotato di un altare. Nel periodo duso di questa struttura vennero scavati, come era consuetudine, dei bothroi (fosse di scarico) per contenere i resti delle offerte sacrificali: queste erano consacrate, come indicano le iscrizioni, alle divinit principali della citt: Zeus e Athena synnaioi (compagni di tempio), e Apollo. Allinterno di uno di questi pozzi, obliterati poi dalla costruzione del tempio pi recente, durante gli scavi del 1951 furono appunto ritrovate le placchette dosso, e subito seppellite in una anonima scatola di un magazzino fino al 1978. Non abbiamo dati di rinvenimento pi precisi: ma il rapporto di scavo e i criteri paleografici (tipologia delle lettere) sembrano datare le tavolette alla met del V secolo d.C. Le tavolette dosso Le placchette ossee che ci interessano, e che formano un corpus coerente e omogeneo, sono tre, tutte di dimensioni uguali (cm. 5 X 3,5 x 0,5). Si presentano come piccoli rettangoli con gli spigoli arrotondati, probabilmente (ma non necessariamente) graffiti dalla stessa mano. Ne riportiamo la trascrizione, sulla base dei disegni editi dalla Rusyayeva e delle ricostruzioni fatte da specialisti come Martin West e Juri Vinogradov, che per primi le hanno studiate. TAVOLETTA 1

RECTO (solo fronte; il verso privo di incisioni):

BIO A (o simbolo a zig zag) (?) O(?)

(vita morte vita) (verit) (Dioniso? Orfici?)

TAVOLETTA 2

RECTO (FRONTE) (?) A VERSO (retro) Raffigurazione rettangolare divisa in sette caselle, ciascuna contraddistinta da un piccolo cerchio); Simboli variamente interpretati (lettere, disegni?) (pace guerra) (verit menzogna) (Dioniso?)

TAVOLETTA 3

RECTO (fronte): (?) () VERSO (retro) Elemento composto da una X chiusa su un lato e parzialmente su quello adiacente Quello che si dispiega di fronte a noi una foresta di simboli, per usare una metafora notissima. Cominciamo dalle parole della tavoletta 1, cariche di valenze esoteriche: VITA MORTE VITA. La sequenza di termini dichiara la fede in un ritorno alla vita dopo la morte fisica. Potrebbe trattarsi della pi antica attestazione diretta, in Occidente, della credenza nella metempsicosi, o trasmigrazione delle anime. Ma anche senza forzare il significato dell'enunciato, evidente che gli iniziati che hanno inciso le parole credevano in un superamento dei limiti fisici della vita comune, un superamento che sarebbe avvenuto dopo la morte, (e che era avvenuto in senso rituale con l'iniziazione), garantito a chi perseguiva la VERITA'. Si tratta di un vero e proprio slogan mistico, che trova un confronto esplicativo nei versi di due laminette auree del IV secolo a.C., simboli iniziatici rinvenuti in un sepolcro di Pelinna, in Tessaglia (per questo tipo di documenti si veda Fenix, n.31), dove furono tumulati una donna e un fanciullo: Ora muori e ora nasci, tre volte beato, in questo giorno. D a Persefone che Bacchios stesso ti liber. ( Dioniso?) ( verit) (corpo anima)

VERITA' l'altro concetto-chiave. La parola qui sfugge al significato individuale e diventa Verit assoluta, teologica, verit che fonda l'essere, il senso dellesistenza. Il garante di questa verit appunto il dio Dioniso, il cui nome ricorre abbreviato in Dio(n). Alla citazione del dio segue un termine, ORFICI, la cui comparsa, in queste iscrizioni, ha ribaltato molte convinzioni assodate. La valenza di questo documento eccezionale, perch questa parola compare qui per la prima volta, su un reperto (e non in citazioni letterarie) a indicare chiaramente lesistenza di una comunit di iniziati devoti a Dioniso e legati alle dottrine orfiche. Prima del ritrovamento delle tavolette, lunica attestazione di Orfici nel V secolo a.C. era un discusso passo di Erodoto, che parla delle antiche pratiche rituali e funerarie egiziane: le vesti di lana non le introducono nei santuari, n con esse sono sepolti: non lecito. (sc. Gli Egiziani) concordano in ci con le pratiche chiamate orfiche e bacchiche, che sono in realt egiziane e pitagoriche. Erodoto continua poi in tono allusivo e volutamente oscuro: Infatti, non lecito essere sepolti in vesti di lana neppure a chi partecipa di questi culti misterici. Su tali cose viene narrato un racconto sacro. Erodoto riteneva insomma che i riti orfici fossero affini a quelli bacchici, e, soprattutto, che fossero di origine egiziana e pitagorica. Di pi non dice, purtroppo, rispettando il silenzio imposto su tali dottrine, e limitandosi ad accennare a un hieros logos (racconto sacro), un testo religioso (scritto da Orfeo?) in cui erano enunciate queste prescrizioni dottrinali. In ogni caso, le lamine ossee di Olbia sono la materializzazione fisica delle parole dello storico greco, e una risposta agli studiosi ultrascettici che hanno negato lorigine antica dellorfismo: al contrario, in epoca arcaica esisteva una setta che si rifaceva ai precetti sacri tramandati sotto il nome del poeta tracio Orfeo, e nella cui teologia Dioniso aveva un ruolo centrale. Non solo: questi orfici credevano in una sopravvivenza dopo la vita, e forse in un ciclo di rinascite, il che ci riporta appunto a Pitagora, il principale divulgatore, nell Occidente antico, della credenza nella reincarnazione. Le parole incise sulle laminette ossee illustrano altre coppie di opposti, dopo quella Vita/Morte. Sulla tavoletta 2, infatti, compaiono: Pace/Guerra e Verit/Menzogna , allineate simmetricamente in modo che termini positivi e termini negativi si corrispondano. Labbreviazione DIO(niso) qui gravita verso il polo positivo. Nella tavoletta 3, invece, lordine delle coppie oppositive si inverte, e il termine negativo compare al primo posto: Menzogna/ Verit e Corpo/ Anima. Anche labbreviazione DIO muta posizione e passa alla prima linea. Non possibile valutare se questa inversione sia casuale o voluta. Per chi scrive, voluta, e risponde a una visione dinamica, non statica, degli opposti, in cui il mutamento la chiave di lettura della realt molteplice. Ma nel dio, in Dioniso, si

sciolgono e si risolvono tutte le opposizioni. Eraclito, il filosofo di Mileto, la citt da cui partirono i fondatori di Olbia Pontica, scriveva: Il dio giorno e notte, inverno estate, guerra pace, saziet fame e muta come il fuoco quando si mescola ai profumi e prende nome dallaroma di ciascuno di essi. La somiglianza ci pare puntuale, considerato che anche nel frammento di Eraclito le coppie di contrari si scambiano a catena la posizione dei termini postivi e negativi. Ma gli opposti che si escludono, come verit e menzogna, richiamano anche la tavola decadica pitagorica di cui ci parla Aristotele, nella quale i Princpi (le Archai) erano elencate per coppie di contrari. Non deve stupire lanalogia tra dottrine filosofiche e pratiche religiose esoteriche, se si smette di guardare ai primi filosofi greci con lottica deformante razionalista: entrambe attingevano a un bacino comune. Nella Grecia del VI secolo a.C. la distinzione tra scienza filosofica e speculazione religiosa semplicemente non esisteva, nei termini in cui la concepiscono i moderni: i philosophoi erano iniziati ai misteri della Natura e della Vita, che comprendevano anche la dimensione che oggi definiamo sopra-naturale. Al gioco di opposti delle nostre tre tavolette (vita/morte, pace/guerra, verit/menzogna, corpo/anima) contrapposto quasi come un principio unitario il nome del dio. Ma la mano che incise la tavoletta 1 super lantitesi primaria vita/morte preoccupandosi di finire con bios (vita): questo evidente nellandamento della scrittura, con il primo bios che inizia in posizione inclinata nel margine sinistro, quasi a indicare la preoccupazione di non andare a capo, o di finire la prima linea con la parola vita. La vita, insomma, si riannoda su se stessa (G. Scalera McClintock) e a questo riannodarsi la mano delliniziato fece seguire la parola aletheia (verit). Platone, che nelle sue opere adombrava concetti forse orfici, sicuramente iniziatici, cita un palaios logos, un antico racconto, per introdurre il concetto dellimmortalit dellanima: labbiamo gi ricordata lantica dottrina che nellal di l esistono le anime giuntevi di qui e che dallal di l nuovamente qui ritornano e dai morti si rigenerano in nuovi esseri, perch se la morte non si convertisse continuamente nella vita sarebbe alla fine necessario che tutto fosse morto e che non vivesse pi niente (Fedone, 70-72). La verit bios/thanatos/bios si lega, in Platone, alla dualit corpo/anima, anche essa teorizzazione di ascendenza orfica e pitagorizzante, e anchessa espressa nelle tavolette dosso, cos che il passo del filosofo greco sembra una parafrasi, una glossa alle parole allusive e misteriche dei reperti di Olbia. Scrittura e rito: il gioco delle lettere Sulle tavolette non sono incise solo parole. Anzi: i termini che abbiamo analizzato si stagliano e si intrecciano a una selva di singolari disegni, interpretati in vario modo: simboli, illustrazioni, monogrammi. Ognuna di queste interpretazioni vera a suo modo, in

quanto coglie parte della verit. Chi scrive, per, preferisce partire da un altro presupposto: le incisioni sulle lamine ossee vanno considerate, analizzate, viste nel loro insieme. In altri termini, semplificando per eccesso, siamo di fronte a un uso della scrittura magico, simile a quello dei geroglifici, in cui il segno tracciato e il significato rimandano a una pluralit di contenuti. C un voluto gioco grafo-simbolico che percorre tutte le incisioni. Il segno a zig zag sulla tavoletta 1, che compare sotto la A e accanto alla parola vita, e ritorna nella tavoletta 2, richiama limmagine del fulmine, fondamentale nella teologia orfica di Dioniso e che ricorre in vari racconti mitologici: fra tutti, la nascita di Dioniso dalla dea Semele fulminata, e soprattutto, il mito dei Titani fulminati da Zeus per aver smembrato e mangiato il piccolo Dioniso. Dalle esalazioni delle ceneri dei giganti, inoltre, secondo il filosofo Olimpiodoro, sarebbe nato il genere umano, portatore dunque di una doppia valenza: mortale (i Titani) e divina (Dioniso). Secondo lo storico greco Pausania, lo stesso Orfeo sarebbe stato fulminato da Zeus per avere rivelato gli arcani dei misteri al genere umano. Al di l della sua ambivalenza, il fulmine un archetipo centrale per il modello della divinizzazione: morire fulminato, ovvero, essere sottoposto a un rito con luso del fuoco, , in antico, il passaggio per accedere a uno status soprannaturale, come succede al semidio Eracle e ad Asclepio. Una laminetta aurea rinvenuta nel misterioso sepolcro di un iniziato nel sito dellantica Thurii (in Calabria), recita: pagai la pena di azioni non giuste, sia che mi assoggett il Fato sia il Folgoratore tuonando. La morte simbolica causata dal fulmine legata, concettualmente e misticamente, alla rinascita iniziatica (vita/morte/vita). La lettera A non sfugge alla stesso utilizzo mistico/simbolico: pu essere letta come liniziale di aletheia (verit) o di arch (principio), ma, a livello figurativo, richiama lalef semitico, la testa di bue o bucranion: in ogni caso, il nuovo principio di una vita, quella di chi rinato nella verit. Ma il gioco grafico esoterico potrebbe essere ancora pi accentuato: abbiamo visto infatti che il nome di Dioniso non mai scritto completo (compare la grafia DIO o DION). Nella tavoletta 2, la sequenza di lettere D I O N racchiude un doppio scioglimento: infatti la N di DION(iso) resa in maniera identica al simbolo a zig zag, cos che nome della divinit e simbolo (il fulmine) si sovrappongono concettualmente e graficamente in un addensamento di significati. Un ulteriore sostegno alla lettura qui proposta viene da unaltra tavoletta ossea, rinvenuta sempre a Olbia, dove abbiamo questo disegno:

Su una faccia compare una nave con la vela spiegata: nella vela riconosciamo ormai la A mistica, e sullestremit sinistra della nave, in senso verticale, ecco tornare la sigla DION. Insomma, una sorta di rebus polisemico, direbbero i linguisti. La D di DION, peraltro, resa graficamente in maniera simile a una A, e questo fatto introduce un'altra suggestiva interpretazione, avanzata dallo studioso spagnolo Alberto Bernab: AION, leternit, era un concetto fondamentale tra gli orfici, riferito alleternit beata che si raggiunge tramite la liberazione dalla vita mortale. E dunque AION e DION si sovrappongono, perch tale liberazione avviene nel nome di Dioniso. Questo deliberato gioco di sovrapposizione spiegherebbe perch, nelle tavolette di Olbia, Dioniso non compare mai scritto completamente. La nave di Dioniso, peraltro, richiama il mito dellepifania del dio su unimbarcazione dei pirati: Dioniso, svelandosi, trasform lalbero della nave in una pianta di vite. Il mito aveva anche un parallelo nel rito della sacra processione su un carro a forma di nave, pratica attestata in varie citt greche, come Atene, Mileto (citt madre di Olbia), Priene ed Efeso. La lettera chiave A ritorna, dissimulata nel disegno tracciato sullaltro verso della tavoletta: un cavallo nella cui criniera di nasconde, appunto, la A. Sotto la zampa destra, dellanimale, infine, torna laltra keyword, lo zig zag. Il cavallo ci porta forse leco del mondo scitico, che confinava col territorio della citt di Olbia: era infatti lanimale di gran lunga pi importante per i nomadi della Scizia, terra di pratiche sciamaniche. Ma il filo che potrebbe collegare lo sciamanesimo del Mar Nero e lorfismo greco lungo e tortuoso, e meriterebbe una trattazione separata. Restano infine da analizzare le raffigurazioni di due oggetti misteriosi (in senso stretto: legati ai misteri): sulla tavoletta 2, un rettangolo diviso in sette parti, ognuna contenente un piccolo cerchio oblungo (forse un uovo). Di fianco a questo rettangolo, inciso un simbolo, da sciogliersi forse in IAX, le tre lettere iniziali di Iacchos, altro appellativo di

Dioniso. Loggetto potrebbe essere uno strumento musicale (un flauto), o una tavola con le offerte: le uova, che nella simbologia orfica e funeraria, hanno un significato noto, cosmico e cosmogonico, che attiene alla nascita (e alla rinascita). Ma la mistica del sette (sette sono appunto le sezioni in cui il rettangolo diviso) centrale sia nelle speculazioni pitagoriche, che nel mito orfico di Dioniso sbranato dai Titani, e diviso in sette parti. E dunque ci pare plausibile un ulteriore livello di lettura: il corpo di Dioniso, smembrato, mensa mistica per gli iniziati e origine delluniverso, medium per la rinascita. Laltra raffigurazione, sulla tavoletta 3 (lelemento composto da una X chiusa su un lato e parzialmente su quello posteriore), con ogni probabilit, un sedile da iniziazione coperto da un panno. Si tratta di un elemento legato alle pratiche misteriche, che qualche antico ceramografo ci ha svelato, raffigurando in un anfora un defunto/iniziato seduto su uno sgabello con un papiro in mano, intento ad ascoltare Orfeo che suona la cetra. La trama dei concetti dispiegati in queste incisioni, insomma, coerente con quella che lattitudine di un culto misterico: da un lato, una visione totalizzante e armonica delluniverso, da offrire agli iniziati, in cui tutti gli elementi si intrecciano in stretta e vicendevole relazione, dallaltro, s-velamenti occulti, verit inesprimibili a cui pu condurre solo liniziazione. La parola mistica, dunque, chiara solo a chi sa dipanare i livelli di lettura, a chi ha le chiavi per leggere. Il gioco lessicale e quello grafico, qui, non sono mai fini a se stessi, ma rappresentano il mezzo per rendere attraverso la parola la complessit della verit stessa. Lestasi e le ossa Se lo sfondo dottrinale di queste tavolette pu essere in parte identificato (ma molto ancora c da chiarire), quello del loro utilizzo resta un interrogativo aperto. Sono state proposte varie soluzioni: per qualcuno, si tratterebbe di membership tokens, simboli di appartenenza alla comunit iniziatica e di partecipazione ai pasti comuni; per altri, sarebbero stati una sorta di breviario che conteneva i fondamenti della dottrina. Che queste laminette potessero essere anche symbola di riconoscimento tra adepti (sui symbola, si veda Fenix n.32), non si pu escludere a priori. Ci sono per elementi che fanno pensare ad altro: le tavolette non recano fori o supporti per fili e collane che consentissero agli iniziati di appenderli e portarli con s. Inoltre, sono state rinvenute nel contesto di unarea sacra, come se fossero state deliberatamente utilizzate (e forse l lasciate) nel corso di un rito. Infine, le nostre tavolette rappresentano una minima parte di quelle rinvenute a Olbia, e scoperte in pi punti della citt: talune di esse erano del tutto prive di segni, altre recavano invece iscrizioni e raffigurazioni che sono state definite magiche.

Forse erano sortes oracolari (come pensa lo studioso russo Juri Vinogradov), tessere usate per ottenere predizioni. Gli iniziati le avrebbero estratte da un urna, e la loro apparentemente casuale connessione sarebbe stata poi oggetto di interpretazione, con una procedura che oggi pu ricordare la lettura delle carte, o, in maniera pi raffinata, un libro di mutamenti, come lI Ching. Credo che questultima ipotesi sia la pi vicina alla realt, ma che non esaurisca la complessit di questi reperti. Il loro uso rituale, per me, indiscutibile. Si deve partire da un concetto: limportanza e il ruolo della scrittura nelle pratiche esoteriche legate alla figura di Orfeo. Per gli orfici, il riferimento ai sacri discorsi, cio ai poemi scritti da Orfeo, era ineludibile. Si potrebbe dire, con un paradosso non lontano dal vero, che non sia mai esistita una religione orfica (nel senso di un culto istituzionalizzato, come quello cristiano), ma sono sempre esistiti libri orfici, poemi scritti da personaggi diversi, che ci celavano sotto lo pseudonimo e l'autorit di Orfeo: il poeta sciamano materializzava le parole scritte, svelando le dottrine che garantivano limmortalit. Un passo dell' Alcesti di Euripide ci fornisce un indizio, quando parla delle sanides (tavolette) tracie che la voce di Orfeo riemp di scrittura e che erano considerate farmaci contro la morte. Una raffigurazione su una coppa del 420 a.C., conservata ora a Cambridge mostra la testa di Orfeo (smembrato dalle donne tracie, come raccontano varie fonti antiche) che canta a un uomo in ascolto, mentre accanto a lui un giovane incide una tavoletta per scrivere che tiene in grembo. Dunque, le nostre tavolette vanno interpretate allinterno del sistema rituale di cui facevano parte e che possiamo solo immaginare. Cosa canta Orfeo? I mitografi ci dicono che la testa mozzata canta oracoli. E' stato rilevato che gli oracoli, spesso, davano consigli a citt o singoli a proposito di riti o sacrifici terapeutici. Cos, la scena della dettatura da parte della testa potrebbe essere la trasposizione mitologica della trascrizione di incantesimi e formule orfiche. Le tracce dunque ci portano nel territorio di riti oracolari, necromantici e salutari, in cui il valore magico/sacrale della parola scritta era centrale. Non va dimenticato che le tavolette qui esaminate furono rinvenute nell'area dove sorgeva un tempio di Apollo, divinit principale di Olbia. Dioniso e Apollo convergono le loro sfere di influenza proprio nell'attivit oracolare, come dimostra il famoso esempio di Delfi. Ritengo che, nel corso di riti misterici, forse quelli che Erodoto ci racconta avvenissero a Olbia, gli iniziati, sotto la guida di sacerdoti, incidessero ritualmente le tavolette di osso, dopo avere raggiunto una condizione di estasi. L'estasi che qui intendiamo non la manifestazione superficiale del dio, ricordata da molte fonti, coi suoi sintomi esteriori: danza sfrenata, allucinazione, perdita di controllo. E' l'uscire fuori si s che, come scrive Colli, libera un sovrappi di conoscenza. L'estasi non era perci il fine dell'orgiasmo dionisiaco, ma

soltanto lo strumento di una liberazione conoscitiva: rotta la sua individualit, il posseduto da Dioniso, il vero bacchos, vede quello che i non iniziati non vedono. Lo stato di consapevolezza superiore si esprimeva anche nella parola scritta, col suo potere sacrale di riprodurre la verit. E la verit di una vita superiore il farmaco contro la morte fisica, individuale, ci che distingue l'iniziato che ha raggiunto un grado di purezza superiore. Un'iscrizione funeraria di Cuma del V sec. a. C. ammonisce: E' vietata la sepoltura qui a chi non bebaccheumenos (divenuto bacchos). Probabilmente, i bebaccheumenoi di Cuma condividevano le stesse dottrine degli orphikoi di Olbia Pontica. Un'ultima riflessione ci viene dal medium su cui le parole sacre venivano incise dagli iniziati: l'osso. Pezzi di ossa venivano levigati fino ad assumere forma rettangolare. E' difficile non vedere un rapporto tra l'uso di questo materiale e il gi citato mito orfico di Dioniso, ucciso e poi rinato dalle proprie ossa raccolte e ricomposte. Smembramento di Dioniso ad opera dei Titani, smembramento di Orfeo ad opera delle donne di Tracia: le vicende dell'uccisione e della macellazione di un dio e di un poeta theologos sembrano davvero diventare in un momento storico ancora non definibile - il mito fondativo dei movimenti orfico-dionisiaci. E le ossa su cui venivano incise le parole sacre probabilmente alludevano a quelle del dio. Questa vicenda mitologica ha evidenti analogie con i miti e i riti sciamanici eurasiatici, che prevedevano la ricomposizione rituale delle ossa di vittime sacrificali e che i Greci del Mar Nero potevano aver conosciuto tramite gli Sciti. Ma per ora, questa, solo suggestione: mentre pi probabile che le analogie risalgano a un patrimonio comune di esperienze ancestrali, di remoti e archetipici riti d'iniziazione. Resta il fatto che questo complesso mitico-rituale offriva un modello mistico che permetteva ai seguaci di Dioniso di identificarsi col proprio dio. Plutarco scrive che quello dell'uccisione dei Titani era un mito che si riferiva alla rinascita, al rinnovamento interiore. E, cos, mentre gli osservatori esterni, profani, interpretavano letteralmente queste pratiche cultuali come atti di omofagia, di dilaniamento violento, gli iniziati ricomponevano ritualmente e simbolicamente i frammenti di un cosmo lacerato nel molteplice, ritrovando l'unit del dio fatto a pezzi.