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Articolo pubblicato sulla rivista febbraio/marzo 1999

ARMONIA n. 7 -

LA VERA LIBERT NASCE DA DENTRO Ripulirsi dai condizionamenti per essere davvero se stessi. di Enrico Cheli La societ costruisce sin da piccoli il nostro senso della realt: fornisce occhiali con cui guardare il mondo, abiti e maschere con cui identificarci e rapportarci a noi e agli altri e infine lascia che dimentichiamo che abbiamo indosso occhiali, abiti e maschere e che la realt vera, la realt possibile ben pi ampia di quel che filtra dalle lenti, che noi siamo e possiam essere molto di pi che un abito e una maschera

Ogni essere umano nel suo percorso di crescita eredita inevitabilmente il linguaggio, le credenze, i valori, le regole e i ruoli tipici del proprio popolo, della propria famiglia e del gruppo sociale di appartenenza; in altri termini, apprende il loro modo di vedere, di concepire la realt e di vivere la propria vita. Questo processo, definito di inculturazione e socializzazione, essenziale per rassicurarci, da bambini, e per consentirci di orientarci nel mondo e divenire membri riconosciuti della societ, ma c un prezzo da pagare: quanto pi introiettiamo questa eredit culturale, tanto pi ci abituiamo a vedere la realt solo attraverso certe lenti preconfezionate e a ragionare secondo determinati schemi mentali. E cos, quegli stessi schemi che ci aiutano in un primo tempo a comprendere il mondo, possono poi diventare - se non si evolvono fluidamente - un ostacolo formidabile alla nostra crescita individuale: piano piano si perde la curiosit e la fresca ingenuit dellinfanzia - quando niente era scontato, tutto era nuovo e magico - e ci si adagia nella rassicurante certezza delle etichette, delle definizioni, delle abitudini, diminuendo la nostra capacit di entrare in contatto diretto col mondo e riducendo anche la nostra autonomia e creativit. Certo, una qualche struttura percettiva, un qualche ordine o schema utile, spesso indispensabile per non perdersi in un mare di input sensoriali. Il problema la tendenza della societ a perpetuare, per vari e non sempre edificanti motivi, determinati schemi, a prescindere dalla loro effettiva validit. Ancora oggi, alle soglie del duemila, ci portiamo dentro schemi e lenti percettive create secoli o

millenni fa, con conseguenze tuttaltro che benefiche sia sul piano collettivo che su quello individuale. Bisogni umani e falsa morale Uno dei condizionamenti pi forti e perniciosi che stiamo subendo da secoli riguarda i bisogni umani, che sono stati dualisticamente scissi in buoni e cattivi, creando cos un grave conflitto interiore in ogni individuo, che da un lato avverte in s certe esigenze e dallaltro si trova a doverle rinnegare, reprimere, nascondere. Ci ha prodotto conseguenze disastrose, cento, mille volte peggiori di quanto sarebbe potuto avvenire lasciando ai cosiddetti bisogni cattivi libero corso: si pensi alle perversioni e violenze sessuali, innegabilmente frutto della repressione, o ancor peggio, a ogni forma di violenza, da quella individuale o di gruppo fino alle guerre, derivante in buona parte da una aggressivit che non viene agita e sfogata nel quotidiano e quindi si accumula fino ad esplodere. E ancora, alle remore sociali che ostacolano la libera espressione delle emozioni, producendo conseguenze nefaste che vanno dalla superficialit delle relazioni interpersonali fino alla manifestazione psicosomatica dei blocchi emozionali, sotto forma di malattie pi o meno gravi. Oggi - conoscendo gli errori del passato e avendo compreso meglio il funzionamento della psiche umana - appare evidente che i bisogni non si possono negare, perch fanno parte indissolubile delluomo, sono ci che ci lega alla vita. Che si riferiscano al corpo, alla mente, alle emozioni o allo spirito, essi sono noi. Anche ammesso, per assurdo, che ve ne sia qualcuno negativo (e io non lo credo nel modo pi assoluto), i bisogni - quelli veri, non quelli indotti dalla pubblicit o dal condizionamento sociale in genere - sono indistruttibili; al massimo si possono deviare o distorcere, mai annullare: uno dei principi base della scienza dice infatti nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, e questo valido non solo per il mondo fisico ma anche per la realt interiore. Ostinarsi a scindere in buoni e cattivi e a reprimere veramente sciocco e antiscientifico: nessuna forza pu essere repressa per sempre, e prima o poi esploder o trover uno sfogo, magari peggiore di quello che si temeva. Infatti la maggior parte dei comportamenti negativi - ad es. drogarsi o fare violenza ad altri, per non parlare di tutte la gamma delle perversioni sessuali - il frutto di un bisogno distorto, di un bisogno che, allo stato naturale produrrebbe azioni di altro genere (ricerca di affetto, sfogo momentaneo di rabbia) ma che, a lungo represso, porta lindividuo a cercare soddisfazione lungo canali tortuosi, spesso opposti, antitetici a quelli naturali. Il punto quindi quello di fornire alternative positive, non di proibire tout curt certi bisogni. La gran parte dei comportamenti negativi, individuali e collettivi, esistenti al mondo, sono stati creati dalluomo stesso: i tentativi di sfuggire il male (ci che si credeva male ma non lo era) hanno finito per creare realmente il MALE. Bisogna dunque riconsiderare attentamente la questione dei bisogni umani, depurandola da quei pregiudizi culturali, religiosi e ideologici che, lungi dal risolverla, lhanno non poco complicata. la negazione dei bisogni naturali delluomo che ha portato, pi di ogni altra cosa, a creare le maschere, a nascondere il s.

Chi sono io? Come ho appena detto, anche lidentit - il senso di se stesso che lindividuo va formandosi nel suo percorso di crescita - risente di questa processo di distorsione, e una delle conseguenze pi nefaste la creazione, nelle persone, di quella che potremmo definire una falsa identit, cio una idea di se stessi che non corrisponde al vero, allessenza profonda e alla unicit insite in ognuno di noi ma piuttosto a maschere e modelli ai quali la societ ci induce a conformarci. E la societ impersonata in primo luogo dai nostri genitori e parenti, dagli insegnanti, dai preti, dagli amici, che ci influenzano talvolta per controllarci, talaltra ispirati dalle migliori intenzioni, semplicemente ripetendo inconsapevolmente quegli stessi errori di cui sono stati a loro volta vittime. Oltre a tali persone, con cui ci rapportiamo direttamente, ve ne sono anche altre che, pur non essendo cos vicine a noi, risultano alla fine non meno influenti, in modi talvolta inintenzionali, talaltra voluti e subdoli: leroe di un cartoon o di un fumetto, il protagonista di un film, i personaggi di un libro, il giornalista di un quotidiano o di un TG e cos via. E quanta carta stampata, quanto cinema, quanta TV dalla nostra infanzia ad oggi! Educare o inducare? La scuola svolge, come ovvio, un ruolo centrale nel trasmettere la cultura e il sapere e anche nel formare lidentit di ognuno di noi. Purtroppo, ci che la nostra scuola chiama educazione ha finora ben poco rispettato letimologia latina della parola: ex-ducere = portare fuori ci che gi dentro ma ancora in nuce, quindi un aiutare i semi a germogliare; si tratta semmai di inducazione, cio un portare dentro, introdurre nellindividuo qualcosa dallesterno. Lungi dallo stimolare la consapevolezza e lapertura mentale degli individui, la scuola ha finora per lo pi teso ad uniformarli e a fornirgli conoscenze e giudizi preconfezionati invece di insegnargli a utilizzare le capacit conoscitive e di giudizio autonomo proprie di ogni essere umano. vero che qualcosa cambiato in questi ultimi decenni, ma ancora troppo poco, e spesso pi nellapparenza che nella sostanza. Spostandoci dalla scuola ai mass media il discorso non migliore, purtroppo. Noi siamo ci che ingeriamo e questo vale non solo per il cibo, ma anche e sopratutto per le idee, le parole, i simboli, le immagini, le storie con cui nutriamo la nostra mente, e finora lofferta culturale dei media stata protesa alla quantit pi che alla qualit, ad un consumismo superficiale e materialistico i cui ingredienti base vanno dalla violenza al denaro, dalla sessualit morbosa al potere, dalla competizione selvaggia al dominio e via dicendo. Insomma, pi che risvegliare le coscienze i media tendono, come la scuola, ad addormentarle o a lasciarle dormire. Eppure, radio, TV e giornali potrebbero, se usati bene, essere strumenti formidabili per stimolare la consapevolezza delle persone. Il bisogno di essere se stessi

Vivere una vita impostata su modelli altrui forse il modo pi semplice e rassicurante di esistere, ma non ci potr mai dare un senso di realizzazione e di vera soddisfazione, come presto o tardi molti si rendono conto. Ed appunto da un profondo senso di insoddisfazione esistenziale che nasce oggi, in un sempre maggior numero di individui, il bisogno di andare alla ricerca di se stessi, per trovare un senso pi pieno e appagante alla propria vita, una qualit dei rapporti umani pi vera e soddisfacente, un orientamento allessere e non solo allavere. Persone che si interrogano sulla strada da percorrere nella vita e non si accontentano pi di risposte preconfezionate, di dottrine e ideologie, di maschere e corazze, ma desiderano cercare in prima persona, scoprire ci che veramente sono ed esprimere finalmente la propria autenticit. Siamo entrati in unepoca in cui non ci si accontenta pi di sperare in una vita migliore nellal di l: si vuole, giustamente, vivere meglio ORA, QUI. E vivere meglio non significa necessariamente divenire epicurei o darsi ad un edonismo sfrenato, ma semmai entrare in pi intimo e sincero contatto con se stessi, comprendere le proprie REALI aspirazioni, scoprire e sviluppare le insospettate potenzialit che, come tanti semi, giacciono nel profondo di ogni essere umano in attesa di essere riconosciute e manifestate - e sono molte, e molto pi belle di quanto la maggior parte di noi osi pensare. Ogni uomo rimane incompleto, come un seme mai germogliato, finch vive inconsapevolmente, come un automa, seguendo le abitudini e le consuetudini sociali senza mai interrogarsi sulla loro effettiva validit e senza osservare gli effetti che tali abitudini producono su di s e sugli altri. Finora la maggior parte delle persone ha delegato ad altri il proprio potere di autodeterminazione e rinuncia, in cambio di tranquillit e rassicurazione, rinunciando ad andare oltre i confini che ha ereditato culturalmente. Tuttavia, finch seguiamo i criteri, i giudizi e le convinzioni istillatici da altri, non potremo mai sapere qual la nostra vera strada, poich saremo sviati e confusi da falsi obiettivi, da bisogni indotti, da modelli da imitare, da ideali irraggiungibili, da maschere che non ci rappresentano, che non esprimono ci che veramente siamo. Ripulire la nostra mente dai condizionamenti Per stabilire un valido contatto con se stessi e riuscire a cogliere e coltivare ci che giace nel profondo di ognuno di noi, dobbiamo inevitabilmente compiere una bella pulizia nella nostra mente: Dobbiamo cio vagliare attentamente tutto il bagaglio di idee, di convinzioni, di valori che la societ ci ha instillato o che noi stessi abbiamo acriticamente raccolto fin dalla nostra infanzia, e separare quindi il grano dal loglio, vale a dire eliminare tutti i pregiudizi, i dogmi, i tab, i falsi ideali che offuscano la nostra essenza vitale, la nostra lucidit interiore, la nostra gioia di vivere. (Esistono in proposito vari metodi e tecniche che possono aiutarci a compiere tale pulizia, ma di questo parleremo nella seconda parte di questo articolo, che uscir sul prossimo numero di ARMONIA). La vera libert inizia cos, con questopera di messa in discussione e di ripulitura, con questa assunzione di responsabilit, con la crescente consapevolezza che dentro a quellabito, dietro a quella maschera che indossiamo e con cui ci identifichiamo c qualcuno molto pi

vasto, fluido, luminoso di quanto osassimo e sperassimo immaginare, qualcuno che da lungo tempo attende di essere risvegliato, per ampliare gli orizzonti della propria esistenza, riattizzare la propria fiamma vitale e sperimentare la vera gioia di vivere.