Sei sulla pagina 1di 4

Analogie e differenze tra Durkheim e Gurvitch a proposito del controllo sociale

di Niccol Cavagnola matr. 073506 Il problema del controllo sociale in sociologia, da quanto si evince dalla Parte prima del saggio di Gurvitch, notevolmente proliferato a partire dalla fine del XIX sec., pertanto inevitabile che la posizione dellautore russo, risalente al 1947, risulti concettualmente pi articolata di quella del collega francese come esposta nel trattato Le regole del metodo sociologico del 1895. Un primo punto di grande differenza rispecchia la concezione generale di Societ diversamente maturata nei due autori: Durkheim si rif a una concezione organicistica, ove il tutto pare prevalere sulle parti in nome della salute del corpo sociale, rifiutando il riduzionismo meccanicistico marxista, mentre Gurvitch, pi vicino, ma certo non succube, alle tesi del filosofo di Treviri, arriva a cogliere una societ segmentata e in costante dialettica tra le sue parti. Durkheim in effetti non esclude la segmentazione interna al corpo sociale (anzi, secondo la sua concezione ogni tipo sociale pi complesso deriva dal legame di unit pi semplici o segmenti), ma si differenzia da Gurvitch per quanto riguarda la relativa concezione di controllo sociale: Lazione [degli ambienti specifici di ognuno dei gruppi particolari che lambiente generale della societ racchiude] non pu avere limportanza dellambiente generale, poich anchessi sono sottoposti allinfluenza di questo ultimo [Durkheim: 110]. Pur non escludendo la precipitazione di fatti sociali normativi anche negli ambienti pi piccoli (come la famiglia) a seconda della loro conformazione, preponderanti sono considerate le istituzioni generali della societ. Gurvitch, al contrario, arriva a teorizzare una serie di centri (foyers), (organi e agenzie) del controllo sociale [che] sono sia le societ globali sia i gruppi sia infine le forme di socialit [che] tutti insieme generano specie o sistemi coerenti di controllo che richiedono lintervento dei centri, sono sotto il loro stesso controllo e servono loro come centri di realizzazione del controllo stesso [Gurvitch: 78-79]. Ogni societ globale costituisce un microcosmo di gruppi particolari (famiglia, Chiesa, sindacati, classi), con diversi sistemi di controllo peculiari che possono variare anche in opposizione luno allaltro. Ma che cos propriamente il controllo sociale per i due autori? Gurvitch, dopo aver analizzato la polisemia del termine in riferimento alla letteratura sociologica anteriore, fornisce una definizione propria: il controllo sociale linsieme dei modelli, ideali, valori, simboli sociali, unito ai mezzi atti ad applicarli, grazie a cui ogni societ, ogni sottogruppo e ogni individuo, supera conflitti e tensioni tramite una successione di equilibri tanto temporanei quanto instabili, trovandovi dei punti dappoggio da cui rilanciare la propria azione successiva. Come si pu immediatamente notare una concezione particolarmente dinamica, che si oppone ad ogni concezione del controllo sociale intesa come ingessatura e conservazione dellesistente. La posizione durkheimiana pi ambigua. Sebbene ancora una volta ci ricordi come linfrazione delle regole sia necessaria a uno sviluppo delle stesse (senza limpiccagione di Socrate il diritto ateniese non si sarebbe sviluppato nello stesso modo rendendo possibile la diffusione del nuovo pensiero) e di come fenomeni apparentemente morbosi come il crimine risultino in realt normali (nel senso durkheimiano di fenomeno sociologico che si ritrova nella generalit di una specifica societ) e quindi utili allo sviluppo del diritto e della morale, il metodo scientifico (dunque causale) delineato nelle Rgles appare in effetti pi ingessante di quanto non dovrebbe a partire da dette premesse. Partendo dallassunto epistemologico che di un fatto possiamo e dobbiamo cercare causa e funzione, Durkheim stabilisce che un fatto sociale pu essere prodotto solo da una causa dello stesso genere, ergo da un altro fatto sociale. I vari sistemi istituzionali, morali, di regole, hanno origine da un particolare ambiente sociale interno, determinato dal volume, dalla densit materiale e dinamica (intendendo questultima come densit morale, strettezza dei collegamenti tra individui) di una data societ. Tale ambiente sociale interno da considerarsi come un fatto sociale sufficientemente generale da spiegare un gran numero di altri fatti sociali, pi che una causa prima di sapore riduzionista (ci nondimeno il rapporto appare pi a senso unico di quanto sar per 1

Gurvitch). Ma le stesse istituzioni sociali retroagiscono sulle loro cause, svolgendo la funzione di mantenerle. Ad esempio la pena consiste in una reazione sociale a un offesa dei sentimenti collettivi di una societ (il crimine). Se la pena estinguesse il crimine finirebbe per estinguersi essa stessa. Invece la pena ha la funzione di retroagire sullambiente sociale in modo da far mantenere ai cittadini un attaccamento emozionale alle norme morali da cui dedotta la pena, cos da conservare il dato ambiente sociale interno. Anche Gurvitch, pur nella sua concezione pi dinamica e dialettica, critica fermamente i riduzionismi causali idealista-weberiano e materialista-marxiano, affermando che i valori culturali, le idee e gli ideali non sono n semplici prodotti della realt sociale, n essenze trascendenti che sarebbero in grado di produrre la realt sociale [Gurvitch: 67]. Tali valori culturali piuttosto hanno con la vita sociale un rapporto funzionale, reciproco e bilaterale, modificando la realt ed essendo parzialmente creati da essa. Tale rapporto di reciprocit e riflessivit pu quindi, con pochi distinguo, essere considerato comune ai due pensatori. Per entrambi gli autori il controllo sociale risulta coercitivo per lindividuo. Gurvitch enuclea sei specie di controllo sociale (religione, morale, diritto, conoscenza, arte, educazione), ognuna delle quali va studiata secondo almeno quattro livelli di stratificazione o forme di controllo sociale: i) il controllo sociale esplicitamente organizzato; ii) il controllo tramite usi e pratiche non codificate in sovrastrutture organizzate (riti, tradizioni, mode); iii) il controllo spontaneo attuato da valori, idee, ideali collettivi; iv) il controllo ancora pi spontaneo che si concretizza in esperienze, aspirazioni e creazioni collettive (comprese rivolte e rivoluzioni). Gurvitch mette in luce come queste divisioni non sono che arbitrarie, mentre nella realt sociale esiste un unico continuum ove le varie forme e specie si intrecciano senza soluzione di continuit. Ognuna delle forme di controllo sociale posta in rapporto gerarchico con le altre, e i rapporti che si stabiliscono tra di esse varia tra societ e societ, dal punto di vista diacronico e sincronico. La dicotomia tra controllo sociale paternalista (ove sono preponderanti le forme organizzate) e democratico (ove prevalgono le forme spontanee di controllo) di Dowd viene risolta da Gurvitch nel diverso rapporto e nella diversa forma in cui si combinano le quattro forme di controllo sopra descritte. Il controllo sociale organizzato si manifesta in soprastrutture organizzate [che] esercitano delle coercizioni e possono diventare pi o meno distanti, allontanandosi e separandosi dalle manifestazioni spontanee della vita sociale che si svolgono nelle loro infrastrutture [Gurvitch: 77]. Appare cos evidente come la forma organizzata appaia una tipologia sufficientemente irrigidita che si contrappone a forme pi flessibili e spontanee, pi mobili e meno coercitive, fino ad arrivare alla rivolta e alla rivoluzione (sempre facenti parte del controllo sociale, come gi rilevava Cooley). Ancora una volta la prospettiva di Durkheim appare pi rigida, in quanto il trasgredire alla norma, lopporsi alla coercizione del controllo sociale, viene considerato s normale, ma pare essere un atto esterno e non gi parte dello stesso come in Gurvitch e Cooley. Per Durkheim le istituzioni si cristallizzano al di fuori degli individui, seppur a partire dagli stessi, ma creando una psiche collettiva del tutto esterna e del tutto peculiare, in cui sono istituiti modi di agire e giudizi non dipendenti dalle individualit singolarmente prese, ma dalla collettivit come totalit organica. Il controllo sociale risulta decisamente meno stratificato di quanto non avvenga nellanalisi di Gurvitch: esso considerato innanzitutto come costrizione e coercizione. Ma tale coercizione non va intesa (per lo meno esclusivamente) come un comando severo del tutto esterno a cui ogni volta conformarsi. Se, col tempo, questa costrizione non viene pi sentita, ci accade perch a poco a poco d origine ad abitudini e a tendenze interne che la rendono inutile, ma che la sostituiscono soltanto perch ne derivano [Durkheim: 28], scrive Durkheim. Nonostante le istituzioni siano fuori dallindividuo, esistenti al di l delle peculiari manifestazioni ed esecuzioni individuali (che variano a causa della diversa conformazione organico-psichica di ogni individuo), esse sono nondimeno interiorizzate da ogni singolo, fatte proprie e sentite come cogenti in foro interno. Anche i modi di essere della vita collettiva (distribuzione degli individui in una societ, la loro connessione comunicativa, la struttura politica, il modo di costruirsi le case, etc) altro non sono che modi di fare consolidati, quindi allapparenza naturali. I vari sentimenti, che, come la religiosit, la piet, lamore paterno e la socialit, da molti autori sono considerati connaturati alluomo (considerando i 2

sentimenti collettivi come una semplice somma degli stati psichici individuali), per Durkheim lungi dallesserne la base, risultano dallorganizzazione collettiva [Durkheim: 104]. La societ risulta quindi come quel corpo che coopta lindividuo fin dalla sua nascita, ma che al suo interno trova normalmente le forze per evolversi, grazie allopposizione individuale verso le norme costituite, grazie allidealista che vuol superare il suo secolo, il tutto non senza resistenze da parte dellordine costituito. Pur rientrando nellalveo della normalit si inserisce qui una sorta di conflitto tra individuo e societ: conflitto nella maggior parte dei casi risolvibile grazie al ragionamento individuale che non pu non portare a riconoscere la superiorit e la convenienza dellessere sociale da cui accettare la subordinazione (Durkheim si dichiara contrario sia allasocialit originaria delluomo di Hobbes e Rousseau sia alla socialit naturale di Spencer: pur rimarcando che, in accordo con gli uni vede le istituzioni come costrittive mentre con gli altri vede la spontaneit di tale costrizione). Gurvitch invece tenta di smontare lantinomia classica Individuo\Societ. Secondo il nostro autore vi una tendenza a confondere conflitti tra diversi gradi di profondit interni alla stessa realt sociale o individuale, come conflitti tra la parte e il tutto. Ad esempio i conflitti tra gruppi, classi, stato sono conflitti tra pi strati della stessa realt sociale; i conflitti tra i concetti di io, noi, laltro sono invece interni alla psiche individuale, divisa tra identit personale e identit sociale. E giusto quindi confrontare piani analoghi dei due mondi (come le abitudini individuali e i costumi collettivi), ma non confondere il confronto tra due ambiti che rimangono paralleli (e conflittuali al loro interno) come conflitto tra loro, conflitto tra Individuo e Societ. Gurvitch pu cos affermare che il controllo sociale non si riduce n alle misure per imporre dallesterno lordine sociale a degli individui isolati, n a un meccanismo per integrare questi individui riunendoli in una societ. [Le situazioni di tensione, conflitto e rivolta] si caratterizzano attraverso una lotta permanente tra diversi piani in profondit, gruppi (comprese le classi), modelli, regole, valori, idee e ideali e non attraverso effettive antinomie tra la societ e gli individui [Gurvitch: 6465]. Un altro punto degno di nota del pensiero di Gurvitch un ulteriore distinzione analitica interna al controllo sociale. Accanto alla gi accennata divisione tra specie, forme e centri di controllo sociale, lautore pone i mezzi, tecniche o strumenti (come la propaganda) di controllo. Dopo aver messo in guardia dal confondere forme con mezzi, viene stabilito come tra le specieforme-centri del controllo sociale non vi sia un rapporto biunivoco con gli strumenti di attuazione, in quanto le stesse tecniche possono risultare utili ugualmente a tutte le specie-forme-centri, come possibile per esse servirsi di mezzi peculiari e del tutto differenti. Comunque Gurvitch ritiene che gli strumenti non possano essere direttamente considerati come oggetto dello studio sociologico del controllo sociale, data lestrema variet e flessibilit degli stessi che ne renderebbe impossibile una catalogazione esaustiva. In Durkheim il problema dei mezzi del controllo sociale, visto la minore ampiezza analitica, risulta fusa con la teoria generale dei fatti sociali e del controllo costrittivo. Lo strumento principe tramite cui le istituzioni sociali vengono trasmesse allindividuo sono la pressione sociale e leducazione che la societ fornisce ad ogni singolo componente fin dalle sue prime ore di vita. Per Durkheim la pressione ininterrotta che il bambino subisce non altro che la pressione dellambiente sociale, il quale tende a plasmarlo a sua immagine e di cui i genitori e i maestri sono solitamente i rappresentanti e gli intermediari [Durkheim: 29]. Ancora una volta parrebbe rappresentarsi un percorso a senso unico che va dalla Societ allIndividuo (vedi supra, ove ricordavamo che i singoli gruppi interni alla societ risentono costitutivamente dellinfluenza del tutto), contrariamente alla concezione dialettica e dinamica tra i diversi piani interni alle diverse realt di Gurvitch. Tornando allinteriorizzazione nellindividuo dei valori sociali, Durkheim, criticando lorigine innata e meramente psichica dei movimenti inibitivi, arriva a chiarire come linibizione sia uno dei mezzi mediante cui la costrizione sociale produce i suoi effetti psichici, e non la costrizione stessa. Viene quindi una volta di pi riaffermata con forza la plasmazione della psiche individuale ad opera di quella sociale: le rappresentazioni, le emozioni, le tendenze collettive [] possono realizzarsi soltanto se le nature individuali non sono refrattarie ma esse

costituiscono soltanto la materia indeterminata che il fattore sociale determina e trasforma [Durkheim: 103]. In definitiva possiamo trovare diversi tratti comuni (il che certo non significa identici) tra le due concezioni del controllo sociale analizzate, il pi interessante dei quali relativo alla natura riflessiva e funzionale delle istituzioni sul tessuto sociale sottostante. Durkheim, forse pi influenzato di quanto vorrebbe del rigido causalismo e funzionalismo positivista, alterna schemi pi rigidi che parrebbero impedire ogni cambiamento sociale a schemi che paiono affermare con forza la naturalezza dellevoluzione dei costumi, rendendo in certi punti lopera parzialmente contraddittoria. Nel lavoro di Gurvitch, inevitabilmente meno pionieristico ma pi articolato, il sistema appare pi coerente, e indubbiamente comincia ad affacciarsi una complessit di dinamica sociale sconosciuta al suo reverendo predecessore.

Bibliografia: DURKHEIM, MILE, Le regole del metodo sociologico Sociologia e filosofia, Torino, Edizioni di Comunit, 2001. GURVITCH, GEORGES, Il controllo sociale, Roma, Armando editore, 1997.